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Ostia Antica tra fuochi, arte di strada, teatro e magia

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

Ostia (Roma) 13-14 agosto, visite alla Villa di Plinio e al Borgo di Ostia Antica 15 – 16 agosto, performance al Borgo di Ostia Antica, ore 20.00 – 00.00. Sette eventi completamente gratuiti, da mattina a notte fonda, nel Borgo di Ostia Antica con performance, spettacoli e momenti culturali dedicati a tutta la famiglia, per celebrare il culmine dell’Estate: è questo FerragOstia Antica, una festa gioiosa ideata dall’Ass. Affabulazione, guardando al territorio, in rete con l’Ass Visit Ostia Antica e l’Ass. Allegra Banderuola. Si parte con un percorso di edutainment in due visite guidate performative alla villa di Plinio (“Otium, dono degli dèi”, 13/08, h 10.30, 16, 17.15) e al Borgo di Ostia Antica (“Donne senza tempo”, 14/08, h 10.30, 16, 17.30), ricchezze archeologiche del territorio del Municipio X troppo spesso trascurate: il pubblico scoprirà la Villa accompagnato anche dalla voce degli attori, e conoscerà la storia delle donne che hanno attraversato il Borgo guidato da suggestioni musicali. Gli spettacoli all’aperto, a partire dalle 20, animeranno le strade e gli scorci del Borgo coinvolgendo il pubblico con fuoco, musica e magie di fiaba. L’energia della Camillo Cromo Marchin’g Band sarà l’esilarante filo conduttore per la rutilante serata di Ferragosto: la loro Ouverture, prevista per le 20, aprirà la strada a “Vote for” degli Eccentrici Dadarò (ore 20.30): un’attesa rocambolesca; una coppia comica che si prodiga per allestire la piazza, regalandoci il tempo per immaginare, mentre lo spazio intorno a noi si trasforma. Al termine della performance, saranno ancora i Camillo Cromo ad accompagnare il pubblico all’appuntamento successivo: Le Lapille in “L’Ora del the” (ore 22), uno spettacolo ispirato alle atmosfere retrò degli anni 50, che con brio, ironia e rock’n’roll ​ racconta una storia di donne diverse ma complici, che intrecciano abilmente le tecniche di fuoco, teatro, clown, danza e musica. Gran finale musicale, affidato al talento dei maestri di cerimonia della serata, per una performance interattiva ed esaltante, con gags e sketches ispirati dalle persone e dai luoghi incontrati marciando, che trova nella strada il palco naturale, durante la quale il pubblico diventa protagonista e viene coinvolto in atmosfere surreali: impossibile smettere di danzare, ridere, condividere.
La serata del 16 agosto parte alle 21, con le macchine fiabesche di Ondadurto Teatro e le sue “C’era una volta: Actions!”: una perfida Regina lancia mele ai valletti dal suo enorme ed elegante trono in ferro, mentre un simpatico Lupo e i suoi scagnozzi si aggirano tra sparatorie e inseguimenti… Cenerentola si ritrova a dover servire due golose e mostruose sorellastre, legate l’una all’altra come sorelle siamesi e dispotiche padrone di uno stuolo di bizzarri servitori; per fortuna arriva il Principe a salvarla…a bordo di un cavallo bianco assolutamente “special”. Non è finita, perché chiuderemo con il “Nani Rossi Show”: un sorprendente spettacolo di acrobatica ed equilibrismo, realizzato da due performer d’eccezione, I Premio Festival di Ascona (CH), I Premio Milano Clown Festival, I Premio Festival di Orta, III Premio Festival di Velvey (CH).L’iniziativa è ideata dall’Associazione Affabulazione, ed è parte del programma dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale e realizzata in collaborazione con SIAE.L’ingresso è gratuito per tutti gli eventi. La prenotazione è richiesta esclusivamente per le visite guidate, che hanno un massimo di 25 partecipanti per turno.

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Evento teatrale: Tovaglia a Quadri

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Anghiari (Ar), dal 10 al 19 agosto 2018 si svolge dal 1996 l’evento teatrale: Tovaglia a Quadri fra le mura medievali di Anghiari, in provincia di Arezzo, definito dai suoi autori “cena toscana con una storia da raccontare in quattro portate” arriva quest’anno alla sua ventitreesima edizione. Promossa dall’Associazione culturale Tovaglia a Quadri, che si occupa anche degli aspetti logistici e organizzativi, realizzata in collaborazione con l’Associazione Teatro Stabile di Anghiari come responsabile della parte artistica, con il Comune di Anghiari (Ar) e la Rete Teatrale Aretina, con il sostegno della Regione Toscana e di numerosi sponsor locali, questa manifestazione raccoglie ogni anno oltre 1000 spettatori provenienti da tutto il territorio nazionale.
Lo spettacolo che avrà luogo da venerdì 10 a domenica 19 agosto, alle ore 20,15, scritto come sempre dal direttore artistico del Teatro di Anghiari Andrea Merendelli e da Paolo Pennacchini, porta in scena come di consueto una storia centrata su problematiche del nuovo millennio che si fondono con le vecchie tradizioni del paese. Le storie narrate negli spettacoli sono infatti frutto di un continuativo lavoro di ricerca d’archivio, unito alle testimonianze degli abitanti del posto, legate alla memoria di Anghiari, ai racconti dei nonni. Vicende di vecchia data che gli autori restituiscono alla collettività con un sapiente lavoro di ricerca, antiche passioni sopite, vicende più o meno note ma anche personaggi dimenticati tornano a vivere grazie alle interpretazioni degli attori locali che si fanno cantori delle loro stesse radici. I personaggi tipici del paese abitano gli amarcord che si intrecciano con il presente e con le vite, solo apparentemente quiete, dei protagonisti. Il tutto condito dagli stornelli toscani che risuonano dalla fisarmonica e dalle voci degli stessi attori in mezzo ai vicoli di Anghiari mentre, tra una scena e l’altra, il pubblico si gode la prelibatezza dei piatti e del vino rosso.
È questa tematica della memoria civile della collettività una delle caratteristiche salienti della manifestazione, che dal 1996 ci ha parlato e portato dentro piccole grandi storie che vanno dalle miniere etrusche a Leonardo, dal brigantaggio alle deportazioni nazifasciste, dall’emigrazione in Argentina alla svendita dell’acqua pubblica, dagli artigiani alla crisi della sanità fino ad arrivare alla crisi occupazionale della Buitoni, partendo dal locale fino ad arrivare al nazionale. Storie antiche o temi di potente attualità, come afferma Gianfranco Capitta “Gradualmente, con lo scorrere degli anni e delle portate, si è passati dal racconto dei fasti di una celebre cortigiana locale approdata in Vaticano (l’Anghiarina, appunto), al problema degli immigrati che qui sono molti e rendono possibili le grandi coltivazioni di tabacco pregiato”. La carica civile non viene mai meno in questi temi brucianti, che a tavola sono divenuti patrimonio comune, raccontati con l’umorismo toscano che rende “accettabili” le realtà raccontate, tutte pienamente documentate, in un vero e proprio teatro della memoria collettiva in cui la piazza del paese diviene una “zona franca” dove la memoria può essere (o non essere) condivisa da tutti. Le prime tredici sceneggiature sono state raccolte, nel volume Tovaglia a Quadri, tutte le storie, pubblicato nel 2009 con prefazione del critico teatrale Gianfranco Capitta.
Palcoscenico deputato è la piazzetta del Poggiolino, luogo denso di significati per i suoi abitanti, una piazzetta lunga e stretta che si trova nel cuore del borgo. Paese della alta Val Tiberina, adagiato tra Toscana, Umbria e Marche, Anghiari è noto ai più per il famosissimo affresco perduto di Leonardo da Vinci, giunto a noi tramite i disegni di Rubens (conservati al Louvre) e un’opera del 1470 di Biagio di Antonio (oggi alla National Gallery of Ireland di Dublino). L’opera di uno dei più grandi geni dell’arte raffigurava la famosa e omonima battaglia, che avvenne il 29 giugno 1440 proprio nella piana antistante la parte più antica della città, il Poggiolino, appunto.
Novità nel menù della cena e novità nel cast degli attori. Oltre ai consueti piatti tipici del luogo (crostini, bringoli, bocconcini di Chianina, cantucci, vino rosso e vin santo del contadino), quest’anno ci sono novità nel menù e nel cast degli attori. Il pubblico, seduto davanti alle tavole apparecchiate con le famose tovaglie a quadri della storica manifattura anghiarese, assisterà allo spettacolo messo in scena dagli attori-abitanti, affacciati a porte e finestre che danno sulla Piazzetta. Sono gli stessi cittadini, non dunque attori professionisti, a recitare tra i commensali della lunga tavolata. A scandire la performance, gli intermezzi musicali che rappresentano una sospensione del racconto e accompagnano le portate servite agli spettatori dagli stessi attori, deputati al ruolo di camerieri, sia nella finzione che nella realtà. Le materie prime che compongono il menù sono tutti a “chilometro 0”, per una spesa sostenibile ed ecocompatibile. L’evento è realizzato con il contributo della Regione Toscana e del Comune di Anghiari. Ingresso 45,00 euro.

