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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Italian Teacher Survey

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2019

Durante l’estate Cambridge University Press Italia in collaborazione con il Gruppo Editoriale Il Capitello ha realizzato l’Italian Teacher Survey, una ricerca che ha permesso ad oltre 1300 docenti italiani di raccontare la loro esperienza quotidiana, le ragioni che li hanno spinti ad insegnare, le sfide che devono affrontare, la percezione del mondo che li circonda. Gli spunti di riflessione offerti dalla ricerca sono molteplici, innanzitutto l’insegnamento è più una vocazione che una professione: il 97% si dice appassionato della materia che insegna, il 94% ama lavorare con gli studenti, l’85% è orgoglioso di essere un docente. Non manca però una significativa minoranza (10%) per cui insegnare è solamente un lavoro e non una passione e un 19% che dice di essere diventanto un docente “quasi per caso”.Quasi 3 intervistati su 5 fanno il docente da oltre 20 anni, tuttavia non sembrano aver perso la passione per la proria professione: il 27% è “molto soddisfatto” del suo lavoro a cui si somma un altro 50% che si dice “soddisfatto”. I dati raccolti mostrano però come non manchino le difficoltà, il 41% dei docenti dice di essersi sentito spesso stressato nel corso della sua vita lavorativa e solo il 2% dichiara di non aver mai avuto dei momenti di stress. Vi sono dei segmenti particolarmente colpiti come, ad esempio, gli insegnanti under 35, spesso precari o probabilmente meno sicuri nella gestione della classe, o tra chi ha un cattivo rapporto con i propri studenti.Di che cosa avvertono maggiormente il bisogno? “Maggior rispetto”, “riconoscimento”, “tempo” sono le parole più utilizzate. Per quanto riguarda i primi due aspetti, si sentono generalmente apprezzati (78%) in famiglia e dagli amici ma la percentuale cala significativamente se pensano agli italiani in generale (24%) o al governo (5%). Per quanto riguarda invece il terzo aspetto, il tempo, agli intervistati sembra non bastare mai, tra compiti da correggere, lezioni da preparare, lavori amministrativi, burocrazia. In particolare, vorrebbero dedicare più tempo alla propria formazione e all’aggiornamento professionale (41%), alle lezioni in aula (34%) o per valutare in classe i propri studenti (26%), mentre sarebbero felici di poterne dedicare meno alle attività amministrative, alle riunioni interne, a correggere a casa compiti e verifiche.Insegnare significa innanzitutto ispirare e formare le prossime generazioni. Ricerche come questa permettono a chi lavora nel settore di trovare modi e forme per supportare gli insegnanti nel ruolo educativo e formativo in base alle loro reali priorità. (By Simone Martino)

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Risultati Survey ANEU su importanza neurologo in pronto soccorso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

Venezia Si apre l’11 aprile a Venezia il Congresso Nazionale della Associazione di Neurologia d’Emergenza-Urgenza (ANEU), la società aderente alla SIN – Società Italiana di Neurologia – che lavora attivamente per definire ruoli e strategie del neurologo nell’approccio alle Emergenze-Urgenze Neurologiche in Pronto Soccorso.All’evento verranno presentati i dati raccolti al NEUday, la giornata di rilevazione delle prestazioni erogate dal neurologo in pronto soccorso, su tutto il territorio nazionale, realizzata con l’obiettivo di definire l’entità e la qualità dell’assistenza erogata dallo specialista al PS/DEA (Pronto Soccorso con dipartimenti di emergenza e accettazione) nella giornata del 21 Novembre 2018.Dai dati raccolti in 93 neurologie sulle 176 identificate come aperte all’urgenza, gli accessi totali in Pronto Soccorso sono stati 4.609, nel corso della giornata, e 683 le consulenze neurologiche effettuate, circa il 15% di tutti gli accessi, a dimostrazione di una richiesta comunque elevata in un ambito spesso difficoltoso e nel quale l’expertise del neurologo è di autentico supporto al medico d’urgenza.Dei pazienti valutati dal neurologo in questa survey, la maggior parte era stata identificata al triage con codice verde o giallo (gravità medio-elevata), trattandosi infatti di quelle patologie più frequenti come le malattie cerebrovascolari acute (23,6%), le cefalee (12,1%), i traumi cranici (8,6%) le vertigini (7,7%) le crisi epilettiche (6,6%), i disturbi di coscienza (4,3%) e, a seguire, sintomi psichici, stati confusionali, la preesistenza di una patologia neurologica in anamnesi. Una valutazione neurologica normale era osservata nel 44,9% dei casi.In merito all’approccio diagnostico, soprattutto strumentale, va sottolineato che un’indagine “specifica” come la TAC cerebrale era già stata effettuata in PS prima della consulenza del neurologo in ben il 61,3% dei casi, restando comunque l’indagine più richiesta anche dallo specialista dopo la visita (22,7% dei casi).A conclusione dell’iter diagnostico sono state identificate ischemie/emorragie cerebrali nel 24,1% dei casi, altre malattie del sistema nervoso (9,3%), epilessia (11,0%), stato confusionale (2,0), vertigini (4,7%), traumi cranici lievi (6,1%) e gravi (1,4%).I pazienti valutati sono stati giudicati dimissibili al domicilio senza ulteriori valutazioni diagnostiche nel 30,1% dei casi o con ulteriori valutazioni diagnostiche nel 21,4%, mentre il ricovero era richiesto per il 14,6% in neurologia, per il 7,6% nelle stroke unit, per l’1% in neurochirurgia, e per il 10,4% nel reparto medico o chirurgico.

