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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘talebani’

Afghanistan. Rauti (FdI): con i Talebani non è un Paese per donne

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2021

“Nasce l’Emirato islamico in Afghanistan, senza donne tra i membri del governo e con qualche ricercato internazionale per terrorismo. Ed è significativo che tra i primi indirizzi del neonato Regime ci sia il divieto della pratica sportiva per le donne. Sarebbero due le motivazioni dei Talebani: la prima è che lo sport non è necessario; la seconda è perché ‘durante l’attività sportiva le donne potrebbero scoprire il volto e il corpo’, questo è quanto testualmente dichiarato dal vice capo della Commissione culturale dei talebani che, a scanso di equivoci, ha voluto precisare che ‘l’Emirato islamico non consentirà alle donne di giocare a cricket né di praticare un tipo di sport in cui vengano esposte’. Il governo italiano fa ancora finta di non capire il vero profilo dell’Emirato mentre è di tutta evidenza che il ritorno dei talebani ed il fondamentalismo islamico cancellino, con un colpo di spugna, i traguardi sociali e civili raggiunti negli ultimi anni dal popolo afghano; in particolare le conquiste delle donne in settori fondamentali come sanità, istruzione, lavoro, amministrazione e vita politica. Al di là delle iniziali e pelose rassicurazioni, fornite dai leader talebani, all’opinione pubblica occidentale, sul rispetto dei diritti umani e dei diritti delle donne, la verità è che l’Emirato afghano, che fonda sulla Sharia la sua fonte di diritto, riporterà il Paese agli anni più bui. Le bambine non potranno studiare, le donne non potranno lavorare ed i matrimoni precoci contribuiranno a cancellare le libertà femminili faticosamente conquistate. Il divieto della pratica sportiva è solo il primo passo; l’Afghanistan dei Talebani non vuole coprire solo il corpo delle donne ma anche la loro esistenza. E per Fratelli d’Italia nessun dialogo è possibile con chi vuole nascondere le donne al mondo ed il mondo agli occhi delle donne”. Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti, responsabile nazionale del Dipartimento Pari Opportunità, Famiglia, valori non negoziabili.

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Minacce dall’afghanistan: Talebani e non solo

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2021

In Afghanistan la minaccia contro i diritti umani fondamentali, fra i quali la libertà religiosa, non è rappresentata solo dai Talebani ma anche dall’ISKP, cioè dall’ISIS della “Provincia di Khorasan”. La formazione estremistica si è già resa protagonista in passato di innumerevoli azioni terroristiche, rivendicando fra l’altro uno dei più sanguinosi attacchi contro la minoranza Sikh all’inizio della pandemia, il 25 marzo 2020, quando tre uomini armati presero d’assalto il Guru Har Rai Gurdwara nella zona di Shor Bazar a Kabul, uccidendo 25 persone e ferendone 15. L’ISKP continua a consolidarsi, soprattutto a seguito alla sconfitta dell’ISIS in Siria e in Iraq e dopo l’avvio dei colloqui di pace tra i Talebani e la NATO. A differenza degli stessi Talebani l’ISKP annovera nelle sue fila un numero crescente di giovani afgani istruiti e appartenenti alla classe media, ai quali si aggiungono gruppi di jihadisti esperti provenienti da al-Qaeda. Il riconoscimento del regime talebano da parte di alcuni Paesi temiamo possa favorire inoltre la proliferazione di gruppi islamici radicali attualmente minori ma in grado di strutturarsi in un network terroristico potenzialmente in grado di soppiantare formazioni storiche come al-Qaeda e Stato islamico. Oltre a ciò, le relazioni fra Pakistan, organizzazioni terroristiche presenti in Palestina e nella provincia siriana di Idlib e il regime afgano destano particolare preoccupazione. La reintroduzione della sharia spazzerà via le poche libertà faticosamente conquistate, inclusa la fragilissima libertà religiosa. Sono pertanto a rischio tutti coloro che non condividono l’islamismo dei Talebani, compresi i sunniti moderati. Gli sciiti (10%), la piccola comunità cristiana e tutte le altre minoranze religiose, già gravemente minacciate, subiranno un’oppressione intollerabile. Aiuto alla Chiesa che Soffre incoraggia la comunità internazionale a far sentire la propria voce in difesa dei diritti umani di tutti i cittadini dell’Afghanistan, compresi i cristiani, gli indù, i bahai e i buddisti.

