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Trump: I vani tentativi di ribaltare il voto

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2020

By Domenico Maceri, PhD I vani tentativi di Trump di ribaltare l’elezione del 2020: delegittimare Biden e spianare la strada a una rivincita nel 2024? “Non si tratta solo di onorare i voti dei 74 milioni di americani che hanno votato per me ma di assicurarsi che gli americani abbiano fiducia in questa elezione e in quelle del futuro”. Così il presidente americano uscente Donald Trump in un video nel quale continua ad asserire falsamente che ha vinto l’elezione del 2020.Nel suo video Trump non riconosce il basilare principio democratico secondo cui Joe Biden ha prevalso. Tutti i 50 Stati hanno già certificato gli esiti elettorali dando Biden come vincitore. Il candidato democratico ha ricevuto 81 milioni di voti, 7 milioni più di Trump (51% Vs. 46%). Per quanto riguarda l’Electoral College, Biden ha conquistato 306 voti, 36 più del minimo di 270 per la vittoria. Questa è la democrazia ma il presidente uscente la definisce in tal modo solo quando vince lui, incapace di accettare sconfitta, creando instabilità nei principi democratici.Trump aveva già dato segnali della sua incapacità di accettare esiti elettorali negativi. Va ricordato che nell’elezione del 2016 aveva dichiarato di accettare il risultato solo in caso di una sua vittoria. Gli andò bene e la sua avversaria Hillary Clinton il giorno dopo l’elezione riconobbe la sua sconfitta. Trump non è cambiato dunque. O vince lui o la democrazia non funziona. Le sue parole e azioni nelle settimane recenti dopo l’elezione continuano a confermare che lui vive nel suo mondo irreale di vittoria che continua a ripetere ai suoi sostenitori. La democrazia però richiede l’accettazione di una realtà condivisa che Trump ovviamente non possiede.I suoi metodi per rovesciare l’esito elettorale non hanno però avuto efficacia. I suoi tentativi legali di squalificare i voti negli Stati in bilico che gli hanno negato un secondo mandato come in Pennsylvania, Arizona, Georgia, Nevada e Michigan si sono rivelati inutili. Denuncia dopo denuncia Trump è stato sconfitto. L’ultimissimo risultato negativo è stato un rifiuto della Corte Suprema di ribaltare o ritardare l’esito del voto in Pennsylvania. Una semplice comunicazione della Corte Alta emessa solo dopo 34 minuti senza nessuna spiegazione ha sconfitto Trump il quale si sarà sentito tradito dai tre membri della Corte che lui ha nominato. Le altre denunce capitanate da Rudy Giuliani, il suo avvocato personale, adesso positivo al Covid-19, non hanno avuto successo nemmeno. Con ogni probabilità Trump si aspettava questi risultati ed è per questo che il suo rappresentante legale è stato proprio Giuliani, ottimo per fare rumore nella televisione a cavo, ma letteralmente incapace di serie questioni legali. Una lunga lista di avvocati americani ha persino richiesto che la licenza di avvocato di Giuliani venga sospesa per tutte le menzogne che l’ex sindaco di New York sta dicendo per promuovere la realtà alternativa del suo capo.A dare man forte a Giuliani si presenta il procuratore generale del Texas Ken Paxton che ha esposto una denuncia alla Corte Suprema asserendo che gli Stati della Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin hanno danneggiato i texani poiché hanno modificato le loro leggi sull’elezione a causa della pandemia. Una denuncia che ha sbalordito gli analisti legali poiché le leggi elettorali appartengono ai singoli Stati e non al governo federale. Paxton è tipicamente “trumpiano” nelle sue trovate ma anche nei suoi comportamenti poco etici. Attualmente è indagato per frode fiscale ed è anche accusato da alcuni suoi collaboratori di abusi di potere e corruzione. Non sorprenderebbe dunque se Paxton stesse cercando di ingraziarsi Trump sperando in una grazia presidenziale. Non ha funzionato. Anche questa volta la Corte Suprema ha tempestivamente bocciato la richiesta.Trump ha tentato anche di ribaltare l’esito dell’elezione facendo pressione sui leader del suo partito al livello Statale. I grandi elettori che alla fine eleggeranno il presidente formalmente il 14 dicembre vengono nominati dalle leadership statali riflettendo il risultato dell’elezione. In casi di brogli elettorali il governatore e le legislature statali avrebbero il diritto legale di nominare gli elettori secondo il loro giudizio. In Nevada, Pennsylvania e Georgia e Michigan, quattro Stati vinti da Biden alle urne, Trump ha direttamente chiesto che gli esiti elettorali vengano sorvolati. I governatori di questi Stati lo hanno ignorato, aderendo ai principi elettorali. In questo senso si sono comportati non da membri del Partito Repubblicano, come voleva Trump, ma da funzionari governativi, mettendo in pratica le leggi dei loro Stati. Lo hanno fatto perché la costituzione dei loro Stati lo richiede. Andrebbero ammirati specialmente in comparazione ai comportamenti dei legislatori al livello federale che hanno rivelato complicità nelle furbizie del presidente uscente. Con l’eccezione di Mitt Romney, senatore dell’Utah, la stragrande maggioranza dei membri repubblicani della Camera Alta, ha mantenuto il silenzio sull’esito elettorale. Biden ha indicato che parecchi di loro si sono congratulati con la sua vittoria ma solo in privato per paura di adirare l’attuale inquilino alla Casa Bianca. Un sondaggio del Washington Post ha scoperto che solo 27 dei parlamentari repubblicani hanno ammesso che Biden ha vinto l’elezione. Gli altri non hanno voluto esprimersi.I leader repubblicani silenziosi riflettono l’assoluta padronanza di Trump del Grand Old Party. Trump ha perso nel 2020 e nonostante il suo rifiuto di accettare questa realtà ha già suggerito la sua intenzione di ricandidarsi nel 2024. Le sue ultimissime battaglie legali e politiche per ribaltare l’esito elettorale attuale sarebbero in questa luce un tentativo di delegittimare la vittoria di Biden. Allo stesso tempo mirano a mantenere uniti i suoi seguaci. Sta funzionando. I loro contributi finanziari continuano ad arricchire le casse del suo tesoro. Anche se non si dovesse ricandidare nel 2024 Trump rimarrebbe una voce importante nel Partito Repubblicano. Biden è riuscito a togliergli la presidenza. Togliergli la leadership del GOP rimane impossibile.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Dieci pratici consigli per riconoscere i tentativi di truffa via web

