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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘tamponi’

Tamponi rapidi nasali: farmacista abilitato al prelievo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2021

Il test rapido con prelievo nasale per la rilevazione dell’antigene del coronavirus deve essere eseguito direttamente da personale abilitato, “nel quale va ricompreso il farmacista”, in quanto da un test effettuato dallo stesso paziente, anche se sotto la vigilanza del farmacista ne deriva una “inevitabile incertezza” con gravi rischi per la salute pubblica poiché può portare a falsi negativi e al “mancato isolamento di soggetti affetti dal virus”. A dirlo è un’ordinanza del Consiglio di Stato (N. 01634/2021) intervenuto sulla richiesta di sospensione proposta dall’Ordine nazionale dei biologi dell’accordo stipulato a dicembre tra la Regione Emilia-Romagna e le farmacie per l’esecuzione di test antigenici rapidi in farmacia.A segnalare la decisione dei giudici amministrativi della Sezione Terza del CdS, esprimendo “viva soddisfazione”, è FarmacieUnite che aveva seguito la vicenda per le sue associate dell’Emilia-Romagna e in una nota richiama tutta la vicenda. L’Ordine dei biologi, “dopo l’ordinanza del 09-02-2021 del Tar dell’Emilia-Romagna che aveva respinto la richiesta di sospendere l’accordo tra la Regione Emilia-Romagna e le Associazioni di Categoria delle farmacie convenzionate circa l’esecuzione dei tamponi antigenici rapidi in farmacia, si è rivolto al Consiglio di Stato per contestare, anche in quella sede, la legittimità dell’esecuzione di tale test da parte dei farmacisti e rinnovare la richiesta di sospensione”. Dal canto suo l’ordine dei Biologi sostiene “che, in assoluto, non rientri nelle competenze professionali dei farmacisti, né l’atto materiale del prelievo del campione biologico, né la sua analisi, per quanto effettuata attraverso il semplice utilizzo di un reagente già predisposto dal fabbricante”. Secondo i biologi, inoltre, nel caso specifico caso dei test eseguiti in Emilia-Romagna, “il prelievo del campione biologico materialmente effettuato dal paziente, seppur sotto la vigilanza del farmacista, non garantisce una sua corretta esecuzione, e generi, pertanto, il rischio di falsi negativi”. Un rilievo che il Consiglio di Stato ha ritenuto fondato e lo ha accolto.Il Consiglio di Stato ritiene, infatti, che “l’istanza di sospensione proposta dall’Ordine nazionale dei Biologi, debba essere accolta, nei limiti in cui il provvedimento impugnato consenta che il predetto test rapido nasale, per la rilevazione dell’antigene del coronavirus, non venga eseguita da personale abilitato, ma dallo stesso paziente in quanto ciò può determinare un esito incerto, sotto il profilo scientifico, dipendente dall’effettuazione dell’autotest da parte di soggetti inesperti”. Ciò considerando anche “l’inevitabile incertezza che può derivare da un test anti-covid effettuato dallo stesso paziente, pur sotto la vigilanza del farmacista, unita alla formalizzazione del risultato determinato dal test può comportare gravi rischi per la salute e la sicurezza pubblica potendo indurre a “falsi negativi” e al mancato isolamento di soggetti affetti dal virus”. Detto questo, però, i giudici hanno sottolineato che “il test da cui derivano effetti giuridici o sanitari di qualsiasi natura non può che essere effettuato direttamente da personale abilitato, nel quale – ad una prima delibazione consentita dalla sede cautelare e ritenuto prevalente l’interesse ad un più ampio screening anticovid della popolazione – va ricompreso il farmacista”. (fonte: farmacista33)

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Covid-19: dal 1° marzo tamponi molecolari gratuiti per gli studenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2021

Roma. Parte il 1° marzo la campagna di screening che offre agli studenti della Sapienza la possibilità di sottoporsi gratuitamente a tamponi molecolari per la diagnosi di SARS-CoV-2. L’iniziativa è stata messa in campo con l’inizio del secondo semestre dell’a.a. 2020-2021, e coincide con un maggior numero di studenti che frequenteranno lezioni in presenza: se nei primi mesi dell’anno l’accesso alle aule era riservato alle matricole, nel secondo semestre la didattica in presenza sarà erogata agli studenti iscritti a tutti gli anni di corso, ovviamente nel rispetto delle misure di sicurezza previste e secondo una procedura di prenotazioni e alternanze.I tamponi saranno effettuati su base volontaria e dietro prenotazione, nel punto sanitario allestito all’interno della città universitaria con la collaborazione del personale e con il supporto degli studenti tirocinanti delle professioni sanitarie.A seguito dell’individuazione di eventuali casi positivi al SARS-CoV-2, saranno adottate le misure necessarie alla messa in sicurezza sia delle classi universitarie frequentate dagli studenti positivi, sia delle loro famiglie, e saranno attivati dei percorsi protetti dedicati, grazie alla sinergia con il Policlinico universitario Umberto I e alla collaborazione con la Regione Lazio.“Una collaborazione fattiva che vede schierati insieme la Sapienza e il Policlinico Umberto I° sul progetto tamponi così come su tutta l’attività di ricerca e di cura” – aggiunge il Direttore d’Alba -“nella consapevolezza che soprattutto nella pandemia è necessario un lavoro di squadra che allinei l’attività dell’università più grande d’Europa con quella del Policlinico che ho il compito di dirigere in questa fase così complessa”. Le lezioni del secondo semestre si svolgeranno secondo le nuove indicazioni a livello nazionale e le direttive già approvate dalla Crul (Conferenza dei Rettori delle Università del Lazio); tutti gli insegnamenti previsti per il secondo semestre saranno offerti dai docenti in presenza e fruibili dagli studenti sia in presenza, compatibilmente con le necessarie misure di sicurezza, sia a distanza in modalità sincrona, indipendentemente dall’anno di corso.

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Covid-19. Test, tamponi, vaccini: ecco le novità per farmacisti e farmacie

