Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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Otto anni per arrivare a sentenza civile

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

E’ il risultato di una ricerca della Commissione europea per l’efficienza della Giustizia del Consiglio d’Europa. In Germania i processi civili durano 2 anni e quattro mesi e in Spagna 2 anni e otto mesi.Immaginate una impresa o un cittadino che si rivolge alla giustizia italiana per ottenere una sentenza dopo 8 anni. Follia è attendere questa infinità di tempo per avere una risposta ed è uno dei motivi principali per i quali le imprese straniere evitano di investire nel nostro Paese.
Cosa ha fatto questo governo?
Praticamente nulla, perchè si è limitato a proporre (proporre, si intende) piccole modifiche al Codice di Procedura Civile attinenti al rito processuale.Per la parte penale, il Governo, con l’abolizione della prescrizione, si è mosso in direzione opposta dilatando all’infinito i tempi processuali.Il documento Colao, base della discussione nella riunione definita “Stati Generali”, dedica poco spazio alla giustizia, come se la questione non riguardasse le riforme strutturali che l’Ue ci chiede per accedere ai fondi comunitari. Non si capisce perché la performance dei tribunali mostri un così alto grado di differenziazione. Le esperienze di alcuni tribunali dimostrano che, adottando nuovi principi organizzativi, è possibile migliorare anche a parità di altre condizioni di contorno.Alcuni miti sono da sfatare, quali quelli relativi all’alto grado di litigiosità, alla minore spesa, alla mancanza di risorse umane, alla questione meridionale e alla maggiore efficienza dei piccoli tribunali.Nel 2015 fu elaborato un progetto per migliorare la performance dei tribunali, relativamente all’arretrato, ma la situazione è rimasta sostanzialmente immutata.
Quando la giustizia impiega anni per emettere sentenze si trasforma in denegata giustizia. Non sembra abbia importanza per l’attuale governo e per il suo ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede (M5S). by Primo Mastrantoni, segretario Aduc.
(N.R. Ci siamo fatti un punto d’onore scrivere una lettera, da dieci anni a questa parte, ai vari presidenti del consiglio che da allora ad oggi si sono succeduti, per segnalare l’urgenza e la inderogabilità di una riforma della giustizia spiegando, anche se siamo consapevoli che queste cose le conoscono molto bene, le ragioni che ci hanno spinto a farlo, ma nessuno ha pensato di far scrivere all’usciere di turno una qualche risposta.)

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Fattore J: per la salute è tempo di empatia

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

Roma. Qual è il rapporto dei giovani con la malattia? Come si comportano gli adolescenti di fronte a uno stato di disagio proprio o altrui? In che modo la scuola può aiutare a gestire gli stress della vita e ad affrontare emergenze importanti come quella che stiamo vivendo? Sono solo alcune delle domande al centro dell’evento live “Esperti in classe” che si è svolto questa mattina con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità. Collegati in un’aula virtuale aperta e diffusa più di 800 studenti e docenti da tutta Italia. Hanno partecipato anche la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, la sindaca Virginia Raggi e il professore Massimo Andreoni, primario del reparto Malattie Infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma.L’evento si è svolto nell’ambito di Fattore J, il programma promosso da Fondazione Mondo Digitale in collaborazione con Janssen Italia, divisione farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, per educare 100mila giovani all’inclusione, alla diversità e all’empatia verso le persone affette da malattie. Il percorso formativo prevede formazioni online e in presenza, oltre a video pillole e testimonianze dirette di associazioni nazionali di pazienti e partner scientifici di rilievo.Tra i 1.000 studenti che hanno risposto alle domande del questionario il 40% dichiara di vivere con disagio il rapporto con persone affette da una patologia. Tra le emozioni che i ragazzi dichiarano di provare maggiormente in questo periodo vi sono tristezza, malinconia, nostalgia, paura del futuro, noia e ansia. I giovani si considerano dotati di empatia, ma non si sentono in grado di gestire le proprie emozioni e di trasformarle da negative a positive.Uno spot di 100 secondi (youtu.be/vA5zzHQPaG4) dà il via alla campagna di sensibilizzazione di Fattore J. La formazione avverrà online e anche in presenza nelle scuole di sei regioni: Lazio, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Emilia Romagna e Veneto. Gli esperti guideranno ragazze e ragazzi a una corretta comprensione scientifica dei modi per prevenire e affrontare alcune patologie diffuse con focus particolare sulle aree terapeutiche di ematologia, immunologia, infettivologia, ipertensione polmonare e neuroscienze. Al loro fianco, le associazioni dei pazienti che aiuteranno a cogliere la dimensione più personale e intima della malattia, a sviluppare intelligenza emotiva e maggiore consapevolezza della “diversità” e “unicità”. Hanno aderito al progetto Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL), Associazione Ipertensione Polmonare Italiana Onlus (AIPI), Associazione Malati Reumatici del Piemonte (AMaR), Associazione Nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino (AMICI Onlus), Associazione Nazionale Amici per la Pelle (ANAP Onlus), Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza (APIAFCO), Network Persone Sieropositive (NPS Italia Onlus) e Progetto Itaca Onlus. Partner scientifico l’Università Campus Bio-Medico di Roma.

