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Sindacati militari: una svolta epocale ma anche motivi di riflessione

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

“Dopo un cammino ultratrentennale di sindacalismo in Polizia c’è una cosa che si può affermare con assoluta certezza: certe svolte epocali richiedono tempo, lavoro, esperienza e studio, perché portino a un vero cambiamento, a una proficua innovazione, a un reale miglioramento delle condizioni esistenziali e lavorative di centinaia di migliaia di lavoratori in uniforme e, quindi, del Comparto in cui prestano servizio. Ecco perché oggi non possiamo che esprimere decisa solidarietà ai Cocer e fortissime perplessità di fronte ai tempi accordati al coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori nell’ambito dello storico evento della nascita dei Sindacati militari. Audizioni convocate con sole 48 ore di anticipo per l’esame di provvedimenti caratterizzati ancora da un altissimo tasso di incertezza e scarsa definizione non sembrano testimoniare una convinta volontà di promuovere una reale collaborazione, ma sembrano quasi una presa in giro. Il ministro Trenta sia garante di un corretto confronto fra Amministrazione e Rappresentanti dei lavoratori nel massimo rispetto dei rispettivi ruoli”. E’ quanto afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato, Federazione sindacale di Polizia, a proposito della convocazione presso le Commissioni congiunte di Camera e Senato dei Cocer per le audizioni in tema di “Disposizioni in materia di associazioni professionali a carattere sindacale del personale militare”. Convocazioni fissate per domani, 13 febbraio, e comunicate ieri, 11 febbraio, nonostante che, hanno spiegato dal Consiglio di Rappresentanza degli stessi Cocer, fin da novembre fosse stata chiesta l’apertura di quattro tavoli tematici a guida politica per preparare opportunamente questo storico passaggio che dovrà assicurare al personale un diritto fondamentale costituzionalmente riconosciuto.“Se alle nuove Rappresentanze militari fosse stato esteso tout court il modello sindacale valido per la Polizia di Stato – conclude Mazzetti – tutto sarebbe stato più semplice e sarebbe stato possibile esprimere in tempi più brevi posizioni chiare a partire da un’esperienza che, negli anni, ha raggiunto un elevato e approfondito livello di funzionalità grazie a meccanismi e procedure ben rodate. Ma premesse di tutt’altro genere rispetto al funzionamento di questo nuovo modello di Sindacato militare, limiti non ancora definiti, e ‘margini’ di intervento tutti da chiarire, richiedono ben altri tempi di studio e di ‘contrattazione’, a meno di voler mandare in fumo un’opportunità straordinaria di evoluzione per un Comparto che, come l’Europa ci insegna, deve mettersi al passo con i tempi. Cambiare tutto in fretta perché nulla cambi non servirà a nulla, se non a prendere in giro migliaia di Servitori dello Stato i cui diritti devono invece essere garantiti fino in fondo”.

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“Mercati sfavorevoli: siamo a una svolta?”

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

A cura di Toby Nangle, Responsabile asset allocation globale e Responsabile multi-asset, EMEA. Nel corso degli ultimi mesi non abbiamo fatto mistero delle nostre preoccupazioni a proposito di una serie di ostacoli presenti sui mercati finanziari. La rotta presa dalla politica monetaria e commerciale statunitense, le tensioni tra la Commissione europea e la coalizione a capo dell’esecutivo italiano sul progetto di bilancio definitivo, senza tralasciare l’incertezza legata al percorso tortuoso della Brexit: tutti questi fattori sono in grado di influire significativamente sui rendimenti degli investitori nel medio periodo.
Tolti questi ostacoli, le prospettive economiche sottostanti sembrano favorevoli, con un’espansione più lenta ma superiore al trend e una crescita degli utili del 7-9%. Inoltre, i premi al rischio sui mercati azionari, obbligazionari e immobiliari non sono per nulla modesti. Ma in mancanza di ostacoli, le prospettive saranno sempre favorevoli. Frattanto, però, sui mercati la situazione si fa sempre più cupa.Sebbene la dinamica di mercato sia stata estremamente negativa e gli investitori siano stati penalizzati da notizie di ogni tipo, vale la pena notare che le preoccupazioni relative a diverse di queste aree hanno preso una piega più positiva. In Francia, il passo indietro di Macron sulle riforme strutturali interne e l’allentamento fiscale a fronte delle richieste dei dimostranti non sono visti necessariamente di buon occhio dai mercati, che preferirebbero un mercato del lavoro francese più dinamico. La situazione costituisce tuttavia un contesto migliore affinché l’Italia trovi un terreno d’incontro con la Commissione europea per quanto riguarda la proposta di bilancio, riducendo di conseguenza le probabilità di una nuova crisi del debito sovrano in Europa.
L’arresto della CFO di Huawei in Canada rappresenta invece una minaccia per le già fragili relazioni sino-americane. Il caso è tuttavia stato accompagnato da trattative e segnali positivi provenienti da entrambi i Paesi lasciano presagire una distensione delle tensioni commerciali. L’economia statunitense sembra tuttora operare a un livello di piena capacità, se non addirittura superiore, aprendo così la strada a ulteriori rialzi dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. La crescita economica ha verosimilmente raggiunto il punto di massimo nel secondo trimestre del 2018; mentre la decelerazione, parallelamente all’affievolirsi dello stimolo fiscale e all’inasprimento delle condizioni finanziarie (spread creditizi e rendimenti obbligazionari più elevati, prezzi azionari più contenuti), rende un intervento della Fed meno urgente, dando alla banca centrale la possibilità di prendere una pausa.Nonostante questi ostacoli continuino a catalizzare l’attenzione, abbiamo buona ragione di ritenere (senza dirlo troppo forte) che la situazione sia lievemente migliorata. Per quanto difficile, abbiamo deciso di incrementare l’esposizione dei portafogli multi-asset ai mercati azionari asiatici, dove i prezzi degli attivi scontano risultati deludenti, mentre siamo piuttosto certi che i premi al rischio offertici per gli attivi europei presentino valutazioni interessanti.Purtroppo il venir meno delle incertezze non è stato uniforme rispettivamente ai quattro ostacoli. Permangono le incertezze sulla Brexit e non si fa che parlare delle notizie politiche britanniche. Qualora il Regno Unito dovesse lasciare l’Unione europea senza un accordo di transizione, un ulteriore e ingente deprezzamento della sterlina appare molto probabile. I mercati stanno però scontando un livello di incertezza tale che solo il fatto di evitare questo scenario negativo basterebbe probabilmente a dare un vigore significativo alla valuta.Non essendo in grado di determinarne con precisione l’esito, abbiamo optato per un approccio che cercasse di rendere i portafogli dei clienti meno sensibili alle oscillazioni di valore legate alla Brexit. Non v’è dubbio che il risultato apparirà estremamente scontato a posteriori, ma giocare d’azzardo coi fondi dei nostri clienti in un’area caratterizzata da elevata incertezza non rappresenta un approccio d’investimento sostenibile.

