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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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L’approccio terapeutico del glaucoma sta cambiando

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

occhio umanoDal controllo pressorio alla neuroprotezione dell’occhio: l’approccio terapeutico del glaucoma sta cambiando perché è ormai dimostrato che l’abbassamento della pressione oculare può non essere completamente efficace se non associato a trattamenti neuroprotettivi. L’eziologia multifattoriale della malattia, infatti, sta conducendo alla ricerca di nuove strategie.
Il glaucoma è una malattia cronica caratterizzata dal progressivo danneggiamento del nervo ottico e dalla conseguente alterazione del campo visivo. L’aumento della pressione oculare è il principale fattore di rischio anche se questa patologia si può sviluppare in pazienti che hanno una pressione oculare normale. “Diversi studi hanno dimostrato che la riduzione della pressione oculare nei pazienti con glaucoma è in grado di rallentare significativamente la progressione della malattia ma non sempre riesce a fermarla” dichiara il professor Luciano Quaranta, Direttore del Centro per lo Studio del Glaucoma presso l’Università degli Studi di Brescia. “Le strategie messe in atto per ridurre la pressione oculare includono l’uso di colliri con principi attivi in grado di ridurre la produzione di umore acqueo o di aumentarne il deflusso dall’occhio, trattamenti laser o chirurgia. Ma le più recenti ricerche hanno evidenziato che non sempre la sola riduzione della pressione oculare è di per se sufficiente nel rallentare l’evoluzione della malattia. Sulla base di queste osservazioni si tende oggi a considerare la malattia come una forma di neurodegenerazione primaria delle cellule ganglionari retiniche”.Anche se la riduzione della pressione oculare rappresenta il “gold standard” per il trattamento del glaucoma, alcuni pazienti peggiorano malgrado abbiano raggiunto la loro pressione “target”. Negli ultimi anni, l’attenzione della ricerca, alla luce delle similitudini che esistono tra glaucoma ed altre neurotticopatie si è concentrata sulla funzione mitocondriale e sulle sue alterazioni. Il glaucoma porta a morte precoce le cellule ganglionari attraverso diversi meccanismi tra cui lo stress ossidativo, la neuroinfiammazione e la disfunzione mitocondriale.“Gli assoni delle cellule ganglionari retiniche sono ricchi di mitocondri necessari a produrre energia per la conduzione nervosa. La riduzione nella produzione di energia e l’aumento della produzione di radicali liberi a livello mitocondriale delle cellule ganglionari è da considerarsi un meccanismo chiave nell’eziopatogenesi del glaucoma che predispone alla morte le cellule ganglionari e i loro assoni, fenomeno noto come disfunzione mitocondriale” spiega il professor Quaranta.
Ecco perché nuove ricerche stanno puntando ad altri approcci terapeutici che agiscano proprio sulla cellula ganglionare della retina, i cui assoni formano il nervo ottico. “L’obiettivo” prosegue Quaranta “è quello di prevenire o ridurre la degenerazione del nervo ottico e di conseguenza il difetto del campo visivo. Ma soprattutto contrastare il trend epidemiologico che vede cinquemila italiani perdere la vista ogni anno. Inoltre, un ampio numero di pazienti (variabile dal 20 al 70% secondo le varie casistiche), soffre di una forma di glaucoma nel quale la pressione oculare è nell’ambito di valori di normalità. Ecco perché dobbiamo iniziare a pensare al glaucoma come ad una malattia neurodegenerativa che ha l’occhio come bersaglio”.Tra le varie sostanze ad azione anti-ossidante e bio-energetica, il Coenzima Q10, noto anche come ubiquinone, è considerato la più promettente per il trattamento del glaucoma. “Si tratta di una sostanza simile ad una vitamina presente in molte cellule eucariotiche soprattutto a livello mitocondriale. Alcuni studi clinici hanno dimostrato che il Coenzima Q10 esercita un’attività neuroprotettiva ed è stato ampiamente studiato in varie forme di neurodegenerazione come la malattia di Parkinson, l’Alzheimer, la corea di Huntington e nella SLA” spiega il professor Quaranta. Il coenzima Q10 è oggi riconosciuto dalla comunità scientifica come un possibile approccio nel contrastare i complessi meccanismi di danno causati dal glaucoma.

