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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘terapie’

Dalla diagnosi alle terapie: ecco il ruolo della ia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2021

“Connubio tra conoscenze cliniche medico e capacità computazionali macchine” L’evento, dal titolo ‘Cimo, un grande passato, un futuro da protagonisti’, è stato di scena a Roma. “Per esempio- ha spiegato Barbieri- una delle situazioni che stanno stravolgendo l’approccio clinico alla malattia è l’impiego della bioinformatica e, di conseguenza, la possibilità di arrivare alla cosiddetta ‘terapia personalizzata’, cioè la terapia che non tiene solamente conto dei parametri clinici di patologia ma anche del profilo genetico del paziente, delle sue abitudini di vita e del luogo in cui vive, dell’ambiente che lo circonda. Questa è una cosa molto importante per lo sviluppo dei cosiddetti ‘farmaci intelligenti’, che andranno a intervenire su specifiche situazioni che possono essere diverse da caso a caso”. Barbieri ha poi informato che “l’intelligenza artificiale avrà un altro secondo grande impatto sulla professione medica dal punto di vista diagnostico, perché ci sono alcune specialità, come per esempio la radiologia, la cardiologia, la dermatologia e l’oncologia, in cui l’impiego di queste tecniche di intelligenza artificiale, soprattutto quelle basate sulle reti neurali, consente di avere una appropriatezza diagnostica superiore a quella del medico stesso”. “Quindi- ha proseguito- chiaramente in queste branche l’approccio degli specialisti dovrà cambiare, perché si dovrà creare una sorta di connubio tra le conoscenze cliniche del medico e le capacità computazionali delle macchine”. “Un altro ambito molto importante in cui impatterà- ha affermato- sono gli studi sperimentali, perché adesso noi partivamo da un’ipotesi creata dallo specialista, dal medico, dal clinico, dal ricercatore che doveva essere confermata con uno studio che, a sua volta, dava origine ad altre idee. I primi due passaggi vengono completamente bypassati perché, utilizzando la cosiddetta ‘Data analysis’, ossia la capacità di analizzare contemporaneamente decine di milioni di dati, è lo stesso algoritmo che ti dice in quali direzione muoverti per la ricerca”. “Un altro approccio molto importante di intelligenza artificiale- ha aggiunto- è quello relativo alle Biobanche, siano esse di tessuti o elettroniche, di segnali elettrochimici cerebrali. Queste Biobanche si svilupperanno sempre di più e, soprattutto, sarà molto più facile estrarre da esse le informazioni che si devono avere”. L’ultimo ambito su cui si è soffermato il vicepresidente vicario Cimo è stato “l’impatto sulla terapia del paziente, la medicina territoriale, perché ovviamente ci sono algoritmi che consentono di perfezionare la telemedicina, le visite a distanza e i teleconsulti. Quindi, anche in quell’ambito le cose verranno cambiate da questa nuova introduzione di algoritmi molto sofisticati”, ha concluso. (fonte Agenzia Dire)

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Ipotiroidismo primario, obiettivi terapeutici e rischio di mortalità

Posted by fidest press agency su sabato, 29 Maggio 2021

Nella pratica clinica dell’endocrinologo è frequente il riscontro di pazienti ipotiroidei non soddisfatti dalla terapia con levotiroxina (L-T4), che lamentano sintomi persistenti riconducibili a ipotiroidismo, nonostante una terapia sostitutiva apparentemente adeguata. «Questa condizione, che talvolta conduce ad auto-medicazione, con effetti deleteri sulla sicurezza e sulla sintomatologia, complicando il follow-up laboratoristico, viene presa in esame in un recente commento e rivalutata alla luce delle evidenze disponibili» segnala Valerio Renzelli, libero professionista, Roma.«I dati di letteratura sono concordi nell’indicare un rischio maggiore di mortalità e morbilità nei pazienti il cui TSH supera il limite superiore di normalità. Tuttavia, finora non è stato ben definito il limite inferiore del TSH». Negli ultimi due anni, riporta Renzelli, due studi, uno danese e uno inglese (Lillevang-Johansen M, et al. Thyroid 2018; Thayakaran R, et al. BMJ 2019), hanno preso in esame gli esiti dei pazienti ipotiroidei in terapia con L-T4. «Nello studio danese» riferisce Renzelli «sono stati valutati retrospettivamente 2908 pazienti, con follow-up medio di 7.2 anni, confrontandone la mortalità con quella di controlli eutiroidei. I pazienti con TSH > 4 mIU/L mostravano mortalità aumentata del 6% per ogni 6 mesi con TSH elevato, sia nell’ipotiroidismo subclinico moderato (4-10 mIU/L) che grave (> 10 mIU/L). I pazienti con TSH basso (< 0.3 mIU/L) o soppresso mostravano rischio di mortalità maggiore del 18% per ogni 6 mesi di TSH ridotto». Nello studio inglese, continua Renzelli, «sono stati analizzati retrospettivamente i dati di 162 000 pazienti, con follow-up medio di 6 anni. La mortalità era aumentata per valori di TSH al di fuori del range di normalità: HR = 1.18 per TSH 10 mIU/L. Alla luce di queste evidenze, gli autori del commento suggeriscono di mantenere i valori di TSH entro i limiti di normalità e mettono in discussione la raccomandazione del National Institute for Clinical Excellence di “alleviare i sintomi e portare i valori di funzionalità tiroidea entro o vicino il range di normalità”». Questo messaggio, osserva lo specialista, è potenzialmente molto rilevante, considerando quanto siano comuni sovra- e sotto-trattamento dell’ipotiroidismo. Infatti, i dati mostrano che circa il 50% dei trattati ha TSH non a target (Flinterman LE, et al. Thyroid 2020). Occorre tuttavia notare che gli studi in esame sono retrospettivi (Lillevang-Johansen M, et al. Thyroid 2018; Thayakaran R, et al. BMJ 2019) e i dati riguardo la mortalità in questa categoria di pazienti andrebbero confermati da studi prospettici randomizzati.«Gli autori del commento suggeriscono che una corretta sensibilizzazione dei medici sulla gestione della terapia sostitutiva potrebbe contribuire a ridimensionare il problema» osserva Renzelli. «Questi studi non sono applicabili ai soggetti in terapia diversa da quella con sola L-T4 (combinata L-T4 + L-T3, sola LT3 o estratto da tiroide animale). In questi casi, la presenza di L-T3 nello schema terapeutico si accompagna ad ampie fluttuazioni dei suoi livelli ematici, che potrebbe aumentare il rischio di complicanze. Va inoltre menzionato che recentemente è stato riportato che i parametri clinici si correlano meglio con il livello di FT4 che con quello di TSH (Fitzgerald SP, et al. Thyroid 2020). Saranno pertanto necessari ulteriori studi prospettici su larga scala per identificare i marcatori di laboratorio maggiormente correlati alle manifestazioni cliniche dei soggetti ipotiroidei trattati con L-T4» conclude Renzelli. (fonte doctor33)

