Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘territorio’

Portare l’Europa sul territorio, più vicina alle persone

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

La Commissione europea pubblica oggi un bando per selezionare la nuova generazione di centri EUROPE DIRECT per il periodo dal 1° maggio 2021 al 31 dicembre 2025. Scopo dei centri EUROPE DIRECT è rendere l’Europa accessibile a tutti a livello regionale e locale e coinvolgere il pubblico nel dibattito sull’UE, sulle sue politiche e priorità e sul suo futuro.
I centri EUROPE DIRECT forniscono informazioni sull’UE e organizzano attività destinate a coinvolgere le persone, come ad esempio i dialoghi con i cittadini, stabiliscono relazioni con i media e altri partner locali e aiutano le istituzioni dell’UE a comprendere meglio i temi sensibili, le preoccupazioni e le percezioni dell’opinione pubblica nelle aree geografiche di competenza.

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Il Made in Italy, con le sue eccellenze del territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

E’ sempre più presente nelle abitudini di spesa degli italiani, al punto che più di uno su tre (41%) ama acquistare generi agroalimentari direttamente dal produttore locale: frutta, verdura, vino, formaggi, scelti perché garanzia di qualità, cura dei prodotti e, molte volte, in virtù di un rapporto di fiducia con il produttore stesso.
Lo evidenzia l’Osservatorio Reale Mutua1 dedicato all’agricoltura e alle nuove abitudini di acquisto degli italiani. Un dato molto significativo, soprattutto perché l’affezione al Made in Italy è una certezza cui può guardare l’intero mondo dell’agroalimentare del Paese, che, dopo le difficoltà degli ultimi mesi, si trova ora di fronte alla fase della ripartenza.Non si tratta più, solo, di una spesa “alla vecchia maniera”: addirittura due italiani su tre (63%) si dicono propensi a utilizzare in misura crescente app e siti per l’acquisto online e la consegna a domicilio di questi prodotti. Un trend che probabilmente la pandemia ha contribuito ad accelerare e che potrà facilitare ancor di più l’accesso alle eccellenze del territorio.Dal campo alla tavola, Made in Italy e produzione locale vanno di pari passo con l’attenzione alla sostenibilità. Una parola che per un connazionale su tre (31%) evoca una filiera agricola a basso impatto ambientale, anche grazie all’uso della tecnologia, mentre uno su cinque (22%) la associa al concetto di agricoltura a chilometro zero. Ma sostenibilità vuole anche dire stagionalità (18%), etichettatura biologica (12%) e per un ulteriore 11% il termine abbraccia valori sociali e indica una filiera equosolidale.Non è un caso allora che gli italiani preferiscano i prodotti stagionali, perché più salutari (36%) e capaci di sostenere l’economia agricola dei territori (30%), con un minore impatto sull’ambiente (11%). E c’è anche chi li sceglie perché più buoni, dice, di quelli fuori periodo (12%). Semaforo verde infine, tra le abitudini d’acquisto, anche per i prodotti dell’agricoltura biologica, altra area importante del Made in Italy, che vengono apprezzati soprattutto perché rispettano criteri di sostenibilità (44%) e fanno bene alla salute (22%).“La nostra ricerca evidenzia come il Made in Italy e le produzioni agroalimentari del territorio siano sempre più apprezzati nei comportamenti di acquisto e divengano spesso oggetto di una specifica ricerca,” commenta Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo.

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Aumentare la presenza degli specialisti sul territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2020

Occorre passare da 20 a 38 ore settimanali per rispondere ai bisogni dei pazienti cronici che in questi mesi hanno visto bloccate le visite a causa del Coronavirus, in modo da evitare l’esplosione delle liste d’attesa. Questo l’appello lanciato dalle società scientifiche e dalle organizzazioni sindacali di medici riunite nell’Advisory Board di Senior Italia FederAnziani che ha promosso la tavola rotonda virtuale “Il problema delle cronicità al tempo del COVID -19 nella Regione Molise” nella quale medici e pazienti hanno presentato le proprie criticità a Lolita Gallo, Direttore Generale Salute della Regione Molise.Anche in Molise come nelle altre regioni in questo periodo di lockdown si è accumulato un importante ritardo nelle visite di controllo delle persone affette da patologie croniche, negli screening e nelle nuove diagnosi, un ritardo che ora va colmato facendo subito ripartire la macchina della sanità. I ritardi nelle diagnosi fanno sì che le patologie saranno intercettate a uno stadio più avanzato con rischi di salute per i cittadini e ulteriori costi per il servizio sanitario nazionale. Rispetto all’anno precedente in oncologia ci sono a livello nazionale circa 90mila diagnosi non scovate. Far slittare ancora la presa in carico dei pazienti cronici significa mettere a rischio la loro vita e tardare ancora nelle diagnosi equivale a compromettere le possibilità di successo delle terapie.Tra le altre criticità riscontrate in Molise in questo periodo anche un calo importante dell’aderenza alla terapia, con molti pazienti che hanno autosospeso i farmaci ad esempio in ambito cardiologico, un aumento degli infarti per via del timore dei pazienti a recarsi in Pronto Soccorso anche in caso di sintomi preoccupanti; il blocco di interventi delicati come quelli per le patologie valvolari cardiache. Una maggiore presenza degli specialisti può consentire un monitoraggio appropriato della salute dei pazienti con conseguenti risparmi anche per il servizio sanitario della regione, considerata la riduzione delle complicanze, delle riacutizzazioni, delle ospedalizzazioni.«Una buona attività specialistica può aiutare senz’altro a ridurre le liste d’attesa e infatti si è ritenuto di poter incrementare le ore di tali attività per raggiungere questo scopo. Siamo una Regione in piano di rientro, dove si è rivista la rete ospedaliera e si è iniziato il percorso di implementazione delle attività territoriali. Stiamo provvedendo alla riapertura dei settori della specialistica, compresi gli screening, per tornare alla normalità rispetto a tutti i servizi di cui necessita l’utenza. Già durante il periodo Covid e ora con gli interventi legislativi di questo periodo si è inteso anche a livello centrale porre nuovamente l’attenzione sul potenziamento del territorio, che possa dare una risposta pronta ed efficace alle esigenze dei cittadini.» ha dichiarato Lolita Gallo, Direttore Generale della Salute della Regione Molise.Hanno partecipato: Lolita Gallo – Direttore Generale Salute Regione Molise, Alessandra Balestrazzi – Responsabile rapporti con gli enti A.I.M.O. – Associazione Italiana Medici Oculisti, Antimo Aiello – Vice Presidente AMD regionale, Pierluigi Bartoletti – Vice Segretario Generale Nazionale FIMMG, Giuseppe D’Ascenzo – Presidente Regionale A.R.C.A. Molise – Associazioni Regionali Cardiologi Ambulatoriali, Stefano Marinari – Centro Studi SIP, Domenico Uliano- SIMFER – Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, Marco Gabini – Consigliere SIR – Società Italiana di Reumatologia, Antonio Magi – Segretario Generale SUMAI-Assoprof – Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria, Roberto Messina – Presidente Senior Italia FederAnziani.

