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Dl Agosto: emendamento taglia il Fondo Casa

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

E’ stato approvato in Commissione al Senato, nel Dl agosto, un emendamento che danneggia sicuramente i consumatori, peggiorando l’operatività del Fondo di garanzia sulla prima casa, limitando significativamente l’accesso al credito da parte di coloro che vogliono acquistare una prima casa alle solo categorie che oggi accedono con priorità (es. giovani coppie, detentori alloggi Iacp).”Un taglio indiscriminato e ingiustificato del Fondo Casa, in un momento di già grave difficoltà per le famiglie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Si tratta del Fondo di cui all’art. 1, comma 48, lettera c) della Legge n. 147/2013, che con l’emendamento 41.0.2 (testo 3) sostituisce le parole ”con priorità” con ”esclusivamente”.”Con 3 sole paroline si limita pesantemente questo importante strumento, riservandolo esclusivamente ai soggetti prioritari, rischiando così di ridurre significativamente l’accesso al credito immobiliare da parte delle famiglie italiane, compromettendo l’efficacia di un fondo che ha rappresentato un importante strumento anticiclico nel mercato immobiliare. Senza considerare che l’accesso al Fondo impedisce alle banche di richiedere ulteriori garanzie ai mutuatari, oltre l’ipoteca, tipo fideiussioni di parenti o amici” conclude Dona. In circa 6 anni dall’avvio della piena operatività del Fondo, ha consentito l’erogazione di circa 220.000 mutui (quindi 220 mila famiglie) per un controvalore di oltre 24,5 miliardi di euro. La domanda delle categorie prioritarie ha rappresentato soltanto l’11% del totale dei mutui erogati.

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Se la taglia si ‘allarga’ dopo la menopausa, più rischio di mortalità

