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Turismo: sono gli svizzeri i migliori turisti per l’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Gli svizzeri, pro capite, sono i maggiori acquirenti al mondo di prodotti italiani ai quali associano valori come bellezza, lusso, benessere e passione. Ma non solo. Il consumatore svizzero ha un potere d’acquisto molto elevato, visto che stando al “Global Remuneration Planning Report” un giovane laureato in Svizzera guadagna in media 78.475 euro all’anno, in termini di stipendio di base lordo, contro i 55’864 euro del Lussemburgo e i 54’405 di un danese.Un quadro dirigente medio riceve in Svizzera un salario medio annuo di 144.931 euro, rispetto ai 111.739 euro del Lussemburgo e ai 108’812 della Danimarca.Inoltre gli Svizzeri sono un popolo di viaggiatori: la maggioranza della popolazione ha un’attitudine al viaggio e fa mediamente oltre 3 vacanze all’anno scegliendo l’Italia come seconda destinazione, dopo la Germania (13%) e prima dalla Francia (11%) con una quota di mercato pari al 12% del totale dei viaggi con pernottamento effettuati dagli svizzeri.La spesa complessiva per i viaggi all’estero si attesta sui 10 miliardi di euro e mediamente, per un soggiorno in Italia, gli svizzeri spendono circa 140 euro al giorno.In particolare i turisti svizzeri sono il terzo mercato per le regioni del nord Italia, il secondo mercato per le destinazioni di montagna e il terzo mercato per le destinazioni di mare. L’immagine del nostro Paese è più che positiva soprattutto grazie alla balneabilità dei mari, al clima mite, al ricco patrimonio culturale e monumentale, alla varietà enogastronomica e alla bellezza dei paesaggi, Gli svizzeri amano anche la cordialità, l’ospitalità e la simpatia, percepiti come tipicamente italiani.Altri punti di forza sono il forte appeal per l’Italia come sinonimo di qualità ed eccellenza, non solo nell’arte, ma anche nella cultura, nella moda, nel lusso e nel design.La Svizzera si colloca al 5° posto quale bacino di origine dei flussi incoming in Italia, dimostrando un alto potenziale turistico.
Da una recente indagine sulle abitudini dei turisti stranieri che scelgono l’Italia come meta per le loro vacanze emerge che sta crescendo l’interesse per il turismo termale e del benessere che si piazza al secondo posto per presenze dopo quello culturale. Perché gli elvetici sono uno dei popoli che presta più attenzione alla propria salute e al proprio benessere e lo fa soprattutto in vacanza grazie a uno stipendio medio tra i più elevati d’Europa: 1,7 volte superiore a quello dell’Italia e di 1,3 volte superiore a quello di Germania e Francia, un’elevata propensione al viaggio: l’87,5% degli elvetici viaggia e intraprende più di un viaggio all’anno e il 27% sceglie l’Italia possono detrarre questo tipo di cure dalle tasse.In particolare i turisti stranieri del benessere scelgono l’Italia come prima meta , infatti secondo i dati dell’ENIT sono state oltre 5 milioni e mezzo le presenze straniere nelle località termali italiane , tra questi, in particolare, i facoltosi viaggiatori svizzeri: su 2.175.000 arrivi in Italia, il 7,2% degli elvetici ha scelto le terme e le migliori destinazioni del benessere. Il turismo individuale dalla Svizzera verso l’Italia è per la grande maggioranza auto organizzato, per questo motivo presentarsi nel modo migliore direttamente ai turisti svizzeri è di fondamentale importanza , il mercato svizzero risulta essere ancora oggi un investimento di sicuro successo per qualsiasi operatore turistico italiano ed è per questo che al “Salone Internazionale delle vacanze di Lugano“ il TBA Holidays, portale di prenotazioni e acronimo di Tuscany Business Agency (www.tuscanybusinessagency.com) specializzata nell’intermediazione turistica ed immobiliare di prestigio, ha raccolto un forte interesse per il suo turismo di qualità da parte degli oltre 20.000 visitatori presenti.

