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Presentazione del libro di Silvana Lazzarino: “Emozioni senza tempo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Roma sabato 23 novembre 2019 ore 18.00 presso la Libreria Hora Felix, Roma, Via Reggio Emila, 89 presentazione del libro edito da EPC Edizioni Progetto Cultura (2019) a cura di Sandro Angelucci, letture di Loredana D’Alfonso. Modera Maria Rizzi. A moderare l’incontro sarà Maria Rizzi, Presidente Iplac, affermata scrittrice di gialli e organizzatrice di eventi letterari; la presentazione è a cura di Sandro Angelucci, poeta, saggista e critico letterario di grande spessore e sensibilità tra i più affermati nel panorama italiano che si soffermerà sul contenuto della raccolta della poetessa romana. Le letture sono affidate alla voce suadente di Loredana D’Alfonso scrittrice di racconti, poetessa e giornalista. Durante la presentazione dove Silvana Lazzarino e Sandro Angelucci affronteranno l’idea di sospensione del tempo nella continuità dell’esistenza espressa in diverse liriche, verranno proiettate le immagini dei dipinti della famosa pittrice a livello internazionale PATRIZIA CANOLA riferiti alla natura compresa l’opera “Ortensie”, scelta dall’autrice quale copertina per il suo libro dato il contenuto profondo che si evince legato alla continuità dell’esistenza, in linea con la tematica trattata nella raccolta poetica.Nella raccolta poetica dell’autrice romana, con prefazione a cura di Sandro Angelucci, è rivelato un dialogo interiore a partire da quanto affiora e si manifesta negli orizzonti di una Natura in divenire dove tutto è sospeso tra materia e spirito, finito e infinito, e dove il
particolare si mostra nell’universale, nella ciclicità di un tempo senza tempo. Tutto torna e non finisce. Sospensione del tempo rivelata dalla Natura nei suoi molteplici aspetti:un cielo a partita d’occhio restituisce questa continuità dello scorreredella vita pur nell’alternarsi delle stagioni che risuonano contrastanti, eppure in perfetta armonia nello sviluppo di un ciclo infinito dove principio e fine coincidono nell’eterno rifiorire del pensiero e di quella scintilla di luce insita in ogni essere con diverse forme e sfumature. Il Tempo in cui sono restituite le Emozioni sembra non esistere per l’autrice che con la poesia “Il confine del cielo” indica come la volta celeste non possa che essere rapportata se non a sé stessa, nella sua infinitezza e nel suo non essere inserita in alcun tempo e spazio. Sandro Angelucci all’inizio della sua prefazione al libro prendendo in considerazione la suddetta poesia così scrive: “Silvana Lazzarino si sente cinta e racchiusa dalla volta celeste, un’entità indefinibile perché rapportabile unicamente a sé stessa. Nessuno spazio, nessun tempo, nessun luogo cui riferirsi.” Il tempo nell’osservazione del creato sembra fermarsi fino a non esistere per l’autrice nel suo volercoinvolgere tutto l’essere andando oltre la semplice contemplazione dello stesso. In copertina l’immagine del dipinto “Ortensie” di Patrizia Canola racchiude il senso di questa ciclicità della vita e allo stesso tempo il suo mistero. Il colore blu e la sfericità di questi fiori restituiscono l’idea di un tempo senza tempo, ciclico e perfetto, dove si può ritrovare altro senso a questo viaggio, volgendo lo sguardo verso l’attesa di un nuovo giorno “dove l’orizzonte schiarisce/ e tutto è come sospeso/per rinascere”.
Il libro di poesie “Emozioni senza tempo” si è aggiudicato il terzo posto alla XIV edizione del Premio Letterario internazionale “Voci città
di Roma” organizzato dall’Iplac e promosso dal X Municipio del Comune di Roma e dal Rocca di Papa, e anche il terzo posto alla XIX Edizione del Concorso Internazionale Poetico Musicale organizzato dalla Delegazione Provinciale di Lecce del Cenacolo Accademico Europeo “Poeti nella Società”, in collaborazione con l’Accademia Neapolis di Napoli, l’Accademia “Arte e Cultura” di Salerno, la M.C.I. di Basilea, l’Associazione Koinè di Castrignano dei Greci, di altri Centri culturali e con il Patrocinio del Comune di Martano (LE).

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Nei telomeri rimane traccia del tempo che passa

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

È fisiologico che i telomeri si accorcino progressivamente con la replicazione del DNA della cellula associato alla sua proliferazione o che si danneggino nel tempo anche in assenza di proliferazione. L’accorciamento eccessivo e il danno ai telomeri costituiscono una minaccia alla stabilità del nostro DNA e la cellula reagisce attivando un allarme molecolare che blocca la proliferazione della cellula danneggiata inducendo la sua senescenza, una forma di invecchiamento cellulare. La cellula senescente perde per sempre la sua capacità di proliferare e di svolgere efficientemente le sue funzioni, e questo impedisce ai tessuti di rigenerarsi. Questo fenomeno avviene inevitabilmente nel normale processo di invecchiamento dell’organismo ma anche a seguito di eventi patologici quali alcune malattie genetiche e i tumori.
Una ricerca precedentemente condotta sempre dal team di Fabrizio d’Adda di Fagagna – responsabile del programma di IFOM Risposta al danno al DNA e senescenza cellulare e ricercatore presso l’Istituto di Genetica Molecolare del CNR – e descritta sulla rivista Nature Communications nel 2017, aveva rivelato che i telomeri danneggiati inducono la formazione di due specifiche classi di RNA non codificanti, chiamate dilncRNA e DDRNA, che attivano l’allarme molecolare che causa la senescenza della cellula. Grazie allo sviluppo di molecole antisenso complementari a tali RNA i ricercatori sono riusciti a indurre lo spegnimento di questi allarmi in maniera mirata.
Lo studio appena pubblicato su Nature Communications e condotto da IFOM con la collaborazione del CNR-IGM di Pavia e del Karolinska Institute in Svezia, e con il sostegno di Fondazione Telethon e dell’ERC, dimostra in cellule umane in vitro e in vivo in un modello murino di questa malattia come lo spegnimento degli allarmi molecolari ai telomeri tramite queste molecole antisenso prevenga l’invecchiamento precoce caratteristico di questa patologia. “Abbiamo testato le nostre molecole antisenso in cellule umane derivate dalla pelle di pazienti – spiega la ricercatrice IFOM Francesca Rossiello, coautrice dello studio – e nella pelle di un modello murino di HGPS, allungando la vita massima di questi topi di quasi il 50%”. “Ed è stata una soddisfazione – aggiunge Julio Aguado, primo autore della pubblicazione – a distanza di soli due anni dalla nostra scoperta di questi RNA non codificanti, riuscire ad applicare con successo ad una patologia umana il nuovo approccio per la loro inibizione”.Ad oggi, più di una dozzina di farmaci sono stati testati per questa patologia, ma non hanno dato risultati soddisfacenti una volta arrivati in clinica. “Abbiamo osservato effetti positivi di alcuni trattamenti nei modelli murini preclinici, ma gli effetti sui pazienti non sono soddisfacenti. Occorre ripensare e identificare nuove strategie per trattare questa patologia,” afferma Maria Eriksson, ricercatrice del Karolinska Institute, coautrice del lavoro e prima scopritrice, 16 anni fa, della mutazione genetica responsabile di questa condizione.“Questa ricerca, oltre a segnare un avanzamento conoscitivo per la Progeria – conclude Fabrizio d’Adda di Fagagna – apre la possibilità di testare le molecole antisenso per la cura di tante altre patologie umane legate all’invecchiamento e associate al danno ai telomeri, come i tumori, la cirrosi epatica, la fibrosi polmonare, l’aterosclerosi, il diabete, la cataratta, l’osteoporosi e l’artrite. Siamo convinti del potenziale terapeutico di questo approccio e siamo determinati a portarlo sempre più vicino ai pazienti, anche nel contesto oncologico”. Questo lavoro non sarebbe stato possibile senza il supporto di Fondazione Telethon ed ERC per questa ricerca, e del costante sostegno di AIRC e FIRC al gruppo di d’Adda di Fagagna.

