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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

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Cosa insegna l’insolvenza della Wirecard tedesca

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2020

Di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. La Wirecard AG, la società di servizi finanziari e di pagamento digitali di Monaco di Baviera, nei giorni scorsi ha presentato istanza di insolvenza. Non è più in grado di onorare le proprie obbligazioni finanziarie. Fino a ieri era una delle 30 top imprese tedesche sul listino DAX della Borsa di Francoforte. Alla vigilia dell’insolvenza il valore delle sue azioni è crollato da 100 a 5 euro. Si tratta del primo fallimento di un’impresa del DAX. “E’ uno scandalo senza precedenti nel mondo della finanza”, ha dichiarato il ministro dell’Economia tedesco. La necessità della riforma del settore dei servizi di pagamento sarà portata con urgenza all’attenzione del Consiglio europeo, che dal primo luglio è sotto la presidenza tedesca. E’ un settore finanziario importantissimo trattato, però, come “tecnologico” e, quindi, fuori dall’area bancaria che è sottoposta a controlli più stringenti.Le attività di alcune filiali, come quella di Londra, sono state sospese. Moltissimi cittadini hanno avuto l’amara sorpresa di vedersi bloccate temporaneamente le proprie carte di credito gestite da Wirecard.
Nata nel 2002, sembra che, prima di fare il grande salto, la società abbia offerto i suoi servizi ai siti legati alle scommesse, un business online in forte ascesa. In seguito ha avuto una grande espansione in molti paesi soprattutto dell’Asia. In Germania è arrivata a gestire i sistemi di pagamento elettronici di grandi imprese commerciali e finanziarie, come il colosso assicurativo Allianz, la catena di supermercati Aldi, ecc. Ha creato anche una banca, la Wirecard Bank AG con centinaia di migliaia di correntisti utilizzatori della sua carta di debito. Già nel 2018 e 2019 certe agenzie regionali bavaresi pare abbiano paventato il suo coinvolgimento in operazioni di riciclaggio di denaro sporco. Però senza alcuna conseguenza.La Wirecard è un payment service provider (psp), un fornitore di servizi di pagamento. Tra i suoi clienti vi sono anche Visa e Martercard. Un psp offre servizi online ad enti, negozi e commercianti per accettare pagamenti elettronici, in particolare con carta di credito. In genere esso può connettersi a più banche, a carte e a sistemi di pagamento. Ciò rende il commerciante meno dipendente dagli istituti finanziari e libero dal compito di stabilire direttamente queste connessioni, specialmente quando opera a livello internazionale.
E’ ancora presto per capire appieno le cause e le ragioni vere di questo fallimento. Circa 2 miliardi di euro registrati tra gli attivi di bilancio sarebbero “aria fritta”, pari, però, a circa un quarto dell’intero bilancio societario. Sarebbero stati depositati su due banche delle Filippine che però negano ogni contatto con la Wirecard. I 3,5 miliardi di debiti registrati in bilancio, invece, sono veri. Gli investigatori tedeschi per il momento accusano i responsabili della società di aver falsificato i volumi di affari con false entrate per attirare investitori e clienti. Alcuni parlano di una “frode ben elaborata e raffinata”. In Italia definiremmo l’intera faccenda con termini ben più precisi, molto di più di una grande truffa.E’ certo che tutte le agenzie di controllo e di supervisione interne ed esterne hanno fallito miseramente. L’audit è stato espletato dal ben noto revisore dei conti, l’agenzia internazionale privata Ernst & Young, che afferma di essere stata “ingannata”. Una giustificazione un po’ tardiva… Anche su questi fondamentali aspetti un’attenta indagine dovrebbe ovviamente essere aperta. I resoconti sul caso si sono concentrati quasi esclusivamente sull’audit interno che, nonostante certi dubbi espressi anche negli anni precedenti, aveva approvato il bilancio del 2018. Ma è venuto meno soprattutto il ruolo di controllo delle autorità pubbliche tedesche. Quello dell’Abschlussprüferaufsichtstelle, un’agenzia troppo piccola, per quanto riguarda il lavoro dei revisori dei conti e quello della BaFin (Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht), l’equivalente della nostra Consob, per quanto riguarda la verifica dei conti. Anzi, sembra che Wirecard sia stata capace di dirottare le indagini su chi in passato ha espresso forti perplessità sulla solidità e sulla veridicità dei suoi bilanci. In un’audizione al Bundestag, la BaFin ha rivelato una falla importante nel sistema di controllo finanziario tedesco: una scappatoia legislativa avrebbe permesso a Wirecard di ottenere la licenza di creare una banca, la Wirecard Bank, ma contemporaneamente di sottrarsi alla sorveglianza e alle regole bancarie, tra cui l’obbligo di tenere una riserva di capitale per coprire eventuali perdite. La vicenda assai inquietante propone con urgenza la generale questione della separazione bancaria. Se vi fosse stata, la Wirecard Bank sarebbe stata scorporata dall’impresa madre e sottoposta ai controlli propri del sistema bancario. Di conseguenza, i suoi correntisti avrebbero ricevuto automaticamente la garanzia per i loro depositi fino a 100.000 euro.Ciò pone la necessità di migliorare l’attività di controllo dell’Unione europea per superare le resistenze e gli ostacoli spesso posti dai singoli paesi in materia di supervisione delle attività bancarie e finanziarie e di lotta all’evasione fiscale e al riciclaggio. Intanto sono emerse anche importanti questioni relative alla sicurezza del sistema di pagamento attraverso psp e alla protezione e alla garanzia dei fondi dei cittadini gestiti con tali metodi. Non è una cosa da poco. Visto che ovunque, anche in Italia, si tende a limitare i pagamenti in contanti e rimpiazzarli con l’uso digitale di carte di credito online. C’è da riflettere. La Wirecard è stata, neanche a dirlo, tra i principali promotori della “cashless society”, una società senza contanti, da realizzare pienamente in tempi brevi. La prospettiva potrebbe essere interessante, ma a condizione che i singoli governi garantiscano che una “Wirecard story” non si ripeta mai più.