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Heritage e Territorio: Turismo e coesione economica e sociale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 giugno 2020

Roma Lunedì 22 giugno 2020, dalle 15.30 alle 19.00, si terrà il webinar “Heritage e Territorio: Turismo e coesione economica e sociale”, organizzato dall’Università Europea di Roma (UER) e Editoriale Scientifica, con il supporto dell’Ufficio Formazione Integrale dello stesso ateneo.“L’incontro affronterà il tema del turismo quale fattore di sviluppo dei territori e di coesione economica e sociale”, spiega la Prof.ssa Loredana Giani, Coordinatore del Corso di Laurea in Turismo e valorizzazione del Territorio all’UER. “In questa prospettiva si propone di offrire sia un quadro di carattere generale sulle politiche pubbliche di sviluppo dei territori (con un focus sulle aree interne), sia l’approfondimento di alcuni temi particolari, quali il rapporto tra turismo e cultura e quello tra turismo e innovazione. Si alterneranno interventi a carattere teorico-scientifico e interventi di professionisti di settore. Il seminario avrà un respiro internazionale, con la partecipazione del Prof. Yosef Garfinkel della Hebrew University di Gerusalemme”.Il webinar è organizzato nell’ambito delle attività della ricerca PRIN 2017 “Garanzie dei diritti e qualità dei servizi”.
Il webinar sarà aperto dai saluti del Rettore Padre Pedro Barrajon LC e della Prof.ssa Matilde Bini, Direttore del Dipartimento di Scienze umane UER.Seguirà un’introduzione della Prof.ssa Loredana Giani, Coordinatore del Corso di Laurea in Turismo e valorizzazione del Territorio all’UER, sul tema “Turismo e sostenibilità. Quali chiavi di lettura?”La prima sessione, moderata dalla Prof.ssa Loredana Giani, è su “Turismo e sostenibilità: quali chiavi di lettura?”
Ne discutono: Giampaolo D’Andrea, Consigliere del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Assessore alla Cultura e all’Innovazione del Comune di Matera, Ruggiero Dipace, Professore ordinario di Diritto Amministrativo Università del Molise.La seconda sessione è su “Turismo, patrimonio culturale e programmazione”. Introduce e modera Annarita Iacopino Professore associato di Diritto Amministrativo – UER.
Ne discutono: Giuliano Tallone Dirigente Studi, Innovazione e Statistica – Agenzia Regionale del Turismo, Regione Lazio, Romina Surace, Ricercatore Fondazione Symbola, Antonella Sau Ricercatore T.D. di Diritto Amministrativo – IULM, Luigi Russo, Professore associato di Storia medievale – UER, Margherita Pedrana, Ricercatore di Economia Applicata – UER, Alessandro Geri Responsabile nazionale Sentiero Italia CAI.La terza sessione è su “Turismo e innovazione”. Introduce e modera: Domenico D’Orsogna Professore ordinario di Diritto Amministrativo – Università di Sassari. Ne discutono: Gianluca Casagrande, Professore associato di Geografia – UER, Remo Tagliacozzo Amministratore Unico Zetema.La quarta sessione è su “Turismo e cultura”. Introduce e modera Renata Salvarani, Professore ordinario di Storia del Cristianesimo – UER. Ne discutono: Giovanna Mastrodonato, Ricercatore di Diritto amministrativo – Università di Bari “Aldo Moro”, Guido Traversa Professore associato di Filosofia Morale – UER, Yosef Garfinkel, Professor of Preistoric Archaeology and of Archaeology of the Biblical Period – Hebrew University of Jerusalem, Patrizia Arena Ricercatore T.D. di Storia romana – UER, Gianfranco Gazzetti, Presidente Gruppo Archeologico Romano.Conclude la Prof.ssa Loredana Giani.
Ai lavori si potrà assistere gratuitamente tramite la piattaforma Zoom. A tal fine, è necessaria la previa iscrizione via email a: webinar.turismo.sostenibilita.uer@unier.it

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Infermiere di famiglia occasione per far decollare l’assistenza sul territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

