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Posts Tagged ‘tempo’

Mostra: Tempo Barocco

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2021

Roma Venerdì 14 maggio 2021, anteprima stampa della mostra Tempo Barocco, a cura di Francesca Cappelletti e Flaminia Gennari Santori, con ingressi scaglionati a Palazzo Barberini dalle 9.00 alle 14.00. In mostra 40 opere dei grandi protagonisti della cultura barocca, da Pietro da Cortona a Gian Lorenzo Bernini, da Valentin de Boulogne a Nicolas Poussin, da Anton Van Dyck a Domenichino, da Andrea Sacchi a Guido Reni, sul filo conduttore del Tempo, concetto indagato in tutte le sue forme e declinazioni attraverso capolavori di artisti italiani e stranieri, per la maggior parte vissuti a Roma nel corso del Seicento, provenienti da musei italiani e internazionali e scandito dai sontuosi e raffinati orologi prodotti all’epoca. La mostra inaugura lo spazio al piano terra del museo composto da 8 sale, per un totale di 750 mq completamente restaurati e rinnovati.

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Fabio Furnari: escono in libreria “Il tempo delle Locuste” e “Carlo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

Un saggio e un racconto uniti dal tema della ricerca spirituale di Fabio Furnari. Il racconto: Carlo decide di abbandonare il mondo in cui vive per intraprendere un percorso di vita che lo porterà a comprendere il suo passato e a vivere il presente con una nuova consapevolezza. Il personaggio viene colpito da amnesia dissociativa. Troverà nuovi compagni di viaggio che lo guideranno a trovare il proprio centro. Il percorso spirituale e una nuova iniziazione rassereneranno la sua anima. Il saggio: Il Tempo delle Locuste è un saggio che offre una chiave di lettura dell’attualità, del periodo che tutto il mondo sta vivendo. Una finestra sui sistemi di potere e di condizionamento delle masse, un richiamo alla Coscienza, intellettuale e spirituale al tempo stesso. Un invito a riflettere su come gli obiettivi politici, sociali ed economici del Potere possano essere letti con la lente della visione spirituale.Per l’autore: “Il periodo che stiamo vivendo è un grande paradosso, ci impone di valutare le cose anche con una visione diversa. Un virus ha capovolto la nostra realtà, immettendola in uno stato di totale confusione, di caos. La scienza è diventata il centro della nostra esistenza. Dobbiamo avere “fede” nella scienza in ciò che essa ci dice. Però la scienza in questo caso è caduta anch’essa nel caos o meglio i suoi esponenti sono in contrasto, in contraddizione. In questo momento stiamo vivendo, come nelle migliori chiese, una vera scissione nella “chiesa della scienza”. Una parte di essa si arroga il diritto di essere “ufficiale”. Si tratti di un virus creato in laboratorio o sfuggito al controllo poco importa. Il pianeta sta esplodendo perché non lo abbiamo saputo salvaguardare, perché non siamo stati in grado di limitarci e di arginare la nostra prepotenza. La crescita esponenziale della popolazione preoccupa tutti. Questo crea un enorme dislivello tra chi raccoglie la ricchezza e chi invece dovrebbe usufruirne. Il sistema ha fallito su tutti i fronti. Quindi, chi detiene la ricchezza mondiale, quelle poche persone, quelle poche famiglie, corre ai ripari, innescando strategie di ogni genere per contenere i danni e dominare i sudditi inconsapevoli. Questi uomini spregiudicati irrompono quotidianamente nelle case di tutti per influenzare e seminare le proprie idee di panico, di terrore e dirigere la coscienza globale verso l’annichilimento”. Fabio Furnari ha fondato nel 1998 l’Associazione Terre Sommerse casa editrice e discografica di cui è Presidente (www.terresommerse.it ) con la quale organizza concerti e promuove l’attività di nuovi artisti nel campo della musica, della poesia, della pittura, del teatro, e dell’arte in genere. L’associazione no-profit Terre Sommerse è anche casa discografica e casa editrice e svolge, inoltre, la sua attività per devolvere in beneficenza parte delle entrate a favore dell’infanzia nelle zone di guerra. Inoltre, Terre Sommerse edita la rivista trimestrale Corus Cafè di cui Fabio Furnari, è fondatore nonché direttore editoriale.

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Joyce Carol Oates: Pericoli di un viaggio nel tempo

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2021

Collana Oceani, trad. Alberto Pezzotta, pp. 352, 20 euro In libreria dal 28 gennaio. Il nuovo libro della più grande scrittrice americana vivente. Un romanzo distopico, un ritratto lucidissimo della società che verrà e la resistenza di una giovane donna contro i vincoli di una società oppressiva. In contemporanea un’edizione speciale per i 20 anni di Blonde, il romanzo di culto su Marylin Monroe. Il sollievo è la felicità di coloro che non hanno altra felicità.
Adriane S. Strohl vive negli SNAR (Stati del Nord America Rifondati) una confederazione nata dopo i Grandi Attacchi Terroristici e la conseguente Guerra Contro il Terrore. Uno stato retto da un governo onnipresente e opprimente che non consente nessun tipo di dissenso. Adriane è solo una ragazzina di diciassette anni, idealista e curiosa, quando viene arrestata dalla Sicurezza Interna per aver osato fare delle domande a scuola. La sua condanna è quella di essere rimandata indietro nel tempo di ottant’anni e di scontare la pena a Wainscotia Fall, nel Wisconsin, per studiare nella locale università.
Lasciata alla deriva nel tempo in questa idilliaca cittadina del Midwest, viene avviata a un percorso di “riabilitazione” per poter poi tornare a casa, ma non può resistere all’innamoramento per un altro esiliato, che la porterà a riflettere sul mondo Wainscotia e sulla realtà che è costretta a vivere, con risultati al contempo devastanti e liberatori.
Pericoli di un viaggio nel tempo è un romanzo distopico, visionario e sorprendente, che racconta la resistenza di una giovane donna contro i vincoli di una società oppressiva, ma è anche una potente storia d’amore, splendidamente raccontata dalla più grande scrittrice americana contemporanea.
JOYCE CAROL OATES ha ricevuto numerosi importanti riconoscimenti, tra i quali vale la pena ricordare: la National Medal of Humanities, il National Book Critics Circle Ivan Sandrof Lifetime Achievement Award, il National Book Award e il PEN/Malamud Award for Excellence in Short Fiction. Autrice enormemente prolifica, ha scritto alcune delle opere più significative del nostro tempo.