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Droghe, Talebani e non solo. Come combatterli cambiando le loro economie

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

Due al prezzo di uno. Con un sola iniziativa si potrebbe combattere il flagello del narcotraffico e ridimensionare il fenomeno Talebani in Afghanistan e non solo.L’iniziativa è la legalizzazione delle droghe oggi illegali (nel caso dei Talebani essenzialmente oppio e, marginalmente, hashish): nei Paesi consumatori per eccellenza la legalità stroncherebbe malavita e problemi socio-economici e politici connessi, in Afghanistan non avrebbero più un centesimo per comprarsi un proiettile.Non è una novità che i Talebani si sono sempre finanziati con il narcotraffico, divenendo anche loro narcotrafficanti in prima persona (1). E quando fanno proclami di voler combattere l’oppio (2), tutti sanno che se dovessero far fede a questo proposito, il loro Paese esploderebbe per la disoccupazione, e non lo faranno. Proprio come ha fatto la Nato in questi ultimi 20 anni di missione, giustificandosi che loro non erano lì per combattere l’oppio. Entrambi – Nato e Talebani – hanno basato e basano la loro politica su una bugia devastante: non hanno un piano di rinascita economica se non continuando a chiudere gli occhi su produzione e traffico di oppio. Visti i risultati della Nato… qualcuno crede che possa andare diversamente col regime talebano?La legalizzazione non sarebbe come schioccare le dita, ma l’inizio di un percorso. Se i talebani, come dicono, vogliono far prosperare il proprio Paese dovranno darsi da fare, e i loro amministrati dovrebbero verificare le loro capacità e non solo, come hanno fatto nei giorni scorsi, prendere atto del cambio di padrone per continuare ad essere il forziere mondiale dell’oppio illegale. Agli esperti di geopolitica e di politica internazionale lasciamo le analisi dei rapporti di un Afghanistan senza-oppio con, per esempio, Cina, Iran e Pakistan. Con un dato certo: nessuno, tra aiutati e investitori, potrà partire dalla base certa di un’occupazione garantita dal narcotraffico.Quasi sempre le soluzioni semplici sono alla base dell’ordine mondiale. Nel nostro caso, la “semplicità della legalizzazione” dovrà essere decisa soprattutto in Paesi come gli Usa e i suoi alleati, tutti consumatori per eccellenza dell’attuale merce afghana. Non si può escludere che, guardandosi negli occhi e nelle tasche, questo possa essere l’inizio di un nuovo ordine mondiale: la ricaduta di una legalizzazione non riguarderebbe solo l’Afghanistan ma tanti altri Paesi produttori ed esportatori come Messico, Colombia, Bolivia, Perù, Triangolo d’oro thailandese, Marocco, Albania, Libano, Olanda… solo per citare i primi Paesi produttori che ci vengono in mente… e relativo smantellamento delle mafie (a partire da quelle messicane ed italiane) che instradano le merci prodotte anche dai contadini afghani. E’ una scommessa, certo, ma l’alternativa quale sarebbe? Vincenzo Donvito, Aduc

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Hamas ha celebrato la conquista dell’Afghanistan da parte dei talebani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 agosto 2021

