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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘terapia intensiva’

Criticità nell’allestimento di nuovi reparti di Terapia Intensiva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

In questi giorni di emergenza da COVID.19 una delle massime criticità è quella dell’allestimento di sempre nuovi reparti di Terapia Intensiva (TI), con realizzazione ex-novo di posti letto in grado di accogliere i nuovi casi che purtroppo ancora si stanno registrando soprattutto (ma non solo) nelle regioni del Nord Italia. Ma quali sono i tempi, i costi e le disponibilità effettive per rendere operativi questi reparti? L’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC) ha realizzato e messo a disposizione un “Prospetto di dotazione operativa”, un quadro sintetico aggiornato della “configurazione tipo” di un reparto di TI e dell’attuale possibilità del nostro Paese e delle ditte produttrici di rispondere alle richieste del Servizio Sanitario Nazionale.Nel “Prospetto” fornito da AIIC si può osservare che un posto letto può essere valutato approssimativamente 50mila euro, comprendendo all’interno di questa cifra apparecchiature che vanno dai Ventilatori Polmonari da terapia intensiva (da 14 a 22mila euro) ai Monitor Multiparametrici (da 3500 a 5mila euro), dai letti con materassi antidecubito (da 4 a 12mila euro) agli umidificatori attivi (da 2 a 4mila euro). Per dimensionare correttamente un reparto di TI, a questi valori economici per singolo posto letto vanno poi aggiunte le Dotazione di tecnologie sanitarie condivise nei blocchi di Terapia Intensiva, che con una cifra vicina ai 200mila euro permette l’attivazione di un intero reparto, con strumentazioni complesse che comprendono tra le altre un Sistema radiologico portatile digitale (circa 90mila euro), un elettrocardiografo (5mila euro), un sistema CPAP (2500 euro l’uno) ed un ecografo (da 8 a 20mila euro), apparecchiature che spesso fortunatamente sono già presenti presso i centri ospedalieri (e quindi non presuppongono nuovi investimenti).Ma il Prospetto fotografa anche il tema di maggior criticità attuale: queste strumentazioni sono effettivamente in arrivo negli ospedali di prima linea in Italia? Ebbene: sulla maggior parte delle apparecchiature presenti nel Prospetto-AIIC, sono stati espletati i Bandi di Gara CONSIP che in questo periodo sono stati lanciati ed aggiudicati (sotto la dicitura COVID-19 – Procedura negoziata d’urgenza) ed hanno offerto un messaggio di speranza per chi in prima linea continua a domandare nuovi posti letto per i pazienti. Però – suggerisce AIIC – occorre guardare attentamente “dentro” i risultati della Gara: come mostra la Tabella sinottica, ad esempio i Ventilatori polmonari da terapia intensiva sono stati aggiudicati in numero di 1800, un numero sicuramente importante, ma la tempistica del loro arrivo negli ospedali desta qualche preoccupazione. Come è stato comunicato proprio da CONSIP, “le consegne saranno effettuate in 4 scaglioni temporali – entro 3 giorni, tra 4 e 7 giorni, tra 8 e 15 giorni, tra 16 e 45 giorni – dal momento dell’ordine (es. i 3.918 ventilatori totali offerti, tra lotto 1 e 2 sono ripartiti in: n. 119 ventilatori “entro 3 giorni”, n. 200 ventilatori “tra 4 e 7 giorni”, n. 886 “tra “8 e 15 giorni” e n. 2.713 “tra 16 e 45 giorni”)”.Ciò significa che ad oggi un certo numero di ventilatori sono già stati consegnati (quelli di 1° fascia e 2° fascia), una parte è presumibilmente in consegna (3° fascia), mentre l’ultima fetta della fornitura – quella numericamente più significativa: oltre 2700 ventilatori – avrà tempi di consegna lunghissimi, dai 16 ai 45 gg dal momento dell’ordine. “Lo stesso discorso riguarda praticamente tutte le apparecchiature che CONSIP ha messo a bando di gara”, commenta il presidente AIIC, “e di cui preoccupano i tempi di consegna ed effettiva operatività sul campo”. In particolare, inoltre, in una di queste procedure si presenta una criticità ulteriore: non è infatti stata ancora assegnata la Gara per la fornitura di oltre 20mila CPAP, apparecchi che consentono la ventilazione non invasiva del paziente fornendo un flusso di aria a pressione positiva con lo scopo di aumentare la capacità funzionale residua e la compliance polmonare. Concludendo, AIIC commenta il Prospetto con attenzione e preoccupazione: “E’ chiaro che ci troviamo di fronte ad una situazione di assoluta emergenza”, è la riflessione finale di Lorenzo Leogrande, “CONSIP e le aziende produttrici per prime, stanno facendo l’impossibile per gestire un approvvigionamento immediato di strumentazioni ad alto contenuto tecnologico. Ma la realtà è che ci serve un piano alternativo immediato: dobbiamo sapere che con ogni probabilità la situazione continuerà a rimanere critica proprio nel periodo di picco epidemico, ponendoci delle richieste che il mercato e i soggetti di procurement non sapranno evadere con velocità, anche perché tutti i sistemi sanitari internazionali continueranno in queste settimane a chiedere sempre maggiori forniture, spingendosi nei fabbisogni ben oltre le capacità produttive dei singoli produttori. Come ingegneri clinici vogliamo lanciare oggi questo messaggio: occorre che il sistema si attrezzi anche con altre formule, più chiare nella tempistica e nei volumi degli approvvigionamenti; potrebbe in questo senso anche essere utile verificare la possibilità di condividere apparecchiature tra strutture ospedaliere, ben sapendo che ci sono ospedali NON coinvolti nell’emergenza che potrebbero sostenere le necessità di quelli che invece sono ormai allo stremo delle loro capacità di risposta assistenziale”.

