Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘tamponi’

Tamponi rapidi e test sierologici in farmacia

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

Oltre al protocollo sicurezza e alle procedure per eseguire i test nelle farmacie, che tipo di informazioni dare a un paziente risultato positivo? E se il risultato è negativo? Quali consigli o indicazioni sono più adeguati nel caso di esito da tampone antigenico rapido e per quello di un test sierologico? In sintesi, che consulenza può offrire il farmacista ai cittadini che si rivolgono alla farmacia, ormai in diverse regioni in Italia, per sottoporsi a un testing per Sars-Cov-19? Con questo obiettivo la Fip, la Federazione internazionale dei farmacisti, ha diffuso una Guida elaborata dal Sars-CoV-2 Testing Working Group della Federation, che illustra i metodi e il funzionamento dei vari tipi di test diagnostici, l’interpretazione dei risultati e propone al farmacista una serie di raccomandazioni da fornire ai pazienti per ogni tipo di esito. I test antigenici rilevano una delle proteine del virus Sars-CoV-2 da un campione nasofaringeo o nasale e consentono, come i tamponi molecolari (metodo Rt-Pcr), una diagnosi di stadio iniziale di infezione da Sars-CoV-2. Va notato che l’efficacia della rilevazione degli antigeni virali sembra essere correlata alla carica virale stessa, diminuendo con il numero di giorni successivi all’insorgenza dei sintomi. Pertanto, proprio come è stato proposto per la Rt-Pcr su campioni di saliva, si propone di considerare i risultati dei test antigenici solo durante i sette giorni successivi all’insorgenza dei sintomi. Per quanto i test antigenici siano notevolmente più facili rispetto ai test molecolari, richiedono comunque che le procedure raccomandate dal produttore, e che gli operatori siano formati sulla raccolta dei campioni, uno dei fattori più critici che influenzano il risultato, sulla biosicurezza, sull’esecuzione del test, sull’interpretazione e sulla comunicazione dei risultati, nonché sulla gestione dei rifiuti. I test sierologici rilevano la presenza di anticorpi, e non dovrebbero mai essere utilizzati per diagnosticare un’infezione corrente di Sars-CoV-2, ma come indicatori per infezioni passate e, in questo momento, i ricercatori non sanno se la presenza di anticorpi significa essere immune da Covid-19 in futuro. La maggior parte dei test sierologici si basa sulla rilevazione di anticorpi contro le proteine Sars-CoV-2 altamente immunogene. I kit sierologici si suddividono in test diagnostici rapidi immunocromatografici unitari (detti anche Lifa [saggi immunologici a flusso laterale]) la cui risposta è qualitativa (positiva o negativa) e test immunometrici automatizzati (Elisa, Clia), i cui risultati sono espressi qualitativamente o semi-quantitativamente in funzione dell’indice di reattività del campione testato e rispetto ad un valore di soglia. Questi test automatizzati consentono di elaborare un gran numero di campioni.Che cosa dire al paziente risultato positivo al test antigenico. • Avere questo virus significa essere contagioso. • È necessario ricorrere all’isolamento, indossare una maschera, lavarsi le mani frequentemente e attenersi a tutte le raccomandazioni messe in atto dalle autorità sanitarie locali. • Bisogna rimanere a casa ed evitare contatti ravvicinati con gli altri, se possibile, finché per il medico le condizioni non saranno idonee per riprendere le normali attività quotidiane. • Se si condividi l’alloggio con altri, ecco alcune considerazioni da prendere per proteggere loro la diffusione del virus: rimanere il più possibile separato dagli altri, indossare una maschera quando si è nella stessa stanza di un’altra persona, usare un bagno separato, se disponibile, pulire il più possibile le superfici delle aree comuni della casa, non condividere una stanza con persone a rischio di malattie gravi (anziani, immunocompromessi, persone con malattie cardiache, polmonari o renali o persone con diabete). • Il risultato di un test positivo non dice quando o come si è infettato. • Va monitorata la salute: misurare la temperatura due volte al giorno, contattare il medico se si nota una difficoltà di respirazione o se si notano difficoltà crescenti con la focalizzazione cognitiva. • Aspettarsi di sentire stanchezza. • Il recupero richiederà tempo con giorni buoni e giorni cattivi, è importante riposare ogni volta che si può. Il virus viene rilevato uno o due giorni prima della comparsa dei segni clinici e può persistere fino a otto giorni nelle forme moderate di Covid-19 o anche da due a quattro settimane dopo la comparsa dei segni clinici nelle forme più gravi. • È possibile osservare una risposta positiva ai test virologici pochi giorni o anche diverse settimane dopo una risposta negativa, talvolta accompagnata dalla ricomparsa di segni clinici respiratori quando queste persone erano state considerate guarite. • Un test negativo non significa che non ha il virus ma che il test non è stato in grado di identificare il virus. • Dovrebbe comunque praticare l’allontanamento sociale, indossare una maschera, lavarti le mani frequentemente e rispettare tutte le raccomandazioni messe in atto dalle autorità sanitarie locali. • Può essere necessaria fino a una settimana prima che i risultati del test siano positivi. • I test virologici diventano negativi tre o quattro settimane dopo la comparsa dei sintomi. • Se si sviluppano segni di Covid-19, potrebbe essere necessario ripetere il test. Cosa dire a un paziente risultato positivo al test sierologico. • Un test anticorpale positivo indica che è stato precedentemente infettato dal virus (e potrebbero esserci interferenze da altri coronavirus). • La presenza di anticorpi di tipo IgM anti-Sars-CoV-2 è un marker di infezione recente. • Gli effetti a lungo termine di Covid possono influire sulla respirazione o sul cuore. È importante dire a tutti gli operatori sanitari che sei stato infettato e che sarai monitorato. • Non ci sono ancora prove che gli anticorpi forniscano una protezione completa contro questo virus. Pertanto bisogna continuare a mettere in pratica tutte le necessarie considerazioni sulla sicurezza (distanziamento, lavarsi le mani, indossare la mascherina, coprirsi la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce) e attenersi a tutte le raccomandazioni messe in atto dalle autorità sanitarie locali. Cosa dire a un paziente risultato negativo al test sierologico. • Gli anticorpi non compaiono per almeno una settimana dopo la comparsa dei sintomi e due settimane dopo che il test del virus Sars-CoV-2 risulta positivo. È possibile che abbia il virus ma non hai ancora sviluppato anticorpi. • Ci sono state segnalazioni di pazienti che avevano anticorpi contemporaneamente, risultati negativi in un momento successivo. • Se un paziente con sintomi di Covid-19 è stato in contatto con una persona malata di Covid-19, l’assenza di anticorpi non consente di affermare che il paziente non è stato in contatto con il virus Sars-CoV-2 (a causa della mancanza di sensibilità del kit sierologico utilizzato). • Se il test rileva solo o anche gli anticorpi IgM, i risultati diventano naturalmente negativi da sei a sette settimane dopo l’inizio dei sintomi e da otto a nove settimane dopo un test molecolare positivo.Quando il farmacista parla con i pazienti deve ricordarsi: • prima di rilevare la temperatura, di chiedere informazioni sull’uso di antipiretici (paracetamolo/aspirina/Fans). Inoltre, va ricordato che la tosse non produttiva (“secca”) è un concetto difficile per alcuni pazienti, pertanto va spiegato cosa si intende: la tosse influenzale inizia produttiva mentre la tosse Covid-19 è raramente produttiva. I pazienti possono essere contagiosi fino a 72 ore prima di sviluppare qualsiasi sintomo.

