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Business Tech Leader Zoho Advances Australian Presence, Launches Local Cloud

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

Zoho Corporation, a global leader in business applications across companies of all sizes, launched two data centres, in Sydney and Melbourne working with Equinix, the global interconnection and data centre company.Announced at its local user conference, Zoholics, the new Australian cloud caters to the growing needs of its customers and businesses in the region. Australia marks Zoho’s seventh regional cloud, with others located across North America, Europe, and Asia.Zoho recently surpassed more than 45 million users across 180 countries, achieving a growth rate of 39% year-over-year. This Australian expansion will provide regional customers with improved latency and greater access to all of Zoho’s cloud business products, spanning categories from marketing, sales, and customer support to finance, human resources, operations, and more.The new facilities in Sydney and Melbourne will directly address regional preferences for data sovereignty and bring to Australian customers compliance with GDPR. The expansion is a consequence of the company’s competitive strategy to locate and store customer data locally, within each major market, and is especially well-suited to meet the needs of both large enterprises and public sector customers in Australia and New Zealand, its fourth largest regional market.Vijay Sundaram, Zoho’s Chief Strategy Officer said: “The new data centres further expand Zoho’s global ecosystem and are a commitment to meet the specific demands of our customers. By building all the supporting infrastructure right here in Australia with Equinix, we can deliver a high-performance and scalable cloud infrastructure that is served locally and is in tune with the needs of the local market.
Today, Zoho employs more than 7,000 employees worldwide across 12 offices spanning five continents. More than 30 different languages are spoken amongst Zoho’s employees. Zoho is used by tens of thousands of small and medium sized customers in Australia to run their critical business processes on the cloud.

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Tech war USA-Cina: verso la fine della globalizzazione?