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Al via la Presidenza tedesca del Consiglio dell’Ue

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

La presidenza tedesca del Consiglio dell’UE: 1º luglio – 31 dicembre 2020. La presidenza del Consiglio è esercitata a turno dagli Stati membri dell’UE ogni 6 mesi. Durante ciascun semestre, essa presiede le riunioni a tutti i livelli nell’ambito del Consiglio, contribuendo a garantire la continuità dei lavori.Gli Stati membri che esercitano la presidenza collaborano strettamente a gruppi di tre, chiamati “trio”. Questo sistema è stato introdotto dal trattato di Lisbona nel 2009. Il trio fissa obiettivi a lungo termine e prepara un programma comune che stabilisce i temi e le questioni principali che saranno trattati dal Consiglio in un periodo di 18 mesi. Sulla base di tale programma, ciascuno dei tre paesi prepara un proprio programma semestrale più dettagliato.Il trio di presidenza attuale è formato dalla presidenza tedesca, da quella portoghese e da quella slovena.
Le priorità della presidenza tedesca sono ispirate al suo motto: “Insieme per la ripresa dell’Europa”.Il programma della presidenza è incentrato su sei settori principali:
superare le conseguenze della crisi del coronavirus per una ripresa economica e sociale a lungo termine
un’Europa più solida e innovativa
un’Europa equa
un’Europa sostenibile
un’Europa della sicurezza e dei valori comuni
un’Europa forte nel mondo
La presidenza tedesca del Consiglio dell’UE si concentrerà direttamente sul superamento della pandemia di COVID-19, lottando contro la diffusione del virus, sostenendo l’economia europea per la ripresa e rafforzando la coesione sociale in Europa. A tale scopo, la Germania è impegnata a favore di un’azione comune approvata, della solidarietà europea e dei valori comuni.
La presidenza ha il compito di portare avanti i lavori del Consiglio, garantendo la continuità dell’agenda dell’UE, il corretto svolgimento dei processi legislativi e la cooperazione tra gli Stati membri. A tal fine, la presidenza deve agire come un mediatore leale e neutrale.La presidenza ha due compiti principali:
1. Pianificare e presiedere le sessioni del Consiglio e le riunioni dei suoi organi preparatoriLa presidenza presiede le sessioni delle varie formazioni del Consiglio (ad eccezione del Consiglio “Affari esteri”) e le riunioni dei suoi organi preparatori, che comprendono comitati permanenti, come il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), e i gruppi e comitati che si occupano di temi specifici.La presidenza assicura il regolare svolgimento dei dibattiti e la corretta applicazione del regolamento interno e dei metodi di lavoro del Consiglio.Organizza inoltre varie sessioni formali e informali a Bruxelles e nel paese che esercita la presidenza di turno.
2. Rappresentare il Consiglio nelle relazioni con le altre istituzioni dell’UELa presidenza rappresenta il Consiglio nelle relazioni con le altre istituzioni dell’UE, in particolare con la Commissione e il Parlamento europeo. Il suo ruolo è adoperarsi per raggiungere un accordo sui dossier legislativi attraverso triloghi, riunioni informali di negoziazione e riunioni del comitato di conciliazione.
La presidenza lavora in stretto coordinamento con:il presidente del Consiglio europeo, l’alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza,supportandone le attività, e può talvolta essere invitata a svolgere determinate mansioni per conto dell’alta rappresentante, come rappresentare il Consiglio “Affari esteri” dinanzi al Parlamento europeo o presiedere il Consiglio “Affari esteri” quando quest’ultimo discute questioni di politica commerciale. La prossimo presidenza sarà del
Portogallo: gennaio – giugno 2021 e seguiranno: Slovenia: luglio – dicembre 2021 Francia: gennaio-giugno 2022.