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Il teatro è imitazione del vero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Una realtà che si riempie di meraviglia allo sbocciare di un fiore, al sorgere del sole, alla contemplazione delle notti stellate, alla ricerca di un fraseggio che sappia dare vita e significato alle cose che facciamo e ai rapporti che intratteniamo con i nostri simili. Nel racconto delle cose vissute o osservate negli altri il nostro animo si educa alla comprensione che si ripone nella dominazione armonica della natura.
L’essere umano diventa così un investigatore psichico raffinatissimo che non solo osserva e commenta, raffronta e critica, ma cerca l’imitazione presentando ai suoi simili ciò che siamo, ciò che vorremmo essere, ciò che le nostre più intime suggestioni e la mutevolezza dei nostri sentimenti possono disvelare.
Così il pensiero cerca una forma attraverso la quale manifestarsi e al tempo stesso esorcizzare le sue paure, il terrore delle cose tenebrose e l’idea stessa della morte. In questo modo cerca d’allontanare l’amaro calice riducendo l’angoscia che lo pervade e cercando di portare la sua mente alle cose belle e all’armonia della propria anima. Questa è la predisposizione più efficace per allontanarci dalle tenebre e presentare ai nostri occhi il sorriso dolcissimo di una primavera di luci e di tinte e che il poeta ci ha richiamati con questi versi:
Quali i fioretti del notturno gelo
Chinati e chiusi, poi che il Sol gli imbianca,
si drizzan tutti aperti in loro stelo:
tal mi fec’io di mia Virtute stanca
Così la mente richiama le belle immagini, le armonie dell’anima e allontana le lugubri cose e le sue dissonanze. E questo frutto del pensiero trova la sua maturazione nell’agire umano sia nel modo d’interpretarne la parte nella vita reale sia nella finzione teatrale.
In entrambi i casi la nostra opera è imperitura e esclusiva e maggiormente si esalta se riusciamo ad ispessirla con la fedeltà alla sapienza acquistata con l’occhio sensibile e indagatore pur lasciando libera la fantasia di assurgere al più alto lirismo.
Non sono, ovviamente, solo pensieri pittorici, sempre trasmutati in visioni ritmiche e colorite, sotto l’impeto dell’estro e le potenze creatrici del genio, ma sanno anche cogliere l’amaro della vita nelle pieghe meno osservate, nel tratteggio delle feroci ire impastate sovente di vanità, di orgoglio, di miserie e di grettezze.
Sono sentimenti connaturati alla natura umana senza escludere alcuno perché ci asserviamo alle nostre miserie che ci prendono e ci tengono alla gola.
Ma abbiamo, per nostra fortuna, la capacità di prenderci in giro, di ridere sulle nostre debolezze, e questo esercizio lo affidiamo alla commedia e alla satira e siamo capaci di proporli in uno spettacolo teatrale con un copione nel quale abbiamo riversato tutta la nostra saggezza e sagacia. Sono le poche cose che ci consolano perché sono molte quelle che ci affliggono e facciamo dell’eternità un nulla e del nulla una eternità. E ciò ha così vive radici in noi che tutta la nostra ragione non può rimediare. (Riccardo Alfonso)

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Parliamo di teatro tra passato e presente