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Il Tempo e Rete 4 attaccano la Città metropolitana di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Da alcuni giorni è in atto una campagna denigratoria contro l’ente “Città Metropolitana di Roma Capitale”, iniziata dal quotidiano il Tempo che ha pubblicato una serie di articoli che vanno dagli altisonanti stipendi dei dirigenti fino alle infiltrazioni d’acqua della nuova sede, per terminare con la trasmissione di Mario Giordano su rete 4 che, autorizzata ad entrare e fare riprese presso la sede via Ribotta, intervista dirigenti ed insegue i dipendenti denigrandoli per l’uscita alle ore 16.E’ del tutto evidente che l’attacco mediatico messo in atto, proveniente guarda caso solo da una parte specifica, è di natura politica e finalizzato a dimostrare le incapacità e le contraddizioni della gestione amministrativa di chi governa ed in particolare della sindaca Raggi.Certo chi ci ha governato in questi ultimi anni non ha certo mostrato grandi capacità, oltre a tagliare nastri alle inaugurazioni non è stato in grado di imprimere un indirizzo politico all’ente, ma non si utilizzino i dipendenti della ex provincia per facili strumentalizzazioni giornalistiche da quattro soldi.E’ utile ricordare alle redazioni del quotidiano e della trasmissione televisiva che non è certo colpa dei dipendenti se la riforma “Delrio” si è rivelata un fallimento totale, o se l’acquisto della nuova sede a via Ribotta è stato un grande spreco di risorse economiche. Questa organizzazione sindacale era stata profetica in tal senso denunciando sin dall’inizio il disastro di entrambe le operazioni.Al giornalista Giordano in particolare ricordiamo, cosa che dovrebbe conoscere, che l’orario di lavoro dei dipendenti pubblici è strutturato in 36 ore settimanali e che evidenziare nel servizio l’uscita ad una certa ora del pomeriggio è solo sensazionalismo giornalistico. Infine è bene sempre ricordare al conduttore e alla sua esperta in Pubblica Amministrazione Iva Zanicchi, che l’ultima riforma della PA che riguarda la dirigenza, gli incarichi, e la valutazione della performance lavorativa è stata opera di un Ministro (Brunetta) che il loro datore di lavoro dovrebbe conoscere molto bene.

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Ruini e le sfide del nostro tempo

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

«L’intervista del cardinal Ruini offre molti e importanti spunti di riflessione. Il processo di scristianizzazione che sta interessando anche l’Italia e la profonda crisi antropologica dell’Europa sono due fenomeni epocali che la politica non può ignorare, perché toccano le fondamenta stesse della nostra civiltà. Nel tempo del globalismo unificante, chi ambisce a difendere la nostra identità non può prescindere dalle sue radici classiche e cristiane, dai valori che ne sono derivati e che hanno caratterizzato la nostra società. Su tutti: la centralità della persona umana, la sacralità della vita, la difesa della famiglia naturale e la laicità dello Stato. Sono d’accordo con il cardinal Ruini quando dice che non è questo il tempo per un partito dei cattolici, ma sono convinta che il contributo che i cattolici possono offrire alla politica sia determinante per vincere le difficili sfide del nostro tempo. Un contributo valoriale e culturale che permea già oggi tante battaglie di Fratelli d’Italia e che vogliamo valorizzare ancora di più». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Poesie: “Emozioni senza tempo di di Silvana Lazzarino”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Roma giovedì 31 ottobre 2019 ore 17.00 Dipendenza della Casina delle Civette Musei di Villa Torlonia, Via Nomentana 70 nell’ambito degli eventi collaterali alla mostra “Il Giardino delle Meraviglie. Opere dell’artista Garth Speight” presso la Dipendenza della Casina delle Civette si terrà la presentazione del libro di poesie dedicate alla Natura “Emozioni senza Tempo” (edizioni EPC 2019) di Silvana Lazzarino. Ad introdurre il libro di poesie Cesare Nissirio, Direttore del Museo Parigino di Roma e Curatore della mostra con Maria Grazia Massafra Responsabile del Museo della Casina delle Civette. Sarà presente l’artista Garth Speight. Nella raccolta poetica dell’autrice romana, impiegata, giornalista/pubblicista e poetessa, con prefazione a cura di Sandro Angelucci, affermato poeta, saggista e critico letterario, è rivelato un dialogo interiore a partire da quanto affiora e si manifesta negli orizzonti di una Natura in divenire dove tutto è sospeso tra materia e spirito, finito e infinito, e dove il particolare si mostra nell’universale, nella ciclicità di un tempo senza tempo. Tutto torna e non finisce. Il libro di poesie “Emozioni senza tempo” si è aggiudicato il terzo posto alla XIV edizione del Premio Letterario internazionale “Voci città di Roma” organizzato dall’Iplac e promosso dal X Municipio del Comune di
Roma e da Rocca di Papa, e anche il terzo posto alla XIX Edizione del Concorso Internazionale Poetico Musicale organizzato dalla Delegazione Provinciale di Lecce del Cenacolo Accademico Europeo “Poeti nella Società”, in collaborazione con l’Accademia Neapolis di Napoli, l’Accademia “Arte e Cultura” di Salerno, la M.C.I. di Basilea, l’Associazione Koinè di Castrignano dei Greci, di altri Centri culturali e con il Patrocinio del Comune di Martano (LE).

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“Il tempo dei bambini”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

Roma lunedì 21 ottobre alle ore 10 presso la Sala Rosa della Banca d’Italia, in via Nazionale 91 a Roma, Save the Children presenta l’Atlante dell’infanzia a rischio 2019 “Il tempo dei bambini”.La pubblicazione dell’Organizzazione che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, a cura di Giulio Cederna, giunta quest’anno alla sua decima edizione, rappresenta una fotografia aggiornata della condizione dell’infanzia in Italia, con dati e indicatori, mappe, tavole e grafici che raccontano i principali ostacoli incontrati negli ultimi dieci anni dai bambini e dagli adolescenti e le principali sfide future da affrontare.
Intervengono alla presentazione: Elena Bonetti, Ministro per le Pari Opportunità, Famiglia e Disabilità; Andrea Brandolini, Banca d’Italia; Claudio Tesauro, Presidente Save the Children; Gianrico Carofiglio, scrittore; Giulio Cederna, curatore dell’Atlante dell’infanzia a rischio; Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children; Miriam Giorgi, studentessa; Marco Imperiale, Direttore Impresa Sociale Con i bambini; i ragazzi e le ragazze di Fridays for Future.Nella stessa giornata, l’Atlante dell’infanzia a rischio 2019 verrà presentato anche in altre nove città italiane: Ancona, Bari, Catania, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Sassari, Torino e Udine.

