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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘tensioni sociali’

La politica che non ha età ma si misura sull’età

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

Editoriale fidest. In questi giorni si sta accentuando il discorso sui giovani che vogliono entrare in politica e assumere da subito posizioni apicali, nell’organigramma partitico, e sugli “anziani” che sono prodighi di consigli e di aperture al dialogo ma tendono ad allungare i tempi d’attesa. A questo punto la società non sembra solo divisa tra ricchi e poveri e donne e uomini ma anche per età anagrafica, colore della pelle, fede religiosa, campanile e quanto altro. Praticamente su tutto. Ma l’aspetto che va più evidenziato è proprio quello tra giovani e anziani. Le logiche consumistiche della nostra società capitalista sembrano marciare proprio su questo divario e ad accentuarne la conflittualità. Il tutto dipende dalla tensione che si esercita nei riguardi di chi finalizza la sua ragion d’essere nella possibilità di acquisire benessere e ricchezza e conviene che può farlo solo se la sottrae agli altri in quanto la torta è quella che è e non basta per tutti. Gli anziani a questo punto rappresentano quel di più che si vorrebbe escludere prefigurando la prima grossa contraddizione tra i ritrovati della scienza che prevedono l’allungamento della vita, oltre i cento anni, e chi considera l’ultra sessantenne un costo eccessivo per la comunità in quanto esce dal mondo del lavoro, non produce ma richiede risorse assistenziali e previdenziali che gli accorti mestatori lasciano intravedere come un modo per rendere ai giovani la vita più difficile. Il rischio più evidente è che queste idee possono, alla fine, condurci a soluzioni radicali come l’eutanasia, l’emarginazione, l’esclusione sociale, l’isolamento e la povertà estrema per tutti coloro che si pongono nell’immaginario giovanile come un costo per la società e in primo luogo gli anziani, gli invalidi, i diversamente abili. Questo modo di vedere trasforma la nostra società in homo homini lupus. Il più forte, il più dotato, il figlio di una razza eletta, l’adepta di una certa religione in luogo di un’altra, l’appartenenza a una etnia che riesce a predominare sulle altre, le fortune finanziarie di una casta rappresenteranno la forza vincente sulla maggioranza degli anonimi che vanno sfruttati e per quel che rimane gettati nell’immondezzaio. Segni premonitori li avvertiamo un po’ ovunque e per quanto riguarda gli anziani sono più evidenti poichè il problema è alquanto recente. Da circa 30 anni, infatti, la speranza di vita continua ad allungarsi dopo che per decenni era rimasta stazionaria. Dobbiamo, a questo punto, prima che si raggiunga il punto di non ritorno, ingegnarci a trovare un nuovo rapporto generazionale e una cultura della solidarietà diversa dagli attuali parametri. Il primo aspetto, a mio avviso, sarebbe quello di una rimodulazione dell’attività lavorativa assegnandola secondo l’impegno che si richiede. Prendo ad esempio il giocatore di calcio professionista. A 35 anni gli toccherà appendere gli scarpini al chiodo ma non per questo possiamo definirlo un “pensionato”. Si cercherà un altro lavoro. Se generalizziamo questo aspetto dobbiamo pensare che vi sono lavori più congeniali per i giovani e meno per gli altri e lo stesso discorso vale per gli ultrasessantenni. D’altra parte non si può pensare che a 65 anni, se si resta in buona salute, e non sono pochi coloro che possono essere inquadrati in questa casistica, il loro destino è quello di scaldare le panchine dei giardini pubblici. Occorre, a costoro, offrire altre opportunità lavorative, altri interessi, altri modi di rendersi utili nella società. La politica, a questo punto, deve saperne trarre le conseguenze nel rapporto giovani-anziani facendo emergere non un primato anagrafico ma un primato della partecipazione corale, di una evoluzione della società verso i reali obbiettivi che deve perseguire, indistintamente, e che si possono chiamare con un solo nome: solidarietà verso tutti nessuno escluso e ciò significa essere meno ricchi e più disponibili, meno egoisti e più aperti ai bisogni e alle attese di coloro che sono meno fortunati di noi. Su questi temi, e non su quelli surrettizi, che possiamo parlarne per costruire una società che non si misura su logiche di possesso ma sul senso che intendiamo dare alla nostra vita e il messaggio che intendiamo lasciare ai posteri che è un segnale di amicizia e di amore per il nostro prossimo e tutto sommato anche nei nostri confronti. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Tensioni sociali: allarme migranti

