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Sud Sudan: Aiuti umanitari

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

Un carico di aiuti umanitari raccolti dalla Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, è giunto nei giorni scorsi a Juba, capitale del Sud Sudan, con un volo organizzato attraverso l’iniziativa “Ponte aereo umanitario” dell’Unione Europea.Gli aiuti – cibo, mascherine, gel igienizzante e sapone per la prevenzione del coronavirus – sono destinati ai profughi che hanno dovuto abbandonare i propri villaggi a causa dei recenti, violenti, scontri in diverse regioni del Paese. In questa situazione sono i civili, particolarmente le donne, gli anziani e i bambini, a pagare il prezzo più alto degli scontri fra gruppi armati. Molti di loro sono costretti a vivere sotto gli alberi nel mezzo della stagione delle piogge. Le loro condizioni sono rese ancora più difficili a causa della pandemia in un Paese privo di strutture sanitarie adeguate.Il Ministero degli Affari Umanitari e il Consiglio Ecumenico delle Chiese del Sud Sudan, con cui la Comunità collabora da anni e con cui ha stretto un accordo di cooperazione, provvederanno alla distribuzione degli aiuti.
Gli aiuti sono un gesto concreto di amicizia e sostegno al popolo sud sudanese che ha tanto sofferto a causa della guerra: una violenza che sembra non avere mai fine, nonostante gli importanti passi avanti compiuti di recente, anche grazie alla mediazione di Sant’Egidio.L’iniziativa di dialogo politico, con sede a Roma, è stata interrotta dalla diffusione del Covid-19, ma rimane l’unica via percorribile per per dare un futuro a questo Paese.

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9° anniversario Sud Sudan

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

Il Sud Sudan ha festeggiato il 9 luglio la sua indipendenza. Al più giovane stato al mondo, nato dopo lo storico referendum del 2011 e che vive ancora oggi una difficile situazione politica e sociale, Caritas Italiana dedica il suo 58° Dossier con Dati e Testimonianze “Pace a singhiozzo. Un popolo stremato dalla guerra, in un continente affamato dalla pandemia”.Per il Sud Sudan questi nove anni sono stati difficili: una guerra civile che ha lasciato centinaia di migliaia di morti, una popolazione stremata e in fuga con milioni di sfollati interni e di rifugiati che gravano su Paesi vicini altrettanto fragili, un territorio privo di infrastrutture importanti e delle ricchissime risorse naturali che non riescono a garantire sicurezza e stabilità, un lento processo di pace, tra firme di accordi e cessate il fuoco mai rispettati, più volte rinviati e sfociati sempre in nuovi scontri di cui pagano le conseguenze tanti poveri. Una crisi tra le più dimenticate, ma non da papa Francesco, e da tanti esponenti della Chiesa rimasti con la gente a prendersi cura di questa “casa comune” così martoriata. Hanno alzato le loro voci, appellandosi al perdono e al dialogo per il superamento delle divisioni etniche e degli interessi di pochi e tornare a quella unità che si cementò nel lungo periodo di lotta per l’indipendenza dal vicino Sudan.Una crisi complessa, aggravata dalla pandemia di Covid-19 che, così come nel resto dell’Africa, accresce la fame più di quanto non affolli i pochi ospedali. Se il Paese vuole avere futuro occorre un impegno comune verso i seguenti obiettivi: formazione e riconciliazione a livello politico, militare e comunitario, trasparenza nella gestione delle risorse naturali e lotta alla corruzione, coerenza delle politiche e approccio integrato tra risposta umanitaria, riabilitazione, sviluppo e pace, investimenti efficaci in infrastrutture e servizi primari, dare priorità a giovani e donne come attori di cambiamento.Caritas Italiana ha un impegno trentennale nella regione a sostegno delle fasce più vulnerabili e dei milioni di sfollati interni e rifugiati in altri Paesi, in appoggio alla Chiesa locale e in coordinamento con la rete Caritas internazionale. Prima in Sudan, in particolare in Darfur, nella regione dei Monti Nuba e in altre aree, poi anche in Sud Sudan, dove sin dalla nascita della Caritas nazionale, dopo l’indipendenza, ha sostenuto il processo di formazione del personale e di rafforzamento istituzionale, nonché alcuni progetti di formazione sanitaria e di sviluppo agricolo. Dopo lo scoppio della guerra civile, l’impegno si è concentrato nell’aiuto umanitario a profughi e sfollati, principalmente in ambito sanitario, alimentare-nutrizionale, educativo e di peacebuilding. Dal 2016 a oggi, l’intervento di Caritas Italiana si è intensificato grazie ai molteplici contributi della Conferenza Episcopale Italiana con fondi dell’8×1000 alla Chiesa Cattolica e grazie al collegamento con diverse realtà locali. Attualmente e per i prossimi anni, l’impegno più importante è il sostegno al piano triennale di Caritas Sud Sudan nelle sette diocesi del Paese. Complessivamente dal 2011 a oggi sono stati impiegati oltre 4,6 milioni di euro.

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Incombente crisi umanitaria in Sud Sudan per combattimenti e minacce coronavirus

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, avverte del possibile impatto devastante di una diffusione del COVID19 in Sud Sudan. Dopo anni di conflitto ed una serie di recenti catastrofi naturali, numerosi sfollati interni, rifugiati e comunità di accoglienza, che hanno faticato sempre di più a soddisfare le proprie esigenze di base, ora si ritrovano particolarmente vulnerabili alla minaccia della pandemia da COVID19.Ad oggi, in Sud Sudan si registrano 35 casi confermati di coronavirus. Molti degli 1,7 milioni di sfollati interni vivono in insediamenti affollati caratterizzati da condizioni igienico-sanitarie inadeguate e limitato accesso a strutture mediche. Numerosi centri medici del Paese sono stati danneggiati o distrutti da anni di combattimenti. Le strutture rimaste non dispongono di un numero sufficiente di farmaci, personale sanitario qualificato e attrezzature mediche. L’UNHCR e i partner continuano a lavorare in stretto coordinamento con le autorità sudsudanesi affinché le popolazioni costrette alla fuga siano incluse nel piano nazionale di preparazione e risposta alla pandemia da COVID19. Per sostenerne gli obiettivi, l’Agenzia ha costruito cinque centri di emergenza per le terapie, e ne costruirà altri cinque nell’arco delle prossime settimane. Le misure di prevenzione, sensibilizzazione e contenimento del COVID19 sono in corso di implementazione presso tutti i campi di accoglienza. A rifugiati e sfollati interni sono state consegnate quantità supplementari di sapone e secchi per mantenere condizioni igieniche adeguate. Inoltre, sono in corso senza sosta campagne pubbliche di sensibilizzazione sulle misure di prevenzione e terapia contro il COVID19.Tuttavia, il perdurare delle violenze intercomunitarie, insieme all’imposizione di misure volte a contenere la diffusione del coronavirus, quali le restrizioni alla circolazione delle persone e alla vendita di beni, sta creando notevoli difficoltà alle organizzazioni umanitarie impegnate ad assicurare la protezione e gli aiuti di cui le popolazioni colpite hanno estremo bisogno.A causa dei combattimenti, moltissime persone lottano per sopravvivere. Una vasta porzione della popolazione rurale fa affidamento, quali principale fonte di reddito, sulle coltivazioni e sugli allevamenti di animali, spesso uccisi o danneggiati nel corso delle violenze. In una fase in cui l’impatto economico del COVID19 è in aumento, tale situazione, in cui molte persone non hanno accesso a reti di protezione sociale, sta aggravando i già disperati livelli di povertà.L’UNHCR rilancia l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, affinché sia decretato il cessate il fuoco a livello mondiale. Ora, come mai prima, in queste circostanze che non hanno precedenti, le parti in conflitto in Sud Sudan devono immediatamente cessare le ostilità affinché le persone possano accedere agli aiuti salvavita. I buoni progressi compiuti in seguito agli accordi di pace del 2018 non devono subire battute d’arresto. Lo slancio fin qui mostrato nell’implementazione degli accordi deve continuare in un frangente così critico per la storia del Paese.È necessario che la comunità internazionale assicuri con urgenza ulteriore sostegno all’UNHCR e alle altre organizzazioni umanitarie. La grave insufficienza di finanziamenti continua a ostacolare gli sforzi profusi per salvare vite umane. In ogni caso, il sostegno al piano di risposta al COVID19 non può essere garantito alle spese delle preesistenti esigenze umanitarie della popolazione.
L’UNHCR ha lanciato un appello di emergenza per la raccolta di 255 milioni di dollari da destinare all’assistenza delle popolazioni costrette alla fuga in tutto il mondo mediante l’implementazione di misure di preparazione e terapia contro il COVID19. Allo stesso tempo, l’Agenzia ha ricevuto l’11 per cento dei 179 milioni di dollari richiesti nell’ambito dell’appello volto a rispondere alle preesistenti esigenze umanitarie della popolazione presente in Sud Sudan.Attualmente, il Sud Sudan accoglie circa 1,7 milioni di sfollati interni, nonché quasi 300.000 rifugiati provenienti da Paesi quali Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana ed Etiopia. Negli ultimi anni, inoltre, circa 260.000 sudsudanesi hanno fatto ritorno volontariamente nel Paese dopo aver cercato rifugio nei Paesi limitrofi.

