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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘terapeutici’

Riunione scientifica su: “Le insonnie. Aspetti fisiopatologici e terapeutici”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2022

Torino Venerdì 8 aprile alle ore 17.30, l’Accademia di Medicina di Torino terrà una riunione scientifica, sia in presenza, sia in modalità webinar, dal titolo “Le insonnie. Aspetti fisiopatologici e terapeutici”. L’incontro verrà introdotto da Roberto Mutani, Professore Emerito di Neurologia e socio dell’Accademia di Medicina. I relatori saranno Alessandro Cicolin, responsabile del Centro di Riferimento Regionale per i Disturbi del Sonno, Ospedale Molinette, Torino e Luigi Ferini-Strambi, Professore Ordinario di Neurologia, Direttore del Centro di Medicina del Sonno, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano. Secondo Alessandro Cicolin, l’insonnia rappresenta il più diffuso disturbo del sonno ed è caratterizzata dalla presenza di sintomi notturni (difficoltà di addormentamento e di mantenere il sonno) e diurni (fatica, depressione del tono dell’umore, malessere generale, difficoltà cognitive). L’insonnia non solo riduce la qualità di vita dei pazienti affetti, ma è anche associata ad un aumento dei problemi medici, di consumo di risorse sanitarie, assenteismo e ridotta produttività. I recenti progressi nel comprendere la fisiopatologia dell’insonnia hanno significativamente modificato l’approccio terapeutico sia dal punto di vista farmacologico che psicologico.Il prof. Luigi Ferini-Strambi ritiene che prima di instaurare un trattamento per l’insonnia, sia fondamentale un inquadramento diagnostico preciso. Questo è importante, ad esempio, per le situazioni dove il quadro insonnia è collegato ad un disturbo depressivo o ad una sindrome alle gambe senza riposo. Secondo le linee guida internazionali, il trattamento di prima scelta per l’insonnia è quello della terapia cognitivo-comportamentale. E’ sicuramente una terapia efficace, ma non facilmente accessibile, poiché sono pochi i centri in Italia dove viene effettuata. Pensando al trattamento farmacologico, ci sono diverse opzioni. La regola fondamentale è di evitare farmaci a lunga emivita e di utilizzare le minime dosi necessarie. Oltre agli ipnotici benzodiazepici (come triazolam e brotizolam) e agli Z-drugs (come zolpidem ed eszopiclone), saranno presto disponibili composti con un nuovo meccanismo d’azione: gli antagonisti dell’orexina, un neurotrasmettitore coinvolto nel favorire lo stato di veglia. Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione del Green Pass, sia collegandosi da remoto al sitowww.accademiadimedicina.unito.it.

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Diversità e vulnerabilità dei motoneuroni per individuare nuovi target terapeutici

