Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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“Olio extra vergine d’oliva, un tesoro da custodire”

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

“L’olio extra vergine d’oliva fa parte della tradizione italiana ed è riconosciuto come un’eccellenza, ma nonostante questo i consumatori non sempre riescono ad orientarsi nel mercato e a farne un corretto utilizzo, per questo la nostra associazione è impegnata fin dalla sua fondazione in campagne di informazione ed educazione alimentare per dare ai consumatori gli strumenti per scegliere in maniera consapevole.” Con queste parole, Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori annuncia la guida “Olio extra vergine d’oliva, un tesoro da custodire”, realizzata da Unc in collaborazione con Assitol e scaricabile sul sito http://www.consumatori.it”.
“L’informazione ai consumatori sui temi alimentari è sempre stata un cavallo di battaglia della nostra associazione -prosegue Dona- la prima campagna contro le frodi olearie, condotta tenacemente dall’Unione, portò alla legge n. 1407 del 13 novembre 1960 con cui furono emanate le ‘Norme per la classificazione e la vendita degli oli d’oliva’; oggi il nemico da sconfiggere sono le fake news, alimentate dal web che fanno male ai consumatori e alla stessa industria olearia. Non basta però dare ai consumatori le corrette informazioni sulle proprietà dell’olio e le caratteristiche di un prodotto di qualità, ma sono necessarie alcune accortezze anche per la conservazione. La nostra guida risponde a questa esigenza con una serie di consigli pratici per conservare l’olio in casa, al ristorante e sceglierlo consapevolmente al supermercato”.
Non tutti sanno ad esempio che il buio è il migliore amico dell’olio che può essere danneggiato dall’eccessiva esposizione al sole e alla luce artificiale, per questo motivo ormai in commercio si trovano quasi esclusivamente bottiglie scure; anche la temperatura è fondamentale, quindi meglio evitare di conservare l’olio vicino ad una fonte di calore, ma anche a temperature troppo basse, così come sarebbe preferibile non congelarlo. Il colore, poi, è uno dei criteri da tenere in considerazione per capire la qualità del prodotto: può spaziare dal giallo oro alle diverse tonalità del verde, ma certamente non può essere rosso-arancio, come qualche consumatore ha segnalato in alcune occasioni agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori. E’ difficile capire il colore al supermercato con bottiglie scure, ma una volta arrivato a casa e aperta la bottiglia, qualora si riscontrasse un’anomalia il consumatore può chiedere al negozio la sostituzione del prodotto.

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Caccia al tesoro automobilistica “Passito Reis”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Torino. La Pro Loco di Caluso e quelle di quattordici centri vicini ripropongono per domenica 22 aprile la caccia al tesoro automobilistica “Passito Reis”, alla scoperta dei luoghi del Canavese, patrocinata dalla Città Metropolitana di Torino. Sarà una giornata dedicata al divertimento, alla risoluzione di indizi e alla conquista del tesoro, che si concluderà alle 19 con una serata enogastronomica organizzata dalle Pro Loco del territorio nell’area mercatale di Caluso. Durante la giornata, nell’ambito della manifestazione “L’oro è in Campagna”, si terranno anche esibizioni del gruppo di ballo “Danseur del Pilon” accompagnati da un organetto di Barberia e da musicisti folk. L’associazione “La Cà Granda” proporrà gli antichi mestieri del tempo che fu. Alle 12 ci sarà il “Pranzo del contadino”. Per l’intera giornata, alle 10 alle 18, sarà possibile partecipare a laboratori didattici ispirati alla cultura materiale contadina con le aziende del territorio e con gli studenti e gli insegnanti dell’Istituto Ubertini. Adulti e bambini potranno partecipare al battesimo del cavallo con la scuderia “Lo Sperone” di Gassino Torinese e a dimostrazioni di falconeria proposte da “Il mondo nelle ali”.
La caccia al tesoro vedrà occupati i soci e i volontari delle Pro Loco di Caluso, Barone, Candia, Cuceglio, Foglizzo, Mazzè, Montalenghe, Orio Canavese, Romano Canavese, San Giorgio Canavese, San Giusto Canavese, Strambino, Vialfrè e Vische. I vari equipaggi, composti da un massimo di cinque persone dovranno affrontare varie prove e scoprire vari indizi per arrivare al tesoro. Al termine ci sarà una premiazione per tutti, con un premio di consolazione per ogni equipaggio, 100 euro al terzo equipaggio in classifica, 200 al secondo e 300 all’equipaggio vincitore. I premi saranno buoni acquisto da spendere nei negozi calusiesi. L’iscrizione costa 40 euro per ogni equipaggio.
fonte: http://passitoreis.altervista.org/