“Il potenziamento e l’innovazione dell’assistenza sul territorio soprattutto grazie all’investimento sui servizi infermieristici distrettuali, con i 9.600 infermieri che entreranno nel 2020, e l’introduzione strutturale dell’infermiere di famiglia e comunità, è davvero il valore aggiunto che i deputati hanno dato con i loro emendamenti segnalati al decreto Rilancio”. Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), sottolinea l’importanza che già alla Camera, dove la Commissione Affari sociali deve oggi esprimere il suo parere rispetto alle misure sanitarie del decreto, si aprano le porte al nuovo modello di assistenza sul territorio, finora assolutamente carente, multidisciplinare e che disegni un ruolo di rilievo, autonomia, professionalità e collaborazione tra le professioni realmente accanto ai cittadini. Infermieri in testa. “Ora – sottolinea – i parlamentari sono alla prova: hanno davvero un’occasione da non perdere per dare il via a un nuovo modello di assistenza che corregga gli errori del passato e apra le porte a una prossimità con i cittadini richiesta da questi a gran voce e soprattutto necessaria, come ha anche dimostrato l’emergenza della pandemia, ma anche a prescindere da questa, per assistere davvero i più fragili senza che nessuno sia mai lasciato solo con i suoi bisogni di salute, in tutte le aree del Paese anche quelle ‘disagiate’ “Le richieste della FNOPI su questo specifico tema sono state praticamente tutte raccolte e portate avanti dai deputati di maggioranza e opposizione, a dimostrazione della fondatezza delle politiche professionali della nostra Federazione, – spiega Mangiacavalli – e di questo li ringraziamo. È evidente che la conversione in Legge del Decreto Rilancio sarà considerata dagli oltre 450mila infermieri del nostro Paese un vero e proprio banco di prova della politica. Una prova che dal nostro punto di vista sarà superata solo se saranno messi al centro i reali bisogni dei cittadini e il bisogno di innovazione e sostenibilità del Ssn”. Da qui parte, inoltre, un percorso che sicuramente può puntare a traguardi professionali più alti come quello delle specializzazioni e di un’area dedicata all’assistenza infermieristica. Ovviamente ci sono anche molte altre richieste che la FNOPI ha già avanzato a maggio nella sua lettera a Conte, Speranza e Bonaccini, come “una rivalutazione economica della retribuzione degli infermieri – aggiunge Mangiacavalli -, oggi tra le più basse d’Europa, e un’identificazione professionale che vada al di là di regole allargate a tutte le figure del comparto sanità, non solo sanitarie, di cui indubbiamente l’infermiere fa anche parte, ma che stanno ormai strette alla sua professionalità, alla sua formazione e alla sua reale attività. Cosa questa dimostrata negli ultimi mesi sul campo, ma che da sempre caratterizza la nostra professione”.
“Tutte questioni, quest’ultime, anche al centro delle iniziative organizzate in questi giorni da diverse sigle sindacali, che meritano risposte concrete da parte delle Istituzioni – sottolinea ancora la presidente FNOPI -. Ora è davvero il momento e l’opportunità di cambiare a favore dei cittadini e dei professionisti che tutelano la salute. È il momento, come ha sottolineato il ministro della Salute Speranza nella sua recente informativa alle Camere, di aprire davvero la stagione delle riforme”.

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Lombardia: potenziare medicina del territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

Mettere subito gli ambulatori specialistici territoriali della Lombardia in condizione di riaprire e riprendere la loro normale attività di presa in carico di pazienti cronici e di attività diagnostica, anche attraverso un aumento delle ore degli specialisti convenzionati interni del territorio. Questo l’appello lanciato dalle società scientifiche e dalle organizzazioni sindacali di medici riunite nell’Advisory Board di Senior Italia FederAnziani che ha promosso la tavola rotonda virtuale “Il problema delle cronicità al tempo del COVID -19 nella Regione Lombardia” nella quale medici e pazienti hanno presentato le proprie criticità all’Assessore regionale al Welfare Giulio Gallera.«Le norme che devono garantire il mantenimento delle norme di sicurezza complicheranno ulteriormente le liste d’attesa, quindi occorre aumentare l’offerta della specialistica dove possibile e incentivare nei controlli l’uso della medicina e del teleconsulto. Anche quella di aumentare le ore degli specialisti ove possibile rappresenta una soluzione possibile» dichiara Antonio Magi, Segretario Generale SUMAI Assoprof.Tra le maggiori criticità denunciate dal Board, quelle delle prime diagnosi ferme per tre mesi, che nel caso di molte patologie sono la finestra di opportunità per un’efficace presa in carico del paziente, come nel caso della reumatologia. Nell’ambito della BPCO e dell’asma si è riscontrato un significativo calo dell’aderenza alla terapia. Rallentata anche l’oftalmologia, che in Lombardia vede effettuare 250mila interventi di cataratta ogni anno.Tra le proposte chiave dei medici il rafforzamento del numero di specialisti convenzionati interni negli ambulatori e l’aumento delle ore di incarico per quelli già in servizio e la valorizzazione del lavoro multidisciplinare, e della telemedicina e del telemonitoraggio che può essere uno strumento importante. Il Board ha chiesto un rafforzamento del rapporto tra centri ospedalieri, poliambulatori specialistici territoriali e medicina generale, ovvero di puntare sull’integrazione e il ricongiungimento del dato tra medicina del territorio (medicina generale e specialistica ambulatoriale) e specialistica ospedaliera. Si chiede di investire risorse economiche nell’ampliare gli organici sia dei medici di medicina generale che degli ospedalieri, di ricondurre i diabetologi nei loro reparti, di emanare linee guida uniformi nel territorio lombardo sul teleconsulto che pure non deve sostituire il rapporto medico-paziente.In merito alle linee guida sulle RSA emanate dalla regione Lombardia i pazienti chiedono «un’accelerazione, affinché gli ospiti delle strutture possano tornare a rivedere al più presto i loro familiari. Le RSA devono riprendere in sicurezza la loro funzione essenziale di risposta ai bisogni di LTC, continuando a dare un sostegno concreto non solo alla popolazione anziana non autosufficiente della Lombardia ma anche alle famiglie» prosegue Messina.Oggi il tema di come gestire le liste d’attesa è in cima alle tante nostre priorità. Sarà necessario sburocratizzare la sanità, valorizzare la telemedicina e concentrare gli sforzi nel preservare e tutelare i più fragili. Saranno inoltre presto necessarie vaccinazioni massive per gli over 65 e a tal fine i centri anziani potrebbero essere un luogo di elezione per campagne di vaccinazioni ampie, oltre alle tradizionali sedi già coinvolte. Senior Italia potrebbe avere un ruolo in questa misura di sanità pubblica assieme al mondo medico-scientifico che lavora al suo fianco.»

