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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘suicidi’

Carceri: Fp Cgil, per agenti suicidi e aggressioni in aumento

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Decine di suicidi e migliaia di aggressioni, con numeri in continuo aumento: accade nelle carceri italiane, vittime gli agenti di polizia penitenziaria. Sono, infatti, 35 i suicidi e 2.250 le aggressioni subite negli ultimi cinque anni dai poliziotti penitenziari. Un trend in aumento che svela tra le righe le reali condizioni di lavoro del corpo, al limite delle possibilità. Questo il fenomeno registrato da dati ufficiali raccolti dalla Funzione Pubblica Cgil Polizia Penitenziaria. Un nuovo step della campagna della categoria dietro le parole ‘dentro a metà’ lanciata proprio per mostrare le condizioni di vita e di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria.
Tra il 2013 e il 2017, in soli cinque anni, secondo i dati raccolti dalla Fp Cgil Pol Pen, 35 sono stati i poliziotti penitenziari che si sono tolti la vita, il più delle volte con l’arma di ordinanza. Le aggressioni invece arrivano a 2.250, nello stesso periodo di riferimento. Un fenomeno che appare essere “in forte aumento”, tenendo conto delle 344 violenze registrate nel 2013 a fronte delle 590 del 2017. “Dati che segnalano una condizione di vita e di lavoro allo stremo delle possibilità”, commenta Massimiliano Prestini, coordinatore nazionale della Fp Cgil Polizia Penitenziaria, nel sottolineare che: “La cosa che preoccupa di più è che l’amministrazione penitenziaria non ha risposto alla nostra pressante richiesta di avviare un confronto su una situazione lavorativa la cui gravità non può essere ignorata. Benessere e sicurezza devono diventare priorità nella gestione delle carceri del nostro Paese”. “Non si può pensare di contrastare il fenomeno dei suicidi solo con l’istituzione di un numero verde. Tanto per cominciare servono presidi su tutto il territorio nazionale”, osserva Prestini nel ricordare che la risposta dell’amministrazione penitenziaria per contrastare il fenomeno è stata l’istituzione di una linea telefonica presso l’Ospedale Sant’Andrea di Roma a cui il personale può rivolgersi per consulenze.Quella dell’aumento delle aggressioni subite dal personale, fa sapere Prestini, “non è altro che una conseguenza della decisione di tenere le celle aperte nelle carceri e di non impegnare i detenuti in alcun tipo di attività durante tutta la giornata. Se si vuole attuare un nuovo tipo di vigilanza serve più personale nelle carceri, supporto tecnologico per la vigilanza e soprattutto attività lavorative che possano favorire il reinserimento sociale del reo”. Per queste ragioni, conclude Prestini, “se il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non affronterà il problema, le condizioni delle carceri saranno destinate a peggiorare, riportandoci alla situazione di illegittimità sanzionata in un recente passato dall’Europa”.