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Nel libro di mio figlio edito dalla Fidest “Pensieri e note critiche” vi è un capitolo riservato interamente alla storia del teatro greco, latino e italiano. E’ stata una ricerca che gli ha permesso di andare a ritroso nel tempo ripescando le rappresentazioni teatrali a partire dal sesto secolo a.C., ma credo che avrebbe potuto andare maggiormente indietro anche se in effetti le uniche tragedie che ci sono pervenute sono di Eschilo, Sofocle ed Euripide, perché ritengo che è stata forte nella natura umana, fin dai suoi primordi, l’idea di una rappresentazione, di una narrazione di un parto della fantasia dove le trasmutazioni sono state tante e diverse tra la realtà vissuta, per lo più con duri cimenti, e il sogno che ci faceva ripiegare nell’immaginazione per rendere il tutto brillante, suggestivo, paradisiaco.
Il teatro poteva diventare commedia oltre che tragedia e farsa e il guitto vi riversava il suo ingegno interpretativo, l’autore poteva dargli lo spunto creativo e il pubblico ritrovarsi immerso in quella finzione che ora fustigava i vizi ora li esaltava ora li rendeva odiosi e perversi. Il teatro nel suo far mutare aspetto, figura, far assumere diverse sembianze, alterare l’espressione del volto dell’attore, suscitargli intensa commozione o arguzia ironica e salace diventava la rappresentazione ideale di un sentimento che lo spettatore poteva catturare e far suo.
Così ora mi sembra naturale riprendere quell’antico discorso per riallacciare il filo interrotto di quei pensieri e per vederli ora riproposti in chiave moderna lasciando la tunica e indossando lo smoking. E’ un presente che ha forse perso la veste originale del suo passato ma non lo spirito che è e resta immortale. Così possiamo rivedere riproposte le storie di un tempo ma anche altre e mescolarle sapientemente perché rimane in tutti noi una costante immutabile nel tempo che trova inutile e fastidioso riproporre ciò che è, perché nulla di ciò che è può soddisfarci pienamente e quando la natura è brutta preferiamo la fantasia ricca di colori sgargianti alla trivialità. Forse del teatro io ho apprezzato di più ciò che ci porta al riso in luogo del pianto. Il riso, dicono, viene dalla sua superiorità. Del resto è risaputo che tutti i pazzi dei manicomi hanno sviluppata una loro idea di superiorità tant’è che si dice del riso che possa essere una delle espressioni più frequenti e più numerose della pazzia. Diciamo pure che tutti gli screanzati di melodramma, maledetti, dannati, fatalmente segnati da una smorfia che si dilata sino alle orecchie sono nell’ortodossia pura del riso.
Ora nel proporre le storie di oggi narrate e descritte sotto le luci della ribalta di un proscenio o dal monitor di un computer o del piccolo schermo televisivo io non posso escludere che esiste un forte legame con la funzione rituale ed educativa del teatro e persino dei suoi limiti se si pensa che già da allora i potenti ne traevano un utile mezzo per far propaganda politica. Oggi forse, dimentichi del passato, ci meravigliamo sin troppo se il politico avoca a se questo ruolo davanti a una telecamera gesticolando, e facendo le smorfie, sgranando gli occhi e sorridendo beffardo come potrebbe fare un attore e quest’ultimo ricambia mimandolo e cercando di esaltarne gli eccessi verbali e gestuali. (Riccardo Alfonso)

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Con “Narrastorie” a Arcidosso (GR) torna protagonista il teatro di narrazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 luglio 2018

Arcidosso (GR)Dal 20 al 26 agosto torna “Narrastorie”, il festival del racconto di strada dedicato alla tradizione orale e al teatro di narrazione. Il festival prenderà il via lunedì 20 agosto. Protagonisti della prima giornata, Vanessa Cremaschi che con “Mia nonna faceva la mondina” racconta il cammino per l’emancipazione femminile e Ascanio Celestini con il suo “Storie e controstorie” uno spettacolo costruito come un concept album, con microstorie che iniziano e finiscono in pochi minuti.
Martedì 21 agosto ad Arcidosso arriva Gabriella Greison che, con il suo “Monologo quantistico”, racconta in modo inedito degli scienziati che hanno creato il nostro mondo. Sarà poi Mario Perrotta con “Milite ignoto” a riscoprire come, l’accostamento dei tanti dialetti dei soldati presenti al fronte, sia il primo vero momento di unità nazionale. Quindi Vincenzo Costantino “Cinaski” proporrà “Nato per lasciar perdere”, recital di letture e monologhi con l’ausilio musicale di Simone Cristicchi.
Mercoledì 22 agosto si viaggia nel cuore degli affetti familiari con “Ci vuole fegato”, un racconto struggente e ironico di Fabrizio Brandi.Sarà poi Enzo Iacchetti con la sua “Intervista confidenziale” a coinvolgere il pubblico in un cabaret che nasce dal racconto in versione comica delle sue esperienze professionali. La poesia di Vincenzo Costantino “Cinaski” chiuderà la giornata ne “Il più bello di tutti”, recital di anticipazioni della nuova raccolta di prossima uscita.
Un tuffo nel “mondo di una volta” attraverso la grande poesia romanesca è quanto propone, giovedì 23 agosto, “Da Roma a Roma” lo spettacolo di Ariele Vincenti che da Belli a Trilussa farà conoscere la voce e gli umori della gente semplice.
Quindi sarà Giobbe Covatta a raccontare la sua “La divina commediola”. La giornata si chiuderà con Andrea Satta (voce dei Têtes de Bois) e sua “La fisarmonica verde”, uno spettacolo che attraverso il recupero del rapporto tra un padre e il figlio, racconta la seconda guerra mondiale.
Venerdì 24 agosto è una lettura tutta femminile della Divina Commedia quella che propone Lucilla Giagnoni con “Voce di donna dalla Commedia di Dante”, mentre sabato 25 agosto Simone Cristicchi sarà in concerto con Gnu Quartet, un eccezionale quartetto composto da Raffaele Rebaudengo (viola), Francesca Rapetti (flauto), Roberto Izzo (violino) e Stefano Cabrera (violoncello).
Il festival affida la sua chiusura a Ginevra di Marco che domenica 26 agosto presenta “La Rubia canta la Negra”, lo spettacolo dedicato al lavoro della grandissima Mercedes Sosa e ai poeti sudamericani che hanno scritto per lei canzoni indimenticabili.
Nella forma orale della narrazione si recupera l’ancestrale bisogno di comunicare dell’uomo e si ricostruiscono memoria e identità.Complice Arcidosso, un palcoscenico naturale fatto di luoghi intimi e fortemente emozionali come il Castello Aldobrandesco, la Cascata d’Acqua d’Alto, la Piazza del Teatro, Il Parco del Pero, la Rocca di Montelaterone. La strada torna così ad essere occasione di incontro umano e artistico, luogo per il gioco e per la riflessione, spazio capace di creare comunità nel valore dell’ascolto condiviso.E’ davvero un unicum il calendario che Simone Cristicchi ha costruito per “Narrastorie” 2018. Tanti gli artisti che arriveranno sul Monte Amiata per condividere esperienze e progetti che nascono da percorsi umani e professionali diversi e che avranno come denominatore comune la strada, la parola, lo scambio.
Spettacoli per tutti: le giornate di “Narrastorie” inizieranno nel pomeriggio con i laboratori creativi a cura di Il Soffiasogni e ChissàDove e spettacoli con artisti dedicati ai più piccoli ( Massimiliano Maiucchi e Daniele Miglio, Fantateatro) che si terranno al Parco del Pero per poi proseguire fino a tarda sera alternando linguaggi differenti dal teatro alla poesia alla musica.
Gli spettacoli della corte del Castello e di Montelaterone sono gratuiti ma a numero chiuso. Necessaria la prenotazione al numero dell’Infoline Ufficio Pro Loco 370 3456494. Gli spettacoli della piazza del Teatro sono a pagamento.I laboratori per i bambini curati da Il Soffiasogni e ChissàDove sono gratuiti ma è necessaria la prenotazione.