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Viaggiamo Insieme: a Reggio e nel suo territorio

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2020

Anche la Direzione regionale Musei Calabria, diretta dalla dottoressa Antonella Cucciniello, partecipa alla campagna social Viaggiamo Insieme – a Reggio e nel suo territorio, mirata alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale della città metropolitana di Reggio Calabria.Saranno, infatti, pubblicati, con lo slogan “Reggio ti aspetta”, immagini e video sui canali social istituzionali della Direzione regionale Musei Calabria finalizzati alla promozione e divulgazione dei Beni culturali di questo incantevole, meraviglioso territorio, ricco di motivazioni e di opportunità.Pertanto “racconteranno” cultura, storia e bellezza del patrimonio materiale e immateriale della Città Metropolitana di Reggio Calabria le seguenti Sedi afferenti all’Istituto guidato dalla dottoressa Cucciniello.
La Cattolica – Stilo (Reggio Calabria) Direttore: Rossana Baccari
Museo Archeologico e Parco Archeologico dell’antica Kaulon – Monasterace (Reggio Calabria) Direttore: Rossella Agostino
Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri – Locri (Reggio Calabria) Direttore: Rossella Agostino
Museo Archeologico di Metauros – Gioia Tauro (Reggio Calabria) Referente: Simona Bruni
Museo e Parco Archeologico “Archeoderi” – Bova Marina (Reggio Calabria) Direttore: Orsola Laura Delfino
Direzione regionale Musei Calabria Direttore: Antonella Cucciniello

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Regione Lombardia e la sanità del territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

Marco Fumagalli, capogruppo M5S Regione Lombardia: “Chi ha gestito la sanità in Lombardia dovrà rispondere alla fine dell’emergenza a svariate questioni e tra queste ci sarà il perché della completa assenza della sanità territoriale. Eppure la legge 23 del 2015 prevedeva la creazione di AFT e cioè aggregazioni funzionali territoriali tra i medici di medicina generale o le Unità Complesse di Cure Primarie in cui insieme ai medici di base si possono trovare specialisti di bassa e media intensità per ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere. Abbiamo depositato un proposta affinché le USCA create dal Governo per dare una risposta sul territorio al COVID, per cui in Lombardia si prevede la costituzione di 200 unità ma al momento sono solo una cinquantina, possano essere trasformate in UCCP al termine dell’emergenza. Si tratta di non disperdere un patrimonio di esperienze maturate durante l’emergenza per dare una risposta al territorio con i medici di medici generale che possano collaborare con taluni specialisti insieme all’infermiere di comunità e una buona dose di telemedicina. E’ probabile che coloro che hanno contratto il COVID debbano poi essere adeguatamente monitorati. E importante continuare l’esperienza USCA in un’ottica di stabilizzazione dell’organizzazione in UCCP come del resto previsto dalla Legge 23. Ci auguriamo che la maggioranza non sia ancora sorda alle esigenze del territorio e voglia collaborare in questa direzione. Finora di UCCP non né abbiamo vista una chissà che almeno il COVID ci possa lasciare anche qualche lieta sorpresa”.

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La piccola editoria riparte dal territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

Ci lavoravano da mesi e ora è realtà. IVG+ è il primo giornale iperlocale al mondo a lanciare un progetto di membership in partnership con Google. «IVG sin dalla nascita ha creduto tantissimo nel concetto di comunità, – racconta Matteo Rainisio, Ceo di Edinet e vice presidente di ANSO, Associazione Nazionale Stampa Online – facendone il suo valore fondante. Siamo sempre stati sul territorio raccontando problemi e speranze della nostra terra, lanciando iniziative e spazi per dar voce ai cittadini. Così anche per quanto riguarda la crescita aziendale: oggi diamo lavoro a 25 persone, tutte del territorio. IVG+ è la naturale evoluzione: non solo vantaggi per gli iscritti ma anche ricadute positive per gli imprenditori locali e il mondo del no profit. Anche se la pandemia ci ha costretto ad adeguare la ricetta, abbiamo comunque voluto dare il via: noi ci siamo e ci saremo, per aiutare il territorio a ripartire. Non ho idea se questa sarà la strada per un modello di business diverso per l’editoria locale, sicuramente era il momento di provarci».Edinet, la webcompany editore di IVG (principale portale di informazione della Provincia di Savona), annuncia di avere implementato una nuova funzionalità di Subscribe with Google per il sito di news IVG, diventando il primo giornale iperlocale al mondo a implementare questo nuovo sistema di sostegno.
Dalla collaborazione tra Edinet e Google nasce quindi IVG+, la membership che permetterà agli utenti di leggere tutti i contenuti online pubblicati su IVG – Il Vostro Giornale.it – senza annunci pubblicitari. L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto avviato nei mesi scorsi tra ANSO e Google che ha permesso all’Associazione Nazionale Stampa Online di entrare a fare a parte della Google News Initiative. «In un momento così delicato la nostra associazione è a fianco degli editori delle testate locali – commenta Marco Giovannelli, presidente ANSO -. La scelta di IVG è coraggiosa, ma in linea con la loro e la nostra storia. Un progetto che tiene insieme tanti fattori e guarda al cuore del territorio, valorizzando il lavoro giornalistico e la relazione con i protagonisti locali siano piccoli imprenditori o associazioni. Sosterremo con convinzione la scelta di IVG convinti che sia un modello per tanti altri che vorranno attivarsi in quella direzione».Il meccanismo adottato (“Sostieni con Google”) nasce dall’esperienza di “Abbonati con Google” (utilizzato nel mondo da colossi come New York Times, Washington Post, Financial Times e testate italiane come Corriere della Sera, La Repubblica e Il Fatto Quotidiano), ma ha una filosofia differente: non è un abbonamento che prevede una sezione del sito a pagamento (infatti tutte le notizie del portale restano fruibili anche da chi non lo sottoscrive), bensì un progetto per supportare economicamente l’informazione locale di qualità.Il progetto IVG+ prevede anche una serie di altre iniziative a sostegno dell’economia locale, dall’imprenditoria al settore del no profit, ideate dall’editore.

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COVID-19, Fase 2: la soluzione per l’assistenza sul territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

