Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘terre’

Sicilia da vivere: Terre, mare, uomini

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

Sono sei i nuovi soci che contribuiranno a portare sempre più in alto il territorio siciliano e le eccellenze che questo racchiude in sé attraverso il brand dell’Associazione Le Soste di Ulisse. Un prestigioso riconoscimento per i nuovi associati, che entrano a far parte di questo gruppo attivo dal 2002, che si afferma sempre più come sinonimo di assoluta qualità in terra di Sicilia.Dall’attenzione per la regionalità e la valorizzazione delle province di appartenenza all’interno delle proprie pietanze alla qualificazione del personale e del servizio offerto. Sono criteri molto selettivi quelli stabiliti per entrare a far parte dell’Associazione Le Soste di Ulisse. L’obiettivo è quello di offrire ospitalità di altissimo livello, fatta di serenità e sicurezza, luoghi in cui gli ospiti possano ritrovare tutta l’autenticità della Sicilia attraverso le pietanze e gli ambienti in cui soggiornano. Ed è proprio basandosi su questi criteri che il Consiglio Direttivo presieduto dallo Chef Pino Cuttaia ha valutato per tutto il 2018 le strutture siciliane. Al termine delle valutazioni ne sono state scelte sei, due hotel e quattro ristoranti, che in occasione della Cena di Gala del 1 aprile per l’evento di festa e promozione ‘Sicilia da vivere. Terre, mare, uomini’ saranno insignite del riconoscimento come nuovi membri dell’associazione. Per la sezione hotel i nuovi ingressi sono il Grand Hotel Minareto di Siracusa, struttura che tra l’altro ospita proprio il grande evento di festa del 31 marzo e 1 aprile e l’Hotel Monaci delle Terre Nere di Zafferana Etnea (CT). Il primo è un Luxury Resort sul mare con vista sull’isola di Ortigia, la parte più antica della città di Siracusa, mentre il secondo è un Boutique Hotel realizzato in un’antica tenuta siciliana alle pendici dell’Etna. Per quanto riguarda la sezione ristorazione i nuovi soci sono Vicari di Noto (SR) dello chef patron Salvatore Vicari, Terrazza Costantino di Sclafani Bagni (PA) dello chef patron Giuseppe Costantino, Cortile Pepe di Cefalù (PA) guidato da Toti Fiduccia, in cucina lo chef Giovanni Lullo e Modì di Torregrotta (ME) guidato dallo chef Giuseppe Geraci e Alessandra Quattrocchi. Si tratta di ristoranti caratterizzati dalla presenza di chef di alto livello e di notevole esperienza, nonostante la loro età sia giovane. Ambienti unici e caratteristici, uniti dalla passione per la propria terra e per le sue radici culinarie, ma con uno sguardo alla contemporaneità.L’immensa tradizione enogastronomica siciliana insieme all’accoglienza autentica delle sue residenze di charme. È questo ciò che troveranno i partecipanti all’evento ‘Sicilia da vivere. Terre, mare, uomini’ del 31 marzo e 1 aprile a Siracusa. Un’occasione unica in cui immergersi completamente per scoprire luoghi, bellezze, storie e tradizioni, eccellenze che vanno dal cibo e dalle materie prime all’accoglienza. Il tutto garantito dal brand di eccellenza Le Soste di Ulisse.

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il jazz italiano per le terre del sisma

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 agosto 2018

Scheggino (PG) Venerdì 31 agosto 2018 dalle 19.00 alle 23.30 piazza Carlo Urbani. Anche quest’anno l’Umbria, ed in particolar modo il comune di Scheggino (PG), con l’organizzazione e il sostegno di Associazione Visioninmusica, sarà coinvolta nel progetto del jazz Italiano dedicato alle terre colpite dal sisma, con una maratona di concerti che si svolgeranno il 31 agosto nella piazza principale del borgo umbro. L’iniziativa, che vedrà partecipare anche le Marche con Camerino (30 agosto, org. Musicamdo Jazz e TAM-Tutta un’Altra Musica), il Lazio con Amatrice (primo settembre, org. Fara Music) e l’Abruzzo con L’Aquila (2 settembre), è promossa da MiBAC – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dal Comune dell’Aquila-Comitato Perdonanza, sostenuta da SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, in qualità di main sponsor, con il supporto di NUOVOIMAIE e il contributo tecnico di CAFIM, e organizzata dalla Federazione Nazionale “Il Jazz Italiano”, Associazione I-Jazz, MIDJ – Musicisti Italiani di Jazz e Casa del Jazz.
Centinaia di musicisti coinvolti, provenienti da tutta Italia: a Scheggino hanno confermato la propria partecipazione e si esibiranno rispettivamente, a partire dalle 19, il vincitore del Premio Internazionale Massimo Urbani Tommaso Perazzo, insieme al suo trio formato da Giuseppe Romagnoli al contrabbasso e Marcello Cardillo alla batteria, la cantante Karima, con Fabio Giachino al pianoforte, Jacopo Ferrazza al basso e contrabbasso e Ruben Bellavia alla batteria, e il sassofonista Claudio Jr De Rosa, in quartetto con Alessio Busanca al pianoforte, Tommaso Scannapieco al contrabbasso e Luigi Del Prete alla batteria. Tutti i concerti sono ad ingresso gratuito.