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Teatro: Pannychis di Helena Hansen

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Arco di Malborghetto (Roma) 22 – 23 Giugno 2018 (ore 21 Ingresso 12 euro intero – 10 euro ridotto – 5 euro convenzionati / associazioni / studenti) Via Malborghetto, 3 sulla Via Flaminia, altezza Stazione Sacrofano l’Istituto Teatrale Europeo – Abarico presenta: Pannychis di Helena Hansen regia Mariagiovanna Rosati Hansen con Annamaria Guzzio, Renzo Imbroinise, Clif Imperato, Camilla Cuparo Valentina Tramontana, Carlo Coculo.
Nella mitologia greca, la Pizia era l’eletta sacerdotessa del dio Apollo. La vestale, prossima alla morte, non si fa scrupolo di dire le cose come stanno realmente: i suoi vaticini, quelli a cui i Greci credevano ciecamente, in realtà sono stati solo frutto del caso.Ed è sempre per caso che le profezie inventate, se ci credi, diventano profezie che si autoavverano… Alla fine tutti i personaggi coinvolti fingono di non sapere come siano andate le cose, ma intravedono tutti la stessa verità nella profezia di Pannychis. E lei, sorpresa più degli altri, comprende che paradossalmente l’unica verità è proprio la sua: quella nata da una menzogna inverosimile che ha condizionato secoli di vicende umane.Il protagonista vero della pièce è dunque il dubbio, l’enigma, che con la sua fascinazione invita i mortali a recarsi a Delfi in cerca della Verità, per il bisogno ancestrale di credere che possa esistere e che sia una, immutabile ed eterna. Ed invece….Da Parmenide a Platone, Aristotele e poi via via a Cartesio fino a Kant, Popper e i filosofi contemporanei fino a Pirandello, nel teatro si sono sempre avviluppati dentro alla stessa domanda che non ha mai trovato risposte univoche. Forse è proprio in questa ricerca senza fine la Verità?

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Circeo: Prima nazionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Roma Sabato 23 giugno (ore 21) al Teatro Argentina Largo Argentina 1 in prima nazionale Fabrizio Favale e la sua Compagnia Le Supplici portano in scena CIRCEO, un lavoro coreografico che ha appena debuttato con successo al Theatre Nationale di Chaillot a Parigi. Una danza vicina alle origini, complessa ma cangiante, declinata in circolarità elementari e sinuosi arabeschi, tra velocità e lentezza, distanze e approssimazioni. Lo spettacolo si inserisce nell’ambito di G R A N D I P I A N U R E, vetrina sulla coreografia dedicata agli spazi sconfinati della danza contemporanea, a cura di Michele Di Stefano, che fino al 4 luglio, con ripresa dal 9 settembre all’11 novembre, accoglie nomi d’eccellenza e giovani coreografi/artisti sui palcoscenici di Argentina, India, Torlonia e Angelo Mai. Circeo, promontorio affacciato sul Mar Tirreno, il luogo mitico di approdo di Ulisse e incontro con Circe, diventa la dimensione in cui si anima questo lavoro che nasce attorno a un’ipotesi spettacolare in cerca di una forma scarna, primitiva, di qualcosa che resta agli albori, «che è pura circolarità, ipnosi, sogno: Circeo. E largo orizzonte, geometria, solco di balene, montagna sottomarina: Vavilov. E sommovimento tellurico, fuochi, fumo, ghiaccio, vulcano subglaciale: Hekla. E fiaba, mantra, formula incantatoria: Circe», racconta Fabrizio Favale. In un orizzonte esteso e privo di riferimenti, antartico, incantatorio, i danzatori affondano pienamente in un universo/mantra senza spessore, leggero e cangiante, fatto della pura ricercatezza e complessità del movimento, tra velocità e lentezza, «di simultaneità intraviste e subito raccolte, di calore e di gelo, di distanze, di approssimazioni, di incontro, di baci, di energia consumata, di corpi spossati e arenati. Nell’incertezza tra il mentale e il fattuale, il notturno e il diurno, si parla un linguaggio che sembra non appartenere più a noi, ma un mare tempestoso».

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Teatro: Sono partita di sera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 Mag 2018

Roma dal 24 al 27 maggio 2018 (Giovedì, venerdì e sabato ore 20:30 Domenica ore 17:00) Teatro Lo Spazio Via Locri 42/44 Sono partita di sera scritto da Betta Cianchini con Valentina De Giovanni
chitarra Gabriele Elliot Parrini, costumi Milla, luci e regia Camilla Piccioni, elettricista Alessio Pascale, fonico Dario Felli. E’ una storia “lieve, lieve” come l’anima della donna che la racconta.Una storia su una Roma che non c’è più e di cui si sente la mancanza, così come manca la voce della più grande artista romana di tutti i tempi: Gabriella Ferri. Lo spettacolo è un omaggio a lei: attraverso le canzoni di Gabriella Ferri, la donna sul palco si racconta con voce splendida e potente.E’ la storia di ciò che è perduto: la storia di una donna che ha regalato 1000 volti e 1000 canzoni ad una Roma che non le ha ridato in cambio neanche una Via, una Piazza, un vicoletto. E’ il racconto a ritroso del coraggio spensierato di una ragazza che vendeva le lamette per strada, che aveva le scarpe con la para e che aveva un padre che ballava, che era il “mejo tacco de trastevere”. Quante storie simili ha visto Roma? Tante. Ma quante avevano quegli occhi azzurri e malinconici e quella voce possente e vellutata? Solo una! Una donna che si sentiva “sempre a metà”, ma che è stata la più grande voce che Roma ci abbia mai regalato, e per intero. La verità di Gabriella è solo sua. “La verità è quella che è utile per vivere”, scriveva di sua mano. Ed ancora: “E’ il dramma della mia fragile ricerca di un po’ di speranza fra i fantasmi che il mondo mi ha donato: la miseria, la paura, il tentativo di credere, la paura del male”. In questa Pièce si ricerca il cuore e l’urgenza delle sue parole e delle sue canzoni.
Valentina De Giovanni è cantautrice e attrice romana. Diplomata presso la Scuola delle Arti, lavora con Pino Quartullo, Luciano Melchionna, Claudio e Pino Insegno, Augusto Fornari. Attrice nello spettacolo “Dignità autonome di prostituzione”, ” Che ora è”, interprete di Musical, tra cui “Shrek” e “Fame-Saranno famosi”. Nei prossimi mesi uscirà il suo primo disco prodotto dalla PARODOI. Si classifica, nel dicembre del 2016, al terzo posto al Premio Daolio con due brani tra cui “Voglio essere felice” scritto insieme alla violinista HER. Collabora con La Conventicola degli Ultramoderni e suona insieme a Gabriele Elliott Parrini nei loro concerti “Lustrascarpe”.

