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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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The first test in Cepheid’s FleXible Cartridge programme

Posted by fidest press agency su domenica, 28 aprile 2019

Planned for launch early 2019, is ResistancePlus® MG, detecting the sexually transmitted infection (STI) Mycoplasma genitalium (Mgen) and markers associated with azithromycin resistance.“The availability of ResistancePlus MG in a FleXible cartridge that runs on the GeneXpert System is a compelling and exciting extension for us,” said Colin Denver, CEO of SpeeDx. “Patients are already benefiting from Resistance Guided Therapy with our central lab tests. Now clinicians can receive resistance information even faster, to support antimicrobial stewardship and more effective antibiotic treatment decisions.”“Our new FleXible Cartridge program allows Trusted Reagent Manufacturers to develop targeted molecular tests using Cepheid’s easy-to use-cartridge.” said David H. Persing, M.D., Ph.D., Cepheid’s Chief Medical and Technology Officer. “With a global installed base of nearly 22,000 GeneXpert Systems, this technology could potentially be applied in multiple settings in which actionable treatment information is needed quickly.” Management guidelines for Mgen infection include resistance testing1-3 in response to rising rates of macrolide resistance observed with Mgen detection-only or empiric Mgen treatment.4-6 ResistancePlus® MG supports Mgen management guidelines and allows for Resistance Guided Therapy, which is clinically proven to improve cure rates by providing clinicians with much needed information to guide antibiotic treatment.

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Scuola: Test d’accesso ai corsi di specializzazione di sostegno

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

A Bari e Cosenza prove annullate Beffati migliaia di partecipanti candidati a specializzarsi nella didattica speciale, giunti alla prova preselettiva anche da fuori provincia e dopo mesi di preparazione. Marcello Pacifico (Anief): Con le somme di tutto rispetto chieste ai candidati solo per tentare l’accesso ai corsi, fino a 200 euro, si doveva e poteva predisporre una preselezione di primo livello, con supporti tecnologici d’avanguardia finalizzati a permettere ai partecipanti di mostrare le loro conoscenze e competenze. Partono con il piede sbagliato le preselezioni ai corsi di sostegno per selezionare 14.224 docenti, a fronte di decine di migliaia di candidati con abilitazione oppure con laurea e i 24 Cfu richiesti o con tre annualità di servizio svolte nel corso degli otto anni scolastici precedenti.
Nel capoluogo pugliese la prova preselettiva del Tfa sostegno della scuola primaria è saltata perché, riferiscono i partecipanti, non erano stati messi a disposizione dei partecipanti i manuali per la comprensione del testo. Stamattina, un’altra grave anomalia si è verificata a Cosenza, dove i responsabili della selezione sono stati costretti ad annullare la prova della scuola secondaria di primo grado per via della mancata stampa delle domande che non si vedevano, con oltre 1.700 partecipanti inferociti per il rinvio del test preselettivo a data da destinarsi. Secondo Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, “ci troviamo ancora una volta a commentare un’organizzazione della selezione dei docenti deficitaria e approssimativa, peraltro in un contesto, quale è il sostegno agli alunni disabili, dove c’è estremo bisogno di docenti specializzati. Quello che è accaduto a Bari e a Cosenza per noi rappresenta una mancanza grave, anche di rispetto per i tanti candidati che hanno fatto sacrifici per presentarsi alla prova di accesso, che si aggiunge alla cervellotica decisione del Miur di introdurre una soglia d’accesso ‘mutevole’, ovvero basata sui singoli esiti delle prove svolte in ogni Università: si tratta di disposizione che hanno dell’incredibile, contro le quali il nostro sindacato ha risposto impugnando tutte le esclusioni di chi supererà il test preselettivo avendo conseguito comunque la sufficienza pari a 18/30”.

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Infarto, test della troponina può essere fuorviante. Ecco perché

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

Il limite superiore di normalità per il test della troponina cardiaca ad alta sensibilità indicato dal produttore potrebbe essere troppo basso e quindi diventare fuorviante, secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal. «Su 20.000 pazienti consecutivi sottoposti a esami del sangue presso il nostro ospedale, uno su 20 aveva livelli di troponina maggiori del limite superiore raccomandato dal produttore. Ma la maggior parte di questi pazienti si trovavano in ospedale per altre patologie e non presentavano segni o sintomi clinici di infarto. Inoltre, i livelli di troponina differivano anche in base a fattori come età, sesso e il fatto di essere degenti o pazienti esterni» spiega Nick Curzen, della University Hospital Southampton NHS Foundation Trust, Southampton, Regno Unito, autore senior dello studio. Secondo i ricercatori, anche se questo esame viene usato con successo per escludere la presenza di infarto quando i valori che ne risultano sono bassi, c’è il rischio che qualcuno possa ricevere un trattamento inappropriato. Per valutare meglio la situazione, gli esperti hanno misurato i livelli di troponina in 20.000 pazienti ricoverati e ambulatoriali sottoposti a esami del sangue per qualsiasi motivo presso l’ospedale tra il 29 giugno e il 24 agosto 2017, con età media di 61 anni. Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che il 99° centile di concentrazione per la troponina, ovvero il valore sul quale si calcola nella popolazione sana il limite superiore di normalità, per l’intera popolazione dello studio era pari a 296 ng/L, ed era quindi molto diverso dal livello indicato dal produttore di 40 ng/L. Uno su 20 (5,4%) di tutti i 20.000 pazienti aveva un livello di troponina superiore a 40 ng/L, ma nella maggior parte di questi pazienti non vi era alcun sospetto clinico di infarto. Complessivamente, il 39% di tutti i pazienti delle unità di terapia intensiva, il 14% di tutti i pazienti ricoverati e il 6% di tutti i pazienti del pronto soccorso avevano una concentrazione di troponina superiore al limite superiore di normalità raccomandato. «Questi dati evidenziano la necessità per il personale clinico di interpretare attentamente le concentrazioni di troponina, in particolare quando si applica il limite superiore di normalità raccomandato per diagnosticare l’infarto miocardico acuto, al fine di evitare diagnosi errate in assenza di una presentazione clinica appropriata» concludono gli autori. (fonte: doctor33 e BMJ. 2019. doi: 10.1136/bmj.l729 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30867154)

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“Wireless Test Kitchen”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 febbraio 2019

Taking the next step towards a developer-led model for wireless infrastructure, Federated Wireless and Packet today announced a joint “Wireless Test Kitchen” in Boston, MA that allows developers and Enterprises to programmatically build mobile network solutions. The joint lab, which will be available starting in March, combines Federated Wireless’ shared spectrum technology and deep partner network ecosystem with Packet’s automated bare metal edge cloud and DevOps ecosystem to enable Private LTE in a fully cloud-based model.
The “Wireless Test Kitchen,” which is located in Packet’s new Foxborough, MA edge cloud site next to Gillette Stadium, provides a test bed for a range of enterprise wireless use cases including Industrial IoT (IIoT), smart cities, and entertainment. The site can control shared spectrum assets throughout Boston metro, enabling developers, enterprises, research institutions and solution providers to innovate with production ready wireless access in their backyard.The two companies bring a massive ecosystem that includes over 20 OEMs pre-integrated into Federated Wireless’ Spectrum Controller and over 15,000 developers and leading DevOps integrations, such as HashiCorp’s Terraform and Red Hat Ansible, through Packet’s cloud platform.To support the “Wireless Test Kitchen,” as well as to encourage commercial deployments, the two companies have integrated Federated Wireless’ Spectrum Controller into Packet’s bare-metal platform. Packet users can spin up high performance bare metal cloud nodes to support applications, directly connect to Federated Wireless’ Spectrum Controller and offer zero latency access to their private wireless network. Along with Federated Wireless’ OEM partners, the solution dramatically simplifies private mobile network deployment and operations.In addition to bare metal and connectivity resources, customers using the “Wireless Test Kitchen” will be provided expertise from both Federated Wireless and Packet to help design and execute production-grade projects. This Spring, the integration will expand to feature deeper API alignment, allowing developers to innovate on spectrum and connectivity just like with other cloud-based applications.

