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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

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Aumentano in Italia i pazienti che vivono dopo la diagnosi di tumore del polmone

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

Oggi sono quasi 107mila (106.915), nel 2010 erano 82.795: in 10 anni l’incremento è stato del 29%. Un risultato molto importante in una neoplasia aggressiva e difficile da trattare. Per dare voce alle loro esigenze, si apre oggi a Roma “Be MUT-ual Days”, evento unico e primo nel suo genere in campo oncologico toracico, destinato a persone colpite da tumore del polmone non a piccole cellule caratterizzato da alterazione molecolare (oncogene addicted) e ai loro caregivers. Per due giorni 80 pazienti, provenienti da molti centri oncologici italiani, 60 caregivers e 30 medici si confronteranno sulle criticità e sui nuovi bisogni determinati dalle terapie innovative e sulle possibili azioni e soluzioni da intraprendere per colmare le lacune tuttora esistenti. L’evento è organizzato da WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe – Donne Contro il Tumore del Polmone in Europa), con il patrocinio di CittadinanzAttiva, FAVO, Insieme contro il Cancro, Salute Donna e Salute Uomo e WALCE Puglia.
“I biomarcatori utilizzati nella pratica clinica, a cui ad oggi si abbinano terapie mirate già considerate standard di cura, sono la mutazione del gene di EGFR e il riarrangiamento dei geni ALK e ROS1 – afferma la prof.ssa Novello -. La mutazione di EGFR si ritrova nel 10-15% dei pazienti con adenocarcinoma polmonare. Quasi il 50% dei tumori polmonari con questa mutazione viene diagnosticato in persone che non hanno mai fumato. L’alterazione di ALK è presente nel 5% dei pazienti affetti da carcinoma polmonare, soprattutto nell’adenocarcinoma. E l’alterazione di ROS1 è presente nell’1% circa dei malati, anche in questo caso soprattutto nell’adenocarcinoma. Servono test molecolari specifici per individuare queste alterazioni”.La prima giornata di “Be MUT-ual Days” sarà aperta con la proiezione di “Apolide”, corto vincitore, quest’anno, del 3° premio del Bando di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Fondazione AIOM 2019 ‘Oncologia e Cinema’. A seguire il prof. Benjamin Besse, uno dei più importanti esperti in oncologia toracica a livello internazionale, offrirà una lettura magistrale dedicata allo stato dell’arte e alle prospettive future del trattamento del tumore del polmone. A chiudere, la testimonianza di una paziente olandese con diagnosi di tumore del polmone non a piccole cellule (con mutazione di ROS1), che condividerà la sua esperienza non solo come paziente, ma anche come membro di un’associazione attiva a livello nazionale e internazionale.
Nella seconda giornata, pazienti e caregiver avranno uno spazio dedicato: verranno divisi in due gruppi e, guidati da due moderatori (il prof. Gianluigi De Gennaro del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Bari e la dott.ssa Maria Vittoria Pacchiana, psiconcologa presso la Struttura Semplice Dipartimentale di Oncologia Polmonare del San Luigi di Orbassano) coadiuvati anche dall’avvocato Elisabetta Iannelli (Segretario Generale FAVO), si confronteranno su diversi temi, relativi a criticità quotidiane e azioni da intraprendere, i cui risultati verranno riportati e condivisi durante la tavola rotonda, alla presenza di rappresentanti di AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), AIOM, SIAPEC-IAP (Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica), ISS (Istituto Superiore di Sanità), Ricerca e Innovazione in Sanità e Associazioni, quali CittadinanzAttiva, FAVO, Insieme contro il Cancro, Salute Donna e WALCE. “L’obiettivo – conclude la prof.ssa Novello – è cercare un confronto per trovare risposte forti e concrete ai crescenti bisogni di tipo sanitario ed extra sanitario, che, ancora oggi, i pazienti considerano irrisolti”.

