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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘tasso’

L’Istat ha diffuso oggi i dati relativi all’andamento del tasso di inflazione a giugno

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

Si attesta sullo stesso livello di maggio, al +0,8% su base annua.Il tasso relativo al carrello della spesa si ferma al +0,3%.Con il tasso di inflazione a questo livello l’aggravio annuo per una famiglia tipo ammonta a circa 236,80 Euro, che incidono su bilanci familiari molto provati dalla sostanziale assenza di misure per la crescita. I redditi delle famiglie, infatti, non aumentano in misura proporzionale rispetto al costo della vita: crescono in questo modo la povertà e le disuguaglianze nel nostro Paese, determinando una situazione a cui è sempre più urgente fornire risposte concrete.Non dimentichiamo, infatti, che la crescita dei costi dei beni di largo consumo inciderà notevolmente soprattutto sulle famiglie meno abbienti.“Questo andamento non fa altro che sottolineare la necessità di un piano straordinario capace di determinare una ripresa stabile dell’occupazione, determinando così una ripresa della domanda interna e dell’intero sistema economico.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.È indispensabile, in tal senso, fare di tutto per evitare una procedura di infrazione che avrebbe effetti drammatici sulla nostra economia.

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Prezzi: lieve frenata del tasso di inflazione

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

L’Istat ha diffuso i dati relativi all’andamento del tasso di inflazione a maggio, che si attesta al +0,9%, in lieve diminuzione rispetto ad aprile quando segnava quota 1,1%.
“Alla base della lieve decelerazione” – spiega l’Istat – “c’è un effetto di rientro rispetto ai balzi dovuti ai ‘ponti’ di aprile.” Sul dato incide notevolmente la frenata dei costi dei beni energetici non regolamentati, in primis i carburanti.Il tasso relativo al carrello della spesa cresce invece al +0,5% (dallo 0,3% di aprile).Con il tasso di inflazione a questo livello l’aggravio annuo per una famiglia tipo ammonta a circa 266,40 Euro: un aumento insostenibile per le famiglie, i cui redditi non aumentano in misura proporzionale rispetto al costo della vita.“La crescita dei costi dei beni di largo consumo rappresenta un elemento di forte preoccupazione, dal momento che inciderà notevolmente sulle famiglie, specialmente quelle meno abbienti.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.Tale dinamica non fa altro che sottolineare la necessità di un piano straordinario capace di determinare una ripresa stabile dell’occupazione, incidendo così in maniera positiva sul rilancio della domanda interna e dell’intero sistema economico.

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“Il Giappone innalza il suo tasso di crescita potenziale”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