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Disturbi intimi femminili

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2015

abano termeAbano Terme (PD), Atrofia vulvovaginale, incontinenza urinaria e problemi della sfera sessuale, questi i temi al centro del convegno “Gyneconet Meeting: nuove evidenze per la salute della Donna” promosso da Fidia Farmaceutici con il supporto organizzativo di Medi K e in programma il prossimo 26-28 Novembre ad Abano Terme (Fidia Auditorium, Via Ponte della Fabbrica, 3/A).La prima edizione del convegno intende far luce su epidemiologia, diagnosi e nuove opzioni terapeutiche in un’ottica di miglioramento della gestione di questi disturbi che accomunano molte donne.L’impatto di questi disturbi, che non si limita alla sfera della salute, ma riguarda più in generale anche la qualità della vita e, in taluni casi, il benessere della coppia, è tale che si rende necessario sensibilizzare tutti i professionisti che operano nel campo della salute femminile: ginecologo, medico di medicina generale, ostetriche e infermieri.Queste figure chiave per la salute femminile si riuniranno al Gyneconet per fare “rete” e definire un vademecum per la gestione ottimale dei disturbi intimi femminili.
Fidia Farmaceutici S.p.a. è un’azienda italiana fondata nel 1946, leader nella ricerca e nello sviluppo nonché nella commercializzazione di prodotti a base di acido ialuronico che trovano diverse applicazioni in campo biomedico, in aree quali reumatologia, ortopedia, chirurgia, riparazione tissutale e dermo-estetica. Parte del gruppo milanese P&R Holding, Fidia Farmaceutici ha solide basi a livello nazionale: in Italia conta due stabilimenti produttivi, uno ad Abano Terme, dove ha sede la società, e l’altro a Noto, in Sicilia. Occupa oggi oltre 600 dipendenti e alimenta un giro di affari superiore a 250 milioni di euro. Grazie ai suoi investimenti in ricerca è riuscita a costruire una lunga tradizione di prodotti, con oltre 600 brevetti al suo attivo.

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Dolore cronico

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2013

Basilica of Sant'Apollinare Nuovo in Ravenna, ...

Basilica of Sant’Apollinare Nuovo in Ravenna, Italy: “Procession of the Holy Martyrs”. Mosaic of a Ravennate italian-byzantine workshop, completed within 526 AD by the so-called “Master of Sant’Apollinare”. (Photo credit: Wikipedia)