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Il mercato nero dei tamponi e dei test sierologici

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

Covid: Federconsumatori scrive al Commissario Arcuri, al Ministro Speranza e al Presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini per chiedere verifiche e l’applicazione di un tetto massimo ai costi dei tamponi. Sono molti i cittadini che in questi giorni ci segnalano le gravi inefficienze, i ritardi e le lunghe attese per effettuare e per ricevere gli esiti dei tamponi per verificare la positività al coronavirus. Alla luce di tempi di attesa che in alcune aree del Paese superano anche la settimana, molti cittadini, preoccupati della possibile positività e delle eventuali conseguenze, sono indotti a ricorrere a laboratori privati per effettuare tali test. Presso tali laboratori, però, fatte salve alcune convenzioni realizzate a livello regionale, i costi di tamponi e test sierologici sono affidati al libero mercato e, in molti casi, assistiamo a veri e propri fenomeni speculativi tesi a lucrare sulla preoccupazione e sull’apprensione delle persone. I test sierologici vengono effettuati a costi che raggiungono anche i 50 Euro, i tamponi invece possono superare anche i 100 Euro. Una speculazione intollerabile a danno dei cittadini, per questo abbiamo inviato una richiesta al Commissario straordinario per l’emergenza, al Ministro della Salute e al Presidente della Conferenza delle Regioni per richiedere un intervento tempestivo sulla vicenda, teso a: – monitorare i costi applicati ai cittadini, – promuovere convenzioni finalizzate ad un calmieramento dei prezzi, rendendoli omogenei sull’intero territorio nazionale, – applicare un tetto massimo ai costi di tamponi e test sierologici. È inoltre, a nostro avviso, fondamentale agire rendendo più efficienti i centri pubblici presso cui effettuare il tampone e riducendo in tal modo i tempi di attesa per i test e per gli esiti.

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Accordo tamponi a medici famiglia è sbagliato

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

“Un accordo sbagliato, un’operazione di facciata, inutile e pericolosa, che serve solo a coprire le mancanze delle Regioni nell’organizzazione dell’assistenza territoriale”. Ad affermarlo è il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Andrea Filippi, in merito all’esito della trattativa alla Sisac, l’ente di contrattazione pubblica, per i test negli studi medici del territorio e la diagnostica di base, aggiungendo che: “Non è affidando i tamponi agli studi privati dei medici di medicina generale che si contribuisce ad arginare la travolgente diffusione della pandemia”.“Un accordo sbagliato perché – osserva il dirigente sindacale – non aiuta a risolvere il problema del tracciamento sul quale ormai siamo in un drammatico ritardo per ammissione delle Regioni stesse che, infatti, mentre affidano i tamponi ai medici con un finanziamento aggiuntivo di 30 milioni, dall’altra propongono di fare i tamponi solo ai sintomatici, mostrando grandi lacune nelle operazioni di tracciamento”.Ma soprattutto, prosegue Filippi, “è un accordo pericoloso perché mina la salute di cittadini e medici che non possono garantire la sicurezza necessaria nei loro studi. È necessario uscire dalla logica dell’isolamento dei professionisti che dall’inizio della pandemia sono abbandonati senza mezzi di protezione, senza protocolli organizzativi, e senza sostegno multiprofessionale, per recuperare una logica di sistema e di organizzazione integrata”.Questo accordo, inoltre, aggiunge, “lede l’immagine dei medici di medicina generale facendoli passare per dei mercenari che lavorano a cottimo, quando al contrario sono seri professionisti che chiedono di essere tutelati insieme ai cittadini e a tutti gli operatori sanitari e che non vogliono svendere la propria sicurezza e la vita per risorse economiche aggiuntive che il governo potrebbe spendere in modo più appropriato attrezzando luoghi sicuri in contesti integrati per fare i tamponi”, conclude Filippi. By Giorgio Saccoia

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Tamponi antigenici in farmacia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

In merito alla possibilità di tamponi rapidi antigenici in farmacia, lanciata ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza, nel corso dell’incontro con le Regioni, si sono registrate aperture a livello locale. Dal Lazio è stato sottolineato che «sono in corso in queste ore gli approfondimenti tecnici per consentire il servizio in piena sicurezza e la trasmissione dei flussi informativi nelle banche dati delle Asl», mentre dalla Provincia di Trento è stata avanzata la proposta che a farlo sia direttamente il farmacista, che andrà formato. Resta, in ogni caso, da definire e gestire il tema della sicurezza. La proposta per un possibile coinvolgimento delle farmacie nell’effettuazione dei tamponi antigenici rapidi è stata ribadita anche oggi dal sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, come riferiscono le agenzie: «Si sta facendo un’enorme quantità di tamponi: siamo passati da 25.000 tamponi a 170-180.000 al giorno e arriveremo oltre i 200.000. In questo momento mi risultano acquistati 10 milioni di tamponi tra il bando che ha chiuso il Veneto che era capofila per varie Regioni e i 5 milioni di tamponi acquistati dal commissario Arcuri. Stiamo poi definendo l’accordo con i medici di medicina generale e ci potrebbe essere l’apertura alle farmacie». A livello regionale, già durante l’incontro di ieri, diversi assessori presenti hanno spinto sulla proposta, dalla Lombardia all’Umbria, e, intanto, dal Lazio, in una nota di oggi, viene fatto il punto sul percorso da seguire, tra sicurezza e trasmissione dei dati: «Ci sono due novità importanti» ha detto l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, «la prima riguarderà la possibilità per i medici di medicina generale che hanno aderito al bando regionale di eseguire i tamponi rapidi antigenici in sicurezza presso i loro studi. Sarà un servizio gratuito per i cittadini e i kit ai medici verranno forniti dal Sistema sanitario regionale. I medici che hanno aderito e sottoscriveranno il profilo di sicurezza sono più di 300 e circa 40 le Unità di cure primarie e partiranno dalla prossima settimana. L’altra novità consiste nella volontà che abbiamo espresso ieri nel confronto con il governo di far eseguire i tamponi rapidi antigenici anche dalla rete delle farmacie del Lazio. Sono in corso in queste ore gli approfondimenti tecnici per consentire il servizio in piena sicurezza e la trasmissione dei flussi informativi nelle banche dati delle Asl. In questo caso l’onere sarà a carico dei cittadini. Queste due scelte serviranno ulteriormente ad ampliare la possibilità di fare screening attraverso l’utilizzo dei test antigenici».Una ulteriore proposta, che si pone l’obiettivo di risolvere la problematica relativa al fatto che non sempre si riesce a reperire l’infermiere, parte dalla Provincia autonoma di Trento: «Qui», spiega in una nota il presidente Maurizio Fugatti, «sono già partite due sperimentazioni, con due farmacie che hanno aderito». Per ora si tratta di una «sperimentazione» che vede «la presenza dell’infermiere», in modalità drive-in. «La nostra intenzione è di allargare questa sperimentazione, anche perché ci sono altre farmacie che ci hanno dato la loro disponibilità. Ma trovare infermieri è difficile. Resta a ogni modo da affrontare la tematica della sicurezza, sia nella presenza dei pazienti in farmacia – è di ieri l’allarme lanciato dalla Ats Milano sul fatto che i contagi possano avvenire anche nelle code in attesa del tampone – sia per la tutela dell’operatore. Sul punto va registrata anche la lettera che qualche giorno fa la Fp Cgil, il sindacato della funzione pubblica, ha indirizzato al ministro della Salute, Roberto Speranza, e al direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello, per segnalare come stiano crescendo i contagi nei laboratori pubblici interessati dal tracciamento del Covid-19 e per chiedere porre in essere le necessarie azioni correttive: «Ribadiamo che chiunque eseguirà i tamponi dovrà poterlo fare in luoghi appropriati e sicuri, dotato di tutti i necessari dispositivi di protezione individuale». By Francesca Giani – fonte: Doctor33)