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For the 16th consecutive year a nationwide annual survey

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

According to the findings released today, Americans rank PBS as more trustworthy than institutions such as courts of law, the federal government and Congress, as well as media sources such as digital platforms, commercial broadcast and cable television, newspapers and social media. Respondents also said that PBS was their most trusted source of news and public affairs programming.Among those surveyed, 71% feel that local PBS stations provide excellent value to communities. Further, when asked about value for tax dollars, PBS ranks only below our nation’s military defense, and ahead of social security, infrastructure, environmental protection and other vital services.
PBS KIDS is also viewed by parents as the most educational media brand, substantially outranking other cable and commercial networks: 66% said the brand is their top choice for children. The survey results also affirm that parents view PBS KIDS as a leader in preparing children for success in school, modeling positive social and emotional behaviors, and as the most trusted and safe source for children to watch television, and play digital games and mobile apps.“For the 16th year in a row, Americans continue to place their trust in PBS and our local stations. Public television is a trusted destination for high-quality news and public affairs programming, and parents turn to PBS for educational media that prepares their children for future success,” said Paula Kerger, President and CEO, PBS. “We build trust by staying true to our founding mission – being a beacon of thoughtful and thought-provoking content that both educates and inspires.”

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Choice of surveys influences results of health indicators

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

Knowing the variations in the number of patients or the average life expectancy by age and country are just some of many health indicators used to describe and investigate public health situation and its issues. Measuring health is a necessary task to develop proper policies and strategies, but it is also a difficult one. And the choice of the tools used to perform it may influence its results.A study published on the International Journal of Public Health by members of the Lifepath project revealed that survey choice strongly impacts estimates of educational inequalities and disability using one of the main health indicators used in Europe.
The GALI (Global Activity Limitation Indicator) is one of the three questions of a module developed to be used in EU social surveys, statistical analysis and the Eurobarometer. It has been shown to be a reliable indicator with good predictive validity but, being a self-reported indicator, it is subject to variations in the tendency to report health problems. The GALI is provided through surveys that can vary in terms of sampling design, method of data collection, response rate, whether or not proxy respondents are allowed, and the phrasing of the GALI question.Lifepath researchers wanted to assess whether different surveys that measure the GALI indicator may lead to similar conclusions regarding prevalence and educational inequalities. They analysed three widely used nationally representative European surveys, in order to see whether they provided similar or different estimates of prevalence of GALI disability and of educational inequalities in GALI disability in Europe.
What they found is that there are important differences in the prevalence and the educational inequalities of GALI disability between the surveys included in the analysis. Which means that is possible to draw different interpretations of the health status of a country, its relative position to other countries and the size of educational inequalities, depending on what survey is used for the measurement. These findings have relevant implications for population health monitoring and, in turn, for the development of proper health policies. «At the national level, it is difficult to make reliable assessments of the prevalence of disability since the agreement between different surveys is lacking and there is no gold standard among the three surveys», said Jose Rubio Valverde, junior researcher in public health at the Erasmus MC in Rotterdam and leading author of the study. «We think that further investigations are required to understand what drives these discrepancies».As long as there is no way of knowing which survey represents reality, the only option is to combine all available data sources and search for patterns that are consistent between surveys. If the surveys agree in the trends, this would mean that a country is consistently improving or worsening. However, comparisons between different country are even harder to perform reliably. Lifepath experts thus recommend to be very cautious in using these surveys for cross-country comparisons of (inequalities in) GALI disability.

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Legg Mason Global Investment Survey 2018: la volatilità non spaventa gli italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

By Matteo Lenadrdon. Il 2018 è stato caratterizzato da un forte ritorno della volatilità sui mercati finanziari. Il brusco sell off di ottobre ha replicato la significativa correzione già avvenuta a febbraio scorso, e durante tutto l’anno non sono mancate preoccupazioni e tensioni, legate soprattutto alla guerra commerciale e alla stabilità europea. Ma come vedono oggi la volatilità gli investitori italiani?
La Global Investment Survey (GIS) 2018 di Legg Mason, ricerca annuale commissionata dalla grande casa di gestione americana (749,2 miliardi di Aum), mette in luce come l’atteggiamento verso la volatilità stia cambiando, tanto nel Bel Paese quanto a livello globale. Giunta alla sesta edizione, la GIS ha coinvolto quest’anno quasi 17 mila investitori, provenienti da ben 17 paesi diversi.Dalla ricerca emerge una relazione con la volatilità più ‘serena’ di quanto si potesse immaginare: ben il 59% degli investitori italiani, infatti, ritiene che la volatilità non sia un elemento negativo, considerandola anzi potenzialmente un fattore positivo (27%) o comunque neutro (32%). Solo un investitore italiano su tre (33%), crede che la volatilità sia un fattore sempre negativo e un rischio per gli investimenti, convinzione che nella media degli investitori globali è ancora meno diffusa, costituendo solo il 18% delle risposte.Un atteggiamento dunque più fiducioso, anche se le preoccupazioni non mancano: in cima ai timori degli investitori italiani ci sono innanzitutto l’instabilità economica globale (citata dal 58% degli intervistati) e nazionale (anch’essa con il 58% delle preferenze). Ma spaventa anche l’instabilità sul piano politico, in particolare a livello nazionale, considerata motivo di preoccupazione dal 52% dei partecipanti alla ricerca.Come affrontano dunque gli investitori italiani uno scenario in cui la volatilità è tornata protagonista? Se circa uno su tre (32%) dice di affidarsi al suo consulente finanziario, il dato più interessante è che le strategie di investimento alternative vengono ormai preferite a quelle tradizionali: ben il 38% sceglie infatti soluzioni flessibili – come le strategie unconstrained sull’obbligazionario o quelle long/short sull’azionario – per gestire i periodi di volatilità, contro un 31% che dichiara di ricorrere a soluzioni tradizionali. Per leggere il report completo: https://www.leggmason.com/global/campaigns/gis-2018.html

