Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Governo: Ridurre le tasse, ma la flat tax è una bufala

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

“Non c’è nulla di certo al mondo, tranne la morte e le tasse”, diceva Benjamin Franklin (1706-1790), scienziato e politico, protagonista della Rivoluzione americana e tra i padri fondatori degli Stati Uniti d’America.Chi sarebbe contento di pagare meno tasse? Tutti, ovviamente, cittadini e imprese, soprattutto a fronte di una imposizione elevata, alla quale non corrispondono servizi adeguati da parte dello Stato.Vedremo il bilancio del governo Pd-M5s cosa proporrà di concreto e soddisfacente per i cittadini.Nel frattempo, continua la propaganda sulla proposta di istituire la tassa unica, ovvero tassa piatta o flat tax, che è uno dei cavalli di battaglie elettorali della Lega.
E’ una bufala. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, la ripropone nelle trasmissioni televisive nell’intento di agganciare l’attenzione, e poi, il voto degli elettori.
La domanda sorge spontanea: la Lega è stata al governo negli anni passati non solo con il M5s, ma anche con Forza Italia. Perché non hanno introdotto la tassa unica? Perché sono chiacchiere da salotti televisivi.Salvini dichiara che i Paesi europei che crescono di più sono quelli che hanno una tassa unica. Dimentica di aggiungere che sono quelli che erano sotto controllo sovietico e hanno una economia che potremmo definire in transizione, altro è applicarla a Paesi con economia complessa e sviluppata.Vendere illusioni danneggia, soprattutto per chi ci crede. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Riduzione tasse: Una chimera?

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

“Leggo che tra gli obiettivi principali del ministro Tria figura ‘la riduzione delle tasse per il ceto medio’. Vorrei fargli sommessamente notare che anche ipotizzando che nel 2020 i risparmi di quota 100 e del reddito di cittadinanza arrivino addirittura a 7 miliardi (la metà di quanto messo a bilancio per i due provvedimenti), e che le maggiori entrate rispetto alle previsioni per lo Stato arrivino a 5 miliardi (il doppio di quest’anno), si tratterebbe purtroppo di un’idea non realizzabile. Dato l’impegno a ridurre il deficit al 2,1% che il suo governo ha confermato all’Unione Europea, continuerebbero a mancare all’appello 11 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva dal 22 al 24%, e di quella agevolata dal 10 al 12%. Caro ministro, altro che riduzione di tasse per il ceto medio, qui purtroppo non riuscite a trovare nemmeno i soldi per evitare l’aumento dell’Iva. Fratelli d’Italia continua a chiedere uno choc fiscale autentico, che faccia ripartire famiglie e imprese italiane, e proprio per questo ribadisce che le prime condizioni per tagliare le tasse sono sospendere i sussidi assistenzialisti come il reddito di cittadinanza e mettere seriamente in discussione il dogma dell’austerità imposto dalla Commissione Europea” Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Bankitalia: debito aprile sale a 2.373 mld

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2019

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito ad aprile a 2.373,3 miliardi. “Non si possono abbassare le tasse se il debito continua a salire. E’ vero invece l’esatto opposto. Fino a che non abbassiamo il debito e, quindi, gli interessi che gli italiani continuano a pagare con le loro tasse, non potremo ridurle seriamente, ma solo indebitare le future generazioni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Considerato che in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ci sono 25.386.000 famiglie, è come se ogni famiglia avesse 93 mila euro di debito, 93.488 euro per la precisione. Se consideriamo invece la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di 39 mila e 238 euro” conclude Dona.

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Castelli: “Abbasseremo le tasse”

