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Posts Tagged ‘suicidio’

Nuovo suicidio di un detenuto in un carcere italiano

Posted by fidest press agency su domenica, 10 dicembre 2017

carcereNella notte, un detenuto italiano di 60 anni, imputato per ricettazione e ristretto nella VI sezione si è impiccato nella propria cella, che condivideva con altri quattro detenuti che non si sono accorti di nulla. Il pur tempestivo intervento dell unico poliziotto penitenziario di servizio nulla ha potuto e l uomo è purtroppo deceduto. Ne da notizia Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.Amareggiato il segretario generale del SAPPE, Donato Capece: Questo nuovo drammatico suicidio di un altro detenuto evidenzia come i problemi sociali e umani permangono, eccome!, nei penitenziari, lasciando isolato il personale di Polizia Penitenziaria (che purtroppo non ha potuto impedire il grave evento) a gestire queste situazioni di emergenza. Il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri. Gli istituti penitenziari hanno l obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l Italia è certamente all avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici. Ma il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti.
Per queste ragioni un programma di prevenzione del suicidio e l organizzazione di un servizio d intervento efficace sono misure utili non solo per i detenuti ma anche per l intero istituto dove questi vengono implementati. E proprio in questo contesto che viene affrontato il problema della prevenzione del suicidio nel nostro Paese. Ma ciò non impedisce, purtroppo, che vi siano ristretti che scelgano liberamente di togliersi la vita durante la detenzione. Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 19mila tentati suicidi ed impedito che quasi 145mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze, conclude il leader nazionale del primo Sindacato del Corpo. Il dato oggettivo è che la situazione nelle carceri resta allarmante. Altro che emergenza superata!

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Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

universita-la-sapienza-romaRoma giovedì 14 e venerdì 15 settembre 2017 il convegno si svolgerà nell’Aula Magna del Rettorato all’Università Sapienza di Roma, Piazzale Aldo Moro 5. L’obiettivo più importante di questa iniziativa sostenuta dall’International Association for Suicide Prevention (IASP) e co-sponsorizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è di aumentare la consapevolezza nella comunità scientifica e nella popolazione generale che il suicidio è un fenomeno che può essere prevenuto. Il Convegno è organizzato dall’Università Sapienza di Roma ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Direttore Scientifico del Convegno è Maurizio Pompili, referente italiano della IASP, Direttore del Servizio per la prevenzione del suicidio dell’Ospedale S. Andrea di Roma e docente di Psichiatria e Suicidologia all’Università Sapienza di Roma.
«L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno nel mondo muoiano un milione di persone per suicidio. In Italia si contano circa 4000 suicidi l’anno, come se un piccolo comune scomparisse completamente» spiega Pompili. «Tutti noi possiamo fare qualcosa e per questo motivo quest’anno lo slogan della Giornata Mondiale è “Spendi un minuto, cambia una vita”. Come membri della comunità, è nostra responsabilità guardare coloro che potrebbero essere in difficoltà e incoraggiarli a raccontare la loro storia. Offrire una parola di supporto e di ascolto può fare la differenza. Il Convegno rappresenta un’opportunità per diversi settori della comunità, tra cui il pubblico, le associazioni a scopo benefico, le comunità, i ricercatori, i clinici, i medici di base, i politici, i volontari e tutti coloro che hanno a che fare con il suicidio, di valutare in modo sinergico le migliori strategie verso una efficace prevenzione del suicidio, oltre a indirizzare l’attenzione pubblica sul peso inaccettabile e sui costi sostenuti a causa del suicidio».

