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Posts Tagged ‘tassi’

La Fed ha tagliato i tassi di 25 punti base

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 agosto 2019

Commento di Tim Drayson, Head of Economics di LGIM. Le previsioni della sua baseline roadmap (basate su una crescita costante) non vedono ulteriori tagli, ma i rischi fanno propendere per un’altra riduzione quest’anno.Sappiamo che c’è un gruppo al FOMC, che probabilmente include Powell, che considera l’applicazione di due tagli a scopo “assicurativo” come l’approccio migliore (anche se l’outlook di base non cambia molto).Per poter apportare più di un ulteriore taglio quest’anno, è necessario rivedere al ribasso le previsioni di crescita della Fed, fatto questo da collegare probabilmente a un’escalation della guerra commerciale o a un nuovo slittamento nell’inflazione e nelle sue previsioni (magari riconducibile a un’impennata del dollaro)Il mercato prevede ancora 1-2 tagli entro la fine dell’anno e quasi 3 tagli entro la fine del prossimo anno.Questo non sarà di disturbo alla Federal Reserve in questa fase perché riflette il rischio di coda di una flessione (forse legata a un’escalation della guerra commerciale) che richiederebbe tagli aggressivi dei tassi.

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Tensioni politiche e rialzo dei tassi USA turbano i mercati

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

“A cura di Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management”. I solidi dati macroeconomici (ISM@60), i prezzi del petrolio in crescita e un cambiamento inatteso nella retorica da parte del Presidente della FED Powell (“La FED è ancora lontana dal raggiungimento del livello neutrale dei tassi di interesse”) hanno spinto al rialzo la curva dei rendimenti statunitense. Dall’inizio del mese di settembre, i tassi nominali a 10 anni sono aumentati di 30 bps, con un il livello di breakeven dell’inflazione stabile; i tassi reali hanno superato la soglia dell’1% per la prima volta dal 2011.Sul fronte politico americano, le recenti notizie sono meno rassicuranti. Il confronto tra Cina e USA ha raggiunto un nuovo livello di criticità dopo le accuse che il Vice-Presidente Pence ha rivolto alla Cina parlando di “influenza e interferenza maligna” nelle elezioni americane, accuse che hanno gettato benzina sul fuoco della guerra commerciale. Inoltre, Trump ha criticato aspramente la FED per le sue recenti decisioni di politica monetaria (“Penso che la FED stia commettendo un errore. Sono così restrittivi. Penso che la FED sia impazzita”). Sembra improbabile che la campagna verso le prossime elezioni di medio termine possa portare a una stabilizzazione della situazione: il partito Repubblicano ha una condivisa avversione nei confronti della Cina, e alcuni esponenti considerano apertamente la FED responsabile di una mancanza di sorveglianza o addirittura della turbolenza stessa dei mercati (Trump), al fine di rafforzare la tendenza positiva del consenso nei confronti di Trump.Il panorama politico italiano, così come gli asset da esso influenzati, non ha mostrato segni di stabilizzazione, con lo spread tra BTP e Bund sopra quota 300 bps e un duro e costante scontro tra i due Vice-Premier (Salvini e Di Maio) e diverse istituzioni sia europee (Commissione UE) che italiane (Banca d’Italia).Per quanto riguarda il posizionamento del mercato, in questa occasione il volume di investimenti in strategie di vendita della volatilità è stato certamente inferiore rispetto a quello osservato all’inizio del 2018. In particolare, il numero di contratti Futures sul VIX attualmente in essere è del 30% inferiore; le strategie (Inverse VIX ETP) che scommettono sul declino della volatilità sono quasi del tutto scomparse.Un punto chiave è rappresentato dal fatto che solo gli ETF sul Nasdaq e sugli HY Bond sono andati incontro a una significativa liquidazione fino alla chiusura di ieri (pari a circa il 3%). Pertanto, in generale, il recente drawdown non sembra essere causato dagli ETF stessi. Tuttavia, il rischio di ulteriori vendite non può essere trascurato: le strategie “risk parity” hanno liquidato parte delle posizioni, ma potrebbero essere ancora costrette a liquidazioni forzate a causa dei ribassi contemporanei di azioni e bond (shock di correlazione). Anche questo fattore è però meno pericoloso rispetto al caso osservato tra febbraio e marzo.Le valutazioni relative alle varie asset class risultano ora più che ragionevoli: S&P500 sta quotando a 16 volte il livello degli utili previsto per I prossimi 12 mesi, i rendimenti sul decennale USA sono al 3.2%, mentre dopo la correzione dello scorso febbraio l’S&P500 quotava a 18 volte gli utili e il rendimento sul decennale era al 2.8%.Le aspettative relative agli utili erano in rapida crescita all’inizio dell’anno, soprattutto grazie alla riforma fiscale in fase di approvazione. Al momento attuale, al contrario, le revisioni degli utili stanno volgendo al negativo. Questa tendenza recente potrebbe rappresentare un ostacolo a una rapida stabilizzazione del mercato, tenendo anche in considerazione il fatto che, dopo la straordinaria stagione degli utili osservata nel secondo trimestre, le aspettative sugli utili sono piuttosto robuste (+24% vs Q3 2017). D’altro canto, nelle ultime settimane i riacquisti di azioni proprie da parte delle imprese sono stati condizionati dall’entrata in vigore dei periodi di Blackout (da fine settembre fino all’inizio di novembre, dopo la chiusura della stagione degli utili), sebbene alcuni acquisti autorizzati siano comunque stati condotti durante la correzione dei prezzi. A febbraio i buyback hanno contribuito alla stabilizzazione del mercato.In conclusione, la politica non sta facilitando una stabilizzazione rapida (al netto di cambiamenti repentini), ma il posizionamento e le valutazioni sono meno preoccupanti di quanto lo fossero nove mesi fa. Per quanto riguarda le imprese (utili e riacquisti di azioni proprie) la situazione non sta fornendo indicazioni solide.

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Federal Reserve e andamento rialzo tassi

