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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

Posts Tagged ‘tasso’

Tasso di occupazione dei laureati dell’Università di Parma

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

E’ a uno e cinque anni dal conseguimento del titolo si conferma più alto della media nazionale, ed è in crescita rispetto al dato del 2021. Molto alto (al 91,1%) anche il grado di soddisfazione complessivo rispetto all’esperienza universitaria. A dirlo è il Rapporto 2022 sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati presentato oggi dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea. Il Rapporto di AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati ha analizzato 660 mila laureati, di 76 università, di primo e secondo livello del 2020, 2018 e 2016 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. I laureati nel 2021 dell’Università di Parma coinvolti nel XXIV Rapporto sul Profilo dei laureati sono 5.533. Si tratta di 3.098 di primo livello, 1.866 magistrali biennali e 554 a ciclo unico; i restanti sono laureati in altri corsi pre-riforma. Il 49,6% dei laureati proviene da fuori regione, più del doppio del dato nazionale (23,8%); in particolare è il 45,3% tra i triennali e il 56,8% tra i magistrali biennali. È in possesso di un diploma di tipo liceale (classico, scientifico, linguistico, …) il 70,4% dei laureati: è il 64,5% per il primo livello e il 74,0% per i magistrali biennali. Possiede un diploma tecnico il 23,5% dei laureati: è il 27,9% per il primo livello e il 20,9% per i magistrali biennali. Residuale la quota dei laureati con diploma professionale. Età, regolarità e voto di laurea: 25,5 anni l’età media alla laurea, il 67,6% termina l’università in corso; 102,6 il voto medio di laurea L’età media alla laurea è 25,5 anni per il complesso dei laureati, nello specifico di 24,3 anni per i laureati di primo livello e di 26,9 anni per i magistrali biennali. Un dato su cui incide il ritardo nell’iscrizione al percorso universitario: non tutti i diplomati, infatti, si immatricolano subito dopo aver ottenuto il titolo di scuola secondaria superiore.Il 67,6% dei laureati termina l’università in corso: in particolare è il 66,2% tra i triennali e il 74,5% tra i magistrali biennali. Il voto medio di laurea è 102,6 su 110: 99,7 per i laureati di primo livello e 106,9 per i magistrali biennali. Il 77,3% dei laureati ha svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi: è l’81,8% tra i laureati di primo livello e il 77,3% tra i magistrali biennali (valore, quest’ultimo, che cresce al 90,2% considerando anche coloro che l’hanno svolto solo nel triennio). Ha compiuto un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal corso di laurea (Erasmus in primo luogo) il 7,6% dei laureati: il 4,7% per i triennali e il 9,8% per magistrali biennali (quota, quest’ultima, che sale al 15,4% considerando anche coloro che le hanno compiute solo nel triennio). Il 65,6% dei laureati ha svolto un’attività lavorativa durante gli studi universitari: è il 67,7% tra i laureati di primo livello e il 66,5% tra i magistrali biennali.Il 90,3% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l’87,0% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. In merito alle infrastrutture messe a disposizione dall’Ateneo, l’88,7% dei laureati che le ha utilizzate considera le aule adeguate. Più in generale, il 91,1% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria nel suo complesso. E quanti si iscriverebbero di nuovo all’Università? Il 74,1% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre il 7,7% si iscriverebbe nuovamente allo stesso Ateneo, ma cambiando corso.

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BCE: Possibile rialzo del tasso di deposito principale vicino allo zero entro fine anno

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

A cura di Dave Chappell, fixed income senior portfolio manager, Columbia Threadneedle Investments. Dopo l’emergere del cambiamento di posizione hawkish da parte di Lagarde e del comitato alla conferenza stampa di febbraio, le aspettative per una riduzione accelerata degli acquisti di obbligazioni e un rialzo anticipato dei tassi sono aumentate sostanzialmente. Queste aspettative sono state in qualche modo attenuate nelle settimane successive, tuttavia, quando la brutale e non provocata invasione russa dell’Ucraina ha scioccato il mondo e ha sconvolto le aspettative di inflazione e crescita sia nelle economie sviluppate che in quelle emergenti a diversi livelli. Le previsioni per l’inflazione sono aumentate da livelli già storicamente alti, spinte da un’ulteriore accelerazione dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia, mentre le aspettative di crescita sono state ridotte in quanto il costo della vita erode ulteriormente il reddito delle famiglie.Di fronte all’aumento dell’incertezza, la BCE ha rivisto la sua strategia di uscita, riducendo da due trimestri ad uno la tempistica del taper degli acquisti aggiuntivi del programma APP, precedentemente previsti per assicurare un agevole passaggio dal PEPP. Il comitato ha mantenuto la flessibilità sull’eventuale fine dell’APP, indicando la volontà di concluderlo nel terzo trimestre solo se i dati in arrivo sosterranno le aspettative che le prospettive di inflazione a medio termine non si indeboliranno in seguito. Lagarde ha sottolineato che i rischi al ribasso per la crescita e al rialzo per l’inflazione sono aumentati a causa della situazione dell’Ucraina, e quindi il comitato è pronto a modificare il percorso del programma se le prospettive dovessero cambiare.Qualsiasi aggiustamento dei tassi d’interesse della BCE potrebbe avvenire dopo la chiusura dei programmi, se l’obiettivo delle aspettative d’inflazione del comitato dovesse essere raggiunto ben prima del periodo previsto. La riduzione della tempistica del taper riaccende le aspettative che la BCE possa alzare il suo tasso di deposito principale vicino allo zero entro la fine dell’anno, un livello che non si vede dalla metà del 2014. By Nicole Zancanella