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Report of interventional cardiology practice presented in first extensive survey

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 Mag 2018

Paris, France A report on interventional cardiology practice from an extensive survey is presented at EuroPCR 2018, the annual meeting of the European Association of Percutaneous Cardiovascular Interventions (EAPCI), a branch of the European Society of Cardiology (ESC).1
The EAPCI White Book is the first systematic data collection on the practice of interventional cardiology, a branch of cardiology which delivers catheter-based (percutaneous) treatment of heart diseases – for example inserting stents to open clogged arteries (called percutaneous coronary intervention, or PCI). A wide spectrum of resource allocation and treatment implementation was reported by countries participating in the 2016 survey. Hospitals equipped with catheterisation laboratories (the operating rooms for catheter-based procedures) ranged from less than 2 to more than 5 per million people. Likewise the number of interventional cardiologists ranged from 10 to more than 25 per million people. Clinical evidence supports the performance of percutaneous coronary intervention (PCI) by inserting the catheter via the radial artery in the wrist and using drug-eluting stents where indicated. The survey found that more than half of PCIs were performed via the radial artery and drug-eluting stents were frequently used (more than 3,000 cases per million inhabitants) in most of the participating countries. Yet the survey highlighted a low penetration rate of drug-eluting stents in a few countries, suggesting that there are barriers to implementing this effective treatment. Primary PCI, an urgent first treatment to open clogged arteries (rather than clot-busting drugs) is recommended by ESC guidelines for treatment of patients suffering a heart attack.2 Most countries participating in the survey were delivering at least 500 primary PCIs per million inhabitants, the level promoted by Stent – Save a Life!, the EAPCI’s primary PCI implementation programme. The survey shows that transcatheter aortic valve implantation (TAVI) and other percutaneous structural heart interventions are becoming increasingly popular. However, the implementation of this therapy is not uniform among the participating countries due to different reimbursement policies. The survey covers all aspects of interventional cardiology including organisational models, numbers of procedures, resource allocation, and training. The 16 countries participating in the 2016 survey were Belgium, Denmark, Egypt, France, Germany, Greece, Italy, the Netherlands, Poland, Romania, Slovenia, Spain, Sweden, Switzerland, Turkey, and the UK. Future editions will include more ESC member countries.Professor Emanuele Barbato, lead author, said: “The EAPCI White Book is a valuable resource for monitoring the implementation of guideline recommendations in clinical practice. Healthcare payers and regulatory bodies can use it to compare the allocation of resources to interventional cardiology in Europe. The reported trends in practice will enable industry bodies to target investment to clinical needs.” The data were collected by interventional cardiologists in national cardiac societies and working groups under the leadership of Professor Michael Haude, EAPCI President, in collaboration with the ESC Atlas of Cardiology, a compendium of cardiovascular statistics from the 56 ESC member countries. Professor Panos Vardas, senior author of the Atlas and ESC Past President (2012 – 2016) said: “The EAPCI White Book is an important companion to the ESC Atlas of Cardiology, providing more in-depth information on this rapidly growing domain in cardiology.”

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CFA Italy Radiocor Financial Business Survey marzo 2018

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2018

Al sondaggio, svolto da CFA Society Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor presso i suoi soci tra il 19 febbraio ed il 2 marzo 2018, hanno partecipato 52 intervistati. Quasi l’unanimità degli operatori finanziari (94%) ritengono positiva o stabile la situazione attuale dell’economia Italiana.In termini di aspettative sui prossimi sei mesi, si assiste ad uno spostamento di attese rispetto al mese scorso: si riduce del 5,5%, infatti, la percentuale di coloro che stimano un miglioramento dell’economia italiana, pari al 35% circa del totale, mentre aumentano del 4% coloro che stimano condizioni invariate, pari al 51% degli intervistati. Solo un 13,7% si attende un peggioramento delle condizioni macroeconomiche, una percentuale comunque in aumento dell’1,5% rispetto a febbraio. La differenza tra coloro che risultano ottimisti sulle prospettive dell’economia italiana, rispetto ai pessimisti, è pari a 21,6, un valore che rappresenta il “CFA Italy Radiocor Sentiment Index” per il mese di marzo 2018. Il dato di sintesi scende di 7 punti rispetto alla scorsa rilevazione: pur rimanendo ampiamente positivo, l’indicatore torna ad attestarsi su valori registrati nella primavera dello scorso anno, prima degli incrementi verificatisi nell’autunno.
I partecipanti vedono comunque una situazione sostanzialmente positiva per il prossimo futuro dell’economia di Area Euro, mentre si evidenzia un netto peggioramento delle previsioni per l’economia USA: si riduce, infatti, del 13% la proporzione degli analisti finanziari e portfolio manager che si attendono un miglioramento delle condizioni macro statunitensi, mentre aumentano del 15% circa le attese di un peggioramento dell’economia nordamericana nei prossimi sei mesi.
L’inflazione è vista in rialzo in tutte le regioni, in particolare negli Stati Uniti e permangono, quindi, aspettative di incremento dei tassi di interesse, soprattutto in USA.
Sui mercati azionari, sono previsti rialzi dagli attuali livelli per il listino italiano e per gli indici europei mentre per la borsa americana le attese di rialzo sono completamente controbilanciate da aspettative di discesa dei corsi.Sulle valute permane l’attesa per un relativo apprezzamento del dollaro USA e dello Yen giapponese contro Euro. Relativamente al petrolio, le attese sono per una sostanziale stabilità delle quotazioni sui prossimi sei mesi: si assiste infatti ad una discesa di 17 punti delle aspettative di rialzo, rispetto alla precedente rilevazione.