A cura di Daisuke Nomoto, Gestore di portafoglio senior di Columbia Threadneedle Investments Sebbene le prospettive per la crescita globale stiano diventando più incerte a causa degli attriti commerciali sino-americani e della forza gravitazionale esercitata dal rialzo dei tassi d’interesse, riteniamo che il continuo programma di riforme del Giappone finirà probabilmente per innalzare il tasso di crescita di lungo termine. Col tempo, ciò dovrebbe spingere al rialzo anche le quotazioni azionarie.Il Giappone sta introducendo tre corpus di riforme concepite per risolvere le debolezze strutturali e quelle attinenti al governo societario. Si tratta di:Riforma dell’immigrazione
Riforma dello stile di lavoro, Riforma della corporate governance.Per contestualizzare, riepiloghiamo brevemente la storia economica e i successi recenti del Giappone. Possiamo suddividere gli ultimi 40 anni in tre periodi: la straordinaria crescita degli anni ‘80, l’opprimente deflazione degli anni ‘90 e il periodo da fine 2012 ad oggi, caratterizzato dalle riforme strutturali della “Abenomics”. Dopo la lunga fase di deflazione seguita alla rapida crescita degli anni ‘80, molte società giapponesi si sono ripiegate su sé stesse. Piuttosto che investire nella crescita futura per generare rendimenti superiori, hanno fatto di tutto per proteggere le prerogative acquisite, prestando scarsa attenzione all’efficienza dell’allocazione del capitale. Tuttavia, dopo i 15 anni di crescita zero dal 1998 al 2013, le riforme del Presidente Shinzō Abe stanno finalmente dando i loro frutti e il PIL si sta avvicinando all’obiettivo del governo di JPY 600.000 miliardi.Le pressioni inflazionistiche non sono state abbastanza forti da oltrepassare il target del 2% della Bank of Japan (BoJ), ma gli indicatori economici suggeriscono chiaramente che la deflazione è stata sconfitta. Pur non escludendo la possibilità che la BoJ modifichi la sua politica monetaria per consentire al rendimento dei titoli di Stato giapponesi (JGB) decennali di salire lievemente, crediamo che rimarrà accomodante ancora per qualche tempo, mantenendo il tasso di riferimento a breve termine sul -0,1%. Ciò è in netto contrasto con la politica di inasprimento della Fed.
Il PIL è funzione sia delle dimensioni della forza lavoro che della produttività. Il Giappone è storicamente diffidente nei confronti dell’immigrazione, ma l’invecchiamento della sua popolazione rende urgente un potenziamento della forza lavoro tramite gli immigrati. In un primo momento, le politiche governative hanno cercato semplicemente di aumentare la partecipazione delle donne e dei cittadini più anziani al mercato del lavoro. Ma tali misure non sono bastate a colmare l’ampio divario tra domanda e offerta, ragion per cui il Giappone ha aperto sempre più le porte ai lavoratori provenienti dall’estero. Benché l’immigrazione sia sempre una questione controversa, per un paese che necessita immediatamente di più lavoratori per sostenere la crescita economica la deregolamentazione è uno sviluppo positivo.
Negli ultimi cinque anni, il numero di lavoratori esteri è aumentato dell’87% a 1,3 milioni, ma si tratta ancora del 2% appena della forza lavoro totale, contro il 17% circa degli Stati Uniti e l’11% del Regno Unito, a indicazione di un notevole margine di crescita residuo. A giugno 2018, il governo ha annunciato permessi di soggiorno per lavoratori qualificati con l’obiettivo di attrarre 500.000 nuovi lavoratori entro il 2025.

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Andamento crediti deteriorati

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

L’analisi svolta da CRIF sull’andamento del rischio di credito di imprese e famiglie italiane che nel 2017 si è stabilizzato dopo oltre 13 trimestri consecutivi di forte decelerazione, raggiungendo livelli inferiori a quelli del periodo pre-crisi. Nello specifico si osserva che il tasso di default delle imprese a dicembre 2017 si è stabilizzato al 3.9%, rispetto alla rilevazione di dicembre 2015, quando era risultato pari al 5.8%, e lontanissimo dal picco della fine del 2009, nella fase più acuta della crisi, quando aveva raggiunto il 7.9%. Molto più contenuta la volatilità del rischio delle famiglie italiane, tradizionalmente più prudenti nel ricorso al credito e storicamente protette da saggi di risparmio elevati: il tasso di default è sceso dal 2.3% di dicembre 2015 all’1.7% di dicembre 2017, anche in questo caso su livelli decisamente più contenuti rispetto al 3.5% registrato sempre alla fine del 2009. Per il prossimo biennio, CRIF Credit Solutions stima che, secondo lo scenario di complessivo miglioramento dello stato generale dell’economia delineato dall’EBA, il rischio delle imprese si stabilizzerà su un sentiero di normalità attestandosi intorno al 4% fino alla fine del 2019. Considerando invece per ipotesi uno scenario fortemente sfavorevole, la rischiosità potrà aumentare fino al 5.8%, ritornando ai livelli conosciuti nella crisi più recente. Per quanto riguarda le famiglie, invece, CRIF prevede una normalizzazione della dinamica del tasso di default intorno all’1.6% fino alla fine del 2019 ma, in presenza di condizioni economiche molto avverse, il trend del default potrà accelerare risalendo fino al 2.2%.