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Nell’ultimo mese tasso mortalità over 60 scende dal 9,56% all’1,19% grazie ai vaccini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 gennaio 2022

«Ancora troppi senior purtroppo continuano a morire per il Coronavirus (sono 3.921 i decessi over 60 nel corso dell’ultimo mese) ma fortunatamente c’è un nuovo dato che ci conforta e che sbugiarda, semmai ce ne fosse ancora bisogno, i no vax: grazie ai vaccini, negli ultimi trenta giorni il tasso di mortalità tra gli over 60 è sceso dal 9,56% all’1,19%» lo dichiara Roberto Messina, Presidente di Senior Italia FederAnziani, il cui centro studi ha analizzato gli ultimi dati provenienti dall’Istituto Superiore di Sanità. «Al 14 dicembre scorso, secondo il bollettino dell’ISS, il totale dei decessi provocati dalla pandemia erano 134.463, di cui 127.837 erano over 60, pari al 95,07% del totale. – dichiara Messina – Oggi il numero complessivo dei decessi è salito a 138.645, di cui 131.758 over 60, con 3.921 decessi tra i senior nell’ultimo mese. Il dato importante da sottolineare, però, è che i percorsi vaccinali hanno portato a un considerevole miglioramento della situazione: infatti nei trenta giorni appena trascorsi il tasso di mortalità (deceduti/contagiati) dei senior è stato dell’1,19%, contro un dato da inizio pandemia a metà dicembre 2021 del 9,56%. Un calo determinato certamente dall’espansione delle vaccinazioni. Oggi la percentuale dei vaccinati con 3 dosi over 60 è il 74,9% della popolazione, con due è l’87,8%, con solo una è il 5,5%. A non essere ancora vaccinati (né guariti) sono il 9,5% della popolazione in questa fascia d’età, così distribuiti: il 13,6% della popolazione d’età compresa tra 60 e 69 anni, il 9,4% tra i 70 e i 79, e il 3,5% tra gli 80 e gli 89. Si tratta di un grande successo che conferma ancora una volta l’efficacia della vaccinazione specialmente rispetto a questa fascia della popolazione. Non dobbiamo quindi abbassare la guardia, ma continuare a concentrarci su questa fascia d’età in cui il rischio di morire per Covid è superiore di ben 56 volte per le persone non vaccinate rispetto a quelle vaccinate. Si è smesso, infine, di parlare delle RSA, dove la situazione è ancora molto problematica, i contagi continuano a moltiplicarsi, molte strutture sono in sofferenza per la scarsa disponibilità di infermieri e personale sanitario, e dove molte irregolarità gravi sono state rilevate dai controlli dei NAS nelle scorse settimane, incluse le mancate vaccinazioni dei sanitari e l’inosservanza delle misure anti-Covid, oltre alle classiche carenze igieniche e strutturali. Anche rispetto a queste strutture il nostro appello è a non fare passi indietro, a risolvere le criticità che ben conosciamo, e soprattutto a vaccinarsi non solo per doverosa osservanza delle norme vigenti, ma anche per non rendersi responsabili di ulteriori contagi e morti. Infine – conclude Messina – occorre ritornare alla presa in carico dei pazienti affetti dalle diverse cronicità e all’erogazione delle cure ordinarie, perché altrimenti aggiungeremo tante altre morti evitabili in più come i pazienti oncologici, dializzati, fratturati, ai decessi dovuti al Covid.»

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Tasso di occupazione in Italia ai minimi europei