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Tamponi rapidi in farmacia

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani accoglie con soddisfazione la notizia che in tempi brevi sarà possibile effettuare i tamponi rapidi antigenici nelle farmacie, nell’ambito di una sperimentazione nazionale. La Federazione, tra le altre proposte avanzate per migliorare l’assistenza ai cittadini, aveva chiesto già alla fine dell’estate, in vista della ripresa della didattica in presenza, che i farmacisti fossero coinvolti nelle campagne di screening del personale e della popolazione scolastica (allora attraverso i test sierologici) così come è stato fatto nella Provincia autonoma di Bolzano e poi in Emilia Romagna. I farmacisti si sono sempre resi disponibili a fare tutto quanto necessario per collaborare al contrasto della pandemia forti della loro professionalità e della capillarità dei loro presidi, e anche durante il lockdown non hanno mai fatto mancare il loro supporto alla collettività. La FOFI ringrazia il Ministro della Salute Roberto Speranza per questa decisione, che senz’altro contribuirà a potenziare la risposta sul territorio alla pandemia.

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“Governo fallimentare su tamponi e terapie intensive”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

“L’entità delle restrizioni decise dal governo stride con il mancato potenziamento dei servizi territoriali volti al tracciamento e delle terapie intensive, nonostante le risorse già assegnate. La capacità di “testing & tracing” è inadeguata rispetto per la crescita dei nuovi casi, sia perché sarà distorta dalla sovrapposizione fra diagnosi di Covid-19 e influenza stagionale. Come dice un report della Fondazione Gimbe, non sono note né la quantità di tamponi che i singoli laboratori possono processare quotidianamente, né informazioni quantitative sul personale impegnato sul territorio nel prelievo dei campioni. Inoltre, sono riscontrabili evidenti problemi organizzativi, come le code ai “drive in” e le attese. Secondo le ultime stime di Quotidiano Sanità, i posti letto in terapia intensiva sono 6458, circa 1250 in più rispetto a quelli precedenti la pandemia ma molti di meno rispetto quelli necessari. Con 100 miliardi di scostamento, l’aumento delle terapie intensive è ridicolo. In Campania, ad esempio, il governo ha inviato 231 ventilatori per le terapie intensive e 167 per le sub intensive. Oggi risultano attivati 433 posti, ma dovrebbero invece essere 566. Il governo ha fallito, quando avrebbe potuto, con i 100 miliardi di scostamento votato anche dall’opposizione, triplicare le terapie intensive, unica vera tutela alla diffusione del virus. La narrazione del Coronavirus come mancata responsabilità dei cittadini è contraria alla realtà, che vede il governo fallimentare sotto ogni punto di vista. L’economia nazionale, già in caduta di almeno 10 punti di PIL, rischia la desertificazione.” Così il deputato FDI Federico Mollicone.

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Covid: per ambasciate Regione Lazio attiva servizio sanitario per tamponi e test sierologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2020

Roma. Sono oltre una cinquantina le ambasciate straniere attive a Roma che si sono sinora avvalse del servizio sanitario di INTI Medical Service, realizzato INTI Diplomatic Service in stretta collaborazione con la Regione Lazio, per far fronte all’emergenza Covid-29. L’intesa, che nasce da una stringene domanda delle ambasciate straniere, prevede che INTI Me-dical Service organizzi per il personale diplomatico come fare il tampone a pagamento con referto entro 24/48 ore; effettuare il test sierologico su prenotazione senza dover fare attese, con referto in 24 ore; consegna di DPI, i dispositivi di protezione individuale (mascherine, gel igienizzanti, etc.) direttamente in Ambasciata, negli uffici diplomatici e in residenza; servizio di disinfezione e disinfestazione degli ambienti. Il servizio INTI Medical Service sta riscuotendo consenso data la tendenza espansiva dell’epidemia, le procedure burocatiche e organizzative e va incontro alle esigenze delle molte sedi diplomatiche presenti nella Capitale: sono infatti ben 140 le missioni permanenti accreditate presso la Repubblica Italiana, 78 quelle presso la Santa Sede ma ubicate in Italia, e 134 presso la FAO. Ad esse si aggiungono le rappresentanze diplomatiche presso l’IFAD e il Sovrano Ordine Militare di Malta, nonché 73 presso la Repubblica di San Marino. In queste sedi lavorano circa 3 mila diplomatici, compresi i dipendenti delle cancellerie, uffici commerciali, culturali e militari. Come è noto rispetto alle altre capitali internazionali, Roma è l’unica che ospita un così elevato numero di sedi diplomatiche. https://www.inti-diplomaticservice.com/services/

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Tamponi gratuiti in Lombardia per studenti, docenti e personale Ata

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

Tamponi non a pagamento e con esiti immediati per studenti e personale scolastico docente e non docente, più una riduzione dei tempi di esecuzione e refertazione dell’esame svolto per verificare la presenza del Covid19: a prevederlo è la Lombardia, che ha in questo modo dato attuazione al DPCM del 7 settembre scorso, così da indicare la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia, da aggiornare in base all’evoluzione del quadro epidemiologico e delle conoscenze scientifiche.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “l’iniziativa della regione Lombardia va presa come modello da allargare anche alle altre regioni e province, quindi su tutto il territorio nazionale. Complessivamente, considerando tutti gli istituti, tra studenti e docenti parliamo di circa 10 milioni di individui. I quali, poi, tornano nelle loro case, alle loro famiglie e alle loro attività extra-scolastiche. I numeri ci dicono, quindi, che tenere sotto controllo il Covid19 nelle scuole e tra chi le frequenta costituisce la chiave di volta per evitare che i contagi assumano proporzioni sempre più grandi e pericolose, anche per scongiurare, dopo il prolungamento al 31 gennaio dello stato di emergenza, un secondo lockdown al quale nessuno vuole nemmeno pensare. Tra l’altro, nelle oltre 8.200 scuole italiane sono presenti in alto numero diversi lavoratori potenzialmente fragili.