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Trento. La vice ministra all’Economia, Laura Castelli, è protagonista al Festival dell’Economia. Prenderà parte all’incontro che si svolgerà al Teatro Sociale alle 14.30 dal titolo “La Guerra del debito”, l’appuntamento è coordinato dalla giornalista Lucia Annunziata con Renato Brunetta, Carlo Cottarelli, Massimo Garavaglia e Pier Paolo Padoan.
Nell’incontro si discuterà del debito pubblico e della fragilità che ne deriva per il nostro Paese. Il 12 giugno del 2018 Laura Castelli è stata nominata sottosegretario all’economia, successivamente vice ministra, nel governo Conte ed ha inoltre partecipato anche alla stesura del cosiddetto contratto di governo tra 5 Stelle, forza politica a cui appartiene, e Lega. Per la Vice ministra Castelli, il Governo sta andando avanti e sta mettendo in campo diversi interventi per i cittadini, per la piccola e media impresa, per le amministrazioni locali. Un impegno costante, soprattutto in settori strategici della nostra economia, partendo dal mettere a sistema il lavoro della partecipate di Stato.
“In questi mesi – soggiunge la Castelli – sono stati messi in campo investimenti concreti e lavorato allo sviluppo di servizi che fanno ricadere i propri benefici direttamente sui territori. Se vogliamo parlare del Gruppo Ferrovie dello Stato, la più grande stazione appaltante d’Italia, da quando ha in pancia anche Anas, il piano industriale è decisamente ambizioso, ma al contempo credibile, con un valore quinquennale da 58 miliardi di Euro, che porterà a 15 mila nuove assunzioni, 6 miliardi di investiti sui treni regionali, lo sblocco di 1.600 cantieri nei prossimi due anni tra Anas e Rfi. Un piano che punta a promuove lo sviluppo sociale dei cittadini e il loro benessere, cercando di intercettare 70 milioni di nuovi passeggeri e 20 milioni di turisti. Dal lato economico contribuirà, secondo le stime di FS, ad un aumento annuo del PIL tra lo 0,7% e lo 0,9%. E le infrastrutture? E’ un settore su cui investiremo parecchio, lo ha ribadito anche il Presidente del Consiglio di recente. Stiamo lavorando alla riforma del codice degli appalti e, parallelamente, alla conversione dei Decreti Sblocca Cantieri, che anticipa parte delle norme, e Crescita.
Per la vice ministra: “La pressione fiscale va abbassata. Nel contempo le clausole di salvaguardia sull’Iva saranno disinnescate anche quest’anno, è un impegno preciso del Governo, che abbiamo manterremo”. Per quanto riguarda il debito pubblico esso “resta uno dei principali problemi per il nostro Paese”. “Nonostante le politiche di austerità il debito è aumentato sensibilmente dal 2011 in poi, con la conseguenza che il Paese è stato ridotto in ginocchio. L’Italia ha bisogno di ristabilire l’equità sociale, di ridare dignità ai lavoratori ed a chi un lavoro ancora non lo ha. Il Decreto Dignità, fortemente voluto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Luigi Di Maio e che non dimentichiamolo è uno strumento che praticamente esiste in tutta Europa, Quota 100, con cui superiamo la Legge Fornero, e soprattutto il Reddito di Cittadinanza, vanno in questa direzione, ma rappresentano un primo tassello. Abbiamo davanti altri 4 anni per rimettere a posto le cose. Con il collega Garavaglia stiamo lavorando alla razionalizzazione della spesa, e  abbiamo già individuato numerosi ambiti di intervento”.
“Ma il Paese per crescere e rendersi competitivo, a livello internazionale, ha bisogno di incisivi interventi sulla digitalizzazione, cosa che l’Unione Europea non è riuscita a portare avanti con politiche comuni provocando perdita di risorse e competitività soprattutto in Italia. E poi si pensi al blockchain. Ci troviamo di fronte ad una rivoluzione tecnologica che potrebbe cambiare, radicalmente, il nostro futuro, per questo dobbiamo essere assolutamente pronti”.
Per la Castelli: “Occorre investire nella digitalizzazione per aumentare la competitività, ridurre i costi ed aumentare i servizi ai cittadini. Su questo credo che concordiamo tutti. Recentemente, al Forum della PA, ho voluto raccontare quello che può sembrare un sogno, ma che invece si concretizzerà nei prossimi dodici mesi, implementando le funzioni collegate alla Carta d’Identità elettronica potremo attestare la nostra presenza a lavoro, identificarci sul portale della banca, fruire dei servizi digitali di tutta la pubblica amministrazione e non solo. Forse non è una rivoluzione, ma sicuramente è la direzione giusta”.

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Prepagate: le usano 26 milioni di italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Secondo Facile.it sono circa 26 milioni gli italiani che utilizzano le carte prepagate, strumento di pagamento la cui diffusione in Italia, negli anni compresi fra il 2003 ed il 2017 (ultimo dato disponibile), è cresciuta mediamente del 30% anno su anno. Ad usarle sono in particolare le donne, gli under 35 e i residenti al Sud Italia, ma nonostante siano ormai più diffuse delle carte di credito, non sempre i costi ad esse associati sono chiari e il rischio di un utilizzo non consapevole è di pagare un conto salato. Dai costi di emissione a quelli di ricarica, dai prelievi all’imposta di bollo, ecco a cosa fare attenzione.

