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Posts Tagged ‘suolo’

Consumo suolo: Puntare sull’agroecologia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

Il consumo di suolo è una minaccia non solo per l’agricoltura, ma anche per l’ambiente in cui viviamo messo già alla prova dai cambiamenti cimatici – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. I dati dell’ultimo rapporto Ispra sono preoccupanti e dipingono uno scenario in cui l’agricoltura arretra a favore della cementificazione e dall’abbandono causato da un modello di sviluppo sbagliato.Negli ultimi anni la superficie coltivata in Italia si è ridotta di oltre un quarto, con una diminuzione in termini di produzione che supera i tre milioni di quintali e un danno economico – tra il 2012 e il 2019 – che sfiora i sette miliardi di euro. Per un Paese come l’Italia, costretto a importare un quarto degli alimenti, la riduzione delle coltivazioni rischia di generare ulteriore dipendenza da Paesi terzi proprio mentre il commercio internazionale è in difficoltà per l’emergenza coronavirus – continua Tiso. La cementificazione incontrollata rende inoltre ancora più fragile il nostro territorio, sempre più a rischio per via degli eventi climatici estremi causati dal riscaldamento globale. Il dissesto idrogeologico, uno degli annosi problemi del nostro Paese, può trovare una risposta concreta in un’attività agricola che fa della tutela dell’ambiente e del territorio una delle sue priorità. Per questo investire nell’agroecologia e sostenere le tante piccole e medie imprese agricole distribuite lungo tutta la penisola non ha solo una valenza economica, ma anche sociale. Preservando il paesaggio proteggiamo infatti la nostra storia e, al tempo stesso, rendiamo più sicuro il nostro Paese.

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Cia: subito legge su consumo di suolo. Agricoltura sempre più a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

L’Italia perde ancora terreno e l’agricoltura del Paese rischia di arretrare all’avanzare di una cementificazione forsennata e pericolosa che danneggia produzioni e paesaggio, patrimonio fondamentale da tutelare con una legge ad hoc sul consumo di suolo. Così Cia-Agricoltori Italiani rilancia sull’urgenza di un intervento serio e circostanziato del Parlamento, nuovamente sollecitato anche dai dati diffusi oggi dall’Ispra: nel 2020 sono andati persi altri 57 chilometri quadrati di territorio nazionale, al ritmo di 2 metri quadrati al secondo.In meno di vent’anni -ricorda Cia- la superficie edificata ha corroso oltre 2 milioni di ettari coltivati, cancellando il 16% delle campagne. Negli ultimi sette anni fino al 2019, sottolinea il rapporto Ispra, la perdita dovuta al consumo di suolo in termini di produzione agricola complessiva, ha raggiunto i 3,7 milioni di quintali per un danno economico pari a quasi 7 miliardi di euro. Nel dettaglio sono stati “cancellati” 2 milioni e mezzo di quintali di prodotti da seminativi, seguiti dalle foraggere (-710.000 quintali), dai frutteti (-266.000), dai vigneti (-200.000) e dagli oliveti (-90.000).Senza contare -ribadisce Cia- che la mancata manutenzione del territorio, il degrado, l’incuria, la cementificazione selvaggia e abusiva, l’abbandono delle zone collinari e montane dove è venuto meno il fondamentale presidio dell’agricoltore, contribuiscono a quei fenomeni di dissesto idrogeologico che hanno reso ancora più fragile l’Italia e in quelle zone maggiormente vulnerabili e neanche ora al riparo dall’avanzare della copertura artificiale. E da anni che Cia chiede una legge contro il consumo di suolo. E’ una sfida importante che vede protagonisti gli agricoltori come tutti i cittadini e che è tornata centrale anche ne “Il Paese che Vogliamo” progetto dell’organizzazione con al centro le potenzialità delle aree interne d’Italia. Serve per Cia un provvedimento basato su scelte consapevoli e di lungo respiro che guardano, oggi più di ieri, all’impatto sui cambiamenti climatici e al ruolo strategico riconosciuto all’agricoltura anche a livello europeo.

