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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

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Vivere con il tumore ai tempi del coronavirus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

Il timore di dover rinunciare a controlli ed esami, di essere più esposti al rischio di contagio a causa delle terapie, di non ricevere adeguate protezioni all’interno delle strutture sanitarie. E le preoccupazioni per le incertezze del futuro, legate in particolare alla possibile non continuità delle cure e alla situazione economica e lavorativa.Con questi sentimenti hanno convissuto e tuttora convivono durante l’emergenza coronavirus gli oltre 3.500.000 italiani con diagnosi di tumore, secondo il sondaggio online realizzato nell’ambito del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” e che, grazie al supporto delle 30 Associazioni promotrici, ha coinvolto ben 774 pazienti su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di far emergere il punto di vista, l’esperienza e le esigenze dei pazienti oncologici e onco-ematologici in vista di un percorso di tutela concreto e agevole dopo la fase più acuta dell’emergenza. La preoccupazione maggiore per i pazienti oncologici e onco-ematologici è dover rinunciare a esami e controlli di follow-up (34% delle risposte). Segue il timore di essere più esposti al rischio di contagio a causa delle terapie (16%) e di non avere l’adeguata protezione in ospedale (15%). A livello nazionale il 36% dei pazienti ha lamentato la sospensione di esami e visite di follow-up. Un paziente su 5 ha segnalato la sospensione degli esami diagnostici; ma solo un 3% riferisce lo stop delle cure. Dall’analisi del dato macro-regionale emerge che al Nord, nonostante sia la parte del Paese più colpita dall’emergenza coronavirus, solo il 14% dei pazienti lamenta la sospensione di esami e visite di follow-up mentre al Centro e Sud Italia questa percentuale sale al 40%.

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La giustizia ai tempi del Covid-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

«L’emergenza Covid-19 ha dato evidenza alle potenzialità di una parte del nostro Paese che spesso sono soffocate dalla presenza di una minoranza, perché di minoranza si tratta, rappresentata dalla criminalità. Mai come in questa vicenda mi sono sentito fiero delle mie radici. Ho sempre pensato che il nostro Paese sia unitario. Qualcuno, invece, ha iniziato a pensare all’unitarietà dell’Italia quando si è subodorata la possibilità che potessero esserci nuove prospettive di tipo commerciale ed economico». Lo ha dichiarato il Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Salerno, Giuseppe Borrelli, che è intervenuto al talk #GiffoniAUnMetroDaTe condotto dal direttore di Giffoni Opportunity, Claudio Gubitosi, con la partecipazione di due giffoners, Elena Manco, 19 anni, e Pietro Rapuano, 21 anni, entrambi studenti di Giurisprudenza, che hanno sottoposto al Procuratore domande e sollecitato spunti di riflessione. Un confronto che il procuratore ha molto apprezzato: «Sono onorato di partecipare ad un gruppo di lavoro come questo – ha spiegato –in un contesto tanto apprezzato come Giffoni, una delle poche realtà in Italia note positivamente».Il mondo della giustizia ai tempi del coronavirus, cos’è successo? Come si sono riorganizzati gli uffici giudiziari e quale effetto resterà di questa fase sul sistema giudiziario? «Quello che è successo – ha spiegato il procuratore capo di Salerno – ha cambiato il modo di rapportarci nella quotidianità. La Procura è stata la cartina di tornasole di questi cambiamenti avvenuti, molti dei quali in termini negativi, perché il momento che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo è drammatico. Ci sono stati, però, anche aspetti positivi. La prima cosa che ho fatto è stata quella di allontanare i dipendenti ed i collaboratori dagli uffici quanto più possibile. Ho dovuto razionalizzare l’impiego del personale amministrativo, parliamo di circa cento dipendenti. Abbiamo creato presìdi che assicurassero i servizi essenziali. Questo ha comportato di fatto un blocco dell’attività giudiziaria. La telematica moderna, però, ci ha consentito di fare nel giro di un mese e mezzo più passi in avanti di quanti se ne siano fatti in anni di lavoro. Tanti gli sbarramenti che sono stati superati. Pensate ad esempio che qualche giorno fa ho fatto un interrogatorio in video-conferenza. Tutto quello che sta succedendo anche nella nostra organizzazione di lavoro è stata la conferma che, come italiani, diamo il meglio di noi in condizioni di emergenza».Con il ritorno alla normalità questi cambiamenti cederanno il passo all’organizzazione tradizionale del lavoro? «Sarebbe positivo che qualcosa di questa fase rimanesse perché la tecnologia oggi offre strumenti che sono utili se non si ci sono, però, estremizzazioni – è l’augurio del dottor Borrelli – Se utilizzassimo quanto di positivo è emerso in questo periodo, potremmo determinare un buon cambiamento del sistema».A cambiare anche le tipologie di reati che in questa fase sono stati commessi con la gente sempre a casa e le abitudini completamente stravolte dal lockdown: «Sono aumentati i crimini informatici, come era immaginabile – ha illustrato il Procuratore Capo di Salerno – su questo abbiamo un grosso ritardo. Il fenomeno ha assunto proporzioni gigantesche e non esiste una preparazione specifica al contrasto. Abbiamo reparti specializzati come la Polizia Postale o alcuni nuclei della Guardia di Finanza, ma la loro consistenza numerica è molto limitata. Il web offre numerosissime possibilità di diventare vittime di reati. Si pensi alle truffe online ad esempio. A questo si aggiungano i tentativi di adescamento, il fenomeno della pedo-pornografia. C’è una vasta gamma di reati in questo senso cui si è aggiunto l’utilizzo dei social e il fenomeno delle fake news. E’ una realtà pericolosa che non ha rilievo penale ma che ha un suo evidente peso nella misura in cui condiziona gli orientamenti delle persone. In questo senso ci dovremmo attrezzare anche con interventi normativi nuovi. Il fenomeno è complesso perché si corre il rischio di determinare limitazioni di diritti garantiti costituzionalmente come il diritto alla libera manifestazione del pensiero».