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Il tempo necessario per la messa a punto di un vaccino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2021

Di solito la messa a punto di un vaccino richiede dai cinque ai dieci anni di tempo; per il SARS-CoV-2 invece in meno di un anno si è passati dalla scoperta di un patogeno prima sconosciuto all’inizio delle vaccinazioni in molti paesi del mondo, tra cui l’Europa e l’Italia. Questo risultato è stato possibile grazie all’enorme impegno che si è riversato sulla ricerca sul virus e sulla pandemia da parte degli scienziati di tutto il mondo, che hanno spesso trasferito nella ricerca sul vaccino tecnologie e metodi messi a punto per altri campi. La tecnologia del RNA messaggero, per esempio, sino ad oggi era finalizzata prevalentemente alla messa a punto di farmaci oncologici. Anche i progressi della tecnologia hanno giocato un ruolo importante: i sistemi bioinformatici che consentono il sequenziamento del virus oggi sono quasi una routine di laboratorio, e le tecniche di ingegneria genetica hanno aperto orizzonti impensabili solo pochi anni fa. Per velocizzare i processi di approvazione i produttori dei candidati vaccini hanno spesso svolto in contemporanea alcune fasi della sperimentazione, che prima si svolgevano in sequenza, e alcune agenzie regolatorie, tra cui l’EMA, hanno adottato il metodo della “rolling review”, in base al quale i dati che emergono dalle sperimentazioni vengono analizzati man mano che vengono prodotti e non tutti insieme alla fine della sperimentazione, come prevede la procedura standard. Ma il fattore decisivo è stato di natura squisitamente economica: i governi di molte nazioni, come Cina, USA, Russia, Unione Europea, hanno investito sul vaccino ingenti risorse, finanziando a fondo perduto le società biotecnologiche che avevano i candidati più promettenti, e impegnandosi ad acquistare miliardi di dosi di vaccino prima ancora di sapere se le sperimentazioni sarebbero andate a buon fine e se quei vaccini sarebbero mai esistiti. La sola Unione Europea ha firmato contratti di opzione per 1,965 miliardi di dosi di vaccino91, mentre il governo americano con la sua “Operation Warp Speed” a fine ottobre aveva già erogato 10,75 miliardi di dollari a sei società farmaceutiche, ed ulteriori 1,6 miliardi a fornitori di fiale, siringhe ed altri prodotti e servizi strategici per la produzione dei vaccini. Questo impegno senza precedenti della comunità scientifica interna-zionale non deve però far dimenticare che ci troviamo di fronte ad un patogeno nuovo ed ancora poco conosciuto. In un recente articolo la responsabile della task force governativa britannica, Kate Bingham, ha scritto: “Nessun vaccino nella storia della medicina è stato tanto atteso quanto quello per la protezione contro il SARS-CoV-2.La vaccinazione è ampiamente considerata come l’unica vera strategia di uscita dalla pandemia […]. Tuttavia, non sappiamo se avremo mai un vaccino. È importante guardarsi dall’autocompiacimento e dall’eccessivo ottimismo. La prima generazione di vaccini sarà probabilmente imperfetta, potrebbe non prevenire l’infezione ma piuttosto ridurre i sintomi e, anche in questo caso, potrebbe non funzionare per tutti o per molto tempo.” I candidati vaccini in fase di sviluppo utilizzano diverse tecnologie per indurre la risposta immunitaria, tra cui le principali sono: • Vaccini nei quali si utilizza direttamente il virus dopo averlo attenuato o inattivato; è una tecnologia con la quale si realizzano molti vaccini, tra cui quelli per morbillo e poliomielite; • Vaccini basati su proteine, nei quali si utilizzano le proteine che si trovano sulla superficie del virus, o loro frammenti, oppure “Virus-Like Particles” (VLP) o particelle virus-simili, di fatto l’involucro esterno del virus svuotato del suo contenuto genetico. Molti vaccini attualmente utilizzati utilizzano queste tecnologie: i vaccini contro la pertosse o le epatiti A e B utilizzano proteine virali e adiuvanti per amplificare la risposta immunitaria, mentre il vaccino contro il papilloma virus HPV utilizza la tecnologia VLC. Oltre a queste tecnologie più tradizionali, ve ne sono altre che sono emerse negli ultimi anni grazie agli enormi progressi compiuti dalle tecnologie bioingegneristiche in campo medico. (Salvatore Curiale Science Communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.C.S.)

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Non è più tempo di discussioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2021

Ci risiamo con un Matteo Renzi che passa dallo “stai tranquillo” allo sfascio della politica. Dopo aver digerito non sempre bene i risultati elettorali ora il passatempo dei nostri “esperti” dalla politica alla filosofia, dalla sociologia al pettegolezzo sembrano concentrati sui passi che i nuovi leader compiranno e come intendono risolvere gli aspetti più urgenti del nostro vivere quotidiano. Da più disparate parti i talk-show, infatti, impazzano con discussioni di ogni genere ora sul revovery fund, ora sulla delega ai servizi segreti, ora sulla riforma della giustizia, ora sulla legge elettorale ora sulla riforma del lavoro e via di questo passo. Non bastano per questi amatori delle tavole rotonde i tanti bla bla dei talk show che per decenni abbiamo dovuto sorbire sulle riforme preannunciate, quasi realizzate salvo un nulla di fatto all’ultima ora. E’ tempo di concretizzare e non di parlare al vento. Il sistema Italia ha in nuce tutte le potenzialità possibili e immaginabili per darsi una nuova figura di sé. Ciò che manca è la volontà politica. Ciò che manca è l’impegno parlamentare a realizzare e non ad anticipare il bene e a razzolare male tra le pieghe delle commissioni, dei rinvii, degli approfondimenti ecc. Basterebbe stabilire per regolamento parlamentare che tutte le proposte di legge dei suoi membri venissero esaminate dalle apposite commissioni entro sessanta giorni e votate o rinviate in aula per l’esame generale e il relativo voto. Diamoci una mossa se vogliamo realisticamente imprimere una svolta al paese e non lasciamo che la nuova speranza per un cambiamento radicale sul modo come interagire tra i cittadini e le istituzioni non si trasformi come in passato in un mero esercizio tautologico (Riccardo Alfonso)

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Il tempo è una dimensione immaginaria?