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Consumo eccessivo del suolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

“Correva l’anno 2013 e l’allora Ministro, Mario Catania, annunciò la necessità di varare una legge contro l’eccessivo consumo del suolo. Da allora il provvedimento è fermo in Parlamento.” A ricordarlo anche quest’anno, pur in una situazione di emergenza sanitaria che continua necessariamente ad occupare le nostre attenzioni, è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), in occasione della Giornata della Terra, che si celebra in tutto il mondo, il 22 Aprile.“Proprio la pandemia – prosegue il Presidente di ANBI – deve farci riflettere sull’unicità di risorse fondamentali come terra ed acqua, che altresì violentiamo quotidianamente. La cementificazione spesso incontrollata accentua il rischio idrogeologico, incrementato per l’estremizzazione degli eventi meteorologici, conseguenza dei cambiamenti climatici. L’impermeabilizzazione rappresenta la principale causa di degrado del suolo in Europa, in quanto comporta un rischio accresciuto di inondazioni, minaccia la biodiversità, contribuisce alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio soprattutto rurale. Non è mai superfluo ricordare che il 9,8% del territorio nazionale è costituito da aree ad elevata criticità idrogeologica, che interessano l’82% dei comuni.”L’intensa urbanizzazione, sviluppatasi senza tenere in alcuna considerazione le aree fragili dal punto di vista idrogeologico (alluvioni, frane, dissesti), il contemporaneo abbandono delle aree collinari e montane da parte della popolazione e delle attività agricole, i cambiamenti climatici acuiscono la fragilità del territorio.“Il consumo di suolo in Italia continua a crescere e si stima abbia intaccato ormai oltre 2.100.000 ettari del nostro territorio, diventando la prima causa di quel dissesto idrogeologico, che ogni anno costa mediamente 2 miliardi e mezzo di danni all’Italia – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Entro l’estate presenteremo un Piano Nazionale Strategico di Manutenzione ed Infrastrutturazione Idraulica del Territorio; contestualmente torneremo a chiedere di concludere le tante opere incompiute, spesso ferme nelle pieghe della burocrazia e già costate troppo in termini di risorse pubbliche, chiediamo al Governo di non lasciarci soli in questo momento drammatico per il Paese.”

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Stop al consumo di suolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

Per difendere i nostri territori e il paesaggio occorre fermare il consumo di suolo che prosegue in Italia a ritmi elevati e in assenza di una vera pianificazione – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. In un Paese come il nostro, con ben sette milioni le case vuote – circa un quinto del totale – si continua a cementificare il territorio rendendolo sempre più vulnerabile ai cambiamenti climatici e aumentando i rischi legati al dissesto idrogeologico.Secondo l’Ispra, ogni secondo vengono cementificati due metri quadrati, 14 ettari al giorno, soprattutto in aree già compromesse. Prime fra tutte le grandi città, come Roma e Milano. E’ necessaria quindi la volontà politica di intervenire perché le risorse contro il dissesto idrogeologico ci sono, come ha ricordato di recente la Corte dei Conti, ma sono rimaste finora inutilizzate. Al tempo stesso, la legge di iniziativa popolare su questa materia è ancora in attesa dell’esame del Senato – prosegue Tiso.La lotta contro il dissesto idrogeologico deve essere una priorità del Governo e dei nostri parlamentari e non può che fare parte integrante dell’annunciato Green New Deal.Anche l’Europa ci chiede un maggior impegno attraverso l’obiettivo della ‘Land Degradation Neutrality’, prevista dall’agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile. Per raggiungere questo traguardo, gli Stati membri sono chiamati ad azzerare la cementificazione e ad aumentare le superfici naturali che vanno sottratte all’urbanizzazione.