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Il futuro come lo vedo

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Chiudo gli occhi e tutto si fa nero. Li riapro subitaneamente e mi pervade un timore: e se non fossi stato più capace di riaprirli?
Vi è poi il tempo il cui sonno mi avvince, cogliendomi di sorpresa davanti a uno spettacolo televisivo noioso, o mentre leggo un libro o sono disteso a letto inseguendo taluni miei pensieri.
E quando mi sveglio, è sempre un modo per uscire dalle mie paure.
Non è il buio in se che mi terrorizzi. A volte lo cerco perché lo trovo utile per raccogliere le mie idee e ragionarci intorno.
Penso a volte a quello che dovrebbe essere il mio ultimo libro ora che l’età incalza e non sono più distratto dagli impegni lavorativi.
Sono un pensionato di lungo corso che ha trasformato i suoi anni di “ozio ufficiale” in un alacre impegno nello scrivere e nel leggere di mio e degli altri.
Amo fare delle simulazioni e immagino questi miei piccoli ritagli di vita in un certo modo in luogo di un altro.
Vado con mia moglie con regolarità al cimitero per lasciare a mio figlio, a mia suocera a mio cognato dei fiori.
Guardo le loro tombe e immagino la mia e quella della mia compagna. Siamo rimasti soli e sarà quindi difficile che ci possa essere qualcuno che penserà a noi. Vedo quindi una lapide disadorna, coperta di polvere e di schizzi di fango e chi vi passa accanto, potrà pensare: poverini, li hanno abbandonati.
E’ lo stesso senso di abbandono che avverto pensando alla tomba di mio padre che è sepolto con i resti di mio fratello Mario morto in tenera età e di fronte quella dove è sepolta mia madre con i suoi genitori.
La loro sfortuna è di essere stati sepolti in un cimitero lontano da dove abito.
Poi in altri siti dello stesso cimitero vi sono le tombe dei miei nonni e mia zia.
Forse qua e là si troveranno anche i loculi di qualche amico d’infanzia e di certo dei loro genitori.
E queste tombe vicine e lontane mi fanno riprendere il discorso sul tema a me ricorrente della costante ricerca di chi sono, dove vado e oltre. (Riccardo Alfonso)

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La crisi a stretto giro di posta

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2011

60 Wall Street

Image via Wikipedia

Non è facile per la gente, poca adusa agli intrighi di mercato con una borsa ad andamento altalenante, rendersi conto che il governo italiano ha cambiato il suo look e lo stesso abbia fatto la Spagna e la Grecia, ovvero le tre nazioni prese di mira dalla speculazione internazionale. Il timore prevalente è in effetti quello che si stia facendo di tutto per “non fare nulla o molto poco” ovvero come prima più di prima. La verità è che le scelte sono difficili per il semplice motivo che sono forti le resistenze di chi ha e non vuole dare mentre è difficile prendere da chi non ha. Il forte timore di questo governo è che per favorire gli interessi di pochi, ma agguerriti personaggi, si finisca con il provocare una reazione a catena tra coloro che si sentono spremuti oltre misura mentre ci sono fasce di ricchezza sproporzionate e che questo governo non osa intaccare. Gli italiani di certo non si sottraggono al sacrificio ma diventa oltremodo odioso sapere che esistono aree di benessere e che tali intendono restare e, possibilmente, continuare a speculare sulle miserie altrui. E queste cose le conosciamo molto bene. E’ stata l’incapacità di Berlusconi a sconfiggere siffatte “clientele corporative” e le perdite che provocava alle sue aziende ad un passo dalla bancarotta, a sancire il suo dimissionamento. Ora ci riprova Monti e il rituale sembra lo stesso. Grandi segnali, progetti ambizioni, riforme radicali, definite dalla cancelliera tedesca “impressionanti” e poi si viene a sapere, a spizzichi e bocconi, che il governo ci offrirà solo l’antipasto mentre il pasto centrale resta in grembo a Giove. Ancora una volta non si è capaci di prendere il toro per le corna e dire esplicitamente che il primo punto all’ordine del giorno è la riforma fiscale, quella stessa riforma che sei mesi fa Tremonti affermava di avere in tasca, ma forse non si era accorto di averle bucate. Una riforma fiscale che deve incoraggiare il contribuente e non vessarlo. Una riforma fiscale capace di colpire l’evasore con i riscontri incrociati. Qui parliamo di un mancato gettito che tocca un imponibile di ben 250 miliardi di euro e con entrate mancate di almeno 50 miliardi di euro ai quali vanno aggiunti, secondo quanto ci informa la Corte di Conti, ben 70 miliardi di sprechi, di appalti truccati, di parcelle gonfiate e quel che ne segue. Sono soldi sufficienti per fare una grande manovra e per rimettere i conti dello Stato in ordine. Ma aggiungo di più. Noi per quanto piccoli e scarsissimi di mezzi avevamo proposto, ben 15 anni fa, attraverso i nostri centri studi, una riforma previdenziale e assistenziale che andando a regime avrebbe consentito ai giorni nostri minori spese per oltre 30 miliardi di euro. E sapete perchè non è stata presa in considerazione? Perchè avrebbe impedito che una pletora di funzionari et similia venisse esclusa dalla greppia. Ecco perchè oggi ci lascia molto scettici un governo che dice di voler operare con equità: la stadera è e resta mal tarata in uno dei suoi piatti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Razzismo in Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2011