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Sud Sudan, Sant’Egidio: nuovi progressi verso la pace

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Si è tenuto in questi giorni, presso la Comunità di Sant’Egidio, il primo round negoziale a seguito degli accordi per il cessate il fuoco in Sud Sudan, firmati a Roma lo scorso 12 gennaio. Alle trattative hanno partecipato una cinquantina di delegati in rappresentanza del governo del Paese africano, di tutte le forze politiche dell’opposizione (SSOMA, SPLM/IO, NDM, OPP, FDs) e di alcuni osservatori internazionali, tra cui l’IGAD, le Nazioni Unite e l’Unione Europea.L’incontro, svoltosi grazie alla mediazione di Sant’Egidio, sancisce l’ingresso del SSOMA, sigla che riunisce tutti i movimenti di opposizione che non hanno aderito all’accordo di pace di Addis Abeba del settembre 2018, nel meccanismo di verifica e monitoraggio del cessate il fuoco. “Si tratta di un passo necessario e cruciale per il consolidamento del processo di pace – ha dichiarato Paolo Impagliazzo, che ha portato avanti la mediazione per la Comunità di Sant’Egidio –, perché verranno garantite la sicurezza della popolazione civile e l’accesso delle organizzazioni internazionali in tutto il Paese”. Barnaba Marial Benjamin, inviato speciale del presidente Salva Kiir, ringraziando Sant’Egidio per aver creato le condizioni per “un dialogo inclusivo” ha osservato: “Siamo sulla strada giusta verso la pace, tanto desiderata da Papa Francesco, e abbiamo il mandato e la buona volontà per percorrerla”. A nome del SSOMA, il generale Thomas Cirillo Swaka ha ribadito “l’impegno a cessare le ostilità sul terreno e i toni minacciosi sui social media per creare le condizioni favorevoli al dialogo”. Il negoziato proseguirà nelle prossime settimane sulla governance e le cause principali del conflitto; il prossimo round sarà dedicato all’incontro tra i capi militari che dovranno rendere operative le decisioni prese in merito al cessate il fuoco e si svolgerà sempre a Roma nel mese di marzo.

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Sud Sudan, Sant’Egidio: governo e opposizione al lavoro per la pace

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Avanza il processo di riconciliazione in Sud Sudan, il più giovane Stato del mondo, nella consapevolezza che la pace e la stabilità dipendono dall’accettazione del pluralismo politico e religioso. “Siamo grati alla Comunità di Sant’Egidio di aver ospitato questi giorni di riflessione e dialogo sul futuro del nostro Paese, ancora segnato da divisioni e ostilità: un’importante occasione che ci ha permesso di lavorare insieme per la pace, tra forze politiche diverse, e rende possibile l’impossibile”, ha detto Gabriel Changson Chang, vicepresidente del National Pre-Transitional Committee, intervenendo in conferenza stampa a Sant’Egidio. Mauro Garofalo, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità, ha ripercorso le tappe di un lavoro di mediazione che mira a porre fine alla sanguinosa guerra civile scoppiata all’indomani dell’indipendenza nel 2011. Dopo la firma dell’accordo di pace ad Addis Abeba, nel settembre 2018, il dialogo tra le parti ha avuto un momento decisivo nel ritiro spirituale a Santa Marta voluto da papa Francesco lo scorso aprile. “Stiamo lavorando insieme nonostante le difficoltà: questo è un punto importante. Ora la sfida è includere i movimenti e i partiti che non hanno firmato la pace e sostenere con ancora maggiore convinzione il National Pre-Transitional Committee, fino alla scadenza del suo mandato, prevista fra tre mesi”, ha osservato Garofalo. Changson ha espresso fiducia nella tregua e nel ritorno della popolazione nei villaggi, insieme all’impegno a preservare lo spirito di unità e la leale collaborazione tra le parti, “i mattoni con cui costruire il futuro del Paese”. Il ruolo dei cristiani, e in particolare del South Sudan Council of Churches, si è rivelato essenziale nei momenti di crisi – ha aggiunto Garofalo – come segno della “volontà di superare le divisioni e lavorare per il bene della popolazione, stremata da lunghi anni di guerra”. Changson ha infine sottolineato come tra i compiti della National Pre-Transitional Committee vi sia quello di individuare e liberare i bambini soldato, utilizzati da diverse fazioni nelle operazioni belliche.

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Sud Sudan: a migliaia in fuga dal riaccendersi delle violenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta registrando l’arrivo di una nuova ondata di rifugiati nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) in fuga dal Sud Sudan. Negli ultimi giorni migliaia di persone disperate hanno continuato ad attraversare il confine per fuggire dagli scontri e dalle violenze perpetrate contro i civili.Si stima che siano 5.000 i rifugiati giunti in diversi villaggi di confine vicini alla città di Ingbokolo, nella provincia nordorientale di Ituri, nella RDC, secondo quanto riferito dai capivillaggio locali. Altre 8.000 persone, inoltre, sarebbero sfollate all’interno del Sud Sudan, nei sobborghi della città di Yei.Le persone fuggono dagli scontri scoppiati il 19 gennaio fra l’esercito e uno dei gruppi di ribelli, il Fronte di Salvezza Nazionale (National Salvation Front/NAS). I combattimenti, in corso nello Stato di Equatoria Centrale, in Sud Sudan, al confine con RDC e Uganda, stanno rendendo impossibile l’accesso degli aiuti umanitari alle aree colpite. Le persone fuggite dal conflitto sono giunte nella RDC a piedi nel fine settimana. La maggior parte sono donne, bambini e anziani. Sono arrivate esauste, affamate e assetate. Fra queste alcune sono affette da malaria o da altre malattie. Molte sono traumatizzate per aver assistito a violenze commesse da uomini armati, che avrebbero ucciso e stuprato civili e saccheggiato i villaggi.Lo staff dell’UNHCR di stanza nella provincia di Ituru, riferisce che la popolazione, in preda alla disperazione, sta cercando rifugio nelle chiese, nelle scuole e nelle case abbandonate, o dorme all’addiaccio. Si tratta di una remota regione di confine i cui villaggi sono quasi totalmente sprovvisti di infrastrutture o ambulatori medici. I nuovi arrivati stanno sopravvivendo grazie al cibo che la popolazione locale condivide con loro.Le aree in cui sono arrivati i rifugiati sono difficili da raggiungere: strade e ponti sono seriamente danneggiati e in rovina. Le autorità congolesi stanno sollecitando i rifugiati ad andarsene da questa zona di confine estremamente instabile e a dirigersi nell’entroterra, dove possono ricevere maggiore assistenza.L’UNHCR ha dispiegato ulteriore personale a Ituri per poter registrare i rifugiati e supportare le procedure di un loro possibile ricollocamento. Tuttavia, sono necessari fondi per allestire alloggi e assicurare cibo, acqua potabile e assistenza medica nel più vicino insediamento di rifugiati, a Biringi. Biringi si trova più a sud e attualmente accoglie oltre 6.000 rifugiati sudsudanesi. Il conflitto in Sud Sudan ha generato oltre 2,2 milioni di rifugiati a partire dal 2013. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati lancia nuovamente un appello affinché le parti coinvolte intraprendano tutte le azioni possibili per garantire la sicurezza e la libertà di movimento dei civili, assicurando l’istituzione di corridoi umanitari che permettano di abbandonare le aree teatro di scontri.

