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Politica: I grandi tessitori

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

berlusconi_pensieroso.medium_300In questi giorni assistiamo a due rientri alla grande nell’agone politico. Sono Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Due facce che hanno avuto un passato molto diverso ma che li accomuna il loro carisma che li ha condotti al centro dell’attenzione mondiale anche se con alterne fortune. Prodi è stato tradito dai suoi alleati che lo hanno costretto all’esilio politico e Berlusconi si è affossato nelle sabbie mobili della giustizia. Ora si ripropongono, sia pure a modo loro, sebbene l’obiettivo finale ha lo stesso fine: presentarsi come i “grandi aggregatori” nelle loro rispettive aree di provenienza. Prodi interviene dopo che l’esercito delle cavallette renziane ha fatto terra bruciata nel campo PD, mentre Berlusconi deve vedersela con l’astro nascente Salvini in quanto ha il difetto d’essere un lepinista anche se sembra abbia trovato il modo di “congelarlo” lasciandolo alle sue esternazioni populiste per poi riuscire, alla resa dei conti elettorale, di riportarlo nella sua area di “moderati” come ha già fatto con il suo predecessore Bossi.
Resta il problema non da poco di dover imporre la loro leadership, soprattutto per ragioni anagrafiche, ai giovani “rampanti” che possono vederli come nonni fondatori ma non certo capaci di proiettarsi nel futuro. Ma questo diventa un aspetto irrilevante se non ci rendiamo conto che siamo al declino fatale Prodi Berlusconidelle ideologie e che oggi il confronto si rende sempre più duale tra chi è e chi ha. Siamo al cospetto di due diritti inalienabili e che sono il diritto alla vita e a vivere. Il primo è la naturale continuità del secondo per quanto abbiamo cercato in tutti i modi di volerlo esorcizzare. In altre parole non si può rendere sacro il diritto alla vita per poi negarla nel prosieguo lasciando morire di fame e di malattie milioni di essere umani a partire dalla prima infanzia, rifiutando persino l’assistenza sanitaria, come sta accadendo negli Stati Uniti ovvero nel cuore di un paese ricco, a chi ha redditi di lavoro modesti o è senza un impiego. Se noi neghiamo a prescindere dal colore della pelle, dei natali e da dove si è nati ai nostri simili un’istruzione adeguata, un tetto sotto cui ripararsi dalle intemperie, un lavoro, l’assistenza sanitaria e una vecchiaia serena che senso ha proclamare il diritto alla vita se questa vita ce la giochiamo martoriandola in tutti i modi? E allora non chiediamo un revival della politica dei vecchi e dei nuovi leader senza contenuti ma semmai personaggi che sappiano dimostrarci la via giusta per fare del diritto alla vita e a vivere la loro e nostra principale mission. (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi politici e sociali della Fidest)

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