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Giochi d’azzardo in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

“L’Italia ha il primato, in Europa, per la maggior cifra giocata al tavolo, una media quasi 2.180 euro che vengono sottratti, all’economia reale, minorenni inclusi, il cui numero è passato da 860 mila unità a 2,8 milioni.”Nel 2010 si è registrato un aumento delle perdite legate alla dipendenza da giochi e scommesse del 15,3%. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedent e sono stati lasciati sul tavolo da gioco circa 720 mln in più. E nei primi 2 mesi del 2011 si registra un balzo addirittura del 4,4%, con un tendenziale annuo che potrebbe arrivare al 20%. In Italia, il solo gioco legalizzato coinvolge circa 31,2 MLN di persone, di cui 7,6 MLN con frequenza settimanale, e sviluppa un fatturato di circa 56,8 MLD di euro. Anche il coinvolgimento dei minorenni è aumentato passando da 860 mila unità a 2,8 milioni. Secondo l’indagine che verrà pubblicata su “Contribuenti.it Magazine”, nel nostro Paese, il consumo e l’abuso di alcol e droghe viene visto come un problema sociale per la collettività e di salute per il singolo, mentre la dipendenza da gioco non viene riconosciuta dallo Stato, e chissà perché, come una malattia sebbene a livello psichiatrico, invece, venga catalogata come una vera e propria patologia. L’Associazione Contribuenti Italiani chiede misure restrittive nei confronti del gioco legalizzato vietandolo in tutti i luoghi pubblici, sulla scia del divieto delle sigarette, la diminuzione dell’offerta di lotterie, il divieto del gioco d’azzardo online, l’aumento della tassazione sulle vincite al fine di renderle meno appetibili, introducendo un’imposta unica sostitutiva su tutti i giochi legalizzati (IUG) pari al 50% della vincita. “Lo scopo delle istituzioni è quello di educare i cittadini, proteggere la loro salute, mentale e fisica – afferma Vittorio Carlomagno, presidente dell’Associazione Contribuenti Italiani – non di certo quello di indurli a giocare al poker o ad indebitarsi con persone senza scrupoli. Senza contare che sono non pochi i giocatori fanno uso di sostanze stupefacenti o si prostituiscono per racimolare i soldi. Per un reale rilancio dell’economia e per accompagnare il paese dall’uscita della crisi economica – conclude Carlomagno – i risparmi degli italiani dovrebbero entrare in circolazione nel mercato attraverso canali legali e produttivi e non lasciare che le perdite al gioco diventino prima fonte di entrate nelle casse statali.”

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Imprese: escono dal tunnel della crisi

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Le piccole imprese italiane sono al metro 59 nel “tunnel della crisi”. È quanto emerge da un’indagine di Fondazione Impresa su 1200 piccole imprese alle quali è stato chiesto dove si posizionerebbero se il tunnel della crisi fosse lungo 100 metri. Le piccole imprese in Italia si collocano mediamente al metro 59. Il giro di boa è stato superato ma manca ancora un lungo percorso da fare prima di uscire dalla crisi. Artigianato, Piccola Impresa e Servizi sono – nell’ordine – a 61,3, 60,3 e 59,9 metri. Soffre il Commercio che si colloca solo al metro 56. In termini di macro-aree il Nord Est è in testa quasi al metro 64, poi il Nord Ovest al metro 61,3. Indietro il Centro e il Sud Italia a 57 e 55,5 metri. La ripresa della domanda e degli ordini è per quasi il 64,9% dei piccoli imprenditori intervistati uno degli elementi principali che fanno vedere la fine del tunnel della crisi. Per il 27,7% una situazione economica generale migliore e appena per il 4,3% decisioni istituzionali più incisive. In particolare, nell’agenda delle priorità stilata dai piccoli imprenditori per il governo delle Regioni spicca al primo posto – con un punteggio di 8.6/10 – la necessità di semplificare e rendere più efficiente la macchina pubblica e, con 7,9 punti su 10, quella di sostenere reddito delle famiglie e occupazione. Inoltre, secondo i risultati dell’ “Osservatorio Congiunturale In Italia” elaborato da Fondazione Impresa, i primi sei mesi del 2010 sono stati caratterizzati da andamenti negativi nella produzione/domanda e nel fatturato (flessioni inferiori al punto percentuale) e da un calo consistente dell’occupazione (-2,3%). Il livello dei prezzi ha segnato un incremento superiore a +3%, mentre la propensione ad investire si è attestata attorno al 14%. Nelle previsioni per il prossimo semestre si prevede un incremento della produzione/domanda intorno al punto percentuale ed una crescita del fatturato superiore al +2%. Prosegue, tuttavia, anche nei prossimi sei mesi la contrazione del numero di addetti, anche se in modo più contenuta (-0,6%); il trend dei prezzi dovrebbe risultare meno accentuato (+1,5%) e dovrebbe mantenersi stabile la quota di investitori (13,7%). A livello settoriale le aziende dei servizi hanno accusato le contrazioni più rilevanti rispetto alla seconda parte del 2009, con flessioni della domanda e del fatturato rispettivamente pari a -2% e -1,6%. In questo settore si rileva la crescita dei prezzi più sostenuta (+4,4%), mentre la contrazione di addetti risulta essere la meno negativa (-1,2%). L’artigianato e la piccola impresa hanno registrato nel corso dei primi sei mesi del 2010 una leggera flessione dei volumi produttivi (rispettivamente -0,1% e -0,3%). Ciò tuttavia non ha condizionato l’andamento del fatturato che risulta addirittura in leggero progresso nei due settori (+0,5% e +0,2%). Pesante invece è stato il ridimensionamento del numero di addetti (flessioni intorno al -3% per entrambi), mentre negli investimenti la piccola impresa si è dimostrata più attiva (15%).  Il commercio, infine, a livello congiunturale ha evidenziato una contrazione della domanda pari a -0,8%, con una flessione del fatturato superiore al punto percentuale (-1,2%). Nell’occupazione la perdita di posti di lavoro si è attestata a -2,6%, mentre leggermente al di sopra della media nazionale è risultata la propensione ad investire (14,5%).
A livello previsionale, rispetto ai volumi di produzione/domanda e fatturato si prevedono significativi incrementi in tutti i settori. Continuano ad essere negativi, invece, i valori sull’occupazione, soprattutto per artigianato (-2,0%) e piccola impresa (-0,7%); settori, questi, che sembrano essersi assestati dopo gli scossoni dati dalla crisi economico-finanziaria ma praticando ristrutturazioni interne fondate su  importanti tagli delle persone impiegate. L’unico settore a segnare un dato previsionale positivo a livello occupazionale è quello dei servizi, pur prevedendo un timido +0,2%.
Secondo le dinamiche congiunturali per aree geografiche, il Nordest ed il Nordovest presentano andamenti meno negativi, con una buona ripresa degli ordini e dell’export e con prospettive di consolidamento di questi trend anche nel prossimo futuro. Al Centro e al Sud, invece, si evidenziano ancora alcune flessioni rispetto al semestre precedente nella produzione/domanda e nel fatturato, confermate su base annua, mentre in ripresa sono gli ordini, anche per i prossimi mesi. Nel Centro-Sud si evidenziano inoltre le maggiori difficoltà occupazionali, con flessioni consistenti a livello congiunturale e tendenziale.