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

Le conseguenze della crisi economica post Covid 19 colpiscono il mercato del lavoro: secondo Eurostat, in Italia la percentuale di occupati è scesa dal 59% del 2019 al 58,1% a fronte di un calo in Ue dal 68,5% al 67,7%. Siamo il fanalino di coda dei Paesi europei, penultimi dopo la Grecia. Sono soprattutto le donne a soffrire di questa situazione, con un calo dal 50,1% al 49% (-1,1 punti), la media Ue mostra una diminuzione dal 63,1% al 62,5% (-0,6 punti): stiamo parlando di un tasso di occupazione medio delle lavoratrici italiane che di quasi 14 punti sotto quello dell’Unione Europea. Altri Paesi, altre situazioni: in Germania cresce la percentuali di donne occupate, salendo al 73,2%.La motivazione di questa decrescita è da ricercarsi nelle tipologie di lavoro: si sono persi posti soprattutto nei servizi e nei lavori a termine, notoriamente a più ampia presenza femminile.A febbraio 2021 erano quasi un milione in meno gli occupati in Italia rispetto a febbraio 2020, nonostante gli ammortizzatori sociali messi in campo dal Governo.Situazione ancora molto pesante per i più giovani: il tasso di disoccupazione delle persone tra i 15 e i 24 anni a febbraio era del 31,6% con un calo di 1,2 punti su gennaio e un aumento di 2,6 punti su febbraio 2020 prima dell’inizio dei vari lockdown totali o parziali.Va controtendenza Gruppo M Italia (https://www.gruppomitalia.it/), brand attivo da 25 anni nel settore dei servizi per le imprese, che negli ultimi due mesi ha fatto registrare un +30% di assunzioni. L’incremento è dovuto ad un aumento dei contratti sia sul fronte del portierato che dei servizi logistici, legati in particolar modo alla filiera HoReCa, in forte ripresa dopo l’allentamento delle restrizioni dovute alla pandemia. “La tendenza all’aumento delle assunzioni per Gruppo M Italia – afferma Mirko Pepe, AD del Gruppo- sembra non fermarsi. C’è sicuramente un aspetto contingente dovuto alla crescita del mercato ma parte del fenomeno si spiega anche con l’attenzione che dedichiamo ai nostri collaboratori”.Facilità di inserimento, con programmi di onboarding personalizzati, formazione continua e supporto tecnologico sono solo alcuni degli elementi messi in campo da Gruppo M Italia per una gestione ottimale e coerente delle Risorse Umane.

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Disoccupazione: tasso al 10,2%. Quella giovanile tocca quota 31,6%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2021

Sono estremamente allarmanti i dati diffusi oggi dall’Istat sull’andamento dell’occupazione nel nostro Paese.A febbraio il tasso di disoccupazione si attesta al 10,2%. Ancor più preoccupante il dato relativo alla disoccupazione giovanile che tocca quota 31,6%, con un aumento di 2,6 punti su febbraio 2020, ovvero prima delle restrizioni determinate dalla pandemia.È evidente come le misure adottate finora per fronteggiare la crisi e la perdita di lavoro si stiano dimostrando insufficienti: a confermarlo non solo i dati odierni sulla disoccupazione, ma anche quelli relativi ai principali indicatori economici, dalla produzione ai consumi.“La pandemia ha determinato una situazione di emergenza unica nel suo genere, che solo con misure straordinarie e adeguate potremo superare.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori. Misure che non si limitino, però, ad affrontare la fase emergenziale, ma che gettino anche le basi per il necessario sviluppo futuro. Rilancio dell’occupazione, investimenti per la ricerca, per lo sviluppo tecnologico, per la modernizzazione: questi i provvedimenti di cui il Paese ha urgente bisogno, al fianco di una seria e determinata lotta alle disuguaglianze che in questa crisi si sono fatte ancora più profonde e discriminatorie. Un piano che non può prescindere dal contributo delle parti sociali e delle associazioni che rappresentano i cittadini, per costruire insieme un rilancio più equo e sostenibile per tutti.

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Prezzi: il tasso di inflazione al +0,8%

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2021

Prosegue la risalita del tasso di inflazione, che a marzo sale a quota +0,8% sull’anno. La spinta maggiore, spiega l’Istituto Nazionale di Statistica, proviene dai beni energetici, in primis i carburanti che crescono a marzo del +1,7%. Rimane fermo, invece, il tasso relativo al carrello della spesa.Come purtroppo avevamo previsto, destano allarme i costi dei carburanti e dei beni alimentari non lavorati. I costi di questi ultimi crescono del +1%. Quello dei carburanti, in particolar modo della benzina, è un aumento che si attesta ben al di sopra di quanto dovrebbe. Sono note a tutti le tensioni sui mercati internazionali, aggravata, da ultimo, anche dall’incagliamento della nave cargo nel canale di Suez, ma le speculazioni sono sempre dietro l’angolo. Secondo i calcoli dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il prezzo della benzina, calcolando le quotazioni del petrolio ed il cambio, dovrebbe attestarsi ben al di sotto di quello attuale, almeno di 11 centesimi. Un sovrapprezzo di questa portata, in un anno, porterebbe ad un aggravio di circa +132 Euro ad automobilista. Con l’inflazione a questi livelli, complessivamente, le ricadute pe le famiglie saranno di +238,40 Euro annui. Un importo notevole, specialmente alla luce della grave crisi che i cittadini e il Paese stanno affrontando a causa delle conseguenze della pandemia. Per fronteggiare tale situazione è necessario che il Governo adotti misure adeguate ad aiutare le famiglie, oltre al sostegno alle attività economiche che si trovano in maggiore difficoltà. Un sostegno che non sia solo di carattere emergenziale, ma costituisca la base per avviare una ripresa stabile e duratura.“È giunto il momento di avviare un piano lungimirante per il rilancio dell’occupazione, la promozione di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale, una determinata lotta alle disuguaglianze e della povertà. Inoltre è fondamentale, in questa fase, una seria azione di monitoraggio e di contrasto ai fenomeni speculativi.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

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Eurostat: in Italia tasso natalità più basso dell’Ue

