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Forza Italia pensa alla tenuta della coalizione

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

“Il tema del partito unico non può fisiologicamente essere sul tavolo oggi. I tempi li detta la politica e ad oggi la Lega governa con i 5 Stelle e le prime consultazioni nazionali che abbiamo di fronte sono le europee della prossima primavera. Che sono elezioni con il proporzionale, un sistema che esalta le singole soggettività politiche. Poi ci sono le amministrative che invece valorizzano le coalizioni e il centrodestra governa già – e bene – regioni e comuni”.
Così Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Libero”.“Il tema dunque secondo me oggi non è quello del partito unico, ma di creare le condizioni per il ritorno del centro-destra al governo e per considerare questa fase una parentesi della storia, dettata da contingenze straordinarie. Dopo se ne potrà parlare.Però ha ragione chi dice che le posizioni se il governo andrà avanti a lungo rischiano di allontanarsi troppo e ciò è pericoloso. Per questo queste settimane cruciali”.Ci sono anche le amministrative… “Per questo dico che siamo in un momento cruciale. Dobbiamo definire subito lo schema per le amministrative e confermare l`alleanza di centro-destra per dare certezze ai nostri amministratori, ai nostri sindaci, all`elettorato.Il combinato disposto di questi due livelli, politiche di centro-destra e alleanze locali, darebbero plasticamente il senso che il centro-destra c`è e può tornare al governo del Paese in qualsiasi momento”.

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Proposta Schäuble per limitare tenuta titoli di Stato

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 febbraio 2016

salva banche“Per distruggere definitivamente il sistema è in discussione un`ulteriore proposta dagli effetti nefasti: quella di mettere un limite alla quantità di titoli del debito pubblico del proprio paese che ciascuna banca può tenere in portafoglio. Si tratta di una proposta, guarda caso, del governo tedesco, definita appunto «proposta Schäuble» e, conoscendo i bilanci delle banche, soprattutto italiane, che di titoli di Stato ne detengono davvero tanti, significa vendita in blocco di Btp, con conseguente crollo del prezzo e aumento del rendimento (le due grandezze sono inversamente proporzionali). E anche lo spread, come dimenticarlo, schizza a livelli stellari”. Lo scrive Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un editoriale pubblicato da ‘Il Giornale’.“L`effetto destabilizzante che la «proposta Schäuble» può avere nell`Eurozona, con una nuova crisi finanziaria, nuova recessione, nuove aziende che chiudono, aumento della disoccupazione, minori entrate fiscali e sempre più deficit e sempre più debito pubblico è lo stesso identico che la trovata di Deauville del duo Merkel-Sarkozy ebbe nel 2011. Ma perché ripetere gli errori? Perché in Europa non abbiamo fatto come gli Stati Uniti, con una banca centrale che immette liquidità, un sistema unico di garanzie sui depositi bancari? Perché in Europa abbiamo fatto tutto il contrario, all`apparenza con un suicidio collettivo: Stati che falliscono, banche che falliscono? Semplice: perché serve all`egemonia imperiale tedesca e a far vincere alla Germania la sua terza guerra mondiale, dopo aver perso le prime due”.“Dallo sbrego istituzionale che nel 1997 ha stravolto i contenuti e la filosofia sottostante il trattato di Maastricht, facendolo diventare uno strumento in mano alle burocrazie del nord, per l`Unione europea e in particolare la zona euro è cominciato un processo involutivo che oggi sembra impossibile fermare. In questo quadro va collocata la Brexit, simbolo evidente dello stato fallimentare delle cose in Europa. Più che un percorso di integrazione, il Vecchio Continente sembra costretto unicamente dentro il disegno tedesco. Non, quindi, crescita e benessere per tutti tra uguali, ma Impero. Sarebbe il caso di riconoscerlo, dire che il Re è nudo. Siamo ancora in tempo. Altro che flessibilità e finte sintonie di facciata. Vero, Matteo?”, conclude Brunetta.