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Il Fintech può liberare 2 miliardi di euro in tempi rapidi

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

A cura di Ignazio Rocco, Founder e Ceo di Credimi. La pandemia lascerà dietro di sé macerie sulle quali ogni cosa dovrà essere ricostruita da zero in un paradigma economico nuovo e pressoché sconosciuto. In crisi come questa, le cose che più uccidono sono l’esitazione, l’inattività, e il terrore di prendere decisioni, o di fare errori. È stato vero in ambito sanitario, dove abbiamo esitato a prendere decisioni forti e rischia di essere vero in ambito economico, dove continuiamo ad esitare nel catastrofismo. Credo invece che passare all’azione sia possibile e urgente, che l’Italia imprenditoriale ed economica abbia le risorse per farlo, che – tra le altre forze – il Fintech possa dare una enorme mano. Intervenire è una precisa responsabilità di chiunque di noi abbia un minimo di mezzi, di potere decisionale o anche solo di influenza.
Il lockdown sarà solo l’inizio della crisi. Dobbiamo anche immaginare che dopo l’emergenza – e un calo del PIL italiano del 6,5% secondo Prometeia, dell’11,6% secondo Goldman Sachs – assisteremo a trimestri o anni di riadattamento e, probabilmente, alla fine, in quella terra di mezzo lasceremo per sempre una parte della nostra normalità.Come reagire? Sicuramente non con una pioggia indiscriminata di risorse finanziarie a costo zero, di durata infinita, senza nessun responsabile né del rischio, né del buon utilizzo. Beninteso, una qualche componente di helicopter money è indispensabile, e va inclusa negli interventi di emergenza, come ha giustamente sottolineato Mario Draghi (“non dovrebbe esserci valutazione di credito, e la velocità deve prevalere sui rischi di azzardo morale”). Ed è ottima cosa che il governo abbia a più riprese esteso la garanzia dello Stato sulle nuove erogazioni di credito, fino al 90% degli importi erogati, e addirittura fino al 100% per i finanziamenti compresi entro 25.000 euro (o forse entro gli 800.000 euro, cosa ancora non chiara). Ottimo anche che la durata di questi finanziamenti sia stata estesa fino a 6 anni. Ma l’idea che l’intera riconversione del sistema economico italiano debba basarsi su garanzie incondizionate e illimitate dello Stato, e su finanziamenti privi di costo e di rischio, è controproducente e riduttiva rispetto al potenziale del nostro Paese perché scelte imprenditoriali basate su risorse illimitate, a costo zero e senza rischi, sarebbero sicuramente inefficienti, quando non dannose.
Dove sono le risorse per ripartire? Le famiglie, le filiere e alcuni enti territoriali sono le unità più efficienti e incisive della nostra economia, quelle che tireranno il Paese fuori dalle secche anche in questa circostanza. Queste cellule, ancora una volta, invece di abbandonarsi all’esitazione e alla paralisi, stanno già riorganizzandosi, adattandosi e investendo per il futuro.Allo scoppio della crisi, l’attività di Credimi ha subito uno shock violento. Le domande, a partire dall’inizio di marzo, sono aumentate di 5-6 volte arrivando a un picco di 1.300 per settimana con richieste nel mese per 320 milioni di euro. Un picco di domanda che non ha generato alcun problema operativo perché lavoriamo con processi quasi interamente automatizzati, con tutte le applicazioni in cloud, e tutte le postazioni di lavoro attivabili da qualsiasi luogo connesso in rete. Questa situazione non ha generato neanche problemi di qualità creditizia: i rischi, nella media, sono naturalmente aumentati molto, ma la crisi ha indirizzato a Credimi molte aziende di grande qualità, che i provvedimenti di chiusura hanno posto in debito più o meno grave di liquidità, ma che – se ben supportate – hanno la possibilità concreta di riprendersi egregiamente una volta che l’emergenza sanitaria recederà.Tuttavia, questo picco ha esaurito rapidamente le nostre scorte di raccolta. E, nel proporre il collocamento di nuove cartolarizzazioni dei nostri finanziamenti, abbiamo dovuto rapidamente trovare una soluzione per proteggere in modo robusto i nostri investitori dall’aumento dei rischi – in assenza della quale sarebbe stato difficile collocare nuovi portafogli. Insieme ai partner di Banca Generali abbiamo deciso di reagire e disegnato, in pochi giorni, una emissione di titoli innovativa, chiamata “Italianonsiferma”, nella quale il rischio è stato mitigato combinando tre elementi: la copertura del Fondo Centrale di Garanzia, che il governo ha opportunamente elevato all’80%, una junior tranche (per una quota del 10%) sottoscritta da un anchor investor, che assorbe il rischio rimanente in cambio di rendimenti a doppia cifra e una senior tranche destinata a investitori privati (dal profilo professionale), che ha rendimenti molto più modesti, ma comunque a premio significativo rispetto a titoli sovrani di pari durata, e con una fortissima protezione dal rischio di default delle aziende finanziate.Così lo stesso Gruppo Generali ha creduto immediatamente in questa soluzione, sottoscrivendo i primi 10 milioni di junior tranche e permettendoci di lanciare subito una prima emissione di 100 milioni di euro, che è già in collocamento presso i clienti di Banca Generali, la cui raccolta è partita proprio in questi giorni e prevediamo sia ultimata entro fine aprile per essere immediatamente erogata a migliaia di piccole aziende in crisi di liquidità. Finanziamenti veri, erogabili subito, con durata di 5 anni e 15 mesi di preammortamento; l’inizio del rimborso avverrà a settembre 2021, così che i finanziamenti potranno essere utilizzati per far fronte al lockdown e prepararsi alla ripresa. Una operazione in cui sia Credimi, che Banca Generali e Securitisation Service hanno ridotto del 30-50% le proprie fee per migliorare il più possibile le condizioni offerte.Il successo che questa emissione sta avendo presso i consulenti e gli investitori non fa che confermare la grande capacità di reazione che l’Italia dimostra, quando mobilita le sue forze più vitali. In questo caso, le forze che si uniscono sono tutte importanti: famiglie con patrimoni significativi mobilitano il proprio risparmio, una rete di professionisti della consulenza aiuta le famiglie a diversificare e gestire attentamente i propri rischi, un investitore corporate importante assorbe il primo rischio, un’azienda Fintech italiana fa affluire queste risorse ad alcune decine di migliaia di piccole imprese. Le imprese finanziate possono superare il lockdown e investire per cambiare e riorganizzarsi. Il ruolo dello Stato? Un ruolo anch’esso decisivo, che va riconosciuto e apprezzato. Dal canto nostro, i 100 milioni di euro iniziali di questa emissione saranno replicati. Insieme al nostro partner Banca Generali prevediamo altre emissioni, anche tematiche. Magari da un pool di aziende capofila di filiere importanti, proprio per dare un supporto vitale ognuna al proprio settore di appartenenza. O da una Fondazione per sostenere aziende del proprio territorio. Vorremmo arrivare a un volume complessivo di raccolta di almeno 500 milioni di euro nelle prossime settimane. Che equivale a sostenere circa 100.000 piccole aziende, e complessivamente 1 milione di posti di lavoro. Con risorse interamente private.Il valore del Fintech in questo momento? Fare risparmiare tempo prezioso che si traduce nel proteggere migliaia di posti di lavoro. È, invece, il tempo di buttar via catastrofismo, declinismo, e lamentazioni. È il tempo di passare all’azione. Piuttosto che fare affidamento su salvifici aiuti universali, proviamo a mobilitare il meglio di questo Paese. Se davvero mobilitiamo i nostri patrimoni, i nostri migliori professionisti, e le nostre migliori aziende, faremo cose che sorprenderanno noi stessi.