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La svolta fatale in Germania con l’avvento del nazismo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Fu questa un’imprevedibile conseguenza originata da un fatto in apparenza irrilevante. Ci riferiamo al primo sussulto politico-paramilitare, che ci fece conoscere il nazismo. Avvenne con il fallito “putsch” a Monaco di Baviera nel 1923. Il timore che le autorità tedesche mettessero fuori legge il suo partito indusse Hitler a restare abbastanza tranquillo per qualche anno. Ben presto la lotta riprese impegnandolo in brutali violenze contro i suoi avversari. Il massacro, del 30 giugno del 1934, fu l’atto finale che permise a Hitler di consolidare il suo successo. In tale occasione furono freddamente uccisi molti militanti della vecchia guardia nazionalsocialista e, contemporaneamente, delle personalità conservatrici, come l’ex cancelliere, generale von Schleicher.
L’imperialismo tedesco costituiva l’humus dal quale spuntò la realtà nazista. Fu un imperialismo nato dalla particolare simbiosi con l’industria bellica, accentrata in grandi monopoli e rinsaldata dagli gnomi della finanza. Loro tramite si collegavano, animo e corpo, i nobili proprietari terrieri, la casta militare e la semiautocrazia politica dinastica. Questo terreno si mostrò già fertile, quando fu scatenato il conflitto del 1914 anche se, in quel caso, le colpe degli altri imperialismi, e degli stessi nazionalismi balcanici, precapitalistici, non furono da meno. Sembra persino paradossale che, dopo la fine della prima guerra mondiale, l’ondata di pacifismo non riuscì a fermare gli stimoli eversivi di alcuni movimenti popolari. Molti paesi europei avevano provato, sulla loro pelle, la cocente perdita di centinaia di migliaia d’uomini e di quanti furono travolti dalla violenza bellicida dei rispettivi governanti.
Costoro avevano incoraggiato, suscitando grandi entusiasmi, tale voglia di menare le mani finché non ci si rese conto di quanto la guerra fosse orrenda. Nonostante ciò si giunse, come nulla fosse, alla radicalizzazione della vita politica, sia in Germania sia in Italia. Fu una delle cause della mancata democratizzazione della rivoluzione repubblicana in Germania e di un corretto andamento della vita politica in Italia. In pratica ciò che esprimeva il pacifismo fu incanalato in forme di rivolte “sociali” in se valide, ma che denotavano una caratura politica rivoluzionaria e anarchicheggiante che faceva prevedere grossi rischi alle economie capitaliste e la possibilità di una sovietizzazione dell’intera Europa dopo il fuoco accesso, in Russia, dai bolscevichi.
L’opposto voleva dire più nazionalismo, più tutela dei grandi interessi economici e dei profitti, più esclusiva nel gestirli e, quindi, antisemitismo, considerato che gli ebrei non avevano mai tentato una loro integrazione nel tessuto delle nazioni che li ospitavano. Un sintomo di questo malessere antisemita lo abbiamo rilevato persino in Francia con l’affare Dreyfus, in Romania e in Russia.

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Scuola – Precariato eterno, forse siamo alla svolta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Arriva in Parlamento una richiesta di modifica al decreto Dignità con la quale i partiti di maggioranza intendono superare il tetto massimo di mesi di supplenza dei docenti e del personale Ata della scuola imposto dalla riforma Renzi: il divieto attuale, che ribalta le indicazioni UE, è stato introdotto dalla Legge 107/2015, la cosiddetta Buona Scuola, e decorre dal 1° settembre 2016, con effetti di mancata possibilità di potere accettare supplenze di lunga durata già dal 2019. Ora, però, l’emendamento al dl dignità presentato dalla maggioranza vuole dire basta a quell’ingiusto limite dei 36 mesi, previsto a decorrere da settembre 2016. La presentazione dell’emendamento, sostenuta dai due partiti che compongono la maggioranza dell’attuale esecutivo, è stata accolta con soddisfazione da parte del sindacato Anief, il quale non è un caso che a sua volta abbia predisposto proprio in questi giorni una richiesta analoga ai parlamentari, all’interno del pacchetto emendamenti allo stesso decreto Dignità che martedì prossimo, 24 luglio, arriverà in Aula. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Approvare la cancellazione del comma 131 della Legge 107/2015 è una tappa fondamentale, perché il governo precedente è riuscito nell’impresa di ribaltare quanto indicato dai giudici di Strasburgo nel 2014, quando la Corte di Giustizia Europea stabilirono che i 36 mesi di servizio svolto vanno considerati come soglia d’accesso e non come motivo di respingimento dalla stabilizzazione

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La “svolta” di Salvini e il centro destra si sgrana

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

«Rivolgo l’ultimo appello alle forze politiche del centrodestra perché questo delicato passaggio sulle presidenze delle Camere non si risolva in un “liberi tutti”, soprattutto per rispetto dei milioni di elettori che ci hanno votato credendo nella nostra capacità di dare all’Italia un governo concreto e coeso. Facciamo tutti un passo indietro perché se ne possa fare insieme uno in avanti. Ricordo che tutti insieme abbiamo dato la disponibilità a votare un nome di Forza Italia per la presidenza di una delle due camere, segnatamente il senato, per favorire la maggiore coesione possibile anche in vista del percorso verso la costituzione del futuro governo. Questo lavoro lungo e prezioso non può essere interrotto da divergenze sui metodi o sui nomi. Disponibile a un nuovo incontro di vertice tra i partiti del centrodestra nella speranza che ci sia ancora un margine per ricomporre la coalizione. Se questo non dovesse accadere Fratelli d’Italia riunirà i suoi organi e prenderà le sue decisioni». È quanto dichiara in una nota il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Le vaccinazioni a un punto di svolta