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Il made marmo italiano mantiene i valori

Posted by fidest press agency su domenica, 25 dicembre 2011

Panoramica delle cave di marmo a Carrara

Image via Wikipedia

Nei primi nove mesi del 2011 il settore lapideo italiano ha esportato complessivamente 3 milioni di tonnellate di marmi, graniti, pietre e travertini grezzi e lavorati, comprendendo anche granulati e polveri, per un valore di oltre un miliardo e 208 milioni di euro, con un incremento del +4,1% sui valori e con un saldo negativo del – 4,7% sui volumi rispetto all’anno precedente.
Le statistiche sono state elaborate e diffuse dall’Internazionale Marmi e Macchine Carrara che prosegue così le consuete rilevazioni ed elaborazioni mensili relative all’andamento dell’export di settore in attesa di diffondere i risultati della rilevazione congiunturale di settore a libello nazionale che saranno presentati nel prossimo mese di gennaio.
“I saldi generali si presentano ancora in attivo rispetto ai valori dello periodo del 2010 – commenta il presidente di IMM Giorgio Bianchini – anche se le quantità esportate continuano ad avere un saldo negativo così come emergeva dalle rilevazioni precedenti. Occorrerà arrivare a fine anno per avere un panorama più definito tenendo conto di una fase di forte contrazione dell’economia mondiale che coinvolge sia i paesi di destinazione dei prodotti lavorati sia, per motivi diversi, aree di sbocco per i grezzi come il nord Africa mentre il medio Oriente offre segnali interessanti”.
Restringendo la lettura delle statistiche dell’export alle sole voci principali dei materiali ornamentali (marmi e graniti grezzi e lavorati) i valori diventano 2 milioni e 240 mila tonnellate per un miliardo e 160 milioni di euro, anche se le variazioni percentuali non presentano grandi cambiamenti ma fanno emergere un maggiore valore aggiunto collegato all’export di marmi e graniti lavorati. La voce più importante dell’export italiano resta quella dei marmi e dei travertini lavorati, anche se registra un segno negativo sui valori complessivi mentre il valore medio unitario (cioè il valore medio di una tonnellata di esportato) registra un apprezzamento del +9,7% per i marmi lavorati, in confronto al +3,1% dei graniti lavorati che restano però positivi anche sui volumi.
Qualche riflessione specifica meritano i mercati di destinazione dei prodotti e materiali italiani: l’Unione Europea si mantiene positiva sui valori, soprattutto sui valori medi con una crescita di oltre il 6%, grazie a Germania, Francia e altri paesi relativamente minori, come Polonia Slovacchia e Austria che importano lavorati di pregio e ad alto valore aggiunto. Positivo, nel complesso anche il mercato dell’Europa non comunitaria con crescita sia dei volumi sia dei valori medi confermando che su questi mercati il “saper fare” italiano rende il lapideo un prodotto ricercato con crescita costante di appeal.In questa area, che si conferma importante, Svizzera, Russia e Croazia, nell’ordine, sono i partner più vivaci e ricettivi ma segna ottime performances anche una repubblica nuova come il Turkmenistan grazie ai grandi progetti di sviluppo in atto. Il Nord America, uno dei mercati più importanti anche in epoche non lontane, resta stabile su livelli modesti rispetto al passato con import soprattutto di marmi, in particolare lavorati, per 105 milioni e 600 mila euro, rispetto ad un totale di 191 milioni e mezzo per le voci maggiori facendo però registrare un meno 0,3% rispetto al 2010 con un lieve apprezzamento del valore medio unitario. Nell’America Latina crescono Messico, Brasile e Cile, nell’ordine, che si attestano su cifre ancora modeste rispetto alle potenzialità di mercato, pur trattandosi spesso di paesi che producono in proprio materiali interessanti e dispongono già di un’ottima industria di trasformazione. Cresce comunque l’export verso questi paesi di lavorati di marmo sia in quantità sia nel valore.
Il mercato del Medio Oriente presenta un buon andamento con ascesa costante di importanza nel quadro nazionale: buoni risultati fa segnare soprattutto l’Arabia Saudita, con quasi 50 milioni di euro di importazioni e una crescita significativa anche nel valore medio di prodotto acquisito. Positivo anche il trend di Kuwait e Qatar: tutta insieme l’area segna un +2% in quantità e un +7,9% in valore. L’Estremo Oriente, invece, incrementa i valori dell’import e supera i 200 milioni di euro, concentrati praticamente solo sulle voci maggiori. Il partner più importante è ancora la Cina, con oltre 81 milioni di euro su tutte le voci, seguita dall’India e dall’Indonesia. Ma anche Taiwan e Hong Kong crescono in valore e in valore medio, e superano rispettivamente gli 11 e i 17 milioni complessivi di euro. Più statiche le importazioni che crescono solo sui graniti (in primis grezzi), ma si attestano comunque sopra il milione e 360 mila tonnellate, per 324 milioni di euro. I paesi fornitori rimangono nella lista dei nostri tradizionali partner, sia asiatici che sudamericani, soprattutto: India, Cina e Brasile per i graniti, e poi Turchia, Francia, Portogallo e Spagna per i marmi e i calcarei in generale, con alcuni Paesi più recenti in crescita, come la Croazia,e in misura abbastanza minore l’Albania.

