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In Tigray si sta consumando un genocidio

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2021

Giovani presi di mira, uccisioni indiscriminate di civili, diffuse violenze sessuali, rapimenti di suore, sono tutte manifestazioni del genocidio in corso ai danni del gruppo etnico della regione etiopica settentrionale del Tigray. Lo riferisce ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) una fonte vicina alla Chiesa locale, coperta da anonimato per ragioni di sicurezza. I militari provenienti dalla vicina Eritrea, presenti sul territorio per sostenere le truppe federali etiopiche, continuano a massacrare civili. Secondo la fonte di ACS «si tratta chiaramente di genocidio ai danni della popolazione del Tigray. Non si tratta solo di combattimenti: stanno uccidendo chiunque, e ciò è un segno di genocidio. Molte gente scappa dal Tigray verso il Sudan e alcuni di loro, in particolare i giovani, fuggono perché vengono presi di mira. I giovani vengono uccisi, le nostre donne sono oggetto di abusi sessuali, e anche questo è segno di genocidio». La denuncia di genocidio della fonte di ACS segue un’analoga denuncia del Patriarca Mathias, capo della Chiesa Ortodossa di Etiopia, che agli inizi di questo mese di maggio ha descritto i sequestri di donne e il bombardamento di chiese nella regione quali segni di genocidio. Secondo la fonte di ACS gli abusi sessuali ai danni delle donne del Tigray, suore incluse, stanno dilagando. Responsabili sono le truppe provenienti dalla vicina Eritrea: «le nostre sorelle sono state rapite. Abbiamo dovuto portare in ospedale alcune di loro, sono state sequestrate anche delle suore. Le donne e le ragazze stanno sperimentando un diverso tipo di abusi, mai sentiti prima, cose davvero terribili». Il conflitto è esploso in quest’area del nord Etiopia lo scorso novembre dopo l’invio, da parte del primo ministro etiope Abiy Ahmed, di truppe federali supportate da quelle eritree allo scopo di combattere il Fronte di Liberazione Popolare del Tigray (TPLF), accusato di aver organizzato elezioni illegittime. La fonte di ACS racconta che «quasi il 90% della popolazione del Tigray è sfollato. Questa guerra ha determinato un’immane crisi umanitaria,manifestata dall’enorme numero di omicidi di civili, dai milioni di sfollati, dalla distruzione delle basi economiche e sociali, dalla sofferenza psicologica e dal panico… Da questo punto di vista i più colpiti sono donne incinte, bambini, disabili e anziani». La fonte sottolinea che la regione ha un disperato bisogno di aiuto internazionale. «La Chiesa dà una mano ovunque», prosegue, aggiungendo di «ricordare Aiuto alla Chiesa che Soffre. Ricordo che siamo stati partner per lungo tempo». ACS nel Tigray fornisce aiuti di emergenza per suore e religiosi e sostegno ai sacerdoti tramite le offerte per Messe. Dal 2019, in Etiopia, ha realizzato quasi 100 progetti, fra i quali la costruzione di cappelle e monasteri, la formazione di catechisti e il sostegno ai trasporti per finalità pastorali.

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Sono 100 giorni che nel nord dell’Etiopia nella regione del Tigray è in atto una guerra civile