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Tamponi rapidi negli studi dei medici di famiglia: la proposta fa discutere

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

I medici di famiglia sono pronti ad offrire tamponi rapidi in studio, lo ribadisce il leader Fimmg Silvestro Scotti dal 77° Congresso di Villasimius. «Ma attenzione, la categoria deve operare con le adeguate protezioni. È tempo di non fare più sconti a nessuno dopo che ci è voluta una legge per estendere ai medici convenzionati il diritto ai dispositivi. È nostro dovere non fermarci al sospetto diagnostico ma è nostro diritto non accettare più atteggiamenti di sufficienza su temi come la tutela di una classe medica di età media elevata». Le dichiarazioni di Scotti arrivano nel pieno di una nuova polemica sul tema dopo che il numero due Fimmg Pierluigi Bartoletti ha confermato che nel Lazio saranno i medici di famiglia nei propri studi tra una settimana ad offrire tamponi con responso entro un’ora evitando le file ai drive-in. Un progetto estensibile ad altre regioni con l’obiettivo di differenziare subito tra influenza e Covid-19 (il soggetto con sintomi respiratori vaccinato non dovrebbe avere l’influenza) ma che non trova tutti d’accordo. Già la campagna di vaccinazioni antinfluenzali, infatti, sta comportando crescite di afflussi di assistiti, problemi nel far rispettare i protocolli anti-Covid e richieste crescenti da parte di medici di spazi più grandi per vaccinare.L’autocandidatura dei medici di famiglia nasce anche dalla necessità di riprendere in mano la gestione del loro paziente Covid-positivo. Come emerge da un sondaggio condotto dal Centro Studi Fimmg, solo in metà delle province i medici italiani possono prescrivere tamponi e attivare direttamente le Usca, le unità speciali di continuità assistenziale; nell’altra metà si passa per il Dipartimento di Prevenzione Asl con una mail o si registra la propria richiesta nel portale elettronico Asl; in una decina di province si usano ancora telefonata e fax. Dall’indagine emerge inoltre che se in un terzo delle province il risultato del tampone è disponibile entro due giorni dalla richiesta, in un altro 28% dei casi sono necessari più di 4 giorni. Infine, solo nel 4% delle province sono al momento attivati ambulatori dei medici di famiglia indirizzati a valutare pazienti con sospetto Covid. Fimmg vuole cambiare le cose e per il ministro della Salute Roberto Speranza manda “uno straordinario messaggio al Paese, e Stato e Regioni devono mettersi subito al lavoro per garantirle condizioni di massima sicurezza. La medicina di famiglia è pezzo insostituibile dello stato e i pezzi dello stato vanno valorizzati e tutelati». A Villasimius, Speranza ha ringraziato Fimmg per il successo dello screening sierologico per cui i medici si sono proposti agli operatori delle scuole. Nella relazione Scotti ricorda gli screzi con i sindacati scettici sull’operazione: per lui resta implicito il rischio di un “declino” ove una medicina generale al bivio non accettasse nuovi compiti. Il presidente della Federazione ordini Filippo Anelli ricorda come le stesse farmacie si propongano per offrire i test per la diagnosi del virus e lancia l’altolà: «Il tema della sicurezza, competenza e responsabilità di una professione sanitaria non può essere piegato a interessi diversi dal bene comune. Se si vuole rimuovere il divieto fatto ai professionisti sanitari di esercitare in farmacia vanno anche superati privilegi o concessioni che per la farmacia hanno determinato in passato posizioni di vantaggio». Sì invece all’infermiere sul territorio, «si deve lavorare insieme. Per dire, sono inimmaginabili oggi ospedali con padiglioni di soli medici o soli infermieri». Altro capitolo, le cronicità. Il ministro intende utilizzare il periodo di emergenza per realizzare un’altra fetta di “medicina di prossimità”, la diagnostica in studio finanziata dall’ultima legge di bilancio con 235 milioni messi a disposizione delle Asl per acquisire la strumentazione richiesta dai medici di famiglia sul loro territorioIl balzo in avanti negli stanziamenti per il Ssn quest’anno, 5 miliardi, è un’occasione per rivitalizzare la sanità territoriale pubblica. Scotti ha però una seconda richiesta, il medico non può prende in carico da solo parti vitali del quotidiano del cittadino, l’organizzazione costa e la quota capitaria va rivista. «Il riconoscimento degli aumenti contrattuali 2016-18 (nel decreto legge Cura Italia ndr) contiene in sé i nuovi obiettivi di investimento volti a potenziare l’azione della medicina generale», dice il leader Fimmg intravedendo una prima ipotesi di “microteam di cure di prossimità” «che consentirà finalmente di rispondere alla richiesta del cittadino il giorno stesso grazie ad un’azione di team e non più solo del medico. La reperibilità a distanza altro non è che la presenza di una “longa manus” del medico che agisce con collaboratore e infermiere». Il medico va però messo in condizione di ammodernarsi gestendo in autonomia le risorse, «abbiamo bisogno di riqualificare la nostra quota capitaria per investire su noi stessi». È infine urgente «trasformare il corso di formazione in medicina generale in un corso di formazione lavoro dando al medico quel diritto di nomenclatura di una disciplina che è il titolo di specialità, e conferendo borse in numero corrispondente ai fabbisogni del territorio». Mauro Miserendino fonte Doctor33

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“Tamponi rapidi per il Coronavirus direttamente negli studi dei medici di famiglia”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Per convivere con il virus dobbiamo essere più veloce di lui, abbattendo tempi di attesa,decisamente troppo lunghi. Abbiamo fatto grandi passi avanti nel contrastare il virus, ma non dobbiamo commettere ancora l’errore di ancorarci ad una strategia, anche quando è evidentemente migliorabile, anzi, possiamo prendere esempio da altre regioni. Proporrò a Regione Lombardia di fare una rete di sorveglianza con la medicina generale e la pediatria sulle malattie infettive perché sarebbe opportuno che anche la nostra Regione si mettesse a lavoro per rendere possibile ai medici di medicina generale di fare i test rapidi e i sierologici al fine di garantire migliori condizioni di sicurezza. L’obiettivo è fare i tamponi dal medico in un sistema di rete regionale, che consenta il contact tracing. Con i drive in ormai non si riesce più. Il sistema, invece, così sarebbe molto più rapido: chi sospetta di essere positivo può chiamare il suo medico, che lo convoca per il tampone. I medici di base che aderiranno al progetto attraverso un avviso pubblico, inoltre, potranno organizzarsi tra di loro ed i loro nomi saranno resi pubblici in una lista. In questo modo, si creerebbe un link diretto con la Regione per rendere operativa una rete di sorveglianza dell’andamento dei casi sul territorio. Credo che riuscire a differenziare le patologie nelle fasi iniziali e a isolare prima possibile i pazienti Covid-19 sia la scelta più giusta, soprattutto in questa nuova fase di emergenza”, conclude il pentastellato Mammì.

