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Anche il tatuaggio diventa elegante: l’ultima moda è l’inchiostro bianco

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2018

Ormai il tatuaggio non è solo un fenomeno estetico di tendenza, è riuscito a inserirsi a pieno titolo tra le espressioni di eleganza e sex appeal: ben lungi dal passare di moda, si tratta di una pratica sempre più sdoganata e ormai diffusa non solo tra i giovani e gli adolescenti ma anche tra i cosiddetti ‘adulti’, che non rinunciano più ad usare il proprio corpo come mezzo di espressione di sé. Nel variegato mondo del tattoo ha di recente fatto la propria comparsa anche l’inchiostro bianco, che consente di realizzare tatuaggi delicati ed eleganti, ideali per chi non vuole ricoprire il proprio corpo con disegni troppo colorati o troppo scuri e per ottenere un effetto sofisticato, glamour e meno appariscente. Per rendere un tatuaggio bianco visibile e compatto serve il lavoro di tatuatori altamente specializzati, che passino più e più volte l’inchiostro sulla stessa zona, evitando al contempo di danneggiare i tessuti. Attenzione però, tatuarsi non è mai una pratica completamente esente da rischi: “con l’esposizione al sole l’inchiostro bianco tende ad ingiallire – afferma la professoressa Antonella Tammaro, ricercatrice presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma – mentre quello nero può dare fenomeni di fotosensibilizzazione con conseguente effetto ‘rilevato’ della cute. Per non parlare delle complicanze ancora più serie che possono prodursi a livello cutaneo e non solo”. Nell’esecuzione dei tatuaggi esistono infatti numerose complicanze, che possono essere di natura non allergica (come la dermatite irritativa da contatto e le reazioni lichenoidi), allergica (come la dermatite allergica da contatto e le reazioni sistemiche) oppure entrambe (come l’orticaria da contatto e le reazioni granulomatose). “L’introduzione di pigmenti esogeni, a livello intradermico, inoltre – continua Tammaro – può causare reazioni cutanee eczematose, reazioni granulomatose, reazioni lichenoidi, lesioni sarcoidee, vasculiti, iperplasie pseudo-epiteliomatose”. Cosa fare per correre ai ripari se il tatuaggio dà problemi? Sicuramente il primo step è quello di rivolgersi tempestivamente a degli specialisti “Per la diagnostica allergologica disponiamo, presso l’ambulatorio di dermatologia allergologica e professionale dell’azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma, di Patch test della serie Sidapa e della serie North America, nonché di serie Speciale tatuaggi per identificare eventuali positività ai vari apteni contenuti nei pigmenti dei tatuaggi – prosegue Tammaro – qualora necessario, si può effettuare una biopsia incisionale nell’area alterata del tatuaggio, con esecuzione dell’esame istologico”.
“Come da molti anni al nostro Congresso, anche quest’anno il gruppo del Sant’Andrea, con la professoressa Tammaro e il professor Severino Persechino, ha organizzato una coinvolgente sessione sulla gestione medica dei tatuaggi – commenta il presidente della Sime Emanuele Bartoletti – Un interesse sempre crescente che, grazie al loro lavoro di altissimo livello, riempie l’aula di un numero sempre maggiore di medici desiderosi di approfondire l’argomento. Anche perché sempre in aumento è il numero di pazienti che si rivolgono al medico per la rimozione dei tatuaggi. Presso il Servizio Ambulatoriale di Medicina Estetica dell’Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina da quando abbiamo iniziato il trattamento dei tatuaggi con il laser il numero dei pazienti è aumentato sensibilmente”.

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“Tattoo-changing”