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L’UNHCR chiede 2,7 miliardi di dollari per i rifugiati del Sud Sudan

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 dicembre 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e le ONG partner hanno lanciato oggi un appello di 2,7 miliardi di dollari USA per poter far fronte ai bisogni umanitari salvavita dei rifugiati del Sud Sudan nel 2019 e nel 2020.Cinque anni dopo l’inizio di una brutale guerra civile, oltre 2,2 milioni di rifugiati sud sudanesi hanno cercato la salvezza in sei paesi confinanti: Uganda, Sudan, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Repubblica Centrafricana. Altri 1,9 milioni di persone sono tuttora sfollate all’interno del Sud Sudan.L’UNHCR accoglie con favore la relativa riduzione delle violenze in alcune parti del paese dopo la firma dell’accordo di pace rinnovato nel settembre 2018 e rivolge un appello a tutte le parti affinché continuino a rispettare l’accordo. Considerate tuttavia le violazioni delle iniziative di pace verificatesi in passato, l’UNHCR ritiene che in Sud Sudan non siano ancora presenti le condizioni necessarie ad un ritorno sicuro dei rifugiati.L’Agenzia apprezza la continua generosità dei paesi di asilo nel mantenere le frontiere aperte ai rifugiati sud sudanesi in cerca di salvezza, in particolare alla luce dell’enorme pressione che questa situazione esercita sulle loro limitate risorse. A causa delle dimensioni dell’esodo, i livelli di finanziamento sono stati ampiamente superati dalle crescenti esigenze. Per i rifugiati del Sud Sudan sono urgentemente necessari un sostegno e una solidarietà internazionale di gran lunga maggiori.Nelle scuole mancano gli insegnanti, le aule e il materiale didattico, e la metà dei bambini rifugiati sud sudanesi resta pertanto esclusa dall’istruzione. Nelle cliniche i medici, gli infermieri e i farmaci sono insufficienti. I finanziamenti limitati hanno portato alla riduzione delle razioni alimentari in Etiopia. In Sudan, alcuni rifugiati e le comunità che li ospitano sono costretti a sopravvivere con soli cinque litri di acqua a persona al giorno, cosa che inevitabilmente crea tensioni. Le opportunità economiche che permettano ai rifugiati di creare i propri flussi di reddito restano limitate.Una priorità chiave per l’UNHCR è la promozione dei programmi di coesione sociale tra i rifugiati e le comunità ospitanti, al fine di garantire la praticabilità di una convivenza pacifica e armoniosa. In ogni situazione caratterizzata da un’ingente presenza di rifugiati è vitale che entrambe le comunità siano supportate.Poiché le donne e i bambini costituiscono l’83% dei rifugiati, la violenza sessuale e di genere e le attività volte alla protezione dei minori restano le preoccupazioni principali. Molte donne hanno denunciato stupri e altre forme di violenza sessuale e di genere, insieme alle uccisioni dei loro mariti e al rapimento dei loro bambini durante la fuga.In molti casi i bambini hanno subito gravi violenze e traumi, inclusa la morte di uno o entrambi i genitori, e molti fratelli maggiori sono rimasti le uniche persone a prendersi cura dei fratelli minori. Migliaia di bambini sono stati forzatamente reclutati da gruppi armati. Nel 2018, l’UNHCR ed i suoi partner hanno ricevuto solo il 38% degli 1,4 miliardi di dollari americani necessari per sostenere i rifugiati sud-sudanesi.

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5 anni di guerra in Sud Sudan: 15.000 bambini senza genitori o scomparsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

Si stima che 1,2 milioni di bambini soffrano di malnutrizione acuta – il numero più alto dall’inizio del conflitto; circa 2,2 milioni di bambini non stanno ricevendo un’istruzione, rendendo il Sud Sudan il paese con la percentuale più alta al mondo di bambini che non frequentano la scuola.
Oltre 4 milioni di persone sono state sradicate a causa del conflitto, la maggior parte bambini. 15 mila bambini sono ancora separati dalle loro famiglie o scomparsi, a cinque anni dall’inizio del conflitto. Dall’inizio del conflitto, l’UNICEF e i suoi partner hanno riunito circa 6.000 bambini ai loro genitori o tutori. “Ogni ricongiungimento è il risultato di mesi, e spesso anni, di lavoro per rintracciare i membri delle famiglie scomparsi in un paese della grandezza della Francia, ma senza nessuna infrastruttura di base”, ha dichiarato Leila Pakkala, Direttore Regionale dell’UNICEF in Africa orientale e meridionale. “Le sofferenze che questi bambini hanno subito durante il conflitto sono state inimmaginabili, ma la gioia di vedere una famiglia di nuovo tutta intera è sempre una fonte di speranza”.I bambini separati e non accompagnati sono maggiormente vulnerabili a violenze, abusi e sfruttamento, questo rende il ricongiungimento coi loro genitori una priorità urgente. Anche una volta riunite, molte famiglie continuano ad aver bisogno di aiuto. La metà dei bambini riuniti – circa 3.000 – stanno ancora ricevendo assistenza da parte degli assistenti sociali, portando il numero complessivo di bambini con bisogno di supporto a 18.000.Un accordo di pace recentemente firmato fra le parti in conflitto in Sud Sudan potrebbe fornire un’opportunità per rafforzare questo lavoro e altri tipi di assistenza umanitaria.“Nel territorio ci sono stati sviluppi incoraggianti dalla firma dell’accordo di pace”, ha dichiarato Pakkala. “La nostra speranza è che aree precedentemente inaccessibili cominceranno ad aprirsi, permettendoci di portare assistenza salvavita a un numero maggiore di persone l’anno prossimo”.

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Il Sud Sudan firma la Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha oggi accolto con favore l’adesione del Sud Sudan alla Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951 e al relativo Protocollo del 1967. Venerdì 28 settembre il presidente Salva Kiir ha firmato a Juba lo strumento di adesione a seguito della sua ratifica da parte dell’Assemblea legislativa nazionale di transizione.Il Sud Sudan è il centoquarantatreesimo Stato ad aderire sia alla Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951 che al relativo Protocollo del 1967.Nonostante i problemi creati dalla guerra civile che ha causato esodi di grande portata tra la sua stessa popolazione, il paese ospita circa 300.000 rifugiati.“L’adesione rappresenta una pietra miliare per il Sud Sudan, la nazione più giovane al mondo, che si impegna così ad assumersi maggiori responsabilità nell’assicurare protezione ai rifugiati e ai richiedenti asilo nel paese”, ha affermato Valentin Tapsoba, Direttore dell’Ufficio Regionale per l’Africa dell’UNHCR.
Nel 2016 il Sud Sudan ha aderito alla Convenzione del 1969 sui rifugiati dell’Organizzazione dell’Unità Africana, uno strumento regionale che disciplina gli aspetti specifici dei problemi dei rifugiati nel continente africano.