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Il tempo della svolta

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

By Pasquale Di Lena. “il capitalismo è entrato in un’epoca di distruttività radicale. Ci trascina in un vortice che dissolve le strutture della società, decompone lo Stato, cannibalizza gli strumenti della rappresentanza politica e della democrazia, desertifica il senso della vita. Al tempo stesso va divorando, sino al limite del collasso, le risorse naturali sul cui sfruttamento ha fondato i propri trionfi economici”.Apre così il libro di Piero Bevilacqua, “Il grande saccheggio- l’età del capitalismo distruttivo. “Subito dopo si legge “La crisi economica e finanziaria recente, anziché costituire occasione di una riflessione profonda, in grado di ripensare gli squilibri insostenibili della gigantesca macchina economica del capitale, diventa il terreno di lancio di un modo di produzione sempre più privo di ragioni sociali e ambientali…è tutto un gridìo…vecchie e logore espressioni di un linguaggio che da almeno cinquant’anni è sempre lo stesso…come se quanto accaduto non fosse che un incidente momentaneo, una brusca interruzione del percorso già tracciato per i secoli a venire”. Due passaggi di un libro uscito nel 2011 firmato da un professore illustre – amato dai suoi allievi e dai suoi lettori, stimato dai suoi colleghi – che ha pubblicato altri importanti libri e che, come tanti altri studiosi e ricercatori, è, per il suo pensiero netto contro il sistema, sconosciuto al grande pubblico dei talk show, animati da personaggi, nella gran parte, noiosi, ripetitivi di banalità, spesso non simpatici.In un mio recente articolo, scritto subito dopo la notizia del Coronavirus, pubblicato sul mio blog con il titolo “La speranza”, la mia prima riflessione è stata quella di individuare nella più grande crisi economica del capitalismo, il fallimento del sistema, il neoliberismo. Ciò che è peggio il non voler prendere atto del fallimento tant’è che ha continuato a percorrere la stessa strada, quella distruzione delle risorse e dei valori.Una scelta che il Covid-19 ha messo in discussione con la sua presenza. Un virus un po’ più grande degli altri finora conosciuti, arrivato all’improvviso e con una violenza devastante, partito, non a caso da un Paese, la Cina, che ha fatto proprie le regole del neoliberismo e le ha messe nelle mani di un solo capitalista, lo Stato, .Dalla Cina e dall’Asia e, in modo altrettanto violento, il salto in Italia, e, poi, con tanti distinguo e tante riluttanze, in Europa, nelle Americhe, in Australia, e altri angoli del mondo, fino a colpire tutt’e cinque i continenti. Un virus che, in questo modo, ha fatto propria la globalizzazione, mettendo in quarantena soprattutto la retorica dei potenti, dei ricchi, sempre più ricchi e sempre più avidi di denaro; della finanza, cioè delle banche e delle multinazionali.Un virus che, purtroppo, continua a seminare morte ed a colpire le persone più deboli, come gli anziani, e chi è in prima linea a difendere la nostra salute o le regole che servono a contenere la sua violenza, cioè quelli che sono in prima linea a combatterlo, dentro gli ospedali, le autoambulanze, sulle strade, sui posti di lavoro.Un virus che invita tutti a riflettere, partendo dalle azioni predatorie e distruttive del potere, perché torni a farsi sentire la voce di chi non ha jet su cui volare, barche su cui passare il tempo o bunker da abitare, ma solamente un cuore, una bocca e un’anima da sfamare e accarezzare.Un virus che ricorda a tutti la sacralità della terra, dei suoi ambienti e dei suoi paesaggi; la fertilità del suolo; la bontà delle foglie e dei frutti delle piante; la generosità degli animali; la necessità di sentirsi parte della natura e non padroni della stessa.C’è da dire che il tempo del virus che viviamo ci racconta soprattutto paure, disagi, senza però toglierci, per fortuna, il gusto di pensare e immaginare il domani.Si sente, tra mille silenzi, una voglia di svolta radicale come una necessità. Una svolta possibile solo se questo sentire diventa consapevolezza, cioè bisogno di cambiare le nostre abitudini e il nostro modo di pensare e di fare. Una svolta che serve alle nuove generazioni, quali eredi, e, come tali, vittime di un neoliberismo predatorio e distruttivo, che ha trasformato la sobrietà in spreco; il rispetto in abuso; la solidarietà in odio; la reciprocità in egoismo, le comunità in tanti individui isolati e gli individui in numeri.Ecco che diventa una priorità ribaltare le regole imposte dal neoliberismo , anche per non ritrovarsi a dover combattere, in tempi non lontani, altri virus ancor più cattivi del Covid-19.

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Tempo di riflessione e di scelte…

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

In questo tempo tragico di pandemia, vengono alla mente e al cuore le parole straordinarie e profetiche di San Giovanni Paolo II. Era l’Anno della Redenzione, Domenica 25 marzo 1984 nel Giubileo delle Famiglie quando egli pronunciò questa preghiera e questo accorato appello nell’Atto di Affidamento e di Consacrazione del Mondo Al Cuore Immacolato di Maria per la salvezza dell’umanità. Con lo sforzo, l’impegno da parte di ciascuno e non pochi sacrifici, riusciremo a combattere anche questo terribile male. Ma ci chiediamo quale sia il senso di quanto sta accadendo. Possiamo avere una risposta nelle parole del Cardinale Angelo Comastri con cui iniziava il Rosario il 31 marzo scorso su TV2000: “La Madonna ci ottenga il dono della luce per capire la lezione che ci viene da questa epidemia. Prima di tutto è un invito a fare un bagno di umiltà, per capire che siamo piccoli e fragili, e tutti abbiamo bisogno di aggrapparci ad una roccia, e La Roccia è soltanto Dio! Non dimentichiamolo! Poi, è un invito ad uno stile di vita più sobrio, più rispettoso nei confronti della creazione, che ha delle leggi ben precise, che vanno rispettate, altrimenti ci facciamo del male con le nostre stesse mani. Se mettiamo la mano sul fuoco, il fuoco non è cattivo; stolti siamo noi che mettiamo la mano sul fuoco! Ed infine, è un invito a riscoprire il vero senso, il vero significato della vita. La vita non è un gioco ma è un impegno per preparare il biglietto per entrare nella vera Festa che è al di là di questa vita! E nella festa si entra soltanto con il biglietto della bontà, il biglietto della Carità, che va preparato quaggiù, con una vita buona, subito, ora. Se vivessimo così la vita, saremmo felici fin da quaggiù”. È tempo di ritrovare la strada per Dio che i più hanno perso, ciò che è essenziale e il bene vero. Proviamo a metterci “dalla parte di Dio”: cosa ne abbiamo fatto dei Suoi Comandamenti? E delle vite che dovevano nascere e non essere abortite? Cosa ne abbiamo fatto del Matrimonio e i Suoi doni straordinari come il Battesimo, l’Eucarestia e la vita Eterna? Il Signore vuole salvarci e cerca il nostro cuore! Ma tocca a noi. Chiediamo perdono, preghiamo per tutti e aiutiamoci gli uni gli altri. Dio ci aiuterà a trovare un valido rimedio. (by Don Stefano Tardani)

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Stati Uniti d’Europa. Coronavirus. Quanto tempo ancora? Proposte

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

Quando finisce questa emergenza Coronavirus, si chiedono e ci chiedono? La risposta non c’è, almeno che non ci si voglia affidare a un astrologo o a un cartomante.Per affrontare la pandemia ci sono due strade da percorrere: la prima è quella di lasciar correre l’infezione, tesi proposta del premier britannico Boris Johnson, il che provoca un numero elevato di morti, la seconda è quella della ricerca del vaccino e della adozione di misure di contenimento.Le misure di contenimento sono più o meno efficaci in relazione alla predisposizione di piani sanitari, da attuare coerentemente ed efficacemente.E’ sotto gli occhi di tutti che nel nostro Paese le indicazioni sanitarie nazionali sono state parzialmente ignorate e le Regioni hanno fatto da sé. I risultati sono evidenti: circa 129 mila contagiati e 16 mila morti con un indice di letalità, cioè il rapporto tra infettati e i morti, del 12%.
In Germania l’indice di letalità è dell’1,4%. Ci sono circa 110 mila contagiati e 1600 morti.Da rilevare che la Germania ha 83 milioni di abitanti e l’Italia 60 milioni. Il perché lo abbiamo spiegato in un precedente intervento (1), che riassumiamo: la Germania ha predisposto un piano emergenziale in caso di pandemia, fin dal 2005, che è stato eseguito in tutto il territorio. Un esempio per tutti: in Germania si fanno 350 mila tamponi a settimana. Insomma, organizzazione e disciplina.Che fare dunque, per il futuro? Un Piano pandemico europeo, è la risposta, con il trasferimento di poteri sanitari in sede comunitaria.Domani si riunirà il Consiglio europeo, formato dai capi di Stato e di Governo. Potrebbe essere l’occasione buona per approvare iniziative sanitarie, oltre a quelle economico-finanziarie. Occorre muoversi insieme. Occorrono gli Stati Uniti d’Europa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il diritto penale al tempo del coronavirus