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2021

Lo è tra forze federali e quelle regionali che sta colpendo soprattutto la popolazione civile provocando una catastrofe umanitaria che le stesse autorità locali definiscono tra le peggiori di sempre: decine di migliaia le vittime civili, più di 2,3 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria, oltre 1,3 milioni gli sfollati interni. Una larga parte del Tigray è in situazione di grave insicurezza alimentare con i primi morti per fame, più di 60.000 le persone fuggite nel vicino Sudan dall’inizio degli scontri. Vi è un urgente bisogno di assistenza sanitaria, cibo, protezione per le categorie più vulnerabili, alloggi temporanei, accesso ad acqua e igiene. Preoccupano inoltre la condizione dei circa 96.000 rifugiati eritrei ospitati in diversi campi nella regione alcuni dei quali risultano essere gravemente danneggiati. La guerra colpisce un’area già tra le più povere dell’Etiopia con un alto tasso di malnutrizione e carenza di servizi essenziali. Inoltre la guerra arriva in un momento in cui l’intero paese è alle prese da mesi con altre crisi, quali le invasioni di locuste, la pandemia di covid-19, l’insicurezza alimentare in molte aree. Caritas Italiana sostiene da anni le iniziative di Caritas Etiopia in favore delle vittime di insicurezza alimentare e da catastrofi ambientali che ciclicamente colpiscono il Paese. Continua la vicinanza alla Chiesa locale anche per la crisi nel Tigray per la quale Caritas Etiopia si è prontamente attivata avviando una rete di coordinamento per monitorarne gli sviluppi e garantire una risposta umanitaria adeguata, nonostante le difficoltà di accesso in diverse aree. Un vasto programma di aiuti della durata di un anno è stato lanciato per garantire un supporto nutrizionale ai bambini minori di 5 anni malnutriti e la distribuzione di voucher per l’acquisto di cibo, la consegna di semi e animali per la ripresa di attività di sostentamento familiare. Sono anche in corso distribuzioni di materiale agli sfollati, quali materassi, abiti, coperte, utensili per cucinare, secchi per la raccolta e la conservazione dell’acqua e distribuzione diretta di acqua in attesa che siano ripristinati i sistemi idrici danneggiati dal conflitto. Inoltre, si vuole garantire un supporto medico-sanitario a bambini e anziani, kit per il trattamento del trauma, counselling e supporto psicologico, kit scolastici per gli sfollati. Infine si prevedono attività per favorire il dialogo e la convivenza pacifica. Per poter proseguire queste attività c’è urgente bisogno di fondi, per questo Caritas Italiana invita ad una solidarietà concreta in aiuto alle popolazioni vittime del conflitto contribuendo al sostegno delle iniziative della rete Caritas e si unisce agli appelli della chiesa locale e del Santo Padre affinché cessino le violenze, siano tutelati i civili, sia garantito l’accesso agli aiuti, si torni al dialogo e le popolazioni possano ritrovare la pace.

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Coinvolgimento dell’Eritrea nella guerra del Tigray

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2021

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa i soldati eritrei di crimini di guerra nel conflitto del Tigray in Etiopia e chiede con urgenza un’indagine internazionale indipendente sul coinvolgimento dell’Eritrea nella guerra. L’organizzazione per i diritti umani chiede il ritiro immediato dell’esercito eritreo dal Tigray, dicendo che è responsabile di gran parte delle gravi violazioni dei diritti umani nella regione sotto attacco. Una sessione speciale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite dovrebbe essere dedicata al ruolo dell’Eritrea nella guerra in Tigray. Coloro che sistematicamente attaccano e saccheggiano chiese, monasteri e siti del patrimonio mondiale, commettono massacri di civili anche nelle chiese e usano lo stupro come arma di guerra stanno commettendo crimini di guerra. Coloro che danno la caccia, rapiscono e uccidono i membri dell’opposizione eritrea in fuga a cui è stata ufficialmente garantita protezione in Etiopia e usano la propria occupazione del Tigray per smantellare tutti i moderni impianti industriali e trasportarli oltre il confine in Eritrea stanno violando il diritto internazionale. A sua volta l’esercito dell’Eritrea ha approfittato della pandemia e delle elezioni presidenziali americane per devastare il nord dell’Etiopia senza finire sotto i riflettori del grande pubblico. E’ ora di chiamare finalmente i responsabili di questa politica della terra bruciata a rispondere. L’organizzazione per i diritti umani ha anche criticato aspramente l’atteggiamento del governo tedesco. La Germania ha guardato troppo a lungo dall’altra parte e ha creduto alle assicurazioni dell’Etiopia che l’Eritrea non fosse coinvolta nelle operazioni militari. Il partenariato nella cooperazione internazionale tra la Germania e l’Etiopia non deve rappresentare un lasciapassare che consenta che vengano commessi crimini di guerra. La nuova amministrazione statunitense, nel frattempo, chiede il ritiro immediato delle forze militari eritree dall’Etiopia. L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ancora lodato l’Eritrea per la sua presunta “moderazione” nel conflitto. Ora anche l’UE sta esprimendo preoccupazione per le gravi violazioni dei diritti umani. Le ambasciate europee nella regione sanno bene del coinvolgimento dell’Eritrea nella guerra da almeno due mesi e non hanno fatto nulla. Con il loro silenzio, stanno alimentando la carestia nel Tigray, che è massicciamente aggravata dai presunti crimini di guerra. Perché non solo una gran parte dei 100.000 rifugiati eritrei nel Tigray è fuggita per paura del terrore che avrebbero seminato i militari eritrei. Circa 2,2 milioni di persone nel Tigray stanno fuggendo dalla violenza e dalla fame. Il conflitto armato in corso e le restrizioni da parte delle autorità stanno ostacolando le forniture umanitarie a 4,5 milioni di persone allo stremo nella regione.

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