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Emicrania: Un male da morire

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

emicraniaCi sono patologie che causano dolori talmente intensi da far desiderare chi ne è affetto di non voler più vivere: un “male da morire” così forte, da non essere un semplice modo di dire ma un’insostenibile condizione psico-fisica, tra l’altro scientificamente provata.
Chi soffre di emicrania è a rischio suicidio. È la sconcertante evidenza emersa recentemente dallo studio “Suicide risk in patients with migraine and comorbid fibromyalgia” (Liu HY, Fuh JL, Lin YY, Chen WT, Wang SJ. Neurology) pubblicato ad agosto sulla prestigiosa rivista “Neurology”, organo dell’American Academy of Neurology. Secondo gli studiosi di Taiwan infatti la tendenza al suicidio sarebbe molto più elevata nei soggetti emicranici: ben 1 soggetto su 9, equivalente all’11% degli emicranici cronici, ha infatti tentato almeno una volta il suicidio nella propria vita.Tale inclinazione appare ancora più preoccupante nei pazienti colpiti, oltre che da mal di testa, anche dalla cosiddetta “fibromialgia”, una condizione caratterizzata da dolori muscoloscheletrici diffusi, insonnia e depressione, la cui concomitanza con percentuale che balza al 17.6% (cioè 1 su 6). Terza malattia più diffusa del genere umano, l’emicrania è una malattia a tutti gli effetti invalidante al punto tale che come detto nei casi più disperati può causare istinti suicidi. «Le cause – dichiara il Prof. Piero Barbanti, Direttore Centro Cefalee IRCCS San Raffaele Pisana – vanno identificate nella presenza in questi soggetti di elevato stress, depressione, pessima qualità del sonno e disabilità sociale e lavorativa. Ma anche nel fatto che si tratta di malattie che “non si vedono” e spesso non sono capite o credute».Cosa consigliare allora ai pazienti cronici più esasperati? Il consiglio dell’esperto è di rivolgersi ad un medico con competenza specifica perché «le cure esistono – garantisce Barbanti – sono numerose ed in alcuni casi rivoluzionarie. Ad esempio l’uso nella prevenzione dell’emicrania di anticorpi monoclonali anti-CGRP, anticorpi intelligenti che bloccano una sostanza – CGRP – cruciale per la malattia. Una sorta di vaccino contro il dolore. I dati sembrano promettenti».
Il San Raffaele Pisana sarà uno dei primi centri al mondo a iniziare nel prossimo febbraio una sperimentazione clinica con tali anticorpi che sulla base dei dati preliminari appaiono efficaci, sicuri, tollerati e semplici da usare (una iniezione sottocutanea al mese per alcuni mesi). «Ma il secondo passo spetta alle istituzioni – conclude Barbanti – il dolore, così come stabilito dalle legge 38, deve essere riconosciuto, studiato e sempre curato. Questa bella speranza è ancora oggi spesso pesantemente disattesa».