Posted in Cronaca/News, Mostre - Spettacoli/Exhibitions – Theatre | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Proteggere dalla deforestazione illegale le terre della riserva indigena dell’Alto Turiaçu

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2015

Ka'apor indigenous leaders receive training from Greenpeace activists in the use of trap cameras and satellite trackers. In late August 2015, Ka'apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka'apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace Na foto, indígenas Ka'apor recebem treinamento de ativistas do Greenpeace para utilização de câmeras ocultas e rastreadores via satélite. No final de agosto de 2015, lideranças Ka'apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

Ka’apor indigenous leaders receive training from Greenpeace activists in the use of trap cameras and satellite trackers. In late August 2015, Ka’apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka’apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace
Na foto, indígenas Ka’apor recebem treinamento de ativistas do Greenpeace para utilização de câmeras ocultas e rastreadores via satélite. No final de agosto de 2015, lideranças Ka’apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

Gli attivisti di Greenpeace Brasile hanno risposto alla richiesta di aiuto del popolo

Monitoring post created by the Ka'apor for their independent monitorig system. Between 2013 and 2015, the Ka'apor created 8 monitoring posts in Alto Turiacu indigenous land to control illegal loggers invasion. The Alto Turiacu indigenous land, from the Ka’apor people, spreads around 530 thousand hectares and is one of the last areas of Amazon forest in Maranhão state. In the last 25 years, that land has been continuously trespassed by illegal loggers – a threat not only to the forest itself, but to the Indians, victims of life threats, attempts and murders. Tired of waiting for the Brazilian government to take action even after several reports, the Ka’apor people developed an independent project to monitor and cast out trespassers Posto de vigilância criado pelos Ka’apor para seu sistema de monitoramento independente. Entre 2013 e 2015, os Ka’apor criaram 8 postos de vigilância na Alto Turiaçu para proteger seu território contra a invasão de madeireiros. Distribuída em cerca de 530 mil hectares, a Terra Indígena Alto Turiaçu, do povo Ka’apor, representa uma das últimas extensões de floresta amazônica no Maranhão. Nos últimos 25 anos, esse território tem sido continuamente invadido por madeireiros ilegais, que representam não apenas uma ameaça à floresta, mas também aos índios, vítimas frequentes de ameaças, assassinatos e atentados contra as suas lideranças. Cansados de esperar por uma atitude das autoridades brasileiras depois de inúmeras denúncias, os Ka’apor desenvolveram um projeto independente de monitoramento para expulsar os invasores de suas terras. Atendendo a um pedido de ajuda desse povo o Greenpeace auxiliou o povo Ka’apor a agregar a esse sistema de autovigilância o uso de tecnologias, como rastreadores e trap cams, que poderiam ser implementadas pelos próprios indígenas e fornecer evidências mais contundentes e pressionar ainda mais o governo brasileiro. Agosto de 2015. Foto: Fábio Nascimento / Greenpeace