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Politica: Non è più tempo di discussioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Ci risiamo. Dopo aver digerito non sempre bene i risultati elettorali ora il passatempo dei nostri “esperti” dalla politica alla filosofia, dalla sociologia al pettegolezzo sembrano concentrati sui passi che i nuovi leader compiranno e come intendono risolvere gli aspetti più urgenti del nostro vivere quotidiano. Da più disparate parti i talk-show, infatti, impazzano con discussioni di ogni genere ora sul tema d’attualità sulla formazione del nuovo governo e sul ritorno alle urne e quando, sul conflitto d’interessi, sulla riforma della giustizia, sulla legge elettorale e la riduzione del numero dei parlamentari, ora sulla riforma del lavoro e via di questo passo. Non bastano per questi amatori delle tavole rotonde i tanti bla bla che per decenni abbiamo dovuto sorbire sulle riforme preannunciate, quasi realizzate salvo un nulla di fatto all’ultima ora. E’ tempo di concretizzare e non di parlare al vento. Il sistema Italia ha in nuce tutte le potenzialità possibili e immaginabili per darsi una nuova figura di sé. Ciò che manca è la volontà politica. Ciò che manca è l’impegno parlamentare a realizzare e non ad anticipare il bene e a razzolare male tra le pieghe delle commissioni, dei rinvii, degli approfondimenti ecc. Basterebbe stabilire per regolamento parlamentare che tutte le proposte di legge dei suoi membri venissero esaminate dalle apposite commissioni entro sessanta giorni e votate o rinviate in aula per l’esame generale e il relativo voto. Diamoci una mossa se vogliamo realisticamente imprimere una svolta al paese e non lasciamo che la nuova speranza per un cambiamento radicale sul modo come interagire tra i cittadini e le istituzione non si trasformi come in passato in un mero esercizio tautologico. (Riccardo Alfonso)

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Le mutazioni del nostro tempo stanno nel modo come lo abbiamo velocizzato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

La spiegazione va ricercata in una sola maniera. Essa è legata al modo come abbiamo inteso velocizzare il fattore tempo. Una circostanza che costituisce l’elemento più “esplosivo” dell’intera trama umana tessuta sin dalle sue origini. Abbiamo incominciato a “correre” e con un’accelerazione impressionante. Ancora oggi non riusciamo a fermarci o a dare al nostro incedere un moto meno frenetico. Sembra un’osservazione come tante altre, ma non è esatto. E’ diventata, a tutti gli effetti, la storia della nostra contemporaneità. Noi stiamo marciando a un ritmo inusuale. Il giornale ci porta le notizie del giorno prima, ma la televisione lo fa con una differenza di solo qualche ora. Gli stessi rapporti privati e pubblici assumono una dimensione diversa. Se si spedisce una lettera essa, di norma, per coprire una distanza, diciamo di 700/1000 Km., ci impiega tre o quattro giorni tra il momento in cui la impostiamo e quello della consegna tramite il portalettere. Eppure possiamo fare di meglio. Basta inviare una E-mail o un fax. Il messaggio arriva praticamente in tempo reale, ovvero al momento della trasmissione.
E’ questa la differenza che intendiamo rilevare quando diciamo che il mondo si velocizza e che proprio questa circostanza rappresenta la vera rivoluzione dei nostri tempi. Comprenderla, per viverci, fa la diversità, e ancor più il saperne essere conseguenti in ogni evenienza.Sono i grandi mutamenti che vivono intorno a noi e vi penetrano. E’ importante capire, a questo punto, il perché il nostro sistema non riesce a conformarsi in tempi altrettanto brevi.D’altra parte, come abbiamo avuto modo di rilevare, i segni sono evidenti. Li registriamo un po’ ovunque, nel lavoro e nei rapporti con i familiari, con gli amici o i conoscenti.Il tutto diventa una continua rincorsa. Una volta che crediamo di aver raggiunto una meta ci accorgiamo che i paletti, posti per segnare il punto d’arrivo, sono stati spostati più avanti.A questo punto come possiamo spiegare i tempi lungi imposti dalle leggi, dall’istruzione scolastica, dalla giustizia, dalle procedure amministrative?
E’ possibile capire, a questo punto, le regole che ancora c’impongono taluni sistemi paese? Pensiamo al pensionato. L’età che è posta, come limite estremo, per considerarlo attivo nel lavoro o non più idoneo sembra ignorare che nel giro degli ultimi 80/90 anni la vita media è raddoppiata. Ha senso tutto questo? Non solo. Sappiamo anche che esiste un’età biologica che non tiene conto di quell’anagrafica poiché si può diventare vecchi, a 50 anni, e restare “giovani” a 70. Tutte queste cose servono per farci capire che nulla è definitivo, che tutto è in movimento, che la società deve cambiare ritmo perché il procedere è mutato. In questo senso si presentano le due storie parallele del terzo tomo: Vulnus e la terra dei padri. Nell’una tocchiamo e superiamo il terzo millennio e nel secondo ci portiamo alle spalle il lento e cadenzato procedere delle stagioni.Vulnus ci fa voltare pagina, ci conduce per mano verso la nuova frontiera. Nella “Terra dei padri” resta il ricordo, vago e indistinto, forse un po’ nostalgico, del lento procedere dell’uomo, dalla sua creazione al suo divenire. E’ ora giunto al capolinea. Per raggiungere la nuova meta l’umanità deve cambiare mezzo. Il farlo non è più una questione di gusti, ma una necessità imposta dagli eventi. (Riccardo Alfonso)