Da gennaio 2014 implementate due nuove sale operatorie nei presidi di Ravenna e Faenza.Già struttura d’eccellenza a livello regionale e nazionale, articolata sul territorio attraverso i 3 presidi ospedalieri di Ravenna, Lugo e Faenza, si appresta a venire ulteriormente potenziata. È l’Unità Operativa Complessa di Terapia Antalgica dell’AUSL ravennate, che nel corso dell’ultimo anno, tra consulenze e visite, ha erogato oltre 1.200 prestazioni, cui si aggiungono circa 400 sedute di agopuntura e 350 interventi infiltrativi.
Per le operazioni più invasive di chirurgia antalgica, da gennaio 2014 il centro si arricchirà di due nuove sale operatorie, che saranno implementate nei presidi di Ravenna e Faenza (finora l’unico attrezzato era quello di Lugo). Inoltre, per il dolore lombo-sacrale, l’armamentario strumentale comprenderà anche radiofrequenze pulsate e nucleo plastiche percutanee e, in stretta collaborazione con la Neurochirurgia Aziendale, vertebro e cifoplastiche. Trattamenti innovativi, eseguiti solo da pochi altri centri in Italia.In provincia di Ravenna, rifacendosi alla media nazionale, sono oltre 90.000 i pazienti affetti da dolore cronico, una sofferenza che perdura nel tempo, compromettendo la qualità di vita. Tra le cause più frequenti alla base del problema, e che spesso portano a richiedere un consulto presso l’U.O di Terapia Antalgica dell’AUSL, vi sono nel 50% dei casi le lombosciatalgie; il restante 50% è dovuto ad artrosi, nevralgie e patologie vascolari.“Prendiamo in carico diverse tipologie di dolore: oncologico, vascolare, neurologico, ortopedico, neurochirurgico”, dichiara il dottor Massimo Innamorato, Responsabile del Centro, che riceve i pazienti presso l’Ospedale di Lugo. “Unica struttura pubblica autorizzata a svolgere tale attività sul territorio ravennate, l’Unità Operativa Complessa di Terapia Antalgica dell’AUSL si occupa di diagnosi, prevenzione, trattamento e cura di pazienti affetti da sindromi dolorose. Lo facciamo attraverso: ricovero ordinario (urgente e/o programmato), Day Surgery, attività ambulatoriale specialistica e conducendo ricerca clinica nell’ambito della terapia del dolore. Grande attenzione viene riservata alla corretta informazione e partecipazione del paziente al processo di cura”.Con uno staff attualmente composto da un medico anestesista, un algologo, un agopuntore, sette infermieri, collaborando con il servizio di neurologia e, a breve anche con quello di psicologia, il Centro eroga le seguenti prestazioni: blocchi anestetici peridurali, radiofrequenze, inserimento di cateteri peridurali, accessi venosi impiantabili, inserzione di stimolatori midollari e di pompe intratecali, ozonoterapia, agopuntura, laserterapia e ionoforesi, sistemi infusionali, cateteri venosi periferici eco guidati. Dal 2014, per rispondere sempre meglio alla richiesta d’assistenza del territorio, l’U.O. verrà potenziata con due nuove sale operatorie e con l’introduzione di nuove metodiche all’avanguardia.La Legge 38 del 2010 ha sancito per tutti i cittadini il diritto a non soffrire e si è proposta di garantire nel nostro Paese un equo accesso a un’assistenza qualificata e un approccio terapeutico più appropriato. Il potenziamento del Centro di Terapia Antalgica dell’AUSL ravennate va proprio nella direzione di ottemperare a quanto richiesto dalla normativa.“Grazie alla Legge 38, oggi c’è un’attenzione maggiore verso la diagnosi e la cura della sofferenza. Con gli altri colleghi ospedalieri abbiamo ormai avviato un rapporto collaborativo e di integrazione delle competenze per gestire nel modo migliore il paziente con patologia algica. Sussiste, tuttavia, un certo ritardo nella diffusione di un’autentica cultura del dolore su tutto il territorio, nonostante i tanti sforzi profusi dalla Regione. Quello che ancora manca è, in primis, la consapevolezza di essere di fronte a una vera e propria malattia, che come tale va adeguatamente trattata”, conclude Innamorato.

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Su uso terapeutico della cannabis

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 maggio 2012

Cannabis

Cannabis (Photo credit: Duncan Brown (Cradlehall))

Il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato una legge sull’uso terapeutico della cannabis. Un voto a nostro avviso importante che ci permette di portare nuovamente all’attenzione dell’opinione pubblica una nostra proposta di legge.Il progetto di legge da noi presentato si poneva l’obiettivo di normare l’uso dei cannabinoidi per fini terapeutici. La nostra proposta si pone l’obiettivo di riempire un vuoto normativo, senza alcun fine antiproibizionista, ma con forte valenza scientifica.
Con il decreto ministeriale del 18 aprile 2007 è divenuto possibile anche in Italia prescrivere e utilizzare alcuni cannabinoidi, derivati naturali o di sintesi della Cannabis. In realtà l’accesso a questi farmaci resta molto problematico. È evidente la necessità di una Legge Regionale applicativa delle norme quadro nazionali, al fine di poter evitare le attuali confusioni ed equivoci, causa illegittima di grave ed ingiustificato danno ai malati.La proposta di legge di Sinistra Ecologia Libertà è in sostanza un protocollo attuativo delle norme già pienamente in vigore a livello nazionale, al fine di evitare perdite di tempo gravemente nocive per il malato.
Questa norma regionale permetterebbe una vera svolta nell’uso di questi medicinali, anche perché la legge nazionale vigente non prevede il rimborso dei medicinali derivati dalla cannabis, un costo che – con l’approvazione di questa legge – sarebbe a carico del servizio sanitario regionale e non più dei singoli pazienti. Si noti che una terapia completa di medicinali a base di cannabinoidi ha un costo mensile di circa 600 euro.Con questa norma si potrà poi convenzionare la Regione Piemonte con stabilimenti dotati delle autorizzazioni necessarie a produrre cannabinoidi e si eviterà la dipendenza totale dalle importazioni di tali sostanze, consentendo anche un notevole risparmio.A differenza del progetto di legge toscano, la proposta di SEL prevede la somministrazione del farmaco anche fuori dalle strutture ospedaliere, ferma restando l’esclusiva responsabilità del medico richiedente, che valuta la carenza di adeguata e percorribile alternativa terapeutica.In tal proposito anche il coordinamento nazionale di Sinistra Ecologia Libertà aderirà alla Million Marijuana March che si terrà come ogni anno a Roma il sabato 5 maggio da piazzale dei Partigiani a Piazza Bocca della Verità dalle ore 16,00 in poi. Si tratta di una mobilitazione che si terrà contemporaneamente in 420 città che vuole rilanciare la discussione sulle droghe leggere: riproponendo lotte libertarie e antiproibizioniste contro il narcotraffico internazionale che produce morte ed economia sommersa ed illegale. La legalizzazione delle sostanze leggere e la regolamentazione della coltivazione domestica sono l’unico strumento praticabile per far emergere sia una nuova economia basata sulla canapa, ed i suoi derivati, e sia per sottrarre dall’illegalità e dalla criminalità milioni di consumatori nel mondo. E’ quanto dichiara Monica Cerutti della Sinistra Ecologia Libertà