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Prevenzione suicidio

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2015

montagnaLa prevenzione è possibile, ma il suicidio resta uno dei maggiori problemi di sanità pubblica, dalle gravi conseguenze sociali, emotive ed economiche. Il numero di suicidi nel mondo ammonta, approssimativamente, ad un milione di morti all’anno e si ritiene che ciascuna di queste morti coinvolga almeno sei persone. Il ruolo dei media nella trattazione del fenomeno è di particolare importanza. Per questo, in occasione della Giornata mondiale di prevenzione del suicidio che si celebra oggi 10 settembre, Uncem Toscana ha presentato nel corso di una tavola rotonda nell’ambito del progetto toscano di prevenzione del suicidio nei territori montani e rurali “Montagna in Salute” , la prima traduzione ufficiale autorizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) delle linee guida per i professionisti di tutte le tipologie di Media in ambito di prevenzione. Alla tavola rotonda hanno partecipato gli esperti della materia con i referenti dei gruppi operativi locali delle zone coinvolte, il dott. Giuseppe Corlito coord. scientifico progetto Montagna in Salute e il vice dott. Giuseppe Bonconpagni, il coordinatore del Centro di Ascolto Regione Toscana Luca Pianigiani, il prof Marco Innamorati dell’International Association for Suicide Prevention (IASP), Nicola Novelli consigliere regionale Ordine Giornalisti Toscana, oltre al Presidente di Uncem Toscana Oreste Giurlani. In collegamento videoconferenza i punti Ecco Fatto della Toscana.
Dal dibattito è emersa la forte necessità di continuare con le azioni di prevenzione del disagio sul territorio con l’auspicio che nelle programmazioni regionali in ambito sociosanitario acquisti sempre più spazio la prevenzione del suicidio così come tutte le forme di disagio correlato. Da parte dell’Ordine dei Giornalisti è emersa la disponibilità piena a sviluppare percorsi di sensibilizzazione e formazione specifica in materia, nei confronti dei media toscani.
“Un momento importante – afferma il Presidente di Uncem Toscana Oreste Giurlani – perché anche il mondo dei media da oggi ha un documento ufficiale riconosciuto a livello mondiale che guida la trattazione del fenomeno del suicidio. Un altro passo in avanti – aggiunge – che si aggiunge alle attività in essere che vedono il contatto diretto con i territori coinvolti, attraverso percorsi di formazione e sensibilizzazione ad hoc rivolti agli operatori della salute sulle problematiche legate al fenomeno del suicidio e la sua prevenzione, oltre al coinvolgimento di istituzioni locali e cittadini. E in più l’ausilio del numero verde regionale che può essere utilizzato da chiunque, a livello locale, sentisse il bisogno di chiedere aiuto ed essere indirizzato al servizio territoriale più indicato ed iniziare un percorso di assistenza. Un progetto unico per il suo genere – aggiunge Giurlani – ringrazio la Regione Toscana che negli anni ha creduto in questo percorso a sostegno delle comunità locali montane e periferiche, e che oggi diventa regione pilota”.Il progetto regionale “Montagna in Salute” di Uncem e Regione con la collaborazione di Anci, ad oggi vede coinvolti i territori della Valdichiana, Amiata Grossetana, Casentino, Colline Metallifere, Amiata Val D’Orcia e Lunigiana con la prospettiva di un’estensione graduale a tutti i territori montani della Toscana. Il numero verde regionale 800-098718 è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18. L’attività telefonica è gestita da operatori esperti in orientamento verso servizi locali, e da psicologi che lavorano in rete con gli operatori dei servizi sociosanitari dei territori coinvolti. Obiettivi principali, ascoltare il cittadino, analizzare la domanda, individuare i bisogni facilitandone l’accesso ai servizi, e favorire un adeguato percorso assistenziale. Le attività di prevenzione, in linea con le direttive nazionali ed europee, mirano a stringere un forte contatto con i territori circa le problematiche legate al suicidio, creano una coscienza comune mettendo in rete gli operatori locali della salute e sensibilizzano fortemente i Medici di Medicina Generale ottimizzando i servizi esistenti. Il tutto per ridurre il fenomeno del suicidio stesso, promuovere la salute per un complessivo miglioramento della qualità della vita in montagna. Tra le figure coinvolte sul territorio i Medici di Medicina Generale di zona, Rappresentanti della Salute Mentale Adulti/Infanzia/Adolescenza, Rappresentanti del SERT, Rappresentanti dei Servizi Sociali, Rappresentanti Emergenza 118, Rappresentante consultori, Cure primarie, Psicologia/Psicoterapia, Forze dell’ordine oltre che il mondo dell’associazionismo locale.

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La Binetti del catechismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2010

Lettera al direttore. La giornalista Rosa Ana De Santis, su Altrenotizie (internet) scrive:  “Il suicidio di Monicelli poteva sembrare un gesto di disperazione e solitudine soltanto agli occhi di un’integralista prigioniera del catechismo come lei e disinteressata al valore altissimo della spiritualità”. Vale la pena ricordare che la Binetti, del Catechismo, così come del Vangelo, non è che abbia capito molto. La cattolica Binetti, infatti, porta il cilicio. Questa pratica appartiene ad un aspetto aberrante della cultura cristiana, che contrasta con la ragione, col Vangelo  e, guarda un po’, anche col Catechismo della Chiesa cattolica. Secondo questo, “il corpo dell’uomo partecipa alla dignità di “immagine di Dio”, e quindi non deve essere maltrattato, ma considerato “buono e degno di onore” (cf n. 364 Catechismo, e Gaudium et spes, 14). Se il suicidio è “contrario al giusto amore di sé…all’amore del Dio vivente” ( Catechismo, n. 2281), lo è parimenti tormentare il proprio corpo. La differenza tra chi si procura tormenti e chi si uccide è quantitativa non qualitativa. Alcuni santi si sono tormentati a tal punto da abbreviare la loro esistenza. Un lento suicidio, anche se non voluto. Vorrei permettermi di suggerire alla senatrice di esser più cauta e soprattutto più cristiana nei giudizi sul suo prossimo.  (Attilio Doni)