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

In questi giorni si affastellano numerose notizie sulle prescrizioni imposte con i decreti urgenti emessi per contenere l’emergenza epidemica del coronavirus. Molte testate giornalistiche hanno diffuso informazioni errate in relazione alle fattispecie di reato che possono essere contestate a chi tenga comportamenti vietati. Proviamo a fare un po’ di chiarezza. L’ordinamento prevede un sistema di sanzioni con un crescendo di gravità per chi tenga condotte illecite.
La prima e più semplice condotta da valutare è quella di chi non rispetti le prescrizioni date con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (8.3.20 e seguenti, per approfondire: https://www.aduc.it/comunicato/coronavirus+disposizioni+valide+tutto+territorio_30811.php) senza che vi siano “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute o rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”. In questo caso, la fattispecie generale a copertura di tutte le violazioni deve individuarsi nell’art. 650 c.p., ossia nella contravvenzione di “inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità” secondo cui, “chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico, o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro”.
Questo reato, essendo una contravvenzione punita alternativamente con l’arresto o la sanzione pecuniaria è soggetta ad oblazione ex art. 162 bis c.p. e chi viola le prescrizioni dell’autorità potrebbe essere ammesso – a discrezione del Giudice – a pagare una somma simbolica di 103 euro. Chi abbia una valida ragione per sottrarsi agli obblighi imposti dall’Autorità, può ricorrere ad un’autocertificazione. Ma attenzione: in questo caso, ove la dichiarazione risultasse mendace si potrebbe incorrere in una sanzione più grave e l’autore dell’illecito potrebbe essere chiamato a rispondere del reato di falso ideologico commesso dal privato ai sensi del combinato disposto dagli artt. 76 DPR 445/2000 e 483 c.p. In altre parole, le sanzioni sarebbero più gravi e potrebbe essere contestato un delitto punito fino a due anni di reclusione. Lo stesso modello di autocertificazione (https://www.aduc.it/comunicato/coronavisrus+nuovo+regime+mobilita+individuale_30787.php) richiama poi la fattispecie di cui all’art. 495 c.p., ossia il delitto di “falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri”. Il richiamo a questa norma, sembra riguardare non tanto il caso in cui venga dichiarata una falsa esigenza per sottrarsi alle disposizioni di urgenza, quanto l’ipotesi in cui vengano attestate false generalità al pubblico ufficiale, sia pure con lo stesso fine di sottrarsi alle disposizioni di urgenza dichiarando il falso. La pena è più grave e si assesta fra uno e sei anni di reclusione.
Veniamo poi ai comportamenti più estremi. Si potrebbero astrattamente ravvisare alcune responsabilità colpose nel caso in cui l’autore del reato trascurasse i propri sintomi e tenesse condotte improprie, magari in violazione di legge, provocando così qualche contagio. In queste ipotesi si potrebbero ravvisare le condotte di lesioni ed omicidio colposi purché sussista la prova del nesso di causalità fra la condotta e l’evento lesivo. In caso di condotte dolose, da “untore”, potrebbero essere altresì contestati i reati di lesioni ed omicidio volontario. Quest’ultima ipotesi ricorda invero i fatti di diffusione volontaria del virus HIV, con un’accettazione del rischio di contagio da parte dell’autore del reato (cfr. https://avvertenze.aduc.it/ilpenalista/hiv+aids+stato+della+normativa+della+giurisprudenza_26888.php). Uno dei casi più noti si è peraltro concluso con la condanna per lesioni volontarie aggravate poiché l’autore del reato aveva consapevolmente trasmesso il virus mediante rapporti non protetti con numerose donne (cfr. Cass. Pen. n. 48014, 26.11.2019). Per tornare al Covid-19, si potrebbe pensare, ad esempio, al caso di chi, consapevole di essere positivo e contagioso si rechi volontariamente in luoghi affollati cagionando la malattia ad altre persone ben individuate.
Le pene, a seconda della fattispecie contestata, possono andare dalla reclusione fino a tre mesi per le lesioni colpose, sino ad una pena da 6 a dodici anni per le lesioni dolose gravissime e 21 anni di reclusione (nel minimo) per l’omicidio volontario.
Il codice penale prevede altresì i reati di epidemia colposa e dolosa. In particolare, l’art. 438 c.p. prevede che “chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo”. Questa fattispecie è dolosa: in altre parole è richiesto che l’autore del reato, avendo nella sua disponibilità il virus, lo diffonda volontariamente. Il reato non è escluso nel caso in cui lo stesso soggetto sia infetto ed utilizzi la propria persona per la diffusione (cfr. Cass. Pen. n. 48014, 26.11.2019). Se il fatto avviene per colpa la pena è ben più contenuta e si assesta fra uno e cinque anni di reclusione (art. 452 c.p.).I reati di epidemia sono raramente contestati poiché prevedono stringenti requisiti per la loro configurabilità: la giurisprudenza richiede infatti che il contagio abbia dato luogo ad una diffusione incontrollabile, che abbia interessato un numero di soggetti indeterminato e che sia avvenuta in un periodo contenuto di tempo: per tale ragione, questa fattispecie fu esclusa nel citato caso di trasmissione di HIV, poiché il numero delle vittime era contenuto e ben determinato e il virus si era diffuso in un lungo arco temporale. Inoltre il delitto di epidemia è fattispecie a condotta vincolata ed è dunque richiesto un preciso percorso causale nella verificazione dell’evento: è invero necessaria la “diffusione di germi patogeni”. In altre parole, il delitto in esame non può essere contestato a chi abbia tenuto condotte omissive, ad esempio, non comunicando a sanitari i propri sintomi o il proprio stato di positività (cfr. Cass. Pen. n. 9133, 28.02.2017).Come sempre, il diritto penale deve ritenersi l’extrema ratio ed è inutile punire severamente i singoli se il virus si è già diffuso: a ben vedere la tenuta del sistema sanitario è nelle mani della maturità e della responsabilità morale – più che penale – dell’individuo.
(Fabio Clauser, legale, consulente Aduc)

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Guido Maria Brera: La fine del tempo