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 giugno 2017

vaccinazione-antinfluenzale-2012-2013Cominciamo dalle cattive notizie: una preoccupante epidemia di morbillo si è diffusa nel nostro Paese, con 2.851 casi negli ultimi 5 mesi e mezzo1. Un’altra minaccia che si riteneva consegnata al passato, la poliomielite, potrebbe riaffacciarsi dopo anni anche in Italia, uno dei paesi ritenuto da tempo “polio-free”. Solo 7 Regioni superano la soglia del 95% per la vaccinazione anti-poliomielite (Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sardegna), con un valore medio nazionale del 93,33%2. La riacutizzazione, però, riguarda anche altre malattie infettive, come difterite, tetano, epatite B, meningite purulenta da Haemophilus influenzae di tipo b. In Italia, secondo i dati pubblicati dal Ministero della Salute lo scorso 8 giugno, nessuna vaccinazione raggiunge la soglia di sicurezza del 95%.2 Nel 2016 le coperture vaccinali a 24 mesi per anti-difterica (93,56%), anti-tetanica (93,72%), anti-epatite B (92,98%) e Haemophilus influenzae (93,05%) sono ancora ben al di sotto del valore del 95%. In calo anche la copertura media per pneumococco (88,35% nel 2016 vs 88,7% nel 2015), mentre aumenta quella per il meningococco C (76,6% nel 2015 contro 80,67% nel 2016).2
Secondo i dati del rapporto OMS ‘World Health Statistics’ 2017, in Italia la copertura vaccinale per tetano, pertosse e difterite, nel 2015, è stata del 93%, fra le più basse della regione europea, superata anche dai paesi africani, quali Rwanda e Tanzania, che sono al 98%, seguiti da Eritrea, Botswana e Algeria che sono al 94%.3
E ancora l’OMS stima che in tutto il mondo ogni anno 1,5 milioni di bambini muoiano ancora a causa di malattie prevenibili con le vaccinazioni4, eppure nel nostro paese non sembra cessare la disinformazione che circola tra web e televisioni, malgrado gli appelli delle istituzioni e della comunità scientifica nazionale ed internazionale.
Per contrastare i pericolosi e crescenti fenomeni di cattiva informazione e trasmettere all’opinione pubblica la corretta informazione sul valore dell’immunizzazione, oggi giornalisti delle testate periodiche e online si confrontano con esperti di igiene pubblica, pediatri, storici della medicina, sociologi e rappresentanti di associazioni nate spontaneamente per promuovere le vaccinazioni, nell’ambito del Corso di Formazione Professionale Comunicare i vaccini. L’importanza delle combinazioni vaccinali in pediatria e del vaccino anti-Papillomavirus, promosso dal Master di I livello “La Scienza nella Pratica Giornalistica” (SGP) della Sapienza Università di Roma con il supporto non condizionante di MSD.Dopo le notizie cattive, arrivano quelle buone: la prima, riguarda il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV), pubblicato in Gazzetta ufficiale il 18 febbraio 2017. Il PNPV per la prima volta inserisce nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)5, ovvero come diritto di tutti i cittadini italiani il nuovo calendario vaccinale che introduce nuove vaccinazioni: meningococco B, rotavirus e varicella nei nuovi nati; HPV nei maschi undicenni; Meningococco tetravalente ACWY135 e richiamo antipolio con IPV negli adolescenti; pneumococco e Zoster nei sessantacinquenni;
definisce gli obiettivi di copertura vaccinale per ogni vaccinazione;
identifica l’età alla quale vaccinare la popolazione in gratuità;
richiede alle Regioni di introdurre l’anagrafe vaccinale informatizzata e di effettuare la chiamata attiva (la lettera di invito alla popolazione) per tutte le vaccinazioni inserite nel calendario.La seconda novità è il decreto legge 73 del 7 giugno 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che prevede l’obbligo per l’iscrizione a scuola nella fascia 0-6 anni, di 12 vaccinazioni6, gratuite e obbligatorie a partire da settembre 2017 per i nati nel 2017: antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-meningococco B, anti-meningococco C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella e anti-Haemophilus influenzae. Queste vaccinazioni sono da somministrare secondo il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 attraverso i vaccini combinati esavalente e MPR/V-MPRV e due vaccini anti-Meningo B e anti-Meningo C.
Le combinazioni vaccinali sono oggetto di una seria programmazione e di approfondite ricerche scientifiche. I numerosissimi studi clinici su ampi numeri dimostrano con estrema chiarezza che la somministrazione contemporanea di più antigeni presenti nei vaccini combinati, immessi in commercio dopo accurati studi biomedici, offre una protezione efficace pari a quella dei vaccini somministrati singolarmente, non indebolisce né sovraccarica il sistema immunitario dei piccoli e offre molti altri vantaggi tra cui una migliore compliance della famiglia, minore trauma per il bambino, una vaccinazione più tempestiva e minori accessi al centro vaccinale.

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Tassi di interesse a un punto di svolta

Posted by fidest press agency su domenica, 30 aprile 2017

tassi interesseLondra. I tassi di interesse globali vedranno una svolta decisiva nel corso del 2017. E’ quanto risulta dall’ultima ricerca di ETF Securities, uno dei provider indipendenti più importanti al mondo di Exchange Traded Products (ETP).Dopo circa un decennio nel quale i tassi di interesse sono stati mantenuti artificialmente a livelli minimi, le banche centrali potrebbero finalmente adottare un approccio più equilibrato per stabilire la traiettoria dei tassi di interesse, senza farsi condizionare dall’instabilità politica ed economica.James Butterfill, Head of Research per ETF Securities, afferma: “Dopo un periodo senza precedenti di politica monetaria accomodante, la velocità alla quale ci stiamo avvicinando a questa svolta e l’intensità con la quale le banche centrali possono normalizzare i tassi di interesse dipendono da un insieme di fattori di rischio ormai imminenti.
La crescita dei movimenti populisti e il potenziale ribaltamento del trend della globalizzazione potrebbero alimentare ulteriori pressioni inflazionistiche che a loro volta potrebbero bloccare il ritorno alla “normalità” delle banche centrali. In aggiunta, la Federal Reserve americana si è già dimostrata fin troppo lenta nell’adottare una politica restrittiva e, con un elevato debito pubblico, il ritorno alla “normalità” delle banche centrali sarà molto complesso. Riteniamo che l’esito più probabile sarà un’ulteriore cauta contrazione della politica monetaria da parte delle banche centrali nel 2017 e 2018, che altrimenti rischiano di cadere dietro la curva e di dover effettuare tagli in maniera più aggressiva nelle fasi successive del ciclo.”
ETF Securities prevede che la Bank of England alzerà i tassi nel 2017, senza però rinunciare agli stimoli per l’economia. Questa decisione rappresenterà un’opportunità per la sterlina inglese, attualmente la moneta più sottovalutata tra quelle dei paesi del G10, dal momento che gli investitori stanno chiudendo le loro posizioni corte.
ETF Securities non prevede un “taper tantrum” e, a differenza della reazione del mercato degli Stati Uniti nel 2013, ritiene che il mercato azionario europeo potrà trarre vantaggio dalla ripresa economica.
James butterfillETF Securities ha individuato le compagnie più vulnerabili ai rialzi dei tassi di interesse osservando le società con il debito più alto e pertanto caute nei confronti dei titoli azionari large cap inglesi e alle small cap statunitensi.“Il Regno Unito ha visto un sostanziale deterioramento nel suo rapporto di copertura degli interessi – una misura della capacità delle compagnie di gestire i loro debiti– sceso da 9x nel 2012 a solo 3.4x oggi. Un valore al di sotto di 1.5x è sintomo di una compagnia malsana che ha problemi a gestire il debito. Il FTSE 100 mostra un rapporto più basso del FTSE 250 e, in questo, i settori immobiliari e delle risorse appaiono particolarmente vulnerabili.
“Negli Stati Uniti, le coperture sugli interessi delle società più piccole sono diverse da quelle delle large cap. I Real Estate Investment Trusts (REITS) sono il gruppo di compagnie incluse nello S&P 500 più chiaramente vulnerabili al rialzo dei tassi di interesse, ma anche il settore del petrolio e quello del gas risultano deboli, soprattutto dopo un anno in cui i prezzi del petrolio sono stati davvero bassi,” ha commentato.
ETF Securities evidenzia che le obbligazioni inflation linked sono attraenti nei periodi di ripresa economica e inflazione. Questi strumenti inoltre hanno performato meglio di tutte le altre asset class negli ultimi 10 anni, per questo motivo si prevede che l’appetito degli investitori crescerà di conseguenza. (foto: tassi interesse, James butterfill)