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2020

Potremmo considerarlo tale, secondo la teoria della relatività? La risposta non è di quelle facili da digerire. Dovremmo in primis chiederci come può la teoria della relatività affermare che lo spazio e il tempo appartengono l’uno al mondo fisico e l’altro al mondo immaginario. L’uno al mondo esterno e l’altro al mondo interno dell’osservatore. C’è chi potrebbe considerare tale aspetto un puro formalismo matematico o limitarsi alle parole di Sant’Agostino quando affermava che lui sapeva ma non riusciva a spiegarlo agli altri come se improvvisamente la memoria avesse subito un blackout. Forse perché le parole sono tratte, quasi sempre, dall’esperienza quotidiana e usate per poter riconoscere, ricordare e trasferire ad altri le cose percepibili ma non certo delle identità immaginarie. Forse potrebbe farlo la memoria dove si agitano i ricordi e dove potremmo essere pronti a cogliere i messaggi provenienti da quel misterioso regno dell’immateriale. Forse anche a nostra insaputa e restare nel subconscio. Se solo percorressimo questa via della conoscenza dovremmo, semmai, appropriarci di certe tecniche di meditazione orientali quali lo Yoga e Zen ma anche di raccoglimento cristiano per far emergere informazioni poste in condizioni di schermatura sensoriale. Parlo, ovviamente, di fenomeni di telepatia, di precognizione, bilocazione e psicocinesi. E lo sanno bene fisici di grande valore come Putham, Targ, Jahn e Feynman dell’università di Princeton e altri. Ma mi si obietta: ma il tempo non si misura con gli orologi così come lo spazio si misura con i regoli? E allora dov’è il mondo immaginario formulato dalla teoria della relatività? Bisogna, allora, considerare l’invariante metrico della relatività speciale per ragionare in questo modo: Se noi ignoriamo l’esistenza del tempo nel dominio dello spazio calcolando la distanza spaziale invariante, a partire dalle due distanze misurate dall’osservatore, ovvero quella euclidea e l’altra immaginaria, ne deriva che in questo invariante metrico sono considerati tre tipi di spazio: uno reale esterno all’osservatore, uno immaginario, interno all’osservatore con i suoi pensieri e ultimo uno spazio complesso, in combinazione dei due, in cui albergano gli invarianti e la realtà assoluta. Lo stesso accade con il tempo con uno interno all’osservatore, uno esterno, che altro non è che il tempo che ci mette la luce a percorrerlo, ed infine un tempo complesso, in combinazione dei due, dove albergano gli invarianti e la realtà assoluta. A questo punto il dilemma non sta nel chiedersi perché il tempo sia immaginario e lo spazio reale, ma perché tempo e spazio possiedono una parte immaginaria ed una parte reale. (Riccardo Alfonso)

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Joyce Carol Oates: Rischi di un viaggio nel tempo

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 dicembre 2020

Collana Oceani, trad. Alberto Pezzotta, pp. 336, 20 euro Editrice: La Nave di Teseo. Il nuovo libro della più grande scrittrice americana vivente. Un romanzo distopico, un ritratto lucidissimo della società che verrà e la resistenza di una giovane donna contro i vincoli di una società oppressiva. In contemporanea un’edizione speciale per i 20 anni di Blonde, il romanzo di culto su Marylin Monroe. I “viaggi nel tempo” – e i loro pericoli – sono raccontati con dovizia di particolari in questo sorprendente nuovo romanzo la cui protagonista è una ragazza del futuro sconsideratamente idealista, punita per aver osato forzare le rigide regole del suo mondo. Viene per questo rimandata indietro nel tempo di ottant’anni, in una regione del Nord America (“Wainscotia, Wisconsin”). Lanciata alla deriva nel tempo in questa idilliaca cittadina del Midwest, viene avviata a un percorso di “riabilitazione”, ma non può resistere all’innamoramento per un altro esiliato, che la porterà a riflettere su questo mondo, con risultati al contempo devastanti e liberatori. Sbalorditivo e visionario, Rischi di un viaggio nel tempo è sia un romanzo di fantascienza originalissimo sia una commovente storia d’amore. Probabilmente il libro più sorprendente di Joyce Carol Oates.

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Manolo Valdés: Le forme del tempo

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Roma, 17 ottobre 2020 – 10 gennaio 2021 Museo di Palazzo Cipolla, Via del Corso, 320 La mostra “Manolo Valdés. Le forme del Tempo” è stata fortemente voluta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale che la promuove, ed è realizzata da POEMA in collaborazione con la Galleria Contini di Venezia, con il supporto organizzativo di Comediarting e Arthemisia. La rassegna è curata da Gabriele Simongini. Una settantina di opere (provenienti dallo studio dell’artista e da importanti collezioni private) fra quadri e sculture (in legno, marmo, bronzo, alabastro, ottone, acciaio, ferro, ecc.), alcune delle quali di grandi dimensioni, daranno conto del percorso creativo di Valdés dai primi anni ottanta (poco dopo la conclusione dell’esperienza di Equipo Crónica) ad oggi.Nella ricerca figurativa e ludicamente visionaria di Valdés gli artisti del passato più o meno lontano (da Velázquez a Rubens e Zurbarán, da El Greco a Ribera fino a Léger, Matisse, Lichtenstein, ecc.) diventano interlocutori con cui intrattenere un contatto giornaliero, a cui rendere omaggio e che ampliano lo spazio polifonico del suo lavoro. È come se l’immagine prelevata da Valdés nel passato più o meno recente si fosse trasformata recependo i mutamenti dell’arte successiva (soprattutto attraverso l’informale e la Pop Art) fino ad approdare in una nuova veste davanti a noi, con i buchi e le lacerazioni della materia impressi da questo lungo viaggio nel tempo. Il catalogo della mostra, pubblicato da Manfredi Edizioni, conterrà i testi del Prof. Emanuele, di Gabriele Simongini, di Kosme de Barañano, oltre a tutte le opere esposte e ad un’ampia bio-bibliografia. Intero € 6,00 Ridotto € 3,00 – valido per giovani fino a 26 anni, adulti oltre i 65 anni, forze dell’ordine e militari con tessera, studenti universitari con libretto, giornalisti con tessera, titolari di apposite convenzioni: (Fai, La Feltrinelli, Biblioteche di Roma, Touring Club Italiano, LUISS). Biglietto gratuito – valido per bambini sotto i 6 anni, visitatori diversamente abili incluso 1 accompagnatore.

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Mostra Strati di tempo nella Chiesa di Sant’Agnese

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2020

Giudecca, Venezia Casa dei Tre Oci, sale De Maria. l nuovo progetto fotografico di Marco Maria Zanin presso la Casa dei Tre Oci a Venezia resterà aperta al pubblico fino a domenica 1 novembre 2020.Marco Maria Zanin (Padova, 1983) artista e ricercatore che usa la fotografia come principale, ma non unico, mezzo espressivo, racconta ciò che il tempo ha trasformato, nella ricerca di un equilibrio tra la tensione al futuro e le tracce del tempo passato. Nelle sue fotografie passato e presente si sovrappongono, segni lievi e altamente poetici ci accompagnano in un percorso fatto di spazi vuoti e silenzi, nel tentativo di stringere legami armonici tra l’uomo e l’ambiente che vive.Per questo la Fondazione Alberto Peruzzo ha affidato a Zanin un progetto fotografico dedicato agli spazi vuoti della Chiesa di Sant’Agnese, da anni oggetto di complessi restauri e presto pronti ad accogliere la sede della Fondazione stessa e i suoi progetti di arte e cultura. La Chiesa di Sant’Agnese a Padova (XIII secolo) oggi sconsacrata, è una sorta di spazio scenico che, in più fasi della propria vita, ha vestito identità diverse: luogo di culto nel Medioevo, nel Settecento la struttura viene modificata; bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale – la canonica parzialmente distrutta non è stata più restaurata – e sconsacrata nel 1947, venne poi venduta a privati che dalla fine degli anni Quaranta la trasformarono in autofficina. Così rimase fino alla fine degli anni Ottanta per poi essere definitivamente abbandonata.La mostra alla Casa dei Tre Oci, accompagnata da un testo critico di Enrico Gusella, espone 13 scatti di grande e medio formato, realizzati da Zanin all’interno dell’edificio nel corso del restauro, cercando di immortalare segni e frammenti da cui scaturiscono le storie e le vicende di Sant’Agnese.

