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Tim e servizi non richiesti. Multa Agcom ma ancora troppo poco

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2021

L’Autorità di Garanzia sulle Comunicazioni (Agcom) ha multato Tim (3/21 CONS – 1) per 928mila euro perché nel 2020 aveva attivato sui contratti di diversi utenti un nuovo servizio di 2 euro al mese (che se non era gradito poteva essere disdetto entro il mese successivo) spacciandolo per modifica unilaterale del contratto. La norma consente che le variazioni possono essere fatte, ma solo per servizi già esistenti e non appioppandone dei nuovi.
Bene, ma ancora troppo poco. Tim in questo caso l’ha fatta davvero sporca, ma attualmente un gestore puo’ cambiare il contratto anche una volta al mese. Purtroppo alle tlc non si applicano i limiti più stringenti previsti dal codice del consumo in tema di modifiche unilaterali, cioè il consenso preventivo dell’utente e non la disdetta dopo che il servizio è stato applicato. Ci domandiamo se il mondo delle Tlc debba continuare ad essere avulso dal codice del consumo che vale per tutte le altre attività e categorie umane.

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Proposta Tim sulla rete unica di TLC

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

“Leggendo quotidiani e agenzie di stampa sembra che attorno alla proposta TIM sulla rete unica di TLC vi sia un consenso diffuso. Consenso sulla proposta di una società, saldamente in mano ad un principale azionista estero, che sta per vendere parte della propria rete secondaria (in rame) ad un fondo americano, che desidera imporre la propria supremazia sul delicato e strategico settore delle TLC? In realtà, più che il consenso dei soggetti coinvolti, è la confusione ad essere diffusa, soprattutto sul ruolo presente e futuro di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), cioè dello Stato, tirata impropriamente per la giacchetta da più parti. Fratelli d’Italia – come molto chiaramente ribadito da Giorgia Meloni questa mattina sul Corriere della Sera – ritiene che lo Stato debba detenere la maggioranza nella NewCo della rete che, appunto, vogliamo unica, wholesale-only e pubblica, ma aperta al mercato. Giorgia Meloni ha ribadito la coerenza di FDI nell’intera vicenda e viene da sorridere leggendo espressioni della maggioranza di governo che solo ora avoca a sé improbabili risultati circa il dibattito in corso. Se condividono il metodo da noi proposto, ne siamo ben lieti. Chi è maggioranza, e quindi governo, ha però il dovere di decidere e, dal 2015, i governi non decidono un bel niente. FDI intende continuare fino in fondo con il richiamo alla “parlamentarizzazione” di ogni iniziativa del governo in materia di rete unica di TLC. Le soluzioni che adotteremo riguarderanno la crescita economica di uno-due decenni e su questioni così rilevanti il Parlamento deve poter esprimere le proprie prerogative di luogo delle decisioni e del confronto democratico. Occupazione, competitività, sostegno alle nostre imprese, competenze digitali, innovazione, in una parola la nostra crescita economica dipenderanno da quanto decideremo sul futuro della rete. Governo e partiti della maggioranza si assumano le proprie responsabilità di fronte al Paese. Noi non ci tireremo indietro. La rete potrà essere il binario su cui rimettere in corsa l’Italia, tirandola via dal fondo delle classifiche europee, dove è stata relegata per effetto delle errate scelte di questi anni”. Lo dichiara Alessio Butti, deputato e responsabile TLC di Fratelli d’Italia.

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L’esclusione da parte di Tim di Huawei dalle gare sul 5G

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

“Se confermata, sarebbe significativa e confermerebbe una preoccupazione crescente nei confronti delle società cinesi nell’ambito della protezione delle informazioni sensibili e di tutela della sicurezza nazionale – afferma il responsabile Innovazione di FDI, deputato Federico Mollicone – da sempre chiediamo che la nostra sovranità digitale venga tutelata: ricordiamo come le leggi cinesi del 2017 sulla sicurezza nazionale obbligano, in via generale, le aziende a condividere le informazioni in loro possesso con i vertici militari e d’intelligence della Repubblica Popolare Cinese. Fatti salvi gli investimenti che l’azienda ha portato in Italia, va garantita la massima vigilanza sugli operatori extraeuropei del 5G – come chiesto anche dal Copasir – e garantita la concorrenza anche nel mercato delle TLC.”