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

LONDRA.La Federal Reserve (Fed) potrebbe a breve mettere in pausa il suo programma di rialzo dei tassi, dando finalmente tregua ai mercati emergenti e potenzialmente suscitando un ‘rally da sollievo’. A sostenerlo è Carl Eichstaedt, fixed income portfolio manager di Western Asset, affiliata Legg Mason.Quest’anno i mercati emergenti sono stati messi sotto pressione dai timori sulle effetti di una guerra commerciale e dal rafforzamento del dollaro, con ingenti perdite soprattutto per le valute emergenti, a causa della fuga degli investitori da questa asset class.Secondo Eichstaedt, manager del fondo Legg Mason Western Asset US Core Plus Bond, la maggior parte di queste pressioni potrebbe dissolversi con la fine del ciclo di rialzi della Fed, che potrebbe arrivare prima di quanto il mercato si aspetti.“Le ultime minute della Fed sono state a nostro parere piuttosto dovish” spiega Eichstaedt “ci aspettiamo un altro rialzo in questa riunione, ma dopodiché, per ora, non ce ne saranno altri.”
“La formulazione delle prossime minute sarà fondamentale. In particolare, se la Fed dovesse rimuovere la parola accomodante dalla sua dichiarazione ufficiale, ciò potrebbe significare che il ciclo di rialzi verrà messo in pausa. E, a nostro parere, non riprenderà nemmeno con la riunione di dicembre: potremmo dunque avere un ‘rally da sollievo’ nella parte a breve termine della curva dei rendimenti: sarebbe un’ottima notizia sia per i mercati emergenti che per il credito corporate.”Eichstaedt, che è entrato in Western Asset nel 1994 e ha oltre vent’anni di esperienza nei mercati obbligazionari, sostiene dunque che il debito dei mercati emergenti fosse rappresentato in maniera eccessiva nel budget di rischio del team.“Se guardiamo all’attuale crisi dei mercati emergenti confrontandola con quelle passate, vediamo che oggi questi mercati sono in una posizione completamente diversa” afferma il gestore.“Nel complesso i mercati emergenti hanno fatto un ottimo lavoro nel ridurre la loro dipendenza dal debito in dollari, e a nostro parere rispetto alle crisi passate il problema è molto minore.” “Per questo, dal nostro punto di vista, questa asset class continua ad avere lo stesso appeal di sempre, nonostante ci siano dei rischi idiosincratici.”
Tra i rischi in questione ci sono punti nodali come Tuchia e Argentina: “La Turchia, come ci si aspettava, ha appena alzato i tassi al 24%” spiega Eichstaedt “ e l’Argentina sta attuando le giuste manovre, pur non ottenendo al momento risultati positivi. Ma altre aree restano attraenti.”Tra le posizioni che il team preferisce in portafogli come quello del fondo Legg Mason Western Asset US Core Bond ci sono paesi come Messico, Brasile, Russia e Indonesia.“Molti dei ribassi sui mercati emergenti sono stati eccessivi. Il peso messicano, ad esempio, è la nona valuta più liquida al mondo, mentre la Russia ha oggi valutazioni molto attraenti e gli investitori sono più che compensati per il rischio” conclude Eichstaedt. (by punto di vista di Western Asset (affiliata Legg Mason) sulla riunione della Fed)

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Tassi BoE – commento flash di Investec AM

Posted by fidest press agency su martedì, 7 agosto 2018

Commento di Russell Silberston, Head of Multi-Asset Absolute Return di Investec AM. La Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi di 25 punti base a 0,75% come atteso. Nonostante l’aumento appaia modesto, porterà i tassi ai livelli prevalenti del febbraio 2009, quando nel bel mezzo della crisi finanziaria globale, la Banca di Inghilterra ridusse il tasso dall’1% allo 0,5%. Così, questa mossa è un segno del fatto che ci stiamo lentamente lasciando alle spalle l’eredità di quel periodo.Tuttavia, l’economia del Regno Unito è molto diversa oggi rispetto a quella che prevaleva alla vigilia della grande crisi finanziaria, caratterizzata da una crescita economica poco brillante, un mercato del lavoro solido e una bassa produttività.Allora come mai la Banca di Inghilterra sta considerando un restringimento della politica monetaria? La risposta giace più sul versante dell’offerta che su quello della domanda, sul quale solitamente i mercati e gli analisti si focalizzano.
Possiamo guardare all’offerta come a una sorta di “limite di velocità” economico che negli anni recenti ha visto un crollo fino a circa l’1,5% per anno, da un 2%-2,5% annuo.Ci sono diverse spiegazioni per questa discesa, ma il collasso della produttività, legata all’industria manifatturiera e ai servizi finanziari, è uno dei driver principali del crollo. Questo limite di velocità più basso implica che anche con una crescita economica modesta, la capacità di riserva sarà esaurita più rapidamente, aumentando la pressione inflazionistica.
Questa carenza di capacità e il rischio di una maggiore inflazione sono a nostro avviso la spiegazione chiave dietro le azioni della Banca. Un altro aspetto interessante, oltre all’aumento tanto atteso e alle previsioni del Rapporto sull’Inflazione, è un aggiornamento della view della Banca sul livello dei tassi di interesse neutrali del Regno Unito. Questo è il livello dei tassi compatibile con il trend di crescita e l’obiettivo di inflazione. Diversamente dalla Federal Reserve, la Banca di Inghilterra non ha ancora comunicato formalmente la sua valutazione del tasso.Basandosi sul pricing attuale, il tasso è all’1,8%. Probabilmente è troppo basso, visto che ad esempio il modello Laubach-Williams suggerisce un tasso nominale al 3,5%.
La Banca ha ora indicato tassi di interesse nominali neutrali vicini al 2,5%. Tutto ciò farà aumentare in maniera significativa i rendimenti dei titoli di Stato britannici a più lunga scadenza nei prossimi mesi.