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Suicidi d’estate

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

suicidi d'estateLa notizia dell’ennesimo suicidio in carcere mi ha fatto pensare che l’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiamo io) convince a togliersi la vita più d’estate che d’inverno. Che amarezza però che quasi nessuno ne parli e dica che la sofferenza che c’è in un carcere non si trova in nessun altro luogo, neppure nelle corsie di un ospedale. I suicidi dall’inizio di quest’anno sono arrivati a 32, per un totale di 68 morti.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica ho pensato di dare voce a qualche detenuto che s’è tolto la vita (che altro posso fare?) raccontando la storia di Melo, un prigioniero che ho conosciuto molto bene. Melo attaccò lentamente la cintola dell’accappatoio alle sbarre della finestra.
La osservò con attenzione. E pensò che in fondo la sua non era stata una brutta vita.
Aveva sempre vissuto come aveva potuto. E non certo come avrebbe voluto, ma non aveva mai smesso di amare l’umanità, anche quando questa l’aveva maledetto e condannato a essere cattivo e colpevole per sempre.Ricordò che i filosofi non consideravano la scelta di suicidarsi un crimine o un peccato, ma solo un modo di abbandonare la scena quando la vita diventava inutile. E la sua vita, oltre che inutile, ora era diventata anche insopportabile. Si augurò di non svegliarsi mai più.
Né in paradiso né all’inferno.Ne aveva già abbastanza di questo mondo.E anche dell’altro, dove presto sarebbe andato.Melo non temeva la morte.Era già da tanto tempo che l’aspettava.E lei, per fargli dispetto e per continuare a lasciarlo in prigione, ritardava a venire.Ora però sarebbe stato lui ad andare da lei.
Ogni prigioniero resiste a stare in carcere fino a un certo punto, che varia secondo la storia di ognuno.Poi per alcuni, ad un certo momento, non rimane altro che impiccarsi alle sbarre della finestra della propria cella.
Melo aveva già superato questo limite da molti anni, ma non aveva ancora avuto il coraggio di togliersi la vita in quel modo. Troppi ne aveva visti di prigionieri appesi alle sbarre.Era terrorizzato di fare quella fine.
Una volta aveva tentato di salvarne uno, senza riuscirci, tenendolo per i piedi.
Avrebbe preferito scappare dall’Assassino dei Sogni con una morte dolce, ma non poteva certo andare in Svizzera per chiedere l’eutanasia.Melo camminò un po’ per la cella, avanti e indietro.Poi si sdraiò sulla branda.Fissò il soffitto macchiato di umidità, per una diecina di minuti.Si scrollò gli ultimi dubbi di dosso e non ci volle pensare più.
Si guardò intorno, quasi per paura che qualcuno lo potesse vedere e impedirgli di fuggire per sempre dall’Assassino dei Sogni.Tentò un debole sorriso a se stesso.
Si tolse la malinconia con una scrollata di spalle.
In tutti questi anni ci aveva pensato anche troppo.
Montò sullo sgabello.
E lo fece cadere.
Subito dopo ebbe la sensazione di annegare.
Sentì il cuore addormentarsi.
Fissò le sbarre della finestra.
E si consolò pensando che era l’ultima volta che le vedeva.
Provò la sensazione che le pareti della cella si stessero stringendo verso di lui.
Poi venne il buio.
Ed era così denso che sembrava gli sorridesse.
La morte e la libertà erano così vicine che sarebbe bastato allungare la mano per toccarle. E lo fece.
Prima toccò la morte.
Poi abbracciò la libertà.
Pensò che finalmente ce l’aveva fatta.
Era finalmente libero.
Cadde nel torpore.
Smise di respirare.
E dopo trentatré anni di carcere Melo fu finalmente libero.
Uscì per sempre dalla sua vita.
E si addormentò, come sanno fare solo i morti.
(By Carmelo Musumeci) (foto: suicidi d’estate)

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Africa: attacchi suicidi di bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