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Fornitura di 75mila dispositivi sanitari di sicurezza per la terapia intensiva

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Sono stati richiesti dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Sono tutti strumenti preziosissimi per permettere ai sanitari di lavorare in sicurezza. L’acquisto dei dispositivi (mascherine, cuffie, occhiali, guanti e camici) è stata possibile grazie alla raccolta fondi promossa da Cesvi, organizzazione umanitaria attiva da 35 anni in Italia e nel mondo, che è stata fortemente sostenuta dall’ambasciatrice e madrina di Cesvi, Cristina Parodi. L’iniziativa è stata sostenuta da numerosissimi generosi cittadini, aziende, imprenditori, dal mister Gian Piero Gasperini e dai calciatori dell’Atalanta oltre che numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, tra cui Paola Turani, Alessio Boni, Michelle Hunziker e Tomaso Trussardi, Sofia Goggia, Mario Biondi, Casa Surace, il Trio Medusa, i Pinguini Tattici Nucleari, Arisa, Le Iene e molti altri.

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La terapia intensiva privilegia i soggetti giovani?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

“Siamo allarmati per le raccomandazioni che abbiamo visto circolare in questi giorni in merito all’ammissione ai trattamenti clinici e alla loro sospensione, contenute nel documento della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “Tali raccomandazioni suggeriscono di porre un limite di età all’ingresso in Terapia Intensiva, di riservare le risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha più probabilità di sopravvivenza e a chi può avere più anni di vita salvata, in sostanza privilegiando pazienti giovani e sani rispetto ai pazienti anziani, malati e con comorbidità severa il cui decorso è più lungo e consuma più risorse. Comprendiamo bene la necessità di seguire un’ottica di massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili, e riteniamo che per scongiurare quest’ipotesi vada compiuto ogni sforzo possibile, concentrando tutte le risorse nel moltiplicare i posti nei reparti, e soprattutto facendo comprendere alla popolazione intera la necessità di impegnarsi al massimo per evitare il contagio”
“Quel che a tutti deve essere ben chiaro”, prosegue Messina, “è che adottare comportamenti leggeri e non seguire le norme di prevenzione significa mettere a rischio non soltanto la propria salute e quella delle persone più prossime come familiari, conviventi, colleghi, ma la tenuta del sistema e la salute di tutti. Chiunque adotti comportamenti irresponsabili, non rispettando le regole, contribuisce attivamente a mettere tutti noi di fronte a scelte etiche dolorose come questa. Ci troveremo, nel caso in cui il contagio si espanda e la domanda di terapia intensiva cresca ulteriormente, a dover decidere a chi destinare le limitate risorse disponibili e a escludere necessariamente delle categorie. Rispettando le regole possiamo tutti insieme arrestare il contagio. Facciamo appello anche ai datori di lavoro affinché favoriscano lo smart working, e alle famiglie affinché proteggano i più fragili ovvero gli anziani e i malati cronici esposti ai maggiori rischi, facendo anche attenzione ai rapporti tra nonni e nipotini, che possono essere veicolo di contagio. Gli anziani sono la spina dorsale di questo paese, i più fragili si aspettano di essere tutelati, non abbandonati: è per loro che dobbiamo fare ogni sforzo possibile”“Infine”, conclude Messina, “il nostro pensiero va agli operatori sanitari, a medici, infermieri, e a tutti coloro che da settimane stanno rispondendo in modo efficace e coraggioso a questa emergenza senza precedenti nella nostra storia recente, ammalandosi a loro volta, e sostenendo un peso crescente, considerata la difficoltà che si ha nel sostituirli. A tutti loro va la nostra gratitudine per quello che stanno facendo”.