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Le “bombe” del nostro tempo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Pur di restare nel clima bellicoso dei nostri tempi le bombe diventano altrettante mine vaganti nei nostri mari e in quelli altrui. L’Italia, nello specifico, sta sperimentando l’uso da parte di milioni di disperati di servirsi della “bomba demografica” per approdare lungo le nostre spiagge. Nel vicino oriente la minaccia lungo la via dei Balcani proviene dalla Turchia con i suoi quattro milioni e passa di profughi siriani. Lo stesso sta accadendo tra il Messico e gli Stati Uniti e in Asia dall’India alla Cina e con una loro migrazione strisciante in Europa e nella parte restante del mondo. Si aggiungono altrettanto inquietanti e devastanti le “bombe d’acqua” con il seguito di temporali, tornado et similia e poi, tanto per completare il quadro, ci pensano i terroristi per un verso e le guerre civili scatenate più per avidità e sete di potere che non per riscattare un diritto alla vita e al vivere decentemente.
Impedire queste invasioni, in specie quelle migratorie, senza freno, è impresa che diventerà sempre più difficile se non impossibile. Su questo punto, però, bisogna essere chiari. E’ giusto soccorrere in mare i naufraghi e foraggiarli, una volta sbarcati, ma è una pura follia pensare che il diritto all’ospitalità possa in tal modo esaurirsi. Dovremmo garantire loro un lavoro, un’assistenza sanitaria, un alloggio alla pari degli autoctoni. E’ un genere di trattamento che, se parliamo del caso Italia, è irrealizzabile perché dobbiamo fare sempre più i conti con i problemi di casa nostra che non sono indifferenti come il lavoro, l’abitabilità, l’assistenza e la previdenza.
Vi è poi, non certo trascurabile, la variabile dipendente di una società che sta diventando più tecnologica e dove il livello culturale degli addetti diventa sempre più elevato. Già in questi ultimi anni il nostro paese si trova con un triste primato dove ha accolto in questi ultimi tre anni oltre seicentomila immigrati con un livello d’istruzione mediamente molto basso e nello stesso tempo oltre duecentomila nostri connazionali lasciano il paese per cercare lavoro altrove. E si tratta, questa volta, di personale per lo più specializzato e con un livello culturale medio-alto. Questo depauperamento del sistema Italia non è più tollerabile e se l’Europa comunitaria non se ne fa una ragione il problema non sarà solo italiano perché come le masse premono lungo le spiagge del nostro paese un domani si riverseranno sul resto del vecchio continente e allora sarà troppo tardi correre ai ripari.
(Riccardo Alfonso)

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Il male “oscuro” del nostro tempo

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Dal XVII secolo a questa parte si è manifestato, sia pure a passi malfermi e qualche clamoroso arretramento, un particolare periodo evolutivo espresso in una civiltà che ha cercato di far emergere una nuova identità culturale, economica e sociale. A trainare la spinta vi sono stati popoli socialmente più evoluti così come è accaduto in passato con gli egiziani, gli assiro-babilonesi, gli antichi romani e gli slavi. Ma è anche vero, come osserva Spengler che: «le civiltà nascono, prosperano brevemente, decadono e muoiono». Dobbiamo forse convenire che la nostra civiltà è nella fase del declino e che una nuova si sta affacciando all’orizzonte? Ma quali potrebbero essere i segni premonitori? Nel XX secolo abbiamo accettato e anche subito l’evoluzione delle logiche capitalistiche e il suo contraltare nel comunismo di stampo sovietico e cinese. Due facce della stessa medaglia che avrebbero inteso imprimere una svolta evolutiva ai loro rispettivi sistemi se non ci fosse stato il collasso del blocco sovietico che ha provocato un nuovo rimescolamento delle carte e dalle quali ne ha tratto vantaggio il capitalismo con le sue logiche consumistiche ed edonistiche che hanno identificato il bene morale con il piacere. Probabilmente il capitalismo è riuscito meglio del marxismo a restare a galla per la sua capacità trasformistica congiunta allo sfruttamento umano cogliendo le sue debolezze: possibilità di facili arricchimenti, uso e abuso delle nuove tecnologie e via di questo passo. Ora il limite s’intravede in tutte le sue diverse contraddizioni. L’industria per prosperare e trarre sempre maggiori profitti deve allargare la sua base di consumatori ma non può più farlo perché è cresciuta la fascia di povertà e con essa la popolazione mondiale si trova a dover fare i conti con la logica di un lavoro, e non per tutti, che produce in massima parte redditi medio bassi e tali da rendere inquiete le nuove generazioni che vorrebbero tutto e subito e non tollerano più un’aspettativa dai tempi lunghi con lavori mal pagati e precari. Significa, volendo cogliere l’essenza del problema, che la crescita esponenziale della natalità, i progressi della medicina che allungano l’aspettativa di vita anche se non garantiscono una vecchiaia in buon salute, hanno reso chiaro che il capitalismo così come oggi lo concepiamo e gli stessi danni che ha creato all’ecosistema, per lo più irreversibili, impone una revisione radicale dello spirito guida che ci ha portati sino ad oggi. Da qui la convinzione che la nostra civiltà ha esaurito il suo ciclo e che necessariamente si sta profilando uno nuovo. Resta da chiedersi quanto conflittuale e drammatico potrà essere il suo passaggio prima di poter raggiungere il traguardo di una nuova civiltà. (Riccardo Alfonso)

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Petros Markaris: Il tempo dell’ipocrisia

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

Torna il mitico commissario Kostas Charitos nel nuovo romanzo del maestro del noir mediterraneo. L’autore sarà in Italia per il lancio del libro.Uscita prevista: 13 giugno
Il proprietario di una catena di alberghi viene ritrovato morto nei dintorni di Atene. Chi rivendica la paternità dell’omicidio lo accusa di ipocrisia. A partire da questo primo delitto, molte altre persone vengono assassinate e l’accusa, rivolta alle vittime, è sempre la stessa – ipocrisia – che sembra l’unico elemento in comune tra di esse. La polizia brancola nel buio ma Kostas Charitos, anche se è appena diventato nonno, non riesce a stare alla larga dalle indagini. E non riesce a smettere di farsi un’unica domanda: perché l’ipocrisia sembra essere il comune denominatore di questi omicidi? E perché, si chiede, i responsabili di queste morti si firmano col titolo di “Armata degli Idioti Nazionali”? (by La Nave di Teseo)

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Tempi di attesa: la trasparenza di Regioni e aziende sanitarie è ancora lontana