africa7Secondo il rapporto dell’UNICEF pubblicato oggi, ‘Silent Shame: Bringing out the voices of children caught in the Lake Chad crisis’, il numero di bambini utilizzati in attacchi suicidi nel conflitto del lago Ciad – che coinvolge Nigeria, Ciad, Niger e Camerun – è aumentato a 27 nei primi tre mesi del 2017, rispetto ai 9 casi nello stesso periodo dell’anno scorso. Secondo il rapporto questo incremento rispecchia una pericolosa tattica dei ribelli. Finora, dal 2014, sono stati utilizzati 117 bambini per portare a termine attacchi con bombe in luoghi pubblici in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun: 4 nel 2014, 56 nel 2015, 30 nel 2016 e 27 solo nei primi tre mesi del 2017. Nella maggior parte di questi attacchi sono state utilizzate ragazze. Per questo, le ragazze, i ragazzi e anche i bambini vengono visti con maggiore timore presso i mercati e ai checkpoint, in quanto si sospetta che trasportino esplosivo.“Nei primi tre mesi di quest’anno, il numero di bambini utilizzati in attacchi con bombe equivale quasi al numero complessivo dello scorso anno – questo è l’utilizzo peggiore possibile di bambini in un conflitto,” ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, Direttore regionale UNICEF per l’Africa Centrale e Occidentale. “Questi bambini sono vittime, non colpevoli. Costringerli o raggirarli per utilizzarli in questo modo è riprovevole.”
Il rapporto, lanciato tre anni dopo il rapimento di oltre 200 studentesse a Chibok, fornisce racconti preoccupanti di bambini cresciuti in cattività per mano di Boko Haram e su come questi bambini siano guardati con sospetto quando tornano nelle proprie comunità.
Nelle interviste, molti bambini che sono stati associati a Boko Haram hanno dichiarato di non parlare con nessuno della loro esperienza perché hanno paura sia di essere stigmatizzati, sia di possibili rappresaglie violente da parte delle loro comunità. Molti di loro sono costretti a sopportare gli orrori subiti in silenzio e si allontanano da altri gruppi per paura di essere banditi o stigmatizzati.Il rapporto, inoltre, sottolinea le sfide che le autorità locali devono affrontare con i bambini che sono stati fermati ai checkpoint e presi in custodia amministrativa per fare loro domande e controlli, facendo crescere la preoccupazione sui prolungati periodi di custodia. Nel 2016, circa 1.500 bambini sono stati in custodia amministrativa in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun. Il rilascio di oltre 200 bambini dalle autorità nigeriane, il 10 aprile, rappresenta un passo positivo per la protezione dei bambini colpiti dalla crisi in corso.

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Italia: aumentano i suicidi

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 febbraio 2015

cinzia pellegrino«La crisi economica è sempre più fonte di disgregazione e tragico elemento di disperazione sociale. Soltanto nei primi 9 mesi del 2014 i suicidi per cause economiche in Italia erano cresciuti del 59,2%. Un bollettino di guerra al quale bisogna cercare in tutti i modi di porre un freno. Noi non vogliamo rassegnarci, non vogliamo essere complici del fatto che ci si possa quasi abituare a sentire queste notizie e che quindi passino in silenzio, come fredde statistiche. Per questo metteremo a disposizione, a partire dalla prossima settimana, uno Sportello del Cittadino in ogni Municipio della Capitale a sostegno di famiglie ed aziende, nel quale forniremo consulenza gratuita per ottenere la riduzione delle spese di luce e gas o la verifica dei contatori, su come contestare fatture e conguagli, su come ricevere assistenza legale per quanto riguarda le contestazioni alle pratiche di Equitalia, per la verifica dei tassi di usura di mutui e prestiti bancari e a difesa del consumare. Con questa iniziativa intendiamo lanciare un messaggio chiaro e cioè che il suicidio non può mai essere, per nessun motivo, una soluzione e che ci si può aiutare l’un l’altro per superare questi momenti difficili: perché nessuno è solo. Dobbiamo riscoprire il valore della solidarietà e della difesa dei nostri diritti, per uscire da una crisi che oltre che economica è prima di tutto valoriale». E’ quanto dichiara Cinzia Pellegrino, referente romana del Dipartimento di Fratelli d’Italia-An dedicato alla tutela delle Vittime di violenza, nella Giornata di lutto Nazionale per le Vittime della crisi.