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Ottaviani: riconversione immediata dei reparti in terapia intensiva sul Lazio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

Frosinone. Il Presidente della Conferenza sanitaria dei Sindaci della Provincia di Frosinone, Nicola Ottaviani, chiede al Governo ed alla Regione di promuovere, immediatamente e senza indugio, la riconversione di alcune cliniche e dei reparti dismessi, di chirurgia generale e di medicina, in posti letto di terapia intensiva e sub intensiva, prima che l’emergenza delle rianimazioni si sposti dal Nord all’Italia centrale. “Ormai, dobbiamo affrontare, pur in mezzo a tante criticità, l’argomento “principe”, davanti al quale tutto il resto passa in secondo piano” – ha dichiarato il Sindaco del Capoluogo, Nicola Ottaviani – “Da ieri, dopo aver visto che in Lombardia, in un giorno, il numero dei contagi è aumentato del 20%, e quindi, di converso, scende proporzionalmente del 20% la disponibilità attuale dei posti letto in terapia intensiva, non ci vuole un matematico per capire che in quelle zone si arriverà velocemente al sold out drammatico, proprio nel settore delle rianimazioni. E le dichiarazioni di alcuni responsabili della Società Italiana di anestesiologia, secondo cui a breve si rischia di selezionare chi curare, appaiono scioccanti ma, forse, reali. Sul Lazio, per ora, grazie al Cielo, non abbiamo i numeri della Lombardia e, allora, abbiamo qualche settimana in più per agire, senza perdere, però, neppure un giorno per attrezzarci.
In questi giorni, ho interpellato alcuni esperti di edilizia sanitaria, sia pubblica che privata, quelli che però, almeno in questo momento, capiscono che non si può sempre lucrare su tutto, ma che posseggono il know how di cui abbiamo bisogno.
In 20/25 giorni, le imprese migliori del settore sono in grado di riconvertire un posto letto di medicina o di chirurgia generale in un posto di terapia intensiva o sub intensiva, con un costo medio di 60/70.000 euro per letto, secondo la doppia opzione di intervenire sugli ospedali pubblici, parzialmente dismessi, o sui reparti omologhi delle cliniche private. A ciò, naturalmente, dovremmo aggiungere il costo, sempre per posto letto, di 1.300/1.500 Euro al giorno per il personale (ossia la stima attuale della Regione Lazio), per anestesisti, operatori sanitari, tecnici di laboratorio e di radiologia ed infermieri. Del resto, sul Lazio vi sono almeno 3 o 4 cliniche convenzionate sulle province ed una quindicina su Roma, con reparti in grado di essere riconvertiti velocemente. I macchinari, però, vanno acquistati subito ed i lavori non si possono effettuare dalla sera alla mattina, magari solo quando i virologi o gli infettivologi dovessero formalizzare le richieste in urgenza.
Anzi, considerato che le cliniche private non avrebbero un grosso interesse alla riconversione da medicina o chirurgia in terapia intensiva, ma potrebbero agire con maggiore elasticità di procedure rispetto al pubblico, solo esercitando, in queste ore, le prerogative regionali e governative, con la relativa decretazione d’urgenza, si potrebbe centrare l’obiettivo. Parimenti, la stessa operazione potrebbe essere attivata, eventualmente anche come compensazione dei letti riconvertiti, negli ospedali parzialmente dismessi (ad es. Anagni, Pontecorvo, Atina e tanti altri sul Lazio), con costi speculari. Se siamo capaci di lavorare, come sappiamo, muovendoci in fretta, su tutto il Lazio, tra intensiva e sub intensiva, con i riverberi e le criticità del caso, possiamo moltiplicare per 4 o per 5 i letti dedicati.
Al Nord si rischia di non fare in tempo, ma nel Centro Sud abbiamo ancora qualche decina di giorni per muoverci, senza perdere tempo nella ricerca della certezza asfittica delle proiezioni probabilistiche. Del resto, i 750 posti, attualmente destinati alla terapia intensiva, non possono essere utilizzati sottraendoli, in toto, agli altri casi ordinari di insufficienze respiratorie o cardiocircolatorie, come avviene, ad esempio, in occasione degli incidenti stradali o delle altre emergenze quotidiane. Se poi non dovesse verificarsi questa necessità, sicuramente non possiamo permetterci il lusso di scoprirlo troppo tardi. Speriamo tutti che quei posti in più terapia intensiva non servano, ma se ci fosse l’urgenza, peraltro ormai quasi prevedibile, non possiamo trovarci davanti alla scelta di chi salvare, in base all’età o al lignaggio”.

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Stronati presidente della società italiana di neonatologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2015