In una dichiarazione, lunedì, il gruppo terroristico palestinese si “congratula con il popolo musulmano afghano per la sconfitta dell’occupazione americana su tutte le terre afghane, e con il movimento talebano e la sua coraggiosa dirigenza per questa vittoria, culmine della sua lotta di 20 anni”.“Oggi – ha dichiarato l’alto esponente di Hamas, Moussa Abu Marzouk – i talebani vincono dopo essere stati accusati di arretratezza e terrorismo. Hanno affrontato l’America e i suoi agenti, rifiutandosi di scendere a compromessi. Non si sono lasciati ingannare da slogan luccicanti su ‘democrazia’ ed ‘elezioni’. E’ una lezione per tutti i popoli oppressi, primo fra tutti il popolo palestinese”. Di recente Hamas aveva diffuso le foto di un incontro tra il suo capo, Ismail Haniyeh, e una delegazione dei talebani che ha avuto luogo nell’ufficio dei talebani a Doha, in Qatar. Secondo un giornalista palestinese, nell’occasione la delegazione afghana si era “congratulata” con Hamas per la “vittoria” nella guerra dello scorso maggio contro Israele.

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“Israele come i talebani”, bufera sulla deputata dem americana Ilhan Omar

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

È bufera sulla deputata americana Ilhan Omar, causa il suo paragone fra Israele e talebani. Paragone che la democratica di religione islamica ha fatto nel corso di un colloquio avuto con Antony Blinken, il capo della diplomazia Usa, da lei stessa portato alla luce con un video, in cui chiedeva: “Quali meccanismi sono in atto negli Stati Uniti per le vittime di presunti crimini contro l’umanità in Israele, Palestina e Afghanistan”. Ilhan Omar, in maniera subdola, ha equiparato Israele, non solo ai talebani, ma anche ad Hamas, il gruppo terroristico che gestisce e detta legge all’interno della Striscia di Gaza, opprimendo il popolo palestinese, che dice di tutelare, e tenendo in pugno funzionari Onu, cacciati perché non conformi al pensiero che vuole la demonizzazione di Israele.Secondo Ilhan Omar, sostenitrice del BDS (movimento che boicotta Israele), uno stato democratico come quello ebraico può essere paragonato a due gruppi terroristici. Follia, almeno per chi non è accecato dall’odio antiebraico, ma non per la democratica islamica, che durante l’ultimo conflitto tra Israele e Hamas, aveva sostenuto che:“Gli attacchi aerei israeliani, che uccidono civili a Gaza, sono un atto di terrorismo. Molti ti diranno che Israele ha il diritto di difendersi, alla sicurezza e alla protezione, ma tacciono sul fatto che anche i palestinesi abbiano quegli stessi diritti”.Su una cosa la Omar ha ragione: il popolo palestinese ha il diritto di difendersi, da Hamas, che utilizza i finanziamenti che arrivano dall’Ue e non solo, per pagare i suoi terroristi e comprare armi, anziché destinare quei soldi a realizzare l’obiettivo per cui erano stati elargiti (come costruire scuole, ospedali etc).Se torniamo indietro al 2012, troviamo un’altra dichiarazione falsa di Ilhan Omar, secondo cui:“Israele ha ipnotizzato il mondo. Allah risveglia la gente e aiutarli a vedere le cattive azioni di Israele”. Ilhan Omar dovrebbe guardare a casa sua, all’interno di quel terrorismo islamico, che fa continuamente stragi in varie parti del mondo, uccidendo centinaia di persone innocenti.

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Dove la terra brucia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 luglio 2014

dove la terra bruciaGiuseppe Galeani e Paola Cannatella Rizzoli Lizard Prezzo: € 6,99 Nascoste, invisibili, assenti: non si vedono donne a Jalalabad, prigione avvolta dal burqa.La liberazione della città afghana dai talebani ha portato nelle strade migliaia di miliziani armati (.) ma non ci sono donne tra chi fa la guerra, gestisce il potere, decide il futuro.Peshawar, Afghanistan, 26 ottobre 2001.A un mese dall’inizio delle ostilità tra Stati Uniti e talebani, Maria Grazia Cutuli attende il momento di andare a Kabul. Poco prima di realizzare il servizio più importante della propria carriera, la tenace e irrequieta inviata del ‘Corriere» fa un bilancio dei trentanove anni appena compiuti, trascorsi all’insegna di una profonda passione per un mestiere che l’ha portata, come reporter,in Ruanda, Bosnia, Costa d’Avorio e innumerevoli altri Paesi. Fino al giorno dell’agguato lungo la strada da Jalalabad a Kabul, quando, insieme con il giornalista spagnolo Julio Fuentes e altri due colleghi, Maria Grazia cade vittima di un delitto politico: un truce assassinio che spegne con uno sparo la voce appassionata di una delle più grandi reporter di guerra che l’Italia abbia mai avuto.Ebook ottimizzato per Tablet, Mac e PC