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Consumo suolo in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 settembre 2019

«I dati diffusi dall’Ispra sottolineano impietosamente l’assenza di efficaci politiche a contrasto del consumo di suolo in Italia. Alla mancanza di una legge nazionale, mai licenziata dal Parlamento nonostante molteplici tentativi, si accostano spesso sciagurati provvedimenti degli enti locali, non certo in grado di arrestare le campagne speculative. È un fatto, purtroppo, che le tematiche ambientali riscuotano attenzione quasi esclusivamente in fase di campagna elettorale, mentre praticamente non se ne trova traccia durante l’attività istituzionale».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, urbanista e direttore scientifico del Centro Studi Sogeea.«Ciò che maggiormente colpisce nel dossier dell’Ispra sono in particolare due aspetti: innanzitutto, gli indici di consumo di suolo nel nostro Paese non si ridimensionano in valore assoluto nemmeno di fronte alla diminuzione della popolazione; secondo, la cementificazione più consistente avviene nelle città medio-grandi, che proseguono la loro folle corsa verso l’esterno accentuando il fenomeno della dispersione urbana e creando nuove periferie fisiche e spirituali. Il tutto mentre, salvo rare eccezioni, le buone pratiche come la deimpermeabilizzazione di aree edificate e poi abbandonate o la riqualificazione di apparati industriali dismessi sono sporadiche o addirittura neppure prese in considerazione. Segno inequivocabile che il tema della rigenerazione urbana è per lo più confinato ai dibattiti accademici e raramente trova lo spazio che merita nell’agenda di governo degli amministratori locali».

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“L’Italia è tra i Paese che ha un livello di consumo di suolo e del territorio tra i più alti d’Europa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

Siamo passati dal 2,7% di superficie urbanizzata negli anni ’50, al 7,7% attuale (Ispra) ”. Così oggi il senatore della Lega Giorgio Bergesio, nel corso del suo intervento alla presentazione del ddl del carroccio sul tema dell’uso razionale e responsabile del suolo. “Purtroppo questo processo nel tempo non si è mai arrestato ed è stato accompagnato da una minore cura dell’ambiente esponendo i territori ad un maggiore rischio idrogeologico; il 91% dei comuni italiani – ha proseguito il senatore leghista, capogruppo Lega in Commissione Agricoltura al Senato – sono afflitti da queste criticità perché i piani regolatori regionali non hanno tutelato i loro territori. Noi proponiamo, attraverso il riuso, la rigenerazione urbana e la riqualificazione delle aree degradate fissate nel disegno di legge, un modello che promuova un uso agricolo del suolo in linea con le politiche europee. L’obiettivo – ha concluso l’esponente del carroccio, relatore del provvedimento – è ridurre progressivamente il consumo del suolo per arrivare a zero consumo nel 2050, adottando comunque norme di buonsenso che non limitino lo sviluppo del lavoro. Chiudiamo con l’epoca dell’espansione urbanistica selvaggia e diamo spazio ad un’urbanistica riqualificata riconoscendo anche la centralità del ruolo dell’agricoltore come custode dell’ambiente e del territorio”.

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Consumo di suolo a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 gennaio 2019