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Mitsubishi Electric to Build Net Zero Energy Building Test Facility

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Mitsubishi Electric Corporation (TOKYO:6503) announced today that it plans to build a new test facility for its broad and integrated portfolio of technologies for net Zero Energy Buildings (ZEB) at its Information Technology R&D Center in Kamakura, Japan. The facility will accelerate the company’s development, evaluation and demonstration of ZEB technologies to meet the growing demand for buildings that combine comfort and superior energy savings. Mitsubishi Electric’s ZEB technologies are part of the company’s wide-ranging effort to help achieve the United Nation’s Sustainable Development Goals (SDGs). The new facility, which will cost approximately 3.6 billion yen, is scheduled to start operating in June 2020.
ZEBs maintain comfortable indoor conditions while considerably reducing annual energy consumption compared to conventional buildings by incorporating measures such as advanced heat insulation, solar shading, natural energy and high-efficiency equipment as well as on-site energy generation (photovoltaic power, etc.), as officially defined by the Ministry of Economy, Trade and Industry (METI). The new facility will examine all such systems, which generally enable ZEBs to generate all of their necessary primary energy to operate independently.Mitsubishi Electric is helping to popularize ZEBs by providing planning and providing business-support services. The company registered with METI as an official ZEB planner in 2017. Going forward, Mitsubishi Electric aims to accelerate it development and application of ZEB technologies to contribute to higher energy savings and more comfortable living spaces. In addition, the company will contribute to more convenient office environments via its original ZEB+ concept.

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Università: Test di ammissione nazionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

Parma. Prendono il via martedì 4 settembre all’Università di Parma i test di ammissione ai corsi di laurea a numero programmato nazionale. Martedì 4 sono in calendario le prove di Medicina e Chirurgia e di Odontoiatria e protesi dentaria, mercoledì 5 quelle di Medicina Veterinaria e giovedì 6 quelle di Architettura Rigenerazione Sostenibilità. Mercoledì 12 settembre sarà invece la volta delle prove di ammissione per i corsi delle Professioni sanitarie (Fisioterapia, Infermieristica, Logopedia, Ortottica e assistenza oftalmologica, Ostetricia, Tecniche audioprotesiche, Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, Tecniche di laboratorio biomedico, Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia).
Per tutte le prove di ammissione i candidati dovranno presentarsi muniti di documento d’identità personale, ricevuta dell’avvenuto pagamento entro i termini previsti dalla tassa di ammissione e copia del modulo di avvenuta iscrizione. Tale documentazione non va trasmessa alla Segreteria Studenti.

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Focus su EUR-USD: prospettive con il test dei discorsi opposti

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM. Il tanto discusso tema dei dazi che in questi giorni si sta riacuendo tra Cina ed USA, in vista della scadenza del 5 settembre, sta avendo impatti a volte contrapposti sul fronte cambi.
Proviamo a fare due opposti ragionamenti sul tema dei potenziali impatti sul cambio, emulando (per gli amanti del genere) il metodo dei cosiddetti “discorsi opposti” (“dissoi lògoi” si direbbe in greco antico) , tanto amato dai sofisti nell’antica Grecia. In particolare, all’epoca veniva insegnato come sostenere due tesi opposte sullo stesso argomento (in questo caso il dollaro), con uguale enfasi e convinzione, una sorta di allenamento all’ars oratoria.
Primo ragionamento: l’intensificazione dell’ipotesi dazi potrebbe impattare sulla crescita globale, riducendola sensibilmente, riducendo allo stesso tempo anche i possibili rialzi futuri della FED. Se così fosse, l’impatto finale sarebbe quello di favorire un deprezzamento del dollaro;
Secondo ragionamento: i dazi applicati con un’aliquota molto elevata (al momento l’ipotesi è al 25% su tutti i 250Mld$ di beni presi in considerazione dagli USA), in ultima istanza si risolverebbe in un marcato incremento dell’inflazione, aumentando pertanto le spinte affinché la Fed innalzi i tassi come finora dichiarato. In questo secondo caso sarebbe pertanto favorito un apprezzamento del dollaro. Come si può vedere, la differenza base tra i due ragionamenti non è tanto nell’imposizione di dazi su vasta scala (ipotesi 250Mld$ di beni), quanto piuttosto nell’aliquota applicata. Se l’aliquota diventa molto alta, allora il timore dell’impatto sulla crescita si trasferisce a quello sul possibile rialzo dell’’inflazione. Non a caso in questi giorni, l’avanzata dell’ipotesi aliquota al 25% si sta verificando in un contesto di tassi in rialzo soprattutto sul lungo termine (Treasury 10 anni nuovamente al 3%) e dollaro in apprezzamento.L’emblema dell’intensificazione dello scontro è diventato lo yuan, che continua a deprezzarsi, o meglio continua ad essere deprezzato, dal momento che il movimento appare molto stimolato e controllato dalla Cina in chiave di ritorsione contro i ventilati dazi. Come già segnalato in altra sede, per poter controbilanciare il danno di circa 60Mld$ derivante da dazi al 25% su 250Mld$ di beni, occorre uno yuan intorno a 7/7,10, per avere un ritorno di pari importo da parte della Cina sui circa 500Mld$ di export complessivo vs gli USA.In ultima istanza, pertanto, il deprezzamento dello yuan diventa un innesco anche dell’appezzamento del dollaro verso le principali valute tra cui l’euro, dal momento che diventa segnaletico del livello di tensione USA Cina e quindi della probabilità attribuita al rischio che davvero le minacce di Trump si traducano in fatti, alias inflazione globale.
Il tempo “concesso” da Trump per le trattative scade il 5 settembre. In questo gioco negoziale è possibile che i toni siano molto più forti nella fase iniziale, quando ciascuna delle controparti cerca di mettere sul tavolo il livello massimo di minaccia potenziale. Pertanto, se fosse corretta l’ipotesi di yuna in area 7 vs dollaro, questo significherebbe che il dollaro potrebbe apprezzarsi vs euro fino a quando non si raggiungerà quel livelo di yuan. Allo stesso tempo occorre però anche mettere in conto i possibili “twitt avversi” di Trump, ossia twitt che segnalano la contrarietà del presidente ad un dollaro troppo forte. In questo caso il movimento in apprezzamento del dollaro potrebbe essere frenato.Altro elemento importante è anche la dinamica salariale di cui avremo oggi l’aggiornamento di luglio (ore 14:30): se fosse in accelerazione, potrebbe accelerare anche l’apprezzamento del dollaro.
In sintesi, la fase negoziale sull’ipotesi dazi al 25% tende a far apprezzare il dollaro nelle fasi più acute. L’area 1,145/1,15 in questa fase (soprattutto fino a metà mese ossia circa a metà della tempistica concessa da Trump fino al 5 settembre) diventa un supporto importante. Da tenere sotto occhio il livello raggiunto giorno per giorno dallo yuan vs usd come indice del livello di tensioni Usa Cina.
Trump potrebbe di tanto in tanto far deprezzare il dollaro con twitt ad hoc, come già fatto in passato. L’avvicinarsi della scadenza del 5 settembre, nell’ipotesi che alla fine si arriverà ad una tregua/accordo (Trump ha necessità di “vendere” una vittoria ai suoi elettori in vista delle mid term elections del 6 novembre), i timori inflattivi svanirebbero ed il dollaro potrebbe registrare un rapido deprezzamento vs area 1,18/1,19 vs euro. Trump ha molto bisogno di recuperare in termini di consensi: ieri si è vantato del 50% di approvazione registrato da uno degli innumerevoli sondaggi, ma a ben vedere la media dei sondaggi delle ultime settimane è ferma intorno al 43%.