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Buona giornata: (Have a good day!)

Posted by fidest press agency su domenica, 6 Mag 2018

Roma Martedì 8 maggio (ore 21) al Teatro Argentina Largo Argentina 1, appuntamento con la vivacità e il fermento della scena musicale e teatrale della Lituania con BUONA GIORNATA! (Have a good day!), che insieme al bip dello scanner di cassa, è il suono che scandisce le giornate di 10 cassiere di un generico supermercato, protagoniste di questa opera contemporanea. Ognuna con una storia diversa alle spalle, ognuna identica alla sua vicina, dietro al meccanico e ripetuto gesto per giocare, senza morale, sul fascino morboso degli acquisti.
L’opera nasce dalla collaborazione tutta al femminile di tre artiste, Vaiva Grainytė (1984, Kaunas, autrice e poetessa), Lina Lapelytė (1984, Vilnius, performer e compositrice), Rugilė Barzdžiukaitė (1983, Kaunas, filmmaker e regista teatrale), ed è messa in scena dal progetto collettivo indipendente e interdisciplinare OPEROMANIJA che da quattro anni organizza il festival artistico New Opera Action a Vilnius e lavora sul rinnovamento del genere. Have a good day! è programmato nell’ambito di FLUX – Festival Lituano delle arti, dal 4 al 15 maggio a Roma, in occasione del centenario della Repubblica Lituana. “Uno spettacolo intelligente, affascinante e silenziosamente sovversivo”, ha decretato il New York Times. Protagoniste dieci donne con storie diverse ma accomunate dalla meccanicità del servizio che svolgono, da quel costante sorriso artificiale che maschera i loro volti e da tutte quelle frasi di circostanza che si ritrovano a recitare ogni giorno – «Buongiorno!», «Grazie», «Buona giornata!». Il libretto dell’opera mescola linguaggio parlato e lingua letteraria, entrambi calati nell’attualità del quotidiano. In sottofondo il continuo «bip» dei prodotti scansionati, a volte accentuato, altre volte meno udibile. Se nella vita quotidiana svolgono un ruolo invisibile e robotico, nell’opera queste cassiere diventano personaggi vivi e speciali. Per la loro monotonia, sottolineata dall’accompagnamento del «bip», le canzoni delle cassiere ricordano la ripetitività del processo di acquisto, ma l’opera non indugia su toni moraleggianti, semmai questo atteggiamento critico nei confronti del capitalismo si traduce in una composizione piena di umorismo, ironia e poesia. Un mosaico di destini che dà vita ad un coro espanso, un poema universale che esplora il piacere del consumo.
Lo spettacolo si inserisce nel percorso di Stagione del Teatro di Roma dedicato alle tematiche del lavoro, già iniziato lo scorso settembre con Ritratto di una Nazione – L’Italia al lavoro, e prosegue con La classe operaia va in paradiso, adattamento per il palcoscenico del film di Elio Petri (1971), diretto da Claudio Longhi, su drammaturgia di Paolo Di Paolo e con protagonista Lino Guanciale, ad aggiornare l’affresco di un’epoca sulle questioni bollenti dell’oggi (22/27 maggio, Teatro Argentina); l’attenzione al mondo del lavoro continua con Il Capitale di Karl Marx, il progetto di Marco Lucchesi realizzato con gli allievi della Scuola di Teatro e Perfezionamento Professionale del Teatro di Roma, già avviato lo scorso anno come progetto speciale Mibact, “quasi un Vangelo aprocrifo”, recita il sottotitolo di questa operazione articolata che riflette sul capitalismo, di ieri e di oggi (16/19 giugno, Teatro Argentina), avvalendosi di partner prestigiosi come l’Istituto della Enciclopedia Treccani e il Conservatorio di Santa Cecilia, preannunciato da un ciclo di quattro puntate di Favole Marxiane realizzato al Teatro Torlonia. (Spettacolo programmato nell’ambito di FLUX – FESTIVAL LITUANO DELLE ARTI)

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Teatro: Persone naturali e strafottenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2018

Roma dal 3 al 6 Maggio, Teatro Palladium – Università Roma Tre Piazza Bartolomeo Romano 8, in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre anteprima nazionale spettacolo:”Persone naturali e strafottenti”. Quarantacinque anni dopo lo “scandaloso” debutto, torna in scena, in un nuovo e originalissimo allestimento, Persone naturali e strafottenti, l’opera più controversa e fra quelle di maggiore successo di Giuseppe Patroni Griffi. Una tragicommedia cruda, poetica ed esilarante, fra situazioni grottesche, cinismi, ironia tagliente e surrealismo, in perfetto equilibrio fra Eduardo e Ruccello, e ancora attualissima nella sua geniale spudoratezza.
Un cast unico, non convenzionale e proveniente dai mondi teatrali più variegati è il cuore pulsante di un’operazione destinata a far parlare di sé: Marisa Laurito accetta la sfida di dare voce e corpo al ruolo che fu di Pupella Maggio, segnando il suo ritorno alla grande drammaturgia d’autore e inaugurando una nuova stagione della sua lunga carriera; il Premio Ubu e rivelazione del cinema italiano Giovanni Anzaldo interpreta quel Fred che fu creato da un esordiente Gabriele Lavia e Filippo Gili presta la sua attorialità unica e la sua esperienza di uomo di teatro a 360° al travestito Mariacallàs. Completa il cast Federico Lima Roque, attore italiano originario di Capo Verde, nel ruolo dello scrittore Byron.
Il lavoro è prodotto da Altra Scena in collaborazione con Sycamore T Company, per la regia di Giancarlo Nicoletti, regista e autore pluripremiato, fra le rivelazioni delle ultime stagioni.
Quattro solitudini, un appartamento e una notte di Capodanno a Napoli. Donna Violante, la padrona, ex serva in un bordello, discute e litiga con Mariacallàs, un travestito, in bilico fra rassegnazione, ironia, squallore e cattiveria. E ancora, Fred e Byron che sono alla ricerca dell’ebbrezza di una notte: l’uno, uno studente omosessuale alla ricerca di una vita libera dalle paure, l’altro, uno scrittore nero che vorrebbe distruggere il mondo per vendicare le umiliazioni subite. Quattro persone naturali e strafottenti, che, per un gioco del destino, divideranno la loro solitudine con quella degli altri, mentre fuori la città saluta il nuovo anno, fra accese discussioni, recriminazioni, desideri repressi, liti e violenze sessuali.

