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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

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Ocean Vuong: Brevemente risplendiamo sulla terra

Posted by fidest press agency su martedì, 11 febbraio 2020

Traduzione di Claudia Durastanti. Uscita prevista: 12 marzo. La guerra, l’amore per una madre e per la lingua d’adozione, l’emigrazione, la violenza, l’identità, la scoperta del corpo e della perdita, una vita intera a capire cosa significa diventare cittadini di un altro paese: il romanzo d’esordio del poeta Ocean Vuong (T.S. Eliot Prize 2017) è la rivelazione dell’ultima stagione editoriale negli Stati Uniti, considerato dalla critica l’emblema di cosa può essere il nuovo romanzo americano. Little Dog è la voce di questo romanzo di esordio, tradotto in tutto il mondo. In una lettera destinata alla madre, Little Dog ricostruisce la sua vita e la storia della sua famiglia, segnata dalla guerra del Vietnam e dalla emigrazione negli Stati Uniti. Arrivati negli Stati Uniti nel 1990, il protagonista si stabilisce con sua madre in Connecticut, dove lei si mantiene facendo manicure e pedicure. Ma Rose soffre di un disturbo da stress post-traumatico che si manifesta in violenti scoppi d’ira contro il figlio, alternati a gesti di tenerezza assoluta. Little Dog e sua madre vivono insieme alla nonna Lan, che ha vissuto il dramma della guerra: obbligata a sposare un uomo molto più anziano, decide di scappare. Senza soldi, è costretta a prostituirsi con i soldati americani. Little Dog, crescendo, si fa carico del ruolo di interprete e mediatore tra sua madre e sua nonna, che non parlano l’inglese e faticano a entrare nella cultura americana. Ma anche Little Dog deve scontare un difficile adattamento: il bullismo, l’esclusione, il difficile rapporto con i suoi coetanei, fino alla scoperta della omosessualità e dell’amore per Trevor, un ragazzino bianco incontrato durante un’estate di lavoro nei campi.
Brevemente risplendiamo sulla terra è uno straordinario romanzo di formazione, capace di restituirci con precisione chirurgica tutti gli stati d’animo del passaggio tra infanzia e adolescenza del protagonista, dietro il quale si cela l’autore. Ma, nello stesso tempo, è anche un formidabile ritratto degli Stati Uniti di oggi.

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Gli alberi sono liriche che la terra scrive al cielo

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

Sono le parole di Kahlil Gibran. Il 2020 è stato proclamato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite come “Anno internazionale della salute delle piante” Un traguardo importante, considerando il fatto che fino a pochi decenni fa il termine “vegetale” fosse sinonimo di qualcosa di inerme, immobile, vivo ma non vitale, ascrivendo automaticamente il mondo delle piante in una categoria più bassa e meno importante rispetto a quella animale e umana.Basta poco per realizzare l’idiozia di questa affermazione: sappiamo benissimo che le piante ci forniscono l’ossigeno, ci danno da mangiare (l’80% del cibo consumato dall’uomo è di origine vegetale), ci forniscono materie prime, senza di loro la vita sulla Terra non sarebbe possibile.I dati inoltre parlano chiari: l’uomo è un elemento insignificante (purtroppo solo dal punto di vista numerico!) sulla Terra: l’82% degli esseri viventi è rappresentato dalle piante (solo di alberi si contano oltre 60.000 specie), seguite dai batteri (13%) e dagli animali con un 5%… e l’uomo? Rappresenta ben lo 0,01%… con una capacità distruttiva devastante, però! Noi delle Vie dei Canti siamo fortunati: stiamo scrivendo a un popolo di camminatori, che proprio già per il fatto di scegliere il passo lento dimostra una sensibilità e un’attenzione verso il mondo esterno superiore alla media.Chi cammina conosce sulla propria pelle i benefici che le piante apportano. Chi cammina sa cosa vuol dire abbandonarsi al bosco, ai sui profumi, ai suoi suoni. Chi cammina sa quanto l’uomo sia infinitamente piccolo e impotente rispetto all’immensa popolazione vegetale che attraversa nel suo peregrinare.
Il camminatore, passo dopo passo, “vede” le piante come singoli individui e non come una massa indistinta di foglie e fiori.Che sia dunque questo 2020 una nuova occasione per camminare e camminare ancora, coinvolgendo il più alto numero di persone possibili, per preservare le piante, per conoscerle, per capirle e soprattutto per amarle. (fonte: traterraecielo.it)

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“Vatolla: Al cuore della Terra”

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

Vatolla (Sa) Domenica 19 gennaio dalle ore 11 Uno dei riti più antichi della tradizione agreste campana diventa un appuntamento di promozione turistica e culturale: si chiama “Vatolla. Al cuore della terra” l’iniziativa voluta dalla Regione Campania e organizzata dalla Scabec che il 19 gennaio si terrà nel borgo cilentano, per raccontare al pubblico uno dei momenti propiziatori nella stagione invernale e per coinvolgerlo nella semina della rinomata cipolla, prodotto di eccellenza dalle caratteristiche uniche a mondo.
Vatolla è un antico borgo medievale conosciuto per il Palazzo de Vargas, dimora che ha ospitato il filosofo Giambattista Vico per i suoi studi, e per la celebre coltivazione della cipolla, un tesoro della Dieta Mediterranea e della biodiversità del Cilento.L’ortaggio oltre ad essere uno tra i più pregiati prodotti tipici tradizionali della Campania, è un ecotipo coltivato nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.Si racconta che il bulbo originario fosse custodito da monaci basiliani che, in fuga da Bisanzio nell’VIII secolo giunsero nel Cilento. Qui, tra le vaste aree boschive di Vatolla trovarono un particolare microclima e così decisero di piantare i preziosi semi.Dalla raccolta ottennero bizzarre cipolle a forma di trottola o affusolate dalla scarsissima pungenza e dal profumo delicato. Molto digeribili, furono utilizzate in ricette povere.Nel corso della semina, che avviene in inverno per permettere la raccolta nel mese di luglio, si accendono tre falò per riscaldare i contadini. Un rito che simboleggia l’infusione di luce nuova a tutta la natura, soprattutto ai campi di cipolle.L’appuntamento, a partecipazione gratuita, è alle ore 11 presso l’area parcheggio del centro storico di Vatolla; da qui partiranno le navette per i campi arati dove si potranno seguire le operazioni di semina, accompagnate dai canti popolari, dalle narrazioni contadine e da una degustazione di prodotti tipici cilentani. Alle ore 12, ci sarà un concerto acustico della formazione di musica popolare Kiepò.Chiuderà la ricca giornata di appuntamenti il concerto di Peppe Servillo e i Solis String Quartet a ingresso gratuito nella Piazzetta Belvedere (via Roma 76), a partire dalle 15.Prenotazione consigliata. http://www.scabec.it/progetti/vatolla/

