Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

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Farmaci: Troppi tagli, pochi controlli

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2010

Paolo Landi, Adiconsum: Ci chiediamo se la “farmatruffa” emersa dall’indagine di Firenze non rappresenti la punta di un iceberg. Ogni giorno leggiamo di tagli e di aumento dei ticket della sanità per contenere le spese del servizio sanitario nazionale. Gli ultimi tagli preannunciati dalla Regione Lazio incideranno pesantemente sulla qualità del servizio ai cittadini. Un uso non corretto dei medicinali può far lievitare in modo rilevante la spesa del SSN e i ticket a carico dei cittadini. Il ticket di per sé non è un controllo sufficiente per verificare la correttezza delle prescrizioni del medico. Per questo è necessario che ogni regione si doti di una propria struttura di controllo. Adiconsum ritiene, inoltre, che una maggiore presenza delle Associazioni Consumatori sul tema della salute con propri sportelli all’interno dei grandi ospedali e delle Asl possa rappresentare un ulteriore momento di controllo indispensabile per migliorare il Servizio Sanitario Nazionale.

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Il cittadino

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2009

Una lettera al direttore data telefonicamente. Abbiamo ricevuto una telefonata da parte di un signore che non ha voluto dire il suo nome asserendo che sarebbe stato sufficiente presentarsi come “cittadino”. Il suo fare educato ma dal tono deciso ci ha indotti a sorvolare sul suo ostentato anonimato o meglio sul suo definirsi “cittadino” per entrare nel merito della sua chiamata. Ci ha rivolto delle domande su quello che egli ha insistentemente chiamato “il partito dei militari”  e che noi, con altrettanta insistenza, abbiamo precisato che si tratta del “Partito per la tutela dei diritti dei militari” (Pdm), ma, come si dice? non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Abbiamo anche aggiunto che se voleva avere ulteriori informazioni, rispetto all’articolo che abbiamo pubblicato sull’argomento e che è stata la causa scatenante della sua telefonata, poteva rivolgersi sia a Comellini segretario del Partito sia all’avvocato Giorgio Carta. Ma non ci è stato verso. La sua telefonata era solo per noi per dirci che è “una vergogna” che in Italia si possa tollerare che dei militari non solo si iscrivano a un partito ma ne costituiscano uno e persino guidato da un rappresentante della “bassa forza”. A questo punto non entriamo nel merito delle sue argomentazioni e delle nostre risposte ma ci limitiamo a una semplice riflessione. Fare politica significa mediare tra gli opposti interessi, intesi nella loro legittima accezione. E se in Italia per far rispettare i diritti di tutti, in specie per quelli che si vorrebbe non ne avessero, in specie se manca nelle loro divise qualche greca di prestigio, occorre fondare un partito con il preciso richiamo alla “tutela dei diritti” per una categoria di lavoratori che di tali tutele è scarsamente provvisto, la responsabilità, a nostro avviso, ricade su coloro che vi ostano con chiusure barricadiere e non attraverso un ponderato e ragionato argomentare. La verità è che l’Italia si trova ancora a percorrere il lungo tunnel del rinnovamento e non riesce a vederne l’uscita proprio perché si frappongono una miriadi di pretestuosi ostacoli da chi teme il nuovo e resta nel vecchio: hic sunt leones. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Un partito tutto mio

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

Simplicio scrive a Rosario E’ un sogno. Un bellissimo sogno o un incubo? Resta il fatto che è costante nel tempo. Per lo meno dalla nascita del Fronte dell’uomo qualunque di Guglielmo Giannini. Quel “famoso” movimento che nelle elezioni politiche del 1946, al suo esordio in politica, ottenne il 5,3% dei voti e 30 seggi all’assemblea costituente. Anche allora fu un “tormentone” onirico fatto di paure: quella dei grandi proprietari terrieri spaventati dalle rivolte di massa dei contadini appoggiati dal Pci, dalla nascita del Msi che ricordava troppo da vicino la dittatura fascista e di una Dc che non sembrava potesse costituire un argine sufficiente al fronte social-comunista. Poi tutto fu metabolizzato dal sistema e il sogno si diradò. Riprese vigore negli anni novanta allorchè la caduta del muro di Berlino sancì il collasso dell’Urss e liberalizzò i vincoli egemonici di un bipartitismo imposto da motivazioni di natura internazionale. E l’uomo qualunque ritornò a sognare. Ma fu un sogno da incubo nel momento in cui si sentì, da una parte, “orfano” di un sistema di governo del paese che stava andando in frantumi e dall’altra dalla nascita di un movimento che seppe risvegliare solo le vecchie e mai dome paure dell’onda comunista e su questa traccia ci risvegliammo con una realtà diversa da quella che avremmo voluto. Ci rendemmo conto, purtroppo tardivamente, che non si trattava di politìa o politeìa ovvero di governo dei cittadini o governo cittadino ma di uno scippo voluto dai poteri forti che temevano di perdere la loro influenza e le loro convenienze e ne affidarono il compito all’uomo che poteva al meglio rappresentarli. Si trattò di una rivoluzione “capitalista” dopo che in passato avemmo quelle borghese e proletaria. Potevamo, come negli anni venti, neutralizzare quel tentativo se solo avessimo avuto un’alternativa valida. Fallimmo in entrambe le circostanze per quel sogno che ci tormentava del partito fatto in casa. Eravamo gelosi della nostra autonomia, del primato dei nostri principi. Troppo diffidenti per ricercare intese unitarie. Ora credo di sapere che è stato e resta un sogno da incubo. Nella migliore delle ipotesi una sorta di boomerang. Può essere un espediente di chi punta al recupero delle forze minori per usarle a suo piacimento. Chi ci dice, infatti, che il partito del Sud non diventi la costola dell’attuale maggioranza? Chi ci dice che gli altri partiti che dovessero spuntare non si trasformino in un nuovo modo di fare del “collateralismo” come era di moda negli anni ’50 con movimenti come le Acli, i coltivatori diretti e gli stessi sindacati confederali? E’ così che quel sogno nato per farmi sorridere e compiacermene diventa il mio incubo.

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