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 febbraio 2020

Collana Oceani, pp. 176, 17 euro, in libreria dal 20 febbraio. Dopo il successo italiano e internazionale del precedente I Diavoli – che si annuncia come la serie evento di questa primavera su Sky con Patrick Dempsey e Alessandro Borghi – l’autore ritorna con un thriller nella notte dell’economia digitale, che racconta come le grandi corporation tecnologiche hanno imposto il loro dominio finanziario.
Giovedì 20 febbraio, l’autore presenta il libro con Sandro Veronesi e Alessandro Borghi (Feltrinelli, largo Argentina, ore 18.30).
Philip Wade è uno stimato professore di Storia contemporanea al prestigioso Birkbeck College di Londra, ma in passato ha vissuto molte vite e in una di queste ha lavorato per una grande banca d’affari della City in qualità di analista, chiamato a prevedere le tendenze economiche, politiche e sociali su cui indirizzare gli investimenti. Colpito da una forma di amnesia, Philip oggi non riesce più a trattenere alcun ricordo recente: nei buchi della sua memoria scompare anche il saggio che stava scrivendo e di cui non c’è più traccia.Con il ritmo di un giallo, La fine del tempo narra l’indagine di un uomo nell’abisso della propria mente, intorno al mistero di un libro rivoluzionario e perduto. Scoperta dopo scoperta, mentre l’Europa si infiamma sotto il montare della marea populista, Philip Wade ricompone il mosaico del suo libro, che potrebbe mettere in discussione il dominio delle grandi corporation che governano l’economia mondiale. E che hanno fondato la loro ascesa inarrestabile sull’eliminazione della principale variabile del gioco finanziario – il tempo – condannando così il nostro pianeta a vivere un eterno presente, quando tutto è possibile per i nuovi padroni del vapore, i signori del silicio, l’aristocrazia delle app.
Guido Maria Brera nel 1999, non ancora trentenne, è fra i tre soci fondatori del Gruppo Kairos. A più riprese tra i migliori gestori hedge d’Europa, oggi è capo degli investimenti del Gruppo Kairos Julius Baer. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo I Diavoli, best seller da cui è nato il sito omonimo idiavoli.com, un progetto di giornalismo narrativo per raccontare la finanza e la geopolitica, 
e da cui Sky ha realizzato l’omonima serie tv. Nel 2017, con il premio Strega Edoardo Nesi, ha scritto Tutto è in frantumi e danza (La nave di Teseo).

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Guido Maria Brera: La fine del tempo

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

Philip Wade è uno stimato professore di Storia contemporanea al prestigioso Birkbeck College di Londra, ma in passato ha vissuto molte vite e in una di queste ha lavorato per una grande banca d’affari della City in qualità di analista, chiamato a prevedere le tendenze economiche, politiche e sociali su cui indirizzare gli investimenti. Colpito da una forma di amnesia, Philip oggi non riesce più a trattenere alcun ricordo recente: nei buchi della sua memoria scompare anche il saggio che stava scrivendo e di cui non c’è più traccia. Con il ritmo di un giallo, La fine del tempo narra l’indagine di un uomo nell’abisso della propria mente, intorno al mistero di un libro rivoluzionario e perduto. Scoperta dopo scoperta, mentre l’Europa si infiamma sotto il montare della marea populista, Philip Wade ricompone il mosaico del suo libro, che potrebbe mettere in discussione il dominio delle grandi corporation che governano l’economia mondiale. E che hanno fondato la loro ascesa inarrestabile sull’eliminazione della principale variabile del gioco finanziario – il tempo – condannando così il nostro pianeta a vivere un eterno presente, quando tutto è possibile per i nuovi padroni del vapore, i signori del silicio, l’aristocrazia delle app. Collana: Oceani, pp.176, 17 euro
GUIDO MARIA BRERA nel 1999, non ancora trentenne, e` fra i tre soci fondatori del Gruppo Kairos. A piu` riprese tra i migliori gestori hedge d’Europa, oggi e` capo degli investimenti del Gruppo Kairos Julius Baer. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo I Diavoli. La Finanza Raccontata dalla sua Scatola Nera, best seller da cui e` nato il sito omonimo idiavoli.com, un innovativo progetto di giornalismo narrativo per raccontare la finanza e la geopolitica, e da cui e` stata tratta la serie tv evento che andra` in onda in primavera su Sky con Patrick Dempsey e Alessandro Borghi. Nel 2017, con il premio Strega Edoardo Nesi, ha scritto Tutto e` in Frantumi e Danza (La nave di Teseo).

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Lavoro: Assunzioni, nel privato +41% a tempo indeterminato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 gennaio 2020

Stride sempre più il confronto tra il trattamento dei dipendenti pubblici e privati: lo confermano gli ultimi dati nazionali Inps sul periodo gennaio-novembre, dai quali risultano in diminuzione i contratti a tempo determinato, mentre si registra un netto incremento delle assunzioni definitive, che passano da 463.117 a 653.495. Anief ritiene che questi dati rappresentino l’ennesimo campanello d’allarme per il pubblico impiego, a partire dalla Scuola, dove ci sono non meno di 150 mila posti di docenti vacanti, di cui la metà di sostegno, e altri 50 mila per il personale Ata (considerando il ‘potenziamento’ e i profili professionali superiori mai attivati). In entrambi i casi, il Miur nasconde la maggior parte dei posti liberi in organico di fatto, destinandoli così solo ai supplenti e cassando sul nascere qualsiasi possibilità che vengano destinati ai precari.Fanno riflettere i dati nazionali Inps relativi al periodo gennaio-novembre, pubblicati in questi giorni dall’Osservatorio sul precariato: ci dicono che negli undici mesi del 2019, nel settore privato complessivamente le assunzioni sono state 6.666.609. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la crescita ha riguardato in particolare i contratti a tempo indeterminato. Risultano invece in diminuzione i contratti a tempo determinato e quelli in somministrazione: complessivamente, si registra, rispetto al 2018, un netto incremento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, che passano da 463.117 a 653.495 (+41%).Il personale precario della scuola continua invece a subire un trattamento vessatorio. Prima di tutto, perché i posti da coprire, che nell’UE vanno assegnati in automatico dopo 36 mesi svolti, continuano furbescamente ad essere nascosti in organico di fatto. E anche quando vengono finalmente destinati alle immissioni in ruolo, c’è da fare i conti con un sistema di reclutamento e di organizzazione delle graduatorie dei precari così fatiscente che nelle ultime due estati ha fatto mandare deserte più della metà delle assunzioni già finanziate dal Mef, con contingenti superiori ai 50 mila posti. Per non parlare dei 30 mila posti di Quota 100 lasciati in stand by e poi destinati a supplenza.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, quello che è accaduto con l’assunzione, attraverso l’ultima legge di bilancio, degli ex Lsu, è particolarmente grave. “Perché non si spiega proprio il motivo per cui lo Stato debba avere assorbito nei propri ruoli oltre 11.000 ex lavoratori socialmente utili, mentre decine di migliaia di supplenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici dello Stato continuano ad essere tagliati e a rimanere precari e senza alcuna certezza di stabilizzazione”.