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Test pre-vaccinali? Villani: “Non servono a nulla”

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

pediatri“Non esistono evidenze scientifiche che dimostrino l’utilità di accertamenti di laboratorio in grado di prevedere o prevenire eventuali reazioni avverse conseguenti alla somministrazione dei vaccini*”: è quanto afferma il Presidente della Società Italiana di Pediatria, Alberto Villani, in risposta a quanti nei giorni scorsi da più parti hanno sollecitato un loro utilizzo.
“Gli effetti collaterali gravi dovuti ai vaccini sono rarissimi – precisa il Presidente SIP – ed in ogni caso nessun esame, al momento attuale, riesce a stabilire se un bimbo presenta un aumentato rischio di reazioni. Esiste invece la possibilità, attraverso l’anamnesi, di identificare le situazioni che controindicano temporaneamente o permanentemente la somministrazione di vaccini”.
Pertanto, conclude Villani, “i genitori dovrebbero diffidare da chi propone questi test inutili e costosi per le famiglie e fidarsi della scienza”. (logo: pediatri)

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Tumore del seno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 settembre 2017

tumore-al-senoMadrid. Nel 2015 circa 3 milioni e 162 mila italiane sono state invitate a eseguire la mammografia, fondamentale per individuare il tumore del seno in fase precoce, ma solo il 55% ha aderito (1 milione e 728mila). Preoccupa in particolare la differenza fra Nord (63%), Centro (56%) e Sud (36%). “Lo screening nelle donne dai 50 ai 69 anni ha contribuito in maniera determinante a ridurre la mortalità per cancro del seno nell’ultimo ventennio, con una diminuzione costante e statisticamente significativa (-1,9% anno) – spiega la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. E il test, attualmente raccomandato con cadenza biennale alle donne fra i 50 e i 69 anni, dovrebbe essere esteso fino a 74 anni. Oggi solo alcune Regioni tra cui Emilia-Romagna e Piemonte hanno ampliato in maniera strutturata la fascia d’età da coinvolgere nei programmi di screening”. L’appello degli oncologi italiani viene dal Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO, European Society for Medical Oncology) in corso a Madrid. Nel 2015 il numero di donne invitate a eseguire l’esame è aumentato di quali il 14% rispetto all’anno precedente. E i risultati evidenziano che grazie a questo test nel 2012-13 sono stati identificati più di 13.000 carcinomi. “Nel 2016 sono stati stimati in Italia circa 50.200 nuovi casi di tumore del seno e 692.955 donne vivono dopo la diagnosi – continua la dott.ssa Gori -. L’innovazione prodotta dalla ricerca ha permesso di raggiungere risultati importanti. Oggi l’87%per cento delle persone colpite da questa malattia nel nostro Paese guarisce, una percentuale superiore non solo alla media europea (81,8%) ma anche al Nord Europa (84,7%). Si tratta di un risultato eccezionale, da ricondurre alle campagne di prevenzione e a trattamenti innovativi sempre più efficaci”. E, se si interviene ai primissimi stadi, le guarigioni superano il 90%. “Le evidenze scientifiche – sottolinea la dott.ssa Gori – dimostrano che nelle donne ad alto rischio per importante storia familiare o perché portatrici della mutazione di un particolare gene, BRCA1 o BRCA-2, i controlli dovrebbero iniziare a 25 anni d’età seguendo protocolli diagnostici ben precisi. Fortunatamente questi sono casi particolari, perché la maggior parte delle diagnosi di tumore del seno sotto i 50 anni non è legata a fattori ereditari”. Si è registrato negli ultimi vent’anni un aumento costante e progressivo dell’incidenza, ma la mortalità, dopo il picco negli anni Ottanta, è diminuita. È migliorata anche la durata della sopravvivenza nelle pazienti con patologia in stadio avanzato. “Il futuro sarà sempre più rivolto alla personalizzazione delle terapie per colpire la singola neoplasia del singolo paziente – conclude la dott.ssa Gori -. È ormai improprio parlare di tumore del seno: si deve utilizzare il plurale, perché le differenze biologiche sono tali da configurare vere e proprie patologie diverse. Il carcinoma della mammella è fra quelli che più hanno beneficiato delle terapie a bersaglio molecolare. Si stanno aprendo prospettive importanti anche grazie all’immuno-oncologia che ha già dimostrato di essere efficace nel melanoma, nel tumore del polmone e del rene stimolando il sistema immunitario contro le cellule malate”.

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Test di ammissione ai corsi di laurea a numero programmato nazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

parma universitàParma. Prendono il via il 5 settembre all’Università di Parma i test di ammissione ai corsi di laurea a numero programmato nazionale. Martedì 5 sarà la volta delle prove per i candidati di Medicina e Chirurgia e di Odontoiatria e protesi dentaria, mercoledì 6 toccherà a quelli di Medicina Veterinaria e giovedì 7 a quelli di Scienze dell’Architettura. Mercoledì 13 settembre sarà infine la volta delle prove di ammissione per i corsi delle Professioni sanitarie (Fisioterapia, Infermieristica, Logopedia, Ortottica e assistenza oftalmologica, Ostetricia, Tecniche audioprotesiche, Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, Tecniche di laboratorio biomedico, Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia).Ecco i dettagli corso per corso:
Martedì 5 settembre: Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e protesi dentaria
Sede Didattica di Ingegneria (Campus Scienze e Tecnologie, Parco Area delle Scienze 69/A), convocazione ore 8. Numero di posti disponibili per Medicina e Chirurgia: 209 (di cui 20 riservati a extracomunitari). Numero di posti disponibili per Odontoiatria e protesi dentaria: 26 (di cui 2 riservati a studenti extracomunitari). L’Aula di destinazione di ogni candidato verrà indicata sul sito http://mc.unipr.it/it/didattica/ammissioni almeno due giorni prima della data dell’esame.
Mercoledì 6 settembre: Medicina Veterinaria
Sede Didattica di Ingegneria (Campus Scienze e Tecnologie, Parco Area delle Scienze 69/A), convocazione ore 9. Numero di posti disponibili: 44 (di cui 3 riservati a studenti extracomunitari).
Giovedì 7 settembre: Scienze dell’Architettura
Sede Didattica di Ingegneria (Campus Scienze e Tecnologie, Parco Area delle Scienze 69/A), convocazione ore 9.30. Numero di posti disponibili: 115 (di cui 3 riservati a studenti extracomunitari).
Mercoledì 13 settembre: corsi delle Professioni sanitarie
Sede Didattica di Ingegneria (Campus Scienze e Tecnologie, Parco Area delle Scienze 69/A), convocazione ore 8. Numero di posti complessivi disponibili: 421 (di cui 24 riservati a studenti extracomunitari e 1 riservato a uno studente cinese). L’Aula di destinazione di ogni candidato verrà indicata sul sito http://mc.unipr.it/it/didattica/ammissioni almeno due giorni prima della data dell’esame.
Per tutte le prove di ammissione i candidati dovranno presentarsi muniti di documento d’identità personale, ricevuta dell’avvenuto pagamento entro i termini previsti dalla tassa di ammissione e copia del modulo di avvenuta iscrizione. Tale documentazione non va trasmessa alla Segreteria Studenti.

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Incontro sui test d’ingresso universitari

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

speed_testCagliari Giovedì 31 agosto, alle ore 17.00 presso la sede dell’associazione studentesca Youth Caravella in via San Gregorio Magno n. 7, si terrà un incontro in cui si parlerà su come affrontare al meglio i test per le prove del 2017 con graduatoria nazionale (Medicina e Odontoiatria) e le prove del 2017 con graduatoria locale (Professioni Sanitarie su tutte).Sempre più ragazzi desiderano iscriversi ad un corso di laurea in medicina o nelle professioni sanitarie perché animati da una passione o perché spronati da genitori che vedono una laurea in tali settori come “spendibile” in questo momento di crisi economica. Il numero chiuso d’accesso ai suddetti corsi, tuttavia, limita gli entusiasmi di chi, magari, pur galvanizzato da una passione profonda, vede il passaggio del test come un limite invalicabile, chiuso da una competizione esasperata.
L’incontro nasce dall’idea di alcuni ragazzi che, superato il test di ammissione, si sono resi conto che le lezioni frontali e lo studio sui libri sono stati meno utili rispetto ad un approccio più pratico, incentrato sulle simulazioni d’esame. Durante l’incontro, alcuni giovani medici proveranno a dare degli spunti e delle chiavi di lettura utili per affrontare al meglio il test.
Confrontarsi col maggior numero di quiz possibile, piuttosto che studiare passivamente i singoli argomenti, consente di comprendere il percorso da seguire per arrivare alla risposta corretta in ogni singola materia. Aiuta inoltre ad approfondire lo studio in maniera attiva perché favorisce lo sviluppo di un ragionamento per la comprensione di ogni domanda. Questo è ciò che fondamentalmente manca agli studenti, poiché le scuole secondarie di secondo grado, pur fornendo una base teorica, non formano in tal senso.La maggior parte dei ragazzi escono dalle scuole superiori che hanno già seguito lezioni frontali riguardo le materie scientifiche, così come gli studenti universitari iscritti al primo anno in corsi di laurea di “riparo” (provvisoriamente “parcheggiati” in corsi di laurea per i quali non nutrono un reale interesse). L’adesione al corso è indicata per gli studenti che stanno per iniziare il V anno degli Istituti Superiori e per tutti i diplomati che dovranno sostenere a settembre le prove di Ammissione Ministeriali a Carattere Nazionale. Ingresso gratuito previa prenotazione tramite email. (foto: speed test)