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ANCoDiS: è il tempo del vero organico dell’autonomia didattica, organizzativa e progettuale

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Al comma 5 dell’art. 1 della legge 107/2015 leggiamo “Al fine di dare piena attuazione al processo di realizzazione dell’autonomia e di riorganizzazione dell’intero sistema di istruzione, è istituito …… l’organico dell’autonomia, funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche come emergenti dal piano triennale dell’offerta formativa predisposto ai sensi del comma 14. I docenti dell’organico dell’autonomia concorrono alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa con attività di insegnamento, di potenziamento, di sostegno, di organizzazione, di progettazione e di coordinamento.”A tutti è noto però che l’organico dell’autonomia spesso si è rivelato insufficiente o non adeguato alle “esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche” e, dunque, non idoneo a portare avanti il progetto educativo di ciascuna scuola. E’ il caso di ricordare quelle scuole – e non poche purtroppo – nelle quali le unità di potenziamento sono state utilizzate per sostituire docenti in distacco totale o parziale dall’insegnamento (sindacale, politico, assegnazione presso enti di prevenzione del disagio psicosociale, presso associazioni professionali, USR e ATP, per progetti nazionali, a supporto del sistema della formazione, prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, potenziamento dell’inclusione scolastica anche con particolare riferimento all’inclusione di alunni stranieri e di quelli con disabilità).
In queste scuole, purtroppo, le risorse impiegate a garantire il servizio didattico non sono state integrate creando inevitabili punti di debolezza nell’azione didattica e, soprattutto, organizzativa e progettuale.Noi Collaboratori dei DS impegnati quotidianamente nei nostri plessi ad organizzare il servizio scolastico oppure a trovare soluzioni a tutte le emergenze dovute all’assenza programmata o improvvisa del personale abbiamo la consapevolezza delle criticità che ci aspetteranno ancor di più nel prossimo anno scolastico e, pertanto, chiediamo i seguenti urgenti interventi:
Assegnare alle scuole le unità aggiuntive di docenti in sostituzione di quelli di potenziamento impegnati nella sostituzione annuale del docente a qualunque titolo distaccato dall’insegnamento;Abrogare nella Legge 190/2014 il comma 332 lett. c che vieta ai DS la nomina di un supplente del collaboratore scolastico per i primi sette giorni di assenza e il comma 333 che vieta di nominare un supplente per il primo giorno di assenza del docente, al fine di garantire l’attività didattica, la vigilanza e la sicurezza degli alunni in tutti gli spazi scolastici; Abrogare l’art. 329 della Legge 190/2014 che non consente l’esonero o il semiesonero a uno dei Collaboratori del DS individuato tra i soggetti di cui al comma 5, art. 25 del D. Lgs 165/2001. A tal proposito è il caso di richiamare la nota Miur del 21 settembre del 2015 che ha indicato agli USR di assegnare alle scuole posti di potenziamento corrispondenti alla disciplina insegnata dal docente Collaboratore da esonerare ma che è stata in molte istituzioni scolastiche disattesa. Sappiamo bene che la possibilità dell’esonero è prevista nel CCNL se però il DS ha nell’organico dell’autonomia un docente della stessa disciplina del suo Collaboratore; sappiamo altrettanto bene che in molte scuole secondarie di primo e secondo grado queste circostanza è nella realtà pari ad un terno al lotto. Allora si deve ripensare alla razionalizzazione del fabbisogno dei posti per il potenziamento corrispondente alla classe di concorso/tipologia di posto del Collaboratore Principale.
Non si dica, per favore, che si tratta di spesa o costo per il bilancio dello Stato.
Vogliamo che si riconosca che anche da questi interventi normativi e conseguenti investimenti sul personale deriva la qualità del funzionamento organizzativo e dell’offerta formativa se davvero vogliamo bene alla nostra scuola! By Prof. Rosolino Cicero

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Immobiliare.it lancia la nuova ricerca per tempo di tragitto

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

L’aspetto più importante per chi vuole comprare o affittare una casa è spesso il luogo in cui si trova l’immobile. Ogni utente però ha un modo diverso di cercare il proprio immobile, ad esempio alcune persone preferiscono digitare il nome della zona mentre altre preferiscono visualizzare i quartieri sulla mappa. Per questo motivo Immobiliare.it lancia oggi una serie di novità che si adattano alle diverse esigenze degli utenti.Tra queste, la nuova ricerca per tempo di tragitto che permette di cercare casa a 10, 20, 30 o 45 minuti in auto, in bici o a piedi da un punto selezionato, in genere l’area in cui si desidera abitare o il luogo di lavoro. Una volta scelto il mezzo di trasporto e il tempo di percorrenza, l’utente potrà vedere direttamente sulla mappa l’area che include tutti i punti raggiungibili in base ai parametri impostati. Non solo, gli utenti possono ora cercare immobili situati nei pressi di una o più fermate metro (quasi 300 nelle principali città d’Italia) oppure su tutte le fermate di una determinata linea metropolitana, la più comoda per i loro spostamenti. Le grandi città italiane sono state suddivise in più di 4.000 quartieri e zone per poter garantire agli utenti di trovare con precisione solo gli annunci nell’area di loro interesse.La nuova modalità di ricerca è stata sviluppata interamente dal team tecnologico di Immobiliare.it durante il lockdown, incluso l’algoritmo che definisce l’area coperta da una persona a piedi, in bici o in auto, tenendo in considerazione sia la presenza su base statistica di traffico sia i dislivelli presenti sul percorso.