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Tracollo dei matrimoni in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Mag 2011

“Il bassissimo tasso di nuzialità in Italia denunciato dall’Istat dimostra che il matrimonio nel nostro Paese versa in uno stato comatoso . Dal 1970 ad oggi si è registrata una riduzione della metà nel numero delle celebrazioni. A questo fenomeno fa da contraltare l’altro dell’esorbitante numero di separazioni e divorzi che consumano ogni anno (4 matrimoni su 10 finiscono in tribunale)” commenta l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente nazionale Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani. “Occorre tuttavia analizzare le cause di questo fenomeno – continua- : in primo luogo la crisi economica che attanaglia il nostro Paese è assolutamente disincentivante per i più giovani a fare il grande passo delle nozze. Locare o acquistare un immobile per due promessi sposi è diventato proibitivo a causa di varie forme di speculazione che si registrano soprattutto nelle regioni centro settentrionali. E’ indubbio che la disoccupazione giovanile, specie quella femminile, non consenta progetti così importanti. La seconda causa è da ricercare nella paura dei giovani di un tracollo del matrimonio che potrebbe determinare situazioni di povertà insostenibili nonché insopportabili attese nei processi di separazione e divorzio. Terza causa è da ricercare nella volontà di molte coppie di convivere creando strutture familiari del tutto simili a quelle delle coppie coniugate. Oggi in Italia circa 2 milioni di italiani convivono more uxorio ed ogni anno nascono 100 mila bambini da tali un unioni. Quarta causa è data dalla paura di molti italiani di mettere al mondo i figli attesi i costi per la loro crescita. E’ evidente, pertanto, che allo stato attuale il matrimonio è un lusso e non più una libera scelta di vita: mancano del tutto o quasi politiche familiari che possano favorire il matrimonio e la procreazione”. Ciò che fa riflettere moltissimo è che i matrimoni civili sono in netto aumento rispetto al passato: “Nella cattolicissima Roma – dice Gassani – essi stanno superando numericamente quelli religiosi. E’ evidente quindi che l’Italia si sta collocando agli ultimi postieuropei per percentuale di matrimoni celebrati ed è certamente questa una notizia di portata mondiale”.

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Brunetta a Draghi su tasso disoccupazione

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2010

“Una piccola precisazione, rispettosa ma ferma, al governatore della Banca d’Italia e ai ricercatori del suo ufficio studi. Da giorni leggiamo diverse analisi sul tasso di disoccupazione e su come questa debba essere misurata. E’ infatti necessario, a nostro parere, una grande attenzione nell’impiego delle definizioni che riguardano il mercato del lavoro. Il 15 ottobre è uscito il bollettino curato della Banca d’Italia, nel quale si può leggere che“al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione è leggermente aumentato all’8,5% nel secondo trimestre; sarebbe sceso in luglio e in agosto. Una misura più ampia del grado di sottoutilizzo dell’offerta di lavoro che include i lavoratori scoraggiati e l’equivalente delle ore della Cassa integrazione guadagni (CIG) collocherebbe tale tasso sopra l’11%”.   L’altro ieri il governatore Mario Draghi è nuovamente intervenuto sul tema spiegando che, tenendo conto dei lavoratori in cassa integrazione e di quanti scoraggiati hanno smesso di cercare una nuova occupazione, “si calcola per l’Italia un tasso di sottoutilizzo superiore all’11% delle persone potenzialmente occupabili, come in Francia, più che nel Regno Unito e in Germania”. L’11% non è però il tasso di disoccupazione: quest’ultimo viene infatti calcolato sulla base delle definizioni concordate a livello internazionale. In Italia oggi questo tasso è all’8,3% ed è solo questo dato che può essere confrontato con il tasso di disoccupazione degli altri Paesi.  Esercizi contabili di altro tipo sono sempre possibili ma in ogni caso non devono servire a creare confusione. Com’è ben noto nella letteratura, nel corso di una crisi opera l’effetto ‘scoraggiamento’ che, riducendo il numero delle persone che cercano lavoro, migliora il tasso di disoccupazione. Nei periodi di ripresa accade invece esattamente il contrario: si crea una quota aggiuntiva di potenziale offerta di lavoro costituita da persone che prima erano inattive. Lasciamo perdere allora le possibili definizioni di ‘disoccupazione reale’ e restiamo invece alla definizione Eurostat. E questo valga per tutti.”