Supera i 30 mila ettari (23,54%), circa 3.600 volte l’area del Circo Massimo, la superficie di territorio consumato nella città eterna e di questi oltre il 92% è irreversibile. Consumato anche il 13% delle aree romane a massima pericolosità idraulica del quale oltre l’80% è irrecuperabile. Questi alcuni degli esiti che emergono dal lavoro a doppia firma Roma Capitale e ISPRA, che ha coinvolto 4 volontari per 12 mesi e per oltre 6 mila ore di attività.Utilizzare informazioni e condividere dati per definire strategie mirate a promuovere uno sviluppo urbano sostenibile tutelando il territorio e migliorandone la vivibilità. È con questo obiettivo che la UO di Statistica – Open Data di Roma Capitale e l’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – nel corso del 2018 hanno realizzato uno studio nell’ambito di un progetto sviluppato con i volontari del Servizio Civile sul tema del consumo di suolo, con particolare attenzione alle aree a rischio idraulico. Progetto che è stato anche inserito nell’attuale Piano Statistico Nazionale con partner ISPRA ed Istat.Grazie ad avanzate analisi statistiche, la ricerca sperimentale presentata oggi in Campidoglio ha prodotto una mappatura che costituisce una importante base di valutazione sul tema del consumo di suolo a Roma. Si tratta di una cartografia di grande dettaglio, unico esempio a livello nazionale, derivante dall’interpretazione di immagini satellitari che rende disponibili dati anche a livello di municipio e zona urbanistica.La maggiore percentuale di territorio impermeabilizzato si trova nei municipi I (74,38%), II (68,42%) e V (63,11%), mentre quella minore ricade nel municipio XIV (12.78%). In linea generale Roma ha perso terreno a vantaggio di edifici (28% delle aree artificiali), strade (21%) e altre aree impermeabilizzate come parcheggi e piazzali (40%) e molte di queste superfici si trovano in zone sensibili, come aree di pericolosità idraulica o aree vincolate.Nel territorio di Roma Capitale le aree caratterizzate dalla massima pericolosità idraulica (reticolo principale e secondario, esclusi i canali di bonifica), aree di esondazione con un tempo di ritorno di 50 anni, hanno un’estensione superiore ai 6 mila ettari e qui risultano consumati più di 800 ettari, di cui l’82% irreversibilmente.Complessivamente, nelle aree di pericolosità idraulica, soggette a esondazioni con tempi di ritorno maggiori di 50 anni, il suolo consumato è caratterizzato dal 26% di edifici, dal 20% di strade asfaltate e nella parte restante da altre aree artificiali come parcheggi, piazzali, campi sportivi e altro.Nei Municipi X e XI, che comprendono le zone urbanistiche di Ostia, Acilia, Malafede, Infernetto e Ponte Galeria, sono invece localizzate le aree di massima pericolosità idraulica legate ai canali di bonifica. Queste si estendono per una superficie di quasi 3.000 ettari, interessando una popolazione di quasi 58.000 abitanti. Il suolo consumato in questo contesto supera i 700 ettari con una percentuale di suolo consumato permanente del 90%.I dati e le cartografie prodotti saranno messi a disposizione in formato aperto sul portale istituzionale di Roma Capitale.

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Gestione idrogeologica a difesa e ad investimento del suolo

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

“Se, come attestano le consuete analisi di fine anno, l’agricoltura è il settore che più aumenta l’occupazione ed i terreni rurali sono i più ambiti sul mercato immobiliare, cosa si aspetta ad approvare la legge contro l’indiscriminato consumo di suolo, vale a dire contro la cementificazione selvaggia, che si continua quotidianamente a perpetrare nel nostro Paese? Il provvedimento giace dal 2012 nei meandri parlamentari… .” A tornare a chiederlo, davanti ai dati resi noti dall’ISTAT, è Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), che preannuncia anche una prossima iniziativa per chiedere l’approvazione del provvedimento, aperta a quanti sono sensibili ai temi legati alla salvaguardia del territorio.“Se ancora qualcuno aveva dubbi, i dati dimostrano come investire in infrastrutture per la sicurezza del territorio sia un grande asset in termini economici ed occupazionali per il nuovo modello di sviluppo, di cui il Paese ha bisogno –prosegue Vincenzi- Non solo: le cifre attestano come, dal 2007 ad oggi, siano cresciuti di valore i terreni, che ospitano colture specializzate, vale a dire quelle del made in Italy agroalimentare, che necessitano di un sicuro apporto irriguo, per la cui affermazione in sede comunitaria ci stiamo impegnando attraverso l’azione di Irrigants d’Europe”.“A questo punto, -conclude Massimo Gargano, Direttore ANBI- se le parole rappresentano concetti e considerato il valore riconosciuto dal mercato, propongo di classificare la gestione idrogeologica non più come difesa del suolo, ma come investimenti per lo sviluppo!”