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La stagione del raccolto offre una scarsa tregua alla crisi alimentare in Sud Sudan

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

africa10La stagione dei raccolti in corso in Sud Sudan non porrà fine alla fame poiché il conflitto persiste nella maggior parte del paese e l’iperinflazione mette il cibo fuori dalla portata di molti, è quanto afferma l’ultimo aggiornamento dell’ Integrated Food Security Phase Classification (IPC) (il Quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare, N.d.T.), pubblicato oggi dal governo del Sud Sudan, dalla FAO, dall’UNICEF, dal WFP e da altri partner umanitari.Il numero di persone che soffrono di grave insicurezza alimentare in tutto il paese è probabile che scenderà a 4,8 milioni tra ottobre e dicembre, rispetto ai sei milioni di giugno. Tuttavia, questi 4,8 milioni di persone sono 1,4 milioni in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e gran parte di questa crescita è stata nella categoria Emergenza (stadio 4 su 5 dell’IPC).
“La stagione dei raccolti non ha portato molto sollievo ai milioni di persone del Sud Sudan che non hanno abbastanza cibo”, ha dichiarato Serge Tissot, Rappresentante della FAO in Sud Sudan.
“La cintura verde del paese è stata devastata dai combattimenti, e la ricerca di una soluzione pacifica a questa tragedia provocata dall’uomo dovrebbe essere la priorità assoluta o la situazione non potrà che peggiorare l’anno prossimo”.Si prevede che la situazione della sicurezza alimentare si deteriorerà all’inizio del 2018 e la “stagione della fame” – quando in genere le famiglie esauriscono il cibo prima del raccolto successivo – inizierà tre mesi prima del solito. Molte persone hanno pochi mezzi per far fronte alla pressione della stagione magra e la situazione diventerà sempre più critica.”Una forte risposta umanitaria ha aiutato quest’anno a fermare la carestia in alcune parti del paese. Ma anche nell’attuale periodo di raccolti, milioni di persone hanno bisogno di una prolungata assistenza per sopravvivere “, ha dichiarato Adnan Khan, Rappresentante del WFP nel Sud Sudan. “È spaventoso vedere che, nello scenario peggiore, condizioni simili potrebbero verificarsi in più zone nel corso della stagione di magra del 2018”.I gruppi che hanno condotto le analisi hanno identificato due province, Wau e Ayod, dove un totale di 25.000 persone stanno affrontando condizioni catastrofiche secondo la scala IPC. Desta maggiore preoccupazione la zona di Greater Baggari, una sottoarea dell’ex Wau, dove almeno il 10% della popolazione si trova ad affrontare condizioni di carestia, perché i disordini hanno fortemente limitato tutte le attività di sostentamento e l’assistenza umanitaria.C’è urgente bisogno di un corridoio umanitario da Wau a Greater Baggari per consentire alle agenzie di fornire un’assistenza completa.

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Sud Sudan: si attenua la carestia, ma la situazione rimane disperata per il diffondersi della fame

Posted by fidest press agency su domenica, 25 giugno 2017

Fao-RomaSecondo nuove analisi pubblicate oggi, a seguito del significativo incremento della risposta umanitaria la carestia in Sud Sudan appare attenuata. Tuttavia, la situazione è tuttora disperata in tutto il paese poiché il numero di persone che ogni giorno cercano di trovare cibo sufficiente ha raggiunto i 6 milioni – dai 4,9 milioni di febbraio – ed è il più alto livello di insicurezza alimentare che si sia mai registrato in Sud Sudan.
Secondo l’aggiornamento della Integrated Food Security Phase Classification (IPC) (Quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare, N.d.T.) la nuova valutazione congiunta del governo, della FAO, dell’UNICEF, del WFP e di altri partner umanitari, la definizione tecnica approvata di carestia non si applica più nelle contee di Leer e Mayandit dell’ex Unity State, dove era stata dichiarata a febbraio. In altre due contee ritenute ad alto rischio nel mese di febbraio – Koch e Panyijiar – l’immediata e capillare assistenza umanitaria ha svolto un ruolo significativo nel prevenire un ulteriore deterioramento della carestia.Tuttavia, circa 45.000 persone (25.000 nell’ex Unity State e 20.000 nell’ex Jonglei State) stanno ancora sperimentando condizioni catastrofiche per il grande numero di sfollati provocato dai conflitti e dallo scarso raccolto dello scorso anno. Queste popolazioni sono ora di fronte alla prospettiva della fame a meno che non arrivi una robusta assistenza umanitaria.Un deterioramento della situazione si registra in tutto il paese. Il numero di persone che affrontano livelli di fame di emergenza – un gradino in meno rispetto alla carestia sulla scala IPC – è di 1,7 milioni, 1 milione in più rispetto al mese di febbraio.
Le tre agenzie ONU hanno messo in guardia che i passi avanti fatti nelle peggiori situazioni di fame non devono andare perduti. La capacità della popolazione di nutrirsi è stata fortemente erosa e il sostegno salva vita e d’emergenza per la salvaguardia del cibo e dei mezzi di sussistenza deve continuare a prevenire una ricaduta nella carestia.
L’aumento dell’insicurezza alimentare è stato determinato dal conflitto armato, dai raccolti inferiori alla media e dall’aumento dei prezzi alimentari, oltre che dagli effetti dell’annuale stagione magra.Nel sud-ovest del paese, fino a poco tempo fa il granaio del paese, ci sono livelli di fame senza precedenti, causati in gran parte dal conflitto. Le comunità agricole sono state costrette a varcare i confini e cercare un aiuto alla propria sopravvivenza nei paesi limitrofi, lasciandosi alle spalle campi non custoditi che ha portato gli analisti a prevedere un elevato disavanzo nazionale di cereali per il 2018.Sulla riva occidentale del fiume Nilo, nell’angolo nord-est del paese, la fame si è moltiplicata dopo che il rinnovato conflitto ha provocato grandi spostamenti di popolazione e l’interruzione dei mezzi di sussistenza, dei mercati e dell’assistenza umanitaria.
Dall’inizio dell’anno il WFP ha raggiunto in Sud Sudan 3,4 milioni di persone. Questo comprende assistenza alimentare e nutrizionale di emergenza a 2,6 milioni di persone dislocate o colpite dal conflitto e a 800.000 persone attraverso le operazioni di recupero, per aiutare le comunità a rafforzare la propria capacità di risposta agli shock, oltre che con il continuo sostegno ai rifugiati.Finora quest’anno, l’UNICEF, insieme ai suoi partner, ha curato più di 76.000 bambini con grave malnutrizione acuta (SAM). I bambini con SAM hanno nove volte più probabilità di morire di quelli ben nutriti. Il Fondo dei bambini delle Nazioni Unite ha come obiettivo per l’anno di raggiungere 700.000 bambini malnutriti in tutto il paese. Nell’ambito del suo approccio multisettoriale per affrontare la questione, l’UNICEF ha inoltre fornito a 500.000 persone acqua potabile e ad altre 200.000 ha dato accesso a strutture sanitarie.L’UNICEF, il WFP e i loro partner hanno anche aumentato le missioni di Risposta Rapida, che utilizzano elicotteri e lanci aerei per raggiungere le comunità rimaste isolate. Da febbraio sono state completate 25 missioni nello Unity State, nell’Upper Nile e nello stato di Jonglei, raggiungendo oltre 40.000 bambini.La FAO ha fornito a oltre 2.8 milioni di persone, tra cui 200.000 nelle aree affette da carestia, kit per la pesca e sementi per coltivare verdure e altre produzioni, oltre a vaccinare più di 6 milioni di capi di bestiame per salvare vite umane attraverso i mezzi di sussistenza.La carestia può essere ufficialmente dichiarata solo quando sono soddisfatte condizioni molto specifiche: almeno il 20% delle famiglie di una zona soffrono di carenza di cibo estrema con una capacità limitata di farvi fronte; i tassi di malnutrizione acuta devono superare il 30%; e il tasso di mortalità giornaliera deve superare la media di due adulti per ogni 10.000 persone. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Contributo dell’Unione europea al lavoro salvavita del WFP in Sud Sudan