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Mutui: piace il tasso variabile

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2010

Le famiglie si attrezzano per fare fronte alla crisi e, di fronte dell’acquisto di una casa, cercano certezze sulla rata da pagare. “Di quanto salirà la rata? Sarò in grado di farvi fronte?”, queste le domande più frequenti che si sentono fare agli sportelli dei istituti di credito. La scelta dei più cade ora sui prodotti a tasso variabile controllato, con un tetto massimo del tasso già contrattualmente pre-fissato. Il punto è stato fatto dalla Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate in occasione della fiera “Casa in piazza”, che si sta svolgendo in questi giorni a Varese. Per fare fronte alle tante richieste, che arrivano ai suoi sportelli, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha lanciato tre mutui ipotecari per l’acquisto o la ristrutturazione della casa, a tasso variabile controllato. Qual’ora la crescita dell’Euribor facesse salire il tasso oltre il limite contrattualmente concordato, la rata si fermerà, e la banca si accollerà il relativo costo. “La reazione del mercato è stata positiva – spiega Adalberto Tomasello, responsabile area mercato della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate – I prodotti proposti piacciono per le garanzie a lungo termine che offrono. L’Euribor è risalito del 30% in poco tempo, anche se è rimasto ancora sotto l’uno per cento. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, le persone cercano certezze sulle spese importanti che devono affrontare. Con i nostri prodotti offriamo i vantaggi del tasso variabile, ma senza rinunciare alla tranquillità che offre invece una rata con un tasso fisso. Il prodotto è piaciuto tanto, al punto che ne stiamo studiando uno ad hoc anche per le richieste di surroghe, ultimamente molto incrementate”. I mutui a tasso variabile controllato offerti dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate sono due: Cap Floor, (da un minimo pari all’Euribor 3m mmp +1% o BCE +1.25% oltre il tasso floor del 2,75% ad un tasso massimo del 5,5%), Super Cap (che parte da un Euribor 3m mmp +2% o BCE + 2,25% e si ferma ad un tasso massimo del 5%), oltre a quello a tasso fisso, One Stop (4,5%).

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Cresce l’Inflazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2010

I rischi di forti aumenti delle tariffe dei servizi che avevamo denunciato a seguito dei tagli delle risorse agli enti locali si stanno verificando. Il dato complessivo dell’inflazione si attesta, secondo le rilevazioni dell’Istat, all’1,6% che confermerebbe il trend dei mesi precedenti, ma al suo interno emergono due dati su cui riflettere. Per i prodotti dell’alimentazione e dell’abbigliamento l’inflazione resta sotto l’1%, ma quando osserviamo i dati sui servizi, a partire dalla scuola e dai trasporti, il dato corre oltre il 3%. Questo conferma una denuncia che è stata alla base anche della Giornata di lotta delle Associazioni Consumatori sugli aumenti delle tariffe in atto, in particolare nei servizi pubblici locali.  Il “ritocco” non si limita ad adeguarsi al tasso di inflazione, ma raggiunge le due cifre. Adiconsum ribadisce l’esigenza di un tavolo di monitoraggio/controllo sugli aumenti delle principali tariffe dei servizi e soprattutto che anche queste (non soltanto per i salari e le pensioni) rientrino nel vincolo del tasso d’inflazione.

