Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘territorio’

Il territorio non si brucia…si ama

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche) insieme all’ Ente Parco delle Madonie, a difesa del patrimonio ambientale siciliano, a sostegno delle aziende rurali per i danni subiti dai dolorosi incendi.Un disastro ambientale si sta consumando davanti ai nostri occhi. L’immenso patrimonio naturale di cui la Sicilia è ricca, è offeso e distrutto da incendi, che incessantemente vengono appiccati in questi giorni.Non possiamo fermare la mano che brucia, ma possiamo tendere la nostra a difesa della natura, per tutti i suoi fruitori. Le Guide Ambientali Escursionistiche di AIGAE sono le sentinelle del territorio: lo conoscono, lo amano, lo valorizzano.Sarà il sentiero che porta a Piano Cervi lo scenario naturalistico della biodiversità delle Madonie scelto dalle GAE guide ambientali escursionistiche siciliane aderenti ad AIGAE, per l’escursione organizzata venerdì 27 a partire dalle ore 11.00, per sensibilizzare gli appassionati di escursionismo e non soltanto, riguardo ai disastrosi incendi che questa estate, in maniera particolare, hanno colpito il patrimonio naturalistico e rurale creando pesanti danni agli agricoltori imprenditori agricoli e allevatori e alle stesse guide, nonché, a tutti gli operatori del settore turistico della ricettività che insieme hanno visto “bruciare” – ed è proprio il caso di dirlo – in pochissimi giorni i frutti e il futuro del loro lavoro e di una intera l’economia legata al territorio.Un’iniziativa che si identifica proprio nel ruolo delle GAE di AIGAE – Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche – una professione che non si limita a condurre in natura, ma si vede impegnata con passione e amore per il territorio, la salvaguardia dell’ambiente, stimolare gli utenti ad una maggiore consapevolezza dell’importanza degli ecosistemi sia montani che costieri, per la conservazione dei territori.Le GAE a tutti gli effetti rappresentano uno degli attori fondamentali sui territori, portatori di interessi economici e valori sociali, custodi e sentinelle del territorio, elementi di collegamento tra la natura e l’uomo.In collaborazione con l’Ente Parco delle Madonie che si è reso immediatamente disponibile ad essere partner e promotore dell’iniziativa nel suo ruolo istituzionale e al quale verrà devoluto l’incasso della giornata del contributo richiesto ai partecipanti di € 10, che sarà interamente versato sul conto appositamente istituito dall’Ente a sostegno delle aziende rurali che hanno subito gravissimi danni causati dagli incendi che ne hanno compromesso l’attività economica.

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In Italia si continua cementificare indiscriminatamente il territorio

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 luglio 2021

Mentre le drammatiche cronache dal Nord Europa all’Estremo Oriente evidenziano la necessità di accrescere la resilienza delle comunità e i dati ISPRA testimonino invece come in Italia si continui a cementificare indiscriminatamente il territorio, a Ferrara viene presentato un programma pluriennale, scandito in 40 progetti per adattare, migliorare, potenziare strutture ed impianti idraulici a fronte dei cambiamenti climatici.“Per progettare Idropolis – spiega il Presidente del Consorzio di bonifica Pianura di Ferrara, nonché neo Vicepresidente ANBI, Stefano Calderoni – siamo partiti da una verità imprescindibile: nel 2050 con l’innalzamento del livello del mare e la subsidenza, una parte del Ferrarese sarà invasa dall’acqua; per questo occorre programmare sin d’ora interventi mirati per mitigare i danni. Allo stesso tempo, i cambiamenti climatici con fenomeni di siccità estrema, alternati a piogge spesso torrenziali, richiedono interventi sulle opere irrigue e non si può pensare di lavorare sempre in emergenza; basti pensare che al 30 Giugno scorso avevamo già derivato 250 milioni di metri cubi d’acqua per assicurare l’irrigazione.”“Il piano Idropolis – sottolinea Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – va nella direzione della programmazione, guardando al futuro, ma interpretando già i bisogni di oggi con cinque progetti di grande rilievo per un valore complessivo di circa 100 milioni di euro, candidati ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e che potrebbero iniziare ad Agosto. Per questo – continua il Presidente di ANBI – sollecitiamo velocità decisionale nel rispetto delle normative, perché non ci possiamo permettere di attendere mesi, pena non riuscire a cogliere la straordinaria opportunità del Recovery Plan.” Il piano Idropolis, condiviso con gli enti pubblici ed i portatori di interesse, nasce da un’idea di sostenibilità e difesa del territorio; complessivamente l’investimento previsto è di 230 milioni di euro.“Nel dettaglio – precisa Mauro Monti, Direttore del Consorzio di bonifica Pianura di Ferrara – parliamo attualmente di 5 progetti per il recupero e la razionalizzazione della rete irrigua, ma soprattutto del completamento del sistema irriguo Ciarle, i cui lavori sono iniziati a Giugno con l’obbiettivo di essere sempre più indipendenti dalla disponibilità di fiumi appenninici ormai torrentizi come il Reno, prelevando acqua invece dal Canale Emiliano Romagnolo.”

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Quando l’acqua racconta la storia di un territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2021

