Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘sud’

Investimenti al Sud

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

La startup Develhope ha aperto il capitale a nuovi investitori, registrando un aumento di 2 milioni di euro guidato da CDP Venture Capital attraverso il Fondo Italia Venture II – Fondo Imprese Sud, che ha deliberato un investimento di 1.5 milioni di euro, insieme a ISI Holding Srl e HU Investment LTD. Software house e scuola per competenze digitali, Develhope è stata fondata a Palermo nel 2019 da Massimiliano Costa, Alessandro Balsamo e Sasa Sekulic con l’obiettivo di combattere il divario occupazionale italiano, formando e offrendo al mercato una categoria tanto ricercata quanto rara: gli sviluppatori. Secondo i dati Eurostat, infatti il Sud Italia presenta una disoccupazione giovanile pari al 50%, mentre secondo recenti stime1, nel 2025 serviranno al mondo 98 milioni di nuovi developer. Develhope si pone quindi l’obiettivo di formare 1000 nuovi sviluppatori nei prossimi mesi, in perfetta linea con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, fortemente orientato all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione, alla formazione e all’occupazione dei giovani. Il piano di investimento elaborato dal team di Develhope e dagli investitori prevede un ampliamento dell’offerta formativa in grado di formare tutte le principali figure professionali richieste dal mercato digitale: dallo sviluppo del software all’analisi dei dati, dalla gestione del prodotto alla sicurezza in ambito informatico. L’ampliamento previsto per il settore Education della startup andrà a integrarsi con la parallela crescita del settore dedicato alla ricerca e allo sviluppo di prodotti digitali: l’obiettivo è quello di creare un polo di innovazione digitale basato nel Mezzogiorno d’Italia in grado di attrarre partner e progetti di sviluppo dal panorama internazionale. In Italia i giovani che intraprendono percorsi universitari in materie STEM rappresentano solamente il 27% del totale, con un elevato gender gap (1 donna su 4) (Fonte: Fondazione Deloitte – RiGeneration STEM). Ed è da questo gap nell’educazione che Develhope fa partire la propria sfida, rivolgendosi a donne e uomini, ragazze e ragazzi, appassionati di tecnologia e fortemente motivati a renderla il proprio mestiere, offrendo un’opportunità accessibile senza rinunciare ad un elevato valore formativo “Siamo orgogliosi di poter supportare un progetto lungimirante come quello di Develhope, una realtà con la quale condividiamo l’obiettivo della lotta alle disuguaglianze educative tra Nord e Sud del nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda il forte divario esistente sulle competenze digitali e il gender gap. Ampliare la platea dei futuri sviluppatori, valorizzando i giovani talenti e l’alto potenziale del capitale umano, è fondamentale per garantire lo sviluppo economico di un tessuto imprenditoriale italiano che è sempre più alla ricerca di nuove figure lavorative – commenta Francesca Bria, Presidente di CDP Venture Capital Sgr – Fondo Nazionale Innovazione – Sono ancora numerosi i passi necessari per rendere il Mezzogiorno un vero e proprio laboratorio di sviluppo e innovazione sostenibile, ma siamo convinti che la direzione intrapresa sia decisamente coerente con un traguardo così ambizioso”. “La trasformazione digitale è un’occasione da non perdere per la nostra società e per i giovani – dichiara Massimiliano Costa, Founder & CEO di Develhope. – Offrendo corsi di altissima qualità speriamo di poter contribuire non solo ad impiegare centinaia di giovani, ma anche a fornire al Paese le figure fondamentali per attuare innovazione in ambito digitale: gli sviluppatori. Sono felice che CDP Venture Capital, ISI Holding e HU Investment abbiano creduto nel nostro ambizioso progetto per creare un Polo Sud digitale”.Le lezioni di Develhope si svolgono da remoto e hanno un’impronta fortemente pratica, essendo tenute da sviluppatori di grande esperienza. Gli studenti seguono le lezioni e lavorano ai progetti didattici – singolarmente o in gruppo – su una piattaforma dedicata su cui hanno a disposizione anche un servizio di tutoring dedicato. Il percorso formativo ha una durata di sei mesi e richiede un impegno a tempo pieno, ma flessibile, grazie al quale gli studenti potranno acquisire tutte le competenze necessarie per iniziare a lavorare come sviluppatori. Al termine del corso un team specializzato supporterà i migliori studenti in percorsi di inserimento lavorativo all’interno della software house di Develhope o nelle aziende partner.

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Esodo dei carabinieri verso le regioni del Sud

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2021

By Fornicola Michele il paventato esodo non può essere l’alibi per impedire ancora qualunque tentativo di delimitare il potere discrezionale in materia di ricongiungimento familiare.Se un carabiniere coniugato/convivente abita in località diversa dalla Sede di servizio ma non riesce a raggiungere il reparto di appartenenza entro un’ora, è costretto a rinunciare all’unità familiare, perché è obbligato a dimorare nella Sede di servizio. Il legislatore, nel tentativo di agevolare la ricomposizione delimitando questo “potere discrezionale in materia di impiego”, ha cercato di fissare dei diritti anche per i Carabinieri che aspirano ad una diversa sede di impiego (avvicinamento), ma è dovuto arretrare per i timori rappresentati dal Comando Generale. Argomenti che appaiono pretestuosi, visto che i legittimi interessi a dimorare in località diversa dalla Sede di servizio, le legittime aspettative dei Carabinieri, ancora troppo spesso soffrono, anche a livello locale, in termini di effettività e concretezza. Diversamente da quanto rappresentato dal Comando Generale, troppo spesso le istanze per un avvicinamento al coniuge/convivente, senza deregionalizzazione, appaiono contemperate in maniera NON adeguata, ed i riflessi negativi, nella concreta trattazione della materia, esporrebbe i Carabinieri in modo da diminuire la loro sicurezza (itinere).Il compendio del 2017 a firma del Comandante Generale ha tentato di svolgere una funzione di tutela del personale ma, nella realtà, l’applicazione poco impegnativa delle disposizioni generali dimostrerebbe, al livello locale, che la forma spesso non è sostanza e non giustificherebbe la compatibilità della posizione di impiego vincolata anche alla permanenza, rispetto il maggior valore del “ricongiungimento familiare” sotteso alla legittima domanda di trasferimento, allo scopo di poter così costituire il nucleo familiare con la propria compagna convivente nella medesima unità abitativa e, in questo modo, riducendo notevolmente l’impegno economico, affitto, e le spese di viaggio di oltre 100 chilometri e viceversa, per recarsi sul posto di lavoro. Michele FORNICOLA delegato CoBaR CC Lombardia