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L’Italia non è una colonia tedesca

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

“La neo presidente della Commissione Europea, intervistata da una sussiegosa e anti-italiana La Repubblica, assicura che “monitorerà molto da vicino l’Italia e i suoi conti”. Alla Gauleiter tedesca ricordiamo che l’Italia non è una colonia, ne’ un protettorato tedesco. Forse Ursula von der Leyen non ha ancora tolto la divisa militare di ministro della Difesa tedesca, ciò che è certo è che quella divisa in Italia non ha valore. Monitori la Francia che sguinzaglia Haftar contro Sarraj, monitori la sua Germania che non vuole la riforma del regolamento di Dublino, se poi avanza tempo potrà anche dedicarsi ai conti della settima potenza industriale del mondo e della seconda potenza manifatturiera europea”. (by Ufficio Stampa Fratelli d’Italia-An)

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Europa: Una nuova governance tedesca economica e finanziaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

berlinoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Mentre Gentiloni e Padoan se la suonano e se la cantano a Cernobbio nel fine settimana, a Berlino si decide sulla proposta del ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, di far passare l’ESM (European Stability Mechanism), cui abbiamo contribuito tutti, di fatto nelle sole mani del governo di Angela Merkel.
Secondo la proposta Schauble, infatti, le risorse dell’ESM, ad oggi 375 miliardi di euro inutilizzati, verrebbero concesse ai paesi in crisi per la realizzazione delle riforme, con la supervisione di un ipotetico ministro delle finanze europeo. Che sarebbe tedesco, ovviamente. Una nuova versione della Troika, ma a guida unica: quindi senza pesi e contrappesi. Questo ci manca.Noi non siamo d’accordo. La nuova governance economico-finanziaria dell’Europa sia finalizzata alla crescita e allo sviluppo e non un nuovo strumento nelle mani dei più forti per commissariare i più deboli. Su questo il centrodestra si batterà e troverà la sua unità.Si usino, piuttosto, i miliardi dell’ESM per gli investimenti e per lo sviluppo dei paesi dell’eurozona rimasti indietro, non come “zuccherino” in cambio di sangue, sudore e lacrime: abbiamo già visto che così non funziona. L’ESM diventi quello che non è riuscito ad essere il piano Juncker. A differenza di quest’ultimo, infatti, le risorse ci sono, fresche e disponibili.Schauble non cerchi di indorare la pillola: ormai lo conosciamo tutti. Le sue proposte presentate formalmente per il “bene dell’Europa” perseguono nei fatti solo il bene della Germania, a scapito di tutti gli altri Stati membri. Ma ormai nessuno ci casca più.In Italia, infine, il serbatoio con il maggiore potenziale di crescita è il Sud. Il Mezzogiorno, infatti, proprio per le sue carenze infrastrutturali ed economiche, può assorbire più investimenti, offrendo così un’opportunità di crescita al Paese intero e quindi all’intera Europa.
Da un lato, quindi, il centrodestra unito di governo rassicuri l’Unione Europea e i mercati con il fermo, solenne impegno al rispetto delle regole, in particolare di quelle relative ai conti pubblici. Dall’altro ottenga l’ok per significativi investimenti al Sud che rilancino lo sviluppo di tutta l’Italia.
Attuando nel nostro Paese una strategia di politica economica di grande impulso alla crescita, a partire dal Sud e assolutamente in linea con i principi e i valori europei, avremo tutte le carte in regola per ridurre la pressione fiscale e produrre per il Paese quel salto di qualità da troppo tempo atteso”.

