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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘teresa may’

Commento flash sui risultati delle elezioni inglesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

Theresa MayLa promessa di “una leadership forte e stabile” ha generato volatilità nella sterlina e più incertezza politica di quanto fosse necessario. Con i negoziati sulla Brexit a questo punto probabilmente in salita, Teresa May potrebbe dover lasciare l’incarico o essere costretta a un processo estremamente lungo per formare una coalizione. E’ probabile che questo fattore, insieme alla mancanza di unità politica in parlamento, inciderà sulle negoziazioni per la Brexit, che inizieranno fra due settimane.I timori del mercato si manifesteranno innanzitutto nel settore valutario, determinando anche un incremento della volatilità. Un parlamento senza maggioranza assoluta (un “hung parliament”) potrebbe portare la sterlina a 1.24 contro il dollaro americano. La valuta ha già reagito piuttosto negativamente, scendendo all’1.27 – al momento sembra essersi assestata a questo livello.Nonostante i futures mostrino un FTSE 100 in apertura al ribasso sin da ieri, una sterlina debole tipicamente è un elemento positivo per l’indice, considerata la sua esposizione, per circa il 70%, ai ricavi provenienti dall’estero.Il FTSE 250 è invece molto più esposto a un sell-off in quanto è molto più concentrato sul mercato domestico, anche se la debolezza della valuta potrebbe determinare un rally delle società esportatrici.Sembra meno probabile in questo momento un rialzo dei tassi nella seconda metà dell’anno.Un aspetto positivo per il Regno Unito è invece rappresentato dai risultati dei Conservatori in Scozia, che mostrano come un referendum sull’indipendenza sia fuori discussione ora, e questo riduce, almeno per un aspetto, l’incertezza. (Commento a cura di James Butterfill, Head of Research & Investment Strategy per ETF Securities) I risultati: I Conservatori hanno ottenuto 317 ma al di sotto della soglia dei 326 necessari per governare. Il Labour di Jeremy Corbyn cresce di 29 seggi e arriva a 261. Lo Scottish National Party di Nicola Sturgeon perde 21 seggi e si attesa sui 35 mentre i Lib Dem di Tim Farron ottengono 12 seggi (più 4). L’affluenza al voto è stata del 68 per cento (due punti in più del 2015).

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Can Europe be saved?

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 marzo 2017

europeON MARCH 25th 1957, with the shadow of the second world war still hanging over them, six European countries signed the founding treaty of a new sort of international club. The European Union, as the club came to be called, achieved success on a scale its founders could barely have imagined, not only underpinning peace on the continent but creating a single market as well as a single currency, and bringing into its fold ex-dictatorships to the south and ex-communist countries to the east, as it expanded from six members to 28. Yet even as today’s European leaders gather in Rome this weekend to celebrate the 60th anniversary, they know their project is in big trouble.The threats are both external and internal. Internally, the flaws that became glaringly evident in the euro crisis have yet to be fixed. Prolonged economic pain has contributed to a plunge in support for the EU. Populist, anti-European parties are attacking the EU’s very existence—not least in France, where Marine Le Pen is doing uncomfortably well in the presidential campaign, even if the National Front leader is unlikely to win in May. The most dramatic result of the anti-EU backlash so far is Brexit. Britain’s prime minister, Theresa May, will not be in Rome for the birthday party; on March 29th she plans to invoke Article 50 of the EU treaty to start the Brexit process. Negotiations over Britain’s departure will consume much time and energy for the next two years; losing such a big member is also a huge blow to the club’s influence and credibility.
The external pressures are equally serious. The refugee crisis has abated, but mainly thanks to a dodgy deal with Turkey. A newly aggressive Russia under Vladimir Putin and, in Donald Trump, an American president who is unenthusiastic about both the EU and NATO, make this a terrible time for Europe to be weak and divided. That a project set up to underpin Europe’s post-war security should falter at the very moment when that security is under threat is a bitter irony. It is also a reminder of how much is at stake if Europe fails to fix itself.The traditional response of EU-enthusiasts to such challenges is to press for a bold leap towards closer union. The euro needs the economistthis if it is to succeed, they argue. Equally, they say, more powers ought to shift to the centre to allow the EU to strengthen its external borders and ensure that it speaks with one loud voice to the likes of Mr Putin and Mr Trump. Yet the evidence is that neither European voters nor their elected governments want this. If anything, public opinion favours the reverse.
If ever-closer union is not possible, another Brussels tradition is simply to muddle through. The euro crisis is past its worst, immigration has peaked and Brexit will be managed somehow. If, after this year’s elections, Emmanuel Macron is France’s president alongside either Angela Merkel or Martin Schulz as Germany’s chancellor, the club would be under staunchly pro-EU leadership. Yet muddling along has risks of its own. A renewed financial crisis that upset the euro again, or the election of another government committed to a referendum on EU or euro membership, could tear the union apart.Is there a better alternative? The answer, as our special report argues, is to pursue, more formally than now, an EU that is far more flexible. In Euro-speak, this means embracing a “multi-tier” system, with the countries of a much wider Europe taking part to different degrees in its policies—and able to move from one tier to another with relative ease. (by The Economist)

