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Llamarlo amor no se puede

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 settembre 2017

DSCN2153Dal blog di Donatella leggiamo: “Quest’inverno una studentessa italiana mi ha scritto dalla Spagna (Università di Murcia) dove stava svolgendo un Master di traduzione dicendomi che era sua intenzione elaborare la tesi utilizzando il nostro libro: “Chiamarlo amore non si può”. Ho accolto con gran piacere la richiesta. Dare una mano alle tesiste è sempre una grande gioia, ma non immaginavo che la sua lettura, sebbene in spagnolo!, mi avrebbe catturato tanto. “Chiamarlo amore non si può” è diventato “Llamarlo amor no se puede”, una experiencia de traducción entre palabras y emociones.
Valeria Ligotti ha scelto di tradurre due racconti: A piedi nudi di Fulvia Degl’Innocenti e Lezioni d’amore di Pina Varriale. “Los nombres de los capítulos elegidos son: Descalzos y Clases de Amor; los dos cuentos son un ejemplo muy claro de maltrato psicológico y de violencia física y explican lo que nunca se debería aceptar en nombre de un amor que no es amor. El personaje principal del primer cuento es una joven adolescente que se enamora por primera vez de un chico de su misma edad. Éste trata de manipularla para que se convierta en una persona distinta a la que es, que se corresponda más a los deseos y la idea de mujer que tiene él que como es ella en la realidad. Los protagonistas del segundo cuento son dos hermanos jóvenes que un día descubren el cadáver de la madre, una mujer como tantas otras que se ha casado con un hombre violento y que termina asesinándola.”
La tesi è realmente un viaggio tra parole ed emozioni e non potrebbe essere diversamente perchè tradurre in un’altra lingua un libro come questo implica necessariamente non solo trovare le parole giuste ma anche cercare le parole che in altra lingua raccontino le emozioni narrate. E non è affatto facile quando si parla di un tema in cui l’uso delle parole giuste è di importanza fondamentale.
Il 13 settembre Valeria ha discusso la tesi e io l’ho accompagnata con il mio pensiero, chiedendomi come si dice in spagnolo In bocca alla lupa!” (foto: Valeria lLgotti da Castellammare del Golfo (Trapani)

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“Adolescente deviante”: tesi per la terza laurea di un ergastolano