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Promuovere le eccellenze del Sud

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2021

“La ministra alla Coesione territoriale Mara Carfagna sia protagonista di un grande progetto per la promozione delle eccellenze del Mezzogiorno. Nello specifico, ci sono alcune aree territoriali ricche di beni culturali, ambientali e paesaggistici, la filiera produttiva agricola con i prodotti enogastronomici e ortofrutticoli di assoluta qualità. Questi elementi devono essere messi a reddito, diventare coefficienti di ricchezza e sviluppo. Non è più tempo dei fondi a pioggia e della redistribuzione, perché non c’è più molto da dividere. Ma grazie al Pnrr possiamo aprire una stagione di creazione di nuova ricchezza. Per favorire questo processo, è indispensabile la infrastrutturazione del Mezzogiorno e in particolare del collegamento tra Reggio Calabria e Messina per essere protagonisti nel Mediterraneo e non continuare ad assistere al transito delle merci asiatiche senza poterle intercettare e trasportare nel nord. Ma serve anche classe dirigente capace di aggiungere al profilo tecnico il senso dello Stato e la responsabilità di far lavorare le strutture pubbliche preposte”. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervenendo in commissione Bilancio durante l’audizione della ministra del Sud e della Coesione Sociale on. Mara Carfagna nell’ambito dell’esame della Proposta di Piano Nazionale di ripresa e resilienza.

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Nessuna fuga di insegnanti al Sud. Anief: tanto rumore per nulla

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2020

In questi ultimi giorni si è parlato, anche a sproposito, della fuga al Sud dei professori, con scuole a rischio chiusura a seguito dei troppi permessi richiesti dai docenti il 19 dicembre per evitare, in vista delle festività natalizie e lo stop dell’attività didattica fino almeno al 6 gennaio, il possibile blocco degli spostamenti imposti dal Governo con l’ultimo Dpcm per evitare una nuova impennata di contagi da Covid19. Una richiesta dovuta alla confusione determinatasi dal succedersi delle norme e dal timore che lo spostamento tra le regioni potesse diventare problematico. Anief ritiene che lo spostamento territoriale dei docenti è un atto più che comprensibile, dovuto al timore di rimanere bloccati lontani dai loro affetti. Un diritto, quello al ricongiungimento della famiglia, che non si può certamente negare anche perché garantito costituzionalmente. Ma il problema andrebbe affrontato anche da un altro punto di vista: in particolare, quello di risalire alla motivazione che ha lasciato decine di migliaia di docenti a centinaia di chilometri dai propri cari. Una costrizione gratuita, derivante dalla Legge del 20 dicembre 2019, che diventa paradossale in presenza di posti vacanti e disponibili, ancora di più in piena emergenza epidemiologica.“Per questi motivi – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – abbiamo fatto presentare due emendamenti specifici alla Legge di Bilancio 2021per cancellare il vincolo dei cinque anni nel chiedere la mobilità territoriale. Lo abbiamo detto diverse volte: bisognava fare di tutto per evitare che i cittadini si debbano mettere in viaggio, proprio eliminando il problema alla fonte. Soprattutto in presenza di posti di lavoro vacanti e disponibili”.Sugli spostamenti pre-natalizi di un numero importante di docenti serve fare un po’ di chiarezza. “In verità – scrive oggi Orizzonte Scuola – l’insegnante che mantiene la residenza o il domicilio nella propria regione potrà spostarsi anche il 23 e 24 dicembre, senza restrizioni se non quelle sanitarie obbligatorie previste dalla regione in cui si rientra (come in Sicilia)”. Per quanto riguarda il versante didattico, bisognerebbe inoltre verificare caso per caso e quindi stilare una statistica di come l’assenza degli insegnanti potrà incidere sul percorso didattico.“Nella scuola primaria ad esempio – scrive ancora la rivista specializzata – è possibile che sia già configurato un “cambio” delle ore e quindi le attività di fatto risultano essere quelle di sempre. Così come è possibile che per quelle giornate fossero già programmate attività legate al Natale e dunque una progettualità che esula dalla normale “didattica”. Per non parlare delle scuole secondarie di II grado, dove è prassi utilizzare l’ultimo giorno di lezione per l’assemblea di istituto, da svolgere quest’anno a distanza ma non per questo meno importante dal punto di vista dei diritti degli studenti”. Anief ricorda che il vulnus risiede principalmente nell’insensibilità del legislatore e ministero dell’Istruzione verso decine di migliaia di dipendenti della scuola assunti nei ruoli dello Stato a centinaia di chilometri dalle loro famiglie. Qualora gli emendamenti Anief per superare il problema non siano approvati nella Legge di Bilancio, ci rivolgeremo ancora con più vigore in tribunale, con ricorsi ad hoc, perché il diritto al ricongiungimento non venga meno.