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“L’economia mondiale tra nuove minacce di protezionismo e rialzi dei tassi Usa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management. Il protezionismo torna a dominare la scena macroeconomica, mentre si fa strada la possibilità che i tassi reali Usa non andranno oltre lo 0,5% in un biennio. Due elementi destinati a influenzare il modo in cui dovranno essere strutturati i portafogli nelle prossime settimane.Quanto al protezionismo, Pictet Asset Management aveva ipotizzato che Donald Trump usasse l’argomentazione come un espediente negoziale e che quindi non dovesse essere preso alla lettera: oggi lo scenario potrebbe essere mutato, anche se non è chiara la strategia che muove la rinnovata aggressività del presidente Usa; un proseguimento di questa politica di chiusura procurerebbe un danno tendenzialmente enorme. A febbraio 2016 l’Accordo di Shanghai aveva previsto che la Fed non alzasse i tassi troppo rapidamente se la Cina avesse evitato di svalutare aggressivamente. Attualmente siamo a un punto critico: da un lato lo yuan cinese sta vivendo una fase di rapido deprezzamento, dall’altra in Usa persino Powell ha assunto un atteggiamento da “America First”, negligendo il contesto internazionale nei suoi commenti.
Sul fronte macro questo contrasto è stato acuito da una serie di eventi:il Goldilocks (crescita elevata, inflazione moderata) di fine anno scorso ha lasciato il passo a uno scenario diverso: i leading indicators – una quarantina di indicatori economici elaborati dai nostri economisti – non lasciano adito a particolari dubbi interpretativi. Il momentum macro si è impoverito e questo fenomeno ha una dimensione piuttosto globale. Dunque anche dal punto di vista degli investimenti sostanzialmente dobbiamo rivedere le aspettative tenendo conto della debolezza osservata nei primi tre mesi del 2018;
è ricomparsa l’inflazione com’è tipico nelle fasi finali del ciclo economico ed è stata accolta come una sorpresa in quanto assente nello scenario Goldilocks caratterizzato appunto da una crescita sopra il potenziale e da variazioni dei prezzi che non superavano il target delle banche centrali. Adesso siamo di fronte a un mix in cui entrambi i termini sono deteriorati: dunque la ripresa rischia di rallentare, mentre l’inflazione è tornata – Pictet AM la stima a un livello ancora leggermente più elevato rispetto al consenso;
le Banche Centrali non possono più rimandare una normalizzazione della liquidità, sentiero su cui la Fed si è già incamminata dopo un 2017 anomalo per generosità, nella creazione di Base Monetaria. Il giro di boa è compiuto e gli analisti di Pictet AM temono che si sia intrapreso un sentiero così impegnativo per le condizioni finanziarie USA da potersi ipotizzare un ripensamento nella normalizzazione prevista dei tassi di interesse chiave (Fed funds) fissati da parte della FED.
E giungiamo al secondo punto: i tassi reali Usa. A inizio anno le previsioni sui tassi incorporata nei futures sui Fed funds era molto bassa e fissata al 2% dopo due anni (fine 2019): in quella situazione ritenevamo il mercato vulnerabile con una prospettiva di adeguamento verso la FED, cosa puntualmente avvenuta in gennaio. L’attuale spostamento delle previsioni FED verso l’alto, questa volta, non produrrà un allineamento del mercato: al contrario oggi è quest’ultimo che sembra poter esercitare maggior forza di attrazione e potrebbe indurre un cambiamento di rotta alle decisioni della Banca Centrale Usa.A supporto di questa convinzione, dobbiamo anche considerare elementi aggiuntivi che riteniamo non siano ancora totalmente a fuoco. Il più rilevante è la composizione del nuovo Board della Fed, composto oggi da personalità con idee piuttosto forti su come si debba misurare il tenore della politica monetaria. In particolare John Williams, economista a Berkeley, sostiene che i tassi di interesse debbano essere guidati da un tasso naturale che, nel caso dell’economia USA, è calato strutturalmente dopo la grande recessione e non mostra di fatto di voler risalire nel prossimo futuro. Secondo Williams, l’impatto delle manovre fiscali sul Natural rate non va oltre lo 0,25%. Se il professore diventasse un leader all’interno del FOMC, il punto di neutralità a cui si tendere non andrebbe oltre lo 0,5%, in termini di tassi reali, valore che si raggiungerebbe con due o tre rialzi e quindi nel giro di un anno. In Pictet AM ci attendiamo questo, insieme al dissolversi del paventato overshooting che, a queste condizioni, non è giustificato neppure dall’inflazione. Sulla base di queste attese, Pictet AM ha già ricomprato la parte centrale della curva americana e intende, in caso Williams comunicasse posizioni ancora più estremiste, aumentare in portafoglio la quota di inflation-linked, che sarebbero i grandi beneficiari delle idee del professore.Per la BCE la situazione è completamente diversa: abbiamo appreso che giunge a conclusione il quantitative easing ma il mercato ha interpretato, probabilmente correttamente, le parole di Mario Draghi come la promessa che il rialzo dei tassi non sarà mai contemplato nella sua politica economica.Su bond e azioni gli effetti sono i seguenti:
Le scommesse più aggressive, dal punto di vista degli investimenti, sono sulla conclusione del flattening della curva americana se la Fed rinuncia all’overshooting dei fed funds (previsti dalla stessa Fed al 3,375% prima di ripiegare verso il punto d’arrivo di lungo termine al 2,875%) come atteso; mentre sulla parte intermedia della curva si potrebbe tentare di trarre profitto da uno spread contro l’Europa.
Infine la normalizzazione delle politiche monetarie provoca un vento contrario alle valutazioni di tutti i risky asset: in particolare il price/earning che a inizio anno era quotato a 18 in America, è rientrato a fine febbraio a seguito della correzione del mercato indotta che ha accompagnato la crisi delle strategie venditrici di volatilità (VIX “squeeze”). I mercati emergenti (azionari e a reddito fisso) sono stati le vittime più vistose del 2018, penalizzati dal rialzo dei rendimenti americani, dal dollaro forte e, più recentemente, dall’escalation delle tensioni commerciali. Non è chiaro se il movimento correttivo dei mercati azionari sia del tutto esaurito. Riteniamo comunque le attuali valutazioni accettabili e pertanto la scommessa sull’azionario dovrebbe basarsi sulle attese in merito agli utili che restano però vulnerabili alla minaccia della guerra commerciale. Sul fronte dei mercati emergenti, riteniamo che ulteriori correzioni dai livelli attuali possano rappresentare interessanti opportunità di acquisto. In portafoglio l’esposizione ai mercati emergenti è al momento limitata mentre sull’equity globale appena al di sotto della neutralità (27% contro un 30% tipico di esposizione azionaria) ma con protezioni che derivano dalla duration americana, dallo Yen giapponese sul fronte valutario e da una quota, per ora non ancora rilevante, di volatilità.

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Sono nulli i contratti derivati che non proteggono dall’aumento dei tassi

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 Mag 2017

bnl-banca-lavoroAncora una volta BNL sul banco degli imputati per aver emesso derivati a chiaro intento speculativo. A denunciarla una società alberghiera piemontese, La Gombe Srl, firmataria di 5 contratti Swap stipulati a copertura di un mutuo.  Decisiva la sentenza n. 858/17 dep. il 19/04/17 della Corte D’Appello di Torino, che ha condannato suddetta banca a rimborsare 523 mila euro a titolo di risarcimento, ribadendo e rafforzando così il principio della nullità di quei contratti derivati che vengono proposti dalle banche, e sottoscritti dai clienti, con la dichiarata finalità di copertura contro il rischio di aumento dei tassi di interesse di un indebitamento sottostante ma che, in realtà, non sono idonei a soddisfare tale scopo proprio per la struttura finanziaria che li caratterizza. La vicenda inizia nel 2012, quando la società Gombe, che gestisce alcune attività alberghiere sul lago Maggiore, chiede una consulenza alla società specializzata Antares S.r.l. di Como e appura che i 5 contratti Swap stipulati con BNL per proteggersi contro il possibile andamento al rialzo dei tassi di interesse su un mutuo societario hanno tutt’altra natura. Parte quindi una causa, patrocinata dagli avvocati Fabiani e Dalla Zanna dello studio legale Fabiani, per ottenere l’accertamento della invalidità e delle responsabilità di BNL in relazione a detti contratti, sottoscritti tra il 2000 ed il 2004. Già la perizia tecnica disposta in primo grado dal Tribunale di Verbania accerta che la natura dei contratti non risulta essere di copertura, ma speculativa. Lo stesso Tribunale li dichiara pertanto nulli per assenza di causa con sentenza n. 449/15. In aggiunta a ciò, e con valenza altrettanto decisiva, nella stessa istanza il Tribunale accerta che 3 dei 5 contratti fossero stati conclusi senza la preventiva stipulazione in forma scritta degli accordi quadro, sottoscritti solo successivamente. Viene per questo dichiarata un’ulteriore ragione di nullità degli stessi per violazione dell’art. 23TUF: la successiva sottoscrizione degli accordi quadro che ne tratteggiano le modalità operative non convalida i contratti già esecutivi e tantomeno può sanare la loro conseguente nullità per mancata comunicazione della normativa. Un ulteriore aspetto, sempre toccato dalla sentenza di primo grado, riguarda l’accertamento di un disallineamento tra il mutuo ed il
contratto derivato che ne avrebbe dovuto offrire copertura, sia per differenza di valori – solo il primo contratto derivato era calcolato su un importo corrispondente al valore del mutuo – che per difformità
dei piani di ammortamento. E, peraltro, le successive rimodulazioni contrattuali avevano esteso il nozionale anche ad un generico indebitamento sul sistema bancario, oltretutto regolato con tasso
fisso, perdendosi così di vista qualsiasi residuo collegamento funzionale. Da qui la sentenza di primo grado del Tribunale che, superando ogni questione in merito alla valenza della dichiarazione di operatore qualificato rilasciata dall’investitore con la sottoscrizione del consueto modulo, dichiara la nullità di tutti i contratti e la responsabilità di BNL, condannandola alla restituzione di oltre 540mila euro, corrispondente alla perdita generata alla società dalla sottoscrizione dei contratti. Ma BNL si presenta in appello, difendendo la legittimità e la correttezza del proprio operato, sostanzialmente fondata sulla competenza ed esperienza del sottoscrittore suffragata dalla sua autocertificazione di operatore qualificato, da cui desumere la sua conoscenza delle caratteristiche specifiche dei contratti, e dalla avvenuta sottoscrizione dei contratti operativi. A sua discolpa asserisce poi che le perdite generate dai contratti erano state oggetto di mero addebito contabile sul conto corrente con saldo già negativo, e non di effettivo versamento. L’ultima parola l’ha avuta la Corte di Appello di Torino, che ha integralmente respinto i motivi di appello confermando così, assieme alla sentenza di primo grado, gli importanti vizi giuridici diffusamente presenti in questa tipologia di contratti derivati. BNL deve fare ammenda.