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2022

Si chiama MOVEMeNt – Decoding alpha motor neurons diversity and selective vulnerability to disease – il progetto finanziato dall’European Union’s Horizon 2020 – Marie Sklodowska-Curie Individual Fellowship che ha come Principal Investigator Emanuela Zuccaro del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e concluso in questi giorni dopo due anni di lavoro scientifico. Lo studio ha avuto come focus la ricerca sulla diversità e vulnerabilità dei motoneuroni di tipo alfa al fine di individuare nuovi target terapeutici che possano interferire con il progresso delle patologie neurodegenerative.Le malattie neurodegenerative, come la SLA, sono patologie altamente debilitanti che colpiscono il sistema nervoso ed in particolare i neuroni responsabili del movimento, detti motoneuroni. Nonostante le malattie neurodegenerative abbiano diversa causa, esordio e prognosi, un denominatore comune è la vulnerabilità selettiva e la conseguente perdita o disfunzione dei neuroni. È importante sapere che non tutti i neuroni sono suscettibili alle patologie in egual misura: ci sono neuroni che sono più vulnerabili e degenerano per primi, mentre altri restano funzionali anche durante gli stadi tardivi della patologia.Il midollo spinale è popolato da molteplici e diverse tipologie cellulari e neuronali, ognuna delle quali ha una specifica identità molecolare e funzione biologica. I motoneuroni che degenerano in malattie neurodegenerative – e portano a gravi disfunzioni e disabilità – rappresentano una popolazione molto rara.«L’obiettivo della mia ricerca è stata quella di analizzare l’identità molecolare dei neuroni motori a livello di singola cellula, utilizzando tecnologie all’avanguardia, al fine di rivelare nuovi meccanismi alla base del malfunzionamento di specifici sottotipi neuronali in seguito all’insorgenza di malattie neurodegenerative e identificare nuovi target terapeutici – dice la dottoressa Emanuela Zuccaro del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova –. Ho messo a punto una nuova metodologia che permette di isolare in maniera specifica questi motoneuroni e caratterizzarli a livello molecolare e con risoluzione cellulare, senza ricorrere a strategie di gene reporter. Questo permette di restringere il campo di investigazione solo sui tipi cellulari noti per essere particolarmente suscettibili a malattie neurodegenerative».Il confronto diretto tra motoneuroni resistenti e vulnerabili permette quindi di identificare il corredo molecolare di ogni sottotipo neuronale, che è di estrema utilità per studi futuri sia nel campo della neurobiologia di base che traslazionale, e individuare nuovi target terapeutici che possano interferire con il progresso della patologia.«Il progetto MOVEMeNt – conclude Emanuela Zuccaro – si basa quindi sull’idea che ogni classe di neuroni sia dotata di una propria identità molecolare che li rende unici e distinguibili dalle altre classi neuronali, seppur spazialmente vicini. Al fine di capire quali siano i meccanismi che portano alla degenerazione selettiva di alcuni neuroni in seguito all’insorgenza di malattie neurodegenerative, siamo andati a isolare e caratterizzare in maniera specifica i neuroni vulnerabili per compararli con quelli resistenti alla patologia. Speriamo che in un prossimo futuro questo lavoro porti a nuove terapie efficaci contro patologie come la SLA».

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Gli algoritmi terapeutici dei principali inestetismi

Posted by fidest press agency su martedì, 20 luglio 2021

By dottoressa Annarosa Catizzone, coordinatrice nazionale delle sezioni locali della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME) La medicina estetica si sta professionalizzando sempre di più, anche nella standardizzazione dei protocolli di trattamento. Non siamo ancora approdati a vere e proprie linee guida ma stiamo lavorando ad esse in molti campi. Tra questi, particolare attenzione è stata posta riguardo alla pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica ovvero la cosiddetta ‘cellulite’, per cui si sta lavorando a degli algoritmi, poi ancora all’acne e al rilassamento cutaneo del viso e del corpo. Ma come si costruisce un algoritmo? Costruire un algoritmo significa far riferimento a delle linee guida che mancano. È per questo che preventivamente abbiamo deciso di fare uno studio, portato avanti da un gruppo di professionisti che hanno una ventennale esperienza in medicina estetica e lo stesso background: si sono formati tutti presso la Scuola di Medicina Estetica Fondazione Fatebenefratelli di Roma. Le proposte di algoritmi e l’inizio della discussione seguirà, quindi, a questa analisi condotta dai professionisti che si baseranno su: Accurata valutazione diagnostica; Diagnosi preventiva rispetto al piano terapeutico; Terapia con gestione del paziente a largo raggio: correzione delle cattive abitudini di vita, corretta alimentazione, sana dieta alimentare, attività fisica, consigli per smettere di fumare, corretta cosmesi. Quest’ultimo punto è fondamentale per consentire ai medici di seguire il paziente a casa attraverso la terapia domiciliare che garantisce il mantenimento, grazie alla prescrizione cosmetologica che viene effettuata dopo un attento check-up cutaneo.Gradualità delle terapie: dalle più soft come i peeling e la bio rivitalizzazione – che hanno un ruolo fondamentale nel rilassamento cutaneo sia dal punto di vista esteriore, sia per luminosità, elasticità e tono – per passare alle terapie della cute più sofisticate. La sessione del Congresso mira a tracciare delle vere e proprie linee guida, come suggerito dalla Legge Gelli-Bianco. Linee Guida di cui non si può fare a meno. L’art. 7 della legge Gelli-Bianco (L. 8 marzo 2017, n. 24 – ‘Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie’), entrata in vigore il 1° aprile 2017, rubricato ‘Responsabilità civile della struttura e dell’esercente la professione sanitaria’, prevede, al comma 3, che l’esercente la professione sanitaria risponde del proprio operato ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente. Per questo, la costruzione delle linee guida implica degli studi clinici effettuati con integrità e rigore scientifico impeccabili che devono essere trasformate in pubblicazioni su riviste scientifiche fino a diventare vere e proprie raccomandazioni, da cui nasceranno – appunto – le linee guida. Questo è l’iter e l’impatto è la risposta ad una necessità e il coinvolgimento degli esperti. Esattamente come accade per la SIME, che ha già avviato dei protocolli di ricerca in vari campi, tutte le linee-guida che ne seguiranno permetteranno di costruire in maniera significativa una medicina estetica basata su evidenze scientifiche.