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Cosa serve a un’azienda per riconvertirsi ai tempi del COVID?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

L’intuizione non basta: serve una buona dose di competenza e un ottimo livello di professionalità per riorganizzare un’azienda. E’ quanto è successo a un’impresa che da sempre si occupa di prodotti per la salute e il benessere e che, in un momento come questo, ha deciso di adattarsi alle nuove esigenze del mercato per offrire dispositivi protettivi (mascherine, saturimetri, termometri e gel) “Oltre alla preoccupazione principale di capire come gestire un’azienda in questo momento, quella che psicologicamente mi ha messo a dura prova”, interviene Rino BERTRAND, titolare di Mybeneft “è stata la reazione di chi ha cercato di scoraggiare la scelta che stavo maturando. E’ stata un’evoluzione così rapida che non potevo permettermi di sbagliare alcun passaggio, compreso quello di dar retta a chi non credeva nel mio progetto. Ma ogni passo è stato fatto correttamente e ora mi ritrovo con una nuova realtà che sto esplorando e imparando a conoscere, con la grande soddisfazione di aver mantenuto il lavoro ai miei dipendenti”. “Un imprenditore deve intuire subito cosa quali sono i meccanismi che stanno facendo rallentare il proprio business e avere la prontezza di valutare se ci sono le condizioni per cambiare. Voglio precisare questo aspetto, perchè è da questo presupposto che si decidere la strategia. L’enorme trasformazione tutt’ora in corso, è stata possibile perchè da sempre la mia azienda si occupa di fornire prodotti legati al benessere. Si è trattato per noi di un upgrade in termini di competenza, validata da certificazioni che confermano l’esatta procedura della filiera, fino al consumatore finale”, continua Bertrand.
Serve sangue freddo e intraprendenza per portare aventi un nuovo percorso, fatto inizalmente di procedure e aspetti burocratici che possono mettere a rischio la pazienza di Giobbe.
“Ho studiato il nuovo scenario e, affidandomi alla consulenza del mio legale e di persone competenti, ho seguito l’iter burocratico mentre erano in corso le pratiche per l’invio della merce richiesta all’estero. Ho curato ogni singolo dettaglio, anche il più banale, per non rischiare di sottovalutare nulla”, prosegue Bertrand.

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Gli ammortizzatori sociali ai tempi del Coronavirus

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2020

Con il D.L. n. 9/2020, recante “Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, in vigore dal 2 marzo 2020, il Governo ha adottato misure d’urgenza in materia di ammortizzatori sociali in favore dei comuni della cosiddetta “zona rossa”. Con la circolare n. 4/2020, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro analizza i provvedimenti adottati con carattere di “specialità” nei territori colpiti dall’emergenza epidemiologica. In particolare: la cassa integrazione guadagni ordinaria e assegno ordinario, di cui all’art. 13 del citato decreto; il trattamento di integrazione salariale ordinario per le aziende che si trovano già in cassa integrazione straordinaria (art. 14); la cassa integrazione guadagni in deroga (art. 15); l’indennità a favore dei lavoratori autonomi (art. 16) e, per concludere, la cassa integrazione in deroga per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna (art. 17).

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Tempi di pagamento delle imprese non più in calo, crescono i protesti in tutta la Penisola

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

Torna a crescere il numero di società con almeno un assegno o una cambiale protestati e si arresta il trend virtuoso che vedeva in calo da ben 6 anni i tempi di pagamento delle imprese: secondo l’ultimo Osservatorio protesti e pagamenti di Cerved, primario operatore in Italia nell’analisi e nella gestione del rischio di credito, tra luglio e settembre sono state protestate 7656 imprese non individuali, il 7,5% in più rispetto al minimo storico dello stesso periodo del 2017 (-28,6% sul 2016).
L’aumento dei protesti ha riguardato tutta la Penisola, con la sola eccezione del Nord-Est, e in particolare i settori delle costruzioni (+12,9%) e dei servizi (+9%). L’industria nel suo complesso è invece in calo (-1,5%), se si eccettuano l’automotive (+28%), la meccanica (+8,1%) e la chimica (+14%).
Quanto ai pagamenti, i dati di Payline, il database di Cerved con informazioni su oltre 3 milioni di imprese italiane, indicano che per la prima volta dopo sei anni i tempi di pagamento, costantemente in calo, sono invece rimasti stabili nel terzo trimestre 2018. In media, infatti, le aziende italiane hanno pagato i fornitori in 71,7 giorni, cioè 13,1 in più rispetto alla scadenza, proprio come lo scorso anno.
I ritardi sono però cresciuti tra le PMI (da 10,9 a 11 giorni), tra le società che operano nei servizi (da 14,7 a 15 giorni) e nel Mezzogiorno (da 19,7 a 20,2 giorni). Di contro, è aumentato il numero delle società puntuali (dal 47,7% al 51%) ma anche quello dei casi di grave ritardo, cioè oltre i 60 giorni (dal 6% al 6,1%), che possono sfociare in mancati pagamenti o veri e propri default. A livello territoriale, si allargano i differenziali tra le aree più e meno virtuose: sempre in calo i tempi di pagamento nel Nord-Est, nel Nord-Ovest e nel Centro, mentre al Sud il miglioramento si è interrotto. I dati regionali confermano il quadro di una Penisola spaccata a metà, con una eccessiva presenza di aziende in ritardo grave in Sicilia (11,7%), Calabria (11,5%), Sardegna (9,1%), Campania (8,7%) e Puglia (8%). Viceversa, le regioni meno a rischio risultano Veneto (3,6%), Trentino Alto Adige (3,9%) e Lombardia (3,9%).
Calabria, Campania e Lazio (che con il suo +24,5% compromette la buona performance del resto del Centro) sono anche tra le regioni dove maggiormente aumentano i protesti, mentre calano in Sicilia, Sardegna e in tutto il Nord-Est con l’eccezione dell’Emilia Romagna. Non bene nemmeno il Nord Ovest (+11%), in particolare Liguria e Lombardia che crescono a due cifre.