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Il tempo dei tassi ai minimi storici per i mutui per privati e famiglie sta probabilmente iniziando a volgere al termine

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

bancaMentre sul fronte dei mutui a tasso variabile la situazione appare piuttosto stabile, lato mutui a tasso fisso gli indici di riferimento IRS hanno iniziato una rapida ascesa da fine settembre 2016 e hanno portato – con un ritardo di qualche mese- ad una sensibile revisione a gennaio 2017 dei tassi di offerta sui mutui a tasso fisso. Revisione che potrebbe continuare anche sui prossimi mesi iniziali di questo nuovo anno.Per una operazione di mutuo di 140.000 euro, durata 20 anni, valore immobile 220.000 euro, i migliori tassi finiti per i mutui a tasso fisso si posizionano infatti a gennaio 2017 attorno all’1,70% contro un omologo 1,55% dello scorso ottobre 2016. E tale aumento non assorbe ancora completamente l’aumento registrato degli indici IRS che, per la durata 20 anni, sono aumentati nel periodo ottobre 2016 – gennaio 2017 di ben40 punti base (dallo 0,90% medio di ottobre all’1,30% odierno).Le condizioni restano comunque ancora estremamente favorevoli per privati e famiglie che intendono sottoscrivere un nuovo finanziamento per l’acquisto della propria casa o per la surroga del proprio mutuo in essere. Ma, al contempo, si registrano chiaramente i primi segnali di revisione al rialzo delle offerte di mutui da parte del sistema creditizio, dopo 12 mesi di contrazioni ininterrotte.A livello di nuove erogazioni di mutuo attraverso il canale online, la finalità surroga continua a rappresentare circa il 56% del totale delle erogazioni anche nel quarto trimestre 2016, dopo essere arrivata a spiegare anche il 65% del totale erogati nel terzo trimestre 2015. Sul canale tradizionale, invece, il peso delle surroghe si è attestato intorno al 25%, in progressiva contrazione dopo il picco degli anni precedenti.Sui prossimi trimestri si attende una ulteriore riduzione del peso della componente surroga, da ricondursi da un lato alla continua riduzione del bacino di potenziali mutuatari interessati a rottamare il mutuo, dall’altro al progressivo aumento dei tassi IRS iniziato a settembre 2016 e quindi dei tassi finiti per i mutui di surroga a tasso fisso, mutui che oggi sull’online spiegano la gran parte delle nuove operazioni di surroga.Dopo trimestri caratterizzati da un atteggiamento di cautela da parte dei nuovi mutuatari, tornano a crescere gli importi medi richiesti dei nuovi mutui: se nel quarto trimestre 2015 l’importo medio si assestava attorno ai 119.500 euro, nel quarto trimestre 2016 l’importo medio cresce e raggiunge i 124.851 euro.Parallelamente si registra un leggero aumento anche degli importi medi dei mutui erogati, che passano dai 111.000 euro del primo trimestre 2016 ai quasi 114.000 euro del quarto trimestre.
Lato preferenze dei nuovi mutuatari a riguardo della tipologia di tasso, nel quarto trimestre 2016 il peso del tasso fisso sul canale online spiega circa il 56% del totale delle richieste contro un 37% registrato nel terzo trimestre del 2015. A livello di sistema, le rilevazioni relative ai primi 9 mesi del 2016 evidenziano una incidenza del tasso fisso pari al 61% del totale dei mutui erogati.
Complice di tale aumento nel quarto trimestre 2016 risultano essere tassi finiti per i mutui a tasso fisso stabili e ancora prossimi ai minimi storici, nonostante indici di riferimento IRS in forte aumento da settembre 2016 (+0,40% nel periodo settembre 2016 – gennaio 2017) e il peso delle nuove richieste di mutuo con finalità surroga, che sul canale online risultano essere nel 77% dei casi a tasso fisso.
Lato mercato immobiliare, nel quarto trimestre 2016 si registra una ulteriore riduzione dei prezzi al mq degli immobili residenziali forniti in garanzia al mutuo pari a -3,3%.Analizzando le diverse tipologie di immobili residenziali, nel quarto trimestre 2016 il prezzo/mq per gli immobili usati registra una contrazione superiore, pari al -7,1%, mentre il prezzo/mq dei nuovi immobili subisce una riduzione del -2,0%.Approfondendo il trend dei prezzi/mq sul quarto trimestre 2016 a livello geografico, la contrazione maggiore si registra nel centro Italia con un -5,9% rispetto al quarto trimestre 2015, mentre nel nord est e nord ovest si registra rispettivamente un -2,5% e -2,6% e nel sud e isole un -2,9%.Osservando i 12 mesi del 2016, il prezzo/mq degli immobili oggetto di garanzia di mutuo ipotecario risulta diminuire quindi del -3,3% rispetto al 2015, facendo registrare sul periodo 2010/2016 una riduzione media dei prezzi/mq degli immobili pari a ben il -19,0%.
Queste le più significative evidenze che emergono dalla nuova edizione della Bussola Mutui, il bollettino trimestrale firmato CRIF eMutuiSupermarket.it che offre una panoramica aggiornata e completa delle tendenze in atto nel mercato italiano dei mutui residenziali e immobiliare.