Due fiumi, quattro laghi, altrettanti canali e un’infinità di torrenti. La Via Francisca del Lucomagno è interamente accompagnata dall’acqua nei suoi 135 km che da Lavena Ponte Tresa al confine con la Svizzera portano a Pavia, sulla tomba di Sant’Agostino nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. Ed è dedicata all’acqua l’esperienza che un gruppo di pellegrini provenienti dal Veneto e dalla Lombardia sta facendo. Partiti domenica 4 luglio dalle rive del lago Ceresio, arriveranno al Ticino, al ponte coperto di Pavia, domenica 11 luglio. Nel mezzo le otto tappe del cammino, dove l’acqua è sempre protagonista e testimone della storia e dello sviluppo di un territorio. Acqua che ha alimentato l’insediamento di popoli antichissimi e nel tempo ha dato impulso allo sviluppo industriale, ma che è stata spesso maltrattata e adesso sta tornando a essere pulita grazie agli sforzi di Alfa, la società che gestisce il Servizio idrico integrato in provincia di Varese.La Via Francisca si apre sullo specchio d’acqua che si insinua tra Italia e Svizzera e che assume il nome di Ceresio o Lugano a seconda del lato da cui lo si guarda. Prosegue a Cadegliano Viconago nel parco dell’Argentera, dove il torrente Dovrana ha dato vita a un sistema di mulini che secoli fa permetteva di produrre la farina di castagne. Oggi questi mulini sono affrescati all’esterno e rappresentano un elemento di grande suggestione. Passa dai piccoli laghi di Ghirla (balneabile) e di Ganna con la sua torbiera. Quindi costeggia le sorgenti del fiume Olona per approdare a Varese dove l’omonimo lago ospita il più antico sito palafitticolo dell’arco alpino. Si immerge nella Valle Olona, dove la presenza di molte industrie per anni ha inquinato il fiume, passando dall’approdo dei Calimali, un luogo incantato gestito dall’omonima associazione che sorge tra l’Olona e gli stagni didattici.Ancora acqua, passando sopra il canale Villoresi, opera idraulica che collega il Ticino all’Adda e che fu costruito più di 130 anni fa per portare acqua ai campi della provincia milanese. L’ultimo tratto della Via Francisca del Lucomagno si snoda dapprima lungo il Naviglio Grande, opera che porta acqua alla Darsena di Milano e rappresenta il canale più importante del sistema navigli reso navigabile da Leonardo da Vinci; quindi passa lungo il Canale Ticinetto, costruito nel XII secolo con scopi difensivi, e il Naviglio di Bereguardo. Sono opere che consentirono non solo di alimentare una fitta rete di irrigazione, ma anche di collegare commercialmente Milano con il Po. L’ultimo passaggio è il Ticino, il secondo fiume italiano per portata d’acqua, che viene costeggiato nell’ottava tappa fino al ponte coperto di Pavia.

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Si può battere sul tempo l’infezione da Sars Cov 2 grazie agli antivirali e ad una nuova organizzazione del territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 11 Maggio 2021

È ormai acclarato che l’opportunità terapeutica dell’utilizzo degli antivirali contro l’infezione da Sar-Cov2 è tanto più efficace quanto prima si utilizzano tali rimedi fin dalle prime fasi dell’insorgenza dell’infezione. Le esperienze sul territorio nazionale, dalla Liguria alla Toscana alla Emilia-Romagna, dimostrano che laddove sono stati messi in campo modelli organizzativi che hanno previsto un coordinamento tra ospedale e territorio, i risultati dell’impiego precoce degli antivirali sono stati importanti. Ed è proprio sull’organizzazione a livello territoriale che si deve scommettere per fare in modo che queste terapie possono aiutare il sistema sanitario a sconfiggere il Covid. Lo hanno evidenziato gli esperti che si sono confrontati al tavolo organizzato da Motore Sanità dal titolo ‘IMPATTO ORGANIZZATIVO DELLE TERAPIE PER LA CURA DELL’INFEZIONE VIRALE DA COVID’, realizzato grazie al contributo incondizionato di GILEAD. Dalla somministrazione del farmaco antivirale in ospedale alla somministrazione sul territorio, purché in tempi brevi, ma purtroppo esistono dei limiti concreti che attualmente che non lo permettono. “La sfida maggiore è sicuramente quella di cercare di comporre quanto più possibile il gap organizzativo che ci può essere in una forma di coordinamento del territorio con le strutture ospedaliere – ha commentato Pierluigi Russo, Dirigente Ufficio Registri di Monitoraggio, AIFA -. L’invito alle regioni è quello di cercare di recuperare rapidamente il coordinamento tra il territorio e le strutture ospedaliere, un maggior coinvolgimento organizzativo che consenta di gestire questi pazienti con strumenti che in questo momento si stanno cercando di evidenziare e di utilizzare. L’esperienza degli anticorpi monoclonali ha reso ancor più forte l’esigenza di un maggior coordinamento tra il contesto ospedaliero e il contesto territoriale ma si tratta di affrontare il problema di gestire le terapie infusionali e di trasferire i pazienti positivi al Covid presso strutture ospedaliere. Si tratta di considerare un carico organizzativo importante ed è questa è sfida che dobbiamo cercare di vincere”. (abstract fonte: motoresanità)

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Sostenere il presidio del territorio e la gestione irrigua dei Consorzi di Bonifica

Posted by fidest press agency su martedì, 11 Maggio 2021

Questo per fronteggiare la crisi di liquidità venutasi a creare a causa della pandemia e generata dalla sospensione e dalla difficoltà di riscossione del contributo dovuto dalle aziende agricole. È questo l’obiettivo del decreto interministeriale che consente ai Consorzi di Bonifica, entro il 15 giugno, di contrarre mutui con gli istituti autorizzati di credito, con interessi a carico dello Stato e uno stanziamento complessivo di 500 milioni di euro”. Lo dichiara il deputato Pasquale Maglione, esponente M5S in commissione Agricoltura alla Camera a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento previsto dal Decreto Rilancio. “Il futuro dell’agricoltura italiana passa necessariamente da un uso sapiente della risorsa acqua – prosegue – È per questo che sono stati stanziati 630 milioni di euro nell’ultima Legge di Bilancio per investimenti infrastrutturali delle reti irrigue, risorse che si aggiungono agli 880 milioni di euro previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)”.

