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Posts Tagged ‘terremoti’

Terremoti, arriva il tweet con la stima rapida di epicentro e magnitudo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 settembre 2018

Dal prossimo 4 settembre, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) pubblicherà, in tempo reale, sul canale Twitter @INGVterremoti le localizzazioni preliminari dei terremoti, calcolate in modo automatico dal software della Sala di Sorveglianza Sismica di Roma.
Un paio di minuti dopo il terremoto, per gli eventi sismici di magnitudo superiore a 3, verrà rilasciato un tweet con la stima automatica dell’epicentro e della magnitudo. Ciò avverrà solo nel caso in cui i parametri di qualità indichino che le informazioni preliminari siano sufficientemente affidabili. Questa informazione verrà “twittata” a margine della comunicazione che la Sala di Sorveglianza Sismica dell’INGV fa al Dipartimento di Protezione Civile. La localizzazione e la magnitudo automatiche sono calcolate dal software senza intervento umano e sono dunque soggette alle incertezze delle coordinate ipocentrali e della magnitudo insite al sistema di calcolo. Fino a oggi l’INGV ha comunicato solo la localizzazione rivista dai sismologi di turno nella Sala di Sorveglianza Sismica, operazione che richiede fino a 30 minuti di elaborazione, in media circa 10-12 minuti dall’accadimento del terremoto.
Con questa decisione, nel caso in cui avvenga un terremoto, l’INGV intende diffondere il più rapidamente possibile una prima indicazione dell’area epicentrale e della magnitudo. La rapidità dell’informazione può andare a scapito della sua accuratezza e qualche imprecisione nella comunicazione dei dati preliminari sarà quindi possibile. Per questo motivo, magnitudo ed epicentro saranno comunicati inizialmente senza indicare valori specifici, ma fornendo un intervallo di valori per la magnitudo, mentre per quanto riguarda l’epicentro verrà indicata inizialmente la provincia dove questo ricade (o la zona se in mare o al di là dei confini nazionali).

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Individuata la sorgente magmatica dell’Etna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

etna1.pngPotrebbe essere la Scarpata di Malta, la sorgente dei magmi che alimenta le eruzioni dell’Etna e che, in passato, ha dato vita ai vulcani dei Monti Iblei, oggi estinti. A svelarlo, lo studio, Etnean and Hyblean volcanism shifted away from the Malta Escarpment by crustal stresses, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), German Centre for Geosciences (GFZ) di Potsdam, Università degli Studi Roma Tre e di Catania. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Earth & Planetary Science Letters, Elsevier B.V.
“Eruzioni e terremoti sono parenti stretti”, spiega Marco Neri, primo ricercatore dell’Osservatorio Etneo-INGV. “Come facce opposte della stessa medaglia, entrambi i fenomeni accadono soprattutto lungo i margini delle placche tettoniche che segmentano la superficie della Terra. Esistono, però, vulcani che non seguono questa regola, perché si sviluppano all’interno delle placche tettoniche e non sui bordi. Si tratta di un vulcanismo che i geologi definiscono di tipo “intraplacca”, proprio come i vulcani che da milioni di anni eruttano lungo la Sicilia orientale”.Sebbene da cinquecentomila anni ad oggi è l’Etna ad essere molto attivo, in precedenza e per milioni di anni sono stati i Monti Iblei (un altopiano montuoso localizzato nella parte sud-orientale della Sicilia) a dominare la scena, ospitando numerosi vulcani distribuiti da Capo Passero alla Piana di Catania e da Siracusa a Grammichele.Ma qual è la sorgente che alimenta le eruzioni dell’Etna? E da dove provengono i magmi che hanno dato vita ai vulcani iblei?“Abbiamo simulato al computer i percorsi di propagazione del magma al di sotto dei vulcani iblei ed etnei fino al limite crosta-mantello, a circa 30 km di profondità”, prosegue Neri. “Nei calcoli abbiamo considerato i diversi regimi tettonici che si sono alternati in Sicilia orientale negli ultimi dieci milioni di anni. In quest’area la crosta terrestre è stata compressa oppure dilatata con diverse direzioni di estensione e compressione che hanno, a loro volta, favorito o contrastato la risalita dei magmi dal mantello verso la superficie. Il modello ha anche messo in luce la progressiva evoluzione delle faglie della Scarpata di Malta, che nel tempo si sono approfondite, aumentando il carico litostatico indotto dalle masse di roccia in deformazione”, aggiunge il ricercatore dell’OE-INGV.Gli scienziati hanno, così, scoperto che le traiettorie seguite dal magma lungo la risalita dal mantello terrestre verso la superficie non sono verticali, bensì variamente curve.“Le traiettorie del magma confluiscono, verso il basso, sia per l’Etna sia per i vulcani degli Iblei, in una stessa zona, sottostante la cosiddetta Scarpata di Malta”, afferma Neri. “Si tratta di una struttura tettonica che apre la crosta terrestre in Sicilia orientale e permette la risalita dei magmi dal mantello. Ma la Scarpata di Malta è anche un imponente sistema di faglie “sismogenetiche” situate poco al largo delle coste orientali siciliane sotto il Mare Ionio e capaci di generare terremoti. Le sue faglie si allungano per oltre trecento chilometri producendo, nel fondale marino, una scarpata profonda fino a tremila metri”.E sarebbe stata proprio la Scarpata di Malta ad aver generato, l’11 gennaio del 1693, nella Val di Noto, il sisma più violento accaduto negli ultimi mille anni in Italia: Magnitudo Mw7.4, cinquantaquattromila vittime e un devastante tsunami indotto dallo scuotimento del fondale marino.“Lo studio dimostra che anche in Sicilia orientale vulcani e faglie sismogenetiche sono espressione di un unico contesto vulcano-tettonico attivo da milioni di anni e che evolve nel tempo, spiegando perché i vulcani iblei sono oggi estinti, mentre l’Etna è ancora molto attivo. Individuare la zona di provenienza dei magmi consente anche di vincolare i modelli geochimici che indagano sul perché si formano i magmi”, conclude Marco Neri.