Non servono nuove leggi e nuove programmazioni: tutte le soluzioni per la Fase 2 di COVID-19 sono nel Patto per la Salute 2019-2021, approvato in Stato Regioni a fine 2019 e che per la pandemia non ha fatto ancora in tempo a essere del tutto applicato.Nel Patto c’è l’infermiere di famiglia/comunità (IFeC), una figura che l’OMS ha già descritto e introdotto fin dal 2000, ma che nel nostro Paese per ora è solo ufficiale sulla carta, ma non attuata ovunque.Nelle Regioni dove tale ruolo è a pieno regime (poche per il momento, quasi tutte benchmark, e in molte ancora in fase di sperimentazione) i cittadini hanno un punto di riferimento preciso nel loro territorio per qualsiasi necessità assistenziale.I risultati? Dove è già attivo (in Friuli Venezia Giulia ad esempio dove lo è dal 2004, ma così si sta rivelando anche in Toscana e in altre Regioni dove la sua attivazione ha già preso piede prima dell’introduzione nel Patto) sono rilevanti a partire da una risposta immediata e tempestiva alle esigenze della popolazione, che si rivolge al servizio di Pronto Soccorso in modo più appropriato (in un triennio il Friuli VG ha ridotto i codici bianchi di circa il 20%).Poi anche una riduzione dei ricoveri (in quanto si agisce prima che l’evento acuto si manifesti) e quindi riduzione del tasso di ospedalizzazione del 10% rispetto a dove è presente la normale assistenza domiciliare integrata.E l’infermiere di famiglia/comunità è garanzia anche della continuità assistenziale. Se tale figura fosse già stata istituita avremmo avuto una rete adeguata per gran parte delle funzioni assegnate alle USCA per COVID-19 che, ad ogni buon conto, dovrebbero essere formalizzate – come già accade in alcune Regioni come la Toscana – già come micro-équipe medico infermieristiche.
Senza dimenticare la promozione di un rapporto di maggiore fiducia tra infermiere e cittadino, dovuta a una più rilevante prossimità e una migliore offerta assistenziale che va oltre la prestazione erogata, verso una dimensione sociale e relazionale che migliora la qualità di vita dei cittadini. Secondo un’indagine condotta sempre in Friuli-Venezia Giulia sulla qualità percepita dai pazienti e familiari fruitori del servizio, gli utenti sono più che soddisfatti del nuovo servizio: il 93% degli intervistati ritiene che la presenza dell’infermiere di comunità (quali sono le RSA ad esempio) risponda meglio ai propri bisogni assistenziali rispetto al precedente modello di assistenza domiciliare integrata.E per averlo serve un’integrazione degli organici infermieristici ormai all’osso: durante la pandemia i turni sono stati anche oltre le 12 ore.Quanti ne servono? La stima (senza considerare le Regioni in cui è presente un maggior numero di anziani e fragili dove le necessità aumentano) l’ha fatta la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche: sul territorio, per rispondere ai bisogni di salute degli oltre 24 milioni di cittadini con patologie croniche o non autosufficienza, la Federazione nazionale degli infermieri ha calcolato la necessità media di almeno un infermiere ogni 500 assistiti (assistenza continua) di questo tipo: circa 20mila infermieri di famiglia/comunità. Un numero che è desumibile anche calcolando un infermiere di famiglia e comunità ogni 3mila cittadini circa.

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Manutenzione ed infrastrutturazione idraulica del territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

“Siamo preoccupati per l’approccio ragionieristico della Commissione Ambiente dell’Unione Europea, le cui politiche non considerano adeguatamente i valori ecosistemici dell’irrigazione, che restituisce all’ambiente, in una logica di circolarità, una risorsa spesso qualitativamente migliore di come viene prelevata. E’ questa la dimostrazione di come, sul tema acqua, vada fatto uno sforzo comune per affrontarlo in maniera complessiva, sulla base della conoscenza ed il primo, importante obbiettivo raggiunto dal Libro Bianco “Valore Acqua per l’Italia” è proprio di avere fatto sintesi fra culture ed interessi diversi.”A dirlo è Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), intervenuto all’odierno webinar, che, causa emergenza coronavirus, ha sostituito la presentazione ufficiale dello studio, prevista a Roma ed organizzato da “The European House Ambrosetti”.“I cambiamenti climatici – prosegue il DG di ANBI – hanno ormai trasformato in irrigua tutta l’agricoltura italiana, impegnata da anni, attraverso la ricerca applicata, condotta dai Consorzi di bonifica ed irrigazione, ad ottimizzare l’uso colturale dell’acqua. In questo, è ora determinante il ruolo protagonista, che deve assumere lo Stato attraverso adeguati investimenti nel settore idrico perché, se è vero che l’acqua va risparmiata, ciò non deve mettere in crisi il comparto primario. Oggi, infatti, il cibo è irriguo anche in termini economici; basti pensare che l’agricoltura specializzata produce, pro capite, 250 giornate di lavoro contro le 4 giornate necessarie per le colture invernali.Non solo: l’acqua – aggiunge Gargano – è elemento fondamentale per la creazione di oltre 287 miliardi di valore aggiunto, vale a dire il 17,4% del Prodotto Interno Lordo, percentuale che pone l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Germania. È necessario, quindi, investire nel Piano Nazionale Invasi per aumentare l’attuale percentuale, pari all’11%, nella raccolta di acqua piovana; l’alternativa è il ripetersi della logica degli stati di calamità che, come abbiamo più volte evidenziato, riescono a risarcire solo il 10% di quei 10 miliardi di danni, che annualmente l’estremizzazione degli eventi atmosferici causa alla nostra agricoltura. Entro l’estate – annuncia infine il Direttore Generale di ANBI – presenteremo un Piano Nazionale Strategico di manutenzione ed infrastrutturazione idraulica del territorio, fatto da progetti esecutivi, elaborati dai Consorzi di bonifica ed irrigazione in una logica di fruizione multifunzionale della risorsa acqua; contestualmente torneremo a chiedere di concludere le tante opere incompiute, spesso ferme nelle pieghe della burocrazia e già costate troppo in termini di risorse pubbliche.”

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Pedemontana troppo costosa e impattante sul territorio più urbanizzato d’Italia”

