Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Posts Tagged ‘terrorismo’

“Nel mare magnun del terrorismo, c’è una specificità tutta italiana”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2022

Quella del terrorismo politico, indirizzato cioè a condizionare la politica interna attraverso una sempre maggiore radicalizzazione. Gambizzazioni, rapimenti, ricatti, processi sommari, attentati a sezioni di partito, uccisioni di giovani militanti, stragismo con interferenza dei servizi deviati, e infine esecuzioni capitali, culminate con l’uccisione del presidente della Dc, Aldo Moro di cui proprio oggi si ricorda il tragico ritrovamento in via Caetanei. Da quella data, sono passati 44 anni, ma c’è ancora chi inneggia alle BR, una per tutte il gruppo musicale P38. Tra processi inquinati, quelli da rifare e quelli neppure aperti, quella stagione getta le sue ombre nel presente con l’eterno ritorno dei suoi fantasmi, morti che aspettano giustizia. Non bastano targhe e corone d’alloro per stare tranquilli con la coscienza. Serve la verità. Ma quanti sono coloro che la vogliono davvero? Da anni giace nei cassetti della camera la proposta di istituzione di una commissione d’inchiesta sulla lotta armata negli anni ‘70. Ma qualcuno preferisce fare dichiarazioni piuttosto che portarla avanti per conquistare il diritto alla verità. E questo è tutto”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Il terrorismo palestinese continua ad attaccare Israele

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2022

Nella serata di ieri un terrorista palestinese ha sparato nella centralissima via Dizengoff, uccidendo due* ragazzi israeliani (Eitam Mageni e Tomer Morad, di 27 e 28 anni) e ferendone altri, di cui due in maniera grave.Il terrorista palestinese, identificato come il 28enne Ra’ad Fathi Hazem e proveniente da Jenin, è stato ucciso da due agenti dello Shin Bet (Agenzia di sicurezza israeliana) a Jaffa, una parte della città non proprio vicina al luogo dell’attentato, motivo che fa per pensare a un aiuto logistico di un altro terrorista. La caccia all’uomo è durata diverse ore, con le autorità che hanno esortato i cittadini a rimanere nelle proprie abitazioni per facilitare l’operazione di ricerca. Lo Shin Bet ha fatto sapere che Hazem non era affiliato ad alcuna organizzazione terroristica nota, né era mai stato arrestato o attenzionato dalle forze di polizia ed era entrato in Israele in maniera illegale. Secondo alcuni rapporti palestinesi suo padre era stato un alto ufficiale delle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese, ritiratosi da circa un decennio fa. Padre che è stato filmato fuori la sua casa mentre diceva a una folla che si era radunata: “Vedrai presto la vittoria… Dio, libera la Moschea di Al-Aqsa dagli occupanti”. Lo zio del terrorista palestinese ha elogiato l’attentato su Facebook, dicendo che si era unito ai suoi zii affiliati a Fatah, uccisi in scontri con le forze di sicurezza. La gioia per la morte dei due ragazzi israeliana non è rimasta circoscritta alla famiglia del terrorista palestinese, tutt’altro. Scene di giubilo sono state riprese a Ramallah, Jenin, Gaza e Libano, con l’immancabile Hamas che, pur non rivendicando l’attentato, non ha mancato di elogiare Hazem. Secondo quanto riferito, i sostenitori dell’attacco hanno suonato il clacson delle loro auto e distribuito dolci ai passanti. Un giornalista del pro-Hezbollah Al-Mayadeen Ali Mortada ha definito il terrorista “un eroe palestinese” su Twitter, mentre la sua collega Fatima Ftouni ha condiviso un tweet sul bilancio delle vittime dell’attacco con un’emoji del cuore e ha affermato che “l’occupante è destinato ad andarsene o a morire”. Negli ultimi giorni il terrorismo palestinese ha attaccato più volte Israele, colpendolo con quattro attentati, dove complessivamente hanno perso la vita 13 persone. Un’escalation su cui gran parte della comunità internazionale sta tacendo. Siamo sicuri, però, che appena Israele risponderà per fermare gli attentati terroristici, in pochi vorranno scegliere la strada del silenzio.