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Studiati in laboratorio i terremoti che generano tsunami: ecco perché si rompe il fondale oceanico

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 dicembre 2017

Scienziati a bordo del RV.pngEsistono diversi tipi di tsunami, a volte generati dalla rottura di un piano di faglia, da collassi di apparati vulcanici o da grandi frane sottomarine innescate da terremoti. Uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Università di Padova e Firenze, Royal Holloway University of London, Manchester e Durham University (Regno Unito), Tsukuba e Kyoto University (Giappone), tenta di svelare i processi fisici che consentono a un terremoto di generare uno tsunami per sollevamento del fondale marino. La ricerca Past seismic slip-to-the-trench recorded in Central America megathrust, è stata pubblicata su Nature Geoscience
I terremoti sono il risultato della propagazione di una rottura lungo una superficie che attraversa la crosta terrestre chiamata faglia. La propagazione della rottura consente ai blocchi di roccia a lato della faglia di spostarsi l’uno rispetto all’altro anche di decine di metri nel caso di terremoti eccezionalmente grandi (magnitudo nove). In genere, i terremoti che producono tsunami si distinguono da quelli che interessano la crosta continentale, come i recenti terremoti di Amatrice e Norcia del 2016, per avere una velocità di propagazione della rottura più lenta (1-2 km/s) rispetto agli altri terremoti (2-4 km/s), consentire grandi spostamenti dei blocchi di faglia vicino al fondale marino, e avere un epicentro situato non lontano dalla fossa oceanica.
“Fino a pochi anni fa”, spiega Paola Vannucchi, primo autore dell’articolo e ricercatrice della Royal Holloway of London, Regno Unito – Università di Firenze, “si riteneva che le rotture sismiche non fossero in grado di propagarsi attraverso i più superficiali e soffici sedimenti marini ricchi in argilla. Inoltre, non era stata presa in considerazione la presenza in questi sedimenti di strati non consolidati dallo spessore di decine fino a centinaia di metri composti da gusci calcarei di microrganismi marini. In generale, si riteneva che il coefficiente di attrito di questi materiali aumentasse con la velocità di scivolamento lungo una faglia arrestando la rottura prima che questa arrivasse a rompere il fondale marino”.
Lo studio ha, invece, evidenziato che la propagazione, durante grandi terremoti (magnitudo maggiore di sette), determina rotture sismiche lungo faglie dalla profondità dove nasce il terremoto (circa 15-35 km per questi terremoti) fino al fondale marino. “Il grande terremoto di Tohoku (magnitudo 9.0) e conseguente tsunami che ha inondato la costa settentrionale dell’arcipelago Giapponese l’11 marzo del 2011 ha messo in discussione proprio questa interpretazione. Evidenze sismologiche, geofisiche e geologiche hanno mostrato che in questo terremoto la rottura si è propagata fino a rompere il fondale oceanico con conseguenze devastanti”, prosegue Vannucchi. La rottura del fondale oceanico è associata all’innalzamento, anche di alcuni metri per grandi terremoti, del fondale e la conseguente energizzazione della colonna d’acqua marina