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Recovery plan ed investimenti al Sud

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

“Le risorse del Recovery Plan possono essere utili al Sud innanzitutto per colmare il divario infrastrutturale con le regioni del nord, ma soprattutto per intercettare gli eccezionali flussi commerciali che si riversano da anni nel Mediterraneo senza che l’Italia ne riesca a trarre beneficio. Il Sud deve essere l’acceleratore dell’economia italiana, anche per i suoi più ampi margini di crescita portando nel Mezzogiorno quegli investimenti tali da creare sviluppo, occupazione e gettito fiscale. Su questa prospettiva offriamo da subito la nostra collaborazione. Affinché il Sud – soprattutto in questa fase di depressione economica – può essere locomotiva per il rilancio e lo sviluppo e per questo occorre attenersi scrupolosamente ai criteri generali di impiego dei fondi stabiliti da Bruxelles che li destinano alle zone svantaggiate e con più alto tasso di disoccupazione”. E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenendo alla trasmissione ‘Coffee Break’ su La7.

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Facile.it: Superbonus 110%, al Sud più di 1 famiglia su 2 ha intenzione di usarlo

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, sono 21 milioni gli italiani che hanno intenzione di usufruire del Superbonus 110%; ma in quali zone del Paese l’agevolazione ha riscosso maggior interesse?A fronte di una media nazionale pari al 48,6% dei rispondenti, i cittadini più interessati ad approfittare del bonus sembrano essere quelli residenti nelle regioni del Sud e delle Isole, dove il 52,7% degli intervistati ha dichiarato di avere intenzione di usufruirne; di contro, i “meno interessati” sono risultati essere i rispondenti residenti nel Nord Ovest (45,1%). Vivono invece prevalentemente al Nord Est gli italiani che, pur interessati al Superbonus, hanno scelto di rinunciare per l’eccessiva burocrazia connessa alla richiesta (8,7% rispetto al 7,1% rilevato a livello nazionale).Variano sensibilmente, in base all’area di residenza anche la tipologia di intervento con il quale gli italiani hanno intenzione di accedere al Superbonus 110% e la modalità con cui gli italiani intendono usufruire del Superbonus.

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La fiscalità di vantaggio al sud

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

E’ una misura di rilevanza storica che prevede una decontribuzione al 30%. In pratica, le aziende avranno uno “sconto” del 30% sui contributi che versano per tutti quei dipendenti che lavorano in una regione meridionale.Serve per colmare il divario che ancora esiste tra il nord e il sud del Paese, e tra l’Italia e gli altri Paesi europei. Una misura che renderemo strutturale e che potrebbe essere estesa anche ad altre aree del Paese.La fiscalità di vantaggio per il lavoro, tra l’altro, oltre ad avere un effetto diretto sul rilancio della domanda di lavoro e di incremento della competitività del Mezzogiorno, consente di contrastare il lavoro nero, favorendo l’emersione e intercettare il fenomeno del back-reshoring, per riportare in Italia quelle imprese che avevano delocalizzato all’estero.Stimolare crescita e occupazione rientra tra le priorità che ci siamo dati per la Legge di Bilancio e il Recovery Plan, ed in questi ambiti si interviene in modo incisivo anche attraverso una seria e coordinata politica fiscale.Abbiamo intrapreso una strada, quella della riduzione delle tasse, e la portiamo avanti. Con determinazione”. Lo scrive sui social il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Il Sud riparta subito. Inammissibile trattare il Molise, la Basilicata come la Lombardia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

“L’unico aspetto positivo della tragedia pandemica, è quello di approfittare per sburocratizzare lo Stato, rivedere subito il codice degli appalti per far ripartire i cantieri subito e anche su questo Fdi ha fatto la sua parte, inascoltata. L’unica soluzione per dare tranquillità al mondo produttivo, soprattutto alle piccole aziende, è il risarcimento diretto. Lo Stato ha imposto l’azzeramento delle attività e deve ripagare interamente il danno nelle forme che stabilirà. Sin qui al contrario ha costretto le imprese al protesto e, ora, all’indebitamento. Consegnare le imprese alle banche è un atto feroce, altro che atto d’amore, la richiesta di restituzione entro 6 anni è offensiva come quella di pagare interessi, come se l’azienda avesse deciso liberamente di fare un investimento. Infine non si possono trattare il Molise, la Basilicata dove ci sono zero contagi e mortalità infinitesimale, o tutto il Sud che ha la medesima tendenza, come la Lombardia. È necessario che lo Stato sappia leggere le differenze e concerti con le regioni protocolli diversi. Questo consentirebbe all’Italia di fare cassa con il Sud per ristorare la parte del Nord in crisi drammatica. Ci vuole una visione di sistema che Conte fin qui non ha saputo interpretare. Facciamo intanto ripartire il Meridione, facciamolo diventare la nostra locomotiva economica in questa difficile crisi”. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli intervenendo a Coffee Break su la7.