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Pakistan Express: Vivere e cucinare all’ombra dei talebani

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2011

Edizioni Lindau Collana «I Draghi» pp. 176 euro 13,50 ISBN 978-88-7180-926-7 «Oggi il Pakistan è sinonimo di terrorismo e talebani. Ma come vive quotidianamente la cosiddetta gente normale, tra il lavoro e gli svaghi, i problemi di ogni giorno e i divertimenti? Sembra incredibile, ma il fondamentalismo islamico e la normalità convivono nelle strade, nelle case, nei luoghi pubblici. Ho incontrato studenti, lavoratori, professionisti, giornalisti. Hanno sogni e aspirazioni uguali alle nostre, nonostante vivano sotto la minaccia dei talebani. Le ricette che ho inserito dicono molto della vita di tutti i giorni in Pakistan, sono un mix irresistibile di sapori arabi, indiani, persiani: odori e profumi di una terra affascinante, sconosciuta.» Anna Mahjar-Barducci
Anna Mahjar-Barducci è una giovane giornalista e scrittrice italo-marocchina. È cresciuta tra la Versilia, il Marocco e la Tunisia; ha trascorso parte della sua infanzia in Zimbabwe, Senegal, Guinea Conakry e Gambia. Ha vissuto, a lungo, in Pakistan, dove ha studiato. La mamma è musulmana, il padre cristiano e il marito ebreo. Vive tra Washington e Gerusalemme. I suoi articoli sono apparsi su varie testate mediorientali, nonché italiane ed europee. Ha incontrato e intervistato leader politici internazionali; in particolare figure chiave della cultura e della politica pakistana, tra cui l’ex premier Benazir Bhutto, pochi mesi prima del suo assassinio. È presidente dell’Associazione Arabi Democratici Liberali, che ha sede a Roma. È autrice di «Italo Marocchina. Storie di immigrati marocchini in Europa» (Diabasis, 2009).
Anna Mahjar-Barducci ha vissuto e studiato in Pakistan, ad Abbottabad, nella stessa città, di più, nello stesso quartiere, a pochi metri di distanza dalla villa dove viveva Osama bin Laden e dove è stato ucciso il 2 maggio scorso. E questo libro, Pakistan Express, è ambientato proprio lì, ad Abbottabad, in quelle strade, quelle case, tra le persone che vivono lì e che l’Autrice ha incontrato e frequentato per tanti anni. La foto della modella pakistana in copertina è di Yousuf Khan

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Afghanistan: militari italiani feriti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 Maggio 2011

Afghanistan, herat, la citadelle en 1969

Image via Wikipedia

Herat (Afghanistan) Doppio attacco terroristico dei talebani. Il primo è stato condotto alle 9,15 (ora locale) contro il Prt (si tratta di una struttura mista composta da unità militari e civili). E’ iniziato con un mezzo carico di esplosivo lanciato contro il muro di cinta e seguito, subito dopo, da armi da fuoco leggere ad opera di un commando di non meno di dieci uomini. L’azione è durata qualche ora prima che venisse respinto l’attacco. Il secondo si è verificato nei pressi con la stessa tecnica. I talebani in un comunicato non solo hanno rivendicato il raid ma hanno anche affermato che i combattimenti sono durati alcune ore. Sul campo sono rimasti uccisi diversi talebani, dei civili e militari afghani. Numerosi sono stati anche i feriti. Gli italiani ricoverati sono stati cinque dei quali uno solo è grave essendo stato colpito all’addome da un proiettile. Nell’area è di stanza il 132° reggimento artiglieria terrestre della brigata “Ariete” che ha in Italia la sua caserma a Maniago (Pordenone). Il comando è affidato al colonnello Paolo Pomella. Anche un funzionario del ministero degli Affari esteri è stato coinvolto nella sparatoria.

