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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Posts Tagged ‘terrorista’

Strage terrorista a Beersheba (sud Israele)

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

Quattro persone uccise, altre ferite (tra cui due donne in gravi condizioni), martedì pomeriggio, in un attentato con auto e pugnale nel centro commerciale BIG di Beersheba (sud Israele). Il terrorista ha dapprima accoltellato a morte una donna a una stazione di servizio. Poi è salito in macchina e ha investito un ciclista, quindi è sceso di nuovo dall’auto per aggredire a colpi di coltello diverse persone. Un video mostra il terrorista che affronta un autista di autobus armato, che gli grida ripetutamente di lasciar cadere il coltello. Quando il terrorista si avventa verso l’autista, questi spara ferendolo mortalmente. In quel momento anche un secondo civile armato ha esploso dei colpi verso l’aggressore. Il ciclista e due delle vittime accoltellate nel centro commerciale sono decedute poco dopo il ricovero al Soroka Medical Center. L’aggressore è stato identificato come Muhammad Abu Alkiyan, 34 anni, maestro elementare arabo israeliano originario della città beduina di Hura, nel Negev. Già detenuto in passato per affiliazione al gruppo terroristico Stato Islamico (Isis), era stato scarcerato nel 2019. L’attentato di martedì (il terzo attacco all’arma bianca in una settimana dopo il ferimento di due agenti di polizia nel quartiere Ras al-Amud di Gerusalemme est e il ferimento di un uomo di 35 anni vicino alla stazione vecchia di Gerusalemme) è il più letale attentato contro civili israeliani dal giugno 2016, quando due terroristi aprirono il fuoco nel mercato Sarona di Tel Aviv uccidendo quattro persone e ferendone 16.Hamas ha elogiato l’attentato di martedì definendolo “l’eroica operazione nella Beersheba occupata” (sic). “L’occupazione deve essere combattuta con eroiche operazioni di accoltellamento, investimento con veicoli e con armi da fuoco” ha detto alla radio ufficiale di Hamas il portavoce di Hamas, Abd al-Latif al-Qanou. Anche la Jihad Islamica Palestinese ha celebrato la strage terroristica di civili israeliani. Fonte Israele.net

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Il terrorista autodidatta

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2020

Cosenza. Una segnalazione ricevuta grazie a una collaborazione a livello internazionale, che indicava una piattaforma digitale, dove si trovavano contenuti che inneggiavano il terrorismo islamico. Da qui è partita l’indagine, denominata “Miraggio”, della Digos distrettuale di Catanzaro e di Cosenza, degli agenti del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e dei membri del Servizio per il Contrasto all’Estremismo e Terrorismo Esterno della Dcpp/Ucigos.Un ingente dispiegamento di forze che ha portato all’arresto di un cittadino italiano, Domenico Giorno, 42enne e residente a Luzzi in provincia di Cosenza, che si stava addestrando da solo per diventare un terrorista.Gli inquirenti hanno riferito che l’uomo era in possesso di diversi account sui social network, quali Riot, Rocket Chat e Telegram, e molteplici identità con cui prendeva parte a numerose chat private di gruppi di simpatizzanti jihaidisti, a cui si poteva accedere solo con il benestare degli amministratori, che controllavano ogni singola persona che voleva prendervi parte.L’aspirante terrorista è stato scoperto grazie alle intercettazioni (telefoniche, ambientali e telematiche) e alla grande abilità degli esperti della Polizia Postale. A mettere l’uomo con le spalle al muro, inoltre, è stato il numeroso materiale rinvenuto all’interno dei sui dispositivi elettronici.Penne usb, computer, cellulari e testi informativi, fra cui manoscritti in lingua araba redatti di suo pugno. Materiale che non ha lasciato dubbi su quali fossero le intenzioni del cittadino italiano, finito in manette fra cui manuali su come organizzare attentati e realizzare ordigni.Cosa può aver spinto Domenico Giorno a provare a diventare un terrorista? Come può un cittadino italiano, che dovrebbe essere lontano dalla narrativa jihadista, aderire a gruppi legati al terrorismo islamico che sta spaventando il suo stesso Paese? Interrogativi che si stanno ponendo anche gli inquirenti, che stanno indagando ulteriormente per capire cosa abbia portato il 42enne a seguire la strada del terrorismo autodidatta.

