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Equivalenza terapeutica, in Puglia appropriatezza nel mirino. A gara principi attivi ospedalieri e territoriali

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2016

farmaci_aspirinaDopo la gara aperta per i sistemi di ventiloterapia domiciliare, e dopo una serie di esperienze in unione d’acquisto delle aziende del Servizio sanitario regionale relative ai dispositivi medici e ad altri prodotti, la Puglia mette a gara su scala regionale l’approvvigionamento dei farmaci territoriali ed ospedalieri. Sui media è rimbalzato che si tratta di 14 categorie merceologiche, 1300 principi attivi di cui 300 innovativi senza concorrenti, e l’obiettivo è risparmiare un 20% sul capitolo farmaceutica. Ma all’Asl Bari che fa da capofila alle altre in questa nuova esperienza, i numeri vengono forniti con cautela. I lotti posti in gara, conferma la Direzione generale, «riguarderanno sia le necessità del Territorio sia quelle degli ospedali. Di norma la gara prevederà, qualora le equivalenze saranno avvallate dall’Agenzia del Farmaco-Aifa, raggruppamenti di principi attivi ritenuti equivalenti. Al momento -sottolinea l’Asl Bari- non risulta ancora definito l’elenco dei lotti da porre in gara che nella precedente esperienza aggregativa condotta da questa Asl prevedeva circa 1250 lotti ivi inclusi quelli a “formulazione esclusiva”».
La gara sarà svolta da Innova Puglia, la società regionale per l’innovazione strategica nell’Ict, che si avvarrà della piattaforma EmPulia con la modalità procedurale dello SDA (Sistema dinamico d’acquisto). E’ prevedibile che sarà pubblicato un bando istitutivo in cui si abilitano i produttori; le Amministrazioni definiranno i quantitativi, il valore e le caratteristiche dell’appalto, e inviteranno gli “abilitati” a presentare un’offerta con un meccanismo più trasparente e rapido. Sul tema-spesa farmaceutica la Puglia valuta altre novità. I nuovo meccanismo di gare prelude all’istituzione di un nuovo prontuario unico (oggi ci sono più prontuari, uno per azienda) e di una commissione tecnica farmaceutica regionale per sostituire le due commissioni per l’appropriatezza esistenti. In una regione retta oggi da un governatore-assessore alla Salute, in piano di rientro dal deficit e che non ha ancora completamente sviluppato la distribuzione diretta e per conto dei medicinali, le questioni legate alla spesa impropriamente cagionata dalle prescrizioni mediche continuano ad avere un’eco che oltrepassa il caso mediatico. La Corte dei Conti ha appena condannato un medico di famiglia e quattro farmacisti per un giro di prescrizioni fasulle a Bari. Tutto nasce da prescrizioni di cui si sono accorti all’Asl Barese, indirizzate a pazienti visti nella stessa giornata ma con numero di ricettario non progressivo, come se le ricette per ogni assistito fossero emesse in quantità e a “puntate”. Questo tipo di prescrizione era molto usato dal medico e costituiva quasi metà del prescritto. Che spesso si riferiva a lotti di farmaci in scadenza presso le farmacie poi condannate, i quali altrimenti sarebbero stati buttati via. Nel risarcimento chiesto, la Corte valuta non solo il danno erariale al Ssn ma anche quello all’immagine dell’istituzione-Asl. L’assunto è che il pubblico dipendente autore di un reato ai danni della Pa offende anche l’immagine dell’Asl, causando conseguenze (in termini di credibilità, efficienza, efficacia, buona organizzazione e trasparenza) anche gravi e a lunga scadenza. (Mauro Miserendino: fonte doctor33) (foto: farmaci_aspirina)