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Brexit e Uk: Governare guardando al passato. E uccidendo il futuro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2016

teresa-may

Londra. Dopo il referendum che ha stabilito la Brexit, dopo i primi contatti diplomatici per capire come e quando funzionera’ il processo di abbandono del’Unione Europea entro marzo 2017, e la sottolineatura agli scozzesi indipendentisti riottosi che il procedimento di abbandono sara’ come Regno Unito, tocchiamo con mano un fenomeno politico, economico, culturale e sociale che gia’ conosciamo e abbiamo conosciuto in passato. Lo stesso di chi auspica la vittoria del referendum ungherese contro l’arrivo di immigrati sul loro territorio, e di tanti altri che ci ricordano ad ogni pie’ sospinto che l’Ue ci fa male e che staremmo meglio senza.
Niente di nuovo, per carita’, ma fa sempre specie sentire queste affermazioni del premier Theresa May per ribadire il tipico “God save the Queen” che ha fatto la storia di questi ultimi secoli… visto che il Regno Unito e’ stato innegabilmente uno dei maggiori e piu’ importanti protagonisti nella storia degli ultimi secoli (ricordiamo -per i piu’ disattenti- che anche noi italiani, se oggi siamo un Paese libero, lo dobbiamo all’alleanza atlantica che ci libero’ dal Fascismo e da una monarchia inetta, e i britannici ne erano parte importante al pari degli americani).
Fa specie perche’ ci eravamo un po’ abituati ai britannici, ma ora hanno deciso quello che hanno deciso. E ben vengano tutti i procedimenti di rispetto del voto popolare, delle norme comunitarie, cosi’ come ben vengano coloro che non hanno intenzione di fare nessuno sconto o favore a questa loro scelta (2): il fatto che sono britannici e’ si importante, e continueranno a svolgere un ruolo molto importante in Europa e nel mondo, ma non per questo si devono aspettare remissione o attesa o paura da parte di chi, continuando nella sfida verso gli Stati Uniti d’Europa, non ha intenzione di dover aspettare o dipendere da loro e da politiche come le loro.
La riflessione che ci e’ stato stimolata da questo calendario delle norme comunitarie per l’addio definitivo dell’United Kingdom al nostro sogno, e’ di questo tipo: cos’e’ la politica e il governo della stessa? Mera gestione dell’esistente o, a partire da questo, costruzione del futuro per se stessi in quanto esseri umani che condividono il Pianeta con gli altri?
La nostra capziosa domanda e’ evidente che ci porta alla seconda opzione. Non siamo ideologici, mondialisti e comunitari e unitari per posizione presa, ma proprio per aver fotografato il presente e cercare di imparare le lezioni della storia. Il secolo scorso e’ stato il culmine di una storia tragica per l’Europa: ce le siamo date di santa ragione in ogni confine e i profughi di un Paese europeo meno libero di un altro hanno popolato fino al secolo scorso i borghi e i sobborghi di tante capitali di Stati nazionali del nostro continente. L’Ue ha significato -e significa- prima di tutto questo superamento. E se a qualcuno sembra poco, si faccia avanti e ci dica il suo perche’: lo ascolteremo pronti a controbatterlo. Poi c’e’ il resto, anche quello brutto: l’eurocrazia al primo posto, seguita dalla mancanza di unita’ diretta di decisione dei popoli europei, e poi la lentocrazia, le assurdita’ di vario tipo, etc. Poi c’e’ il resto bello, quello che ha reso -noi ed altri- un Paese