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Libro: Guido Maria Brera “La fine del tempo”

Posted by fidest press agency su martedì, 28 gennaio 2020

Uscita prevista: 20 febbraio. Dopo il successo italiano e internazionale del precedente I Diavoli – che si annuncia come la serie evento di questa primavera su Sky con Patrick Dempsey e Alessandro Borghi – Guido Brera ritorna con un thriller nella notte dell’economia digitale, che racconta come le grandi corporation tecnologiche hanno imposto il loro dominio finanziario. Londra, Philip Wade è un intellettuale di sinistra in crisi. Insegna Storia contemporanea al prestigioso Birkbeck College, ma in passato ha vissuto molte vite e in una di queste ha lavorato per una grande banca d’affari della City in qualità di strategist. Così viene chiamato l’analista deputato a cogliere le tendenze economiche, politiche e sociali. Colpito da una forma di amnesia a breve termine, Philip non riesce a conservare alcun ricordo recente. Una delle cose che ha dimenticato è il libro a cui stava lavorando e di cui non c’è più traccia. La fine del tempo narra con il ritmo di un thriller l’indagine di un uomo nell’abisso della propria mente, intorno al mistero di un’opera epocale e scomoda, ora perduta. Scoperta dopo scoperta, tassello dopo tassello, mentre l’Europa brucia sotto il montare della marea populista, Philip Wade ricomporrà il mosaico di un libro forse mai scritto. Ovvero: un’analisi della nascita dell’economia high tech e del dominio delle grandi corporation tecnologiche; una ricerca su quel paradosso dei “tassi a zero” che hanno reso possibile l’ascesa delle platform companies, cancellando la variabile principale del gioco finanziario – il tempo – e condannando il pianeta Terra a vivere un eterno presente in cui tutto è possibile per i nuovi padroni del vapore, i signori del silicio, l’aristocrazia delle App. (La Nave di Teseo Editore)

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Essere giovani nel tempo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2020

Da “ragazzetto sedicenne” marinavo la scuola per andare ad ascoltare presso la locale Corte d’Appello l’arringa del principe del foro che giungeva appositamente dalla “lontana Napoli”, mentre i miei occasionali compagni d’avventura si limitavano a brevi commenti, io, al contrario, sentivo l’impulso di dover “arricchire” tale esperienza lasciando un messaggio scritto in proposito e corredandolo con le mie note di commento. Ero diventato, e lo sono tuttora, un grafomane. Qualsiasi argomento mi affascina e in ciascuno di essi debbo dire la mia. Diventavo persino un baciapile per ascoltare le prediche che nella settimana santa famosi uomini di Chiesa degnavano, i miseri peccatori, della loro saggezza con frasi infarcite di citazioni latine. Nonostante ciò essi avevano il merito, non certo di convincermi, ma di far esplodere tutto il mio anti-clericalismo. Mi facevo un motivo d’onore nel ribattere punto su punto quelle pur “dotte” prediche ed apparentemente inoppugnabili. Un altro “diletto” era quello di partecipare ai comizi, in specie se l’atmosfera si riscaldava ed arrivavano da “fuori” i pezzi da novanta della politica nazionale, e la piazza fremeva per gli applausi e gli entusiasmi partigiani e gli zittii imposti agli oppositori che si facevano notare per i loro mugugni e fischi. I miei beniamini erano Almirante, Nenni e un parlamentare liberale locale, un certo Avv. Colitto. Ciascuno di essi militava in un partito politico diverso, ma avevano in comune una oratoria brillante e convincente che seduceva. Eppure non mi sentivo né missino, né liberale, né socialista. E da questo mio vagabondare, impegni scolastici permettendo, tra le aule di giustizia, i sagrati e le navate delle Chiese e le piazze “mondane” delle mia città, trassi la prima lezione di vita appresa fuori dalle mura domestiche e il chiuso delle “segrete” scolastiche.
Imparai che non sempre la verità è in ciò che si dice o nel modo come viene sostenuta. Nei Tribunali dell’uomo un innocente o un colpevole viene assolto o condannato se il suo difensore risulta convincente o meno, abile nell’insinuare un dubbio o maldestro nel tralasciare un elemento che potrebbe scagionarlo. Lo stesso fa il predicatore in Chiesa nell’esaltare il sacrificio di Cristo per l’uomo per poi perdersi dietro regole che lo umiliano e finiscono con il riverberare una luce ambigua sullo stesso Redentore. E il politico non è da meno. Egli fa prevalere gli interessi di parte alla ragione di tutti e in opposizione ai valori di più alto contenuto che pur dichiara di voler professare. A tutto ciò vi aggiunsi, per un breve periodo di tempo, le ritrovate letture, dimenticate per anni in cantina, delle prediche di un mio lontano parente sacerdote, trascritte manualmente con una grafia nitida e ordinata su fogli raccolti a libro ma di ardua lettura in quanto il testo era in più parti rosicchiato dai topi ed ingiallito dal tempo e mostrava tutto il suo cattivo stato di conservazione dato il luogo dove l’avevo ritrovato.
Ascoltare e leggere, meditare e commentare stavano diventando il mio pane quotidiano. Questo modo di recepire i messaggi che provenivano dall’esterno e di manipolarli, riproponendoli in forma scritta, mi indussero a fare scelte di vita e professionali più congeniali alle mie inclinazioni. Tant’è che preferivo scrivere al parlare in pubblico. Tuttavia non lesinavo la conversazione ma doveva riguardare un argomento che mi era gradito e servirmi poi da stimolo per riprenderlo nei miei scritti. (Riccardo Alfonso)