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Tamponi bambini ad ogni starnuto?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

“Se è necessario che ad ogni raffreddore o starnuto un bambino faccia un tampone? Il rischio oggi è quello di sovraccaricare il numero di tamponi richiesti, specialmente con le scuole aperte, ma al momento non abbiamo altre soluzioni“. Così il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, interpellato sul tema dall’agenzia Dire. “Per evitare i contagi- prosegue Magi- in questo momento è necessario essere il più prudenti possibili e fare i tamponi. Certo è che se al primo segnale ci si ritrova a dover fare un tampone la situazione diventa complessa. Così come sarebbe la ‘fine’ se per ogni bambino che arriva a scuola e fa un colpo di tosse tutti i suoi compagni fossero costretti a tornare a casa e a fare i tamponi tutti i giorni”. Il tampone, aggiunge il presidente dell’Omceo Roma, non è una “passeggiata di salute- aggiunge Magi- e si stanno sperimentando altri tipi di test, che speriamo siano meno invasivi”. “Soprattutto in una grande città come Roma, capita che le persone non vadano a fare il tampone perché temono di perdere un’intera giornata. Così, il più delle volte, si convincono di avere solo un raffreddore”, spiega Magi. “A questo si sta aggiungendo il fatto che per avere l’esito del test, a volte, si devono aspettare giorni– prosegue Magi- con persone a casa in attesa di tornare a lavoro”. Secondo il presidente dell’Omceo Roma, è però necessario che i cittadini siano “pazienti, perché purtroppo è una guerra contro il virus. Quando durante la Seconda guerra mondiale gli aerei sganciavano le bombe- conclude- tutti quanti correvano nei rifugi. Dobbiamo fare lo stesso”. “Sta aumentando il numero dei ricoveri nelle terapie intensive. E questo è fonte di grande preoccupazione”, aggiunge il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi. “Si tratta dell’onda lunga di questa estate- spiega Magi- con gli ormai ‘famosi’ nipoti asintomatici rientrati dalle vacanze, che sono andati a trovare i nonni. E magari quei nonni, sottovalutando i primi sintomi perché ‘tanto è solo un’influenza’, non sono andati dal medico di famiglia perché questo avrebbe significato mettersi in fila per andare a fare un tampone. Poi invece sono finiti in ospedale”. Il problema, secondo Magi, sono quindi i “positivi sintomatici che non troviamo con i tamponi. Buona parte di questi non hanno fatto il tampone e lo fanno solo quando arrivano in ospedale”, conclude. “La Campania è la Regione con più casi in Italia? Questo dato non ha alcun significato, dipende dal numero di tamponi che si fanno”. Risponde così il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, interpellato dall’agenzia Dire in merito al ‘salto in avanti’ della Campania, che in una settimana ha avuto 1.796 positività (+38%), scavalcando Lombardia e Lazio. (fonte: agenzia Dire)

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Tamponi per chi entra in Egitto,Tunisia e Marocco

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

Foad Aodi(Amsi) dichiara: nei prossimi giorni obbligatorio avere un tampone delle ultime 72 ore per chi entra in Egitto ,Tunisia e Marocco Amsi e Umem, Co-mai e UxU ;Rischio mondiale per colpa dei contagi d’importazione ,turismo e apertura delle Scuole .Proponiamo Scuola a Giorni alterni il primo mese. Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e l’Unione Medica Euro Mediterranea (UMEM) ,La Comunita del mondo arabo in Italia ( Co-mai) insieme al Movimento Uniti per Unire(UXU) continuano a monitorare e seguire la situazione italiana ,migranti e quella mondiale grazie ai nostri rappresentanti e medici locali e confronti Televisivi giornarieri di continuo ; Ecco le ultime notizie;
1) dal 01.09 obbligatorio avere un tampone (Pcr) delle ultime 72 ore negativo per entrare in Egitto e dal 26.08 per entrare in Tunisia e in vigore anche per il Marocco e nei numerosi paesi a rischio rientro dalle vacanze;
2) aumenta la percentuale dei contagi d’importazione nel mondo e supera il 55%;
3) In Italia la percentuale dei contagi d’importazione supera il 70% concentrato da 15 paesi;
4)si conferma la percentuale del 6% dei migranti e cittadini di origine straniera contagiati in totale tra Luglio e Agosto di cui il 2% migranti irregolari;
5) tanti cittadini di origine straniera arrivano a fare 3 volte il tampone per risultare negativi;
6)la media dell’età di tutti i contagiati ad agosto è 40 anni nel mondo è 35 anni in Italia ;
7)in tanti paesi hanno dovuto richiudere le scuole per colpa di assenza di prevenzione e il rispetto del distanziamento ed i controlli degli studenti asintomatici che hanno contagiato i loro insegnanti;
8)è rafforzata la rete sanitaria e medica dell’Umem e Amsi nei 72 paesi che ci forniscono tutti i giorni dalle ore 09.00-11.00 ultimi aggiornamenti e statistiche e novità locali e mondiali;
9)Stanno aumentano i contagi in Libano per colpa della situazione politica e sanitaria e ci sarà una chiusura di 2 Settimane;
10) i contagi stanno aumentando in Libia per colpa dell’emergenza sanitaria permanente.