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2021

Gli obiettivi relativi alla copertura del vaccino contro il Covid-19, in particolare nella seconda fase, più massiva, del Piano, impongono la necessità di ampliare i punti sul territorio e gli operatori sanitari che li eseguono. Con la legge di Bilancio 2021, pubblicata in Gazzetta Ufficiale a fine anno, sono state introdotte alcune modifiche che consentono un coinvolgimento delle farmacie nella campagna vaccinale, così come dei farmacisti nelle attività di screening e testing. Vale la pena ripercorrere i contenuti e le ricadute sul settore.In riferimento alla lotta contro il Covid-19, due sono le principali novità che ricadono sulle farmacie contenute nella legge Bilancio 2021: una prima, come ricapitolato da una circolare Fofi di inizio anno, riguarda i test sierologici e i tamponi antigenici presso le farmacie (art.1, commi 418- 420). Si tratta di misure introdotte a seguito dell’approvazione di un emendamento a firma di Andrea Mandelli, presidente Fofi, e, in particolare, con il comma 420 viene modificata la normativa sulla farmacia dei servizi (articolo 1, comma 2, del D. Lgs. n. 153 del 2009), «inserendo la lett. e-bis volta a prevedere, tra i compiti specifici, anche l’effettuazione presso le farmacie da parte di un farmacista di test diagnostici che prevedono il prelievo di sangue capillare. Sulla base di tale norma, nell’ambito delle prestazioni analitiche di prima istanza, il farmacista potrà quindi procedere direttamente a effettuare il prelievo capillare di sangue al paziente, circostanza che, in precedenza, non era espressamente contemplata dalla legge». Inoltre, come si legge nella norma, si prevede che «i test mirati a rilevare la presenza di anticorpi IgG e IgM e i tamponi antigenici rapidi per la rilevazione di antigene Sars-CoV-2 possono essere eseguiti anche presso le farmacie aperte al pubblico dotate di spazi idonei sotto il profilo igienico-sanitario e atti a garantire la tutela della riservatezza. Le modalità organizzative e le condizioni economiche relative all’esecuzione dei test e dei tamponi nelle farmacie aperte al pubblico sono disciplinate, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, dalle convenzioni conformi agli accordi collettivi nazionali e ai correlati accordi regionali, che tengano conto anche delle specificità e dell’importanza del ruolo svolto in tale ambito dalle farmacie rurali».Un altro aspetto riguarda l’esecuzione vaccinazioni presso le farmacie (art.1, comma 471): «tenuto conto delle recenti iniziative attuate nei Paesi appartenenti all’Unione europea finalizzate alla valorizzazione del ruolo dei farmacisti nelle azioni di contrasto e di prevenzione delle infezioni da Sars-CoV-2, è consentita, in via sperimentale, per l’anno 2021, la somministrazione di vaccini nelle farmacie aperte al pubblico sotto la supervisione di medici assistiti, se necessario, da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato, subordinatamente alla stipulazione, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, di specifici accordi con le organizzazioni sindacali rappresentative delle farmacie, sentito il competente ordine professionale». Francesca Giani by Farmacista33

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Tamponi dai medici di famiglia, sindacati divisi. Il nodo è la sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2020

Tamponi dal medico di famiglia protagonisti anche nel decreto legge Ristori che si va ad approvare in Senato per poi passare alla Camera. L’incombenza prevista in convenzione nel 2021 non sarà più “gratis”. L’articolo 18 del decreto in fase di conversione destina ai medici di famiglia 30 milioni considerando un costo unitario di 15 euro a tampone antigenico per 2 milioni di tamponi ed elabora una tabella di riparto in cui include le Regioni a statuto speciale per la prima volta. Il successivo articolo 19 dispone che Mmg e pediatri sono tenuti a inserire nel sistema Ts ilreferto per ogni assistito, negativo o positivo, il domicilio se positivo e il relativo tracciamento dei contatti, nonché di ulteriori informazioni sulla sorveglianza epidemiologica, da individuare con successivo decreto del ministro della Salute. Il referto elettronico indipendentemente dall’esito dev’essere subito disponibile all’assistito leggendolo nel suo fascicolo sanitario elettronico, mentre il solo esito positivo deve essere leggibile dal servizio di Igiene Asl nella piattaforma nazionale.Le nuove norme, che dovrebbero dare impulso ai tamponi e saranno con ogni probabilità seguite da ulteriori emendamenti, arrivano in uno scenario in cui gran parte delle operazioni di esecuzione del test da parte del medico e del pediatra convenzionato, previste della convenzione del 30 ottobre scorso, non è ancora partita. Il problema è il no di una parte dei medici, di cui prende atto anche il parlamento nei lavori preparatori, il superlavoro in assistenza primaria e soprattutto la sentenza Tar, che toglie dalle priorità della medicina generale l’effettuazione dei tamponi domiciliari. A questo vanno aggiunti degli errori in fase di consegna dei dispositivi di protezione promessi nel contratto. Come indica un’indagine empirica del quotidiano la Stampa ad eseguire i test antigenici in studio risulta partita fin qui solo una parte minoritaria dei medici di famiglia, un 38%, e non i tre quarti prevedibili in base alla rappresentatività dei sindacati firmatari dell’accordo, Fimmg ed Intesa, che insieme fanno il 75% delle deleghe. C’è stato qualche “no” in sede di trattativa decentrata, ad esempio di Intesa in Lombardia. E i problemi si assommano. Nel Lazio la categoria denuncia la mancanza di guanti nei kit che la Protezione civile sta facendo pervenire alle Asl: non sarebbero previsti nella fornitura e i medici di famiglia hanno difficoltà a praticare i test. Il vicesegretario Fimmg, Pier Luigi Bartoletti, da Roma osserva come per comprare i tamponi per il singolo mmg adesso sia difficile: sarebbe stato meglio acquistare un grosso lotto con appalto pubblico. Nel Lazio all’esecuzione dei tamponi hanno aderito circa 1800 medici, il 40% del totale, e 421 pediatri, pari al 50%. In Veneto, l’obbligo per i mmg di eseguire i test sugli assistiti contatti stretti asintomatici di caso positivo è partito ai primi di novembre, hanno aderito però fin qui di fatto 54 su 100. Invece, in Liguria e Trentino, partite con il Veneto, le percentuali indicate dalle giunte al quotidiano la Stampa giungono al 91 e 100%! Al top anche la Val d’Aosta. In Emilia Romagna si scende al 55% ma al momento non sono avvenute distribuzioni di tamponi. «Né è stata fatta alcuna ricognizione delle disponibilità, dei carichi orari sostenibili da ciascun settore della medicina generale in relazione ai medici disponibili al netto delle situazioni di fragilità», dice il segretario Fimmg Fabio Vespa. Sempre in Emilia Romagna, lo Snami dice no all’arruolamento obbligatorio chiesto dalla regione: troppo alta l’età media di alcuni medici convolti, con possibili difficoltà di salute. Snami indica alla regione il sistema dei drive-in al posto degli studi e l’arruolamento anche di personale infermieristico.Alla campagna di screening su contatti stretti o soggetti sospetti, in Piemonte avrebbe aderito il 34%, ancora meno (25%) in Lombardia. L’asse adriatico-ionico che va dall’Abruzzo alla Basilicata passando per Molise e Puglia doveva ancora partire la scorsa settimana e così la Sardegna. A contribuire al ritardo e ad un ipotetico disagio dei decisori ad acquistare i lotti, più che la spaccatura tra i sindacati potrebbe aver contribuito la sentenza del Tar Lazio secondo cui il medico di famiglia non deve visitare a domicilio i malati Covid, e ci sono le Usca per quello. Sempre in Lazio, e sempre sull’ordinanza del 17 marzo scorso sulle Unità speciali di continuità assistenziale regionali (Uscar), anche Snami e i pediatri Cipe hanno ottenuto un successo con l’annullamento parziale della norma, là dove dà al Direttore generale della sanità regionale la discrezionalità di ‘valutare’ l’eventuale attivazione di queste “pattuglie” di medici e medici/infermieri. Per il Tar, la Regione avrebbe violato il decreto legge 14 del 7 marzo istitutivo all’articolo 8 che “non lascia alcun margine di discrezionalità operativa agli enti locali”. (By Mauro Miserendino fonte: Doctor33)

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Tamponi rapidi e test sierologici in farmacia