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Presentazione del libro di Silvana Lazzarino: “Emozioni senza tempo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Roma sabato 23 novembre 2019 ore 18.00 presso la Libreria Hora Felix, Roma, Via Reggio Emila, 89 presentazione del libro edito da EPC Edizioni Progetto Cultura (2019) a cura di Sandro Angelucci, letture di Loredana D’Alfonso. Modera Maria Rizzi. A moderare l’incontro sarà Maria Rizzi, Presidente Iplac, affermata scrittrice di gialli e organizzatrice di eventi letterari; la presentazione è a cura di Sandro Angelucci, poeta, saggista e critico letterario di grande spessore e sensibilità tra i più affermati nel panorama italiano che si soffermerà sul contenuto della raccolta della poetessa romana. Le letture sono affidate alla voce suadente di Loredana D’Alfonso scrittrice di racconti, poetessa e giornalista. Durante la presentazione dove Silvana Lazzarino e Sandro Angelucci affronteranno l’idea di sospensione del tempo nella continuità dell’esistenza espressa in diverse liriche, verranno proiettate le immagini dei dipinti della famosa pittrice a livello internazionale PATRIZIA CANOLA riferiti alla natura compresa l’opera “Ortensie”, scelta dall’autrice quale copertina per il suo libro dato il contenuto profondo che si evince legato alla continuità dell’esistenza, in linea con la tematica trattata nella raccolta poetica.Nella raccolta poetica dell’autrice romana, con prefazione a cura di Sandro Angelucci, è rivelato un dialogo interiore a partire da quanto affiora e si manifesta negli orizzonti di una Natura in divenire dove tutto è sospeso tra materia e spirito, finito e infinito, e dove il
particolare si mostra nell’universale, nella ciclicità di un tempo senza tempo. Tutto torna e non finisce. Sospensione del tempo rivelata dalla Natura nei suoi molteplici aspetti:un cielo a partita d’occhio restituisce questa continuità dello scorreredella vita pur nell’alternarsi delle stagioni che risuonano contrastanti, eppure in perfetta armonia nello sviluppo di un ciclo infinito dove principio e fine coincidono nell’eterno rifiorire del pensiero e di quella scintilla di luce insita in ogni essere con diverse forme e sfumature. Il Tempo in cui sono restituite le Emozioni sembra non esistere per l’autrice che con la poesia “Il confine del cielo” indica come la volta celeste non possa che essere rapportata se non a sé stessa, nella sua infinitezza e nel suo non essere inserita in alcun tempo e spazio. Sandro Angelucci all’inizio della sua prefazione al libro prendendo in considerazione la suddetta poesia così scrive: “Silvana Lazzarino si sente cinta e racchiusa dalla volta celeste, un’entità indefinibile perché rapportabile unicamente a sé stessa. Nessuno spazio, nessun tempo, nessun luogo cui riferirsi.” Il tempo nell’osservazione del creato sembra fermarsi fino a non esistere per l’autrice nel suo volercoinvolgere tutto l’essere andando oltre la semplice contemplazione dello stesso. In copertina l’immagine del dipinto “Ortensie” di Patrizia Canola racchiude il senso di questa ciclicità della vita e allo stesso tempo il suo mistero. Il colore blu e la sfericità di questi fiori restituiscono l’idea di un tempo senza tempo, ciclico e perfetto, dove si può ritrovare altro senso a questo viaggio, volgendo lo sguardo verso l’attesa di un nuovo giorno “dove l’orizzonte schiarisce/ e tutto è come sospeso/per rinascere”.
Il libro di poesie “Emozioni senza tempo” si è aggiudicato il terzo posto alla XIV edizione del Premio Letterario internazionale “Voci città
di Roma” organizzato dall’Iplac e promosso dal X Municipio del Comune di Roma e dal Rocca di Papa, e anche il terzo posto alla XIX Edizione del Concorso Internazionale Poetico Musicale organizzato dalla Delegazione Provinciale di Lecce del Cenacolo Accademico Europeo “Poeti nella Società”, in collaborazione con l’Accademia Neapolis di Napoli, l’Accademia “Arte e Cultura” di Salerno, la M.C.I. di Basilea, l’Associazione Koinè di Castrignano dei Greci, di altri Centri culturali e con il Patrocinio del Comune di Martano (LE).

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Nei telomeri rimane traccia del tempo che passa

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

È fisiologico che i telomeri si accorcino progressivamente con la replicazione del DNA della cellula associato alla sua proliferazione o che si danneggino nel tempo anche in assenza di proliferazione. L’accorciamento eccessivo e il danno ai telomeri costituiscono una minaccia alla stabilità del nostro DNA e la cellula reagisce attivando un allarme molecolare che blocca la proliferazione della cellula danneggiata inducendo la sua senescenza, una forma di invecchiamento cellulare. La cellula senescente perde per sempre la sua capacità di proliferare e di svolgere efficientemente le sue funzioni, e questo impedisce ai tessuti di rigenerarsi. Questo fenomeno avviene inevitabilmente nel normale processo di invecchiamento dell’organismo ma anche a seguito di eventi patologici quali alcune malattie genetiche e i tumori.
Una ricerca precedentemente condotta sempre dal team di Fabrizio d’Adda di Fagagna – responsabile del programma di IFOM Risposta al danno al DNA e senescenza cellulare e ricercatore presso l’Istituto di Genetica Molecolare del CNR – e descritta sulla rivista Nature Communications nel 2017, aveva rivelato che i telomeri danneggiati inducono la formazione di due specifiche classi di RNA non codificanti, chiamate dilncRNA e DDRNA, che attivano l’allarme molecolare che causa la senescenza della cellula. Grazie allo sviluppo di molecole antisenso complementari a tali RNA i ricercatori sono riusciti a indurre lo spegnimento di questi allarmi in maniera mirata.
Lo studio appena pubblicato su Nature Communications e condotto da IFOM con la collaborazione del CNR-IGM di Pavia e del Karolinska Institute in Svezia, e con il sostegno di Fondazione Telethon e dell’ERC, dimostra in cellule umane in vitro e in vivo in un modello murino di questa malattia come lo spegnimento degli allarmi molecolari ai telomeri tramite queste molecole antisenso prevenga l’invecchiamento precoce caratteristico di questa patologia. “Abbiamo testato le nostre molecole antisenso in cellule umane derivate dalla pelle di pazienti – spiega la ricercatrice IFOM Francesca Rossiello, coautrice dello studio – e nella pelle di un modello murino di HGPS, allungando la vita massima di questi topi di quasi il 50%”. “Ed è stata una soddisfazione – aggiunge Julio Aguado, primo autore della pubblicazione – a distanza di soli due anni dalla nostra scoperta di questi RNA non codificanti, riuscire ad applicare con successo ad una patologia umana il nuovo approccio per la loro inibizione”.Ad oggi, più di una dozzina di farmaci sono stati testati per questa patologia, ma non hanno dato risultati soddisfacenti una volta arrivati in clinica. “Abbiamo osservato effetti positivi di alcuni trattamenti nei modelli murini preclinici, ma gli effetti sui pazienti non sono soddisfacenti. Occorre ripensare e identificare nuove strategie per trattare questa patologia,” afferma Maria Eriksson, ricercatrice del Karolinska Institute, coautrice del lavoro e prima scopritrice, 16 anni fa, della mutazione genetica responsabile di questa condizione.“Questa ricerca, oltre a segnare un avanzamento conoscitivo per la Progeria – conclude Fabrizio d’Adda di Fagagna – apre la possibilità di testare le molecole antisenso per la cura di tante altre patologie umane legate all’invecchiamento e associate al danno ai telomeri, come i tumori, la cirrosi epatica, la fibrosi polmonare, l’aterosclerosi, il diabete, la cataratta, l’osteoporosi e l’artrite. Siamo convinti del potenziale terapeutico di questo approccio e siamo determinati a portarlo sempre più vicino ai pazienti, anche nel contesto oncologico”. Questo lavoro non sarebbe stato possibile senza il supporto di Fondazione Telethon ed ERC per questa ricerca, e del costante sostegno di AIRC e FIRC al gruppo di d’Adda di Fagagna.