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Australia: Un omaggio a una terra in difficoltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

Milano dal 19 gennaio al 2 febbraio 2020 il MIC Si comincia domenica 19 gennaio alle ore 15 al Museo Interattivo del Cinema Viale Fulvio Testi 121 e si parte con un: Viaggio in Australia – Il cinema racconta il Nuovo Continente, un viaggio emozionante all’interno di una terra a noi per molti versi ancora sconosciuta, nato idealmente su una nave del 1924 che, dal porto di Genova, ci conduce a Melbourne.
Nelle immagini, girate da Angelo Drovetti nel film Dall’Italia all’Australia, ci sono i volti degli italiani pieni di speranza che da lì a poco intraprenderanno un nuovo cammino in un grande Paese. Un omaggio che vuole anche celebrare una terra e una cultura fortemente minacciata dai devastanti incendi degli ultimi mesi.
La ricca rassegna di 21 titoli si compone di due anime. La prima è quella degli autori australiani che con la loro opera hanno cercato di scavare nelle molteplici contraddizioni del loro Paese e ne hanno dato una loro interpretazione. Registi come Peter Weir, Philip Noyce (La generazione rubata), Fred Schepisi, Baz Luhrmann (Australia) e Warwick Thorton (Sweet Country, premio speciale della giuria alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia) hanno, in diverse epoche affrontato le luci e le ombre del loro Paese raccontandole a livello internazionale.
La seconda anima è quella dei registi internazionali che si affacciano a questa terra sconosciuta e misteriosa con uno sguardo diverso, curioso e a tratti incantato. È il caso di registi come il tedesco Werner Herzog con Dove sognano le formiche verdi, la neozelandese Jane Campion con il film Lezioni di piano (vincitore della Palma d’oro al 46º Festival di Cannes e di tre Premi Oscar nel 1994), l’italiano Luigi Zampa con la commedia Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata e l’americano John Curran con Tracks – Attraverso il deserto. In mezzo la visione del regista Giorgio Mangiamele, regista italo-australiano dal tratto neorealista, fautore di un cinema di grande poesia visiva e di ricerca espressiva raramente approdato in Europa, di cui la rassegna proporrà due opere in edizione restaurata dal National Film and Sound Archive di Canberra: il lungometraggio Clay del 1965 e il cortometraggio The Spag del 1962.
Spazio anche a proiezioni per i più piccoli come Bianca e Bernie nella terra dei canguri e a momenti di divertimento con Priscilla – La Regina del deserto con dress code in tema con il film. In rassegna anche imperdibili anteprime: il già citato Swett Country di Warwick Thorton e Goldstone – Dove i mondi si scontrano di Ivan Sen. Fondazione Cineteca Italiana proporrà, come grande evento di apertura, la versione restaurata del film Dall’Italia all’Australia di Angelo Drovetti con accompagnamento musicale del Milano Dixie Quartet.

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Erich Maria Remarque: La terra promessa

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

La terra promessa è l’ultimo romanzo di Erich Maria Remarque, l’opera a cui lavorò fino alla sua morte, avvenuta nel 1970, e che non ebbe perciò il tempo di terminare. Come tuttavia scrive Maurizio Serra nello scritto che accompagna questa edizione, «l’incompiutezza di quest’opera ne illumina la tormentata grandezza».
Romanzo di formazione, alla stregua del Wilhelm Meister di Goethe che Remarque aveva sempre sul tavolino, il libro narra dell’esilio di Ludwig Sommer dalla Germania nazista e del suo impossibile approdo, negli Stati Uniti, all’autentica terra promessa.
A New York, mentre i suoi compagni d’emigrazione, gli Emigranten rifugiatisi nel fatiscente hotel Rausch, sono preda di ripicche, delazioni e ambizioni frustrate, Sommer diventa un ricco e stimato mercante d’arte, capace di conquistare il cuore di Maria Fiola, un’enigmatica giovane donna dall’«eleganza severa, quasi pericolosa». La trasformazione, però, è soltanto esteriore. In quella città senza passato, fatta di pietra, cemento e asfalto, dove dall’alto non si scorgono passanti, ma soltanto semafori e file d’automobili, la vita dell’esule Sommer scorre come in un sogno in cui tutto ciò che accade, persino l’amore, è accolto sotto lo stigma dell’estraneità. Basta però una visita a Yorkville, il quartiere tedesco sull’Ottantaseiesima Strada, in compagnia di Maria Fiola, perché l’atmosfera quieta, quel miscuglio di tradizione, asettica cordialità e acritica obbedienza ridestino in Sommer il ricordo crudele del passato, dei campi di concentramento in cui i gerani fiorivano davanti alle baracche della morte e la domenica l’orchestra suonava mentre i deportati venivano frustati a sangue o impiccati lentamente. E allora riaffiora nella sua mente il pensiero che lo tormenta dalla fuga dalla Germania, l’idea che niente possa andare avanti, niente possa realmente accadere finché gli assassini non abbiano pagato con la vita gli orrendi crimini commessi. Come tutti gli eroi di Remarque, anche Ludwig Sommer si trascina così dietro «un conto da regolare con il male» (Maurizio Serra). Traduzione di Alessandra Luise 464 pagine €17,00. Neri Pozza Editore
Erich Maria Remarque nacque a Osnabrück nel 1898. Nel 1916, in piena Grande Guerra, fu spinto ad arruolarsi volontariamente e nel 1917 fu spedito sul fronte occidentale, dove rimase gravemente ferito. Il suo primo romanzo pacifista, Niente di nuovo sul fronte occidentale, fu pubblicato nel 1929. Nel 1933 i nazisti bruciarono e misero al bando le sue opere. Riparato in Svizzera, vi risiedette fino al 1939, anno in cui si trasferì negli Stati Uniti. Nel 1948 tornò in Svizzera, dove visse e continuò a scrivere fino alla morte, nel 1970. Neri Pozza ne sta ripubblicando l’opera omnia.