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Suicidi imprenditori

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2012

“Con l’ennesimo tentativo di suicidio mi chiedo: Chiudere le imprese e portare gli imprenditori all’esasperazione è una volontà governativa?”. A dichiararlo è il presidente di Confartigianato Imprese Palermo, Nunzio Reina che punta il dito contro un meccanismo che ritiene “lesivo della dignità personale degli artigiani. La parola “dignità” – precisa – non è una parola vuota, ma descrive pienamente l’umiliazione che stritola chi è a capo di un’impresa e non riesce a riempire dei buchi che si trasformano i voragini. L’artigiano vive dodici ora col proprio dipendente, quando non riesce più a pagarlo non può nemmeno guardarlo più negli occhi, sentendosi impotente”. Alla base di una condizione critica, secondo Reina, le imposte indirette, i costi d’impresa e l’Imu. “Anche quest’ultima tassa – ribadisce il presidente – si ripercuote sia sugli imprenditori che possiedono un immobile, ma, indirettamente, anche con chi ce l’ha in locazione, perché l’affitto aumenterà al rinnovo del contratto. Insomma, un cane che si morde la coda. Inoltre, la serie di sanzioni prevista per il mancato pagamento delle imposte indirette, dovrebbe essere annullata, per non parlare poi – aggiunge Reina – degli interessi, che dovrebbero essere ridotti. Lo Stato doveva inoltre rimborsare l’Iva, il pagamento è adesso arrivato, è stato definito quasi come una vittoria, ma in realtà è arrivato in ritardo, per il quale non c’è stata alcuna sanzione. Quest’ultima è forse prevista solo per gli artigiani? Come fa un imprenditore in difficoltà a sostenere tutto questo? Quando le banche chiudono la porta in faccia, quando non arrivano i pagamenti dalla pubblica amministrazione, l’unica alternativa resta l’usura. Propongo quindi – sottolinea Reina – un migliore monitoraggio da parte delle associazioni antiusura. La scia di suicidi deve terminare, perché non è una scelta condivisibile e si ripercuote sull’intera famiglia dell’imprenditore, che non c’entra nulla”.

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Così si muore in galera

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2012

Incubo carcere

Image by Simone Ramella via Flickr

Comunicato stampa di Ornella Favero per Ristretti Orizzonti,Patrizio Gonnella per Antigone, Luigi Manconi per A Buon Diritto:
Anno 2011 Totale delle morti in carcere: 186 Di cui:
– per suicidio: 66
– per cause da accertare: 23 (in corso indagini giudiziarie)
– per cause naturali: 96
– per omicidio: 1
Età media dei detenuti morti: 39,3
Età media dei detenuti suicidi: 37,8
Suicidi:
– italiani: 45
– stranieri: 21
– uomini: 64
– donne: 2
Metodo utilizzato:
– impiccagione: 44
– inalazione gas: 12 (da bomboletta butano)
– avvelenamento: 6 (con farmaci, droghe, detersivi, etc.)
– soffocamento: 4 (con sacco infilato in testa, etc.)
Condizione detentiva:
– sezione “comune”: 46
– sezione “internati”: 10 (Opg 9, Casa di Lavoro 1)
– sezione “isolamento”: 4 (Isolati per disposizione dell’A.G.)
– sezione “protetti”: 3
– sezione “infermeria”: 2
– sezione “alta sicurezza”: 1
Posizione giuridica:
– condannati con sentenza definitiva: 28
– attesa di primo giudizio: 27
– condannati in primo grado: 3
– misura di sicurezza detentiva: 8
Istituti Penitenziari: numero suicidi, numero medio detenuti nell’anno e tasso affollamento:
Torino: 4 suicidi, (1.650 presenti, 146% affollamento)
Padova C.R.: 3 suicidi, (840 presenti, 184% affollamento)
Genova Marassi: 3 suicidi, (760 presenti, 170% affollamento)
Bologna: 2 suicidi, (1.150 presenti, 220% affollamento)
Cagliari: 2 suicidi, (540 presenti, 157% affollamento)
Castrovillari (Cs): 2 suicidi, (285 presenti, 217% affollamento)
Livorno: 2 suicidi, (500 presenti, 175% affollamento)
Opg Aversa (Ce): 2 suicidi, (350 presenti, 135% affollamento)
Opg Barcellona P.G. (Me): 2 suicidi, ( 350 presenti, 80% affollamento)
Perugia: 2 suicidi, (370 presenti 165% affollamento)
Poggioreale (Na): 2 suicidi, (2.600 presenti, 160% affollamento)
In altri 40 Istituti: 1 suicidio ciascuno Relazione tra frequenza dei suicidi e tasso di sovraffollamento Il tasso medio di sovraffollamento a livello nazionale è pari a circa il 150% (circa 68.000 detenuti in 45.000 posti). In tutti gli Istituti nei quali si è registrato più di un suicidio nell’anno 2011 il tasso di sovraffollamento risulta essere superiore alla media nazionale. In particolare si segnala il carcere di Castrovillari (Cs), con 2 suicidi su “soli” 285 detenuti presenti e una media del 217% di affollamento.