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Otto anni per arrivare a sentenza civile

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

E’ il risultato di una ricerca della Commissione europea per l’efficienza della Giustizia del Consiglio d’Europa. In Germania i processi civili durano 2 anni e quattro mesi e in Spagna 2 anni e otto mesi.Immaginate una impresa o un cittadino che si rivolge alla giustizia italiana per ottenere una sentenza dopo 8 anni. Follia è attendere questa infinità di tempo per avere una risposta ed è uno dei motivi principali per i quali le imprese straniere evitano di investire nel nostro Paese.
Cosa ha fatto questo governo?
Praticamente nulla, perchè si è limitato a proporre (proporre, si intende) piccole modifiche al Codice di Procedura Civile attinenti al rito processuale.Per la parte penale, il Governo, con l’abolizione della prescrizione, si è mosso in direzione opposta dilatando all’infinito i tempi processuali.Il documento Colao, base della discussione nella riunione definita “Stati Generali”, dedica poco spazio alla giustizia, come se la questione non riguardasse le riforme strutturali che l’Ue ci chiede per accedere ai fondi comunitari. Non si capisce perché la performance dei tribunali mostri un così alto grado di differenziazione. Le esperienze di alcuni tribunali dimostrano che, adottando nuovi principi organizzativi, è possibile migliorare anche a parità di altre condizioni di contorno.Alcuni miti sono da sfatare, quali quelli relativi all’alto grado di litigiosità, alla minore spesa, alla mancanza di risorse umane, alla questione meridionale e alla maggiore efficienza dei piccoli tribunali.Nel 2015 fu elaborato un progetto per migliorare la performance dei tribunali, relativamente all’arretrato, ma la situazione è rimasta sostanzialmente immutata.
Quando la giustizia impiega anni per emettere sentenze si trasforma in denegata giustizia. Non sembra abbia importanza per l’attuale governo e per il suo ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede (M5S). by Primo Mastrantoni, segretario Aduc.
(N.R. Ci siamo fatti un punto d’onore scrivere una lettera, da dieci anni a questa parte, ai vari presidenti del consiglio che da allora ad oggi si sono succeduti, per segnalare l’urgenza e la inderogabilità di una riforma della giustizia spiegando, anche se siamo consapevoli che queste cose le conoscono molto bene, le ragioni che ci hanno spinto a farlo, ma nessuno ha pensato di far scrivere all’usciere di turno una qualche risposta.)

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Fattore J: per la salute è tempo di empatia

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

Roma. Qual è il rapporto dei giovani con la malattia? Come si comportano gli adolescenti di fronte a uno stato di disagio proprio o altrui? In che modo la scuola può aiutare a gestire gli stress della vita e ad affrontare emergenze importanti come quella che stiamo vivendo? Sono solo alcune delle domande al centro dell’evento live “Esperti in classe” che si è svolto questa mattina con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità. Collegati in un’aula virtuale aperta e diffusa più di 800 studenti e docenti da tutta Italia. Hanno partecipato anche la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, la sindaca Virginia Raggi e il professore Massimo Andreoni, primario del reparto Malattie Infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma.L’evento si è svolto nell’ambito di Fattore J, il programma promosso da Fondazione Mondo Digitale in collaborazione con Janssen Italia, divisione farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, per educare 100mila giovani all’inclusione, alla diversità e all’empatia verso le persone affette da malattie. Il percorso formativo prevede formazioni online e in presenza, oltre a video pillole e testimonianze dirette di associazioni nazionali di pazienti e partner scientifici di rilievo.Tra i 1.000 studenti che hanno risposto alle domande del questionario il 40% dichiara di vivere con disagio il rapporto con persone affette da una patologia. Tra le emozioni che i ragazzi dichiarano di provare maggiormente in questo periodo vi sono tristezza, malinconia, nostalgia, paura del futuro, noia e ansia. I giovani si considerano dotati di empatia, ma non si sentono in grado di gestire le proprie emozioni e di trasformarle da negative a positive.Uno spot di 100 secondi (youtu.be/vA5zzHQPaG4) dà il via alla campagna di sensibilizzazione di Fattore J. La formazione avverrà online e anche in presenza nelle scuole di sei regioni: Lazio, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Emilia Romagna e Veneto. Gli esperti guideranno ragazze e ragazzi a una corretta comprensione scientifica dei modi per prevenire e affrontare alcune patologie diffuse con focus particolare sulle aree terapeutiche di ematologia, immunologia, infettivologia, ipertensione polmonare e neuroscienze. Al loro fianco, le associazioni dei pazienti che aiuteranno a cogliere la dimensione più personale e intima della malattia, a sviluppare intelligenza emotiva e maggiore consapevolezza della “diversità” e “unicità”. Hanno aderito al progetto Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL), Associazione Ipertensione Polmonare Italiana Onlus (AIPI), Associazione Malati Reumatici del Piemonte (AMaR), Associazione Nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino (AMICI Onlus), Associazione Nazionale Amici per la Pelle (ANAP Onlus), Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza (APIAFCO), Network Persone Sieropositive (NPS Italia Onlus) e Progetto Itaca Onlus. Partner scientifico l’Università Campus Bio-Medico di Roma.