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

Oltre al protocollo sicurezza e alle procedure per eseguire i test nelle farmacie, che tipo di informazioni dare a un paziente risultato positivo? E se il risultato è negativo? Quali consigli o indicazioni sono più adeguati nel caso di esito da tampone antigenico rapido e per quello di un test sierologico? In sintesi, che consulenza può offrire il farmacista ai cittadini che si rivolgono alla farmacia, ormai in diverse regioni in Italia, per sottoporsi a un testing per Sars-Cov-19? Con questo obiettivo la Fip, la Federazione internazionale dei farmacisti, ha diffuso una Guida elaborata dal Sars-CoV-2 Testing Working Group della Federation, che illustra i metodi e il funzionamento dei vari tipi di test diagnostici, l’interpretazione dei risultati e propone al farmacista una serie di raccomandazioni da fornire ai pazienti per ogni tipo di esito. I test antigenici rilevano una delle proteine del virus Sars-CoV-2 da un campione nasofaringeo o nasale e consentono, come i tamponi molecolari (metodo Rt-Pcr), una diagnosi di stadio iniziale di infezione da Sars-CoV-2. Va notato che l’efficacia della rilevazione degli antigeni virali sembra essere correlata alla carica virale stessa, diminuendo con il numero di giorni successivi all’insorgenza dei sintomi. Pertanto, proprio come è stato proposto per la Rt-Pcr su campioni di saliva, si propone di considerare i risultati dei test antigenici solo durante i sette giorni successivi all’insorgenza dei sintomi. Per quanto i test antigenici siano notevolmente più facili rispetto ai test molecolari, richiedono comunque che le procedure raccomandate dal produttore, e che gli operatori siano formati sulla raccolta dei campioni, uno dei fattori più critici che influenzano il risultato, sulla biosicurezza, sull’esecuzione del test, sull’interpretazione e sulla comunicazione dei risultati, nonché sulla gestione dei rifiuti. I test sierologici rilevano la presenza di anticorpi, e non dovrebbero mai essere utilizzati per diagnosticare un’infezione corrente di Sars-CoV-2, ma come indicatori per infezioni passate e, in questo momento, i ricercatori non sanno se la presenza di anticorpi significa essere immune da Covid-19 in futuro. La maggior parte dei test sierologici si basa sulla rilevazione di anticorpi contro le proteine Sars-CoV-2 altamente immunogene. I kit sierologici si suddividono in test diagnostici rapidi immunocromatografici unitari (detti anche Lifa [saggi immunologici a flusso laterale]) la cui risposta è qualitativa (positiva o negativa) e test immunometrici automatizzati (Elisa, Clia), i cui risultati sono espressi qualitativamente o semi-quantitativamente in funzione dell’indice di reattività del campione testato e rispetto ad un valore di soglia. Questi test automatizzati consentono di elaborare un gran numero di campioni.Che cosa dire al paziente risultato positivo al test antigenico. • Avere questo virus significa essere contagioso. • È necessario ricorrere all’isolamento, indossare una maschera, lavarsi le mani frequentemente e attenersi a tutte le raccomandazioni messe in atto dalle autorità sanitarie locali. • Bisogna rimanere a casa ed evitare contatti ravvicinati con gli altri, se possibile, finché per il medico le condizioni non saranno idonee per riprendere le normali attività quotidiane. • Se si condividi l’alloggio con altri, ecco alcune considerazioni da prendere per proteggere loro la diffusione del virus: rimanere il più possibile separato dagli altri, indossare una maschera quando si è nella stessa stanza di un’altra persona, usare un bagno separato, se disponibile, pulire il più possibile le superfici delle aree comuni della casa, non condividere una stanza con persone a rischio di malattie gravi (anziani, immunocompromessi, persone con malattie cardiache, polmonari o renali o persone con diabete). • Il risultato di un test positivo non dice quando o come si è infettato. • Va monitorata la salute: misurare la temperatura due volte al giorno, contattare il medico se si nota una difficoltà di respirazione o se si notano difficoltà crescenti con la focalizzazione cognitiva. • Aspettarsi di sentire stanchezza. • Il recupero richiederà tempo con giorni buoni e giorni cattivi, è importante riposare ogni volta che si può. Il virus viene rilevato uno o due giorni prima della comparsa dei segni clinici e può persistere fino a otto giorni nelle forme moderate di Covid-19 o anche da due a quattro settimane dopo la comparsa dei segni clinici nelle forme più gravi. • È possibile osservare una risposta positiva ai test virologici pochi giorni o anche diverse settimane dopo una risposta negativa, talvolta accompagnata dalla ricomparsa di segni clinici respiratori quando queste persone erano state considerate guarite. • Un test negativo non significa che non ha il virus ma che il test non è stato in grado di identificare il virus. • Dovrebbe comunque praticare l’allontanamento sociale, indossare una maschera, lavarti le mani frequentemente e rispettare tutte le raccomandazioni messe in atto dalle autorità sanitarie locali. • Può essere necessaria fino a una settimana prima che i risultati del test siano positivi. • I test virologici diventano negativi tre o quattro settimane dopo la comparsa dei sintomi. • Se si sviluppano segni di Covid-19, potrebbe essere necessario ripetere il test. Cosa dire a un paziente risultato positivo al test sierologico. • Un test anticorpale positivo indica che è stato precedentemente infettato dal virus (e potrebbero esserci interferenze da altri coronavirus). • La presenza di anticorpi di tipo IgM anti-Sars-CoV-2 è un marker di infezione recente. • Gli effetti a lungo termine di Covid possono influire sulla respirazione o sul cuore. È importante dire a tutti gli operatori sanitari che sei stato infettato e che sarai monitorato. • Non ci sono ancora prove che gli anticorpi forniscano una protezione completa contro questo virus. Pertanto bisogna continuare a mettere in pratica tutte le necessarie considerazioni sulla sicurezza (distanziamento, lavarsi le mani, indossare la mascherina, coprirsi la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce) e attenersi a tutte le raccomandazioni messe in atto dalle autorità sanitarie locali. Cosa dire a un paziente risultato negativo al test sierologico. • Gli anticorpi non compaiono per almeno una settimana dopo la comparsa dei sintomi e due settimane dopo che il test del virus Sars-CoV-2 risulta positivo. È possibile che abbia il virus ma non hai ancora sviluppato anticorpi. • Ci sono state segnalazioni di pazienti che avevano anticorpi contemporaneamente, risultati negativi in un momento successivo. • Se un paziente con sintomi di Covid-19 è stato in contatto con una persona malata di Covid-19, l’assenza di anticorpi non consente di affermare che il paziente non è stato in contatto con il virus Sars-CoV-2 (a causa della mancanza di sensibilità del kit sierologico utilizzato). • Se il test rileva solo o anche gli anticorpi IgM, i risultati diventano naturalmente negativi da sei a sette settimane dopo l’inizio dei sintomi e da otto a nove settimane dopo un test molecolare positivo.Quando il farmacista parla con i pazienti deve ricordarsi: • prima di rilevare la temperatura, di chiedere informazioni sull’uso di antipiretici (paracetamolo/aspirina/Fans). Inoltre, va ricordato che la tosse non produttiva (“secca”) è un concetto difficile per alcuni pazienti, pertanto va spiegato cosa si intende: la tosse influenzale inizia produttiva mentre la tosse Covid-19 è raramente produttiva. I pazienti possono essere contagiosi fino a 72 ore prima di sviluppare qualsiasi sintomo.