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Guerra in Afghanistan

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2010

Un anno fa Italia dei Valori presentò una mozione per chiedere al governo di rivedere la missione in Afghanistan. La Russa, ministro della Difesa, a nome dell’intero governo, promise un ripensamento. E’ passato un anno e nulla è stato ripensato o fatto. Nulla è cambiato, se non il numero dei nostri soldati uccisi che è drammaticamente aumentato. Il ministro La Russa mette in scena un copione già visto: di fronte alla tragedia parla di ripensamento ma poi tutto procede come sempre. La verità è che sono passati dieci anni ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: i talebani sono sempre più forti, il traffico di droga è aumentato, i signori della guerra si sono arricchiti, diventando sultanati indipendenti, la corruzione regna sovrana, le elezioni sono state inficiate da brogli elettorali di ogni genere, le donne ed i bambini sono sempre in pericolo costante. Se questo è quello che dieci anni di missione di pace ha prodotto è un fallimento totale e va ammesso. Se restiamo lì è evidente che lo facciamo solo per coprire gli errori degli altri o, peggio ancora, per realizzare i sogni di gloria e le brame da risiko del ministro La Russa, solo che il risiko del ministro sta diventando una perdita dolorosa in termini di vite umane. Oggi rivedere il senso della missione in Afhganistan è una colossale stupidaggine perché non c’è proprio niente da rivedere. Bisogna prendere atto che lì c’è una guerra e che la nostra presenza in Afghanistan vìola il nostro dettato costituzionale. Non c’è più niente da cambiare, da rivedere. C’è solo da stabilire, in fretta, tempi e modi per riportare i nostri soldati a casa. (on.le Massimo Donadi)

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Aggiornamento morti italiani in Afghanistan

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Herat (Afghanistan) I quattro alpini uccisi erano su un veicolo lince a Buji nella regione di Wardak a 200 Km da Farah. L’esplosione, avvenuta alle 9,45 ora locale, ha completamente distrutto il mezzo militare. Faceva parte di una colonna di una settantina di tir e camion civili che trasportavano materiale per l’allestimento di una base operativa avanzata nel Gulistan. L’ordigno sembra sia stato attivato a distanza dai talebani appostati nelle vicinanze e che subito dopo, approfittando della situazione che è venuta a crearsi dall’improvvisa esplosione e dallo sbandamento degli altri mezzi, hanno cercato, con un intenso fuoco con armi leggere, di assaltare la colonna. Sono stati prontamente respinti dall’immediata reazione della scorta. Nel frattempo un elicottero ha provveduto a trasportare il militare ferito nel campo di Delaram per le prime cure. Per quanto è dato sapere il quinto alpino ha subito un forte trauma per l’esplosione e le feriti riportate per quanto gravi non sono tali da porlo in pericolo di vita. segue qui

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Afghanistan: quattro militari italiani uccisi

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Alle nove di stamani, ora locale, quattro militari italiani sono rimasti uccisi ed uno ferito da un raid talebano ad una colonna militare che andava a portare rifornimenti ad una base avanzata della coalizione. Non conosciamo al momento né i nomi dei soldati coinvolti nel conflitto a fuoco e che hanno perso la vita, né le modalità dell’aggressione. Pare si sia trattato di un ordigno fatto esplodere a distanza al passaggio della colonna. Vi è stato, subito dopo, un conflitto a fuoco con armi leggere con un gruppo talebano che ha cercato di approfittare della situazione per provocare altre vittime e danneggiamenti alla colonna. Sono stati subito respinti dal pronto e tempestivo fuoco di contrasto. Il ferito, ci dicono, è grave ma non in pericolo di vita. E’ stato prontamente trasportato, per le prime cure, in un ospedale da campo.
Un altro grave lutto colpisce l’Italia su una terra lontana. Ci chiediamo sino a quando questo stillicidio di vittime dovrà continuare per quella idea di libertà e di legalità che intendiamo esportare. Il dolore per il lutto oggi non ci permette di aggiungere altro. Siamo vicini ai familiari delle vittime come lo siamo stati con gli altri in passato. Ulteriori particolari li forniremo nel corso dei nostri servizi giornalistici.