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La nuova oncologia chiede più integrazione tra ospedale e territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2021

«Il futuro dell’oncologia non è domani, è oggi. La risposta all’emergenza oncologica causata indirettamente dalla pandemia da Covid-19 deve arrivare subito. I malati di cancro non possono aspettare, il tempo è scaduto!». E’ questo l’appello di FAVO – Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, al quale ha fatto da contraltare quello delle Società scientifiche oncologiche. Agire in fretta è la parola d’ordine ed è più volte ricorsa durante il webinar organizzato da Motore Sanità in collaborazione con FAVO – Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, dal titolo “CANCRO E COVID. Il Covid ha posto il problema di screening da recuperare e da potenziare a livello territoriale, come pure l’attività di follow up; ha evidenziato quanto sia necessaria l’integrazione tra ospedale e territorio e quanto sia urgente l’assistenza territoriale quindi la medicina di territorio e di prossimità a supporto dei malati oncologici. Ma la pandemia ha anche posto il problema di una oncologia che vede di molto cambiata la gestione del paziente e che per questo richiede non solo un accesso alle terapie innovative in maniera equa ma anche un tempo di ascolto e di presa in carico del medico oncologo più dedicato. “Nel corso del 2020 sono stati fatti 1milione di interventi chirurgici in meno. Questo arretrato importante è stato gestito in maniera diversa a livello regionale. Il Piano oncologico nazionale deve fare un investimento serio sul fatto che questo carico venga smaltito in tempi reali e non può essere fatto utilizzando le risorse che sono disponibili perché sono già esaurite – ha spiegato Alessandro Gronchi, Presidente Società Italiana Chirurgia Oncologica (SICO) e Responsabile della Chirurgia dei Sarcomi dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. La riorganizzazione oncologica in tempo pandemico è stata importante e ha visto l’impegno di tutti gli operatori ma oggi necessita di una ristrutturazione e un impegno che richiedono un investimento specifico e va inquadrato e organizzato nell’ambito delle Reti oncologiche in cui possono essere gestiti virtualmente moltissimi pazienti che quindi possono evitare di muoversi non solo da Nord a Sud ma anche nelle stesse regioni per facilitare il lavoro con il territorio”.

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Anbi: Il territorio e nuovi scenari di futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2021

Qual è il valore aggiunto che un investimento in infrastrutture idrauliche apporta all’economia di un territorio? A calcolarlo, in vista della definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), che ha combinato una serie di parametri inerenti gli incrementi indotti in termini di produttività agricola, produzione idroelettrica, capacità di acquisto, derivanti dagli interventi previsti dal Piano Nazionale di Efficientamento della Rete Idraulica del Paese (858 progetti definitivi ed esecutivi, capaci di garantire oltre 21.000 posti di lavoro grazie ad un investimento di circa 4 miliardi e 300 milioni di euro).Il beneficio economico, che ne deriva, è rilevante e suddiviso in due archi temporali: il primo è decennale e prevede una ricaduta economica pari a 38,7 miliardi di euro (16 al Nord; 5,8 al Centro; 16,9 al Sud); il secondo traguarda a 25 anni ed indica un ritorno economico pari a 97 miliardi (40 al Nord; 15 al Centro; 42 al Sud). “Lo scopo –precisa Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI – è di quotare indicativamente il valore della multifunzionalità degli investimenti proposti dal nostro Piano. Salvaguardata la funzione vitale dell’acqua, è tempo di pensare alla gestione idraulica ed irrigua come servizio ecosistemico per il territorio e non solo per l’agricoltura: dalla produzione di energia rinnovabile alla fruizione in termini di turismo sostenibile.”“Sono questi i nuovi scenari della moderna Bonifica – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – In questo quadro, nella mattinata di mercoledì 21 Aprile prossimo, Giornata Mondiale della Creatività e dell’Innovazione, presenteremo, alla platea degli enti consorziali ed all’opinione pubblica, 5 nuove start-up nel corso dell’evento web “Il valore dell’acqua 4.0”, cui hanno già assicurato la partecipazione esponenti del Governo, del mondo della ricerca e delle imprese. Sarà un ulteriore tassello nel processo anche culturale, che porterà alla creazione della piattaforma Inno2hub, da noi promossa.”

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Pronti i progetti del territorio metropolitano per partecipare al Programma PINQuA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Torino. Lo scorso dicembre la Città metropolitana di Torino aveva avviato, con la collaborazione della Fondazione per l’architettura – in virtù di un protocollo di intesa firmato nello stesso mese dal consigliere delegato allo sviluppo strategico Dimitri De Vita e l’Ordine degli architetti di Torino – una ricognizione di proposte progettuali, con le quali partecipare al programma PINQuA, per ridurre il disagio abitativo e insediativo, con particolare riferimento alle periferie e all’incremento della qualità della vita e che attribuissero all’edilizia residenziale sociale un ruolo prioritario.Il bando, in linea con il Programma PINQuA, prevedeva che ciascun ente locale potesse presentare fino a tre idee progettuali, con un contributo massimo per ogni proposta ammessa di 15 milioni di euro. Il programma nazionale prevede che venga assicurato il finanziamento di almeno una proposta per regione. I temi attorno ai quali costruire le proposte progettuali erano :
– riqualificazione e riorganizzazione del patrimonio esistente;
– rifunzionalizzazione di aree, spazi e immobili pubblici e privati;
– miglioramento dell’accessibilità e della sicurezza dei luoghi urbani, dei servizi e infrastrutture;
– rigenerazione di aree e spazi già costruiti, soprattutto ad alta tensione abitativa;
– individuazione e utilizzo di modelli e strumenti innovativi di gestione, inclusione sociale e welfare urbano nonché di processi partecipativi, anche finalizzati all’autocostruzione.
La risposta territoriale è stata un successo, considerando anche la difficoltà per i Comuni di organizzare, oltre tutto in tempi di lockdown e di congenita mancanza di personale: hanno partecipato alla “call” della Città metropolitana di Torino 24 Comuni oltre all’Atc, (Agenzia territoriale per la casa del Piemonte centrale), per un totale di oltre 200 milioni di euro, proponendo progetti singoli o in forma aggregata.
Le tre proposte emerse dalla ricognizione e che verranno candidate sono:
– “Ricami-Ricuciture dell’abitare metropolitano inclusivo”, presentata dalla Città di Collegno unitamente ai Comuni di Borgaro e Grugliasco, all’Agenzia territoriale per la casa del Piemonte centrale “Atc” e alla Società Cooperativa edilizia a proprietà indivisa Giuseppe Di Vittorio (cluster ovest).
– “Residenza- Resilienza” presentata dalla Città di Moncalieri unitamente ai comuni di Nichelino, Beinasco, Trofarello, La Loggia, integrata dalle proposte presentate dai Comuni di Chieri, Piobesi, dall’Agenzia territoriale per la casa del Piemonte centrale “Atc” e dall’Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese(cluster sud).
– “UBIQuA Uomo, biosfera, innovazione, qualità dell’abitare” dalla Città di Settimo Torinese con aggregazione delle proposte di Venaria Reale, San Mauro, Foglizzo e dall’Agenzia territoriale per la casa del Piemonte centrale “Atc”(cluster nord/est).
“Riqualificazione di edifici, strade, aree verdi, attenzione al dissesto idrogeologico, promozione di spazi culturali, miglioramento delle infrastrutture digitali, mobilità sostenibile.” spiega il consigliere delegato metropolitano alla pianificazione strategica Dimitri De Vita “Gli interventi previsti dai tre progetti coprono a 360 gradi quegli aspetti che sono alla base di una vera riqualificazione dell’abitare e delle periferie, e che non si possono limitare a creare o aggiustare spazi cittadini ma devono proporre nuovi modi di vivere, di stare bene. Un elemento senza il quale è difficile guardare al futuro e pensare a un vero sviluppo economico e territoriale, in sintonia con il Piano di sviluppo strategico che la Città metropolitana di Torino ha appena approvato”. By Alessandra Vindrola