Monitoring post created by the Ka’apor for their independent monitorig system. Between 2013 and 2015, the Ka’apor created 8 monitoring posts in Alto Turiacu indigenous land to control illegal loggers invasion. The Alto Turiacu indigenous land, from the Ka’apor people, spreads around 530 thousand hectares and is one of the last areas of Amazon forest in Maranhão state. In the last 25 years, that land has been continuously trespassed by illegal loggers – a threat not only to the forest itself, but to the Indians, victims of life threats, attempts and murders. Tired of waiting for the Brazilian government to take action even after several reports, the Ka’apor people developed an independent project to monitor and cast out trespassers
Posto de vigilância criado pelos Ka’apor para seu sistema de monitoramento independente. Entre 2013 e 2015, os Ka’apor criaram 8 postos de vigilância na Alto Turiaçu para proteger seu território contra a invasão de madeireiros. Distribuída em cerca de 530 mil hectares, a Terra Indígena Alto Turiaçu, do povo Ka’apor, representa uma das últimas extensões de floresta amazônica no Maranhão. Nos últimos 25 anos, esse território tem sido continuamente invadido por madeireiros ilegais, que representam não apenas uma ameaça à floresta, mas também aos índios, vítimas frequentes de ameaças, assassinatos e atentados contra as suas lideranças. Cansados de esperar por uma atitude das autoridades brasileiras depois de inúmeras denúncias, os Ka’apor desenvolveram um projeto independente de monitoramento para expulsar os invasores de suas terras. Atendendo a um pedido de ajuda desse povo o Greenpeace auxiliou o povo Ka’apor a agregar a esse sistema de autovigilância o uso de tecnologias, como rastreadores e trap cams, que poderiam ser implementadas pelos próprios indígenas e fornecer evidências mais contundentes e pressionar ainda mais o governo brasileiro. Agosto de 2015. Foto: Fábio Nascimento / Greenpeace

indigeno dei Ka’apor e stanno lavorando al loro fianco per monitorare e proteggere dalla deforestazione illegale le terre della riserva indigena dell’Alto Turiaçu nello stato di Maranhão.La scorsa settimana gli attivisti di Greenpeace hanno affiancato i Ka’apor in un accurato lavoro di mappatura della foresta, installando telecamere dotate di sensori termici e di movimento per documentare la sistematica e illegittima invasione della riserva perpetrata dalla mafia del legno. I Ka’apor potranno inoltre disporre di GPS per monitorare il passaggio dei camion usati dai taglialegna per attraversare le aree forestali dell’Alto Turiaçu.«Abbiamo deciso di intervenire perché la foresta è la nostra casa. La foresta ci assicura la vita stessa. Senza la foresta, noi non saremmo i Ka’apor: il nostro nome significa infatti “Abitanti della foresta”. Per questo dobbiamo difenderla a ogni costo», afferma uno dei leader della comunità Ka’apor, che ha chiesto di restare anonimo per motivi di sicurezza.Il Territorio Indigeno dell’Alto Turiaçu è uno degli ultimi tratti di foresta amazzonica nello stato del Maranhão, ma è sempre più vulnerabile a causa delle invasioni dei taglialegna e dei cacciatori. Secondo i dati ufficiali del DEGRAD (il sistema di mappatura dell’Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale che misura il degrado delle foreste in Amazzonia), tra il 2007 e il 2013 ben 5.733 ettari di foresta dell’Alto Turiaçu hanno subito un serio degrado per colpa della deforestazione illegale. Alla fine del 2014, l’8 per cento della foresta all’interno del terre indigene (circa 41 mila ettari) risultava disboscato.La mafia del legno si fa strada nei territori indigeni alla ricerca di specie di legno pregiate come l’Ipé, che una volta lavorato ed esportato può essere venduto a un prezzo che arriva a 1.300 euro per metro cubo. Dal 2008 i Ka’apor chiedono pubblicamente al governo brasiliano di

Ka'apor Indians setting up trap cameras in areas used by illegal loggers to invade the indigenous territory. In late August 2015, Ka'apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka'apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace Indígenas Ka'apor instalam cameras ocultas em areas exploradas por madeireiros ilegais. No final de agosto de 2015, lideranças Ka'apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

Ka’apor Indians setting up trap cameras in areas used by illegal loggers to invade the indigenous territory. In late August 2015, Ka’apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka’apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace
Indígenas Ka’apor instalam cameras ocultas em areas exploradas por madeireiros ilegais. No final de agosto de 2015, lideranças Ka’apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

Ka'apor Indians set on fire illegal logs found near the indigenous territory. In late August 2015, Ka'apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka'apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace Indígenas Ka'apor queimam madeira ilegal encontrada perto do territorio indigena. No final de agosto de 2015, lideranças Ka'apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