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Nuovo allestimento del Tesoro del Santa Maria della Scala

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Siena. Ieri è stato inaugurato il nuovo allestimento del Tesoro del Santa Maria della Scala all’interno della Sagrestia Vecchia, che ricontestualizza, all’interno dell’ambiente che più a lungo li ha ospitati, il reliquiari, le reliquie e l’Arliquiera, dipinta dal Vecchietta, fino ad ora conservata alla Pinacoteca Nazionale di Siena delle cui collezioni fa parte.
Nato dalla collaborazione fra il Comune di Siena, il Polo Museale della Toscana e Opera-Civita, il progetto è volto a recuperare il rapporto storico, politico e religioso che lega l’intervento del Vecchietta al trasferimento in questa sede, attorno alla metà del Quattrocento, dei cimeli, valorizzando, attraverso il nuovo sistema di illuminazione, anche gli affreschi, restituendoli alla loro pienezza cromatica. Come afferma il Direttore del Polo Museale della Toscana, Stefano Casciu, “il trasferimento dell’Arliquiera del Vecchietta dalla Pinacoteca Nazionale al Santa Maria della Scala si inserisce in un programma di collaborazione, impostato con l’Accordo di valorizzazione sul sistema dei musei senesi siglato nel giugno 2017 tra Ministero BACT e Comune di Siena, volto a rafforzare e a promuovere i rapporti tra le nostre istituzioni, per coinvolgere ed informare sempre più il pubblico e i visitatori di Siena sulla ricchezza e la stretta interconnessione dei musei della città”. “Il ritorno del Tesoro nella Sagrestia Vecchia rappresenta un passaggio di estrema rilevanza per le politiche culturali di Siena – spiega il Sindaco Bruno Valentini – poiché traduce in realtà l’auspicio dei tanti, uno fra tutti Omar Calabrese, che negli scorsi decenni sollevavano l’opportunità filologica di collocare il capolavoro del Vecchietta nel suo ambiente naturale. Questo è uno dei frutti dell’accordo che abbiamo siglato l’anno scorso con il MIBACT, nonché un’ulteriore conferma della capacità del Santa Maria della Scala di valorizzare il proprio patrimonio storico-artistico e di stabilire finalmente una forte connessione con la Pinacoteca Nazionale”.

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Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

1 Pedro Vaz2 Federica LandiTorre di Mosto, Località Boccafossa in provincia di Venezia 28 gennaio – 25 febbraio 2018 opening 27 gennaio 2018, ore 18.00 (orari: sabato: 15.00-18.00 e domenica: 10.00-12.00 / 15.00-18.00. Dal lunedì al venerdì su appuntamento. visite guidate: domenica 28 gennaio, 4, 11 e 18 febbraio dalle 15.00 alle 18.00) mostra collettiva Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani che riunisce le opere di Federica Landi (Rimini, 1986), Victor Leguy (San Paolo, 1979), Pedro Vaz (Maputo, 1977), Marco Maria Zanin (Padova, 1983).
I quattro artisti presentano in mostra lavori inediti realizzati nel corso di Humus Interdisciplinary Residence, piattaforma interdisciplinare che ha come scopo la contaminazione tra il mondo dell’arte contemporanea e quello di territori “al margine”, ancora estremamente legati al rapporto con l’agricoltura, le tradizioni del mondo contadino, il paesaggio, la terra intesa nel senso primario del termine.Grazie a un periodo immersivo passato nella zona rurale del Veneto orientale compresa tra i comuni di Torre di Mosto, Eraclea e Caorle, in provincia di Venezia, a stretto contatto con la popolazione locale, gli artisti hanno potuto operare una rilettura delle identità locali attraverso l’arte in dialogo con diverse discipline. Un processo di narrazione che è anche strumento di creazione di consapevolezza e lo sviluppo della comunità stessa in futuro.Se il lavoro di Pedro Vaz, paesaggista, si è centrato sulla rappresentazione di un tratto del fiume Livenza, Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin hanno deciso di focalizzarsi sulla rilettura e la narrazione in senso contemporaneo del patrimonio di oggetti appartenenti al Museo della Civiltà Contadina della piccola località di Sant’Anna di Boccafossa, che gli artisti hanno visto come una potenziale attrattiva per attività di educazione, turismo e ricerca.
4 Marco Maria ZaninIn mostra saranno esposte una serie di fotografie di Federica Landi, una installazione di Victor Leguy, una video installazione e due grandi pitture di Pedro Vaz, fotografie e sculture di Marco Maria Zanin. Ci sarà inoltre una installazione collettiva realizzata dagli artisti Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin secondo il modello del deMuseo, dispositivo che mira a ripensare l’idea tradizionale di museo inteso come ente conservativo statico, divenendo al contrario un “organismo” dinamico dove le esperienze collettive sono il fondamento per raccogliere ed elaborare la storia e la memoria locale, che possa fungere da volano per fortificare l’identità e la coesione sociale di un territorio.
L’attività di rilettura dell’identità locale condotta da Humus Interdisciplinary Residence nel Veneto Orientale è stata individuata da VeGAL (Agenzia di sviluppo del Veneto Orientale) nell’ambito del Piano di comunicazione del Programma di Sviluppo Locale (PSL) Leader 2014/2020 “Punti, Superfici e Linee” che VeGAL gestisce nel territorio, con l’obiettivo di aumentare la qualità della vita e le opportunità di lavoro per la popolazione locale, in particolare i giovani, finanziando progetti che investono sul patrimonio ambientale, storico, culturale, agroalimentare del territorio.
Il progetto Humus Interdisciplinary Residence è nato nel 2015 su iniziativa dell’artista Marco Maria Zanin e coinvolge Carlo Sala, curatore e critico d’arte, e Michele Romanelli, psicologo e mediatore di conflitto. In occasione del seminario di conclusione dei lavori che avrà luogo il 25 febbraio 2018 alle ore 17.00 verrà presentata la pubblicazione contenente i testi critici, le immagini del processo artistico e delle opere. (foto: pedro vaz, Marco Maria Zanin, federica landi)