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La svolta geopolitica greca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2015

Tsipras“La Grecia rappresenta per Putin un obiettivo strategico sia per il suo posizionamento geopolitico nel cuore del Mediterraneo, sia perché è una porta di accesso importante ai traffici commerciali (e militari) del Mar Nero. Pertanto la partita sulla Grecia si gioca a tre tra Tsipras, Merkel e Draghi, con un convitato di pietra, la Russia. Però c’è un otisider, Renzi, che potrebbe portare sul tavolo la voglia di rinnovamento e l’esempio positivo dell’Italia e portare una proposta che sparigli il tavolo e che potrebbe essere risolutiva”. A dirlo è Paolo Alli, Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato e Capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Affari Esteri alla Camera. “La situazione greca, infatti, – continua Alli – assomiglia molto a una emergenza post bellica, la guerra della crisi finanziaria globale, innescata dagli americani. Per fare un nuovo piano Marshall per la Grecia, al tavolo sarebbe necessaria la presenza di Obama e Renzi potrebbe proporlo. A volte proprio gli outsider possono mettere in campo la mossa vincente”.

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Svolta in Trentino, contributi diretti in denaro ai pazienti celiaci

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2012

Ai soggetti celiaci in Trentino, primo caso in Italia, saranno erogate direttamente somme di denaro (a regime dal primo ottobre 2012). Il codice relativo alla diagnosi di malattia passerà da “rara” a “cronica e invalidante” e sarà approvato un protocollo per individuare un percorso diagnostico e terapeutico unico per tutto il territorio provinciale; infine verranno creati due ambulatori integrati, multidisciplinari e multiprofessionali. Queste le principali novità della delibera approvata il 20 apri le dalla Giunta provinciale, su indicazione dell’assessore alla Salute e politiche sociali, Ugo Rossi. Si attua così la legge provinciale relativa agli “Interventi a favore delle persone affette da celiachia” e sono previsti anche interventi di formazione degli operatori e di sensibilizzazione della cittadinanza, più un monitoraggio sull’applicazione del provvedimento, anche attraverso il confronto annuale con Aic (Associazione italiana celiachia) e le farmacie convenzionate con il servizio sanitario provinciale, per valutare eventuali criticità emerse. «Si tratta di una normativa all’avanguardia, che abbiamo messo a punto grazie anche al confronto con l’Aic trentino» ha spiegato Rossi «che dà finalmente anche risposta a un’esigenza molto sentita: potere acquistare i prodotti senza glutine anche nella grande distribuzione». I nuovi importi che verranno assegnati (minori per alcune fasce d’età rispetto ai limiti massimi finora rimborsati a lle farmacie) sono i seguenti: da 0 a 3 anni una somma trimestrale di 186 euro, annuale di 744; da 3 a 8 anni una somma trimestrale di 297 euro e annuale di 1.188; da 8 a 15 anni trimestrale di 420 euro e annuale di 1.680 euro; oltre i 15 anni una somma trimestrale di 435 euro e annuale di 1.740 euro.(fonte farmacista33)

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Italia: quella svolta che non ci sarà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2012

E’ inutile che ci giriamo intorno. La diffedenza che viene dagli investitori esteri è data dal fatto che non riusciamo a diventare un paese normale finchè non abbattiamo il muro dei 70 miliardi annui derivanti dalla corruzione e dal mal governo e dalle istituzioni sprecone. Se non nriusciamo ad abbattere il muro dei 230 miliardi di euro annui di evasione fiscale. Se non evitiamo di caricare sui bilanci pubblici la gestione delle imprese decotte che ci vengono a costare qualcosa come 150 miliardi di euro all’anno. Se evitiamo di prenderci in giro indirizzando i nostri strali, ma solo con la verbosità delle parole ma non quella dei fatti, sui costi della politica e gli intrallazzi che ne seguono se continuiamo ad elargire milioni di euro all’anno ai partiti, per mantenere i privilegi di casta, per fare un uso disinvolto del denaro pubblico. Siamo solo capaci di regalare miliardi di euro attraverso la concessione, a titolo grauito, delle frequenze Tv e nel non mettere mano alla patrimoniale. Siamo solo capaci di prendere i pochi soldi dei pensionati e dei lavoratori dipendenti che già ne hanno pochi e sono ridotti alla fame. E’ l’Italia degli sprechi, delle ruberie di pochi a danno di molti che non si vuole emendare. E il governo Monti in queste cose mostra i suoi limiti e se raccoglie apprezzamenti all’estero è perchè continua ad offrire opportunità agli speculatori di turno, ai grandi interessi, al capitalismo avvanturiero. Il paese per emendarsi ha bisogno che ci sia un risveglio culturale, una presa di cosceinza collettiva, il coraggio di mandare a casa una intera classe dirigente. Ha bisogno di tutto cambiare e non per nulla cambiare secondo la logica gattopardesca. Ci stupiamo che le primarie del Pd diano volti nuovi e cancellino quelli vecchi, ma se le stesse primarie fossero fatte dagli altri partiti ci stupiremmo del come verrebbero spazzati via i tanti personaggi che oggi cavalcano le scene della politica. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La svolta politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2012