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Il mercato nero dei tamponi e dei test sierologici

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

Covid: Federconsumatori scrive al Commissario Arcuri, al Ministro Speranza e al Presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini per chiedere verifiche e l’applicazione di un tetto massimo ai costi dei tamponi. Sono molti i cittadini che in questi giorni ci segnalano le gravi inefficienze, i ritardi e le lunghe attese per effettuare e per ricevere gli esiti dei tamponi per verificare la positività al coronavirus. Alla luce di tempi di attesa che in alcune aree del Paese superano anche la settimana, molti cittadini, preoccupati della possibile positività e delle eventuali conseguenze, sono indotti a ricorrere a laboratori privati per effettuare tali test. Presso tali laboratori, però, fatte salve alcune convenzioni realizzate a livello regionale, i costi di tamponi e test sierologici sono affidati al libero mercato e, in molti casi, assistiamo a veri e propri fenomeni speculativi tesi a lucrare sulla preoccupazione e sull’apprensione delle persone. I test sierologici vengono effettuati a costi che raggiungono anche i 50 Euro, i tamponi invece possono superare anche i 100 Euro. Una speculazione intollerabile a danno dei cittadini, per questo abbiamo inviato una richiesta al Commissario straordinario per l’emergenza, al Ministro della Salute e al Presidente della Conferenza delle Regioni per richiedere un intervento tempestivo sulla vicenda, teso a: – monitorare i costi applicati ai cittadini, – promuovere convenzioni finalizzate ad un calmieramento dei prezzi, rendendoli omogenei sull’intero territorio nazionale, – applicare un tetto massimo ai costi di tamponi e test sierologici. È inoltre, a nostro avviso, fondamentale agire rendendo più efficienti i centri pubblici presso cui effettuare il tampone e riducendo in tal modo i tempi di attesa per i test e per gli esiti.

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Accordo tamponi a medici famiglia è sbagliato

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

“Un accordo sbagliato, un’operazione di facciata, inutile e pericolosa, che serve solo a coprire le mancanze delle Regioni nell’organizzazione dell’assistenza territoriale”. Ad affermarlo è il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Andrea Filippi, in merito all’esito della trattativa alla Sisac, l’ente di contrattazione pubblica, per i test negli studi medici del territorio e la diagnostica di base, aggiungendo che: “Non è affidando i tamponi agli studi privati dei medici di medicina generale che si contribuisce ad arginare la travolgente diffusione della pandemia”.“Un accordo sbagliato perché – osserva il dirigente sindacale – non aiuta a risolvere il problema del tracciamento sul quale ormai siamo in un drammatico ritardo per ammissione delle Regioni stesse che, infatti, mentre affidano i tamponi ai medici con un finanziamento aggiuntivo di 30 milioni, dall’altra propongono di fare i tamponi solo ai sintomatici, mostrando grandi lacune nelle operazioni di tracciamento”.Ma soprattutto, prosegue Filippi, “è un accordo pericoloso perché mina la salute di cittadini e medici che non possono garantire la sicurezza necessaria nei loro studi. È necessario uscire dalla logica dell’isolamento dei professionisti che dall’inizio della pandemia sono abbandonati senza mezzi di protezione, senza protocolli organizzativi, e senza sostegno multiprofessionale, per recuperare una logica di sistema e di organizzazione integrata”.Questo accordo, inoltre, aggiunge, “lede l’immagine dei medici di medicina generale facendoli passare per dei mercenari che lavorano a cottimo, quando al contrario sono seri professionisti che chiedono di essere tutelati insieme ai cittadini e a tutti gli operatori sanitari e che non vogliono svendere la propria sicurezza e la vita per risorse economiche aggiuntive che il governo potrebbe spendere in modo più appropriato attrezzando luoghi sicuri in contesti integrati per fare i tamponi”, conclude Filippi. By Giorgio Saccoia

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Tamponi antigenici in farmacia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

In merito alla possibilità di tamponi rapidi antigenici in farmacia, lanciata ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza, nel corso dell’incontro con le Regioni, si sono registrate aperture a livello locale. Dal Lazio è stato sottolineato che «sono in corso in queste ore gli approfondimenti tecnici per consentire il servizio in piena sicurezza e la trasmissione dei flussi informativi nelle banche dati delle Asl», mentre dalla Provincia di Trento è stata avanzata la proposta che a farlo sia direttamente il farmacista, che andrà formato. Resta, in ogni caso, da definire e gestire il tema della sicurezza. La proposta per un possibile coinvolgimento delle farmacie nell’effettuazione dei tamponi antigenici rapidi è stata ribadita anche oggi dal sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, come riferiscono le agenzie: «Si sta facendo un’enorme quantità di tamponi: siamo passati da 25.000 tamponi a 170-180.000 al giorno e arriveremo oltre i 200.000. In questo momento mi risultano acquistati 10 milioni di tamponi tra il bando che ha chiuso il Veneto che era capofila per varie Regioni e i 5 milioni di tamponi acquistati dal commissario Arcuri. Stiamo poi definendo l’accordo con i medici di medicina generale e ci potrebbe essere l’apertura alle farmacie». A livello regionale, già durante l’incontro di ieri, diversi assessori presenti hanno spinto sulla proposta, dalla Lombardia all’Umbria, e, intanto, dal Lazio, in una nota di oggi, viene fatto il punto sul percorso da seguire, tra sicurezza e trasmissione dei dati: «Ci sono due novità importanti» ha detto l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, «la prima riguarderà la possibilità per i medici di medicina generale che hanno aderito al bando regionale di eseguire i tamponi rapidi antigenici in sicurezza presso i loro studi. Sarà un servizio gratuito per i cittadini e i kit ai medici verranno forniti dal Sistema sanitario regionale. I medici che hanno aderito e sottoscriveranno il profilo di sicurezza sono più di 300 e circa 40 le Unità di cure primarie e partiranno dalla prossima settimana. L’altra novità consiste nella volontà che abbiamo espresso ieri nel confronto con il governo di far eseguire i tamponi rapidi antigenici anche dalla rete delle farmacie del Lazio. Sono in corso in queste ore gli approfondimenti tecnici per consentire il servizio in piena sicurezza e la trasmissione dei flussi informativi nelle banche dati delle Asl. In questo caso l’onere sarà a carico dei cittadini. Queste due scelte serviranno ulteriormente ad ampliare la possibilità di fare screening attraverso l’utilizzo dei test antigenici».Una ulteriore proposta, che si pone l’obiettivo di risolvere la problematica relativa al fatto che non sempre si riesce a reperire l’infermiere, parte dalla Provincia autonoma di Trento: «Qui», spiega in una nota il presidente Maurizio Fugatti, «sono già partite due sperimentazioni, con due farmacie che hanno aderito». Per ora si tratta di una «sperimentazione» che vede «la presenza dell’infermiere», in modalità drive-in. «La nostra intenzione è di allargare questa sperimentazione, anche perché ci sono altre farmacie che ci hanno dato la loro disponibilità. Ma trovare infermieri è difficile. Resta a ogni modo da affrontare la tematica della sicurezza, sia nella presenza dei pazienti in farmacia – è di ieri l’allarme lanciato dalla Ats Milano sul fatto che i contagi possano avvenire anche nelle code in attesa del tampone – sia per la tutela dell’operatore. Sul punto va registrata anche la lettera che qualche giorno fa la Fp Cgil, il sindacato della funzione pubblica, ha indirizzato al ministro della Salute, Roberto Speranza, e al direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello, per segnalare come stiano crescendo i contagi nei laboratori pubblici interessati dal tracciamento del Covid-19 e per chiedere porre in essere le necessarie azioni correttive: «Ribadiamo che chiunque eseguirà i tamponi dovrà poterlo fare in luoghi appropriati e sicuri, dotato di tutti i necessari dispositivi di protezione individuale». By Francesca Giani – fonte: Doctor33)

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Tamponi rapidi in farmacia

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani accoglie con soddisfazione la notizia che in tempi brevi sarà possibile effettuare i tamponi rapidi antigenici nelle farmacie, nell’ambito di una sperimentazione nazionale. La Federazione, tra le altre proposte avanzate per migliorare l’assistenza ai cittadini, aveva chiesto già alla fine dell’estate, in vista della ripresa della didattica in presenza, che i farmacisti fossero coinvolti nelle campagne di screening del personale e della popolazione scolastica (allora attraverso i test sierologici) così come è stato fatto nella Provincia autonoma di Bolzano e poi in Emilia Romagna. I farmacisti si sono sempre resi disponibili a fare tutto quanto necessario per collaborare al contrasto della pandemia forti della loro professionalità e della capillarità dei loro presidi, e anche durante il lockdown non hanno mai fatto mancare il loro supporto alla collettività. La FOFI ringrazia il Ministro della Salute Roberto Speranza per questa decisione, che senz’altro contribuirà a potenziare la risposta sul territorio alla pandemia.