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LitePoint Announces a Multi-Device User Experience Test Solution for LTE Cellular Products

Posted by fidest press agency su domenica, 20 agosto 2017

multi device cellularLitePoint, a leading provider of wireless test solutions, announced the LitePoint IQcell™ multi-device cellular signaling test solution which enables user experience testing of LTE cellular devices. The IQcell is designed for mobile device original equipment manufacturers (OEMs) to test performance of popular device uses such as mobile hotspot functionality, voice-over-LTE (VoLTE) calling, internet browsing and streaming videos. Testing for each of these applications is done via an over-the-air connection that mimics true user experience scenarios. User experience is critical for testing today’s incredibly complex devices and ensures that the device will work in customer hands as designed, under every day usage. IQcell provides a fast, efficient method to pinpoint the root cause of failures reported by a user so device repair service centers can use IQcell and IQservice software to perform RF parametric testing on phones returned by customers. This enables device makers and carriers to repair faulty phones and reduce the cost of replacing easily repaired phones with new ones.“User experience is key to a device’s success and the IQcell helps OEMs and service centers see what a user sees instead of trying to translate some parametric measurements into a user’s actual experience with the product,” said Adam Smith, Director of Product Marketing at LitePoint. “We are constantly seeking to improve the testing experience making it faster and less expensive so that more devices can be cost effectively tested. With IQcell, we’ve reduced the time and cost of test so that device makers don’t have to risk product quality because they can quickly and efficiently complete a variety of signaling tests on multiple devices simultaneously.” (photo: Multi-device cellular)

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Cancro prostatico, studio italiano mette a punto nuovo test su Psa

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

Prostata urinary_bladderI valori di antigene prostatico specifico (Psa) espressi dagli esosomi, vescicole extracellulari di diametro tra 30 e 150 nanometri secrete dalla maggior parte delle cellule, permettono di distinguere il cancro della prostata da tutte le altre condizioni, compresa l’iperplasia prostatica benigna. Ecco quanto emerge da uno studio pubblicato su Cancer Letters e svolto in collaborazione tra l’Unità di Neuroimmunologia dell’Irccs Santa Lucia e il Dipartimento di scienze urologiche del Policlinico Umberto I di Roma, che descrive una nuova tecnica, brevettata dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e contraddistinta da meno falsi positivi e diagnosi più accurate. «L’alto numero di falsi positivi dato dall’attuale esame per il cancro prostatico, basato sul Psa sierico, comporta problemi sia nelle reazioni dei pazienti sia nei costi per le analisi che necessariamente seguono un’indagine con esito positivo» afferma Stefano Fais del Dipartimento di Oncologia e medicina molecolare dell’Iss, precisando che la determinazione dei livelli plasmatici di esosomi esprimenti Psa potrebbe consentire sia diagnosi più precise e tempestive, sia studi di screening a livello globale. I dati clinici su Cancer Letters riguardano 45 campioni di plasma, ma è in corso uno studio clinico di validazione della metodica su 250 campioni, approvato dai Comitati Etici di policlinico Umberto I e dall’Iss. (fonte Doctor33)

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Tumore del polmone: test per diagnosi più precise

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2016

tumore polmoneCirca 30mila pazienti italiani colpiti ogni anno dal tumore del polmone non a piccole cellule metastatico potranno essere sottoposti alle tecniche migliori per individuare specifiche alterazioni molecolari (cioè la mutazione del gene EGFR e il riarrangiamento di ALK). E dal risultato del test dipenderà la scelta del trattamento più efficace. Queste analisi saranno eseguite secondo criteri uniformi e accurati negli 80 laboratori certificati per EGFR e nei 38 per ALK. I centri sono stati individuati nell’ambito di un progetto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e della Società Italiana di Anatomia Patologica e Citopatologia Diagnostica (SIAPEC-IAP), presentato oggi in un convegno nazionale a Roma all’Istituto Superiore di Sanità. “La medicina di precisione deve partire da una diagnosi estremamente accurata – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM – e questi controlli sono fondamentali per migliorare la qualità dei test diagnostici. Il nostro progetto prevede anche raccomandazioni costantemente aggiornate sulle modalità con cui eseguire le analisi molecolari e specifici programmi di formazione. Da un lato il paziente, grazie a una corretta diagnosi, potrà ricevere una terapia mirata evitando inutili tossicità, dall’altro ci saranno significativi vantaggi per il sistema sanitario in termini di risorse risparmiate. Abbiamo raggiunto un risultato molto importante”. Il lavoro delle due società scientifiche sul carcinoma polmonare non a piccole cellule si inserisce in un ampio programma condiviso sulla terapia molecolare dei tumori. “Da più di 10 anni – continua il prof. Gaetano De Rosa, presidente SIAPEC-IAP – abbiamo unito gli sforzi per redigere le raccomandazioni che permettono di definire con precisione le caratteristiche biologiche di cinque tipi di cancro: al seno, al colon-retto, al polmone, allo stomaco e il melanoma. La collaborazione tra oncologo e patologo è fondamentale per realizzare un approccio personalizzato alla cura del paziente. Ciò che l’anatomopatologo scrive nel referto diventa infatti uno dei pilastri fondamentali delle successive scelte terapeutiche”. La qualità dei test molecolari nel tempo è molto migliorata proprio grazie all’impegno delle due società scientifiche. “La mutazione EGFR è presente in circa il 10-15% dei tumori polmonari non a piccole cellule – sottolinea il prof. Nicola Normanno, Direttore del Dipartimento di Ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli -. Siamo passati dal 30% di laboratori che non hanno passato il controllo di qualità per EGFR nel 2011 e nel 2013 a solo il 13% che l’hanno fallito nel 2015. È stato quindi validato quasi il 90% delle strutture italiane di anatomia patologica e biologia molecolare che si sono sottoposte in maniera volontaria al programma delle due società scientifiche. I risultati sono incoraggianti e confermano l’elevato livello della patologia molecolare del nostro Paese”. In Italia nel 2016 sono stimate più di 41mila nuove diagnosi di tumore del polmone, la forma non a piccole cellule (NSCLC, non small cell lung cancer) è la più comune e riguarda circa l’85% di tutti i casi. “Il controllo di qualità di EGFR è consolidato ed è giunto alla terza edizione – afferma il prof. Antonio Marchetti, ordinario di anatomia patologica e Direttore del Centro di Medicina Molecolare e Predittiva dell’Università di Chieti -. Il controllo di ALK è stato eseguito per la prima volta nel 2015 con la metodica immunoistochimica, utilizzata per la rilevazione di determinati antigeni presenti nel tessuto o nelle cellule da esaminare. La mutazione di ALK è presente in percentuali che variano fra il 3 e l’8% dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule. Sono stati validati 38 laboratori per ALK, cioè il 69% di quelli che hanno partecipato al progetto. È essenziale definire correttamente le caratteristiche biologiche del tumore. Già da qualche anno si è avviato un cambio di mentalità rispetto all’attività dell’anatomopatologo, che non si deve solo interessare alla diagnosi, ma anche ai fattori predittivi della corretta risposta terapeutica”. L’elenco complessivo dei centri che hanno superato i controlli di qualità di EGFR e ALK sarà pubblicato sui siti delle due società scientifiche (www.aiom.it; http://www.siapec.it), elemento di trasparenza per i cittadini, i clinici e le Istituzioni. “In un famoso editoriale pubblicato poche settimane fa sul New England Journal of Medicine si legge che di medicina di precisione abbiamo solo cominciato a parlarne e che siamo ben lontani dal raggiungimento dell’obiettivo – conclude la prof.ssa Silvia Novello, docente di Oncologia Medica all’Università di Torino e membro del Direttivo nazionale AIOM -. Eppure, a chi si occupa di oncologia polmonare sembra già di aver fatto passi da gigante nell’identificare bersagli molecolari che sono predittivi di risposta a farmaci specifici. Questo vale sicuramente per EGFR e per ALK, alterazioni molecolari che fanno ormai parte dell’iter diagnostico di molti dei nostri pazienti e per i quali esistono terapie standard efficaci già nella pratica clinica. Molti altri bersagli sono già stati identificati ed altrettante molecole sono in via di sviluppo nell’ambito di trials clinici dedicati. Quello che è certo è che all’identificazione di un fattore molecolare con ruolo predittivo deve far seguito una terapia mirata, perché questo è l’unico modo di migliorare l’aspettativa di vita per quei pazienti, altrimenti decade il significato dei test molecolari, se non all’interno di programmi di ricerca”.