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25° edizione del Verbier Festival

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Verbier, Svizzera dal 19 luglio al 5 agosto 2018. Un’’occasione ideale per riunire i musicisti che hanno contribuito a creare la leggenda, per celebrare degnamente questo quarto di secolo di musica, di eccellenza e di condivisione. Più di trenta solisti, tra i più assidui del Festival, hanno accettato di suonare insieme per la prima volta in occasione di un grande concerto di gala che andrà in scena nella Salle des Combins, sotto la direzione di Gàbor Takacs-Nagy, coinvolgendo i musicisti della Verbier Festival Chamber Orchestra. La grande famiglia del Verbier si riunirà per questo 25° anniversario con un programma tenuto ancora segreto, in cui le opere più celebri si mescoleranno alle sorprese musicali. In particolare, sarà l’’occasione per ritrovare Martha Argerich, colonna portante del Festival fin dalla sua prima presenza nel 1997, che ha accettato di fare il suo grande ritorno nel Vallese, dopo tre anni d’assenza, per partecipare a questo concerto cardine della stagione. Onore al merito di Valery Gergiev, che tornerà sul podio per dirigere il concerto d’apertura di quest’’edizione celebrativa. Per questa grande serata, il direttore ha scelto di affiancare ai musicisti della Verbier Festival Orchestra alcuni dei giovani più talentuosi della loro generazione. Cimentandosi con opere del XIX e XX secolo, il repertorio che predilige, il maestro ritroverà il giovane violinista Daniel Lozakovich, già allievo dell’’Academy, che a 17 anni soltanto figurerà per la quarta volta nella programmazione ufficiale del Festival, ma anche il giovane pianista George Li, grande rivelazione del concorso Cajkovski 2015, anch’’egli ben noto ai frequentatori del festival. Per l’’occasione, Valery Gergiev ha scelto di rendere omaggio alla musica russa, interpretando la Shéhérazade di RimskijKorsakov, oltre che una composizione del suo amico e compatriota Rodion Scedrin, datata 2009, che inaugurerà un’’edizione 2018 più che mai aperta alla musica contemporanea.
Come ogni anno, anche la 25a edizione del Verbier Festival offrirà un ruolo di spicco al più bello tra tutti gli strumenti musicali: la voce umana. La nota più luminosa della programmazione vocale sarà garantita da due capolavori del repertorio sacro: La Creazione di Haydn e il Requiem di Fauré. Sedotto dal lavoro di Händel alla corte di Londra, che aveva apprezzato durante i suoi viaggi in Inghilterra nell’’ultimo decennio del Settecento, l’’ormai sessantenne Joseph Haydn sacrificherà le forze e la salute nella composizione destinata a divenire il suo ultimo, grande capolavoro. Opera della maturità anche per Gabriel Fauré, il Requiem, creato nel 1888, evoca una visione pacificata della morte: «Si è detto che quest’opera non esprime il terrore della morte; qualcuno l’ha chiamata una ninna nanna funebre. Eppure è così che io sento la morte: come una lieta liberazione, un’aspirazione alla felicità dell’’aldilà.» Per la sua prima stagione in veste di direttore musicale della VFO, il maestro Valery Gergiev ha scelto di condurre i giovani musicisti all’’esplorazione dell’’opera verista con il grande capolavoro di Francesco Cilea, Adriana Lecouvreur. Solista del Teatro Mariinskij dal 2014, la soprano Tatiana Serjan, che farà il suo esordio quest’anno a Verbier, interpreterà il ruolo di questa diva dal destino tragico. Comprimaria di lusso, Ekaterina Semenchuk sarà la Principessa di Bouillon, la rivale spietata che avvelenò Adriana Lecouvreur, in quello che fu uno dei più celebri fatti di cronaca nera del XVIII secolo. Per un altro grande dramma del repertorio italiano, i giovani cantanti dell’’Academy si cimenteranno con il Rigoletto, uno dei maggiori successi di Verdi, creato nel 1851 su un libretto che fece scalpore, tratto dal dramma di Victor Hugo «Le roi s’amuse». Per l’’occasione, il grande direttore francese Alain Altinoglu, specializzato nel repertorio lirico, farà il suo esordio al Festival quest’anno, alla testa della Junior Orchestra. La stagione vedrà anche il ritorno nel Vallese di alcune delle migliori voci nella storia dell’’opera, dando spazio a tutte le generazioni.
Fra queste, la grande mezzo-soprano svedese Anne Sofie von Otter, che ha accolto l’’invito a partecipare a una straordinaria serata, eclettica e festosa, orchestrata dal cantante pop Rufus Wainwright. E poi l’’attesissima Magdalena Kozena, che si esibirà in un concerto incentrato sulla musica del XIX e XX secolo, prima di unirsi alla Cetra de Bale, diretta da Andrea Marcon, in un programma consacrato al suo compositore prediletto: Claudio Monteverdi. Infine, la giovane rivelazione Pretty Yende, soprano sudafricana divenuta una star grazie a una sostituzione dell’’ultimo momento a New York nel 2013, tornerà ad allietare il pubblico della Salle des Combins, partecipando al concerto inaugurale del festival, dopo il suo apprezzato debutto a Verbier nel 2015. Dopo avervi interpretato Mozart, la giovane cantante potrà fare sfoggio di tutto il suo virtuosismo nello scintillante «Glitter and be gay», tratto dal Candide di Bernstein.