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Convegno Ispra: Una giornata per il suolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

suoloAzzerare le perdite di suolo e migliorare lo stato di salute di quello fertile, rappresentano due direttrici ineludibili per il Pianeta Terra nei prossimi anni. Vincere o perdere questa sfida rappresenterà la differenza tra la vita e la morte per milioni di persone e porrà i presupposti per nuovi equilibri sociali, politici ed economici. ISPRA stima che il consumo di suolo negli ultimi 3 anni (2012-2015) è costato alla produzione agricola italiana oltre 400 milioni di euro. Migliorare e diffondere la conoscenza e la gestione efficiente del suolo rappresenteranno sempre più delle necessità stringenti per il nostro Paese ed in particolare per l’agricoltura italiana. Il CREA oltre a proseguire l’impegno storico sulla particolare tematica, ininterrotta da oltre un secolo e mezzo, nel nuovo Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente rinnova le attività di studio e ricerca per valorizzare le funzioni ed i servizi ecosistemici del suolo, verso la reale intensificazione sostenibile: economica, agronomica ed ambientale». A parlare il Prof. Michele Pisante, Commissario delegato del CREA, in occasione del convegno dell’ISPRA Una giornata per il suolo.

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Consumo di suolo in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2015

suolo«Proseguendo a questi ritmi nella cementificazione si rischia di aggravare il già precario equilibrio del territorio italiano. Bisogna decidersi a invertire la rotta e per farlo è necessaria una fattiva collaborazione tra istituzioni e soggetti privati. Ci vogliono politiche favorevoli alle riqualificazioni al posto di quelle che spingono a continuare a costruire, favorendo gli intenti speculativi. È vitale concentrarsi sullo snellimento delle procedure burocratiche, specialmente quelle degli enti locali: se per abbattere un vecchio edificio e ricostruirlo ci vogliono quindici anni e una lista infinita di pratiche e carte bollate, è evidente che i centri urbani continueranno a svilupparsi verso l’esterno, con tutte le conseguenze del caso. Non occorre attendere altri disastri per convincersi a cambiare strada».
Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso la facoltà di Architettura dell’università La Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, commentando il rapporto 2015 sul consumo di suolo in Italia presentato oggi dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra).
«Anche per ciò che riguarda le regolarizzazioni, la burocrazia rappresenta un ostacolo micidiale – sottolinea Simoncini –. Oggi i Comuni devono ancora completare le istanze di condono presentate trent’anni fa ed incassare i relativi oneri concessori, mentre favoriscono la costruzione di nuovi fabbricati in periferia. Con le procedure tradizionali le domande pendenti necessitano di tempi biblici: in questo modo i cittadini continuano a vivere nell’incertezza e le Amministrazioni locali non incassano quanto permetterebbe loro di realizzare le infrastrutture necessarie alla messa in sicurezza del territorio. Ci sono nuovi sistemi che permettono di abbattere tempi e costi grazie a procedure snelle e trasparenti: vanno vinte le resistenze e gli interessi di parte che troppo spesso legano a doppio filo enti locali e costruttori».

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Vincenzi su legge contro il consumo del suolo