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

By Sahil Mahtani, Strategist di Investec AM. Dopo 40 anni di coesistenza, Cina e Stati Uniti sono oggi rivali in molti settori. Le questioni commerciali costituiscono solo una parte di un generalizzato riallineamento dei rapporti tra i due Paesi – una delle relazioni più significative del XXI° secolo. Nel lungo periodo sarà difficile ostacolare l’ascesa delle industrie tecnologiche cinesi. Il successo in Cina delle grandi piattaforme tecnologiche indica che la nazione può già competere con l’Occidente su questo fronte. Fondamentalmente la tecnologia sta diventando in modo rapido uno dei principali settori di competizione. Ci sono anche altre dimensioni, tra le quali includiamo l’economia, l’ideologia e la sicurezza, ma la tecnologia è il principale campo di battaglia.Se è vero che Cina e Stati Uniti sono coinvolte in una guerra tecnologica, quali potrebbero essere le implicazioni per gli investitori? Qui analizziamo quattro temi chiave tenendo presente sia la prospettiva cinese, sia quella americana e considerando contemporaneamente le ripercussioni sugli investimenti.
Settori cinesi vulnerabili: semiconduttori, telecomunicazioni, industria aerospaziale e biotecnologie. Un grande punto di debolezza per la Cina è costituito dal fatto che nella fabbricazione di semiconduttori non vengono prodotti chip di fascia alta (al momento, perché sta investendo molto per rimediare a questo). Di conseguenza, molte imprese tecnologiche cinesi fanno affidamento su fornitori stranieri per i componenti cruciali, esponendoli agli embarghi statunitensi. Tuttavia, è possibile che un divieto totale delle esportazioni di chip verso la Cina impatti in modo consistente sulla produzione delle principali aziende statunitensi. Nonostante la recente escalation, alla fine saranno più probabili misure mirate, dando alla Cina il tempo di costruire una propria base di produzione. Gli analisti sono dell’opinione che il Paese sia indietro di 10 anni nella progettazione di chip di fascia alta del tipo utilizzato negli interruttori e router Huawei. Tuttavia, come dimostra l’esempio della Samsung nella Corea del Sud, è possibile raggiungere il predominio tecnologico abbastanza rapidamente, pur partendo da un livello basso. Guardando alle telecomunicazioni, i tentativi degli Stati Uniti di incoraggiare i governi ad inserire nella lista nera le aziende tecnologiche cinesi potrebbero danneggiare, tra gli altri, il settore delle telecomunicazioni cinese. Di fatto, l’Australia e il Giappone hanno vietato a Huawei di fornire la tecnologia mobile 5G. Al momento, altri stati sembrano meno inclini a fare altrettanto, come nel caso della Malesia.Negli ultimi anni le aziende cinesi del settore aerospaziale hanno investito in compagnie occidentali per acquisire tecnologie. Tuttavia, a meno che le relazioni tra Stati Uniti e Cina non migliorino, i futuri accordi potrebbero essere bloccati per motivi di sicurezza nazionale. Per entrare nel mercato globale, le industrie aerospaziali cinesi hanno bisogno di ottenere certificazioni di sicurezza internazionale e questo potrebbe rappresentare per loro un potenziale ostacolo. Le agenzie europee e statunitensi controllano tale processo.Infine, potrebbero esservi tre ostacoli per le industrie biotecnologiche e farmaceutiche cinesi: restrizioni statunitensi riguardo i visti di lavoro e gli scambi culturali; incapacità da parte delle compagnie cinesi di dare in appalto le attività di ricerca biotecnologica agli Stati Uniti; rifiuto delle approvazioni regolamentari statunitensi, considerate come il punto di riferimento globale.
Ci sono poche probabilità che una guerra tecnologica prolungata tra Stati Uniti e Cina non incida sugli affari americani. Per la maggior parte delle compagnie statunitensi, la Cina ha giocato un ruolo chiave nella definizione della loro strategia di espansione. Il target più esposto è il rivale di Huawei per gli smartphone, ossia Apple, il quale ottiene circa un quinto delle sue entrate dalla Cina, oltre a produrre i suoi iPhone lì. Secondo alcune stime, un divieto nei confronti di Apple in Cina ridurrebbe i guadagni fino al 30%. 57 aziende dello S&P 500 ottengono più del 10% delle loro vendite dalla Cina e la lista è dominata dalla frontiera tecnologica dell’economia statunitense, includendo aziende come Qualcomm, Texas Instruments, Nvidia, Apple, e Microsoft. Nel mercato dei semiconduttori, la media è circa del 40%. Sono incluse anche le società di consumo che hanno puntato fortemente sulla Cina, tra cui Tiffany’s, McDonalds, Starbucks, e Nike.
Forse il più grande rischio della disputa tra Stati Uniti e Cina è l’evoluzione nel lungo termine delle compagnie cinesi e la possibilità che queste eclissino quelle statunitensi. Un po’ ironicamente, la Cina potrebbe finalmente mettere in atto riforme istituzionali come la protezione della proprietà intellettuale e il rafforzamento dei finanziamenti del settore privato che daranno una protezione alle sue imprese. È possibile che la business community statunitense sottovaluti la dimensione e la portata del mercato interno cinese come fonte endogena di innovazione. Il consensus fino a pochi anni fa riteneva che i sistemi autoritari e l’innovazione di alto livello fossero reciprocamente incompatibili, ma l’ascesa dei giganti tecnologici cinesi è un’ovvia smentita di quella opinione.
La domanda chiave da porsi è: come si pone la guerra tecnologica rispetto alla controversia commerciale in corso?I mercati dovranno probabilmente affrontare dispute tecnologiche e commerciali per molti anni, perché sia gli Stati Uniti sia la Cina vogliono raggiungere la supremazia tecnologica ma questo potrebbe rivelarsi fondamentalmente incompatibile.In conclusione, il 2019 può essere visto come l’anno in cui la globalizzazione affermatasi negli ultimi 30 anni inizia a vacillare, a un costo importante. Questo rappresenterà certamente una sfida per i rendimenti degli azionisti, visto che i margini elevati sono sotto pressione a causa della controversia commerciale.Nella misura in cui l’attuale disputa spinga la Cina a realizzare riforme istituzionali programmate in un approccio a lungo termine e volte a promuovere il proprio settore tecnologico, si potrebbe considerare il 2019 come l’inizio di una separazione di lungo termine: un’economia globale a due facce, ogni blocco esistente e funzionante senza l’altro e ciascuno dei quali ruota nella propria orbita.
Il progetto INFINITECH, che comincerà il primo ottobre 2019 e proseguirà fino a dicembre 2022, ha ricevuto finanziamenti dal programma quadro 2014-2020 per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020 della Commissione Europea.