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Le gioie della Corona d’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

coronaTorino Giovedì 6 luglio 2017 alle ore 18,00 Sede AIP, Sala Principe Eugenio, via Legnano 2/b Il tesoro di Casa Savoia è custodito in uno scrigno e consiste in un tripudio di perle, diamanti e pietre preziose, ma il contenuto esatto è conosciuto solo da pochissime persone.Partecipano e dialogano:Barbara RONCHI della ROCCA, scrittrice, giornalista ed esperta di galateo, Alessandro SALA, collaboratore del blog “Altezza Reale”.
Introduce e modera:Vittorio G. CARDINALI, presidente dell’Ass. Immagine per il Piemonte.
Per acquisire elementi certi relativi al cosiddetto TESORO DELLA CORONA si deve avviare una procedura che consenta l’utilizzazione dei gioielli, facenti parte del cosiddetto Tesoro, che si trovano nella “sacrestia” della Banca d’Italia da oltre 70 anni e cioè dalla fine della Monarchia. In tutti questi anni i gioielli sono rimasti chiusi in un unico contenitore, adeguatamente controllato e sottoposto a una sola dettagliata verifica, 40 anni fa, con immediato sequestro da parte della magistratura romana.
I preziosi subirono vicissitudini rilevantissime negli Anni 1943-1944 quando i militari tedeschi subito dopo l’armistizio non riuscirono ad impadronirsene per merito d’alcuni zelanti e coraggiosi funzionari dello Stato Italiano che li nascosero in una grotta sita nei cunicoli scavati sotto via Nazionale, dove appunto ha sede la Banca d’Italia: il tutto avvenne con il consenso del governatore di allora della Banca d’Italia, Vincenzo Azzolini, che utilizzò il lavoro di un muratore, Enrico Fidani, il quale seppe mantenere il segreto durante i lunghi mesi dell’occupazione tedesca.
Fu così che il tutto poté essere recuperato permettendone la consegna, esattamente il 6 giugno 1944, alla Famiglia Reale, nella persona di Umberto II di Savoia nel frattempo divenuto Luogotenente. Esattamente due anni dopo, Umberto II di Savoia (alla vigilia dell’esilio) consegnò i gioielli al Ministro della Real Casa Falcone Lucifero con l’ordine di affidarli all’allora Governatore della Banca d’Italia Luigi Einaudi.
Il Ministro Falcone Lucifero eseguì puntualmente l’ordine il giorno 5 giugno 1946 (poche ore dopo la fine degli scrutini sul referendum Monarchia-Repubblica) consegnando come “deposito volontario a disposizione di chi di diritto” i gioielli a Luigi Einaudi che era accompagnato da Domenico Menichella: il Re alla vigilia della partenza per Cascais con gesto apprezzato non volle infatti privare l’Italia dei gioielli-simbolo, né volle essere chiamato a decidere a chi appartenessero i preziosi.
Al momento della consegna il primo oggetto catalogato e censito, con gli altri, su fogli di carta bollata da 12 lire risulta essere “un grande diadema a undici volute di brillanti, con 11 perle a goccia, 64 perle tonde e 1040 brillanti”, appunto il famoso diadema che appare in tanti ritratti della Regina Margherita e forse anche della Regina Elena: è stato anche scritto, ma non documentato, che primo promotore della raccolta sia stato il re Carlo Alberto.