Posted by fidest press agency su martedì, 14 Mag 2019

Il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA) 2010-2012 aveva previsto, a garanzia della trasparenza e dell’accesso alle informazioni su liste e tempi di attesa, un monitoraggio annuale sistematico della loro presenza sui siti web di Regioni e Province Autonome e di Aziende sanitarie. Tali informazioni, secondo quanto previsto dal successivo “decreto trasparenza”, dovrebbero essere rese pubblicamente disponibili a tutti i cittadini con l’obiettivo di favorire il controllo diffuso sull’operato delle Istituzioni e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.«L’Osservatorio GIMBE – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – ha rilevato che il Ministero della Salute non ha mai pubblicato i risultati del monitoraggio previsto dal PNGLA 2010-2012. In particolare, non è disponibile alcun report sui recepimenti regionali del PNGLA e sulla redazione dei piani attuativi aziendali, né tantomeno sulla rendicontazione pubblica dei tempi di attesa, oggetto solo di studi a campione effettuati da varie organizzazioni. Al fine di colmare tale vuoto istituzionale abbiamo finanziato una ricerca indipendente con la borsa di studio “Gioacchino Cartabellotta”».L’obiettivo generale dello studio era di valutare il livello di trasparenza e il dettaglio delle informazioni fornite sulle liste di attesa dai siti web di Regioni e Aziende sanitarie, verificando la disponibilità delle delibere di recepimento del PNGLA 2010-2012 da parte di Regioni e Province autonome e dei piani attuativi regionali; la disponibilità dei piani attuativi aziendali; la disponibilità e lo stato di aggiornamento su siti web regionali e aziendali dei tempi di attesa relativi alle 43 prestazioni ambulatoriali oggetto di monitoraggio del PNGLA 2010-2012. I dati relativi ai siti di Regioni e Province autonome sono aggiornati al 6 maggio 2019, mentre quelli relativi ai siti delle Aziende sanitarie si riferiscono a dicembre 2018. Si riportano di seguito i risultati principali dello studio.
• Piani Regionali: tutte le Regioni e Province autonome rendono disponibili sia le delibere di recepimento del PNGLA 2010-2012 sia i Piani Regionali per il governo delle liste di attesa che nel periodo 2010-2018 sono stati aggiornati e/o integrati in misura molto variabile.
• Trasparenza tempi di attesa: la rendicontazione pubblica relativa alle 43 prestazioni ambulatoriali previste dal PNGLA 2010-2012 è ancora lontana da standard ottimali ed estremamente variabile tra le diverse Regioni, nonostante il netto miglioramento rispetto ai risultati preliminari dello studio pubblicati a luglio 2018; in particolare:
o 9 Regioni (Provincia autonoma di Bolzano, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta) dispongono di portali interattivi;
o 8 Regioni (Provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) rendono disponibili solo l’archivio storico con dati, range temporali e frequenza di aggiornamento estremamente variabili;
o 3 Regioni (Campania, Sicilia, Umbria) rimandano ai siti web delle aziende sanitarie senza effettuare alcuna aggregazione dei dati, rendendo impossibile valutare il range temporale e la frequenza di aggiornamento degli archivi storici;
o 1 Regione (Calabria) non fornisce alcuna informazione sui tempi di attesa.
Dall’analisi dei 9 portali interattivi, i più avanzati strumenti di trasparenza, emerge la notevole eterogeneità di struttura e funzioni da cui deriva la differente utilità per la programmazione sanitaria e per l’informazione al cittadino.
Aziende sanitarie. Solo 49/269 (18%) aziende sanitarie rendono disponibile il piano attuativo aziendale, mentre l’83% effettua una rendicontazione pubblica sui tempi di attesa sul proprio sito o rimandando a quello della Regione; tuttavia, le informazioni disponibili sono frammentate ed notevolmente eterogenee rispetto alla potenziale utilità per gli utenti. Durante la conduzione dello studio il tema delle liste di attesa è finalmente tornato al centro dell’agenda politica: per il triennio 2019-2021 il Governo ha stanziato complessivi € 400 milioni per “l’implementazione e l’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche legate ai sistemi di prenotazione elettronica per l’accesso alle strutture sanitarie” e lo scorso 21 febbraio 2019 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il PNGLA 2019-2021 che apporta diverse novità rispetto al piano precedente. Il report integrale “Tempi di attesa: trasparenza di Regioni e Aziende sanitarie” è disponibile a: http://www.gimbe.org/liste-attesa – Fondazione GIMBE

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Illusione della libertà e morbo del fuori tempo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 febbraio 2019

Un libro di ragionamento e riflessione sulla politica nell’ultimo trentennio, un ”viaggio culturale” tra disincanto e disillusione, con poche concessioni alla quotidianità della politica. Una sollecitazione a ripensare ad una democrazia sostanziale, al concetto di cittadinanza, al rapporto tra rappresentanza e pubblica opinione, alla funzione dei partiti, ai processi di formazione delle élite, in sintesi ai fondamentali della democrazia rappresentativa, temi su cui sarebbe opportuno riflettere, se crediamo che sia necessario immaginare il futuro della democrazia liberale.
L’attenzione dell’Occidente, in particolare di quello europeo, è, invece, totalmente assorbita dalle difficoltà finanziarie e dallo sviluppo economico, così come già negli anni Cinquanta il sociologo Daniel Bell aveva previsto che: “la crescita economica sarebbe diventata sempre più la religione secolare delle società industriali”.
Una società non può permettersi di non guardare, pensare e costruire il futuro, pena l’avvio della sua decadenza, e noi stiamo trascurando notevolmente di interrogarci sul futuro cullandoci nell’illusione di vivere in una perenne e sostanziale libertà. Responsabile anche un’influenza, spesso una manipolazione di massa, favorita in larga parte dai mezzi di comunicazione, i moderni Istituti Luce, appropriato acronimo di Unione Cinematografica Educativa. I moderni canali di comunicazione fungono, poi, da sfogatoi e, nello stesso tempo, da utili ammortizzatori sociali. Rincorriamo, sempre e comunque, la quotidianità della cronaca, incoraggiati dalla dialettica partitica ad occuparci di risvolti, del tutto secondari e marginali, sicuramente non sostanziali, degli avvenimenti; o, peggio, subiamo la strumentalizzazione che la politica riesce a fare di qualsiasi criticità, di qualsiasi avvenimento, di qualsiasi errore di cui essa stessa è responsabile.
Il volume, fondamentalmente, evidenzia il deficit di cultura politica di cui soffrono il Paese e complessivamente l’Europa, una mancanza acuita dalla marginalità di una cultura e ancor meno di una pratica del liberalismo. La politica internazionale, i Diritti umani, il crimine organizzato, grandi temi affrontati in un’ottica fuori dal coro e quanto mai distante da visioni preconcette o di parte. La difficile, e per tanti versi illusoria, pratica della libertà, ostacolata anche dalla “Tirannia della maggioranza” mirabilmente esplicitata da Tocqueville, si accompagna ad inevitabili stati di solitudine. Gaetano Mosca da centoventi anni ci segnala che la politica equivale all’arte di prevedere e prevenire, ma questo non è il caso dell’attuale dirigenza europea, come individuato nel volume dall’autore che, però, per sua stessa ammissione è afflitto dal morbo del Fuori Tempo. (fonte: http://www.societalibera.org

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Paolo Mezzadri: Il Gioco è il Tempo

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 dicembre 2018

Cortona (Ar) Inaugurazione sabato 8 dicembre 2018 ore 12.00 (8 dicembre 2018 – 10 gennaio 2019) Auditorium Sant’Agostino via guelfa 40. Giocare, forma assoluta e silenziosa di infinita creatività. Riscoprire il gioco “da adulti”, condividendo gesti fanciulli senza paura e senza timore. Abbandonarsi al gioco per ritrovare spirito ed attimi. Costruire senza nessun bisogno, senza schemi e regole. Per ricostruire parti di noi e condividere parti di altri. Il Gioco, il Tempo, le lettere e il viaggio. Si articola attraverso questi quattro temi la personale dell’artista Paolo Mezzadri. Quattro punti, quattro linee, quattro spazi, quattro dimensioni aperte e partecipative. Un viaggio tutto da definire poiché il viaggio sono i viaggiatori, coloro che si muoveranno, disegneranno e condivideranno con l’opera dell’artista la propria esperienza emozionale in un percorso ludico e attivo dove lo spazio diverrà territorio di un tempo intimo e personale.Ho iniziato ad usare il ferro per lavoro e non per passione. La passione è arrivata dopo, è arrivata quando per me il ferro era ancora un pezzo, un numero, semplicemente un grande contenitore con un codice, una targhetta e talvolta un ciclo di verniciatura. Spesso mi sono perso guardando pezzi tutti uguali…direi perfetti, anzi conformi, come spesso mi veniva detto. Tanto uguali e tanto perfetti da non avere un’anima. Disegnati per essere usati e non per essere guardati, per essere puliti e non per essere annusati. Il ferro per me profuma di nostalgia e quello arrugginito di storia. Inizio così il mio percorso nato con pezzi di scarto… immaginando e provando… sbagliando tantissimo, forse troppo, ma mai con metodo. (Paolo Mezzadri)