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Il male “oscuro” del nostro tempo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

Dal XVI secolo a questa parte si è manifestato, sia pure a passi malfermi e qualche clamoroso arretramento, un particolare periodo evolutivo espresso in una civiltà che ha cercato di far emergere una nuova identità culturale, economica e sociale. A trainare la spinta vi sono stati popoli socialmente più evoluti così come è accaduto in passato con gli egiziani, gli assiro-babilonesi, gli antichi romani e gli slavi. Ma è anche vero, come osserva Spengler che: «le civiltà nascono, prosperano brevemente, decadono e muoiono». Dobbiamo forse convenire che la nostra civiltà è nella fase del declino e che una nuova si sta affacciando all’orizzonte? Ma quali potrebbero essere i segni premonitori? Nel XX secolo abbiamo accettato e anche subito l’evoluzione delle logiche capitalistiche e il suo contraltare nel comunismo di stampo sovietico e cinese. Due facce della stessa medaglia che avrebbero inteso imprimere una svolta evolutiva ai loro rispettivi sistemi se non ci fosse stato il collasso del blocco sovietico che ha provocato un nuovo rimescolamento delle carte e dalle quali ne ha tratto vantaggio il capitalismo con le sue logiche consumistiche ed edonistiche che hanno identificato il bene morale con il piacere. Probabilmente il capitalismo è riuscito meglio del marxismo a restare a galla per la sua capacità trasformistica congiunta allo sfruttamento umano cogliendo le sue debolezze: possibilità di facili arricchimenti, uso e abuso delle nuove tecnologie e via di questo passo. Ora il limite s’intravede in tutte le sue diverse contraddizioni. L’industria per prosperare e trarre sempre maggiori profitti deve allargare la sua base di consumatori ma non può più farlo perché è cresciuta la fascia di povertà e con essa la popolazione mondiale si trova a dover fare i conti con la logica di un lavoro, e non per tutti, che produce in massima parte redditi medio bassi e tali da rendere inquiete le nuove generazioni che vorrebbero tutto e subito e non tollerano più un’aspettativa dai tempi lunghi con lavori mal pagati e precari. Significa, volendo cogliere l’essenza del problema, che la crescita esponenziale della natalità, i progressi della medicina che allungano l’aspettativa di vita anche se non garantiscono una vecchiaia in buon salute, hanno reso chiaro che il capitalismo così come oggi lo concepiamo e gli stessi danni che ha creato all’ecosistema, per lo più irreversibili, impone una revisione radicale dello spirito guida che ci ha portati sino ad oggi. Da qui la convinzione che la nostra civiltà ha esaurito il suo ciclo e che necessariamente si sta profilando uno nuovo. Resta da chiedersi quanto conflittuale e drammatico potrà essere il suo passaggio prima di poter raggiungere il traguardo di una nuova civiltà. (Riccardo Alfonso)

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Alitalia: il rinvio dei tempi da parte del governo impongono più chiarezza e più coinvolgimento

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

Le dichiarazioni rilasciate ieri al Senato dal Ministro Di Maio confermano la volontà del Governo di affrontare la questione spinosa Alitalia solo dopo un’istruttoria sulle cause del disastro industriale, con tanto di persecuzione degli eventuali responsabili, rinviando, di fatto, ad ottobre la soluzione industriale. Nella dichiarazione, soprattutto, non emerge alcuna indicazione sul progetto futuro, anche se si è parlato di spending review e di vendita. Nessuna notizia si ha dal rispetto l’incontro tenuto ieri al Mit tra i Commissari e il sottosegretario Siri se non le dichiarazioni dei commissari che sperano di avere indicazioni dal Governo su come s’intenderà proseguire. Condividiamo la richiesta di avere il quadro chiaro della situazione aziendale per affrontare al meglio il futuro, ma rimaniamo perplessi sulla durata di quest’analisi e sul merito emersi nelle dichiarazioni di ieri. Alitalia è un’azienda ferma da troppo tempo: da 15 mesi si trova in amministrazione straordinaria, bloccata da un bando esclusivo di vendita imposto dal precedente Governo; lo stesso bando – almeno formalmente – prorogato a ottobre e stare fermi per altri mesi rischia di peggiorare la situazione, anche per la valutazione attesa in autunno sul prestito ponte da parte della Commissione Europea. In questi anni si è regalato l’intero settore strategico ai competitori, ma il fattore tempo ci preoccupa ancor di più: non sciogliere i nodi politici alla base della vertenza Alitalia, continuare a parlare di una possibile vendita alle attuali condizioni, equivale ad accettare la svendita e lo smembramento dell’azienda. Su questo noi chiediamo che si faccia chiarezza una volta per tutte. Non solo, USB ha detto a chiare lettere che la questione Alitalia si deve risolvere dentro la riforma del trasporto aereo, settore martoriato da una deregolamentazione selvaggia. Tutte le vertenze dei vettori, dell’handling aeroportuale, delle manutenzioni, dei tecnici del controllo del traffico aereo, dell’indotto stanno aspettando mentre incombono i soliti nefasti effetti su occupazione, salari e diritti. USB sollecita di nuovo l’avvio di una sede di confronto presso il Governo con le parti sociali per porre le basi delle linee programmatiche e politiche sulle quali costruire un nuovo modello di sviluppo di Alitalia e di tutto il comparto. Saremo sempre al fianco di chi vuole punire le responsabilità del passato, ma ora serve un’azione efficace e immediata.