cofanettoSempre secondo le notizie acquisite ufficiosamente i soli brillanti della Corona sono complessivamente 6732 per oltre 10.000 grani: una sola collana, è stato ripetutamente scritto, sarebbe composta di 1859 brillanti o brillantini. In tutto si tratterebbe inoltre di quattro collane, due braccialetti, orecchini, un diadema rilevante ed altri diademi peraltro non numerosi: usiamo il condizionale perché sono state dette e scritte molte cose diverse in proposito.
Nei provvedimenti seguenti alla confisca dei beni della Corona (soprattutto immobili) non si trova traccia di decisioni relative a quel tipo di beni mobili.
Nel 1973 circolarono strane voci circa un uso ingiustificato di taluni gioielli: addirittura sarebbe stata vista, indossata da un’illustre signora romana, una preziosa spilla che Mafalda di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele III e sorella di Umberto II, al momento di salire in treno per essere condotta nel campo di concentramento nazista di Buchenwald (dove trovò tragica e commovente morte) portava sulla giacca e che avrebbe consegnato ad una fra le persone che l’accompagnarono alla stazione ferroviaria di Roma.
Venne allora eseguita una ricognizione molto accurata da parte del magistrato Scopellitti della Procura della Repubblica di Roma che, accompagnato dal Capitano Varisco (sono tragicamente scomparsi entrambe: la prima vittima di un agguato mafioso, il secondo del terrorismo) e dal gioielliere Bulgari, controllò che tutti i gioielli fossero presenti (e lo erano) nel grande contenitore avvolto, ora, da una fascia di tela cerata sulla quale sono stati apposti adeguati sigilli di ceralacca.Il magistrato ordinò il sequestro dei monili. Da allora i gioielli sono ancora sottoposti allo stesso provvedimento giudiziale come risulta anche da una nota del Segretario Generale del Quirinale, che definisce la Banca d’Italia “il mero custode del deposito chiuso”. (foto: corona, cofanetto)

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“Il tesoro dei proverbi latini”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 febbraio 2017

proverbi-latiniBergamo domenica 12 febbraio 2017 ore 11:00 Museo Cividini nella Antica Zecca – via Donizetti 18/a Bergamo alta Letture Bergamasche 2017 presenta: “Il tesoro dei proverbi latini” di UMBERTO ZANETTI. Continua la serie degli incontri letterari domenicali presso l’atelier dello scultore Pierantonio Volpini. Ne sarà protagonista il commendator Umberto Zanetti, il quale presenterà la sua recente fatica, intitolata “Il tesoro dei proverbi latini”, un’opera postfazionata dal professor Vincenzo Guarracino e pubblicata dalla casa editrice nazionale Puntoacapo. L’incontro sarà introdotto dalla professoressa Marina Vavassori, docente di lettere, archeologa specializzata in epigrafia greca e latina, accademica per la Classe di Scienze Morali e Storiche dell’Ateneo di Bergamo, autrice di numerosi saggi d’interesse archeologico ed epigrafico. Sarà un’occasione per rinverdire la memoria di tante massime latine della nostra tradizione erudita. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

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Monti rimborsa a Morgan and Stanley 3,4 miliardi di dollari

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2012

Morgan Stanley Building

Morgan Stanley Building (Photo credit: Wikipedia)