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“I campani pagano le tasse più alte d’Italia, ma ricevono i servizi più scadenti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

Il Sole 24 ore certifica ancora una volta un record negativo di De Luca e del Partito democratico. Ormai siamo davanti a un collezionista di fallimenti: la disoccupazione galoppa, la Sanità è allo sfascio, i trasporti pubblici sono all’anno zero, il ciclo dei rifiuti è al collasso, la spesa dei fondi europei sfiora percentuali ridicole e il dissesto idrogeologico è una minaccia che incombe. Inoltre, le Province campane sono anche agli ultimi posti in Italia per la qualità della vita. E se questo non bastasse, al danno si aggiunge anche la beffa: pagare le tasse più elevate d’Italia”. È quanto dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone.

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Bar dei circoli privati e tasse

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

“Sono anni che aspettiamo. L’Ordinanza della Cassazione riconosce un principio sacrosanto per il quale ci siamo sempre battuti, quello dello ‘stesso mercato stesse regole’. Una regola semplice, banale nella sua elementare comprensione, che tuttavia nella ristorazione non viene applicata. Fino ad oggi esistevano due piani, quello di chi fa ristorazione rispettando tutte le normative fiscali e quello di chi, come alcuni circoli culturali, sociali e ricreativi che agiscono in condizioni di “extraterritorialità”, sono esentati dalle leggi applicate per tutti gli altri operatori.Questa ordinanza chiarisce che le attività di somministrazione dietro pagamento di corrispettivi specifici, anche se rivolte esclusivamente ai soci, nulla hanno a che vedere con i fini istituzionali perseguiti da questi enti. Pertanto, è logico quanto sostenuto dalla Cassazione, per cui agli enti non commerciali possono essere riconosciuti i vantaggi fiscali esclusivamente per le attività strumentali al raggiungimento dei propri fini istituzionali”. Questa la posizione espressa da Aldo Mario Cursano, Vice Presidente Vicario diFipe- Federazione Italiana Pubblici Eserciziin merito alla recente Ordinanza n. 15475 della Corte di Cassazione sezione Tributaria, che ha individuato i presupposti per qualificare l’attività di somministrazione da parte di un ente non lucrativo come non commerciale.“Il nostro obiettivo non è penalizzare i circoli, ma tutelare i consumatori e garantire una concorrenza leale nel settore, ed ègiusto che chiunque voglia somministrare del cibo e delle bevande dietro compensolo faccia nel rispetto degli stessi diritti e degli stessi doveri”, ha concluso Cursano.

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“Stato rimborsi tasse a proprietari immobili occupati”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Firenze. “Il Governo rimborsi ai proprietari di immobili oggetto di occupazioni abusive le tasse pagate durante il periodo di inutilizzo. Si tratterebbe di un gesto di civiltà, un risarcimento non sufficiente, ma sicuramente dovuto da parte dello Stato, che non può negare la tutela di una legittima proprietà privata”. E’ quanto chiede il parlamentare di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, che ha presentato alla Camera un’interrogazione per chiedere al governo spiegazioni sull’immobile di via Bronzino a Firenze, per cui, spiega il deputato, “i proprietari stimano una perdita annua di circa 100 mila euro per un’occupazione che prosegue da tre anni e mezzo e sulla quale pende una denuncia il cui processo vedrà la sua prossima udienza lunedì 11 giugno”, spiega il deputato.”Vogliamo sapere cosa sta facendo l’amministrazione comunale fiorentina sul caso – sottolinea Donzelli – l’ultimo sopralluogo ufficiale che risulta agli atti risale al febbraio 2015: è gravissimo che le istituzioni non verifichino se in quell’edificio vivano criminali, clandestini oppure persone con disagio. Non è stato fatto più niente dopo che, all’epoca, furono rilevate ‘pessime condizioni di manutenzione generali’, ‘impianti elettrici palesemente fatiscenti’, ‘rischi per la salute pubblica’ e per gli stessi occupanti. Per di più l’assessore Funaro negli ultimi due anni e mezzo si è dileguata dagli incontri richiesti a più riprese dalla proprietà. Non possiamo accettare di vivere in città in cui, oltre ai diritti, viene negata la sicurezza dei suoi abitanti – conclude Donzelli – le istituzioni attivino immediatamente gli strumenti per ripristinare la legalità”.