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Coronavirus: occhi puntati al Sud

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

Desta forte preoccupazione l’allarme lanciato ieri dal Presidente della Regione Campania circa la carenza delle forniture essenziali per gli ospedali della regione. Un appello che, con modalità e tempi diversi, è stato condiviso da molte regioni del Mezzogiorno e che riteniamo non possa essere ignorato.Per questo, pur apprezzando lo sforzo profuso nell’affrontare l’emergenza nelle aree in cui il focolaio è più acuto e grave, facciamo appello al Ministro della Salute e al Ministro per il Sud e la coesione territoriale perché adottino al più presto tutte le misure necessarie ad evitare che la situazione del contagio si diffonda nel Mezzogiorno senza la prevenzione necessaria, producendo ancora maggiori danni e problemi nella aree più deboli del Paese.
Purtroppo le lunghe politiche di taglio al Sistema Sanitario Nazionale hanno comportato carenze e inefficienze, soprattutto al Sud. Non possiamo ignorare la grave crisi che, da anni, affligge le strutture ospedaliere di questa vasta area d’Italia, ma questo è il momento di agire con responsabilità per arginare i contagi e per prevenire l’emergenza al Sud. Fondi, dotazioni di dispositivi e apparecchiature mediche, ampliamento delle terapie intensive, tamponi: è necessario implementare un modello unitario per la medicina ai tempi del Covid-19, che non consenta alle disuguaglianze ataviche del Paese di creare ulteriori disparità in tema di cure e salute.

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Al Sud è già emergenza acqua

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

L’agricoltura italiana, una delle poche certezze produttive al tempo del coronavirus, deve fare i conti con le disponibilità idriche per una stagione irrigua, che si preannuncia anticipata in molte zone a causa di temperature superiori alla media del periodo.E’ così nel Sud del Paese, dove è ormai emergenza: negli invasi meridionali, dove ci sono attualmente circa 2.100 milioni di metri cubi d’acqua, ne mancano all’appello circa 400 rispetto all’anno scorso, ma addirittura un migliaio, se confrontiamo il dato con il 2010.Se in Basilicata, il deficit sul 2019 è di 153 milioni di metri cubi d’acqua trattenuta (oggi sono 260 milioni ca., ma erano circa 711 nel 2010!), in Puglia (disponibili oggi, ca. 147 milioni di metri cubi), le riserve sono più che dimezzate rispetto ad un anno fa; percentualmente la crisi più evidente è, però, in Calabria: l’attuale disponibilità di circa 6 milioni di metri cubi è meno del 40% di un anno fa, ma addirittura il 25% delle riserve idriche regionali nel 2010! In deficit idrico permangono complessivamente anche gli invasi della Sicilia (- 83 milioni di metri cubi d’acqua), così come in leggera sofferenza sono i bacini di Marche ed Umbria.I dati, resi noti dall’Osservatorio ANBI sullo Stato delle Risorse Idriche, testimoniano anche come al Nord la situazione, pur non ancora allarmante, necessiti di costante monitoraggio, soprattutto in prospettiva. “Risponde a questa esigenza, l’opportuna scelta, operata dall’Autorità Distrettuale del fiume Po, che ha reso permanente l’Osservatorio sulla carenza idrica – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – La prossima riunione è già in calendario per mercoledì 8 Aprile.”
Allo stato attuale, la situazione dei corsi d’acqua in Piemonte è di sufficiente copertura dei fabbisogni idrici propri del periodo invernale, essenzialmente legati agli usi idroelettrici ed industriali.Per quanto riguarda le previsioni future, se non interverranno significative precipitazioni e dovessero innalzarsi le temperature, si avrà un rapido scioglimento delle nevi, che si tradurrà in un aumento dei deflussi idrici verso valle con la rapida perdita delle riserve idriche immagazzinate, che termineranno in mare inutilizzate prima ancora dell’attivarsi delle derivazioni irrigue.“E’ un’ulteriore dimostrazione della necessità di un Piano Nazionale Invasi per trattenere le acque sul territorio ed utilizzarle al bisogno con evidenti benefici anche di carattere ambientale – evidenza Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Senza considerare le criticità idrogeologiche, che possono derivare da forti ed improvvisi afflussi idrici dalle aree di montagna.”Per quanto riguarda le acque sotterranee, la rete di monitoraggio del comprensorio Est Sesia evidenzia livelli di falda inferiori di circa 20 centimetri rispetto a quelli della media del periodo negli ultimi 10 anni.A fronte della precaria situazione nivometrica va pertanto sottolineata l’importanza del lago Maggiore, che ha una possibilità di invaso pari a 315 milioni di metri cubi, che salgono a 420 milioni nel periodo invernale. La disponibilità di questo bacino è fondamentale per l’agricoltura e l’ambiente della pianura piemontese (vercellese e novarese), ma anche lombarda (lomellina, milanese e pavese).
In Lombardia, la principale preoccupazione per la stagione irrigua interessa il livello di riempimento dei bacini montani e la quantità di neve ancora presente sulle Alpi; per quanto riguarda i grandi laghi, sotto la media del periodo sono i bacini di Como e di Iseo, mentre il Garda è abbondantemente sopra. Con le attuali disponibilità idriche sarà però difficile soddisfare pienamente le esigenze degli agricoltori; preoccupano specialmente le aree servite dai fiumi Adda e Oglio, ma anche da Brembo, Serio e Cherio. L’attenzione è comunque elevata in tutta la regione, poiché l’assenza di pioggia nei mesi di gennaio e febbraio ha reso le campagne secche ed abbassato il livello freatico.Situazione tranquilla, al momento, in Emilia-Romagna: il livello delle falde freatiche non desta preoccupazione ed il confronto con l’autunno 2018 non evidenzia variazioni significative di livello nel bacino del fiume Po, mentre sono evidenti situazioni localmente differenziate nel fiume Reno ed in quelli romagnoli; infine, vanno segnalate le scarse portate dei fiumi appenninici (Taro, Trebbia, Parma, Panaro, Lamone e Savio). In Veneto, infine, non si riscontrano particolari criticità ed anche gli sbarramenti antisale non sono ancora in funzione.