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L’Ecole hôtelière de Lausanne (EHL) vince la classifica di Migliore datore di lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2018

LOSANNA, Svizzera–(BUSINESS WIRE)–L’Ecole hôtelière de Lausanne (EHL) si aggiudica il titolo di Migliore datore di lavoro nella Svizzera francese nella categoria di aziende di dimensioni medie nella classifica annuale stilata dalla rivista Bilan e pubblicata questa settimana.
“È una grande gioia per noi ricevere questo riconoscimento in occasione del nostro 125° anniversario, ci dimostra che siamo sulla strada giusta”La struttura offre un ambiente di lavoro dinamico e piacevole sul campus a nord di Losanna, dove i 464 dipendenti di 33 nazionalità diverse godono di, fra le altre cose, opportunità di lavorare da casa, sette settimane di ferie, accesso ad attrezzature sportive e fino a tre pasti gratuiti al giorno.Michel Rochat, Amministratore delegato del gruppo EHL, ha così commentato all’annuncio: “la qualità dell’ambiente di lavoro è una delle priorità della gestione EHL. Per noi è importante essere in grado di attrarre e trattenere i migliori talenti per continuare a offrire la formazione migliore ai nostri allievi, e mantenere la nostra posizione di leadership nell’insegnamento della Gestione dell’ospitalità. Lavoriamo su diversi fronti, quali la trasparenza dei procedimenti, la parità di genere, e il riconoscimento dei successi ottenuti all’interno dell’istituzione, ad esempio, il ritiro sabbatico o il premio alla ricerca che assegnamo ogni anno in facoltà”.Pascal Gauthier, Responsabile delle Risorse Umane, aggiunge: “In quanto università di scienze applicate, la formazione e lo sviluppo individuale dei nostri dipendenti è ovviamente importante per noi. Investiamo nella formazione continua a tutti i livelli dell’istituzione. Si tratta di un vantaggio molto attraente per i nostri dipendenti in un mercato del lavoro sempre più competitivo”.”Inoltre, cerchiamo di aumentare le opportunità di comunicazione con l’amministrazione per il nostro personale attraverso comitati di dipendenti, canali di comunicazione ampliati, sondaggi sulla soddisfazione, e gruppi di progetto dedicati. Questo principio di apertura consente la comunicazione di nuovi messaggi e di nuove proposte per continuare a migliorare dall’interno”. “È una grande gioia per noi ricevere questo riconoscimento in occasione del nostro 125° anniversario, ci dimostra che siamo sulla strada giusta”, continua Michel Rochat.Ecole hôtelière de Lausanne (EHL) è un ambasciatore della tradizionale ospitalità alberghiera svizzera ed è all’avanguardia nella formazione in questo settore sin dal 1893. Ha creato e ispirato una comunità professionale unica di oltre 25.000 manager per i servizi alberghieri, uniti dai valori e dalla tradizione di EHL.EHL è un istituto di livello universitario leader che offre soluzioni per la formazione a studenti entusiasti, di talento e ambiziosi provenienti da 119 Paesi. Grazie a programmi di laurea e di certificazione, EHL propone ai propri studenti una gamma di opportunità di formazione sia nel campus che online a diversi stadi del loro percorso professionale.
EHL viene regolarmente riconosciuto come il miglior istituto di management nel settore dell’ospitalità alberghiera al mondo, con i più alti tassi di assunzione dei suoi laureati nel settore. È uno dei membri di EHL Holding SA, un Gruppo dedicato alla formazione per il management nel settore dell’ospitalità alberghiera.Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. Le traduzioni sono offerte unicamente per comodità del lettore e devono rinviare al testo in lingua originale, che è l’unico giuridicamente valido.