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Unc: Antitrust chiude procedimento su Tim per Ricarica+

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 dicembre 2019

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso il procedimento aperto grazie alla segnalazione dell’Unione Nazionale Consumatori, ottenendo dalla Tim la rimozione dei profili di possibile scorrettezza relativamente alle offerte denominate Ricarica+, le stesse per le quali l’Autorità delle Comunicazioni, il 16 dicembre, con la delibera n. 498/19/CONS ha diffidato la Tim al rispetto della legge 2 aprile 2007, n. 40.L’associazione di consumatori aveva presentato fin dal mese di giugno un esposto contro la Tim, per Ricarica+. Ora l’Antitrust ha chiuso il procedimento, ottenendo dall’operatore le modifiche al sito internet e la riorganizzazione dei contenuti informativi. “Una vittoria importante per i consumatori. Ora le compagnie telefoniche non potranno più far rientrare dalla finestra, sotto forma di offerte, i costi di ricarica che la prima lenzuolata Bersani aveva esplicitamente escluso, vietando l’applicazione di costi fissi e di contributi per la ricarica di carte prepagate” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Il problema era sorto per le offerte Ricarica 5+ e Ricarica 10+ con le quali i clienti TIM, a fronte del pagamento di 5 e 10 euro, ricevevano rispettivamente solo 4 e 9 euro di credito, in cambio di minuti e giga illimitati per la durata di 24 ore.”Peccato che molti consumatori ci hanno segnalato di aver aderito inconsapevolmente a queste offerte. Ora l’Antitrust ha posto fine a questa pratica commerciale” conclude Dona. (Mauro Antonelli)

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Bollette tlc 28 giorni: Il rimborso non lo vedremo mai

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

Il Consiglio di Stato si pronuncerà almeno il prossimo 21 maggio. Avrebbe dovuto farlo entro il 31 marzo sulla misura cautelare che sospende i rimborsi da parte di Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb per i giorni erosi ai consumatori con il meccanismo della fatturazione a 28 giorni, così come aveva stabilito il Tar a novembre scorso. Motivo: non si conoscono ancora le motivazioni del Tribunale amministrativo regionale del Lazio. Quindi le bollette tlc che avevano trasformato l’anno in 13 mesi dovranno ancora aspettare per eventualmente essere rimborsate. Eventualmente, perché niente è sicuro. Visto anche l’andazzo di questa vicenda, che ha tutte le caratteristiche di beffa per gli utenti. Prevenuti? Non più di tanto.
Ammesso che il Consiglio di Stato decida a favore degli utenti, i rimborsi saranno di importi contenuti per questi ultimi, ma milionari per i gestori. Rimborsi che chissà quali meccanismi (tempi e denaro) verranno inventati per ottenerli…. Quanto se ne perderanno per strada? … Ammesso che il Consiglio di Stato decida pro-utenti….
Intanto i soldi (tantissimi) sono stati incassati dai gestori, che li hanno usati come profitti e come partite di giro per le loro attività e con ritorni molto probabilmente più alti di quanto fossero questi introiti aggiuntivi. E, quand’anche fossero restituiti con gli interessi (legali), per i singoli utenti sarebbe un di più ridicolo. Questo per sottolineare come l’eventuale pronuncia del Consiglio di Stato a favore degli utenti, senza nessuna sanzione (ormai cancellata) sarebbe per i gestori come il FASTIDIO DI UN CAPELLO SU UNA GIACCA: li hanno incassati senza doverli pagare (come dovrebbe fare un comune mortale per un qualunque prestito), li hanno usati, ne hanno tratto profitto, casomai dovessero restituirli sarebbe sicuramente meno di quelli incassati …. operazione che, pur se riconosciuta illecita, avrà dato i suoi frutti. E quindi: avanti con la prossima operazione del genere!! Perché no? Un meccanismo tritacarne per i diritti e per le tasche degli utenti, nonché ben architettato per incassi e utili dei gestori.
Allo stato dei fatti, l’unica arma che esisterebbe per farli pagare per il maltolto e farli desistere da simili progetti futuri, sarebbero multe non di importi fissi come quelli che esistono oggi, ma commisurate percentualmente ai bilanci (non agli utili), multe che non dovrebbero inoltre essere soppresse di fronte alla presunta disponibilità dei gestori di rimettere le cose come dovrebbero essere. Troppo severi? Suvvia, il meccanismo che abbiamo spiegato prima con l’uso di proventi illeciti (a costo zero) per ricavi leciti…. Non è una fantasia matematica di marketing sconclusionato, ma realtà quotidiana!! Perchè, riconosciuti colpevoli, non farglielo pagare? Nel frattempo ci potrebbe anche essere una pronuncia di un’altra Autorità, l’Antitrust, che ha ipotizzato un cartello tra i gestori che si sarebbero messi d’accordo per questo tipo di prestiti a costo zero a danno degli utenti. Vedremo. Ma anche con l’Antitrust si pone il problema degli importi delle multe e della loro potenziale soppressione a fronte degli impegni di redenzione da parte dei gestori.Siamo strani quando diciamo che siamo di fronte ad una beffa a danno di diritti e tasche degli utenti? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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È partita ScuolaDigitaleTIM