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Oltre 7000 scaleup e 126 miliardi di dollari di capitale raccolto per l’Europa tech che cresce

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

L’Italia è stazionaria al decimo posto nella classifica europea delle tech scaleup e segna un passo molto più lento rispetto ai valori medi europei con 208 scaleup e $1,8 miliardi raccolti. Qualche lieve segnale di miglioramento nel 2018 ($0.5B raccolti nel 2018 contro gli $0.3B del biennio precedente).
Tra le Scaler italiane (scaleup che hanno raccolto oltre $100 milioni) figurano Linkem, Prima .it oltre a Yoox Net-a-Porter Group.

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Tech Data Adds Analytics and IoT Technologies to Its Solution Factory

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 Mag 2019

To help businesses accelerate opportunities in the booming next-generation technology areas of analytics and IoT, Tech Data (Nasdaq: TECD) today introduced its Analytics and IoT Solution Factory. This new global offering expands on the click-to-run solutions found in the Tech Data Cloud Solution Factory to create vetted analytics and IoT solutions that focus on specific use cases in key vertical markets to facilitate simplified deployments and outcomes for partners.Tech Data has included a broad spectrum of next-generation technologies including analytics and IoT solutions featuring Intel® IoT Market Ready Solutions. The Solution Factory methodology enables Tech Data partners to obtain proven, repeatable solutions providing speed and scale in the market.“The Solution Factory is a great example of how Tech Data is aggregating pre-packaged, tested and proven solutions to speed time from deployment to outcome,” said Colin Blair, vice president, Analytics and IoT Solutions, Americas, at Tech Data. “There is a huge opportunity for our customers to deploy profitable Analytics and IoT solutions. Tech Data’s Solution Factory enables repeatable solutions resulting in a faster time to market.”
Industry analyst firm IDC projects that by 2021, more than 65% of partners will focus efforts by vertical or functional use case. Repeatable solutions enable faster delivery to help optimize use case deployment, resulting in greater profits for stakeholders. “Tech Data’s Solution Factory complements its successful Practice Builder methodology to provide partners with outcome-driven, complete solutions,” said Pam Miller, director of Infrastructure Channels Research, at IDC. “This model offers end customers digital transformation with demonstrable business value, while allowing partners to jump-start their own transformation to the digital economy. This type of enablement is what has been needed for the channel to scale in analytics and IoT and capitalize on the revenue opportunity provided by the third platform.”

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Intergenerational tech tensions

Posted by fidest press agency su sabato, 4 Mag 2019

Half of teens in the UK (48%) think that social media and the internet makes them feel less lonely while only a quarter (26%) of their parents agree. According to TalkTalk’s Teenage Loneliness and Technology Report, there is a stark divide within families over the role technology can play in either improving or worsening feelings of loneliness in teenagers.
The study, which looks into both parents and their own teenagers’ attitudes to technology and loneliness, interviewed more than 2,000 young people aged 13-16 years old and more than 2,000 parents of the same teenagers.The study found teenagers were far more optimistic than their parents about the positive impact of technology. Half (51%) of 13-16 year olds said that during times when they have felt lonely, technology has also provided a solution to their loneliness: they have made new friends, received support and advice, and received positive comments while being online. However, worryingly of the teenagers that did feel lonely, just under a third (31%) admitted to not having discussed their feelings with anyone.Startlingly, across the UK, parents felt lonelier than their teenage children – which may be impacting how they advise and talk to their children about the issue. 28% of parents said they felt lonely often, always or some of the time, compared to 21% of young people.