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Medicina: Terapie digitali

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

(digital therapeutics, DTx) Sono l’ultima frontiera della medicina, stanno attirando un’attenzione sempre maggiore. Si tratta di interventi terapeutici a tutti gli effetti, in cui un software prende il posto del principio attivo di un farmaco, e possono integrare o sostituire le terapie tradizionali. “Le terapie digitali sono vere e proprie opzioni terapeutiche, già autorizzate in diversi Paesi, basate su tecnologie digitali in grado di gestire o trattare una determinata patologia – spiega Francesca Ceradini, direttore scientifico di Osservatorio Terapie Avanzate – Sono terapie all’avanguardia nelle quali il principio attivo non è più la molecola, come nella farmacologia ‘standard’, o il gene e la cellula, come nelle terapie avanzate, ma un software. Questo anno di pandemia ha evidenziato l’importanza della tecnologia digitale in ambito sanitario e le terapie digitali fanno parte di quella che è a tutti gli effetti una rivoluzione di pensiero, di pratica medica e di gestione sanitaria”. Ad oggi sono già state interessate da questo approccio patologie come il diabete, sintomi di alcuni tipi di cancro, colon irritabile, dipendenza dal fumo o droghe, mal di schiena, asma, deficit da attenzione ADHD, insonnia e attacchi di panico. Modificare il comportamento del paziente è la base su cui poggiano molte terapie digitali: infatti, sebbene siano numerose le aree mediche nelle quali ci sono terapie digitali approvate e in sperimentazione, c’è una certa preponderanza nelle dipendenze e nelle malattie croniche, in particolare mentali e metaboliche. Ad oggi la “modalità di somministrazione” è quello della “app”, ma non è l’unico: infatti, negli USA è stato autorizzato il videogioco EndeavoRx, una terapia digitale per il trattamento dell’ADHD nei bambini tra gli 8 e i 12 anni.Le DTx già approvate hanno dimostrato di avere una efficacia pari o superiore rispetto al farmaco normalmente utilizzato, spesso con una migliore tollerabilità. Ad oggi, anche se ci sono già alcuni esempi di approvazione e commercializzazione, le DTx non sono ancora entrate a tutti gli effetti nella pratica medica.Per quanto riguarda la normativa, e restando nel nostro continente, un esempio da cui potremmo trarre beneficio è la Germania, uno tra i Paesi che si sono maggiormente occupati di strutturare una regolamentazione ad hoc per le DTx (e in più in generale per gli strumenti di digital health), facilitandone lo studio, la sperimentazione e l’approvazione. Già nel 2019 il parlamento tedesco aveva approvato la legge sull’assistenza sanitaria digitale che, oltre a voler riformare il sistema sanitario tedesco su base tecnologica, getta le basi per l’ingresso delle DTx. In Italia nessuna terapia digitale è stata ancora approvata e autorizzata al commercio, ma la situazione si sta evolvendo velocemente perché la tecnologia digitale è in continuo aggiornamento: il prossimo futuro potrebbe riservarci molte novità in questo ambito.

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“Terapie Ablative Imaging-guidate in Oncologia”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2021

Martedì 23 marzo alle 17.30, l’Accademia di Medicina di Torino organizza una seduta scientifica on line dal titolo “Terapie Ablative Imaging-guidate in Oncologia”. Introduce l’incontro Alessandro Comandone, già Presidente dell’Accademia di Medicina e Primario di Oncologia presso l’ASL Città di Torino. Il relatore sarà Andrea Veltri, Professore di Radiologia presso l’Università di Torino e socio dell’Accademia. L’Oncologia si connota sempre più come un’attività multidisciplinare di gruppo (i GIC, Gruppi Interdisciplinari di Cura), che applica i Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA), studiati per ottimizzare diagnosi, stadiazione, cura e follow-up dei tumori.Nell’ambito delle cure, a fianco della chirurgia per i tumori precoci e delle terapie sistemiche per i tumori avanzati, si sono sviluppate terapie loco-regionali, per i pazienti con tumori precoci ma non operabili o tumori avanzati ma con metastasi limitate per sede e numero (oligometastatici).Tra le terapie loco-regionali, le Terapie Ablative rappresentano trattamenti percutanei minimamente invasivi effettuati dal Radiologo Interventista quando esercitati con la guida dell’Imaging durante la procedura (ecografia, TC, radioscopia, etc.).Il ruolo delle Terapie Ablative in Oncologia si è sviluppato nell’ultimo ventennio, consolidando indicazioni più sperimentate (es. l’epatocarcinoma) e offrendo nuove opzioni in proporzione all’efficacia dei risultati ottenuti (es. malattia oligometastatica da carcinoma del colon retto, tumori renali, tumori polmonari, etc.).In ottemperanza alle disposizioni del DPCM relative alle misure di contenimento della pandemia, si potrà seguire l’incontro solo collegandosi al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Covid-19: Quali sono le terapie disponibili?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2021