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 ottobre 2016

musumeciDa bambino sognavo di diventare grande per vendicarmi di essere stato bambino. Ci riuscii senza neppure accorgermene. Ricordo che da pochi giorni avevo compiuto quindici anni. Con Adamo e Nunzio mi ero appostato vicino a una piccola banca. Dovevamo decidere chi sarebbe entrato per primo. Io ero preoccupato perché pensai: – Chissà che faccia faranno gli impiegati quando ci vedranno entrare con la pistola in mano. Immaginando il loro spavento mi vergognai un po’. Ormai, però, era troppo tardi. Per nascondere la paura e la timidezza mi offrii di entrare per primo, io che ero il più giovane. Dovevo dimostrare ai miei compagni e a me stesso che avevo le palle. E poi i soldi mi servivano.
A casa avevo due fratelli e una madre che non ce la facevano a tirare avanti. Entrai dentro la banca come un pazzo furioso, gridando le identiche parole che avevo ascoltate tante volte nei tanti film che avevo visto: – Fermi tutti, questa è una rapina! Mi voltai indietro, sicuro di vedere i miei compagni. Ma non c’erano. Ero solo. Se l’erano fatta addosso e mi avevano abbandonato. Preso dal panico, per un attimo pensai di scappare anch’io. Per fortuna gli impiegati di banca furono molto solerti. Devo dire anche gentili. Mi dicevano: – Sta’ calmo, non sparare, ecco, prendi. I soldi non sono i nostri, prendili pure. Ho una moglie e tre bambini non farmi del male.
Sentendo quelle parole mi calmai. Presi i soldi e uscii dalla banca. Una volta fuori, pensai che era stato persino troppo facile. E credetti che, in futuro, non avrei avuto più problemi di soldi.
Pensai che da grande avrei fatto il rapinatore di banche. Prima, però, avrei dato una lezione a quei due bastardi dei miei complici che mi avevano tradito. Diedi loro un appuntamento per l’indomani al solito posto. Dietro il cimitero. Vicino alle case popolari. Arrivai a piedi con addosso una pistola calibro 22 a canna lunga e un coltello. Erano già lì i bastardi. La luna era alta nel cielo. E li illuminava. Erano seduti sulla panchina ad aspettarmi. Spuntai all’improvviso come partorito dalla notte. Appena mi videro si alzarono. Mi vennero incontro. E iniziarono a balbettare:
carcere– Appena tu sei entrato in banca, abbiamo visto dall’altro lato della strada una macchina della polizia e siamo scappati.
– Comunque è andata bene.
– Abbiamo letto dal giornale che hai portato via dodici milioni.
– L’hai portata la nostra parte?
Risposi loro:
– Eccola!
A Nunzio diedi un colpo di calcio di pistola alla tempia. Adamo era molto più alto di me e non ci arrivavo; così gli sparai a un piede. Dopo averli presi a calci tutte e due e aver loro intimato: Se ve la cantate vi ammazzo come cani, me ne andai pensando:
– Per quale ragione nel giornale c’era scritto che il rapinatore aveva portato via dodici milioni quando invece i soldi erano solo sette milioni?
Da lì in poi, capii che le banche ci guadagnano sempre, anche quando vengono rapinate! Quella sera mi sentii invincibile, capace di realizzare i miei sogni. Mi incamminai verso il centro.
Me ne andai a puttane, in via Prè. E pensai alla prossima rapina che avrei fatto. Rapina che, però, fu un disastro. Fuori dalla banca c’era una pattuglia di carabinieri ad aspettarci. Scappammo a piedi.
Antonio e Ciccio fuggirono a destra, io scappai a sinistra. Dopo pochi metri inciampai e caddi.
Provai a sparare, ma la pistola si inceppò. Mi sentii perduto. Gettai la pistola in faccia al carabiniere più vicino. E proprio mentre mi stavo per rialzare, da dietro mi arrivò un calcio alla tempia che mi fece svenire. Mi svegliai nel gabbione centrale del carcere di Marassi.
All’ufficio matricola mi schedarono: Carmelo Musumeci, nato il 27/07/1955 ad Aci Sant’Antonio, provincia di Catania, alto un metro e settanta, occhi castani, capelli castani, accento siciliano, segni particolare nessuno. Mi presero le impronte. Mi fecero le foto. Mi ordinarono di spogliarmi. E mi perquisirono. Subito dopo, venni messo nel reparto minorenni al piano terra.
E così fui scaraventato in una lurida e sporca cella a sognare la libertà. Iniziai a pensare solo a scappare. Nella mia giovane vita aveva sopportato abbastanza bene ogni traversia ma il carcere, quello, non riuscivo proprio a sopportarlo. Rimanevo sdraiato sulla branda per ore intere pensando a come scappare da quell’inferno. I giorni venivano e andavano. E il morale sprofondava sempre di più. Mi sanguinava il cuore perché, abituato a essere libero, non riuscivo a vivere chiuso in una cella. Dovevo andarmene. Ne parlai con il mio compagno di cella Salvatore:
– Te la senti di fare la bella?
– Ma da qui non è riuscito a scappare nessuno.
– Noi ce la possiamo fare.
Salvatore accettò. Dovevamo procurarci un seghetto. Salvatore era un ragazzone calabrese grande e grosso. Buono come il pane. In seguito lo incontrai a Milano. E in quell’occasione mi salvò la vita durante una sparatoria contro il clan dei Marsigliesi. Salvatore aveva la carnagione scura. I capelli e gli occhi neri come il carbone.
Mi assicurò:
– Per il seghetto ci penso io a farlo entrare. Mi faccio fare un pacco da mia sorella e lo faccio incollare sul fondo fra le due pareti del cartone.
Ero pessimista:
– E come arriva a noi? Di solito la guardia del magazzino, dopo che svuota il pacco, il cartone vuoto lo butta via.
Ma lui aggiunse:
– Un mio amico lavora con la guardia del magazzino e, in un secondo momento, di nascosto lo potrà recuperare.
E così andarono le cose. La sera stabilita segammo le sbarre. Ci davamo i turni. Uno segava. E l’altro cantava. I nostri compagni delle altre celle ci urlavano di smettere che eravamo stonati. Scegliemmo di scappare una notte in cui una nebbia bianca, umida, spessa e impregnata di pioggia avvolgeva tutto il carcere. Levammo le sbarre della finestra della nostra cella. E uscimmo fuori. Nel carcere regnava una gran calma. Il mio cuore si era fatto piccolo e batteva forte. Controllavo con gli occhi e con le orecchie tutto il cortile. Io andavo avanti. E Salvatore mi veniva dietro. Sapevo che non era ancora fatta perché c’era da saltare il muro di cinta. All’improvviso, ci trovammo circondati da una decina di guardie. Mentre pensavo che l’amico di Salvatore che lavorava in magazzino ci aveva traditi, già mi arrivavano calci e pugni da tutti le parti. Caddi per terra e svenni. Mi svegliai all’indomani con un oscuro velo di sangue che mi scendeva continuamente davanti agli occhi. Avevo le sopracciglia spaccate. Ero legato a un letto di contenzione, con i lacci stretti ai polsi e ai piedi. La finestra aperta. Tremavo e battevo i denti. Avevo una fame da lupi e sentivo un freddo cane. Le guardie volevano sapere da chi avevamo avuto il seghetto per tagliare le sbarre. Per questo mi picchiavano di continuo. E io rispondevo urlando: – Bastardi, rotti in culo.
Solo il mio orgoglio di siciliano mi faceva resistere. Ma la mia era davvero una resistenza disperata. Orgoglio a parte, mi sentivo a pezzi. Dopo una settimana, le guardie si stancarono di maltrattarmi e mi sciolsero dal letto di contenzione. E dopo altri dieci giorni di isolamento mi portarono di nuovo in sezione. A un anno da quell’episodio fui scarcerato. Ma fu troppo tardi, perché ero già diventato un ragazzo deviante e non potevo o non volli più voltarmi indietro. Era iniziata la mia carriera di criminale. (Carmelo Musumeci)
(foto: musumeci)