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Diabetici: Prorogare la durata dei piani terapeutici

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), la Società Italiana di Diabetologia (SID), la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) esprimono il loro pieno sostegno all’appello della Federazione degli Ordini dei Medici – al quale si è associata anche Cittadinanzattiva – che ha chiesto al Ministro della Salute, On. Roberto Speranza, l’urgente estensione della proroga della validità dei piani terapeutici per le persone con diabete, già prevista per far fronte all’emergenza Covid19. Le principali associazioni scientifiche e professionali della Diabetologia italiana, alla vigilia della prossima stagione influenzale e del concomitante rischio di una nuova ondata pandemica, tornano a ribadire l’urgenza di un avanzamento complessivo del sistema di gestione delle persone con malattie croniche. Un’evoluzione che dovrebbe consistere in primo luogo in un’implementazione più estesa e omogenea, in tutte le regioni, di innovativi modelli di presa in carico della persona con diabete che comprenda anche la teleassistenza e la telemedicina. Per quanto riguarda più in particolare le procedure di proroga dei Piani terapeutici già richiesti – quanto mai opportuna per non generare nei prossimi giorni un pericoloso sovraffollamento nelle sale di attesa dei servizi specialistici, con conseguente rischio di diffusione del contagio – AMD, SID, SIE e SIEDP, oltre a caldeggiare l’adozione di meccanismi normativi che proroghino la vigenza dei piani terapeutici appena scaduti, ritengono anche opportuno l’allargamento della prescrivibilità dei farmaci innovativi ai Medici di Medicina Generale, nell’ambito di modelli di gestione integrata della persona con diabete.

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Ulteriore proroga dei Piani Terapeutici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2020

La loro validità era stata già prorogata dall’Agenzia Italiana del Farmaco che durava fino al 31 agosto scorso Ora non farebbe altro che rinviare ancora un problema annoso, quello della prescrizione di una serie di farmaci, come quelli per diabete e malattie respiratorie, che a oggi non possono essere prescritti né dai medici di famiglia né dagli specialisti del territorio, contro ogni principio di ragionevolezza, efficienza del sistema e attenzione ai bisogni dei pazienti. Già a luglio abbiamo rinnovato la nostra richiesta: che entrambe le categorie di medici abbiano tale facoltà prescrittiva, non solo in relazione alle criticità della situazione attuale, ma anche per ripensare la presa in carico dei pazienti cronici. In tal senso il rinnovo ulteriore dei piani terapeutici dovrebbe essere considerato come l’ultima ratio, mentre sarebbe di gran lunga preferibile decidersi ad affrontare in modo strutturale una situazione problematica da tempo e a maggior ragione ora che i medici si trovano a smaltire il pesante arretrato di visite e screening accumulato in questi mesi di blocco delle attività ordinarie. Le liste d’attesa, che già rappresentavano un problema in tutte le Regioni prima del Covid, ora si allungano enormemente, non solo per via delle visite da recuperare ma anche per le necessarie regole di distanziamento e contingentamento degli accessi. In più molti anziani e cronici sono scoraggiati sia dal dilatarsi dei tempi di attesa che dalla paura del virus ancora in circolazione dal prendere un appuntamento. Ci aspettiamo che il tempo dell’emergenza, purtroppo non ancora concluso, rappresenti uno stimolo per trasformazioni strutturali del nostro Servizio Sanitario, rafforzando la medicina del territorio e mettendo realmente al centro i bisogni di salute del paziente e qualità della sua vita.