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La differenza tra Pd e Pdl

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2009

Editoriale fidest. Vorrei parlare solo di una circostanza che penso possa aver influito sui voti elettorali, per un 5%, secondo alcuni sondaggi d’opinione. Mi riferisco alla leadership e alla tendenza di alcuni italiani di giudicare la tenuta di un partito in base alla figura del loro leader. Berlusconi, ad esempio, è da 15 anni che si propone ed è diventato, in pratica, un punto di riferimento costante nel tempo, una sorta di valore aggiunto per il suo movimento. Non si può dire la stessa cosa per il Pd che, in altrettanti 15 anni, è passato da Prodi ad Amato e poi D’Alema e ancora Prodi e, quest’ultimo, mentre era in carica da presidente del consiglio, già si proponeva un suo successore in Francesco Rutelli e poi alla fine, con l’ultima tornata, si è passati da Walter Veltroni a Franceschini e a Bersani. Non entriamo nel merito delle ragioni che hanno determinato questa diversità che per il Pd significa maggiore democrazia interna, rispetto per il voto delle primarie e necessità di contemperare gli equilibri interni e se vogliamo i giochi di potere che nelle ultime primarie sono apparsi evidenti poiché parliamo della recente fusione di due partiti di diversa estrazione ideologica. Ma la differenza tra il Pd e il Pdl è ancora più marcata in quanto Berlusconi si è posto come unico interlocutore mentre gli altri hanno dovuto giocare di rimessa. Per questi ultimi gli argomenti andavano affrontati con cautela, meglio dire e non dire, e una volta al governo del paese sono rimasti ingessati dai veti incrociati dei loro alleati. Ora mettiamoci pure nei panni di un elettore che pur critico con il Centro destra si è reso conto che trovandosi nella spiacevole posizione di chi si trova tra l’incudine e il martello ha preferito subire il colpo meno duro anche perché il centro sinistra nei suoi brevi sprazzi al governo non si è caratterizzato per la sua attività rispetto all’opposizione. Non ha mostrato di capire gli umori elettorali. Ancora oggi fa un uso limitato della comunicazione mediatica per la sua incapacità di proporsi con idee e programmi chiari. Bersani per quanto possa avere molti meriti, è percepito dagli elettori come chi cerca di gestire il salvabile ma non ha la grinta del leader. Con lui si resta all’opposizione. Il suo destino sarà di rimanere compresso tra personaggi più intraprendenti come lo sono Pier Ferdinando Casini, Antonio Di Pietro, lo stesso Fini e Francesco Rutelli. E non è detto, alla fine, che il Pd si sgonfierà da solo perdendo pezzi sempre più importanti per quella che potrà diventare l’accoppiata vincente Casini-Rutelli e per quella loro idea di catturare gran parte delle forze di centro ivi compresa un frangia degli elettori del Pdl. Questo perché già si pensa al dopo Berlusconi e all’idea che affascina molti di fare terra bruciata con il passato. Chi ce lo ricorda diventa automaticamente obsoleto e dovrebbero capirlo i “mostri sacri” che continuano a fare le eminenze grigie nei corridoi del Palazzo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La crisi di oggi … quella del ventinove