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2020

“Quando ho letto della proposta di legge per aumentare di 350 milioni di euro il patrimonio di Milano Serravalle per poter finanziare la Pedemontana il primo pensiero è stato di pena verso il popolo lombardo costretto a sopportare questi amministratori. Perché nelle stesse ore la Regione negava poche centinaia di migliaia di euro di finanziamento per il prolungamento della metropolitana da Cologno a Vimercate. Che andrebbe a snellire il traffico sulla tangenziale est e quindi i ricavi della Milano Serravalle”, così Marco Fumagalli, capogruppo del M5S Lombardia.
“Il punto non è questo,”, aggiunge, “ma tutte le attività poste in essere da Regione intorno alla Serravalle. A cominciare dalla controversia sul valore della società che ha visto contrapporre le pretese di Regione Lombardia al Comune di Milano. Il Tribunale ha dato uno schiaffone alla Regione e così il salasso dell’acquisto delle quote dal Comune ammonta a 90 milioni di euro a carico del contribuente”. “Ora la Regione Lombardia ha azioni pari all’82 % della società che a parere mio ha un valore complessivo di circa un miliardo. Negli ultimi 3 anni infatti la Serravalle ha fatto utili netti per 150 milioni di euro e ha un ROE (il rendimento netto rispetto al capitale investito) pari al 10 %, che in tempi di interessi zero rappresenta una vera eccezione di mercato. È chiaro che in Serravalle hanno “tirato la cinghia” per patrimonializzare il più possibile la società e poter investire in Pedemontana. Ma siccome questa mostruosa creatura ha dei costi esorbitanti Regione deve mettere mano al portafoglio e al contribuente costa 350 milioni. Al di là che ritengo che la Pedemontana sia un’opera troppo costosa e impattante sul territorio più urbanizzato d’Italia, è l’operazione finanziaria che non convince. Perché il contribuente deve pagare per Pedemontana? Perché anziché fare un aumento di capitale da parte di Regione Lombardia, non si procede a collocare sul mercato presso investitori istituzionali un aumento di capitale a pagamento di Serravalle così da evitare l’esborso da parte di Regione Lombardia? Perché se l’opera è di così grande interesse per l’imprenditoria lombarda, l’aumento di capitale non viene sottoscritto dagli imprenditori interessati dalla tratta? Forse perché l’opera ha più ombre che luci e nessuno si fida a tirare fuori un centesimo. Salvo Pantaleone che però non può esprimersi ma deve solo subire”, conclude Fumagalli.

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Serve un grande piano di manutenzione del territorio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 gennaio 2020

“Le campagne sono oggi bacini di espansione idrica per la salvaguardia dei centri urbani dalle alluvioni; ciò a causa dell’inarrestabile cementificazione, ma soprattutto per decenni privi di finanziamenti pubblici a favore della prevenzione idrogeologica. Oggi più che mai, di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici, serve un grande piano di manutenzione del suolo, prima emergenza del Paese.”A ribadirlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), intervenuto a Sermide ad un convegno sui cambiamenti climatici, organizzato da Coldiretti Mantova.“Bisogna aumentare la resilienza dei territori in sinergia con gli agricoltori, che devono continuare a garantire l’efficienza idraulica dei loro appezzamenti, la cui irrigazione deve rispondere alle mutate esigenze colturali. La sostenibilità ambientale, indicata dal New Green Deal europeo, sarà raggiunta solo se integrata con obiettivi economici e sociali. Per questo – annuncia Vincenzi – ANBI sta lavorando, assieme al mondo accademico e al Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, ad un progetto territoriale di certificazione di sostenibilità idrica, chiamato #GocciaVerde. Con lo stesso spirito prosegue l’azione di Irrigants d’Europe in sede comunitaria per affermare la valenza ambientale dell’irrigazione, contrastando gli aspetti penalizzanti le economie agricole mediterranee insiti nella Direttiva Acque. L’utilizzo della risorsa idrica nel settore primario – conclude il Presidente di ANBI – è un aspetto distintivo del made in Italy agroalimentare.”

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Un sorso di “Tintilia del Molise”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

È sempre un piacere parlare di un testimone principe del territorio molisano, il vino Tintilia, ed è stato bello farlo nel Molise, a Bojano, capitale riconosciuta dell’antico Sannio.Un vino rosso (tinto) che racconta la Spagna, quale terra di origine, e, anche, la Francia per averlo adottato e, poi, portato nella capitale, nel periodo in cui, prima metà dell’800, nel Regno di Napoli c’erano i francesi. Da lì il trasferimento facile nella Provincia più vitata del Regno qual era il Molise. Terra di vini bianchi, soprattutto nelle aree interne, intorno a Campobasso e intorno a Isernia, dove appagava la gran parte dei viticoltori e dei consumatori, che, parlando del vino, lo hanno sempre inteso rosso.
Tant’è che nelle cantine di Campobasso e d’intorno chiedere un bicchiere o una bottiglia di vino rosso si diceva semplicemente, “dammi una tintilia (damme na tenteje). Tutto questo fino a quando le cantine erano diffuse e svolgevano un ruolo sociale importante. E, anche, fino a quando le minute vigne di Tintilia hanno resistito all’attacco ricevuto da una programmazione che ha scelto, agli inizi degli anni ’60, le colline che guardano da vicino l’Adriatico per lo sviluppo della nuova vitivinicoltura molisana e privilegiato fondamentalmente due vitigni, il “Trebbiano” ed il “Montepulciano”, che scendevano direttamente dall’Abruzzo.
Alla fine degli anni ’80 già non si parlava più di Tintilia, fino a quando istituzioni come Università e Ente di sviluppo, imprenditori illuminati, tecnici e comunicatori esperti di enologia – chi intorno a un banco di laboratorio, chi sulla cattedra, chi alla sua ricerca nei campi e chi intorno a una tavola imbandita – non cominciarono a riparlare, con tanta passione, dei suoi acini spargoli, della poco produzione e della grande bontà.Michele Tanno, l’agronomo, era il più appassionato di tutti, in giro a ricercare le vigne o i tralci rimasti, insieme con il disegnatore della farfalla di “Piacere Molise”, Ro Marcenaro, che lo raccontava a tutti.Un momento importante quello che stava succedendo nella prima metà degli anni ’90 con la riscoperta del vino Tintilia.
La nuova considerazione ricevuta l’ha portato a essere, nel 1966, una delle 17 tipologie della nuova Doc “Molise o del Molise” ed a fare il salto definitivo nel 2011 con il riconoscimento di una Doc tutta sua, “Tintilia del Molise”, prodotta nei vigneti coltivati, sopra i 200 s. l. m., in 60 comuni della Provincia di Campobasso e 15 della Provincia di Isernia.Il limite dei 200 metri minimi di altitudine si era reso necessario già con l’inserimento nelle Doc “Molise o del Molise” per far riconquistare a questo vitigno il suo territorio naturale e non ritrovarlo confuso tra i vitigni delle colline basse. Quelle che guardano il mare Adriatico da vicino, che tanto rappresentano la rinascita della vitivinicoltura nella seconda più piccola regione d’Italia.Una ripresa lenta ma significativa dopo l’uscita, 1999, della prima bottiglia “Tintilia del Molise” dell’azienda Di Majo Norante di Campomarino, a me cara per la riproduzione in etichetta di un angolo del mosaico più bello, quello del leone, ritrovato nella mia Larino, già capitale dei Frentani. Poi altri produttori a segnare la storia bella che vive oggi il vino “Tintilia” con le medaglie e gli applausi ricevuti in occasione delle premiazioni nei più importanti concorsi, nazionali e internazionali. Il suo sapersi accompagnare, con la delicatezza propria dell’essere molisano, ai vini italiani più noti e più blasonati.E’ così che è diventato il testimone principe del territorio molisano e dell’immagine di un Molise che c’è e vuole dire la sua, anche con le sei indicazioni geografiche riconosciute, con l’olio “Molise” Dop extravergine a fare da traino, e i suoi 150 e più prodotti tradizionali, tra i quali spiccano, bontà come la “Pampanelle di San Martino in Pensilis”, la “Stracciata”, il “Fagiolo di Acquaviva di Isernia”, la “Ventricina della Valle del Trigno”, l’”Ostia d Agnone”, la “Pezzata di Capracotta” e altro ancora.Per essere ancor più testimone e immagine del Molise, la motrice possente del treno delle bontà e delle bellezze del Molise, il “Piacere del Molise”, serve l’unità di tutti i suoi produttori dentro il consorzio di tutela; il dialogo costante produttori e istituzioni, in primo luogo i Comuni; una programmazione dello sviluppo con l’agricoltura, la zootecnia e la forestazione perni dello stesso; una reale strategia di comunicazione che guarda lontano, e, ciò è possibile se poggia su strutture, strumenti e, ancor più, professionalità capaci di tessere il racconto del Molise, delle sue risorse e dei suoi valori.L’invidia, un male tipico del mondo contadino, non solo molisano, non produce, ma fa perdere solo tempo e occasioni. E’ un freno possente, la forbice che da sempre taglia le ali al Molise, e, nel caso da me qui considerato, le ali di rosso colorate di un vino al femminile, come la “Barbera” la “Tintilia” o semplicemente “Tintilia” (by Pasquale Di Lena)