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“Governo fallimentare su tamponi e terapie intensive”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

“L’entità delle restrizioni decise dal governo stride con il mancato potenziamento dei servizi territoriali volti al tracciamento e delle terapie intensive, nonostante le risorse già assegnate. La capacità di “testing & tracing” è inadeguata rispetto per la crescita dei nuovi casi, sia perché sarà distorta dalla sovrapposizione fra diagnosi di Covid-19 e influenza stagionale. Come dice un report della Fondazione Gimbe, non sono note né la quantità di tamponi che i singoli laboratori possono processare quotidianamente, né informazioni quantitative sul personale impegnato sul territorio nel prelievo dei campioni. Inoltre, sono riscontrabili evidenti problemi organizzativi, come le code ai “drive in” e le attese. Secondo le ultime stime di Quotidiano Sanità, i posti letto in terapia intensiva sono 6458, circa 1250 in più rispetto a quelli precedenti la pandemia ma molti di meno rispetto quelli necessari. Con 100 miliardi di scostamento, l’aumento delle terapie intensive è ridicolo. In Campania, ad esempio, il governo ha inviato 231 ventilatori per le terapie intensive e 167 per le sub intensive. Oggi risultano attivati 433 posti, ma dovrebbero invece essere 566. Il governo ha fallito, quando avrebbe potuto, con i 100 miliardi di scostamento votato anche dall’opposizione, triplicare le terapie intensive, unica vera tutela alla diffusione del virus. La narrazione del Coronavirus come mancata responsabilità dei cittadini è contraria alla realtà, che vede il governo fallimentare sotto ogni punto di vista. L’economia nazionale, già in caduta di almeno 10 punti di PIL, rischia la desertificazione.” Così il deputato FDI Federico Mollicone.

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Covid: per ambasciate Regione Lazio attiva servizio sanitario per tamponi e test sierologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2020

Roma. Sono oltre una cinquantina le ambasciate straniere attive a Roma che si sono sinora avvalse del servizio sanitario di INTI Medical Service, realizzato INTI Diplomatic Service in stretta collaborazione con la Regione Lazio, per far fronte all’emergenza Covid-29. L’intesa, che nasce da una stringene domanda delle ambasciate straniere, prevede che INTI Me-dical Service organizzi per il personale diplomatico come fare il tampone a pagamento con referto entro 24/48 ore; effettuare il test sierologico su prenotazione senza dover fare attese, con referto in 24 ore; consegna di DPI, i dispositivi di protezione individuale (mascherine, gel igienizzanti, etc.) direttamente in Ambasciata, negli uffici diplomatici e in residenza; servizio di disinfezione e disinfestazione degli ambienti. Il servizio INTI Medical Service sta riscuotendo consenso data la tendenza espansiva dell’epidemia, le procedure burocatiche e organizzative e va incontro alle esigenze delle molte sedi diplomatiche presenti nella Capitale: sono infatti ben 140 le missioni permanenti accreditate presso la Repubblica Italiana, 78 quelle presso la Santa Sede ma ubicate in Italia, e 134 presso la FAO. Ad esse si aggiungono le rappresentanze diplomatiche presso l’IFAD e il Sovrano Ordine Militare di Malta, nonché 73 presso la Repubblica di San Marino. In queste sedi lavorano circa 3 mila diplomatici, compresi i dipendenti delle cancellerie, uffici commerciali, culturali e militari. Come è noto rispetto alle altre capitali internazionali, Roma è l’unica che ospita un così elevato numero di sedi diplomatiche. https://www.inti-diplomaticservice.com/services/

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Tamponi gratuiti in Lombardia per studenti, docenti e personale Ata

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

Tamponi non a pagamento e con esiti immediati per studenti e personale scolastico docente e non docente, più una riduzione dei tempi di esecuzione e refertazione dell’esame svolto per verificare la presenza del Covid19: a prevederlo è la Lombardia, che ha in questo modo dato attuazione al DPCM del 7 settembre scorso, così da indicare la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia, da aggiornare in base all’evoluzione del quadro epidemiologico e delle conoscenze scientifiche.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “l’iniziativa della regione Lombardia va presa come modello da allargare anche alle altre regioni e province, quindi su tutto il territorio nazionale. Complessivamente, considerando tutti gli istituti, tra studenti e docenti parliamo di circa 10 milioni di individui. I quali, poi, tornano nelle loro case, alle loro famiglie e alle loro attività extra-scolastiche. I numeri ci dicono, quindi, che tenere sotto controllo il Covid19 nelle scuole e tra chi le frequenta costituisce la chiave di volta per evitare che i contagi assumano proporzioni sempre più grandi e pericolose, anche per scongiurare, dopo il prolungamento al 31 gennaio dello stato di emergenza, un secondo lockdown al quale nessuno vuole nemmeno pensare. Tra l’altro, nelle oltre 8.200 scuole italiane sono presenti in alto numero diversi lavoratori potenzialmente fragili.

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Tamponi rapidi negli studi dei medici di famiglia: la proposta fa discutere