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Firema: la chiusura è un suicidio

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

“La provincia di Caserta non può permettersi la chiusura della Firema, una grande risorsa del territorio che va tutelata e rilanciata” lo afferma il deputato campano Americo Porfidia che aggiunge “I discorsi sono ormai ridotti a zero, la chiusura della Firema sarebbe un suicidio sotto diversi punti di vista. Si parla di finanziamenti speciali per sostenere e rilanciare l’economia del sud, eppure in queste ore altri operai meridionali sono costretti a salire sui tetti della propria fabbrica per difendere il proprio onesto posto di lavoro. Noi esprimiamo grande solidarietà agli operai della Firema che da più di tre mesi non percepiscono stipendio e chiediamo a gran voce un intervento della Regione, del Governo centrale e dell’Ansaldo Breda che assieme alle segreterie nazionali sindacali si impegnino  affinché si possa parlare concretamente e in tempi celeri della riapertura dell’azienda e di un piano industriale di rilancio del settore ferroviario nazionale. Sappiamo tutti – conclude Porfidia – che uno dei talloni d’Achille del sud è la mancanza di adeguate infrastrutture, in particolari quelle legate ai trasporti”

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Un altro suicidio in carcere

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2010

“E’ il 21° caso dall’inizio dell’anno: un detenuto italiano si è impiccato a Firenze Sollicciano. Anche Sollicciano, come le altre 200 prigioni italiane, è un carcere sovraffollato all’inverosimile, con oltre 960 detenuti presenti al 31 marzo scorso rispetto ai circa 500 posti letto regolamentari, in cui mancano in organico oltre 220 agenti di Polizia penitenziaria ed in cui le unità attualmente in servizio fanno davvero grandi sacrifici quotidiani per garantire sicurezza e umanità in carcere. E’ tempo di intervenire con urgenza per deflazionare il sistema, che altrimenti rischia ogni giorno di più di implodere. Il personale di Polizia Penitenziaria è stato ed è spesso lasciato da solo a gestire all’interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Non si può e non si deve chiedere al Personale del Corpo di “accollarsi” la responsabilità di tracciare profili psicologici che possano eventualmente permettere di intuire l’eventuale rischio di autolesionismo da parte dei detenuti. Torniamo a sollecitare l’urgente attuazione delle previsioni contenute nel Piano carceri del Governo, potenziando maggiormente il ricorso all’area penale esterna e limitando la restrizione in carcere solo nei casi indispensabili e necessari. Una cosa è certa: se non fosse per la professionalità, l’attenzione, il senso del dovere dei poliziotti penitenziari le morti per suicidio in carcere sarebbero molte di più di quelle attuali.” E’ quanto dichiara Donato CAPECE, Segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE – il primo e più rappresentativo della Categoria -, a commento della morte per suicidio di un detenuto nel carcere di Firenze Sollicciano.

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Sulmona: ancora un detenuto suicida