Ka’apor Indians set on fire illegal logs found near the indigenous territory. In late August 2015, Ka’apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka’apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace
Indígenas Ka’apor queimam madeira ilegal encontrada perto do territorio indigena. No final de agosto de 2015, lideranças Ka’apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

prendere provvedimenti contro queste attività illegali che sono spesso causa di violenze e perfino di omicidi.Secondo i dati del Consiglio Missionario Indigeno (CIMI), negli ultimi quattro anni sono stati uccisi quattro Ka’apor, mentre quindici leader hanno subito attacchi violenti. L’ultimo omicidio è avvenuto lo scorso 26 aprile, quando è stato assassinato Eusébio Ka’apor, uno dei leader più attivi nella lotta contro la deforestazione. Un caso su cui le autorità competenti non hanno ancora svolto indagini adeguate, malgrado le evidenze di collegamenti tra gli assassini e il taglio illegale del legno.«Le tecnologie GPS aiuteranno i Ka’apor a sorvegliare in modo autonomo la foresta e a proteggere le loro terre. Ma saranno utili anche per fornire ulteriori prove a sostegno della necessità di un intervento concreto da parte delle autorità per porre fine alle violenze provocate dal taglio selvaggio e illegale perpetrato in questa regione», commenta Martina Borghi, Campagna Foreste di Greenpeace Italia. «Finora il popolo Ka’apor ha potuto contare solo sulle proprie risorse per difendere il territorio e la sua stessa sopravvivenza. Noi abbiamo offerto supporto tecnologico, ma purtroppo ancora non basta. È necessario che il governo brasiliano protegga il popolo Ka’apor, garantendogli i diritti fondamentali».
Greenpeace chiede agli operatori del mercato internazionale del legno di esigere dai loro fornitori brasiliani ulteriori garanzie, oltre ai documenti ufficiali, per assicurarsi che il legname proveniente dall’Amazzonia non derivi dal contrabbando nelle terre indigene. Il governo brasiliano deve inoltre rivedere tutti i piani di gestione forestale approvati dal 2006 in Amazzonia come primo passo per porre fine alla deforestazione illegale, assicurando al tempo stesso piena ed effettiva protezione di tutti i territori indigeni. (foto: foresta)

Posted in Cronaca/News, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Le marce della Pace in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2009

A Roma l’appuntamento è il 1 gennaio alle ore 11.00 in Largo Giovanni XXIII (inizio di Via della Conciliazione), da cui partirà la Marcia della pace che raggiungerà Piazza San Pietro per ascoltare il Messaggio di Benedetto XVI. Ci uniamo alle parole del papa: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, per rispondere con urgenza alla grave questione del rispetto dell’ambiente, così profondamente legata al bene comune della pace. Le altre città sono: Firenze, Napoli, Milano, Genova, Novara, Avellino, Alessandria, Terni, Messina, Padova, Torino, Bari, Parma, Lucca, Catania, Palermo. La Comunità di Sant’Egidio, a Roma e in tante città dell’Italia e del mondo, con la Marcia della Pace ricorda tutte le terre che nel Nord e nel Sud del mondo attendono la fine della guerra fonte di sofferenza per tanti popoli e “madre” di tutte le povertà e la fine del terrorismo e sperano nell’unità e nella pace della famiglia umana. Cristiani e credenti di tutte le religioni, uomini e donne di buona volontà, sono invitati ad unirsi per manifestare che la pace è possibile e che la guerra non è inevitabile.  In occasione della celebrazione della Giornata Mondiale della Pace del 1 gennaio 2010 la Comunità di Sant’Egidio, insieme ad altre Associazioni, Movimenti e Comunità, vuole far giungere il suo sostegno alle parole del Papa e alla sua sollecitudine per la pace nel mondo, ancora tanto diviso e segnato da guerre, ingiustizie, povertà e violenze.  Fu papa Paolo VI nel 1968, durante la guerra in Vietnam, che scrisse il primo Messaggio per la Pace, che così si apriva: “… sarebbe Nostro desiderio che poi, ogni anno, questa celebrazione si ripetesse come augurio e come promessa, all’inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo, che sia la Pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire…”. Sono 43 anni da allora, che la Chiesa cattolica celebra il 1 gennaio come giornata Mondiale della Pace: l’insistenza è  segno che i cristiani mai possono rassegnarsi ad accettare la guerra come soluzione ai conflitti e sempre vogliono essere operatori di pace. La Comunità di Sant’Egidio, che inizia proprio nel 1968, in questi 43 anni ha lavorato come ha potuto per la pace, nel dialogo con tutti, che ha portato alla pacificazione in situazioni di guerra; nell’incontro con uomini e donne di fedi diverse, sempre nell’orizzonte della pace; nel lavoro quotidiano per costruire ovunque società della pace e della convivenza, a partire dai più poveri. Da otto anni Sant’Egidio, sostenendo il Messaggio del papa, inizia l’anno con il passo della pace, gridando: “Pace in tutte le Terre” attraverso le oltre 600 manifestazioni del 1 gennaio che si svolgeranno in tutto il mondo.

Posted in Cronaca/News, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »