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Posts Tagged ‘tassazione’

Tassazione GAFA. Il rimedio peggio del male?

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2019

La Francia ha deciso lo scorso 11 luglio di tassare del 3% il fatturato lordo dei grandi gruppi tecnologici, provvedimento mediaticamente noto come “tassa GAFA”, dall’acronimo dei maggiori giganti del settore (Google, Amazon, Facebook e Apple), anche se, per esempio, non può non coinvolgere altri giganti tipo Airbnb e Booking. Provvedimento molto poco accetto dalla presidenza Usa di Donald Trump, che ha minacciato ritorsioni sul vino francese. Questo in un contesto in cui non ci sono accordi nell’Ue, essenzialmente grazie all’opposizione in materia di Danimarca, Irlanda, Svezia e Finlandia. Vedremo cosa accadrà nei prossimi incontri, anche a partire da quello del G7 a Biarritz a fine agosto che, anche se non dell’Unione, potrà fornire quantomeno delle tendenze e dei desiderata in merito.Ma intanto in Francia Amazon è la prima a reagire. Ha annunciato che, a partire dal prossimo 1 ottobre, questo 3% lo compenserà aumentando della stessa percentuale l’importo che le piccole e medie imprese (PMI) pagano per usare la sua piattaforma. Così argomenta Amazon: “Dato che operiamo nel settore di vendite al dettaglio altamente competitive e a basso margine e investiamo pesantemente nella creazione di strumenti e servizi per i nostri clienti e partner distributori, non siamo in grado di assorbire un’imposta aggiuntiva basata sul fatturato”. E continua: questa situazione potrebbe anche “mettere le piccole aziende francesi in una posizione di svantaggio competitivo rispetto alle loro controparti in altri Paesi. Noi, come molti altri attori, abbiamo avvertito le autorità”.Se qualcuno sostiene che si tratta di una mossa inattesa, o è stupido o è in malafede. Non era difficile, visto che si tratta di regole base di qualunque economia di mercato, che i maggiori costi un’azienda li faccia cadere sulla filiera… e, passo passo, si arriverà al tassello finale, il consumatore. Questo vuol dire che non è questa la strada da seguire? Oppure ci dobbiamo rassegnare, perché nel nostro sistema economico è sempre il consumatore finale che deve pagare? Ma se dobbiamo sottostare a questa rassegnazione… se l’obiettivo era quello di ridimensionare il peso economico e fiscale del GAFA… siamo sicuri che lo si stia perseguendo, visto che loro guadagnano lo stesso di prima? Non solo, ma prima che ci sia una stabilizzazione della nuova situazione, nel frattempo non si può escludere che diverse delle PMI coinvolte avranno problemi, e che altrettanti problemi ci saranno per i consumatori; e questo determinerà un calo dei consumi, della fiducia dei consumatori e delle imprese e tutte le conseguenze che tali cambiamenti implicano nell’assetto economico complessivo.
Una serie di domande a cui, allo stato, è difficile rispondere. Intanto possiamo prendere atto, a partire da quanto sta accadendo in Francia, che le decisioni modello 2+2=4 non sempre sono quelle che rendono tutti più uguali. Anzi. Nel nostro caso sembra che questo 3% aumenterà ancor di più il divario tra GAFA e la filiera che sottostà ai suoi servizi.
Quindi: il loro potere aumenterà? Il rimedio peggio del male? Al momento una sola cosa sembra certa: nel mercato dell’Unione non è proprio il caso di procedere a “briglia sciolta”, che la nostra forza contro eventuali ritorsioni americane (Trump non è un parolaio) è una delle più importanti carte da giocare che abbiamo. A Bruxelles sono in diversi a saperlo, ma ciò che ci preoccupa, a partire dall’Italia, sono i tanti che “non capiscono”. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La tassazione dell’economia digitale tra sviluppi recenti e prospettive future

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Roma Giovedì 29 novembre 2018, dalle 9.30 alle 17.30, presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana, Sala Igea – Palazzo Mattei Di Paganica, piazza della Enciclopedia Italiana 4, si terrà un convegno organizzato dall’Università Europea di Roma e da Treccani, sul tema “La tassazione dell’economia digitale tra sviluppi recenti e prospettive future”.L’incontro sarà aperto da un saluto del Prof. Alberto Gambino, Pro-Rettore dell’Università Europea di Roma e del Prof. Emanuele Bilotti, Coordinatore del Corso di Laurea in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma.Il convegno intende approfondire le tematiche legate alla fiscalità dell’economia digitale avendo riguardo sia al versante interno sia a quelli europeo ed internazionale. Dopo gli indirizzi di saluto da parte delle autorità accademiche, verrà presentato ai partecipanti il profilo di “Diritto e gestione delle nuove tecnologie” recentemente attivato nell’ambito del Corso di Laurea in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma, a testimonianza dell’attenzione che l’Università riserva al settore della digital economy.In seguito si apriranno i lavori del convegno, organizzati in due sessioni, una mattutina ed una pomeridiana. Nella sessione mattutina, dopo un’analisi della tassazione dell’economia digitale dal punto di vista economico, verranno esaminate le elaborazioni in materia condotte in sede OCSE e le recenti proposte di direttiva europea sulla digital services tax e sulla tassazione fondata sulla stabile organizzazione virtuale.
Nella sessione pomeridiana, organizzata in forma di tavola rotonda, verranno affrontati i temi delle modifiche alla nozione di stabile organizzazione prevista nell’ordinamento tributario nazionale, delle diverse misure adottate dal legislatore italiano negli ultimi anni per tentare di assoggettare ad imposizione il settore della digital economy e dell’inquadramento nel nostro ordinamento tributario delle criptovalute.Nel convegno verranno approfondite anche le strategie fiscali attualmente applicate nel settore dell’economia digitale, con importanti testimonianze provenienti dal mondo imprenditoriale e, più precisamente, da persone che ricoprono ruoli di responsabilità con riferimento alle strategie fiscali di gruppi multinazionali attivi nel settore dell’economia digitale.

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Affitti brevi: novità sulla tassazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

case al mareDallo scorso Giugno anche per le locazioni brevi tra privati/persone fisiche -stipulate generalmente per uso turistico- è applicabile la tassazione con la cedolare secca in alternativa a quella ordinaria, grazie alla conversione in legge del decreto 50/2017 (Legge 96/2017).Si tratta di contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata fino a 30 giorni inclusi quelli dove è prevista la fornitura di biancheria e/o di pulizia, stipulati da persone fisiche direttamente o tramite agenzie o siti di intermediazione (come Airbnb o Booking). Sono interessati i contratti stipulati tra persone fisiche, sia il locatore che il locatario, che agiscono al di fuori dell’eventuale attività di impresa esercitata. Non sono coinvolti quindi i contratti stipulati con una ditta, impresa, professionista, etc.Si ricorda che i contratti di locazione di durata inferiore ai 30 giorni non devono essere registrati e quindi non è dovuta imposta di registro, ma i redditi che ne derivano sono soggetti ad irpef.A regime ordinario i redditi da affitto vengono tassati in sede di dichiarazione dei redditi applicando l’irpef sull’importo più alto tra il canone (annuo) di locazione ridotto del 5% e la rendita catastale (art.37 del TUIR, Dpr 917/86).
Dal 1 Giugno 2017 -per la precisione per i contratti stipulati da tale data- a questi redditi si può applicare in alternativa e in via opzionale la cedolare secca con aliquota 21%. Stessa cosa per i contratti di sub-locazione e di comodato non gratuito aventi le stesse caratteristiche. L’opzione per la cedolare secca può essere trasmessa all’Agenzia delle entrate tramite il modello Rli oppure direttamente in sede di dichiaraizone dei redditi. Trattandosi di contratti non soggetti a registrazione obbligatoria la compilazione è semplificata.In alternativa la tassa sostitutiva può essere pagata dagli intermediari (agenzie o siti) intervenuti nella conclusione del contratto se questi si occupano anche della riscossione dei canoni di affitto o intervengono nei pagamenti, tramite applicazione di una ritenuta d’acconto sui canoni stessi, con modello F24 ed utilizzando il codice tributo appositamente creato “1919” entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata. In questo caso gli intermediari operano come sostituti d’imposta e quanto pagato figura come a+cconto se il locatore/beneficiario non ha esercitato l’opzione per la cedolare.Gli intermediari inoltre devono comunicare annualmente all’Agenzia delle entrate i dati dei contratti di affitto breve stipulati a seguito del loro intervento. Chi incassa i canoni o interviene nel pagamento degli stessi è tenuto anche a incassare la tassa di soggiorno per conto del Comune (Dl 78/2010 art.14 c.16). (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Tasse: Per la Cassazione è nulla la cartella emessa dal concessionario non competente per territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

TasseAltro “Stop” da parte di una significativa decisione della Cassazione per la vecchia Equitalia, che come ricorda lo “Sportello dei Diritti”, ha passato le sue competenze dal 1 luglio scorso all’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Con l’ordinanza 19577/17, pubblicata in data odierna dalla sezione tributaria della Suprema Corte, è stato ribadito e precisato il principio secondo cui è nulla la cartella di pagamento emessa dal concessionario del servizio di riscossione se territorialmente incompetente. Per i giudici di legittimità – con la decisione in questione che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene meritevole di diffusione – non trova nessun fondamento il fatto che la cartella esattoriale non sia un atto esecutivo perché tale circostanza non esclude che debba essere emanata solo da un concessionario che opera nel territorio in cui il contribuente iscritto a ruolo ha il suo domicilio fiscale. Nella fattispecie, i giudici di Piazza Cavour hanno accolto il ricorso di una società, che si era vista notificare a cura di Equitalia Esatri S.p.A. una cartella di pagamento di oltre 160mila euro a seguito della liquidazione delle imposte dovute in base alle dichiarazioni. Già in primo grado l’azienda aveva impugnata l’atto impositivo, rilevando la nullità per incompetenza territoriale del concessionario del servizio di riscossione per la provincia di Varese. Ma sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella regionale della Lombardia pur rilevando l’incompetenza territoriale, avevano ritenuto comunque valida la cartella di pagamento emessa da un concessionario non più competente per l’esecuzione. I giudici di legittimità, ribaltando i verdetti dei gradi di merito hanno ritenuto errate le conclusioni cui è giunta la sentenza della CTR ed hanno accolto il ricorso della contribuente ricordando che già con la sentenza 8049/17, aveva rilevato l’illegittimità dell’atto (in quel caso, un fermo di beni mobili registrati) emesso, «in violazione del criterio determinativo della competenza stabilito dai citati articoli 12, comma 1, e 24, comma 1, del Dpr. n. 602/73, da un concessionario operante in un ambito territoriale diverso da quello in cui è compreso il domicilio fiscale del contribuente e, perciò, territorialmente incompetente». Tale conclusione vale anche per la cartella di pagamento, emessa da un concessionario del servizio di riscossione territorialmente incompetente, «atteso che gli articoli 12, comma 1, e 24, comma 1, del decreto citato, delimitano la competenza per territorio del concessionario con riguardo, in generale, a tutti gli atti successivi alla consegna del ruolo, inclusa, quindi, la cartella di pagamento». L’illegittimità della cartella di pagamento, infatti, deriva dal fatto che «la competenza per territorio a emanare gli atti di riscossione, così come quella a emanare gli atti di accertamento in quanto definisce e delimita, in base a previsioni di legge, il potere spettante a ciascun ufficio non può essere derogata al di fuori delle ipotesi espressamente previste». A nulla vale la circostanza che la cartella di pagamento non sia ancora un atto esecutivo: ciò non esclude, che possa essere legittimamente emanata solo dal concessionario che opera nell’ambito territoriale in cui il contribuente iscritto a ruolo ha il proprio domicilio fiscale.

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Tassazione: le multinazionali devono rivelare quante tasse pagano per paese

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

strasburgoStrasburgo. I deputati europei hanno approvato in prima lettura nuove regole UE che obbligherebbero le grandi multinazionali a fornire informazioni pubbliche sul quante tasse che pagano in ogni Paese del mondo.I deputati hanno approvato una proposta legislativa che obbligherebbe le multinazionali di fornire al pubblico le dichiarazioni contabili paese per paese – con possibili esenzioni in caso di informazioni commercialmente sensibili. Si tratta del cosiddetto ‘country by country reporting’ (Cbcr).L’obiettivo è quello di aumentare la trasparenza fiscale rendendo pubblico il quadro delle imposte pagate dalle imprese e il luogo in cui tali imposte vengano pagate.Secondo le misure proposte dai deputati, che dovranno essere concordate con i ministri UE, le informazioni sull’imposta sul reddito delle multinazionali con un fatturato globale pari o superiore a 750 milioni di euro verrebbero pubblicate per ogni giurisdizione fiscale in cui l’impresa o la sua affiliata opererebbe. Questi dati sarebbero disponibili gratuitamente e resi accessibili a tutti sul sito web dell’impresa.La società sarebbe inoltre responsabile di inserire le informazioni in un registro pubblico gestito dalla Commissione europea.Tra le informazioni da condividere ci sono:
· il nome della compagnia e, ove possibile, la lista di tutte le affiliate, una breve descrizione delle attività e la posizione geografica di ognuna di essa;
· il numero di impiegati a tempo pieno;
· l’ammontare del fatturato netto;
· il capitale dichiarato;
· l’ammontare dell’utile o della perdita prima dell’imposta sul reddito;
· l’importo dell’imposta sul reddito pagata durante l’anno fiscale in questione da parte dell’impresa e delle sue succursali nella relativa giurisdizione;
· l’ammontare dei guadagni totali, e
· se le imprese, le affiliate o le succursali beneficiano di un trattamento fiscale preferenziale.

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Italia tassazione imprese: da Stato terzo mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

tasse“Con una tassazione 25 volte maggiore agli altri Paese europei anche la Corte dei Conti certifica lo stato di involuzione dell’Italia, la mancanza di una politica economica e fiscale capace di sostenere le imprenditorialità e quindi la crescita e l’occupazione. Non basta abbassare il cuneo fiscale, cosa che anche auspica la magistratura contabile, ma occorre una vera e propria rivoluzione legislativa che tagli drasticamente gli adempimenti burocratico-amministrativi (che hanno un costo sia economico sia di tempi) e affrontare una semplificazione fiscale. Altrimenti non resterà altro da fare che affidarsi alla Corte di Giustizia europea per difendersi da quella che sempre più appare come un’aggressione indebita nei confronti del proprio lavoro”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli commentando i dati della Corte dei Conti.

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Se Obama avesse saputo…

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2016

obamanobel1_int“Se Renzi avesse detto a Obama tutta la verità, il presidente degli Stati Uniti d’America avrebbe scelto il no. Non c’è l’elezione diretta né nel capo dello Stato né del presidente del Consiglio. Non c’è il limite sulla tassazione per famiglie e imprese, non c’è la norma a tutela dei giovani per impedire che paghino loro il debito pubblico, non c’è la norma antiribaltone che impedisca ai parlamentari eletti di passare dall’opposizione al governo, non c’è la difesa della sovranità nazionale minacciata da potentati e organismi europei. Non c’è nulla della democrazia decidente americana. Per questo motivo, siamo sicuri Obama avrebbe fatto un’altra scelta”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. (n.r. Non credo che Obama non fosse a conoscenza della situazione italiana. La verità, probabilmente, è un’altra. E’ che le multinazionali americane stanno facendo enormi pressioni per poter avere il via libera per esercitare in posizione egemone in Europa e si ritiene che l’appoggio italiano possa funzionare da grimaldello per scardinare l’opposizione degli altri paesi comunitari. Ciò spiega l’accoglienza al nostro presidente del Consiglio ma rischia di diventare un prezzo molto elevato per le nostra già dissestate economie e per lo status già precario dei nostri lavoratori che finiranno con l’essere letteralmente schiacciati dal bulldozer statunitense.)