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Il Tempo e Rete 4 attaccano la Città metropolitana di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Da alcuni giorni è in atto una campagna denigratoria contro l’ente “Città Metropolitana di Roma Capitale”, iniziata dal quotidiano il Tempo che ha pubblicato una serie di articoli che vanno dagli altisonanti stipendi dei dirigenti fino alle infiltrazioni d’acqua della nuova sede, per terminare con la trasmissione di Mario Giordano su rete 4 che, autorizzata ad entrare e fare riprese presso la sede via Ribotta, intervista dirigenti ed insegue i dipendenti denigrandoli per l’uscita alle ore 16.E’ del tutto evidente che l’attacco mediatico messo in atto, proveniente guarda caso solo da una parte specifica, è di natura politica e finalizzato a dimostrare le incapacità e le contraddizioni della gestione amministrativa di chi governa ed in particolare della sindaca Raggi.Certo chi ci ha governato in questi ultimi anni non ha certo mostrato grandi capacità, oltre a tagliare nastri alle inaugurazioni non è stato in grado di imprimere un indirizzo politico all’ente, ma non si utilizzino i dipendenti della ex provincia per facili strumentalizzazioni giornalistiche da quattro soldi.E’ utile ricordare alle redazioni del quotidiano e della trasmissione televisiva che non è certo colpa dei dipendenti se la riforma “Delrio” si è rivelata un fallimento totale, o se l’acquisto della nuova sede a via Ribotta è stato un grande spreco di risorse economiche. Questa organizzazione sindacale era stata profetica in tal senso denunciando sin dall’inizio il disastro di entrambe le operazioni.Al giornalista Giordano in particolare ricordiamo, cosa che dovrebbe conoscere, che l’orario di lavoro dei dipendenti pubblici è strutturato in 36 ore settimanali e che evidenziare nel servizio l’uscita ad una certa ora del pomeriggio è solo sensazionalismo giornalistico. Infine è bene sempre ricordare al conduttore e alla sua esperta in Pubblica Amministrazione Iva Zanicchi, che l’ultima riforma della PA che riguarda la dirigenza, gli incarichi, e la valutazione della performance lavorativa è stata opera di un Ministro (Brunetta) che il loro datore di lavoro dovrebbe conoscere molto bene.

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Ruini e le sfide del nostro tempo

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

«L’intervista del cardinal Ruini offre molti e importanti spunti di riflessione. Il processo di scristianizzazione che sta interessando anche l’Italia e la profonda crisi antropologica dell’Europa sono due fenomeni epocali che la politica non può ignorare, perché toccano le fondamenta stesse della nostra civiltà. Nel tempo del globalismo unificante, chi ambisce a difendere la nostra identità non può prescindere dalle sue radici classiche e cristiane, dai valori che ne sono derivati e che hanno caratterizzato la nostra società. Su tutti: la centralità della persona umana, la sacralità della vita, la difesa della famiglia naturale e la laicità dello Stato. Sono d’accordo con il cardinal Ruini quando dice che non è questo il tempo per un partito dei cattolici, ma sono convinta che il contributo che i cattolici possono offrire alla politica sia determinante per vincere le difficili sfide del nostro tempo. Un contributo valoriale e culturale che permea già oggi tante battaglie di Fratelli d’Italia e che vogliamo valorizzare ancora di più». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Poesie: “Emozioni senza tempo di di Silvana Lazzarino”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Roma giovedì 31 ottobre 2019 ore 17.00 Dipendenza della Casina delle Civette Musei di Villa Torlonia, Via Nomentana 70 nell’ambito degli eventi collaterali alla mostra “Il Giardino delle Meraviglie. Opere dell’artista Garth Speight” presso la Dipendenza della Casina delle Civette si terrà la presentazione del libro di poesie dedicate alla Natura “Emozioni senza Tempo” (edizioni EPC 2019) di Silvana Lazzarino. Ad introdurre il libro di poesie Cesare Nissirio, Direttore del Museo Parigino di Roma e Curatore della mostra con Maria Grazia Massafra Responsabile del Museo della Casina delle Civette. Sarà presente l’artista Garth Speight. Nella raccolta poetica dell’autrice romana, impiegata, giornalista/pubblicista e poetessa, con prefazione a cura di Sandro Angelucci, affermato poeta, saggista e critico letterario, è rivelato un dialogo interiore a partire da quanto affiora e si manifesta negli orizzonti di una Natura in divenire dove tutto è sospeso tra materia e spirito, finito e infinito, e dove il particolare si mostra nell’universale, nella ciclicità di un tempo senza tempo. Tutto torna e non finisce. Il libro di poesie “Emozioni senza tempo” si è aggiudicato il terzo posto alla XIV edizione del Premio Letterario internazionale “Voci città di Roma” organizzato dall’Iplac e promosso dal X Municipio del Comune di
Roma e da Rocca di Papa, e anche il terzo posto alla XIX Edizione del Concorso Internazionale Poetico Musicale organizzato dalla Delegazione Provinciale di Lecce del Cenacolo Accademico Europeo “Poeti nella Società”, in collaborazione con l’Accademia Neapolis di Napoli, l’Accademia “Arte e Cultura” di Salerno, la M.C.I. di Basilea, l’Associazione Koinè di Castrignano dei Greci, di altri Centri culturali e con il Patrocinio del Comune di Martano (LE).

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“Il tempo dei bambini”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

Roma lunedì 21 ottobre alle ore 10 presso la Sala Rosa della Banca d’Italia, in via Nazionale 91 a Roma, Save the Children presenta l’Atlante dell’infanzia a rischio 2019 “Il tempo dei bambini”.La pubblicazione dell’Organizzazione che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, a cura di Giulio Cederna, giunta quest’anno alla sua decima edizione, rappresenta una fotografia aggiornata della condizione dell’infanzia in Italia, con dati e indicatori, mappe, tavole e grafici che raccontano i principali ostacoli incontrati negli ultimi dieci anni dai bambini e dagli adolescenti e le principali sfide future da affrontare.
Intervengono alla presentazione: Elena Bonetti, Ministro per le Pari Opportunità, Famiglia e Disabilità; Andrea Brandolini, Banca d’Italia; Claudio Tesauro, Presidente Save the Children; Gianrico Carofiglio, scrittore; Giulio Cederna, curatore dell’Atlante dell’infanzia a rischio; Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children; Miriam Giorgi, studentessa; Marco Imperiale, Direttore Impresa Sociale Con i bambini; i ragazzi e le ragazze di Fridays for Future.Nella stessa giornata, l’Atlante dell’infanzia a rischio 2019 verrà presentato anche in altre nove città italiane: Ancona, Bari, Catania, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Sassari, Torino e Udine.

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Politica: Non è più tempo di discussioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Ci risiamo. Dopo aver digerito non sempre bene i risultati elettorali ora il passatempo dei nostri “esperti” dalla politica alla filosofia, dalla sociologia al pettegolezzo sembrano concentrati sui passi che i nuovi leader compiranno e come intendono risolvere gli aspetti più urgenti del nostro vivere quotidiano. Da più disparate parti i talk-show, infatti, impazzano con discussioni di ogni genere ora sul tema d’attualità sulla formazione del nuovo governo e sul ritorno alle urne e quando, sul conflitto d’interessi, sulla riforma della giustizia, sulla legge elettorale e la riduzione del numero dei parlamentari, ora sulla riforma del lavoro e via di questo passo. Non bastano per questi amatori delle tavole rotonde i tanti bla bla che per decenni abbiamo dovuto sorbire sulle riforme preannunciate, quasi realizzate salvo un nulla di fatto all’ultima ora. E’ tempo di concretizzare e non di parlare al vento. Il sistema Italia ha in nuce tutte le potenzialità possibili e immaginabili per darsi una nuova figura di sé. Ciò che manca è la volontà politica. Ciò che manca è l’impegno parlamentare a realizzare e non ad anticipare il bene e a razzolare male tra le pieghe delle commissioni, dei rinvii, degli approfondimenti ecc. Basterebbe stabilire per regolamento parlamentare che tutte le proposte di legge dei suoi membri venissero esaminate dalle apposite commissioni entro sessanta giorni e votate o rinviate in aula per l’esame generale e il relativo voto. Diamoci una mossa se vogliamo realisticamente imprimere una svolta al paese e non lasciamo che la nuova speranza per un cambiamento radicale sul modo come interagire tra i cittadini e le istituzione non si trasformi come in passato in un mero esercizio tautologico. (Riccardo Alfonso)