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Il divario tra Nord e Sud Italia non accenna a diminuire

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Interessa tutto il tessuto produttivo, agricoltura inclusa – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Il rapporto Svimez, presentato oggi a Roma, evidenzia una diminuzione del 2,7% del valore aggiunto dell’agricoltura al Sud nel 2018, contro un aumento nel Centro-Nord del 3,3%. Ma a preoccupare è soprattutto l’abbandono del Mezzogiorno da parte dei giovani: dall’inizio del secolo ben 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovani fino ai 34 anni, quasi un quinto laureati, hanno scelto di andare altrove per costruire il proprio futuro.Senza il contributo delle nuove generazioni, diventa difficile pensare a un rilancio dell’agricoltura del nostro Mezzogiorno – continua Tiso. I dati mostrano con chiarezza la necessità di stimolare la crescita del Sud attraverso misure che vadano oltre l’assistenzialismo per promuovere lo sviluppo a lungo termine, come per esempio un accesso più agevole al credito per le piccole e medie aziende agricole e finanziamenti mirati. Per includere le nuove generazioni è necessaria un’azione a tutti i livelli: una nuova Pac incisiva integrata da misure adeguate a livello nazionale, come per esempio norme più flessibili in materia di fiscalità e successioni per migliorare l’accesso dei giovani. Se si vuole puntare sull’agricoltura per far ripartire il Sud, non va poi dimenticato un altro gap: quello che distanzia la produttività del lavoro del settore primario dagli altri settori. Finché questo divario persiste, le nuove generazioni sceglieranno lavori con maggiore retribuzione e sarà difficile contrastare l’abbandono dei territori a vocazione agricola.

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Scuola: Rilancio del Sud, si parte da scuola e tempo pieno. Anief: “I soldi dove sono?

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

Finalmente si comincia a parlare concretamente di rilancio delle regioni meridionali: è scritto in diversi passaggi della Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2019. E lo ha fatto Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la coesione territoriale, annunciando il piano per il Mezzogiorno che il Governo M5S-PD si appresta a varare partendo dalla Legge di Bilancio 2020: si partirà “proprio dalla scuola, con investimenti sugli asili nido”. Su come si riuscirà a realizzare tutto questo, però, ancora non è chiaro. Soprattutto perché anche nella Nadef 2019 la spesa per l’Istruzione è prevista in riduzione. Certo, si fa spesso riferimento ai finanziamenti europei, i quali però non possono bastare. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Il problema è che occorrerebbero somme dieci volte maggiori rispetto a quelle stanziate con l’ultima Legge di Bilancio. Ad esempio, il completamento del tempo pieno, a questi ritmi ultra lenti, si realizzerà in tutti gli istituti non prima del 2060. Per non parlare della difficoltà oggettiva di attuare l’uscita posticipata dove le mense scolastiche scarseggiano e si avrebbero comunque difficoltà ad introdurle rispettando le norme su igiene, sicurezza e altro”.
Il rilancio del Sud passa per l’Istruzione pubblica nazionale. È scritto, a chiare lettere, nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2019, approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 settembre scorso. Però sull’effettiva realizzazione dell’obiettivo permangono forti dubbi. “Per superare il divario economico e sociale esistente tra Nord e Sud – si legge nella Nota del Mef -, occorre prevedere un piano straordinario di investimenti per il Mezzogiorno, unitamente alla promozione del coordinamento di tutti gli strumenti normativi esistenti. Lo sviluppo del Sud e la coesione territoriale rappresentano, infatti, priorità strategiche del Governo, al fine di attivare il potenziale di crescita inespresso, rafforzando il capitale fisico, umano, sociale e naturale. L’obiettivo è rendere più attrattivi il Sud e le aree interne, offrendo nuove opportunità occupazionali in particolare a giovani e donne”.
Le previsioni del Def indicano che sulle “infrastrutture, l’obiettivo è creare un sistema moderno, integrato e sicuro che tenga conto dei connessi impatti sociali ed ambientali e che migliori drasticamente il potenziale produttivo del Sud e sostenga la ripresa delle zone terremotate”. Pertanto, “lo sviluppo del Sud e la coesione territoriale rappresentano priorità strategiche del Governo, da realizzare attraverso l’attuazione di un piano strutturale che rilanci gli investimenti e gli interventi in grado di attivare il potenziale di crescita inespresso, rafforzando il capitale fisico, umano, sociale e naturale. L’obiettivo è rendere più attrattivi il Sud e le Aree interne, offrendo nuove opportunità occupazionali in particolare a giovani e donne”.
Nel testo si parla quindi di “attuazione del Green New Deal al Sud e nelle aree interne”. Inoltre, per i giovani del Sud e delle Aree interne saranno perseguite azioni specifiche per ridurre il fenomeno dell’emigrazione, potenziando gli strumenti di incentivo all’imprenditorialità giovanile e all’innovazione. C’è anche spazio per una pericolosa apertura verso la regionalizzazione: “Si procederà lungo il processo di autonomia differenziata, salvaguardando il principio di coesione nazionale e di solidarietà. Saranno definiti i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali. Ciò eviterà di aggravare il divario tra il Nord e il Sud del Paese”. A livello di scuola, cosa significherà tutto questo? Quali sono i finanziamenti previsti? Per gli istituti del Meridione, scrive Orizzonte Scuola, sarebbero in arrivo “15 miliardi di euro, un piano mirato per fermare l’emigrazione dei giovani dal Mezzogiorno al Nord o all’estero. Scuole aperte tutto il giorno e investimenti per gli asili nido, così che si pensi non solo ai bambini ma anche ai genitori dando spazio al potenziale delle donne. Provenzano punta quindi sulla scuola, sconfiggendo la povertà educativa e rendendola un luogo di emancipazione e non di diseguaglianze sociali”.