Al momento non esistono farmaci specifici in grado di bloccare l’infezione da SARS-CoV-2 né di prevenire o curare la polmonite da Covid-19. La malattia si cura come i casi di influenza grave, con terapie di supporto e, nei casi più gravi, supporto meccanico alla respirazione. L’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha sintetizzato in due schede disponibili sul proprio sito100 i trattamenti più indicati sulla base delle attuali evidenze scientifiche: • Per i pazienti curati presso il proprio domicilio: farmaci per alleviare i sintomi (paracetamolo per la febbre, antidolorifici non steroidei per i dolori muscolari o articolari); il cortisone può essere considerato solo per i pazienti il cui quadro clinico non migliora entro le 72 ore dall’insorgenza dei sintomi e nei quali si rilevi un peggioramento dei valori di ossigenazione del sangue rilevati tramite il saturimetro; è raccomandato inoltre l’utilizzo in basse dosi di eparine per la profilassi di eventi trombo-emolitici nei pazienti con ridotta mobilità; • Per i pazienti ospedalizzati: al momento il desametasone, e più in generale l’utilizzo di corticosteroidi, costituisce lo standard di cura per i pazienti ricoverati per forme gravi di Covid-19 che necessitano di ossigenoterapia, con o senza ventilazione meccanica; in aggiunta, è indicato l’utilizzo di eparine a basso peso molecolare in basse dosi per la profilassi di eventi trombo-emolitici nei pazienti con ridotta mobilità. È invece da valutare caso per caso il rapporto tra benefici e rischi dell’utilizzo di dosaggi più alti di eparina e dell’antivirale remdesivir, mentre non sono raccomandati i trattamenti con immunomodulatori, clorochina/idrossiclorochina (con o senza terapia antibiotica di supporto), e le combinazioni di antivirali quali lopinavir/ritonavir o l’efficacia contro il Covid-19 di farmaci già esistenti o di nuove molecole. In base ai dati raccolti dall’International Clinical Trials Registry Platform (ICTRP), il registro internazionale degli studi clinici attivo presso l’OMS, sono attualmente in corso 2.358 studi randomizzati controllati101, di cui 402 riguardano interventi di profilassi preventiva, 1.901 trattamenti e 55 interventi post-trattamento. Questo numero non tiene conto dei trial in corso che riguardano la medicina tradizionale cinese, che il governo cinese promuove attivamente come rimedio per il Covid-19 accanto ai medicinali riconosciuti in tutto il mondo. Il numero maggiore di trial riguarda farmaci antivirali, da soli o in associazione con altri farmaci (443), antimalarici, da soli o in associazione con altri farmaci (426), antinfiammatori, immunomodulatori o inibitori della Kinase o della proteasi (323), antimicrobici, da soli o in associazione con altri medicinali (225), anticorpi monoclonali (215), anticoagulanti (101), anti-ipertensivi (32). L’università di Lione ha realizzato un sito internet102 che raccoglie i dati degli studi clinici effettuati sui farmaci e sui trattamenti testati contro il COVID-19. Per ogni farmaco sono elencati gli studi clinici realizzati e, per ciascuno di essi, i risultati in termini di endpoint clinici raggiunti (es. miglioramento clinico a 7, 14 o 28 giorni, ospedalizzazione, ammissione alla terapia intensiva, dimissione, morte, etc.). Nel sito sono disponibili i risultati dei singoli studi nonché un indicatore complessivo dell’efficacia del farmaco in relazione ai singoli endpoint clinici, realizzato effettuando una media ponderata, e sono infine evidenziate le criticità, l’affidabilità complessiva, e i potenziali bias di ciascuno studio. In Italia l’AIFA, a seguito del decreto legge cosiddetto “CuraItalia”103, ha adottato procedure straordinarie e semplificate per la presentazione e l’approvazione delle sperimentazioni e degli usi compassionevoli dei farmaci nell’utilizzo contro il Covid-19. Tale percorso semplifica- to prevede una valutazione preliminare da parte della Commissione Tecnico-Scientifica (CTS) di AIFA, mentre al comitato etico dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” è affidato il ruolo di comitato etico unico nazionale. Sul sito dell’AIFA è disponibile una sezione apposita dedicata al Covid-19, nella quale sono disponibili tutte le informazioni sulle sperimentazioni in corso104. Alla data del 14 dicembre sono state approvate 49 sperimentazioni, come dettagliato nella tabella. L’AIFA, in merito al presunto effetto di terapie a base di medicina- li anti-ipertensivi appartenenti alla classe degli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE inibitori), o degli antagonisti del recettore per l’angiotensina II (sartani), sulla trasmissione e sull’evoluzione della malattia da coronavirus (Covid-19), ha inoltre raccomandato a chi è sottoposto a terapia con i suddetti farmaci anti-ipertensivi, di non modificare le terapie in atto105. In sintesi, i medicinali già esistenti che vengono testati in tutto il mondo contro il Covid-19 sono di due tipi: il primo è costituito da antivirali o comunque da farmaci che cercano di eliminare o di ridurre la quantità del patogeno, ovvero il virus SARS-CoV-2; il secondo tipo di farmaci è costituito da anti-infiammatori, dal momento che nelle sue forme più gravi la polmonite da Covid-19 è accompagnata da una reazione sproporzionata del sistema immunitario. Nello studio randomizzato controllato (RCT), considerato il sistema ottimale per testare un trattamento, i pazienti che partecipano vengono assegnati in maniera casuale (random) al gruppo che riceve il trattamento di cui si vuole testare l’efficacia oppure ai gruppi di controllo, che non ricevono alcun trattamento (studio placebo-controllato) o ricevono un trattamento precedentemente testato. (Salvatore Curiale Science Communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.C.S.)

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Terapie Covid, Aifa: aggiornamenti su remdesivir, eparine e idrossiclorochina

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

Gli aggiornamenti apportati dall’Agenzia italiana del farmaco alle schede relative all’utilizzo dei tre farmaci per la terapia dei pazienti affetti da Covid-19: remdesivir, eparine e idrossiclorochina. Il remdesivir va preso in considerazione per pazienti Covid “esclusivamente in casi selezionati”, resta confermata la sospensione dell’uso off-label dell’idrossiclorochina sia per l’uso terapeutico ospedaliero e territoriale, sia per l’uso profilattico, sono rese più chiare le prove di efficacia e sicurezza sul dosaggio profilattico e intermedio/alto delle eparine. Questi gli aggiornamenti apportati dall’Agenzia italiana del farmaco alle schede relative all’utilizzo dei tre farmaci per la terapia dei pazienti affetti da Covid-19.In particolare, per quanto riguarda il remdesivir, l’Aifa stabilisce che, “alla luce delle nuove evidenze disponibili, anche nell’ambito della popolazione ammessa alla rimborsabilità (soggetti con polmonite da Covid-19 in ossigenoterapia che non richiedono ossigeno ad alti flussi o ventilazione meccanica o Ecmo e con insorgenza dei sintomi da meno di 10 giorni), l’utilizzo potrà essere considerato esclusivamente in casi selezionati, dopo una accurata valutazione del rapporto benefici/rischi”. Inoltre, conferma la sospensione dell’autorizzazione all’utilizzo off-label dell’idrossiclorochina “sia per l’uso terapeutico (ospedaliero e territoriale) sia per l’uso profilattico, sulla base delle evidenze che si sono progressivamente accumulate e che dimostrano la completa mancanza di efficacia a fronte di un aumento di eventi avversi, seppur non gravi. L’utilizzo nei pazienti non gravi e nelle fasi iniziali della malattia può essere consentito solo nell’ambito di studi clinici randomizzati, in quanto al momento le evidenze, seppur tendenzialmente negative, sono ancora limitate”. Quanto all’utilizzo delle eparine, la scheda è stata aggiornata con una “revisione critica delle ultime evidenze di letteratura e riporta in modo chiaro le prove di efficacia e sicurezza disponibili sia relativamente al dosaggio profilattico, sia al dosaggio intermedio/alto”. (fonte Farmacista33)