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Guida in stato di ebbrezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2010

Il componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del consumatore” di Italia dei Valori Giovanni D’AGATA, ritiene opportuno segnalare la sentenza n. 32021 del 18 agosto scorso della Corte di cassazione penale che, respingendo il ricorso della Procura di Pordenone, ha sancito la non obbligatorietà della confisca della macchina dell’automobilista che, pur guidando in stato di ebbrezza alcolica e pur avendo provocato un incidente, non abbia superato il limite di 1,5 di tasso alcolemico. In queste circostanze, hanno spiegato i giudici della quarta sezione penale di Piazza Cavour, scatta invece il fermo amministrativo che, secondo il Collegio, è una misura sufficiente. Inutile il ricorso presentato dalla Pubblica accusa che chiedeva la linea dura contro i pirati della strada. Insomma dal Palazzaccio è arrivata un’interpretazione restrittiva dell’articolo 186 del codice della strada (il tasso alcolemico previsto dall’articolo modificato dall’ultima riforma è rimasto invariato). In particolare gli Ermellini hanno precisato che “ciò che emerge immediatamente dalla lettura di tale disposizione è che le pene di cui al comma 2, quindi, quelle relative sia alla lettera a) che b) e c), quando il guidatore in stato di ebbrezza provoca un incidente, sono raddoppiate ed è sempre disposto il fermo amministrativo dell’autovettura”. Dunque, “da un punto di vista sanzionatorio il legislatore ha diversificato le situazioni tra chi conduce tout-court l’automobile in stato di ebbrezza con quella di chi in tale stato provoca un incidente, quest’ultima ritenuta, ovviamente più grave, in quanto più pericolosa socialmente. L’avere poi, il legislatore inserito l’eccezione “fatto salvo quanto previsto dalla lett. c), non può avere altro significato di quello che, qualora il tasso alcolemico del guidatore che ha provocato l’incidente superi il valore di 1,5, solo in tal caso va obbligatoriamente disposta la confisca dell’autovettura”.

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Bcc: variazioni del tasso dei mutui

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 marzo 2010

La variabilità dei tassi sui mutui, a volte, può presentare ai sottoscrittori delle sorprese non gradite. Per questo, le Bcc del Friuli Venezia Giulia hanno predisposto una nuova soluzione finanziaria che mette al riparo i mutuatari da rialzi eccessivi e inattesi. «Le Bcc continuano a pensare alle esigenze finanziarie delle comunità – è il commento di Giuseppe Graffi Brunoro, presidente della Federazione regionale delle Banche di Credito Cooperativo – affiancando alla capacità di concedere credito l’approccio culturale verso l’indebitamento responsabile e sostenibile». Il “covered warrant cap” (questo è il termine tecnico), può essere agganciato al mutuo a tasso variabile per fissare un tasso massimo a tutela dai rialzi del tasso stesso. In questo modo, in pratica, il cliente della banca, una volta fissato un tasso massimo di riferimento, sarà sempre protetto in caso di successiva crescita eccessiva dei tassi, avendo diritto a ricevere un differenziale se il tasso variabile si alza fino a superare il valore soglia (cap). Gli strumenti come il covered warrant cap, si prefiggono di evitare fenomeni come quelli verificatisi all’indomani della crisi finanziaria quando l’esplosione dell’aumento del costo delle rate ha creato difficoltà a tanti mutuatari. Ogni rialzo dei tassi di interesse, oggi ai minimi storici, si ripercuote infatti sulle capacità di rimborso. Il vantaggio per i sottoscrittori è immediatamente comprensibile: non si paga mai più del tasso massimo stabilito, anche se la variabilità dovesse portare a un suo superamento. In un momento come l’attuale in cui si concretizzano le aspettative di ripresa economica, i tassi sono bassi e stimolano i consumatori a stipulare mutui a tasso variabile che, però, potrebbero subire dei rialzi sfavorevoli sulle rate future. Meglio assicurarsi, suggeriscono le Bcc.

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Disoccupazione giovanile in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2010

Nel Dicembre 2009 il tasso di disoccupazione giovanile (al di sotto dei 25 anni) era del 21.0% nell’area euro e del 21.4% nell’UE 27.% Nel Dicembre 2008 era rispettivamente del 17.0% e del 16.9%. Il tasso più basso si è osservato in Olanda (7.6%) e il più alto in Spagna (44.5%) e in Lettonia (43.8% nell’ultimo trimestre del 2009) Per quanto riguarda la popolazione lavorativa complessiva, il tasso di disoccupazione (calcolato stagionalmente) nell’area euro era del 10.0% in Dicembre, contro il 9.9% di Novembre e l’8.2% nel Dicembre 2008. Il tasso di disoccupazione nell’UE 27 era del 9.6% nel Dicembre 2009, contro il 9.5% di Novembre e il 7.6% nel Dicembre 2008. Per quanto riguarda l’area euro si tratta del tasso di disoccupazione più alto dall’Agosto 1998 e per l’UE 27 dal Gennaio 2000. Eurostat stima che 23.012 milioni di uomini e donne nell’UE27 (di cui 15.763 milioni nell’area euro) nel Dicembre 2009 erano disoccupati. (dati Eurostat)