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La politica va in ferie, i detenuti no

Posted by fidest press agency su sabato, 7 agosto 2010

Luigi Manconi presidente di A Buon Diritto dichiara: “mi auguro di tutto cuore che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Franco Ionta, possano trascorrere ferie serene. Ma, se appena appena ne trovassero il tempo mi auguro che considerino il seguente dato: questa notte si è suicidato, a Brindisi, il quarantunesimo recluso dell’anno 2010. Se l’autolesionismo continuasse con questo ritmo, a fine anno avremmo un numero di suicidi come mai nella storia della Repubblica e ai quarantuno detenuti che si sono tolti la vita vanno aggiunti almeno quattro agenti di polizia penitenziaria e un alto dirigente dell’amministrazione. Parlare di strage forse non è eccessivo”.

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Da inizio anno 101 suicidi in carcere

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2010

Sono 101. In faccia ad un sistema che non se ne cura, in faccia ad un’opinione pubblica per la quale il fenomeno non esiste, in faccia ad uno Stato che non vedendo il problema, non si preoccupa della soluzione.  Centouno, la carica dei detenuti suicidi. Centouno dall’inizio dell’anno. «L’aumento vertiginoso dei suicidi in carcere negli ultimi anni ci obbliga a concepire nuovi modelli organizzativi, che risolvano come da Costituzione i problemi delle disfunzioni, del sovraffollamento e della crescente invivibilità delle carceri», dice Lea Del Greco, viceresponsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti.  Costituzione Italiana, articolo 27, terzo comma:«Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Rincara la dose l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro:«Ho la ferma convinzione che il circuito penitenziario non possa e non debba essere concepito come luogo vuoto di diritto, in cui possa accadere di tutto, purché non si sappia all’esterno».  Problemi che trovano da soli la loro soluzione. Un lenzuolo attorno al collo sotto gli occhi di una telecamera di controllo, come nel caso di Spada. O vetri nello stomaco. O gas inalato da fornelletti da campo. O vene tagliate con mezzi di fortuna, quando l’equilibrio già precario tra disperazione e costrizione diventa insostenibile. «Manca del tutto una reale indagine sulle cause scatenanti dietro a gesti tanto estremi – continua la Del Greco – che deve essere tempestiva, e scattare molto prima che vengano oltrepassati i limiti della tollerabilità umana. E poi serve più trasparenza rispetto alle regole interne alle carceri. E lo sviluppo di un sistema di pene più aderente al Trattato costituzionale».

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Carabinieri: casi suicidio

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2010

Il fenomeno dei suicidi e/o tentativi di suicidio di militari dell’Arma, sovente riconducibile a profonde crisi individuali, merita una continua e sistematica attenzione da parte di tutti, a cominciare dalla scala gerarchica atteso che, purtroppo, si reitera nel tempo. Infatti, durante l’anno si sono già registrati più di quattro casi nella giurisdizione del Comando Legione Carabinieri Lombardia che si aggiungono ai ben cinque relativi al 2009 nel quadrante Nord/Ovest del Paese. Per questo motivo, nella consapevolezza della fondamentale importanza di un’azione preventiva che, anche nella Legione Lombardia è considerata particolarmente necessaria ed al fine di individuare tempestivamente le situazioni di disagio personale, il CoBaR/CC Lombardia ha approvato una delibera avente per oggetto “Fenomeno dei Suicidi e/o tentativi di suicidio di militari dell’Arma” chiedendo, fra l’altro al Comandante di Legione che siano intrapresi tutti gli sforzi per l’indispensabile e necessaria prevenzione anche attraverso l’individuazione di altre strutture sanitarie civili, magari al livello provinciale, in grado di meglio fornire un più qualificato supporto assistenziale.