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Aifa in Senato: medicina del territorio troppo debole

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

Il dilagare della pandemia sul territorio si è trovato di fronte un medico diverso da quello di cinquant’anni fa, che tendeva a risolvere i problemi dei suoi pazienti in studio, ed è stato affrontato in alcune regioni da emergenza assistenziale, ospedaliera, mentre era un’emergenza di sanità pubblica, da medicina territoriale. La medicina territoriale va riqualificata. È il pensiero del professor Giorgio Palù, virologo, presidente dell’Agenzia del farmaco (Aifa) e protagonista con il direttore generale Nicola Magrini di un’audizione in commissione igiene e Sanità del senato ieri sul Piano nazionale di Ripresa e Resilienza da presentare a Bruxelles per fruire di 200 miliardi di fondi europei.«Questa pandemia – spiega Palù – è stata trattata in molte regioni come emergenza assistenziale mentre era un’emergenza di sanità pubblica. Abbiamo 40 mila medici di medicina generale. Ma il medico di famiglia ormai ha perso la connotazione del suo omologo di metà secolo scorso che visitava il malato e gli forniva armi, oggi manda in pronto soccorso i pazienti per i quali ravvisa condizioni più gravi. La medicina del territorio va riqualificata, i medici di famiglia vanno dotati di sistemi diagnostici di primo livello, Tac e Rm, per svolgere attività che finirebbero finalmente per disincagliare l’accesso agli ospedali dagli attuali problemi». Per Palù il Covid-19 ha un punto in comune con l’influenza aviaria, la prima del nuovo millennio: l’origine animale che sempre più spesso sarà la nuova minaccia, motivo di più per una grande scommessa sull’informatica – primo capitolo del Recovery plan italiano – che però faccia centro sul territorio dove c’è bisogno di realizzare «anagrafe digitale, Fascicolo sanitario, Telemedicina, Cartella clinica elettronica. C’è anche bisogno di ammodernare le linee guida contro il Covid-19: il paracetamolo, comunemente indicato come primo rimedio contro il Covid-19 curato a domicilio, è sì antipiretico ma può avere conseguenze come la riduzione delle riserve naturali delle difese immunitarie contro questo virus. Il medico di famiglia qui deve avere altre armi, incidere, curare il paziente con inibitori Cox2, aspirine, possibilità di piccola diagnostica per evidenziare livelli di marker infiammatori e se del caso curare con cortisone ed eparine a basso peso molecolare per evitare quanto possibile ricoveri in ospedale e nelle rianimazioni». Nicola Magrini Dg Aifa sollecita per la medicina di prossimità una riforma del triennio formativo per i futuri Mmg, e una crescita di quest’ultimo per allinearlo ai livelli europei. «Fin qui è partito dalle regioni, serve un ripensamento congiunto aperto al contributo di tutti e servono un coinvolgimento dell’università e un allungamento del periodo di formazione a 4 anni con progressiva parificazione ai corsi di specializzazione dei colleghi specialisti del Servizio sanitario nazionale: nei prossimi anni il tema della formazione integrata tra medici della sanità pubblica va affrontato».Magrini risponde pure al formarsi di un intergruppo delle camere guidato da Beatrice Lorenzin per rilanciare gli studi clinici (“non chiamiamoli sperimentazioni”) in Italia: «per la prima volta di fronte al Covid-19 il parere è stato centralizzato all’Aifa e su un solo comitato etico, quello dello Spallanzani, che in 3 mesi ha esaminato cento studi approvandone il 30%. Vuol dire che lavora molto, e forse anche che si potrebbe essere ancora più rigorosi chiedendo studi di ampiezza maggiore». Uno sforzo al quale in Italia dovrebbe corrispondere una logica tesa a costituire dei «network di centri di ricerca a livello di specialità, reti -una per disciplina- ciascuna con un proprio comitato etico che prendono in carico tutte le fasi, diagnosi, terapia, prognosi». Altri capitoli finanziati nel Piano («aumento delle borse di studio, fondo per la ricerca indipendente che in Aifa si potrebbe portare da 25 a 100 milioni credo con alta resa») non necessiterebbero di fondi Ue ma basterebbe un investimento nazionale. «Come è stato fatto in Francia. Anche per potenziare le linee produttive dei vaccini». By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Medicina: Riforma del territorio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Il 2020 si era concluso con la medicina generale nel mirino, e alcune voci si sono levate per ricordare che la dipendenza come rapporto contrattuale potrebbe, attraverso ordini di servizio, imporre al medico di famiglia compiti che oggi non svolge. Tra queste voci, quella del professor Marco Trabucchi leader dell’Associazione italiana di psicogeriatria che, nei giorni di picco pandemico, toccato dalla situazione personale di una sua paziente impossibilitata a reperire il suo medico di fiducia, in un post poi subito rimosso si è staccato dall’abituale diplomazia auspicando il passaggio a dipendenza dei Mmg con “oneri, obblighi, compiti ben definiti come qualsiasi altro operatore di ogni livello”. Quasi in contemporanea, in una lettera aperta a Quotidiano Sanità la senatrice Pd Paola Boldrini, partendo dall’assunto che la battaglia del Covid si vince sul territorio, ha individuato un conflitto tra lo status libero professionale del medico di famiglia e la qualità del rapporto fiduciario con gli assistiti, e ha avviato il dibattito per un processo legislativo che, valorizzando diversamente le competenze dei Mmg, li porti al progressivo passaggio a dipendenza – inizialmente su opzione – insieme ai pediatri convenzionati. Peraltro, tuttora, le voci di consenso alla dipendenza appaiono minoritarie nella categoria. In Veneto è avviato un dibattito per spostare dalla convenzione al contratto medici di famiglia e pediatri, ma dall’altra parte la risposta prevalente è che il medico tiene ad operare come “terzo” tra servizio sanitario e paziente tutelando quest’ultimo da scelte Asl che possono rivelarsi ora inidonee ora economicistiche. Ma una volta intrapreso un percorso parlamentare è così difficile che a breve il medico convenzionato si ritrovi a trattare sul “come dipendere” e non più sul “se”?
Tanta gente oggi mi dice che il suo medico non risponde al telefono. Colleghi anche validi. È evidente che se non c’è ricambio, se non ci sono giovani medici che premono per rimpiazzarlo, un medico “fannullone” può trarre stimoli, oltre che dal suo personale slancio verso i pazienti, da un contratto che premi il suo lavoro e il suo aggiornamento. Questo contratto oggi non c’è. Niente di strano che la mancanza di stimoli possa far crescere, in breve e imprevedibilmente, la percentuale oggi residuale di medici favorevoli a una dipendenza che in effetti vuol dire più tutele contrattuali. Tuttavia, portare un medico di famiglia a dipendenza, sarebbe una scorciatoia che al di là degli oneri in più (o in meno: gli “imboscati” ci sono anche nella dirigenza Ssn) non premia i meriti e non risolleva una categoria “appiattita” da contratti troppo “uguali per tutti”. Quale l’alternativa? «Credo che i sindacati, e in particolare la Fimmg, dovrebbero farsi promotori di progetti che premino la meritocrazia per ogni singolo medico valutando gli esiti di condivisi progetti di assistenza. I medici non sono tutti uguali e gli incompetenti o i fannulloni andrebbero via via espulsi dal “tempio”. Sul momento si perderebbero consensi, ma si preserverebbe la dignità del sistema senza affrontare sterili e pericolosi dibattiti su un rimedio, la dipendenza, peggiore del male».
Il Covid ha esacerbato le critiche a una medicina generale che però, «nelle regioni dove si è cercata la qualità dei contratti, tiene bene. Il medico di “base” è la base del palazzo del Ssn, se non curi un palazzo dalle fondamenta, a partire dalle realtà locali, ti crolla. I governi non lo curano più. Bene, dunque una libera professione con più controlli e con una cornice normativa che, quando un collega ha 1700 assistiti perché benvoluto, anziché considerarlo “arrivato”, lo incentivi ad offrire sempre di più, investendo sul personale, sulla struttura, e distogliendo dalla professione i “passivi”. Che purtroppo ci sono. Così come, onestamente, si trovano in ogni sindacato dirigenti che evitano le proposte impegnative dei colleghi e tendono giusto a coltivare le cariche, identificandosi sempre meno nella brillante parabola del medico di famiglia e magari di più in una carriera nelle grandi istituzioni: cito – una su tutte – l’Enpam, dove pure io sono stato vicepresidente e dove oggi il mio sostituto prende decine di volte più di quanto prendessi io». Mauro Miserendino by Doctor33 (abstract)