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Altre sono le domande

Posted by fidest press agency su domenica, 1 agosto 2010

Lettera al direttore. Un lettore scrive sul Corriere della Sera del 31 luglio: “Ma veramente gli americani e loro alleati credono che rimanere in Afghanistan servirà a far sì che i talebani smettano di mutilare le donne tagliando loro il naso, come mostra la rivista Time, e/o le orecchie, o a deturparne il viso? Non servirebbero 1000 anni per ottenere risultati, a meno di non infliggere ai colpevoli di tali ignominie punizioni rapportate alla gravità dei loro crimini”. Ora, in realtà, la domanda da porsi è un altra: “Ma davvero qualcuno crede che gli americani e i loro alleati stiano facendo una guerra tremenda per evitare che i talebani torturino le donne?”. Solo gli ingenui ci credono, ma se fosse vero, ci sono altre domande da porsi: “Perché non facciamo la guerra a tutti i paesi dove avvengono nefandezze?”. E poi: “E’ lecito intervenire militarmente là dove si violano continuamente i diritti umani?”. E ancora: “Se questo principio è giusto, non potrebbe una nazione più civile della nostra, intervenire anche nel nostro paese per evitare, come spesso accade, che gli uomini maltrattino e uccidano le donne? Oppure per eliminare mafia, corruzione, sfruttamento dei lavoratori, e via di seguito?”. E fantasticando: “Non potrebbero gli abitanti di un pianeta più evoluto del nostro intervenire militarmente per sanare tutta la terra?”. Infine:  “Siamo certi che punizioni severe risolverebbero il problema?”. (Francesca Ribeiro)

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Afghanistan: italiani sotto tiro

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2010

Ancora una volta i talebani hanno attaccato i militari italiani. Lo scontro a fuoco avvenuto alle undici di mattina ora locale, che ha provocato il ferimento di tre militari, è avvenuto a sud di Bala Murghab nella parte Ovest dell’Afghanistan. Un nostro reparto si trovava nell’area a supporto delle forze di sicurezza afghane. Uno dei tre feriti, pur non correndo pericolo per la vita, è stato ferito gravemente per una pallottola che ha leso un polmone e la spalla. Gli esperti fanno notare che l’area di Bala Murghab, “è diventata una zona molto pericolosa essendosi trasformata in una via di fuga dopo che le truppe anglo-americane hanno sospinto verso nord i talebani.” C’è da presumere, quindi, che gli scontri continueranno e in forma sempre più frequente e violenta.

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Laura Boldrini: Tutti indietro