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Artigianato veneziano: debole ripresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2010

Dopo i risultati negativi del secondo semestre 2008 (-2,8%) e quelli della prima metà del 2009 (-8,2%) il dato statistico fatto segnare dalla seconda parte dello scorso anno si assesta al -7,2%: i “conti” delle PMI risalgono di un punto percentuale, ma la flessione tendenziale registrata nel corso dell’ultimo biennio non sembra dare segni di miglioramento. La congiuntura negativa si fa sentire soprattutto nei settori dell’abbigliamento (-22%), dell’edilizia (-14,2%), del legno (-11,9%) e del vetro (-9,7%), ma quasi tutti hanno chiuso il 2009 con numeri preoccupanti. Gli unici settori ad aver fatto registrare un andamento positivo sono quelli della calzatura (+6,7%) e degli alimentari (+1,7%). Soprattutto le calzature migliorano il risultato già ottenuto nei primi sei mesi dello scorso anno (+4,3%). In generale, è comunque la totalità dei comparti che esibisce un fatturato in flessione: costruzioni -10,1%, -6,3% il manifatturiero e -3,0% per il comparto del terziario.  Nel territorio provinciale la maglia nera spetta al mandamento di San Donà di Piave con -13,9%, seguito da Mirano con -13,8% e Venezia Centro Storico con -9,7%. Tra tutti, gli unici mandamenti ad aver registrato un risultato positivo nel secondo semestre 2009 sono Dolo (+2,2%) e Chioggia (+1,0%). Da segnalare, inoltre, un netto calo degli investimenti strutturali (in prevalenza per l’acquisto di macchinari) da parte delle aziende artigiane in provincia di Venezia, con un chiaro -30,2% nella seconda parte del 2009. In testa il comparto dell’abbigliamento (-94,2%), seguito dal legno (-72,5%) e dai servizi alla persona (-50,2%). Segno positivo per le calzature (+66,2%), la meccanica (+50,2%) e gli alimentari (+12,5%).
Il report di Confartigianato provinciale di Venezia evidenzia, parallelamente a un calo complessivo del fatturato delle Pmi, una diminuzione degli oneri finanziari del 33,5%, che ribalta il +5% dei primi sei mesi del 2009. I settori in cui gli oneri finanziari sono scesi maggiormente in provincia di Venezia sono quello della grafica (-62%), del vetro (-52,6%) e degli alimentari (-51,5%). Per quanto riguarda i mandamenti, guida il gruppo quello di Venezia Centro Storico (-53% di oneri finanziari nel secondo semestre 2009), seguito da Cavarzere (-45,1%) e San Donà di Piave (-33,6%) Risulta inoltre in diminuzione del 17,8% anche il ricorso alle formule di leasing da parte delle PMI per l’acquisto di prodotti e/o macchinari utili al lavoro d’azienda. In primis il settore del vetro (-73,1%), seguito da quello dei servizi (-69,9%) e della meccanica (-36%). Ribaltamento positivo invece, tra gli altri, per la grafica (+112,5%) e i servizi alla persona (+41,8%).Il periodo di crisi economica, con le problematiche aziendali che ne conseguono, si riflette infine sullo stock delle imprese artigiane veneziane, il cui numero, stabile negli ultimi anni, registra ora una contrazione: 21.248 le aziende censite nel secondo semestre 2009, a fronte delle 21.417 dei primi sei mesi.

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