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Ipotesi tamponi a tappeto per la riapertura delle scuole a settembre

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

Lo riporta Il Fatto Quotidiano. “L’ipotesi è di effettuare lo screening a tutto il personale scolastico tra l’inizio di agosto e i primi di settembre, in tempo per l’avvio del nuovo anno”. Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, ai microfoni di Italia Stampa, ha fatto il punto della situazione, sottolineando come sia di primaria importanza, per arrestare la corsa del Covid-19, strutturare in maniera adeguata il distanziamento sociale in classe e rispettare le stesse direttive dentro la scuola e fuori dalle aule.Pacifico, leader del sindacato, ha infatti affermato che “con il ritorno in classe giungono nuove indicazioni, che provengono dal ministero della Salute e che riguardano la necessità, per i dipendenti pubblici ma soprattutto per il personale della scuola, di fare dei tamponi. Fermo restando che il tampone è una delle misure cautelative utili, va detto che è limitato a un determinato momento. Poiché gli insegnanti e il personale Ata saranno sempre a contatto con gli alunni tutto l’anno scolastico, significa che, così come per i medici e gli infermieri, dovrebbero fare dei tamponi periodici. Tutto questo, però, non impedisce la diffusione del Coronavirus, perché la migliore forma di arresto è, come è stato detto in tutti i modi dai membri del Comitato tecnico scientifico, il distanziamento sociale, la distanza cioè di un metro tra alunno-alunno e alunno-insegnante”.Inoltre il sindacalista autonomo ha fatto notare come “tutto ciò debba essere recepito dai nostri studenti anche al di fuori della scuola, altrimenti essa diviene un luogo rigido e invece al di fuori ognuno può fare quello che vuole. Dunque, è necessario un approccio culturale ed educativo anche da parte delle famiglie e della popolazione tutta, che porti a rispettare questo distanziamento dentro la scuola e fuori dalle aule. Per le classi si sta andando nella giusta direzione, ma aspettiamo indicazioni affinché si possa avere più spazio e attivare in sicurezza la didattica in presenza e non di emergenza. Noi siamo del parere che, anche alla scuola secondaria, non si debba arrivare a praticare didattica mista in presenza e a distanza, perché la Dad l’abbiamo fatta per due mesi, non eravamo preparati, ma non possiamo pensare che possa sostituire le lezioni frontali in presenza. Quindi invitiamo tutti gli Uffici scolastici regionali, che adesso sono autorizzati per legge ad attivare nuovi organici e nuove classi in deroga ai vincoli esistenti, a tenere presente questo, insieme ai dirigenti scolastici, e a utilizzare non solo i 3mila plessi che erano stati dismessi, ma anche gli altri 10mila che usavamo fino a 15 anni fa e che servono per far ripartire la scuola in sicurezza”.

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Covid-19: pediatri di famiglia chiedono di prescrivere tamponi e somministrare vaccini

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

«Vogliamo poter prescrivere i tamponi e somministrare i vaccini ai bambini». Questo l’appello del presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, Paolo Biasci nel corso di una conferenza stampa virtuale. Una richiesta che deriva dalla constatazione dell’esistenza di un rete diffusa, capillare ed efficiente di pediatri di famiglia che, quindi, potrebbe essere usata per testare e tracciare i contagi, monitorare i cluster familiari, individuare nuovi focolai ed evitare il riaccendersi dell’epidemia di Covid-19. La Fimp ha presentato, inoltre, un Vademecum sulla gestione del bambino nella Fase 2, da oggi a disposizione di oltre 5000 Pediatri di Famiglia italiani. Un volume di 50 pagine in cui trovare anche indicazioni sulla gestione del caso sospetto, del neonato figlio di madre COVID-19+ e comprendere alcune condizioni particolari, rilevate in questo periodo, come l’Erythema pernio-like. «Abbiamo rimodulato la nostra attività professionale – annuncia Mattia Doria, Segretario nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche della FIMP – mettendo in campo protocolli di prevenzione dei contagi, adozione di modelli organizzativi per l’accesso allo studio, permanenza nelle sale di aspetto e di visita, applicazione del triage telefonico, utilizzo di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale e sanificazione degli ambienti. È tutto contenuto nel nostro Vademecum».
Biasci invita a pensare attentamente alla fase 3, alla convivenza con il virus in una nuova normalità. «Non possiamo permetterci di muoverci in un nuovo perimetro con vecchi schemi. In questi giorni abbiamo appreso con stupore dell’esistenza di un gruppo di lavoro – racconta Biasci – formato da Anci e Ministeri Istruzione, Salute, Famiglia e Lavoro che sta definendo assieme ad una società scientifica di area pediatrica le norme che regoleranno gli accessi negli asili e nei centri estivi, entrando nello specifico di attività proprie dei pediatri di famiglia che in tale gruppo non sono rappresentati. Dovremo produrre un inutile certificato di “assenza di malattie contagiose e diffusive” per i bambini che frequenteranno asili e centri estivi e far eseguire preventivamente un tampone diagnostico? E per quale motivo sarà necessario un certificato per i bambini e non per le persone che rientrano al lavoro? Certamente così non si tutela la salute dei nostri pazienti né quella della loro rete sociale, in un momento in cui “patenti” di immunità sul Covid-19 non ci sono per nessuno, grandi o piccini che siano». Biasci aggiunge: «Dobbiamo guardare alla Fase 3, immaginando che una nuova ondata di Covid-19 possa non essere clinicamente distinguibile dall’influenza stagionale, specie nel setting extraospedaliero iniziale. Il virus influenzale nella fascia d’età 0-14 anni ha un’incidenza del 26%. Crediamo sia opportuno praticare la vaccinazione anti-influenzale nei bambini a rischio e in quelli sani fino a 6 anni. Sempre pensando a una difficoltà di diagnosi differenziale, sarebbe opportuno mantenere anche la protezione contro il Rotavirus, data la possibile presentazione clinica del Covid-19 con manifestazioni gastroenteriche».Durante la conferenza è intervenuto anche Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva, che ha sottolineato l’importanza delle cure primarie per il Servizio sanitario. Il suo auspicio è che «venga messa in campo in modo sinergico l’azione dei pediatri per una omogeneità nell’accesso sul territorio, anche dagli altri attori del sistema. Il Vademecum è un importante passo avanti anche in questo senso. Già prima di questa emergenza sanitaria avevamo messo in luce i limiti di un sistema sanitario frammentato che genera disuguaglianze, e del rischio legato al disegno di una autonomia differenziata. Tutti i bambini che vivono in questo Paese, tra tempi di attesa per diagnostica, visite e accesso alle terapie, devono avere il medesimo diritto alla cura. Per raggiungere questo obiettivo deve essere coinvolta la Pediatria di libera scelta». Biasci conclude: «Continueremo a contribuire al contenimento della diffusione del contagio, segnalando tempestivamente i casi sospetti ai Servizi Sanitari locali, secondo le modalità attivate da Regioni e Province autonome. Ma dobbiamo preparare la Fase 3 per gestire il cambiamento e non esserne sopraffatti, con percorsi specifici per il Covid-19 in età pediatrica e regole chiare sull’ammissione a scuola, la quarantena da rispettare, i tamponi da eseguire, il tracciamento e gli esami cui sottoporre l’intera rete familiare o sociale. Come FIMP possiamo fare la nostra parte». (by Anna Capasso – fonte Doctor33)

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Commercio, USB: le aziende che non effettuano tamponi devono chiudere