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Melanoma: cambio terapia

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2010

Trattare il melanoma con una terapia di combinazione, come è stato fatto con l’HIV, per rendere questo tumore della pelle una malattia cronica, con cui il paziente può convivere per tutta la vita. Una sfida difficile, soprattutto per una patologia che, nella fase metastatica, fa registrare alti tassi di mortalità (la sopravvivenza media infatti è di soli 6,2 mesi) e che negli ultimi 30 anni non ha beneficiato di alcun progresso terapeutico, a fronte di un costante aumento di casi. Ma una sfida possibile utilizzando nuovi trattamenti personalizzati e combinandoli insieme, come spiega l’editoriale pubblicato ieri sulla prestigiosa rivista scientifica “Journal of Translational Medicine”. L’articolo porta la firma di un ricercatore italiano, Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative dell’Istituto Tumori Pascale di Napoli, di Howard Z. Streicher del National Cancer Institute di Bethesda (USA) e di Mario Sznol della Yale University School of Medicine (USA).
Il melanoma è un tumore particolarmente aggressivo e in costante crescita, ogni anno in Italia si registrano 7000 nuovi casi e 1500 decessi. La sua incidenza è cresciuta ad un ritmo superiore a qualsiasi altro tipo di cancro, ad eccezione delle neoplasie maligne del polmone nelle donne, con un aumento di 10 volte negli ultimi cinquant’anni, e un incremento annuo del 6% dagli anni Settanta. “E’ particolarmente difficile da curare quando si è diffuso oltre la lesione primaria – conclude il prof Ascierto -, e per le persone che presentano metastasi a distanza la prognosi è infausta: solo meno del 10% dei pazienti con melanoma maligno sopravvive 5 anni”.

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Luigi Manconi: Indagare a fondo sul Pertini

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2009

Roma. “Fin da quando, lunedì 26 ottobre, -dichiara Luigi Manconi – denunciai pubblicamente le circostanze della morte di Stefano Cucchi, segnalai due elementi. Il primo: il giovane romano aveva subito gravi violenze; il secondo: nei suoi confronti era stato attuato un vero e proprio abbandono terapeutico da parte della struttura sanitaria che lo ospitava. Gli avvisi di garanzia, inviati dalla Procura, confermano pienamente quanto detto oltre due settimane fa. In particolare, allo stato dei fatti e di una documentazione clinica inequivocabile, si può affermare che il trattamento ricevuto da Cucchi nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini è stato, non solo deontologicamente disumano, ma anche penalmente sanzionabile. La magistratura dovrà ora procedere, ma il discorso non si ferma qui. Molte segnalazioni da me ricevute e altrettante denunce circostanziate convergono nel far ritenere che il reparto detentivo del Pertini non è una struttura sanitaria protetta, bensì un luogo di detenzione, gestito con criteri che ben poco hanno di terapeutico ma che, piuttosto, sembrano ispirati a una logica solo ed esclusivamente di controllo autoritario. Si deve indagare a fondo, pertanto, sul quel reparto detentivo, sulle sue spaventose carenze e sulla sua gestione irresponsabile. Per accertare se altre vicende come quella di Cucchi siano già avvenute in passato e per evitare che altre avvengano in futuro”.