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Il tempo della svolta

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

By Pasquale Di Lena. “il capitalismo è entrato in un’epoca di distruttività radicale. Ci trascina in un vortice che dissolve le strutture della società, decompone lo Stato, cannibalizza gli strumenti della rappresentanza politica e della democrazia, desertifica il senso della vita. Al tempo stesso va divorando, sino al limite del collasso, le risorse naturali sul cui sfruttamento ha fondato i propri trionfi economici”.Apre così il libro di Piero Bevilacqua, “Il grande saccheggio- l’età del capitalismo distruttivo. “Subito dopo si legge “La crisi economica e finanziaria recente, anziché costituire occasione di una riflessione profonda, in grado di ripensare gli squilibri insostenibili della gigantesca macchina economica del capitale, diventa il terreno di lancio di un modo di produzione sempre più privo di ragioni sociali e ambientali…è tutto un gridìo…vecchie e logore espressioni di un linguaggio che da almeno cinquant’anni è sempre lo stesso…come se quanto accaduto non fosse che un incidente momentaneo, una brusca interruzione del percorso già tracciato per i secoli a venire”. Due passaggi di un libro uscito nel 2011 firmato da un professore illustre – amato dai suoi allievi e dai suoi lettori, stimato dai suoi colleghi – che ha pubblicato altri importanti libri e che, come tanti altri studiosi e ricercatori, è, per il suo pensiero netto contro il sistema, sconosciuto al grande pubblico dei talk show, animati da personaggi, nella gran parte, noiosi, ripetitivi di banalità, spesso non simpatici.In un mio recente articolo, scritto subito dopo la notizia del Coronavirus, pubblicato sul mio blog con il titolo “La speranza”, la mia prima riflessione è stata quella di individuare nella più grande crisi economica del capitalismo, il fallimento del sistema, il neoliberismo. Ciò che è peggio il non voler prendere atto del fallimento tant’è che ha continuato a percorrere la stessa strada, quella distruzione delle risorse e dei valori.Una scelta che il Covid-19 ha messo in discussione con la sua presenza. Un virus un po’ più grande degli altri finora conosciuti, arrivato all’improvviso e con una violenza devastante, partito, non a caso da un Paese, la Cina, che ha fatto proprie le regole del neoliberismo e le ha messe nelle mani di un solo capitalista, lo Stato, .Dalla Cina e dall’Asia e, in modo altrettanto violento, il salto in Italia, e, poi, con tanti distinguo e tante riluttanze, in Europa, nelle Americhe, in Australia, e altri angoli del mondo, fino a colpire tutt’e cinque i continenti. Un virus che, in questo modo, ha fatto propria la globalizzazione, mettendo in quarantena soprattutto la retorica dei potenti, dei ricchi, sempre più ricchi e sempre più avidi di denaro; della finanza, cioè delle banche e delle multinazionali.Un virus che, purtroppo, continua a seminare morte ed a colpire le persone più deboli, come gli anziani, e chi è in prima linea a difendere la nostra salute o le regole che servono a contenere la sua violenza, cioè quelli che sono in prima linea a combatterlo, dentro gli ospedali, le autoambulanze, sulle strade, sui posti di lavoro.Un virus che invita tutti a riflettere, partendo dalle azioni predatorie e distruttive del potere, perché torni a farsi sentire la voce di chi non ha jet su cui volare, barche su cui passare il tempo o bunker da abitare, ma solamente un cuore, una bocca e un’anima da sfamare e accarezzare.Un virus che ricorda a tutti la sacralità della terra, dei suoi ambienti e dei suoi paesaggi; la fertilità del suolo; la bontà delle foglie e dei frutti delle piante; la generosità degli animali; la necessità di sentirsi parte della natura e non padroni della stessa.C’è da dire che il tempo del virus che viviamo ci racconta soprattutto paure, disagi, senza però toglierci, per fortuna, il gusto di pensare e immaginare il domani.Si sente, tra mille silenzi, una voglia di svolta radicale come una necessità. Una svolta possibile solo se questo sentire diventa consapevolezza, cioè bisogno di cambiare le nostre abitudini e il nostro modo di pensare e di fare. Una svolta che serve alle nuove generazioni, quali eredi, e, come tali, vittime di un neoliberismo predatorio e distruttivo, che ha trasformato la sobrietà in spreco; il rispetto in abuso; la solidarietà in odio; la reciprocità in egoismo, le comunità in tanti individui isolati e gli individui in numeri.Ecco che diventa una priorità ribaltare le regole imposte dal neoliberismo , anche per non ritrovarsi a dover combattere, in tempi non lontani, altri virus ancor più cattivi del Covid-19.

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Tempo di riflessione e di scelte…

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

In questo tempo tragico di pandemia, vengono alla mente e al cuore le parole straordinarie e profetiche di San Giovanni Paolo II. Era l’Anno della Redenzione, Domenica 25 marzo 1984 nel Giubileo delle Famiglie quando egli pronunciò questa preghiera e questo accorato appello nell’Atto di Affidamento e di Consacrazione del Mondo Al Cuore Immacolato di Maria per la salvezza dell’umanità. Con lo sforzo, l’impegno da parte di ciascuno e non pochi sacrifici, riusciremo a combattere anche questo terribile male. Ma ci chiediamo quale sia il senso di quanto sta accadendo. Possiamo avere una risposta nelle parole del Cardinale Angelo Comastri con cui iniziava il Rosario il 31 marzo scorso su TV2000: “La Madonna ci ottenga il dono della luce per capire la lezione che ci viene da questa epidemia. Prima di tutto è un invito a fare un bagno di umiltà, per capire che siamo piccoli e fragili, e tutti abbiamo bisogno di aggrapparci ad una roccia, e La Roccia è soltanto Dio! Non dimentichiamolo! Poi, è un invito ad uno stile di vita più sobrio, più rispettoso nei confronti della creazione, che ha delle leggi ben precise, che vanno rispettate, altrimenti ci facciamo del male con le nostre stesse mani. Se mettiamo la mano sul fuoco, il fuoco non è cattivo; stolti siamo noi che mettiamo la mano sul fuoco! Ed infine, è un invito a riscoprire il vero senso, il vero significato della vita. La vita non è un gioco ma è un impegno per preparare il biglietto per entrare nella vera Festa che è al di là di questa vita! E nella festa si entra soltanto con il biglietto della bontà, il biglietto della Carità, che va preparato quaggiù, con una vita buona, subito, ora. Se vivessimo così la vita, saremmo felici fin da quaggiù”. È tempo di ritrovare la strada per Dio che i più hanno perso, ciò che è essenziale e il bene vero. Proviamo a metterci “dalla parte di Dio”: cosa ne abbiamo fatto dei Suoi Comandamenti? E delle vite che dovevano nascere e non essere abortite? Cosa ne abbiamo fatto del Matrimonio e i Suoi doni straordinari come il Battesimo, l’Eucarestia e la vita Eterna? Il Signore vuole salvarci e cerca il nostro cuore! Ma tocca a noi. Chiediamo perdono, preghiamo per tutti e aiutiamoci gli uni gli altri. Dio ci aiuterà a trovare un valido rimedio. (by Don Stefano Tardani)

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Stati Uniti d’Europa. Coronavirus. Quanto tempo ancora? Proposte

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

Quando finisce questa emergenza Coronavirus, si chiedono e ci chiedono? La risposta non c’è, almeno che non ci si voglia affidare a un astrologo o a un cartomante.Per affrontare la pandemia ci sono due strade da percorrere: la prima è quella di lasciar correre l’infezione, tesi proposta del premier britannico Boris Johnson, il che provoca un numero elevato di morti, la seconda è quella della ricerca del vaccino e della adozione di misure di contenimento.Le misure di contenimento sono più o meno efficaci in relazione alla predisposizione di piani sanitari, da attuare coerentemente ed efficacemente.E’ sotto gli occhi di tutti che nel nostro Paese le indicazioni sanitarie nazionali sono state parzialmente ignorate e le Regioni hanno fatto da sé. I risultati sono evidenti: circa 129 mila contagiati e 16 mila morti con un indice di letalità, cioè il rapporto tra infettati e i morti, del 12%.
In Germania l’indice di letalità è dell’1,4%. Ci sono circa 110 mila contagiati e 1600 morti.Da rilevare che la Germania ha 83 milioni di abitanti e l’Italia 60 milioni. Il perché lo abbiamo spiegato in un precedente intervento (1), che riassumiamo: la Germania ha predisposto un piano emergenziale in caso di pandemia, fin dal 2005, che è stato eseguito in tutto il territorio. Un esempio per tutti: in Germania si fanno 350 mila tamponi a settimana. Insomma, organizzazione e disciplina.Che fare dunque, per il futuro? Un Piano pandemico europeo, è la risposta, con il trasferimento di poteri sanitari in sede comunitaria.Domani si riunirà il Consiglio europeo, formato dai capi di Stato e di Governo. Potrebbe essere l’occasione buona per approvare iniziative sanitarie, oltre a quelle economico-finanziarie. Occorre muoversi insieme. Occorrono gli Stati Uniti d’Europa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il diritto penale al tempo del coronavirus