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Dal manuale del terrorista

Posted by fidest press agency su martedì, 27 febbraio 2018

Non ho, con molta probabilità, ancora percepito con sufficiente realismo la pericolosità di un terrorismo sopranazionale che si serve di molte patrie ma è privo di un’autentica nazionalità che si possa definire correttamente secondo i canoni della nostra comprensione che affonda in una cultura diversa nella quale oggi siamo immersi. Forse lo devo al fatto che per un certo periodo si localizza solo in determinate aree e in altre è “dormiente”.
Potrebbe diventare un motivo per abbas-sare la guardia o limitarci a considerare solo quello di natura “domestica”. In altri termini se andiamo in Spagna vi è il terrorismo di matrice basca, in Gran Bretagna lo sono taluni irlandesi e persino scozzesi, in Russia con i ceceni, in Italia con le brigate rosse e ancora qualche frangia impazzita altoatesina e via di questo passo. Il terrorismo islamico è ben altra cosa per la sua dimensione, le sue motivazioni, le sue risorse economiche, la sua capacità di mettere in campo attivisti votati a tutto compreso il bene che per gli occidentali è il più prezioso: la vita. Non vogliamo né possiamo in questa sede per lo spazio che possiamo disporre spiegare meglio questo concetto, ma ci limitiamo a rilevare alcuni aspetti caratteristici di tale fenomeno. Il primo fra tutti è che esso per la sua stessa natura non ha un capo assoluto, ma tanti rais. Vi è stato Bin Laden, ma era solo un leader come lo è stato Saddam Hussein. La cattura di quest’ultimo, infatti, non ha portato la fine della guerriglia in Iraq né lo è stata per il terrorismo la liquidazione di Bin Laden. E per quanto possa apparire strano la forza del terrorismo sta proprio in ciò, dove i capi spuntano per germinazione sponta-nea, uniti dal comune sentimento di ripulsa verso il diverso, fosse anche il fratello.
E la logica della loro violenza sta nel numero delle vittime che possono provocare. Ecco perché sono pericolosi e fanno, ovviamente, paura in specie a una cultura occidentale nella quale tre o quattro ostaggi sotto la minaccia di essere trucidati diventano una tragedia nazionale ma per i loro aguzzini sono solo dei modesti numeri, quasi insignificanti, rispetto a quella sete di violenza che può dimostrare qualcosa solo con decine se non centinaia e migliaia di morti. New York e Madrid insegnano, per citare i fatti più eclatanti. E quando si parla di azioni dimostrative di questo genere il terrorista si esalta e cerca di emularle alzando il tiro del sacrificio umano. E’ questo l’aspetto più sconvolgente in questa logica della terra bruciata che potrebbe anche voler dire l’annientamento di una civiltà. (Riccardo Alfonso)

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Terrorista palestinese uccide tre poliziotti israeliani in un attentato vicino Gerusalemme

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 settembre 2017

soldati israeliani uccisiGerusalemme. Un terrorista palestinese ha sparato e ucciso tre israeliani (un agente della polizia di frontiera e due guardie della sicurezza civile), e ne ha ferito gravemente un terzo, questa mattina nei pressi del villaggio di Har Adar, nell’area di Gerusalemme. Il terrorista è stato a sua volta colpito e ucciso dalla reazione delle forze di sicurezza. L’attacco è avvenuto durante normali controlli di sicurezza sui pendolari quando il terrorista, un 37enne originario di Beit Surik in possesso di regolare permesso di lavoro, mescolato fra i lavoratori palestinesi, ha improvvisamente estratto un’arma e aperto il fuoco da breve distanza. “Centinaia di lavoratori vengono ogni mattina a lavorare nella nostra comunità – ha dichiarato il capo del Consiglio di Har Adar, Chen Filipovich – Questo grave evento è del tutto anomalo e ne trarremo le conclusioni necessarie, ma continueremo ad operare per mantenere la calma e una buona atmosfera di collaborazione”. Dal canto suo, Hamas ha celebrato l’attacco terroristico in un dichiarazione che afferma: “L’attacco di Gerusalemme è una nuova pagina dell’intifada di al-Quds ed evidenzia il fatto che tutti i tentativi di giudaizzazione sono falliti. Gerusalemme è araba-musulmana. I suoi abitanti e i suoi giovani non risparmieranno gli sforzi per redimerla con il loro spirito e il loro sangue”. Il portavoce di Fatah, Munir al-Jaghoub, ha dichiarato che dell’attentato “è esclusivamente responsabile Israele”. Intanto la pagina ufficiale di Fatah su Facebook ha reso omaggio al terrorista con un post che lo definisce “martire” (Fonte: Israele.net, 26 Settembre 2017)
Nella foto in alto le tre vittime dell’attentato di oggi nei pressi del villaggio di Har Adar: Or Arish, Solomon Gavriya e Youssef Ottman.