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

I medici di famiglia sono pronti ad offrire tamponi rapidi in studio, lo ribadisce il leader Fimmg Silvestro Scotti dal 77° Congresso di Villasimius. «Ma attenzione, la categoria deve operare con le adeguate protezioni. È tempo di non fare più sconti a nessuno dopo che ci è voluta una legge per estendere ai medici convenzionati il diritto ai dispositivi. È nostro dovere non fermarci al sospetto diagnostico ma è nostro diritto non accettare più atteggiamenti di sufficienza su temi come la tutela di una classe medica di età media elevata». Le dichiarazioni di Scotti arrivano nel pieno di una nuova polemica sul tema dopo che il numero due Fimmg Pierluigi Bartoletti ha confermato che nel Lazio saranno i medici di famiglia nei propri studi tra una settimana ad offrire tamponi con responso entro un’ora evitando le file ai drive-in. Un progetto estensibile ad altre regioni con l’obiettivo di differenziare subito tra influenza e Covid-19 (il soggetto con sintomi respiratori vaccinato non dovrebbe avere l’influenza) ma che non trova tutti d’accordo. Già la campagna di vaccinazioni antinfluenzali, infatti, sta comportando crescite di afflussi di assistiti, problemi nel far rispettare i protocolli anti-Covid e richieste crescenti da parte di medici di spazi più grandi per vaccinare.L’autocandidatura dei medici di famiglia nasce anche dalla necessità di riprendere in mano la gestione del loro paziente Covid-positivo. Come emerge da un sondaggio condotto dal Centro Studi Fimmg, solo in metà delle province i medici italiani possono prescrivere tamponi e attivare direttamente le Usca, le unità speciali di continuità assistenziale; nell’altra metà si passa per il Dipartimento di Prevenzione Asl con una mail o si registra la propria richiesta nel portale elettronico Asl; in una decina di province si usano ancora telefonata e fax. Dall’indagine emerge inoltre che se in un terzo delle province il risultato del tampone è disponibile entro due giorni dalla richiesta, in un altro 28% dei casi sono necessari più di 4 giorni. Infine, solo nel 4% delle province sono al momento attivati ambulatori dei medici di famiglia indirizzati a valutare pazienti con sospetto Covid. Fimmg vuole cambiare le cose e per il ministro della Salute Roberto Speranza manda “uno straordinario messaggio al Paese, e Stato e Regioni devono mettersi subito al lavoro per garantirle condizioni di massima sicurezza. La medicina di famiglia è pezzo insostituibile dello stato e i pezzi dello stato vanno valorizzati e tutelati». A Villasimius, Speranza ha ringraziato Fimmg per il successo dello screening sierologico per cui i medici si sono proposti agli operatori delle scuole. Nella relazione Scotti ricorda gli screzi con i sindacati scettici sull’operazione: per lui resta implicito il rischio di un “declino” ove una medicina generale al bivio non accettasse nuovi compiti. Il presidente della Federazione ordini Filippo Anelli ricorda come le stesse farmacie si propongano per offrire i test per la diagnosi del virus e lancia l’altolà: «Il tema della sicurezza, competenza e responsabilità di una professione sanitaria non può essere piegato a interessi diversi dal bene comune. Se si vuole rimuovere il divieto fatto ai professionisti sanitari di esercitare in farmacia vanno anche superati privilegi o concessioni che per la farmacia hanno determinato in passato posizioni di vantaggio». Sì invece all’infermiere sul territorio, «si deve lavorare insieme. Per dire, sono inimmaginabili oggi ospedali con padiglioni di soli medici o soli infermieri». Altro capitolo, le cronicità. Il ministro intende utilizzare il periodo di emergenza per realizzare un’altra fetta di “medicina di prossimità”, la diagnostica in studio finanziata dall’ultima legge di bilancio con 235 milioni messi a disposizione delle Asl per acquisire la strumentazione richiesta dai medici di famiglia sul loro territorioIl balzo in avanti negli stanziamenti per il Ssn quest’anno, 5 miliardi, è un’occasione per rivitalizzare la sanità territoriale pubblica. Scotti ha però una seconda richiesta, il medico non può prende in carico da solo parti vitali del quotidiano del cittadino, l’organizzazione costa e la quota capitaria va rivista. «Il riconoscimento degli aumenti contrattuali 2016-18 (nel decreto legge Cura Italia ndr) contiene in sé i nuovi obiettivi di investimento volti a potenziare l’azione della medicina generale», dice il leader Fimmg intravedendo una prima ipotesi di “microteam di cure di prossimità” «che consentirà finalmente di rispondere alla richiesta del cittadino il giorno stesso grazie ad un’azione di team e non più solo del medico. La reperibilità a distanza altro non è che la presenza di una “longa manus” del medico che agisce con collaboratore e infermiere». Il medico va però messo in condizione di ammodernarsi gestendo in autonomia le risorse, «abbiamo bisogno di riqualificare la nostra quota capitaria per investire su noi stessi». È infine urgente «trasformare il corso di formazione in medicina generale in un corso di formazione lavoro dando al medico quel diritto di nomenclatura di una disciplina che è il titolo di specialità, e conferendo borse in numero corrispondente ai fabbisogni del territorio». Mauro Miserendino fonte Doctor33

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“Tamponi rapidi per il Coronavirus direttamente negli studi dei medici di famiglia”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Per convivere con il virus dobbiamo essere più veloce di lui, abbattendo tempi di attesa,decisamente troppo lunghi. Abbiamo fatto grandi passi avanti nel contrastare il virus, ma non dobbiamo commettere ancora l’errore di ancorarci ad una strategia, anche quando è evidentemente migliorabile, anzi, possiamo prendere esempio da altre regioni. Proporrò a Regione Lombardia di fare una rete di sorveglianza con la medicina generale e la pediatria sulle malattie infettive perché sarebbe opportuno che anche la nostra Regione si mettesse a lavoro per rendere possibile ai medici di medicina generale di fare i test rapidi e i sierologici al fine di garantire migliori condizioni di sicurezza. L’obiettivo è fare i tamponi dal medico in un sistema di rete regionale, che consenta il contact tracing. Con i drive in ormai non si riesce più. Il sistema, invece, così sarebbe molto più rapido: chi sospetta di essere positivo può chiamare il suo medico, che lo convoca per il tampone. I medici di base che aderiranno al progetto attraverso un avviso pubblico, inoltre, potranno organizzarsi tra di loro ed i loro nomi saranno resi pubblici in una lista. In questo modo, si creerebbe un link diretto con la Regione per rendere operativa una rete di sorveglianza dell’andamento dei casi sul territorio. Credo che riuscire a differenziare le patologie nelle fasi iniziali e a isolare prima possibile i pazienti Covid-19 sia la scelta più giusta, soprattutto in questa nuova fase di emergenza”, conclude il pentastellato Mammì.

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Tamponi bambini ad ogni starnuto?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

“Se è necessario che ad ogni raffreddore o starnuto un bambino faccia un tampone? Il rischio oggi è quello di sovraccaricare il numero di tamponi richiesti, specialmente con le scuole aperte, ma al momento non abbiamo altre soluzioni“. Così il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, interpellato sul tema dall’agenzia Dire. “Per evitare i contagi- prosegue Magi- in questo momento è necessario essere il più prudenti possibili e fare i tamponi. Certo è che se al primo segnale ci si ritrova a dover fare un tampone la situazione diventa complessa. Così come sarebbe la ‘fine’ se per ogni bambino che arriva a scuola e fa un colpo di tosse tutti i suoi compagni fossero costretti a tornare a casa e a fare i tamponi tutti i giorni”. Il tampone, aggiunge il presidente dell’Omceo Roma, non è una “passeggiata di salute- aggiunge Magi- e si stanno sperimentando altri tipi di test, che speriamo siano meno invasivi”. “Soprattutto in una grande città come Roma, capita che le persone non vadano a fare il tampone perché temono di perdere un’intera giornata. Così, il più delle volte, si convincono di avere solo un raffreddore”, spiega Magi. “A questo si sta aggiungendo il fatto che per avere l’esito del test, a volte, si devono aspettare giorni– prosegue Magi- con persone a casa in attesa di tornare a lavoro”. Secondo il presidente dell’Omceo Roma, è però necessario che i cittadini siano “pazienti, perché purtroppo è una guerra contro il virus. Quando durante la Seconda guerra mondiale gli aerei sganciavano le bombe- conclude- tutti quanti correvano nei rifugi. Dobbiamo fare lo stesso”. “Sta aumentando il numero dei ricoveri nelle terapie intensive. E questo è fonte di grande preoccupazione”, aggiunge il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi. “Si tratta dell’onda lunga di questa estate- spiega Magi- con gli ormai ‘famosi’ nipoti asintomatici rientrati dalle vacanze, che sono andati a trovare i nonni. E magari quei nonni, sottovalutando i primi sintomi perché ‘tanto è solo un’influenza’, non sono andati dal medico di famiglia perché questo avrebbe significato mettersi in fila per andare a fare un tampone. Poi invece sono finiti in ospedale”. Il problema, secondo Magi, sono quindi i “positivi sintomatici che non troviamo con i tamponi. Buona parte di questi non hanno fatto il tampone e lo fanno solo quando arrivano in ospedale”, conclude. “La Campania è la Regione con più casi in Italia? Questo dato non ha alcun significato, dipende dal numero di tamponi che si fanno”. Risponde così il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, interpellato dall’agenzia Dire in merito al ‘salto in avanti’ della Campania, che in una settimana ha avuto 1.796 positività (+38%), scavalcando Lombardia e Lazio. (fonte: agenzia Dire)