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

In questi giorni si affastellano numerose notizie sulle prescrizioni imposte con i decreti urgenti emessi per contenere l’emergenza epidemica del coronavirus. Molte testate giornalistiche hanno diffuso informazioni errate in relazione alle fattispecie di reato che possono essere contestate a chi tenga comportamenti vietati. Proviamo a fare un po’ di chiarezza. L’ordinamento prevede un sistema di sanzioni con un crescendo di gravità per chi tenga condotte illecite.
La prima e più semplice condotta da valutare è quella di chi non rispetti le prescrizioni date con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (8.3.20 e seguenti, per approfondire: https://www.aduc.it/comunicato/coronavirus+disposizioni+valide+tutto+territorio_30811.php) senza che vi siano “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute o rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”. In questo caso, la fattispecie generale a copertura di tutte le violazioni deve individuarsi nell’art. 650 c.p., ossia nella contravvenzione di “inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità” secondo cui, “chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico, o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro”.
Questo reato, essendo una contravvenzione punita alternativamente con l’arresto o la sanzione pecuniaria è soggetta ad oblazione ex art. 162 bis c.p. e chi viola le prescrizioni dell’autorità potrebbe essere ammesso – a discrezione del Giudice – a pagare una somma simbolica di 103 euro. Chi abbia una valida ragione per sottrarsi agli obblighi imposti dall’Autorità, può ricorrere ad un’autocertificazione. Ma attenzione: in questo caso, ove la dichiarazione risultasse mendace si potrebbe incorrere in una sanzione più grave e l’autore dell’illecito potrebbe essere chiamato a rispondere del reato di falso ideologico commesso dal privato ai sensi del combinato disposto dagli artt. 76 DPR 445/2000 e 483 c.p. In altre parole, le sanzioni sarebbero più gravi e potrebbe essere contestato un delitto punito fino a due anni di reclusione. Lo stesso modello di autocertificazione (https://www.aduc.it/comunicato/coronavisrus+nuovo+regime+mobilita+individuale_30787.php) richiama poi la fattispecie di cui all’art. 495 c.p., ossia il delitto di “falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri”. Il richiamo a questa norma, sembra riguardare non tanto il caso in cui venga dichiarata una falsa esigenza per sottrarsi alle disposizioni di urgenza, quanto l’ipotesi in cui vengano attestate false generalità al pubblico ufficiale, sia pure con lo stesso fine di sottrarsi alle disposizioni di urgenza dichiarando il falso. La pena è più grave e si assesta fra uno e sei anni di reclusione.
Veniamo poi ai comportamenti più estremi. Si potrebbero astrattamente ravvisare alcune responsabilità colpose nel caso in cui l’autore del reato trascurasse i propri sintomi e tenesse condotte improprie, magari in violazione di legge, provocando così qualche contagio. In queste ipotesi si potrebbero ravvisare le condotte di lesioni ed omicidio colposi purché sussista la prova del nesso di causalità fra la condotta e l’evento lesivo. In caso di condotte dolose, da “untore”, potrebbero essere altresì contestati i reati di lesioni ed omicidio volontario. Quest’ultima ipotesi ricorda invero i fatti di diffusione volontaria del virus HIV, con un’accettazione del rischio di contagio da parte dell’autore del reato (cfr. https://avvertenze.aduc.it/ilpenalista/hiv+aids+stato+della+normativa+della+giurisprudenza_26888.php). Uno dei casi più noti si è peraltro concluso con la condanna per lesioni volontarie aggravate poiché l’autore del reato aveva consapevolmente trasmesso il virus mediante rapporti non protetti con numerose donne (cfr. Cass. Pen. n. 48014, 26.11.2019). Per tornare al Covid-19, si potrebbe pensare, ad esempio, al caso di chi, consapevole di essere positivo e contagioso si rechi volontariamente in luoghi affollati cagionando la malattia ad altre persone ben individuate.
Le pene, a seconda della fattispecie contestata, possono andare dalla reclusione fino a tre mesi per le lesioni colpose, sino ad una pena da 6 a dodici anni per le lesioni dolose gravissime e 21 anni di reclusione (nel minimo) per l’omicidio volontario.
Il codice penale prevede altresì i reati di epidemia colposa e dolosa. In particolare, l’art. 438 c.p. prevede che “chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo”. Questa fattispecie è dolosa: in altre parole è richiesto che l’autore del reato, avendo nella sua disponibilità il virus, lo diffonda volontariamente. Il reato non è escluso nel caso in cui lo stesso soggetto sia infetto ed utilizzi la propria persona per la diffusione (cfr. Cass. Pen. n. 48014, 26.11.2019). Se il fatto avviene per colpa la pena è ben più contenuta e si assesta fra uno e cinque anni di reclusione (art. 452 c.p.).I reati di epidemia sono raramente contestati poiché prevedono stringenti requisiti per la loro configurabilità: la giurisprudenza richiede infatti che il contagio abbia dato luogo ad una diffusione incontrollabile, che abbia interessato un numero di soggetti indeterminato e che sia avvenuta in un periodo contenuto di tempo: per tale ragione, questa fattispecie fu esclusa nel citato caso di trasmissione di HIV, poiché il numero delle vittime era contenuto e ben determinato e il virus si era diffuso in un lungo arco temporale. Inoltre il delitto di epidemia è fattispecie a condotta vincolata ed è dunque richiesto un preciso percorso causale nella verificazione dell’evento: è invero necessaria la “diffusione di germi patogeni”. In altre parole, il delitto in esame non può essere contestato a chi abbia tenuto condotte omissive, ad esempio, non comunicando a sanitari i propri sintomi o il proprio stato di positività (cfr. Cass. Pen. n. 9133, 28.02.2017).Come sempre, il diritto penale deve ritenersi l’extrema ratio ed è inutile punire severamente i singoli se il virus si è già diffuso: a ben vedere la tenuta del sistema sanitario è nelle mani della maturità e della responsabilità morale – più che penale – dell’individuo.
(Fabio Clauser, legale, consulente Aduc)

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Guido Maria Brera: La fine del tempo