Ho discusso la scorsa settimana una interpellanza urgente al Ministro dell’Economia sulla vicenda del rimborso di 3,4 miliardi di dollari, fatto dal governo italiano alla società finanziaria americana Morgan and Stanley per la chiusura di un contratto derivato in possesso del governo. Di seguito potete leggere la discussione dell’interpellanza, con la risposta del governo e la mia replica.
RESIDENTE. L’onorevole Borghesi ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01385, concernente informazioni circa l’incidenza degli strumenti finanziari derivati nell’ambito della complessiva esposizione debitoria dello Stato italiano
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, signor sottosegretario, qui è emerso in via indiretta che più o meno all’Epifania di quest’anno il Governo italiano avrebbe rimborsato a Morgan Stanley per una
riesposizione in swap un importo di 3,4 miliardi di dollari. Quindi, si tratta di una cifra molto, molto elevata. Questo fatto, che è emerso indirettamente attraverso delle comunicazioni fatte da Morgan Stanley alla SEC americana, ha fatto ritornare in primo piano la questione dell’uso e del ricorso ai derivati da parte del Governo italiano, sul quale c’è sempre stata una grande opacità e mancanza di trasparenza. Noi su questo vogliamo chiedere conto al Governo. Addirittura, The New York Times un anno fa ha sostenuto che, a partire dal 1996, l’Italia avrebbe truccato i propri conti utilizzando derivati grazie proprio all’aiuto di Morgan Stanley. Secondo EUROSTAT, il Ministero dell’economia tra il 1998 e il 2008 avrebbe grandemente fatto ricorso ai derivati con ovviamente, come per tutti i derivati, momenti in cui questo ha dato dei vantaggi – più o meno fino al 2006 – ma poi ha iniziato a determinare delle perdite. Il problema è che qualcuno parla di 30 miliardi di euro che sarebbero investiti da parte del Governo italiano in derivati. Riteniamo sia giusto che il popolo italiano e noi si sia a conoscenza in modo trasparente della situazione, in particolare se è vero che a Morgan Stanley è stato fatto questo versamento in un momento così difficile per il nostro Paese per permettere a questa società di ridurre la sua esposizione verso lo Stato italiano di una cifra così rilevante e se è vero che questa operazione in realtà sarebbe stata agevolata da una triangolazione con il gruppo Intesa.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, Marco Rossi Doria, ha facoltà di rispondere.
MARCO ROSSI DORIA, Sottosegretariodi Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca. Signor Presidente, con l’interpellanza urgente l’onorevole Borghesi ed altri pongono quesiti in ordine alla reale composizione del debito pubblico italiano. Al riguardo, si fa presente che uno degli
obiettivi principali nella gestione del debito pubblico è la minimizzazione dell’onere del servizio del debito e i rischi ad esso associati, principalmente i rischi di un aumento dei tassi di mercato. Per questo, a partire dagli anni Novanta, si è perseguito l’allungamento della vita media del debito pubblico che, tra l’altro, ha consentito di limitare l’impatto della crisi del debito sovrano nel recente passato.
Infatti, il passaggio da una preponderanza di emissioni a brevissima scadenza indicizzati e a parametri variabili – BOT e CCT – a una forte presenza nel comparto a tasso fisso dai 3 ai 30 anni – i BTP
– ha consentito di limitare il rischio di dover rifinanziare una grande quantità di titoli a breve termine con tassi in aumento. L’attività in derivati del Tesoro, autorizzata per legge fin dal 1984 ed espletata per il tramite di banche specialiste di titoli di Stato, si è concentrata proprio nella copertura dal rischio di tasso di interesse con l’utilizzo, peraltro molto limitato in proporzione allo stock di debito, di strumenti standard, come gli interest rate swap, con i quali tipicamente il Tesoro riceve da una controparte bancaria un tasso variabile e paga un tasso fisso su un nozionale convenzionale prestabilito. L’altra grande tipologia di strumento derivato utilizzato per la gestione del debito è quella dei cross currency swap, con i quali si sono riportate in euro le passività contratte in valuta sui mercati internazionali, emissioni che, dopo swap, hanno consentito al Tesoro di finanziarsi a tassi inferiori rispetto alle corrispettive scadenze