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Tamponi per chi entra in Egitto,Tunisia e Marocco

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

Foad Aodi(Amsi) dichiara: nei prossimi giorni obbligatorio avere un tampone delle ultime 72 ore per chi entra in Egitto ,Tunisia e Marocco Amsi e Umem, Co-mai e UxU ;Rischio mondiale per colpa dei contagi d’importazione ,turismo e apertura delle Scuole .Proponiamo Scuola a Giorni alterni il primo mese. Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e l’Unione Medica Euro Mediterranea (UMEM) ,La Comunita del mondo arabo in Italia ( Co-mai) insieme al Movimento Uniti per Unire(UXU) continuano a monitorare e seguire la situazione italiana ,migranti e quella mondiale grazie ai nostri rappresentanti e medici locali e confronti Televisivi giornarieri di continuo ; Ecco le ultime notizie;
1) dal 01.09 obbligatorio avere un tampone (Pcr) delle ultime 72 ore negativo per entrare in Egitto e dal 26.08 per entrare in Tunisia e in vigore anche per il Marocco e nei numerosi paesi a rischio rientro dalle vacanze;
2) aumenta la percentuale dei contagi d’importazione nel mondo e supera il 55%;
3) In Italia la percentuale dei contagi d’importazione supera il 70% concentrato da 15 paesi;
4)si conferma la percentuale del 6% dei migranti e cittadini di origine straniera contagiati in totale tra Luglio e Agosto di cui il 2% migranti irregolari;
5) tanti cittadini di origine straniera arrivano a fare 3 volte il tampone per risultare negativi;
6)la media dell’età di tutti i contagiati ad agosto è 40 anni nel mondo è 35 anni in Italia ;
7)in tanti paesi hanno dovuto richiudere le scuole per colpa di assenza di prevenzione e il rispetto del distanziamento ed i controlli degli studenti asintomatici che hanno contagiato i loro insegnanti;
8)è rafforzata la rete sanitaria e medica dell’Umem e Amsi nei 72 paesi che ci forniscono tutti i giorni dalle ore 09.00-11.00 ultimi aggiornamenti e statistiche e novità locali e mondiali;
9)Stanno aumentano i contagi in Libano per colpa della situazione politica e sanitaria e ci sarà una chiusura di 2 Settimane;
10) i contagi stanno aumentando in Libia per colpa dell’emergenza sanitaria permanente.

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Ipotesi tamponi a tappeto per la riapertura delle scuole a settembre

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

Lo riporta Il Fatto Quotidiano. “L’ipotesi è di effettuare lo screening a tutto il personale scolastico tra l’inizio di agosto e i primi di settembre, in tempo per l’avvio del nuovo anno”. Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, ai microfoni di Italia Stampa, ha fatto il punto della situazione, sottolineando come sia di primaria importanza, per arrestare la corsa del Covid-19, strutturare in maniera adeguata il distanziamento sociale in classe e rispettare le stesse direttive dentro la scuola e fuori dalle aule.Pacifico, leader del sindacato, ha infatti affermato che “con il ritorno in classe giungono nuove indicazioni, che provengono dal ministero della Salute e che riguardano la necessità, per i dipendenti pubblici ma soprattutto per il personale della scuola, di fare dei tamponi. Fermo restando che il tampone è una delle misure cautelative utili, va detto che è limitato a un determinato momento. Poiché gli insegnanti e il personale Ata saranno sempre a contatto con gli alunni tutto l’anno scolastico, significa che, così come per i medici e gli infermieri, dovrebbero fare dei tamponi periodici. Tutto questo, però, non impedisce la diffusione del Coronavirus, perché la migliore forma di arresto è, come è stato detto in tutti i modi dai membri del Comitato tecnico scientifico, il distanziamento sociale, la distanza cioè di un metro tra alunno-alunno e alunno-insegnante”.Inoltre il sindacalista autonomo ha fatto notare come “tutto ciò debba essere recepito dai nostri studenti anche al di fuori della scuola, altrimenti essa diviene un luogo rigido e invece al di fuori ognuno può fare quello che vuole. Dunque, è necessario un approccio culturale ed educativo anche da parte delle famiglie e della popolazione tutta, che porti a rispettare questo distanziamento dentro la scuola e fuori dalle aule. Per le classi si sta andando nella giusta direzione, ma aspettiamo indicazioni affinché si possa avere più spazio e attivare in sicurezza la didattica in presenza e non di emergenza. Noi siamo del parere che, anche alla scuola secondaria, non si debba arrivare a praticare didattica mista in presenza e a distanza, perché la Dad l’abbiamo fatta per due mesi, non eravamo preparati, ma non possiamo pensare che possa sostituire le lezioni frontali in presenza. Quindi invitiamo tutti gli Uffici scolastici regionali, che adesso sono autorizzati per legge ad attivare nuovi organici e nuove classi in deroga ai vincoli esistenti, a tenere presente questo, insieme ai dirigenti scolastici, e a utilizzare non solo i 3mila plessi che erano stati dismessi, ma anche gli altri 10mila che usavamo fino a 15 anni fa e che servono per far ripartire la scuola in sicurezza”.

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Covid-19: pediatri di famiglia chiedono di prescrivere tamponi e somministrare vaccini