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Non si placa l’ondata di terrorismo arabo-palestinese

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2022

Si sta abbattendo nell’ultima settimana in Israele. Nella serata di martedì un altro attacco mortale, il terzo in pochi giorni, è stato portato al cuore dello Stato ebraico, a Bnei Barak, cittadina ultraortodossa vicino Tel Aviv. Il bilancio è molto pesante: cinque morti più l’attentatore. La prima segnalazione è arrivata attorno alle ore 20, quando nella residenziale HaShnaim Street una persona è stata trovata morta all’interno di un’auto e altre due sono state uccise a colpi di arma da fuoco su un marciapiede vicino.Il responsabile è stato ripreso da un video, poi diffuso sui social media, mentre stava sparando ai passanti con un fucile d’assalto. Poco dopo un altro israeliano è stato trovato morto nella vicina Herzl Street.L’attentatore, identificato come Dia Hamarsha, 27 anni, del villaggio di Ya’bad vicino a Jenin, è stato fermato e ucciso da un agente di polizia arrivato sul posto a bordo di una motocicletta, morto in seguito in ospedale in seguito alle ferite riportate.Il suo nome era Amir Khouri di 32 anni, un arabo cristiano divenuto la quinta vittima dell’ennesimo attacco terroristico contro Israele. Le alte vittime sono Yaakov Shalom, residente a Bnei Brak e padre di cinque figli, il rabbino Avishai Yehezkeli, insegnante di yeshiva e padre di due figli, Victor Sorokopot, 38 anni e Dimitri Mitrik, 23 anni, entrambi lavoratori ucraini. Le immediate indagini della polizia hanno portato all’arresto di altre due persone.Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha condannato l’attentato:“L’uccisione di civili israeliani e palestinesi porterà solo a un deterioramento della situazione prima del Ramadan. Questo circolo di violenza mostra che una pace vera e duratura è l’unica soluzione per mantenere la sicurezza e la stabilità per i nostri popoli”.Parole cui dovrebbe seguire i fatti, cioè mettere fine a questa campagna del terrore che sta insanguinando lo Stato d’Israele.Terrore di cui gran parte della stampa italiana parla in termini poco corretti, definendo, per esempio, “sparatoria”, quanto avvenuto a Bnei Barak e lasciando intendere chi ci sia stato un conflitto a fuoco. Ma un terrorista che spara sui passanti può definirsi una sparatoria?

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Terrorismo: Serracchiani, forze di sicurezza proteggono Paese

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2021

“Ringraziamo tutte le forze di sicurezza che hanno arrestato un sospetto affiliato all’Isis, con professionalità e secondo i canoni delle operazioni di prevenzione che si svolgono continuamente sul territorio nazionale. Le articolazioni delle forze dell’ordine e dell’intelligence proteggono il nostro Paese con un lavoro congiunto, giustamente poco esibito, di cui siamo grati per i risultati che produce. Qualsiasi altra considerazione esorbita dagli interessi prioritari della sicurezza nazionale rispetto a possibili minacce terroristiche”. Lo afferma la presidente del gruppo Pd alla Camera dei Deputati, Debora Serracchiani, commentando l’arresto, nel Cpr di Gradisca (Gorizia) di un cittadino tunisino sospettato di appartenere ad una cellula terroristica riconducibile all’Isis.

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Due notizie importanti: il governo in Afghanistan e l’inizio del processo “Bataclan”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2021

a) Si è formato il governo in Afghanistan: il primo ministro è un terrorista e il ministro dell’Interno, cioè della polizia, è un terrorista. b) Oggi inizia il processo per l’attentato terroristico al teatro Bataclan di Parigi, che provocò 130 morti. Dobbiamo preoccuparci? Sì, perché gli attentati terroristici possono avvenire ovunque, anche in Italia e il governo afghano, guidato da terroristi, non può che rinvigorire le posizioni delle organizzazioni terroristiche sparse in Europa e nel Mondo. La risposta non si può dare in ordine sparso, serve una soluzione comunitaria, anche militare, perché è in gioco la sicurezza di tutti. In verità, qualcosa si è fatto negli anni passati con una iniziativa per la integrazione delle forze militari e con lo stanziamento dei relativi fondi. Alcuni Paesi comunitari, però, sono riottosi e, allora, occorre che quelli convinti della iniziativa procedano autonomamente. Non possiamo aspettare il “pugno” terroristico, dobbiamo, invece, prevenirlo. Dobbiamo costituire, al più presto, una forza armata europea. Primo Mastrantoni, Aduc

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Hamas è un’organizzazione terroristica che gestisce la Striscia di Gaza