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Sud: politiche Pd e M5S hanno aggravato divario

Posted by fidest press agency su domenica, 4 agosto 2019

“Il rapporto Svimez fotografa una situazione disastrosa per il Mezzogiorno soprattutto per quanto riguarda le imprese e i giovani. In particolare quello che risalta è il progressivo aggravarsi del divario tra Nord e Sud a conferma che le politiche economiche del governo Renzi e quelle dei governatori Pd hanno prodotto il costante impoverimento delle regioni meridionali. Dinanzi a questa situazione difficile risalta ancora di più l’inadeguatezza del M5S e delle sue ricette economiche che puntano soltanto ad aumentare la spesa corrente ma non quella per investimenti. E chiaramente nemmeno l’Autonomia differenziata, che tanto sta a cuore alla Lega, può essere la soluzione che anzi rischia di aumentare il divario e di penalizzare proprio il Mezzogiorno. FdI continua a ribadire che al Sud non serve l’elemosina di Stato, come il reddito di cittadinanza, quanto piuttosto la possibilità di competere ad armi pari con il Nord”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone.

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«Resto al Sud … in Sicilia» incontro a Marsala

Posted by fidest press agency su sabato, 8 giugno 2019

Marsala lunedì 10 giugno 2019 (ore 16.00), presso il Complesso Monumentale San Pietro,si terrà un incontro informativo finalizzato ad illustrare l’incentivo «Resto al Sud», che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno. Le opportunità sono rivolte, in particolare, ai giovani tra i 18 e i 35 anni di età, ma con le novità previste dalla Legge di Bilancio 2019 anche ai liberi professionisti e agli under 46. Le domande vanno presentate sulla piattaforma on-line di Resto al Sud ed una volta approvata la richiesta il regime di aiuto è gestito da Invitalia, per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si possono, pertanto, avviare iniziative imprenditoriali per la produzione di beni nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura fornitura di servizi alle imprese e alle persone e turismo. Sono escluse dal finanziamento le attività agricole ed il commercio. Sono ammissibili le spese per la ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili, per l’acquisto di impianti, macchinari, attrezzature e programmi informatici e per le principali voci di spesa utili all’avvio dell’attività. Il finanziamento copre il 100% delle spese ammissibili e consiste in un contributo a fondo perduto pari al 35% dell’investimento complessivo finanziamento bancario pari al 65% dell’investimento complessivo, garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI. Gli interessi del finanziamento sono interamente coperti da un contributo in conto interessi. Resto al Sud è un incentivo a sportello, per cui le domande vengono esaminate senza graduatorie in base all’ordine cronologico di arrivo. Sono previsti i saluti istituzionali da parte di Liborio Furco (Presidente GAL Elimos), Alberto Di Girolamo (Sindaco Comune di Marsala), Vito Mancuso (Presidente O.A.P.P.C di Trapani) e Antonio Mistretta (Consigliere Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Marsala). Gli interventi previsti sono i seguenti: Stefania Esposito – INVITALIA (Resto al sud: stato di avanzamento della misura agevolativa), Pasquale Brancato – Direttore Area Retail Trapani (Resto al Sud: Intesa Sanpaolo al fianco dei giovani imprenditori) e Rocco Lima – Direttore GAL Elimos (Il GAL per lo Sviluppo Locale PAL “Terre degli Elimi 2020”). Le conclusioni sono affidate a Liborio Furco (Presidente del GAL Elimos). A partire dalle ore 18.30, infine, si terranno incontri «One to One»

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Scuola: Il tempo pieno al Sud non s’ha da fare

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

L’obiettivo impossibile dal realizzarsi, almeno alle condizioni attuali. Soprattutto nella regione siciliana, dove fare più ore di lezione servirebbe non poco, visto che ben 85 alunni della primaria su 100 escono oggi da scuola all’ora di pranzo e continuano ad esserci alcune province – come Caltanissetta – dove oltre il 40% lascia i banchi di scuola prima dei 16 anni: un tasso altissimo di abbandono precoce degli studi, quasi sempre per andare ad aggiungersi ai Neet, che in altre aree si sta vincendo proprio aumentando la permanenza a scuola degli alunni, a partire da quelli più esposti e deboli, sempre attratti dalle scorciatoie della strada. Marcello Pacifico (Anief): Non basta assegnare del personale docente per introdurre il tempo pieno: certamente, gli organici vanno allargati, sganciandoli dal numero di iscritti ma legandoli soprattutto alle difficoltà del territorio dove sono collocate le scuole. Ma poi servono anche servizi di base, strutture e fondi adeguati.
Chi si illudeva che per introdurre più ore di tempo scuola nel primo ciclo bastasse assegnare più docenti è servito: delle già poche 246 cattedre di tempo pieno nelle scuole primarie della Sicilia, assegnate dal Governo con la Legge di Bilancio 2019 proprio per favorire il tempo pieno, ben 96 (il 39%) “verranno restituite al Miur, perché – spiega La Repubblica – le richieste pervenute alle scuole siciliane durante le iscrizioni che si sono chiuse lo scorso mese di gennaio non consentono di istituire altre classi a tempo pieno”. La regione italiana con meno tempo pieno alla primaria è costretta a restituire al mittente quasi metà delle cattedre assegnate dal ministero per potenziare le lezioni pomeridiane. In Sicilia mancano gli spazi e le mense che permettono al tempo pieno di decollare. E pare che neppure le famiglie abbiano troppa voglia di lasciare a scuola i propri figli fino alle quattro del pomeriggio. “I posti non assegnati in Sicilia, a questo punto, prenderanno la strada delle regioni centrali e settentrionali che potranno utilizzarli. Dalle nostre parti, mancano i locali da adibire a mensa che consentono di prolungare la permanenza a scuola dei bambini delle elementari. E sembra che anche da parte dei genitori il servizio non sia richiestissimo. Nelle altre realtà italiane si viaggia su tassi completamente diversi: in Lombardia, il tempo pieno copre il 50% delle classi funzionanti, in Piemonte il 48% e nel Lazio si sfiora il 53%”, conclude il quotidiano. È chiaro, commenta Anief, che stando così le cose il gap sul tempo pieno tra le regioni del Centro-Nord e quelle del Sud non potrà che acuirsi: “Per avviare la permanenza delle classi in una scuola – spiega il suo presidente nazionale, Marcello Pacifico – occorrono delle strutture e cucine a norma, dei finanziamenti importanti per adeguare le strutture che non lo sono, delle somme rilevanti da assegnare con stabilità agli enti locali e altro ancora. Purtroppo, tutto questo nelle regioni del Sud non è riscontrabile. Noi lo abbiamo sempre detto e adesso si realizzano le conseguenze di un progetto ispirato da obiettivi nobili ma organizzato, in determinate aree del Paese, su una base fragile”. È significativo che in tutta la Sicilia, ma vale anche per la Sardegna, oltre il 35% dei giovani non arrivi al diploma di maturità. “Il nostro no categorico alla regionalizzazione, anche questa espressa in tempi non sospetti, deriva anche dal fondato timore – continua il sindacalista – di vedere rafforzata la differenza tra le regioni più ricche e quelle meno fortunate. Dovendosela cavare in proprio, le regioni con meno strutture, risorse e finanziamenti non potranno che ridurre la portata dei servizi di loro pertinenza. Servizi che, con l’eventuale autonomia differenziata approvata in Parlamento, riguarderanno anche l’istruzione e la sanità pubblica. Con il rischio fondato di assistere all’esodo di tanti giovani e di molti cittadini che, per formarsi e curarsi meglio, si sentiranno costretti a spostarsi nelle realtà che offrono maggiori garanzie in merito”.