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Premio per la miglior tesi in “Interlinguistica ed Esperantologia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

parma universitàParma Martedì 20 ottobre, alle ore 10.30, nell’Aula Ferrari del Plesso Universitario di via d’Azeglio 85) avrà luogo la cerimonia di consegna del Premio di Laurea “Giorgio Canuto” per la miglior tesi di laurea in “Interlinguistica ed Esperantologia” a Irene Calligaris (Università di Torino) per la tesi dal titolo “Una lingua per tutti, una lingua di nessun paese. Una ricerca sul campo sulle identità esperantiste”.Introduce Davide Astori, del Dipartimento di Antichistica, Lingue, Educazione, Filosofia – A.L.E.F.Dopo i saluti di Giuseppe Gilberto Biondi, Direttore del Dipartimento A.L.E.F., il premio verrà assegnato da Luigia Oberrauch Madella, Presidente dell’Associazione Esperanto “G. Canuto” di Parma.Prolusione di Federico Gobbo, Università degli Studi di Amsterdam, dal titolo “Interlinguistica e multilinguismo”.Presenta Michela Lipari, Presidente della Federazione Esperantista Italiana.Nel pomeriggio, alle ore 16, nell’Aula della Bandiera (Palazzo Centrale, via Università 12) avrà luogo la Giornata di studio sul tema: “Esperanto e UNESCO. A 60 anni dalla Risoluzione di Montevideo”.
Sono previsti interventi di Davide Astori, linguista, Dipartimento A.L.E.F. (“Gli ideali di globalizzazione zamenhofiani di inizio Novecento”), Carlo Minnaja, già Università di Padova, Akademio de Esperanto (“La conferenza di Montevideo (1954) e L.L. Zamenhof, personalità dell’Unesco”), di Giorgio Novello, ambasciatore italiano ad Oslo e a Reykjavik (“Diplomazia, collaborazione tra nazioni, idealità dell’UNESCO: il ruolo dell’inter-comprensione e della pianificazione linguistica anche alla luce dell’esempio norvegese”) e di Giovanni Agresti, sociolinguista, Università di Teramo (“Tutela, rispetto e promozione delle minoranze linguistiche e culturali”).