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Un test sul DNA prevedequanto si può dimagrire con la chirurgia bariatrica

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

DNAIl Bypass gastrico è un intervento di chirurgia bariatrica sempre più utilizzato nel trattamento dell’obesità grave. Sebbene questo intervento determini una netta riduzione del peso corporeo, alcuni pazienti perdono meno peso del previsto. Poiché questo non dipende da errori chirurgici sarebbe importante riuscire ad individuare chi non risponderà bene alla chirurgia già prima dell’intervento. “Il nostro studio – spiega Edoardo Vitolo, dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell’Università di Pisa – ha avuto lo scopo di valutare l’influenza della presenza di alcune varianti genetiche sui risultati (in termini di perdita di peso) di un intervento di bypass gastrico”.Per lo studio sono stati arruolati 100 pazienti affetti da obesità grave, che sono stati seguiti per 1 anno dopo l’intervento di chirurgia bariatrica. Di tutti è stato effettuato lo studio dei polimorfismi di alcuni geni (grelina, adiponectina e CD40) e valutato il peso corporeo a distanza di 6, 26 e 52 settimane dopo l’intervento. “In questo modo – spiega Vitolo – siamo riusciti ad individuare un polimorfismo nel gene della grelina ed uno nel gene del CD40L che si associano rispettivamente ad una maggiore o minore perdita di peso dopo l’intervento. Se questo dato fosse confermato nel lungo periodo e su un più ampio numero di pazienti, questi polimorfismi, di determinazione relativamente semplice, potrebbero essere utilizzati come uno dei criteri per la selezione dei candidati ottimali alla chirurgia bariatrica”.Una piccola percentuale di pazienti tra quelli sottoposti ad un intervento di chirurgia dell’obesità, il by-pass gastrico, dimagriscono meno dell’atteso. A fronte di una perdita di peso attesa del 40% ad un anno dall’intervento, i pazienti portatori di un particolare polimorfismo della grelina dimagriscono un 10% in più dell’atteso, mentre quelli con una particolare variante del gene CD40 dimagriscono un 7-8% in meno del previsto. La grelina è un ormone prodotto dal tratto gastro-intestinale implicata nella regolazione dell’appetito, nella motilità gastrointestinale, nella produzione dei succhi gastrici e pancreatici. Il CD40 è una citochina della famiglia del TNFalfa, implicata nei meccanismi dell’infiammazione. I pazienti più ‘infiammati’ potrebbero rispondere meno all’intervento. In questo studio dunque per la prima volta si dimostra che essere portatori di un particolare polimorfismo della grelina predice un’ottima perdita di peso dopo l’intervento di chirurgica bariatrica, mentre essere portatori di un polimorfismo del gene CD40 (rs1126535) può essere predittore di una risposta meno favorevole in risposta alla chirurgia dell’obesità. “Questo studio – conclude Vitolo – rappresenta un primo passo per l’individuazione di marcatori che consentano di prevedere quali pazienti risponderanno meglio alla chirurgica bariatrica e potrebbe portare ad evitare l’intervento nei soggetti destinati a rispondere meno”.“Questi studi si inseriscono nel più ampio campo della farmacogenetica, ovvero di quel settore della genetica che si occupa del controllo genetico della risposta a trattamenti farmacologici – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID). Lo studio è rilevante in quanto apre la possibilità di applicare la medicina di precisione grazie alla selezione delle persone obese che maggiormente beneficeranno dell’intervento di chirurgia bariatrica. E’ molto significativo che studi avanzati di applicazione delle tecniche genetiche vedano protagonisti giovani ricercatori della SID”.

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“Cattivi pensieri: Renzi vuole ricapitalizzazione preventiva Montepaschi perché sa che banca non supererà stress test Bce 29 luglio?”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2016

monte dei paschi di sienaLo scrive su Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Come fa Renzi a essere così tranquillo sapendo che da dopo Brexit banche italiane hanno perso il 30% del loro valore?”, si chiede un un successivo tweet.
E ancora: “Renzi cerca soldi per Atlante 2, ma che fine ha fatto Atlante 1? Morto e sepolto?”. “Atlante 1 e Atlante 2: Renzi, che senso ha fare continue trasfusioni da un soggetto che non sta tanto bene ad altro soggetto moribondo?”. “Renzi cerca soldi per Atlante 2 e Montepaschi: li andrà a prendere da casse previdenziali?”. “Montepaschi e Atlante 2: Renzi mette le mani nelle pensioni degli italiani per salvare le banche devastate dal suo partito @pdnetwork”. “#Banche/1: nessun istituto finanziario italiano disposto a mettere altri soldi per salvataggio Montepaschi @matteorenzi”. “#banche/2: flop aumenti capitale Veneto Banca e Popolare Vicenza hanno messo paura a banchieri, che non vogliono fare da Croce Rossa a governo”. “#banche/3: circa 60mila obbligazionisti subordinati Mps stanno per fare fine di Etruria. Se iniziano a chiedere restituzione denaro è la fine”. “@matteorenzi, Eurogruppo ti ha stanato. Inutile usare Brexit: problemi banche italiane colpa di tuo governo”, conclude Brunetta.

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5G e Industry 4.0 creano nuove opportunità nel mercato globale di test e misure