stronatiIl Dott. Mauro Stronati, Direttore della Struttura Complessa di Neonatologia, Patologia Neonatale e Terapia Intensiva della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, è stato eletto nuovo Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) durante il XXI Congresso Nazionale che si è svolto a Palermo dal 24 al 26 settembre 2015.
Autorevole professionista il Dott. Stronati ha pubblicato oltre 400 lavori scientifici su riviste nazionali ed internazionali, è coautore di 11 libri riguardanti argomenti di pediatria e neonatologia e revisore delle principali riviste scientifiche nazionali ed internazionali. Ha approfondito la ricerca sulle patologie infettive del neonato con particolare interesse alle infezioni congenite. Dal 2009 dirige il Dipartimento Materno Infantile della stessa Fondazione. “Sono molto onorato di essere stato eletto Presidente della Società Italiana di Neonatologia, ruolo che richiede il massimo impegno e una grande dedizione” – afferma il Dott. Stronati.
“Con i Colleghi del Direttivo proseguiremo il lavoro svolto da chi ci ha preceduti e lo arricchiremo di nuovi progetti. Faremo il possibile per migliorare ulteriormente la formazione dei giovani e la ricerca biomedica sempre tenendo ben presente la cura del piccolo paziente, come obiettivo finale di ogni nostro sforzo. Ritengo altresì fondamentale mantenere ed intensificare i rapporti con tutte le Società Scientifiche delle Aree Pediatrica e Ostetrica italiane e internazionali. Proseguiremo nella stretta e necessaria collaborazione con la Società Italiana di Pediatria, espressione dell’importanza dei rapporti collaborativi tra neonatologi e pediatri. Come ho già avuto modo di dire in assemblea, desidero ringraziare tutti coloro che mi hanno voluto onorare con il loro voto. Un grazie al Presidente e ai componenti del precedente Direttivo per il grande lavoro fatto e infine un grazie sentito a Giovanni Corsello e alla città di Palermo per la squisita ospitalità e l’importante contributo dato per il successo del nostro XXI Congresso Nazionale.”
Il nuovo presidente subentra al prof. Costantino Romagnoli, che conclude con soddisfazione il triennio, augurando altrettanto al Consiglio Direttivo neo-eletto. “Abbiamo lavorato con obiettivi ben precisi, incentivato l’attività delle Sezioni Regionali e dei Gruppi di Studio e migliorato la comunicazione con i soci e con l’esterno. Abbiamo operato come un sol corpo e una sola anima, per cercare di rendere la Società Italiana di Neonatologia ancora più grande di quella che ci era stata affidata”. Queste le parole del prof. Romagnoli, condivise con il CD uscente. Il nuovo Consiglio Direttivo è composto da: in qualità di Vicepresidente, il prof. Mario De Curtis, Direttore della UOC di Neonatologia, Patologia e Terapia Intensiva Neonatale presso l’Umberto I, Policlinico di Roma; Tesoriere è il dott. Luigi Orfeo, Direttore di Patologia Neonatale e Terapia Intensiva Neonatale presso Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli di Roma; in qualità di Consiglieri infine, la dott.ssa Giovanna Mangili, Direttore UOC Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale degli Ospedali Riuniti di Bergamo; il prof. Fabio Mosca, Direttore UOC Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale Mangiagalli di Milano; il prof. Vassilios Fanos, Direttore UOC Patologia e TIN, Puericultura e Nido dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Cagliari; il dott. Piermichele Paolillo, Direttore della UOC Neonatologia, Patologia Neonatale e Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Casilino di Roma; il prof. Francesco Raimondi, Direttore UOC Neonatologia Università Federico II di Napoli; il dott. Angelo Rizzo, Direttore della UOC di Terapia Intensiva Neonatale e Neonatologia del PO G.F. Ingrassia di Palermo. Rappresentante dell’Area Infermieristica è dott. Denis Pisano, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari. Eletti come Revisori dei Conti infine, la dott.ssa Caterina Cacace, Direttore UOC Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Barone Romeo di Patti (Me); dott. Carlo Poggiani, Direttore UOC Terapia Intensiva Neonatale e Nido Ospedale di Cremona; prof. Antonio Alberto Zuppa, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. (foto: stronati)

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Pazienti ricoverati e lesioni da decubito