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Rinnovo dei piani terapeutici: la diabetologia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), la Società Italiana di Diabetologia (SID) e la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) accolgono con favore la Determina AIFA che consente la prescrizione in rimborsabilità dei nuovi anticoagulanti orali anche da parte dei Medici di Medicina Generale. Le sottoscritte organizzazioni,rappresentanti della Diabetologia italiana,auspicano quanto prima il raggiungimento di una condizione analoga anche per quanto concerne i farmaci innovativi per la cura del diabete mellito
Nel periodo dell’emergenza Covid-19 appena trascorso, il rilascio dei Piani Terapeutici avrebbe comportato la presenza fisica dei pazienti presso gli ambulatori di Diabetologia, aumentando così il rischio di diffusione del contagio. Oggi l’opportunità che i Medici di Medicina Generale possano prescrivere in regime di rimborsabilità le terapie innovative per il diabete resta cruciale per tutte le ragioni che erano già valide prima della pandemia. Prima fra tutte la necessità di concorrere in modo sostanziale al superamento delle disparità di accesso ai farmaci innovativi ancora evidenti nel nostro Paese. Una non pari opportunità di cura, spesso su base regionale, che dipende non solo dalle differenti politiche di rimborso delle terapie adottate dalle singole Regioni, ma anche dall’impossibilità della prescrizione in regime di rimborsabilitàdei ‘nuovi’ farmaci da parte della Medicina Generale.
È fondamentale – proseguono AMD, SID eSIE– che i medici di famiglia “salgano a bordo” con un ruolo più attivo nella presa in carico della persona con diabete, secondo un nuovo modello di gestione integrata basato sul “triage della fragilità” della persona con diabete. Questo implica da un lato colmare il gap sul fronte dell’impiego di terapie che hanno fornito evidenze molto solide in merito alla loro efficacia e sicurezza nel migliorare gli esiti cardiovascolari e renali del diabete. Ciò implica anche, dall’altro lato, diventare sempre più parte attiva di quella rete clinica che, sfruttando al meglio gli strumenti innovativi sia farmacologici che telematici, renda più agevole e cost-effective la fruizione dell’assistenza specialistica da parte del paziente.Il diabetologo e il medico di medicina generale saranno nodi imprescindibili di questa rete virtuosa – concludono le tre Società Scientifiche. Lo specialista diabetologo sarà il regista del percorso di cura, con il compito di inquadrare la persona con diabete alla diagnosi e l’incarico del periodico triage della fragilità, necessario per indirizzarla nel luogo di cura più appropriato ai suoi bisogni. Il Medico di Medicina Generale sarà il più vicino punto di riferimento per la persona con diabete quando il suo percorso terapeutico non preveda alta intensità di cura.

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I prontuari terapeutici regionali vanno aboliti