Posted by fidest press agency su domenica, 28 maggio 2017

sud sudanJUBA – La Commissione europea ha riconfermato il suo impegno salvavita nei confronti delle persone colpite dal conflitto in Sud Sudan sostenendo con 12,9 milioni di dollari (11,9 milioni di euro) l’operazione d’emergenza dell’agenzia delle Nazioni Unite, World Food Programme (WFP). Questa donazione si aggiunge al contributo di 32 milioni di dollari (30,4 milioni di euro) già confermato per il 2017. Il contributo proveniente dalla Direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile della Commissione europea (ECHO) destinato al WFP in Sud Sudan, garantirà assistenza alimentare e nutrizionale d’emergenza a circa 890.000 persone che, a causa del conflitto e dell’insicurezza alimentare stagionale, soffrono la fame. Di questi, 165.000 sono bambini sotto i cinque anni e donne incinte e che allattano. Questa donazione sta consentendo al WFP di acquistare circa 4.000 tonnellate di cereali, 500 tonnellate di fagioli, 800 tonnellate di olio e 1.000 tonnellate di speciali alimenti nutritivi (CSB++).
La Commissione Europea ha, inoltre, donato 5,4 milioni di dollari a sostegno del Servizio Aereo Umanitario delle Nazioni Unite (UNHAS) e del cluster logistico, gestiti entrambi dal WFP e messi a disposizione della comunità umanitaria al fine di poter raggiungere le persone bisognose.“Questo è un supporto vitale ai nostri continui sforzi nel rispondere alla fame che, quest’anno, ha raggiunto in Sud Sudan un livello senza precedenti”, ha dichiarato Joyce Luma, Rappresentante e Direttrice WFP in Sud Sudan. “Il paese ha bisogno di un sostegno internazionale continuo che, associato a un accesso senza impedimenti alla popolazione, contribuirà ad evitare l’ulteriore espandersi di una catastrofe già dilagante”. Il Sud Sudan sta assistendo ai peggiori livelli di insicurezza alimentare mai vissuti dall’indipendenza, con quasi 5,5 milioni di persone che soffrono la fame. Nel febbraio 2017, lo stato di carestia è stata dichiarato in alcune aree dell’ex stato di Unity, nelle contee di Leer e Mayendit, con 100.000 persone colpite. Tuttavia, l’adeguatezza e la tempestività dell’assistenza umanitaria fornita negli ultimi mesi ha avuto un impatto positivo e la sicurezza alimentare in queste aree sembra essere migliorata.La sicurezza alimentare nel resto dello stato, in particolare in alcune aree del Bahr el Ghazal settentrionale e occidentale, Upper Nile e Jonglei, è invece ulteriormente peggiorata a causa dei flussi continui di sfollati. In alcune zone i tassi di malnutrizione acuta hanno già raggiunto livelli allarmanti. Questa situazione si aggraverà maggiormente durante la stagione di magra, quando le famiglie avranno esaurito le riserve alimentari dell’ultimo raccolto.”Siamo estremamente grati per il generoso contributo della Commissione europea, che ha permesso di rispondere alle esigenze delle persone più vulnerabili del Sud Sudan”, ha aggiunto Luma.Nel 2016 il contributo di 22,6 milioni di dollari della Commissione europea permise al WFP di fornire assistenza alimentare a 300.000 sfollati, ospiti nei siti di Protezione dei Civili (PoC) delle Nazioni Unite e in altre località delle aree colpite dai conflitti, oltre che alle popolazioni locali fiaccati da tre anni di conflitto e da prolungati periodi di mancanza di cibo nel paese. In aggiunta, 84.000 bambini piccoli e 35.000 madri incinte e che allattano hanno ricevuto alimenti nutritivi specializzati e un ulteriore contributo di 5 milioni di dollari della Commissione europea venne destinato al Servizio Aereo Umanitario delle Nazioni Unite (UNHAS) e al cluster logistico. Dall’inizio di quest’anno, il WFP ha fornito assistenza alimentare e nutrizionale a 2,8 milioni di persone in Sud Sudan e prevede di raggiungerne 4,1 milioni entro la fine dell’anno.Il sostegno di donatori come: Commissione europea, Australia, Brasile, Canada, Cina, Danimarca, Isole Faroe, Finlandia, Germania, Giappone, Lituania, Norvegia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera e quello dei donatori privati, è stato di vitale importanza per la risposta finora fornita. Tuttavia, servono ancora urgentemente 139 milioni di dollari al WFP per le proprie operazioni nei prossimi sei mesi.

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I capi delle agenzie alimentari ONU visitano il Sud Sudan colpito dalla carestia

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

sud sudanJUBA – Tutte le parti in conflitto in Sud Sudan devono cessare le violenze e collaborare così che il cibo e altri sostegni salva-vita arrivino alla popolazione, mettendo così fine alla carestia e alla fame acuta. Questo è l’appello lanciato ieri dal Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva e dal Direttore Esecutivo del WFP David Beasley nel corso della loro visita nell’ex stato di Unity, una delle aree maggiormente colpite dalla crisi alimentare in Sud Sudan. Circa 5,5 milioni di persone nel paese – quasi la metà della popolazione – soffrono la fame acuta e non sanno dove troveranno il loro prossimo pasto, ancora prima della stagione di magra, che tocca il suo apice a luglio. Di questi, circa un milione sono sull’orlo della carestia.Oltre 90.000 persone, invece, sono già colpiti dalla carestia, che è stata dichiarata in alcune parti dell’ex stato di Unity. Questa situazione senza precedenti è il risultato del conflitto in corso, di ostacoli posti alla distribuzione di aiuti umanitari e di un calo della produzione agricola.Graziano da Silva e Beasley hanno sottolineato l’estrema importanza di una risposta rapida e su larga scala, che combini assistenza alimentare d’emergenza e sostegno all’agricoltura, all’allevamento e alla pesca.”La situazione è spaventosa ma non è troppo tardi per salvare delle vite. Possiamo ancora evitare che il disastro peggiori ulteriormente, ma i combattimenti devono cessare ora. Non possono esserci progressi senza pace. La popolazione deve avere accesso immediato al cibo, mentre gli agricoltori devono essere messi nelle condizioni di lavorare i propri campi e prendersi cura del proprio bestiame” ha affermato Graziano da Silva.
Nell’ex stato di Unity, Graziano da Silva e Beasley hanno visitato diverse zone dove le due agenzie operano per affrontare la crisi alimentare. Hanno incontrato persone colpite dalla carestia sulla remota isola di Kok, nel fiume Nilo, dove in molti hanno cercato rifugio dai combattimenti. Graziano da Silva e Beasley hanno assistito al lancio di aiuti alimentari dagli aerei del WFP per decine di migliaia di persone a Ganyiel, dove la distribuzione regolare di aiuti umanitari ha allontanato il rischio della carestia. I capi delle due agenzie hanno poi assistito alla distribuzione di cibo e trattamenti nutrizionali forniti dal WFP, e di reti da pesca e semi forniti dalla FAO, da parte di operatori di partner nazionali e internazionali.A Rumbeck, nell’ex stato di Laghi, Graziano da Silva e Beasley hanno incontrato diverse famiglie, osservando in prima persona come queste cerchino di fare fronte alla crisi.Mentre la situazione a Rumbek non è grave come in altre aree del paese, la fame e la malnutrizione destano comunque serie preoccupazioni. I capi delle due agenzie hanno visitato un progetto della FAO che offre a contadine e allevatrici un posto sicuro dove lavorare o vendere il latte oltre a fornire uno spazio per attività formative per la comunità.Con i livelli di malnutrizione in continua crescita in tutto il paese, il progetto rappresenta una soluzione innovativa per migliorare la disponibilità di latte e latticini sicuri e di qualità, fonte fondamentale di vitamine proteiche e minerali – elementi essenziali per una sana alimentazione.
Fao-RomaGraziano da Silva e Beasley hanno sottolineato l’importanza di un rinnovato impegno della comunità internazionale in Sud Sudan. Sono necessari ulteriori fondi per distribuire cibo, migliorare la nutrizione, l’assistenza sanitaria, l’accesso all’acqua e ai servizi sanitari, per fornire input agricoli come semi, reti da pesca e vaccini per il bestiame.FAO e WFP insieme registrano un gap nei finanziamenti di 182 milioni di dollari nei prossimi sei mesi, e hanno difficoltà a raccogliere fondi per fare fronte ai bisogni in rapida crescita in diverse zone di crisi nel mondo. “I donatori hanno sostenuto il Sud Sudan per molti anni” ha affermato Beasley. “Il WFP continuerà a stare al fianco delle popolazioni del Sud Sudan nel momento del bisogno. I tempi sono però stretti, con così tante crisi nel mondo che richiedono attenzione e sostegno. I leader del Sud Sudan devono mostrare buona fede e facilitare gli sforzi umanitari, cancellando tasse non necessarie e procedure che ritardano e ostacolano le operazioni di soccorso.”Quest’anno, il WFP prevede di sostenere almeno 4,1 milioni di persone in Sud Sudan, fornendo cibo salva-vita a popolazioni in aree remote che altrimenti non avrebbero nulla da mangiare poiché isolate dai combattimenti. Il WFP distribuisce inoltre trattamenti speciali che aiutano madri e bambini a combattere la malnutrizione. Inoltre, l’agenzia fornisce assistenza in denaro per permettere alle persone di acquistare il cibo nelle zone dove esso è disponibile nei negozi ma il cui prezzo è troppo alto per i più vulnerabili e le loro famiglie.Finora, 2,9 milioni di persone hanno beneficiato del sostegno della FAO ai mezzi di sussistenza durante la stagione secca. La FAO sta al momento distribuendo semi e organizzando mercati delle sementi allo scopo di sostenere 2,1 milioni di persone entro la fine della stagione di semina principale. Ad oggi, circa 200 mila persone hanno ricevuto kit con semi di vegetali e reti da pesca nel solo ex stato di Unity, dove è stata dichiarata la carestia.Inoltre, un campagna di vaccinazione promossa dalla FAO ha permesso di trattare circa 1,8 milioni di capi di bestiame dall’ inizio dell’anno, con la previsione di raggiungerne 6 milioni entro la fine dell’anno. La FAO sta inoltre intensificando la distribuzione di reti da pesca in aree colpite dalla carestia, dove la gente vive in zone paludose e ha bisogno disperato di fonti di cibo.