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Una legge per la ristrutturazione del territorio

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

“In Legge Finanziaria si metta una norma, che ponga la manutenzione del territorio come scelta forte e destinando, alla principale opera infrastrutturale di cui il Paese abbisogna, un piano di risorse pluriennali, le cui opere siano da concordare con Regioni ed Autorità di Bacino”: a chiederlo è l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), il cui Presidente, Francesco Vincenzi e Direttore Generale, Massimo Gargano, sono stati auditi dalla Commissione Ambiente della Camera nell’ambito delle consultazioni sul rischio idrogeologico.“Abbiamo appreso con soddisfazione – afferma il DG di ANBI – che è in fase di stesura un disegno di legge sul contrasto al dissesto del territorio, perché non si può continuare a costruire in aree a conclamato rischio idraulico, né si deve proseguire nel consumo irrefrenabile di suolo. La risposta alle conseguenze dell’estremizzazione degli eventi atmosferici, accentuate dalla naturale fragilità di un territorio come l’Italia, non può essere la proclamazione degli stati di calamità, che peraltro, dati alla mano ristorano solo il 10% dei danni a comunità, di cui si blocca l’economia e lo sviluppo!”“I Consorzi di bonifica – prosegue Vincenzi – conoscono il territorio, di cui curano la quotidiana manutenzione ed hanno pronti piani di opere definitive ed esecutive, cioè cantierabili, in grado di rispettare il cronoprogramma europeo per l’utilizzo delle risorse del Recovery Plan. Vanno superate inutili procedure e burocrazie, che rallentano i tempi di realizzazione delle opere, pur mantenendo i dovuti controlli sulle spese. Le recenti calamità meteo hanno dimostrato l’utilità dei bacini di laminazione; per questo, accanto al Piano per l’Efficientamento della Rete Idraulica, rilanciamo l’obbiettivo ventennale di 2000 nuovi invasi medio-piccoli sul territorio nazionale e tutti in piena sintonia con il rispetto dell’ambiente, del paesaggio e dei fiumi.”

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L’ASviS presenta il Rapporto “I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

Roma, 15 dicembre 2020 ore 11:00 Nasce il Rapporto ASviS sui territori, il primo strumento che misura e analizza il posizionamento di regioni, province e città metropolitane, delle aree urbane e dei comuni, rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Il nuovo Rapporto “I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” è uno strumento unico e innovativo a disposizione dei decisori, della società civile, dei media: attraverso indicatori elementari e compositi, aiuta a comprendere se e in che misura le diverse aree del Paese si muovono su un sentiero orientato alla sostenibilità economica, sociale e ambientale, a soli 10 anni dalla scadenza fissata dal piano d’azione delle Nazioni Unite, firmato da 193 Paesi, Italia compresa. Il primo Rapporto ASviS sui territori, che integra quello annuale pubblicato l’8 ottobre, offre una base informativa unica e intende stimolare quel processo di “territorializzazione dell’Agenda 2030” suggerito dall’ONU, dall’OCSE e dalla Commissione europea, proprio mentre il Governo sta elaborando il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) da finanziare con i fondi del Next Generation EU e si sta predisponendo l’accordo di partneriato per i fondi europei destinati ai diversi territori italiani. Il Rapporto contiene anche un’analisi delle disuguaglianze territoriali, con particolare attenzione al Sud e alle aree interne, e presenta le proposte elaborate dall’ASviS alla luce delle linee guida del PNRR per indirizzare il percorso di ripresa in una logica di sviluppo sostenibile. Inoltre, illustra casi concreti di buone pratiche messe in campo da attori istituzionali e non. Si può seguire l’evento su asvis.it, su ansa.it e sulla pagina Facebook dell’ASviS

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Il ruolo delle farmacie sul territorio

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

“La farmacia gioca un ruolo fondamentale sul territorio per la sua capillarità, la presenza costante e il consolidato rapporto di fiducia con il paziente. Queste caratteristiche le consentono di avere una grande potenzialità sia nel promuovere la prevenzione, sia nel monitorare e favorire l’aderenza alle cure, in particolare per le malattie croniche. In un simile contesto, il farmacista diventa partner strategico a fianco del medico di famiglia e dello specialista, all’interno di un’alleanza che deve rafforzarsi sempre di più. Il controllo della compliance sarà uno dei nuovi servizi che sperimenteremo con la Regione nelle farmacie territoriali”. Lo ha dichiarato Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia, al IV Congresso Nazionale Onda, apertosi questa mattina in modalità virtuale e dedicato al tema “L’aderenza diagnostica e terapeutica nell’era Covid-19”. Riuscire a migliorare l’aderenza alle cure, ancor più nell’ambito della cronicità, è un obiettivo prioritario per le ricadute positive che avrebbe sulla salute della popolazione e sull’ottimizzazione delle risorse sanitarie. Di recente sono stati condotti diversi studi sul ruolo della farmacia per l’aderenza terapeutica nelle malattie croniche. Un’indagine svolta nelle farmacie in collaborazione con il Centro Cardiologico Monzino su oltre 3.000 cittadini lombardi ha evidenziato che solo 6 pazienti su 10 seguono correttamente le cure per lo scompenso cardiaco e la fibrillazione atriale. Anche nel campo del diabete è stato svolto, tramite le farmacie, un interessante studio nazionale dal quale è emerso che 1 paziente su 4 è poco aderente alla terapia e 2 su 3 la seguono ma non in modo ottimale.“La pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova la sanità italiana – ha concluso la Presidente di Federfarma Lombardia – e sta richiedendo una sua profonda trasformazione, che va verso un potenziamento dell’assistenza territoriale. In quest’ottica, la farmacia ha dimostrato nei mesi più critici di poter essere un punto di forza, in quanto avamposto del sistema e presidio sanitario imprescindibile a livello locale. La professionalità dei farmacisti ha permesso di veicolare messaggi e informazioni essenziali alla popolazione. In futuro, continueremo con lo stesso impegno a svolgere il nostro lavoro a supporto dei cittadini e ci auguriamo di poter fare ancora di più, in accordo con la Regione”.

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Per sconfiggere la criminalità lo Stato deve presidiare il territorio

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

Roma. Ha fatto scalpore, e non poteva essere diversamente, la richiesta avanzata dalla Procura di Roma per la condanna nei confronti dei membri del clan Gambacurta, attivo a Montespaccato, zona a nord della capitale. Un processo che vede impegnata, in qualità di parte civile, l’associazione Codici, che ha chiesto la condanna di tutti gli affiliati al sodalizio criminale.“Parliamo di accuse pesanti – sottolinea Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – dall’associazione a delinquere finalizzata all’usura allo spaccio e traffico di sostanze stupefacenti, il tutto aggravato dal metodo mafioso. Da più parti viene enfatizzata la richiesta di 544 anni di carcere per i membri del clan Gambacurta, ma a nostro avviso tutto questo clamore rischia di distogliere l’attenzione dal tema centrale”.“È fuori luogo dire che è stata fatta giustizia – aggiunge Carmine Laurenzano, avvocato di Codici – perché se è vero che le richieste di condanna sono importanti, come i 30 anni per il capo del sodalizio criminale, è altrettanto vero che l’allarme criminalità nella capitale è tuttora altissimo. Con gli arresti degli ultimi anni si è creato un vuoto che nuove bande stanno cercando di riempire e questo è il nodo centrale della questione: chi ha occupato il posto del clan Gambacurta? È necessario presidiare il territorio. Bisogna vigilare, mantenere la guardia altissima, altrimenti si lascerà campo alla malavita, con i cittadini abbandonati al loro destino”.“Pensare che la criminalità organizzata si sia volatilizzata sarebbe sbagliato oltre che superficiale – conclude Giacomelli – è adesso che inizia la vera sfida dello Stato, che deve riappropriarsi dei territori liberati dalla malavita. L’attività di controllo e contrasto è importante, ma non basta. Serve anche un’azione decisa e capillare di prevenzione e di aiuto nei confronti dei cittadini in difficoltà, che devono percepire lo Stato come un alleato vicino, non un’entità astratta e lontana. Se non si capisce questo, se non si interviene in questa direzione, fare processi con decine di imputati risulterà inutile, perché alla fine il potere dei clan sarà soltanto scalfito”.

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Piano digitale del governo del territorio

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Milano. L’iniziativa, realizzata dalla Regione Lombardia in collaborazione con FormezPA, verrà presentata nel convegno online dal titolo “Valorizzazione della base cartografica di riferimento (DBT) per la redazione digitale del Piano di governo del territorio” che si terrà martedì 15 settembre 2020 a partire dalle ore 9,30. All’incontro, moderato dalla giornalista del Corriere della Sera Elena Papa, interverranno l’assessore lombardo al Territorio e alla Protezione civile, Pietro Foroni, il presidente Anci Lombardia, Mauro Guerra e il presidente di FormezPA, Alberto Bonisoli. Per partecipare è necessario iscriversi all’indirizzo: https://dbt-pgt.eventbrite.it.Si tratta di un corso che sarà erogato in modalità e-learning a frequenza libera e gratuita a partire dall’autunno 2020 fino alla primavera 2021. Gli iscritti acquisiranno capacità nell’utilizzo di un software GIS open source sperimentando l’impiego del DBT, utile nelle molteplici attività che i Comuni svolgono, prima tra tutte la realizzazione della cartografia del Piano di governo del territorio (PGT). Le lezioni hanno anche l’obiettivo di fornire un accompagnamento tecnico specialistico all’introduzione di innovazioni digitali nella pratica urbanistica lombarda fondate sull’utilizzo del DBT, in corso di completamento per tutto il territorio lombardo. Tale strumento costituisce infatti la base digitale di riferimento per tutti gli strumenti di pianificazione predisposti sia dagli enti locali che dalla Regione, come definito dall’articolo 3 della legge regionale n. 12/2005 per il governo del territorio.

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Coronavirus: Rafforzare medicina del territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

“In meno di quattro mesi il Coronavirus ha causato circa 35mila morti nel nostro Paese e oltre 800mila nel mondo. Il decesso di oltre 170 nostri colleghi medici, insufficientemente informati e protetti, è stato un dramma nel dramma che non deve più ripetersi”. Lo dichiara Giuseppe Di Mauro, presidente della Società italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che evidenzia i tre fondamentali interventi necessari da attuare contro una recrudescenza della pandemia, elaborati in seguito all’analisi del ‘Documento del Ministero della Salute – Istituto Superiore di Sanità’ dell’11 agosto sugli elementi di preparazione e risposta al Covid-19 nella stagione autunno-invernale e del ‘Rapporto ISS Covid-19’ del 21 agosto sulle indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS CoV 2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia.Per arrivare preparati a una possibile recrudescenza del virus nei mesi autunnali, Ernesto Burgio, membro del gruppo di specialisti sul COVID-19 della SIPPS, evidenzia tre punti fondamentali:
1) DISPOSITIVI DIAGNOSTICI- “Bisognerà preparare nei prossimi mesi un numero adeguato di tamponi (almeno 30 milioni) con la possibilità di ottenere il risultato in 24/48 ore massimo. Sarà importantissimo – consiglia l’esperto – anche validare i test rapidi perché, se si confermasse una buona accuratezza, sarebbe possibile abbattere i costi e i tempi dei controlli”.
2) CORRIDOI ALTERNATIVI- “Predisporre percorsi obbligatori con aree sanitarie (deputate al Triage) esterne al sistema sanitario stesso e gestite da operatori adeguatamente protetti, informati e formati. Solo in questo modo si eviterà che il virus torni a diffondersi nelle strutture sanitarie pubbliche, private e nelle residenze sanitarie per anziani e disabili. Per questo è necessario gestire il caso sospetto in teleassistenza e telefonicamente fino al risultato del tampone. In caso di necessità di visita immediata – aggiunge Burgio – questa dovrà essere demandata alle USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziali) o ad altro personale sanitario dedicato e formato. Per i casi moderato-gravi, avere la disponibilità di reparti e di ospedali COVID, anche se a oggi non utilizzati. Per le aree in cui non ci fossero reparti COVID, potrebbero essere facilmente adattati, con costi non esorbitanti, gli ospedali militari presenti in ogni provincia e regione e totalmente sottoutilizzati”.
3) DISPOSITIVI DI PROTEZIONE EFFICACI – “Dovranno essere distribuiti a tutti gli operatori sanitari. In particolare – fanno presente Di Mauro e Burgio – saranno necessari dispositivi sanitari di massima sicurezza per gli operatori di prima linea (solo inviando i primi possibili casi e i loro contatti nelle aree deputate al triage si eviterà la riattivazione delle catene di contagio e il diffondersi di casi con carica virale alta)”.
L’ultimo consiglio per una strategia efficace di contenimento dei contagi viene da Maria Carmen Verga, segretario nazionale SIPPS: “È urgente investire, quanto necessario, in prevenzione, protezione e messa in sicurezza dell’intero Sistema Sanitario, passaggio indispensabile per un ritorno della società, e in particolare della scuola, a condizioni di relativa normalità”.

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Bergamo: Arriva personale per rafforzare ospedale e territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Bergamo. Grazie ai fondi assegnati ad ASST Bergamo Ovest da Regione Lombardia (attraverso la DGR 3377 del 14/07/20 “Determinazioni in ordine al reclutamento di personale per i servizi sanitari territoriali” e la DGR 3325 del 30/06/20 “Ricognizione dei costi del personale per l’attività di sorveglianza dell’epidemia covid – 19. determinazioni in merito alla DGR n. XI/3114 del 07/05/2020 “Determinazioni in merito alle attività di sorveglianza in funzione dell’epidemia Covid-19”), nella giornata di ieri sono state firmate le delibere per le procedere di assunzione di nuove figure professionali, energie fresche utili al rafforzamento sia dell’Ospedale sia del Territorio, nell’ottica di una completa presa in carico dei pazienti, non solo Covid, con un’attenzione particolare alle fragilità e cronicità. Il reclutamento prevede l’assunzione di 76 infermieri di comunità e di famiglia (link http://www.asst-bgovest.it/455.asp ), 2 tecnici sanitari di laboratorio biomedico che aumenteranno la capacità del nostro laboratorio de seguire test diagnostici (sierologici, tamponi), 13 infermieri e 2 amministrativi dedicati al contact tracing (http://www.asst-bgovest.it/456.asp).Tutte le assunzioni serviranno per implementare l’azione capillare di monitoraggio, sorveglianza e presa in carico dei pazienti sia Covid19 che fragili/cronici, quale risposta migliore in termini di prevenzione e personalizzazione della cura.Specificatamente per il Covid19 sarà potenziata l’azione di contact tracing (tracciamento dei contatti) in funzione dell’epidemia Covid19 al fine di ricostruire le catene di contatti di persone positive al virus. Un tracciamento che può avvenire non solo in via informatica, ma anche in maniera “tradizionale”, intervistando le persone positive e risalendo alle situazioni nelle quali hanno potuto mettere a rischio la salute di persone vicine e provvedendo ad avvisarle.