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Premio Tesi di Laurea Welfare aziendale

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2015

Roma, il 29 ottobre Praesidium SpA e l’Istituto di Studi Superiori sulla Donna (ISSD) dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum conferiranno il Premio Tesi di Laurea “Welfare aziendale – Innovazione organizzativa per una nuova cultura flessibile del lavoro” alla miglior tesi candidata e discussa nell’anno accademico 2014-2015 in una delle Università italiane.
Questa prima edizione del Premio vuole promuovere una nuova cultura del welfare e dell’organizzazione del lavoro, tematica trattata all’interno dei percorsi di studi universitari, allo scopo di stimolare la formazione dei futuri protagonisti dell’economia del nostro Paese. Tre i temi di approfondimento: l’evoluzione del welfare in Italia ed Europa e dei modelli organizzativi; la conciliazione tra la famiglia e il lavoro e infine l’analisi delle strategie di comunicazione e dei metodi più efficaci per diffondere, attraverso gli strumenti che le moderne tecnologie ci mettono a disposizione, i piani di sviluppo del Welfare aziendale. L’iniziativa che nasce dalla volontà congiunta di due istituzioni profondamente diverse, ma accomunate dall’interesse di fare sistema per cambiare la cultura, ha la sua forza proprio nella diversità dei suoi protagonisti e nella capacità di lavorare insieme per il bene comune. L’alleanza infatti tra APRA e Praesidium è solo l’inizio di un progetto di più largo respiro che l’ISSD sta portando avanti per promuovere l’armonizzazione tra lavoro e vita complessiva delle persone attraverso l’istituzione di un Tavolo di Lavoro per lo studio di un modello innovativo di flessibilità oraria e organizzativa, con il coinvolgimento di rappresentanti di istituzioni, aziende, sindacati e associazioni di settore, tra i quali ad esempio Praesidium, Federmanager, UCID, Confartigianato, COLAP e CISL, che aderiscono al progetto in qualità di Partner Co-fondatori. L’obiettivo dell’Ateneo è dunque quello di inserirsi nel dibattito attuale sulle questioni centrali della vita economica e sociale, creando un dialogo aperto con tutti gli attori necessari per costruire un cambiamento culturale e familiarmente responsabile.

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Studente Unicusano premiato dal Presidente della Repubblica Napolitano