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Giappone terra di geisha e samurai

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

Monza, in Villa Reale (dal 30 gennaio al 2 giugno) Il meglio di due grandi collezioni private, unito per offrire un viaggio iniziatico in Giappone, paese la cui cultura e le cui arti affascinano da sempre, per grandissima varietà e raffinatezza.Il percorso espositivo, messo a punto da Francesco Morena, propone uno spaccato delle arti tradizionali dell’arcipelago estremo-orientale attraverso una precisa selezione di opere databili tra il XIV e il XX secolo, tutte provenienti dalla raccolta di Valter Guarnieri, collezionista trevigiano con una grande passione per l’Asia orientale, alle quali si uniscono, in questa speciale occasione, alcuni kimono della raccolta di Lydia Manavello, collezionista trevigiana esperta conoscitrice di tessuti asiatici.
La mostra è prodotta da ARTIKA, con il Patrocinio del Comune di Monza. Il percorso si sviluppa per isole tematiche, approfondendo numerosi aspetti relativi ai costumi e alle attività tradizionali del popolo giapponese.
La parte centrale dell’esposizione non poteva che essere dedicata al binomio Geisha e Samurai. Il Giappone tradizionale è infatti un paese popolato di bellissime donne, le geisha, e audaci guerrieri, i samurai. La classe militare ha dominato il paese del Sol Levante per lunghissimo tempo, dal XII alla metà del XIX secolo, imponendo il proprio volere politico ed elaborando una cultura molto raffinata la cui eco si avverte ancora oggi in molti ambiti. La geisha, o più in generale la beltà femminile così come la intendiamo noi (volto ovale cosparso di cipria bianca, abiti elegantissimi e modi cadenzati), ha rappresentato per il Giappone un topos culturale altrettanto radicato, dalle coltissime dame di corte del periodo Heian (794-1185) alle cortigiane vissute tra XVII e XIX secolo, così ben immortalate da Kitagawa Utamaro (1753-1806), il pittore che meglio di ogni altro ha restituito la vivacità dei quartieri dei piaceri di Edo (attuale Tokyo).
Dal mondo degli uomini a quello, affollatissimo, degli dei, sintesi di credenze autoctone e influenze provenienti dal continente asiatico. Il Buddhismo, in particolare, di origini indiane, è giunto nell’arcipelago per tramite di Cina e Corea. Esso ha permeato profondamente il pensiero giapponese, soprattutto nella sua variante dello Zen, che in questa sezione è testimoniata da un gruppo di dipinti nel formato del rotolo verticale raffiguranti Daruma, il mitico fondatore di questa setta.
Questo affascinante avvicinamento all’arte e alla cultura nipponica continua introducendo alla quotidianità del suo popolo: dalle attività di intrattenimento come il teatro Kabuki, dall’utilizzo del kimono alla predilezione degli artisti giapponesi per la micro-scultura. Di quest’ultima troviamo esempio nel nucleo di accessori legati al consumo del fumo di tabacco.
Di grande fascino è la presenza lungo il percorso espositivo di un certo numero di kimono dalla Collezione Manavello, alcuni disseminati tra le sale, altri esposti in un unico salone in un allestimento piuttosto spettacolare che vuole dare giusto rilievo a questi notevoli manufatti artistici.
Una sezione della mostra è riservata al rapporto tra i giapponesi e la natura, che nello Shintoismo, la dottrina filosofica e religiosa autoctona dell’arcipelago, è espressione della divinità. Questa relazione privilegiata con la Natura viene qui indagata attraverso una serie di dipinti su rotolo verticale, parte dei quali realizzati tra Otto e Novecento, agli albori del Giappone moderno.
A metà dell’Ottocento, dopo oltre due secoli di consapevole isolamento, il paese decise di aprirsi al mondo. Così, nel volgere di pochi decenni, il Giappone avanzò con convinzione verso la modernità. Intanto europei e statunitensi cominciarono ad apprezzare le arti sopraffini di quel popolo e molti giunsero a scoprire il mitico arcipelago. Il mutato scenario portò così molti artisti ad adottare tecniche e stili stranieri, e molti artigiani a produrre opere esplicitamente destinate agli acquirenti forestieri.
Tra le forme d’arte inedite per il Giappone di quei tempi, la fotografia d’autore occupava senz’altro un posto d’elezione. Gli stranieri che visitavano l’arcipelago molto spesso acquistavano fotografie per serbare e condividere un ricordo di quel paese misterioso e bellissimo. È il caso dello sconosciuto che ha acquisito il nucleo esposto in mostra, il quale ha annotato in lingua spagnola, a margine delle fotografie, le descrizioni dei luoghi e delle attività raffigurate nei suoi scatti.
L’ultima sala è riservata ad una delle forme d’arte più complesse e insieme più affascinanti del Giappone, la scrittura. Grandi paraventi ornati di potenti calligrafie concludono l’esaltante percorso espositivo.

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ING publishes first Terra progress report

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

ING today published the first progress report on Terra, ING’s approach to steer its €600 billion lending book in line with the goals of the Paris Agreement to keep global warming to well-below two degrees. With the Terra approach, ING aims to be a positive force in the fight against climate change. The progress report presents ING’s pathway towards climate alignment in the sectors most responsible for climate change and is intended to be published every year.The disclosure addresses developments and climate alignment for the sectors: power generation, fossil fuels, automotive, shipping, aviation, steel, cement, residential mortgages and commercial real estate. These are the sectors in ING’s portfolio that are most responsible for greenhouse gas emissions. In a Climate Alignment Dashboard (CAD) the report presents which sectors are on track for climate alignment and where work is still in progress. This climate change disclosure is a first for banks.Methodologies and standards are not yet finalised for each sector, but ING will continue to work with peers and sectors towards creating these. Knowing where we are today is a vital part of being able to chart a course for the low-carbon world we need in the future. ING aims to publish the climate alignment results for all sectors starting next year.Ralph Hamers, CEO of ING said: “With this first Terra progress report, we are living up to our promise to transparently deliver results on measuring climate impact, setting targets and steering our portfolio. I strongly believe that we can only be successful in tackling the climate crisis if we all work together. That’s why we looked beyond ING and are building partnerships and coalitions that are bigger than just us. We’re working with other banks and governments to set a global industry standard for measuring and aligning our loan books with climate benchmarks. This unity is the key to being effective as a sector and being able to make a real impact.”