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La Bank of England mantiene i tassi invariati

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2016

London.bankofengland.arpIl 14 luglio 2016, la Bank of England ha deciso di mantenere il tasso di interesse base invariato allo 0,50%, a dispetto di quanto ci si sarebbe aspettati dopo la Brexit e dopo le dichiarazioni del governatore della BOE che accennava all’esigenza di un intervento per allentare le tensioni sui mercati.Ma si è poi scelto di seguire una strada diversa, quella dell’attendismo e della prudenza. Analizziamo il contesto e vediamo di capire il perché tale scelta apparentemente “impopolare”.Perché tagliare i tassi non avrebbe aiutato.In linea teorica, tagliare i tassi di interesse favorisce l’erogazione del credito da parte delle banche, quindi un incremento degli investimenti e dei consumi.Ma questa volta gli effetti di un tale strategia sarebbero stati del tutto diversi rispetto a quanto accaduto in passato.La prima ragione è legata alla sofferenza del sistema bancario. Le banche (anche quelli inglesi) si trovano a fare i conti con un margine di interesse netto (ossia con un rapporto tra gli interessi ottenuti dall’erogazione di credito e quelli dovuti per i depositi), ridotto al minimo. Un taglio dei tassi avrebbe indotto le banche a prestare meno denaro a imprese e privati e avrebbe comportato effettivi negativi anche sulle pensioni dei britannici, costretti a risparmiare quote maggiore per costruire una pensione soddisfacente.Il secondo motivo per cui un taglio degli tassi, in questo caso, non avrebbe aiutato l’economia inglese, è che avrebbe impattato notevolmente anche sulla sterlina.Dal giorno in cui la Brexit è diventata realtà, il valore della sterlina è crollato del 10% rispetto al dollaro, e per evitare il rischio di un ulteriore perdita di valore, si è scelto di non rimandare il taglio dei tassi.
Certo l’export ne avrebbe giovato ma non si può sottovalutare l’effetto negativo di un deprezzamento ingente sulla stabilità dei mercati e dell’economia. L’indebolimento della sterlina porta all’aumento dell’inflazione, ad una perdita di valore del settore immobiliare e un rallentamento della crescita del Paese.Per queste ragioni la scelta della Bank of England di rimandare il taglio dei tassi di interesse a quando gli effetti della Brexit saranno più chiari, appare l’unica strada percorribile.La prudenza non è mai troppa e, a un mese dalla Brexit, pare essere la il fulcro di una strategia al momento vincente.Dopo lo shock iniziale, i mercati sembrano essersi ripresi, lasciando agli investitori che possono contare su un portafoglio diversificato buone opportunità di investimento e, agli esperti, l’onere di aiutare questi ultimi a navigare in acque agitate. (fonte: MoneyFarm.com)

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Bce: taglio tassi allo zero per cento

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2016

banca centrale europeaLa Banca Centrale Europea ha tagliato il tasso principale di rifinanziamento al minimo storico dello 0,0% e ha portato da 60 ad 80 miliardi al mese l’acquisto di bond attraverso il Qe. “Ottima notizia. La BCE continua a fare la sua parte per rilanciare l’economia. Non bastano, però, le sole politiche monetarie per rilanciare la domanda. Servono politiche fiscali degne di nota sia a livello nazionale che europeo. Altrimenti, come già successo a metà crisi, se allentiamo l’attenzione sul rilancio dei consumi e degli investimenti, rischiamo di precipitare nuovamente nella recessione per colpa di scelte sbagliate di politica economica” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “Tutti gli indicatori ci dicono che nell’ultimo periodo del 2015 e all’inizio del 2016, c’è un rallentamento della ripresa. Ce lo ha detto ieri l’Istat rispetto al Pil del primo trimestre 2016 e ce lo dice il dato della deflazione di febbraio. Non c’è tempo da perdere!” ha concluso Dona.

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Perché digitalizzare e da dove cominciare, le indicazioni di Frost & Sullivan per aumentare i tassi di utilizzo e migliorare i margini di profitto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2015

montecarloMONTECARLO. Le tendenze verso la digitalizzazione, come ad esempio la manifattura digitale o gli ambienti di lavoro connessi, stanno portando nuova efficienza alle industrie. Il concetto di “lavorare da qualsiasi luogo, in qualsiasi momento” comporterà una diminuzione dei requisiti di spazio per gli uffici di circa il 30% tra il 2013 e il 2022, con un conseguente aumento del tasso di utilizzo dal 55 all’80%. Anche gli strumenti di analisi dei big data e le soluzioni di prognosi avanzate aiuteranno a ottimizzare i flussi operativi e a migliorare i margini di profitto nelle aziende. Ad esempio, l’analisi dei big data consente ai rivenditori di aumentare i margini di profitto di oltre il 60%, e le piattaforme di intelligence predittiva possono rendere più veloci le linee produttive negli impianti di produzione del 30% (eliminando le attività ridondanti). Questi sono solo alcuni dei molti vantaggi che la digitalizzazione può portare ad un’azienda, ed è questo il motivo per cui è diventato fondamentale per le imprese impostare una strategia digitale per avere successo e prosperare nel mercato. Capire i motivi per cui digitalizzare e da dove cominciare sarà al centro della conferenza annuale di Frost & Sullivan per la Crescita, l’Innovazione e la Leadership (GIL). GIL 2015 ritorna per la sua seconda edizione sulle rive di Monaco venerdì 23 ottobre. “Per le aziende, disporre di una strategia digitale è diventata una necessità. La nostra analisi dimostra chiaramente che aiuta a migliorare i livelli di servizio al cliente, a mantenere le relazioni con i clienti, a battere la concorrenza e a dettare gli standard del settore”, afferma Arnaud Bossy, Consulting Director per l’Europa, responsabile del programma di digitalizzazione di Frost & Sullivan.
Le attività che si possono intraprendere per trasformare un’azienda in un leader digitale sono molteplici:
• Nuovi modelli di business (Dai prodotti fisici ai prodotti digitali, nuovi prodotti e servizi digitali)
• Nuove modalità di lavoro (Competenze digitali, ambienti di lavoro proiettati nel futuro, strategie per i dipendenti, gestione delle prestazioni)
• Nuovi processi operativi (Ottimizzazione del magazzino e della catena di fornitura, sistemi digitali)
Secondo Frost & Sullivan, oltre il 70% delle prime 500 compagnie al mondo hanno in programma di offrire i propri prodotti come servizi entro il 2020. L’evento, che si terrà al Monte Carlo Bay Hotel & Resort, inizierà alle 9 del mattino con un discorso di benvenuto di Jan E Kristiansen, Senior Partner & Global Head of Growth Consulting di Frost & Sullivan. Saranno presenti esperti di Frost & Sullivan e leader dei diversi settori industriali. Si prevede che oltre 200 leader nel mondo degli affari parteciperanno alla conferenza, nel corso della quale saranno presentati anche case study e storie di successo. Il Ministro delle Finanze e dell’Economia del Principato di Monaco, Jean Castellini, spiegherà in che modo Monaco sta sfruttando il digitale per trasformarsi. Martin Péronnet, Managing Director di Monaco Telecom, l’operatore telefonico del Principato, condividerà le proprie idee su come trasformare un operatore delle telecomunicazioni tradizionale in un operatore digitale, rivoluzionando il modello di business e la cultura aziendale. Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