Opinioni in rete. Le manovre in atto negli ambienti di una certa politica in Italia sembrano perseguire l’obiettivo d’incoraggiare l’assenteismo elettorale (siamo già al 30% e non è escluso che si arrivi al 35%) strumentalizzando tutto ciò che è negativo: politici corrotti e malavitosi “scudati” dai loro colleghi, privilegi di casta, intese sottobanco poco chiare tra i vari partiti, di maggioranza e di opposizione, e perseguimento di iniziative non dissimili tra loro tanto da farli apparire “complici” dello stesso sistema. Il fine è quello che è più controllabile il 60-65% dell’elettorato rispetto ad una percentuale maggiore. Non solo. Se si scremano i voti diretti alle ali estreme e ai partitini locali, le schede bianche e nulle si arriva tranquillamente ad una percentuale intorno al 50%.
Significa, in pratica, assicurare la leadership degli stessi partiti, i loro giochi di potere e i loro leader.
Contro questa linea di tendenza resta per gli elettori che vogliono seriamente un cambiamento e, sono, purtroppo, tra coloro, per lo più, che disertano le urne, una sola possibilità: quella di andare a votare e a votare quel partito che più degli altri ha provveduto ad un ricambio generazionale non tanto per l’età quanto per la mentalità dei candidati. Se tale mossa risultasse vincente avremmo, se non altro, la possibilità di ridurre di un buon 40% il numero dei soliti eletti. E sarebbe ancora più interessante avere un partito che fondasse il suo programma sulla tutela di due diritti: quello della vita e quello del vivere. Il ragionamento che ne scaturisce è semplice: noi abbiamo un obbligo nei confronti dei nuovi venuti. Non dobbiamo abbandonarli a se stessi una volta nati. Dobbiamo assicurare un minimo standard di esistenza dignitosa elevando a diritto inalienabile quello dell’assistenza universale, dell’istruzione, dell’alimentazione, del lavoro, della sicurezza e della tutela per i più deboli (handicappati, anziani, ecc.). Per questi impegni le risorse ci sono, se ne facciamo un buon uso, ovviamente.
Se ci convinciamo delle buone ragioni qui rappresentate allora il discorso si fa mediatico e come, a questo punto, non pensare alla rete? Avremmo un obiettivo a portata di mano, il tempo necessario per concretizzarlo e la possibilità di essere supportati da elementi validi da proporre come alternativa all’attuale leadership. Il mio invito, quindi, è quello di chiamare all’attenzione dei navigatori della rete questo progetto, di valutarlo e migliorarlo se necessario, di diffonderlo e di realizzarlo con atti concreti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Fidest:Da che parte vogliamo stare?

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2011

Editoriale. Esiste davvero una Italia che non è rappresentata nei palazzi del potere? Probabilmente si se si giudica la manovra economica approvata giorni fa e l’attuale incontro con le parti sociali con l’innaturale cordata che va dagli industriali, ai banchieri e ai sindacati confederali della triplice. Prima abbiamo dovuto subire una manovra iniqua e addolcita dal fatto che si poteva scremarla nell’arco di 4 anni. Ora l’improvvisa accelerazione, più strumentale che reale, ma per continuare a farci digerire la stessa manovra a tempi raccorciati. Possibile che i rappresentanti dei lavoratori che siedono allo stesso tavolo degli industriali e dei banchieri non si rendono conto che se di sacrifici dobbiamo parlare il primo passo è proprio quello di rivedere per intero il meccanismo della manovra testè approvata poiché la sua formulazione denota un chiaro segnale di garanzia per le parti che dispongono di ricchezze mentre si accaniscono su coloro che dispongono di modeste risorse. Ma il nostro stupore è anche fatto nel renderci conto che l’opinione pubblica, quella che è più interessata alle falcidie in atto sulle buste paga dei lavoratori, dei pensionati, dei precari e ancora su tutte quelle aree del disagio che vanno dai disoccupati, ai cassa integrati, alle famiglie monoreddito, sembra non avvedersi della mannaia che pende sul loro capo. Vorremmo che una folla immensa si addensasse davanti palazzo Chigi per far sentire la sua presenza e la volontà di cambiamento di un sistema politico che gioca con il popolo italiano come fa il gatto con il topo. Chi ci restituisce i 30 miliardi di euro bruciati in borsa e la nostra credibilità internazionale dopo essere stati costretti a passare sotto le forche caudine della banca europea che ha dettato le sue condizioni “capestro” per un aiuto, sia pure a tempo? Da mesi eravamo consci di dover compiere una svolta, di dover mettere mano a riforme strutturali, di dover tagliare i rami secchi, ma questo governo si è trastullato invece giocando sul dibattito e all’approvazione ora del processo breve ed ora di quello lungo, del conflitto d’interesse e del lodo Mondadori. E ora i suoi errori li vuole scaricare sulla povera gente, sui piccoli risparmiatori, sul popolo dei lavoratori con le loro modeste retribuzioni e sui pensionati. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Editoriale Fidest: Sansone e i filistei

Posted by fidest press agency su domenica, 7 agosto 2011

Adolf Hitler and Benito Mussolini in Munich, G...

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Editoriale fidest. E’ storia antica, forse leggenda, ma pare d’attualità. Si vuole che per annientare Sansone non si sia trovato di meglio che eliminare anche i filistei. Gli strateghi di oggi direbbero: danno collaterale, spiacevole ma inevitabile. Così la storia di questi ultimi anni ci insegna che per togliere dalla scena Mussolini c’è voluta una guerra persa. Per neutralizzare una svolta epocale che fu denominata compromesso storico ci volle il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro. E oggi ci risiamo con Berlusconi. Non bastano, a quanto pare, i 41 processi che lo hanno visto inquisito e imputato, non bastano le infamanti accuse di favoreggiamento alla prostituzione minorile, non bastano le plateali sceneggiate con quello che fu il suo grande amico da baciamano, al secolo Gheddafi. Non bastò lo strappo prima con Bossi, poi rientrato, e ultimo con Fini ma dopo le dichiarazioni di Casini si presume un riavvicinamento. Ma bisogna anche dire che Berlusconi ha avuto una congiuntura favorevole fin dal suo primo impatto impegnativo con la politica con l’amicizia con Craxi e poi, perso un così autorevole referente, pensò bene di scendere in campo senza intermediari. Il suo successo fu mediatico, ma anche frutto di una ricaduta negativa degli altri partiti. L’Italia dopo la perdita delle rendite di posizione internazionali con l’abbattimento del muro di Berlino, seguito dalle staffilate di mani pulite, il disorientamento di quello che fu il partito comunista non più foraggiato dalla internazionale comunista e dalla mancanza di un leader carismatico e da quanti si sentivano orfani di un potere democristiano che si era dissolto come neve al sole ma che ne nutrivano la nostalgia, Berlusconi ebbe facile gioco nel cavalcarne l’aspirazione, E le opposizioni aggiunsero anche un madornale errore nella presunzione che sarebbe stato facile scalzare un uomo tanto chiacchierato e perseguitato dalla giustizia. Ora ce lo ritroviamo più pimpante di prima. Sente che l’Italia è ai suoi piedi. Il parlamento lo asseconda con una maggioranza numerica, ma gli basta. La crisi l’ha cavalcata con astuzia e tutto alla fine sembra proiettarlo nel futuro più forte di prima. Gli altri per sconfiggere Sansone ora devono farlo eliminando i Filistei. La posta è troppo alta per giocarla. E allora? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Strage di Portella