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Il Teatro L’Aura diventa Cine-Teatro da lunedì 30 aprile

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Roma Il CINE-Teatro L’Aura Vicolo di Pietra Papa, 64 (Angolo Via Pietro Blaserna, 37) (zona Viale Marconi) diventa Cine-Teatro L’Aura a partire da lunedì 30 aprile 2018. Cinema e teatro si compenetreranno nel cartellone. La scelta è dettata dalla necessità del quartiere Marconi di riavere un cinema, dopo la chiusura dell’UCI.
Avere la possibilità di una programmazione cinematografica adatta sia ad adulti che a bambini permetterà al teatro L’Aura di abbracciare una maggiore utenza. Il passaggio è stato possibile grazie alla collaborazione con Salvatore Scarico della Easy Cinema. Il Teatro L’Aura è nato con l’idea di essere un punto culturale per la zona, ma per arrivare a tutti ha sentito la necessità di aprire le porte al grande schermo, nonché ad un “BiblioCorner” così da poter abbracciare un maggior numero di richieste. Dice la direttrice artistica Laura Monaco: <>. Importante è la scelta di avvicinarsi ai più piccoli, in un quartiere così popoloso, ma anche proporre spettacoli pomeridiani per le persone anziane. Resta focale la volontà di raccontare storie e far vivere emozioni. Si parte con un Memorial screening dedicato a Tonino Zangardi, il regista Romano da poco scomparso, tutti i suoi ultimi film verranno programmati da fine aprile in poi. Inizieremo la programmazione lunedì 30 aprile alle ore 20.30 con QUANDO CORRE NUVOLARI, il suo ultimo film , ospiti della serata Marco Zangardi e Alessandro Haber. Tutta la fimografia del Mentre per i più piccoli ci sarà RABBIT SCHOOL, un cartone che arriva direttamente dal Festival Giffoni. Altre novità a brevissimo con eventi culturali alla presenza di registi, attori e personaggi.
http://www. teatrolaura.org/cinema/

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Teatro Festival: a Custonaci la seconda edizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

Custonaci – Tre appuntamenti da sabato 7 aprile a venerdì 4 maggio. Si parte sabato 7 aprile (con replica 8 aprile) con lo spettacolo “Nel cuore di Verona” a cura dell’associazione Musica – Teatro – Danza “Liberi Ragazzi”. Un musical ispirato all’indimenticabile storia d’amore tra il giovane Romeo e la bella Giulietta, in una Verona caratterizzata dall’odio e dai contrasti di due famiglie rivali: i Montecchi e i Capuleti.Tra lame e veleni, amicizie e inimicizie, tra potere e follie, in scena la bellissima storia senza tempo di William Shakespeare, nella quale l’amore vince la morte e può cambiare il mondo.
Domenica 22 aprile sarà la volta dello spettacolo “Un è veru ma ci criu” a cura del “Piccolo Teatro Siciliano”. Filo conduttore della commedia è la paura del protagonista di essere colpito dalla “Jettatura”, cercando di sconfiggerla con gli scongiuri o amuleti.La sua vita cambierà quando conoscerà un “Impiegato Gobbo” che lo aiuterà a risolvere le sue paure e i suoi timori.
Si prosegue domenica 4 maggio con lo spettacolo “Grisù, Giuseppe e Maria” a cura della compagnia “Gli amici di Nino Martoglio”, che ritornano dopo un periodo di assenza dai palcoscenici. Si tratta di una gustosa storia teatrale vissuta all’interno di una parrocchia di un paesino dell’entroterra siciliano nell’anno 1956. Protagonista della vicenda è il parroco Don Ciro che, nonostante al suo arrivo in paese avesse immaginato una sede quieta e tranquilla, si troverà a dover tribolare per tutto ciò che gli complicherà la vita nella sua sagrestia.
Gli appuntamenti al Teatro di San Vito lo Capo: il 14 aprile sarà riproposto lo spettacolo “Nel cuore di Verona” a cura dell’associazione Musica – Teatro – Danza “Liberi Ragazzi” e il 29 Aprile andrà in scena lo spettacolo “Pipispezzi” a cura della Compagnia “Piccolo Teatro Le scale”.
Tre spettacoli negli spazi del Teatro di Custonaci in coproduzione con il Comune di Custonaci e tre spettacoli nel Teatro di San Vito lo Capo in collaborazione con l’Associazione “Kalos”.
Il progetto, lanciato l’anno scorso, mette insieme numerose compagnie teatrali amatoriali, una vera e propria palestra artistica. Una realtà amatoriale indiscutibilmente viva e dinamica nel territorio. Un Teatro fatto da persone che, sera dopo sera, oltre il lavoro e gli impegni familiari, portano avanti, il proprio amore per il Teatro, contribuendo alla crescita culturale e sociale della comunità in cui vivono e diffondendo l’amore e la conoscenza delle arti sceniche.

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Teatro: Ti amo Maria

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

Roma dal 20 marzo all’8 aprile 2018 va in scena: Ti amo Maria Teatro Stanze Segrete Via Della Penitenza,3 (Trastevere) di Giuseppe Manfridi, con Marina Guadagno e Fabrizio Pucci che ne firma anche la regia. Tutti i giorni ore 21, la domenica ore 19 Biglietto intero euro 17 – ridotto euro 12, tessera associativa.
Ti amo, Maria! parla, ovviamente, di amore… Ma nell’amore non c’è mai nulla di ovvio. L’amore non è mai banale. L’amore non è mai classificabile. L’amore non lo puoi rinchiudere nei recinti delle regole o del quotidiano. Ogni storia d’amore è una storia che vive di sé, e di sé muore. E le dinamiche interne di un rapporto sentimentale sono del tutto incomprensibili a chiunque sia al di fuori da quel rapporto. A nessuno è dato di addentrarsi nelle sanguigne spire di una tormentata storia di passioni, senza perdersi in un labirinto oscuro, fatto di specchi deformanti, trabocchetti inaspettati e prospettive illusorie. In questo testo, l’unico fil rouge che può aiutarci a cercare di capire, o anche solo di intuire l’intricata trama dell’amore tra Sandro, un musicista mai compiuto e ormai al tramonto, e Maria, una giovane tormentata e contraddittoria, è la musica. Quella musica tanto cara ai due protagonisti: il jazz, che scandisce con i suoi ritmi sincopati, con il suo swing e le sue melodie straziate i tempi feroci di questa passione. (Fabrizio Pucci)

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Teatro: Amor, ch’a nulla amato… ma perdona?