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Tassi d’interesse in salita ma moderata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 ottobre 2014

tassi interesseIn occasione dell’Investor Day, organizzato da Legg Mason a New York i CIO del Gruppo hanno discusso delle sorti dei mercati mondiali nel breve e lungo periodo, in due tavole rotonde moderate da Consuelo Mack of WealthTrack. L’argomento cardine: dove investire in un contesto di rialzo dei tassi d’interesse.“La strada verso il rialzo dei tassi è ancora lunga”, ha dichiarato Ken Leech, CIO di Western Asset, una delle società di gestione degli investimenti obbligazionari più grandi e importanti del mondo. Vale a dire un periodo ipoteticamente compreso tra i 18 e i 24 mesi. Leech ha aggiunto che cinque anni fa nessuno avrebbe potuto prevedere gli attuali sviluppi sui mercati globali. La complessità della situazione renderà arduo per la Federal Reserve USA mettere in atto la preannunciata intenzione di rialzare i tassi nel breve periodo. “Le autorità di politica monetaria avranno bisogno di parecchio tempo prima di cambiare direzione”, ha affermato Leech. Per questa e altre ragioni, “siamo attirati dalla parte lunga della curva USA”. Si è inoltre dimostrato ottimista sui titoli corporate per gli investimenti globali, dove persiste un divario di valutazione. Leech prevede una crescita delle strategie obbligazionarie di tipo unconstrained, le quali offrono agli investitori la possibilità di accedere a uno svariato numero di prodotti e aree geografiche diverse.“Abbiamo adottato una posizione lunga sui bond statunitensi trentennali negli ultimi nove mesi”, ha commentato David Hoffman di Brandywine Global, altra boutique di Legg Mason specializzata negli investimenti value del segmento obbligazionario e azionario. “Il rischio più grave è che la Fed non faccia quello che dovrebbe”, ha sottolineato.“Quest’anno si è rivelato decisamente migliore di quanto ci aspettassimo e il prossimo non dovrebbe essere diverso”. Hoffman è stato più aggressivo sui mercati emergenti e ha evidenziato l’importanza del segmento obbligazionario messicano.A questi commenti hanno fatto eco le dichiarazioni di Isaac Souede, CIO di Permal, una delle più storiche società di asset management su vasta scala, con oltre 40 anni di esperienza nel settore.“La duplice missione della Fed riguarda la crescita e l’inflazione”, ha dichiarato Souede. “Gli USA godono di una pausa sul secondo fronte”, a suo avviso riconducibile ai trend globali. “La Cina attraversa una fase di rallentamento secolare di lungo periodo e il sensibile rafforzamento del dollaro rappresenta un fattore deflazionistico per gli USA. Assisteremo di certo a un rialzo dei tassi d’interesse ma ad un ritmo decisamente moderato”.
Souede ha sollevato un argomento che è ormai diventato una preoccupazione diffusa: “La produttività aumenterà insieme ai salari?”. Interrogato su quelle che sono le sue previsioni in merito, si è dichiarato ottimista.“Le misure adottate dai policymaker hanno mantenuto bassa la volatilità”, ha detto Souede. Il CIO di Permal è persuaso che i mercati maturi privilegeranno gli investimenti event-driven e le operazioni di M&A. Si è inoltre detto convinto che l’atteso rialzo dei tassi provocherà negli USA un’accelerazione delle operazioni di fusione e acquisizione durante i prossimi 12-24 mesi, con i tassi ancora così bassi. Ottimo il potenziale anche per operazioni di arbitraggio, ristrutturazioni e conseguente attivismo degli investitori volto a migliorare l’efficienza delle aziende.Per ciò che concerne i mercati emergenti, il consiglio è quello di “investire nelle società che vanno nella stessa direzione intrapresa dai rispettivi governi”. Il Messico sta facendo bene, il Brasile è in calo, ma non ci sono evidenti segnali di “schiuma” sui mercati. “A livello globale, gli investitori hanno dato prova di maggiore prudenza di quanto non si crederebbe”, ha commentato Souede.“Sono moderatamente ottimista riguardo agli sviluppi futuri”, ha concluso Scott Glasser di ClearBridge Investments, le cui strategie azionarie core si distinguono per active share elevato, orientamento all’income e bassa volatilità. Ha nettamente escluso l’eventualità di un’altra recessione. “I mercati sono tornati alla normalità. Per l’indice S&P 500 è attesa una crescita tra il 6% e l’8%”.Secondo Glasser è difficile individuare nuovi titoli da acquistare, considerato anche il suo focus sulle large cap. Tuttavia, cercando con attenzione, è ancora possibile identificare le giuste opportunità d’investimento. Ha citato il settore della Tecnologia, in particolare il campo degli hardware; la Salute, soprattutto le assicurazioni; e l’Energia, anche se prima di considerare le opportunità presentate da quest’ultimo settore, Glasser preferisce attendere un clima di maggiore stabilità sui mercati delle commodity.Un altro aspetto degno di particolare nota è rappresentato dal potenziale aumento di efficienza all’interno delle aziende e Glasser segue con attenzione le mosse delle società e degli investitori attivisti. Ha infatti continuato a individuare interessanti opportunità di guadagno in aziende di qualità: “la qualità è diventata un figlio non amato”.“Non ci sembra di essere in presenza dell’esuberanza o dell’autocompiacimento che in genere conducono ad un tracollo”, ha affermato Rosemary Macedo, CIO di QS Investors, in accordo con le previsioni di Glasser. QS gestisce strategie multi-asset, strumenti alternativi liquidi, azionario e soluzioni customizzate nei mercati emergenti e sviluppati. “Gil investitori in titoli azionari stanno prezzando il rischio”, ha detto Macedo, sottolineando come sia possibile utilizzare strategie protettive di portfolio insurance per gestire il rischio senza dover sacrificare i rialzi”. “Esistono strumenti atti a incorporare sistematicamente crescita e protezione nei portafogli”, ha dichiarato. “Gli investitori stanno trovando altri modi per ottenere i benefici un tempo offerti dal segmento obbligazionario”. Il suo messaggio: “la miglior difesa è la diversificazione”. Un mercato in cui i tassi d’interesse stanno salendo, a prescindere dalla rapidità con cui avviene il movimento, dovrebbe dimostrarsi favorevole a quella tipologia di aziende di qualità small-cap seguite dal leggendario CIO Chuck Royce. La società fondata da quest’ultimo, la Royce Funds, è specializzata in portafogli di piccole società gestite con un rigoroso approccio value in un orizzonte temporale di lungo termine. Secondo Royce, molti dei provvedimenti adottati dalla Federal Reserve in questi ultimi anni “hanno avuto un impatto positivo sulle società a piccola capitalizzazione e, dunque, non possiamo lamentarci”. Tuttavia, l’allentamento quantitativo si è rivelato iniquamente vantaggioso per “le società di qualità inferiore”, grazie alla notevole disponibilità di risorse destinate ai finanziamenti, soprattutto di debito high-yield. “Il QE ha avuto profondi effetti sulla loro capacità di sopravvivere e prosperare. Le aziende di qualità sono rimaste svantaggiate in termini relativi, non avendo bisogno di rinsaldare i bilanci o ricevere obbligazioni high-yield”.Quale esempio di aziende di qualità che non hanno riportato il buon andamento atteso nel contesto attuale, ha menzionato Reliance Steel e Aluminum Co. A suo avviso, le small cap estere offrono maggiori opportunità di reddito, derivanti dalle diverse tipologie d’imprese familiari presenti sui mercati internazionali. Royce preferisce la volatilità, che afferma dovrebbe aumentare con il rialzo dei tassi d’interesse. Un cambiamento forse più lento di quanto atteso da alcuni osservatori ma che sicuramente non mancherà di verificarsi.“E’ la psicologia umana”, ha dichiarato Royce. “Un piccolo cambiamento del modo di pensare e subito si avrebbero previsioni di un cambiamento dei tassi d’interesse. Ciò darebbe ai tassi un ruolo di leadership sui mercati”.