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L’europa tedesca non va

Posted by fidest press agency su martedì, 2 agosto 2016

“L’Europa che perdona la Germania e non la piccola Grecia non ci piace. Questa Europa non mi piace e mi batterò fino all’ultimo per cambiarla, non si può, ad esempio, cedere la sovranità monetaria senza avere un sistema di garanzie che ti sostenga quando sei in difficoltà”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo Forza Italia alla Camera dei deputati, nel corso dell’incontro al Caffè della Versiliana di Marina di Pietrasanta (Lu). “L’Europa tedesca non va, la risposta giusta è dire costruiamo l’Europa che volevano i nostri padri”, ha concluso.

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Surplus bilancia tedesca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 luglio 2014

bilancia pagamenti”Con un surplus della bilancia dei pagamenti del 7%, la Germania ha un vantaggio competitivo sulla crescita, potendo di fatto contare su un euro tedesco sottovalutato. Al contrario, gli altri paesi dell’eurozona, con la moneta unica sopravvalutata rispetto ai propri fondamentali, non riescono a esportare e a fare affluire, in tal modo, risorse nelle finanze pubbliche”. Lo scrive Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.“L’euro tedesco, di fatto, contro ogni volontà e sogno, ha distrutto l’Europa, creando squilibri crescenti, appunto, nelle bilance dei pagamenti; e tassi di interesse divergenti, senza alcun meccanismo di redistribuzione e di riequilibrio. È questa la malattia mortale che ci affligge. Perché gli squilibri nei rapporti tra esportazioni e importazioni e nei flussi di capitali si riflettono sul deficit e sul debito pubblico degli Stati. E quindi sulla loro credibilità. E quindi sul loro merito di credito. Negli anni della crisi i mercati non hanno fatto altro che sanzionare ciò. Tutto parte dalle bilance dei pagamenti, che si portano dietro tassi di interesse, deficit, debito e, di conseguenza, nuovamente i tassi di interesse”.“La soluzione, dunque, al di là di tutto quanto fatto (inutilmente) finora è una sola: i paesi che registrano un surplus nella bilancia dei pagamenti (che include sia i movimenti delle merci sia i flussi di capitali) hanno il dovere economico e morale non di prestare i soldi, non di ‘salvare’ (come è stato fatto finora), ma di reflazionare. Cioè aumentare la loro domanda interna, trainando le economie degli altri Stati. Reflazione vuol dire anche avvicinarsi a un tasso di inflazione del 2%, fisiologico, e ottimale anche per la Banca Centrale Europea, per uscire dalla deflazione e dare respiro ai paesi dell’eurozona con debiti pubblici elevati”.“Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale non sono gli unici a criticare (ex post) la politica economica sangue, sudore e lacrime dettata da Angela Merkel a un’Europa troppo tedesca e l’eccessivo surplus delle partite correnti della bilancia dei pagamenti della Germania. A marzo 2014, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, dichiarava: ‘I Paesi con surplus forti hanno spazio per fare di più per sostenere la domanda aggregata in Europa’”, conclude Brunetta.

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La Grecia e l’austerità tedesca

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 maggio 2012

La Germania continua ad imporre politiche di austerità, ciò provoca spinte deflazionistiche e porta a pensare tutti gli europeisti che l’Euro stia per implodere. O il tasso di sconto della BCE scende alla pari di quello della FED allo 0,25% trascinando verso il basso il valore dell’Euro o si adotta una politica di intervento diretto della BCE nel debito degli stati . Non si vive di sola Europa e nel sistema globalizzato o si fanno scendere i prezzi o le imprese chiudono favorendo, ulteriormente, l’ingresso delle merci asiatiche. Valore alto dell’Euro e tassi di interessi bassi,temporaneamente , favoriscono solo la Germania. Il risentimento (non giustificato quando le risorse si sprecano con la corruzione, l’evasione, le assunzioni clientelari ecc) nei confronti di questo stato sta dilagando tanto da poter far naufragare l’unità europea. “Possiamo far senza la Grecia” dicono. “Vero “, ma sarebbe solo l’inizio della fine. La Grecia avrebbe solo da perdere nell’uscita ! Ciò solo se dovesse responsabilmente rispondere alle obbligazioni assunte. Ma se seguisse l’esempio, deprecabile, dell’Argentina i problemi li creerebbe agli altri alleggerendosi di un debito di 400 MLD . Il governo olandese è collassato per non essere riuscito a decidere ulteriori manovre di austerità, la Grecia appena uscita da elezioni non riesce ad esprimere un nuovo governo, la Francia non sosterrà più la cancelliera nella politica di rigore. La spirale recessiva si auto – rafforza attraverso la riduzione dei redditi e delle entrate fiscali. Un circolo vizioso che ha trasformato un problema economico in un problema politico, che mette molti governi europei in una situazione insostenibile. La seconda soluzione per il salvataggio dell’Europa passa per l’adozione dell’eurobond o in interventi diretti della BCE nell’aiuto agli stati e non alle banche : prestando agli stati denaro all’1% e non alle banche che poi li girano agli stati al 5-9%. Questa misura potrebbe essere straordinaria e limitata nel tempo per trovare un accordo unitario. L’Europa senza una di queste due misure , non può reggere alla politica di pura austerità, senza saper come potersi finanziare . (Orlando Masiero)