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

I lavoratori del Commercio e della Grande Distribuzione non si sono mai fermati, hanno garantito alla cittadinanza gli approvvigionamenti primari, perfino nelle zone focolaio del Coronavirus. Ad oggi, però il Governo non ha ancora predisposto un monitoraggio uniforme nel settore per verificare la salute dei lavoratori e agire tempestivamente in caso di risultati positivi.
Usb, che fin dallo scoppio dell’epidemia, denuncia la forte esposizione a rischio dell’intero settore, prende atto con piacere della delibera della Regione Toscana. Questa ha imposto alle aziende di effettuare gli screening su tutti i dipendenti per verificarne le reali condizioni di salute.Tale passo, se pur in ritardo, è fondamentale per ridurre il rischio di contagio sia per i lavoratori sia per i consumatori che quotidianamente frequentano i punti vendita alla ricerca di beni essenziali e non. Usb ha inviato a tutte le Regioni la richiesta di prendere provvedimenti simili se non più stringenti. Ricordiamo come sia ormai dimostrato che il virus si diffonda per via area, ben oltre il metro di distanza.Ad oggi, sono molte le catene commerciali che non hanno fornito neanche le mascherine previste dalla normativa, le uniche effettivamente protettive. La sanificazione a fondo rimane per lo più inapplicata, la maggior parte dei negozi si limita ad una pulizia ordinaria che nulla ha a che vedere con il rischio biologico costituito dal Coronavirus. Il risvolto sono centinaia di lavoratori ammalati senza alcun tipo di controllo istituzionale. In alcuni casi, addirittura, la catene commerciali hanno omesso di segnalare alla Asl presunti casi positivi, sostituendoli con dipendenti fuori sede o richiamati forzatamente dalle ferie. Tutto è stato lasciato nelle mani delle singole Regioni.Usb, pertanto, le esorta a tutelare davvero lavoratori e consumatori, prendendo provvedimenti univoci e concreti.Proprio adesso che si parla di fase due, con una maggior platea di lavoratori coinvolti e persone in strada, devono essere chiusi, o non riaperti, quei punti vendita che non garantiscono le misure minime di prevenzione e protezione. A partire proprio dal monitoraggio dei lavoratori che si trovano durante tutto il loro turno a contatto diretto con il pubblico e con potenziali soggetti positivi. Non accetteremo nessuna misura più leggera, pronti alla mobilitazione fino all’astensione dal lavoro, visto il grave rischio per la salute in atto.

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Regione Lombardia Carenza Tamponi e reagenti

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

Sulla mancanza di reagenti per i tamponi Covid 19 interviene Marco Degli Angeli, consigliere regionale del M5S Lombardia portando come esempio l’esperienza del Laboratorio di Virologia dell’Ospedale di Udine coordinato dal Prof. Corrado Pipan che in pochi giorni ha raddoppiato la capacità di analisi. “Quello di Udine – ha commentato il Consigliere Regionale M5S Marco Degli Angeli – è un protocollo da portare all’attenzione della Comunità Scientifica e dei decisori Politici. In un momento disperato, grazie agli sforzi dei ricercatori biomedici, è stato possibile mettere a punto un nuovo protocollo, che ha tagliato i costi e dimezzato i tempi di risposta, consentendo di bypassare il il problema legato alla carenza internazionale dei kit di estrazione dell’Rna e, contemporaneamente, mantenere lo stesso profilo di amplificazione.“In data 11 aprile, per sollecitare una possibile soluzione rispetto al tema dei tamponi – racconta il consigliere del M5S Marco Degli Angeli – ho sottoposto al Ministero della Salute, all’ Assessorato Welfare di Regione Lombardia e ai Laboratori Lombardi, questo importante paper scientifico”. Con il nuovo protocollo il campione viene trattato attraverso metodi fisici, come il cambio repentino di temperatura, in presenza di enzimi litici (proteinasi k) e di blandi detergenti, consentendo l’estrazione dell’Rna virale senza far ricordo ai kit finora utilizzati, che sappiamo esser di difficile reperimento a livello internazionale. “Questo dimostra – precisa Degli Angeli – quanto sia importante investire in Ricerca. Abbiamo già chiesto a Regione Lombardia dei fondi aggiuntivi per il rafforzamento dei laboratori e per finanziare borse di studio e stabilizzare il personale biomedico. Per gestire al meglio la cosiddetta Fase2 – conclude Degli Angeli – è importante preservare la capacità dei laboratori di effettuare analisi diagnostiche e attività di sorveglianza di altre malattie, quindi, come gruppo M5S ci auguriamo che ci arrivino presto risposte dalla nostra Regione.”

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Tamponi e test sangue per tutti operatori penitenziari

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

“Non possiamo che apprezzare l’iniziativa assunta da alcune regioni, tra cui l’Emilia Romagna e l’Abruzzo, di sottoporre a screening sierologico o a tamponi gli operatori penitenziari. Intervento ancor più apprezzabile da parte nostra perché da tempo chiediamo, inascoltati, all’amministrazione penitenziaria, nella sua responsabilità di datore di lavoro, di garantire la sicurezza in tutte le carceri e al suo personale. Ora tali iniziative devono essere estese a tutto il territorio nazionale”. Ad affermarlo è la Fp Cgil Nazionale.Da tempo, prosegue, “stiamo sollecitando l’Amministrazione Penitenziaria, a livello centrale e periferico, a operare per tutelare tutti coloro che lavorano in carcere, un’istituzione chiusa dove è difficile mantenere la distanza di sicurezza e un eventuale contagio sarebbe difficile da contenere, anche a causa del sovraffollamento dei detenuti. Ora finalmente alcune regioni cominciano a seguire la strada da noi tracciata, ma le responsabilità dell’amministrazione Penitenziaria sulla mancata tutela della salute del personale restano inalterate”.”L’unico modo – aggiunge il sindacato – per tracciare gli asintomatici ed evitare che possano accedere in carcere, è quello di effettuare test al personale della polizia penitenziaria e a quello del comparto ministeri dell’amministrazione penitenziaria e della giustizia minorile, oltre ovviamente a quello sanitario. Purtroppo, malgrado le nostre diffide, solo in poche regioni ci sono iniziative in tal senso. Siamo già in ritardo e non ci resta molto tempo per evitare che i contagi si moltiplichino, quindi chiediamo ancora una volta l’intervento del Ministro della Giustizia Bonafede affinché tale iniziativa sia estesa a tutto il territorio nazionale”, conclude la Fp Cgil. (da Giorgio Saccoia)

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Covid-19: Evitare gravi ricadute nella fase 2