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

Per assicurarsi di non cadere vittima dei cyber criminali la Mobile Bank N26 ha presentato una guida completa alla cybersecurity:Tieni la tua app N26 e il sistema operativo del tuo cellulare sempre aggiornati in modo da evitare che possano verificarsi bug; Utilizza metodi di autenticazione biometrici come la scansione dell’impronta digitale o il riconoscimento facciale per effettuare l’accesso; Crea delle password complesse contenenti lettere, numeri e simboli ed evita di usare la stessa password per accedere a diversi conti; Non pubblicare mai informazioni personali sensibili online o sui social network; Fai attenzione quando utilizzi una rete WiFi pubblica o una connessione condivisa e scegli sempre connessioni WPA2 sicure invece di connessioni WEP. Prediligi fornitori di servizi email con filtri per la sicurezza e per lo spam e che dispongono di un sistema di autenticazione a due fattori; Stai in guardia di fronte a offerte troppo belle per essere vere: probabilmente è proprio così! Effettua acquisti solo presso siti web affidabili di venditori riconosciuti; Assicurati che i siti web siano sicuri, controlla che ci sia il simbolo di un lucchetto accanto all’URL e verifica le credenziali con un semplice clic; Consenti la geolocalizzazione sulla tua app N26, che permette di individuare transazioni irregolari non effettuate da te.

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Società recupero crediti e i sms inviati