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Oltre 1 milione di bambini in fuga dalle violenze in Sud Sudan

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

sud sudanSecondo l’UNICEF e l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il numero di bambini fuggiti dal Sud Sudan – dove il conflitto in continuo peggioramento sta devastando il paese – ha superato quota 1 milione.”Il terribile fatto che in Sud Sudan quasi un bambino su cinque è stato costretto a fuggire dalla propria casa, mostra quanto questo conflitto sia devastante, in particolare per le persone più vulnerabili del paese”, ha dichiarato Leila Pakkala, Direttore regionale dell’UNICEF per l’Africa orientale e meridionale. “Se a questo dato si aggiunge che più di 1 milione di bambini sono sfollati all’interno del Sud Sudan, si può comprende come il futuro di una generazione sia veramente sull’orlo della catastrofe”.Secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, i bambini costituiscono il 62% degli oltre 1,8 milioni di rifugiati originari del Sud Sudan. La maggior parte ha raggiunto Uganda, Kenya, Etiopia e Sudan.”Oggi nessuna crisi dei rifugiati mi preoccupa più di quella del Sud Sudan”, ha affermato Valentin Tapsoba, direttore dell’Ufficio dell’Africa dell’UNHCR. “Il fatto che i bambini rifugiati stiano diventando il volto decisivo di questa emergenza è incredibilmente preoccupante. Noi tutti nella comunità umanitaria abbiamo bisogno di sostegno urgente, convinto e sostenibile per poter salvare le loro vite”.All’interno del Sud Sudan, più di mille bambini sono stati uccisi o feriti dall’inizio del conflitto nel 2013, mentre sono circa 1,14 milioni i bambini sfollati interni.
Quasi tre quarti dei bambini del paese non frequentano le scuole – il più alto numero al mondo.Il trauma, lo sconvolgimento fisico, la paura e lo stress vissuti da tanti bambini rappresentano solo una parte del prezzo che la crisi sta imponendo. I bambini continuano a rischiare di essere reclutati da forze e da gruppi armati e, con i danni alle strutture sociali tradizionali, sono anche sempre più vulnerabili alla violenza, all’abuso sessuale e allo sfruttamento.Più di 75mila bambini rifugiati in Uganda, Kenya, Etiopia, Sudan e Repubblica Democratica del Congo hanno attraversato i confini del Sud Sudan non accompagnati o separati dalle loro famiglie.Le famiglie di rifugiati che fuggono nei paesi confinanti in cerca di riparo e sicurezza si trovano ad affrontare una doppia catastrofe in questa stagione delle piogge, con i bambini che corrono rischi sempre più elevati per quel che riguarda la salute e la protezione connessi al fatto di non poter godere di un riparo adeguato. È necessario un supporto molto più elevato per assicurare che ogni famiglia possa vivere in un luogo sicuro, e che abbia accesso all’assistenza umanitaria urgente, compresi cibo, acqua, protezione, educazione e assistenza medica.L’appello dell’UNICEF per il Sud Sudan e per i rifugiati sud sudanesi presenti nella regione – che prevede di raccogliere 181 milioni di dollari per risolvere i bisogni più urgenti dei rifugiati fino alla fine dell’anno – attualmente è finanziato solo per il 52 per cento.Gli operatori dell’UNHCR sono in prima linea nella crisi, incontrando i rifugiati sud sudanesi mentre fuggono oltre confine e fornendo loro assistenza di prima necessità, ma nel 2017 la cronica carenza di fondi sta mettendo a rischio i servizi essenziali. L’appello dell’UNHCR per i finanziamenti alla situazione del Sud Sudan – pari a di 781,8 milioni di dollari – è finanziato solo per l’11 per cento.

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Sud Sudan, tra conflitto e carestia

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

sud sudanLa Presidenza della CEI ha destinato un milione di euro, dai fondi dell’8xmille, per fornire assistenza agli sfollati e alle vittime del conflitto che da anni insanguina il Sud Sudan. La somma – come si legge nel comunicato della CEI – attraverso Caritas Italiana, sosterrà interventi di carattere sanitario e nutrizionale di Medici con l’Africa CUAMM, l’ospedale comboniano di Wau e progetti di riabilitazione socio economica della Caritas locale.La Repubblica del Sud Sudan, indipendente dal 2011, vive una delle crisi umanitarie più gravi del continente africano, schiacciata dal conflitto iniziato nel 2013, dalle violenze perpetrate sulla popolazione da parte delle milizie in lotta e dalla carestia. Almeno 270.000 bambini soffrono per malnutrizione acuta.
Caritas Italiana è da anni impegnata accanto alla Chiesa locale a sostegno dei più vulnerabili (vai alla scheda Paese), in collegamento con le rete internazionale. Partecipa inoltre al processo di formazione del personale e di sviluppo organizzativo della Caritas Sud Sudan.
S.E. Mons.Erkolano Lodu Tombe, vescovo di Yei e Presidente di Caritas Sud Sudan sarà a Roma il prossimo 21 marzo per partecipare ad un incontro internazionale, parlare di questi temi e rilanciare il messaggio/appello dei Vescovi cattolici.