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Maggio 2010

Roma 1 giugno 2010 alle ore 17.30, presso la SIOI, piazza San Marco 51, presentazione del libro di Laura Boldrini Tutti indietro, Rizzoli. Introducono lo scrittore Andrea Camilleri e il Delegato UNHCR per il Sud Europa Laurens Jolles. Con l’autrice intervengono il Presidente Giuliano Amato, S. E. Mons. Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Roberto Natale. Modera Valentina Loiero. Letture di Stefano Pozzovivo. Evento realizzato con la collaborazione della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale. Sayed ha vent’anni. A undici è dovuto scappare dall’Afghanistan, lasciando la madre e la propria casa, per sfuggire a chi lo voleva costringere a combattere con i talebani. È arrivato in Italia dopo nove anni di viaggio, tra stenti e periodi di prigionia, trattato in modo disumano. Quella di Sayed è solo una delle tante storie raccolte da Laura Boldrini nella sua lunga esperienza in prima linea. Cosa spinge migliaia di persone a cercare di raggiungere le coste italiane sfidando ogni pericolo? Che cosa sappiamo veramente di loro? Dobbiamo averne paura? È giusto respingerli, come il governo italiano ha deciso di fare dal maggio 2009? Oggi nel dibattito pubblico si tende a considerare tutti i migranti allo stesso modo, mettendoli indistintamente in un unico grande calderone e presentandoli come minaccia alla sicurezza. Anche i rifugiati, da vittime di regimi e conflitti, finiscono per rappresentare un pericolo. Un grande equivoco che mina i principi di solidarietà e di diritto radicati da sempre nella società italiana. Dalle parole di Laura Boldrini emerge una realtà invisibile all’opinione pubblica. L’autrice, che negli anni ha affrontato con passione e coraggio alcune tra le principali crisi umanitarie _ dal Kosovo, all’Afghanistan, dal Sudan all’Iraq _ racconta la propria esperienza, maturata nell’incontro costante con il dolore di chi è costretto a scappare. Ma descrive anche l’Italia della solidarietà, spesso oscurata dai mezzi d’informazione: dagli uomini che mettono a rischio la propria vita per salvare in mare i naufraghi partiti dalle coste africane, alle tante persone che nel rapporto quotidiano con immigrati e rifugiati realizzano un’integrazione vera e spontanea, gettando le basi per la società italiana del futuro.
Laura Boldrini, da oltre venti anni lavora nelle agenzie Onu. Dal 1998 è portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). In questi anni ha svolto numerose missioni nei principali luoghi di crisi, tra cui Kosovo, Afghanistan, Iraq, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda.

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Emergency in Afghanistan e i talebani

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2010

“Quanto emerso in queste ore circa il coinvolgimento di tre volontari italiani di Emergency – che avrebbero partecipato all’organizzazione di attentati terroristici nei confronti dei referenti del governo Afghano – lascia atterriti e sollecita l’esigenza di fare piena chiarezza sulle reale responsabilità dei nostri connazionali sul territorio afghano”. Lo ha dichiarato Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del PdL. “Le accuse nei confronti dei nostri connazionali sono serie e fanno riflettere – continua – così come la presunta confessione da parte degli stessi circa il loro coinvolgimento negli attentati apre una voragine sul modo di operare e di gestire le criticità da parte di molti referenti e cooperanti in territori di crisi”. “Restiamo in attesa di capire cosa riveleranno le indagini, sedimentate le informazioni anche contraddittorie che stanno emergendo in queste ore – spiega – al fine di provare le reali e concrete responsabilità degli italiani”. “In questa delicata fase di raccolta delle informazioni e di indagine è bene non cadere nella deriva dell’eccessiva politicizzazione degli eventi – conclude – ed in questa prospettiva, esorcizzando l’ipotesi anche di una caduta di immagine internazionale del nostro Paese, la stessa Emergency dovrebbe regolare gli approcci e le accuse, mettendosi a disposizione degli inquirenti”.

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Afghanistan: Gli arrestati non hanno confessato

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2010

I tre operatori italiani di Emergency arrestati non hanno confessato come era stato diffuso da una emittente locale. Com’è noto sono stati accusati di aver partecipato ad un complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand. Il tutto parte dal fatto che sono state trovate armi ed esplosivi all’interno della struttura ospedaliera. Le autorità afghane non si pronunciano sull’inchiesta in corso da parte della polizia. Per il momento sembra esclusa la partecipazione diretta degli italiani ad azioni eversive e, meno che mai, il loro coinvolgimento con il terrorismo talebano. Si presume, invece, che la presenza di armi sia dovuta a qualche cellula terroristica che si è introdotta nell’ambiente ospedaliero. Resta quindi in piedi solo il sospetto di un mancato controllo sull’attività del personale afghano che lavora in ospedale. Se così fosse il tutto si dimostra una grossa montatura che è destinata ad essere ridimensionata nel giro di pochi giorni. Certo si poteva evitare tanto clamore se le indagini fossero state svolte con prudenza e abilità investigativa.

