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Sudan del Sud: le parti in conflitto si accordano per la divisione del potere

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha reagito con molto scetticismo alla firma del nuovo accordo di pace per il Sudan del Sud. Dopo il fallimento dell’accordo di pace del 2015, lo scorso 5 agosto il presidente del Sudan del Sud Salva Kiir e il leader dell’opposizione nonché ex-vicepresidente Riek Machar si sono incontrati della capitale sudanese Khartoum per firmare alla presenza di diversi capi di stato africani un nuovo accordo di pace che dovrebbe mettere fine a cinque anni di sanguinosa guerra civile. L’accordo, che regola la suddivisione del potere nella giovane nazione africana, prevede che l’attuale presidente Salva Kiir mantenga la sua carica presidenziale mentre il leader dei ribelli Riek Machar venga reintegrato nel governo di unità nazionale come primo vicepresidente.La suddivisione del potere stabilita con la nuova intesa ripropone quindi le stesse persone che già prima della guerra ricoprivano quelle stesse cariche e la cui lotta per il potere ha di fatto trascinato il paese in una guerra civile in cui sono morte oltre 50.000 persone e, oltre ad aver raso al suolo il paese, ha messo in fuga 2 milioni di abitanti su una popolazione di 12 milioni.Secondo l’APM, le basi su cui dovrebbe poggiare l’augurabile pace duratura nel paese sono quindi molto deboli. Non solo perché il paese continuerà ad essere governato da coloro che per la propria brama di potere hanno scatenato la guerra ma anche perché il governo dei vicini Kenya, Uganda e Egitto sembrano poco interessati a porre fine alle violenze e a impegnarsi per una vera pace in Sudan del Sud, e, in ultimo, perché la suddivisione di potere fissata dalla nuova intesa lascia poco spazio al perseguimento giuridico dei crimini commessi. Entrambe le parti in causa sono infatti accusate di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità. Reinsediati nelle loro posizioni di potere è difficile pensare che i due leader permetteranno indagini serie, è invece più probabile che ognuno tenterà di bloccare le indagini sui crimini commessi dal proprio schieramento. Senza una reale giustizia per tutte le vittime del conflitto, a qualunque schieramento appartenessero, è difficile pensare che le violenze nel paese possano cessare definitivamente.Con gli accordi di pace del 2015, poi falliti, l’Unione Africana (UA) era stata incaricata di istituire una corte penale mista che indagasse sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi da entrambi gli schieramenti. Finora nulla è stato fatto e ad una precisa domanda in tal senso dell’ambasciatore statunitense in Sudan del Sud, il ministro per la giustizia sudsudanese ha laconicamente risposto che il governo “ne sta conversando con l’UA”.

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Sudan del Sud: nuova violenza minaccia processo di pace

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2016

sud sudanDopo i recenti e sanguinosi scontri armati in Sudan del Sud, l’Associazione per i popoli Minacciati (APM) ha chiesto l’immediata convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per evitare il crollo del processo di pace in Sudan del Sud. L’APM teme che la Comunità internazionale decida di chiudere rassegnata gli occhi di fronte alla nuova tragedia nel paese e abbandoni la società civile. Secondo l’APM esiste infatti il concreto pericolo che una nuova guerra in Sudan del Sud si allarghi a tutta l’Africa orientale. Secondo l’APM la comunità internazionale deve continuare a spingere le parti in causa nel conflitto al rispetto degli accordi di pace dell’agosto 2015 e deve trovare i mezzi per migliorare la tutela della popolazione civile.
L’APM si è appellata anche all’Unione Africana (UA) che si riunisce oggi a Kigali (Ruanda) affinché si occupi della situazione in Sudan del Sud ed esorti sia il presidente sudsudanese Salva Kiir sia il suo rivale il vicepresidente Riek Machar a rispettare appieno l’accordo di pace. Tutti i punti dell’accordo di pace riguardanti la comune salvaguardia della pace e la smobilitazione e il disarmo delle milizie non sono stati finora attuati. E’ quindi urgente che la comunità internazionale continui a mediare tra le parti in causa affinché anche questi punti fondamentali dell’accordo vengano rispettati.Le Nazioni Unite devono finalmente adoperarsi per una completa e reale tutela della popolazione civile poiché pare evidente che la missione di pace dell’ONU UNMISS non riesca finora a adempiere a questo suo compito. Da un’inchiesta condotta dall’organizzazione “Medici senza frontiere” risulta infatti che tre quarti delle persone rifugiatesi nei campi allestiti dall’ONU dichiarano di non sentirsi sicuri in questi campi. Attualmente più di 160.000 civili sudsudanesi sono rifugiati nei campi dell’ONU i quali versano però in condizioni catastrofiche e non sono in grado di garantire ai profughi condizioni di vita dignitose. Spesso la tutela della popolazione è resa più difficile dai rigidi vincoli di sicurezza imposti all’UNMISS che impediscono spesso anche la fornitura veloce ed efficace di aiuti umanitari.Un Sudsudanese su quattro oggi è in fuga dalla guerra e la metà dei circa 11 milioni di Sudsudanesi dipende per la propria sopravvivenza dagli aiuti umanitari. Il paese è a un passo da una terribile carestia e dal crollo della sua già povera economia. Secondo l’APM non è certo questo il momento di abbandonare una popolazione traumatizzata da decenni di guerra e gravissime violazioni dei diritti umani ai giochi di potere dei suoi leader politici corrotti. Tanto più la corruzione e l’abuso di potere in Sudan del Sud sono stati per anni sostenuti proprio da quella comunità internazionale che ora tende a chiudere gli occhi di fronte alle conseguenze della sua stessa politica internazionale.

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