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Segnali d’allarme dell’UNHCR per la situazione a Yei, in Sud Sudan

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2016

sud sudanL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime crescente preoccupazione per la sicurezza e il benessere di circa 100mila persone intrappolate a Yei, una città situata nello Stato Centrale di Equatoria, circa 150 chilometri a sud ovest di Juba.
Secondo la chiesa cittadina, più di 30mila persone provenienti dalle aree circostanti sono state costrette a trovare rifugio a Yei, a seguito di attacchi mortali sui civili e del saccheggio di proprietà private, avvenuti tra l’11 e il 13 settembre. A partire da metà luglio, queste persone sono andate ad aggiungersi alle altre migliaia di sfollati della vicina Contea di Lainya, e ad altri 60mila residenti rimasti a Yei, senza mezzi per andarsene e nelle stesse condizioni di bisogno in cui si trovano le persone sfollate a causa del conflitto.Fino a questo momento, Yei era stata per lo più risparmiata dalla violenza e dagli attacchi che affliggono il Paese da dicembre del 2013. La presenza dell’UNHCR in loco è stata limitata alle attività di protezione e assistenza ai rifugiati provenienti dalla vicina Repubblica Democratica del Congo (RDC), che vivono nella città di Yei e nel vicino insediamento di Lasu.Le condizioni di sicurezza a Yei sono peggiorate rapidamente dopo che un nuovo conflitto è scoppiato a Juba all’inizio di luglio, con una escalation all’inizio di questo mese, che ha costretto migliaia di civili ad abbandonare le proprie case. È la prima volta che la popolazione di Yei – prevalentemente agricoltori che vivono di commercio e di sussistenza agricola – è diventata bersaglio diretto delle violenze di fronte al sospetto di appartenere a gruppi di opposizione. Queste persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria.Nella giornata di martedì 27 settembre, una missione inter-agenzia a Yei, guidata dall’UNHCR, ha rilevato che decine di migliaia di sfollati sono rifugiati in case abbandonate, un piccolo numero all’interno di strutture ecclesiastiche, tutti stanno soffrendo una grave carenza di cibo e medicine.
Uomini e donne terrorizzati hanno raccontato di orribili violenze contro i civili prima e durante la loro fuga, tra cui casi di assalti, omicidi mirati, mutilazioni, saccheggi e incendi di proprietà. Diversi civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi. Secondo quanto riportato, molti uomini giovani, di età compresa tra i 17 e i 30 anni, sono stati arrestati perché’ sospettati di supportare l’opposizione.
Gli sfollati hanno bisogno di cibo, utensili domestici, medicinali ed è necessario che i bambini vadano a scuola. I prezzi del cibo sono saliti alle stelle e i prodotti di prima necessità stanno rapidamente scomparendo dal mercato. Molti sfollati hanno riferito che le loro scorte di cibo sono state saccheggiate. I due ospedali locali funzionano a capacità ridotta. La mancanza di cibo ad alto contenuto energetico per i bambini malnutriti e le madri in fase di allattamento sta diventando critica.Le informazioni raccolte costantemente indicano che i casi di violenza sessuale e di genere sono in aumento, così come i casi di minori non accompagnati e separati. La popolazione non è in grado di lasciare la città a causa della limitata libertà di movimento e della mancanza di risorse. Poiché i contadini non riescono a raggiungere i loro campi, i raccolti marciscono e c’è un elevato rischio di non riuscire a effettuare la prossima stagione di semina. Ciò significa che l’anno prossimo le persone potrebbero non avere alcun raccolto.A Juba, i partner umanitari dell’UNHCR si stanno mobilitando per rispondere alla situazione di Yei, provvedendo, tra l’altro, alla fornitura di beni alimentari e non alimentari, e di farmaci. Non è ancora certo quando si potrà accedere all’area. Il deterioramento delle condizioni di sicurezza in Sud Sudan ha costretto più di 200mila persone a fuggire dal paese a partire dall’8 luglio del 2016, portando il numero di rifugiati sudsudanesi presenti nei paesi vicini a oltre 1 milione. In Sud Sudan, ci sono più di 1,61 milioni di sfollati interni e altri 261mila rifugiati provenienti dal Sudan, dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Etiopia e dalla Repubblica Centrafricana.

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650 bambini reclutati da gruppi armati in Sud Sudan

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2016

sud sudanSecondo l’UNICEF, dall’inizio di quest’anno più di 650 bambini sono stati reclutati da gruppi armati in Sud Sudan. Da quando ha avuto inizio nel dicembre 2013 la crisi del Sud Sudan si stima che circa 16.000 bambini siano stati reclutati da gruppi e forze armate. L’UNICEF afferma che i bambini continuano ad essere reclutati e utilizzati da gruppi e forze armate, nonostante l’impegno politico diffuso per porre fine alla pratica.Dal momento che sono scoppiati i combattimenti nel dicembre 2013:
▪ Circa 900.000 bambini sono sfollati;
▪ Più di 13.000 bambini sono scomparsi, sono stati separati dalle loro famiglie o sono
non accompagnati;
▪ Oltre la metà di tutti i bambini del Sud Sudan sono fuori dalla scuola – il paese che ha la più alta
percentuale al mondo di bambini in età scolare che non va a scuola
▪ 250.000 bambini si trovano ad affrontare una grave malnutrizione acuta.
Temendo che il riaccendersi del conflitto potrebbe mettere più che mai a rischio decine di migliaia di bambini, l’UNICEF ha chiesto la fine immediata dei reclutamento e il rilascio incondizionato di tutti i bambini da parte di gruppi armati.
“Il sogno che abbiamo tutti condiviso per i figli di questo giovane paese è diventato un incubo”, ha dichiarato il ViceDirettore generale dell’UNICEF Justin Forsyth, al suo ritorno da una missione a Bentiu e Juba, nel Sud Sudan. “In questa fase precaria nella breve storia del Sud Sudan, l’UNICEF teme che un ulteriore picco di reclutamenti di bambini potrebbe essere imminente”.
Nel 2015 l’UNICEF ha supervisionato il rilascio di 1.775 ex bambini soldato in quello che era uno dei più grandi piani di smobilitazione dei bambini di sempre. I nuovi combattimenti e il reclutamento in Sud Sudan rischia di minare gran parte di questi progressi.
L’UNICEF ha inoltre evidenziato un aumento di gravi violazioni, sottolineando che la violenza di genere, già diffusa in Sud Sudan, si è notevolmente intensificata durante l’attuale crisi. “I bambini continuano a subire prove terribili”, ha detto Forsyth. “I recenti rapporti indicano diffuse violenze sessuali contro ragazze e donne. L’uso sistematico dello stupro, lo sfruttamento sessuale e il sequestro come arma di guerra in Sud Sudan devono cessare, insieme con l’impunità per tutti i responsabili”.
L’UNICEF ha osservato che è urgente l’accesso incondizionato a tutti gli interventi umanitari a Juba e in tutte le altre parti del paese, in modo da fornire sostegno, protezione e assistenza a bambini e donne in tutto il paese. “Senza un’area umanitaria pienamente operativa, le conseguenze per i bambini e le loro famiglie saranno catastrofiche”, ha detto Forsyth.

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60.000 persone in fuga dalla violenza in Sud Sudan nei Paesi vicini