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In 18 mesi dimezzate le surroghe di mutuo

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2012

Nonostante i correttivi introdotti dal DL Liberalizzazioni al procedimento di surroga di mutuo, i tassi elevati e gli alti spread bancari hanno scoraggiato gli italiani dal ricorrere a questo strumento: oggi, secondo le rilevazioni di Mutui.it, che ha analizzato oltre 150.000 domande presentate negli ultimi tre mesi, la surroga rappresenta appena il 9,7% dei flussi di mutuo. Era il 18% ad ottobre 2010.Le diminuzioni maggiori si registrano al nord, soprattutto in Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto, che hanno visto calare le richieste di surroga rispettivamente del 25,8%, 21,44% e 13,30%.Sperando che la notizia sia di vostro interesse e possa trovare spazio sulla vostra testata, alleghiamo la relativa nota stampa e rimaniamo a disposizione per ogni ulteriore approfondimento.

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I nuovi tassi non aiutano le famiglie

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Mag 2011

La modifica della rilevazione dei tassi di soglia rischia di aumentare i costi a carico delle famiglie fino al 30-40%. Con il nuovo DL sviluppo, infatti, un mutuo che oggi ha un tasso del 3-4% potrebbe essere offerto dalle banche anche al 6-7%. La stessa formula del tetto massimo del tasso di usura che potrebbe sembrare un vantaggio per le famiglie potrebbe rivelarsi un boomerang perché modificabile in caso di forte innalzamento dei tassi. Adiconsum – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Vicario – promotrice della L. 108/96 e concretamente attiva sul fronte dell’usura poiché gestisce con il riconoscimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze il Fondo di prevenzione usura che aiuta le famiglie sovraindebitate, è disponibile alla revisione della Legge a condizione che le modifiche non siano misure “spot” o peggio, come in questo caso, un’ulteriore contropartita al sistema bancario. Adiconsum chiede – prosegue Giordano – che le modifiche alla rilevazione dei tassi usura siano effettuate nell’ambito di un progetto complessivo di revisione che preveda: l’approvazione della legge per combattere il sovraindebitamento ferma in Parlamento da 10 anni, il rifinanziamento del Fondo per la sospensione delle rate e la sua estensione anche alle rate del credito al consumo, forme dedicate di accesso al credito per le famiglie meno abbienti, inasprimento delle pene per gli usurai, finanziamento certo e continuativo del Fondo di prevenzione usura e revisione complessiva della legge 108/96. Adiconsum fin dai prossimi giorni si farà promotrice presso le associazioni che operano nella lotta all’usura per modificare le norme contenute nel DL sviluppo in via di emanazione.

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Proteggersi dalla crescita dei tassi d’interesse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2010

In un contesto caratterizzato da aspettative di ripresa economica,  i tassi  a breve stanno registrando significativi andamenti in crescita. Per i consumatori che hanno stipulato mutui a tasso variabile, si pone il problema di un rialzo sfavorevole delle rate e la prospettiva potrebbe riservare sorprese sgradite se, come è probabile, la dinamica continuerà su tale trend di crescita. L’Euribor a 3 mesi, che a marzo era sotto lo 0,65%, in questa settimana ha superato l’1,00%.
Il Credito Cooperativo, proprio per proteggere il cliente da aumenti eccessivi che potrebbero causare serie difficoltà per il bilancio familiare,  ha previsto alcune opportunità in grado di assicurare una ‘protezione‘, un tetto massimo alla rata del mutuo da pagare.
«Le Bcc continuano a pensare alle esigenze finanziarie delle comunità – è il commento di Giorgio Minute, direttore della Federazione regionale delle Banche di Credito Cooperativo – affiancando alla capacità di concedere credito, l’approccio culturale verso l’indebitamento responsabile e sostenibile».
La protezione viene tecnicamente offerta a mezzo dello strumento finanziario denominato “covered warrant cap”, con cui il sottoscrittore si garantisce l’incasso del differenziale positivo tra l’Euribor e il tasso soglia fissato come massimo (cap), tutelandosi così dagli aumenti eccessivi del valore percentuale del tasso. Per i clienti che contraggono un mutuo a tasso variabile, diventa estremamente interessante in questo momento fissare un livello conveniente entro il quale contenere le proprie capacità di far fronte ai rimborsi futuri. Il vantaggio per i sottoscrittori è, dunque, immediatamente comprensibile: non si paga mai più del tasso massimo stabilito anche se, nel tempo, la variabilità dovesse portare a un suo superamento.
E per chi, invece, ha già stipulato il proprio contratto con la banca? In tal caso, è possibile rivolgersi al consulente di fiducia del Credito Cooperativo che analizzerà, per ogni singolo caso, la soluzione che assicuri la copertura più appropriata

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A Roma in distribuzione 50mila bottigliette acqua

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Per le prossime 48 ore la Capitale affronterà la terza ondata di calore della stagione, con temperature percepite superiori a 37 gradi. Il fenomeno, dovuto alla combinazione di temperature elevate associate ad alti tassi di umidità, può avere conseguenze sulla salute dei soggetti più esposti: bambini, anziani, cardiopatici e soggetti affetti da malattie respiratorie. Per questo motivo, il dipartimento nazionale della Protezione civile ha dichiarato lo stato di allerta (livello 3) che si protrarrà almeno fino alla giornata di mercoledì. Per limitare i disagi ai cittadini, la Protezione civile del Campidoglio ha distribuito 50 mila bottiglie d’acqua presso i musei Capitolini, i musei Vaticani e nei pressi del piazzale della metro Anagnina. Inoltre, le associazioni di volontariato dotate di ambulanza sono intervenute in ausilio al 118 per garantire i soccorsi sanitari dovuti al caldo.