in euro. Infine, uno strumento derivato del tutto marginalmente presente nel portafoglio della Repubblica sono le swaption, opzioni con le quali si vende alla controparte il diritto di entrare in un interest rate swap in data futura. Ad oggi il nozionale complessivo di strumenti derivati a copertura di debito emessi dalla Repubblica italiana ammonta a circa 160 miliardi di euro, a fronte di titoli in circolazione, al 31 gennaio 2012, per 1.624 miliardi di euro. Quindi, il nozionale ammonta, per rispondere alla domanda, a circa il 10 per cento dei titoli in circolazione. Degli strumenti derivati in essere circa 100 miliardi sono interest rate swap, 36 miliardi cross currency swap, 20 swaption e 3,5 miliardi degli swap ex ISPA. I 36 miliardi di euro di nozionale dei cross currency swap corrispondono alla quasi totalità dei titoli emessi nel corso degli anni in valuta non euro, sotto il programma delle missioni internazionali. Pertanto, la quasi totalità delle missioni estere sono state coperte dal rischio valutario. In data 27 dicembre 2006 l’insieme delle passività contratte da ISPA, sia in forma di titoli sia di mutuo, nonché i contratti derivati a loro associati, sono stati trasferiti, per legge, alla Repubblica. In particolare, gli interest rate swap presentano un tasso a pagare medio ponderato a carico della Repubblica che è inferiore a quello pagato sul debito di durata comparabile. Con questi swap il Tesoro si è immunizzato, dunque, dai rialzi dei tassi di interesse sulla parte di nozionale interessata, contribuendo all’allungamento della durata finanziaria del proprio debito. Risulta, peraltro, fuorviante associare ai derivati, nella forma e nelle modalità utilizzate dal Tesoro nell’ambito della gestione del debito pubblico, il concetto di guadagno o perdita. Infatti, coerentemente con la finalità di utilizzo dei derivati e in considerazione del loro limitato ammontare relativo allo stock di debito esistente, per ogni anno si sono verificati – e si verificheranno in futuro – differenziali positivi o negativi tra quanto pagato e
quanto incassato, derivanti dall’andamento dei parametri di indicizzazione della gamma variabile (generalmente l’Euribor), che sono riportati annualmente con chiarezza nei documenti statistici ufficiali.
In merito al valore di mercato del « portafoglio derivati » della Repubblica italiana, si precisa che lo stesso è definito come il valore attuale dei flussi futuri scontati al presente e che varia continuamente
al variare sia del livello dei tassi di mercato sia della conformazione della curva dei rendimenti. Appare evidente che lo stesso è, quindi, un valore in continuo mutamento, la cui rilevanza per uno Stato
sovrano risulta essere limitata. Qualora un titolo di Stato dopo la sua emissione, a seguito di una diminuzione dei tassi di mercato, si trovasse a presentare un prezzo al di sopra della pari – 100, che è il valore di rimborso e quello a cui viene contabilizzato il debito contratto dallo Stato con la sua emissione –, allora si dovrebbe contabilizzare a tale valore superiore, definendo così un aumento del debito che non corrisponde ad un incremento effettivo dell’impegno dello Stato nei confronti dei creditori.
Specularmente, si verifica l’opposto in caso di aumento dei tassi di mercato. Appare evidente l’incongruità, dato che il debito è sempre pari a cento, a meno che non si proceda ad un riacquisto pagando il prezzo di mercato sotto la pari. A differenza di un titolo di Stato, gli swap di tasso d’interesse non sono debiti che devono essere ripagati a scadenza, ma solo scambi di flussi su un nozionale