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CFA Italy Radiocor Financial Business Survey febbraio 2018

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

borsaIl sondaggio svolto da CFA Society Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor presso i suoi Soci tra il 19 ed il 31 gennaio 2018, ha visto la partecipazione di 49 intervistati. Circa l’88% del totale ritiene positiva o stabile la situazione attuale dell’economia italiana. Mirko Porciatti, CFA Strategist dell’Ufficio Market Strategy – MPS Capital Services dichiara: “Il 2018 è iniziato con un lieve rialzo del CFA Italy Sentiment Index, che sale leggermente rispetto al mese precedente, mantenendosi poco al di sopra del minimo degli ultimi sei mesi. Si tratta comunque di un valore assoluto positivo, segnalando che il numero di coloro che hanno aspettative di miglioramento dell’economia italiana nei prossimi mesi è molto superiore rispetto a quello dei pessimisti. In termini assoluti, la maggior parte degli intervistati propende per una situazione economica che resterà stabile nei prossimi mesi in Italia, Eurozona e negli USA. In tutte le aree oggetto del sondaggio, la condizione economica attuale viene valutata positiva a grande maggioranza, così come emerge ottimismo dalla recente revisione al rialzo delle stime di crescita globali da parte del Fondo Monetario Internazionale.
Sul fronte inflazione, la maggioranza degli intervistati continua a ritenere che l’inflazione salirà tra sei mesi. Qualora ciò si verificasse, potrebbero aumentare le pressioni sulla BCE da parte dei “falchi” del Nord-Europa per terminare il QE a settembre. A nostro avviso, l’Istituto difficilmente interromperà bruscamente il piano di acquisti di bond in tale mese, ma propenderà per un’ulteriore riduzione fino ad almeno fine anno. Da menzionare che, per un mero effetto confronto, se il petrolio resterà su livelli elevati, intorno a metà anno si potrebbe assistere ad un rialzo dell’inflazione in Eurozona che potrebbe portarsi in prossimità del target del 2%. Anche negli USA, gli investitori si aspettano un rialzo dell’inflazione. Tale consenso è piuttosto forte (79%).
Sul fronte tassi, la maggioranza degli intervistati si aspetta un rialzo dei tassi a lungo termine in tutte le aree (Italia, Eurozona e USA), probabilmente grazie a: 1) aspettative d’inflazione crescenti; 2) congiuntura economica positiva; 3) Banche Centrali meno accomodanti; 4) superamento di alcuni livelli tecnici di resistenza superati sui tassi decennali USA. Sui tassi a breve termine, l’attesa di un rialzo deciso è solamente presente negli USA (la Fed potrebbe alzare i tassi tre volte nel corso del 2018), mentre in Italia ed in Eurozona oltre il 50% degli intervistati si attende tassi stabili. Di recente Draghi ha dichiarato che le probabilità di un rialzo tassi nel 2018 da parte della BCE sono molto basse.
L’azionario globale in questo inizio 2018 è stato particolarmente brillante (ad eccezione degli ultimi giorni) con nuovi record registrati da numerosi indici. Sebbene la maggior parte degli intervistati sia fiduciosa sull’Italia e sull’Euro Stoxx 50, aspettandosi un rialzo a sei mesi, la fiducia è minore rispetto al mese precedente. Probabilmente questo dato segnala un ottimismo di fondo sull’azionario europeo, alla luce dei buoni fondamentali, ma anche del timore di prese di profitto di breve periodo a causa delle forti performance di inizio anno e della forza dell’euro. Come settori italiani, gli intervistati vedono a grande maggioranza un miglioramento della redditività, in particolare sui titoli bancari, petroliferi ed assicurativi. Non è presente nessun settore dove la maggioranza degli intervistati si aspetti un peggioramento.Sull’azionario USA le prospettive sono peggiori, con oltre il 50% degli intervistati che si aspetta un indice S&P500 invariato tra sei mesi. Alcuni indicatori di sentiment segnalano il rischio di prese di profitto sull’azionario americano nei prossimi mesi, sebbene il quadro di fondo resti positivo.Sul fronte cambi, sullo Yen giapponese la maggior parte degli operatori propende per una valuta nipponica invariata a sei mesi. Sul Dollaro USA aumenta il numero di coloro che prevedono un apprezzamento del biglietto verde nei prossimi mesi (anche se non c’è una view netta). Da segnalare che, secondo la CFTC statunitense, le posizioni nette lunghe sull’euro/dollaro sono a livelli record. Storicamente, quando in passato si è verificata una situazione di posizionamento speculativo estremo a favore dell’euro, nei mesi successivi si è assistito ad un apprezzamento del dollaro. Il nostro ufficio Market Strategy sposa tale aspettativa con la possibilità di ritornare sotto 1,20.
Sul petrolio la maggioranza degli investitori (48%) è a favore di un prezzo invariato a sei mesi, con però anche una percentuale elevata di intervistati (39%) che propende per un rialzo. E’ possibile che la maggior parte degli intervistati possa ritenere che il piano di tagli alla produzione implementato dall’OPEC+ (Russia ed altri produttori inclusi) crei un “floor” al ribasso sul greggio. Anche questa aspettativa è condivisa dal nostro ufficio per il primo semestre del 2018.

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Europa: Quale futuro?