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2016

rocca-di-papaA Rocca di Papa i migranti scendono in strada per protesta e a Fiano romano arrestato un somalo per aver molestato un bambino di 8 anni. “L’ennesima, insopportabile, protesta da parte degli ospiti di un centro di accoglienza e l’esasperazione dei cittadini. Ormai è questa la situazione che si registra praticamente ovunque in Italia, a causa delle scelte assurde del nostro Governo sull’accoglienza ai migranti. Questa volta è toccato a Rocca di Papa, la cittadina dei Castelli romani dove ben cinquecento migranti nei giorni scorsi hanno occupato la via dei Laghi, mandando in tilt la viabilità e mettendo a dura prova la pazienza dei residenti. Inoltre sempre più spesso ci troviamo a commentare fatti di cronaca come quello di oggi, in cui un migrante di origine somala richiedente asilo e ospite del centro di accoglienza di Fiano romano avrebbe molestato un bambino di otto anni. Intanto, la Regione Lazio con Roma in testa devono fare i conti con una vera e propria invasione di immigrati clandestini che portano con loro reati, degrado, schiamazzi e molestie sessuali che si verificano nelle vicinanze dei centri di accoglienza che li ospitano. Il Ministro dell’Interno Alfano ancora è convinto che non ci sia alcun sovraccarico se tutti collaborano ? “E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia.“A Rocca di Papa sulla Via dei Laghi la protesta si sarebbe verificata in conseguenza della mancanza di riscaldamento reclamato dai migranti nella struttura. Il centro di accoglienza Mondo Migliore è un hotel-centro congressi molto conosciuto e dove molti italiani sognerebbero di vivere. Invece queste persone, che ad oggi possiamo definire clandestini, disprezzano la struttura e si permettono di inscenare proteste pur vivendo sulle spalle degli italiani per tutto il periodo che passeranno nel nostro Paese. E’ una situazione insostenibile, che mette a rischio la tenuta sociale delle nostre città. Gli stessi episodi di protesta da parte di immigrati sono avvenuti anche in zona Aurelio a Roma qualche giorno fa, sempre in seguito a un malcontento inspiegabile da parte degli occupanti. E non si contano ormai questi casi praticamente ovunque sul nostro territorio” conclude Santori. (nr. Non dobbiamo sottovalutare la situazione immigratoria in Italia ma nemmeno enfatizzarla. Il problema, a nostro avviso, è nella nostra incapacità di fare un uso adeguato delle leggi, di farle rispettare ed esserne conseguenti. Tutti devono capire, italiani compresi, che se si “sgarra” la punizione è inevitabile e non vi sono sconti di sorta.)