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2009

La situazione è preoccupante: un mondo in completo cambiamento, che vede emergere al benessere una popolazione quattro volte superiore a quella ‘benestante’ degli anni del secondo dopoguerra economie in crescita tumultuosa e fragili, perché in gran parte legate alla domanda internazionale oggi cedente  economie emergenti che, a loro volta, rendono fragili le economie più solide per gli elementi di indeterminatezza e precarietà che introducono in ambiti sempre più vasti e profondi per dimensione e qualità di produzioni e servizi difficoltà economiche per molte imprese, per non dire tutte, che si scontrano con una finanza in larga misura speculativa e poco attenta alla base produttiva delle rispettive economie una sostanziale tenuta del sistema rispetto alla frana del Ventinove. Giocare la carta della fiducia, (quella di Obama ben più stimolante di quella di Berlusconi) avrebbe sicuramente senso, se i problemi imprenditoriali e di consumo fossero di quantità da produrre e di minori prezzi da offrire. Ma non pare che vi sia un enorme bisogno di case e di automobili, per citare i due prodotti simbolo della nostra società, mentre l’economia dei prodotti alternativi – quali i generatori di energia dal sottosuolo, dal vento e dal sole – sono ancora ad una fase poco più che pionieristica e molto costosi rispetto ai vantaggi che propongono. E se orientassimo i sistemi a produrre bellezza? “La bellezza salverà il mondo”, diceva Gorki, e questa affermazione non è mai stata tanto vera quanto oggi, che la fame del mondo è divenuta un problema in gran parte risolto e, per il restante, risolvibile con  interventi di economia sostenibile e con il microcredito. L’oscenità delle periferie costruite nel secondo dopoguerra potrebbe essere sanata, almeno in parte, con il verde, le statue, le fontane ed il colore (i tanto vituperati murales potrebbero divenire un elemento di riqualificazione del paesaggio urbano). E mille e mille altre cose come i parchi tecnologici e produttivi ove le competenze, le capacità tecniche e le tecnologie produttive più diverse potrebbero incontrarsi per produrre unicità richieste da un mondo in continuo cambiamento. Ogni piccolo imprenditore del parco potrebbe adottare un giovane del parco balia … e tutte queste realtà, vecchie e nuove, collegate tra loro da una rete virtuale che rende ogni parte del mondo molto vicina ad ognuno di noi. Sono solo sogni? Forse, ma non smetterò mai di sognare e di stimolare speranze e progetti. (Maurizio Rosa fonte J Buon Giorno Impresa)

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Il mercato immobiliare tiene il passo

Posted by fidest press agency su sabato, 9 Mag 2009

E’ quanto emerge da un’indagine condotta sulla piazza milanese da Re/Max Italia, il più diffuso network di franchising immobiliare internazionale presente in Italia dal 1996.  Si tratta però di una tenuta circoscritta che riguarda gli immobili localizzati all’interno della Cerchia dei Bastioni identificati, in questo caso, come una sorta di ‘linea di confine’.  Le richieste di immobili nel cuore di Milano registrano un andamento policentrico: da una parte i tagli di piccole-medie dimensioni (fino ai 70 mq) e dall’altra gli immobili con dimensioni dai 130 metri quadri in su.  Oltre la Cerchia dei Bastioni il mercato immobiliare registra un trend differente con un’offerta di immobili in forte aumento, una domanda in frenata e prezzi in sensibile discesa.  A soffrire di più sono le zone periferiche della città. Qui i prezzi hanno subito una brusca frenata ed il costo al metro quadro, in media, è sui 2 mila e 500 euro, con un deciso aumento dell’offerta di immobili sul mercato ed una contrazione netta della domanda. Colpite, ma in minor misura, anche le zone semicentrali, dove il valore al metro quadro degli immobili è sceso e si attesta, in media, intorno ai 3 mila e 800 euro.  Tiene invece il mercato immobiliare di lusso nel cuore di Milano dove i prezzi oscillano dai 7 mila ai 10 mila euro al metro quadro.  In base a dati raccolti ed analisi condotte da Re/Max Italia – specializzato nel ramo degli immobili di pregio, tanto da avere un apposito brand ‘The Re/Max Collection’ che tratta immobili a partire da 1 milione di euro in su – emerge che nel primo trimestre del 2009 c’è stato un aumento della domanda di immobili di lusso come investimento, favorito dalla “fuga” dai mercati finanziari. Dall’indagine condotta emerge che cresce la domanda di immobili nel cuore del centro milanese, in particolare nell’area del quadrilatero della moda e nelle zone immediatamente limitrofe, oltre che nell’area di prossimità che gravita all’interno della Cerchia dei Bastioni.

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