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2021

E per farlo deve spendere tanti soldi, così come per attaccare Israele con missili costosi.La credenza secondo cui i palestinesi combattono con le sole pietre lo Stato ebraico è stata finalmente riposta nel cassetto da qualche anno. La moda adesso è quella di contare le morti israeliane e di conseguenze l’efficacia dei razzi sparati da Hamas.Razzi che hanno causato diversi morti e tantissimi danni a Israele, il cui merito è quello di innalzare sempre di più la difesa. Se così non facesse, lo Stato ebraico annovererebbe una quantità spropositata di morti.Sfatato il primo tabu (molto facile farlo tra l’altro), passiamo a un altro: i presunti mezzi esegui con cui Hamas combatte la sua battaglia per distruggere Israele.Hamas è sostenuto da varie organizzazioni e da diversi paesi, fra cui Iran e Qatar. Pensare che sia solo nella guerra contro lo Stato ebraico è quantomai ingenuo o fazioso. Così come lo è ritenere Hamas un’organizzazione (scusate il gioco di parole) non organizzata.Chi decide le strategie di Hamas non sono esclusivamente persone che abbracciano un fucile o lanciano un missile. Sono personaggi che conoscono molto bene la tecnologia e il modo per trarne vantaggi e profitti.Una prova di questo è il fatto che il gruppo terroristico che governa Gaza sta rimpinguando le proprie casse attraverso i bitcoin, la cryptovalute su cui le maglie dei controlli non sono sempre strette.Già nel 2018, la call to action video delle Brigate Izz Al-Din Al-Qassam con cui si invitavano le persone a contribuire alla loro lotta, Hamas aveva intrapreso la strada delle cryptovalute.Secondo le ultime stime, solo nel periodo di maggio, l’organizzazione terroristica sarebbe stata finanziata per una cifra attorno ai 73.000 dollari in bitcoin. Cifra che secondo alcuni operatori sarebbe molto più alta.Da notare il mese di riferimento: maggio, quando imperversava l’attacco di Hamas contro Israele.Un caso? Difficile rispondere. Ciò che si sa con certezza è che Hamas riceve finanziamenti anche attraverso bitcoin, mostrando una capacità tecnologica che molti vogliono nascondere.

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Continua la politica degli scudi umani da parte del terrorismo palestinese

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2021

E’ stata resa pubblica una foto scattata da un drone israeliano in cui vengono mostrate una serie di rampe di lancio di missili sotterranee all’interno del cortile di una scuola (nell’immagine in verde) nella Striscia di Gaza. Dopo il tunnel scavato dai terroristi palestinesi sotto il complesso scolastico elementare maschile Zaitoun, nel quartiere Rimal di Gaza, scoperto dalla UNRWA pochi giorni fa, la foto scattata dal drone è l’ennesima testimonianza di come Hamas e gli altri gruppi di terroristi che controllano la Striscia di Gaza non siano minimamente interessati alla salvaguardia della popolazione dell’enclave, che viene invece biecamente sfruttata per i propri cinici calcoli.Se la stampa internazionale fosse libera di svolgere il proprio lavoro questo tipo di notizie verrebbero diffuse, cosa che invece non accade, e la domanda è sempre la stessa: perchè? Free palestine, ma da Hamas e dal terrorismo palestinese!

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Germania mette al bando associazione islamica che finanziava terrorismo

Posted by fidest press agency su martedì, 11 Maggio 2021

“Se si vuole combattere il terrorismo, bisogna prosciugare le sue fonti di finanziamento”. È stato lapidario il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, che ha così commentato la sua decisione di mettere al bando Ansaar International, associazione islamica accusata di raccogliere fondi per i gruppi terroristici islamici, spacciandosi per un’organizzazione umanitaria.Secondo l’accusa, Ansaar International raccoglieva denaro per foraggiare i gruppi terroristici di Hamas, Hay’at Tahrir al-Sham e Al-Shabaab.Il ministero dell’Interno tedesco ha fatto sapere che Ansaar e i suoi affiliati diffondevano:“Una visione del mondo salafita e finanziano il terrore in tutto il mondo sotto la maschera dell’aiuto umanitario (…) Il sostegno finanziario, anche per quelle che a prima vista sembrano attività caritatevoli, assicura il potere e il dominio dei gruppi terroristici nella rispettiva regione, facilita il reclutamento di attivisti e fa risparmiare al gruppo terroristico denaro, che a sua volta può essere usato per compiere i crimini che pianifica”.Il dicastero tedesco non ha usato la parola “affiliati” a caso, perché, oltre a Ansaar International, Berlino ha vietato anche le attività della “Änis Ben-Hatira Foundation”, il “Comitato somalo per l’informazione e la consulenza”, l’associazione per i diritti delle donne ANS; “Ummashop”, “Better World Appeal” e “Helpstore Secondhand UG”.Quanto deciso dal governo tedesco è arrivato mentre era in svolgimento una maxi operazione antiterrorismo che ha portato alla perquisizione di 70 proprietà in Renania-Palatinato, Baden-Württemberg, Baviera, Berlino, Brandeburgo, Amburgo, Renania settentrionale-Vestfalia, Bassa Sassonia, Schleswig-Holstein e Assia.Ansaar International è stata fondata nel 2012, che ha il suo quartier generale a Düsseldorf, città da dove i vertici dell’associazione coordinano le attività che si svolgono in più di 50 paesi nel mondo. Ansaar si è sempre definita: “Un’associazione umanitaria composta da circa 800 membri in Germania e circa 2500 all’estero che pianificano e realizzano progetti volontari (fissabillah) per sostenere le persone bisognose in patria e all’estero”.La Germania non è stata dello stesso avviso. Per Berlino Ansaar finanziava diversi gruppi terroristici. Berlino che sta dimostrando che la lotta al terrorismo è una battaglia che si può vincere. Basta solo volerlo, uno dei metodi è, per l’appunto, seguire i soldi…