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Difese immunitarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 ottobre 2014

stefano_cascinuIl presidente Stefano Cascinu: “Si rinforzano le difese dell’organismo per sconfiggere la malattia. Rappresenta una nuova branca che si unisce alla chirurgia, radioterapia e chemioterapia”. Efficace nel trattamento del principale cancro della pelle, può essere utilizzata in altre neoplasie in fase avanzata Potenzia le difese immunitarie dell’organismo del paziente per poter meglio combattere il tumore. Si chiama immuno-oncologia ed è la quarta arma nel trattamento del cancro, che si aggiunge alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia. Ipilimumab ha aperto la strada a questa arma terapeutica innovativa e ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza a lungo termine nel melanoma metastatico, un tumore della pelle particolarmente aggressivo: nel 20% dei pazienti rende la malattia cronica. Un risultato mai raggiunto finora. Ed ora può essere utilizzata anche in neoplasie frequenti come quelle del polmone e del rene, che, in fase avanzata, fanno registrare percentuali di sopravvivenza molto basse, inferiori al 20%. Le prospettive offerte dall’immuno-oncologia sono state approfondite nella giornata inaugurale del XVI Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), in corso a Roma fino al 26 ottobre. “Siamo di fronte a un approccio innovativo, in grado di aumentare la sopravvivenza a lungo termine – spiega il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM -. Funziona stimolando le cellule del sistema immunitario a combattere il cancro e persegue una strategia opposta a quella delle terapie ‘classiche’: non colpisce direttamente le cellule tumorali, ma attiva i linfociti T del paziente, potenti globuli bianchi capaci di eliminare o neutralizzare le cellule infette o anormali, che diventano in grado di distruggere il tumore. Proprio per le importanti potenzialità terapeutiche che ne possono derivare, l’immuno-oncologia rappresenta uno dei temi centrali del nostro Congresso, una scelta già realizzata all’ASCO, il più importante congresso al mondo del settore”. Il nostro Paese ha offerto un contributo significativo a numerosi studi registrativi internazionali. “Il melanoma – sottolinea il prof. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli – ha rappresentato il modello ideale per verificare l’efficacia dell’immuno-oncologia. Sono 11.000 le nuove diagnosi stimate nel 2014 in Italia e 1.700 i casi di malattia metastatica. Da 30 anni non si vedevano progressi nelle cure e nessun trattamento poteva migliorare la sopravvivenza in fase avanzata, che in media era di 6 mesi. Ipilimumab ha dimostrato di raddoppiarla a uno e due anni. E un quinto dei pazienti è vivo a un decennio dalla diagnosi: questo significa che, in alcuni casi, è possibile parlare di lungosopravviventi. I risultati emergono da studi clinici che hanno coinvolto più di 5.000 persone, alcune proprio all’Istituto ‘Pascale’. Basti pensare che, a partire dalla fase di sperimentazione, a Napoli sono stati trattati con il farmaco più di 400 pazienti”. Nel settembre scorso ipilimumab, sviluppato da Bristol-Myers Squibb, è stato approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per il trattamento in prima linea dei pazienti colpiti da melanoma metastatico. “È necessario – continua il prof. Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma – che i farmaci realmente innovativi siano subito disponibili per i pazienti riconoscendone l’innovazione. Non possiamo affermare che tutte le nuove terapie debbano essere inserite immediatamente nel prontuario terapeutico nazionale e in quelli regionali ed essere subito disponibili. Il farmaco deve essere valutato per il rapporto costo-efficacia, dando a quelli dotati di un reale impatto sulla storia naturale della malattia il beneficio di essere resi disponibili con rapidità”. Nel 2013 nel nostro Paese sono stati diagnosticati circa 366.000 nuovi casi di tumore (quasi 1.000 al giorno): 200.000 negli uomini e 166.000 nelle donne. Oggi si stanno affacciando altri farmaci immuno-oncologici, come nivolumab, che hanno il potenziale per migliorare la sopravvivenza a lungo termine non solo nel melanoma ma anche nelle neoplasie del polmone e del rene. “Quest’ultima presenta basi immunologiche che la avvicinano al melanoma – continua il prof. Cognetti -. La sfida per gli oncologi è rappresentata dall’identificazione della sequenza terapeutica migliore. Potremo così capire in che modo combinare questo approccio rivoluzionario con la chemioterapia, la radioterapia e la chirurgia”. “Sta suscitando grande interesse il ruolo delle cellule staminali come bersaglio dell’immuno-oncologia – conclude il prof. Carmine Pinto, presidente eletto AIOM -. Partendo da un presupposto fondamentale: le cellule staminali, presenti nel tessuto neoplastico, sono cruciali per generare anche le altre cellule tumorali non staminali. Quindi, la loro eliminazione dovrebbe favorire l’eradicazione della neoplasia. Va ricordato che non abbiamo ancora un’arma specifica contro questo bersaglio. Probabilmente, in un futuro non lontano, grazie alla combinazione dei farmaci, potremo eliminare le cellule staminali tumorali, togliendo così la sorgente di produzione di cellule neoplastiche alla massa tumorale”.