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ERICH MARIA REMARQUE: La terra promessa

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

La trama: Ludwig Sommer ha preso la decisione che ha salvato la sua vita: è fuggito dalla Germania, sottraendosi al regime nazista e raggiungendo New York come rifugiato tedesco, con un passaporto ebreo. Qui, come ogni emigrante, Ludwig deve rimboccarsi le maniche e ricostruire da zero la propria esistenza. Riuscirà a farlo trovando lavoro in una galleria come mercante d’arte. In breve, dinnanzi a lui si spalancano le porte della buona società newyorkese, in un turbinio di sontuosi ricevimenti, ristoranti costosi e appartamenti esclusivi. Tuttavia, i fantasmi del passato non smettono di tormentarlo e, nonostante la vita gli abbia riservato una seconda occasione di felicità, Ludwig non riesce a ritrovare la spensieratezza.
I ricordi della fuga, dei mesi trascorsi nascosto in un museo belga e la terribile esperienza come prigioniero in un campo di concentramento tedesco, dove ha assistito a un feroce omicidio, tornano sempre a perseguitarlo, rischiando di minare tutto ciò che si è duramente conquistato…
Ultimo romanzo dell’autore di Niente di nuovo sul fronte occidentale, La terra promessa racconta la tragedia della guerra e l’importanza di lasciarsi alle spalle il passato, per essere padroni del proprio futuro.Traduzione dal tedesco di Alessandra Luise Euro 15,00
448 pagine
ERICH MARIA REMARQUE nacque a Osnabrück nel 1898. Nel 1916, in piena Grande Guerra, fu spinto ad arruolarsi volontariamente e nel 1917 fu spedito sul fronte occidentale, dove rimase gravemente ferito. Il suo primo romanzo pacifista, Niente di nuovo sul fronte occidentale, fu pubblicato nel 1929. Nel 1933 i nazisti bruciarono e misero al bando le sue opere. Riparato in Svizzera, vi risiedette fino al 1939, anno in cui si trasferì negli Stati Uniti. Nel 1948 tornò in Svizzera, dove visse e continuò a scrivere fino alla morte, nel 1970. Neri Pozza ne sta ripubblicando l’opera omnia. Neri Pozza editore.

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ANN WEISGARBER, Terra crudele

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

Nelle inospitali terre dello Utah, durante l’inverno del 1888, la trentasettenne Deborah Tyler aspetta che suo marito Samuel, che si guadagna da vivere come carradore, torni a casa da un viaggio di lavoro. È pieno inverno, Samuel ha un ritardo di settimane, e Deborah si sta preoccupando.Deborah vive a Junction, una piccola città di sette famiglie mormone, tutte lontane dalle rigide regole della chiesa, disseminate lungo il fondo di un canyon, e riesce a mettere da parte qualcosa curando frutteti e creando guanti da lavoro. Isolati dalle scogliere di roccia rossa che circondano la città, lei e i suoi vicini vivono separati dal mondo esterno, guardati con sospetto dai fedeli mormoni che mettono in discussione la profondità della loro fede.Quando una notte, uno sconosciuto, inseguito da un maresciallo federale si presenta disperato sulla soglia di casa in cerca di rifugio, Deborah non può fare a meno di accoglierlo, mettendo in moto una catena di eventi che stravolgeranno la sua vita. L’uomo, un devoto mormone, è in fuga dal governo degli Stati Uniti, che ha stabilito che la pratica della poligamia è un reato. Deborah e suo marito, pur non praticando la poligamia, fanno parte di una rete che aiuta coloro che sono perseguitati dalla legge. Gli uomini si presentano nella loro fattoria e, utilizzando un apposito linguaggio in codice, ricevono cibo, riposo notturno e una guida sino al prossimo avamposto. La donna accoglie perciò il fuggiasco, garantendogli rifugio.
Eppure, non tutto è ciò che sembra, e quando il maresciallo viene ferito gravemente, Deborah e il migliore amico di suo marito, Nels Anderson, dovranno affrontare scelte difficili che metteranno in discussione la loro fede e il futuro di entrambi.Traduzione dall’inglese di Maddalena Togliani Euro 18,00 304 pagine
Ann Weisgarber è nata e cresciuta a Kettering, nell’Ohio. Ha vissuto a Boston, nel Massachusetts, e a Des Moines, nello Iowa. È autrice di The Promise e The Personal History di Rachel Dupree, selezionato per l’Orange Prize e finalista al Orange Prize for New Writers. Attualmente vive in Texas. (Neri Pozza editore)

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Giornata mondiale Terra, geologi: ancora troppi ritardi nel settore ambientale

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

“Il consumo di suolo in Italia è aumentato del 180% dagli anni ’50 ad oggi, ma il nostro Paese attende da tanti anni una legge per il suo contenimento. E la situazione non è rosea neanche a livello mondiale dove più del 75% del suolo del pianeta è estremamente degradato ed entro il 2050 potrebbe coinvolgere addirittura il 95% della superficie”. Questo il commento di Domenico Angelone, Tesoriere del Consiglio Nazionale dei Geologi, in occasione della 49esima edizione della Giornata Mondiale della Terra alla quale il CNG aderisce ogni anno. “Non soltanto suolo degradato, ma dobbiamo fare i conti anche con l’allarme deforestazione: ogni anno perdiamo 13 milioni di ettari di foresta e se non cominciamo a fare qualcosa nel concreto, entro il 2050 scompariranno oltre 230 milioni di ettari di foresta” denuncia Angelone.Quest’anno la manifestazione, che ha preso il via nel 1969 dopo il disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oi al largo di Santa Barbara, in California, è dedicata alla protezione delle specie animali minacciate di estinzione. Per il Tesoriere del CNG: “Stiamo vivendo una situazione particolarmente delicata dal punto di vista ambientale, a cominciare dal fatto che siamo ancora troppo legati ai combustibili fossili e ancora troppo poco alle fonti di energia rinnovabile. Dovremmo ridurre drasticamente – continua – le emissioni di CO2 per salvaguardare il nostro ecosistema e sfruttare le energie alternative, come per esempio la geotermia quale fonte energetica rinnovabile ed ecosostenibile e grazie ad essa si potrebbe soddisfare il 50% dei nostri consumi energetici”.Un gap italiano nel salvaguardare l’ambiente che è evidente anche a livello europeo. “Che il nostro Paese sia in ritardo dal punto di vista ambientale – spiega il geologo molisano – lo dimostrano anche le 17 procedure di infrazione dell’Unione europea a carico dell’Italia per sospetta violazione delle norme ambientali, la maggior parte delle quali legate alle discariche abusive, alla gestione dei rifiuti e al mancato trattamento delle acque reflue urbane”.