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“Governo fallimentare su tamponi e terapie intensive”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

“L’entità delle restrizioni decise dal governo stride con il mancato potenziamento dei servizi territoriali volti al tracciamento e delle terapie intensive, nonostante le risorse già assegnate. La capacità di “testing & tracing” è inadeguata rispetto per la crescita dei nuovi casi, sia perché sarà distorta dalla sovrapposizione fra diagnosi di Covid-19 e influenza stagionale. Come dice un report della Fondazione Gimbe, non sono note né la quantità di tamponi che i singoli laboratori possono processare quotidianamente, né informazioni quantitative sul personale impegnato sul territorio nel prelievo dei campioni. Inoltre, sono riscontrabili evidenti problemi organizzativi, come le code ai “drive in” e le attese. Secondo le ultime stime di Quotidiano Sanità, i posti letto in terapia intensiva sono 6458, circa 1250 in più rispetto a quelli precedenti la pandemia ma molti di meno rispetto quelli necessari. Con 100 miliardi di scostamento, l’aumento delle terapie intensive è ridicolo. In Campania, ad esempio, il governo ha inviato 231 ventilatori per le terapie intensive e 167 per le sub intensive. Oggi risultano attivati 433 posti, ma dovrebbero invece essere 566. Il governo ha fallito, quando avrebbe potuto, con i 100 miliardi di scostamento votato anche dall’opposizione, triplicare le terapie intensive, unica vera tutela alla diffusione del virus. La narrazione del Coronavirus come mancata responsabilità dei cittadini è contraria alla realtà, che vede il governo fallimentare sotto ogni punto di vista. L’economia nazionale, già in caduta di almeno 10 punti di PIL, rischia la desertificazione.” Così il deputato FDI Federico Mollicone.

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Teleconsulto per la diagnosi delle neoplasie

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

Trovare un nodulo sospetto, ottenere la diagnosi senza muoversi da casa e in tempi rapidi, spostandosi solo al momento opportuno per effettuare l’intervento chirurgico. È questo il percorso che vuole realizzare concretamente SmartDoc, il progetto di teleconsulto che ha appena preso il via al Dipartimento di Oncologia Toracica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), e che è stato reso possibile grazie al contributo dell’Associazione Il Tulipano Bianco APS.
Spiega Ugo Pastorino, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica di INT. – “Oggi il nostro dovere è quello di far sì che le persone riprendano a varcare la soglia dell’ospedale, che mantengano la continuità terapeutica e assistenziale. Con il teleconsulto offriamo un’opzione in più nell’ottica di proteggere i nostri pazienti e offriamo loro la possibilità di ricevere una diagnosi rapida, di seguire l’andamento della malattia senza gli oneri che è costretto a sostenere chi arriva da un’altra Regione e senza ulteriori stress legati al timore del contagio di Coronavirus, perché rimane a casa propria”.
La visita specialistica a distanza garantisce un livello di qualità pari a quella che viene eseguita in sede e in tutta sicurezza per quanto riguarda la trasmissione dei dati.”Abbiamo installato un programma protetto che permette al paziente di inviarci gli esiti dei suoi esami, esattamente come se ci consegnasse in mano la documentazione. A fine visita, e sempre in modalità protetta, vengono inviate la diagnosi, la relazione per il medico di famiglia e le eventuali impegnative” – spiega Alessandro Pardolesi, Dirigente Medico della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica di INT e ideatore e responsabile del progetto. – “Durante la visita, se è necessario, agevoliamo le spiegazioni con dei disegni che il paziente vede in diretta, utilizzando lo stesso approccio adottato in studio. Può sembrare una banalità, ma in questo modo cade il muro che si potrebbe creare soprattutto nel momento della comunicazione della diagnosi, a vantaggio del rapporto medico-paziente. “L’emergenza coronavirus ha fatto nascere bisogni del tutto nuovi. Per questo ci siamo subito attivati per intercettarli e fornire risposte efficaci nel più breve tempo possibile. Sono così nate nuove collaborazioni con strutture ospedaliere che sono un punto di riferimento per pazienti provenienti da tutta Italia, come l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Siamo felici che il progetto SmartDoc abbia preso forma anche grazie all’attrezzatura tecnica per i teleconsulti che abbiamo fornito all’Istituto. Lavoreremo inoltre per far conoscere il nuovo servizio a tutti i potenziali utenti, attraverso un lavoro mirato di promozione”, dichiara Francesco Giordani, presidente del Tulipano Bianco APS.SmartDoc rappresenta uno strumento in più per una diagnosi precoce del tumore del polmone. Attualmente questa è la seconda neoplasia più frequente negli uomini (15%) e la terza nelle donne (12%), con dati in costante evoluzione. Il trend è in calo negli uomini (-1,6%) grazie a una disassuefazione dal fumo, e in aumento nelle donne (+2,2%) a causa di un incremento delle fumatrici. Il fumo di sigaretta rappresenta infatti il principale fattore di rischio del cancro del polmone, ed è responsabile di circa nove casi su dieci di malattia.

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COVID-19 e diabete: le istruzioni degli esperti per esami e terapie