sovrastante. Poiché in zona di fossa oceanica la colonna d’acqua è di diversi chilometri di altezza, il sollevamento del fondale in questi particolari ambienti oceanici comporta la generazione di imponenti e violentissime onde di tsunami, alte fino a 20-30 metri (un palazzo di dieci piani) quando queste si infrangono sulla costa, come nel caso del terremoto di Tohoku. “La ricerca”, aggiunge Giulio di Toro, ricercatore dell’Università di Padova associato all’INGV, “unisce dati da perforazione di fondali oceanici effettuati nel Pacifico in prossimità della fossa che costeggia il Costa Rica (America Centrale), da progetti Integrated Oceanic Discovery Programme (https://www.iodp.org/ ), da esperimenti condotti in Italia su sedimenti marini composti da argille e gusci di microrganismi marini campionati durante la perforazione”.
Gli esperimenti sono stati effettuati conl’apparato sperimentale SHIVA (Slow to HIgh Velocity Laboratorio Alte PressioniApparatus) che con i 300 kW (equivalente alla potenza dissipata da 100 appartamenti medi Italiani) è in grado di dissipare, in provini di roccia dalle dimensioni di un piccolo bicchiere del diametro di 50mm, il più potente simulatore di terremoti al mondo. “SHIVA, progettato e installato nel 2009 presso il Laboratorio Alte Pressioni – Alte Temperature di Geofisica e Vulcanologia Sperimentali dell’INGV di Roma, è una strumentazione in grado di comprendere la meccanica dei terremoti. Queste ricerche sono state finanziate da due progetti dell’Unione Europea denominati USEMS e NOFEAR (Uncovering the Secrets of an Earthquake: Multidisciplinary Study of Physico-Chemical Processes During the Seismic Cycle e New Outlook on seismic faults: from earthquake nucleation to arrest)”, afferma Di Toro, responsabile di questi progetti. “Questa ricerca”, conclude Elena Spagnuolo, ricercatrice dell’INGV, “tenta di svelare i possibili processi fisici che consentono a un terremoto di generare uno tsunami per sollevamento del fondale marino. In considerazione del fatto che questi sedimenti calcarei sono abbastanza comuni nelle fosse oceaniche e che, in base all’evidenza sperimentale, la loro presenza agevola la propagazione di una rottura sismica fino a rompere il fondale marino, si ritiene che questo fenomeno possa essere molto frequente”.
Il Laboratorio Alte Pressioni – Alte Temperature di Geofisica e Vulcanologia Sperimentali​ è collocato ​nella sede di Roma dell’INGV.​ ​Q​ui​ sono concentrate ​molte attività analitiche e sperimentali dell’INGV​ ​a supporto delle ricerche e del monitoraggio, ma anche ​svilupp​o ​di tecnologie e di nuove metodologie d’indagine​. ​Nel laboratorio si ​portano avanti ricerche​ di ​spicco dell’​​INGV​ in ambito sismologico, vulcanologico e ambient​ale​​, alcune delle quali finanziate nell’ambito di progetti europei​. Le attività sperimentali, svolte anche in collaborazione con laboratori di altri paesi, riguardano simulazioni e misure legate alla fisica delle rocce ​e dei terremoti, ​alle proprietà chimico-fisiche dei magmi,​ e​ ​la ​modellizzazione analogica dei processi vulcanici. ​Il laboratorio è anche​ ​un ​polo di attrazione per i ricercatori italiani e stranieri. (foto: Scienziati a bordo del R/V, Laboratorio Alte Pressioni)