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L’Italia non prende lezioni da chi si appropria indebitamente delle tasse e delle risorse dei popoli europei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 Mag 2018

«Il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, che chiede a Mattarella di “non permettere al nuovo governo italiano di distruggere tutto il lavoro fatto negli ultimi anni in Europa”, è cittadino dello stesso Lussemburgo che con Juncker presidente ha messo in piedi la più grande operazione di elusione fiscale del pianeta al servizio delle multinazionali? L’Italia non prende lezioni da chi si appropria indebitamente delle tasse e delle risorse dei popoli europei». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Il fisco deve riscuotere entro cinque anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2018

La Corte di Cassazione, con l’importante e condivisibile ordinanza n. 1997 depositata in cancelleria il 26 gennaio 2018, ha confermato il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c..Questo importante principio si applica con riguardo a tutti gli atti, in ogni modo denominati, di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extra tributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo (Sez. Unite, sentenza n. 23397 del 17/11/2016). Nel caso in esame, non vi è stato alcun accertamento giudiziale definitivo tra la notifica della cartella di pagamento e la relativa iscrizione a ruolo, avvenuta in data 23 novembre 1999, per crediti del 1996, e l’avviso di mora notificato il 18 marzo 2009 e oggetto del ricorso, con la conseguenza che è stato giustamente e correttamente ritenuto totalmente prescritto il diritto, azionato ben oltre i termini di prescrizione quinquennale per esso previsto. L’importante ordinanza è diffusa dallo “Sportello dei Diritti” “Sportello dei diritti”, presieduto da Giovanni D’Agata e dall’Avvocato tributarista Maurizio Villani.

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Meno tasse per lavoro e crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 gennaio 2018

brunetta-nardin“Siccome non si può fare deficit come non si può fare debito, le risorse che servono per fare più investimenti pubblici, per incentivare gli investimenti privati, per fare più crescita, si devono trovare tagliando il debito, tagliando gli sprechi”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “Radio Anch’io”, su Radio Uno.“Noi abbiamo da 100 a 200 miliardi all’anno di cosiddette tax expenditures, vale a dire sconti fiscali che a volte sono utili, ma nella stragrande maggioranza dei casi sono sprechi. Abbiamo un debito che continua a crescere. Il nostro livello del debito era arrivato a 121-122 in piena crisi e con i governi successivi è aumentato di 10-15 punti. Una cosa è fare politica economica durante la crisi, altra cosa è fare politica economica, come speriamo, in una fase di espansione, e in una fase di espansione la strategia non può essere che quella del taglio delle tasse. Meno tasse, meno tasse, meno tasse e più crescita. L’occupazione è una variabile, come dicono gli economisti derivata, non è un obiettivo primario. L’obiettivo primario è la crescita e l’occupazione se c’è questa arriva, altrimenti no”.

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IVA: più aziende potranno pagare le tasse online

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

BruxellesIl Parlamento europeo vuole consentire anche alle imprese che vendono beni e servizi non elettronici di pagare l’IVA online, per ridurre i costi e aumentare le entrate per gli Stati membri.I deputati hanno approvato- con 540 voti in favore, 30 voti contrari e 68 astensioni – la proposta di ampliare l’uso del “mini sportello unico” (MOSS), attualmente utilizzato per calcolare e riscuotere l’IVA sui beni elettronici, le telecomunicazioni e i servizi di radiodiffusione transfrontalieri.
Si propone di estendere l’uso del sistema MOSS anche alle imprese che vendono beni tangibili e servizi non elettronici, cosicché possano beneficiare di un metodo di calcolo e pagamento dell’IVA più efficiente, che consenta loro di versare il dovuto in un unico Stato membro per tutte le loro vendite all’interno dell’UE.Secondo la Commissione europea, le aziende che operano attualmente al di fuori del MOSS devono pagare in media 8.000 euro all’anno a ciascuno Stato membro in cui operano. Un’estensione del sistema MOSS potrebbe ridurre i costi per le imprese per 2,3 miliardi di euro, mentre gli Stati membri potrebbero vedere aumentare il loro gettito IVA di oltre 7 miliardi di euro all’anno.I deputati hanno inoltre approvato, con 576 voti in favore, 30 voti contrari e 32 astensioni, una misura correlata, volta a migliorare il coordinamento tra le autorità fiscali in materia di informazioni sui soggetti d’imposta per facilitare il funzionamento del sistema online.Il relatore Catalin Sorin Ivan (S&D, RO), ha dichiarato: “Questo aggiornamento delle norme IVA per il commercio elettronico, che è assolutamente necessario, ridurrà i costi di adeguamento, stimolerà gli scambi commerciali e agevolerà anche l’accesso delle piccole imprese al mercato europeo”.
Il relatore Ludek Niedermayer (PPE, CZ), ha dichiarato: “Questo è un altro passo verso un sistema fiscale moderno adatto al XXI secolo. Il risultato sarà la prevenzione delle frodi e una riscossione dell’IVA più efficiente”.La proposta sarà ora trasmessa alla Commissione europea e al Consiglio per un esame finale.Questi due atti legislativi fanno parte di una più ampia revisione del sistema IVA dell’UE, che mira a creare un sistema più semplice, a prova di frode e favorevole alle imprese. Le riforme contribuiranno inoltre a ridurre il “divario IVA”, vale a dire la differenza tra il gettito IVA previsto e l’importo effettivamente riscosso, stimato dalla Commissione europea a 170 miliardi di euro.

