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L’UNHCR è pronta a riprendere la consegna degli aiuti alle persone costrette a fuggire nel Tigrè

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, è pronta a riprendere pienamente le sue attività umanitarie nella regione del Tigrè, non appena la situazione lo permetterà, a seguito di un accordo per ripristinare l’accesso.L’accordo è stato raggiunto di recente tra l’ONU nel Paese e il Governo Federale al fine di facilitare l’accesso alle organizzazioni umanitarie che forniscono assistenza ai civili colpiti dal conflitto iniziato un mese fa.A Shire, nel Tigrè, il personale dell’UNHCR, insieme ai partner, ha già distribuito acqua, biscotti energetici, vestiti, materassi, materassini e coperte a circa 5.000 sfollati interni.Tuttavia, continuiamo a ricevere notizie inquietanti sui campi di rifugiati eritrei nella regione che rimangono isolati. I dettagli dei danni e delle distruzioni rimarranno sconosciuti fino a quando non saremo in grado di raggiungere i campi e verificare le informazioni.L’UNHCR sta discutendo con l’agenzia per i rifugiati del governo federale sulla logistica e sulla necessità di valutare la situazione di sicurezza prima della ripresa delle attività umanitarie.Si teme che molti rifugiati eritrei possano essere già fuggiti dai campi in cerca di sicurezza.Nel frattempo, i rifugiati etiopi continuano a fuggire nel vicino Sudan. Sono gia’ oltre 47.000 le persone arrivate. Più di 1.000 persone sono arrivate ieri, la maggior parte in serata. I rifugiati raccontano all’UNHCR di altre persone partite in cerca di sicurezza. Un numero contenuto di rifugiati eritrei è arrivato anche dalla regione del Tigrè negli ultimi giorni.L’UNHCR, insieme alle autorità sudanesi, ha trasferito circa 11.150 rifugiati dai valichi di frontiera di Hamdayet e Abderafi al campo di Um Rakuba, a 70 chilometri dal confine con l’Etiopia.Molti rifugiati – fra i quali i contadini, che sono fuggiti durante la stagione del raccolto -dicono che preferiscono rimanere vicino al confine per aspettare i familiari ancora in Etiopia, o nella speranza di poter tornare presto a casa. Ma i rifugiati dicono anche di temere altre violenze all’interno del Tigrè.

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Si aggrava la crisi umanitaria in seguito agli scontri in corso nel Tigrè, in Etiopia

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, esprime profonda preoccupazione in merito all’aggravarsi della crisi nell’Etiopia settentrionale, dove gli scontri in corso tra il governo federale etiope e le forze del Tigrè stanno costringendo migliaia di persone a fuggire, più delle metà delle quali minori.Dallo scoppio delle violenze, a inizio novembre, oltre 14.500 minori, donne e uomini sono fuggiti in Sudan per mettersi in salvo, andando a sovraccaricare le attuali capacità di assicurare assistenza. Nel frattempo, i servizi rivolti ai 96.000 rifugiati eritrei presenti nel Tigrè hanno subito gravi interruzioni e, secondo testimonianze, numeri crescenti di cittadini etiopi sarebbero costretti a fuggire all’interno della regione.L’UNHCR si appella a tutte le parti coinvolte affinché garantiscano l’incolumità e la sicurezza di tutti i civili nel Tigrè.In generale, le condizioni di vita e le condizioni operative nel Tigrè stanno divenendo più difficili, considerato che si registrano interruzioni di corrente e che i rifornimenti di carburante e cibo scarseggiano sempre più. Ogni canale di comunicazione è stato interrotto, impedendo qualunque possibilità di condivisione di informazioni.Il numero di rifugiati che cercano di mettersi al sicuro nel vicino Sudan è in rapido aumento, con oltre 4.000 persone che hanno varcato il confine in un solo giorno. Di queste, la maggior parte ha fatto ingresso dal varco di Hamdayet, e la parte restante da quello di Ludgi, rispettivamente negli Stati di Kassala e di Gadaref.Le persone in arrivo portano con sé pochissimi effetti personali, indicatore di come siano dovute fuggire in tutta fretta. I bambini appaiono esausti e impauriti. La maggior parte proviene da Humera, nel Tigrè, mentre altri dalle città limitrofe di Rawyan e Dima.L’UNHCR e i partner stanno intensificando gli aiuti, ma il numero di nuovi arrivati sta largamente superando le capacità di assistenza a disposizione sul campo.La capienza del centro di transito presso il varco di confine di Hamdayet permette di alloggiare 300 rifugiati, ma il sito è già sovraccaricato dall’arrivo di 6.000 persone. I servizi igienico-sanitari disponibili sono inadeguati e questo condiziona i livelli di igiene.Le persone che fanno ingresso dal varco di Lugdi sono temporaneamente accolte in un centro di transito allestito presso un sito chiamato Villaggio 8, a 35 km dal confine. Grazie al supporto del Programma alimentare mondiale (PAM/WFP) e di Muslim Aid, sono assicurati loro pasti caldi. Anche le comunità locali stanno generosamente assicurando supporto ai rifugiati procurando loro cibo.La Mezzaluna Rossa Sudanese ha fornito farmaci essenziali e dispiegato personale medico presso Hamdayet per condurre screening, anche per testare il contagio da COVID-19, in previsione di un rafforzamento dell’assistenza sanitaria nei giorni a venire. Considerato l’aumento di persone in fuga, il governo ha approvato l’allestimento di un campo rifugiati a Um Rakuba, a 80 km dalla frontiera, capace di accogliere fino a 20.000 persone. Attualmente, è in corso di individuazione un numero supplementare di siti.

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