Posted by fidest press agency su martedì, 20 febbraio 2018

Roma dall’1 all’11 marzo 2018 dal giovedì al sabato ore 21.00 e domenica ore 18.00 Teatro L’Aura Vicolo di Pietra Papa, 64 (angolo con Via Pietro Blaserna, 37) Zona Viale Marconi grande attesa al teatro L’Aura per AMOR CH’A NULLO AMATO… MA PERDONA? Scritto da Antonio Romano, regia di Giuseppe Renzo con Antonio Romano, Carlotta Ballarini, Giuseppe Renzo e Debora Zingarello.
Ambientato nella Firenze del Dolce Stil Novo, Guido Cavalcanti racconta la storia di Dante ovviamente rivisitata dal suo punto di vista con passione e intrecci di quell’amore romantico che i poeti più importanti nella nostra storia raccontano in rime. Donne angelo camminano accanto a donne comuni. Amori sperati e amori vissuti. Dante che ha al suo fianco Gemma, ma è innamorato di Beatrice Ma Madonna Gemma lo perdonerà per le sue attenzioni verso un’altra bella? Riuscirà a sopportare quei versi profondi e pieni di amore che il suo uomo dedica a Beatrice? Uno spettacolo pieno di colpi di scena e mai banale, che vi trasporterà nella vita e nelle vicende di personaggi storici realmente esistiti, dove i sentimenti la fanno da padrone. Comicità e divertimento in un susseguirsi di battute. Quattro protagonisti messi a nudo scavando ancor più nel profondo dei loro sentimenti arrivando ad un finale… tutto da gustare!

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Teatro: “I Masnadieri” di Giuseppe Verdi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 gennaio 2018

MasnadieriRoma Domenica 21 gennaio 2018 ore 20.00 torna per la seconda volta, dopo 46 anni, al Teatro dell’Opera di Roma “I Masnadieri” di Giuseppe Verdi. La regia di Massimo Popolizio e la direzione di Roberto Abbado e nel ruolo del protagonista, Carlo, Stefano Secco tenore italiano che vanta una carriera consolidata e riconosciuta dalla critica.“I Masnadieri” opera lirica di Giuseppe Verdi tratta dalla tragedia omonima Die Räuber di Friedrich Schiller vide una prima rappresentazione a Londra, presso l’Her Majesty’s Theatre, 22 luglio 1847.
L´interpretazione del tenore Stefano Secco farà rivivere il personaggio del capo dei Masnadieri, attraverso un canto ricercato, ricco di intensità e corposità. Il tenore, di fama internazionale, che ha già interpretato il ruolo al San Carlo di Napoli quest’anno ritornerà a essere il capo dei Masnadieri al Teatro Costanzo di Roma per la prima che andrà in scena il 21 gennaio alle ore 20.00 e per le tre repliche successive (23, 31 gennaio e 4 febbraio. Orari e date operaroma.it ).
Nel descrivere il personaggio, Stefano Secco, ne fa emergere le peculiarità: «Carlo presenta molte sfaccettature caratteriali, diventa masnadiere suo malgrado e per tutta l’opera non è mai convinto delle sue azioni anche se inevitabilmente ciò lo porterà a compiere gesti estremi. Da questo punto di vista la regia curata da Massimo Popolizio, al suo debutto in un´opera lirica (ndr), mi ha dato molto». Un allestimento classico «con pochi elementi ma molto efficace dal punto di vista drammaturgico» – ha rivelato il tenore, che continua – «per un’opera, quella dei Masnadieri di Verdi, sempre molto attuale per le tematiche trattate; gli intrecci amorosi, l’invidia, la competizione tra fratelli per essere riconosciuti o preferiti dal proprio padre; il compiere gesti estremi per cercare di lasciare un segno di riconoscimento sono temi vivi anche nella società contemporanea anche se si presentano in forme sociali differenti. Tutto questo è contenuto ne I Masnadieri e molto altro: aderenze politiche, guerre, ma anche la delusione dello stesso protagonista – conclude Secco – che alla fine si sentirà tradito dai suoi stessi ideali».Un ritorno dopo 46 anni atteso da pubblico e critica.Maestro del Coro Roberto Gabbiani, Scene di Sergio Tramonti, Costumi di Silvia Aymonino, Luci di Roberto Venturi, l’elaborazione video sarà affidata a Luca Brinchi e Daniele Spanò. Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma.Principali interpreti:
Massimiliano Riccardo Zanellato, Carlo Stefano Secco / Andeka Gorrotxategi 27 gennaio, 2 febbraio
Francesco Artur Ruciński / Giuseppe Altomare 2 febbraio Amalia Roberta Mantegna / Rachele Stanisci 2 febbraioArminio Saverio Fiore Moser Dario Russo Rolla Pietro Picone. (foto: masnadieri)

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Teatro: Unica data in Veneto

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

COME NE VENIMMO FUORIMira. Venerdì 19 gennaio ore 21 al Teatro Villa dei Leoni di Mira, per la rassegna promossa e organizzata dal Comune di Mira con Arteven / Regione del veneto, va in scena l’UNICA DATA IN VENETO dello spettacolo COME NE VENIMMO FUORI esilarante monologo satirico di e con Sabina Guzzanti, regia di Giorgio Gallione. Questo è uno spettacolo essenziale ed incisivo, nato da approfondite ricerche sul sistema economico post-capitalista o neoliberista su cui l’autrice sta lavorando già da qualche anno. L’intento è di affrontare questioni complesse e riflessioni importanti attraverso la comicità e la satira, mettendo il pubblico nella condizione di divertirsi e capire qualcosa in più. Siamo in un futuro finalmente armonico e civile, dove il denaro è tornato ad essere semplicemente un mezzo. SabnaQƒ2, la protagonista, sale sul palco emozionata per l’incarico affidatole: pronunciare il discorso celebrativo sulla fine del periodo storico più buio che l’umanità abbia mai fronteggiato, quello dal 1990 al 2041, noto a tutti come “il secolo di merda”. Questa identica celebrazione si svolge annualmente perché non si perda la memoria di quanto accadde in quegli anni terribili e si scongiuri il pericolo che la storia possa ripetersi. Il fatto è che dopo tanto tempo, nessuno ha più voglia di arrovellarsi a capire le ragioni che avevano spinto gli uomini e le donne dell’epoca a cadere tanto in basso: frustrazione, ignoranza, miseria, compensate da ore e ore trascorse a litigare su facebook e a guardare programmi demenziali, incapaci di reagire alle innumerevoli angherie a cui venivano continuamente sottoposti. In questo futuro felice, si è diffusa l’idea che gli esseri umani vissuti nel secolo di merda fossero semplicemente degli emeriti imbecilli e che studiarli sia una perdita di tempo. Per confutare questa spiegazione sbrigativa, SabnaQƒ2 ha invece preparato una ricerca accurata: ha esaminato la televisione dell’epoca, i suoi leader, le convinzioni economiche e politiche, i passaggi storici nodali: per restituirci una imperdibile conferenza spettacolo sull’attualità politica e sociale, anche attraverso l’interpretazione di una galleria di personaggi contemporanei… consentendo agli spettatori di farsi belle risate, salutari e liberatorie!
PREVENDITA BIGLIETTI on line su arteven.it e vivaticket.it by Best union e relativi punti vendita. Vendita presso il teatro il giorno prima di ogni spettacolo ore 17-19 e il giorno dello spettacolo dalle ore 20. (foto: come ne venimmo fuori)