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Concerto per la Terra 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Roma, 22 aprile 2019 – Terrazza del Pincio, Villa Borghese ospiterà l’ormai tradizionale Concerto per la Terra di Earth Day Italia che celebra la Giornata Mondiale della Terra (Earth Day) istituita dalle Nazioni Unite nel 1970. Per la terza edizione consecutiva il concerto, gratuito per cittadini e turisti, avrà luogo su uno dei belvedere più suggestivi della Capitale: la Terrazza del Pincio di Villa Borghese.
Carmen Consoli, Marina Rei, Paolo Benvegnù, Mirkoeilcane, Eva Pevarello sono gli artisti che quest’anno, avvicendandosi sul palco a partire dalle 19, testimonieranno col loro talento l’impegno del mondo della musica per la salvaguardia del Pianeta.Carmen Consoli tornerà al Concerto per la Terra a distanza di otto anni dalla prima partecipazione del 2011. L’artista catanese si esibirà in un repertorio rock avvalendosi dell’accompagnamento di Massimo Roccaforte (chitarra), Luciana Luccini (basso) e Antonio Marra (batteria). Marina Rei e Paolo Benvegnù suoneranno insieme rivisitando i propri repertori, interpretando classici della canzone italiana e proponendo brani inediti del loro progetto “Canzoni contro la disattenzione”.Mirkoeilcane, premiato nel 2018 al Festival di Sanremo e al Premio Tenco per “Stiamo tutti bene”, farà tappa a Roma come intermezzo al lungo tour di concerti che celebra il suo secondo album: “Secondo me”.La voce graffiante di Eva Pevarello, apprezzata di recente grazie al brano “Al Confine tra me e me” cantato in duo con Ghemon, arricchirà ulteriormente la proposta musicale della serata.Sempre il 22 aprile sulla Terrazza del Pincio, con il progetto Street Earth 2030, gli street artist più importanti, tra cui Moby Dick e Maupal, si esibiranno in un live painting che rappresenterà i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.Il Concerto per la Terra precederà di pochi giorni l’inaugurazione del Villaggio per la Terra (www.villaggioperlaterra.it), l’annuale kermesse di sport, arte, cultura e impegno sui temi della sostenibilità ambientale e sociale che Earth Day Italia organizzerà a Villa Borghese dal 25 al 29 aprile 2019.

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Extraterrestri: “È l’ora di aprire un’ambasciata sulla Terra”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Ginevra. È giunta l’ora di organizzare una conferenza internazionale che stabilisca accordi diplomatici per l’apertura di una vera e propria ambasciata, per accogliere civiltà extraterrestri sul pianeta Terra.A Chiederlo all’ONU il movimento dei Raeliani, nella prima settimana di aprile perché Rael, fondatore e leader spirituale del Movimento Raeliano Internazionale e promotore del Progetto Ambasciata, ha proclamato il primo sabato del mese di aprile l’ET Embassy Day (www.EtEmbassyDay.org), allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica su quello che è il principale obiettivo del Movimento Raeliano: la costruzione di un’ambasciata destinata ad accogliere sulla Terra una civiltà extraterrestre, conosciuta con il nome di Elohim. “Lo scorso anno, i raeliani hanno avviato trattative con il primo paese pronto a considerare l’idea di ospitare un’ambasciata per accogliere degli extraterrestri”, ha dichiarato Daniel Turcotte, Guida raeliana e assistente di Rael per il Progetto Ambasciata, e ha aggiunto “Adesso è giunto il momento di coinvolgere anche le Nazioni Unite”.Turcotte ha anche dichiarato “Mentre ci prepariamo per il nostro ET Embassy Day, intendiamo anche sollecitare le Nazioni Unite ad organizzare una conferenza internazionale perché si discuta un nuovo protocollo nell’ambito della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche: il “Protocollo opzionale riguardante le ambasciate per gli Extraterrestri “.Ha spiegato inoltre che varie nazioni hanno risposto alla richiesta di ospitare tale ambasciata e molte di esse hanno mostrato un sincero interesse per questo promettente e importante progetto.”Il numero dei paesi che dimostrano interesse continua a crescere, perché diventa sempre più evidente il fatto che una civiltà extraterrestre sta preparando la nostra umanità ad un contatto ufficiale, attraverso avvistamenti ufo e apparizioni di cerchi nel grano molto complessi in tutto il mondo”, ha continuato.
I raeliani stanno anche preparando una campagna sui social media che include la realizzazione di una pagina web, all’interno della quale i cittadini di tutti i paesi del mondo potranno esprimere il proprio sostegno alla richiesta che verrà inoltrata alle Nazioni Unite, raggiungibile allindirizzo internet http://elohimembassy.org/et-embassy-day.
“Mentre alcuni paesi immaginano, in modo del tutto ingiustificato, una possibile invasione da parte di una civiltà extraterrestre dagli intenti bellicosi e si preparano allo scontro armato, riteniamo sia necessario contrapporre a una posizione così retrograda e violenta un movimento mondiale di pace che aiuti le persone a comprendere che dallo spazio può provenire solo amore. Se l’ONU decidesse di non assumersi tale impegno, lo faranno i paesi con i quali siamo discutendo del progetto “, ha concluso Turcotte.I raeliani credono che una civiltà extraterrestre, chiamata “Elohim” nella Bibbia ebraica originale, abbia creato ogni forma di vita sulla Terra, compresi gli esseri umani. Essi credono anche che questa civiltà extraterrestre sia pacifica e molto più progredita della nostra, sia dal punto di vista scientifico che filosofico, e che un contatto ufficiale con i nostri creatori condurrà la nostra umanità ad entrare in un’era d’oro di pace e prosperità. http://www.EtEmbassyDay.org.