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 febbraio 2020

Collana Oceani, pp. 176, 17 euro, in libreria dal 20 febbraio. Dopo il successo italiano e internazionale del precedente I Diavoli – che si annuncia come la serie evento di questa primavera su Sky con Patrick Dempsey e Alessandro Borghi – l’autore ritorna con un thriller nella notte dell’economia digitale, che racconta come le grandi corporation tecnologiche hanno imposto il loro dominio finanziario.
Giovedì 20 febbraio, l’autore presenta il libro con Sandro Veronesi e Alessandro Borghi (Feltrinelli, largo Argentina, ore 18.30).
Philip Wade è uno stimato professore di Storia contemporanea al prestigioso Birkbeck College di Londra, ma in passato ha vissuto molte vite e in una di queste ha lavorato per una grande banca d’affari della City in qualità di analista, chiamato a prevedere le tendenze economiche, politiche e sociali su cui indirizzare gli investimenti. Colpito da una forma di amnesia, Philip oggi non riesce più a trattenere alcun ricordo recente: nei buchi della sua memoria scompare anche il saggio che stava scrivendo e di cui non c’è più traccia.Con il ritmo di un giallo, La fine del tempo narra l’indagine di un uomo nell’abisso della propria mente, intorno al mistero di un libro rivoluzionario e perduto. Scoperta dopo scoperta, mentre l’Europa si infiamma sotto il montare della marea populista, Philip Wade ricompone il mosaico del suo libro, che potrebbe mettere in discussione il dominio delle grandi corporation che governano l’economia mondiale. E che hanno fondato la loro ascesa inarrestabile sull’eliminazione della principale variabile del gioco finanziario – il tempo – condannando così il nostro pianeta a vivere un eterno presente, quando tutto è possibile per i nuovi padroni del vapore, i signori del silicio, l’aristocrazia delle app.
Guido Maria Brera nel 1999, non ancora trentenne, è fra i tre soci fondatori del Gruppo Kairos. A più riprese tra i migliori gestori hedge d’Europa, oggi è capo degli investimenti del Gruppo Kairos Julius Baer. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo I Diavoli, best seller da cui è nato il sito omonimo idiavoli.com, un progetto di giornalismo narrativo per raccontare la finanza e la geopolitica, 
e da cui Sky ha realizzato l’omonima serie tv. Nel 2017, con il premio Strega Edoardo Nesi, ha scritto Tutto è in frantumi e danza (La nave di Teseo).

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Guido Maria Brera: La fine del tempo

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

Philip Wade è uno stimato professore di Storia contemporanea al prestigioso Birkbeck College di Londra, ma in passato ha vissuto molte vite e in una di queste ha lavorato per una grande banca d’affari della City in qualità di analista, chiamato a prevedere le tendenze economiche, politiche e sociali su cui indirizzare gli investimenti. Colpito da una forma di amnesia, Philip oggi non riesce più a trattenere alcun ricordo recente: nei buchi della sua memoria scompare anche il saggio che stava scrivendo e di cui non c’è più traccia. Con il ritmo di un giallo, La fine del tempo narra l’indagine di un uomo nell’abisso della propria mente, intorno al mistero di un libro rivoluzionario e perduto. Scoperta dopo scoperta, mentre l’Europa si infiamma sotto il montare della marea populista, Philip Wade ricompone il mosaico del suo libro, che potrebbe mettere in discussione il dominio delle grandi corporation che governano l’economia mondiale. E che hanno fondato la loro ascesa inarrestabile sull’eliminazione della principale variabile del gioco finanziario – il tempo – condannando così il nostro pianeta a vivere un eterno presente, quando tutto è possibile per i nuovi padroni del vapore, i signori del silicio, l’aristocrazia delle app. Collana: Oceani, pp.176, 17 euro
GUIDO MARIA BRERA nel 1999, non ancora trentenne, e` fra i tre soci fondatori del Gruppo Kairos. A piu` riprese tra i migliori gestori hedge d’Europa, oggi e` capo degli investimenti del Gruppo Kairos Julius Baer. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo I Diavoli. La Finanza Raccontata dalla sua Scatola Nera, best seller da cui e` nato il sito omonimo idiavoli.com, un innovativo progetto di giornalismo narrativo per raccontare la finanza e la geopolitica, e da cui e` stata tratta la serie tv evento che andra` in onda in primavera su Sky con Patrick Dempsey e Alessandro Borghi. Nel 2017, con il premio Strega Edoardo Nesi, ha scritto Tutto e` in Frantumi e Danza (La nave di Teseo).

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Lavoro: Assunzioni, nel privato +41% a tempo indeterminato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 gennaio 2020

Stride sempre più il confronto tra il trattamento dei dipendenti pubblici e privati: lo confermano gli ultimi dati nazionali Inps sul periodo gennaio-novembre, dai quali risultano in diminuzione i contratti a tempo determinato, mentre si registra un netto incremento delle assunzioni definitive, che passano da 463.117 a 653.495. Anief ritiene che questi dati rappresentino l’ennesimo campanello d’allarme per il pubblico impiego, a partire dalla Scuola, dove ci sono non meno di 150 mila posti di docenti vacanti, di cui la metà di sostegno, e altri 50 mila per il personale Ata (considerando il ‘potenziamento’ e i profili professionali superiori mai attivati). In entrambi i casi, il Miur nasconde la maggior parte dei posti liberi in organico di fatto, destinandoli così solo ai supplenti e cassando sul nascere qualsiasi possibilità che vengano destinati ai precari.Fanno riflettere i dati nazionali Inps relativi al periodo gennaio-novembre, pubblicati in questi giorni dall’Osservatorio sul precariato: ci dicono che negli undici mesi del 2019, nel settore privato complessivamente le assunzioni sono state 6.666.609. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la crescita ha riguardato in particolare i contratti a tempo indeterminato. Risultano invece in diminuzione i contratti a tempo determinato e quelli in somministrazione: complessivamente, si registra, rispetto al 2018, un netto incremento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, che passano da 463.117 a 653.495 (+41%).Il personale precario della scuola continua invece a subire un trattamento vessatorio. Prima di tutto, perché i posti da coprire, che nell’UE vanno assegnati in automatico dopo 36 mesi svolti, continuano furbescamente ad essere nascosti in organico di fatto. E anche quando vengono finalmente destinati alle immissioni in ruolo, c’è da fare i conti con un sistema di reclutamento e di organizzazione delle graduatorie dei precari così fatiscente che nelle ultime due estati ha fatto mandare deserte più della metà delle assunzioni già finanziate dal Mef, con contingenti superiori ai 50 mila posti. Per non parlare dei 30 mila posti di Quota 100 lasciati in stand by e poi destinati a supplenza.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, quello che è accaduto con l’assunzione, attraverso l’ultima legge di bilancio, degli ex Lsu, è particolarmente grave. “Perché non si spiega proprio il motivo per cui lo Stato debba avere assorbito nei propri ruoli oltre 11.000 ex lavoratori socialmente utili, mentre decine di migliaia di supplenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici dello Stato continuano ad essere tagliati e a rimanere precari e senza alcuna certezza di stabilizzazione”.

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