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2016

internetL’ubiquità dei dispositivi connessi e la crescente rilevanza di Internet delle cose darà un enorme slancio al mercato dei test e delle misure, in particolare al segmento dei test delle comunicazioni. Uno dei principali fattori trainanti di questo segmento sarà la ricerca e sviluppo nell’ambito delle reti di comunicazione mobile 5G e la loro implementazione entro il 2020. Anche gli eventi sportivi globali, la creazione di città intelligenti e l’impegno verso Industry 4.0 creeranno opportunità per i controlli non distruttivi (NDT) e il monitoraggio delle condizioni.
Una nuova analisi di Frost & Sullivan, intitolata “2025 Vision for the Global Test and Measurement Industry”, (http://www.frost.com/nfea) rileva che i test delle comunicazioni rappresenteranno il segmento più rilevante e in più rapida crescita del settore dei test e delle misure, con entrate che raggiungeranno i 25 miliardi di dollari entro il 2025. Lo studio riguarda i segmenti di mercato relativi a: test elettronici generici, acquisizione dati, test delle comunicazioni, controlli non distruttivi, monitoraggio delle condizioni e metrologia dimensionale.
“Per restare al passo con i mercati degli utenti finali, i produttori di test devono passare a strumenti aggiornabili mediante software, offrire strumenti di analisi predittiva, di analisi dei Big Data e test virtualizzati, e adottare nuovi modelli di business come ad esempio il software come servizio”, afferma Prem Shanmugam, analista di Frost & Sullivan. “Questi miglioramenti li aiuteranno a differenziarsi in un mercato che è sempre più caratterizzato dalla mercificazione dell’hardware e dall’aumento della disponibilità dei dati.” Un altro fattore che farà aumentare la competizione, in particolare nei segmenti dei test delle comunicazioni e dell’elettronica, è il consolidamento del settore dei semiconduttori. Avendo meno clienti, le aziende si indirizzeranno verso i produttori che offrono il maggior valore. Pertanto, le partnership strategiche saranno all’ordine del giorno. Allo stesso tempo, il crollo del prezzo del petrolio avrà diverse implicazioni per il mercato dei controlli non distruttivi, poiché il settore petrolifero ha rappresentato il principale utente dei servizi NDT e di monitoraggio delle condizioni. Nel frattempo, le partnership intercontinentali tra Stati Uniti, Giappone e altri 10 paesi della regione del Pacifico modificheranno le dinamiche di tutti questi paesi nei diversi segmenti di utenti finali. L’aspetto più significativo di tutto ciò è che aprirà il mercato automobilistico e delle parti di ricambio negli Stati Uniti alle esportazioni giapponesi, il che potrebbe creare enormi opportunità per i test nel settore automobilistico giapponese.
“La regione Asia-Pacifico è caratterizzata da una forte crescita in tutti i settori e, nonostante la recente correzione del mercato cinese, continuerà a generare opportunità significative grazie all’apertura di nuovi mercati”, osserva Shanmugam. “Complessivamente, per il mercato globale, gli strumenti modulari, basati su software e pronti per il futuro, i nuovi modelli di business progettati intorno ai servizi di analisi dei dati per ricavare informazioni commerciali dai dati e il software come servizio (SaaS) che riduce i costi legati alla proprietà rappresenteranno la strada da seguire.”
Lo studio “2025 Vision for the Global Test and Measurement Industry” fa parte del programma Test & Measurement Growth Partnership Service. Altri studi di Frost & Sullivan collegati a questo argomento sono: “Global Network Recording Market”, “Global Centralized Radio Access Network (C-RAN) Testing and Monitoring Market”, “Global Mass Spectrometry Market”, “Adapting to the Future of Dimensional Metrology: Evaluating the potential for CT systems” e “Global Fire Safety Services Market”. Tutte le analisi comprese nel servizio in abbonamento forniscono dettagliate opportunità di mercato e tendenze del settore, valutate in seguito ad esaurienti colloqui con gli operatori del mercato.

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Cresce in fretta il G-test, il test di screening non invasivo

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2016

cellule cutaneeVa effettuato a partire da un prelievo di sangue materno che permette di ‘guardare’ nel DNA del feto nella pancia della mamma per identificare eventuali malattie cromosomiche. Alle Trisomie 13,18 e 21 (Down) si aggiungono tre importanti Sindromi da Delezione cromosomica: Cri du Chat il cui nome deriva da un tipico modo di piangere del neonato, 1p36 in cui manca una parte del cromosoma 1 e 2p33.1 che colpisce il cromosoma 2. Patologie che fanno paura e che per molte delle quali non esiste ancora una cura. Alcune sono compatibili con la vita, altre prevedono diversi gradi di disabilità fisica e intellettiva, sino a quelle che prevedono la nascita di un bambino con una prospettiva di vita estremamente breve. Malattie rare? Non proprio: se prendiamo le anomalie cromosomiche singolarmente si tratta di patologie relativamente frequenti ma basta fermarsi a fare due calcoli perché l’insieme delle condizioni analizzate da questo test di screening assumano contorni molto diversi.Moltiplicando l’incidenza per il numero delle nascite, solo le Trisomie 13, 18 e 21 contano circa 779 casi nel nostro Paese a cui bisogna aggiungere circa 474 casi di neonati affetti da delezioni e microdelezioni (ne sono state prese in considerazione otto: Sindrome Cri du Chat, Jacobson, Van der Woude, Prader- Willy, Delezione 1p36 Delezione 16p12 e Trisomie). A questo punto abbiamo una stima di 1253 casi ossia 1 bambino ogni 406 nati vivi.
Il nostro corpo è composto da cellule. Per poter funzionare, le cellule hanno bisogno di “istruzioni” che sono contenute nel nostro DNA. Nel DNA ci sono migliaia di geni e ogni cellula contiene una copia di queste “istruzioni” come un qualsiasi elettrodomestico che venga fornito con il suo manuale. Questa specie di grande enciclopedia quindi (il DNA) si attorciglia e si posiziona sui cromosomi in numero di 23 coppie (per un totale di 46). Ogni cambiamento nel numero, dimensioni o struttura dei cromosomi può creare l’informazione genetica. Le mutazioni cromosomi che si possono verificare all’atto del concepimento o essere ereditate da uno dei due genitori. Possono avvenire due tipi principali di mutazione: nel numero di cromosomi, come nella trisomia (nella sindrome di Down ad esempio i soggetti hanno 47 cromosomi invece che 46. In particolare il cromosoma 21 si presenta in 3 copie anziché 2) o nella struttura, con l’aggiunta o perdita di materiale, come nel caso delle delezioni. Il termine delezione indica che una parte del cromosoma è assente e con essa i geni che contengono le informazioni per il buon funzionamento del nostro organismo. Una delezione, quindi, può portare ritardo mentale e dello sviluppo, difficoltà di apprendimento e diverse altre problematiche, la cui gravità dipende dalla grandezza e dalla localizzazione della delezione stessa. Alcune sindromi da delezione sono ormai conosciute e sono state aggiunte alle anomalie che il G-Test può individuare. Avere un figlio sano è il primo desiderio di ogni coppia e le moderne biotecnologie permettono di valutare eventuali rischi in un periodo sempre più precoce della gravidanza. E’ il motivo dell’ampia diffusione della diagnostica prenatale spesso dedicata alle donne che hanno una gravidanza oltre i 35 anni ma che si sta diffondendo anche tra quelle più giovani: si pensi che si sono sottoposte ad amniocentesi anche l’1,88% delle donne con meno di 25 anni con picchi dell’8.88% nelle Marche, del 3,07% nel Lazio che si posiziona al secondo posto e del 3.04% dell’Umbria. E anche nella fascia 25-29 anni il ricorso a questa indagine invasiva coinvolge una media del 3% di donne sul territorio nazionale che si impenna al 10% nel caso delle Marche, all’8,02% in Umbria e al 6,33% del Lazio che comunque porta a casa una medaglia di bronzo. Al crescere dell’età materna cresce il riscorso all’amniocentesi: l’hanno eseguita il 32,33% delle donne tra 38-40 anni e il 35% delle over 40 anche se sforano la media nazionale almeno 5 regioni: Liguria (63,59%), Umbria (59,79), Valle D’Aosta (59,65) e Basilicata (43,08%) mentre il Lazio segue al sesto posto con il 42,38%. Tassi in alcuni casi troppo alti anche in termini di rischio abortivo, un dazio pagato in circa l’1- 1,5% dei feti sottoposti ad indagini invasive (dati Rapporto CEDAP Certificati di assistenza al parto 2015).
MALATTIE CROMOSOMICHE NON EREDITARIE – “L’attenzione alla maternità e all’evento nascita gode quindi della massima attenzione ed è considerato sempre più prezioso per gli individui e le società intere” spiega il Professor Giuseppe Novelli Rettore dell’Università e Specialista in Genetica Umana: ”E’ importante quindi conoscere tempestivamente anche la presenza di condizioni genetiche che non vengono ereditate da uno dei due genitori ma che si verificano in maniera casuale e che possono colpire chiunque nella popolazione generale. Malattie che talora diventano più frequenti all’aumentare dell’età della gestante. Sapere se il feto presenta delle anomalie gravi permette di impostare un percorso di sostegno prima della nascita, ma anche di decidere se portarla a termine nel caso che la malattia del bambino abbia una prognosi infausta, basti pensare alla trisomia 22 in cui i nati vivi sono una rarità, ai neonati con Sindrome di Van der Woude che nascono con gravi alterazioni dello sviluppo di testa e volto e con labio-palatoschisi, sino alla Trisomia 13 in cui la metà dei neonati muore entro il primo mese e solo il 10% sopravvive sino a un anno. Nella maggior parte dei casi si tratta di malattie associate a disabilità mentale o fisica, immunodeficienze, anomalie cardiache, convulsioni, disturbi ormonali ecc”.
L’IMPORTANZA DEL COUNSELING GENETICO – E’ per questo motivo che la gestione dei risultato positivo dello screening è una fase delicata e fondamentale: i futuri genitori alle prese con un risultato che evidenzia il rischio di una malattia di questo tipo non possono essere lasciati soli ma hanno bisogno di essere accompagnati in un percorso di ‘counseling genetico’ che preveda diverse figure professionali.