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

europeLondra. Abitano nel vecchio continente, ma alla vecchiaia pensano poco. Solo il 35% degli europei possiede investimenti, una percentuale tra le più basse a livello mondiale: inferiore di dieci punti a quella globale (45%) e quasi la metà dell’Asia (64%). Meglio fanno anche Stati Uniti (51%) e Australia (46%).E’ il risultato della nuova edizione della Global Investment Survey 2017 realizzata da Legg Mason, uno dei principali gestori globali diversificati. L’indagine, arrivata alla quinta edizione, è stata realizzata in 17 Paesi e ha raccolto i dati di 15.300 investitori.Il 17% degli europei ammette di “non preoccuparsi del domani, ma solo dell’oggi”, sia nella gestione delle finanze che nella vita in generale, con picchi del 21% in Spagna e del 20% in Germania. Dietro questo atteggiamento, un mix di pessimismo, materialismo e ignoranza. Il 32% di loro spiega di non potersi permettere di risparmiare o di investire, per cui “tanto vale non pensarci”, il 22% sceglie di spendere subito i soldi e divertirsi, piuttosto che metterli da parte, e il 14% confessa di non saper pianificare a lungo termine.Tra gli europei che non si preoccupano del futuro, sono pochi quelli che hanno quest’atteggiamento perché tanto possono fare affidamento sui figli e sul coniuge, o sull’aiuto dello Stato. Opzioni che considera rispettivamente solo il 5% e il 14%, mentre negli Stati Uniti – di solito ritenuti più individualisti – il numero di chi può permettersi di pensare solo al presente grazie al partner o al welfare è più elevato (19% e 23%).Un altro 46% degli europei, invece, ha buone intenzioni: vorrebbe pianificare di più, senza per ora riuscirci. Nel loro caso, incentivi fiscali (23%), una promozione al lavoro o un aumento della busta paga (36%) potrebbero spingerli a risparmiare di più e investire.Una volta che si smette di lavorare, per tutti gli europei l’obiettivo è avere una buona pensione (60%), mantenere il proprio standard di vita (59%), viaggiare (55%) e aiutare la famiglia, per esempio pagando l’educazione scolastica dei nipoti (51%). Quest’ultimo dato varia molto di paese in paese: conta poco in Gran Bretagna (43%) e molto in Italia (60%).A sorpresa, gli italiani sono i più previdenti tra gli europei, dopo gli svedesi: il 42% investe – una percentuale decisamente superiore alla media europea del 35% – e il 74% possiede del risparmi. Solo un italiano su cinque dice di pensare esclusivamente al presente e il 59% afferma di volersi impegnare di più per il proprio futuro. Per questi ultimi la differenza la fanno, ancora una volta, le tasse: il 35% degli italiani sarebbe spinto a investire o risparmiare maggiormente se ci fossero degli incentivi fiscali.
Legg Mason è una società di gestione patrimoniale che opera su scala globale, con attivi in gestione (AUM) pari a 753.3 mld USD al 31 luglio 2017. Legg Mason offre soluzioni di gestione attiva degli asset presso numerosi centri d’investimento presenti in tutto il mondo. La sede ufficiale si trova a Baltimora, Maryland, e le azioni ordinarie della società sono quotate alla borsa di New York (simbolo: LM).

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Business Travel Survey

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 luglio 2017

costo bigliettoLe regolari rilevazioni di Uvet sull’andamento dei prezzi medi per il Business Travel Managed evidenziano, anche nel secondo trimestre 2017, una tendenza al ribasso dei prezzi medi del Business Travel Managed e una continua compressione anche rispetto all’andamento dei prezzi medi dei trasporti, che è il settore di riferimento. Nello specifico, tra gennaio 2006 e giugno 2017, l’incremento medio dei prezzi nel sistema economico (inflazione) è stato del 21,4%, l’incremento medio dei prezzi nel settore trasporti è stato del 27,7%, mentre il Business Travel Managed ha registrato una dinamica contraria e il prezzo medio del servizio si è ridotto del 43,1%.
“Tradotto in numeri – spiega Luca Patanè, Presidente del Gruppo Uvet – significa che a parità di caratteristiche e condizioni di viaggio, quello che costava 100 Euro nel 2006, oggi costa 56,9 Euro, mentre se avesse seguito la media dei prezzi del settore dei trasporti sarebbe dovuto costare 127,7 Euro (il 124% in più). Tale effetto va a tutto vantaggio delle imprese che, a prezzi inferiori, possono investire in attività di sviluppo e contatto con clienti, o potenziali clienti, alla ricerca di nuove opportunità di business anche a livello internazionale”.
Considerando l’ultimo triennio 2015-2017, le trasferte sono aumentate di 18 punti percentuali, mentre le spese solo di 7 punti. Lo stesso trend positivo ha registrato il 1° semestre 2017, che vede un aumento rilevante delle trasferte di 10 punti percentuali e un incremento nelle spese di viaggio di 5 punti percentuale. Oggi il costo medio di una trasferta di viaggio è di circa 200 euro, nel primo semestre 2015 era di 221 euro.
Il numero delle trasferte aeree nel corso dell’ultimo anno è cresciuto nel mercato domestico e nel mercato europeo, mentre è calato quello intercontinentale. Il segmento nazionale continua a essere affetto dalla concorrenza del trasporto ferroviario. Ciò ha comportato una riduzione delle spese di viaggio domestiche rispetto al numero di trasferte, indicando un abbassamento del prezzo medio del biglietto. Il segmento intercontinentale ha registrato invece una crescita di ben 44 euro rispetto al 2016.
Il 2017 conferma New York come la più importante destinazione del campione (6,2%), al secondo posto Dubai che diminuisce la propria quota (4% rispetto al 4,6% del 2016). Stabili i flussi verso Shangai e Hong Kong, in calo Sao Paulo e San Francisco.
A livello europeo la principale destinazione è rimasta Parigi, con oltre il 13,2% del totale dei viaggi d’affari effettuati in Europa, In calo Londra, Amsterdam e Francoforte A mostrare valori in crescita sono state Brussels (+0,3%) e Madrid (+0,2%). Stabile Monaco.
Nel segmento nazionale, Milano è la principale destinazione dei viaggiatori d’affari delle imprese del campione: il 35% dei clienti ha favorito gli scali di Linate e Malpensa. Roma evidenzia un calo di quasi tre punti percentuali da 31,1 a 28,4%. Lo scalo di Napoli, rimane il favorito tra le altre destinazioni nazionali (5,3%). Bari, Torino, Venezia e Palermo sono le destinazioni che evidenziano un incremento dei loro valori, in calo Catania, stabile Genova.
Crescono le trasferte ferroviarie e il 2017 vede un leggero calo del costo medio del biglietto ferroviario pari a un euro (da 48 nel primo semestre 2016 a 47 euro attuali).
tasso crescitaDal calcolo della variazione triennale, invece, si evince una sostanziale stabilità dei prezzi: nel 2015 il prezzo medio era infatti di 49 euro. Dal 2014 abbiamo assistito a un cambiamento delle abitudini di chi viaggia per affari grazie all’alta velocità che ha ridotto il tempo di trasferta tra Roma e Milano. Il 2015 ha visto il previsto sorpasso del treno sull’aereo: dal 1° Semestre 2015 il mezzo preferito è stato il treno con una quota pari al 55% sul totale. Rispetto al 2015, nel 2017 il treno ha guadagnato ulteriori 5 punti percentuali.
L’hôtellerie ha evidenziato nel 2017 un acosto medio camereumento della spesa sul territorio nazionale con una quota superiore al 60% per cento del totale. Il segmento europeo ha visto un calo della sua quota di mercato di oltre 2 punti percentuali rispetto al 2016, mentre crescono le spese alberghiere intercontinentali.Con una crescita del costo medio di 7 punti percentuali, New York rimane la città nella quale il pernottamento ha un costo maggiore. Crescono i prezzi di Shangai, Hong Kong, Singapore e San Paolo. In calo solo Dubai.
Nel 2017 in Europa, Londra rimane la città più cara, seguita da Parigi mentre la più economica si conferma Madrid seppur in crescita. Francoforte percentualmente registra il calo più vistoso con 10 punti percentuali.Negli ultimi 12 mesi, le città in cui è più caro pernottare risultano Firenze e Milano. Milano però aumenta il costo rispetto al 2016, mentre Firenze ha un lieve calo. Per Roma e Napoli il prezzo rimane sostanzialmente invariato. Genova rimane la città più economica, registrando un calo del prezzo medio di 5 euro. (foto grafico: costo biglietto, tasso crescita)