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

Ha preso il via da L’Aquila ScuolaDigitaleTIM, il progetto nazionale promosso da TIM nell’ambito del protocollo d’intesa siglato con il MIUR, che avvicina i ragazzi della scuola secondaria di primo grado ai concetti chiave delle nuove tecnologie, all’Internet of Things, alla Robotica. L’iniziativa toccherà anche le città di Milano, Roma, Catania, Padova, Firenze, Napoli, Bari, Torino, Bologna, Matera, Genova, Udine, Cosenza e Cagliari.Nelle aule degli Istituti Scolastici aderenti, ScuolaDigitaleTIM coinvolgerà circa 3000 studenti dagli 11 ai 13 anni in laboratori basati sul modello di creative-learning, durante i quali i ragazzi attraverso l’uso di sensori e attuatori (motori, luci e suoni) saranno guidati nella realizzazione di piccoli prototipi elettronici e di un vero e proprio robot che, interagendo tramite Bluetooth, svelerà i principi dell’IoT e della comunicazione Machine 2 Machine.Il corso ha l’obiettivo di stimolare la creatività e la passione degli studenti trasformandoli da passivi fruitori di tecnologia a utilizzatori consapevoli e attivi.
Parallelamente alla formazione in aula, TIM renderà disponibili contenuti multimediali attraverso la piattaforma scuoladigitale.tim.it. Lo scopo è di rendere accessibile a chiunque i contenuti didattici che l’iniziativa intende veicolare. Il portale si rivolgerà quindi sia a chi avrà partecipato alle lezioni in aula, offrendo ulteriori spunti di approfondimento, sia a tutti i potenziali ragazzi interessati, alle loro famiglie e ai docenti: 9 video-lezioni, “card didattiche” (schede stampabili a casa o consultabili su PC, tablet e smartphone, con attività pratiche) ed un’area commenti moderata.
A conclusione del progetto sarà lanciato il contest online “Share the code”, aperto a tutti gli studenti in target con l’obiettivo di raccogliere prototipi realizzati con le competenze acquisite.“ScuolaDigitaleTIM” è stata avviata nel 2016 e si è rivolta inizialmente ai docenti della scuola di ogni ordine e grado con l’obiettivo di avvicinarli agli strumenti digitali. Nella prima edizione l’iniziativa ha coinvolto 4.500 insegnanti con oltre 200 incontri realizzati su tutto il territorio nazionale.Il progetto è realizzato con la collaborazione di Codemotion.