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Dal manuale del terrorista

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

TerroristaNon ho, con molta probabilità, ancora percepito con sufficiente realismo la pericolosità di un terrorismo sopranazionale che si serve di molte patrie ma è privo di un’autentica nazionalità che si possa definire correttamente secondo i canoni della nostra comprensione che affonda in una cultura diversa nella quale oggi siamo immersi. Forse lo devo al fatto che per un certo periodo si localizza solo in determinate aree e in altre è “dormiente”.
Potrebbe diventare un motivo per abbassare la guardia o limitarci a considerare solo quello di natura “domestica”. In altri termini se andiamo in Spagna vi è il terrorismo di matrice basca, in Gran Bretagna lo sono taluni irlandesi e persino scozzesi, in Russia con i ceceni, in Italia con le brigate rosse e ancora qualche frangia impazzita altoatesina e via di questo passo. Il terrorismo islamico oggi conosciuto come Isis è ben altra cosa per la sua dimensione, le sue motivazioni, le sue risorse economiche, la sua capacità di mettere in campo attivisti votati a tutto compreso il bene che per gli occidentali è il più prezioso: la vita. Non vogliamo né possiamo in questa sede per lo spazio che possiamo disporre spiegare meglio questo concetto, ma ci limitiamo a rilevare alcuni aspetti caratteristici di tale fenomeno. Il primo fra tutti è che esso per la sua stessa natura non ha un capo assoluto, ma tanti rais. Vi è stato Bin Laden, ma era solo un leader come lo è stato Saddam Hussein. La cattura di quest’ultimo, infatti, non ha portato la fine della guerriglia in Iraq né lo è stata per il terrorismo la liquidazione di Bin Laden. E per quanto possa apparire strano la forza del terrorismo sta proprio in ciò, dove i capi spuntano per germinazione spontanea, uniti dal comune sentimento di ripulsa verso il diverso, fosse anche il fratello.
E la logica della loro violenza sta nel numero delle vittime che possono provocare. Ecco perché sono pericolosi e fanno, ovviamente, paura in specie a una cultura occidentale nella quale tre o quattro ostaggi sotto la minaccia di essere trucidati diventano una tragedia nazionale ma per i loro aguzzini sono solo dei modesti numeri, quasi insignificanti, rispetto a quella sete di violenza che può dimostrare qualcosa solo con decine se non centinaia e migliaia di morti. New York e Madrid insegnano, per citare i fatti più recenti. E quando si parla di azioni dimostrative di questo genere il terrorista si esalta e cerca di emularle alzando il tiro del sacrificio umano. E’ questo l’aspetto più sconvolgente in questa logica della terra bruciata che potrebbe anche voler dire l’annientamento di una civiltà. (Riccardo Alfonso)

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Bambina israeliana uccisa a coltellate in casa nel sonno da terrorista palestinese

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2016

bambina uccisaGerusalemme. Una ragazzina israeliana di tredici anni è morta dopo essere stata accoltellata nel suo letto da un terrorista palestinese di 17 anni che si era introdotto nella sua casa a Kiryat Arba, insediamento alla periferia di Hebron, nei territori contesi.
Il terrorista ha anche ferito gravemente un 31enne, membro del servizio di sicurezza interno dell’insediamento, prima di essere colpito a morte. Il ferito e’ stato portato all’ospedale Hadassah di Gerusalemme. La ragazza invece, con diverse coltellate in tutta la parte superiore del corpo, era stata trasferita allo Shaare Zedek Medical Center, ma e’ stata dichiarata morta poco dopo l’arrivo in ospedale. Secondo la stampa israeliana, l’aggressore e’ stato identificato come Mohammed Taraireh, proveniente dal villaggio di Bani Na’im, vicino Kiryat Arba. Si tratta di un parente dell’uomo che aveva compiuto un attacco con la sua auto nello stesso insediamento, a marzo. Intanto un altro terrorista palestinese munito di coltello ha ferito gravemente due israeliani a Netanya oggi pomeriggio, prima che la polizia riuscisse ad ucciderlo. Dall’ottobre scorso, 37 cittadini israeliani e due americani sono stati uccisi in attacchi terroristici di matrice arabo palestinese con coltello, armi da fuoco oppure investiti deliberatamente con autovetture in Israele e all’interno dei territori contesi. (Fonte: AGI, 30 Giugno 2016 by Emanuel Baroz)