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Referendum ticinese

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2016

nardiAncora una volta i ticinesi, chiamati alle urne su un tema “antistranieri”, che poi a queste latitudini significa essenzialmente anti italiani, hanno votato con la pancia invece che con la testa.Lo fecero nel febbraio 2014 quando il 68,2% degli elettori ticinesi (il 50,3% a livello nazionale) votarono SI all’iniziativa popolare svizzera “Contro l’immigrazione di massa” dell’Udc e lo hanno fatto ancora oggi – 25 settembre 2015 – approvando con il 58% l’iniziativa popolare sempre dell’UDC “Prima i nostri”, ovvero privilegiare l’assunzione di lavoratori residenti in Ticino rispetto ai lavoratori frontalieri. Si, ancora una volta, l’elettorato ticinese ha votato con la pancia e non con la testa poichè questo ulteriore voto antistranieri – se applicato – non solo penalizzerà l’economia ticinese in cui lavorano 62’000 frontalieri. Un ulteriore grattacapo per il Consiglio Federale ed il parlamento elvetici nella loro difficile ricerca di evitare una rottura definitiva con l’Unione Europea con la conseguente denuncia degli attuali sette accordi bilaterali e non solo di quello sulla libera circolazione delle persone. Se ció accadesse sarebbe un bel problema per tutti: non solo per gli svizzeri, non solo per i lavoratori frontalieri dell’UE, non solo per quanti intendono ancora venire a lavorare in Svizzera ma anche per la stessa comunitá italiana che vive e lavora nella Confederazione.Incrociamo, pertanto, le dita confidando nella capacità del governo elvetico di riuscire a trovare una soluzione indolore con l’Unione Europea. In caso contrario – prima di rompere definitivamente con Bruxelles – si abbia il coraggio di chiamare alle urne il popolo svizzero ponendo all’elettorato un semplice ed ultimativo quesito: si vuole o no mantenere gli attuali accordi bilaterali con l’UE? Dopo di che chi vivrà vedrà! (foto: nardi)

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“La pianificazione della successione mortis causa nel raffronto tra normativa UE, svizzera e italiana”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2016

comoComo Mercoledì 4 maggio alle 14.30 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi dell’Insubria di Como si terrà il convegno “La pianificazione della successione mortis causa nel raffronto tra normativa UE, svizzera e italiana” organizzato dal Centro di Diritto Svizzero del Dipartimento di Diritto, Economie e Culture dell’Insubria in collaborazione con l’Istituto svizzero di diritto comparato e la banca BSI.Durante l’incontro si parlerà di diritto delle successioni e di pianificazione successoria con particolare riferimento alla prospettiva internazionale in riferimento alla normativa dell’Unione Europea, italiana e svizzera.
In particolare verranno evidenziate le principali novità – come il Regolamento europeo n. 650/2012, applicabile dall’agosto 2015 – e i problemi operativi riguardo alle successioni che coinvolgono soggetti e beni localizzati in Italia e in Svizzera. Verranno quindi illustrate le novità normative, i profili teorici, i risvolti pratici, le criticità e gli strumenti che possono meglio assicurare la pianificazione della successione per causa di morte.Interverranno Ilaria Pretelli, dell’Università Panthéon-Assas e dell’Università di Padova, responsabile scientifica dell’istituto svizzero di diritto comparato; l’avvocato Emanuela Epiney Colombo Porza, già giudice ordinario e ora giudice supplente del tribunale d’appello del Canton Ticino; Fabrizio Vismara, Professore associato di diritto internazionale all’Università degli Studi dell’Insubria; Davide Cerutti professore all’Università della Svizzera Italiana e all’Università di Losanna; Camilla Pelizzatti, notaio in erba e Alfonso Rivolta, – Responsabile wealth planning Italy di BSI. Presiede Barbara Pozzo, Ordinario di Diritto Privato Comparato presso l’Università degli Studi dell’Insubria.

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Convenzione tra Italia e Svizzera

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2016

bernaClaudio Micheloni (PD) e Aldo Di Biagio (AP) esprimono soddisfazione per l’accoglimento in Commissione Esteri del Senato dell’ordine del giorno sulla corretta applicazione delle disposizioni sulla collaborazione volontaria (Voluntary Disclosure) ai cittadini italiani fiscalmente ex residenti all’estero ed ex frontalieri, cui nelle prossime settimane dovrà essere data attuazione da parte del Governo.
“Nell’ambito della approvazione della Ratifica ed esecuzione del Protocollo riguardante la convenzione tra Italia e Svizzera per evitare le doppie imposizioni -spiegano i due senatori eletti all’estero – abbiamo proposto con un ordine del giorno, accolto dal Governo, una soluzione che chiarisca definitivamente anche la posizione degli ex iscritti AIRE”.”In particolare -continuano – si è chiarito come a decorrere dal 1° gennaio 2016. Le somme detenute da i cittadini italiani presso conti correnti bancari esteri, nonché le somme derivanti dalla vendita di beni immobili detenuti all’estero (acquistati o realizzati durante il periodo di iscrizione all’AIRE) siano assoggettate ad aliquota non superiore al 3 per cento e a tali somme non si applichino le disposizioni sulla Voluntary Disclosure”. “Tali disposizioni non troveranno applicazione nemmeno per le donazioni e le eredità a cittadini italiani residenti in Italia, derivanti da attività lavorative svolte all’estero, per le quali inoltre non vi sarà tassazione italiana se già assoggettate a tassazione nel Paese estero” concludono.