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2011

“A sessanta e più anni della strage di Portella della Ginestra dove a tutt’oggi la verità presenta delle ombre non sono giustificabili atteggiamenti che dividono frange politiche su una questione di interesse nettamente superiore a qualsiasi ideologia politica o religiosa. San Giuseppe Jato ha avuto i suoi caduti assieme a Piana degli albanesi e San Cipirello; vittime innocenti, i nostri piccoli grandi eroi. Nel 150° anno dell’Unità d’Italia questo 4 giugno del 2011 possa essere ricordato come il giorno della svolta definitiva e come luogo simbolo di un sacrificio che unisce tutti gli uomini di buona volontà sotto un tricolore all’insegna e nella lotta contro ogni forma di mafia, di sopraffazione ed illegalità”. Così – il Sindaco di San Giuseppe Jato Giuseppe Siviglia – presente ieri alla manifestazione di Portella della Ginestra, intende onorare i caduti dell’eccidio del primo maggio del 1947.

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Il voto degli italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

Per comprendere meglio ciò che ha determinato il voto odierno delle amministrative dobbiamo necessariamente risalire agli anni novanta, o, meglio, a partire dalla stagione di “mani pulite”. Allora vi fu una svolta nella politica internazionale con la caduta del muro di Berlino. Gli effetti in Italia non parvero rilevanti, in termini di politica interna, se non ci fosse stato l’intervento della procura di Milano che perseguendo i corrotti e i corruttori aprì una voragine invadendo il campo dei partiti e i loro intrallazzi di bassa leva. Così ci ritrovammo con la caduta libera di quanti posti sotto l’ala protettiva dei movimenti politici ne traevano benefici economici personali e in favore degli amici della parrocchietta. Ne conseguì il crollo dei partiti, allora in auge, fatta eccezione del partito comunista e della sua area integralista e della destra del Msi. Ciò significò che l’elettore che si collocava nell’area di centro ed era moderatamente di destra o di sinistra, e qui parliamo verosimilmente di almeno il 65% del corpo elettorale, perse il suo punto di riferimento. Da qui l’idea di creare una nuova coalizione che riuscisse a governare ponendosi come alternativa alle due sinistre: quella riformista e quella integralista. L’impresa, per quanto ardua, fu tentata affidando l’incarico ad un uomo che aveva tutte le caratteristiche per riuscirci: aveva i soldi, era un ottimo comunicatore, era proprietario di emittenti televisive a diffusione nazionale ed era ammanierato nei piani alti della finanza internazionale. Il suo primo obiettivo fu di portare dalla sua i leghisti di Umberto Bossi e di mettere in gioco i “paria” rappresentati dal Msi di Almirante da sempre in odore di filo-fascismo. Al primo colpo riuscì nell’intento ma la reazione dell’establishment non si fece attendere. Fu costretto a mordere il freno per 5 lunghi anni ma non restò con le mani in mano. I suoi intrighi servirono, se non altro, a far esplodere le contraddizioni in casa del centro sinistra che in forte difficoltà per la sua leadership vide nel corso di una legislatura il passaggio di mano da Prodi a D’Alema e poi ancora ad Amato mentre si consumavano le lotte interne e i cavalli di razza scalpitavano: Rutelli, Veltroni ecc. Si entrò, quindi, a pieno titolo nell’era berlusconiana con un parlamento e un esecutivo capaci di durare cinque anni senza grossi traumi. Nel 2006 si arrivò alla scadenza della legislatura con un centro-destra in difficoltà ma pur dotato di un potente carisma, quello di Berlusconi, ovviamente, e delle sue facoltà mediatiche e in possesso della ferrea logica di chi è consapevole che per governare il paese lui solo era bravo per demerito della opposizioni che come tanti galletti si beccavano tra loro escludendosi a vicenda. La controprova la ebbero gli elettori con il secondo Prodi che durò appena due anni. Con le elezioni anticipate del 2008 riprese il feeling irresistibile di Berlusconi con il suo elettorato. Lui prometteva e gli bastava farlo per ricevere consensi a scena aperta. Ma non era lui che gli italiani votavano ma lo facevano per garantirsi la stabilità. Gli tollerarono le sue smargiassate, i suoi baciamano ai dittatori di turno, le sue avventure amorose e i suoi sproloqui. L’interessato ne dedusse che tutto gli era consentito, tutto gli sarebbe stato perdonato. Era ed è il più furbo, il più abile, il più ricco, il più intrallazzatore. Ma la storia ci insegna che nessuno è invincibile. Ognuno di noi, per quanto baciato dalla fortuna, non deve tuttavia abbassare la guardia perché da qualche parte c’è sempre un’insidia pronta all’uso. E così è stato. Ora, nonostante tutto, non può mollare e sappiamo il perché: ha creato dal nulla una leadership, la sua, e se lui getta la spugna l’intero castello si affloscia e vanno gambe all’aria tutti coloro che hanno una ragione d’essere perché c’è lui, tanto che, in un mio recente articolo ho sostenuto che il suo partito, il Pdl, di fatto non esiste. E’ una creatura virtuale. Ora la sua mossa, grazie ai “Responsabili”, frutto della sua campagna acquisti parlamentare, lo spingerà a resistere ad oltranza. Tanto, pensa, anche questa buriana passerà e gli elettori si convinceranno che per governare c’è sempre lui. Ma sarà proprio così? Ai posteri l’ardua sentenza. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Rappresentanze militari: richiesta convocazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2011

coat of arms of the Aeronautica Militare (Ital...