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Terrorismo, il diplomatico-spia iraniano che reclutava uomini in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2021

Siamo nell’estate del 2018. Un uomo viene arrestato mentre si stava recando dalla Germania in Austria. Poco dopo viene effettuato un altro arresto, in Belgio, dove una coppia viene messa in manette.Secondo l’accusa i coniugi Amir Saadouni e Nasimeh Naami, residenti ad Anversa, sono i complici dell’uomo arresto sull’autostrada della Baviera. Complici di cosa? E chi è quell’uomo?Partiamo dalla seconda domanda. Quell’uomo è Assadollah Assadi, 48enne diplomatico iraniano, arrivato a Vienna nel 2014 per ricoprire la carica di terzo segretario dell’ambasciata iraniana, che stava organizzando un attentato da compiere durante il FreeIran, il raduno del Consiglio nazionale della resistenza iraniana, che si sarebbe tenuto il 30 giugno dello stesso anno poco fuori Parigi.Torniamo in dietro di quattro anni. Siamo nel 2014. C’è un uomo che si aggira per l’Europa, visita quasi 300 luoghi diversi in undici paesi, uno di questi è l’Italia, dove vi si reca per 13 volte.Quell’uomo va in giro nel nostro paese (e in altri) reclutando manovalanza per compiere un attentato. Quell’uomo si fa chiamare Daniel, ma in realtà è Assadollah Assadi, che ufficialmente dovrebbe essere un diplomatico iraniano, un ruolo che svolge per copertura: in realtà il suo “primo” incarico è quello di essere un agente segreto iraniano.A darne notizia è il Corriere della Sera che in un articolo a firma di Guido Olimpo scrive che Assadi-Daniel viaggia in tutta Europa per costruire la propria rete, poi torna in Iran e riferisce a chi di dovere.Questa vicenda è di una gravità assoluta. Un diplomatico iraniano se ne va in giro per le città europee, creando un network del terrore sotto l’egida dell’Iran. Per di più, secondo Le Monde (come scritto da Formiche.net) Assadi avrebbe ricevuto in carcere visitatori anomali. Dove per anonimi leggasi alcuni membri dell’intelligence iraniana.Tutto ciò non è normale. Tutto ciò denota che l’Italia continua a essere un territorio utilizzato dal terrorismo, apparentemente senza alcun controllo.

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Reddito di cittadinanza usato per finanziare il terrorismo: due denunciati

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2020

Il reddito di cittadinanza come metodo di finanziamento per il terrorismo islamico. È l’incredibile vicenda che ha visto protagonisti due tunisini che, secondo le accuse, avrebbero intascato il reddito di cittadinanza senza averne diritto e per di più utilizzandone una parte per rimpinguare le casse di un pericoloso “foreign fighter”, il cui nome compare nella lista antiterrorismo del Belgio, avvistato l’ultima volta in Tunisia nello scorso mesi di aprile. I due sono stati denunciati dalla Guardia di finanza di Bologna, secondo cui il denaro sarebbe stato trasferito mediante un servizio “money transfer” in provincia di Ferrara.Le indagini, condotte dalle fiamme gialle del Gruppo di investigazione criminalità organizzata del nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna e guidata dal Pm Antonio Gustapane, si sono avvalse degli strumenti di cooperazione internazionale messi a disposizione da Europol attraverso il “Terrorism finance tracking Program”, quali analisi di flussi conti correnti bancari ed esame di segnalazioni per operazioni sospette, nonché di perquisizioni locali e personali, appostamenti e pedinamenti.Le indagini, inoltre, hanno accertato che i due denunciati hanno percepito indebitamente il reddito di cittadinanza per una somma pari a circa 12 mila euro, che dovranno restituire. I due tunisini sono stati denunciati anche per il reato di invasione di terreni o edifici in quanto occupanti, dal 2011, di una popolare senza averne i diritti. Rimane che l’Italia risulta essere un paese di ponte per il terrorismo islamico, che si avvale di persone che vivono nel nostro paese per continuare a combattere l’Occidente. Rimane, pur non volendo cadere nelle retorica, di come sia stato possibile concedere il reddito di cittadinanza a chi non ne aveva diritto.