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Svizzera: referendum sulla stretta alle espulsioni automatiche per gli stranieri

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 febbraio 2016

berna“La vittoria del NO al referendum sulla stretta alle espulsioni automatiche per gli stranieri che commettono reati, rappresenta un risultato importante che avevamo auspicato e per il quale ci eravamo appellati alla comunità italiana in Svizzera” Lo dichiarano in una nota i senatori Aldo Di Biagio (AP) e Claudio Micheloni (PD).
“Con questa scelta – spiegano i senatori – i cittadini svizzeri hanno rigettato le derive populiste e demagogiche sottese al quesito referendario, optando invece per una cultura dell’accoglienza e dell’integrazione”
“Senz’altro un apporto importante alla vittoria del NO è stato dato dai nostri connazionali di doppia cittadinanza che si sono mobilitati in una preziosa opera di informazione e sensibilizzazione” concludono Di Biagio e Micheloni.

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Fine del segreto bancario dei cittadini UE in Svizzera

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2015

bernaNella votazione di martedì, il Parlamento ha espresso la sua posizione sull’accordo con la Svizzera che rende più difficile per i cittadini UE nascondere al fisco il proprio denaro presso conti bancari svizzeri. Secondo questo accordo, a partire dal 2018, l’Unione europea e la Svizzera si scambieranno automaticamente le informazioni sui conti bancari dei rispettivi residenti. “Non tollereremo che persone fisiche o giuridiche nascondano i propri beni per evitare di pagare le tasse. Ogni volta che qualcuno commette una frode fiscale, sottrae denaro che potrebbe essere speso per l’istruzione o la sanità. Porre fine al segreto bancario è un passo importante nella battaglia contro la frode fiscale e in favore della giustizia fiscale”, ha affermato il relatore Jeppe Kofod (S&D, DK).
La risoluzione è stata approvata con 593 voti a favore, 37 contrari e 58 astensioni.
Nel mese di maggio 2015, l’Unione europea e la Svizzera hanno raggiunto un accordo sulla repressione delle frodi fiscali e dell’evasione fiscale. Lo scambio di informazioni comprende non solo le entrate, come gli interessi e i dividendi, ma anche i saldi e i proventi derivanti dalla cessione di attività finanziarie.L’accordo garantisce che la Svizzera applicherà misure più rigorose, equivalenti a quelle in vigore all’interno dell’UE dal marzo del 2014. Inoltre, l’accordo rispetta lo standard internazionale sullo scambio automatico d’informazioni fiscali su base reciproca promosso dall’OCSE nel 2014.Queste norme mirano a limitare le possibilità per i contribuenti di evitare segnalazioni alle autorità fiscali spostando beni o investendo in prodotti che non ricadono nell’ambito di applicazione dell’accordo.
Le amministrazioni fiscali negli Stati membri e in Svizzera potranno:
identificare in modo corretto e inequivocabile i contribuenti coinvolti
amministrare e rinforzare le leggi fiscali nazionali concernenti situazioni transfrontaliere
valutare la probabilità che un evasione fiscale possa essere commessa
evitare ulteriori indagini non necessarie.
L’UE e la Svizzera devono ora concludere l’accordo per tempo, in modo da consentirne l’entrata in vigore il 1° gennaio 2017. Il Parlamento è solo consultato in questo processo, e l’accordo dovrà anche essere ratificato dal Parlamento svizzero.