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2021

Il Vecchio continente sta diventando davvero vecchio. E l’Italia è tra i Paesi che invecchiano di più. Il tasso delle nascite è infatti costantemente in discesa. Lo certifica l’Eurostat (l’Ufficio statistico della Ue) nel rapporto divulgato oggi secondo cui nel 2019 nell’Unione europea sono nati solo 4,17 milioni di bambini: si è dunque confermata una tendenza al ribasso iniziata dopo il 2008, quando le nascite avevano raggiunto quota 4,68 milioni. «Il tasso di fertilità totale, si legge nell’indagine di Eurostat, si è attestato a 1,53 nascite per donna nell’Ue nel 2019 (ultimi dati disponibili), una piccola diminuzione rispetto al suo recente picco nel 2016 (1,57), ma un aumento rispetto al 2001 (1,43)». Il più alto tasso di fertilità totale dall’inizio di serie storiche comparabili è stato nel 2008, quindi nel 2010 e 2016 (1,57), oscillando tra 1,51 e 1,57. Nel 2019, la Francia (1,86 nati vivi per donna) era lo Stato membro con il più alto tasso di fertilità totale nell’Ue, seguita da Romania (1,77), Repubblica Ceca, Irlanda e Svezia (tutte e tre 1,71) e Danimarca (1,70). «Al contrario, scrive Eurostat, i tassi di fertilità più bassi sono stati osservati a Malta (1,14 nascite per donna), Spagna (1,23), Italia (1,27), Cipro (1,33), Grecia e Lussemburgo (entrambe 1,34)». I dati Eurostat “devono far riflettere molto, commenta Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”: bisogna preoccuparsi per un’Italia che non solo non va avanti ma va indietro. Quanto alle responsabilità, dipende da una cultura politica tesa a dimenticare i problemi centrali della società. C’è un problema concreto di tranquillità sociale, non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto lavorativo.

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Il tasso di disoccupazione ad Agosto scende al 9,7%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

A rilevarlo è oggi l’Istat, che sottolinea però che la diminuzione delle persone in cerca di lavoro su luglio è pari a 23 mila unità e riguarda donne e ultra venticinquenni.Sale, invece, il tasso di disoccupazione giovanile, che si porta al 32,1%.Questo andamento mostra le criticità emerse durante e dopo il lockdown sul piano del lavoro: non è un caso se proprio le donne hanno smesso in larga misura la ricerca di occupazione.Questa analisi richiama l’attenzione sulla necessità e l’urgenza di un’azione decisa per rilanciare l’economia, l’occupazione, ma anche per rendere più eque e accessibili le modalità di lavoro. Gli andamenti riscontrati in questi mesi descrivono una condizione di grave sofferenza in cui versano le famiglie e l’intera economia, a cui è necessario rispondere con rapidità e determinazione.La crisi determinata dalla pandemia configura un grave scenario di ingiustizia sociale, ripercuotendosi in misura maggiore sulle famiglie meno abbienti, deve essere affrontata con provvedimenti efficaci.A tale proposito, oltre ad investire in ricerca, innovazione e sviluppo, è più che mai necessario sfruttare tutte le possibilità messe in campo a livello europeo, nonché per dare nuove prospettive di crescita al Paese.

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Prezzi: sottostimato il tasso di inflazione rilevato dall’Istat

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2020

L’Istat ha pubblicato le stime dell’inflazione al -0,2% sia su base mensile che su base annua. In seguito alla flessione dei prezzi dei carburanti e degli altri beni energetici, l’inflazione torna quindi a valori negativi per la prima volta dal 2016. Il dato appare fortemente sottostimato, poiché i prezzi registrati da Federconsumatori e segnalati dai cittadini mostrano invece aumenti consistenti, in particolare nell’agroalimentare e per i beni della cura della casa e della persona. Basti pensare che dalle nostre rilevazioni emergono incrementi fino al +35% solo per i generi alimentari. In questo quadro di generale incertezza continuiamo a riscontrare inevitabilmente le conseguenze dell’emergenza Covid-19 e proprio per questo è indispensabile intervenire sul piano economico e sociale per scongiurare un peggioramento della crisi ed erogare nel più breve tempo possibile bonus e agevolazioni nonché provvedere al pagamento della cassa integrazione. I provvedimenti non devono limitarsi a misure emergenziali e devono invece tradursi in interventi rapidi, efficaci e strutturali capaci di assorbire e ammortizzare quanto più possibile le ripercussioni della crisi per far ripartire il Paese con nuove occasioni di crescita e di sviluppo.