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Attacco alla Cattedrale di Notre Dame a Nizza

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Nizza. L’attacco di stamani nella cattedrale di Notre Dame a Nizza, con tre persone uccise, viene qualificato dal sindaco della città francese come atto terroristico. Il ministero dell’Interno aveva previsto il rischio di attentati a siti religiosi, tanto da aver rafforzato la sorveglianza di chiese e moschee. La tragedia odierna, la cui dinamica ovviamente andrà ricostruita, segue l’assassinio di Samuel Paty, il professore accusato di blasfemia dagli islamisti transalpini per aver mostrato in classe due vignette irriverenti nei confronti di Maometto pubblicate da Charlie Hebdo, e si inserisce in una crisi internazionale causata da una vignetta sul presidente turco Erdogan, pubblicata in copertina dalla medesima testata. Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), vicina alla comunità cattolica francese, nel condannare l’ennesimo atto terroristico, prega per le vittime e i feriti. E ricorda che la necessità di un confronto franco, civile e non superficiale con l’Islam, deve unirsi alla consapevolezza che prevenzione e repressione criminale sono le sole risposte per gli islamisti estremisti, soprattutto per i responsabili dei reati, senza ipocrite o implicite giustificazioni. Ma a ciò deve affiancarsi la consapevolezza che la risposta al radicalismo che strumentalizza la religione e colpisce la persona non può essere la rivendicazione di una malintesa “libertà” di espressione, che giunga all’offesa e al dileggio dei simboli di fede, di qualunque confessione. Dagli intellettuali e dai media europei ci si attende più coraggio nella denuncia degli estremismi, soprattutto quando perseguitano singoli fedeli o pacifiche minoranze religiose, e al tempo stesso una netta presa di distanza da quel laicismo che, in nome della libertà, viola i diritti naturali di singoli e gruppi e offende il sentimento religioso: un errore non si combatte mai con un errore di segno contrario.

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Terrorismo islamico: solidarietà a Francia, Europa sotto attacco

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Roma Senato. “Abbiamo il dovere di iniziare questa seduta esprimendo la nostra piena solidarietà alla Francia e alla città di Nizza così duramente colpita dal terrorismo islamico. Hanno colpito chi pregava in Chiesa, così come quindici giorni fa avevano assassinato e decapitato un insegnante impegnato in una lezione sulla libertà di espressione. La Chiesa e la Scuola: i simboli della nostra civiltà e della nostra libertà”.È quanto ha affermato il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, aprendo la seduta dell’Aula. “Ancora una volta colpiscono a Nizza, città già così duramente sconvolta dalla strage del 14 luglio 2016, nuovamente la Francia impegnata nel Mediterraneo ad arginare la Turchia. Fratelli d’Italia chiede al governo di sollecitare l’Europa ad assumere un atteggiamento univoco e fermo contro chi, come Erdogan, soffia nel fuoco, alimentando di fatto la follia terrorista. Basta cedimenti, basta connivenze”, conclude il senatore Urso.

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Israele: “neutralizzato” un tunnel del terrorismo

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

Le Forze di Difesa israeliane hanno rivelato martedì d’aver scoperto e “neutralizzato” un tunnel del terrorismo scavato dalla Striscia di Gaza che penetrava per alcune decine di metri in territorio israeliano. Secondo l’esercito, grazie a un “segnale” del sistema di rilevamento che sta installando al confine, i genieri hanno localizzato il tunnel foderato di cemento vicino a Khan Younis (striscia di Gaza meridionale), all’altezza del kibbutz kibbutz Kissufim, prima che rappresentasse una minaccia per le comunità israeliane della zona.“Anche nei giorni in cui il sud sembra essere tranquillo – ha twittato il ministro della Difesa Benny Gantz – sotto la superficie le organizzazioni terroristiche non interrompono i loro sforzi per colpire i cittadini israeliani e la loro sovranità”.

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Terrorismo. Urso (FdI): non è verità che fa male a Italia ma la menzogna

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

“La verità sulle stragi di Ustica e di Bologna farebbe male all’Italia’. La giustificazione con cui il Presidente del Consiglio avrebbe risposto ai familiari delle vittime che chiedono verità e quindi giustizia non può in alcun modo essere condivisa. È solo la menzogna che fa male all’Italia!”, è quanto ha scritto su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir. “Anche il Copasir ha chiesto, con una deliberazione assunta alla unanimità e dopo aver letto quei documenti, di desecretare le note di Giovannone dal Libano inerenti nello specifico l’assassinio di Aldo Moro e le stragi di Ustica e Bologna. Tutti coloro che hanno letto quelle carte sono convinti che possano contribuire a svelare la verità e quindi a fare vera giustizia. Attendiamo la risposta ufficiale del presidente del Consiglio per giudicare”, conclude il senatore Urso.