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New survey by MERICS and Rhodium Group reveals record height of Chinese investment in Europe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2016

pechinoChinese direct investment in Europe is continuing to grow rapidly. At the beginning of the year, a new wave of Chinese capital swept into Europe. In the past few weeks alone, a series of Chinese takeovers were made public that ranged from buying up Swiss agrochemical company Syngenta to acquiring North German waste-incineration specialist Energy from Waste. Syngenta’s takeover by ChemChina, a state-owned enterprise, is the largest foreign investment ever made by a Chinese company and is set to cost the firm $43 billion. Last year, Chinese takeovers in the EU-28 reached a record volume of approximately €20 billion, equivalent to an increase of 44 per cent compared to 2014. China has now become one of the main drivers behind global capital flows, growing into one of the three biggest foreign investors in the world. This development has increased the competition for Chinese investment among EU states and could weaken the European Union’s negotiating power with the PRC regarding strategic issues, as Thilo Hanemann and Mikko Huotari found in their analysis of the latest trends in Chinese direct investment in Germany and the rest of the EU.
Forecasts have it that China is going to invest hundreds of billions of dollars abroad over the next five years. Europe has become one of the main destinations for outbound FDI as Chinese investors have increasingly moved away from developing and emerging economies, focusing on high-income industrial nations instead. The enormous rise in Chinese investment in Europe – 44 per cent more than in the previous year – is largely due to Italian tyre maker Pirelli being taken over by ChemChina (for €7 billion). On average, China has invested €10 billion a year in Europe over the last five years. In the five years prior to this period, it was ‘only’ a billion euros per annum. In the authors’ opinion, this underlines the fact that Europe is not just experiencing a temporary trend here. However, while Chinese FDI has been growing, the level of European investment in China has actually been stagnating – or even dropping. Ultimately, this situation is likely to create a considerable imbalance. In their survey, Hanemann and Huotari say this makes it all the more pressing to do away with one-sided investment barriers. This could be achieved by means of the Bilateral Investment Agreement, which China and the EU have been negotiating for the last two years, for example.
Restructuring the Chinese economy at a time when growth is dwindling is having a direct effect on sectors that are of interest to Chinese investors. Looking at the foreign investments made last year, a considerable mixture of fields is apparent, ranging from technology and advanced services to brands and consumer goods. The largest proportion of investments seen in 2015 was made in the automotive sector, followed by real estate, hospitality, information and communication technology, and financial services. What is noticeable here is that Chinese investments are particularly increasing in areas that are not freely accessible to foreign investors in the PRC, such as the finance sector. This ought to strengthen the resolve of the EU’s member states to demand equal conditions for access to China’s markets, the authors of the survey say. In 2015, again, the majority of Chinese investment in Europe was undertaken in Britain, France and Germany. Over the last five years, the figure has amounted to an average of four to eight billion euros a year in these countries. In the last two years, however, certain countries in Southern and Eastern Europe have started to catch up, just like the Benelux countries have. This development has fuelled diplomatic efforts to promote high-level exchanges with China to boost flows of capital. The same thing applies to the ‘16+1’ format that links China with Central and Eastern European countries. The race for Chinese investment has been increasing the amount of friction felt within Europe on key policy issues such as the pending decision as to whether China should be entitled to the status of a market economy from the end of 2016 or whether the EU should negotiate a free-trade agreement with the PRC.
Of all the member states in the European Union, Germany is the one that has seen the steadiest inflow of Chinese capital over the last five years. In 2015, the overall amount came to €1.2 billion, dropping slightly from €1.4 billion in 2014. Despite this slight dip, Germany does not seem to have lost any of its attraction to Chinese investors over the years. The automotive industry and machinery/plant engineering alone attracted 400 million euros’ worth of Chinese FDI last year. The biggest deals of all included the acquisition of two automotive suppliers, WEGU Holding and Quin, and Weichai’s second increase of its stake in KION, a producer of forklift trucks and warehouse technology. In fact, Germany seems to be growing increasingly attractive to financial investors from China. In 2015, the sovereign wealth fund China Investment Corporation (CIC) acquired a share in Germany’s largest motorway service station operator, Tank & Rast, and the Fosun Group invested in KTG Agrar. Three record investment projects concerning KraussMaffei, the mechanical engineering firm, the private bank Hauck & Aufhaeuser and environmental engineering company EEW Energy from Waste are currently being finalised. Hanemann and Huotari expect Germany will also benefit from this wave of Chinese investment in the future, particularly in view of the support provided by the Chinese Government and the creation of more financing vehicles such as the new ‘Industry 4.0’ fund.