Posted by fidest press agency su domenica, 10 Maggio 2020

La fase 2 è cominciata, ma il SARS Cov-2 di certo ancora non batte in ritirata. Si cominciano comunque a fare i primi bilanci e a tentare di scrivere le regole per la gestione della malattia nelle diverse categorie di pazienti. Le persone con diabete sono state purtroppo tra le più colpite dalla pandemia, vista anche la diffusione di questa condizione tra la popolazione generale, e in particolare tra gli anziani. Si calcola che, nelle diverse parti del mondo, dal 20 al 50% dei pazienti con COVID-19 fossero diabetici, molti dei quali con una concomitante cardiopatia ischemica. Un panel di esperti internazionali ha tentato di mettere a punto dei suggerimenti di trattamento per le persone con diabete e COVID-19 (pubblicate su Lancet Diabetes &Endocrinology), pur in assenza di chiare evidenze scientifiche.Ecco i principali punti emersi dall’analisi pubblicata su Lancet Diabetes &Endocrinology.
Prevenzione: la parola d’ordine. Quel che è certo èche appare fondamentale fare di tutto per prevenire l’infezione da SARS CoV-2 nella popolazione diabetica. I pazienti vanno sensibilizzati all’importanza di un controllo metabolico ottimale (che comprende glicemia, ma anche pressione arteriosa, colesterolo e trigliceridi), ottimizzando l’eventuale terapia in atto e soprattutto non sospendendola, se non sotto stretto controllo medico che, visto il momento, può avvenire anche da remoto, con strumenti di telemedicina o comunicazioni via email o sms. La terapia antipertensiva con sartani o ACE-inibitori e quella anti-colesterolo con statine non solo non va sospesa, ma va assolutamente proseguita. Anche l’obesità e il sovrappeso rappresentano importanti fattori di rischio per i pazienti con COVID-19 (motivo in più per mettersi a dieta o almeno per cerca di non aumentare di peso) perché riducono il volume polmonare, alterano la meccanica respiratoria e l’ossigenazione in corso di ventilazione meccanica, soprattutto in posizione supina. Questi soggetti presentano inoltre un’infiammazione di basso grado cronica e alterazioni dell’immunità, aggravate dalla presenza di insulino-resistenza, che riducono la loro capacità di risposta agli agenti infettivi.
Qual è la migliore terapia anti-diabete nei ricoverati e negli altri. Nei pazienti ricoverati per COVID-19 è invece necessario stare in guardia circa l’eventuale comparsa di diabete di nuova insorgenza (il virus può attaccare anche le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina), monitorando con attenzione glicemia, elettroliti, chetoni. I pazienti con diabete di nuova insorgenza e quelli già diabetici, se affetti da COVID-19 in forma moderato-grave, richiedono in genere il passaggio a terapia insulinica per via endovenosa ad alte dosi, con l’obiettivo di mantenere la glicemia tra i 72 e i 180 mg/dl. Potrebbe essere prudente sospendere la metformina e gli inibitori di SGLT2, ma solo in caso di infezione grave da SARS CoV-2, per evitare rispettivamente il rischio di acidosi lattica e di cheto acidosi diabetica. In caso di sospensione, il trattamento di scelta è l’insulina.Non ha senso invece la sospensione ‘profilattica’ di questi farmaci nei pazienti in buona salute.Cosa fare ‘dopo’. Il SARS-CoV-2 può indurre alterazioni metaboliche di lunga durata; i pazienti sopravvissuti all’infezione dovrebbero dunque essere avviati a un monitoraggio cardio-metabolico molto stretto nei mesi a venire. Gli interventi di chirurgica metabolica andrebbero inoltre rimandati, mentre in chi è già stato operato è consigliabile vigilare sulla presenza di eventuali deficit nutrizionali (vitamine e micronutrienti) che potrebbero indebolire la risposta immunitaria.

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Webinar Terapie Covid Consensus Conference

Posted by fidest press agency su martedì, 5 Maggio 2020

A conclusione del WEBINAR ‘TERAPIE COVID CONSENSUS CONFERENCE’ a cura di OFFICINA MOTORE SANITA’, di seguito alcune dichiarazioni rilasciate dagli esperti del mondo salute che hanno partecipato al dibattito sulla battaglia per sconfiggere l’infezione COVID-19:
FRANCESCO MENICHETTI Ordinario di Malattie Infettive, Università di Pisa, Presidente GISA (Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica) e Direttore U.O.C. Malattie Infettive, AOUP – Ospedale Cisanello “Oggi contro il COVID-19 non esiste una terapia che abbia mostrato sicura efficacia. Questo impone che qualunque iniziativa terapeutica si intenda adottare per ogni singolo paziente (es: idrossiclorochina, azitromicina, lopinavir-titonavir, eparina, tocilizumab baricitinib, altri monoclonali, steroidi, plasmaterapia) debba rigorosamente avvenire arruolandoli in studi prospettici, randomizzati e controllati, perché i soli in grado di produrre la necessaria evidenza.”.
MATTEO BASSETTI Direttore Unità Operativa Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico San Martino. “Sicuramente ora rispetto alla fase iniziale sull’utilizzo dell’idrossiclorochina siamo più scettici, perché i dati non sono entusiasmanti. Ad esempio, stiamo iniziando uno studio per conto dell’OMS e quindi potremo vedere, se ci sarà o meno un beneficio nell’usare questo farmaco.”
MASSIMO ANDREONI Direttore UOC Malattie Infettive, Policlinico “Tor Vergata”, Roma. “Tutti i trial farmacologici che sono stati utilizzati oggi non sono ancora in nessun modo risolutivi. Sono stati utilizzati una quantità di farmaci enormi e alcuni sono stati anche fallimentari, mentre altri hanno dato risultati scarsi. Qualche farmaco è stato testato in vitro, altri dal vivo ma al momento non posso dichiarare che ci sia un farmaco risolutivo nella cura del Covid-19. Il virus è mutato, esistono degli studi che lo dimostrano, ma non è mutato in maniera significativa fortunatamente, soprattutto per la messa a punto del vaccino. Non sembra essere la mutazione la causa del calo dei morti e degli infetti”.
ANDREA CRISANTI Direttore Laboratorio di Microbiologia e Virologia, Università Azienda Ospedaliera di Padova “Con l’imminente arrivo del Covid-19, la prima cosa che abbiamo fatto è stato mettere a punto un test diagnostico con l’azienda e quando ci sono stati i primi casi abbiamo messo subito in sicurezza l’ospedale di Padova, perchè se fosse diventato un focolaio di contagio avremmo messo a rischio tutto il Veneto.
GIOACCHINO ANGARANO Ordinario di Malattie Infettive, Università degli Studi di Bari, Direttore UO Malattie Infettive, Azienda Ospedaliera “Ospedale Policlinico Consorziale” di Bari. “Le ancora insufficienti conoscenze hanno reso difficile giungere ad una posizione comune sui singoli farmaci da utilizzare, ma è risultato evidente che i farmaci antivirali disponibili sono ampiamente insufficienti, mentre la terapia antinfiammatoria può risultare più efficace se effettuata con il giusto timing”.
VALENTINA SOLFRINIServizio Assistenza Territoriale, Area Farmaci e Dispositivi Medici, Regione Emilia Romagna “Epidemiologi, infettivologi e responsabili dell’organizzazione dei servizi sanitari sono d’accordo sul fatto che non ci siano certezze sull’efficacia dei trattamenti e che debba prevalere un atteggiamento di prudenza nei confronti delle scelte terapeutiche”.