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No tasse a pensionati estero al Sud

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

“Siamo lieti che la Lega abbia deciso di inserire nella manovra un emendamento che riprende una storica proposta di Fratelli d’Italia, che prevede un abbattimento delle tasse per quei pensionati residenti all’estero che decidano di stabilire la residenza in una delle Regioni del Mezzogiorno. In tal senso avevamo presentato a luglio un disegno di legge in Senato, primo firmatario il senatore Urso, tradotto, poi, in un emendamento al decreto fiscale ( bocciato dalla maggioranza) e adesso alla legge di Bilancio. Abbiamo sempre dimostrato al governo ed alla maggioranza piena disponibilità al confronto e al dialogo sulla nostra proposta, chiedendo allo stesso tempo correttezza. Siamo quindi soddisfatti che la nostra proposta abbia trovato condivisione, e lo siamo ogni qual volta le nostre idee trovano sostegno. Questo anche quando ci si dimentica della loro paternità, ma il nostro obiettivo è che le cose si facciano nell’interesse degli italiani e della Nazione”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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“Sussidiarietà e… giovani al Sud”

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

Milano lunedì 12 novembre 2018 ore 9.30 Sala Colucci Palazzo Castiglioni Unione Confcommercio Corso Venezia, 47 Introduce e modera: Giorgio Vittadini, Presidente Fondazione per la Sussidiarietà Presentazione del Rapporto:
Alberto Brugnoli, Professore di Economia applicata, Università degli Studi di Bergamo Intervengono:Sergio Bassanetti, Vicepresidente UCIMU-Sistemi per produrre, Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione CON IL SUD, Chiara Carotenuto, Ufficio Studi PwC, Adriano Giannola, Presidente SVIMEZ, Vito Grassi, Presidente Unione Industriali Napoli, Amedeo Lepore, Professore ordinario di Storia economica, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Umberto Ranieri, Presidente Fondazione Mezzogiorno Europa. Una grande verità è rimasta nascosta per troppo tempo nel dibattito pubblico: la ripresa dell’Italia è la ripresa del suo Meridione. Una battaglia tutt’altro che persa e, anzi, ancora tutta da giocare.
Come? Il nuovo Rapporto “Sussidiarietà e… giovani al Sud” affronta il tema offrendo una lettura originale dei problemi e delle opportunità di sviluppo del Meridione d’Italia.
I rilievi emersi dalla ricerca danno motivi di speranza. Senza negare i nodi irrisolti radicati nella storia, l’indagine dice che ci sono tutti gli elementi per ripartire, che c’è la possibilità per i giovani del Mezzogiorno di costruire il loro futuro e, con esso, lo sviluppo dei loro territori. Quello che serve a tale scopo però è una “scossa”, un cambiamento di visione: il Sud Italia non è periferia ma, secondo un’intuizione secolare e un dato geografico, è un centro. In particolare, il centro di una delle aree di maggiore interesse al mondo, quella del Mediterraneo.

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Scuola: Legge di Stabilità, il tempo pieno al Sud naufraga ancora prima di vedere la luce

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 novembre 2018

Come si fa a realizzare più tempo scuola senza assumere gli insegnanti a cui affidarlo? Lo denuncia il sindacato Anief, a seguito del mancato inserimento nel testo della manovra economica dei provvedimenti promessi a più riprese dai più alti esponenti del governo per ridurre il divario Nord-Sud sul fronte dell’istruzione. È indicativo, invece, che tra i finanziamenti accordati sinora siano assenti quelli per procedere all’assunzione di 27.400 docenti e Ata chiesti dal Miur, di recente ricordati dal Ministro dell’Istruzione nel corso di un question time alla Camera, come primo assaggio verso l’incremento del tempo scuola nelle regioni più deprivate a livello di agenti culturali. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal), il rischio concreto è che il progetto si perda strada facendo, per via dei vincoli imposti dal Mef. Come per altri annunci e disegni legge virtuosi, quali l’introduzione dei docenti di educazione motoria alla primaria, di musica di inglese.