razzismo

Image by ˙·٠ •●★Libera Strega ★●•٠·˙ via Flickr

Suona in tutta Europea sulla scia delle recenti atrocità commesse in Norvegia da Anders Behring Breivik, il campanello d’allarme per la minaccia della crescita di gruppi estremisti di destra. Una delle cause per cui questo preoccupante fenomeno sta trovando fertile terreno in questo particolare momento storico è la crisi economica che affligge quasi tutte le nazioni del Vecchio Continente. Il crescente timore è che gli elettori spaesati dalle difficoltà dei governi nell’affrontare la recessione, siano sempre più attratti da partiti di estrema destra, molti dei quali hanno costruito i propri consensi sulle politiche anti-immigrazione e sull’alimentazione dell’odio nei confronti dei musulmani e stanno ampliando i propri contatti anche attraverso internet dove sono presenti diversi forum di militanti e simpatizzanti di queste forze xenofobe. Basti pensare che nella ricca Norvegia, il partito del progresso di destra ha raccolto il 23 per cento dei voti alle ultime elezioni. E un recente sondaggio ha fatto emergere che la metà dei norvegesi è favorevole ad una forte limitazione dell’immigrazione. Questo non era ritenuto sufficiente per lo stesso Breivik, il quale riteneva che la deportazione forzata dei musulmani doveva e dovrebbe essere la politica adottata dal governo. Il trentaduenne norvegese ha reso noto il suo pensiero in un documento di 1.500 pagine che ha redatto prima di intraprendere la sua serie di omicidi e che ha inviato via mail ai suoi contatti da cui è stato possibile evincere i suoi rapporti anche con i gruppi di estrema destra inglese. Ma di tali organizzazioni e partiti ormai se ne trovano un po’ ovunque in Europa: oltre all’Inghilterra, per passare dai Paesi Bassi, alla Russia e sino all’Austria. Ciò che preoccupa alcuni esperti è che i neonazisti avrebbero imparato dagli errori del passato per costruire il sostegno pubblico all’interno dei principali partiti nazionali.
Nella circostanza tra gli esponenti delle varie nazioni sarebbero comparsi anche dirigenti della Lega Nord, componente fondamentale dell’attuale governo. È inutile dire che tale circostanza conferma l’interesse del partito della Padania, o almeno di una parte della sua classe dirigente, verso l’odiosa tematica del razzismo e dell’intolleranza. (Giovanni D’Agata)

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Libia: Il trattato che ci vincola