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Legge bilancio: In arrivo nuove tasse

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

ministero-finanzeDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“ Sulla Legge di Bilancio di prossima presentazione, peggio di come ha iniziato il Governo non poteva fare. Stando a quanto riportato sui quotidiani nazionali, sembrerebbe infatti che la composizione della manovra sarà tutta orientata sull’introduzione di nuove tasse, mentre, incredibilmente, neanche un euro arriverà dalla spending review. Il Tesoro starebbe pensando alla seconda edizione della rottamazione delle cartelle esattoriali per il 2018, ovvero ad un condono fiscale mascherato, utile per far cassa nell’immediato, che creerà un altro bel buco di bilancio, lasciandolo in eredità al prossimo Governo.Chissà cosa pensa di questa misura la componente più di sinistra del Partito Democratico, che in passato si stracciava le vesti contro qualsiasi forma di forfait fiscale, la stessa che nel 2013 applaudiva il segretario Bersani quando affermava ‘mai più un condono’.Cosa dire poi della proposta di abbassare a 2.500 euro la soglia utile per le compensazioni Iva, un’altra tassa occulta sui commercianti? Lo Stato non paga i debiti con le sue imprese fornitrici nei termini previsti dalla direttiva europea, ma si permette di togliere loro la poca liquidità che è rimasta.Non commentiamo neanche, invece, la proposta sulla sanatoria del contante, con obbligo di investire il ricavato in titoli di Stato. Siamo al risparmio forzoso. Ci rendiamo conto che il Tesoro abbia compreso come con la cessazione del Quantitative Easing della BCE e il rischio di svendita dei BTP da parte delle grandi banche d’affari, ormai imminente, ci sarà un crollo nella domanda e abbia quindi bisogno di acquirenti, ma l’idea di utilizzare l’evasione per finanziare il debito pubblico ci sembra sinceramente aver superato qualsiasi limite della decenza”.

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Pensionati: dove si pagano meno tasse

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

TasseLe buste paga dei lavoratori dipendenti e le pensioni sono state ulteriormente falcidiate dalle nuove imposizioni fiscali. Più volte abbiamo rappresentato al ministro del lavoro il dramma in cui molte famiglie sono costrette a convivere con le modeste retribuzioni e il costo della vita che aumenta sia pure in maniera strisciante ( pensiamo  ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Ma forse per i pensionati potrebbe esserci una valvola di sfogo. Basterebbe emigrare in quei paesi dove si pagano meno tasse. Vi è persino un progetto denominato “Cittadelle del sapere” per costruzione di ben cento insediamenti urbani lungo tutto il tratto africano che si affaccia sul Mediterraneo (dal Marocco all’Egitto) per offrire ai tartassati pensionati una opportunità per meglio valorizzare le loro rendite e, al tempo stesso, avere un’assistenza adeguata e permettere loro di continuare ad essere utili insegnando agli autoctoni un mestiere o una professione. Parliamo di ex artigiani, di ex docenti universitari e di scuole medie-superiori o maestri elementari e via di questo passo.
L’idea è spuntata dopo una lunga riflessione maturata dagli esperti dei centri studi della Fidest e che è scaturita dalla constatazione che ci troviamo al cospetto di una società, quella occidentale, di “rigetto” nei confronti degli anziani, per il come sono trattati, per il modo come sono costretti a vivere. Da una parte si punta ad un allungamento della vita lavorativa e, dall’altra, si licenzia ad una età, pensiamo ai cinquantenni e sessantenni, nella quale è difficile trovare un altro impiego.
Sono risorse che si trovano da un giorno all’altro spremute sino all’ultima goccia e poi buttate nel cestino dei rifiuti con tanto gelido cinismo.
Ma c’è chi ha cercato di trovare, in attesa di individuare i finanziatori e di perfezionare le relative autorizzazioni dei governanti dei paesi interessati, una via mediana con la ristrutturazione dei borghi italiani abbandonati o semi deserti e con tante abitazioni vuote. I pensionati vi potrebbero trovare appartamenti a prezzi contenuti e la possibilità di dedicarsi ai piccoli lavori di campagna o a curare un loro hobby da monetizzare nelle fiere paesane. Continuerebbero a subire le angherie dello Stato fiscale ma per lo meno risparmierebbero da un’altra parte. Come si nota l’arte di arrangiarsi non manca, basta organizzarsi. (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi politici e sociali della Fidest)