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La salute della pelle e i suoi tempi

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Roma Al via da Luglio a nuove regole di accesso alle visite dermatologiche del San Gallicano per garantire certezza ed appropriatezza di cura ed organizzare al meglio i percorsi diagnostico-terapeutici per tutte le numerose malattie, spesso croniche e/o rare della pelle. Le disposizioni del piano regionale per il governo delle liste d’attesa sono molto chiare e stabiliscono codici di priorità secondo i criteri di Raggruppamenti di Attesa Omogenei (RAO). Approfittiamo del periodo estivo per rimodulare l’organizzazione in modo da gestire al meglio l’accoglienza e la presa in carico dei pazienti dermatologici.Tutte le prime visite vengono indicate dal medico sull’impegnativa con : il codice “B” (breve) quando la prestazione deve essere eseguita entro 10 giorni, codice “D” (differibile) per visite entro 30 giorni e codice “P”(programmata) per visite entro 180 giorni. Queste si effettuano, dal lunedì al venerdì e necessitano di prenotazione al ReCup, numero verde 803333 o presso gli sportelli degli Istituti. Le urgenze sono segnalate con il codice “U” dal medico sull’impegnativa e a queste viene dedicata da luglio una via preferenziale di accesso senza prenotazione: il lunedì e il mercoledì mattina l’accettazione delle richieste è dalle 8:00 alle 10:00.Le visite di controllo, riservate ai pazienti “presi in carico”, vengono invece gestite direttamente dal dermatologo al fine di garantire la continuità di cura. L’obiettivo è assicurare l’esecuzione di visite in tempi certi a pazienti che presentino malattie dermatologiche rilevanti e allo stesso tempo gestire al meglio l’assistenza di alta specialità durante l’intero percorso clinico, dal primo accesso fino alla risoluzione del problema.
Segnaliamo infine che gli Istituti Regina Elena e San Gallicano hanno di recente attivato il nuovo canale Telegram per la messaggistica istantanea, un ulteriore strumento per facilitare le comunicazioni di pubblica utilità.

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Donne e cucina in tempo di guerra

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 novembre 2017

palazzo cisternaTorino Giovedì 30 novembre alle ore 18 sala Consiglieri di Palazzo Cisterna, sede della Città metropolitana di Torino (Via Maria Vittoria 12), ospita la presentazione del nuovo libro della scrittrice Bruna Bertolo “Donne e Cucina in tempo di guerra” edito da Susalibri. La pubblicazione non è una semplice raccolta di ricette, ma un’immersione vera e propria nel quotidiano degli Italiani negli anni della seconda guerra mondiale. Nel volume, accanto alle ricette suggerite dalla fantasia delle donne del tempo, ritrovate nei giornali o raccolte attraverso preziose testimonianze orali, molte pagine di costume, storie personali di coraggio e di sacrificio in un’Italia devastata dai bombardamenti e trasformata radicalmente anche nelle sue abitudini alimentari.Alla presentazione, organizzata dal Centro Pannunzio di Torino, intervengono Nino Boeti, Vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, Franco Cravarezza, dell’Istituto Studi Ricerche Informazioni Difesa, Monica Mercedes Costa, vincitrice del premio Alta Gastronomia “Mario Soldati” 2016 e Pier Franco Quaglieni, Vicepresidente del Centro Pannunzio Torino e componente dell’Accademia Italiana della Cucina. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

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La Sicilia sta a guardare

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2015

sicilia nazioneHamed Bin Al Hamed della famiglia reale di Abu Dhabi, detiene il 100% della Item Holding (con un fondo concreto di 50 miliardi di dollari, uno dei più ricchi del pianeta), ora punta ad altri 4 alberghi storici siciliani, e non solamente, in quanto ci sono programmi che interessano tutta la Sicilia. Secondo quanto mi consta, la società avrebbe infatti proposto l’acquisto dell’Excelsior di Catania, il San Domenico di Taormina, le Palme e Villa Igea di Palermo alla curatela del fallimento Acqua Marciadel gruppo Caltagirone.
Ma la burocrazia siciliana ha posto tali e tante limitazioni, da scoraggiare gli interessati (che non si lasciano, però, scoraggiare facilmente); ci sono sotto traccia interessi non confessati, contro i quali Renzi ha mostrato di essere restio e timoroso, come se una non velata minaccia pendesse sul suo capo.L’affare può essere sbloccato da Renzi, il solo che potrebbe neutralizzare gli ostacoli e stringere i tempi, prima che sia troppo tardi.L’Emiro Hamed Bin Al Hamed ha proposto al ministero di Grazia e Giustizia la successiva cessione dell’Excelsior di Catania, per trasformarlo in un palazzo pubblico (dependance del palazzo di Giustizia, mini-appartamenti, residence). Se l’affare andrà in porto, gli alberghi acquistati dall’Emiro saranno poi gestiti dal gruppo Hilton, così come nel caso de La Perla Jonica, ma stavolta con il marchio Waldorf Astoria.Basterebbe un intervento di Renzi, deciso e perentorio sulla curatela fallimentare di Acqua Marcia, per recuperare credibilità e consensi; ma lo stesso Renzi dovrebbe avere la dignità e il coraggio di mettersi contro quei poteri che vorrebbero ostacolare l’acquisizione, per agguantare il tutto con un piatto di lenticchie.Dovrebbe avere dignità e coraggio…. Ma come Manzoni fa dire a Don Abbondio: “Il coraggio se uno non ce l’ha, non se lo può dare !
Nelle more di una tale attesa, l’Emiro Hamed Bin Al Hamed all’inizio di quest’anno, quando la crisi greca era nel suo momento più grave, ha incaricato una equipe araba di esperti di selezionare le più appetibili isole greche (su 6.000 isole !), idonee a diventare polo internazionale turistico. Il piano di sviluppo, cui ha partecipato anche un ingegnere e architetto tunisino, è dettagliato e prevede un esordio di 5 miliardi di dollari di investimento in cinque anni. E’ allo studio la regolamentazione che dovrebbe gestire i rapporti tra investitori arabi e lo Stato Greco, specialmente per quanto riguarda la pianificazione circa la territorialità delle acque. Di seguito un primo elenco di 12 isole:
1) Lipsi (Dodecanneso)
2) Anafi (cicladi)
3) Antiparos (Cicladi)
4) Piccole Cicladi
5) Itaca (isole ioniche)
6) Ikaria
7) Fourni
8) Astiphalea
9) Isole Diapontie
10) Alonissos
11) Folegandros
12) Skopelos
Le ultime due non si trovano tra le mete turistiche greche più gettonate, probabilmente per via dell’assenza di un aeroporto. Possono comunque essere raggiunte a partire da Skiathos, oppure da Volos, città sulla costa greca, che potrebbero essere inserite nell’elenco, acquistando i diritti aeroportuali. Si tratta di un’isole ricche di verde e di spiagge dalla bellezza unica, considerate tra le migliori non solo della Grecia, ma anche del mondo. La Sicilia sta a guardare. (Rosario Amico Roxas)