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Il Qatar finanzia Hezbollah e il terrorismo internazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Lo sostiene Fox News, che afferma di aver verificato le informazioni presenti in un dossier fornito da un appaltatore di sicurezza privata, riuscito a penetrare nel business degli appalti di armi del paese del Golfo Persico.Secondo il dossier presentato dall’uomo, che per ovvi motivi si cela dietro lo pseudonimo Jason G., la famiglia reale del Qatar avrebbe svolto un ruolo di primo piano in un vasto programma di finanziamento di Hezbollah e del terrorismo internazionale, iniziato almeno nel 2017.Nello specifico, secondo il rapporto, l’uomo chiave sarebbe Abdulrahman bin Mohammed Suleiman al-Khulaifi, ambasciatore del Qatar in Belgio e alla NATO. Belgio e Nato che al momento non hanno risposto alle domande di Fox News su quello che potrebbe diventare un caso di diplomazia piuttosto spinoso.Per questo è intervenuta Nathalie Goulet, senatrice francese che ha guidato una commissione che indaga sulle reti jihadiste in Europa e ha scritto un rapporto per la NATO sul finanziamento del terrorismo:“Dobbiamo avere una politica europea nei confronti del Qatar e prestare particolare attenzione al finanziamento del terrorismo. Il Belgio deve chiedere un’indagine all’UE e nel frattempo bloccare tutti i conti bancari del Qatar. Dobbiamo definire una politica generale con un avvertimento speciale e una politica prudente per prevenire qualsiasi finanziamento del terrorismo, soprattutto da paesi come il Qatar o la Turchia”.Ian Paisley Jr., un membro del parlamento britannico che segue la rete del finanziamento al terrorismo, ha detto a Fox News che la condotta del regime del Qatar “è oltraggiosa” e che il governo britannico e quello belga “dovrebbero agire con decisione”:“Queste accuse sono molto serie, in particolare se si considera che l’ambasciatore è ambasciatore presso la NATO. Gli Hezbollah sono un gruppo terroristico vietato in Gran Bretagna e lavorare con loro non può essere tollerato. Contatterò il segretario straniero del Regno Unito e gli chiederò di indagare su queste accuse e fare dichiarazioni all’ambasciatore”.Gli Hezbollah sono un gruppo terroristico vietato in Gran Bretagna e nell’Unione Europea. E allora come mai continuano a verificarsi episodi simili?

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Olanda ammette finanziamenti al terrorismo palestinese

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2020

Aveva 17 anni Rina Shnerb, quando l’infamia del terrorismo palestinese decise che il 23 agosto 2019 doveva essere il suo ultimo giorno di vita. E lo decise, servendosi di una bomba fatta esplodere lungo la strada percorsa dall’adolescente israeliana, nel corso di una in gita con familiari e amici a Dolev, in cui rimasero feriti anche il padre e il fratello.Nell’ottobre successivo, le indagini avevano ritenuto il responsabile dell’attentato Samer Arbid, 44 anni, e suo fiancheggiatore Abdul Razeq Farraj; rispettivamente membro di spicco del Fplp di Ramallah e contabile della ong Union of agricultural work committees (Uawc), e direttore delle finanze della stessa ong.Quelle stesse indagini avevano portato alla luce anche i finanziamenti ricevuti dall’organizzazione non governativa collegata al Fronte popolare per la Liberazione della Palestina, un gruppo definito “terrorista” dall’Unione Europea, essa stessa elargitrice dei fondi.Oggi, invece, è arrivata la notizia che ingenti finanziamenti sono stati erogati anche dall’Olanda. A rivelarlo sono stati due esponenti del governo, il ministro degli esteri olandese Stef Blok e la ministra per il commercio estero e la cooperazione allo sviluppo Sigrid Kaag, che hanno ammesso di aver pagato gli stipendi dei due assassini.Per la precisione i due attentatori hanno ricevuto soldi grazie ai fondi olandesi a copertura delle spese generali della UAWC e una lettera d’accredito identificandosi come “dipendenti di un’organizzazione partner della rappresentanza olandese a Ramallah”.Sulla vicenda è intervenuto il Centro olandese per Informazione e Documentazione su Israele (CIDI), che in una nota ha scritto: “La notizia che due terroristi del Fplp sono stati pagati con il denaro dei contribuenti olandesi, e che hanno persino ottenuto un pass dall’ufficio di rappresentanza olandese a Ramallah, è scioccante ma non è certo una sorpresa Che i ministri ora lo ammettano costituisce uno sviluppo positivo, ma dovranno essere prese misure concrete per impedire che in futuro altro terrorismo palestinese venga finanziato con fondi dei contribuenti olandesi”.Questo episodio conferma quello che scriviamo da anni: il terrorismo palestinese è finanziamento anche da membri dell’Unione Europea.