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Scuola: Tempo pieno al Sud, bene l’accordo di programma del Ministro per la Sicilia

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

Le buone intenzioni di alcuni esponenti della maggioranza parlamentare sul tempo pieno e il potenziamento dell’offerta formativa al Sud vengono raccolte anche dal Ministro dell’Istruzione, giunto in Sicilia per siglare un’intesa tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e la Regione: “Grazie a questa intesa – ha detto Marco Bussetti – potremo concretamente dare il via alla maggiore diffusione del tempo pieno, al potenziamento dell’offerta formativa e ad una più forte collaborazione tra scuola e famiglia. La Sicilia diventerà laboratorio del Sud Italia, protagonista di un progetto di cui sono orgoglioso. Gli studenti siciliani avranno la possibilità di vivere la scuola come una seconda casa, sviluppando un senso di appartenenza e di fiducia verso questa istituzione”.L’accordo di programma coinvolgerà una scuola pilota per provincia, selezionata per l’alto tasso di dispersione scolastica e per un’elevata presenza di alunni in condizioni di svantaggio personale e familiare. “La firma di questo protocollo permetterà la diffusione del tempo pieno e prolungato, il potenziamento dell’offerta formativa relativa alle discipline curriculari di base, tecnico professionali e di lingue straniere, anche attraverso l’apertura pomeridiana delle scuole del primo e secondo ciclo e la creazione di sportelli di ascolto e orientamento scolastico e professionale”.Anief ritiene condivisibile la linea presa dal Governo e dell’amministrazione scolastica centrale: è bene, però, che i buoni intenti siano accompagnati da subito con azioni legislative efficaci. È necessario che l’introduzione dell’orario maggiorato di tempo scuola, sino al pomeriggio, venga allargato a tutto il Meridione e a quelle zone d’Italia dove è disapplicato, anche per mancanza di supporto degli enti locali. Pertanto, chiediamo che nella Legge di Stabilità all’esame del Governo sia introdotto il tempo pieno in tutte quelle zone del Sud Italia dove vi è un divario rispetto alle regioni del Nord. Tra i parametri da considerare, sempre ai fini della deroga sul tetto di organici, vi sono quelli relativi all’alto flusso migratorio, alla scarsità di offerta culturale circostante, all’economica locale depressa, all’alto tasso di disoccupazione e criminalità”. Sono queste le motivazioni che non portano al diploma uno studente su quattro che si iscrive alle superiori. “Quando si parla di rapporto inferiore alunni, come hanno fatto di recente alcuni parlamentari della maggioranza, anche attraverso delle proposte di legge già presentate, è ovvio che in queste circostanze si debba attuare un proporzionale potenziamento del numero di docenti e Ata in servizio: per questo motivo, come Anief insistiamo che venga approvata finalmente una norma che dia il la agli organici differenziati-maggiorati da attuare in tutte le parti d’Italia dove manchi il tempo pieno: la sua mancata adozione infatti, quasi sempre corrisponde a un più alto numero di alunni che lasciano la scuola prematuramente e a un basso livello di standard riguardanti l’acquisizione delle conoscenze e competenze apprese”, conclude Pacifico.A sposare entrambe le necessità – tempo pieno e organici maggiorati – potrebbe essere l’azione legislativa presentata dal Movimento 5 Stelle, avviata nei giorni scorsi attraverso il DDL n. 877 presentato alla Camera a prima firma dell’on. Lucia Azzolina, per mezzo del quale si intende ridurre il rapporto alunni docenti di un punto percentuale che prefigurerebbe il ripristino di quasi 87 mila posti cancellati con le riforme taglia ore e istituti imposte nell’ultimo decennio, a partire dalla legge Berlusconi-Gelmini 133/2008 (comma 1 articolo 64) e dal ddl 81/2009. Particolare apprezzamento va dato alle parole dell’onorevole Luigi Gallo che ha parlato, di recente, della necessità di organizzare delle iniziative culturali nei territori più degradati. Anche il senatore Mario Pittoni (Lega) si è impegnato pubblicamente nel fare approvare già con la prossima legge di bilancio delle norme che favoriscano il tempo pieno al Sud.

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Proposta per pensionati UE che si trasferiscono al sud

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

“Ci fa piacere che il Governo abbia accolto positivamente la proposta di Fratelli d’Italia riguardante i pensionati Ue. Ieri sera durante la trasmissione “Porta a porta”, il Ministro Matteo Salvini si è detto propenso ad appoggiare la nostra idea e anche il ministro Barbara Lezzi è del suo stesso avviso.L’iniziativa di Fratelli d’Italia segue il modello adottato già in Portogallo dal 2012 e mira ad attirare nel Sud Italia (Sicilia, Campania, Calabria e Puglia) i pensionati ricchi di tutta Europa proponendo loro una tassazione forfettaria.
Attualmente la proposta di legge presentata al Senato, di cui sono cofirmatario insieme ai senatori Adolfo Urso e Antonio Iannone, è stata assegnata in Commissione Finanze e, vista la disponibilità del Governo, spero venga calendarizzata il prima possibile. Questa normativa si può realizzare in pochi mesi e gioverebbe allo sviluppo del Mezzogiorno” è quanto dichiarato dal senatore di Fratelli d’Italia Raffaele Stancanelli.

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