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2010

I metodi delle società di recupero crediti si adeguano alle nuove tecnologie, utilizzandole anche in modo improprio a scapito dei presunti debitori. Un esempio è quello di Ge.Ri, che lavora per diversi gestori telefonici, e che invia messaggini su cellulari di questo tenore: Primo sms. La preghiamo cortesemente di contattarci per urgenti verifiche amministrative che la riguardano al numero 895.895.8915. Nostro riferimento pratica… Secondo sms, quattro giorni dopo. In relazione alla sua pratica, dopo numerosi tentativi di contatto senza alcun riscontro, avvisiamo della prossima azione legale. 895.895.8915. Nostro riferimento pratica… In pratica, un messaggio ‘terroristico’ invita a telefonare ad un numero a pagamento (gli 895, sono simili ai tristemente noti 899) che costa fino a 1,56 euro al minuto. Abbiamo denunciato il tutto all’Antitrust ad integrazione di una nostra precedente segnalazione, relativa all’invito a telefonare al numero 895.895.8915 da parte di Ge.Ri, contenuto su comunicazioni cartacee o posta elettronica. In quel caso, al presunto debitore è comunicato almeno il nome del gestore telefonico che reclama soldi. Nei messaggi pervenuti tramite sms, invece, nemmeno questa informazione viene esplicitata, stimolando i consumatori a chiamare e pagare. Il paradosso è che spesso il presunto debito è di poche decine di euro e può capitare che telefonando alla Ge.Ri sia piu’ oneroso del debito: la furbizia è qui, si incassano soldi senza estinguere il debito. Consigliamo a tutti i presunti debitori che ricevessero comunicazioni contenenti l’invito a comporre l’895.895.8915, o altri simili a pagamento, a non farlo e denunciare il tutto all’Antitrust. (Domenico Murrone, responsabile Aduc Telecomunicazioni)

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Mostra: I padri fondatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2010

Roma, 7 giugno – 1° agosto 2010 Palazzo Madama Piazza Madama, 2  una grande mostra promossa dal Senato e dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. La mostra è a cura del Prof. Giuseppe Talamo, presidente dell’Istituto. Vuole ripercorrere la costruzione dello stato unitario attraverso i suoi protagonisti, uomini che cercarono di realizzare i loro convincimenti ideali. L’attività dei “Padri Fondatori” si esplicò in vari modi: attraverso le azioni – partecipando a tentativi insurrezionali, combattendo durante le guerra d’indipendenza o all’interno dell’impegno politico – o mediante la scrittura e la diffusione degli ideali di patriottismo e di libertà. Ecco dunque in mostra un centinaio di opere tra documenti, libri, lettere, manoscritti, cimeli, fotografie, dipinti a olio, che documentano i ritratti di questi protagonisti mettendo in luce anche altre figure che si mossero all’interno di idealità comuni pur mostrando singole fisionomie: da Cesare Beccaria a Ugo Foscolo e Alessandro Manzoni; da Carlo Cattaneo a, tra gli altri, Vincenzo Gioberti, Giuseppe Mazzini, Massimo D’Azeglio, Giuseppe Garibaldi, fino ad arrivare a Camillo Cavour. Il percorso espositivo della mostra su “I Padri Fondatori” parte quindi da alcuni precursori ideali per poi passare agli attivi protagonisti delle vicende risorgimentali: una serie di ritratti di figure che unirono, in maniera diversa, istanze teoriche e attività politica.  Ogni singola sezione è illustrata da un ritratto del protagonista, da una selezione di citazioni e da una serie di cimeli originali quali manoscritti e documenti volti ad illustrare la vita della figura. La presenza di piante e mappe originali dell’Italia tra XVIII e XIX secolo consente di contestualizzare la vita di questi singoli protagonisti . La mostra si articola in varie sezioni: Storie d’Italia; Verso la Costituzione; I Precursori; I Padri fondatori; Il Pantheon Ideale. La mostra sarà aperta al pubblico da venerdì  11 giugno Ingresso libero
Orario: Venerdì 15.00 – 20.00 Sabato 10.00 – 13.0  15.00 – 20.00 Domenica 10.00 – 13.00 14.00 – 18.00 Lunedì  10.00 – 13.00 Catalogo: Gangemi Editore.