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 gennaio 2015

agricoltura“Salutiamo con soddisfazione la stesura del testo definitivo di base della legge sul consumo del suolo ora in discussione alle Commissioni Agricoltura ed Ambiente della Camera dei Deputati. Oltre ad un fin qui impervio iter legislativo, preoccupa la dichiarazione dell’ex ministro Catania, ispiratore del provvedimento, che paventa come alcune integrazioni inserite dai relatori possano avere effetti contrari allo spirito della legge. Come afferma anche lui, adesso si vedrà davvero chi vuole approvare una legge seria e rigorosa!”
A dichiararlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.).
“Al proposito – prosegue – Giovedì 5 Febbraio presenteremo ufficialmente, nella sala della Presidenza del Consiglio a Roma, i dati dell’annuale report sulle opere necessarie per ridurre il rischio idrogeologico nel Paese. Sarà la testimonianza del quotidiano lavoro dei Consorzi di bonifica per #italiasicura ma, soprattutto, sarà la prova provata della necessità di scelte indifferibili per il futuro dell’Italia, la cui ripresa è penalizzata anche da scelte urbanistiche dissennate e dalla piaga dell’abusivismo edilizio. La tutela del territorio – conclude Vincenzi – non è alternativa, ma complementare allo sviluppo economico nel nuovo modello di Paese, che vogliamo contribuire a realizzare.”

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Cambiamenti climatici: adattamento o estinzione?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

Pavia 9 giugno 2011 – ore 17:00 Aula Volta – Università di Pavia, incontro con Andrea Mondoni, che propone un viaggio dalle Alpi all’Himalaya per scoprire i progetti di ricerca e conservazione che l’Ateneo pavese propone in alcune tra le zone più affascinanti e sensibili del pianeta. Nel mondo numerose specie vegetali spontanee si sono estinte negli ultimi due secoli e molte altre sono pesantemente minacciate, soprattutto per cause antropiche. I cambiamenti climatici, assieme alla perdita d’uso del suolo e all’inquinamento, sono tra le principali cause di estinzione. Negli ultimi anni l’Università di Pavia ha avviato numerose azioni concrete di conservazione della natura. Dal 2005, in collaborazione con il Centro Flora Autoctona della Regione Lombardia, il nostro ateneo ha istituito la Banca del Germoplasma delle Piante Lombarde. Recentemente l’Unione Europea e la Provincia di Trento hanno finanziato un progetto che ha come obiettivo quello di valutare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle specie che vivono ai margini dei ghiacciai. Un viaggio dalle Alpi all’Himalaya per scoprire i progetti di ricerca e conservazione in alcune tra le zone più affascinanti e sensibili del pianeta. Dott. Andrea Mondoni (Dip. di Scienze della Terra e dell’Ambiente)

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Consumo suolo pubblico

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

“Fanno riflettere i dati tracciati nel rapporto Legambiente 2010 che evidenziano come in Italia ogni giorno si “consuma” e distrugge  suolo pubblico per l’equivalente di circa 150 campi di calcio, con conseguenti riflessi sulla crescita ed organizzazione delle aree urbane e del suolo rurale. Una questione che merita un po’ più di attenzione”. E’ quanto dichiara Aldo Di Biagio, deputato di futuro e Libertà per l’Italia. “Su questo fronte, l’esperienza di altri Paesi europei può suggerirci come operare per porre freno agli interessi lobbistici di  privati che aggrediscono il nostro territorio. Magari attraverso la promozione e la ristrutturazione della edilizia esistente e la edificazione solo in aree urbanizzate e dimesse”. “Non dimentichiamo – spiega Di Biagio – che questa urgenza trova spazio anche nel dibattito generale sulla riforma federalista, che vorrebbe vedere una netta divisione di territori e di acque, di autonomie di competenze tra lo stato centrale e gli enti locali. Questioni che attualmente pongono forti problemi di non chiarezza e di ambiguità”. “Sono certo che la riforma federalista in questo senso possa rappresentare un’opportunità, pur nel rispetto alla necessaria autonomia degli enti locali, orientata alla salvaguardia dei preminenti interessi e beni della collettività”.