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Solidarietà all’Italia: 1,2 miliardi di fondi UE per contribuire alla ricostruzione dopo i terremoti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 giugno 2017

terremotoBruxelles. La Commissione propone di mobilitare 1,2 miliardi di euro a titolo del Fondo di solidarietà dell’UE a seguito dei terremoti che hanno colpito l’Italia centrale nel 2016 e nel 2017. Si tratta della somma più alta mai stanziata in un’unica tranche.
© European Union 2017. Sin dal primo giorno la Commissione ha offerto il suo sostegno per affrontare l’immediata situazione di emergenza e si è impegnata a restare a fianco dell’Italia durante tutto il processo di ricostruzione. La proposta odierna concretizza ulteriormente tale promessa.
Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, ha dichiarato: “Non abbiamo dimenticato. Per la sua resilienza, il suo indomabile coraggio e la sua determinazione ad andare avanti, il popolo italiano merita tutta la nostra ammirazione. Avevamo promesso di non lasciare l’Italia da sola ad affrontare questa tragedia e ora onoriamo tale impegno. L’UE sosterrà l’opera di ricostruzione nelle quattro regioni colpite e contribuirà a finanziare il restauro della Basilica di San Benedetto a Norcia. Lavoreremo insieme al governo e alle autorità locali affinché le persone che vivono in queste regioni possano chiudere questo doloroso capitolo della loro storia e costruire un nuovo futuro”.
Corina Crețu, Commissaria per la Politica regionale, ha dichiarato: “Questa somma eccezionale proveniente dal Fondo di solidarietà dell’UE aiuterà l’Umbria, il Lazio, le Marche e l’Abruzzo a sanare le ferite e a riprendersi completamente. Nel corso della mia visita in Umbria a febbraio ho ribadito la solidarietà della Commissione europea nei confronti delle persone che hanno perso tutto a causa dei terremoti e la nostra disponibilità a sostenere il processo di ricostruzione. Dalle macerie sorgeranno nuove case e nuove scuole e l’attività economica riprenderà slancio. E l’UE sarà al fianco dell’Italia lungo tutto questo cammino.”
Il Fondo di solidarietà dell’UE sosterrà le operazioni di ricostruzione e la ripresa dell’attività economica nelle regioni colpite. Il denaro può essere impiegato anche per coprire i costi dei sevizi di emergenza, degli alloggi temporanei, delle operazioni di risanamento e delle misure di protezione del patrimonio culturale, in modo da alleviare l’onere economico già sostenuto dalle autorità italiane.
Una prima tranche di aiuti per un valore di 30 milioni di euro è già stata erogata nel dicembre 2016. L’importo proposto deve ora essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

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Terremoti e rischi edifici scolastici

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2016

camerinoIn seguito al terremoto avvenuto il 26 Ottobre nel centro Italia, sono state chiuse scuole in moltissime città per verificare le condizioni delle strutture. A Camerino evacuati i collegi universitari e chiuse le sedi dei dipartimenti: studenti senza sede.
Prendono posizione l’Unione degli Studenti e Link, da sempre impegnati sul fronte dell’edilizia scolastica e universitaria. E’ inaccettabile che gli edifici in cui quotidianamente si svolgono le lezioni versino in condizioni così precarie.“Questa vicenda ci fa riflettere su quanto sia precaria la condizione delle strutture didattiche e residenziali del nostro sistema universitario, privo dei finanziamenti necessari per una messa in sicurezza capillare” dichiara Andrea Torti di Link Coordinamento Univeristario “Il governo faccia tutto il necessario per garantire la ripresa immediata delle attività dell’Università di Camerino, che è il cuore pulsante della città.”“Chiudere le scuole il giorno seguente ad un terremoto in territori sismici è indice di una totale assenza di sicurezza. Siamo preoccupati rispetto alle condizioni strutturali delle stesse, evidentemente non a norma.” afferma Francesca Picci, Coordinatrice nazionale dell’Unione degli studenti, e prosegue: “I controlli non sono negativi in sé, ma il fatto che siano state chiuse delle strutture ci dimostra che non è ancora stato raggiunto lo stato di sicurezza necessario per queste strutture.”.“Oltre agli slogan, il Governo non ha ancora preso delle misure importanti rispetto al necessario investimento in edilizia scolastica che richiederebbe il nostro paese. Nell’ultimo anno si sono registrati 117 crolli nel paese, e il 60% delle scuole italiane sono a rischio di crollo. Inoltre innumerevoli strutture universitarie si trovano in edifici storici che non hanno mai avuto un controllo antisismico. È una condizione inaccettabile che richiede un piano serio: non possiamo più accettare le condizioni fatiscenti e precarie delle strutture. Abbiamo bisogno di scuole e università sicure e adeguate alla didattica”. Concludono Link e Unione degli studenti.