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

«Vogliamo poter prescrivere i tamponi e somministrare i vaccini ai bambini». Questo l’appello del presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, Paolo Biasci nel corso di una conferenza stampa virtuale. Una richiesta che deriva dalla constatazione dell’esistenza di un rete diffusa, capillare ed efficiente di pediatri di famiglia che, quindi, potrebbe essere usata per testare e tracciare i contagi, monitorare i cluster familiari, individuare nuovi focolai ed evitare il riaccendersi dell’epidemia di Covid-19. La Fimp ha presentato, inoltre, un Vademecum sulla gestione del bambino nella Fase 2, da oggi a disposizione di oltre 5000 Pediatri di Famiglia italiani. Un volume di 50 pagine in cui trovare anche indicazioni sulla gestione del caso sospetto, del neonato figlio di madre COVID-19+ e comprendere alcune condizioni particolari, rilevate in questo periodo, come l’Erythema pernio-like. «Abbiamo rimodulato la nostra attività professionale – annuncia Mattia Doria, Segretario nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche della FIMP – mettendo in campo protocolli di prevenzione dei contagi, adozione di modelli organizzativi per l’accesso allo studio, permanenza nelle sale di aspetto e di visita, applicazione del triage telefonico, utilizzo di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale e sanificazione degli ambienti. È tutto contenuto nel nostro Vademecum».
Biasci invita a pensare attentamente alla fase 3, alla convivenza con il virus in una nuova normalità. «Non possiamo permetterci di muoverci in un nuovo perimetro con vecchi schemi. In questi giorni abbiamo appreso con stupore dell’esistenza di un gruppo di lavoro – racconta Biasci – formato da Anci e Ministeri Istruzione, Salute, Famiglia e Lavoro che sta definendo assieme ad una società scientifica di area pediatrica le norme che regoleranno gli accessi negli asili e nei centri estivi, entrando nello specifico di attività proprie dei pediatri di famiglia che in tale gruppo non sono rappresentati. Dovremo produrre un inutile certificato di “assenza di malattie contagiose e diffusive” per i bambini che frequenteranno asili e centri estivi e far eseguire preventivamente un tampone diagnostico? E per quale motivo sarà necessario un certificato per i bambini e non per le persone che rientrano al lavoro? Certamente così non si tutela la salute dei nostri pazienti né quella della loro rete sociale, in un momento in cui “patenti” di immunità sul Covid-19 non ci sono per nessuno, grandi o piccini che siano». Biasci aggiunge: «Dobbiamo guardare alla Fase 3, immaginando che una nuova ondata di Covid-19 possa non essere clinicamente distinguibile dall’influenza stagionale, specie nel setting extraospedaliero iniziale. Il virus influenzale nella fascia d’età 0-14 anni ha un’incidenza del 26%. Crediamo sia opportuno praticare la vaccinazione anti-influenzale nei bambini a rischio e in quelli sani fino a 6 anni. Sempre pensando a una difficoltà di diagnosi differenziale, sarebbe opportuno mantenere anche la protezione contro il Rotavirus, data la possibile presentazione clinica del Covid-19 con manifestazioni gastroenteriche».Durante la conferenza è intervenuto anche Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva, che ha sottolineato l’importanza delle cure primarie per il Servizio sanitario. Il suo auspicio è che «venga messa in campo in modo sinergico l’azione dei pediatri per una omogeneità nell’accesso sul territorio, anche dagli altri attori del sistema. Il Vademecum è un importante passo avanti anche in questo senso. Già prima di questa emergenza sanitaria avevamo messo in luce i limiti di un sistema sanitario frammentato che genera disuguaglianze, e del rischio legato al disegno di una autonomia differenziata. Tutti i bambini che vivono in questo Paese, tra tempi di attesa per diagnostica, visite e accesso alle terapie, devono avere il medesimo diritto alla cura. Per raggiungere questo obiettivo deve essere coinvolta la Pediatria di libera scelta». Biasci conclude: «Continueremo a contribuire al contenimento della diffusione del contagio, segnalando tempestivamente i casi sospetti ai Servizi Sanitari locali, secondo le modalità attivate da Regioni e Province autonome. Ma dobbiamo preparare la Fase 3 per gestire il cambiamento e non esserne sopraffatti, con percorsi specifici per il Covid-19 in età pediatrica e regole chiare sull’ammissione a scuola, la quarantena da rispettare, i tamponi da eseguire, il tracciamento e gli esami cui sottoporre l’intera rete familiare o sociale. Come FIMP possiamo fare la nostra parte». (by Anna Capasso – fonte Doctor33)

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Commercio, USB: le aziende che non effettuano tamponi devono chiudere

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

I lavoratori del Commercio e della Grande Distribuzione non si sono mai fermati, hanno garantito alla cittadinanza gli approvvigionamenti primari, perfino nelle zone focolaio del Coronavirus. Ad oggi, però il Governo non ha ancora predisposto un monitoraggio uniforme nel settore per verificare la salute dei lavoratori e agire tempestivamente in caso di risultati positivi.
Usb, che fin dallo scoppio dell’epidemia, denuncia la forte esposizione a rischio dell’intero settore, prende atto con piacere della delibera della Regione Toscana. Questa ha imposto alle aziende di effettuare gli screening su tutti i dipendenti per verificarne le reali condizioni di salute.Tale passo, se pur in ritardo, è fondamentale per ridurre il rischio di contagio sia per i lavoratori sia per i consumatori che quotidianamente frequentano i punti vendita alla ricerca di beni essenziali e non. Usb ha inviato a tutte le Regioni la richiesta di prendere provvedimenti simili se non più stringenti. Ricordiamo come sia ormai dimostrato che il virus si diffonda per via area, ben oltre il metro di distanza.Ad oggi, sono molte le catene commerciali che non hanno fornito neanche le mascherine previste dalla normativa, le uniche effettivamente protettive. La sanificazione a fondo rimane per lo più inapplicata, la maggior parte dei negozi si limita ad una pulizia ordinaria che nulla ha a che vedere con il rischio biologico costituito dal Coronavirus. Il risvolto sono centinaia di lavoratori ammalati senza alcun tipo di controllo istituzionale. In alcuni casi, addirittura, la catene commerciali hanno omesso di segnalare alla Asl presunti casi positivi, sostituendoli con dipendenti fuori sede o richiamati forzatamente dalle ferie. Tutto è stato lasciato nelle mani delle singole Regioni.Usb, pertanto, le esorta a tutelare davvero lavoratori e consumatori, prendendo provvedimenti univoci e concreti.Proprio adesso che si parla di fase due, con una maggior platea di lavoratori coinvolti e persone in strada, devono essere chiusi, o non riaperti, quei punti vendita che non garantiscono le misure minime di prevenzione e protezione. A partire proprio dal monitoraggio dei lavoratori che si trovano durante tutto il loro turno a contatto diretto con il pubblico e con potenziali soggetti positivi. Non accetteremo nessuna misura più leggera, pronti alla mobilitazione fino all’astensione dal lavoro, visto il grave rischio per la salute in atto.

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Regione Lombardia Carenza Tamponi e reagenti

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

Sulla mancanza di reagenti per i tamponi Covid 19 interviene Marco Degli Angeli, consigliere regionale del M5S Lombardia portando come esempio l’esperienza del Laboratorio di Virologia dell’Ospedale di Udine coordinato dal Prof. Corrado Pipan che in pochi giorni ha raddoppiato la capacità di analisi. “Quello di Udine – ha commentato il Consigliere Regionale M5S Marco Degli Angeli – è un protocollo da portare all’attenzione della Comunità Scientifica e dei decisori Politici. In un momento disperato, grazie agli sforzi dei ricercatori biomedici, è stato possibile mettere a punto un nuovo protocollo, che ha tagliato i costi e dimezzato i tempi di risposta, consentendo di bypassare il il problema legato alla carenza internazionale dei kit di estrazione dell’Rna e, contemporaneamente, mantenere lo stesso profilo di amplificazione.“In data 11 aprile, per sollecitare una possibile soluzione rispetto al tema dei tamponi – racconta il consigliere del M5S Marco Degli Angeli – ho sottoposto al Ministero della Salute, all’ Assessorato Welfare di Regione Lombardia e ai Laboratori Lombardi, questo importante paper scientifico”. Con il nuovo protocollo il campione viene trattato attraverso metodi fisici, come il cambio repentino di temperatura, in presenza di enzimi litici (proteinasi k) e di blandi detergenti, consentendo l’estrazione dell’Rna virale senza far ricordo ai kit finora utilizzati, che sappiamo esser di difficile reperimento a livello internazionale. “Questo dimostra – precisa Degli Angeli – quanto sia importante investire in Ricerca. Abbiamo già chiesto a Regione Lombardia dei fondi aggiuntivi per il rafforzamento dei laboratori e per finanziare borse di studio e stabilizzare il personale biomedico. Per gestire al meglio la cosiddetta Fase2 – conclude Degli Angeli – è importante preservare la capacità dei laboratori di effettuare analisi diagnostiche e attività di sorveglianza di altre malattie, quindi, come gruppo M5S ci auguriamo che ci arrivino presto risposte dalla nostra Regione.”

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