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2010

“Quello del detenuto R.I. 54 anni, di Roma nel carcere di Sulmona è, a quanto ci risulta, il sedicesimo suicidio avvenuto dall’inizio dell’anno nelle carceri. Ed è avvenuto, come gli altri, nel contesto di un ‘combinato disposto’ (sovraffollamento penitenziario e gravi carenze negli organici della Polizia penitenziaria) che ricade pericolosamente sulle condizioni lavorative dei Baschi Azzurri del Corpo e che impedisce di svolgere servizio nel migliore dei modi. Come può un Agente, da solo, controllare 80/100 detenuti?”E’ quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria, alla notizia dell’ennesimo suicidio di un detenuto, questa volta nel carcere di Sulmona. “Con un sovraffollamento di oltre 67mila detenuti in carceri che ne possono contenere a mala pena 43mila, accadono purtroppo questi episodi. A Sulmona, ad esempio, dove i posti regolamentari nelle celle sono circa 300, abbiamo quasi 500 detenuti presenti. E se la situazione non si aggrava ulteriormente è grazie alle donne e agli uomini del Corpo che, in media, sventano ogni mese 10 tentativi di suicidio (molte centinaia ogni anno) di detenuti nei penitenziari italiani. Il Corpo di Polizia Penitenziaria, i cui organici sono carenti di oltre 6mila unità,  ha mantenuto fino ad ora l’ordine e la sicurezza negli oltre duecento Istituti penitenziari a costo di enormi sacrifici personali, mettendo a rischio la propria incolumità fisica, senza perdere il senso del dovere e dello Stato nonostante vessati da continue umiliazioni ed aggressioni da parte di una popolazione detenuta esasperata dal sovraffollamento e da politiche repressive che non hanno avuto il coraggio e l’onestà politica ed intellettuale di riconoscere i dati statistici e gli studi Universitari indipendenti su come il ricorso alle misure alternative e politiche di serio reinserimento delle persone detenute attraverso il lavoro, siano l’unico strumento valido, efficace, sicuro ed economicamente vantaggioso, per attuare il tanto citato quanto non applicato articolo 27 della nostra Costituzione”.

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Detenuto suicida a Padova

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2010

Giuseppe Sorrentino, 35 anni, si è ucciso ieri mattina alle 10.30 nella Sezione “Protetti” della Casa di Reclusione di Padova. L’uomo, che era in cella da solo, si è impiccato alle sbarre della finestra del bagno mentre gli altri detenuti erano fuori dalla Sezione per “l’ora d’aria”. Sono stati proprio i compagni, dal cortile, ad accorgersi di ciò che stava accadendo e a dare l’allarme, ma quando gli agenti sono entrati in cella per soccorrerlo Sorrentino era già morto. Di origini campane, era in carcere già da diversi anni e la detenzione lo aveva duramente provato: infatti manifestava da tempo segni di profondo disagio ed era reduce da un lungo sciopero della fame che lo aveva debilitato. Ricoverato più volte in Ospedale e in Centro Clinico Penitenziario, ogni volta al ritorno in carcere riprendeva la sua protesta, lamentando in particolar modo una scarsa attenzione alle sue problematiche da parte degli operatori penitenziari. ll suicidio di Sorrentino è il secondo in meno di due settimane nella Casa di Reclusione di Padova, dove il 23 febbraio scorso, nella stessa Sezione, si tolse la vita Walid Alloui, che aveva soli 28 anni. Dall’inizio dell’anno salgono così a 13 i detenuti suicidi (vedi tabella) e a 31 il totale dei morti “di carcere” (che comprendono i decessi per malattia e per cause “da accertare).

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Suicidio militari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2009

Il Gruppo di studio sul fenomeno dei suicidi dei militari dell’Arma dei Carabinieri in servizio” è stato istituito per sviluppare le attività di prevenzione del fenomeno dei suicidi dei militari dell’Arma in servizio, in quiescenza e dei loro familiari prevedendo una prevenzione primaria (attività divulgativa/informativa e monitoraggio nel tempo); una prevenzione secondaria (controllo e supporto in situazioni acute); una prevenzione terziaria (monitoraggio e limitazione delle eventuali complicanze). L’accesso è volontario e risponde a rigidi requisiti di riservatezza, e di rispetto del segreto professionale e dell’assoluta tutela della privacy. I militari accedono volontariamente ogni volta che ne sentano la necessità; in occasione di eventi psicotraumatici o stressanti verificatisi in servizio (malattie o infortuni gravi, conflitti a fuoco, interventi in caso di pubbliche calamità, qualsiasi evento con rilevante impatto psichico) anche fuori servizio. I familiari dei militari accedono:• quando ne possa derivare maggior beneficio al militare;  •in occasione di eventi psicotraumatici stressanti.   L’Infermeria Presidiaria partecipa attivamente, coordina e controlla le attività del Servizio di Psicologia Medica. Al Direttore dell’Infermeria Presidiaria compete, in via esclusiva, ogni eventuale ma necessario adempimento medico-legale.

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