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Simon Mawer

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2010

Mantova, Festival della letteratura Simon Mawer incontra i lettori mercoledì 8 settembre alle ore 17.15 presso la Chiesa di Santa Maria Vittoria interviene Eugenio Trias coordina Giuseppe Antonelli giovedì 9 settembre alle ore 15.15 presso l’Aula Magna dell’Università intervengono Cino Zucchi e Luca Molinari Viktor e Liesel Landauer sono una giovane coppia di sposi in viaggio di nozze. Sono a bordo di una Landauer 80 cabriolet, una macchina dell’azienda di famiglia di Viktor, un vero e proprio impero industriale che produce automobili e motociclette.  Viktor è di religione ebraica, ma non praticante. Liesel appartiene a una famiglia dell’alta borghesia tedesca. Nella casa dei suoi genitori gli ospiti possono ammirare, tra le numerose opere d’arte esposte, un ritratto della madre realizzato da Klimt.  Dopo aver attraversato la Carinzia, i Landauer si dirigono a Venezia, dove soggiornano al Royal Danieli. In occasione di una festa in un antico palazzo sul Canal Grande, incontrano Rainer Von Abt, celebre architetto dai modi eleganti. Von Abt è galante con Liesel, giovane donna attraente e sofisticata e loquace con Viktor, con cui si impegna in appassionate conversazioni sull’architettura moderna. Quando illustra la sua idea di costruzione con materiali non convenzionali come il vetro e l’acciaio, Viktor si entusiasma a tal punto da proporgli di disegnare una casa per loro a Mesto, in Cecoslovacchia. Von Abt accetta e nel 1929 iniziano i lavori della casa di vetro, un magnifico edificio modernista fondato su una radicale concezione dello spazio aperto, trasparente. Una volta finita, la casa diviene il centro dell’esistenza dei Landauer. È nella casa di vetro che compare sulla scena Hana, donna giovane, spregiudicata, con molti amanti oltre a un marito, che stabilisce subito un morboso, intimo rapporto con Liesel e funge da trait d’union  tra il mondo ceco e quello tedesco, tra gli ambienti dell’arte e quelli della finanza. È dalla casa di vetro e dalla sua rarefatta eleganza che Viktor a volte fugge tra le braccia della seducente Kata.  Così, tra amori proibiti e segreti inconfessabili, prosegue la vita dorata dei Landauer finché l’avvento del nazionalsocialismo non si abbatte come una scure sulla loro esistenza e sulla loro magnifica dimora. I Landauer fuggono in America e la casa diviene un laboratorio per gli esperimenti genetici dei nazisti. Romanzo struggente, commovente, straordinario, basato sulla storia vera di casa Tugendhat, il celebre edificio di vetro e acciaio costruito da Mies van der Rohe a Brno per una ricca famiglia ebrea, La casa di vetro  illumina il tramonto di un’epoca di splendore e magnificenza, bruscamente travolta dalla prima guerra mondiale e definitivamente annientata dalla seconda, con gli orrori del nazismo prima e dello stalinismo poi. traduzione dall’inglese di Massimo Ortelio ISBN 978-88-545-0332-8 Pagine 464 Euro 18,00
Simon Mawer è nato in Inghilterra. Ha vissuto a lungo a Cipro e a Malta. Ora vive in Italia con la moglie e i due figli. È autore di altri sei romanzi, tra i quali Mendel’s Dwarf, che ha concorso per il Booker Prize e The Fall, che ha vinto il Boardman Tasker Prize.http://www.simonmawer.com (Simon Mawer)

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