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Terremoti in centro Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 ottobre 2016

terremoto«La frequenza sempre più serrata con cui si stanno susseguendo gli eventi sismici nell’Appennino centrale, oltre a catapultare nuovamente nell’angoscia popolazioni già estremamente provate dagli eventi della scorsa estate, funge da impietoso promemoria affinché non ci si dimentichi nemmeno per un attimo della fragilità complessiva del patrimonio edilizio e abitativo del nostro Paese. Sul fatto che a fare la differenza, più che l’intensità delle scosse, sia la qualità costruttiva degli edifici e la loro capacità di rispondere alle sollecitazioni dei terremoti non ci può essere alcun dubbio. Uno scatto in avanti, però, bisogna farlo anche sul fronte normativo e operativo, mettendo in piedi un piano sistematico di prevenzione e applicando grande rigore nei lavori di ricostruzione delle zone colpite».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Non c’è bisogno di scomodare il Giappone per trovare esempi virtuosi, li abbiamo avuti anche in Italia – prosegue Simoncini –. Basti pensare a Norcia, che dista una manciata di chilometri dalle zone devastate dall’attuale sciame sismico e che, dopo il terremoto del 1997, è riuscita a intraprendere un percorso sistematico di consolidamento del patrimonio edilizio fatto di interventi su piccola scala ma di portata decisiva: dalla sostituzione di pericolosi elementi di cemento armato con quelli di legno al collegamento dei muri tramite catene o, ancora, all’utilizzo di materiali alternativi come plastica o fibra di vetro per conferire elasticità alle pareti. L’efficacia dell’operazione è testimoniata dall’ottima tenuta della cittadina in occasione degli ultimi eventi. In fatto di ricostruzione, invece, non c’è dubbio che quanto accaduto in Friuli all’indomani del terribile terremoto del 1976 può costituire un valido esempio: la proficua collaborazione fra Governo centrale ed enti locali, unita al lodevole impegno dei privati, fece in modo da rimettere in piedi case, edifici pubblici e fabbriche in tempi accettabili e di preservare il tessuto sociale e la memoria collettiva dei singoli paesi. Prevenzione e ricostruzione, però, non possono prescindere da un’azione decisa dell’Esecutivo: sia attraverso una politica sul medio periodo di defiscalizzazione e di incentivi per chi esegue lavori di adeguamento antisismico su abitazioni e luoghi di lavoro sia con un intervento legislativo cogente nei confronti di quelle Regioni e quei Comuni più refrattari alla messa in sicurezza dei propri cittadini».

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Terremoti: quanti uffici di polizia sono sicuri?

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2016

ministero interni“Chiediamo al Governo ed al Dipartimento di sapere quanti Uffici di Polizia, Questure, Commissariati, caserme, sono sicuri ed in regola con le normative in materia di sicurezza sismica”. E’ quanto si chiede Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia. “Il terremoto che ha devastato l’Italia centrale – prosegue Maccari – ha richiamato l’attenzione sull’elevato rischio sismico del nostro Paese, ma ha anche evidenziato la necessità di garantire la sicurezza e l’agibilità delle strutture pubbliche necessarie ai soccorsi, dalla viabilità agli ospedali, ai presidi di sicurezza e ordine pubblico. E’ chiaro che in caso di terremoto o di altre calamità è necessario che restino pienamente efficienti e funzionali, oltre che facilmente raggiungibili, gli uffici operativi e logistici da cui vengono coordinati i soccorsi e l’assistenza immediata alla popolazione. La realtà è che la maggior parte degli uffici di Polizia sono ospitati in edifici inadeguati, vecchi, fatiscenti, e probabilmente non rispondenti alle più recenti normative in maniera sismica, con la conseguenza che in caso di terremoto chi dovrebbe intervenire per soccorrere la popolazione rischia invece di restare intrappolato, o peggio ucciso, nei crolli delle strutture. E’ questo un tema di straordinaria rilevanza, non solo per l’incolumità degli Operatori delle Forze dell’Ordine, ma per tutti i cittadini dei territori ad elevato rischio sismico, che di fronte ad un evento calamitoso drammatico non possono contare sull’efficienza della macchina dei soccorsi. E’ urgente una ricognizione seria ed onesta della situazione di sicurezza degli Uffici di Polizia, e servono consistenti ed immediati investimenti per l’adeguamento delle strutture o meglio, dove si rende necessario, con la costruzione di nuovi edifici sicuri ed a norma”.