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2016

sud sudanIl numero di rifugiati in fuga dal Sud Sudan verso l’Uganda è raddoppiato negli ultimi dieci giorni. In totale, più di 52.000 persone sono fuggite in Uganda nelle ultime tre settimane. Nello stesso periodo, il Kenya ha registrato l’arrivo di 1.000 rifugiati, mentre 7.000 sono fuggiti in Sudan.In totale, 60.000 persone sono fuggite dal paese da quando, il mese scorso, Juba è stata investita da un’ondata di violenza, portando il numero totale di rifugiati sudsudanesi nei Paesi confinanti a circa 900.000 da Dicembre 2013.Alcuni rifugiati riferiscono che gruppi armati impediscono alle persone di fuggire dal Sud Sudan, bloccando le strade verso l’Uganda. Altri rifugiati provenienti da Yei affermano di aver ricevuto lettere che li avvertivano di abbandonare la città prima dello scoppio del conflitto fra ribelli e forze governative. Le persone fuggite riportano inoltre che gruppi armati in diverse parti del Sud Sudan stanno saccheggiando villaggi, assassinando civili e reclutando con la forza giovani e bambini.Più dell’85% dei rifugiati accolti in Uganda sono donne e bambini sotto i 18 anni. Molti bambini hanno perso uno o entrambi i genitori. La maggior parte di loro proviene dall’Equatoria Orientale, in numero minore, dalla capitale Juba e dalla regione dell’Alto Nilo. Molti sudsudanesi sono fuggiti approfittando dei convogli organizzati dall’esercito ugandese per evacuare i propri connazionali.
La priorità è migliorare le condizioni e la capacità di accoglienza dei centri in Uganda. I centri di raccolta lungo il confine sono stati notevolmente decongestionati, ma la pressione rimane alta nei centri di transito e di accoglienza. Inoltre sono in corso i lavori per aprire rapidamente una nuova struttura di accoglienza nel distretto di Yumbe, capace di ospitare fino a 100mila rifugiati.
Sia in Kenya che in Uganda sono stati riportati casi di malnutrizione acuta, soprattutto fra i bambini più piccoli. I casi identificati sono stati inseriti in programmi di riabilitazione nutrizionale, perchè tornino rapidamente in forma. Le Organizzazioni Umanitarie sono seriamente preoccupate dall’impossibilità di consegnare aiuti di emergenza per la popolazione a rischio all’interno del Sud Sudan dove il collasso generalizzato delle attività di protezione dei civili sta inoltre colpendo molti dei 250.000 rifugiati provenienti soprattutto da Sudan, Etiopia ed RDC. Dallo scoppio dei combattimenti a Juba, l’accesso dell’UNHCR al campo di Gorom, che si trova vicino alla capitale ed accoglie 2.000 rifugiati etiopi si è drasticamente ridotto. L’accesso ridotto è dovuto alle precarie condizioni di sicurezza lungo la strada e alla militarizzazione della zona attorno al campo, e rende i rifugiati estremamente vulnerabili. Il campo è circondato da caserme militari, e i rifugiati segnalano movimenti di soldati dentro il campo e colpi d’arma da fuoco.
Nei campi rifugiati di Maban, nello stato dell’Alto Nilo, tre team medici sono temporaneamente fuori servizio, dopo che lo staff tecnico è rimasto bloccato a Juba. Nonostante ciò, i rifugiati si sono potuti rivolgere ad altre strutture sanitarie nei rispettivi campi.L’UNHCR ricorda a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Sud Sudan che richiedere asilo è un diritto umano fondamentale. In un momento in cui il numero di rifugiati nei paesi circostanti ha raggiunto livelli record, l’UNHCR esorta inoltre ad assicurare adeguate condizioni di sicurezza per la popolazione civile in fuga.Con oltre 2,6 milioni di sudsudanesi costretti alla fuga, lo Stato più giovane del mondo si colloca tra i Paesi con il più alto livello di migrazione forzata a causa di un conflitto. Metà della popolazione del Sud Sudan è dipendente dagli aiuti umanitari.

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Conflitto in Sud Sudan

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2016

sud sudanIl conflitto in corso in Sud Sudan, scoppiato l’8 luglio tra fazioni rivali fedeli a Salva Kiir e Riek Machar, ha finora costretto 37.491 persone a fuggire dal paese per rifugiarsi in Uganda. In altri termini: il numero di rifugiati arrivati in Uganda nelle ultime tre settimane è più alto del numero di quelli arrivati nella prima metà del 2016 (33.838).
Il 25 luglio sono arrivati in Uganda circa 2.442 rifugiati Sud Sudanesi: 1.213 di loro sono fuggiti attraversando la frontiera ad Elugu nei pressi di Amuru, 247 hanno attrversato la frontiera a Moyo, 57 a Lamwo e 370 a Oraba. Le rimanenti 555 persone sono state accolte nel campo di Kiryandongo. Oltre il 90 per cento degli arrivi sono donne e bambini. I nuovi arrivati provengono dalla regione di Eastern Equatoria, da Juba e da altre zone del Sud Sudan.Dai primi giorni di luglio la violenza in Sud Sudan è in diminunzione, tuttavia le condizioni di sicurezza rimangono instabili. I nuovi arrivati in Uganda hanno segnalato combattimenti in corso ma anche saccheggi, incendi di case e omicidi di civili perpetrati dalle milizie armate. Alcune donne e bambini hanno dichiarato al personale UNHCR che le milizie armate le hanno costrette a separarsi dai loro mariti o padri e che, in base a quanto riferito, stanno portando avanti operazioni di reclutamento forzato degli uomini, impedendo loro di attraversare la frontiera.La situazione è estremamente preoccupante. Dieci giorni fa arrivavano in media 1.500 persone al giorno. Nelle scorse settimane il numero è salito a 4.000 ed è possibile che gli arrivi aumentino ulteriormente.Questo flusso sta mettendo a dura prova la capacità di accoglienza dei centri di raccolta, di transito e di accoglienza, che sono troppo piccoli. Durante il weekend le organizzazioni umanitarie si sono adoperate per decongestionare i centri di raccolta ed hanno installato rifugi temporanei per aumentarne la capienza. L’UNHCR e ha incrementato il suo staff e messo a disposizione nuovi camion e bus.
Nella situazione di picco, oltre 11.000 rifugiati erano accolti a Elegu, nel nord dell’Uganda, in un compound equipaggiato per accogliere circa 1.000 persone. Durante il weekend il centro è stato significativamente decongestionato, con solo 300 persone che vi hanno dormito la scorsa notte. Molti rifugiati sono stati trasferiti presso il centro di transito di Nyumanzi, dove stanno ricevendo pasti caldi, acqua, alloggio e altri aiuti fondamentali, mentre altre persone sono state trasferite presso i centri di Pagirinya, recentemente ampliati.Le priorità al momento sono la gestione e l’ampliamento dei centri di accoglienza e della nuova zona di insediamento. È stata identificata una nuova zona di insediamento nel distretto di Yumbe, la cui capienza potrebbe potenzialmente ospitare 100.000 persone. Si stano costruendo rifugi communi temporanei per ospitare i nuovi arrivati.La risposta umanitaria al flusso di rifugiati sudsudanesi in fuga è gravemente carente a causa di un grave sottofinanziamento. L’appello inter-agenzie è finanziato solo del 17%, il che costringe l’UNHCR e i suoi partner a provedere soltanto servizi di emergenza e attività salva-vita, e limita l’intera gamma di assistenza umanitaria che dovrebbe essere offerta.Il conflitto in Sud Sudan, scoppiato nel dicembre 2013, ha creato una delle situazioni più gravi di spostamento forzato e un’immensa sofferenza. Dentro il Sud Sudan, circa 1.69 milioni di persone sono sfollate, mentre fuori dal paese ci sono adesso 831.582 rifugiati sudsudanesi, soprattutto in Etiopia, Sudan e Uganda.

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UNICEF/Sud Sudan: aiuti per migliaia di persone sfollate

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2016

sud sudanA seguito dei violenti combattimenti dell’ultimo fine settimana a Juba, l’UNICEF e i suoi partner stanno garantendo assistenza salva vita urgente a migliaia di persone sfollate.Quattro camion di aiuti- partiti dai magazzini dell’UNICEF- diretti presso un sito per sfollati delle Nazioni Unite a Juba stanno arrivando in queste ore, appena sarà possibile muoversi in città. In due chiese dove le famiglie si sono riunite, sono state distribuite barrette ad alto contenuto energetico.“Le persone più duramente colpite da questi combattimenti stanno lottando per far fronte a questa terribile situazione”, ha dichiarato Mahimbo Mdoe, Rappresentante UNICEF in Sud Sudan. “Hanno disperato bisogno di acqua, cibo e assistenza medica”.I principali aiuti che saranno distribuiti comprendono: taniche per l’acqua, forniture igienico-sanitarie (come sapone) e per il trattamento della malnutrizione. In seguito saranno distribuiti kit sanitari di base e kit ricreativi per bambini. Le squadre dell’UNICEF e dei suoi partner stanno lavorando per valutare l’ampiezza dei bisogni e hanno iniziato a identificare i bambini che sono stati separati dai loro genitori e dai parenti fuggiti a causa del conflitto. È in atto un piano per aiutare fino a 50.000 persone colpite dal conflitto.“Stiamo rispondendo e la nostra risposta continuerà ad aumentare, ma è di importanza vitale riuscire ad essere in grado di raggiungere ogni persona che abbia bisogno di aiuto e per questo l’accesso umanitario deve essere garantito senza restrizioni”, ha concluso Mdoe.

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