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

Tamponi da processare o con metodica tradizionale o con test rapidi per tutti i sintomatici, per tutti i contatti stretti di casi positivi e per chi richiede cure ospedaliere di qualsiasi tipo (parto, problemi medici acuti di qualsiasi genere, chirurgia d’elezione, terapie farmacologiche). Esami sierologici a chi è negativo al tampone ma è sintomatico (soprattutto se da più di 5 giorni), ai contatti stretti anche asintomatici dei casi positivi verificativi più di 7 giorni prima, agli operatori sanitari e ai lavoratori che devono riprendere le proprie attività. Gli esami diagnostici utilizzati in modo appropriato rappresentano l’unica strategia per interrompere la diffusione del contagio e per prepararsi all’interruzione del lockdown. Secondo l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) interrompere il lockdown è possibile solo se si prevede una strategia allargata e integrata di monitoraggio di Covid-19 attraverso l’impiego appropriato degli esami diagnostici a disposizione, ovvero dei test diagnostici anche rapidi per SARS-CoV-2 su tampone nasofaringeo e i prelievi del sangue per l’esame degli anticorpi contro SARS-CoV-2. Questi ultimi possono, infatti, aumentare in modo considerevole le nostre conoscenze sull’epidemiologia di COVID-19 e distinguere coloro che sono protetti da coloro ancora suscettibili all’infezione.
“Seppur ancora in fase di validazione – spiega Susanna Esposito, Presidente WAidid e Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma – sappiamo ormai che gli esami sierologici eseguiti su sangue venoso e su sangue capillare hanno un ruolo importante nella strategia di monitoraggio e di contrasto alla diffusione di Covid-19. È vero che è necessario definire ulteriormente i test più sensibili e specifici ma, soprattutto negli ospedali, nelle residenze per anziani e nelle aziende che prevedono di riprendere a breve le proprie attività lavorative, oggi è sbagliato non impiegare gli esami sierologici standard o rapidi considerate le evidenze scientifiche raccolte nelle ultime settimane”.
Waidid raccomanda, quindi, l’impiego allargato degli esami diagnostici a disposizione, compreso l’utilizzo dei test sierologici, da eseguire soprattutto su alcune categorie di persone, in particolare chi è negativo al tampone ma ha sintomi suggestivi per infezione da SARS-CoV-2 (soprattutto se da più di 5 giorni), ai contatti stretti anche asintomatici dei casi positivi verificativi più di 7 giorni prima, agli operatori sanitari e ai lavoratori che devono riprendere le proprie attività.“Si parla molto di interrompere il lockdown – continua Susanna Esposito – ma questo non sarà possibile se non attraverso adeguate indagini di sieroprevalenza per valutare la percentuale di soggetti con IgG contro SARS-CoV-2, così da evitare drammatici errori e ricadute in caso di una seconda ondata epidemica. Ormai sappiamo bene che un veicolo importante di trasmissione della malattia sono i portatori asintomatici, la cui identificazione deve essere effettuata all’interno di un percorso di monitoraggio integrato ma più aggressivo di quello che tuttora viene utilizzato in molte realtà del nostro Paese”.

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Coronvirus e i tamponi ai bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

“A questo punto dell’epidemia non condividiamo la tesi di chi afferma che i tamponi sui bambini debbano essere eseguiti solo in caso di febbre che perduri elevata per tanti giorni o di sintomi gravi. Il tampone sui bambini non serve di per sé ai bambini stessi, che nella stragrande maggioranza dei casi manifestano la COVID-19 con sintomi medio-lievi, ma è necessario per mettere in evidenza il pericoloso fenomeno della diffusione intra-familiare dell’infezione da parte di adulti asintomatici, pre-sintomatici o pauci-sintomatici. I bambini sono chiusi in casa ormai da settimane. Se manifestano sintomi di infezione ascrivibili a sintomi “influenzali” (anche non gravi) devono essere considerati casi sentinella di un possibile trasmissione intra-familiare del SARS-CoV-2, anche se gli adulti con cui convivono risultano asintomatici. Eseguire tamponi e analisi sierologiche sul cluster familiare ci aiuta a rilevare i positivi e gli immuni, ovvero a mappare l’epidemia e a pensare al futuro. Partiamo dalle famiglie per censire la diffusione del virus sul territorio, senza rompere l’isolamento domestico e rischiare di amplificare il contagio”. Questo l’appello di Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri.“L’isolamento domestico, nel panorama epidemiologico attuale caratterizzato dal crollo dell’epidemia influenzale stagionale e dalla netta riduzione delle altre patologie infettive e di organo – ha osservato Biasci – è un elemento importante per definire la linea di contagio. Il bambino con sintomi infettivi, anche lievi o aspecifici, può essere infatti il primo segnale di diffusione del virus in un possibile contesto familiare di genitori positivi asintomatici che, se non riconosciuto, continueranno inconsapevolmente a uscire di casa e ad avere contatti sociali nei contesti più comuni, dal lavoro alla spesa al supermercato”. “L’esperienza che stiamo raccogliendo sul campo con il coinvolgimento di migliaia di pediatri di famiglia – sottolinea il Presidente Biasci – mette in evidenza che il diffondersi dell’epidemia di Covid-19 ha determinato un deciso sovvertimento di approcci clinico-assistenziali consolidati, sia per i servizi sanitari pubblici che per i medici delle cure primarie, costringendo a cambiarli, anche rapidamente, più volte nel divenire della situazione epidemiologica. In non pochi casi la diagnosi di positività al Covid-19 nei genitori e gli adulti conviventi e in un secondo momento dei figli nostri assistiti, è avvenuta senza che sia stata documentata un’esposizione certa a situazioni o rischi identificabili con il triage telefonico. Questo è il segno che il contagio si è verificato casualmente, in modo non prevedibile, nei luoghi frequentati dagli adulti”.

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Salute: importanti provvedimenti del Ministero della Salute sui tamponi

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

Federconsumatori valuta positivamente la nuova circolare del Ministero della Salute, del 20 marzo scorso, relativa al “rintraccio dei contatti in ambito di sorveglianza sanitaria e aggiornamento delle indicazioni relative alle diagnosi di laboratorio dei casi di infezioni da SARS-CoV-2”, in quanto offre una risposta positiva, sia in termini sanitari che sociali, al rafforzamento dell’attività di contrasto al contagio, attraverso l’effettuazione di un maggior numero di tamponi rino-faringei e di test diagnostici.Si tratta di un passo importante, tenuto conto dei risultati positivi ottenuti in quei paesi, come la Corea del Sud, che hanno attivato una capillare attività di test diagnostici.La circolare individua quali destinatari “tutti gli individui che sono stati o possono essere stati a contatto con un caso confermato o probabile di COVID-19, focalizzando la ricerca degli stessi con particolare attenzione alle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi fino al momento della diagnosi e dell’isolamento del caso.”Federconsumatori chiede al Ministero l’applicazione effettiva delle disposizioni previste nella circolare, facendo in modo di mettere tutte le regioni e tutti i territori in grado di ottemperarvi in tempi consoni all’emergenza in corso.Un’attività così importante, che risponde a un’istanza molto forte espressa dai cittadini, non può prevedere soluzioni differenziate a macchia di leopardo, che non garantiscono a tutti il medesimo livello di cura e di tutela.Occorre un piano nazionale, dei piani regionali e territoriali, che stabiliscano dei tempi di realizzazione, con adeguate risorse in termini di personale e di dispositivi medici, nonché un piano organizzativo in grado di portare al raggiungimento dell’obiettivo.

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