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A survey of Cuban Painter Carlos Boix

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2015

carlosFino al 7 Agosto 2015 Villa Vertua Masolo, Nova Milanese (MB) Heart Pulsazioni Culturali, Vimercate (MB) La mostra, allestista in due sedi, presenta una selezione di dipinti, disegni e collage realizzati dal maestro latinoamericano negli ultimi vent’anni, durante i suoi soggiorni a Madrid e a Ginevra. Lo stile di Boix è caratterizzato da una tavolozza brillante, con sfumature caraibiche, un universo dove la rappresentazione estremamente personale delle figure eccede il soggetto rappresentato. Boix ha fatto parte della “generazione nascosta” di artisti e scrittori quali Reynaldo Arenas e Zoe Valdés, che oggi sono riferimenti essenziali della cultura cubana. “Boix-Boxing-Boixismo” è un termine coniato per descrivere lo stile particolare di questo artista, rappresentato in particolare dai lavori che risalgono ai primi anni ’60. Lo stile di Boix è caratterizzato da una tavolozza dai colori vivaci e da una forte componente ironica tipica degli artisti Caraibici, con la quale ha creato un universo in cui i simboli, i personaggi e una figurazione molto personale superano le circostanze quotidiane che rappresentano. In riferimento a questo artista, il filosofo francese Regis Debray una volta ha dichiarato: “Boix è un “supercubano”, un uomo la cui identità esplode a prima vista. La sua pittura è il suo miglior passaporto. Basta guardare le sue opere, per capire da dove vengono.” Carlos Boix ha partecipato attivamente alla vita culturale dell’Havana dall’inizio della Rivoluzione, godeva dell’amicizia dei suoi maestri René Portocarrero,Mariano Rodriguez e Pedro Martinez. Era anche un buon amico di noti artisti del tempo, come Wifredo Lam, Roberto Matta, e Antonio Saura, così come di altri che spesso visitato Cuba. Come un immigrato che ha lasciato l’isola nei primi anni ’80 per stabilirsi in Europa, Boix appartiene alla generazione “escondida” di artisti e scrittori come Reynaldo Arenas e Zoe Valdés.
Ingresso gratuito. Orario: Villa Vertua Masolo Via Garibaldi 1, Nova Milanese Tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 18.30 e a Associazione Heart Pulsazione Culturali Via Manin 2, Vimercate Tutti i giorni dalle 16 alle 19.00.(foto Carlos)

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Latest Survey Reflects Miami’s Position as Top Global Destination

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2015

Miami-skyline-for-wikipediaMiami – The Miami real estate market remains a top destination for foreign buyers despite economic slowdowns in Latin America and Western Europe, according to the 2014 Miami International Buyer Survey conducted by the National Association of Realtors (NAR) for the 35,000-member MIAMI Association of REALTORS® (MIAMI), the nation’s largest local Realtor association. The survey ranks buyers by countries and highlights key characteristics of foreign buyers. A preview of the survey was featured recently at the R.E.A.L Awards and Real Estate Summit hosted by the Greater Miami Chamber of CommerceThere are more foreign buyers in Miami than in the rest of the U.S. Seventy-two percent of Miami-Dade and Broward members reported working with an international client. That’s considerably higher than the national average of 28 percent, according to NAR.“International buyers have long been attracted to Miami’s world-class art, beaches and amenities,” said longtime Coral Gables Realtor Christopher Zoller, the 2015 Residential President of the MIAMI Association of REALTORS®. “South Florida’s proximity to Latin America and the Caribbean and our more than 1,000 multinational companies offer so many opportunities for foreign real estate consumers. Faced with volatile economies in their homelands, South Florida real estate is considered a secure place to invest one’s money.”
The MIAMI Association of REALTORS was chartered by the National Association of Realtors in 1920 and is celebrating 95 years of service to Realtors, the buying and selling public, and the communities in South Florida. Comprised of five organizations, the Residential Association, the Realtors Commercial Alliance, the Broward County Board of Governors, the YPN Council and the award-winning International Council, it represents more than 35,000 real estate professionals in all aspects of real estate sales, marketing, and brokerage. It is the largest local Realtor association in the U.S., and has official partnerships with more than 125 international organizations worldwide. MIAMI’s official website is http://www.miamire.com.

