Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘superfluo’

Sacrifici: un saggio di sadismo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2010

Editoriale fidest. Da tutte le parti politiche il coro è unanime: è necessario fare sacrifici e mi sembra, tanto per cominciare, un appello molto ipocrita in quanto è come dire: armiamoci e partite, ovvero “fateli ma noi siamo esclusi”. Ed è anche un classico del sadismo che vuole sull’altare immolare vittime sacrificali in nome del dio denaro. E lo fa, persino, con raffinata crudeltà allorchè annuncia che i detentori di lauti stipendi sono pronti ad una “elemosina” di qualche centinaio di euro a fronte di prebende dai seimila euro e oltre mensili.  Il fatto che non si alzi una voce più forte e penetrante delle altre di protesta che mostri tutta l’evidenza necessaria e opportuna, in queste circostanze, per far capire ai soliti furbi che i sacrifici si possono anche fare ma prima di tutto vanno eliminati gli sprechi, le isole di privilegi di varia natura, gli interessi corporativi, le evasioni miliardarie e che tutte insieme non ci danno solo l’attuale importo della manovra finanziaria in atto ma potrebbe essere, per lo meno, moltiplicata per quattro. E questo parlamento che sta accingendosi al solito rituale del dibattito e della conseguente approvazione del provvedimento si soffermerà sulle enunciazioni, sullo stracciarsi le vesti in un decadente rituale da ultima spiaggia per toccare la nostra sensibilità emotiva sulla povertà, sulla triste condizione dei disoccupati, dei cassa integrati, dei precari e quanto altro, ma alla fine sono proprio costoro, gli emarginati, ad essere più tartassati, quelli ai quali non è il governo ipocrita a mettere le mani nelle loro tasche ma un esercito di famelici amministratori pubblici locali che come le termiti distruggono ogni cosa al loro passaggio. Ma è il governo a scaricare sulle amministrazioni locali il fardello delle ingiustizie. Così si toglieranno i soldi per l’assistenza sanitaria ma si eviterà che si faccia a meno delle auto di rappresentanza, delle consulenze esterne milionarie, della pletora di consiglieri, delle loro laute retribuzioni, dei disservizi e via di seguito. Cosa farebbe un buon padre di famiglia se il proprio reddito diminuisse? Eviterebbe di comprarsi un vestito nuovo, un paio di scarpe, di comprarsi una nuova auto e persino di rinnovare il parco degli elettrodomestici casalinghi. Ma il padre di famiglia che è lo stato continua a beneficiare di circa settecentomila auto blu, nel dare stipendi da nababbi ai consulenti, nell’ignorare gli sprechi ma poi fa il taccagno sulla salute, sull’istruzione e sulla ricerca e sul lavoro rendendo il tutto sempre più precario e aleatorio. Vorrei che tutto questo si sentisse nelle aule parlamentari come nelle piazze e se vi sono politici coerenti che si dimettessero per sottolineare il valore di una società che sa distinguersi non in ciò che chiede ma in ciò che fa per un’equa ridistribuzione delle risorse, per una perequazione sociale togliendo il superfluo e non sottraendo il necessario a chi ha, tra l’altro, sempre dato e ben poco o nulla ricevuto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La ragione delle parole e quella dei fatti

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 aprile 2010

Lettera al direttore Papa Ratzinger durante la Messa del Crisma celebrata ieri a San Pietro, ha detto: che i cattolici non possono accettare le ingiustizie elevate a “diritto” e a leggi, prima fra tutte “l’uccisione di bambini innocenti non ancora nati”. Vorrei intanto far notare come per dare maggiore risalto alla gravità del “delitto”, si ricorra, magari inconsapevolmente, a piccole furbizie linguistiche. L’embrione, infatti, si chiama embrione e non bambino. E l’aggettivo “innocente” è superfluo, tranne che non esistano embrioni colpevoli. Sembra che l’aborto sia un problema che riguardi soprattutto gli uomini, e segnatamente gli uomini della Chiesa. E del resto è abbastanza naturale, giacché da tempo immemorabile gli uomini hanno tenuto sotto controllo il corpo delle donne. La Chiesa non si accorge che così facendo, si allontana sempre più e dal Vangelo e dalla gente, e soprattutto dalle donne, che definisce disinvoltamente assassine,  qualora esse  abortiscano anche per estrema necessità. Gesù predicava l’amore per le persone, la Chiesa predica l’amore per l’embrione, e se n’è fatta un’ossessione, così come si è fatta un’ossessione della procreazione artificiale, e delle unioni fra omosessuali, del testamento biologico, e via di seguito. Ma c’è proporzione tra il fiume di parole su questi argomenti, e le parole  a favore dei 100 milioni nel mondo di bambine costrette a lavorare, o sfruttate nel commercio sessuale minorile? C’è proporzione tra il parlare della Chiesa a favore dell’embrione, e il parlare a favore delle donne che nel nostro Paese sono maltrattate, ferite, e uccise dagli uomini? (Attilio Doni Genova)

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Diritti e privilegi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2009