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Terapie oncologiche orali a domicilio

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

La sicurezza dei nostri pazienti è una priorità e per questo abbiamo attivato vari canali per rimanere in contatto e rispondere alle esigenze cliniche, psicologiche e informative di pazienti oncologici e dermatologici. Pertanto se possono evitare di venire da noi per le terapie, andiamo noi a casa loro e consegniamo farmaci orali sufficienti per la terapia di un mese o due a seconda della prescrizione del medico. Nell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) circa il 50% dei pazienti è in trattamento con i farmaci orali, che in precedenza gli interessati ritiravano mensilmente presso la farmacia ospedaliera. I nostri pazienti oncologici sono immunodepressi e a forte rischio di contagio da coronavirus, spesso sono anziani e con più patologie. In seguito all’emergenza, nel mese di marzo, l’Oncologia Medica 2, diretta da Patrizia Vici ha promosso un progetto pilota. Presso questa unità operativa il 15% di tutte le terapie sono orali e in 2 settimane sono state consegnate l’80% delle terapie sul territorio di Roma e provincia. Il progetto coordinato e gestito dalla Direzione Medica IFO ora è esteso a tutte le oncologie, all’ematologia e alla dermatologia per la consegna anche di farmaci biologici, per un totale di circa 450 consegne mensili. Il sistema non intende fermarsi alla fase di emergenza ma continuare anche dopo ripensando così i processi e le modalità terapeutiche a distanza ma in continuo contatto con i pazienti. “E’ un progetto che non si ferma all’emergenza ma intende rimodulare l’offerta dei servizi a tutela di tutti. Si aggiunge ai servizi attivati nel giro di un mese: dallo screening meticoloso al laboratorio per i tamponi, dalla telemedicina, alle linee di ascolto attivo anche nei giorni festivi e al supporto psicologico.”

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I militari dell’Esercito impiegati al servizio del Paese per garantire l’immediata distribuzione di materiali necessari alla lotta al Covid-19

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Vercelli. Procede senza sosta l’impegno del Reggimento Artiglieria a Cavallo nel contrasto al Covid-19. Da settimane, oramai, gli Artiglieri affiancano ininterrottamente l’avvocato Carlo Olmo, filantropo vercellese, nella distribuzione gratuita di mascherine e Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) nella provincia di Vercelli Anche ieri, infatti, dopo aver onorato le vittime del Covid-19 con un minuto di silenzio rispettato davanti al tricolore a mezz’asta, i veicoli militari hanno varcato il portone della Caserma Scalise, sede del Reggimento Artiglieria a Cavallo, per raggiungere le case comunali di Vercelli, San Germano, Santhià, Tronzano, Rive, Costanzana, Borgo Vercelli, Crova, Stroppiana, Pezzana, Tricerro, Bianzè, Asigliano, Mazzè e Cavaglià, dove sono stati accolti dalla commovente riconoscenza dei Sindaci, dei rappresentanti degli Enti locali, della Polizia Municipale e della Protezione Civile.33.000 mascherine chirurgiche e Ffp2, centinaia di guanti e gel igienizzanti: queste le ultime donazioni che i militari dell’Esercito hanno portato nei 15 Comuni del territorio vercellese.
Mercoledì 8 aprile, inoltre, una ulteriore donazione di 500 camici e 300 visiere Face Shield sarà consegnata dalle Batterie a Cavallo all’ASL 11 di Vercelli, presidi essenziali ai reparti di rianimazione, infettivi e terapia intensiva. Questi dispositivi si aggiungeranno ai 300 mila già approvvigionati dall’Avvocato Olmo e distribuiti nelle ultime 2 settimane dal Reggimento.“Siamo in costante contatto con l’Avvocato Olmo – spiega il Colonnello Christian Ingala, 81° Comandante delle Batterie a Cavallo – che supportiamo nel trasporto delle donazioni affinché il necessario arrivi il prima possibile alle strutture sanitarie, ai medici di famiglia e a tutti coloro che, come noi dell’Esercito, sono in prima linea nel contrasto alla diffusione del virus”. L’impegno del Reggimento, nel contrasto dell’epidemia, abbraccia anche altri fronti. Da venerdì scorso, infatti, un infermiere militare delle Batterie a Cavallo presta servizio nel reparto di terapia sub intensiva dell’ospedale Maggiore di Novara. Inoltre, con la rimodulazione dei servizi di Strade Sicure, oltre 400 uomini e donne del Raggruppamento Piemonte Liguria, del quale il Reggimento ha assunto il comando a dicembre, concorrono affinché la popolazione aderisca a quanto previsto dal decreto governativo sull’ #iorestoacasa, attraverso la vigilanza ininterrotta di decine di obiettivi e siti sensibili e dei punti di accesso e di uscita dai principali centri urbani, dei porti, degli aeroporti e delle stazioni ferroviarie di Vercelli, Novara, Saluggia, Torino, Caselle, Genova e Ventimiglia.Il Reggimento è anche inquadrato nella Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli” ed è l’unico reparto di artiglieria terrestre della Grande Unità da Combattimento del nostro Esercito a fornire gli assetti per la Capacità Nazionale di Protezione dal Mare (CNPM).

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Il diabete in Italia costi e nuove terapie

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

Ha un costo totale di 20,3 miliardi di euro all’anno, tra quelli che vengono definitivi costi diretti (46%) e indiretti (54%). All’interno di quelli diretti, circa la metà (49%) è dovuto alle ospedalizzazioni, il 7% ai “farmaci per il diabete”, il 17% alle “visite pazienti”, il 23% per “altri farmaci”. Sul totale delle spese inerenti al trattamento della patologia, le spese per i devices corrispondono solo al 4%.
I presupposti dello studio belga partono proprio da quest’ultimo dato, dimostrando come è stato possibile ridurre il numero dei ricoveri (di un terzo) e delle assenza sul lavoro (la metà) grazie all’utilizzo del monitoraggio in continuo della glicemia in real time.
Studi clinici randomizzati hanno confermato l’efficacia del monitoraggio in continuo della glicemia in real time (RT GCM) nel ridurre gli eventi ipoglicemia severi del 72% in sei mesi con un miglioramento della variabilità glicemica del 36%.La valenza di questo studio rinforza quello che viene definito l”effectiveness” dei sistemi di monitoraggio continuo della glicemia di ultima generazione in grado di ridurre le complicanze e quindi i ricoveri, ma soprattutto i costi – conclude Bertuzzi- ll livello di precisione dei devices a disposizione hanno segnato un cambio epocale nella gestione del diabete, al punto che è stato approvato per prendere decisioni terapeutiche senza bisogno di calibrazioni.
Monitoraggio in continuo della glicemia (CGM) in real time (RT CGM) E’ di altissima precisione, si chiama DexcomG6 e rappresenta il device che segna oggi un cambio epocale nella gestione del diabete. E’ stato approvato per prendere decisioni terapeutiche senza bisogno di calibrazioni, perché grazie agli elevati standard della Ricerca e Sviluppo di Dexcom, questo sistema di monitoraggio sta raggiungendo la “perfezione della natura” in termini di accuratezza. Semplice come nessun altro CGM (è dotato di inseritore automatico), con allarmi personalizzabili, avviso predittivo di ipoglicemia e possibilità di condivisione a distanza consente di mettere in campo interventi preventivi e correttivi al fine di mantenere o ricondurre la glicemia in un range fisiologico, allontanando il rischio di complicanze anche molto pericolose.
Il sistema Omnipod è un cerotto intelligente che gestisce la terapia. Si tratta di un microinfusore che ha le dimensioni di un “micro-mouse” (il Pod, appunto) e fornisce la somministrazione continua di insulina sempre. Consente di nuotare, praticare sport, fare la doccia (impermeabile fino a 7,6 metri) e condurre la propria vita sociale fin da molto piccoli, sapendo che monitoraggio e terapia vengono gestiti in sicurezza.