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Suicidi in carcere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

“Sono davvero sconcertato dalle esternazioni estemporanee di certi esponenti di questo Governo di centro-destra in materia penitenziaria, tanto più se Sottosegretari alla Giustizia, e mi chiedo se esse sintetizzano l’effettivo intendimento dell’Esecutivo Berlusconi sull’argomento. Garantire il sesso in carcere ai detenuti dovrebbe essere l’ultimo dei pensieri di chi ha responsabilità di governo della Giustizia, vista l’esplosiva situazione penitenziaria, con 68mila detenuti presenti in celle adatte per ospitarne regolarmente 43mila, con appartenenti alla Polizia penitenziaria impegnati nella prima linea delle sezioni detentive sempre più frequentemente aggrediti e feriti”. E’ quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria, alle dichiarazioni della Sottosegretaria alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati durante uno speciale di Rai Gr Parlamento dedicato al tema dei suicidi nei penitenziari italiani. “La Sottosegretaria alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati, che con decreto del Ministro della Giustizia Alfano ha ricevuto per l’Amministrazione penitenziaria competenze ben definite relativamente alla Direzione generale delle risorse materiali dei beni e dei servizi e alla Direzione generale del bilancio e della contabilità e non quindi di indirizzo della politica penitenziaria del Paese o di gestione dei detenuti (“Che c’azzecca?” mi dovrei dunque domandare) dice che non vede equazione tra sovraffollamento e suicidi penitenziari. Si vede che ignora i pertinenti studi fatti dall’Organizzazione mondiale della Sanità proprio sui suicidi in carcere, studi che sottolineano come anche l’affollamento delle celle è un fattore che influenza i suicidi in carcere. Dovrebbe saperlo se non altro perché è stata Sottosegretaria alla Salute dal maggio 2005 al maggio 2006… Ma non solo. Casellati, non nuova a esternazioni del genere,  ha invitato a valutare soluzioni già adottate in altri Paesi che riguardano la sfera sessuale dei detenuti. Che a fare queste dichiarazioni sia un Sottosegretario alla Giustizia che evidentemente ignora quali siano le reali priorità in materia carceraria in Italia (come ad esempio i gravi disagi connessi alla presenza oggi nelle 200 galere italiane di oltre 68mila a fronte di 43mila posti letto con una conseguente pesante assenza di posti letto nelle celle tale da costringere molti detenuti a dormire per terra) mi stupisce non poco e mi sento in dovere di tornare a chiedere al Ministro Guardasigilli Alfano se le dichiarazioni della Sottosegretario Casellati rispecchiano la linea del Governo in materia carceraria. La Sottosegretaria, che va ben oltre quanto tentarono di fare – non riuscendovi – i governi e i ministri della Giustizia di centro-sinistra succedutisi negli anni passati, pensa forse che si debba distogliere il già insufficiente personale di Polizia Penitenziaria dai compiti istituzionali di controllo e sicurezza in carcere per impiegarli e fare da ‘baby sitter’ o ‘guardoni di Stato’ al detenuto e ai suoi familiari mentre si scambiano effusioni in carcere? Ha pensato di chiedere un parere prima alle Associazioni dei familiari delle vittime della criminalità o a chi ha subìto un reato e poi anche ai suoi colleghi di coalizione di centro-destra, la Sottosegretaria Casellati, su cosa ne pensano della sua bizzarra idea di stanze del sesso nelle carceri? Il sesso per i detenuti è dunque da considerare una priorità di Governo per l’Esecutivo Berlusconi? Crede forse, la Casellati, che il dettato costituzionale che sancisce come le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato passi anche attraverso il sesso in carcere?”.