convenzionale, la cui chiusura anticipata può essere effettuata esclusivamente su base volontaria e consensuale, da parte di entrambe le controparti coinvolte, a meno di precise clausole contrattuali che predetermino un evento di chiusura anticipata. Per quanto riguarda, in particolare, la vicenda relativa alla Morgan Stanley, riportata da alcuni organi di stampa e richiamata nell’interpellanza, si fa presente
che alla fine del 2011 e con regolamento il Ministero dell’economia e delle finanze, in data 3 gennaio 2012, ha proceduto alla chiusura di alcuni derivati in essere con Morgan Stanley (due interest rate swap e due swaption) in conseguenza di una clausola di « Additional Termination Event » presente nel contratto quadro (ISDA Master Agreement) che regolava i rapporti tra la Repubblica Italiana e la banca in questione. Tale clausola, risalente alla data di stipula del contratto, nel 1994, era unica e non presente in nessun altro contratto quadro vigente tra il Ministero e le sue controparti, e non è stato possibile, nel corso degli ultimi anni, rinegoziare la stessa. In virtù di tale clausola, si è proceduto alla chiusura anticipata di alcuni derivati con Morgan Stanley, regolandone il controvalore in 2,567 miliardi senza il coinvolgimento di terze parti. In merito alle affermazioni ed alle questioni poste a proposito dei cosiddetti credit default swap riguardanti la Repubblica italiana come emittente di debito, si riporta una tabella aggiornata al 24 febbraio 2012 (stessa fonte dei dati riportati nell’interpellanza e nei citati articoli di stampa), dalla quale risulterà evidente come non ci sia una particolare rilevanza delle posizioni nette in credit default swap circolanti sul debito italiano, con Paesi come la Francia e la Germania che, oltre ad avere un nozionale dello stesso ordine di grandezza di quello italiano, mostrano un rapporto sul debito esistente maggiore del caso italiano.
PRESIDENTE. L’onorevole Borghesi ha facoltà di replicare.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, signor sottosegretario, mi dichiaro in parte soddisfatto e in parte no. In parte soddisfatto perché finalmente abbiamo alcuni dati precisi che il sottosegretario ha
elencato e che ci fanno capire che, comunque, il nostro Paese ha un’esposizione in derivati che non è piccolissima: alla fine, parliamo di circa il 10 per cento dell’ammontare complessivo dei titoli e, in un periodo in cui i derivati possono portare a situazione di difficoltà, certamente qualche problema e qualche necessità di monitoraggio immagino che vi sia. Non sono, invece, soddisfatto della risposta
che riguarda la chiusura anticipata e spiego perché. Quasi sempre in quel tipo di contrattazioni è lasciata la possibilità di una chiusura anticipata e volontaria – quindi dipende dalla volontà delle parti di
procedervi – e non dobbiamo dimenticare che in quel particolare momento, un momento molto difficile per il nostro Paese, anche altri Paesi avevano cercato di liberarsi delle posizioni debitorie verso di noi,
la Germania, le banche tedesche, in particolare – mi pare – di qualcosa come 7 miliardi di euro, quindi di qualcosa di assolutamente rilevante. Dunque, l’idea che ci sia stata una chiusura volontaria anticipata della posizione può dare adito a qualche riflessione che tiene conto anche dei soggetti interessati da questa operazione. Per carità, nessuno pensa che sia un delitto il fatto che il figlio del Presidente del Consiglio lavori per Morgan Stanley e che il capo country manager per Morgan Stanley in Italia sia Domenico Siniscalco, che è stato Ministro dell’economia e delle finanze in un precedente Governo Berlusconi. Lei esclude che ci sia una terza parte, qualcuno parlava di Banca Intesa il cui amministratore delegato oggi è Ministro di questa Repubblica. Certo, la trasparenza in questi casi è necessaria perché da qui ad un ipotetico conflitto d’interessi – che basta che sia ipotetico per essere negativo – qualche ragionamento dovrebbe pur essere fatto.