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Test genetici per il diabete

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2015

test screeningFino a qualche anno fa si chiamava medicina ‘su misura’ o ‘sartoriale’; oggi più correttamente si parla di ‘medicina di precisione’, ma alla base c’è sempre lo stesso concetto: la personalizzazione della diagnosi e dei trattamenti con l’ausilio della genetica. E’ la grande speranza di anticipare il futuro, delle malattie o della risposta ad un trattamento, con tutto quello che ne consegue per la salute del paziente e delle casse dello Stato. Concetto questo trasversale a diversi ambiti della medicina, compreso il diabete sul quale, inevitabilmente, si concentrano molti interessi. In tutto il mondo sono numerosi i gruppi di ricerca che si occupano con pazienza certosina di leggere nella sfera di vetro della genomica la risposta ai mille quesiti della medicina clinica, sul fronte della diagnosi come in quello del trattamento. La capacità di risposta ad un farmaco infatti, sia in termini di efficacia che di effetti collaterali, dipende da una serie di fattori anche genetici. Ma, nel caso dei farmaci anti-iperglicemizzanti, la quota parte di risposta che dipende dagli aspetti genetici che oggi i ricercatori sanno analizzare è troppo modesta per avere un impatto clinico. Almeno per ora.E anche al congresso ‘Panorama Diabete’ organizzato dalla SID a Riccione si parla delle ultime novità in tema di farmacogenomica. Ma in versione ‘doccia fredda’ e con l’imperativo categorico di non cadere nei facili entusiasmi e di lasciare ancora questa materia nelle prudenti mani degli esperti. “Interpretare gli studi di farmacogenomica, anche nel campo del diabete – ammonisce con fermezza Vincenzo Trischitta, dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma e Laboratorio di Ricerca Diabetologica ed Endocrinologica, IRCCS ‘Casa Sollievo della Sofferenza’, San Giovanni Rotondo (Foggia) – è una faccenda molto seria. Le risposte che abbiano acquisito finora non sono tali da poter impattare in modo significativo l’attività clinica quotidiana. Anche se la speranza di tutti naturalmente è che questi studi, negli anni a venire, possano acquisire una rilevanza clinica. In questo momento però abbiamo in mano solo informazioni ‘pre-cliniche’. Preziose per i ricercatori perché permettono di gettare luce sui meccanismi alla base delle malattie o nel dare ispirazione per costruire nuove terapie. Meno utili per i medici, perché in questo momento non danno alcun vantaggio, tranne rarissimi casi, nella cura dei pazienti. Insomma, non è ancora arrivato il momento – ribadisce Trischitta – di utilizzare nell’ambulatorio del medico tutte le informazioni genetiche acquisite finora sulla risposta ai farmaci per il diabete. E a maggior ragione, andare a buttar via soldi per fare delle analisi genetiche, la cui offerta è sempre più pressante sul mercato, non ha veramente senso”. Ma intanto qualcosa comincia a muoversi e le promesse della farmacogenetica, anche se in ambiti ristretti, cominciano a concretizzarsi.L’esempio perfetto di farmacogenetica applicato al diabete. Sono studi degli ultimi 10 anni quelli che hanno portato a scoprire una forma rarissima di diabete dei neonati: si chiama ‘Diabete Mellito Neonatale Permanente’ (DMNP), colpisce meno di un bambino su 500mila e compare entro i 6 mesi di vita. Non ha nulla a che vedere con il diabete di tipo 1, nel quale il pancreas viene distrutto da una risposta autoimmune, e si può trattare solo con l’insulina. I neonati con DMNP hanno infatti tante beta cellule, tanta insulina, ma non riescono a secernerla, perché hanno un ‘blocco’. Questa rara forma di diabete dipende infatti da una puntiforme ‘distrazione’ – un errore di battitura – della natura (è una delle poche forme di diabete monogenico finora riconosciute) che porta a danneggiare una proteina indispensabile per la corretta secrezione d’insulina da parte del pancreas, in quanto parte integrante di speciali ‘canali’ (del potassio) presenti sulle cellule produttrici di insulina. I piccoli pazienti possono presentare un ritardo di crescita, complicanze neurologiche e possono arrivare rapidamente al coma diabetico, se non riconosciuti e trattati. Fino a qualche tempo fa, anche in assenza di autoanticorpi, li si considerava come dei ‘tipo 1’ e li si trattava dunque con l’insulina per tutta la vita. L’individuazione di questo difetto, nascosto nelle pieghe del cromosoma 6, ha portato a scoprire che una delle proteine responsabili della malattia è la stessa che consente di funzionare alle sulfaniluree (vecchi farmaci orali per il trattamento del diabete di tipo 2), perché funge da loro recettore sulla cellula beta pancreatica. Il ‘difetto di fabbrica’ di almeno metà di questi piccoli con DMNP sta nei geni KCNJ11 e ABCC8 che codificano due proteine (rispettivamente Kir6.2 e SUR1) facenti parte dei canali del potassio, che consentono la secrezione di insulina da parte del pancreas. “Questa mutazione – commenta Trischitta – insiste su una proteina per la quale avevamo già a disposizione il farmaco giusto, la sulfanilurea, usata da diversi decenni nel trattamento del diabete di tipo 2”. La scoperta ha avuto un’importante ricaduta sulla terapia di questi bambini perché ha permesso di traghettarli dalla terapia iniettiva con insulina a quella orale con sulfaniluree, dopo aver posto la corretta diagnosi con un test genetico. La scoperta dei geni difettosi alla base di questa forma di diabete è del professor Andrew Hattersley dell’Università di Exeter (UK): un’enorme storia di successo per questi piccoli, diverse centinaia per ora in tutto il mondo, e per le loro famiglie.
Le proteine che ‘traslocano’ la metformina. “Uno dei guru della farmacogenetica applicata al diabete di tipo 2 – ricorda Trischitta – si chiama Jose Florez e lavora a Boston, presso la Harvard Medical School”. Florez si avvale di un’importante casistica americana sulla predizione del diabete per testare l’impatto dei polimorfismi genici sulla risposta a farmaci antidiabetici di uso comune, quali la metformina. Anche in questo caso si stanno accumulando tante informazioni preziose. La metformina, farmaco importantissimo per il trattamento del diabete di tipo 2, viene utilizzata dall’organismo grazie al corretto funzionamento di una serie di ‘trasportatori’ che la veicolano dall’intestino al sangue e da qui al fegato (dove esercita nell’epatocita la sua azione terapeutica prima di essere ‘disattivata’) e ai reni, dai quali viene eliminata. Ogni segmento di percorso dipende da una proteina che ‘trasporta’ la metformina. Florez è andato a studiare come queste proteine ‘trasportatrici’ modulino la risposta al farmaco, scoprendo che in effetti la variabilità genetica di alcune di esse svolge un ruolo importante.
I geni che predispongono al diabete e che influenzano la risposta ad alcuni farmaci. Il gene TCF7L2 è quello individuato come il più importante nel conferire una predisposizione al diabete di tipo 2. Un gruppo di ricercatori scozzesi ha dimostrato che questo stesso gene modula una diversa risposta del paziente al trattamento con le sulfaniluree. Il gene IRS1 è invece un ‘traduttore’ importante del messaggio dell’insulina a livello delle cellule bersaglio. Una mutazione particolare di questo gene oltre a conferire un aumentato rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, modula anche l’efficacia della terapia di associazione con metformina e sulfanilurea. “La prima osservazione in merito – ricorda Trischitta – è stata fatta dal gruppo del professor Giorgio Sesti, dell’Università di Catanzaro; noi recentemente abbiamo confermato il dato in una casistica più ampia, caratterizzandolo anche nei suoi dettagli fisiopatologici.