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Inflazione: il tasso frena attestandosi al +0,2%

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

L’Istat registra, a ottobre, una frenata del tasso di inflazione, che si attesta al +0,2%.In crescita, invece, il tasso relativo all’andamento dei prezzi dei beni con maggiore frequenza di acquisto: il carrello della spesa segna, infatti, un tasso del +0,5% (il mese precedente si attestava al +0,4%.Questo si traduce, per le famiglie, in un aumento generalizzato dei costi, in termini annui, di +64,50 Euro.Tale dato assume maggiore rilevanza se letto in concomitanza con l’andamento ancora altalenante del commercio, che segna lo stato di difficoltà e di incertezza in cui si trovano le famiglie.Il rallentamento della crescita dei prezzi incide sicuramente in maniera positiva su tale dinamica, ma per risollevare realmente, in modo efficace e duraturo la domanda interna, è necessario intervenire potenziando il potere di acquisto delle famiglie.Quest’ultimo ancora non cresce in maniera sufficiente a far fronte alla spesa, anche nei settori essenziali.In tal senso, le famiglie hanno bisogno che diventino al più presto operative le misure quali il taglio del cuneo fiscale e le forme di sostegno quali il bonus figli.In direzione di una maggiore equità riteniamo necessario operare una rimodulazione delle aliquote IVA, per fare in modo che la tassazione non pesi in maniera eccessiva su alcuni beni di prima necessità che invece vengono considerati “beni di lusso” tassati al 22%.
È indispensabile, inoltre, avviare un piano capace di dare nuovo slancio al mercato occupazionale con lo stanziamento di investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.Si tratta di operazioni fondamentali per rilanciare il potere di acquisto e dare un nuovo input di crescita all’intero sistema economico.

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L’Istat ha diffuso oggi i dati relativi all’andamento del tasso di inflazione a giugno

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

Si attesta sullo stesso livello di maggio, al +0,8% su base annua.Il tasso relativo al carrello della spesa si ferma al +0,3%.Con il tasso di inflazione a questo livello l’aggravio annuo per una famiglia tipo ammonta a circa 236,80 Euro, che incidono su bilanci familiari molto provati dalla sostanziale assenza di misure per la crescita. I redditi delle famiglie, infatti, non aumentano in misura proporzionale rispetto al costo della vita: crescono in questo modo la povertà e le disuguaglianze nel nostro Paese, determinando una situazione a cui è sempre più urgente fornire risposte concrete.Non dimentichiamo, infatti, che la crescita dei costi dei beni di largo consumo inciderà notevolmente soprattutto sulle famiglie meno abbienti.“Questo andamento non fa altro che sottolineare la necessità di un piano straordinario capace di determinare una ripresa stabile dell’occupazione, determinando così una ripresa della domanda interna e dell’intero sistema economico.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.È indispensabile, in tal senso, fare di tutto per evitare una procedura di infrazione che avrebbe effetti drammatici sulla nostra economia.

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Prezzi: lieve frenata del tasso di inflazione

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

L’Istat ha diffuso i dati relativi all’andamento del tasso di inflazione a maggio, che si attesta al +0,9%, in lieve diminuzione rispetto ad aprile quando segnava quota 1,1%.
“Alla base della lieve decelerazione” – spiega l’Istat – “c’è un effetto di rientro rispetto ai balzi dovuti ai ‘ponti’ di aprile.” Sul dato incide notevolmente la frenata dei costi dei beni energetici non regolamentati, in primis i carburanti.Il tasso relativo al carrello della spesa cresce invece al +0,5% (dallo 0,3% di aprile).Con il tasso di inflazione a questo livello l’aggravio annuo per una famiglia tipo ammonta a circa 266,40 Euro: un aumento insostenibile per le famiglie, i cui redditi non aumentano in misura proporzionale rispetto al costo della vita.“La crescita dei costi dei beni di largo consumo rappresenta un elemento di forte preoccupazione, dal momento che inciderà notevolmente sulle famiglie, specialmente quelle meno abbienti.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.Tale dinamica non fa altro che sottolineare la necessità di un piano straordinario capace di determinare una ripresa stabile dell’occupazione, incidendo così in maniera positiva sul rilancio della domanda interna e dell’intero sistema economico.

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“Il Giappone innalza il suo tasso di crescita potenziale”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