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

Oggi, nella maggior parte delle Regioni, hanno carattere vincolante e determinano gravi conseguenze a danno dei pazienti oncologici, che in qualche caso devono aspettare più di due anni per accedere ai farmaci anticancro innovativi. Tempi di latenza che nel nostro Paese sono, in parte, superati con diverse disposizioni che regolano l’accesso e la prescrizione di farmaci già approvati dall’ente regolatorio europeo (EMA, European Medicines Agency), prima del rimborso a carico del Servizio Sanitario Nazionale: è il cosiddetto early access, cioè l’accesso anticipato alle terapie. I percorsi principali sono l’accesso al Fondo AIFA del 5% e la legge 648/1996, che consentono la totale rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale, e l’uso compassionevole/nominale, con fornitura gratuita da parte dell’azienda farmaceutica. Proprio per sensibilizzare oncologi e pazienti, AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Fondazione AIOM hanno realizzato per la prima volta due opuscoli sull’early access, che saranno distribuiti in tutte le oncologie e presso le associazioni dei pazienti.
“I farmaci autorizzati dall’agenzia regolatoria europea vengono commercializzati nei singoli Stati membri dopo periodi più o meno lunghi, che possono essere anche molto diversi – afferma Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Il tempo che trascorre fra il deposito del dossier di autorizzazione e valutazione presso l’EMA e l’effettiva disponibilità di una nuova terapia nella Regione italiana che per prima rende disponibile il farmaco si aggira intorno a 800 giorni. Questo lungo processo, che va dall’approvazione europea alla reale disponibilità del farmaco per i pazienti italiani, può penalizzare fortemente i malati, specialmente nel caso di molecole innovative. È fondamentale, quindi, garantirne una disponibilità più tempestiva. Assistiamo a situazioni in cui l’accesso a una terapia è possibile per pazienti di una Regione ma non per quelli di una Regione contigua. Realtà inaccettabili, se pensiamo soprattutto ai farmaci oncologici, per cui un accesso omogeneo sul territorio costituisce un aspetto di fondamentale importanza per l’efficacia e l’equità del trattamento. Inoltre la riduzione progressiva dei budget delle aziende ospedaliere e sanitarie può porre gli oncologi di fronte a scelte etiche fra allocazione delle risorse disponibili e scelta delle terapie”.
È parte del progetto di AIOM e Fondazione AIOM su early access anche una giornata formativa dedicata a oncologi e pazienti, che si svolgerà a novembre. Inoltre, entro la fine di quest’anno, partirà un tour in cinque Regioni, proprio per sensibilizzare clinici e cittadini.
“A differenza della legge 648/1996 (che prevede il rimborso del farmaco da parte del Servizio Sanitario Nazionale) e del ricorso al Fondo AIFA 5% (che implica il rimborso da parte di AIFA), nel caso della prescrizione sulla base della legge 94/1998, la terapia è a carico del paziente o dell’azienda sanitaria in caso di ricovero – spiega la Presidente Gori -. Molto importante anche il Decreto Ministeriale del 7 settembre 2017, che disciplina il ricorso al cosiddetto ‘uso compassionevole’ di un farmaco sottoposto a sperimentazione clinica, al di fuori della sperimentazione stessa, in pazienti affetti da malattie gravi o rare o che si trovino in pericolo di vita, quando, a giudizio del medico, non vi siano ulteriori valide alternative terapeutiche, o nel caso in cui il paziente non possa essere incluso in uno studio o, ai fini della continuità terapeutica, per malati già trattati con beneficio clinico nell’ambito di una sperimentazione almeno di fase II conclusa.”
“Abbiamo deciso con entusiasmo di sostenere questa progettualità di AIOM e Fondazione AIOM, e siamo certi avrà un impatto positivo per i pazienti – conclude Francesca Patarnello, Vice President Market Access & Government Affairs AstraZeneca Italia -. AstraZeneca è da anni impegnata affinché l’innovazione che produciamo attraverso la nostra ricerca sia veramente tale e quindi accessibile ai pazienti. Questa importante iniziativa è un primo passo, pensiamo che soluzioni nuove, presenti già in altri Paesi, debbano essere ricercate anche con la collaborazione delle aziende, per rendere le terapie accessibili ai pazienti il prima possibile senza compromettere le esigenze delle Istituzioni.”

