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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘ticket sanitario’

Crotone e il nuovo ticket sanitario

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2011

Salvatore Lucà e Osvaldo Scarriglia, rispettivamente capogruppo in Consiglio Provinciale ed al Comune di Crotone, in riferimento alla manovra finanziaria approvata dal Governo ritengono che per la sanità la Regione Calabria deve far di tutto per non applicare il nuovo ticket di 10 euro che penalizzerebbe tantissimo le nostre popolazioni che già vivono in uno stato di vero degrado socio economico. Giuseppe Scopelliti, così come hanno fatto altri Presidenti di Regione, deve convintamente rinunciare a questo ulteriore balzello che di fatto nuoce tantissimo alle fasce di popolazione più debole ed indigente. La Calabria, se Scopelliti dovesse decidere diversamente, sarebbe la più disagiata in quanto stiamo parlando della Regione più povera, prova ne è che proprio per Crotone e Gioia Tauro lo stesso Presidente ha chiesto al Governo centrale, nei giorni scorsi, il riconoscimento di area di crisi. Sarebbe un vero controsenso applicare il nuovo ticket e poi chiedere aiuti vari al Governo nazionale. La politica calabrese deve essere coerente, questa è un’occasione da non perdere!! Non deve, inoltre, sfuggire il fatto che con la nuova tassa, si invitano di fatto i cittadini a rivolgersi alla sanità privata in considerazione che la differenza tra il ticket complessivo pubblico e le tariffe private a pagamento sarebbe proprio minima, ragion per cui anche gli introiti della sanità pubblica diminuirebbero in modo consistente. Auspichiamo, hanno sottolineato Lucà e Scarriglia, che considerate le tante vicessitudini della nostra sanità, Scopelliti decida di supplire diversamente a questi eventuali introiti, i Crotonesi in particolare ma i Calabresi tutti attendono fiduciosi. Ufficio Segreteria CdD Provincia di Crotone)

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Ticket sanitario ma sempre più soldi per gli animali…sti!

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Mentre scatta già da oggi il ticket sanitario introdotto dalla manovra correttiva (un autentico salasso per i Cittadini con aumenti percentuali notevoli per molte prestazioni), in Parlamento prosegue il suo iter un disegno di legge che prevede l’anagrafe dei gatti, l’assistenza di base per cani e la costruzione di nuovi canili da affidare agli animalisti. Mentre gia’ da oggi gli Italiani pagheranno piu’ caro per la loro salute, e’ stato fissato alle ore 13 di lunedi’ 25 il termine per la presentazione degli emendamenti al testo unificato delle proposte di legge C. 1172 e abbinate: “Nuove norme in materia di animali d’affezione e di prevenzione del randagismo e tutela dell’incolumita’ pubblica”. Anagrafe felina, soccorso di animali, Medicina veterinaria di base, cane libero accudito, sono solo alcune delle voci di spesa a carico dei contribuenti contenute del disegno di legge ora in Commissione Affari Sociali. In base al testo i Comuni potranno deliberare una specifica tariffa da far pagare ai Cittadini proprietari di cani, ma dovranno destinarne le entrate sempre a iniziative legate al randagismo. Dovranno inoltre provvedere al risanamento dei rifugi esistenti e alla costruzione di nuovi rifugi, dove i cani giacenti garantiranno un “vitalizio” a chi li gestisce. E chi saranno mai questi gestori? Il disegno di legge fortemente sostenuto dal sottosegretario Francesca Martini (Lega), relatore Gianni Mancuso (PDL) e’ molto chiaro: i comuni, nelle procedure di affidamento non dovranno basarsi unicamente sulla procedura del massimo ribasso e saranno tenuti a dare priorita’ alle strutture che siano gestite o si avvalgano di servizi prestati da associazioni animaliste. Molta gente non sa che costruire un canile ha un costo spesso superiore al milione di euro e che anche i costi gestionali sono ingenti, cosi’ come ignora (e forse non viene opportunamente informata) che “i volontari” spesso sono volontari a paghetta: basti pensare che la presidente dell’associazione che gestisce un noto canile di Roma ha recentemente dichiarato candidamente di incassare circa 4,5 milioni euro per la gestione di solo 1000 cani e di avere oltre 110 persone dipendenti (i famosi volontari?). Quante sono oggi le aziende che hanno un volume d’affari tale per potersi permettere 110 stipendi? Per un’associazione animalista basta una legge ad hoc e, naturalmente, che continuino ad esistere i cani randagi. Perche’ mai queste associazioni gestrici di cotanti fondi pubblici dovrebbero proporre leggi che risolvano il randagismo o che ne abbattano i costi?

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