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Personale Giovanni Romano: Dalla terra alla “Luna”

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Galleria 8,75 Artecontemporanea, Reggio Emilia 6-27 aprile 2019 Inaugurazione: sabato 6 aprile, ore 17.30 mostra personale di Giovanni Romano inserita Circuito Off di “Fotografia Europea”.In linea con il tema generale della manifestazione – “LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi” – il fotografo siciliano propone un progetto fotografico dedicato alla sua terra, alle coste incontaminate di Portopalo di Capo Passero e Marzamemi (SR), poste nel punto più a sud d’Italia, dove si incontrano e si scontrano il Mar Mediterraneo e il Mar Ionio.Giovanni Romano fotografa la propria quotidianità, il paesaggio che lo circonda, le meraviglie di una natura silenziosa che diviene luogo dell’anima, frequentato in compagnia della cagnolina Luna. Legame con la propria terra e con il proprio vissuto, ma anche relazione profonda con l’animale, protagonista della scena e narratore inconsapevole di una bellezza da preservare e tutelare.Il percorso espositivo comprende una ventina di fotografie di medie e grandi dimensioni, caratterizzate dal punto di vista ribassato e dalla ripresa del soggetto – Luna – prevalentemente in controluce.

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Presentazione libro “Terra”: ultimo della collana dedicata all’artigianato

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

Pordenone-Udine 15 dicembre ore ore 12:30 Sala Valduga della Camera di Commercio (ingresso Piazza Venerio 8) presentazione libro “Terra”: ultimo della collana dedicata all’artigianato. “…Terra è dunque la meta, ma è anche una tappa di un viaggio che ogni giorno, come persone, facciamo e faremo all’interno della produttività della nostra regione. Con la bellezza mozzafiato della natura e la bellezza delle capacità dell’uomo di utilizzarla con passione, cura e soprattutto rispetto, chiudiamo il sipario su questa collana, che ci ha permesso di guardare il nostro mondo, la quotidianità del lavoro e l’eccellenza della nostra realtà economica con lo sguardo ammirato e fiducioso che merita…” La pubblicazione è promossa dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine e coedita assieme a Vinibuoni Biblioteca.

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Limitare con urgenza il riscaldamento globale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

È quanto propone lo “Special Report on 1.5 degrees Celsius” presentato in Korea nelle scorse ore dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC).Il report mostra come le emissioni globali debbano essere dimezzate entro il 2030, per poi essere totalmente azzerate al massimo entro il 2050. Se infatti si dovesse continuare ad emettere CO2 ai ritmi odierni, ci si attende che la temperatura del Pianeta superi il grado e mezzo di aumento già tra il 2030 e il 2052.
Per riuscire a contenere l’innalzamento delle temperature entro 1,5 gradi Celsius, il consumo globale di carbone dovrebbe essere ridotto di almeno due terzi entro il 2030 e arrivare quasi a quota zero, nella produzione elettrica, entro il 2050. Le rinnovabili dovrebbero invece salire a quota 70-85% della produzione elettrica entro il 2050, con scenari che mostrano che queste percentuali potrebbero essere addirittura più alte. Il rapporto dell’IPCC mostra inoltre come la maturazione tecnologica delle tecnologie solari, eoliche e di stoccaggio potrebbe essere un segnale di come un cambiamento sistemico, nel settore dell’energia, sia già in corso.Anche il ricorso a petrolio e gas dovrebbe diminuire rapidamente. Una roadmap non basata su tecnologie di rimozione della CO2 richiede un calo di circa il 37 per cento dell’uso di petrolio entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010.Soluzioni naturali di contrasto ai cambiamenti climatici, come la protezione delle foreste e la riforestazione, potrebbero fornire oltre un terzo della riduzione a costi competitivi delle emissioni di CO2 fino al 2030, per mantenere l’aumento globale delle temperature entro i 2 gradi, con un potenziale elevato anche per un obiettivo a 1,5 gradi.«Questo dell’IPCC è il rapporto più importante che abbiamo mai avuto in fatto di scienza climatica. I governi e le grandi aziende ora non possono più nascondersi, devono dimostrare di comprendere la scienza, agendo con l’urgenza che questa richiede», continua Morgan. «Ma abbiamo tutti un ruolo, ogni persona deve fare tutto ciò che è in suo potere per cambiare rotta e seguire il piano dell’IPCC», conclude.Il lancio del rapporto dell’IPCC ha coinciso con una azione degli attivisti di Greenpeace, che sull’edificio dove si è tenuta la conferenza stampa hanno aperto uno striscione con il messaggio “Abbiamo ancora speranza, azione per il clima ora!”Il rapporto dell’IPCC contribuirà direttamente alla Conferenza del Clima dell’ONU il prossimo dicembre (COP24) e sarà il riferimento per I governi nel rilanciare i propri piani di azione sul clima.

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Tesori d’arte nella terra di Oderisi