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I cattolici contro le mafie

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2009

Sono 700 le associazioni che aderiscono a “libera nomi e numeri contro le mafie”. Tra le organizzazioni cattoliche più importanti cfhe ne fanno parte annotiamo la Pax Christi, l’Azione Cattolica, l’Agesci e il Centro Comunitario Agape. Pax Christi è un movimento cattolico internazionale nato nel 1945. Oggi è un’organizzazione non governativa con statuto consultivo presso l’O.N.U. e il Consiglio d’Europa. Ha organizzato diversi convegni in tema di lotta alla mafia. L’Azione Cattolica è una formazione di laici cristiani dal forte stampo ecclesiale. Ha aderito a “Libera”. Solo con una vera cultura della democrazia è possibile contrastare la criminalità organizzata. Il Centro Comunitario Agape è un organismo di volontariato con sede a Reggio Calabria che in oltre 20 anni di attività ha seguito centinaia di giovani, tra cui molti minori provenienti da zone ad alto tasso di criminalità mafiosa. L’Agesci, associazione di guide e scout cattolici italiani è attiva in tema di lotta alla mafia soprattutto attraverso la sezione palermitana. L’Agesci ha partecipato alla campagna di “Libera”, per la raccolta di firme per la riforma della legge sulla confisca dei beni alla mafia e il loro utilizzo a scopi sociali.

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Criminalità: I dati U.S.A. che fanno paura

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2009

Negli Usa un americano adulto su 32 si trova attualmente in prigione o in libertà vigilata. E’ quanto emerge da uno studio condotto dal Ministero della Giustizia americano. Tradotto in numeri, il dato statistico, significa che ben sei milioni e seicentomila americani sono finiti nelle maglie del sistema carcerario del loro paese (quasi due milioni in carcere ed altri quattro milioni e seicentomila o agli arresti domiciliari o sotto stretta sorveglianza da parte delle autorità di polizia). Si fa anche notare che il fenomeno è in crescendo.  Tra il 2007 ed il 2008 il numero è aumentato di 147.700 unità, ovvero del 2,3% in più. Ora dobbiamo aggiungere le varie retate antiterroristiche conseguenti agli attentati dell’11 settembre 2001. E’ senza dubbio un tasso di criminalità molto elevato che è sintomo di un grave disagio sociale. Senza voler avere la pretesa di fare di tutta l’erba un fascio possiamo, comunque, affermare che gli Usa sono un Paese malato. Malato per le sue logiche consumistiche e di politica economica che puntano al profitto fine a se stesso e passano sopra ad ogni aspettativa sociale ei di rispetto per le categorie meno abbienti. Malato per il modo come la sua leadership politica affronta le questioni internazionali fondate soprattutto con la pretesa di essere i più forti e di poter, quindi, fare come si vuole. Malato per il come gestisce la salute pubblica internazionale, con le sue multinazionali votate esclusivamente alle logiche del profitto ed in barba al più elementare rispetto per l’ecosistema, l’assistenza sanitaria per i più bisognosi del mondo (pensiamo ai milioni d’individui in Africa ed altrove che muoiono di Aids perché le cure sono molto costose) e per una più equa distribuzione delle fonti energetiche. Malato per aver creato e gestito il fondo Monetario internazionale che finisce con il provocare, con la sua logica d’interessi esosi, in taluni Paesi del Mondo, (vedasi Argentina e lo stesso Brasile) la caduta della produzione, ostacoli per l’esportazione ed il blocco dei depositi.

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