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Strategia terapeutica contro l’osteoporosi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 agosto 2010

Nelle malattie croniche, quale l’osteoporosi, il miglioramento dell’aderenza è uno degli obiettivi prioritari per assicurare il successo del trattamento e la persistenza è un fattore determinante nell’outcome clinico. I bisfosfonati sono notoriamente di prima scelta sia nel controllo della patologia sia nella prevenzione delle relative complicanze fratturative. Tuttavia la persistenza nell’assunzione di questi farmaci risulta ancora insoddisfacente, in relazione agli schemi posologici non sempre di facile attuazione e praticità. La nuova formulazione mensile di risedronato 75 mg, da somministrare in 2 giorni consecutivi al mese, recentemente approvata anche in Italia, rappresenta la prima opzione terapeutica a soddisfare pienamente i requisiti attualmente considerati imprescindibili al fine del successo terapeutico: rapidità d’azione, efficacia in tutti i distretti scheletrici e suo mantenimento nel tempo, sicurezza, tollerabilità e maggiore semplicità di assunzione. Le conclusioni degli studi clinici, tra cui un trial prospettico in doppio cieco di Delmas e coll. (Osteoporos Int. 2008;19:1039-1045), su oltre 1.200 donne in post-menopausa affette da osteoporosi, hanno dimostrato l’equivalenza di risedronato 75 mg mensile rispetto al dosaggio giornaliero di 5 mg, in termini di densità minerale ossea, marker di turnover osseo, incidenza di fratture vertebrali e profilo degli eventi avversi. Evidenze, queste, confermate anche da un’indagine di Watts e coll. (J Bone Miner Res. 2007;22:S456), che ha posto retrospettivamente a confronto i dati ottenuti con risedronato 75 mg con una coorte storica costituita da pazienti dei gruppi placebo degli studi VERT (Vertebral Efficacy of Risedronate Therapy): dopo 12 mesi di trattamento il rischio di nuove fratture vertebrali nel gruppo risedronato è apparso inferiore del 79% rispetto al gruppo placebo “storico” (p = 0,016), con una riduzione analoga a quella verificatasi nei gruppi degli studi VERT MN e NA (rispettivamente 61 e 65%) in trattamento attivo con 5 mg al giorno di risedronato.

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Anziani e tumori

Posted by fidest press agency su domenica, 23 Mag 2010

Milano dal 27 al 29 maggio, (via Palazzolo, 21), all’istituto “palazzolo-don gnocchi” un corso di oncologia geriatrica per medici e operatori sanitari Il cancro colpisce soprattutto le persone sopra i 65 anni: di qui l’urgenza di affrontare i problemi dell’età avanzata e di farlo con gli strumenti più adeguati. Medici di base, geriatri, medici riabilitatori, infermieri professionali e fisioterapisti saranno impegnati per due giorni a riflettere sulla comune strategia da adottare per la presa in carico e la gestione terapeutica del paziente anziano con neoplasia. E’ questo l’obiettivo del Corso introduttivo all’oncologia geriatrica (con accreditamento ECM) promosso dalla Fondazione Don Gnocchi, dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano e dall’Istituto Oncologico Veneto, con la responsabilità scientifica del professor Silvio Monfardini, responsabile della Medicina Oncologico-Geriatrica dello stesso Istituto. Le finalità del corso sono quelle di sviluppare i principi generali di oncologia utili alla gestione del paziente oncologico anziano e fornire le informazioni utili per il trattamento delle principali neoplasie nell’anziano. Le lezioni verranno svolte in forma seminariale ed alcune saranno seguite dalla presentazione e discussione dei casi clinici a scopo esemplificativo.  In Italia ogni anno sono diagnosticati circa 270 mila nuovi casi di tumore: di questi il 63,7% si verifica in persone anziane. Negli uomini, più del 50 per cento dei tumori si verifica in quattro sedi: il polmone, la prostata, il colon-retto  e la vescica. Nelle donne, sono sei le sedi più colpite, che sommano poco più del 50 per cento dei tumori: mammella, colon-retto, stomaco, polmone, pancreas e corpo dell’utero.  L’aspetto più peculiare dell’incidenza dei tumori è il forte e costante aumento che si osserva con l’aumentare dell’età. Il rischio di sviluppare un tumore nelle persone di 65 o più anni è circa 40 volte più alto che nelle persone di tra i 20 e i 44 anni di età ed è circa quattro volte più elevato che nelle persone di tra i 45 e i 64 anni.  Considerando che i tassi di incidenza e di mortalità crescono con l’età e che il guadagno nell’attesa di vita è in costante aumento, si prevede che l’impatto dei tumori nei pazienti anziani crescerà ulteriormente nel prossimo futuro.Oltre al corso, sta prendendo il via alla Fondazione Don Gnocchi anche un progetto innovativo, teso a coniugare oncologia e geriatria. All’Istituto “Palazzolo” di Milano è infatti in fase di realizzazione un reparto per anziani affetti da tumore. Si tratta di un’iniziativa all’avanguardia, unica nel suo genere, sostenuta dalla Regione Lombardia. Il progetto prende le mosse dai problemi reali che verranno meglio sviluppati nel corso di oncologia geriatrica: l’altissima incidenza del cancro tra le persone anziane, una questione scarsamente indagata nelle sue necessità terapeutiche, riabilitative, di supporto psicologico e di reinserimento nella vita quotidiana.