moderno e ricco e ‘piu’ libero e con piu’ diritti. Ma non e’ di questo che vogliamo qui parlare. Ora ci interessa un discorso solo politico e culturale, di quei discorsi senza i quali non si costruisce nulla che non assomigli a qualcosa tipo accordi di scambi bi o multilaterali, quelli che portano a far fare sgambetti ad ogni pie’ sospinto al tuo partner perche’, prima di tutto, devi svolgere il servizio di far fede alla tua nazione, a qualunque prezzo.
A noi ci basta il riferimento alla sparizione delle guerre del secolo scorso sul nostro continente, al sangue e ai morti che sono stati rimpiazzati con le parole, per capire che quella e’ la strada da seguire. Aggiungendo anche che, rispetto al secolo scorso, siamo oggi protagonisti di una delle piu’ grandi migrazioni umane degli ultimi secoli. Migrazioni a cui, se non diamo una risposta politica e territoriale ampia, corriamo il rischio di dare spazio e continuare a lasciare sangue e vita proprio a quei Paesi non europei da cui provengono i migranti, e/o quei Paesi la cui ricchezza e politica prospera e si sviluppa su questo sangue e questi corpi e queste menti straziate (Paesi ricchi del petrolio del Golfo, prima di tutti, insieme a color che ci giocano a carte mentre, nel contempo, siedono anche su altri tavoli dicendo il contrario -Russia tra questi).
Torniamo ai nostri amici dell’United Kingdom. Loro sono sicuri -e in base a questa sicurezza che si muove ora il loro primo ministro Theresa May- di fare bene a se stessi e al mondo tornando ad uno di quei modelli del secolo scorso di cui abbiamo gia’ detto. Bene! Che ci sbattano il grugno. Noi, intanto, lotteremo anche per loro: con tanti difetti, tante parzialita’ e tante assurdita’, ma partendo da un presupposto da cui loro sono scesi tirando i remi in barca e rilanciando in mare quei famosi velieri che nei secoli scorsi hanno reso gloriosi e famosi i loro naviganti/colonizzatori…. Dimentichi che non siamo piu’ nel periodo in cui i galeoni servivano per portare dei liberi verso i nostri Paesi perche’ fossero schiavi, ma le bagnarole (i galeoni di oggi) portano schiavi (in tutti e diversi sensi, soprattutto politici ed economici e culturali) che anelano a vivere ed essere liberi…. e forse qualcosa da dare e insegnare loro ce l’abbiamo…
1 – Londra negozierà l’uscita dall’Unione europea “come Regno Unito e lasceremo l’Ue come Regno Unito. Non ci sarà nessuna deroga alla Brexit”. E’ quanto ha dichiarato oggi la premier britannica Theresa May al Congresso dei Tories, facendo chiaro riferimento alla Scozia che ha votato per rimanere nell’Ue e ha più volte dichiarato di non voler lasciare l’Unione. Immediata la replica su Twitter della leader scozzese Nicola Sturgeon secondo cui per May “la voce e gli interessi della Scozia non contano”. “Strano approccio per qualcuno che vuole tenere unito il Regno Unito”, ha commentato. (Askanews del 02/10/2016)
2 – ci e’ piaciuta un’intervista del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che, sul Corriere della Sera del 30/09/2016, ha detto:Boris Johnson mi ha detto che vuole mantenere l’accesso al mercato unico e poter alzare le tasse per gli studenti italiani che sono a Londra. Gli ho risposto che se lo può scordare». E lui (domanda l’intervistatore). Calenda risponde: «Dice che venderemo meno spumante nel Regno Unito. Gli ho risposto che venderanno meno fish e chips in 27 Paesi» (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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