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2011

Bologna ha ospitato il VII Congresso Nazionale dell’Associazione Infermieristica per lo Studio delle Lesioni Cutanee (AISLeC). Nel corso della tre giorni sono stati presentati i dati dell’Indagine di prevalenza nazionale relativa alla stima di ulcere da decubito, spesso presenti nei pazienti ricoverati presso i reparti di medicina e terapia intensiva. Dal 1° al 30 novembre 2010, sono stati raccolti i dati di 3.426 pazienti, ricoverati presso 112 reparti di medicina e 55 reparti di area intensiva di tutto il territorio nazionale. Da questa ricerca è emersa la gravità di quelle che tecnicamente sono conosciute come “lesioni da pressione”, un fenomeno capace di incidere pesantemente sulla qualità di vita e sulla salute dei pazienti, nonostante l’evoluzione delle tecnologie e delle conoscenze; i pazienti che presentano queste lesioni sono:
• al Nord: 37,59% nelle aree intensive e 19,38% nelle medicine/lungodegenze
• al Centro: 20,78% nelle aree intensive e 17,58% nelle medicine/lungodegenze
• al Sud e isole: 41,51% nelle aree intensive e 15,20% nelle medicine/lungodegenze
• complessivamente: 28,94% nelle aree intensive e 17,98% nelle medicine/lungodegenze
Nel capoluogo emiliano si è parlato del ruolo chiave dell’infermiere e di tutti i professionisti della salute, chiamati ad operare in situazioni critiche, dove sono necessarie non solo esperienza e professionalità ma anche doti umane non comuni per la cura di pazienti troppo spesso dimenticati.
Durante il convegno si è discusso anche di assistenza al paziente ustionato; trattamento topico delle ustioni minori; ferita psichica; trattamento riabilitativo dell’ustionato; medicazioni di ultima generazione; lesioni diabetiche, da dialisi e vascolari, nonché di allergie dei prodotti di medicazione.
Allo scopo di fornire indicazioni sul comportamento più adeguato nella scelta delle superfici, favorire la prevenzione e migliorare il trattamento dei pazienti, durante l’evento è stato dato ampio spazio alle Linee Guida sul comportamento clinico per l’utilizzo dei dispositivi antidecubito; queste raccomandazioni sono emerse da una consensus conferencecondotta da AISLeC e realizzata attraverso:
• analisi dei risultati provenienti da studi clinici, reperiti attraverso la consultazione delle principali banche dati biomediche
• confronto con le indicazioni del Piano Nazionale Linee Guida (PNLG) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dell’NHS R&D HTA Programme del Health Technology Assessment (H.T.A.) della Gran Bretagna
• coinvolgimento multiprofessionale e multidisciplinare
• coinvolgimento del Ministero della Salute
• confronto con le associazioni degli utenti/pazienti
• confronto con le aziende produttrici di ausili antidecubito e di prodotti per il trattamento delle lesioni da pressione
• coinvolgimento diretto dei maggiori esperti internazionali nel campo
A Bologna si è poi dibattuto dell’importanza del database online e del significato che assume per i pazienti la rete dei centri specializzati che decidono di condividere la propria casistica nella cura delle lesioni cutanee croniche. Questo strumento, utile per migliorare la qualità dell’assistenza, presenta numerosi vantaggi:
• Possibilità di ottenere dati epidemiologici utili a migliorare la programmazione dei servizi
• Possibilità di confrontare le esperienze e le performance dei diversi centri al fine di tendere ad una qualità il più possibile alta ed uniforme
• Possibilità di ottenere informazioni affidabili sull’efficacia e la tollerabilità di nuove terapie, in un’area dell’assistenza caratterizzata dalla scarsità di dati provenienti dalla ricerca clinica
AISLeC ha creato anche una rete sperimentale dedicata ad una categoria di persone particolarmente difficili, quelle affette da malattie autoimmuni, con la prospettiva di estendere poi il progetto ad altre tipologie di malati con ulcere croniche.Nel 2010 AISLeC ha registrato 990 iscrizioni. All’inizio del 2011 ha fondato una rivista intitolata “Il wound care basato sulle prove di efficacia – The italian journal of wocn”, presentata per la prima volta nel corso del congresso. L’evento ha ricevuto una medaglia di rappresentanza dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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Neonatologi e pediatri a convegno

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2011

Bologna il 14 e 15 aprile Il convegno, presieduto da Fabrizio Sandri, Direttore dell’Unità Operativa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale e del Dipartimento Materno-Infantile dell’Azienda USL di Bologna, ha il patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna, Società Italiana di Neonatologia e Società Italiana di Pediatria. Sono costantemente in aumento le probabilità di vita per un neonato con un peso non superiore a un chilogrammo e mezzo, o nato dopo una gestazione inferiore a 30 settimane. Non solo, anche le possibilità di avere una vita di qualità, senza gravi disabilità, sono drasticamente migliorate, soprattutto negli ultimi anni.   Di questa evoluzione della Neonatologia e, in particolare, dell’assistenza respiratoria non invasiva si occuperanno alcuni tra i più importanti neonatologi e pediatri italiani e stranieri, a convegno a Bologna a partire da giovedì 14 aprile. Una due giorni di rilievo internazionale dal titolo Assistenza respiratoria non invasiva nel neonato e nel lattante, che si svolgerà a Palazzo Re Enzo. Ricerca scientifica e innovazione tecnologica hanno consentito negli ultimi anni sensibili progressi nell’assistenza ai neonati prematuri. Nuove terapie farmacologiche e apparecchiature particolarmente sofisticate hanno consentito di assistere anche le più gravi forme di insufficienza respiratoria, riducendo i danni legati alla ventilazione meccanica e calibrando l’intensità degli interventi a misura di neonato e secondo le diverse fasi della malattia.  La Neonatologia dell’Ospedale Maggiore, punto di riferimento dei 4.200 neonati che ogni anno nascono nelle Maternità degli Ospedali dell’Azienda Usl di Bologna – Maggiore di Bologna, Bentivoglio e Porretta Terme – ma provenienti anche da altri centri regionali e extraregionali, assiste ogni anno circa 50 neonati di peso inferiore o uguale ai 1.500 grammi o di età gestazionale inferiore alle 30 settimane. I risultati, in termini di sopravvivenza assoluta e di sopravvivenza senza gravi patologie, sono superiori alla media internazionale rilevata dalla più importante rete di Neonatologie del mondo, il Vermont Oxford Network. Nella Neonatologia dell’Ospedale Maggiore, infatti, nel triennio 2008-2010 i neonati prematuri sopravissuti sono il 93,4% (84,2% la percentuale media internazionale), il 67,1% senza patologie gravi (50,9% il dato medio internazionale).  Il percorso di cura e assistenza per il neonato prematuro è articolato in fasi successive che si avvia con interventi di terapia intensiva proporzionali al grado di prematurità e di riduzione del peso neonatale. Già nella fase iniziale, i neonatologi ricorrono a tecniche invasive solo quando indispensabili, limitandone comunque per quanto possibile intensità e durata, per attivare prima possibile tecniche non invasive. In genere i tempi di ricovero per questi neonati sono tali da consentire, in assenza di complicanze maggiori, peraltro non frequenti, il ritorno a casa all’incirca intorno alla data naturale della loro nascita. La Neonatologia dell’Ospedale Maggiore offre, inoltre, alle mamme la possibilità di alloggiare e di vivere accanto al loro bambino, accompagnate dal personale medico e di assistenza nel percorso che le condurrà al ritorno a casa. E’ determinante, infatti, sin dalla fase di ricovero in Terapia Intensiva Neonatale, facilitare la costruzione della relazione mamma-bambino, così traumaticamente e precocemente interrotta, attraverso tutte le modalità di contatto e interazione, come la marsupio-terapia e l’attaccamento al seno.

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Morte per anestesia

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2011

Doveva essere un semplice intervento ginecologico ma Silvia Cannelli, di Grosseto, è morta poco prima dell’operazione, a soli 22 anni, durante il trasporto d’urgenza dalla clinica Sigillato di Civitavecchia all’ospedale cittadino San Paolo. Un malore ha colto Silvia durante la somministrazione dell’anestesia, da quel momento la situazione è rapidamente precipitata fino al trasferimento disperato alla terapia intensiva del nosocomio, dove purtroppo, la ragazza è giunta morta. “Ѐ sempre inquietante – interviene Loredana Orefice, viceresponsabile per la Provincia di Roma dell’Italia dei diritti – leggere della morte di una giovane per anestesia, soprattutto durante  un intervento semplice. Il decesso per narcosi – analizza – è dovuta a reazioni ai farmaci o  comunque, legata alla condizione clinica di partenza del paziente. Ormai però le tecniche adottate dai medici, pur essendo potenzialmente pericolose, hanno un alto margine di sicurezza. Ci si chiede allora quanto sia l’errore umano ad essere elevato, che ruolo abbia la malasanità in tutto questo”. Sulla vicenda, la Procura della Repubblica di Civitavecchia ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e oggi sarà effettuata l’autopsia sul corpo della ragazza. Immediata la difesa dalla clinica Sigillato che, per bocca della direzione, dichiara il proprio rammarico per l’accaduto, la consapevolezza di aver operato attuando i protocolli relativi alla procedura anestesiologica e piena fiducia nell’operato della Procura della cittadina laziale.“Proprio in questi giorni – prosegue la Orefice – , tra Milano e Torino sono stati scoperti infermieri falsi nelle corsie. Mi domando quali siano le procedure affinché un medico ottenga il suo posto all’ospedale, in quale modo  venga veramente attestata la sua competenza.  Mi addolora il cuore – rimarca con partecipazione l’esponente provinciale del movimento – la morte di questa ragazza e forte è  la rabbia verso i finanziamenti profusi alle strutture private, perché se nel pubblico ci si riesce ad infilare con tanto di concorso, chissà quanta gente senza competenza o umanità, riesce ad introdursi nel privato”.

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Riconoscimento al Prof. Enrico Fiaccadori

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2011

Università di Parma. Il Prof. Fiaccadori, uno dei nefrologi autori delle Linee Guida Europee sulla nutrizione parenterale ed enterale per i pazienti con malattie renali, è infatti stato chiamato a far parte della Faculty della Società Europea di Nutrizione Parenterale ed Enterale (European Society of Parenteral and Enteral Nutrition – ESPEN), in riconoscimento dell’attività svolta in questi anni come esperto di nutrizione artificiale nei pazienti in terapia intensiva, e in particolare in quelli con insufficienza renale acuta o cronica. Da tempo l’ESPEN ha costituito un gruppo esperti di fama internazionale (ESPEN Faculty) per coordinare le iniziative di aggiornamento medico nel campo della nutrizione, e in particolare i Corsi LLL (Long-Life-Learning), riconosciuti e supportati dalla Comunità Europea nell’ambito del Programma Leonardo da Vinci. Tali Corsi coprono i principali argomenti della nutrizione nell’adulto e nel paziente pediatrico, e possono essere seguiti in parte anche online, attraverso un sito web dedicato, per il conseguimento del Diploma ESPEN in Nutrizione Clinica. I Corsi vengono tenuti sia in Europa che in altri paesi dai docenti della Faculty ESPEN, sulla base di accordi con le rispettive Società di Nutrizione Clinica o Università. Nella pianificazione dei Corsi viene riservata particolare attenzione ai paesi in via di sviluppo, dell’Est Europeo e del Medio Oriente. In tali realtà il supporto scientifico e didattico dell’ESPEN risulta indispensabile per garantire una adeguata formazione teorica e pratica nel campo della nutrizione parenterale ed enterale. Le risorse per la formazione specialistica sono infatti spesso limitate, con conseguente difficoltà a sostenere l’invio di medici in Europa o negli USA per aggiornamento. Su queste basi, nel corso dell’estate è già stato avviato un programma di corsi ESPEN in Egitto con il patrocinio della Facoltà di Medicina dell’Università del Cairo. Il primo corso si è tenuto nel Luglio 2010 in Egitto, con la partecipazione di circa 100 medici provenienti dai paesi del Medio Oriente, e comprendeva anche un modulo sulle malattie del rene coordinato dal Prof. Fiaccadori. Durante il mese di ottobre il Prof. Fiaccadori ha inoltre tenuto un ciclo di conferenze in Cina come delegato ESPEN, su invito della Società Cinese di Nutrizione Parenterale ed Enterale. In tale occasione sono state gettate le basi per la futura partecipazione dei medici della Repubblica Popolare Cinese a corsi ESPEN da organizzare in loco, e per il riconoscimento del Diploma Europeo in nutrizione clinica anche in Cina. Allo stesso modo sono stati stabiliti contatti e collaborazioni in Vietnam con ospedali ad Hanoi e Ho-chi-min City (Saigon), per l’avvio di corsi ESPEN nel 2011, e per organizzare stages di aggiornamento nel campo della nefrologia e della nutrizione clinica presso l’Università di Parma.