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Dal manuale del terrorista

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Non ho, con molta probabilità, ancora percepito con sufficiente realismo la pericolosità di un terrorismo sopranazionale che si serve di molte patrie ma è privo di un’autentica nazionalità che si possa definire correttamente secondo i canoni della nostra comprensione che affonda in una cultura diversa nella quale oggi siamo immersi. Forse lo devo al fatto che per un certo periodo si localizza solo in determinate aree e in altre è “dormiente”.
Potrebbe diventare un motivo per abbassare la guardia o limitarci a considerare solo quello di natura “domestica”. In altri termini se andiamo in Spagna vi è il terrorismo di matrice basca, in Gran Bretagna lo sono taluni irlandesi e persino scozzesi, in Russia con i ceceni, in Italia con le brigate rosse e ancora qualche frangia impazzita altoatesina e via di questo passo. Il terrorismo islamico oggi conosciuto come Isis è ben altra cosa per la sua dimensione, le sue motivazioni, le sue risorse economiche, la sua capacità di introdurre attivisti votati a tutto compreso il bene che per gli occidentali è il più prezioso: la vita. Non vogliamo né possiamo in questa sede per lo spazio che possiamo disporre spiegare meglio questo concetto, ma ci limitiamo a rilevare alcuni elementi caratteristici di tale fenomeno. Il primo fra tutti è che esso, per la sua stessa natura, non ha un capo assoluto, ma tanti rais. Vi è stato Bin Laden, ma era solo un leader come lo è stato Saddam Hussein. La cattura di quest’ultimo, infatti, non ha portato la fine della guerriglia in Iraq né lo è stata per il terrorismo la liquidazione di Bin Laden. E per quanto possa apparire strano la forza del terrorismo sta proprio in ciò, dove i capi spuntano per germinazione spontanea, uniti dal comune sentimento di ripulsa verso il diverso, fosse anche il fratello.
E la logica della loro violenza sta nel numero delle vittime che possono provocare. Ecco perché sono pericolosi e fanno, ovviamente, paura in specie a una cultura occidentale nella quale tre o quattro ostaggi sotto la minaccia di essere trucidati diventano una tragedia nazionale ma per i loro aguzzini sono solo dei modesti numeri, quasi insignificanti, rispetto a quella sete di violenza che può dimostrare qualcosa solo con decine se non centinaia e migliaia di morti. New York e Madrid insegnano, per citare i fatti più clamorosi. E quando si parla di azioni dimostrative di questo genere il terrorista si esalta e cerca di emularle alzando il tiro del sacrificio umano. È questo l’aspetto più sconvolgente in questa logica della terra bruciata che potrebbe anche voler dire l’annientamento di una civiltà. (Riccardo Alfonso)

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Terrorismo: Quando la storia ci aiuta a capire

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2020

L’Italia ha fatto esperienza recente sul tema della incomprensibilità di certo terrorismo. Ci riferiamo ovviamente al terrorismo delle Brigate Rosse e simili. Tutti hanno ormai potuto comprendere che, mentre la manodopera di quel terrorismo era certamente costituita da giovani ideologicamente labili, il cervello dell’intera operazione – non si è mai individuato. Ma non ci vuole molto ad immaginare che si trovasse nei servizi segreti, nazionali e internazionali. Quelli delle BR erano gli anni in cui, ad ogni tornata elettorale il PCI cresceva, minacciosamente agli occhi degli alleati NATO. Perché la perdurante Guerra Fredda, – terminerà un decennio dopo con Gorbaciov, – impediva all’Italia di …”distrarsi”. La stagione del “compromesso storico” che in quegli anni tentava di stabilire un nuovo rapporto tra i comunisti e i democristiani ebbe una breve durata. Si concluse con due illustri vittime: i loro ispiratori. Il democristiano Aldo Moro fu rapito e ucciso dai brigatisti rossi e il segretario del PCI Berlinguer fu duramente contestato dai sovietici per aver proclamato la fine del ruolo guida di Mosca e assicurato i governi occidentali che il PCI avrebbe mantenuto (in caso di entrata al governo) l’appartenenza all’alleanza NATO. Due autentiche bombe politiche che non potevano piacere a Mosca. Ed infatti, in occasione dell’ultimo congresso internazionale comunista tenuto in Russia, Berlinguer si salvò per puro miracolo dall’essere investito da un camion che inspiegabilmente urtò una macchina vicino alla sua. Specularmente, in Italia, il delitto Moro, avvenuto il 9 maggio 1978, eliminava quello che nel novembre dello stesso anno sarebbe diventato il nuovo Presidente della Repubblica e che in tale veste avrebbe potuto sostenere il primo governo a partecipazione comunista. Seppure Gorbaciov fosse alle porte, i tempi erano ancora prematuri ed il povero Moro fu sacrificato sull’altare del realismo politico del momento. La sua morte, avvertita come assassinio brigatista, ebbe l’effetto di bloccare l’ascesa elettorale dei comunisti, con un ritorno di fiducia nella DC. Perché ricordiamo tutto questo? perché l’obiettivo del fenomeno terroristico marchiato “rosso” fu proprio quello di demolire e demonizzare il “rosso”, rendendolo inviso e odioso agli elettori. L’obiettivo fu storicamente raggiunto. (Riccardo Alfonso da uno scritto di Fausto Carratù)