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Le mutazioni del nostro tempo stanno nel modo come lo abbiamo velocizzato

Posted by fidest press agency su martedì, 28 agosto 2018

La spiegazione va ricercata in una sola maniera. Essa è legata al modo come abbiamo inteso velocizzare il fattore tempo. Una circostanza che costituisce l’elemento più “esplosivo” dell’intera trama umana tessuta sin dalle sue origini. Abbiamo incominciato a “correre” e con un’accelerazione impressionante. Ancora oggi non riusciamo a fermarci o a dare al nostro incedere un moto meno frenetico. Sembra un’osservazione come tante altre, ma non è esatto. E’ diventata, a tutti gli effetti, la storia della nostra contemporaneità. Noi stiamo marciando a un ritmo inusuale.
Il giornale ci porta le notizie del giorno prima, ma la televisione lo fa con una differenza di solo qualche ora. Gli stessi rapporti privati e pubblici assumono una dimensione diversa. Se si spedisce una lettera essa, di norma, per coprire una distanza, diciamo di 700/1000 Km., ci impiega tre o quattro giorni tra il momento in cui la impostiamo e quello della consegna tramite il portalettere. Eppure possiamo fare di meglio. Basta inviare una E-mail o un fax. Il messaggio arriva praticamente in tempo reale, ovvero al momento della trasmissione.
E’ questa la differenza che intendiamo rilevare quando diciamo che il mondo si velocizza e che proprio questa circostanza rappresenta la vera rivoluzione dei nostri tempi. Comprenderla, per viverci, fa la diversità, e ancor più il saperne essere conseguenti in ogni evenienza.
Sono i grandi mutamenti che vivono intorno a noi e vi penetrano. E’ importante capire, a questo punto, il perché il nostro sistema non riesce a conformarsi in tempi altrettanto brevi.
D’altra parte, come abbiamo avuto modo di rilevare, i segni sono evidenti. Li registriamo un po’ ovunque, nel lavoro e nei rapporti con i familiari, con gli amici o i conoscenti.
Il tutto diventa una continua rincorsa. Una volta che crediamo di aver raggiunto una meta ci accorgiamo che i paletti, posti per segnare il punto d’arrivo, sono stati spostati più avanti.
A questo punto come possiamo spiegare i tempi lungi imposti dalle leggi, dall’istruzione scolastica, dalla giustizia, dalle procedure amministrative?
E’ possibile capire, a questo punto, le regole che ancora c’impongono taluni sistemi paese? Pensiamo al pensionato. L’età che è posta, come limite estremo, per considerarlo attivo nel lavoro o non più idoneo sembra ignorare che nel giro degli ultimi 80/90 anni la vita media è raddoppiata. Ha senso tutto questo? Non solo. Sappiamo anche che esiste un’età biologica che non tiene conto di quell’anagrafica poiché si può diventare vecchi, a 50 anni, e restare “giovani” a 70. Tutte queste cose servono per farci capire che nulla è definitivo, che tutto è in movimento, che la società deve cambiare ritmo perché il procedere è mutato. In questo senso si presentano le due storie parallele del terzo tomo: Vulnus e la terra dei padri. Nell’una tocchiamo e superiamo il terzo millennio e nel secondo ci portiamo alle spalle il lento e cadenzato procedere delle stagioni.Vulnus ci fa voltare pagina, ci conduce per mano verso la nuova frontiera. Nella “Terra dei padri” resta il ricordo, vago e indistinto, forse un po’ nostalgico, del lento procedere dell’uomo, dalla sua creazione al suo divenire. E’ ora giunto al capolinea. Per raggiungere la nuova meta l’umanità deve cambiare mezzo. Il farlo non è più una questione di gusti, ma una necessità imposta dagli eventi. (Riccardo Alfonso)

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Essere giovani nel tempo

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

Da “ragazzetto diciassettenne” marinavo la scuola per andare ad ascoltare presso la locale Corte d’Appello l’arringa del principe del foro che giungeva appositamente dalla “lontana Napoli”, mentre i miei occasionali compagni d’avventura si limitavano a brevi commenti, io, al contrario, sentivo l’impulso di dover “arricchire” tale esperienza lasciando un messaggio scritto in proposito e corredandolo con le mie note di commento. Ero diventato, e lo sono tuttora, un grafomane. Qualsiasi argomento mi affascina e in ciascuno di essi debbo dire la mia. Diventavo persino un baciapile per ascoltare le prediche che nella settimana santa famosi uomini di Chiesa degnavano, i miseri peccatori, della loro saggezza con frasi infarcite di citazioni latine. Nonostante ciò essi avevano il merito, non certo di convincermi, ma di far esplodere tutto il mio anti-clericalismo. Mi facevo un motivo d’onore nel ribattere punto su punto quelle pur “dotte” prediche ed apparentemente inoppugnabili. Un altro “diletto” era quello di partecipare ai comizi, in specie se l’atmosfera si riscaldava ed arrivavano da “fuori” i pezzi da novanta della politica nazionale, e la piazza fremeva per gli applausi e gli entusiasmi partigiani e gli zittii imposti agli oppositori che si facevano notare per i loro mugugni e fischi. I miei beniamini erano Almirante, Nenni e un parlamentare liberale locale, un certo Avv. Colitto. Ciascuno di essi militava in un partito politico diverso, ma avevano in comune una oratoria brillante e convincente che seduceva. Eppure non mi sentivo né missino, né liberale, né socialista. E da questo mio vagabondare, impegni scolastici permettendo, tra le aule di giustizia, i sagrati e le navate delle Chiese e le piazze “mondane” delle mia città, trassi la prima lezione di vita appresa fuori dalle mura domestiche e il chiuso delle “segrete” scolastiche.
Imparai che non sempre la verità è in ciò che si dice o nel modo come viene sostenuta. Nei Tribunali dell’uomo un innocente o un colpevole viene assolto o condannato se il suo difensore risulta convincente o meno, abile nell’insinuare un dubbio o maldestro nel tralasciare un elemento che potrebbe scagionarlo. Lo stesso fa il predicatore in Chiesa nell’esaltare il sacrificio di Cristo per l’uomo per poi perdersi dietro regole che lo umiliano e finiscono con il riverberare una luce ambigua sullo stesso Redentore. Ed il politico non è da meno. Egli fa prevalere gli interessi di parte alla ragione di tutti e in opposizione ai valori di più alto contenuto che pur dichiara di voler professare. A tutto ciò vi aggiunsi, per un breve periodo di tempo, le ritrovate letture, dimenticate per anni in cantina, delle prediche di un mio lontano parente sacerdote, trascritte manualmente con una grafia nitida e ordinata su fogli raccolti a libro ma di ardua lettura in quanto il testo era in più parti rosicchiato dai topi ed ingiallito dal tempo e mostrava tutto il suo cattivo stato di conservazione dato il luogo dove l’avevo ritrovato.
Ascoltare e leggere, meditare e commentare stavano diventando il mio pane quotidiano. Questo modo di recepire i messaggi che provenivano dall’esterno e di manipolarli, riproponendoli in forma scritta, mi indussero a fare scelte di vita e professionali più congeniali alle mie inclinazioni. Tant’è che preferivo scrivere al parlare in pubblico. Tuttavia non lesinavo la conversazione ma doveva riguardare un argomento che mi era gradito e servirmi poi da stimolo per riprenderlo nei miei scritti. (Riccardo Alfonso)