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Gli Italiani desiderano una nuova carriera: meglio se nel Tech e all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

LinkedIn, la più grande rete professionale al mondo, rivela oggi i dati della sua nuova ricerca relativa alla percezione degli italiani in relazione al futuro del proprio lavoro, le competenze necessarie per avere successo in ambito professionale e la comparazione degli stipendi attuali rispetto alle generazioni precedenti.
Tra i principali risultati del sondaggio, svolto dalla società di ricerca Mortar su un campione di circa 10 mila persone nell’area EMEA, di cui 1000 in Italia, divisi per fasce d’età e sesso, emerge che l’86% dei professionisti italiani dichiara di desiderare una nuova opportunità di carriera rispetto a quella attuale e, in modo particolare, i rappresentanti della generazione dei cosiddetti Millennial (24-38 anni) si attesta al 90%, sottolineando come oggi siano sempre di più i lavoratori che non fanno ciò che vorrebbero. Nonostante questo, però, solo il 37% degli intervistati ritiene di possedere le competenze professionali adatte per “fare il grande salto”, con il 54% dei lavoratori che ammette di averne solo qualcuna, e di doversi assolutamente preparare in maniera diversa per poter affrontare nuove sfide professionali.Solo il 54% degli Italiani, pensa che il proprio lavoro esisterà ancora tra 20 anni, mentre il 29% crede che il proprio profilo professionale rimarrà solo in parte simile nelle caratteristiche a quello attuale. Prevedibilmente, questo senso di sicurezza aumenta tra i più giovani della generazione Z (18 – 23 anni, con il 65%), già oggi impegnati in lavori inesistenti fino a qualche anno fa, mentre decresce tra i più adulti (39 – 53 con il 52% circa).In questo contesto, a sorpresa, rispetto ai classici segmenti di business che hanno sempre caratterizzato gli alti profili professionali del nostro Paese, come avvocati, medici e professori universitari, il settore preferito dai nuovi lavoratori tricolore per arrivare a guadagnare di più è quello della Tecnologia, con il 30% delle risposte, seguito dal Finance (18%), l’ambito delle professioni legali (14%) e la Sanità (10%). Oltre a questo, in Italia, addirittura un professionista su due (circa il 55%) pensa che andare all’estero sia il miglior modo possibile per ottenere un salario maggiore. Tra questi in particolare le donne (56% rispetto al 53% di uomini) sono quelle che credono di più nelle possibilità offerte al di fuori dei confini peninsulari.
Dando uno sguardo più approfondito ai dati si nota come il 58% degli italiani ritenga che i lavori di oggi siano più complessi e difficili rispetto al passato, e sotto questo aspetto viene evidenziato anche come questa percezione di distanza tra generazioni aumenti con l’avanzare dell’età, anche in connessione alle maggiori competenze e responsabilità richieste oggi in ambito professionale. In modo particolare, ciò che differisce oggi dal lavoro di qualche anno fa risiede soprattutto nella gestione delle comuni prassi di ufficio legate ai sistemi informatici di base, come per esempio l’utilizzo dei pacchetti Office, le email e i social network, che secondo gli italiani sono al primo posto tra i principali stravolgimenti dei flussi operativi negli ambienti professionali con un 65% delle preferenze rispetto alle cosiddette hard skill (17%), che comprendono competenze informatiche di livello avanzato (come lo sviluppo web, la gestione delle piattaforme di cloud computing e così via), e alle soft skill (capacità di comunicazione, collaborazione con i colleghi, gestione corretta del tempo e altro) ferme al 15%.
Nonostante la maggior parte dei professionisti italiani creda che la laurea sia l’attestato più importante per avere una buona carriera e quindi un buon salario, l’89% degli stessi pensa sia necessario acquisire nuove competenze una volta laureati per inserirsi al meglio nel mondo del lavoro.
Attualmente, infine, per il 37% dei professionisti italiani interpellati per la ricerca LinkedIn, lo stipendio più adeguato per uno stile di vita accettabile oscilla tra 30 e i 49 mila euro l’anno. Sotto questo profilo, il 47% degli italiani sostiene di guadagnare già più dei genitori, anche se andando a guardare la differenza tra uomini e donne, le professioniste in rosa sono quelle che nella maggior parte dei casi (44%) percepiscono uno stipendio minore dei propri genitori, e quando si chiede loro a quale età riusciranno a guadagnare più di questi ultimi, stupisce notare come più di una su cinque (22%) creda che non avrà mai l’opportunità di farlo.Inoltre, il 36% dei professionisti italiani, ha dichiarato di guadagnare meno e addirittura il 14% conferma di avere bisogno di un aiuto economico da parte della famiglia e, in particolare, quasi uno su quattro (23%) nella generazione millennial (24-38 anni), con una percentuale femminile che in generale riscontra un’esigenza maggiore in questo senso (15%) rispetto agli uomini. In particolare, i professionisti dicono di dover essere supportati economicamente dalla propria famiglia specificatamente per l’affitto di casa (13%), le cene familiari al ristorante (12%), le vacanze (11%) e il credito telefonico (10%).