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Ricerca sulle malattie ematologiche

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2009

GruppoBergamo. Grazie al supporto scientifico degli Ospedali Riuniti e al sostegno economico di AIL Brescia, sarà creata all’interno degli Spedali Civili di Brescia una cell factory analoga a quella attiva al presidio “Matteo Rota”, cioè un laboratorio dedicato alla preparazione delle cellule staminali a scopo terapeutico e di trapianto in pazienti affetti da patologie ematologiche tumorali. Il progetto è stato presentato oggi nella Sala Consiliare degli Ospedali Riuniti e sarà regolamentato da un’apposita convenzione tra l’Ospedale di Brescia e quello di Bergamo. Figura di raccordo tra Bergamo e Brescia sarà Martino Introna, Direttore Tecnico del Laboratorio di Terapia Cellulare “G. Lanzani”, attivo dal 2003, che metterà a disposizione la propria competenza ed esperienza in questo settore.
Il Laboratorio di Terapia Cellulare “G. Lanzani” è stato realizzato nel 2003 grazie al contributo dell’AIL Bergamo – Sezione Paolo Belli, come parte integrante dell’unità di Ematologia degli Ospedali Riuniti. Oggi ospita quotidianamente un’équipe composta da 10 persone tra medici e biologi, distribuiti in tre aree di lavoro: l’area della manipolazione delle cellule staminali midollari, autorizzata dal JACIE Europa ad operare come struttura accreditata all’eccellenza per le attività di trapianto; l’area di studio di nuovi farmaci ad attività anti-tumorale funzionante secondo gli standard di qualità europei noti come GMP (Buone Norme di Fabbricazione), e l’area dedicata alla ricerca sperimentale, autorizzata dall’Agenzia Italiana del Farmaco ad operare come una “cell factory” per la preparazione delle cellule a scopo trapiantologico. L’obiettivo del futuro laboratorio è quello di consentire il campionamento, la conservazione e il trattamento del materiale biologico dei pazienti nonché l’esecuzione di specifiche metodiche diagnostiche e di ricerca. Saranno valutate a livello di singolo paziente la sensibilità all’azione terapeutica delle radiazioni, dei nuovi farmaci e della terapia cellulare. Il progetto coinvolge diversi dipartimenti e unità operative del nosocomio bresciano, che saranno coordinate da Luigi Caimi, docente di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica dell’Università di Brescia.  L’attività di ricerca dell’Istituto si avvarrà di attrezzature e risorse già presenti nelle Unità operative coinvolte o reperite con il contributo di fondazioni, enti, associazioni e privati. Il costo dell’ordinaria manutenzione sarà sostenuto dall’Amministrazione degli Spedali Civili, mentre il costo del progetto, stimato intorno al milione di euro, sarà sostenuto interamente da AIL Brescia.  L’AIL di Bergamo, rappresentata dal suo presidente Pierantonio Piazzini, ha consegnato a Giuseppe Navoni un contributo per il progetto, dimostrando la propria vicinanza all’iniziativa e, ancora una volta, la propria generosità nei confronti dei malati.  “Questo progetto dimostra quanto le realtà locali AIL siano vicine tra di loro e quanto siano congruenti gli obiettivi degli ospedali della nostra regione, sempre pronti a lavorare in simbiosi per aiutare i malati fornendo loro risultati concreti – ha commentato Pierantonio Piazzini -. Per questo anche noi abbiamo voluto dare un contributo ai nostri amici bresciani per aiutarli in questo percorso.” (gruppo)