A cura di Daisuke Nomoto, Gestore di portafoglio senior di Columbia Threadneedle Investments Sebbene le prospettive per la crescita globale stiano diventando più incerte a causa degli attriti commerciali sino-americani e della forza gravitazionale esercitata dal rialzo dei tassi d’interesse, riteniamo che il continuo programma di riforme del Giappone finirà probabilmente per innalzare il tasso di crescita di lungo termine. Col tempo, ciò dovrebbe spingere al rialzo anche le quotazioni azionarie.Il Giappone sta introducendo tre corpus di riforme concepite per risolvere le debolezze strutturali e quelle attinenti al governo societario. Si tratta di:Riforma dell’immigrazione
Riforma dello stile di lavoro, Riforma della corporate governance.Per contestualizzare, riepiloghiamo brevemente la storia economica e i successi recenti del Giappone. Possiamo suddividere gli ultimi 40 anni in tre periodi: la straordinaria crescita degli anni ‘80, l’opprimente deflazione degli anni ‘90 e il periodo da fine 2012 ad oggi, caratterizzato dalle riforme strutturali della “Abenomics”. Dopo la lunga fase di deflazione seguita alla rapida crescita degli anni ‘80, molte società giapponesi si sono ripiegate su sé stesse. Piuttosto che investire nella crescita futura per generare rendimenti superiori, hanno fatto di tutto per proteggere le prerogative acquisite, prestando scarsa attenzione all’efficienza dell’allocazione del capitale. Tuttavia, dopo i 15 anni di crescita zero dal 1998 al 2013, le riforme del Presidente Shinzō Abe stanno finalmente dando i loro frutti e il PIL si sta avvicinando all’obiettivo del governo di JPY 600.000 miliardi.Le pressioni inflazionistiche non sono state abbastanza forti da oltrepassare il target del 2% della Bank of Japan (BoJ), ma gli indicatori economici suggeriscono chiaramente che la deflazione è stata sconfitta. Pur non escludendo la possibilità che la BoJ modifichi la sua politica monetaria per consentire al rendimento dei titoli di Stato giapponesi (JGB) decennali di salire lievemente, crediamo che rimarrà accomodante ancora per qualche tempo, mantenendo il tasso di riferimento a breve termine sul -0,1%. Ciò è in netto contrasto con la politica di inasprimento della Fed.
Il PIL è funzione sia delle dimensioni della forza lavoro che della produttività. Il Giappone è storicamente diffidente nei confronti dell’immigrazione, ma l’invecchiamento della sua popolazione rende urgente un potenziamento della forza lavoro tramite gli immigrati. In un primo momento, le politiche governative hanno cercato semplicemente di aumentare la partecipazione delle donne e dei cittadini più anziani al mercato del lavoro. Ma tali misure non sono bastate a colmare l’ampio divario tra domanda e offerta, ragion per cui il Giappone ha aperto sempre più le porte ai lavoratori provenienti dall’estero. Benché l’immigrazione sia sempre una questione controversa, per un paese che necessita immediatamente di più lavoratori per sostenere la crescita economica la deregolamentazione è uno sviluppo positivo.
Negli ultimi cinque anni, il numero di lavoratori esteri è aumentato dell’87% a 1,3 milioni, ma si tratta ancora del 2% appena della forza lavoro totale, contro il 17% circa degli Stati Uniti e l’11% del Regno Unito, a indicazione di un notevole margine di crescita residuo. A giugno 2018, il governo ha annunciato permessi di soggiorno per lavoratori qualificati con l’obiettivo di attrarre 500.000 nuovi lavoratori entro il 2025.

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Andamento crediti deteriorati

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

L’analisi svolta da CRIF sull’andamento del rischio di credito di imprese e famiglie italiane che nel 2017 si è stabilizzato dopo oltre 13 trimestri consecutivi di forte decelerazione, raggiungendo livelli inferiori a quelli del periodo pre-crisi. Nello specifico si osserva che il tasso di default delle imprese a dicembre 2017 si è stabilizzato al 3.9%, rispetto alla rilevazione di dicembre 2015, quando era risultato pari al 5.8%, e lontanissimo dal picco della fine del 2009, nella fase più acuta della crisi, quando aveva raggiunto il 7.9%. Molto più contenuta la volatilità del rischio delle famiglie italiane, tradizionalmente più prudenti nel ricorso al credito e storicamente protette da saggi di risparmio elevati: il tasso di default è sceso dal 2.3% di dicembre 2015 all’1.7% di dicembre 2017, anche in questo caso su livelli decisamente più contenuti rispetto al 3.5% registrato sempre alla fine del 2009. Per il prossimo biennio, CRIF Credit Solutions stima che, secondo lo scenario di complessivo miglioramento dello stato generale dell’economia delineato dall’EBA, il rischio delle imprese si stabilizzerà su un sentiero di normalità attestandosi intorno al 4% fino alla fine del 2019. Considerando invece per ipotesi uno scenario fortemente sfavorevole, la rischiosità potrà aumentare fino al 5.8%, ritornando ai livelli conosciuti nella crisi più recente. Per quanto riguarda le famiglie, invece, CRIF prevede una normalizzazione della dinamica del tasso di default intorno all’1.6% fino alla fine del 2019 ma, in presenza di condizioni economiche molto avverse, il trend del default potrà accelerare risalendo fino al 2.2%.

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Tracollo dei matrimoni in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Maggio 2011

“Il bassissimo tasso di nuzialità in Italia denunciato dall’Istat dimostra che il matrimonio nel nostro Paese versa in uno stato comatoso . Dal 1970 ad oggi si è registrata una riduzione della metà nel numero delle celebrazioni. A questo fenomeno fa da contraltare l’altro dell’esorbitante numero di separazioni e divorzi che consumano ogni anno (4 matrimoni su 10 finiscono in tribunale)” commenta l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente nazionale Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani. “Occorre tuttavia analizzare le cause di questo fenomeno – continua- : in primo luogo la crisi economica che attanaglia il nostro Paese è assolutamente disincentivante per i più giovani a fare il grande passo delle nozze. Locare o acquistare un immobile per due promessi sposi è diventato proibitivo a causa di varie forme di speculazione che si registrano soprattutto nelle regioni centro settentrionali. E’ indubbio che la disoccupazione giovanile, specie quella femminile, non consenta progetti così importanti. La seconda causa è da ricercare nella paura dei giovani di un tracollo del matrimonio che potrebbe determinare situazioni di povertà insostenibili nonché insopportabili attese nei processi di separazione e divorzio. Terza causa è da ricercare nella volontà di molte coppie di convivere creando strutture familiari del tutto simili a quelle delle coppie coniugate. Oggi in Italia circa 2 milioni di italiani convivono more uxorio ed ogni anno nascono 100 mila bambini da tali un unioni. Quarta causa è data dalla paura di molti italiani di mettere al mondo i figli attesi i costi per la loro crescita. E’ evidente, pertanto, che allo stato attuale il matrimonio è un lusso e non più una libera scelta di vita: mancano del tutto o quasi politiche familiari che possano favorire il matrimonio e la procreazione”. Ciò che fa riflettere moltissimo è che i matrimoni civili sono in netto aumento rispetto al passato: “Nella cattolicissima Roma – dice Gassani – essi stanno superando numericamente quelli religiosi. E’ evidente quindi che l’Italia si sta collocando agli ultimi postieuropei per percentuale di matrimoni celebrati ed è certamente questa una notizia di portata mondiale”.