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Eletta la Delegazione svizzera nel CGIE

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2015

unione italiani nel mondoDichiarazione di Dino Nardi: “Come consigliere uscente del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e dirigente della UIM formulo i migliori auguri di buon lavoro – sia personali che della Uim – ai nuovi sei consiglieri del CGIE eletti in Svizzera. Desidero, altresì, esprimere grande soddisfazione per l`elezione dei due candidati sostenuti dalla UIM e cioè Maria Bernasconi (peraltro unica donna eletta e presidente del PD in Svizzera) e Paolo Da Costa attuale vice presidente del Comites di Zurigo. Unico rammarico è quello che per la prima volta non vi sarà nel CGIE un rappresentante della Svizzera Romanda. Sono comunque convinto che tutti loro, per le loro capacità ed esperienza, sapranno ben rappresentare al meglio i diritti e gli interessi degli emigrati italiani ed in particolare della comunità italiana in Svizzera.” (foto: unione italiani nel mondo)

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Discriminazioni frontalieri Italia-Svizzera

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2015

comi“Le decisioni del Canton Ticino sono inaccettabili: porterò la questione davanti alla Corte di Giustizia”. Lo ha detto LARA COMI, europarlamentare di Forza Italia e vice-presidente del gruppo Ppe, secondo cui “chiedere ai frontalieri italiani che lavorano in Svizzera l’estratto del casellario giudiziale e dei carichi penali pendenti è una provocazione inaccettabile”. “Il Governo del Canton Ticino – prosegue Comi – deve tornare sui suoi passi, è una questione di buon senso oltre che di rispetto dell’Accordo europeo sulla libera circolazione delle persone. L’ambasciatore svizzero Giancarlo Kessler, convocato dalla Farnesina a Roma, si è detto d’accordo con l’Italia e ha criticato la decisione ticinese che anche per le autorità federali sarebbe incompatibile con l’accordo europeo. Ma questa spiegazione non basta, non può finire così”. “Quell’accordo va fatto rispettare subito: non è un fatto che dipenda dall’accordo tra governo federale svizzero e governo ticinese. Sono quattro anni – prosegue Comi – che denuncio le numerose discriminazioni che i nostri frontalieri subiscono in Svizzera”. “Porterò nuovamente la questione complessiva al Parlamento europeo, in Commissione e anche davanti alla Corte di Giustizia qualora il problema non venisse risolto. Questa misura è ingiusta e umiliante per il nostro Paese. Mogherini – conclude l’europarlamentare azzurra – faccia sentire la sua voce e cerchi di conquistare un risultato positivo per l’Italia”. (foto: comi)