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Convenzione ospedaliera

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2009

Bergamo 29 giugno alle 12.30 in Sala Consiliare Largo Barozzi, 1 sarà sottoscritta una convenzione tra gli Spedali Civili di Brescia e gli Ospedali Riuniti di Bergamo per la realizzazione nel presidio bresciano di una ”cell factory”, un  laboratorio  dedicato alla preparazione delle cellule staminali a scopo terapeutico  e  di  trapianto in pazienti affetti da patologie ematologiche tumorali, con il sostegno di AIL Brescia. Gli  Ospedali  Riuniti metteranno a disposizione le competenze e conoscenze sviluppate  dalla  propria  Unità  di Ematologia, all’interno della quale è attivo  il  Laboratorio  di  Terapia Cellulare “G. Lanzani”. Realizzato nel 2003 grazie al sostegno dell’Associazione Paolo Belli – AIL Bergamo, è oggi una  delle  tre  cell factory italiane, autorizzata AIFA a produrre cellule sterili  per  uso  terapeutico  e  autorizzata  JACIE Europa a operare come struttura accreditata per l’attività di trapianto.

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Fare teatro in carcere cosa significa?

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2009

Ricordandomi di avere fatto parte di un gruppo teatrale carcerario,  mi viene da dire che a volte il teatro entra in carcere esclusivamente per intrattenere e divertire, infatti molti spettacoli hanno avuto come unico obiettivo il gioco, l’animazione, senza che fosse richiesta alcuna professionalità, o vi fosse interesse ad ottenerla.  Il carcere può essere visto come un laboratorio  in cui gli attori, in quanto dilettanti, risultano capaci di esprimere un’autenticità raramente rinvenibile in un professionista, una spontaneità e un’immediatezza che si fa evidente nei lapsus, negli scherzi, negli approcci. La stessa genuinità che possiede probabilmente qualunque uomo della strada, dal momento in cui si trasforma in attore.  Il detenuto infatti anche se recita”dentro”, è il frutto di un “fuori”, che non può essere dissolto solo perché segregato e nascosto.  L’uomo della strada e l’uomo privato della libertà che si trasformano in attori non professionisti sono però divisi da una condizione imprescindibile: la reclusione. La differenza diventa la forza e la magia del teatro in carcere, e si manifesta nel carico di “energie” che viene riversato sulla scena, un condensato di sofferenza e frustrazione, forzatamente compresso e coattato.  Per cui è possibile servire al teatro in quanto portatori di una umanità modificata dalla restrizione, che ricerca ed esalta le differenze, esprimendo, attraverso il lavoro una potenza drammatica maggiore. Recitare un testo teatrale offre un doppio sostegno a chi è in una cella a scontare la propria pena, permette il libero flusso di emozioni e sentimenti rimossi e repressi dalla contenzione carceraria e spinge alla cooperazione, alla solidarietà, allo scambio con gli altri.  La memoria e il dialogo sono tra i pochi mezzi efficaci per resistere alla quotidiana e progressiva corrosione di sé. Qualsiasi rappresentazione teatrale migliora gli uomini e la dimensione in cui vivono, operando con modalità opposte dove è contenuta, collettive anziché individualizzatrici, coinvolgenti anziché segreganti, portatrici di arricchimento affettivo e artistico, anziché di coazione a ripetere.  Fare teatro può significare che l’uomo della pena riscatti temporaneamente  il suo “involontario” isolamento, smettendo di mimetizzarsi, iniziando a narrare, a narrarsi.  Ma forse è anche il caso di chiederci oltre a quale  significato dare al  teatro in carcere, se l’ impossibilità a ristrutturare le fondamenta di questa istituzione, è confermata attraverso l’impegno teatrale o le buone intenzioni di qualche operatore o di un paio di direttori. Alla domanda iniziale mi viene da rispondere che fare teatro in carcere consente di  vedere la differenza tra significato e funzione,  affinché non sia visto in termini di efficienza, di servizio utile in quanto terapeutico, pedagogico, ricreativo…ma tale in quanto terapia, pedagogia, ricreazione sono in sé valori del teatro. Per buon ultimo, fare teatro in carcere non vuol dire creare false illusioni, l’uso di fantasticherie e sogni per evadere in altri spazi e in altri tempi, o in altri corpi, come può farci rammentare il falso benessere suscitato dalle droghe, tutte. Come qualcuno ci ha lasciato detto ” fare teatro in carcere riesce ad avere senso soltanto quando il teatro stesso se ne avvantaggia: non quando resta prigioniero”. (Vincenzo Andraous)

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