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Gubbio, 7 luglio – 4 novembre 2018 Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano, Palazzo Ducale Anteprima stampa Venerdì 6 luglio ore 11.00. La città di Gubbio conserva intatto il suo splendido aspetto medievale, con le chiese e i palazzi in pietra che spiccano contro il verde dell’Appennino. È ancora la città del tempo di Dante e di Oderisi da Gubbio, il miniatore che il sommo poeta incontra tra i superbi in Purgatorio e al quale dedica versi importanti, che sanciscono l’inizio di un’età moderna che si manifesta proprio con la poesia di Dante e l’arte di Giotto.
La mostra “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi”, vuol restituire l’immagine di una città di media grandezza ma di rilievo politico e culturale nel panorama italiano a cavallo tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento, esponendone il patrimonio figurativo sia civile che religioso.Per l’occasione ha restaurato dipinti nascosti dalla polvere dei secoli, riconsegnando a Gubbio opere disperse nel corso della storia, riunendo quadri degli stessi pittori eugubini destinati ad altre città dell’Umbria, chiamando importanti prestiti dall’estero.Dipinti su tavola, sculture, oreficerie e manoscritti miniati delineano, anche con nuove attribuzioni, le fisionomie di grandi artisti come Guido di Oderisi, alias Maestro delle Croci francescane, Il Maestro della Croce di Gubbio, il Maestro Espressionista di Santa Chiara ovvero Palmerino di Guido, “Guiduccio Palmerucci”, Mello da Gubbio e il Maestro di Figline.Il padre di Oderisi, Guido di Pietro da Gubbio, viene oggi identificato in uno dei protagonisti della cosiddetta “Maniera Greca”, da Giunta Pisano a Cimabue. Palmerino fu compagno di Giotto nel 1309 ad Assisi, e con lui dipinse le pareti di due cappelle di San Francesco, per poi tornare a Gubbio e affrescare la chiesa dei frati Minori e altri edifici della città.
A “Guiduccio Palmerucci”, oggi nome di convenzione, si attribuiscono ancora rapinosi polittici. Mello da Gubbio scrisse il proprio nome ai piedi di una Madonna dal volto pieno e giulivo come le Madonne di Ambrogio Lorenzetti nella città di Siena. Il Maestro di Figline, che dipinse le vetrate per il San Francesco ad Assisi, poi il grande Crocifisso nella chiesa di Santa Croce a Firenze, è probabile che avesse lasciato a Gubbio uno straordinario polittico nella chiesa di San Francesco, che possiamo di nuovo ammirare in questa mostra grazie agli odierni proprietari che ne hanno concesso per la prima volta il prestito.Dai documenti d’archivio e dall’aspetto delle Madonne e dei Crocifissi appesi alle pareti dei musei, risulta come fossero originari di Gubbio i pittori che si affiancarono a Giunta Pisano, poi lavorarono accanto a Giotto e infine a Pietro Lorenzetti, per rivestire d’immagini variopinte il capolavoro che aprì le porte dell’arte moderna nella chiesa eretta sopra la tomba del santo di Assisi.Tornati in patria, quei pittori, che erano stati coinvolti nella nuova lingua di Giotto e di Pietro Lorenzetti per un pubblico di papi e cardinali, si cimentarono con un piglio raffinato nello stile e popolare nell’aspetto illustrativo, per farsi intendere anche da un pubblico di fabbri e di maestri di pietra. Si parlò allora a Gubbio la lingua della lauda assieme alla lingua della Commedia.
La mostra “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi” è allestita in tre sedi diverse, perché ci sono opere inamovibili, ma anche perché ci sono luoghi ricchi di significato e intrisi di bellezza: il Palazzo dei Consoli che sorge sopra una favolosa terrazza che lo fa somigliare a quelle città che i santi portano in cielo nei polittici degli altari; il Museo Diocesano che sorge accanto alla chiesa cattedrale e infine il Palazzo Ducale, che nacque come sede del Comune e finì per essere la residenza di Federico da Montefeltro, signore di Urbino.Lungo questo percorso si potranno calcare le impronte degli uomini e delle donne di quel tempo antico, per vedere dalla stessa prospettiva e intendere con lo stesso gusto un’arte civica e religiosa insieme.Curata da Giordana Benazzi, Elvio Lunghi ed Enrica Neri Lusanna, la mostra è promossa dal Comune di Gubbio, dal Polo Museale dell’Umbria, dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, dalla Chiesa Eugubina e dalla Regione Umbria.L’organizzazione è affidata a Civita Mostre in collaborazione con Gubbio Cultura e Multiservizi e Associazione Culturale La Medusa. Partner dell’iniziativa è il Festival del Medioevo, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e con l’importante contributo della BCC Umbria.Nella sede di palazzo Ducale è disponibile a noleggio una audioguida della mostra. Il catalogo è pubblicato da Fabrizio Fabbri Editore-Perugia.

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Andrea Bianchi Con la terra sotto i piedi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Torino 25 giugno 2018 ore 18 il Circolo dei lettori, via Bogino 9 presenta Andrea Bianchi Con la terra sotto i piedi (Mondadori) con Armando Buonaiuto, curatore di Torino Spiritualità Camminare scalzi nella natura fa bene all’anima, questa la convinzione che ha guidato Andrea Bianchi, fondatore della prima scuola italiana di Barefoot Hiking, nella sua indagine, raccontata nel libro Con la terra sotto i piedi (Mondadori), invito a togliersi le scarpe e riscoprire il contatto con la natura, percorrendo un sentiero o calpestando un prato umido. Bianchi guida gruppi di camminatori scalzi, che insieme a lui vogliono vivere nuove emozioni, temprarsi, concentrarsi, godersi poesia e silenzio. Racconta la sua esperienza e filosofia al Circolo dei lettori, lunedì 15 giugno, ore 18 con Armando Buonaiuto, curatore di Torino Spiritualità.Perché, e come, una camminata a piedi nudi negli spazi di un antico giardino, sulla neve e sulle rocce dolomitiche d’alta quota o lungo le alture riarse di un’isola della Grecia può farci tornare bambini, nuovamente in contatto con le energie primordiali di una Madre Terra a cui la nostra vita è intimamente connessa? Andrea Bianchi ci aiuta a rispondere a questa domanda attraverso un viaggio nella natura, ma anche verso le radici profonde della nostra anima: levandoci le scarpe per togliere ogni possibile filtro al contatto con gli elementi naturali, ci troveremo su un percorso la cui traccia invisibile emerge un passo dopo l’altro.
Un cammino lungo il quale si sviluppano l’attenzione mentale e l’equilibrio del corpo, il radicamento con la Terra e la capacità di volare lontano, “al di là dei confini del mondo”, come i trenta uccelli di cui narra la poesia mistica persiana. Incontreremo così i temi più attuali dell’ecologia – la biofilia, l’amore innato dell’uomo per la vita – e gli insegnamenti spirituali della Filosofia perenne, e assisteremo al colloquio in una notte senza tempo con il centenario Spiro Dalla Porta Xydias, lo scrittore e alpinista cantore del “sentimento della vetta”. Giungeremo infine, a piedi nudi, nelle Terre Alte, al limitare del punto di ascolto perfetto, da cui si possono udire le vibrazioni più sottili di quell’armonia universale che ci fa sentire vivi. Un viaggio e un racconto dopo il quale ripartirete subito alla ricerca del sentiero erboso più vicino per togliervi le scarpe, e camminare con la terra sotto i piedi. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

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“L’acqua e la terra: Sostenibilità ambientale e sicurezza sociale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