I diritti appartengono a quella categoria comportamentale che hanno nei doveri un controvalore equilibrato ed equilibrante; non si possono (o non si potrebbero) vantare diritti se non vengono (o non venissero) bilanciati dai doveri. Quando viene meno il rapporto diritti/doveri non viene meno la normalità dell’azione, viene solo spostata in avanti, come i paletti di identificazione, per diventare un privilegio, riservato a pochi… ma buoni. Così il privilegio non viene controllato e dimensionato in base alla logica del rapporto sostanziale, ma diventa un assunto illeggibile, incomprensibile, ma viene imposto come un diritto esonerato dal dovere. Mentre l’intero pianeta subisce la divisione tra mondo opulento e mondo sottosviluppato, tra abuso del superfluo e mancanza dell’indispensabile, tra produttori e consumatori, tra creditori e debitori, tra ricchi e miserabili, tra potenti e deboli (che diventano “terroristi” quando si ribellano ai soprusi) in Italia, unico paese al mondo, viene forgiata una ulteriore divisione tra i titolari di privilegi, nuove divinità dell’arrivismo, e i sottomessi alla lunga teoria dei doveri a cui non sempre corrispondono diritti di analoga prestanza. E’ la cronaca scritta dal più forte, una cronaca che non diventerà mai storia, come saranno esclusi dalla medesima i fautori e beneficiari dei privilegi, perché nella storia si entra attraverso l’Arco di trionfo, non certo sgattaiolando, furbescamente, da una porta di servizio. (Rosario Amico Roxas)

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Semplificazione amministrativa. A quando?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2009

Le pratiche costano 10 miliardi di euro l’anno per le aziende. Indefinibile e’ il costo per i cittadini se si considera anche il tempo impiegato, e quindi il costo economico, per l’espletamento dei compiti burocratici. Semplificare l’azione amministrativa vuol dire anche tagliare passaggi procedurali, controlli, adempimenti inutili, etc.: cioe’ vuol dire eliminare tutto quello che e’ superfluo o addirittura dannoso per un buon funzionamento dell’amministrazione. Il nostro governo ha due ministeri che si interessano all’argomento, il primo e’ quello della Semplificazione Normativa con a capo Roberto Calderoli, il secondo e’ quello della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, con il ministro Renato Brunetta. Le sovrapposizioni di competenze dei due ministeri sono evidenti e cio’ in barba proprio al concetto di semplificazione amministrativa. Insomma serviva trovare due poltrone. Le Regioni, le Province e i Comuni sono disseminate di assessori e di comm issioni alla Semplificazione Amministrativa che producono poco o niente. Insomma, fumo negli occhi. Il cittadino si arrangia come puo’. Caso esemplare sono le normative urbanistiche  (ieri sera c’e’ stato un interessante servizio di Report su Rai 3) che hanno indotto al piu’ vasto abusivismo edilizio della nostra storia che, di volta in volta, viene sanato con ulteriori complicazioni. Colpa, in primis, dei Sindaci che non governano il loro territorio e, in successione, di assessori regionali e ministri che ce la mettono tutta per complicare la vita ai cittadini. Si riuscira’ nell’intento di semplificare? Abbiamo poche speranze: a chi governa e alla burocrazia non interessa, anzi, potrebbe essere controproducente all’esercizio del potere vessatorio sui cittadini. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Collettiva: In balìa di Cronos

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2009

salmeriPalombara Sabina (RM)  vernice 5 settembre ore  12 Piazza Giuseppe Mazzini 6 ingresso libero. In occasione della V Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, la Galleria RossoCinabro presenta la mostra collettiva ‘In balia di Cronos’. In esposizione  opere di: Riccardo Battigelli, Luca Braglia, Daniela Colli, Roberta Gherardi, Elisabetta Losi, Lunia Marchetti, Cristina Madini, Fabrizio Paoletti, Osvalda Pucci, Umberto Salmeri.  In questo nostro tempo in cui l’avvenire appare depositario di terrore più che di promesse, fra un passato da troppo tempo rimosso per essere ancora vivo e un futuro che sembra chiuso per sempre, su quale  idea del tempo fondare un nuovo ‘Lacoonte’ allorché proprio il tempo viene meno? Abbiamo una perdita di senso del tempo, che ci costringe a vivere in un perpetuo e trafelato presente in cui tutto è affidato all’esperienza del momento, è accompagnata dallo svuotamento dei criteri di rilevanza che fanno distinguere l’essenziale dal superfluo, il durevole dall’effimero. In balìa di Cronos, tempo divoratore della cronologia, l’arte è privata del tempo della memoria, il solo che le permetterebbe di realizzarsi pienamente. Per quale strana aberrazione l’arte si è data in pasto al tempo, quando il suo fine più alto è sempre stato, pur appoggiandosi ad esso, di liberarsi dalla sua morsa? Con questa riflessione Rilke evoca il primo momento della creazione:” Dove mai l’arte potrebbe trovare il suo punto di partenza se non nella gioia e nella tensione di un inizio senza fine?”Questo sentimento di qualcosa di infinito, d’illimitato, l’artista avrebbe il potere di ritrovarlo e di assaporarlo a suo piacimento. A cura di Cristina Madini

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Lo stretto reale tra il superfluo e il presunto

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2009

‘U Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti” ribadisce che non esiste, né storicamente, né geograficamente né culturalmente alcuna ragione o motivo valido che legittimi o anche solo autorizzi a parlare seriamente di una Regione o area dello stretto. Appaiono quindi poco più che mere disquisizioni i tentativi intellettualistici in atto di nobilitare una ipotesi, non nuova, che ha ragioni, a nostro avviso, molto più prosaiche. Detto ciò appaiono esagerati ed apologetici, sebbene leciti, i tentativi di accreditare l’ibridazione a freddo tra la città siciliana di Messina e quella calabrese di Reggio come “fermenti di conurbazione che pervadono gli animi delle comunità delle due sponde” come avvenuto, ultimamente, nel corso di una iniziativa culturale a Messina. Noi Indipendentisti du Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti” riteniamo che un siffatto profluvio di “vis retorica” non giovi né alla Sicilia né alla Calabria.

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