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Casse pensioni svizzere

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2014

bernaUn tesoro di miliardi di euro dimenticati in Svizzera dopo anni di sudore dei nostri migranti. Il problema degli averi dimenticati riguarda in particolare gli stranieri tra cui molti italiani che hanno lavorato in Svizzera. Lo “Sportello dei Diritti” lancia una campagna per assistere i nostri concittadini per ottenere la pensione Svizzera Ogni anno gli istituti di previdenza elvetici perdono le tracce di decine di migliaia di ex assicurati, la metà stranieri, che avrebbero diritto a dei benefici per la vecchiaia. Miliardi di franchi rimangono così in attesa di essere un giorno richiesti dai loro proprietari. Cosa che spesso non succede nemmeno.
Molti ex assicurati spariscono nel nulla, lasciando dietro di sé il frutto di anni di duro lavoro. Complessivamente rimangono così in giacenza circa 5 miliardi di franchi, accumulati nelle casse pensioni in Svizzera. Il fenomeno fa seguito generalmente a cambiamenti di datore di lavoro. Anche se ciò non dovrebbe avvenire. La Legge sulla previdenza professionale (LPP) del Paese d’Oltralpe garantisce infatti ad ogni assicurato il diritto ad una prestazione di libero passaggio, ossia al versamento del capitale della cassa pensione all’istituto di previdenza del nuovo datore di lavoro. Se l’assicurato non trova subito un nuovo datore di lavoro, gli averi accumulati devono essere depositati su un conto bloccato presso la Fondazione istituto collettore LPP – creata appositamente dai partner sociali – oppure presso una banca o un’assicurazione. Dovrebbero rimanervi fino a quando l’assicurato chiede il trasferimento ad una nuova cassa pensione oppure fino al versamento all’età di pensionamento. In Svizzera il sistema di previdenza si basa su tre pilastri.
•L’Assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS) e l’Assicurazione per l’invalidità (AI) hanno come scopo di garantire il fabbisogno vitale a pensionati, orfani, vedove e invalidi. Queste assicurazioni statali sono obbligatorie per tutti, dipendenti e indipendenti.
•La previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (casse pensioni) serve ad assicurare, assieme all’AVS/AI, almeno il 60% dell’ultimo salario, in modo da garantire un buon tenore di vita. Al secondo pilastro si devono affiliare solo i lavoratori dipendenti.
•Il terzo pilastro, facoltativo, è costituito dalla previdenza personale, che permette di coprire ulteriori esigenze dopo il pensionamento.
Strano, ma vero, una parte cospicua di questi fondi non viene più rivendicata dai loro proprietari. E molti di loro non possono più nemmeno essere rintracciati dagli istituti che gestiscono gli averi del libero passaggio: hanno cambiato più volte domicilio o sono partiti all’estero, senza indicare il loro nuovo indirizzo.
Solo la Fondazione istituto collettore LPP ha così perso il contatto con 600’000 detentori di conti, di cui la metà stranieri, per un importo complessivo di 2,5 miliardi di franchi. Secondo le stime, una somma equivalente è in giacenza presso banche e assicurazioni.
“Sappiamo esattamente quanto spetta ad ogni singola persona, i cui averi sono stati depositati presso la nostra fondazione. Possiamo attribuire ogni franco. Ciò che non conosciamo è però l’indirizzo attuale di queste persone o delle coordinate bancarie, che ci permetterebbero di versare i soldi”, indica Max Meili, direttore della Fondazione istituto collettore LPP.
Spesso i contatti vengono persi già alla fine di un contratto di lavoro. Entro questo termine, la cassa pensione è tenuta a comunicare agli assicurati l’importo del capitale accumulato e a chiedere loro dove vanno versati i soldi. A volte i datori di lavoro notificano però troppo tardi la partenza del lavoratore, ossia quando ha ormai già cambiato indirizzo o lasciato la Svizzera.
Non di rado, sono gli stessi assicurati ad ignorare semplicemente i fondi della loro previdenza per la vecchiaia. Ogni anno migliaia di persone non rispondono nemmeno alla domanda della loro cassa pensione e dimenticano di indicare dove vanno depositati i loro averi. In ogni caso, i soldi non sono persi: al più tardi due anni dopo la partenza di un assicurato, le casse pensioni hanno l’obbligo di versare gli averi abbandonati alla Fondazione istituto collettore LPP. Ma ciò avviene spesso all’insaputa dell’assicurato.
Secondo i sindacati, tutto questo mostra che datori di lavoro e casse pensioni potrebbero migliorare l’informazione degli assicurati sui loro diritti. “Molti problemi potrebbero essere forse evitati, introducendo un formulario obbligatorio, che l’assicurato deve firmare al momento della fine del contratto di lavoro”, propone Matthias Kuert Killer, responsabile della politica sociale presso la federazione sindacale Travail.Suisse. È pressoché certo che molti soldi vengano dimenticati, soprattutto da stranieri, anche presso l’Assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS), l’assicurazione statale che assieme alle casse pensioni assicura il mantenimento del tenore di vita dopo il pensionamento. L’AVS non dispone però di cifre in merito. Ma ciò è legato anche al fatto che, in questo sistema assicurativo, gli assicurati non accumulano un capitale a loro nome, che rimane in giacenza se non viene versato all’età di pensionamento. Le rendite AVS per i pensionati vengono finanziate di anno in anno con i premi pagati dagli assicurati. “La Confederazione ha firmato delle convenzioni con una quarantina di paesi europei, grazie alle quali collaboriamo strettamente con i rispettivi istituti statali di previdenza. Veniamo regolarmente contattati da questi istituti, quando un ex assicurato si annuncia presso di loro e comunica di aver lavorato anche in Svizzera”, indica Rolf Camenzind, responsabile della comunicazione presso l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali.
Queste convenzioni non sono state firmate però con tutti i paesi, dai quali sono giunti negli ultimi decenni molti lavoratori immigrati, come ad esempio il Kosovo. Inoltre, in caso di decesso di un ex assicurato, vedove e orfani ignorano spesso i loro diritti a prestazioni in Svizzera. E l’AVS non ricerca attivamente beneficiari di rendite, neppure se hanno raggiunto l’età di pensionamento.
Fondi delle casse pensioni. Generalmente gli averi di vecchiaia della previdenza professionale possono essere versati agli assicurati solo al raggiungimento dell’età di pensionamento. In tre casi, però, possono essere prelevati già prima, in contanti se l’assicurato:
•lascia la Svizzera per stabilirsi in un paese non membro dell’Unione europea o dell’Associazione europea di libero scambio. In caso di partenza verso un paese membro, gli averi devono invece rimanere in Svizzera su un conto vincolato (presso la Fondazione istituto collettore LPP, banche o assicurazioni) fino all’età di pensionamento.
•avvia un’attività lucrativa indipendente e non sottostà quindi più alla previdenza professionale obbligatoria.
•esige i soldi per acquistare una residenza primaria (casa o appartamento) o per ammortizzare un’ipoteca.Non è mai troppo tardi
Nel settore delle casse pensioni, questo compito viene invece assunto dall’Ufficio centrale del secondo pilastro (vedi finestra), incaricato di ripristinare i contatti tra gli istituti di previdenza e gli assicurati che hanno raggiunto l’età di pensionamento. Questo ufficio è stato creato dal governo svizzero, su richiesta di Italia, Spagna e Portogallo, dopo che era venuto alla luce il problema dei capitali dimenticati da molti lavoratori di questi paesi.
L’ufficio centrale intrattiene a sua volta contatti con gli istituti di previdenza dei paesi europei, ma sovente le ricerche all’estero non danno alcun esito. “In Svizzera troviamo quasi sempre i beneficiari. Ma è molto più difficile trovare uno straniero che ha lasciato la Svizzera. Ed è quasi impossibile, se non rientra nel suo paese di origine oppure se vi ritorna, ma non si annuncia presso l’istituto statale di previdenza”, spiega Daniel Dürr, direttore dell’Ufficio centrale.In tal caso, l’unica speranza è che il beneficiario si annunci spontaneamente, prima o poi. E non è mai troppo tardi: i dossier vengono conservati dall’Ufficio centrale fino al compimento del 100esimo anno di età. “Siamo disposti a versare gli averi anche se il proprietario si annuncia quando ha già compiuto 101 anni”, sottolinea Max Meili.Alla luce di questi dati, ed in un momento di grave crisi nella quale qualsiasi fonte di reddito per l’italiano medio assume la consistenza di “manna dal cielo”, lo “Sportello dei Diritti” lancia una campagna per il recupero dei capitali versati e non pretesi da parte dei tanti migranti rientrati in Italia e che per svariate ragioni non hanno battuto cassa nei confronti della Previdenza elvetica.Per tali ragioni, Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” comunica che l’associazione assisterà sin da subito tutti gli ex lavoratori e gli eredi che hanno maturato il diritto all’ottenimento dei benefici nelle pratiche di rimborso o di versamento della pensione maturata.