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Tempo d’estate, tempo di letture

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

Una mia amica mi diceva, qualche giorno fa, non aspetto l’ora di andare in vacanza, prendere un buon libro e mettermi sotto l’ombrellone. Finalmente – soggiungeva – posso dedicarmi alla lettura lasciando a casa il mio cellulare, almeno per un paio d’ore e se mi va proprio bene per tutta una mattinata. Io la guardo e penso d’invidiarla avendo da qualche anno ridotto di molto le mie letture. Eppure se dovessi chiedermi quanti libri ho letto, sino ad oggi, mentre sono seduto sullo scranno dei miei anni dall’età scolare e ancor prima per merito di chi me li ha letti dalle favole a quelli un po’ più impegnativi, ma in edizione per bambini e con tante immagini come pinocchio, cenerentola, ecc., la risposta non riuscirei a darla.Ora una loro parte è lì a fare bella mostra sugli scaffali delle mie librerie da quella del salotto all’altra nella camera di mio figlio e persino nella mensola in cucina o in una piccola étagère nella mia stanza da letto o nei riposti angoli degli armadi.
Non li ho contati, con certosina precisione, ma mi sono fatta l’idea che non fossero meno di tremila. Li ho letti tutti? Non credo anche perché alcuni sono gli acquisti fatti da mio figlio e gli argomenti non sempre mi attiravano. Di certo non saprei disfarmene a cuor leggero anche se per talune pubblicazioni ne avrei la voglia avendo, nel frattempo, cambiato gusti e interessi.
Avrei voluto dar loro un certo ordine raccogliendoli per tematiche per consentirmi una più facile lettura o consultazione, ma alla fine è prevalso un altro modo di tenerli raccolti conservando con maggior cura le edizioni più vecchie a prescindere dagli argomenti trattati. Con mio figlio, poi, ho dovuto convivere con libri scritti in Inglese, spagnolo e francese. Egli, man mano che approfondiva lo studio in queste lingue, preferiva entrare in possesso dei classici che prima aveva letto tradotti in italiano. Vi sono quindi dei libri “doppiati” e per quanto avessi poca dimestichezza nella lingua, che non fosse la mia, ogni tanto cercavo di leggerli anche avvalendomi del fatto che l’avevo già fatto in italiano. Mio figlio, poi, a volte s’intrometteva spiegandomi che alcuni traduttori avevano fatto un uso non preciso di talune parole e di talune espressioni idiomatiche e mi aveva convinto della necessità che per leggere correttamente un autore straniero era molto importante sapere chi lo aveva tradotto.
Così con quest’andante adagio finivo con ritrovarmi con una pila di libri sul mio comodino pronti per essere letti e che a volte mi limitavo a scorrere le prime pagine prima di passare a un altro autore.
Ho sempre letto di tutto: narrativa, saggistica, letteratura, filosofia, ecc. In particolare dopo che mio figlio si era iscritto alla facoltà di psicologia il mio interesse per questa materia, si era accresciuto. Arrivò ad avere tra testi universitari e letture di riferimento non meno di centotrenta volumi.Dopo che abbandonò, all’ultimo momento la facoltà di psicologia, gli mancava solo un esame e la tesi di laurea che aveva per altro già preparata e attendeva il parere del relatore, decise di vendere alcuni testi. Erano quelli più specialistici.
Così ora, con qualche aggiustamento, continua il rapporto con questa raccolta frutto del pensiero, dell’impegno e della passione di tanti autori e del loro vissuto. Da qui la mia voglia di ritrovarmi con questi libri freschi di stampa o ingialliti dal tempo toccandoli, sfogliandoli e riprendendo il percorso di mio figlio che aveva avuto cura di segnare la pagina con striscioline di carta e di servirsene con qualche piccolo commento.
Io, invece, ero criticabile perché le pagine che m’interessavano, e potevo poi trarne lo spunto per un mio articolo, si distinguevano dalle altre perché rilevavo a matita i periodi che intendevo riprendere per una citazione e a margine vi aggiungevo, a volte, anche qualche mia breve riflessione.
Era un modo di fare che mio figlio disapprovava e che alla fine ne riconoscevo la ragione e facendo violenza alle mie malsane abitudini ho poi cercato di ovviarvi dotandomi di alcuni foglietti dove annotavo gli argomenti che m’interessavano e riuscivo anche ad aggiungervi qualche laconico commento. Tutto questo lo sto dicendo ora che credo di essere vicino al capolinea della mia esistenza se non altro per ragioni anagrafiche.Se invece mi chiedo da dove è venuta questa voglia di leggere, ma anche di scrivere non saprei con franchezza fissare una data precisa.
Posso solo pensare che vi sono state circostanze fortuite che alla fine hanno fatto scattare la scintilla dell’interesse e prima ancora della curiosità.Di certo una delle concause può essere stata la voglia di leggere i libri che per imitazione suscitavano nei compagni di giochi e di confidenze un qualche interesse. Penso al primo libro che mi spinse a fuggire di casa perché mia madre non volle assolutamente comprare. Fu una reazione decisamente esagerata se si pensa che si trattava delle “Mie prigioni” di Silvio Pellico e per giunta in edizione economica. Mia madre si era convinta che non era fatto per la mia età. Mio padre, in quel periodo, era di stanza con il suo reggimento in un’altra città.Un altro indizio, qualche anno più tardi, lo potrei individuare nella mia scoperta di una vecchia libreria messa da qualche tempo in cantina che conteneva molti libri e persino scritti di un prozio di mio padre che era abate in convento di frati francescani e che aveva lasciato in eredità alla famiglia.
Così scoprii le opere integrali di alcuni autori dell’antica Grecia e romani con il testo in greco e in latino e di lato la traduzione in italiano. Fu anche il tempo in cui mi dedicai a trascrivere con la mia calligrafia le prediche del mio bisavolo e a prendere confidenza di una prosa molto infiorata di parole che non conoscevo e di citazioni in latino.Si aggiungeva, altresì, la circostanza che alcuni miei amici avevano dei genitori appassionati di letture per cui le loro biblioteche erano una fonte inesauribile di curiosità e d’interessi.Così mi trovai al cospetto di una palese contraddizione, dove disdegnavo il libro scolastico ma mi abbeveravo ad altre fonti in un certo senso più specialistiche e meno commentate dove diventava più facile che incorressi in errori di valutazione e di non avere un quadro d’insieme della storia letteraria e filosofica dalle sue origini a oggi. Così sono maturati i miei pensieri e la mia grande sete di sapere e ora di averli in libera uscita. (Riccardo Alfonso)