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Tasse: Per la Cassazione è nulla la cartella emessa dal concessionario non competente per territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

TasseAltro “Stop” da parte di una significativa decisione della Cassazione per la vecchia Equitalia, che come ricorda lo “Sportello dei Diritti”, ha passato le sue competenze dal 1 luglio scorso all’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Con l’ordinanza 19577/17, pubblicata in data odierna dalla sezione tributaria della Suprema Corte, è stato ribadito e precisato il principio secondo cui è nulla la cartella di pagamento emessa dal concessionario del servizio di riscossione se territorialmente incompetente. Per i giudici di legittimità – con la decisione in questione che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene meritevole di diffusione – non trova nessun fondamento il fatto che la cartella esattoriale non sia un atto esecutivo perché tale circostanza non esclude che debba essere emanata solo da un concessionario che opera nel territorio in cui il contribuente iscritto a ruolo ha il suo domicilio fiscale. Nella fattispecie, i giudici di Piazza Cavour hanno accolto il ricorso di una società, che si era vista notificare a cura di Equitalia Esatri S.p.A. una cartella di pagamento di oltre 160mila euro a seguito della liquidazione delle imposte dovute in base alle dichiarazioni. Già in primo grado l’azienda aveva impugnata l’atto impositivo, rilevando la nullità per incompetenza territoriale del concessionario del servizio di riscossione per la provincia di Varese. Ma sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella regionale della Lombardia pur rilevando l’incompetenza territoriale, avevano ritenuto comunque valida la cartella di pagamento emessa da un concessionario non più competente per l’esecuzione. I giudici di legittimità, ribaltando i verdetti dei gradi di merito hanno ritenuto errate le conclusioni cui è giunta la sentenza della CTR ed hanno accolto il ricorso della contribuente ricordando che già con la sentenza 8049/17, aveva rilevato l’illegittimità dell’atto (in quel caso, un fermo di beni mobili registrati) emesso, «in violazione del criterio determinativo della competenza stabilito dai citati articoli 12, comma 1, e 24, comma 1, del Dpr. n. 602/73, da un concessionario operante in un ambito territoriale diverso da quello in cui è compreso il domicilio fiscale del contribuente e, perciò, territorialmente incompetente». Tale conclusione vale anche per la cartella di pagamento, emessa da un concessionario del servizio di riscossione territorialmente incompetente, «atteso che gli articoli 12, comma 1, e 24, comma 1, del decreto citato, delimitano la competenza per territorio del concessionario con riguardo, in generale, a tutti gli atti successivi alla consegna del ruolo, inclusa, quindi, la cartella di pagamento». L’illegittimità della cartella di pagamento, infatti, deriva dal fatto che «la competenza per territorio a emanare gli atti di riscossione, così come quella a emanare gli atti di accertamento in quanto definisce e delimita, in base a previsioni di legge, il potere spettante a ciascun ufficio non può essere derogata al di fuori delle ipotesi espressamente previste». A nulla vale la circostanza che la cartella di pagamento non sia ancora un atto esecutivo: ciò non esclude, che possa essere legittimamente emanata solo dal concessionario che opera nell’ambito territoriale in cui il contribuente iscritto a ruolo ha il proprio domicilio fiscale.