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Le mutazioni del nostro tempo stanno nel modo come lo abbiamo velocizzato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

La spiegazione va ricercata in una sola maniera. Essa è legata al modo come abbiamo inteso velocizzare il fattore tempo. Una circostanza che costituisce l’elemento più “esplosivo” dell’intera trama umana tessuta sin dalle sue origini. Abbiamo incominciato a “correre” e con un’accelerazione impressionante. Ancora oggi non riusciamo a fermarci o a dare al nostro incedere un moto meno frenetico. Sembra un’osservazione come tante altre, ma non è esatto. E’ diventata, a tutti gli effetti, la storia della nostra contemporaneità. Noi stiamo marciando a un ritmo inusuale. Il giornale ci porta le notizie del giorno prima, ma la televisione lo fa con una differenza di solo qualche ora. Gli stessi rapporti privati e pubblici assumono una dimensione diversa. Se si spedisce una lettera essa, di norma, per coprire una distanza, diciamo di 700/1000 Km., ci impiega tre o quattro giorni tra il momento in cui la impostiamo e quello della consegna tramite il portalettere. Eppure possiamo fare di meglio. Basta inviare una E-mail o un fax. Il messaggio arriva praticamente in tempo reale, ovvero al momento della trasmissione.
E’ questa la differenza che intendiamo rilevare quando diciamo che il mondo si velocizza e che proprio questa circostanza rappresenta la vera rivoluzione dei nostri tempi. Comprenderla, per viverci, fa la diversità, e ancor più il saperne essere conseguenti in ogni evenienza.Sono i grandi mutamenti che vivono intorno a noi e vi penetrano. E’ importante capire, a questo punto, il perché il nostro sistema non riesce a conformarsi in tempi altrettanto brevi.D’altra parte, come abbiamo avuto modo di rilevare, i segni sono evidenti. Li registriamo un po’ ovunque, nel lavoro e nei rapporti con i familiari, con gli amici o i conoscenti.Il tutto diventa una continua rincorsa. Una volta che crediamo di aver raggiunto una meta ci accorgiamo che i paletti, posti per segnare il punto d’arrivo, sono stati spostati più avanti.A questo punto come possiamo spiegare i tempi lungi imposti dalle leggi, dall’istruzione scolastica, dalla giustizia, dalle procedure amministrative?
E’ possibile capire, a questo punto, le regole che ancora c’impongono taluni sistemi paese? Pensiamo al pensionato. L’età che è posta, come limite estremo, per considerarlo attivo nel lavoro o non più idoneo sembra ignorare che nel giro degli ultimi 80/90 anni la vita media è raddoppiata. Ha senso tutto questo? Non solo. Sappiamo anche che esiste un’età biologica che non tiene conto di quell’anagrafica poiché si può diventare vecchi, a 50 anni, e restare “giovani” a 70. Tutte queste cose servono per farci capire che nulla è definitivo, che tutto è in movimento, che la società deve cambiare ritmo perché il procedere è mutato. In questo senso si presentano le due storie parallele del terzo tomo: Vulnus e la terra dei padri. Nell’una tocchiamo e superiamo il terzo millennio e nel secondo ci portiamo alle spalle il lento e cadenzato procedere delle stagioni.Vulnus ci fa voltare pagina, ci conduce per mano verso la nuova frontiera. Nella “Terra dei padri” resta il ricordo, vago e indistinto, forse un po’ nostalgico, del lento procedere dell’uomo, dalla sua creazione al suo divenire. E’ ora giunto al capolinea. Per raggiungere la nuova meta l’umanità deve cambiare mezzo. Il farlo non è più una questione di gusti, ma una necessità imposta dagli eventi. (Riccardo Alfonso)

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Le “bombe” del nostro tempo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Pur di restare nel clima bellicoso dei nostri tempi le bombe diventano altrettante mine vaganti nei nostri mari e in quelli altrui. L’Italia, nello specifico, sta sperimentando l’uso da parte di milioni di disperati di servirsi della “bomba demografica” per approdare lungo le nostre spiagge. Nel vicino oriente la minaccia lungo la via dei Balcani proviene dalla Turchia con i suoi quattro milioni e passa di profughi siriani. Lo stesso sta accadendo tra il Messico e gli Stati Uniti e in Asia dall’India alla Cina e con una loro migrazione strisciante in Europa e nella parte restante del mondo. Si aggiungono altrettanto inquietanti e devastanti le “bombe d’acqua” con il seguito di temporali, tornado et similia e poi, tanto per completare il quadro, ci pensano i terroristi per un verso e le guerre civili scatenate più per avidità e sete di potere che non per riscattare un diritto alla vita e al vivere decentemente.
Impedire queste invasioni, in specie quelle migratorie, senza freno, è impresa che diventerà sempre più difficile se non impossibile. Su questo punto, però, bisogna essere chiari. E’ giusto soccorrere in mare i naufraghi e foraggiarli, una volta sbarcati, ma è una pura follia pensare che il diritto all’ospitalità possa in tal modo esaurirsi. Dovremmo garantire loro un lavoro, un’assistenza sanitaria, un alloggio alla pari degli autoctoni. E’ un genere di trattamento che, se parliamo del caso Italia, è irrealizzabile perché dobbiamo fare sempre più i conti con i problemi di casa nostra che non sono indifferenti come il lavoro, l’abitabilità, l’assistenza e la previdenza.
Vi è poi, non certo trascurabile, la variabile dipendente di una società che sta diventando più tecnologica e dove il livello culturale degli addetti diventa sempre più elevato. Già in questi ultimi anni il nostro paese si trova con un triste primato dove ha accolto in questi ultimi tre anni oltre seicentomila immigrati con un livello d’istruzione mediamente molto basso e nello stesso tempo oltre duecentomila nostri connazionali lasciano il paese per cercare lavoro altrove. E si tratta, questa volta, di personale per lo più specializzato e con un livello culturale medio-alto. Questo depauperamento del sistema Italia non è più tollerabile e se l’Europa comunitaria non se ne fa una ragione il problema non sarà solo italiano perché come le masse premono lungo le spiagge del nostro paese un domani si riverseranno sul resto del vecchio continente e allora sarà troppo tardi correre ai ripari.
(Riccardo Alfonso)

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