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Ex terrorista Moller

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2010

Dichiarazione dell’On. Stefano Esposito (PD): Credo che il Prefetto e il Questore di Torino non debbano consentire lo svolgimento dell’incontro dibattito in programma per il 28 febbraio che vede tra i partecipanti l’ex terrorista della Raf Irmgard Möller. Ragioni di ordine pubblico rendono inopportuna una simile iniziativa,  che peraltro ha tra i promotori una persona che proprio questa mattina è stata arrestata nell’ambito del blitz della Digos. Non è  accettabile che incontri promossi da comitati e associazioni fiancheggiatrici del mondo anarco-insurrezionalista possano trovare ospitalità presso sedi istituzionali della Città di Torino. Il 20 novembre scorso avevo avanzato analoga richiesta a fronte del convegno promosso da Forza Nuova al quale era stato invitato l’esponente politico inglese di estrema destra Nick Griffin, noto per le posizioni dichiaratamente razziste e negazioniste dell’Olocausto e già condannato per incitamento all’odio razziale. Un conto è un convegno dove si riflette sui fatti degli anni Settanta, anche ascoltando testimoni diretti, altro è promuovere un’iniziativa con l’obiettivo di “ricordare, conoscere e unire le lotte di allora e quelle di oggi”. Perché tra le lotte di allora – che il fantomatico ente falso pacifista che si autodefinisce ’Comitato spontaneo contro le guerre’ vorrebbe ricordare – ci sarebbe anche la bomba fatta esplodere al Circolo ufficiali di Heidelberg che costò la vita a tre militari.   Abbiamo necessità di ascoltare parole di tolleranza e rispetto e non propaganda filo-terrorista da parte di chi continua a non capire che quel passato non era una lotta di liberazione, ma una pagina tragica per la nostra democrazia”.

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L’attentatore di Detroit è passato da Roma?

Posted by fidest press agency su domenica, 3 gennaio 2010

Interpellato in proposito il ministro Roberto Maroni si è trincerato dietro il non so, stiamo facendo verifiche. Per alcuni investigatori americani tale eventualità è da non scartare. Umar Farouk Abdulmutallab pare che alcuni mesi fa abbia, addirittura, soggiornato a Roma. Se la notizia sarà comprovata dalle verifiche congiunte degli investigatori statunitensi e italiani si possono prevedere scenari preoccupanti anche in Italia. Potrebbe anche risultare la presenza di una cellula eversiva nella capitale che possa aver dato un appoggio logistico all’attentatore. Da qui la possibilità che altri kamikaze possono scegliere l’Italia come base di partenza o di transito privilegiato per raggiungere le destinazioni che si sono prefissate per le azioni terroristiche.

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Dal manuale del terrorista

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

Editoriale fidest. Non abbiamo, con molta probabilità, ancora percepito con sufficiente realismo la pericolosità di un terrorismo sopranazionale che si serve di molte patrie ma è privo di una autentica nazionalità che si possa definire correttamente secondo i canoni della nostra comprensione che affonda in una cultura diversa nella quale oggi siamo immersi. Forse lo dobbiamo al fatto che per un certo periodo di tempo si localizza solo in determinate aree e in altre è “dormiente”. Potrebbe diventare un motivo per abbassare la guardia o limitarci a considerare solo quello di natura “domestica”. In altri termini se andiamo in Spagna vi è il terrorismo di matrice basca, in Gran Bretagna lo sono taluni irlandesi e persino scozzesi, in Russia con i ceceni, in Italia con le brigate rosse ed ancora qualche frangia impazzita altoatesina e via di questo passo. Ma il terrorismo islamico è ben altra cosa per la sua dimensione, le sue motivazioni, le sue risorse economiche, la sua capacità di mettere in campo attivisti votati a tutto compreso il bene che per gli occidentali è il più prezioso: la vita. Non vogliamo né possiamo in questa sede per lo spazio che possiamo disporre spiegare meglio questo concetto, ma ci limitiamo a rilevare alcuni aspetti caratteristici di tale fenomeno. Il primo fra tutti è che esso per la sua stessa natura non dispone di un capo assoluto, ma di tanti rais. Vi è Bin Laden, ma è solo un leader come lo è stato Saddam Hussein. La cattura di quest’ultimo, infatti, non ha portato la fine della guerriglia in Iraq e né lo sarebbe per il terrorismo la liquidazione di Bin Laden. E per quanto possa apparire strano la forza del terrorismo sta proprio in ciò, dove i capi spuntano per germinazione spontanea uniti dal comune sentimento di ripulsa verso il diverso, sia anche il proprio fratello. E la logica della loro violenza sta nel numero delle vittime che possono provocare. Ecco perché sono pericolosi e fanno, ovviamente, paura in specie ad una cultura occidentale nella quale tre o quattro ostaggi sotto la minaccia di essere trucidati diventano una tragedia nazionale ma per i loro aguzzini sono solo dei modesti numeri, quasi insignificanti, rispetto a quella sete di violenza che può dimostrare qualcosa solo con decine se non centinaia e migliaia di morti. New York e Madrid insegnano, per citare i fatti più recenti. E allorché si parla di azioni dimostrative di questo genere il terrorista si esalta e cerca di emularle alzando il tiro del sacrificio umano. E’ questo l’aspetto più sconvolgente in questa logica della terra bruciata che potrebbe anche voler dire l’annientamento di una civiltà. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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