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Due nuovi biosimilari per la cura di pazienti affetti da patologie immunologiche

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Sandoz annuncia la disponibilità anche in Italia di due suoi nuovi farmaci biosimilari: Hyrimoz, approvato per tutte le indicazioni del prodotto adalimumab1 di riferimento tra cui artrite reumatoide, psoriasi a placche, morbo di Crohn e colite ulcerosa e Zessly, autorizzato per tutte le indicazioni del farmaco infliximab2 di riferimento tra le quali artrite reumatoide, morbo di Crohn in forma pediatrica e non, colite ulcerosa in adulti e bambini, spondilite anchilosante, artrite psoriasica e psoriasi a placche.
Questo è uno degli argomenti trattati durante la due giorni “Value for the Future” organizzata da Sandoz a Roma, per discutere insieme a clinici, istituzioni e pazienti sulle opportunità offerte dai biosimilari; un confronto sempre più necessario tenendo in considerazione il loro crescente utilizzo ed il loro contributo a tutto il sistema sanitario.Con l’introduzione dei due nuovi biosimilari, Sandoz amplia l’offerta di cura a disposizione dei clinici, dando loro la possibilità di scegliere la migliore alternativa terapeutica per i pazienti elegibili al trattamento con biologico.“I farmaci biosimilari rappresentano un’opportunità per il clinico e consentono un risparmio di risorse, soprattutto se si tiene conto che in Italia il numero di pazienti trattati con farmaci biotecnologici è tra i più bassi d’Europa” dichiara Luigi Sinigaglia, Direttore della Struttura complessa di Reumatologia del Gaetano Pini-CTO di Milano. “Se si fa riferimento alle limitazioni di budget delle singole Regioni, la nostra esperienza con i biosimilari è in generale positiva, soprattutto nei pazienti cosiddetti naïve, che non sono mai stati trattati in precedenza con farmaci biologici, e non c’è ragione per non utilizzare il biosimilare nel paziente che ha indicazione per quel farmaco specifico.”Un recente studio condotto da “The European House Ambrosetti” per il Gruppo Novartis in Italia ha evidenziato come Sandoz contribuisca a creare valore anche attraverso i risparmi generati dall’utilizzo di farmaci equivalenti e biosimilari.

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Terapie del futuro, la svolta è adesso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

Milano 17 aprile, alle 18:00, presso la Sala Buzzati – Fondazione Corriere della Sera, si terrà “Terapie del futuro, la svolta è adesso. Il Valore della ricerca al servizio dei pazienti e dell’economia del Paese: da sempre responsabilità e impegno di Fondazione Telethon e dei suoi Partner”: questo il titolo dell’incontro sull’impegno di Fondazione Telethon e dei suoi partner, un appuntamento per confrontarsi sull’importanza e sul valore del concetto di responsabilità sociale e su come possa rappresentare un modello virtuoso per lo sviluppo dell’intero Paese.A moderare la tavola rotonda sarà Massimo Fracaro, responsabile de L’Economia del Corriere della Sera: interverranno Francesca Pasinelli, Direttore Generale di Fondazione Telethon, Luigi Naldini, Direttore dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (SR-Tiget), Andrea Munari, Amministratore Delegato di BNL e Responsabile del Gruppo BNP Paribas in Italia, e Michele Pontecorvo, Vicepresidente Ferrarelle SpA. Alla tavola rotonda è stata invitata Giulia Grillo, Ministro della Salute.Gli investimenti in ricerca rappresentano un modo indispensabile per avere ricadute positive sul fronte dello sviluppo economico e rivestono un valore strategico e un’importanza vitale per la crescita complessiva del Paese. In questo senso l’Italia ha tutte le caratteristiche per rappresentare un punto di eccellenza e qualità nello scenario internazionale della ricerca, pur restando necessario mettere a fattor comune i modelli virtuosi. Il supporto costante e la partecipazione attiva dei donatori e delle aziende partner rappresentano dunque in questo senso la linfa fondamentale per alimentare una ricerca scientifica di eccellenza messa al servizio dello sviluppo e del progresso a trecentosessanta gradi del “Sistema Paese”.

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Terapie CAR-T contro i tumori

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Secondo il professor Ruggero De Maria, Presidente della rete oncologica nazionale (Alleanza Contro il Cancro), intervenuto sulla decisione europea di dare il via libera a due terapie CAR-T, «la possibilità di ingegnerizzare le cellule immunitarie contro i tumori ha dato dei risultati insperati su pazienti in cui tutte le altre terapie avevano fallito. Sebbene questo tipo di cura necessita di procedure complesse nella preparazione cellulare, è probabile che a breve vengano sviluppate delle terapie Car-T anche in altri tipi di tumore. All’interno di ACC – ha concluso De Maria – ci sono una serie di progetti molto promettenti che potrebbero migliorare la prognosi di una serie di tumori molto aggressivi”.
Alleanza Contro il Cancro ACC, è la più grande organizzazione di ricerca oncologica italiana. E’ stata fondata nel 2002 dal Ministero della Salute tra sei centri di alto livello di cura e ricerca del cancro (IRCCS). L’Associazione è attualmente formata da 25 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, AIMaC, Italian Sarcoma Group, Fondazione CNAO e l’Istituto Superiore di Sanità, che ne ospita gli uffici. La sua missione è promuovere la rete tra centri oncologici con finalità di ricerca primariamente clinica e traslazionale per «portare al letto del paziente» le innovazioni diagnostiche e le più avanzate procedure terapeutiche. Le aree di interesse primario in cui ACC opera sono tre: ricerca di base e clinica oncologica, diagnosi e terapia dei tumori e istruzione e informazione in oncologia.