Posted by fidest press agency su domenica, 15 giugno 2014

Campus_UnicusanoLa tesi di laurea di uno studente di Giurisprudenza dell’Università Niccolò Cusano premiata dal Presidente della Repubblica con la pubblicazione sul sito internet e tra i bollettini del Quirinale. Quale miglior premio per un giovane studente universitario di sapere che la propria tesi di laurea sia finita sul tavolo del Presidente della Repubblica Napolitano e che presto sarà pubblicata sul sito del Quirinale? E’ quello che è successo a Francesco De Fina, neo laureato in Giurisprudenza presso l’Università Niccolò Cusano, il cui elaborato, incentrato sulla figura del Presidente della Repubblica, è finito nelle mani di Giorgio Napolitano, il quale non ha mancato di mostrare il proprio apprezzamento. “La scelta dell’argomento è stata sin da subito abbastanza complicata, ricorda il Dott. De Fina dai microfoni di Radio Manà Manà, emittente dell’Unicusano, anche solo considerando il fatto che, in quanto a materiale e fonti, sul Presidente della Repubblica non esiste molta letteratura in merito. Mi sono impegnato per circa due anni in un lavoro più giornalistico che bibliografico e ho deciso di mettere in evidenza i passaggi fondamentali che conducono un uomo a divenire un’istituzione”. In sede di stesura, racconta ancora De Fina alla radio dell’Ateneo, “avevo inoltrato una richiesta al Quirinale per poter accedere alla loro biblioteca. Solo successivamente sono stato ricontattato dalla stessa biblioteca del Quirinale che mi invitava a mandare la mia tesi sia alla biblioteca che all’attenzione del Presidente Napolitano, in quanto sarebbe stata oggetto di studio e valutazione”. E’ a quel punto che sono arrivati i ringraziamenti del Capo dello Stato attraverso una lettera: “Gentile Dott. De Fina, il Presidente Napolitano ha ricevuto copia della tesi che lei ha voluto gentilmente inviargli. A riguardo desidero ringraziarla a suo nome ed esprimerle i sensi del suo più vivo apprezzamento per le tematiche trattate. Lei certamente conosce lo spirito che anima il Presidente Napolitano verso le giovani generazioni e il suo convincimento che il loro contributo al rinnovamento della classe dirigente sia essenziale per il futuro dell’Italia. Il Capo dello Stato ha inoltre molto apprezzato l’impegno e la passione da lei manifestata per i temi trattati”. “All’inizio ho pensato ad uno scherzo poi, leggendola e rileggendola, mi sono reso conto che era tutto vero, ricorda ancora il Dott. De Fina alla radio dell’Università Niccolò Cusano, la notizia più bella mi è giunta dopo, quando ho saputo che la mia tesi sarebbe stata pubblicata tra i bollettini del Quirinale”. La tesi del neo laureato Unicusano sarà infatti pubblicata sul sito internet e tra i bollettini del Quirinale.

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Digitalizzazione della giustizia

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

Dichiarazione del ministro Renato Brunetta: “Il giornalista Paolo Pagliaro dimostra di avere una concezione distorta del giornalismo. Allo scopo di puntellare la faziosa e traballante tesi di una nostra mancata azione sul fronte della digitalizzazione della giustizia, non ha esitato infatti a ricorrere a due agenzie di stampa e allo spezzone di una conferenza stampa del 2009. Consulti meglio il sito del Governo: scoprirà che in questi tre anni abbiamo realizzato un lavoro senza precedenti in questo settore, così come certificato dalla Relazione sullo stato della Giustizia che il collega Alfano ha presentato al Senato e alla Camera lo scorso gennaio. E’ grave che Pagliaro s’intestardisca a ignorare i risultati importantissimi ottenuti in diversi tribunali italiani (su tutti quelli di Milano, Roma e Venezia), premessa necessaria per la costruzione di quel Piano straordinario “Giustizia digitale” a cui in un mese hanno già formalmente aderito 467 Uffici giudiziari su 476. Ma è ancor più intollerabile che così facendo abbia negato ai suoi telespettatori la conoscenza della realtà, accreditando ai loro occhi l’immagine di un Governo inconcludente e poco serio. Riconfermo quindi il mio giudizio: il servizio di Pagliaro andato in onda due sere fa a “Otto e mezzo” è un esempio di giornalismo mistificatorio e intellettualmente disonesto”.