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Lotta alla povertà con meno tasse e più lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

Tasse“Nella proposta di Forza Italia i miliardi in gioco sono ben di più di 4. Essa si occupa in realtà di povertà, mentre una proposta specifica per la famiglia dovrebbe partire dal livello fiscale, stabilendo un rapporto differenziato in ragione del numero dei figli”.
Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista ad “Avvenire”.”È la proposta liberale portata avanti da Berlusconi sin dal 1994, che dal nostro punto di vista è migliore di quella di sinistra. Basata su: meno tasse, più crescita, più lavoro e più risorse per aiutare chi resta indietro. L`economia cresce riducendo la pressione fiscale, e solo se si produce ricchezza la si può distribuire meglio, altrimenti fai solo debiti che scarichi sulle generazioni future”.”Intanto è preferibile dire ‘le’ povertà. La risposta per una coppia di giovani è il lavoro; per una coppia di anziani le bollette, il cibo, i medicinali, la sicurezza; per una famiglia con figli, oltre al lavoro, c`è il problema dei carichi familiari; se ci sono anziani in casa o portatori di handicap la povertà è la non assistenza. Poi c`è la famiglia che non lo è più nel senso tradizionale, con uno dei coniugi che, da solo, separato o divorziato, ha figli o magari un anziano da accudire. Il soggetto è sempre la famiglia, con i suoi diversi bisogni legati al ciclo della vita, o a differenti situazioni sociali. Non basta un assegno, uguale per tutti”.”Noi prevediamo una stretta collaborazione fra pubblico, privato e privato sociale, ed è fondamentale il rapporto con le reti di volontariato. Ad esempio con la grande distribuzione per i banchi alimentari o la rete delle farmacie per i farmaci”, sottolinea Brunetta.

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Scuola. Tfa Sostegno, ingiustificato aumento delle tasse per fare il test e frequentare i corsi: fino a 4mila euro a precario

Posted by fidest press agency su sabato, 6 Mag 2017

scuolaLe prove, fissate per il 25 e 26 maggio prossimi, potranno essere svolte solo dagli abilitati all’insegnamento che verseranno (nella maggiora parte dei casi entro la metà di maggio) una tassa maxi, anche di 200 euro: questa è la cifra che dovranno accollarsi, a esempio, in Sicilia, all’ateneo Kore di Enna, ma anche i candidati che tenteranno l’accesso al Tfa sostegno presso le Università di Macerata e Urbino. Considerando che la media della tessa dell’ultimo ciclo era attorno ai 100 euro, non si comprendono proprio i motivi di questa impennata. Poi ci sono i costi di frequenza, che nei quattro atenei siciliani sono di 3.700 euro.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): sono cifre davvero troppo alte. Anche perché per il futuro, in base ai decreti legislativi della Legge 107 del 2015 su reclutamento e sostegno, è una spesa di cui si farà carico lo Stato, inglobandola nella formazione triennale dei vincitori di concorso. Questo significa che mentre è stata approvata la riforma, con l’introduzione dei FIT, la Formazione Iniziale e Tirocinio, il Tfa continua a costare sempre più caro. Ma l’errore è anche quello di obbligare a partecipare a questi test pre-selettivi i candidati risultati idonei al precedente Tfa. Mentre, in occasione del secondo ciclo Tfa sostegno a coloro che risultavano in questa situazione era stato permesso di accedere direttamente ai corsi. Anief ricorda che per iscriversi al corso di preparazione alle prove di accesso al TFA III ciclo SOSTEGNO, organizzato in collaborazione con Eurosofia, c’è tempo fino all’8 Maggio.

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I fumogeni del governo per nascondere l’aumento delle tasse

Posted by fidest press agency su martedì, 11 aprile 2017

Palazzo chigi1“Il governo la butta in caciara. Non sa dove trovare i 3,4 miliardi della manovrina, non sa cosa dire nel Def, rinvia il Consiglio dei ministri per l’approvazione di queste due misure. Fa trapelare notizie di tagli, incentivi, sussidi, mescolati al Piano nazionale delle riforme – privatizzazioni, liberalizzazioni – per far confusione, per non far capire agli italiani che dalla prossima settimana aumenteranno le tasse”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“Aumenteranno le accise, aumenteranno probabilmente le sigarette, gli alcolici, forse la Coca Cola. Robetta di questo tipo: aleatoria, superficiale, senza carattere strutturale. Il tutto per dimostrare a Bruxelles che sta raccattando qualche miliardo di euro, in realtà non sarà così.E il governo mescolerà tutto questo insieme a sgravi fiscali a questo o a quello, riduzione del cuneo fiscale, salvo non dire che queste sono idee, programmi per il futuro che poi non si realizzeranno, visto che questo governo è in fase non solo discendente, ma in fase finale, anzi terminale.E questo è l’imbroglio del governo. Mescola tutto in un unico calderone: manovrina che aumenterà le tasse, Def che traccia percorsi luminosi, Pnr rispetto al quale non c’è alcun accordo all’interno della maggioranza (pensiamo al catasto). Il governo mescola tutto insieme cercando così di indorare la pillola. La pillola invece è amara, e aumenteranno le tasse”.