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Frane e dissesti in montagna

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2010

Il Governo ha abbandonato qualunque politica per la montagna. Anche in questo caso ha fatto solo tagli: per definire montani i comuni ha tenuto conto solo dell’altimetria, mettendo sullo stesso piano le Alpi e gli Appennini. In questo modo nella nostra provincia avremo, presumibilmente, solo cinque comuni montani: Portico, Premilcuore, Santa Sofia, Bagno di Romagna e Verghereto. Questi comuni riceveranno dallo Stato solo il 30% di quanto percepito prima, tutti gli altri non prenderanno più niente. La Regione Emilia-Romagna negli ultimi cinque anni ha investito nella montagna 400 milioni di euro e nella prossima legislatura investirà 500 milioni di euro, sostituendosi allo Stato Italiano che, unico in Europa, non ha ancora una legge sull’uso del suolo. Nel nostro Paese tutti giorni c’è un’emergenza frane, come dimostrano purtroppo anche i fatti di cronaca locale, e spendiamo un sacco di soldi a posteriori, pagando anche un triste tributo di vite umane. Mai una volta che si investano fondi per fare prevenzione. I denari li buttiamo in Alitalia, e nel ponte sullo stretto di Messina… La nostra Regione ha approvato un piano per la montagna, che rappresenta una cornice il cui contenuto va riempito, attraverso accordi territoriali da realizzare insieme ai comuni montani. È un modo per fare progetti veramente condivisi, con il concorso dei territori montani. L’impegno di Regione e Provincia è orientato anche allo sviluppo della Banda Larga, rete di trasmissione dati che si vuole estendere dalla pubblica amministrazione alle aziende private. In questo settore è Telecom che deve fare gli investimenti, che però non vuole fare, perché il rientro dagli stessi non avviene nei 4 anni da loro programmati. La Regione sta trattando con Telecom, che temporeggia: prima di cominciare i lavori aspetta i soldi dello Stato, quei famosi 800 milioni di euro già stanziati da oltre un anno per portare la Banda Larga nei territori ma che Tremonti ha bloccato, spostandoli in altra posta di bilancio. In attesa che Telecom porti la Banda Larga, la Provincia di Forlì-Cesena ha nel frattempo deliberato la costruzione di una rete palificata sui crinali, per far sì che gli operatori privati possano utilizzarla per il servizio Wireless (ponti radio). Quando la Telecom deciderà di procedere avrà un vantaggio in più: il nostro territorio è già provvisto, praticamente dappertutto, di tubi interrati, già posati durante precedenti lavori di scavo, riparazione strade, ecc. Basterà per farli partire con i lavori? (Tiziano Alessandrini)

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Tutela del territorio

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

Roma 25 gennaio ore 11.30 (ingresso dalle ore 11.15) Via della Missione n. 4 conferenza stampa iniziative parlamentari della delegazione radicale nel pd a tutela del territorio Saranno presenti: Emma Bonino, Vice Presidente del Senato e candidata governatore Regione Lazio Elisabetta Zamparutti, deputata radicale in Commissione Ambiente Ermete Realacci, deputato PD Commissione Ambiente Prof. Paolo Pileri, Dipartimento di Architettura e Pianificazione Politecnico di Milano Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Legambiente Prof. Paolo Berdini, Consigliere nazionale WWF Italia Prof. Stefano Pareglio, associato di economia ambientale all’Università Cattolica e Presidente della Commissione nazionale INU “Ambiente, energia, clima, consumo di suolo” Oreste Rutigliano, Comitato Nazionale del Paesaggio Modera Mario Staderini, Segretario di Radicali italiani La Camera dei Deputati discuterà da lunedì 25 gennaio di governo del territorio a partire dalla mozione a prima firma Zamparutti sulla “messa in sicurezza del territorio, la rottamazione edilizia e per un’edilizia sostenibile” frutto di un lavoro congiunto con le associazioni ambientaliste e firmata anche da tutto il gruppo PD in Commissione Ambiente. Nel corso della conferenza stampa saranno illustrati i contenuti della mozione e le altre iniziative parlamentari a tutela del suolo.