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Studiare nuovi approcci terapeutici

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2015

Boehringer Ingelheim, Germania e Siena, Italia, Boehringer Ingelheim e Philogen hanno annunciato oggi la loro collaborazione per studiare nuovi approcci terapeutici per la Leucemia Mieloide Acuta (LMA). Nell’ambito di questa collaborazione le aziende hanno concordato di avviare un trial esplorativo per valutare immunoterapie innovative per pazienti con LMA recidivante. Pur essendo una malattia rara la LMA è una tra le forme più diffuse negli adulti, responsabile di circa un terzo delle leucemie che colpiscono la popolazione adulta nel mondo occidentale. L’età media dei pazienti, alla diagnosi iniziale, è di 65 anni e la prognosi peggiora con l’aumentare dell’età. E’ una malattia che ha le più basse percentuali di sopravvivenza fra tutte le leucemie: la sopravvivenza mediana, infatti, non supera i sei mesi nei pazienti più anziani. Per questo motivo per la LMA c’è un elevato bisogno di terapie.
“Non vediamo l’ora di cominciare a lavorare insieme a Philogen, un’azienda biotecnologica altamente innovativa, e di aumentare le nostre conoscenze cliniche sulle strategie terapeutiche per la Leucemia Mieloide Acuta” – ha dichiarato Martin Stefanic, Head Clinical Development Hemato-Oncology di Boehringer Ingelheim – “Questa nuova collaborazione arricchisce la nostra ampia pipeline in ambito onco-ematologico, con l’apporto di un nuovo approccio altamente innovativo”.Il Dottor Duccio Neri, Amministratore Delegato di Philogen ha così commentato “Con il suo successo straordinario nel rendere disponibili sul mercato nuove terapie innovative, e la sua vasta esperienza in ricerca e sviluppo in ambito oncologico, Boehringer Ingelheim è il partner giusto per accelerare il passaggio allo sviluppo clinico delle nostre nuove terapie mirate”.
Maggiori informazioni sul trial clinico verranno comunicate in occasione di un prossimo congress scientifico. Gli aspetti economici relativi alla collaborazione non saranno oggetto di comunicazione.Il Gruppo Boehringer Ingelheim è una delle prime 20 aziende farmaceutiche del mondo. Il Gruppo ha sede a Ingelheim, Germania, e opera a livello globale con 146 affiliate e più di 47.700 dipendenti. Fondata nel 1885, l’azienda a proprietà familiare si dedica a ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti innovativi dall’elevato valore terapeutico nel campo della medicina e della veterinaria. Operare in maniera socialmente responsabile è un punto centrale della cultura e dell’impegno di Boehringer Ingelheim. La partecipazione a progetti sociali in tutto il mondo, quali ad esempio l’iniziativa “Making more Health”, e l’attenzione per i propri dipendenti sono parte di questo impegno di responsabilità sociale, così come lo sono il rispetto, le pari opportunità e la conciliazione dei tempi di lavoro e della famiglia che costituiscono le fondamenta della mutua collaborazione fra l’azienda e i suoi dipendenti, e l’attenzione all’ambiente, alla sua tutela e sostenibilità, che sono sottese in ogni attività che Boehringer Ingelheim intraprende. Nel 2014, Boehringer Ingelheim ha registrato un fatturato netto di circa 13,3 miliardi di euro e investimenti in ricerca e sviluppo pari al 19,9% del suo fatturato netto.

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Medicina Integrata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2010

Roma 11 Dicembre 2010 a partire dalle ore 9.00 presso la Sala Flajani del Museo Storico dell’Arte Sanitaria presso l’Ospedale S. Spirito in Lungotevere in Sassia 3, incontro teorico-clinico sulla: “Medicina Integrata: Ormoni omeopatizzati e organoterapici in Ginecolocia” Verranno trattati argomenti quali l’inquadramento nosologico dell’Organoterapia e Ormonterapia; Efficacia terapeutica di questi rimedi nella forma diluita e dinamizzata ed infine verranno presentati i protocolli terapeutici. Relatore dell’evento sarà il Dott. Giancarlo Balzano (Medico chirurgo, Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Presidente dell’Associazione Nazione di Ginecologia Olistica). Il Corso è riservato a medici, farmacisti e professioni sanitarie. L’incontro è gratuito previa iscrizione entro il 4 Dicembre 2010.

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