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Divorzio breve

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 maggio 2014

camera deputatiLa legge sul divorzio breve è un primo grande passo verso il riconoscimento delle libertà civili: finalmente presto sarà consentito ai coniugi di non trascinare per anni il proprio contenzioso, permettendo loro di riorganizzare in tempi brevi e in modo stabile la propria vita. Una buona parte degli oltre cinque milioni e quattrocentomila procedimenti civili pendenti in Italia è rappresentata proprio dalle cause di separazione, consensuale o giudiziale, iscritte a ruolo: un sistema che ha riflessi rilevanti sull’efficacia e la stessa competitività dell’intero nostro sistema giudiziario, oltre che sulla vita di migliaia di persone. Modificare questo sistema semplificando le procedure e riducendo i tempi è una battaglia di civiltà giuridica e sociale, che ci mette finalmente in linea con gli altri paesi europei ed extraeuropei dove è possibile ottenere il divorzio in tempi rapidi, con procedure semplici e costi assai contenuti. Ora mi auguro che il Senato approvi con senso di responsabilità il testo, facendo in modo che l’Italia volti pagina, e che questo sia un seme cui ne seguiranno molti altri, a partire dall’estensione del matrimonio civile alle coppie gay e lesbiche, da una legge sulle unioni civili non matrimoniali, da una revisione della normativa sulle adozioni, fino al testamento biologico e alla fecondazione assistita: una riforma complessiva del diritto di famiglia, insomma, attesa da anni e che finalmente rappresenterebbe per l’Italia uno straordinario salto di civiltà.

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Roma: Tempi Attesa A.O. San Filippo Neri

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2012

Ospedale San Filippo Neri - Roma - Statue cava...

Ospedale San Filippo Neri - Roma - Statue cavalli in bronzo (Photo credit: Wikipedia)

Roma. “Situazione critica per gli esami diagnostici strumentali” Per prenotare un esame diagnostico strumentale all’Azienda Ospedaliera San Filippo Neri un cittadino deve attendere circa un anno. E’ quanto denuncia in una nota il Segretario Nazionale dell’associazione per la tutela del cittadino Assotutela Pietro Bardoscia.
Inspiegabilmente molti reparti dedicati alle Risonanze Magnetiche non sono disponibili per il Re.cup Regionale, dalla Rmn del Cervello e del Tronco Encefalico alla Rmn colonna Cervicale, Dorsale o Lombosacrale; ci risulta che gli appuntamenti sono tuttavia gestiti direttamente dalla struttura. Stessa drammatica situazione per le Ecografie. Per una Ecografia Addome Completo, una Ecografia Polmonare,una Ecografia Collo per Linfonodi occorre attendere circa 280 giorni. Ancora peggiore la situazione degli Ecocolordoppler con tempi di attesa che raggiungono quasi un anno di attesa. Per effettuare un Ecocolordoppler Aorta Addominale, o per un Ecocolor. Arterie Renali,o Arti superiori o inferiori arterioso venoso, o dei Tronchi Sovraortici un cittadino deve attendere sino a Marzo 2013. La nostra Associazione – conclude Bardoscia – si ripromette di analizzare i tempi di attesa delle principali strutture ospedaliere di Roma e Lazio, fornendo una mappa dettagliata dei tempi di attesa ai cittadini con la speranza che la Regione Lazio adotti una volta per tutte le misure necessarie per ridurre i tempi di attesa attraverso le azioni che noi stiamo suggerendo da mesi.

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Divorzio: Riforma dei tempi

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2011

“Camera e Senato approveranno, entro la fine di questa legislatura, la riforma del diritto di famiglia nelle procedure di separazione e divorzio”. Il Sen. avv. Filippo Berselli (Presidente Commissione Giustizia al Senato) ha annunciato il varo della “riforma inerente la riduzione dei tempi per il conseguimento della separazione e del divorzio” quest’oggi, nell’ambito del  Convegno nazionale AMI ‘Il Processo di separazione e divorzio: prassi a confronto’ in svolgimento presso il Convento San Domenico di Bologna. “Siamo arrivati alla fase di audizione nelle commissioni” ha continuato precisando che “stiamo individuando la sintesi dei tanti disegni di legge proposti che prevedono soluzioni diverse nella determinazione del tempo limite per l’ottenimento di unasentenza di divorzio”. Il presidente nazionale AMI avv. Gian Ettore Gassani si è spinto oltre auspicando che il Legislatore “preveda l’abolizione della fase di separazione (in Europa esisteoltre che in Italia solo in Polonia, Malta ed Irlanda del Nord) in virtù della quale, per l’ottenimento della sentenza di divorzio, si generano tempi sempre biblici in caso di mancato accordo tra i coniugi e di procedimenti conflittuali (compresi tra gli 8 anni di Milano ed i 12 di Messina)”. Riforma che “non può prescindere dalla uniformità delle prasi applicative perché da Trieste aTrapani ci sia una unica determinazione di tempi e modalità di decisioni in materia, ad esempio, diaffidamento condiviso, assegni di mantenimento, assegnazione della casa coniugale, ascolto dei minori. Come è possibile che, a parità di condizioni, un operaio di Milano debba versare 600 euro di mantenimento ed a Palermo 430? Senza linee condivise ed uniformemente adottate le 166 prassi oggi esistenti in Italia resteranno un grosso problema per gli avvocati ed un insormontabile ostacolo nell’applicazione del sacrosanto principio della certezza del diritto. In taleprogetto di riforma L’AMI chiede l’istituzione del Tribunale della Famiglia nelle aree metropolitane a cui abbiamo accesso magistratura ed avvocatura altamente specializzate e che stronchi la logica della polverizzazione dei Tribunali figlia delle esigenze campanilistiche di questa o quella piccola comunità”. L’esigenza di riforma del diritto di famiglia è quanto mai sentita anche dal Presidente del Tribunale di Bologna, Cons. Francesco Scutellari: “Bologna ha anticipato la riforma varando un protocollo d’intesa tra avvocatura e magistratura in materia di unificazione delle prasi applicative. La Carta di Bologna sarà presentata l’11 maggio all’interno del teatro Duse”. Per Lucio Strazziari (Pres. Consiglio Ordine Avvocati Bologna) “Il panorama legislativo presentato dal senatoreBerselli è il segno dei una decisa evoluzione nel solco dell’adeguamento normativo al costume sociale. Ritengo la riforma assolutamente necessaria poiché le conseguenze dell’applicazione del diritto di famiglia incidono sulla vita civile e sulla tenuta sociale del nucleo riconosciuto dalla Costituzione come fondamentale della nostra società: la famiglia”.