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Tasse: Le roi est mort, vive le roi! Da Equitalia ad Agenzia delle Entrate

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

EquitaliaCon l’approvazione definitiva del decreto fiscale, diciamo addio ad Equitalia e “benvenuto” al nuovo ente pubblico Agenzia delle Entrate – Riscossione. Cosa cambia per i cittadini? Ci pare cambi poco. Le tasse non pagate saranno comunque riscosse dal nuovo ente, ovviamente resteranno le sanzioni per l’evasione, così come gli interessi dovuti: saranno diminuiti? Aumentati? E l’aggio, cioè il compenso che la società Equitalia riceveva per l’attività di riscossione sarà eliminato? A logica sì, ma per avere le risposte a queste domande dovremo attendere lo Statuto del nuovo ente, che sarà contenuto in un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che sarà emanato fra il 30 aprile e il 1 luglio 2017.Lo stesso decreto fiscale licenzia poi definitivamente la possibilità di rottamare le cartelle esattoriali, con qualche differenza rispetto alle previsioni contenute nel decreto legge. Più nel dettaglio, queste le novità:si estendono temporalmente i crediti rottamabili: saranno incluse le somme iscritte a ruolo fino al 31 dicembre 2016slitta la data di adesione alla rottamazione: la domanda potrà essere presentata entro il 31 marzo 2017; aumenta il numero di rate possibili, che passa da 4 a 5 (luglio, settembre e novembre 2017 – per il 70% dell’importo dovuto) e aprile e settembre 2018);per le somme iscritte a ruolo nel 2016 per le quali il debitore non ha ancora ricevuto la cartella esattoriale, Equitalia o il diverso agente della riscossione invierà – entro il 28 febbraio 2017 – una lettera di posta ordinaria al debitore con l’indicazione dei carichi affidati;
in caso di mancato, insufficiente o tardivo pagamento di una rata, il debitore potrà comunque richiedere un piano di rateizzazione “ordinario” (includente cioè le sanzioni e gli interessi di mora) se al momento della presentazione della domanda di rottamazione non erano ancora trascorsi 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale o dell’avviso di accertamento;
chi presenta domanda di rottamazione e aveva in corso un piano di dilazione, deve continuare a pagare le rate fino a dicembre 2016, ma può (deve?) sospendere i pagamenti dal 1 gennaio 2017 fino al momento in cui Equitalia comunicherà l’ammontare complessivo delle somme dovute;
si potranno rottamare anche le cartelle già oggetto di un procedimento di esdebitazione (sovraindebitamento). Dalla lettura della norma, parrebbe che la rottamazione sia applicabile ai soli piani del consumatore non ancora omologati;
il decreto fiscale riconosce poi la possibilità di una mini-rottamazione anche per le somme riscosse direttamente o tramite altri agenti di riscossione da parte di regioni, province, città metropolitane e comuni. Ognuno di questi enti potrà (non dovrà) stabilire, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, l’esclusione delle sanzioni (e non anche degli interessi), stabilendo numero di rate possibili e relativa scadenza, modalità e termini di presentazione della domanda di rottamazioneL’intenzione parrebbe essere quella dell’inizio di un nuovo corso, con un colpo di spugna al passato.Per l’esito dovremo ovviamente attendere la creazione del nuovo ente di riscossione e i dati relativi alle rottamazioni richieste.A chi guarda alla rottamazione come una via possibile, suggeriamo comunque cautela:
prima di tutto verificare la situazione debitoria relativa alle cartelle già notificate ed informarsi personalmente sulle somme iscritte a ruolo nel 2016 e ancora non notificate;
chi ha già in corso una rateizzazione, dovrà poi valutare con attenzione la liquidità disponibile per garantire il pagamento delle 5 rate, poiché in caso di ritardo nel pagamento si perde il diritto alla rottamazione e non si tornare al piano di rientro già convenuto;
chi ha contenziosi in corso, per accedere alla rottamazione deve rinunciare al giudizio. Sarà quindi indispensabile verificare la fondatezza della propria causa e le possibilità di successo, prima di rinunciarvi;
per i debiti prossimi alla prescrizione, occorre valutare attentamente se aderire o meno alla rottamazione delle cartelle esattoriali (Emmanuela Bertucci, legale Aduc)

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