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Corte Ue, incentivi per farmaci meno cari

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2010

Questo principio viene sostenuto dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, nella sentenza emessa in risposta alla High Court of Justice d’Inghilterra e Galles. Il caso, su cui i giudici europei si sono pronunciati, riguarda infatti gli incentivi finanziari istituiti in Inghilterra e Galles e la loro compatibilità con la direttiva europea sui medicinali per uso umano. Quest’ultima vieta, nell’ambito della promozione dei medicinali fra i medici o i farmacisti, di concedere, offrire o promettere loro vantaggi pecuniari o in natura. Per ridurre la spesa per i farmaci, le autorità inglesi e gallesi responsabili della sanità pubblica hanno istituito un regime di incentivi finanziari affinché i camici bianchi prescrivano ai loro pazienti medicinali meno costosi di altri che appartengono alla stessa categoria terapeutica. Nella causa all’esame della Corte Ue, si discute principalmente della prescrizione di statine, farmaci anti-colesterolo. Nella sua sentenza odierna, la Corte constata che «il divieto della direttiva riguarda principalmente le attività di promozione dell’industria farmaceutica» e punta a «impedire pratiche promozionali che possano influenzare i medici incitandoli a perseguire un interesse economico al momento della prescrizione dei medicinali». Non riguarda, invece, «le autorità nazionali responsabili della sanità pubblica – si sottolinea – competenti a garantire l’applicazione della direttiva e a definire le priorità d’azione di politica sanitaria, in particolare riguardo alla razionalizzazione della spesa pubblica». (fonte doctor news)

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Regionali, Casula “Trasparenza dalle candidate del Lazio”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 marzo 2010

Nel solco di quanto dichiarato da Padre Matteo Tagliaferri, responsabile della comunità terapeutica “In Dialogo”, anche il Modavi Onlus, movimento che raccoglie le associazioni di volontariato, chiede che le tre candidate alla presidenza della Regione Lazio si esprimano chiaramente in materia di tossicodipendenze e chiunque vinca le elezioni si impegni concretamente nella lotta contro le droghe. “Assumere droghe  in qualunque caso e circostanza” dichiara Irma Casula, presidente nazionale del Modavi Onlus “è un delitto contro se stessi e quindi contro la comunità. Prendere droga non può essere considerato un diritto avallato dalla legge.” “Non è possibile alcun antiproibizionismo. Siamo convinti che ogni tipo di liberalizzazione totale o graduata, rappresenti una legittimazione e pertanto sia una sorta di favoreggiamento pubblico ed un delitto contro la persona. Riteniamo quindi che qualunque tipo di liberalizzazione non sarebbe efficace in termini quantitativi, come contrasto all’uso di quelle che si sogliono definire droghe, né soprattutto in termini di crescita umana della nostra società”. “Non ci possono essere compromessi con la cultura ed il commercio di morte” e conclude la Casula “ solo l’assenza di compromessi porta alla vera riduzione del danno e l’amore per le persone colpite da questo flagello, e l’amore per le persone non ancora colpite, ci porta a queste determinazioni senza se e senza ma.”

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