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Pavia: prima laureata cinese

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2010

Pavia 13 Luglio alle 14, in Aula Scarpa, si laurea in Psicologia la prima studentessa cinese dell’Università di Pavia Con una tesi dal titolo “Ricerca e analisi del Morbo di Alzheimer”.  Daniela, nome cinese Xu Danyi, è arrivata a Pavia nel Marzo 2007 con il primo gruppo di studenti cinesi che hanno aderito al progetto “Marco Polo”.  Non parlava quasi la lingua italiana quando è arrivata nel nostro Paese. Tra marzo e settembre Daniela ha partecipato il corso di lingua italiana organizzato dall’Ateneo pavese per gli studenti cinesi e nel settembre 2007, dopo aver superato l’esame di lingua italiana,  si è iscritta al corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche. È riuscita a concludere il corso di laurea puntualmente, nei tre anni curricolari, e lunedì 13 luglio discuterà la tesi “Ricerca e analisi del Morbo di Alzheimer” in Aula Scarpa. Dopo la laurea, Xu Danyi intende iscriversi anche alla laurea Magistrale in Psicologia, sempre all’Università di Pavia. I tre anni trascorsi a Pavia l’hanno aiutata a migliorare molto la sua conoscenza della lingua italiana e le relazioni interpersonali. Per integrarsi nel campus e nell’ambiente universitario, Daniela ha partecipato a tante attività studentesche e sociali e lo scorso anno ha svolto anche uno stage in ambito  clinico-psicologico.

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L’Ultima cima

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2010

Roma 18 e sabato 19 giugno 2010, alle ore 19.00, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (via degli Aldobrandeschi 190), si terrà l’anteprima italiana del film “L’ultima cima”. E’ un bellissimo documentario dedicato a Don Pablo Domínguez, sacerdote scalatore madrileno morto nel 2009 in un incidente di montagna, un mese prima di difendere la sua tesi Dottorale in Teologia presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Don Pablo, filosofo e teologo della Facoltà di Teologia di San Damaso a Madrid, è morto all’età di 42 anni mentre scendeva dal Moncayo. Era l’ultima cima spagnola, di oltre 2000 metri, che gli mancava.  Ai suoi funerali hanno partecipato più di 3000 persone e una ventina di Vescovi. Il film è il ritratto di un uomo allegro, umile e generoso. Mostra il segno profondo che può lasciare un sacerdote nelle persone che incontra. Un sacerdote disponibile che assiste la gente, la ascolta, la confessa, predica la verità senza paura, con umorismo e intelligenza.  La regia del film è di Juan Manuel Cotelo. Il documentario mostra, fra l’altro, la testimonianza del Cardinale Cañizares, che scelse Don Pablo come docente alla San Damaso, del Vescovo Demetrio Fernández di Córdoba, suo amico e il primo a sapere della sua morte, e dell’Arcivescovo di Oviedo, Jesús Sanz, allora Vescovo di Jaca e Huesca, che fece spesso visita al sacerdote scalatore. Attraverso le immagini della montagna, il film riflette sulla grandezza del sacro, del sacerdozio, del sacrificio e della morte. Inizia con umorismo e provocazione, e man mano che la morte si avvicina diventa più elevato nello stile e nel contenuto. Il grande successo nelle sale di questa pellicola è stato preceduto da un insolito boom su Internet. Nelle tre settimane precedenti l’uscita al cinema, il trailer è stato visto più di 200.000 volte. Nella sezione “Ho conosciuto Pablo” ci sono centinaia di commenti di gente che lo ricorda con grande affetto.www.uprait.org