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Ennesima strage a Kabul

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2009

La sensazione di profondo dolore che mi attanaglia per la scomparsa di sei soldati italiani a Kabul, oggetto oggi di attentato dinamitardo degli estremisti talebani, si scontra con lo sdegno, sicuramente comune ai molti, nel dover sentire i costernati messaggi di cordoglio di chi ha la responsabilità umana e politica di tanto sangue italiano versato, di chi sfrontatamente maschera il proprio volto con la costernazione e finta tristezza non ascoltando le urla della propria coscienza e di quella collettiva.” Così Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia, manifesta i propri sentimenti per la strage di Kabul, convinto di interpretare le emozioni di molti e soprattutto di coloro che sono chiamati a difendere il suolo nazionale e di coloro che assicurano la sicurezza nel suolo nazionale. “Il paradosso della vicenda che coinvolge le nostre coscienze – continua il leader del Coisp – è la mancanza di consapevolezza dell’essere entrati in guerra ormai da tempo e di ritrovarsi ogni tanto a celebrare morti, anzi eroi, che non solo non vengono riconosciuti da una società civile distante dall’idea stessa della conflittualità esistente, ma anche da chi, responsabile politico, disarciona il concetto stesso di guerra per rifugiarsi in quello di “missione di pace”. Grave, gravissimo orientamento dimostrato dalla nostra classe dirigente, insufficiente, paradossale, lontana anni luce dagli apparati che reggono le stabilità della difesa del suolo o che ne assicurano la interna civile convivenza. Combattere contro un nemico non schierato, affrontare le nuove dinamiche della “guerra espressiva” fatta di assenza di frontalità, permeata dal vuoto delle regole, condotta per la realizzazione di atti terroristici interpretabili come eventi mediali, richiede un elevato standard di professionalità che, come a noi poliziotti arcinoto, scarsamente è sorretto dalle borse del politicante di turno. Richiede inoltre una vera presa di coscienza delle elité politica e, a cascata, della società civile tutta. Noi sappiamo, come poliziotti, quanto grave sia la sensazione di isolamento in cui versa chi, come noi e i colleghi della Difesa per le loro competenze, deve affrontare i grandi temi della sicurezza conscio del rischio quotidiano, del tributo umano sacrificato ogni giorno sull’altare della propria identità, spesso sconosciuta ai più e nascosta dal Vertice indifferente”.

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Cia di Pordenone: danni milionari

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2009

La Cia di Pordenone, a qualche giorno dalla nuova ondata di maltempo che ha colpito il territorio provinciale nelle zone di Valvasone, Casarsa della Delizia, Arzene, denuncia una situazione gravissima. La tromba d’aria che sabato  6 giugno si è abbattuta nella provincia, ha danneggiato vigneti, scoperchiato case e capannoni con tetti in eternit, distrutto intere colture cerealicole. Inoltre, nella zona della Bassa pordenonese, nei comuni di Pasiano di Pordenone, Brugnera e aree limitrofe, una forte grandinata a raso al suolo interi appezzamenti a seminativo e danneggiato molte vigne.I danni sono ingenti, l’agricoltura provinciale, dopo questo ulteriore evento calamitoso,  è stata messa in ginocchio. Davanti all’enormità di questi nuovi danni, la Cia di Pordenone si auspica che venga chiesto senza indugio, da parte della Regione lo stato di calamità naturale almeno per far fronte a quelli più rilevanti. Inoltre, sollecita il rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale, una misura indispensabile per permettere agli agricoltori di ricorre all’assicurazione senza costi insostenibili. Visti i cambiamenti climatici sempre più imprevedibili, secondo la Cia, sarebbe opportuno destinare risorse adeguate per le calamità naturali, magari da far gestire ai comuni. Infine, relativamente al problema dell’eternit alle coperture agricole, potrebbe essere utile proporre un incentivo alle aziende per lo smaltimento e la sostituzione, inserendo un’apposita misura nel Psr regionale.

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