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Italia: circa 2000 terremoti l’anno

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2012

Il nostro è un Paese sismicamente vulnerabile, con edificati in larga parte ancora poco idonei a resistere bene ai terremoti e/o ubicati in zone geologicamente poco idonee”. Affermazioni chiare quelle del geologo siciliano Gian Vito Graziano , Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. “Non bisogna dimenticare che nel nostro territorio, sono state individuate ben 36 diverse zone sismogenetiche, nelle quali, statisticamente, si originano circa 2000 terremoti l’anno – ha affermato Giovanni Calcagnì del Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG) – aventi magnitudo superiore ai 2.5 gradi Richter. Di questi duemila eventi sismici almeno uno all’anno, è sopra la soglia del danno significativo, compreso quindi tra 5 e 6 gradi ed uno ogni 10-20 anni è gravissimo, tra 6 e 7 gradi Richter. La situazione dunque è notevolmente seria e preoccupante”. “ Ben 4.600 morti per terremoti, 500.000 senza tetto e 150 MLD di Euro spesi per il dopo emergenza. Questi sono i dati riguardanti l’Italia ed esattamente gli ultimi 40 anni . Adesso però qualcosa si sta muovendo. Sul fronte della prevenzione sismica – ha proseguito Giovanni Calcagnì,Consigliere Nazionale dei Geologi – nel nostro Paese è in atto un’importante iniziativa su tutto il territorio nazionale, coordinata e controllata dal Dipartimento Nazionale Protezione Civile, per finanziare il rafforzamento degli edifici strategici e di procedere alla realizzazione degli studi di microzonazione sismica a scala comunale, dell’intero territorio italiano”. Pieno apprezzamento all’iniziativa arriva dal Consiglio Nazionale dei Geologi “Tale progetto nazionale risulta di grande modernità, sociale e culturale poiché nei principi ispiratori e negli obiettivi si ripromette di individuare e quantificare le amplificazioni sismiche dei siti – ha affermato Gian Vito Graziano Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi – oltre che mappare i luoghi in cui, in caso di terremoto, si potrebbero verificare fenomeni amplificativi del danno, quali frane sismicamente indotte, sprofondamenti, liquefazione dei terreni di fondazione degli edifici. E’ un passo in avanti per una Nazione come l’Italia dove entro il 2016 , per la prevenzione sismica intesa come interventi di rafforzamento e miglioramento sismico degli edifici ed infrastrutture strategiche, per l’attuazione dei piani di protezione civile e per la microzonazione sismica si investiranno 960 MLN di euro, pari tuttavia solo all’1% di quanto si stima occorrerebbe per mettere in sicurezza sismica il Paese. Bisogna fare di più” . I geologi rivolgono un ennesimo appello alle istituzioni affinché si possa accelerare sulla prevenzione dal rischio sismico. “La vulnerabilità sismica Italiana è soprattutto quella dei fabbricati esistenti, edificati fino agli anni ottanta, che in genere sono stati progettati e realizzati senza criteri antisismici – ha continuato Graziano – e/o in zone spesso geologicamente poco idonee dal punto di vista sismico. Si tratta di percentuali rilevantissime di edificato che, in ogni comune di ogni regione italiana (esclusa forse solo la Sardegna), pesa come un macigno sul rischio sismico attuale. Prendiamone atto e sensibilizziamo l’opinione pubblica e i politici ad essere consapevoli della situazione”. E’ previsto che ai privati cittadini verranno assegnati, attraverso bandi comunali, una piccola quota dei fondi necessari per la messa in sicurezza antisimica delle loro abitazioni.
Prevenzione sismica dunque “sempre più necessaria e coerente – ha sottolineato Gian Vito Graziano. Oltre al Miglioramento Sismico dell’edificato esistente ed alla Microzonazione Sismica, passa molto anche e soprattutto attraverso i Piani Comunali di Protezione Civile, la loro corrispondenza con i reali rischi del territorio locale, l’adeguatezza delle strutture e delle connessioni fisiche degli edifici e delle aree deputate a svolgere funzioni strategiche operative in caso di emergenza, l’educazione sismica della popolazione. In tal senso bisogna impegnarsi molto, e soprattutto i comuni devono agire, poiché, oltre al rischio sismico vi è da gestire quotidianamente, localmente, il pesantissimo dissesto idrogeologico del nostro Paese”.