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Rianimazione e Terapia Intensiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2010

Parma sino a sabato 16 ottobre Farmaci analgesici dedicati a un utilizzo mirato ed esclusivo per via intramidollare nel liquor spinale (anziché per la normale via sistemica orale o endovenosa), stimolatori sempre più miniaturizzati impiantati nella colonna vertebrale, in grado di dialogare con i computer del centro medico. Queste le ultime novità high-tech per la stimolazione e la modulazione delle vie del dolore. “Negli ultimi vent’anni la terapia del dolore  cronico ha visto affacciarsi, dapprima timidamente poi sempre più decisamente, innovazioni tecnologiche che hanno favorito il trattamento di quelle forme che non rispondono ai farmaci”, dice Cesare Bonezzi, Responsabile Unità Operativa di Medicina del Dolore, Fondazione Salvatore Maugeri, Pavia.
“Oggi, la tecnologia farmaceutica ha reso disponibili farmaci analgesici, il cui capostipite è il ziconotide, destinati a una via di somministrazione del tutto innovativa ed esclusiva – spiega. Ziconotide, estratto dal veleno della conchiglia marina Cunus Magus, è stato studiato per essere iniettato direttamente là dove agisce ovvero nel liquor e da qui nel midollo spinale. E’ il primo e l’unico di questa classe, un analgesico potente e differente dagli oppiacei sin qui utilizzati, per effetti collaterali e dipendenza, ma presto ne avremo a disposizione altri”, dice ancora Bonezzi.
Questo farmaco viene iniettato con un piccolissimo catetere impiantato con un ago vicino al midollo spinale e collegato a una pompa sottocutanea che permette somministrazioni controllate in base al dolore e al tipo di paziente. Il principio è quello della neuromodulazione, cioè la riattivazione del sistema nervoso, la cui attività è alterata dalla malattia, con farmaci portati a diretto contatto delle strutture nervose. “Prima dello ziconotide, si poteva intervenire iniettando con la medesima modalità i farmaci analgesici classici – gli oppiacei, dalla morfina all’idromorfone – a dosaggi estremamente ridotti rispetto a quelli che si dovrebbero assumere per via orale o endovenosa, riducendo i potenziali effetti collaterali, ma offrendo nel contempo una potentissima e durevole analgesia”, aggiunge Bonezzi.
Ma grandi passi in avanti sono stati compiuti anche nel campo della neurostimolazione: impulsi elettrici di bassa intensità inviati al sistema nervoso da un apparecchio detto appunto neurostimolatore.  Anche in questo campo l’evoluzione tecnologica degli ultimi anni è stata sorprendente. “Infine – conclude Bonezzi – un’ulteriore innovazione di questi ultimi anni è stata quello di poter stimolare anche i nervi periferici, si pensi che oggi possiamo intervenire nelle cefalee, nei dolori traumatici e in quelle devastanti forme di dolore che interessano gli organi genitali. In pratica la stimolazione sta diventando uno strumento antalgico efficiente e indispensabile in numerosi casi di pazienti altrimenti non trattabili”.