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

Un articolo di recente pubblicato su ‘Nutrition, Obesity and Exercise’ suggerisce che un punto vita abbondante, superiore a 88 cm (cioè un’obesità di tipo centrale), nelle donne in post-menopausa potrebbe associarsi ad un aumentato rischio di mortalità. Yangbo e colleghi sono giunti a questa conclusione, effettuando uno studio retrospettivo su dati del Women’s Health Initiative study.
Lo studio ha valutato 156.624 donne di età media 63,2 anni, nell’arco di un follow up corrispondente a 2.811.187 anni/persona; in questo periodo sono stati registrati 43.838 decessi, tra i quali 12.965 per cause cardiovascolari (il 29.6 per cento) e 11.828 per tumori (il 27.0 per cento). Confrontando questi dati con quelli relativi a donne di peso normale, senza obesità centrale, (a parità di caratteristiche demografiche, stato socioeconomico, fattori legati allo stile di vita e stato ormonale), in quelle con obesità centrale il rischio per tutte le cause di mortalità è risultato aumentato del 31 per cento; mentre tra le donne in sovrappeso ma senza obesità centrale, il rischio risultava aumentato solo del 16 per cento. Anche tra le donne normopeso, quelle con punto vita superiore a 88 cm presentavano rispetto a quelle con circonferenza vita normale, un rischio di mortalità cardiovascolare aumentato del 25 per cento e di mortalità per tumori del 20 per cento.
“Lo studio – commenta la professoressa Patrizia Burra, ordinario di Gastroenterologia, dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche dell’Università degli Studi di Padova e vicepresidente della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva (SIGE) – presenta alcuni limiti perché ha preso in considerazione solo donne in post-menopausa; di conseguenza, questi risultati non possono essere estrapolati a donne più giovani, o alla popolazione maschile. Inoltre l’obesità centrale è stata valutata solo attraverso la misurazione del giro vita, mentre il ricorso a esami di imaging più sofisticati, avrebbero fornito informazioni e permesso una più accurata stratificazione del rischio della popolazione in studio.
Il messaggio che emerge da questo studio – prosegue la professoressa Burra – è importante perché, analizzando un’ampia coorte prospettica, ha permesso di evidenziare come donne di peso corporeo normale, che presentino però obesità centrale, siano a maggior rischio di mortalità rispetto a donne di peso normale senza obesità centrale e che questo rischio sia simile a quello delle donne obese”.
Anche un altro studio, pubblicato nel 2015, analizzando i dati relativi a 15.184 persone (52.3 per cento donne) di età compresa tra i 18 e i 90 anni, aveva riscontrato che nelle persone normopeso, ma con obesità centrale, il rischio di mortalità generale e da eventi cardiovascolare fosse superiore rispetto a soggetti con indice di massa corporea simile ma senza distribuzione del grasso a livello centrale, dato che è stato confermato nelle donne.
Ma a far aumentare il rischio di mortalità non sono solo i chili di troppo e, in particolare, quelli che si depositano sulla pancia. Negli ultimi anni l’attenzione degli studiosi si sta focalizzando con sempre maggior attenzione su un’altra condizione metabolica, la perdita del tessuto muscolare scheletrico (sarcopenia). “Di recente – sottolinea la professoressa Burra – abbiamo effettuato presso il nostro centro uno studio su pazienti con cirrosi epatica, che di frequente presentano una sarcopenia progressiva e generalizzata. La sarcopenia è risultata associata ad aumento sia del rischio di complicanze cliniche che di mortalità, anche dopo che i pazienti vengono sottoposti a trapianto di fegato (Lucidi C J Hepatol. 2018, Merli M J Hepatol. 2017)”. L’alterata omeostasi metabolica è stata associata anche ad alterazioni della normale distribuzione del tessuto adiposo viscerale e sottocutaneo e tali alterazioni sono state correlate in modo indipendente ad un aumento del rischio di mortalità in pazienti con cirrosi, soprattutto di sesso femminile, ed ad aumento del rischio di recidiva di epatocarcinoma dopo trapianto di fegato soprattutto nel sesso maschile. Il nostro studio, ancora in corso, sta dunque valutando le immagini della TAC addome a livello della III vertebra lombare per studiare la distribuzione del tessuto adiposo sottocutaneo e del tessuto adiposo viscerale. I risultati non hanno riscontrato un’associazione tra le alterazioni della distribuzione del tessuto adiposo e un aumentato del rischio di complicanze, né con un aumento di mortalità dopo trapianto. Questo resta dunque un argomento ancora aperto alla ricerca clinica”.Secondo il presidente della Sige professor Domenico Alvaro “occorre che le società scientifiche si adoperino per diffondere nella popolazione messaggi chiari sulla prevenzione dell’obesità e sui semplici parametri da monitorare inclusi peso corporeo e giro vita!”

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Il governo taglia le borse di studio del 90%

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

In questi giorni l’Italia è paralizzata dal dibattito su una vicenda surreale come quella legata a Ruby, la marocchina 18enne per la quale il presidente del consiglio si sarebbe interessato al fine di evitarle guai giudiziari. Non voglio in alcun modo entrare nel merito di questa vicenda. L’unica volta in cui la politica parla di giovani riguarda uno scandalo come questo. Viene da chiedersi se i politici abbiano la stessa nostra apprensione per il taglio del 90% alle borse di studio: così uno studente su tre rischia di abbandonare l’università.  Le borse di studio oggi coprono circa il 57% delle spese sostenute da uno studente per frequentare l’università. Senza quel 57%, quante saranno le ragazze e i ragazzi che potranno permettersi di continuare a studiare? Quante saranno le famiglie che, in tempi di crisi e di carenza di posti di lavoro, potranno sostenere i figli che vogliono studiare, per provare a costruirsi un futuro migliore? Il fondo per il Diritto allo Studio era già stato ridotto da 246 milioni di euro nel 2009 a 99 milioni nel 2010. A questo si aggiunge il taglio già previsto per il 2011, che lo porterà a 70 milioni di euro. La Regione Emilia-Romagna, grazie anche al lavoro svolto dal nostro consigliere regionale Thomas Casadei nella sua veste di capogruppo della Commissione che si occupa di Scuola e Formazione, cerca di sopperire con soldi propri. Ma non può certo sostituirsi allo Stato. Si risponderà: “non ci sono i soldi”. Ma quando si tratta di futuro, di giovani, di scuola, di università, di formazione, i soldi si trovano. Come? Ad esempio evitando di investire in nuovi armamenti; ad esempio evitando di far rientrare oltre 100 miliardi di euro depositati all’estero con una ridicola tassazione del 5%; ad esempio tassando le rendite finanziarie per i grandi patrimoni.  La crisi economica, la scarsità di soldi pubblici, il bisogno di rientrare nei parametri europei, la necessità di tirare la cinghia, sono tutte ragioni valide per ridurre la spesa pubblica. Ma non c’è ragione che tenga per giustificare il pressoché totale annullamento delle borse di studio universitarie. Se a questo aggiungiamo anche i tagli alla scuola pubblica il quadro è completo: ci stanno mangiando un pezzo di futuro, escludendo in primo luogo i giovani.
E non investire sui giovani significa non credere nel futuro di questo paese, invitando le ragazze e i ragazzi ad andarsene. (Marco Di Maio)

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Gelmini prima taglia i fondi e poi urla al fallimento

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2010

La delusione del min. Gelmini per l’ampiezza e l’autorevolezza del movimento di opposizione al suo DDL-sfascia-Università è tale che ormai il ministro passa alle “minacce”. La sua ultima dichiarazione va infatti in questa direzione: alcune Università dovranno chiudere  ! E per quanti credevano di poter chiudere il contenzioso con qualche fondo in più per tacitare la protesta (9000 posti in 6 anni per i ricercatori) un’ennesima doccia fredda: forse i fondi verranno stanziati a fine anno, forse ancora più in là…  Insomma il ministro insiste: niente “riforma” niente fondi  Incurante del fatto che chiudere atenei, in un Paese in piena crisi economica, apre pesanti problemi sociali per le popolazioni e territori che le ospitano oltre che per gli addetti, il ministro crede di poter scaricare su qualche disgraziato ateneo il risultato di anni di politica dissennata di tagli ai bilanci.  Il dissesto finanziario è ormai generalizzato all’intero sistema universitario pubblico e non più ad alcuni atenei ! Non è un caso che la mobilitazione della comunità universitaria per il ritiro dei tagli e del DDL Gelmini non si ferma e non si fa intimidire: in questi giorni arrivano adesioni anche da alcuni Rettori che fino a ieri la CRUI schierava a difesa della “riforma”.
Chi deve dichiarare fallimento è il ministro e i Rettori della CRUI che l’assecondano: l’Università Pubblica va potenziata e rilanciata per garantire un futuro ai giovani e lo sviluppo del Paese!

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Progetto e sviluppo nuovi farmaci

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2010

Parma 4 giugno, alle ore 9, presso il Centro Sant’Elisabetta dell’Università degli Studi di Parma (Campus Universitario) si terrà il workshop “Medicinal Chemistry and Complex Systems: new opportunities for rational drug design”. L’incontro, organizzato dal Prof. Marco Mor, docente di Chimica Farmaceutica del Dipartimento Farmaceutico, sarà l’occasione per discutere dei problemi connessi alla progettazione e allo sviluppo di nuovi farmaci.  Il “computer-aided drug design” (CADD) è applicato, sia nell’Università che nei centri di ricerca, all’identificazione di nuovi composti attivi ed allo studio delle relazioni struttura-attività. Tuttavia, attese forse sovradimensionate e problemi di comunicazione tra i diversi settori scientifici coinvolti nella ricerca di nuovi farmaci hanno contribuito all’insorgenza di un certo scetticismo in alcuni ambienti, parallelamente alla crescita di popolarità per tecniche di screening, in cui la probabilità di ottenere risultati aumenta proporzionalmente alle risorse impiegate. Diversi recenti progetti di chimica farmaceutica hanno però dimostrato che l’applicazione di modelli teorici, purché condotta tenendo adeguatamente conto della complessità dei problemi affrontati, e la combinazione di conoscenze derivanti da diverse discipline possano aumentare significativamente l’efficienza dei processi di scoperta di nuovi composti attivi, con l’impiego di risorse ragionevoli, spesso alla portata anche di gruppi di ricerca di dimensioni limitate.  I relatori, docenti universitari (italiani ed internazionali) ed esponenti dell’industria farmaceutica, mostreranno il loro punto di vista e condivideranno le proprie esperienze su problemi complessi affrontati nell’ambito di progetti r iguardanti la scoperta di nuovi potenziali farmaci o bersagli biologici. Lo sforzo di rendere più efficace la progettazione teorica di nuovi farmaci, e più efficiente l’intero processo che porta alla loro effettiva scoperta, è di vitale importanza per la ricerca chimico-farmaceutica, soprattutto quando questa venga svolta con risorse limitate. http://www.unipr.it/arpa/dipfarm/medchem/events.htm.