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Iscrizioni al volontariato civile

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2011

Protezione Civile - Servizio Sicilia Orientale

Image via Wikipedia

Trapani. L’Associazione Onlus G.I.V.A. Gruppo Internazionale Volontariato Arcobaleno – Comitato Provinciale di Trapani- comunica che sono aperte le iscrizioni all’associazione di volontariato e di Protezione Civile per l’anno 2012. Il sodalizio ha come obiettivo di concorrere e
sensibilizzare l’opinione pubblica ai temi e le problematiche legate alla prevenzione e gestione delle emergenze (terremoto, maremoto, incendi boschivi, emergenze sanitarie, ecc…) del miglioramento della preparazione tecnica mediante svolgimento delle pratiche di addestramentoe formazione dei volontari al fine di consuguire una maggiore efficienza dell’attività svolta
dall’organizzazione, attività di divulgazione e diformazione dei cittadini, anche mediante esercitazioni periodiche volte a favorire la diffusione della cultura di protezione civile nonchè l’adozione dei comportamenti individuali e collettivi utili a ridurre i rischi derivanti da eventi calamitosi e ad attuarne le conseguenze. http://www.associazionegiva.eu

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La traumatologia nei terremoti

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2010

Chieti, 23 settembre, dalle ore 15 – a sabato 25 settembre presso l’Auditorium del Rettorato, 69° Congresso nazionale. A Chieti esperti a confronto sulla risposta terapeutica ai pazienti colpiti dal sisma. Per condividere tale esperienza con gli altri professionisti del settore e proporre spunti di riflessione e di crescita, la Società italiana di ortopedia e traumatologia dell’Italia Centrale ha deciso di tenere a L’iniziativa, cui parteciperanno esperti nella gestione e organizzazione in caso di eventi catastrofici, è curata dalle unità di Ortopedia e traumatologia delle Facoltà di Medicina e chirurgia di Chieti e L’Aquila. Il congresso, nel quale saranno proposti i recenti progressi in materia di chirurgia ortopedica, è presieduto dai professori Vincenzo Salini dell’Università di Chieti e Vittorio Calvisi dell’Università dell’Aquila. Presidenti onorari sono Claudio Alberto Orso e Luigi Romanini, responsabile scientifico Stefano Flamini dell’Ortopedia e traumatologia dell’Aquila.

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Geoscopio per i terremoti

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2010

Nola ( NA), 13 Luglio alle ore 17,00 da “Villa Feanda” Delgado Estrada  descriverà a docenti universitari, giornalisti ed esperti sia costaricani che italiani, aspetti  teorici e pratici del nuovo approccio metodologico. All’incontro intitolato “Geoscope , a new scientific instrument for the  prediction of earthquakes”, sono stati invitati l’Ambasciatore del Costa Rica, Federico Ortuno Victory e le autorità civili e militari della Campania.  All’evento parteciperanno oltre a Roberto Delgado Estrada, ideatore del metodo,  Carlo Terranova moderatore dell’incontro, Giovanni Mancone, delegato realizzazione  progetti e prototipi della MANFIN srl, coadiuvato da Francesco Nunziata, Vincenzo Liquori,  Michele D’Avino e Massimiliano Paradiso che hanno collaborato a questo importante  progetto
Si tratta di “un innovativo sistema di prospezione geofisica, in grado di misurare la deformazione delle  rocce in prossimità di faglie sismogenetiche. Tale sistema, oggi denominato per  semplicità Geoscopio, è stato elaborato negli ultimi 5 anni da un equipe di tecnici ed è rappresentato da un’integrazione di tecnologie diverse al fine di realizzare uno strumento  diagnostico in grado di percepire, nello spazio e nel tempo, dove una faglia sismogenetica  si sta deformando.  Cioè laddove si sta accumulando energia elastica, ed il cui improvviso rilascio  provoca rotture nel volume di roccia interessato, generando scosse telluriche.  Tale sistema può pertanto essere in grado di fornire elementi utili ed originali per contribuire ad una tempestiva previsione di eventi sismici, con molti anni di anticipo”. Lo ha affermato il suo inventore, il geologo campano Roberto Delgado Estrada, di origini  costaricane. Folta la presenza dei giornalisti stranieri alla conferenza stampa alla quale  hanno partecipato anche l’Ambasciatore del Costa Rica , Federico Ortuno Victory e  Giovanni Mancone delegato della Manfin Srl , società attiva nel settore finanziario che ha  creduto nel progetto.