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L’organo di rappresentanza (Cocer) dell’Aeronautica militare si rende promotore di una richiesta intesa ad un incontro urgente tra il Co.Ce.R., Co.I.R. ed i Co.Ba.R. confluenti della F.A., al fine di confrontarsi in tale circostanza con l’intero corpo elettivo della Rappresentanza Militare dell’A.M. sull’attività complessivamente svolta e  per meglio raccogliere le istanze provenienti dalla Base nonché per definire l’opportunità o meno di procedere sino a termine del mandato così come da recente norma di proroga. Di formalizzare, altresì, la  costituzione di un Gruppo di Lavoro quale “Comitato Organizzatore – Incontro COCER/COIR/COBAR” composto da cinque delegati della R.M. da indicare allo Stato Maggiore.
Non c’è dato di sapere in dettaglio le ragioni che motivano tali richieste ma, da indiscrezioni, si fa notare che esiste un forte malcontento della base che in qualche modo si vuole rappresentare nelle sedi competenti per cercare di trovare uno sbocco valido per contemperare le diverse esigenze tra le ristrettezze del bilancio pubblico e il disagio esistenziale di un personale impegnato ad attività sempre più stressanti ma poco riconosciute dal punto di vista economico e normativo. D’altra parte economie di esercizio potrebbero essere realizzate se si pensa ai tanti dispendi in atto. Un esempio di questi giorni sono i circa 400 milioni di euro che si potrebbero evitare se si accorpassero le elezioni locali con i referendum abrogativi mentre, com’è noto, si vogliono tenerli divisi al solo scopo di non far raggiungere ai referendum il quorum per renderli validi. Un calcolo politico che non tiene conto della necessità del Paese di ridurre gli sprechi e le spese evitabili. Questo è intollerabile a fronte di una esigenza fortemente sentita e che non riguarda solo il comparto difesa-sicurezza, ma anche la scuola, la giustizia e il welfare. E’ tempo che si faccia sentire forte il richiamo ad una politica che vada oltre le promesse e si renda più virtuosa e attenta sul terreno della spesa perché possiamo anche condividere la necessità di stringere la cinghia ma non è accettabile che poi si latita sul fronte della spesa nel nome degli sprechi.

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Pdl distratto critica discorso 1994 di Berlusconi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2011

A tutti i giornalisti, i blogger, i facebookiani e i marinai del web, ma soprattutto a tutti i pidiellini distratti dai problemi del loro capo che si lanciano quotidianamente in argute esegesi di articoli, di agenzie stampa e di post, diciamo che qualche volta la realtà è più amara di quanto sembra. Sul sito di Generazione Italia e di AreaNazionale è stato lanciato ieri un editoriale dal titolo “La storia d’Italia è ad una svolta: superiamo il berlusconismo”, criticato da molti ex amici della Giovane Italia. Ebbene, altro non era che il famoso discorso con cui il Cavaliere di Arcore dava il via alla sua carriera politica. Nel 1994 Silvio Berlusconi è sceso in campo, siamo nel 2011, nei minuti di recupero, e aspettiamo solamente il triplice fischio dell’arbitro. Lo dichiara Valerio Lamorte, membro di Generazione Futuro (movimento giovanile di FLI)

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Patrimoniale: svolta liberale del premier

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2011

“Capezzone non si illuda: stavolta nel tranello del ‘PD partito delle tasse’ non cadrà nessuno.  È  un film che abbiamo già visto: mistificazioni, negazione della verità, campagne orchestrate di comunicazione fondate su un unico messaggio reiterato ossessivamente. Nel 2006 riuscirono a farla franca e a recuperare consensi, giovandosi soprattutto delle posizioni ideologiche e di retroguardia brandite da una parte della sinistra radicale e massimalista. Oggi – e lo dico anche a Bertinotti che stamane ha voluto rispolverare la patrimoniale, forse in preda alla nostalgia  – quelle posizioni non appartengono al PD e non appartengono al centrosinistra. Lo ripeteremo  fino alla saturazione: primo, non abbiamo mai proposto, e mai proporremo, l’introduzione della patrimoniale. Secondo, i livelli della pressione fiscale sono i più alti di sempre:  43,5%, alla faccia delle eterne promesse del premier. Terzo, il PD ha presentato pubblicamente un suo pacchetto di proposte sul fisco, sull’impresa, sulla famiglia, sui giovani, che non solo non prevedono alcun aumento della pressione fiscale ma che, in parte, possono essere realizzate anche a costi zero, attraverso una riqualificazione intelligente e coraggiosa della spesa pubblica. Venerdì e sabato porteremo avanti il percorso avviato a Roma e a Varese per presentare nell’Assemblea nazionale del PD le altre nostre idee sul Paese che vogliamo costruire o, meglio,  ricostruire.  In tre anni il governo non  ha fatto nulla né sul versante fiscale, né su quello, fondamentale, del sostegno alla crescita. La svolta liberale di Berlusconi è un’illusione, un gioco di prestigio, nient’altro che una ‘fiction’ come quella che sta sceneggiando con la sua verità alternativa sul ‘ruby gate’”. Lo scrive sul sito di TrecentoSessanta, Paola De Micheli, deputato  e responsabile PMI del PD e tra i fondatori dell’Associazione di Enrico Letta.

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La svolta dalla politica al sociale

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 gennaio 2011

Chi avrebbe previsto negli anni ottanta il collasso dell’Urss senza colpo ferire, in termini “militari”, o quello altrettanto significativo, per ciò che ci riguarda più da vicino, che ha sostanzialmente distrutto e disarticolato l’asse centrale del sistema politico italiano durato oltre 40 anni? Per il caso italiano potremmo disquisire all’infinito sulla “goccia” che ha fatto traboccare il vaso anche se siamo convinti che tutto vi ha concorso in uguale misura. Pensiamo all’attacco leghista (ricordiamo in proposito le elezioni politiche del marzo del 1994  dove il Partito Popolare del segretario Martinazzoli ed il Patto Segni  ebbero 6 milioni di voti e la Lega di Bossi 3 milioni eppure per merito del maggioritario la Lega Lombarda ebbe due volte e mezzo più parlamentari dei popolari alterando del 500% il principio rappresentativo fondamentale, una testa, un voto, un deputato), a Tangentopoli, al maggioritario e alla discesa in campo di Berlusconi. Di fronte a questi colpi di maglio l’asse centrale del sistema politico italiano, che era stato costruito intorno alla Dc, fu brutalmente costretto a spezzarsi e a confluire indebolito o a destra o a sinistra. Non vi è dubbio che il passaggio dal proporzionale, che esalta l’identità dei partiti, al maggioritario che, al contrario, esalta la collocazione e annacqua l’identità, non solo ha concorso a decapitare la Dc ma ha costretto le culture politiche, che non possono venire ridotte soltanto a due, a convivere tra di loro, ma con estrema fatica. Ora ci stiamo chiedendo quanta di quella identità ed appartenenza riesce a sopravvivere trovandosi il sistema politico italiano in palese difficoltà nell’elaborare un progetto politico coerente e concretabile perché non è sufficiente fare un appello indiscriminato ai valori senza correre il rischio di una fuga nei principi. In altri termini, oltre ai valori, occorre una chiara diagnosi sui mezzi, su quello che è il cammino da compiere. Occorre avere la consapevolezza, insieme, che se vogliamo portare rendimento alla cultura politica del nostro Paese dobbiamo calarci umilmente in progetti e in forze capaci di farli passare. Se non sciogliamo questo nodo che ci appartiene unitamente all’altro di spessore mondiale per un governo planetario rappresentativo e capace di dirimere le attuali storture di sistema dettate dalla globalizzazione e dalla cattiva distribuzione delle risorse e dalle conflittualità regionali, non avremo dato a quella che possiamo chiamare una “svolta” la sua più autentica ragione d’essere. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Crisi: la svolta arriva solo con gli investimenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 dicembre 2010