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Brunetta a Draghi su tasso disoccupazione

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2010

“Una piccola precisazione, rispettosa ma ferma, al governatore della Banca d’Italia e ai ricercatori del suo ufficio studi. Da giorni leggiamo diverse analisi sul tasso di disoccupazione e su come questa debba essere misurata. E’ infatti necessario, a nostro parere, una grande attenzione nell’impiego delle definizioni che riguardano il mercato del lavoro. Il 15 ottobre è uscito il bollettino curato della Banca d’Italia, nel quale si può leggere che“al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione è leggermente aumentato all’8,5% nel secondo trimestre; sarebbe sceso in luglio e in agosto. Una misura più ampia del grado di sottoutilizzo dell’offerta di lavoro che include i lavoratori scoraggiati e l’equivalente delle ore della Cassa integrazione guadagni (CIG) collocherebbe tale tasso sopra l’11%”.   L’altro ieri il governatore Mario Draghi è nuovamente intervenuto sul tema spiegando che, tenendo conto dei lavoratori in cassa integrazione e di quanti scoraggiati hanno smesso di cercare una nuova occupazione, “si calcola per l’Italia un tasso di sottoutilizzo superiore all’11% delle persone potenzialmente occupabili, come in Francia, più che nel Regno Unito e in Germania”. L’11% non è però il tasso di disoccupazione: quest’ultimo viene infatti calcolato sulla base delle definizioni concordate a livello internazionale. In Italia oggi questo tasso è all’8,3% ed è solo questo dato che può essere confrontato con il tasso di disoccupazione degli altri Paesi.  Esercizi contabili di altro tipo sono sempre possibili ma in ogni caso non devono servire a creare confusione. Com’è ben noto nella letteratura, nel corso di una crisi opera l’effetto ‘scoraggiamento’ che, riducendo il numero delle persone che cercano lavoro, migliora il tasso di disoccupazione. Nei periodi di ripresa accade invece esattamente il contrario: si crea una quota aggiuntiva di potenziale offerta di lavoro costituita da persone che prima erano inattive. Lasciamo perdere allora le possibili definizioni di ‘disoccupazione reale’ e restiamo invece alla definizione Eurostat. E questo valga per tutti.”

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Mutui: piace il tasso variabile

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2010

Le famiglie si attrezzano per fare fronte alla crisi e, di fronte dell’acquisto di una casa, cercano certezze sulla rata da pagare. “Di quanto salirà la rata? Sarò in grado di farvi fronte?”, queste le domande più frequenti che si sentono fare agli sportelli dei istituti di credito. La scelta dei più cade ora sui prodotti a tasso variabile controllato, con un tetto massimo del tasso già contrattualmente pre-fissato. Il punto è stato fatto dalla Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate in occasione della fiera “Casa in piazza”, che si sta svolgendo in questi giorni a Varese. Per fare fronte alle tante richieste, che arrivano ai suoi sportelli, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha lanciato tre mutui ipotecari per l’acquisto o la ristrutturazione della casa, a tasso variabile controllato. Qual’ora la crescita dell’Euribor facesse salire il tasso oltre il limite contrattualmente concordato, la rata si fermerà, e la banca si accollerà il relativo costo. “La reazione del mercato è stata positiva – spiega Adalberto Tomasello, responsabile area mercato della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate – I prodotti proposti piacciono per le garanzie a lungo termine che offrono. L’Euribor è risalito del 30% in poco tempo, anche se è rimasto ancora sotto l’uno per cento. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, le persone cercano certezze sulle spese importanti che devono affrontare. Con i nostri prodotti offriamo i vantaggi del tasso variabile, ma senza rinunciare alla tranquillità che offre invece una rata con un tasso fisso. Il prodotto è piaciuto tanto, al punto che ne stiamo studiando uno ad hoc anche per le richieste di surroghe, ultimamente molto incrementate”. I mutui a tasso variabile controllato offerti dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate sono due: Cap Floor, (da un minimo pari all’Euribor 3m mmp +1% o BCE +1.25% oltre il tasso floor del 2,75% ad un tasso massimo del 5,5%), Super Cap (che parte da un Euribor 3m mmp +2% o BCE + 2,25% e si ferma ad un tasso massimo del 5%), oltre a quello a tasso fisso, One Stop (4,5%).