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“Creatività, impresa e territorio”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 ottobre 2019

Camerino. Sarà il tema del convengo di chiusura della prima edizione del master di primo livello in “Manager dei processi innovativi per le start up culturali e creative” ed apertura della seconda edizione, promosso dall’Università di Camerino nell’ambito del progetto formativo “Amandola Training Centre”, realizzato grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno.
La due giorni si terrà il 18 ottobre a Camerino presso la Scuola di Giurisprudenza mentre sabato 19 ottobre ci si sposterà all’Auditorium Vittorio Virgili di Amandola, dove avranno sede le attività formative del master, diretto dal prof. Francesco Casale.
La creatività come oggetto dell’attività d’impresa, la creatività come fattore dell’organizzazione dell’impresa, le imprese creative per riattivare il territorio saranno al centro degli interventi che si alterneranno a cura di insigni esponenti dell’Accademia, delle Istituzioni, dei Territori. Tra gli interventi previsti nella seconda giornata, anche la presentazione di Unicamontagna, individuata come esempio di buona pratica come iniziativa a favore del territorio. Unicamontagna, infatti, è stata fortemente voluta da Unicam ed è nata con l’obiettivo di creare uno spazio condiviso in cui sviluppare un modello organizzativo nuovo tra filiere produttive, con particolare riferimento ai settori manifatturiero e agroalimentare, in relazione ai servizi creativi. “Il master in “Manager dei processi innovativi per le start-up culturali e creative” ha l’obiettivo – sottolinea il prof. Francesco Casale – di stimolare la nascita di nuove start up nate dall’unione tra giovani inoccupati con conoscenze elevate ed imprese esistenti con elevato know-how nei settori culturali e creativi del turismo, dello spettacolo e delle produzioni tipiche e d’eccellenza, al fine di creare PMI che possano resistere sul mercato e che siano orientati allo sviluppo intelligente sostenibile e solidale ed al conseguente sviluppo del territorio, in particolare di quello dell’entroterra appenninico”.
sito http://www.unicam.it.

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L’Economia Circolare come nuovo modello per lo sviluppo sostenibile del territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

Città di Castello 19 settembre ore 9.00 Sala degli Specchi Quadrilatero di Palazzo Bufalini. Giornata di studio e dibattito sull’economia circolare – un modello accattivante con un grande potenziale per la trasformazione verso un’economia verde sostenibile. Accattivante ma non di facile applicazione, visto che rompe con la logica del modello predominante di processi produttivi lineari. E’ possibile ascoltare esperti sul tema e e sulle buone pratiche in atto. Modera: Karl-Ludwig Schibel Saluti: Sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta, Assessore all’ambiente Comune di Città di Castello, Massimo Massetti eAssessore all’ambiente Regione Umbria, Fernanda Cecchini. I temi del programma sono:
Progettazione circolare per la sostenibilità Federico Rossi, Università degli studi di Perugia
Economia circolare e il problema delle materie prime seconde Giuseppe Rossi, AURI
Evitare la nascita dei rifiuti e gestire al meglio quelli che ci sono Christian Goracci, Ennio Spazzoli, Sogepu
Green Public Procurement come strumento per promuovere l’economia circolare Silvano Falocco, Fondazione Ecosistemi
Il recupero delle macerie post sisma Moreno Marionni, VUS Valle Umbra Servizi
Buone pratiche di Bioeconomia circolare per la rigenerazione dei territori Daniela Riganelli, Novamont
Quale futuro per l’economia circolare in Umbria? Walter Ganapini, Direttore Generale Arpa Umbria
Verso una strategia regionale di sviluppo sostenibile Sandro Costantini, Servizio Valutazioni ambientali, sviluppo e sostenibilità ambientale
Economia circolare e simbiosi industriale: presentazione delle opportunità della nuova Programmazione Comunitaria Andrea Pignatti, Presidente InEuropa.