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Infarto: escrezione albumina indica rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2009

Un incremento precoce nell’albumina urinaria a seguito di un infarto miocardico acuto rappresenta un forte ed indipendente fattore predittivo di esiti clinici negativi a lungo termine. Il rapporto albumina/creatinina (ACR) migliora la predittività clinica al di sopra ed al di là dei tradizionali modelli di rischio multivariati. Questo parametro dovrebbe dunque essere incluso nell’iter clinico di routine del paziente con infarto miocardico acuto. Anche l’ACR rilevato il settimo giorno dopo il ricovero in terapia intensiva garantisce informazioni prognostiche, ma quello valutato il terzo giorno ha un valore predittivo leggermente migliore, ed inoltre evita l’effetto interferente della risposta emodinamica acuta che potrebbe presentarsi nella fase precoce post-infartuale e precede anche le dimissioni nei casi non complicati. (Am Heart J 2008; 156: 760-8)

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Master in ambito sanitario

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2009

Per l’anno accademico 2009-2010 l’Agenzia per la formazione dell’Asl 11 ha istituito 8 master di primo livello afferenti all’area professionale sanitaria le cui iscrizioni termineranno alle ore 13 del prossimo 17 novembre. I master sono in infermieristica nelle cure palliative e di fine vita, infermieristica di famiglia e nella sanità d’iniziativa, infermieristica in psichiatria e psicologia clinica, infermieristica in terapia intensiva, infermieristica in area chirurgica e anestesia, infermieristica in emergenza e urgenza sanitaria, metodologia e analisi della responsabilità professionale nell’area infermieristica, scienze tecniche applicate alla gestione dei sistemi informatici in diagnostica per immagini. I candidati dovranno compilare la domanda di partecipazione alla selezione solo ed esclusivamente online utilizzando la procedura all’indirizzo http://ammissioni.polobiotec.unifi.it/turul

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Insufficienza respiratoria: ECMO utile agli anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2009

La terapia con ossigenazione con membrana extracorporea (ECMO) migliora la sopravvivenza in pazienti selezionati di età non neonatale con insufficienza respiratoria acuta in cui il supporto ventilatorio massimale si è dimostrato inefficace. Benchè la ECMO sia un mezzo alternativo già in uso per questi casi in età neonatale, la sua applicazione in pazienti di altre età rimane controverso, nonostante i molti studi controllati e non effettuati in proposito. Molti considerano questa tecnica una modalità ventilatoria di “ultima spiaggia”, ma si tratta in realtà di un ulteriore strumento a disposizione di chirurghi e specialisti in terapia intensiva nei centri altamente specializzati. E’ chiaro comunque che i tempi richiesti dal parenchima polmonare per riprendersi sono dinamici e dipendono dal singolo paziente e dalle cause dell’insufficienza respiratoria. Per il momento, sarebbe opportuno che solamente i pochi centri con una solida esperienza nella ECMO neonatale si avventurino nei programmi di ECMO non neonatale. (Arch Surg 2009; 144: 427-32)

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Nefrologia in terapia intensiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2009

I ricercatori della Terapia Intensiva del Dipartimento di Clinica Medica, Nefrologia e Scienze della Prevenzione dell’Università di Parma, diretta dal Prof. Enrico Fiaccadori, sono stati invitati a tenere una relazione scientifica all’interno della 14th Annual International Conference on Continuous Renal Replacement Therapies (CRRT 2009), che si è svolta a San Diego, in California, dal 25 al 28 febbraio scorsi, con il patrocinio della Società Internazionale di Nefrologia e dell’Acute Kidney Injury Network.Tale Congresso, che rappresenta il più importante appuntamento a livello mondiale sulla nefrologia in terapia intensiva, ha visto la partecipazione di circa 500 specialisti provenienti da tutto il mondo; oltre all’équipe del Prof. Fiaccadori, solo un altro gruppo di ricerca italiano (l’International Renal Research Institute della Nefrologia di Vicenza), ha ricevuto l’invito per presentare una relazione scientifica all’interno di questo prestigioso evento. Nel corso di tale appuntamento sono state presentate e discusse le più recenti acquisizioni scientifiche sulla patogenesi delle malattie renali di area critica. In particolare sono state approfondite le strategie emergenti di gestione dell’insufficienza renale acuta in corso di sepsi e danno multiplo d’organo, nonché le innovazioni tecniche nel campo del trattamento sostitutivo della funzione renale. Il Prof. Fiaccadori, nell’ambito di due simposi interattivi da lui anche moderati, ha trattato la fisiopatologia della malnutrizione e della nutrizione parenterale ed enterale nel paziente con insufficienza renale in rianimazione, ed ha discusso gli orientamenti diagnostico-terapeutici nella gestione di alcuni disturbi idroelettrolitici e dell’equilibrio acido-base tipici del paziente ricoverato in terapia intensiva.  Il Congresso di San Diego è stata anche l’occasione per un confronto su alcune metodiche d’avanguardia messe a punto proprio a Parma per la dialisi in terapia intensiva, con il preciso obiettivo di ridurre le complicanze legate al rischio di sanguinamento. Tali metodiche, che prevedono l’utilizzazione del citrato come anticoagulante regionale, verranno illustrate in maniera approfondita nell’ambito del Corso “Recenti acquisizioni nell’insufficienza renale acuta”, che si terrà a Parma nel settembre 2009, e che sarà organizzato dal Prof. Fiaccadori con il patrocinio della Società Italiana di Nefrologia.

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