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Le “usanze dei rivoluzionari ai tempi del coma”

Posted by fidest press agency su domenica, 14 novembre 2010

Venezia, 16 novembre 2010, ore 21.00, presso il Teatro a l’Avogaria Dorsoduro 1617/A, la performance dell’autore veneziano Gianmarco Busetto All’Avogaria “Le Usanze dei rivoluzionari ai tempi del coma”. Pensata e messa in scena da GianMarco Busetto, l’intera performance, coniuga il reading di testi tratti dall’omonimo libro, alle improvvisazioni pianistiche ed  all’accompagnamento sonoro eseguito dal vivo dal musicista Max Giolo. Al centro della piece, frammenti di vita contemporanea, storie che compongono una sorta di “Museo del fallimento”, dove l’unico atto rivoluzionario possibile, in una società in costante decadenza, è soltanto una presa di coscienza individuale.  Una ricerca intima e poetica che, partendo dalla ritualità quotidiana e dall’esperienza, tenta di tracciare le coordinate necessarie alla mappatura di una contemporaneità sempre più refrattaria  alle ragioni dell’anima.
Gianmarco Busetto, veneziano doc, classe1975, è poeta, regista e attore.  È Il fondatore della compagnia teatrale e performativa Farmacia Zoo, per cui ha scritto, diretto ed interpretato vari spettacoli, tra i quali Pornografie, Oggi è solo salsa piccante e Carne. Ha inoltre pubblicato vari lavori, tra cui “Metti un giorno una bella signora”, per le edizioni Pangloss, ed  il poema in versi per il teatro Je t’aime moi non plus.  Diverse sue poesie sono inoltre apparse su riviste, siti e antologie letterarie.
L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli  tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti,  su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione.

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A proposito di condoni

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2010

Alcuni senatori della maggioranza hanno tentato di infilare l’ennesimo condono edilizio nella manovra finanziaria attualmente in discussione in Parlamento. Che i condoni rappresentino la negazione dello Stato di diritto e’ indubbio, e premiare i furbi a scapito degli onesti e’ una cosa che fa ribollire il sangue. L’indignazione che sale e’ piu’ che giusta ma deve fare i conti con una tradizione storica che dura da 700 anni, da quando cioe’ nel 1300 Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo. Il nome  Giubileo sta, appunto, ad indicare condono, in questo caso condono dai peccati previo esborso di denaro. Questa ricorrenza si “festeggia” da secoli e i tempi intercorrenti, tra l’uno e l’altro Giubileo, sono stati sempre piu’ abbreviati: oggi si celebrano ogni 25 anni. Per la ricorrenza di quello del 2000, lo Stato italiano (cioe’ noi) ha dato un contributo di circa 6.000 miliardi di lire e si e’ accollato il 50% delle spese (40 miliardi) per la costruzione del parcheggio del Gianicolo, in territorio Vaticano. Molti ricorderanno che la compravendita delle indulgenze fu la miccia che accese la riforma luterana e, successivamente, la controriforma cattolica. E’ insita quindi nella nostra “cultura” l’idea che, prima o poi, a remissione delle nostre colpe (tributarie, previdenziali, assicurative, edilizie, ecc.) arrivi un provvedimento di clemenza, piu’ o meno oneroso. Giusto, quindi, che si levino grida di dolore per il diritto infranto (non possiamo che concordare), ricordando pero’ che solo negli ultimi trent’anni di condoni vari ne abbiamo contati 17 e che quello edilizio del 1985 era stato sostenuto da un’area politica esattamente opposta a quella che lo promosse nel 1994 e che lo propone oggi. Rassegnarsi? No di certo, ma cosa si fa nei confronti dei Sindaci che in questi anni hanno consentito gli abusi edilizi? Non sono loro, di qualunque estrazione politica, i responsabili primi del controllo del territorio? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Autotrasporto: per un accordo in tempi brevi

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 maggio 2010

“Il Tavolo dell’Autotrasporto riveste una grande importanza per affrontare di concerto tra organizzazioni del settore e Governo le problematiche del settore. Il suo proseguimento è necessario al fine di presentare una proposta comune con la committenza per migliorare le attuali condizioni dell’autotrasporto.” Queste le considerazioni dell’Unci – Unione Nazionale Cooperative Italiane – a seguito dell’incontro del Tavolo di settore di ieri al Ministero dei Trasporti. “L’Unci si aspetta, dopo lunga trattativa, che il Governo formuli una proposta definitiva, senza ulteriori rinvii che rischierebbero di far saltare il lavoro di questi mesi e la stessa trattativa, e si dichiara disponibile a proseguire il confronto unicamente se finalizzato al raggiungimento di un effettivo accordo.”

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La formazione ai tempi della crisi

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2010

Nuovo ruolo per il settore della formazione che, ai tempi della “grande crisi”, si trasforma assumendo una rinnovata importanza. Lo ha sottolineato anche il ministro del lavoro Sacconi: “Il 2010 è un anno più impegnativo rispetto al 2009 per le persone, per questo dobbiamo investire nelle competenze e nella formazione”.  «È vero che, in tempi di crisi, uno dei primi settori a farne le spese è la formazione, ma è anche vero che non aggiornarsi equivale a essere definitivamente tagliati fuori – afferma Franco Bontempi, presidente di Tecnosphera -. Per quanto ci riguarda, rispetto al 2005 riscontriamo un calo del 15% di richieste di corsi a pagamento e un aumento del 30% di quelli finanziati da Unione Europea, Regione e fondi interprofessionali”.
Le richieste delle aziende riguardano, per la stragrande maggioranza, l’informatica: il 70% dei corsi sono orientati in questo settore, poi ci sono quelli di lingue (25%) e a seguire tutti gli altri. «L’informatica rappresenta ormai uno strumento chiave per quasi tutte le attività economiche – spiega Bontempi -. Il ritmo incalzante degli sviluppi in campo informatico pone tuttavia problemi non indifferenti alla formazione e all’aggiornamento professionali. Da una parte bisogna adeguare i contenuti per le figure già esistenti, dall’altra prevedere lo sviluppo di nuove professioni. In questi anni abbiamo messo a punto un modello di formazione flessibile e personalizzato, in grado di coniugare le esigenze aziendali e quelle organizzative del mercato, con particolare riferimento al settore ICT. È sempre più evidente l’evoluzione del tecnico specialistico, dell’operatore IT, e dell’operatore di CRM. La customer care è oggi un valore aggiunto nei servizi offerti che spesso fa la differenza tra gli operatori».
Siseco. Nata nel 1987, Siseco (www.siseco.com) è azienda leader nel settore IT e sviluppa soluzioni rigorosamente “Made in Italy” grazie a un team interno di ingegneri e tecnici. I prodotti di punta sono GAT.crm, un sistema che vanta 10 anni di esperienza ed è utilizzato da oltre 25mila utenti, e b.com il CRM di nuova generazione realizzato in un’ottica web 2.0, potente, innovativo e altamente personalizzabile. Le proposte Siseco sono le uniche fornite già con i dati della Guida Monaci integrati e con l’innovativo sistema di Lead Generation Integrato al CRM, basato sulla formula “Pay per Lead”. Sono oltre 250 le realtà in tutta Italia che utilizzano le piattaforme Siseco, tra queste Editalia (Istituto Gruppo Poligrafico Zecca dello Stato), Fastweb, Tre, Michelin, Il Sole 24 Ore, Telecom Italia, Editoriale Secondamano, Bottega Verde, Del Taglia Piscine.
Tecnosphera. L’azienda, nata nel 2002, si occupa di consulenza informatica e di differenti azioni formative: l’inserimento lavorativo, che prevede l’istruzione dei lavoratori prima di prestare servizio sulla base delle esigenze del territorio e della domanda del mercato del lavoro, e la formazione continua e di aggiornamento a consulenti e al personale delle aziende clienti. I corsi customizzati vertono su tematiche innovative ed esclusive che tengono conto delle esigenze più frequenti del mercato di riferimento.