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FRA Director sums up Agency’s achievements and looks towards future work and challenges

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2015

Morten_KjærumOutgoing FRA Director Morten Kjaerum spoke to the European Parliament’s Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs (LIBE) on the Agency’s achievements since its establishment in 2007 and its role in meeting the EU’s fundamental rights challenges in the coming years.“Over the last seven years we have created a unique pool of data on key fundamental rights issues throughout Europe on which we had little or no knowledge about before,” he said. “Those big surveys have added up to give all of us a very detailed insight that has helped to formulate more targeted policy.”The Director, who will be leaving FRA at the end of March after seven years at the Agency, gave the example of FRA’s survey of 42,000 women across the EU about their experiences of violence, the Agency’s online survey of 93,000 LGBT people throughout the EU, the survey of Roma that was carried out in cooperation with the European Commission and the United Nations Development Programme, and which provided information on more than 84,000 people, the survey of 23,500 ethnic minorities across the EU, and the survey of almost 6,000 Jews in the eight EU Member States in which approximately 90% of the EU’s Jewish population lives.
Speaking of the fundamental rights challenges faced by the EU in the wake of the attacks in Paris and Copenhagen, he emphasised the importance of integrating human rights into EU policy from the outset and not “compartmentalising” them, as they are relevant to all policy agendas. In addition, social rights need to move higher up the agenda, as the frustration caused by austerity programmes and growing inequality cannot be ignored. Particularly in the current debate, human rights and security should be regarded as two sides of the same coin: “Human rights are often termed a ‘soft issue’. It’s not about hard or soft though, but about smart approaches,” he said. “Maybe we need new legislation, but maybe we also need to think more about how we work as an inclusive society, and how we can create more social cohesion in Europe.”In her address to the same meeting, Maija Sakslin, outgoing Chair of FRA’s Management Board, spoke about FRA’s forthcoming work this year. These included the publication of FRA’s findings on the subject of labour exploitation in the EU in June, as well as the results of its work on national intelligence services and surveillance, which has been carried out at the LIBE Committee’s request, following last year’s resolution by the European Parliament on the NSA’s surveillance programme.Both the Director and the Management Board Chair mentioned the issue of broadening FRA’s mandate to enable the Agency to contribute more to safeguarding fundamental rights in the EU, for example by allowing FRA to formulate Opinions on upcoming legislation on its own initiative, rather than having to wait for a request from one of the EU institutions. The ability to work more widely on social rights in the aftermath of the economic crisis was also mentioned.LIBE Chair Claude Moraes paid tribute to Morten Kjaerum’s work for the Agency and for doing a “tough job” at a difficult time. Other members of the Committee from across the political spectrum thanked FRA for putting fundamental rights at the top of the agenda and asked the Agency to consider beginning or increasing its work in the future on:online hate crime data protection and mass surveillance, particularly PNR internal security rule of law.

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Immigrant Citizens Survey

Posted by fidest press agency su domenica, 13 Mag 2012

La Fondation Roi Baudoin (Belgium) ha condotto una indagine sui cittadini immigrati: rilevazione dei bisogni, valutazione delle politiche, miglioramento delle capacità. Per raccogliere le percezioni dell’opinione pubblica e dei migranti e sviluppare una più completa comprensione dei processi di integrazione
Il progetto ha lo scopo di rendere la voce dei cittadini di paesi terzi legalmente residenti ampia e sufficientemente rappresentativa a livello Europeo affinché i loro bisogni, contributi, aspirazioni, e opinioni possano aiutare gli attori della politica a migliorare le capacità di integrazione. L’”Indagine Sui Cittadini Immigrati” chiede agli immigrati per prima cosa di valutare i loro bisogni e il loro contributo nella vita di tutti i giorni e poi di valutare come questi bisogni sono o potrebbero essere soddisfatti da interventi pubblici. La popolazione oggetto di questa indagine include adulti (dai 15 anni) cittadini di paesi terzi che risiedono legalmente nel paese da almeno un anno. Lo schema dell’indagine valuta bisogni e rilevanza politica, efficienza, ed efficacia in molte aree di integrazione: il mercato del lavoro e il riconoscimento delle competenze e dei titoli di studio; la vita famigliare; la sicurezza della residenza; l’accesso ai servizi generali (es. assistenza sanitaria, casa); istruzione; partecipazione civica; accesso alla cittadinanza; e l’antidiscriminazione. Tali temi sono delineati in modo da essere comparabili con i sondaggi generali già esistenti a livello europeo per permettere confronti tra i cittadini dei paesi terzi e il resto della popolazione.
L’indagine è stata condotta in 7 Paesi europei. In Italia la rilevazione si è svolta nelle città di Milano e Napoli, per un totale di 800 interviste, nel periodo ottobre-dicembre 2011

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Euro currency crisis dents confidence among CFOs

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2010

Thirty percent of all European Chief Financial Officers (CFOs) favour expelling Greece from the European single currency. A substantial majority also view Greece, Spain and Italy as a serious threat to the financial stability of Europe. These are the findings of the latest CFO survey carried out by Tilburg University and Duke University. CFOs anticipate a rise in profits. They also expect to be able to invest significantly and create more jobs. But despite this, economic optimism about their own countries has declined.  European companies anticipate that profits will rise by 13% compared to last year, while investment will be up by 7% and dividend pay-outs will rise by 6%. The number of permanent employees will remain fairly stable, but the number of employees on temporary contracts will rise by 2%. Three months ago, CFOs were still expecting the average number of employees to fall. The anticipated rise in profit figures and the increase in job creation are very positive signals for the economy as a whole. Ninety percent of CFOs expect a positive overall result for their business in 2010. Yet despite all of this, economic optimism among European CFOs has fallen clearly compared to the last quarter. About the CFO survey All the figures quoted above are taken from the CFO Survey Europe for the second quarter of 2010. Every quarter, CFOs in Europe, the US, Asia and China are questioned about their economic expectations. The CFO Survey is carried out by Tilburg University, Duke University (Durham, North Carolina) and CFO Magazine. Kees Koedijk, dean of the Tilburg School of Economics and Management at Tilburg University, set up the European arm of this worldwide survey

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