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Amazon Doesn’t Ship Your Item to Italy? Big Apple Buddy Steps in to Help

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

new-yorkNew York. The U.S. retail market is the main channel for tech lovers around the world to acquire newest gadgets as soon as they are released. However, international consumers often face challenges. Cross-border shopping is growing, but big retailers are not making it easy to shop from America.For example, Amazon, the world’s largest online store, doesn’t allow buyers outside of the U.S. to purchase a wide range of electronics, cameras, sporting and outdoor goods, software and computers. International shipping restrictions are even placed on Amazon’s own house products: Amazon Echo, Fire TV and Kindle Voyage. “This item cannot be shipped to the address you selected” notification will often appear on the screens of hopeful international buyers.New York shopping concierge, Big Apple Buddy, now offers a solution. The company specializes in shipping items from the U.S. to almost any country in the world, basically acting as a middle-man between U.S. online stores and international customers.The company delivers a seamless shopping experience by taking care of the entire buying process, allowing clients to rest easy knowing their products will be reliably shipped to their doorstep, avoiding complex international shipping procedures that can be associated with a big marketplace such as Amazon. Ordered items often reach clients in as little as 2-4 business days.One of the reasons why Big Apple Buddy is able to deliver a smooth shopping experience is that the company is not bound by manufacturer and dealer arrangements in America. Amazon is often unable to ship internationally because it has pre-existing agreements with manufactures to sell only in the U.S. Big Apple Buddy on the other hand, acting as an independent third party, can purchase amazon alternativaitems from U.S. online stores, such as Amazon, without such restrictions, and ship them to clients worldwide.Big Apple Buddy has partnered with FedEx, DHL and UPS and already ships products to thousands of clients in over 150 countries worldwide, with happy clients located everywhere from Europe to Asia to Africa.“Some of our clients come to us looking to buy the latest gadgets, sporting goods or health products from the U.S. after they have unsuccessfully tried to order them directly through bigger retailers, including Amazon. Usually they get surprised with the ease and convenience of the service we provide,” says Ms. Chan, the co-founder.Currently, some of the most popular items ordered from America through Big Apple Buddy include tech products such as the Microsoft Band 2, Amazon Echo Speaker, Roku 4 Media Streaming Player, Google OnHub and the newly released Nexus 5X and 6P phones.
Cross-border shopping is currently the fastest-growing area of international e-commerce, but large online stores, including Amazon, still need to re-organize if they want to meet the global demand. In the meanwhile, there are innovative companies such as Big Apple Buddy, determined to offer a solution. By providing consumers around the world with unrestricted access to the latest goods from the U.S., Big Apple Buddy is helping to create a shopping world without borders.For more information, please visit http://www.bigapplebuddy.com.
Big Apple Buddy is a New York based e-commerce company, founded by two former Australian corporate lawyers who saw a global demand for items that are only available in the U.S. Big Apple Buddy is a friendly, responsive and reliable personal shopping concierge that delivers desired items from the U.S. to consumers across the globe. Popular items include tech gadgets and designer brands. http://www.bigapplebuddy.com

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