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E’ di scena la poesia al Teatro di Villa Torlonia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

villa torloniaRoma da giovedì 18 gennaio (ore 18.30) in scena al Teatro di Villa Torlonia un ciclo di letture di poeti a cura di Elio Pecora. Un itinerario poetico fino al mese di giugno con LE RAGIONI DELLA POESIA, 8 incontri con 39 poeti alla riscoperta dei confini della parola, il meglio della poesia italiana dei nostri anni declamata dalla voce stessa degli autori. Protagonisti del primo appuntamento, i poeti Luca Archibugi, Silvia Bre, Luca Baldoni e Giancarlo Pontiggia. «Tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Novanta ho curato in teatri, gallerie, caffè, un esteso numero di letture pubbliche di poesia a cui ho chiamato poeti di diversa età e fama, da Arbasino a Caproni, da Amelia Rosselini a Iolanda Insana, da Bellezza a Raboni – dichiara Elio Pecora – Guardavo a quelle letture come a vere antologie orali. Torno a quelle imprese con lo stesso intento. La scelta degli autori non è esaustiva, ma rappresenta una parte considerevole di quanto la poesia, in Italia, continui a manifestarsi e a consegnarsi come un sicuro nutrimento».

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Teatro: Il Bar da Liborio

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

BAR DA LIBORIORoma dal 9 al 14 gennaio 2018 Teatro Trastevere via Jacopa de’ Settesoli 3 (lun-sab: 21:00 / dom: 17:30) Il Bar da Liborio Regia Lucrezia Scamarcio scritto da Gianmarco Orlando Con Gabriele Crisafulli – Damiano Venuto – Giulio Ronzoni – Gianmarco Orlando. Musiche Giulio Ronzoni. Scenografia Andrea Faccini. «Ma che bar è questo?» «Un bar all’italiana!» «E cioè?» «Gestito male!» E’ Un Luogo di schizofrenia delirante ed esilarante. Un luogo dove ogni cosa perde di senso o ne acquista, dipende dagli occhi di chi lo guarda. Una piccola magia, infondo siamo a teatro dove si esibivano anche i prestigiatori. Cosa accade? Liborio è in scena da solo con quello stupido ludopatico di Pierangelo, tutto sembra presagire una normale giornata al bar per i due quando ad un certo punto…
Aspettate un momento ma perchè ve lo sto raccontando? Venite a guardare lo spettacolo e basta! E se siete già a teatro seguite con attenzione, fidatevi se vi distraete è la fine. E fate silenzio in sala. E mettete il silenzioso ai telefoni. Non li usate proprio. Buona visione. Tenete a mente: questo non è uno spettacolo ma un’evento, una festa. Siete parte anche voi del mondo della Compagnia del Caso, lasciatevi guidare dai nostri esperti membri in un mondo di pura immaginazione, o quasi. Gli attori e autori a fine spettacolo resteranno a vostra disposizione per qualsiasi domanda. (foto: da liborio)

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“Destini incrociati”: carcere e teatro a Roma Tre

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 novembre 2017

rebibbiaRoma Mercoledì 15 Novembre 2017, ore 14:00 / 17 Novembre 2017 Varie sedi. “Destini incrociati”, la quarta edizione della rassegna nazionale di teatro in carcere quest’anno sarà a Roma Tre. Punto centrale dell’evento il Teatro Palladium, il teatro dell’ateneo. Dal 15 al 17 novembre, sono previste tre giornate di spettacoli, conferenze, proiezioni, video e laboratori. Gli eventi si terranno anche all’Istituto penitenziario di Rebibbia femminile, alla Biblioteca Hub Culturale Moby Dick della Regione Lazio, al DAMS dell’Università Roma Tre. La mattina del 17 è previsto un convegno per tracciare un bilancio sull’attività svolta negli ultimi anni e promuovere nuove prospettive per la scena penitenziaria italiana. Il progetto si inserisce tra le attività che l’Università Roma Tre porta avanti nell’ambito della “terza missione” e fa seguito al Festival “Made in Jail. Carcere & Cultura” (dicembre 2014), diretto da Valentina Venturini, docente di Storia del Teatro a Roma Tre, ed è parte del protocollo d’intesa su “Teatro e carcere” tra l’Università degli Studi Roma Tre/Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, il Ministero della Giustizia/Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e il Coordinamento nazionale Teatro in carcere. Una sezione sarà interamente dedicata alla proiezione di video, selezionati e scelti dalla direzione artistica dell’intera Rassegna composta da Ivana Conte, Vito Minoia, Valeria Ottolenghi, Gianfranco Pedullà e Valentina Venturini. Parte integrante del progetto saranno i laboratori d’accompagnamento alla visione degli spettacoli destinati ai detenuti e agli spettatori della rassegna, curati da Agita e quelli di critica teatrale per gli studenti universitari del DAMS/Dipartimento di Filosofia Comunicazione e Spettacolo, curati dall’Associazione nazionale dei critici di teatro con la collaborazione del Teatro di Roma. Durante la rassegna, il foyer del Teatro Palladium ospiterà la mostra Prigionie (in)visibili, il teatro di Samuel Beckett e il mondo contemporaneo, curata dallo studioso giapponese Yosuke Taki. Insieme a Eduardo De Filippo, Beckett è l’autore più rappresentato in carcere, sin dal periodo successivo alla seconda guerra mondiale, quando un prigioniero di un istituto penitenziario tedesco tradusse e rappresentò il suo En attendant Godot. La mostra illustrerà alcune esperienze di messa in scena di opere di Beckett all’interno di prigioni, in Italia e all’estero. Saranno anche esposti materiali sulla carriera di Rick Cluchey, l’ex-ergastolano statunitense che ottenne la grazia per meriti artistici per le sue attività teatrali nel carcere di San Quentin e che, dopo il suo rilascio, recitò in diverse opere con la regia dello stesso Beckett.

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