I drammatici sviluppi intorno alla sostenibilità dei debiti sovrani, alla tenuta dell’euro e al futuro dell’Ue hanno scatenato un tale turbinio di proposte e presunte soluzioni da creare più confusioni che certezze. Poiché la crisi è sistemica, occorre riflettere pacatamente sulle politiche economiche e finanziarie che i governi e le altre istituzioni preposte dovrebbero mettere in cantiere.  Sarebbe opportuno vedere prima di tutto quello che non dovrebbe essere fatto.  A nostro avviso anzitutto non bisogna immettere ulteriore liquidità per salvare le banche o comprare titoli di stato. Invece questa è purtroppo la politica delle Fed. Recentemente poi si è scatenata una grande campagna per indurre la Bce a fare altrettanto. Con il fondo dell’European Financial Stability Facility e gli acquisti di titoli di stato direttamente da parte della Bce si arriva a una disponibilità effettiva di circa 700 miliardi di euro. Per il salvataggio della Grecia, dell’Irlanda e del Portogallo potrebbero bastare, ma non sarebbero sufficienti per affrontare una possibile crisi spagnola.  Oggi il mondo della finanza internazionale, a cominciare da quella americana, richiede con forza che la Bce porti la sua offerta di liquidità a 2 mila miliardi di euro! Proseguire su questa strada prima o poi porterebbe inevitabilmente una fiammata di inflazione. Non bisogna tagliare indiscriminatamente i bilanci, in particolare le spese sociali e gli investimenti degli stati, per abbattere il debito pubblico e rientrare nei parametri di Maastricht. Il debito pubblico dell’Ue raggiungerà circa 9.300 miliardi di euro alla fine del 2010, pari in media al 78% del Pil europeo. Per riportare il debito pubblico sotto il livello del 60% del Pil occorrerebbe eliminare 2.150 miliardi di debito.  È impossibile nel breve o nel medio periodo. Se lo si volesse fare in 10 anni ciò comporterebbe un taglio annuo di circa 200 miliardi. Oltre ad una ovvia incapacità di tenuta sociale, ciò provocherebbe una deflazione e una recessione con delle conseguenze reali molto più gravi di quelle finora prodotte dalla crisi bancaria e finanziaria.  Non bisogna fare le cartolarizzazioni, vendere cioè il patrimonio pubblico per far cassa e abbattere in parte il debito pubblico.  L’esperienza, anche in Italia, ci insegna che, alla fine, queste operazioni impoveriscono soltanto lo stato che poi si trova privo di patrimoni con valori reali. Sarebbe un party per i finanzieri e speculatori che metterebbero in campo titoli e anche valori fittizi nella prospettiva di scambiarli con i «gioielli di stato». E l’effetto sul debito pubblico sarebbe comunque irrisorio.  Non bisogna provocare una «inflazione controllata» per svalutare i debiti degli stati. Sono proposte che da tempo girano nel mondo della finanza anglosassone e sembrano aver attecchito anche nell’ufficio del presidente della Fed, Ben Bernanke. La storia europea ci insegna che è facile provocare l’inflazione ma è impossibile poi controllarla e spegnerne i focolai.  Non bisogna svalutare le monete in modo competitivo pensando di favorire le esportazioni e quindi l’aumento della produzione interna e del Pil e in tal modo diminuire il debito pubblico. Né sarebbero utili nuove barriere doganali, di cui alcuni parlano, per contenere le importazioni. Ciò porterebbe ad una devastante guerra commerciale globale. Non bisogna credere che i titoli tossici o i rischi sui bond di stato si possono scongiurare accendendo polizze di assicurazione come i Cds. Se i titoli sono senza valore, un’assicurazione sul rischio può apparentemente garantire chi li possiede, ma non risolve la crisi sistemica. Nel 2010 i Cds sui titoli sovrani europei sono aumentati del 37,3% raggiungendo un totale di 661, 7 miliardi di dollari, facendo guadagnare 40 miliardi di dollari in commissioni alle grandi banche internazionali. Un bell’affare!  Non bisogna abbandonare gli accordi monetari ed economici regionali, in Europa in particolare, né  ipotizzare due o più Ue a differenti velocità, né un euro del nord e uno del sud. Queste teorie, promosse dai sostenitori del sistema del «dollar for ever» contro ogni forma di accordo unitario europeo, sembrano attecchire anche nel Vecchio Continente. Si vorrebbe far dimenticare che la maggior parte degli scambi commerciali dei paesi europei sono fatti proprio all’interno dell’Europa. Il Pil tedesco, per esempio, per più del 40% è frutto delle esportazioni, di cui più della metà riguarda gli altri paesi europei.  Al contrario molte sono le cose che si dovrebbero fare all’interno di una riforma globale delle finanza e delle regole economiche. Due prima di tutto.  Bisogna rilanciare l’economia reale attraverso una politica di grandi investimenti nelle infrastrutture e nell’innovazione tecnologica. Occorre ritornare a progettare gli investimenti a lungo termine. Gli eurobond per lo sviluppo possono essere dei validi mezzi, così come i nuovi strumenti finanziari pubblici-privati di lungo periodo quali quelli promossi dal Long Term Investors Club delle Casse Depositi e Presiti europee. In altre parole, l’aumento della ricchezza prodotta e più equamente distribuita è l’unica vera base per abbattere il debito pubblico e per mantenere la stabilità sociale. Bisogna chiamare in campo il curatore fallimentare con il «compito biblico» di separare il grano dalla gramigna, cioè il credito dalla speculazione e dai titoli tossici. Sostenere il primo e abbattere i secondi con regole più stringenti, con tasse e con altri sbarramenti contro la loro proliferazione. Tutto ciò presuppone un contestuale e forte impegno degli stati ad eliminare gli sprechi e a contrastare l’evasione fiscale, il lavoro nero e l’economia sommersa.  (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi  e Paolo Raimondi Economista)

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