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Qui parliamo spesso di farmaci e di terapie ma il paziente dove lo mettiamo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

E’ necessario, a nostro avviso, richiamare il concetto che il trattamento di una medicina non può prescindere dalla sua conoscenza sugli effetti clinici e quelli indesiderati, gli eventi avversi e la durata della cura.
In altri termini prima della registrazione si deve sapere tutto di un farmaco, ma non basta. Il suo studio, in realtà, non termina mai per tutta la sua vita commerciale. Il motivo di quest’attenzione è anche un altro. Il farmaco si cala in una vita reale con tutte le complessità personali e fisiche del paziente. Occorre, quindi, evitare ogni tipo d’interferenza e prestare una maggiore attenzione agli effetti prodotti da un farmaco e dalla possibilità che possa interagire con un altro in termini conflittuali. Significa anche che occorre porre più attenzione al rischio che si corre sulla minore considerazione che oggi si rileva nelle diagnosi e nella prescrizione di farmaci a fronte di pazienti che ricorrono per le loro patologie a più specialisti. Manca spesso un approccio interdisciplinare che permetta di conciliare le prescrizioni sulla base di una visione globale sullo stato di salute del paziente. Lo spezzettamento specialistico a volte può danneggiare e non certo migliorare un indirizzo terapeutico se l’occhio non si focalizza sull’insieme dei processi vitali che interagiscono tra loro e ne armonizzano i processi. (Servizio Fidest)

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Aderenza alle terapie: un elemento fondamentale per migliorare la tutela della salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 luglio 2018

“La presentazione della “Raccomandazione civica per l’aderenza terapeutica” da parte di Cittadinanzattiva è un passo importante nella direzione di un nuovo modello di tutela della salute, impostato sull’assistenza territoriale e la collaborazione interprofessionale, che da sempre perseguiamo” dice il Presidente della Federazione Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, intervenuto oggi alla presentazione dell’iniziativa, alla quale la Federazione ha collaborato. “E’ ormai un dato riconosciuto da tutta la comunità scientifica che la non aderenza alle terapie produce un guasto gravissimo sia sul piano clinico sia sul piano economico-sanitario. E’ evidente che il cattivo controllo delle malattie croniche è all’origine di complicanze ed eventi acuti che comportano ricoveri ospedalieri e prestazioni diagnostiche: insomma sofferenze per il paziente e costi evitabili per la collettività” prosegue Mandelli. “Da tempo in tutto l’Occidente industrializzato il farmacista è coinvolto direttamente nel supporto all’aderenza alla terapia con risultati positivi supportati da una cospicua letteratura scientifica. In Italia la Federazione persegue questo obiettivo da tempo anche attraverso sperimentazioni scientifiche – il Progetto I-MUR – che hanno dimostrato non solo l’efficacia del supporto che il farmacista offre al paziente nell’uso corretto del farmaco e nel rispetto della terapia prescritta, ma anche il gradimento del paziente italiano per questa forma di assistenza. Oggi siamo alla vigilia dell’implementazione di questa prestazione nell’ambito della farmacia dei servizi, grazie a un finanziamento previsto dall’ultima Legge di Bilancio, e le indicazioni e le evidenze fornite da questa iniziativa di Cittadinanzattiva sono senz’altro un ulteriore, importantissimo stimolo”.

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Le malattie neuromuscolari: panoramica e novità terapeutiche

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Prof. Angelo Schenone, Associato in Neurologia, Università di Genova e Policlinico San Martino di Genova: “Le malattie neuromuscolari (MNM) sono quel gruppo di malattie che colpiscono i nervi, sia motori che sensitivi, e i muscoli da essi comandati. Le cause sono molteplici: genetiche, infiammatorie, immunologiche, endocrino-metaboliche, tossiche e neoplastiche.Oggi i neurologi vivono, nel campo delle MNM, la rivoluzione dell’applicazione pratica della tanto attesa terapia genica. E’ infatti della fine di settembre la notizia che l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato in soli 64 giorni, grazie ad un percorso accelerato riservato alle malattie gravi, la commercializzazione del farmaco Spinraza (Nusinersen) per la cura ed il trattamento della Atrofia Muscolare Spinale (SMA), gravissima MNM del bambino e dell’adulto che può portare alla morte anche nel I anno di vita. Gli studi sono stati coordinati da ricercatori italiani. Il meccanismo di azione di Nusinersen è “genico”: il farmaco (oligonucleotide antisenso) iniettato per via intratecale mediante puntura lombare, attiva la funzione di un gene (SMN2) complementare a quello inattivo nella malattia (SMN1) e consente la produzione della proteina carente da parte delle cellule nervose. A breve si prospettano altri risultati straordinari basati sulla terapia genica per altre MNM fatali, quali la neuropatia amiloidosica familiare, e ancora la SMA, mediante l’iniezione sottocute di una singola dose di “DNA” che veicola il gene attivo.

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Le demenze: il punto della ricerca scientifica su nuove terapie e procedure diagnostiche

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Prof. Stefano Cappa, Ordinario di Neurologia, Scuola Universitaria Superiore di Pavia: “Nel caso di demenza, le capacità motorie dei pazienti rimangono intatte. Per questa patologia, infatti, vale la regola “Non c’è cervello senza muscolo” proprio a sottolineare l’importanza dell’attività fisica per il mantenimento delle nostre capacità cognitive.A livello internazionale, due scoperte sono molto importanti per il potenziale impatto sulla diagnosi e sullo sviluppo di nuove terapie. Da un lato, una scoperta di base, ovvero la conoscenza della precisa struttura atomica della tau fosforilata, un’altra proteina la cui deposizione a livello cerebrale, accanto a quella dell’amiloide, è il principale marcatore della malattia. La conoscenza della struttura degli aggregati specifici per l’Alzheimer apre la strada alla possibilità di una visualizzazione in vivo con la tomografia ad emissione di positroni e allo sviluppo di terapie che nel blocchino l’aggregazione.Dall’altro, la recente scoperta di un test eseguibile su un semplice campione di sangue per dimostrare la presenza di un probabile accumulo di amiloide cerebrale, la cui efficacia sembra comparabile a quella di esami invasivi, come l’analisi del liquido cerebrospinale mediante puntura lombare o più costosi e complessi, come la PET cerebrale con traccianti per l’amiloide. Quindi nuove prospettive per la diagnosi precoce e la valutazione dell’efficacia di terapie applicate a soggetti a rischio o nelle fasi molto iniziali della malattia”.

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