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Primato dei suicidi in carcere

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2010

Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto dichiara:   “18 o forse 19 morti suicidi in tre mesi e mezzo: se questo ritmo continuasse – e sappiamo che è destinato, piuttosto, ad aumentare – alla fine del 2010 si sarà raggiunto un numero di persone che si sono tolte la vita in galera come mai in passato. E si tratta del più alto tasso di suicidi in carcere rispetto a tutti gli altri paesi europei. Questi eventi straordinari sono ormai drammaticamente ordinari: ed è, appunto, normale che così accada in un carcere sempre più sovraffollato, malsano, incivile. Di fronte a un simile scandalo, che grida vendetta davanti a Dio e agli uomini, l’opinione pubblica sembra turbata, i mass media mostrano un qualche interesse, i sindacati della polizia penitenziaria, insorgono. Rimangono imperturbabili, chiusi in un olimpico e sereno distacco, due persone che, pure, di quella situazione hanno una qualche responsabilità: il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Franco Ionta. Indaffarati a progettare un “piano carceri”, puntualmente rinviato mese dopo mese, e opportunamente secretato negli snodi cruciali (quelli degli appalti), Alfano e Ionta dimenticano che dentro quelle carceri sono reclusi uomini in carne e ossa.”

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Manconi: Già due suicidi in carcere

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2010

Dichiarazione di Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto:  “A meno di una settimana dall’inizio del nuovo anno, già dobbiamo registrare due suicidi nelle carceri italiane. Martedì 5 gennaio si è impiccato nel carcere Buoncammino di Cagliari Celeste Frau, 62 anni. Appena tre giorni prima, il 2 gennaio, ad Altamura, Bari, si è ucciso Pierpaolo Ciullo, 39 anni. Nel corso del 2009 il numero di quanti si sono tolti la vita è stato il più alto dell’intera storia penitenziaria repubblicana. Vorremmo che un simile record non venisse, non dico superato, ma nemmeno sfiorato. Vorremmo che l’Amministrazione penitenziaria e il governo dicessero, con rapidità e chiarezza, che cosa intendono fare perché questa tragedia non si riproduca all’infinito. E invece, dobbiamo registrare con sconcerto un incredibile e persistente silenzio da parte del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e del capo dell’Amministrazione penitenziaria, Franco Ionta. Una simile irresponsabilità va attribuita o a una assoluta indifferenza, e non oso pensarlo, o a una confessata incapacità”.

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Di carcere si continua morire

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2009

Dichiarazione di Luigi Manconi presidente di  A Buon Diritto, già sottosegretario alla Giustizia: “Con la morte di un detenuto di 47 anni avvenuta nel carcere di Tolmezzo sabato scorso, salgono a 64 i suicidi registrati nelle carceri italiane nel solo 2009. È il numero più alto registrato a partire dal 1990 (solo nel 2001, ma nel corso di dodici mesi, il numero fu simile). Viene così confermato un dato atroce: all’interno delle carceri ci si toglie la vita 15-17 volte più di quanto accada tra la popolazione non reclusa. Non solo: mentre all’interno della società italiana, la frequenza di suicidi è maggiore nella fascia di età oltre i 65 anni, in carcere la percentuale più alta di suicidi si trova nella classe d’età tra i 18 e i 24 anni. Ancora: oltre la metà di coloro che si tolgono la vita, lo fanno nei primi sei mesi di reclusione, (spesso di prima reclusione) a dimostrazione del fatto che la causa principale è rappresentata dall’impatto brutale con un universo sconosciuto, con le sue gerarchie informali, con le sue regole ignote, con la sua logica indecifrabile.  Infine, c’è una correlazione stretta tra frequenza dei suicidi e istituti particolarmente sovraffollati. Da tutto ciò viene la conferma che il carcere costituisce un luogo che produce sofferenza e alienazione, solitudine e morte.”

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