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Berlusconi e i magistrati “talebani”

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2010

Pericolose e irresponsabili. Solo così si possono definire le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha dato del “talebani” ai magistrati. “Il Presidente del Consiglio – dice Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di polizia – non si rende forse conto che utilizzando alcune terminologie inappropriate e come sempre riferite a vicende personali, innesca meccanismi incontrollati di violenza che a loro volta potrebbero generare fatti di cui lo stesso Presidente del Consiglio è rimasto vittima. Reazioni non giustificabili ma incontrollabili, sulle quali poi ognuno deve assumersi le proprie responsabilità” “Laddove – dice ancora Franco Maccari – il Presidente del Consiglio pensi che le cose tra di loro non abbiano relazione, sbaglia. Dare del “talebano” ad un organismo indipendente come la magistratura e dichiarare che “siamo in uno Stato di Polizia”, significa sottovalutare la responsabilità che l’elettorato ha assegnato al Presidente del Consiglio. Una responsabilità che non chiede, ma impone, un uso appropriato anche delle parole che, laddove interiorizzate da persone non capaci di contestualizzarle, accendono focolai di delinquenza di cui tutti, la società per prima, possono rimanere vittime”. “Oltre a difendere il lavoro dei magistrati, molti dei quali costretti a vivere e operare in trincea – conclude Franco Maccari – il Coisp richiama la politica alle proprie responsabilità di forma e di sostanza. Di forma quando si tratta di affermazioni che incidono nella sfera di tutta la società, di sostanza quando parliamo di assunzione di responsabilità di chi è chiamato a governare in nome e per conto di tutti e non solo di una parte del Paese”

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Afghanistan: Scontri a fuoco

Posted by fidest press agency su domenica, 3 gennaio 2010

Militari delle forze di sicurezza afghane e dell’Isaf (International Security Assistance Force) e soldati del contingente italiani sono rimasti sotto il fuoco di armi leggere e razzi controcarro dei telebani per alcuni giorni. Per nostra fortuna non si registrano feriti tra i militari italiani del 151° reggimento della Brigata ‘Sassari’. E’ dovuta intervenire l’aviazione per mettere definitivamente a tacere i focolai della resistenza talebana. Il comando Isaf di Herat ha tenuto a precisare che è stato impegnato nei combattimenti un forte contingente di truppe afghane del distretto di Morghab. Pieno appoggio è venuto anche dagli anziani del villaggio.
Bala Morghab si trova 170 chilometri a nord-est di Herat, ed è posta al confine con il Turkmenistan, all’interno della provincia di Badghis (una delle quattro che compongono l’area sotto responsabilità italiana). L’area è considerata un punto strategico non solo per la vicina frontiera quanto per la via di collegamento che attraversa tutto l’Afghanistan. (Afghanistan)

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Per La Russa ancora 5 anni in Afghanistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2009

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa per la prima volta si sbilancia sui tempi per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan. Secondo l’esponente del Governo saranno necessari almeno cinque anni affinché gli obbiettivi del contingente possano considerarsi raggiunti.  “Visto quello che avviene in Afghanistan, i nostri soldati morti, i numerosi atti di terrorismo, la soluzione migliore sarebbe una strategia d’uscita sbrigativa ed efficace”, dichiara a riguardo il vicepresidente dell’Italia dei Diritti Roberto Soldà, e aggiunge: “Siamo d’accordo sul fatto che non sia possibile lasciare la popolazione in mano ai talebani, con le forze nazionali ancora impreparate ai numerosi pericoli da affrontare. La scelta di un ritorno dei nostri uomini sicuro e ponderato è doverosa – conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – soprattutto per rispetto ai caduti sul campo. Sempre ché il cordoglio e la commozione di fronte alle loro bare non siano state in realtà lacrime di coccodrillo”.

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