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Le criticità dovute al maltempo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

“Si stanno verificando nel nord del Paese, in particolare in alcune zone della Lombardia. Mettono ancora una volta a nudo la fragilità complessiva del territorio italiano. Va sottolineato con chiarezza e decisione come non sia il singolo evento meteorologico, per quanto improvviso e intenso, a determinare gli effetti che stiamo osservando. Alla base di tutto c’è la capacità del suolo di rispondere in modo elastico ed efficace al singolo fattore climatico e di assorbirne gli effetti: cosa ovviamente estremamente improbabile o impossibile quando nel tempo si sono operate scelte sciagurate sotto il profilo ambientale, urbanistico e infrastrutturale».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, urbanista e direttore scientifico del Centro Studi Sogeea.
«Molte delle zone più duramente colpite in queste ore avevano vissuto episodi simili appena lo scorso autunno e questo fa capire come ci siano situazioni incancrenite su cui bisogna intervenire con programmi di ampio respiro: le toppe messe sull’onda dell’emergenza servono a poco. Così come in tante altre realtà del nostro Paese, che presenta il 90% dei Comuni esposti quotidianamente a rischi idrogeologici, andrebbe ripensato l’assetto complessivo del territorio.Non basta effettuare la pulizia dei fondali dei torrenti o la manutenzione degli argini dei fiumi se i corsi d’acqua sono stati interrati o costretti in innaturali alvei o se si è lasciato costruire abitazioni in zone manifestamente pericolose. Un suolo manomesso, privato delle opportune piantumazioni e impermeabilizzato con cementificazioni selvagge prima o poi presenterà sempre un conto salatissimo da pagare».

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Conferenza “Partecipazione Culturale, Individui e Comunità Territoriali

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Roma Lunedì 3 Giugno, ore 15 Palazzo delle Esposizioni – Sala Auditorium ingresso da via Milano 9/AConferenza “Partecipazione Culturale, Individui e Comunità Territoriali – un progetto sperimentale promosso da Roma Capitale e le pratiche internazionali per valutare la relazione tra cultura, sviluppo e benessere dei cittadini”Partecipano Luca Bergamo Vicesindaco di Roma,Enrico Giovannini Portavoce ASviS, Robert Manchin Direttore scientifico del progetto C (N) P O, Bruno Lepri della Fondazione Bruno Kessler, Ekaterina Travkina della Direzione economica e occupazione locale dell’OCSE, László Pinter dell’Università Centrale Europea, Valentina Montalto del Centro Ricerche della Commissione Europea, Cristina da Milano per Culture Action Europe, Nicholas Anastasopoulos della National Technical University of Athens.Introduce Vincenzo Vastola, Direttore del Dipartimento Attività culturali di Roma Capitale Modera Pier Luigi Sacco, Università IULM

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Francesco Macario e Alberto Bianchi “L’occhio della storia. Il territorio di Lovere nel racconto dell’immagine”

Posted by fidest press agency su domenica, 28 aprile 2019

Bergamo alta Domenica 5 maggio 2019 alle ore 11:00 Museo Cividini nella Antica Zecca, via Donizetti 18/a. Nell’incontro a cura dello scultore Pierantonio Volpini e introdotto dalla scrittrice e giornalista Mimma Forlani vedrà protagonista lo storico e ricercatore Francesco Macario. Si snoderà in due momenti: nel primo avverrà la presentazione del libro dal titolo “L’occhio della storia. Il territorio di Lovere nel racconto dell’immagine”, che ha come coautori Francesco Macario e Alberto Bianchi ed è stato pubblicato nel 2016 nella Collana del Centro Civico Culturale di Lovere, La Cittadina Edizioni.
Sempre nella stessa collana sono state pubblicati libri dedicati a Lady Wortley Montagu, al pittore fiammingo Jan de Herdt ed al sacerdote Agostino Camotto. Pubblicazioni di alta qualita nei contenuti e nella veste grafica che confermano la qualità della storia culturale, sociale e produttiva della città di Lovere, città sia della Galleria e Accademia Tadini e della storica fabbrica Italsider ora Lucchini.
Il libro, è nato a seguito di un attento, lungo e rigorosamente scientifico lavoro di ricerca, degli storici Alberto Bianchi e Francesco Macario ed è ricco di documenti inediti e diuna ampia ed esaustiva iconografia, uno libro veramente utile alla conoescenza del Borgo Antico della città di Lovere. Il libro è un piacere per la mente e per gli occhi per la presenza di tantissime immagini e riproduzioni accurate di documenti, tabelle e dettagli che stimolano domande e danno risposte a curiosità che forse prima di approcciarci al libro non immagini.Una volta conclusa la presentazione del libro sarà poriettato un multimediale divulgativo sulla storia che possiamo dire millenaria della fortezza di Bergamo edificata sulla collina di San Vigilio conosciuta ora come “Castello di San Vigilio” e dal nome originario “Castrum Capelle” denominazione dovuto alla presenza nell’area dove è stato edificato il primo “Castrum” di una Cappella “Capella” dedicata a Maria Maddalena.
La Proiezione sarà accompagnato dalla lettura dei testi dal vivo dall’attore Enrico Masseroli.Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

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“L’Italia è tra i Paese che ha un livello di consumo di suolo e del territorio tra i più alti d’Europa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

Siamo passati dal 2,7% di superficie urbanizzata negli anni ’50, al 7,7% attuale (Ispra) ”. Così oggi il senatore della Lega Giorgio Bergesio, nel corso del suo intervento alla presentazione del ddl del carroccio sul tema dell’uso razionale e responsabile del suolo. “Purtroppo questo processo nel tempo non si è mai arrestato ed è stato accompagnato da una minore cura dell’ambiente esponendo i territori ad un maggiore rischio idrogeologico; il 91% dei comuni italiani – ha proseguito il senatore leghista, capogruppo Lega in Commissione Agricoltura al Senato – sono afflitti da queste criticità perché i piani regolatori regionali non hanno tutelato i loro territori. Noi proponiamo, attraverso il riuso, la rigenerazione urbana e la riqualificazione delle aree degradate fissate nel disegno di legge, un modello che promuova un uso agricolo del suolo in linea con le politiche europee. L’obiettivo – ha concluso l’esponente del carroccio, relatore del provvedimento – è ridurre progressivamente il consumo del suolo per arrivare a zero consumo nel 2050, adottando comunque norme di buonsenso che non limitino lo sviluppo del lavoro. Chiudiamo con l’epoca dell’espansione urbanistica selvaggia e diamo spazio ad un’urbanistica riqualificata riconoscendo anche la centralità del ruolo dell’agricoltore come custode dell’ambiente e del territorio”.

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