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Sanità Lazio: abbattere tempi attesa

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2010

Fanno ben sperare le parole del Presidente della Giunta Regionale del Lazio On. Renata Polverini illustrando tra i suoi obiettivi primari quello di abbattere i tempi di Attesa, che il nostro sindacato ritiene essere una grave piaga nella sanità laziale. Lo dice in una nota il Dirigente Regionale Ugl Sanità Lazio Pietro Bardoscia che da mesi conduce indagini ed offre proposte per ridurre i tempi di attesa nel Lazio. Sicuramente l’intenzione di far collegare tutte quelle strutture che ad oggi sono fuori dal sistema di prenotazioni unico regionale e prevedere di prolungare l’orario di utilizzo dei macchinari per arrivare a tenere aperti tutto il giorno servizi di analisi e diagnosi sono elementi che,  insieme alla necessità di far aumentare l’offerta alle strutture sanitarie pubbliche dall’attuale 35% ad almeno il 70% delle proprie agende, possono contribuire a diminuire i tempi di attesa. Ma gli sforzi vanno compiuti da tutte le parti in causa, compresi gli utenti che usufruiscono di questi servizi prevedendo delle sanzioni, simili a quelle che si stanno applicando in alcune strutture sanitarie pubbliche del Lazio in cui si fa pagare per intero il costo della prestazione che il  cittadino ha effettuato senza aver provveduto poi al ritiro dei referti medici. Per questo secondo noi – prosegue Bardoscia – occorre prevedere delle sanzioni per quei cittadini che occupano dei posti, prenotando visite specialistiche o esami diagnostici strumentali, senza poi presentarsi all’appuntamento recando un danno grave a chi che invece avrebbero bisogno di effettuarla anche con una certa urgenza;  percentuale che, secondo i dati in nostro possesso, purtroppo è molto alta incidendo in maniera significativa sui tempi di attesa. Certamente si può prevedere un potenziamento del  Recall Regionale ( facente parte del sistema Re.cup ), che rappresenta un servizio di promemoria  delle prestazioni sanitarie prenotate tramite Re.cup (inclusi gli sportelli Cup delle varie aziende)  in base al quale il contact center ricorda ai pazienti i loro appuntamenti sanitari con una settimana di anticipo rispetto alla data dell’esame da effettuare; nei dati in nostro possesso, in un anno sono migliaia le richieste di revoca degli appuntamenti che hanno permesso anche di  re immettere nel circuito dei posti disponibili nel breve tempo permettendo un lieve snellimento delle liste di attesa. La Ugl Sanità – conclude Bardoscia – come dichiarato più volte anche in passato, offre la sua esperienza e conoscenza su questo tema per adottare nel prossimo Piano di Rientro dei Tempi di Attesa Regionale previsto per il 2010, tutte quelle misure che permettano una reale inversione che i cittadini laziali aspettano da 5 anni.

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Conciliazione tempi di vita e di lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2010

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Sacconi ha insediato  il Tavolo con le parti sociali  per avviare il confronto sulla modulazione dell’orario di lavoro in funzione delle necessità di conciliazione tra tempo del lavoro e tempo della famiglia. La  Segreteria Tecnica del Ministero e  la Consigliera Nazionale di Parità, conformemente al Piano Italia 2020 in particolare sul punto che sviluppa le Relazioni industriali, sono a disposizione del Tavolo e delle parti sociali per sostenere ogni iniziativa atta al raggiungimento di un accordo sul tema della modulazione dell’orario di lavoro e della conciliazione del tempo di vita e di lavoro. Nel programma  2010, presso l’Ufficio della Consigliera Nazionale di Parità, è prevista  l’attivazione di un Osservatorio   sul mercato del lavoro in materia di contratti di lavoro a tempo parziale, a orario ridotto, modulato e flessibile con il compito di verificare quanto avviene nei singoli settori produttivi e nelle diverse aree del Paese nei contratti collettivi di secondo livello e nella prassi aziendale con l’obiettivo di raccogliere nuove e buone prassi. E’ prevista anche una Banca Dati sull’attività  antidiscriminatoria giudiziale e stragiudiziale. Queste sono tra le priorità per sostenere il lavoro delle Consigliere di parità territoriali e promuovere una cultura contrattuale della flessibilità, con orari  a misura di famiglia,  aiutando così le moltissime donne divise fra lavoro e responsabilità di cura, sostenendo l’occupabilità e le  aziende nella ricerca di una organizzazione del lavoro proficua. Il nodo della conciliazione è uno dei maggiori ostacoli all’occupazione femminile e  questo  problema può essere risolto sicuramente con un approccio plurale, che coinvolge tutte  le parti sociali. La contrattazione  di secondo livello,  prevista da accordi interconfederali, rappresenta un importante strumento di promozione delle politiche attive di pari opportunità perché si confronta concretamente con le specificità  settoriali, territoriali e aziendali a partire dall’organizzazione del lavoro, dai rapporti di lavoro, dall’orario flessibile ed in particolare sul tema della  conciliazione e bilanciamento di una diversa organizzazione dei tempi di vita e di lavoro. E’ attraverso la contrattazione decentrata che è possibile dare incisività e rigore alle prassi e ai finanziamenti al sostegno delle realtà produttive e aziendali che intraprendono correttamente-previo accordo tra le parti – concrete azioni di conciliazione tra lavoro e famiglia.

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