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Svizzera: sperimenta la telemedicina in farmacia

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2012

Telemedicina - USP La Colina

Image by USP Hospitales via Flickr

In Svizzera si sperimenta la telemedicina in farmacia: partirà ad aprile un progetto pilota che permetterà agli utenti di 200 presidi di consultare un medico in teleconferenza e di ricevere una diagnosi a distanza o anche una ricetta per fax. Il progetto, netCare, sarà attivo in via sperimentale per due anni ed è organizzato dalla Società svizzera dei farmacisti (pharmaSuisse), dal Centro di telemedicina Medgate – che metterà a disposizione degli utenti il suo personale medico – e da una assicurazione. «Sono sempre più numerose le persone che non hanno un medico di famiglia» si legge in un a nota di pharmaSuisse. «Inoltre le unità di pronto soccorso sono costantemente sovraccariche di lavoro: in questo campo la rete di farmacie può prestare un aiuto efficace».

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La Svizzera e i detenuti anziani

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

Uno studio realizzato dalla Swiss National Science Foundation dimostra come il sistema carcerario svizzero non sia pronto ad affrontare l’incalzante invecchiamento della propria popolazione carceraria. E’ sempre maggiore infatti il numero di detenuti over 60 che affollano le prigioni elvetiche; per fare qualche numero, nel 2008, più dell’11% dei carcerati svizzeri superava i 50 anni e quasi un terzo di questi erano ultrasessantenni. E’ quindi necessario, secondo i ricercatori, apportare alcune modifiche al sistema che tengano in considerazione le diverse esigenze e problematiche di questa fascia d’età. Innanzitutto, suggerisce lo studio, sarebbe bene tenere i detenuti anziani separati da quelli più giovani, per ragioni sociali, di sicurezza e perché le attività quotidiane svolte dai più giovani risultano pi&ugra ve; pesanti per loro. Inoltre, le interviste effettuate hanno evidenziato come gli anziani siano molto più preoccupati rispetto ai giovani di quella che sarà la loro vita dopo la detenzione, quando dovranno affrontare le problematiche quotidiane e riallacciare rapporti umani ed affettivi in età avanzata. (Romandie News, 31 maggio 2011)

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