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Terremoti e ospedali e il ponte sullo stretto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2009

Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, conferma i dati dell’Aduc del 14 Aprile scorso sul numero di ospedali a rischio sismico. Insomma, ci voleva Bertolaso per avere una rispondenza mediatica a quanto da noi affermato ma, si sa, ubi maior… Nell’evidenziare il rischio terremoti-ospedali avevamo scritto una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, chiedendo che i soldi destinati al ponte sullo Stretto fossero destinati alla messa in sicurezza delle strutture ospedaliere. La nostra proposta fu ripresa da Alberto Quadrio Curzio, editorialista e ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze Politiche della Universita’ Cattolica. Ecco il nostro comunicato del 14 Aprile scorso. “I soldi per il ponte sullo Stretto di Messina da utilizzare per mettere a norma antisismica gli ospedali. E’ la richiesta al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, del segretario dell’Aduc, Primo Mastrantoni. Investimenti per la vita. Il ponte sullo Stretto dovrebbe costare 6,1 miliardi di euro con una partecipazione dello Stato, cioe’ di tutti noi, di 1,3 miliardi. Vista la scarsita’ di risorse pubbliche occorre scegliere tra una opera che puo’ essere rimandata o attribuita al solo settore privato e la salvaguardia di vite umane in caso di terremoto con la messa a norma antisismica degli ospedali pubblici, in particolare quelli che si collocano in aree a rischio geologico. I momenti tragici e drammatici del recente terremoto in Abruzzo dovrebbero far riflettere i nostri governanti e indirizzare le poche risorse disponibili a strutture che sono state, sono e saranno coinvolte in prima istanza nella salvaguardia di vite umane. Nel nostro Paese ci sono 500 ospedali nelle aree a rischio da mettere a norma. Occorre intervenire prima che il prossimo terremoto, che sappiamo si verifichera’, semini morte e distruzione. Un capo di Governo che abbia a cuore la vita dei suoi governati dovrebbe saper scegliere”.

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Terremoto Abruzzo. Ampliare le case o renderle sicure?

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2009

Ampliare il volume delle case o ristrutturale per renderle sicure? Non sappiamo se il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si sia posto questo problema quando ha pensato all’ampliamento delle volumetrie esistenti delle abitazioni per rilanciare l’economia. Eppure il prof. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in una intervista alla Stampa del 21 dicembre scorso, a proposito della sicurezza sismica “…non sono i terremoti a essere pericolosi, e’ la qualita’ delle costruzioni che e’ pessima.” Il nostro Paese si e’ dotato di una legge in proposito solo nel 1974 la mappa delle zone sismiche e’ nota e individua proprio nella dorsale appenninica che va dall’Umbria fino alla Calabria e alla Sicilia, passando, appunto, per l’Abruzzo, le zone di maggiore criticita’. Le costruzioni ante ’74 sono prive dei criteri di antisismicita’ e, come testimonia la tragedia odierna in Abruzzo, sono pericolose per la vita e l’incolumita’ dei cittadini. Puntare su interventi edilizi, anche premiali, di sicurezza, funzionalita’ ed estetica avrebbe, ed ha, lo stesso impatto economico dei soli aumenti volumetrici. Occorrono tragedie per ricordare che esiste il buon senso?

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