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La tassazione delle rendita finanziaria: l’assurdita’ dei criteri di calcolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 maggio 2016

evasione-fiscale-controlliIl nostro sistema fiscale ha mille assurdità che vengono ormai accettate comunemente come una sorta di fatalità. Cosa che tutti sanno essere assurde ma che nessuno prova neppure più a cambiare.Una di queste è il fatto che si possa pagare le tasse su delle perdite finanziarie.Questo può capitare in diversi casi abbastanza speciali, che riguardano un numero piuttosto isolato di persone, ma capita anche in una categoria di investimenti estremamente diffusa ovvero gli OICR, categoria nella quale rientrano, fra l’altro, gli ETF.
Gli ETF sono – in sostanza – dei panieri di titoli. Acquistando un singolo titoli si acquista un intero comparto e questo permette di diversificare il rischio.Per capire dove sta l’inghippo bisogna prima sapere che in Italia vige la distinzione fra redditi di capitale e redditi diversi.I primi, i redditi di capitale, dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) scaturire da eventi certi, come lo stacco di una cedola o di un dividendo, mentre i secondi dovrebbero derivare da eventi incerti (ad esempio se acquisto un’azione) che possono produrre sia minusvalenze (in caso di perdite) che plusvalenze (in caso di guadagno). Le minusvalenze ovviamente si compensano con le plusvalenze e la tassazione si applicherà solo sull’effettivo guadagno netto. Fin qui la teoria, la pratica, purtroppo è bene diversa. I proventi derivanti dalla vendita di ETF, ad esempio, sono classificati come redditi di capitale mentre le perdite sono classificate come redditi diversi. Ciò significa che quando si guadagna con gli ETF non si può compensare con quando si perde.Perché questa assurdità? Per una errata classificazione. Gli ETF non generano, chiaramente, dei redditi certi. Sono per loro natura incerti, ma la legge li classifica in modo errato. Tutti lo sanno, non c’è nessuna spiegazione plausibile per questo errore, ma nessuno fa nulla.Purtroppo, in Italia, siamo talmente abituati alle ingiustizie fiscali che non fanno più neppure scalpore quando riguadagno centinaia di migliaia di persone. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio Associazione per i diritti degli utenti e consumatori)

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Cresce l’evasione delle big-company

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

evasione-fiscale-controlliNel 2014 l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 3,4% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 4,7%. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine di 180,7 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani.
Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.
La prima riguarda l’economia sommersa. L’esercito di lavoratori in nero si gonfia sempre di più è composto da circa 2,9 milioni di persone, molti dei quali cinesi o extracomunitari. In tale categoria sono stati ricompresi anche 850.0 00 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 34,3 MLD di euro.
La seconda è l’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina in testa) che, nel nord Italia è cresciuta nel 2014 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non “contabilizzati” produca un’evasione d’imposta pari a 78,2 MLD di euro l’anno.
La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che il 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali o utilizzano “teste di legno” tra i soci o amministratori. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, il 78% non versa le imposte dovute. Si stima un’evasione fiscale attorno ai 22,4 MLD di euro l’anno.
La quar ta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94% delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 37,8 MLD di euro all’anno. Nel 2014, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 14,2% le imposte dovute all’erario.
Infine c’è l’evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all’erario circa 8,0 miliardi di euro l’anno.
In testa nel 2014, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta la Lombardia, con +5,2%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 4,9% e la Valle d’Aosta con +4,7%. A seguire la Liguria con +4,6%, il Piemonte con 4,5%, il Trentino con 4,1%, il Lazio con +3,9%, , l’Emilia Romagna con +3,8%, la Toscana con +13,6%, le Marche con +3,3%, la Puglia con +2,6%, alla Campania +1,0 %, la Sicilia con +0,6% e l’Umbria con +0,1%.
La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2014, di circa il 5,9%.
In Italia i principali evasori sono gli industriali (33,2%) seguiti da bancari e assicurativi (30,7%), commercianti (11,8%), artigiani (9,4%), professionisti (7,5%) e lavoratori dipendenti (7,4%).
A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (27,1%). dal Centro (22,2%) e Sud (19,3%).
“Per combattere l’evasione fiscale – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – bisogna riformare il fisco italiano introducendo la tax compliance, seguendo ciò che avviene nei principali paesi europei che hanno ridot to le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici e sopratutto eliminato gli sprechi della pubblica amministrazione. L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dalle grandi imprese italiane. Fino a quando non migliorerà l’efficienza dell’amministrazione finanziaria e si taglieranno le spese della casta, il governo avrà bisogno di far cassa ad ogni costo, incassando i soldi “pochi, maledetti e subito” arrivando addirittura a depenalizzare il reato di evasione fiscale per banche e grandi imprese. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto utilizzando l’accertamento con adesione, un vero e proprio condono permanente”.
LA MAPPA DELL’EVASIONE FISCALE IN ITALIA (ANNO 2014)
ECONOMIA SOMMERSA Almeno 2.900.000 occupati svolgono un’attività irregolare come lavoratori dipendenti: 34,3 MLD
ECONOMIA CRIMINALE Cont rollo del territorio: 78,2 MLD
SOCIETA’ CAPITALE Il 78% delle società di capitali dichiara redditi negativi o meno di ? 10 mila 22,4 MLD
BIG COMPANY Transfer pricing conti off-shore e società estere ? 37,8 MLD
LAVORATORI AUTONOMI E PICCOLE IMPRESE Mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali: 8,0 MLD
TOTALE: 180,7 MLD

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Droga: italiani al primo posto in Europa per consumo di cannabis nell’ultimo anno

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2012

Ancora una volta l’Italia nelle posizioni d’avanguardia nelle graduatorie negative a livello internazionale. Un’altra conferma in tal senso viene dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) che ha preso in esame la popolazione compresa nella fascia che va dai 15 ai 64 anni. Pensate che nella speciale classifica abbiamo la medaglia d’oro in Europa per consumo di cannabis nell’ultimo anno(14,3%); siamo al secondo posto (6,9%), dopo la Spagna (7,6%) per uso della canapa nell’ultimo mese; mentre il 32%, quindi circa un terzo della popolazione ha consumato cannabis almeno una volta nella vita piazzandoci così al terzo posto dopo la Danimarca (32,5%) e la Spagna (32,1%). Tutte cifre che nelle singole classifiche (+7,6%, +3,3%, +8,8%) ci pongono ben al di sopra delle rispettive medie europee, un primato che condividiamo solo con la Spagna.
Altissimo anche il consumo di droghe pesanti. Si pensi che l’Italia è puntualmente al terzo posto per utilizzo nell’ultimo mese (0,7% della popolazione analizzata; +0,2 rispetto alla media europea) di cocaina, nella fascia 15-64, nell’ultimo anno (2,1%; +0,9%) e nella classifica di chi ha provato la polvere bianca almeno una volta (7%; +2,7%).
Meno utilizzate le droghe sintetiche quali anfetamine ed ecstasy con percentuali al di sotto della media europea: gli italiani tra i 15 e i 64 anni che hanno fatto uso di queste sostanze nell’ultimo mese sono lo 0,3%; quelli che le hanno usate nell’ultimo anno sono l’1,1%; quelli che le hanno provate almeno una volta nella vita sono il 6,2%..
La cosa che fa più preoccupare è il trend negativo vissuto dall’Italia dal 2001 al 2008 che ha segnato aumenti da capogiro, dal 9,2% al 20,3%, che segnano il massimo incremento a livello europeo, ovvero un aumento dei consumatori di cannabis dell’11,1% in meno di dieci anni.
Preoccupante anche il numero dei giovani e giovanissimi italiani (15-34) che hanno fatto uso di cocaina nell’ultimo anno, dal 1990 al 2010 se si guarda alla media europea, è preoccupante: dal 2001 al 2005 i consumatori di polvere bianca sono cresciuti dell’1,5% mentre solo dal 2005 al 2008 c’è stato un leggero trend inverso con un decremento dello 0,3%.
Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, alla luce di numeri così alti, sul consumo di cannabis e cocaina non è semplice ipotizzare soluzioni rapide ed efficaci che riducano in maniera drastica i consumi di sostanze stupefacenti.
A tal proposito è interessante il rapporto 2011 della Commissione globale per le politiche sulla droga, di cui fanno parte Kofi Annan e numerosi ex capi di Stato, che ha esortato i governi a prendere in considerazione la via della legalizzazione delle droghe leggere al fine di colpire efficacemente la criminalità organizzata e costituire un’ingente fonte di liquidità per le casse dello Stato. Addirittura una ricerca dell’Università La Sapienza di Roma da parte del prof. Marco Rossi ha calcolato che con provvedimenti di tal tipo si potrebbero recuperare 5,5 miliardi di euro all’anno rivenienti dalla tassazione sulla vendita della sola cannabis.
Per i proibizionisti, ovviamente la liberalizzazione è da ripudiare per una serie di motivazioni anche condivisibili tra cui il rischio di un aumento ancor più marcato dell’uso di droghe. In tal senso però sono scarsi i dati scientifici a supporto dell’una o dell’altra tesi. Per la verità il Portogallo a partire dal 2001 ha legalizzato il consumo delle droghe ed in particolare di quelle leggere con la conseguenza accertata di un drastico calo nell’utilizzo proprio della cannabis.

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Pressione fiscale per le imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

L’Italia è il primo Paese in Europa e il 13° al mondo per la più alta pressione fiscale sulle imprese. Imposte e tasse pagate dalle aziende sui profitti lordi, vale a dire il cosiddetto total tax rate, raggiungono la percentuale del 68,5%, un vero e proprio record che non ha eguali in Europa, nella classifica dei Paesi europei con il maggiore prelievo fiscale sull’attività d’impresa dietro l’Italia c’è la Francia con il 65,7%, poi la Germania con il 46,7%, la Spagna con il 38,7% ed il Regno Unito con il 37,3%. Per i nostri imprenditori le cose peggiorano se si considerano i tributi aggiuntivi come l’Iva sui consumi, le accise sui carburanti e sull’energia elettrica, l’IMU, l’Irpef e i contributi sociali del dipendente pagata dal datore di lavoro, l’Irap. Si calcola che tutte queste voci fanno lievitare all’86,4% il prelievo di risorse per le imprese. E mentre le imprese italiane sopportano questo salasso, una larga parte dell’economia sfugge a qualsiasi tassazione e prospera indisturbata. Alcuni autorevoli studi indicano che le attività sommerse infatti generano un valore aggiunto che oscilla tra un minimo di 255 miliardi di euro e un massimo di 275 miliardi di euro, pari rispettivamente al 16,3% e al 17,5% del PIL.(Confartigianato imprese Crotone)

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La pressione fiscale in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 ottobre 2011

No More Taxes!!!!

Image by Topato via Flickr

Molto preoccupante – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – la valutazione di Banca d’Italia sulla pressione fiscale nel 2012 al 43,8% senza contare gli effetti della delega fiscale ed assistenziale che peseranno, sempre nel 2012 dello 0, 25%, ma addirittura dell’1% nel 2013. Questo significa – prosegue Giordano – che a fronte della forte evasione fiscale le persone oneste che non possono evadere il fisco, cioè dipendenti e pensionati, avranno una tassazione non inferiore al 47-48%. Ciò significa anche che lavoreranno per metà della loro vita per lo Stato. È necessario – conclude Giordano – che la delega non aggravi la pressione fiscale, ma anzi la riduca concretamente. Questo significa che non vi possono essere ulteriori condoni che vanificano la lotta all’evasione fiscale, ma che deve essere introdotta una patrimoniale (esclusa la prima casa) per persone e società, l’alienazione di almeno il 30% del patrimonio immobiliare e demaniale pubblico, il taglio ai costi della politica, in maniera tale da riequilibrare una pressione fiscale che grava sui soliti noti.

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Sciopero generale 6 settembre 2011

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 agosto 2011

Le confederazioni e le organizzazioni sindacali USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas e USI riunitesi il giorno 24 agosto 2011, hanno condiviso e concordato quanto segue. Si considera indispensabile una forte risposta dei lavoratori alle manovre di luglio e di agosto del governo. In questo senso si indice lo sciopero generale di 8 ore per il giorno 6 settembre 2011, quale primo momento di una mobilitazione che non si esaurisce chiaramente con questa azione di lotta, a sostegno della seguente piattaforma:
• contro le politiche dell’Unione europea e le manovre del governo che applicano le misure imposte dall’Europa, dalle banche e dai poteri forti finanziari che hanno determinato e speculato sull’attuale crisi mondiale;
• per la cancellazione del debito, il blocco delle spese militari e una politica nazionale ed europea basata sui diritti e le legittime aspettative dei popoli e non della finanza e degli speculatori;
• contro l’evasione/elusione fiscale e contributiva e per una politica fiscale a sostegno del lavoro dipendente e dei redditi; per il diritto all’abitare;
• per una forte patrimoniale e la tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie;
• contro la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e del libero mercato; per la nazionalizzazione delle banche e delle grandi imprese strategiche per il paese e per un impegno dello stato capace di rilanciare e finanziare la produzione e i servizi;
• a difesa dello Statuto dei lavoratori, contro l’attacco ai diritti dei lavoratori e il patto sociale che il governo vuole trasformare in legge;
• riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, lo sblocco dei contratti di lavoro, la difesa del Contratto nazionale, l’istituzione del reddito sociale, la fine della precarietà ed il diritto al lavoro stabile;
• per la regolarizzazione generalizzata dei migranti e per il mantenimento del permesso di soggiorno di coloro i quali hanno perso il lavoro;
• contro le privatizzazioni mascherate da liberalizzazioni per la difesa dei beni comuni in coerenza con gli esiti referendari;
• contro la privatizzazione della scuola, della ricerca e dell’università e per il diritto al sapere;
• contro l’abolizione delle festività a partire dal 1° maggio e dal 25 aprile;
• per una legge democratica e pluralista sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro.
La concomitanza dello sciopero con quello indetto anche dalla Cgil non deve essere interpretato come una condivisione delle motivazioni proposte da questa confederazione dalla quale ci divide nettamente anche la firma dell’accordo del 28 giugno scorso. Oltre allo sciopero generale si condivide sin da ora la necessità di individuare e praticare una serie di iniziative a livello nazionale e territoriale ed una mobilitazione incisiva e di lunga durata, a cominciare dal 6 settembre e dall’Assemblea nazionale del 10 settembre indetta a Roma.

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Cedolare secca sugli affitti

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2011

Chi può optare per la cedolare secca, quando bisogna scegliere, cosa succede se non si registra il contratto: l’Agenzia delle Entrate, con una circolare emanata il primo giugno, scioglie i dubbi sulla nuova modalità di tassazione delle locazioni di immobili a uso abitativo, recentemente introdotta con il decreto sul federalismo municipale. Si tratta di un sistema di tassazione alternativo a quello ordinario che sostituisce le imposte di registro e di bollo. In linea generale, l’opzione per la cedolare secca consente al locatore di applicare un regime di tassazione agevolato e semplificato. Per il periodo di durata dell’opzione, inoltre, è sospesa per il locatore la facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone, anche se detta facoltà è prevista nel contratto di locazione. A tal fine, il locatore è tenuto a comunicare preventivamente con lettera raccomandata al conduttore l’intenzione di esercitare l’opzione e la rinuncia all’aggiornamento del canone. L’imposta dovuta nella forma della cedolare secca è determinata con l’applicazione di una aliquota ordinaria del 21 per cento. L’aliquota è ridotta al 19 per cento per i contratti a canone concordato. La “cedolare secca” è riservata alle persone fisiche titolari del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento di unità immobiliari abitative locate, che non agiscono nell’esercizio di un’attività di impresa, o di arti e professioni.

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In italia i salari ai primi posti… per la tassazione!

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 maggio 2011

Aleardo Pelacchi, con riferimento a quanto evidenziato dall’OCSE sui temi dei bassi salari e dell’alta tassazione – degli stessi -, ribadisce quanto proposto nella piattaforma di rinnovo del CCNL di Unità Sindacale Falcri Silcea: “Ancora una volta dobbiamo sottolineare come sia stato il fattore lavoro ad assumersi, grazie al contributo fondamentale fornito con impegno e professionalità dalle lavoratrici e dai lavoratori, quelle sostanziali responsabilità che stanno consentendo al Sistema del credito di superare la menzionata “crisi reputazionale” e l’attuale crisi finanziaria. In un contesto come quello attuale diventa, pertanto, inaccettabile continuare a rinviare l’ineludibile recupero salariale indispensabile affinché si gettino le basi per affermare il principio fondamentale della giustizia distributiva. Unità Sindacale, al fine di proporre la giusta rivendicazione economica, intende partire da un’analisi estremamente sintetica di due problemi strutturali presenti nel nostro Paese: la questione fiscale ed i bassi salari. Il tema del “cuneo fiscale” è, evidentemente, un problema che andrebbe definitivamente affrontato e risolto. Il costo vivo sostenuto da parte delle aziende per il lavoro dipendente è tra i più alti tra tutti i paesi aderenti all’OCSE, mediamente occorre moltiplicare per 1,6 la retribuzione lorda per ottenere la cifra indicativa del costo unitario sostenuto da un’azienda per mantenere la collaborazione da parte del dipendente: sembra evidente che questo, in un’ottica di mercati competitivi globalizzati non sia più sostenibile. Il risparmio sul mero costo del lavoro dovrebbe essere ottenuto mediante una riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente (IRAP e addizionali IRES). Il Sindacato e la Parte Datoriale devono poter rappresentare un unico interesse, capace di influenzare opportunamente le decisioni del Governo, in merito alla riforma fiscale atta al rilancio dell’economia che non può e non deve passare a discapito dei lavoratori che oggi vedono già fortemente compressa la loro capacità di spesa e di investimento bloccando, di fatto, la creazione di quel mercato interno che permetterebbe ad una Nazione sana di superare molto più agevolmente qualsivoglia stato di crisi globale.” Aleardo Pelacchi, infine, ricorda che “come riportato dal Rapporto 2010 sul Mercato del Lavoro nell’Industria Finanziaria, nel settore bancario, il rapporto tra la retribuzione netta percepita dal lavoratore ed il relativo costo aziendale è pari a 1:1,90”.

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Tassazione rimesse immigrati

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2011

“La proposta del leghista Gianluca Buonanno di tassare le rimesse degli immigrati, ovvero il denaro che inviano nei loro Paesi d’origine, potrebbe essere definita come l’ennesima boutade a cui il partito di Bossi ci ha abituato, basta ricordare la recente idea degli eserciti regionali. Purtroppo siamo in presenza di una proposta ingiustificabile alla luce del principio di uguaglianza, nonché perversa nei suoi effetti. Gli stranieri che vivono e lavorano in Italia e che inviano le rimesse ai loro familiari all’estero pagano già le tasse come tutti gli altri cittadini, pertanto è iniquo pensare di tassare ulteriormente il denaro da loro trasferito.  Inoltre, le rimesse degli immigrati rappresentano un fattore fondamentale per le economie disastrate di tanti Paesi e senza quei soldi, probabilmente, il flusso dei migranti verso l’Italia sarebbe ancora maggiore. Piuttosto, la Lega e tutto il centrodestra dovrebbero sostenere la proposta del Parlamento europeo di tassare le transazioni speculative. Anziché colpire cittadini immigrati che lavorano regolarmente o gestiscono imprese, si comincino a tassare in modo equo le rendite finanziarie che nel nostro Paese godono di un regime fiscale ben più favorevole dei redditi dei pensionati o dei lavoratori a basso salario”. Dichiarazione dell’On. Luigi BOBBA (PD)

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Milleproroghe: modifiche che non convincono

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2011

“Le modifiche illustrate da Tremonti sono irrilevanti rispetto a quanto richiesto dal presidente della Repubblica. Se il testo rimane questo e non ci saranno le modifiche sostanziali necessarie, Italia dei Valori continuerà a votare contro”. Lo dice in una nota il vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi. “Le modifiche – spiega Borghesi – lasciano intatte alcuni nodi fondamentali, come le questioni relative alle banche e alla tassazione dei fondi d’investimento, quella che di fatto è uno schiaffo a chi ha pagato interessi non dovuti. Tutta una serie di misure sbagliate restano e si tratta di misure che non hanno avuto un iter parlamentare. Se non si rimedia ad esse, pertanto, rimane netta la nostra opposizione, anche con le modifiche proposte”.

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U.E.: futura tassazione del settore finanziario

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2010

Basandosi sulla necessità di un giusto contributo del settore finanziario alle finanze pubbliche e sul bisogno dei governi di procurarsi urgentemente nuove fonti di reddito nell’attuale contesto economico, la Commissione ha proposto un duplice approccio. A livello mondiale essa sostiene l’idea di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) che potrebbe contribuire al finanziamento di iniziative per far fronte a sfide su scala internazionale in campi come lo sviluppo e i cambiamenti climatici. A livello UE, l’opzione caldeggiata dalla Commissione è una tassa sulle attività finanziarie (TAF) che, se attentamente formulata e applicata, potrebbe generare importanti introiti e contribuire ad assicurare una maggiore stabilità dei mercati finanziari, senza mettere indebitamente a rischio la competitività dell’UE. La Commissione presenterà le sue idee al Consiglio europeo di fine ottobre e al vertice del G20 di novembre.
La Commissione sostiene l’idea di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) a livello mondiale e continuerà a lavorare in tal senso in seno al G20. Affinché sia possibile raggiungere obiettivi ambiziosi su scala mondiale in campi quali l’aiuto allo sviluppo e i cambiamenti climatici, è necessario che i partner internazionali si mettano d’accordo su strumenti di finanziamento a livello planetario. Una tassa sulle transazioni finanziarie coprirebbe tutte le operazioni finanziarie in base al loro valore di transazione, generando così consistenti introiti.
A livello europeo, la Commissione propone che venga presa in considerazione una tassa sulle attività finanziarie (TAF) da prelevare sugli utili e sui compensi delle società del settore finanziario. In questo modo saranno tassate le società e non ogni singolo operatore partecipante ad una transazione finanziaria, come avverrebbe per la TTF.
Al fine di valutare se una nuova tassa a carico del settore finanziario sia del tutto giustificata, la Commissione ha preso in esame l’attuale contributo del settore ai bilanci pubblici e ha concluso che ci sono buoni motivi per introdurre le tasse che ha proposto. La Commissione presenterà la sua comunicazione ai ministri delle Finanze dell’Unione europea al Consiglio ECOFIN del 19 ottobre e ai capi di Stato e di Governo al Consiglio europeo di fine ottobre.

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F.M.I.: Tassazione delle attività finanziarie

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2010

Il Fondo Monetario Internazionale dà il via libera alla tassazione delle attività finanziarie. Nel rapporto presentato al G20 finanze, il Fmi propone due nuove tasse sulle banche e le istituzioni finanziarie. Una svolta cruciale che non potrà lasciare indifferenti i leader e i delegati di tutto il mondo presenti questo fine settimana a Washington per il G20 e il G7 finanze e per le sessioni primaverili della Banca Mondiale e del Fmi. La prima misura proposta dal Fondo è un contributo alla stabilità finanziaria per prevenire future crisi. La seconda è una tassa sulle attività finanziarie (Taf), che inciderebbe sui profitti delle banche per ripagare i costi della crisi attuale. Il Fmi ha così smentito una volta per tutte la tesi secondo cui una tassa sulle attività finanziarie è impossibile da applicare. Secondo il Fondo, la tassa è una soluzione praticabile e molti paesi l’hanno già adottata.  Il rapporto del Fondo presenta però tre lacune. In primo luogo, l’ammontare di fondi che la sola tassa sulle attività finanziarie raccoglierebbe non è abbastanza elevato: 11 miliardi di dollari l’anno, una somma insufficiente se paragonata ai danni che la crisi ha prodotto e che a malapena intaccherebbe i profitti delle banche. In secondo luogo, il rapporto non fa alcun accenno al fatto che i fondi raccolti dovrebbero essere usati per aiutare i paesi poveri e combattere i cambiamenti climatici. In terzo luogo, la tassa sulle attività finanziarie non colpisce i movimenti speculativi, ad alto rischio per l’economia.  “La tassa sulle attività finanziarie non basta”, spiega la Bacciotti. “C’è bisogno anche di una tassa sulle transazioni finanziarie che limiterebbe le speculazioni e renderebbe le nostre economie più sicure”. E’ sufficiente un prelievo molto contenuto, compreso tra lo 0,01 e lo 0,1 per cento. In questo modo, sarebbe possibile raccogliere decine di miliardi nei paesi ricchi per colmare i loro deficit fiscali, ma anche centinaia di miliardi per combattere la povertà e i cambiamenti climatici. “Non c’è dubbio che le banche possono permettersi di pagare”, conclude la Bacciotti. “Il settore bancario mondiale ha fatto registrare lo scorso anno – nel pieno della crisi economica mondiale – profitti per 700 miliardi di dollari”.

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Sciopero generale Cgil

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2010

12 marzo sciopero generale nazionale indetto dalla Cgil. Per l’occasione incroceranno le braccia anche i medici della Fp Cgil. I camici bianchi del sindacato si asterranno dall’intero turno di lavoro e scenderanno in piazza nelle manifestazioni territoriali insieme a tutti gli altri lavoratori pubblici e privati, riferisce Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici. Il Governo, dice Cozza, «nega la crisi e promette che nessuno ‘verrà lasciato indietro’. Intanto cresce la disoccupazione, si licenziano i precari della scuola e della pubblica amministrazione, tra i quali a rischio oltre 12.000 medici. La prima richiesta è fermare i licenziamenti». E’ necessario, secondo il sindacalista, «ridurre le tasse per dipendenti e pensionati, attraverso la lotta all’evasione e all’elusione fiscale, la tassazione come in Europa delle rendite finanziare, dei grandi patrimoni e delle stock option, attraverso l’abbassamento della prima aliquota al 20%. Basti pensare alle differenze tra il lordo delle buste paga e degli aumenti contrattuali e il netto realmente percepito». Ed è anche necessario, continua Cozza, «costruire un futuro per il Paese attraverso politiche di accoglienza e lotta alle nuove schiavitù. Fondamentale è la regolarizzazione dei migranti che lavorano, la sospensione della Bossi-Fini per i migranti in cerca di rioccupazione, abolire il reato di clandestinità, riconoscendo la cittadinanza alla nascita nel nostro Paese. I medici si sono battuti per non fare le spie e continuano nel loro impegno per garantire il diritto alla salute per tutti». Ma lo sciopero è anche contro la nuova legge di controriforma del diritto e del processo del lavoro. «E’ inaccettabile l’introduzione di una specie di contratto individuale, tramite cui poter demandare ad un arbitro, che decide secondo ‘equità’ ma a prescindere dalle leggi e dai contratti collettivi, le eventuali controversie. Per i medici, già sottoposti alle leggi disciplinari di Brunetta, verrebbe a mancare anche la tutela della giustizia ordinaria».

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