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2015

tatuaggio-pettoUn tatuaggio e’ per sempre? La risposta, sempre piu’ spesso, e’ no. Oltre 1 milione e 200 italiani infatti si sono pentiti della loro scelta e molti di loro ricorrono alla medicina estetica per rimuovere i tatuaggi che non sopportano piu’ di vedere sulla propria pelle. Un numero consistente se si pensa che, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore della Sanita’, in Italia le persone tatuate sono oltre 7 milioni. A livello mondiale, e secondo la Societa’ europea di Dermatologia e Venereologia, Eadv il 15% degli adulti e il 30% dei piu’ giovani hanno un tatuaggio. Negli Usa le percentuali salgono: 4 adulti su 10 ne hanno almeno uno. Ma le cifre sono ancora piu’ consistenti se si considera invece chi li vuole solo modificare o sostituire, si parla di circa 3,5 milioni di persone. Un tatuato su 2 (51%) vuole infatti sostituire un tatuaggio con uno nuovo, mentre il 26% ne camuffa solo una parte per modificarne il significato, per fini estetici (13%) o per eliminare definitivamente un ricordo difficile da lasciarsi alle spalle (10%). Quella del ‘tattoo-changing’ e’ una tendenza in continua ascesa inaugurata negli Stati Uniti da attori del calibro di Angelina Jolie e Johnny Depp e che ha contagiato anche i VIP del Belpaese, come Elisabetta Canalis e Federica Pellegrini. I tatuaggi piu’ trasformati? I nomi degli ex (58%), le citazioni celebri (45%) e i disegni tribali (41%). É quanto emerge da uno studio condotto da Quanta System Observatory effettuato con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1600 italiani di eta’ compresa tra i 18 e i 60 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate, oltre che su 120 testate internazionali, per scoprire quali sono le ultime tendenze del momento nel campo dei tatuaggi e come si comporta chi non apprezza piu’ l’inchiostro sul suo corpo.“Il numero di pazienti che vogliono rimuovere i tatuaggi e’ in netta crescita” – sottolinea il Dottor Matteo Tretti Clementoni, specialista di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva presso l’Istituto Dermatologico Europeo di Milano -. La tendenza a farsi tatuare durante la tarda adolescenza e’ sempre piu’ elevata, spesso sotto l’influsso mediatico, ma anche il pentimento di averlo fatto e’ sempre piu’ diffuso. A costoro vanno aggiunti tutti quelli che hanno molteplici tatuaggi e che ne sono felici ma vogliono cancellarne alcuni per potersi poi ritatuare. Le maggiori richieste di rimuovere un tatuaggio provengono da coloro che lo hanno eseguito in eta’ adolescenziale e poi, invecchiando, non lo considerano piu’ consono al loro modo di essere. Oggi la tecnologia ci viene incontro e il metodo piu’ sicuro ed efficace da proporre ai pazienti e’ il trattamento laser di Discovery Pico di Quanta System, una metodologia efficace, rapida e con molti meno possibili effetti collaterali. Con lo sviluppo della tecnologia laser a picosecondi e’ stato mantenuto lo stesso grado di affidabilita’, ma si e’ resa ancora maggiore l’efficacia con cui generare una quantita’ di potenza mai raggiunta prima e consente tempi di guarigione piu’ brevi tra una sessione e l’altra rispetto al passato con una riduzione di colore piu’ evidente”. Migliaia di tatuati si affidano quindi alle capaci mani di specialisti in Medicina Estetica per sostituire o modificare i tatuaggi di cui si sono pentiti. Ma quali sono quelli modificati piu’ frequentemente dagli italiani? Al primo posto si piazzano i nomi o le iniziali di partner del passato (58%) di cui si vuole cancellare ogni ricordo. Sul secondo gradino del podio le citazioni celebri o tratte da film (45%), mentre si piazzano al terzo posto i grossi disegni tribali che ricoprono braccia e gambe (41%). Completano la top 10 dei tatuaggi piu’ sostituiti quelli fatti con le ex amiche del cuore (37%), i tatuaggi venuti male (35%), lo stemma della squadra del cuore (31%), i tatuaggi considerati troppo evidenti o impressi su una parte del corpo esposta (25%), quelli ritenuti imbarazzanti come un lecca lecca o una pin-up (19%), quelli con riferimenti politici o ideologici (15%) o troppo infantili come i personaggi dei cartoni animati (12%).Ma qual e’ l’identikit del “pentito del tatuaggio”? Il 54% delle donne tatuate e il 48% degli uomini ha dichiarato di volere rimuovere o cambiare un tatuaggio sulla propria pelle. La maggior parte dei “pentiti” ha tra i 30 e i 40 anni (68%), mentre la percentuale scende al 45% tra i 18 e i 29 anni e al 41% tra gli over 40. Tra di loro ci sono manager (23%), professionisti (21%), impiegati statali (18%), insegnanti (15%), impiegati (11%) e operai (9%), svelando un pentimento che abbraccia tutte le categorie.

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