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Governo: Savona, Bce, Omt, Qe e tassi di cambio

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

Siamo rimasti un po’ dubbiosi nel leggere le dichiarazioni del ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, che ha elogiato il presidente della Banca Centrale europea (Bce), Mario Draghi, “nel varare l’Omt, più noto come Qe (Quantitative easing) europeo, sfruttando gli interessi dei Paesi che ne avrebbero beneficiato per rientrare dai loro crediti.”
L’Omt, varato nel 2012, sta per operazioni definitive monetarie; queste operazioni servono a impedire che le tensioni sui mercati dei titoli di stato possano portare a forti aumenti dei tassi di interesse, che avrebbero effetti negativi su imprese e banche. Le Omt consistono nell’acquisto diretto, da parte della Bce, di titoli di stato, a breve termine, emessi da Paesi in difficoltà economica.Il Qe (quantitative easing), varato nel 2015, sta per alleggerimento quantitativo; consiste, nell’acquisto di titoli pubblici e altre obbligazioni; in questo modo la Bce fornisce denaro alle banche che, a loro volta, lo prestano a imprese e alle famiglie.
Ora, non ci risulta che l’Omt siano state utilizzate, il Qe si. Tra l’altro con il Qe, la Bce dà denaro alle banche, come detto, con l’Omt fornisce denaro ai governi. C’è una sostanziale differenza! Forse è stata una svista del ministro Savona, il quale, nella sua dichiarazione, propone che siano attribuiti maggiori poteri alla BCE “se si vuole che il mercato comune e l’euro sopravvivano sul piano del consenso politico che trae alimento nella crescita del benessere economico e sociale dei Paesi membri”. La proposta del ministro Savona prevede un aumento dei poteri della BCE sui tassi di cambio, che già possono essere esercitati, e la possibilità di intervenire sui debiti dei Paesi, garantendoli. Sulle finalità della proposta non possiamo che essere d’accordo, la vediamo un po’ difficile sulle garanzie dei debiti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Va creato un nuovo paniere di valute

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2010

Il Seul Action Plan contiene un impegno dei paesi del G20 ad «astenersi da svalutazioni competitive sulle monete» che sembra essere un minimo accordo razionale contro le guerre valutarie. In realtà è lontano anni luce dalla necessaria e improcrastinabile riforma del sistema monetario internazionale.  Per dirla con la Angela Merkel «una politica che scommette di mantenere bassi i tassi di cambio e di favorire l’export in modo artificiale, alla fine danneggia tutti». In questo modo si creano inevitabili tensioni e distorsioni che indebolirebbero la ripresa economica globale.  Effettivamente si vive oggi senza un ordine monetario. Lo si sa dal 1971, l’anno in cui il presidente americano Richard Nixon decise di sganciare il valore del dollaro da quello dell’oro e di abbandonare il riferimento alle riserve auree per passare ad un sistema di cambi flessibili. La progressiva regressione dell’economia americana e il suo indebitamento, l’emergere dell’Unione europea e delle nuove potenze economiche dei paesi del Bric hanno successivamente reso sempre più insostenibile il ruolo del dollaro come unico strumento del commercio internazionale.
Tuttavia ancora oggi l’egemonia del biglietto verde c’è ed è sostenuta dal fatto che l’85% delle transazioni mondiali dei cambi ed il 62% delle riserve delle banche centrali sono in dollari. Il flusso di dollari che si registra quotidianamente sui mercati internazionali è di circa 4.000 miliardi. È amaro dover constatare il verificarsi dell’ammonimento dell’allora segretario del Tesoro di Nixon, John Connolly, che affermava: «Il dollaro è la nostra moneta ma è il vostro problema».  Prima si pensava che le riserve monetarie servissero per affrontare situazioni di emergenza valutaria nazionale e per pagare i disavanzi commerciali, oggi invece esse sono diventate quasi delle bolle di liquidità e strumenti di possibili pressioni sulle politiche monetarie dei paesi debitori da parte dei paesi creditori. I paesi emergenti hanno infatti circa 7.000 miliardi di dollari nelle loro riserve, 2.500 miliardi dei quali in possesso della sola Cina.  Mentre la Fed stampa dollari per pagare i debiti, dovremmo riflettere sul fatto che gli Usa aumentino nel contempo le loro riserve auree. Hanno 8.133 tonnellate di oro nelle loro riserve monetarie, mentre la Germania ne ha 3.412 , la Francia e l’Italia circa 2.450 ciascuna e la Cina 1.050 tonnellate. Il messaggio è chiaro. Non può essere frainteso: voi vi tenete i dollari, il cui valore sarà tutto da scoprire, noi l’oro, il cui prezzo è passato dai 34 dollari l’oncia del fatidico 1971 agli attuali 1.400 l’oncia! È un evidente atto di difesa contro il rischio di possibili grandi rivolgimenti.  Ciò pone con urgenza la necessità di riformulare l’intero sistema monetario internazionale. L’era del dollaro sta volgendo alla fine. Da tempo, non solo noi, sosteniamo la necessità di creare un paniere di valute. Al dollaro sarebbe opportuno affiancare altre monete come l’euro, lo yen giapponese, lo yuan cinese e nuove monete di riferimento di blocchi regionali emergenti per un nuovo e più regolato sistema dei cambi, dei pagamenti internazionali e delle riserve. Un sistema che deve combinare mercato e regole da parte degli stati che vi aderiscono.  Recentemente anche il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, lo ha proposto sulle pagine del Wall Street Journal.  In questo campo l’Europa, che è stata troppo ai margini delle discussioni anche nell’ultimo summit di Seul, potrebbe avere un ruolo molto importante e trainante. Prima di arrivare alla moneta unica, nel 1979 si istituì il Sistema Monetario Europeo (Sme) che potrebbe essere considerato per il nuovo sistema monetario mondiale multi polare. Lo Sme nasceva dopo il crollo del sistema di Bretton Woods e mirava a rafforzare l’unione dei paesi europei e a contenere le fluttuazioni tra le monete dell’allora Comunità Europea all’interno di una fascia di oscillazione del 2,25%. Fu creata anche un’unità di conto sintetica, l’Ecu, basata su un paniere di monete Cee in relazione alla loro forza economica e all’oro. È stato un sistema che ha funzionato abbastanza bene fino al 1992 quando cominciò a sfidare l’egemonia solitaria del dollaro e fu distrutto dalla speculazione più incontrollata.  Oggi un sistema monetario multi laterale basato su un paniere di monete e sull’oro non è più  soltanto un’opzione desiderabile. È un’ineludibile necessità  per evitare la crescente volatilità monetaria e finanziaria e per scongiurare atti di protezionismo aggressivo e il rischio di vere e proprie guerre monetarie.  (Mario Lettieri Sottosegretario dell’economia nel governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

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