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Economia: Rigore e sviluppo

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2011

Una manovra finanziaria di rigore ma senza equità e senza meccanismi efficaci di ripresa economica sarebbe destinata al fallimento. In una situazione occupazionale già difficile e con la stima di un ulteriore aggravamento tanto da prevedersi una perdita di altri 100.000 posti di lavoro entro la fine dell’anno, i tagli annunciati da soli sarebbero altamente recessivi. Non sarebbe capito e tanto meno accettato dai cittadini. Inevitabilmente provocherebbero tensioni sociali con ricadute pesanti sulla stessa economia e tanto più sul ridimensionamento del debito. Non siamo contro il rigore. Anzi occorrono controlli stringenti per eliminare i tanti sprechi quotidiani. Non solo nei ministeri e negli enti e società ad essi collegati. Comuni, province e regioni non sono sottoposti ad alcun controllo, se non quello della Corte dei Conti che arriva dopo molti anni. Si pensi che i revisori dei conti vengono scelti dagli stessi amministratori ed è stato eliminato finanche il parere di legittimità obbligatorio che prima esprimevano i segretari comunali e provinciali. Il peso della manovra non può che essere giustamente distribuito. Ciò vuol dire che a pagare di più deve essere chi ha e ha avuto di più. Non si tratta di punire i più fortunati, ma di chiedere loro di contribuire di più alla salvezza del paese. Perciò serve una patrimoniale forte sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni. Secondo noi la metà della manovra dovrebbe essere a loro carico. Del tutto fuori luogo sono le lamentele per la cosiddetta tassa di solidarietà a carico di manager, calciatori, attori, giornalisti, grandi professionisti, alti dirigenti delle Stato e delle Regioni, ecc. Certo bisogna ridurre anche le spese inutili ed eccessive della politica, a partire dalla drastica riduzione del finanziamento pubblico dei partiti. La lotta al sommerso, all’elusione e all’evasione fiscale, anche quella che usa i derivati finanziari come moderni strumenti di abbattimento dell’imponibile, deve essere fatta con maggiore convinzione. Le ultime stime indicano un sommerso di 230 miliardi di euro! Dopo averne verificato la praticabilità costituzionale, si potrebbe recuperare qualcosa anche dai capitali già fuggiti all’estero e scudati con il semplice pagamento del 5%. Non si può ritenere equo l’aumento dell’Iva, come molti auspicano, in quanto andrebbe a colpire linearmente tutti i cittadini e avrebbe effetti recessivi. Scaricare pesanti tagli sugli enti locali, soprattutto per quella parte che andrebbe a colpire i servizi sociali, è la strada più semplice ma non la più equa. Certamente occorre razionalizzare l’amministrazione pubblica. Vi è l’indubbia necessità di un progressivo adeguamento del nostro welfare, delle nostre pensioni e del lavoro agli standard europei. L’Italia, la Francia e gli altri Paesi non potranno chiedere aiuto all’Europa se non adeguano l’età pensionistica a quella dei lavoratori tedeschi.Ma colpisce molto il fatto che la manovra manchi di una idea e di una visione strategica per la crescita e per lo sviluppo. In verità non ci sorprende in quanto un crescente fondamentalismo neoliberista, che vede lo Stato come il nemico da abbattere, è penetrato ovunque. È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni della manovra economica in discussione. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Attualmente gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali 78 nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. Alla quale ovviamente pagano gli interessi dovuti. Secondo noi, potrebbero estinguere tale debito nei confronti della Cassa vendendo alla stessa parte dei loro immobili. Ma la Cdp dovrebbe creare un Fondo equity il cui capitale sarebbe formato proprio dal valore degli immobili. Tale fondo dovrebbe essere finalizzato alla promozione di investimenti, a partire dalle grandi infrastrutture nel Mezzogiorno la cui carenza incide negativamente sull’intera economia nell’area e nel Paese.
Lo stesso si potrebbe fare anche con le riserve auree della Banca d’Italia. Esse erano 2.412 tonnellate a fine 2010 con un valore di 83 miliardi. Oggi con il mercato dell’oro in crescita vertiginosa, valgono oltre 100 miliardi. Da tempo noi sosteniamo, e recentemente con la loro autorevolezza lo propongono anche Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, la istituzione degli EuroUnion Bond. Secondo la loro proposta i paesi dell’Unione europea dovrebbero conferire in un Fondo finanziario europeo in modo proporzionale capitali per 1.000 miliardi di euro. In parte formati dalle riserve auree e in parte dalle quote azionarie di società partecipate dai vari governi. L’Italia dovrebbe contribuire per 180 miliardi, di cui oltre 100 riferiti alle riserve auree. Il fondo potrebbe emettere bond per circa 3.000 miliardi: 2.300 per portare la media del debito europeo da 86% al 60% del Pil e 700 miliardi per promuovere grandi progetti di investimento. Anche su questo terreno si valuterà la capacità del governo e del parlamento italiano. (Mario Lettieri Sottosegretario dell’Economia nel governo Prodi e Paolo Raimondi Economista – fonte Italiaoggi)

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No Tav: La ribalta ai contestatori violenti

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2011

“Chi è un pubblico amministratore deve distinguere tra il legittimo dissenso e le iniziative che hanno il merito di continuare ad offrire la ribalta ai professionisti della contestazione e della violenza”: il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta interviene dopo la marcia di oggi che definisce “l’ennesima occasione regalata a chi ha ben poco da spartire con la Valle di Susa e si raduna solo per creare pericolose tensioni sociali”. “Invito i sindaci che hanno marciato oggi a far sentire forte la loro condanna per l’aggressione alle forze dell’ordine e soprattutto a svegliarsi: credono di essere condottieri, ma in realtà sono loro ad essere manovrati”.

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