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Roma capitale e abbassamento rating

Posted by fidest press agency su sabato, 7 agosto 2010

L’abbassamento del rating alla città di Roma creerà danni superiori al taglio dei fondi per Roma capitale.  Adiconsum Lazio «L’abbassamento del rating deciso da Standard & Poor’s, da A+ ad A, porterà presumibilmente a un aumento dei tassi di interesse sul debito del Comune di Roma i cui efetti si tradurranno, come conseguenza, in maggiori costi a carico del cittadino e/o meno servizi da aggiungere a quelli richiesti dalla necessità di coprire con l’azione di misure di contenimento della spesa il taglio dello stanziamento. Il presidente Berlusconi e il ministro Tremonti riportino agli originali 500 milioni il trasferimento diretto per “Roma Capitale”. I cittadini non potrebbero sopportare, dopo le ripercussioni negative della manovra economica, che vede Roma tra le città più penalizzate, ulteriori sacrifici che si tradurrebbero in minori consumi e quindi minore fiscalità, innescando un circolo vizioso i cui costi sarebbero maggiori dei risparmi ottenuti dal taglio dei fondi per Roma capitale».Adiconsum Lazio chiede
1. al presidente Silvio Berlusconi e al ministro Giulio Tremonti di riportare agli originali 500 milioni il trasferimento diretto per “Roma Capitale”.
2. al sindaco Gianni Alemanno una maggior determinazione nella difesa della città ed un maggior contrasto a logiche demagogiche tendenti a discriminare questa città che quotidianamente sopporta gli oneri di ospitalità delle Istituzioni nazionali ricevendo in cambio spesso, troppo spesso, denigrazione e discriminazione dettate da logiche di bottega.

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Condizioni per la crescita dell’eolico in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 agosto 2010

Come ANEV ha potuto illustrare ai membri della Commissione riuniti per l’audizione, l’eolico è la fonte di produzione elettrica che si è mostrata più dinamica negli ultimi anni, registrando importanti tassi di crescita e contribuendo, nello scenario di Impegno europeo al 2020, per circa l’8% alla produzione nazionale elettrica lorda. Questo porterà a coprire consumi di oltre 23 milioni di persone pari ai consumi elettrici per il settore domestico delle seguenti province Roma, Milano, Napoli, Torino, Bari, Palermo, Firenze, Bologna, Genova, Venezia, Perugia, Cagliari, Trento, Ancona, Potenza, Catanzaro, L’Aquila, Trieste, Campobasso e Aosta. Gli studi di fattibilità tecnico-economica dell’ANEV prevedono inoltre che gli obiettivi fissati per il 2020 non solo potranno essere raggiunti ma anche superati: l’eolico è infatti tra le fonti rinnovabili che ha raggiunto nel 2009 una maturità industriale, configurandosi come esportatrice di tecnologia, servizi e componentistica e costituendosi sempre più come un’opportunità per l’Italia in termini di occupazione, indipendenza energetica, riduzione dei rischi ambientali e peso sulla bilancia estera. Un’opportunità riconosciuta dagli stessi italiani che secondo un’indagine ISPO apprezzano le ricadute positive in termini ambientali (80%) dell’eolico e le opportunità offerte in termini economici (77%)  Affinché ai riconosciuti benefici ambientali e occupazionali offerti dalla produzione elettrica da fonte eolica possano aggiungersi benefici economici, l’ANEV ha auspicato una riforma del sistema degli incentivi.  Oltre alla riforma degli incentivi il settore può trarre giovamento dalle nuove regole in merito ai percorsi di autorizzazione degli impianti eolici che da un lato godranno di procedure unificate a livello nazionale dall’altro dovranno beneficiare dell’ulteriore semplificazione prevista dalla Direttiva 2009/28/CE nel rispetto delle tutele ambientali, paesaggistiche e urbanistiche che l’Associazione si è impegnata a rispettare già dal 2002 con il protocollo redatto da Legambiente e sottoscritto negli anni da WWF e Greenpeace.

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Dipendenti senior

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 aprile 2010

AARP International, l’associazione internazionale no-profit che conta più di 40 milioni di iscritti e si propone di aiutare le persone a vivere più a lungo, più sane e con una maggior sicurezza economica, ha indetto la terza edizione del concorso “AARP International Innovative Employer Award, Recognizing International Best Practices in Age Management”, un riconoscimento alle aziende nel mondo (qualunque azienda che non abbia la sede negli Stati Uniti può partecipare al concorso) che dimostrano la maggior attenzione e le migliori pratiche nei confronti dei loro dipendenti over-50. L’occupazione di questa fascia di età è un fenomeno sempre più attuale, in una società con tassi di natalità sempre più in calo, età pensionabile in continuo aumento e una costante diminuzione della percentuale dei lavoratori di età compresa tra i 25 e i 44 anni. Per le aziende di oggi è sempre più essenziale beneficiare allo stesso modo dei giovani e dei lavoratori più esperti e più anziani, ma devono imparare a capirne le diverse esigenze così come i diversi limiti. I partecipanti al concorso dovranno offrire informazioni sulle loro pratiche nei confronti dei lavoratori anziani in queste aree

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Tassi di finanziamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2009

Dal primo luglio al 30 settembre sono in vigore i nuovi parametri per valutare se un tasso di un finanziamento è usuraio o legittimo. Come ogni trimestre vengono comunicati da Banca d’Italia i tassi medi di mercato, suddivisi in base alla tipologia di erogazione da parte di banche o finanziarie, ad imprese e famiglie, che aumentati del 50% danno il tasso soglia, superato il quale si incappa nel reato di usura. Rispetto al trimestre precedente c’e’ da rilevare una netta diminuzione del tasso soglia per i mutui a tasso variabile, che scendono al 5,085% (meno 1,785%), ed un aumento di quello relativo ai mutui a tasso fisso, aumentato al 6,69% (piu’ 0,6%). C’e’ da rilevare che, nonostante il crollo del costo del denaro, persistono alcune tipologie di finanziamenti che possono costare ben oltre il 20% senza incappare nell’usura. Nell’ordine: – prestiti finalizzati all’acquisto rateale e quelli ottenuti tramite carte di credito o carte revolving che possono arrivare -per importi finanziati fino a 5 mila euro- addirittura al 24,5% (in aumento dello 0,9% rispetto al trimestre precedente); – anticipi, sconti commerciali, crediti personali e altri finanziamenti alle imprese effettuati dagli intermediari non bancari, che possono arrivare –per importi finanziati fino a 5 mila euro- al 21,165% (in leggera crescita); – il tasso soglia per i prestiti contro la cessione del quinto dello stipendio ancora oggi arriva al 18,87%. Inferiore di oltre il 25% rispetto a qualche mese fa, ma ancora molto alto. (fonte Aduc)

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Tassi d’interesse e Direttiva Equitalia sui crediti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2009

Dal prossimo primo gennaio 2009, cambiano i tassi d’interesse praticati dal fisco. La nuova disciplina modifica, razionalizza e riunifica in un unico provvedimento le varie misure riguardanti il saggio d’interesse dovuto per ritardato pagamento o per rimborsi fiscali. Inoltre, con la direttiva di Equitalia del 15 giugno scorso, il contribuente può scegliere di pagare i debiti indicati nella cartella di pagamento utilizzando i crediti d’imposta di cui è beneficiario.

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