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Terrorismo di estrema destra, arrestati quattro membri di National Action

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

Il terrorismo di destra estrema della National Action è tornato ai disonori della cronaca. Quattro giovani britannici dell’organizzazione di estrema destra, la prima a essere dichiarata “associazione terroristica” in Gran Bretagna, sono stati condannati per reati di terrorismo.Uno di loro, Mark Jones (che dovrà scontare 5 anni di reclusione), secondo il giudice del processo che si è tenuto a Birmingham, Paul Farrer, ha avuto “un ruolo significativo nella vita dell’organizzazione”.Un’altra appartenente del gruppo terroristico di estrema destra condannata è Alice Cutter (che dovrà scontare 3 anni di galera), ex fidanzata del Mark Jones 3 vincitrice anni fa del concorso di bellezza choc chiamato “Miss Hitler”.Gli altri condannati sono Connor Scothern e Garry Jack, che dovranno scontare rispettivamente una pena carceraria di un anno e mezzo e di quattro anni e mezzo.National Action, come detto, è già nota per esser stata collegata all’uccisione della deputata Jo Cox, avvenuta il 16 giugno 2016 per mano di un uomo, fervido sostenitore della difesa della supremazia della razza bianca.Il principale ispiratore del gruppo terroristico di estrema destra è Oswald Mosley, fondatore della British Union of Fascits. Per capire la natura dell’organizzazione basta osservare il logo, un chiaro richiamo a quello della Sturmabteilung o SA (letteralmente “reparto d’assalto”), il primo gruppo paramilitare del Partito Nazista, conosciute anche, per via del colore della loro divisa, come camicie brune.Non si deve incappare nell’errore di identificare National Action come un piccolo gruppo di estrema destra innocuo o senza ambizioni. E non solo per il collegamento di cui sopra.Perché il gruppo terroristico è la ramificazione britannica della White Jihad, che fonda la propria battaglia sull’odio politico e sociale e sulla superiorità della razza bianca nei confronti di ebrei, islamici, afroamericani e ispanici.

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Il terrorismo islamico torna a riempire le cronache italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

La regione coinvolta è l’Emilia-Romagna, dove lo scorso febbraio è stato arrestato Mounir Barhoumi, muratore tunisino accusato di “autoaddestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale”.Per il 25enne fermato a Busseto e attualmente detenuto nel carcere di Parma, la Procura di Bologna ha chiesto il giudizio immediato.Nel cellulare di Mounir Barhoumi erano stati trovati migliaia di file, il cui contenuto non aveva lasciato dubbi negli investigatori: indicazioni sulle modalità di costruzione di armi ed esplosivi, incitamento alla Jihad, esecuzioni di persone ritenute infedeli e testi che inneggiavano al martirio.Investigatori che non avevano potuto che riscontrare “materiale chiaramente volto all’autoaddestramento a compiere atti di terrorismo”, “consigli” sulla realizzazione di molotov e Anfo (un tipo di miscele esplosive) e:“Tecniche di combattimento e raccomandazioni per evitare la cattura, su ‘strumenti di autodifesa e di fuga’ e sull’uso di armi e altre attività operative”.Il materiale trovato nello smartphone del giovane aveva fatto scattare l’allarme perché non era di natura generica, ma atto “al successivo coinvolgimento in atti di terrorismo”, suffragato anche dal “collegamento informatico, realizzato in ambienti riservati, con l’Isis”.Isis attraverso cui l’accusato era entrato in possesso di numerosi file e:“Almeno 40 video da Telegram, Facebook e Whatsapp, nei quali si incitava ad intraprendere la jihad e si esaltava la morte nel nome di Allah”.Un pericolo per la Procura di Bologna che ha l’immediato processo per Mounir Barhoumi, la cui vicenda è l’ennesimo monito in materia di terrorismo islamico in Italia.Un fenomeno che nel nostro paese non va assolutamente sottovalutato.

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