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SAT Expo Europe 2010

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2010

“La prontezza di reazione della Protezione Civile come driver e stimolo dell’offerta di servizi dallo spazio al cittadino”. Questa è stata la decisa e forte richiesta di Bernardo de Bernardinis, Protezione Civile Italiana, nel suo intervento al convegno “Earth Observation, European Activities and Programs”, nel corso della seconda giornata di lavori a SAT Expo Europe 2010, che si tiene presso la Fiera di Roma  L’eccellenza nelle soluzioni offerte dall’industria italiana ha contraddistinto anche l’intervento di Massimo di Lazzaro, Senior Vice President di Thales Alenia Space, che, grazie all’esperienza maturata con il programma COSMO Sky-Med di ASI, è stato scelto da ESA come prime contractor nella costruzione dei satelliti Sentinel 1 e 3, parte integrante del programma GMES (Global Monitoring for Environment and Security), progetto europeo in parte già operativo, che, come ha ricordato Thomas Beer del GMES office dell’ESA, “è finanziato al 72% da ESA e per la rimanente parte dalla Commissione Europea”.  Di Lazzaro ha messo in particolare rilievo la necessità, da parte dell’industria aerospaziale, di potere contare sulla continuità nell’impegno finanziario istituzionale, senza il quale, ha affermato, “la competitività del know-how maturato si può perdere in poco tempo”.  Di indubbio valore per Di Lazzaro, da questo punto di vista, “l’utilità degli investimenti ASI, che, grazie a diversi programmi, tra i quali COSMO-SkyMed, hanno consentito a Thales Alenia Space, e specificatamente alla sua componente italiana, di divenire un centro di eccellenza a livello europeo per la produzione su larga scala dei moduli T/R (Transmit/Receive), per capacità di volumi, prestazioni e tecnologie impiegate”. Sull’interoperabilità del sistema GMES, programma istituzionale che conferma la volontà della Comunità Europea di impegnarsi per una politica coordinata sull’ambiente, la sicurezza del cittadino, la meteorologia e i cambiamenti climatici, si è concentrato l’intervento di Claudio De Bellis, Responsabile della Direzione Vendite di Elsag Datamat, società del gruppo Finmeccanica che si occupa dell’elaborazione e dell’utilizzo dei dati rilevati dai satelliti che partecipano a GMES. La richiesta della disponibilità aperta dei dati dei diversi satelliti che compartecipano al progetto, fattibile dal punto di vista tecnico, ha come destinatarie le Istituzioni Europee e i singoli stati membri, che sono chiamati anche a decidere della futura proprietà del segmento spaziale del progetto paneuropeo, decisione che porta con sé responsabilità operative non indifferenti. Insomma GMES, come progetto Europeo, necessita di un notevole coordinamento tecnico, che presuppone una grande sintonia politica delle Istituzioni coinvolte. Ieri, la giornata inaugurale di SAT Expo Europe è stata dedicata alla Navigazione satellitare,  conclusa con l’intervento del Vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, che ha ribadito quanto “EGNOS sia considerato una fondamentale infrastruttura logistica per tutti gli stati dell’Unione Europea per quanto riguarda i servizi di navigazione satellitare”. Domani giornata conclusiva dedicata agli studenti, all’università e al mondo della ricerca per parlare di lavoro e  Nuove Professioni dello Spazio.

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