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Unificazione forze di polizia

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2010

Nelson Gregory Kaffir Boetie in un articolo apparso sul sito http://www.poliziaedemocrazia.it/ riprende il discorso sul tema dell’unificazione delle forze di polizia. Lo riprendiamo, sia pure per sommi capi, consapevoli dell’importanza dell’argomento e dell’interesse generale che riveste.  “Da una eventuale unificazione delle Forze di polizia – scrive Nelson – vedrei soltanto benefici e notevoli risparmi di gestione, ed un indubbio vantaggio a favore dei cittadini che si tradurrebbe in una maggiore sicurezza per una più alta presenza delle stesse sul territorio. Quello dell’unificazione è un annoso problema che impegna i nostri politici sin dal 1919, con tentativi più o meno concreti perché ciò si attuasse. Nel 1925 fu posto fine a tutti questi tentativi e da allora soltanto prove tecniche di unificazione, quelle quali il governo D’Alema ha provveduto a mettere una pietra tombale definitiva creando, unica nel suo genere sull’intero globo, la Quarta Forza armata”. E’ forse solo una questione di “orgoglio di appartenenza?” si chiede l’articolista o entrano in gioco altri fattori? Le tradizioni sono un bene se rimangono vive, ma lo possono essere anche unificando le due forze. Ma i signori del no, probabilmente, sono riluttanti per un altro motivo: “i Comparti Sicurezza e Difesa sono dei veri e propri serbatoi di voti. La politica se la sente di rischiare per il bene di tutta la collettività?” “Sarkozy, ci ricorda Nelson – da ultimo in Europa, ha inserito la Gendarmeria, omologa ai nostri Carabinieri, alle dirette dipendenze dell’Autorità nazionale della Sicurezza e cioè al Ministro dell’Interno, autorità civile. La Gendarmeria francese nacque ufficialmente il 16 febbraio 1791, ma la sua origine pare che risalga addirittura al 1600. Da questo esempio presero spunto molte altre Polizie europee, e tra queste proprio l’Arma dei Carabinieri (1886), nata quasi un secolo dopo la Gendarmeria francese”. In senso diametralmente opposto procede l’Italia dove possiamo tranquillamente constatare l’esistenza di una quintuplicazione delle attività di Pubblica sicurezza che si svolgono in ambito terrestre, marittimo o aereo, senza peraltro calcolare le Polizie locali e quelle provinciali esistenti. Unificando tutti questi settori si avrebbe una immediata riduzione dei costi e una presenza maggiore e costante sul territorio delle Forze di polizia. Il risparmio sarebbe rapido ed evidente. In atto abbiamo cinque cabine di regia nazionali (una per ogni Forza dell’ordine) mentre ne potremmo avere soltanto una. Abbiamo 103 province con 515 Sale operative (una per ogni Forza dell’ordine) quando ne potremmo avere soltanto 103. Da questo calcolo è ovvio che rimangono fuori le cosiddette Sale operative minori ed autonome nell’ambito di ogni singola Forza di polizia (quale Polizia Stradale, Reparto Volo, Frontiera terrestre, aerea e marittima, Reparto Mobili e così via) superando di almeno il doppio la soglia delle 515 Sale operative esistenti in ambito nazionale. Per contro se avessimo una sola cabina di regia potremmo semmai ipotizzare le diverse specializzazioni quali l’ordine pubblico, reati finanziari, giudiziaria, Polizia stradale, Polizia ambientale, penitenziaria, aerea, marittima, ecc. mantenendo di fatto quell’“orgoglio di appartenenza” che sempre più spesso viene rivendicato. Se avvenisse l’unificazione tutto si ridurrebbe ad un quinto, e di contro avremmo quattro quinti di personale in più al servizio della collettività. In Italia la forte resistenza ad una eventuale unificazione delle Forze di polizia ha un solo nome: Carabinieri.  “Non credo – osserva Nelson – neanche che tutto il personale dell’Arma la pensi allo stesso modo e sarebbe cosa intelligente ed opportuna far esprimere l’intera base dell’Arma dei Carabinieri con un apposito referendum interno su quale sarebbe la scelta: se verso una unificazione o continuare ad esistere come Quarta Forza armata in un ambito militare e con una esclusiva competenza in quel settore. Sta di fatto che “gli italiani chiedono più sicurezza e loro si preoccupano di perdere la bandoliera Sarebbe come parafrasare la logica usata da Maria Antonietta prima di essere ghigliottinata: “Maestà, il popolo ha fame e non c’è pane…” “Allora date loro delle brioches”. Dopo tutto, conclude Nelson: “L’unificazione delle Forze di polizia è un evento che richiederebbe la stessa rapidità di approvazione, superando gli interessi della politica e delle caste, il cui risultato sarebbe al solo vantaggio dei cittadini tutti, e delle casse dello Stato di cui tutti noi siamo parte”.

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