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Contrastare la microcriminalità Alto casertano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

“Tutelare maggiormente i cittadini del comprensorio dell’Alto Casertano da atti delinquenziali e vandalici mi ha spinto a considerare con insistenza una presenza sul territorio di un presidio di Polizia di Stato. Pertanto, ho presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno al fine di poter ritenere nell’ambito della riforma del comparto sicurezza la possibilità di istituire la Caserma della Polizia di Stato a Piedimonte Matese. Un presidio di legalità assolutamente necessario ed indispensabile, viste le diverse criticità del territorio che attanagliano il Matese e che hanno visto sviluppare un substrato criminale legato alle organizzazioni malavitose. La presenza del presidio di Polizia unitamente al grande impegno nel controllo del territorio da parte dei Carabinieri e della Guardia di Finanza sarebbe un forte segnale di contrasto alle organizzazioni criminali”. Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Giovanna Petrenga.

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Fiore: “Dopo il fuoco rischio frane e alluvioni che potrebbero devastare il territorio”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

“Nel nostro Paese negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambiamento del regime degli incendi che richiede un cambio di strategie nel governo del fenomeno, un cambiamento che segue l’emergenza climatica in atto.Gli incendi che stanno devastando diverse aree boscate del nostro Paese, molte delle quali in aree protette come il Parco Nazionale del Gran Sasso, Parco Nazionale dell’Alta Murgia, la Riserva Orientata di Monte Cofano in Sicilia, solo per citarne alcuni, stanno distruggendo la biodiversità e mettendo a rischio le popolazioni locali, ma stanno anche predisponendo il territorio a dissesti geo-idrologici come frane e alluvioni. Fenomeni che saranno innescati dalle piogge estive intense e dalle piogge autunnali”. Lo ha affermato Antonello Fiore, GEOLOGO, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), commentando quanto sta accadendo in queste ore in alcune zone dell’Italia.“Dall’ultimo rapporto nazionale disponibile sullo stato delle foreste e del settore forestale – RaF Italia 2017-2018 (Fonte MIPAAFT 2019) dal 1980 al 2017 le superfici interessate dal fuoco sono state 4.061.988 ettari, pari a 5.689.058 campi da calcio, con una media di 106.894 ettari/annua; Roma si estende per circa 128.700 ettari. Nell’area mediterranea peggio dell’Italia solo la Spagna con 6.179.279 ettari andati in fiamme e il Portogallo con 4.512.336 ettari. I dati disponibili ci dicono che nonostante l’ultimo decennio abbia visto una diminuzione della superficie forestale percorsa dalle fiamme – ha proseguito Fiore – eventi estremi che favoriscono l’innesco del fuoco si presentano con sempre maggiore frequenza e intensità come a esempio nelle annate del 1993, 2007 e 2017, anno in cui sono stati circa 8.000 incendi e sono bruciati oltre 160.000 ettari tra superficie boscata e non boscata. Dai dati raccolti dall’European forest fire information system (Effis) si evince che in Italia nel 2019 è stata interessata dal fuoco una superficie di 20.395 ettari.Possiamo permetterci tutto questo dal punto di vista della riduzione della biodiversità, dell’inaridimento del paesaggio, del dissesto del territorio e dell’esposizione al rischio della popolazione, della cancellazione del turismo nelle aree interne che a loro volta stanno fortemente subendo il processo di spopolamento a vantaggio del ripopolamento delle aree costiere e della costante richiesta di urbanizzazione e cementificazione? In molti casi la vegetazione colpita dal fuoco si riprenderà dopo molti anni, mentre i danni diretti alle vittime, sia esse umane che animali, sono irreparabili, come pure i danni indiretti sulla stabilità dei versanti con possibile innesco a breve e a lungo termini di frane e alluvioni. Con il cambiamento climatico in atto, che non deve essere un alibi per giustificare tutte le nostre nefandezze nei confronti dell’ambiente, la temperatura dei mari elevata produce aria molto umida che spinta dalle correnti d’aria verso la terra ferma genera sempre più frequentemente piogge brevi e intense, concentrate nello spazio, con effetti al suolo devastanti”.“Per contenere i danni indiretti causati dagli incendi che interferiscono con le dinamiche dei versanti è necessario cartografare, nell’ambito dei singoli bacini idrografici e secondo quanto previsto dalla Legge 353/2000 meglio nota come (Legge quadro in materia di incendi boschivi), le aree percorse dal fuoco e, a valle di queste aree non più protette dalla vegetazione, i potenziali elementi a rischio (strade, opere, aree urbanizzate). In caso di riscontro delle condizioni d’instabilità dei versanti è necessario integrare il Piano di Protezione Civile – ha concluso Fiore – e renderlo operativo per le aree potenzialmente interessate da colate di fango o detritiche (incanalate o diffuse). Le soglie di precipitazioni in grado di innescare fenomeni di dissesto geo-idrologico possono essere individuate con modellazioni matematiche, ma il sistema di allertamento deve basarsi su stazioni di monitoraggio pluviometrico ben distribuite e in grado di registrare e trasmettere i dati in tempo reale e in continuo a una stazione di controllo.Anche per il settore incendi boschivi, come per il dissesto idrogeologico, il rischio sismico, le crisi ambientali quali siccità e inquinamento, per citarne solo alcune, l’unica vera tutela dei beni e delle vite umane e animali che tali roghi causano è la prevenzione. Bisogna avere la consapevolezza che nelle stagioni particolarmente calde e siccitose gli incendi trovano una maggiore diffusione per una mancata pulizia dei boschi e a causa di una più diffusa materia infiammabile. Com’è noto il fuoco si propaga solo se la vegetazione lo permette, allora bisogna intervenire prima e in maniera pianificata per ridurre quelle situazioni di amplificazione e propagazione degli incendi. Investire da subito in prevenzione rispetto al solo investimento in uomini e mezzi antincendio porterà a una riduzione degli incendi con enormi vantaggi in termini di sostenibilità ambientale e riduzione dei rischi diretti e indiretti quali il dissesto geo-idrologico”.

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