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Tariffe telefoniche in roaming TIM e Wind. Commissione Europea: pratiche abusive

Posted by fidest press agency su domenica, 29 Maggio 2016

european commissionLa Commissione Europea interviene sulla violazione delle nuove norme europee in tema di roaming da parte dei gestori telefonici italiani, e dà ragione all’Aduc e agli utenti su tutti i fronti. Dal 30 aprile scorso telefonare in roaming doveva costare meno per tutti. Il Regolamento UE 2015/2120 – in attesa dell’abolizione del roaming da giugno 2017 – ha imposto dal 30 aprile 2016 tariffe “calmierate”: il costo dei servizi in roaming deve essere pari alla tariffa nazionale del chiamante piu’ un sovrapprezzo, e il costo totale dei servizi non potrà comunque essere superiore a 23,18 €cent/min IVA inclusa per le chiamate in uscita 1,39 €cent/min IVA inclusa per le chiamate in entrata, 7,32 €cent/SMS IVA inclusa per gli sms in uscita e 24,40 €cent/MB IVA inclusa per la connessione dati. Rispetto alle tariffe del passato, il regime transitorio comporta (dovrebbe comportare) notevoli benefici per i consumatori con una sostanziale diminuzione del prezzo per il roaming e, di conseguenza, minori introiti per le compagnie telefoniche. In Italia, a Tim e Wind questa imposizione europea non è andata giù e hanno deciso di “boicottare” il regolamento ignorandolo. A farne le spese, finchè non interverranno Agcom e Antitrust, sono i consumatori.In particolare, Telecom/TIM non rende disponibile sul mercato per i clienti TIM una tariffa roaming a consumo e ha attivato, senza alcun consenso da parte dei clienti, una tariffa roaming flat chiamata “Europa Daily Basic” che costa 3 euro al giorno per 100 minuti di chiamate e 100 sms, e altri 3 euro al giorno per connessione dati. Si attiva al primo servizio fruito, e minuti/sms e connessione dati devono essere utilizzati entro mezzanotte, dopodichè scatta un nuovo addebito di 3 euro. Quindi se ci troviamo all’estero e facciamo una sola chiamata paghiamo 3 euro, così come un’unica connessione dati costerà 3 euro. E’ esattamente il contrario di quello che prevede il regolamento europeo. Anche Wind ha attivato a tutti i propri clienti, automaticamente e senza previo consenso, un’opzione per il roaming in Europa flat, definendola molto equivocamente “Offerta per la nuova regolamentazione valida in Unione Europea” (2 euro al giorno per 15 minuti di chiamate in uscita; 15 minuti di chiamate in entrata, 5 SMS e 50 MB di traffico Internet), da utilizzare entro le 24 e che si attiva al primo uso del telefono nel corso della giornata.
La tariffazione a consumo, possibile su esplicita richiesta dell’utente, viene altrettanto equivocamente presentata come una “offerta” da attivare.Aduc ha denunciato queste condotte commerciali all’Antitrust, all’Agcom e alla Commissione Europea (1) , segnalando che le due società violano sia il regolamento UE che il codice del consumo, attivando ai propri clienti opzioni tariffarie senza avvisarli e – nel caso di Telecom – senza consentire un’alternativa a consumo. La prima presa di posizione sul tema proviene dalla Commissione Europea e dà piena ragione ad Aduc e agli utenti.La Commissione chiarisce che gli operatori possono prevedere pacchetti di minuti/dati/SMS a costo fisso o a periodo, ma specifica che il Regolamento non “permette all’operatore di applicare tali tariffe come la tariffa base applicabile […] a maggior ragione tali tariffe non possono essere il solo piano tariffario disponibile per gli utenti. Al contrario, l’utente deve espressamente aderire a tali offerte alternative”. In caso contrario, si tratterebbe di una pratica commerciale abusiva che vanificherebbe i benefici del regime transitorio. La Commissione UE ricorda infine che a livello nazionale dovrà essere l’Agcom a verificare e vigilare sull’applicazione del regolamento sul territorio italiano.Abbiamo quindi integrato la denuncia già presentata, inoltrando la comunicazione della Commissione Europea ad Antitrust e Agcom e sollecitando un intervento urgente.Ai consumatori consigliamo, prima di partire per Paesi UE, di verificare con attenzione le opzioni attive sul proprio telefono e decidere se tenerle attive, disattivarle quando possibile oppure – in caso siano antieconomiche – valutare le altre offerte sul mercato.
In ogni caso, queste le indicazioni su come procedere:
– inviare, via pec o a mezzo raccomandata AR una lettera di diffida;
– inviare una segnalazione all’Antitrust e all’Agcom;
– tenerci aggiornati su quanto accade. (Emmanuela Bertucci, legale Aduc)

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