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Il tesoro del Cremlino

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Mag 2011

Firenze 27 maggio – 11 settembre 2011 Museo degli Argenti, Palazzo Pitti La mostra è frutto degli scambi culturali in occasione dell’anno delle celebrazioni Italia – Russia 2011, organizzati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Ministero degli Affari Esteri di concerto con le corrispondenti Istituzioni russe. Essa sarà affiancata, a partire dal 20 maggio al 1 agosto 2011, da un‘esposizione al Museo del Cremlino di Mosca dedicata ai tesori dei Medici, per lo più provenienti dal Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, lo stesso che ospiterà questa mostra sui Tesori del Cremlino. Le opere in mostra – 150 circa – presenteranno la straordinaria formazione e crescita di uno dei più importanti ‘tesori’ d’Europa: l’Armeria del Cremlino, la collezione più ricca del più antico museo russo che raccoglie i tesori reali, oggetti di corte di uso quotidiano e cerimoniale, legati ai nomi dei più grandi zar di Russia attraverso molti secoli di storia.

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Paul McCarthy: Pig Island

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 Mag 2010

Milano fino al 4/7/2010 via Brera 14, Palazzo Citterio A cura di Massimiliano Gioni  Direttore Artistico, Fondazione Nicola Trussardi  La Fondazione Nicola Trussardi ha invitato il leggendario artista americano a progettare un intervento per Palazzo Citterio – uno degli spazi piu’ straordinari della città di Milano nella centralissima via Brera, ancora nascosto e sconosciuto. Grazie alla Fondazione Nicola Trussardi, e con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Milano, Paul McCarthy porta a Milano il suo capolavoro monumentale e inedito a cui lavora da oltre sette anni: Pig Island – L’isola dei porci.  L’installazione Pig Island – L’isola dei porci e’ un luna park carnevalesco in cui gli uomini si comportano come maiali: un’isola del tesoro alla rovescia, dove pirati dei Caraibi ed eroine si abbandonano a una festa indiavolata, un nuovo naufragio della speranza. Pig Island – L’isola dei porci e’ una Zattera della Medusa in cui i protagonisti possono finalmente liberarsi delle loro inibizioni e manifestare la loro natura troppo umana. Pig Island – L’isola dei porci e’ un work in progress a cui Paul McCarthy lavora da oltre sette anni ed e’ presentato in anteprima mondiale a Palazzo Citterio dalla Fondazione Nicola Trussardi. L’opera – a cui si accompagna una selezione di lavori di McCarthy dal 1970 al 2010 – e’ installata in uno dei piu’ maestosi interventi di architettura contemporanea a Milano, ancora completamente nascosta al pubblico e svelata in questa occasione per la prima volta. La mostra e’ un’esplorazione di un bunker sotterraneo scavato sotto la città dove affiorano reperti archeologici dell’isola che non c’e’: Pig Island – L’isola dei porci combina le opere ipertrofiche e pantagrueliche di Paul McCarthy con la brutalità di spazi giganteschi e segreti.
Paul McCarthy (Salt Lake City,1945) vive e lavora a Los Angeles, California. Nella sua lunga carriera ha esposto nei musei piu’ prestigiosi del mondo tra cui il MOCA Museum of Contemporary Art di Los Angeles (2000), la Tate Modern di Londra (2003), l’Haus der Kunst di Monaco (2005), il Whitney Museum of American Art di New York (2008), il Moderna Museet di Stoccolma (2006), la Whitechapel Gallery di Londra (2005), l’Hamburger Bahnhof Museum für Gegenwart di Berlino (2008) e il John Paul Getty Museum di Los Angeles (2008). (Immagine: Paul McCarthy / Damon McCarthy, Caribbean Pirates (Pirate Party), 2001 – 2005)

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Inaugurazione del Museo del Tesoro della Cattedrale

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2009

lapidarioNovara 14 giugno Musei del Duomo di Novara Vicolo Canonica con un intenso programma che culminerà nel concerto in Cattedrale alle ore 21 e nella successiva visita guidata “in notturna” del Museo stesso (l’inaugurazione, il concerto e la visita in notturna di dopodomani sono aperti a tutti con ingresso libero).  Come anticipato la scorsa settimana nella conferenza stampa di presentazione, l’inaugurazione del nuovo Museo rappresenta per la città di Novara e non solo un’importante occasione di arricchimento culturale: secoli di storia, infatti, rivivono nella nuova struttura museale che trova spazio nell’ala est della Canonica di Novara: disposto su due piani, il nuovo Museo del Tesoro della Cattedrale di Novara si compone di 11 sale nelle quali trovano spazio le secolari raccolte che hanno accompagnato la millenaria evoluzione della Chiesa novarese e, in particolare, del Duomo stesso.  L’inaugurazione del Museo coincide volutamente con il 50° anniversario di ordinazione sacerdotale del Vescovo mons. Renato Corti: aggiungendosi al già fruibile Museo Lapidario, la nuova struttura andrà a completare il Complesso Museale del Duomo novarese. Un luogo dove passato e presente si affiancano e che offrirà ai suoi visitatori l’innovativa possibilità di un percorso guidato con l’ausilio di piccoli computer palmari i quali, passo-passo, sveleranno i segreti di ciascuna sala espositiva.  Come detto, per festeggiare l’apertura del Museo del Tesoro della Cattedrale verrà eseguito nel Duomo stesso l’oratorio sacro “Haec Nova Jerusalem” su musiche del maestro Alberto Sala. L’Oratorio è una sorta di viaggio artistico-spirituale-culturale all’interno del Sacro Monte di Varallo Sesia, seguendo il percorso proposto di volta in volta dal susseguirsi delle Cappelle, con le varie situazioni della vita di Gesù esaltate dai dipinti, dalle statue e entusiasmate dal testo dell’Oratorio (tratto dalla Tradizione e dalla Sacra Scrittura) e dalla musica. Dalle settimane immediatamente successive all’inaugurazione si potrà visitare il nuovo Museo (che si va ad aggiungere alla raccolta del Lapidario, terza in Italia per importanza) nei fine settimana oppure su prenotazione. Per l’accesso ai soli Musei è previsto il pagamento di un biglietto di ingresso, mentre resteranno gratuite le visite promosse negli altri luoghi del Complesso della Cattedrale (Battistero, Cappelle della Cattedrale, Chiostro della Canonica, ecc.). (foto lapidario)

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