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Festival Capsula del tempo

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

Roma Tra il 20-22 giugno p.v. presso l’Accademia d’Ungheria in Roma (Via Giulia, 1) si terrà il Festival CAPSULA DEL TEMPO, una tre giorni per celebrare il passato ed il presente dell’Accademia d’Ungheria in Roma tra concerti, performance e mostre.Il Festival prenderà inizio mercoledì 20 giugno p.v. alle ore 20.30 con il concerto ”Mi copro soltanto con le stelle” che vedrà la partecipazione di Luca KÉZDY (violino) e Evelin TÓTH (canto), vincitrici del concorso ”Bőröm alatt viszlek haza”, indetto in occasione del 90o anniversario della fondazione dell’Accademia d’Ugngeria in Roma, in collaborazione con Anselmo de Filippis, Maria Laura Caselli.
Giovedì 21 giugno p.v. ore 20.30 si proseguirà con il concerto di world music del Gruppo BAJDÁZÓ, con la partecipazione di Ákos GYŐRFFY (tappeto acustico, effetti, looper, ritmo), Zoltán GUGYELLA (basso, looper), Zsigmond MILE (canto, chitarra), András HALMOS (percussioni). Il Gruppo Bajdázó fondato dal poeta e musicista ungherese Ákos Győrffy vanta un repertorio basato sulla contaminazione di testi letterari di alta qualità, tradizione folcloristica ungherese, musica classica e jazz, ed è in grado di portare l’ascoltatore nell’atmosfera delle montagne di Börzsöny (Ungheria Settentrionale) dove persino l’anima più irrequieta riesce a trovare pace. L’evento si inserisce nella ricca serie di concerti previsti per l’edizione 2018 della Festa Europea della Musica.
Venerdì 22 giugno p.v. alle ore 20.30 è in programma l’inaugurazione della mostra dei borsisti dell’Accademia d’Ungheria in Roma, intitolata Frammenti di parole
(Culla – Strati – Catacombe – Temporeggiare). Nell’ambito della mostra curata da Pàl Németh e aperta al pubblico fino al 31 agosto p.v. verranno esposte le opere di Csaba FÜRJESI, Márton MAGYARI, Beatrix MAKKAI – KOVÁCS, Éva MAYER.
Il Festival terminerà venerdì 22 giugno p.v. alle ore 21.00 con la performance sonora e visiva, “Capsula” di Angela Eke e Petra Páder. Le due artiste, tramite la performance rievocheranno le opere di alcuni poeti, scrittori ed artisti che nel 1947/48 avevano soggiornato presso l’Accademia d’Ungheria in Roma. L’installazione utilizzata nel corso della performance è composta da due sfere di nylon dalle dimensioni di un uomo con dentro le due artisti. Le sfere possono essere interpretate in vari modi, come qualcosa di inafferrabile o come la chiusura del nostro mondo interiore, dei nostri ricordi ed emozioni legati al passato. Le sfere, ispirandosi a Simon Hantai, vengono ricoperte con una decorazione realizzata con la tecnica del pliage. Nel corso della performance alcune opere, lettere o frammenti di diari dei poeti/ scrittori Amy Károlyi, Ferenc Karinthy, Sándor Weöres, János Pilinszky, Ágnes Nemes Nagy verranno rievocati tramite un collage sonoro insieme ad una serie di interviste effettuate con alcuni tuttora vivi, tra cui Judit Riegl, Márton Karinthy.

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Non è più tempo di discussioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Ci risiamo. Dopo aver digerito non sempre bene i risultati elettorali ora il passatempo dei nostri “esperti” dalla politica alla filosofia, dalla sociologia al pettegolezzo sembrano concentrati sui passi che i nuovi leader compiranno e come intendono risolvere gli aspetti più urgenti del nostro vivere quotidiano. Da più disparate parti i talk-show, infatti, impazzano con discussioni di ogni genere ora sul conflitto d’interessi ora sulla riforma della giustizia, ora sulla legge elettorale ora sulla riforma del lavoro e via di questo passo. Non bastano per questi amatori delle tavole rotonde i tanti bla bla che per decenni abbiamo dovuto sorbire sulle riforme preannunciate, quasi realizzate salvo un nulla di fatto all’ultima ora. E’ tempo di concretizzare e non di parlare al vento. Il sistema Italia ha in nuce tutte le potenzialità possibili e immaginabili per darsi una nuova figura di sé. Ciò che manca è la volontà politica. Ciò che manca è l’impegno parlamentare a realizzare e non ad anticipare il bene e a razzolare male tra le pieghe delle commissioni, dei rinvii, degli approfondimenti ecc. Basterebbe stabilire per regolamento parlamentare che tutte le proposte di legge dei suoi membri venissero esaminate dalle apposite commissioni entro sessanta giorni e votate o rinviate in aula per l’esame generale e il relativo voto. Diamoci una mossa se vogliamo realisticamente imprimere una svolta al paese e non lasciamo che la nuova speranza per un cambiamento radicale sul modo come interagire tra i cittadini e le istituzione non si trasformi come in passato in un mero esercizio tautologico (Riccardo Alfonso)

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Una “Call for Speech” per la medicina del futuro e “Il tempo della cura”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2018

Bologna Dal 3 al 6 maggio 2018 la 4° edizione del Festival della Scienza Medica, l’appuntamento che vede protagonisti scienziati di fama internazionale, Premi Nobel, massimi esperti in diversi campi della ricerca e dell’innovazione, con l’ambizioso obiettivo di avvicinare e rendere accessibile al grande pubblico la cultura medico-scientifica e le sue sfide. La quarta edizione del Festival della Scienza Medica, in programma a Bologna sarà dedicata a “Il Tempo della Cura”. I progressi della scienza medica hanno portato l’aspettativa di vita in molti Paesi occidentali a ottanta anni e oltre. Questo risultato è al tempo stesso conseguenza e causa di un’attenzione crescente per la salute e la cura.
E lo fa anche lanciando una call for speech rivolta agli studenti di Scuole e Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, Farmacia, biotecnologie e Scienze Motorie degli Atenei italiani, invitandoli a presentare le loro idee. Uno speaking corner di prestigio dal quale i medici di domani potranno presentare le loro visioni innovative su temi di attualità biomedica. Tra tutti i progetti inviati, i Membri del Comitato Scientifico del Festival ne selezioneranno sei, i cui autori saranno invitati a prendere parte all’iniziativa come relatori durante le giornate del Festival. L’iniziativa, resa possibile grazie al patrocinio e alla collaborazione della CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, chiama gli studenti a elaborare un breve abstract (massimo 400 battute) sui seguenti argomenti:
Il ruolo del medico in una prospettiva futura di medicina personalizzata
La medicina e il fine vita
La corretta comunicazione su tematiche culturalmente controverse, quali le vaccinazioni
Il ruolo dello psichiatra e dei farmaci nella cura delle depressioni.
Il Presidente del Comitato Scientifico del Festival, Professor Fabio Roversi-Monaco, sottolinea come la Call for Speech sia “un’iniziativa di grande valore e significato culturale, in quanto essa ci consente di coinvolgere in modo attivo e significativo la componente giovanile, dagli studenti di Medicina ai giovani ricercatori”. Ciascun candidato, che dovrà avere come requisito l’essere in pari con gli esami del Corso di Laurea, potrà presentare domanda per una sola tematica: il termine per la consegna degli abstract è il 10 aprile 2018.

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