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Cresce l’Inflazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2010

I rischi di forti aumenti delle tariffe dei servizi che avevamo denunciato a seguito dei tagli delle risorse agli enti locali si stanno verificando. Il dato complessivo dell’inflazione si attesta, secondo le rilevazioni dell’Istat, all’1,6% che confermerebbe il trend dei mesi precedenti, ma al suo interno emergono due dati su cui riflettere. Per i prodotti dell’alimentazione e dell’abbigliamento l’inflazione resta sotto l’1%, ma quando osserviamo i dati sui servizi, a partire dalla scuola e dai trasporti, il dato corre oltre il 3%. Questo conferma una denuncia che è stata alla base anche della Giornata di lotta delle Associazioni Consumatori sugli aumenti delle tariffe in atto, in particolare nei servizi pubblici locali.  Il “ritocco” non si limita ad adeguarsi al tasso di inflazione, ma raggiunge le due cifre. Adiconsum ribadisce l’esigenza di un tavolo di monitoraggio/controllo sugli aumenti delle principali tariffe dei servizi e soprattutto che anche queste (non soltanto per i salari e le pensioni) rientrino nel vincolo del tasso d’inflazione.

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Guida in stato di ebbrezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2010

Il componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del consumatore” di Italia dei Valori Giovanni D’AGATA, ritiene opportuno segnalare la sentenza n. 32021 del 18 agosto scorso della Corte di cassazione penale che, respingendo il ricorso della Procura di Pordenone, ha sancito la non obbligatorietà della confisca della macchina dell’automobilista che, pur guidando in stato di ebbrezza alcolica e pur avendo provocato un incidente, non abbia superato il limite di 1,5 di tasso alcolemico. In queste circostanze, hanno spiegato i giudici della quarta sezione penale di Piazza Cavour, scatta invece il fermo amministrativo che, secondo il Collegio, è una misura sufficiente. Inutile il ricorso presentato dalla Pubblica accusa che chiedeva la linea dura contro i pirati della strada. Insomma dal Palazzaccio è arrivata un’interpretazione restrittiva dell’articolo 186 del codice della strada (il tasso alcolemico previsto dall’articolo modificato dall’ultima riforma è rimasto invariato). In particolare gli Ermellini hanno precisato che “ciò che emerge immediatamente dalla lettura di tale disposizione è che le pene di cui al comma 2, quindi, quelle relative sia alla lettera a) che b) e c), quando il guidatore in stato di ebbrezza provoca un incidente, sono raddoppiate ed è sempre disposto il fermo amministrativo dell’autovettura”. Dunque, “da un punto di vista sanzionatorio il legislatore ha diversificato le situazioni tra chi conduce tout-court l’automobile in stato di ebbrezza con quella di chi in tale stato provoca un incidente, quest’ultima ritenuta, ovviamente più grave, in quanto più pericolosa socialmente. L’avere poi, il legislatore inserito l’eccezione “fatto salvo quanto previsto dalla lett. c), non può avere altro significato di quello che, qualora il tasso alcolemico del guidatore che ha provocato l’incidente superi il valore di 1,5, solo in tal caso va obbligatoriamente disposta la confisca dell’autovettura”.

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Bcc: variazioni del tasso dei mutui

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 marzo 2010

La variabilità dei tassi sui mutui, a volte, può presentare ai sottoscrittori delle sorprese non gradite. Per questo, le Bcc del Friuli Venezia Giulia hanno predisposto una nuova soluzione finanziaria che mette al riparo i mutuatari da rialzi eccessivi e inattesi. «Le Bcc continuano a pensare alle esigenze finanziarie delle comunità – è il commento di Giuseppe Graffi Brunoro, presidente della Federazione regionale delle Banche di Credito Cooperativo – affiancando alla capacità di concedere credito l’approccio culturale verso l’indebitamento responsabile e sostenibile». Il “covered warrant cap” (questo è il termine tecnico), può essere agganciato al mutuo a tasso variabile per fissare un tasso massimo a tutela dai rialzi del tasso stesso. In questo modo, in pratica, il cliente della banca, una volta fissato un tasso massimo di riferimento, sarà sempre protetto in caso di successiva crescita eccessiva dei tassi, avendo diritto a ricevere un differenziale se il tasso variabile si alza fino a superare il valore soglia (cap). Gli strumenti come il covered warrant cap, si prefiggono di evitare fenomeni come quelli verificatisi all’indomani della crisi finanziaria quando l’esplosione dell’aumento del costo delle rate ha creato difficoltà a tanti mutuatari. Ogni rialzo dei tassi di interesse, oggi ai minimi storici, si ripercuote infatti sulle capacità di rimborso. Il vantaggio per i sottoscrittori è immediatamente comprensibile: non si paga mai più del tasso massimo stabilito, anche se la variabilità dovesse portare a un suo superamento. In un momento come l’attuale in cui si concretizzano le aspettative di ripresa economica, i tassi sono bassi e stimolano i consumatori a stipulare mutui a tasso variabile che, però, potrebbero subire dei rialzi sfavorevoli sulle rate future. Meglio assicurarsi, suggeriscono le Bcc.

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