Roma Venerdì 8 giugno 2018 Orto Botanico di Roma, Aranciera Largo Cristina di Svezia, 24 Ore 10:00 – 16:00 Dialogo nell’agroalimentare: dal caos al patto sociale.
workshop con sessioni plenarie e tavoli tematici a cura dell’Osservatorio sul dialogo nell’agroalimentare, con la finalità di avviare una riflessione multidisciplinare sullo stato della comunicazione tra le componenti dei sistemi agroalimentari (detentori ufficiali di conoscenza, società civile e poteri politici ed economici) e avanzare proposte concrete per (ri)costruire un clima di fiducia reciproca, migliorare i flussi di comunicazione e facilitare percorsi di assunzione ed attuazione di decisioni condivise. L’incontro sarà strutturato nella forma di consultazione partecipata a cui sono stati invitati i vari portatori d’interesse del settore agroalimentare. Promosso dalla Rete di Cerealia Festival in collaborazione con Passi insieme, ConfProfessioni, FIDAF, Università La Sapienza, UNASA, Università di Tor Vergata, ARSIAL, Università del Molise. Light lunch a cura del Simposio del Gusto. Si ringrazia l’Università La Sapienza di Roma – Dipartimento di Biologia Ambientale, l’Orto Botanico di Roma e Marco Valente per il lavoro di facilitazione.
Ore 21:00 ArcheoItinera: c’era una volta la Dolce Vita Itinerario serale da Largo Fellini a Piazza Barberini toccando i luoghi e le vie legati alle atmosfere e info del Cinema, dalla targa di Fellini alla Fontana di Trevi. Visita a pagamento su prenotazione. A cura dell’Archeoclub d’Italia sede di Roma
ALBANO LAZIALE (RM)Fustock Birreria |via Graziosa, 71 Ore 20:00 Laboratorio Il pane liquido, il mastro birraio racconta degustazione e abbinamenti con presidi slow food. Musica Live. contributo € 20 e prenotazione consigliata. a cura di Slow Food Albano e Ariccia
VELLETRI L’Orto del Pellegrino Ore 18:00 La via della birra. Visita guidata e degustazione (adulti) e laboratorio didattico (bambini). La storia della Birra va di pari passo con quella dei cereali. Ma perché la birra viene definita “pane liquido”? Cosa c’entrano i topi e le tartarughe? E Asterix? E Suor Ildegarda? Una visita guidata animata entusiasmante, che simula un viaggio nel tempo lungo la VIA DELLA BIRRA alla scoperta di una storia millenaria che comincia (forse) in Mesopotamia ed arriva (con certezza) fino in Italia. Visita guidata e degustazione: visita guidata con degustazione di Birra Artigianale. LABORATORIO PER BAMBINI. Prenotazione obbligatoria http://www.lortodelpellegrino.it

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Tesori d’arte nella terra di Oderisi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

Gubbio 7 luglio – 4 novembre 2018 Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano, Palazzo Ducale A cura di Giordana Benazzi, Elvio Lunghi, Enrica Neri Lusanna Orari dal lunedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 19.00 (le biglietterie chiudono alle ore 18.00) Aperta il 15 agosto e il 1 novembre 2018 Biglietto Intero 12,00 € Ridotto 10,00 € per gruppi (min. 15 persone), residenti, titolari di apposite convenzioni Ridotto speciale 6,00 € scuole e ragazzi da 7 a 25 anni
La città di Gubbio conserva intatto il suo splendido aspetto medievale, con le chiese e i palazzi in pietra che spiccano contro il verde dell’Appennino. È ancora la città del tempo di Dante e di Oderisi da Gubbio, il miniatore che il sommo poeta incontra tra i superbi in Purgatorio e al quale dedica versi importanti, che sanciscono l’inizio di un’età moderna che si manifesta proprio con la poesia di Dante e l’arte di Giotto.
La mostra “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi”, vuol restituire l’immagine di una città di media grandezza ma di rilievo politico e culturale nel panorama italiano a cavallo tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento, esponendone il patrimonio figurativo sia civile che religioso. Per l’occasione ha restaurato dipinti nascosti dalla polvere dei secoli, riconsegnando a Gubbio opere disperse nel corso della storia, riunendo quadri degli stessi pittori eugubini destinati ad altre città dell’Umbria, chiamando importanti prestiti dall’estero.Dipinti su tavola, sculture, oreficerie e manoscritti miniati delineano, anche con nuove attribuzioni, le fisionomie di grandi artisti come Guido di Oderisi, alias Maestro delle Croci francescane, Il Maestro della Croce di Gubbio, il Maestro Espressionista di Santa Chiara ovvero Palmerino di Guido, “Guiduccio Palmerucci”, Mello da Gubbio e il Maestro di Figline.
Il padre di Oderisi, Guido di Pietro da Gubbio, viene oggi identificato in uno dei protagonisti della cosiddetta “Maniera Greca”, da Giunta Pisano a Cimabue. Palmerino fu compagno di Giotto nel 1309 ad Assisi, e con lui dipinse le pareti di due cappelle di San Francesco, per poi tornare a Gubbio e affrescare la chiesa dei frati Minori e altri edifici della città. A “Guiduccio Palmerucci”, oggi nome di convenzione, si attribuiscono ancora rapinosi polittici. Mello da Gubbio scrisse il proprio nome ai piedi di una Madonna dal volto pieno e giulivo come le Madonne di Ambrogio Lorenzetti nella città di Siena. Il Maestro di Figline, che dipinse le vetrate per il San Francesco ad Assisi, poi il grande Crocifisso nella chiesa di Santa Croce a Firenze, è probabile che avesse lasciato a Gubbio uno straordinario polittico nella chiesa di San Francesco, che possiamo di nuovo ammirare in questa mostra grazie agli odierni proprietari che ne hanno concesso per la prima volta il prestito. Dai documenti d’archivio e dall’aspetto delle Madonne e dei Crocifissi appesi alle pareti dei musei, risulta come fossero originari di Gubbio i pittori che si affiancarono a Giunta Pisano, poi lavorarono accanto a Giotto e infine a Pietro Lorenzetti, per rivestire d’immagini variopinte il capolavoro che aprì le porte dell’arte moderna nella chiesa eretta sopra la tomba del santo di Assisi.
Tornati in patria, quei pittori, che erano stati coinvolti nella nuova lingua di Giotto e di Pietro Lorenzetti per un pubblico di papi e cardinali, si cimentarono con un piglio raffinato nello stile e popolare nell’aspetto illustrativo, per farsi intendere anche da un pubblico di fabbri e di maestri di pietra. Si parlò allora a Gubbio la lingua della lauda assieme alla lingua della Commedia.

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