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Test genetici per il diabete

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2015

test geneticoFino a qualche anno fa si chiamava medicina ‘su misura’ o ‘sartoriale’; oggi più correttamente si parla di ‘medicina di precisione’, ma alla base c’è sempre lo stesso concetto: la personalizzazione della diagnosi e dei trattamenti con l’ausilio della genetica. E’ la grande speranza di anticipare il futuro, delle malattie o della risposta ad un trattamento, con tutto quello che ne consegue per la salute del paziente e delle casse dello Stato. Concetto questo trasversale a diversi ambiti della medicina, compreso il diabete sul quale, inevitabilmente, si concentrano molti interessi. In tutto il mondo sono numerosi i gruppi di ricerca che si occupano con pazienza certosina di leggere nella sfera di vetro della genomica la risposta ai mille quesiti della medicina clinica, sul fronte della diagnosi come in quello del trattamento. La capacità di risposta ad un farmaco infatti, sia in termini di efficacia che di effetti collaterali, dipende da una serie di fattori anche genetici. Ma, nel caso dei farmaci anti-iperglicemizzanti, la quota parte di risposta che dipende dagli aspetti genetici che oggi i ricercatori sanno analizzare è troppo modesta per avere un impatto clinico. Almeno per ora.E anche al congresso ‘Panorama Diabete’ organizzato dalla SID a Riccione si parla delle ultime novità in tema di farmacogenomica. Ma in versione ‘doccia fredda’ e con l’imperativo categorico di non cadere nei facili entusiasmi e di lasciare ancora questa materia nelle prudenti mani degli esperti. “Interpretare gli studi di farmacogenomica, anche nel campo del diabete – ammonisce con fermezza Vincenzo Trischitta, dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma e Laboratorio di Ricerca Diabetologica ed Endocrinologica, IRCCS ‘Casa Sollievo della Sofferenza’, San Giovanni Rotondo (Foggia) – è una faccenda molto seria. Le risposte che abbiano acquisito finora non sono tali da poter impattare in modo significativo l’attività clinica quotidiana. Anche se la speranza di tutti naturalmente è che questi studi, negli anni a venire, possano acquisire una rilevanza clinica. In questo momento però abbiamo in mano solo informazioni ‘pre-cliniche’. Preziose per i ricercatori perché permettono di gettare luce sui meccanismi alla base delle malattie o nel dare ispirazione per costruire nuove terapie. Meno utili per i medici, perché in questo momento non danno alcun vantaggio, tranne rarissimi casi, nella cura dei pazienti.
Insomma, non è ancora arrivato il momento – ribadisce Trischitta – di utilizzare nell’ambulatorio del medico tutte le informazioni genetiche acquisite finora sulla risposta ai farmaci per il diabete. E a maggior ragione, andare a buttar via soldi per fare delle analisi genetiche, la cui offerta è sempre più pressante sul mercato, non ha veramente senso”. Ma intanto qualcosa comincia a muoversi e le promesse della farmacogenetica, anche se in ambiti ristretti, cominciano a concretizzarsi.L’esempio perfetto di farmacogenetica applicato al diabete. Sono studi degli ultimi 10 anni quelli che hanno portato a scoprire una forma rarissima di diabete dei neonati: si chiama ‘Diabete Mellito Neonatale Permanente’ (DMNP), colpisce meno di un bambino su 500mila e compare entro i 6 mesi di vita. Non ha nulla a che vedere con il diabete di tipo 1, nel quale il pancreas viene distrutto da una risposta autoimmune, e si può trattare solo con l’insulina. I neonati con DMNP hanno infatti tante beta cellule, tanta insulina, ma non riescono a secernerla, perché hanno un ‘blocco’. Questa rara forma di diabete dipende infatti da una puntiforme ‘distrazione’ – un errore di battitura – della natura (è una delle poche forme di diabete monogenico finora riconosciute) che porta a danneggiare una proteina indispensabile per la corretta secrezione d’insulina da parte del pancreas, in quanto parte integrante di speciali ‘canali’ (del potassio) presenti sulle cellule produttrici di insulina. I piccoli pazienti possono presentare un ritardo di crescita, complicanze neurologiche e possono arrivare rapidamente al coma diabetico, se non riconosciuti e trattati. Fino a qualche tempo fa, anche in assenza di autoanticorpi, li si considerava come dei ‘tipo 1’ e li si trattava dunque con l’insulina per tutta la vita. L’individuazione di questo difetto, nascosto nelle pieghe del cromosoma 6, ha portato a scoprire che una delle proteine responsabili della malattia è la stessa che consente di funzionare alle sulfaniluree (vecchi farmaci orali per il trattamento del diabete di tipo 2), perché funge da loro recettore sulla cellula beta pancreatica. Il ‘difetto di fabbrica’ di almeno metà di questi piccoli con DMNP sta nei geni KCNJ11 e ABCC8 che codificano due proteine (rispettivamente Kir6.2 e SUR1) facenti parte dei canali del potassio, che consentono la secrezione di insulina da parte del pancreas. “Questa mutazione – commenta Trischitta – insiste su una proteina per la quale avevamo già a disposizione il farmaco giusto, la sulfanilurea, usata da diversi decenni nel trattamento del diabete di tipo 2”. La scoperta ha avuto un’importante ricaduta sulla terapia di questi bambini perché ha permesso di traghettarli dalla terapia iniettiva con insulina a quella orale con sulfaniluree, dopo aver posto la corretta diagnosi con un test genetico. La scoperta dei geni difettosi alla base di questa forma di diabete è del professor Andrew Hattersley dell’Università di Exeter (UK): un’enorme storia di successo per questi piccoli, diverse centinaia per ora in tutto il mondo, e per le loro famiglie.
Le proteine che ‘traslocano’ la metformina. “Uno dei guru della farmacogenetica applicata al diabete di tipo 2 – ricorda Trischitta – si chiama Jose Florez e lavora a Boston, presso la Harvard Medical School”. Florez si avvale di un’importante casistica americana sulla predizione del diabete per testare l’impatto dei polimorfismi genici sulla risposta a farmaci antidiabetici di uso comune, quali la metformina. Anche in questo caso si stanno accumulando tante informazioni preziose. La metformina, farmaco importantissimo per il trattamento del diabete di tipo 2, viene utilizzata dall’organismo grazie al corretto funzionamento di una serie di ‘trasportatori’ che la veicolano dall’intestino al sangue e da qui al fegato (dove esercita nell’epatocita la sua azione terapeutica prima di essere ‘disattivata’) e ai reni, dai quali viene eliminata. Ogni segmento di percorso dipende da una proteina che ‘trasporta’ la metformina. Florez è andato a studiare come queste proteine ‘trasportatrici’ modulino la risposta al farmaco, scoprendo che in effetti la variabilità genetica di alcune di esse svolge un ruolo importante. I geni che predispongono al diabete e che influenzano la risposta ad alcuni farmaci. Il gene TCF7L2 è quello individuato come il più importante nel conferire una predisposizione al diabete di tipo 2. Un gruppo di ricercatori scozzesi ha dimostrato che questo stesso gene modula una diversa risposta del paziente al trattamento con le sulfaniluree.
Il gene IRS1 è invece un ‘traduttore’ importante del messaggio dell’insulina a livello delle cellule bersaglio. Una mutazione particolare di questo gene oltre a conferire un aumentato rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, modula anche l’efficacia della terapia di associazione con metformina e sulfanilurea. “La prima osservazione in merito – ricorda Trischitta – è stata fatta dal gruppo del professor Giorgio Sesti, dell’Università di Catanzaro; noi recentemente abbiamo confermato il dato in una casistica più ampia, caratterizzandolo anche nei suoi dettagli fisiopatologici.

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