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Legge sul fine vita

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 gennaio 2010

«Non possiamo che essere lieti per il ritiro dei 2400 emendamenti radicali alla legge sul fine vita» commenta Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita. «Questo gesto rende più facile la rapida approvazione di una legge che, all’indomani della morte di Eluana, era stata promessa entro tre giorni. Ora possiamo ragionevolmente sperare che almeno venga approvata ad un anno da quella drammatica morte (9 febbraio). «Quello che è certo, però, è che la legge non può diventare merce di scambio in inciuci politici mirati a non disturbare il manovratore durante la campagna elettorale: la legge deve e può essere approvata prima delle prossime elezioni Regionali.  «In un elaborato documento inviato a tutti parlamentari abbiamo sostenuto la tesi che il testo già approvato dal Senato deve essere adottato anche alla Camera senza nessuna correzione. Infatti anche fra tutti gli emendamenti che restano, che sono comunque numerosi, è possibile distinguere quelli che si oppongono radicalmente alla logica seguita dal Senato che afferma la indisponibilità della vita umana e quelli che invece si limitano a modifiche di carattere puramente formale. I primi sono da respingere senza esitazione, i secondi rischiano invece di essere utili solo a chi la legge la vorrebbe rinviare il più possibile. «Anche nelle elezioni regionali il tema del diritto alla vita deve essere preso in considerazione dagli elettori» conclude Casini. «E’ questa una ragione in più per chiedere la immediata conclusione del dibattito parlamentare sul Fine vita affinché tutti sappiano qual è la reale posizione dei partiti sul valore della vita nei momenti di estrema fragilità».

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Premio di laurea

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2009

Parma 29 giugno, alle 11, presso l’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’ Università (via Università 12), si terrà la cerimonia di consegna del Premio di Laurea “Massimo De Benedictis”, destinato alla miglior tesi di Laurea in ambito Neurologico discussa presso l’Ateneo di Parma nell’a.a. 2007-08. Alla cerimonia di premiazione interverranno il Rettore, Prof. Gino Ferretti, il Prof. Loris Borghi, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il Prof. Giacomo Rizzolatti, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze, e il Prof. Mario Giovanni Terzano, della Sezione di Neurologia del Dipartimento di Neuroscienze, Presidente della Commissione giudicatrice per l’assegnazione del Premio. Il Premio di Laurea, del valore di 1.000 euro, è stato offerto dalla signora Fabiola Berti De Benedictis per onorare la memoria del marito, Massimo De Benedictis, dedito per trent’anni alla professione medica vissuta come una missione, aiutando con professionalità e sentimento i propri pazienti a vivere serenamente anche i percorsi più difficili.  Vincitrice è risultata la dott.ssa Renata Pitino, laureata in Medicina e Chirurgia, autrice della tesi sperimentale in Neuroscienze “Organizzazione del sistema motorio in bambini con sviluppo tipico e in bambini con disturbo autistico”, discussa il 15 luglio 2008 con il Prof. Rizzolatti (con votazione 110/110 e lode).  La Commissione Giudicatrice per l’assegnazione del Premio era composta Prof. Mario Giovanni Terzano (Presidente), e dai Prof. Liborio Parrino e Giovanni Pavesi, entrambi appartenenti alla Sezione di Neurologia del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma.

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Una tesi di laurea su Giampiero Poggiali Berlinghieri

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2009

il 20 giugno 2009, Massimo Monteleone si è laureato all’Accademia di Belle Arti “Michelangelo” di Agrigento discutendo il lavoro di tesi “I quarant’anni dell’opera di Giampiero Poggiali Berlinghieri”, ottenendo 110 e lode, menzione speciale della Commissione e dignità di stampa, il massimo previsto dalla legislazione italiana. Relatore Prof. Nuccio Mula e la Commissione, presieduta dal Direttore dell’Accademia di Belle Arti “Michelangelo” di Agrigento, Prof. Alfredo Prado e dal Commissario Governativo della Repubblica Prof. Franco Nocera. Per l’occasione si ricorda che per metà luglio uscirà il libro “Biodiversity” (Nature) – gli animali nell’opera di Poggiali Berlinghieri- con testo critico di Nicola Micieli edito da Morgana Edizioni  72 p., 193 riproduzioni a colori cm 23×15, cartonato. Traduzioni Inglese.

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