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2011

Temo che il trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, sottoscritto da Berlusconi  e Gheddafi, si basi su un equivoco di fondo che ne altera il senso e le prospettive. I due sottoscrittori trascurano che tale trattato è stato da loro sottoscritto nella qualità, ma in nome e per conto dei rispettivi popoli. Sta qui il mio timore, che i due grandi amiconi, siano convinti che si tratti di un trattato di tutte quelle cose suddette  tra due persone che hanno alle spalle un popolo che ubbidisce ciecamente, acriticamente, fedelmente ai rispettivi capi, fornendo loro l’autorevolezza che loro manca. Da questo equivoco di fondo  nasce la convinzione reciproca che possono utilizzare a loro comodo gli affari di Stato per lucrare a titolo personale, sostenuti da quel trattato che li vincola e li unisce al presente e per il futuro.Ora la pressione internazionale vuole utilizzare le sanzioni contro la Libia per costringere il rais di Tripoli a interrompere lo sterminio della sua stessa gente, effettuata con una crudeltà senza precedenti nella storia libica. Ma c’è un “ma” che complica le cose in maniera non facilmente redimibile; intervenendo l’UE, la NATO  e l’ONU dovrebbe intervenire anche Berlusconi, essendo malauguratamente il presidente del consiglio; intervenendo sarebbe messo a conoscenza dei progetti, dei programmi, delle azioni da effettuare e delle sanzioni  da comminare, possibilmente anche una azione di forza a tutela di quegli inermi che vengono falciati dai mercenari che Gheddafi ha chiamato a suo sostegno. Gli affari personali che accomunano i due sono tali da coinvolgere interessi miliardari (in dollari), chi potrebbe mai farsi garante circa la doverosa riservatezza, che può anche giungere al Top secret, da parte di una delle due parti del noto trattato di amicizia? Avrà maggior valore quel trattato, inteso come un accordo tra i due, o il dovere di servire lo Stato ? Gli alleati della NATO si stanno certamente ponendo il problema, perché sarebbe come invitare lo stesso Gheddafi a decidere delle sanzioni contro Gheddafi. (Rosario Amico Roxas)

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Le principali minacce alla salute

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Quali saranno nei prossimi anni le principali minacce alla salute secondo i cittadini italiani? I recenti allarmi legati a virus e pandemie hanno lasciato il segno sull’opinione pubblica?  Secondo i principali dati dell’Osservatorio Scienza e Società, il timore per epidemie causate da nuovi virus resta elevato (il 23,8% degli intervistati li considera la principale minaccia per la propria salute nell’imminente futuro), ma è comunque meno sentito rispetto a rischi di lungo periodo quali l’inquinamento dell’aria nelle città, al primo posto nella graduatoria delle preoccupazioni per quasi quattro italiani su dieci (39,1%); qualità dell’aria che peraltro da almeno un quinquennio risulta stabilmente ai primi posti nella percezione dei rischi più rilevanti per la salute degli italiani.
Un altro tema saliente nella percezione dei pericoli potenzialmente incombenti sulla nostra salute è quello dei mutamenti del clima, che preoccupano in modo particolare circa un intervistato su quattro (24,4%). Poco più di un italiano su dieci, infine, cita come rischio più rilevante per i prossimi anni la diffusione dei cibi OGM (11,7%).  Sono i laureati a preoccuparsi meno per pandemie e virus. I più istruiti sono infatti più sensibili ai rischi rappresentati dall’inquinamento dell’aria e meno allarmati dalla potenziale diffusione di cibi OGM, che tra di loro preoccupa solo il 4,9%.
L’Osservatorio Scienza e Società è dal 2002 il primo monitoraggio permanente delle tendenze e degli orientamenti dell’opinione pubblica italiana nei confronti di ricerca e innovazione tecnologica. L’Osservatorio è un’iniziativa di Observa Science in Society, con il sostegno della Compagnia di San Paolo.   Rilevazione CATI su un campione di 985 casi, stratificato per genere, età e ripartizione geografica, rappresentativo della popolazione italiana con età uguale o superiore ai 15 anni.

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Controllo dati e sicurezza

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

In concomitanza alla presentazione della relazione annuale da parte del Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, in merito ai rischi di sicurezza legati al Cloud Computing, Emilio Turani rassicura le aziende spiegando come proteggere i propri sistemi aziendali per usufruire appieno dei vantaggi offerti da questa nuova tipologia di servizi: “Come accadde per l’outosurcing qualche anno fa, sono soprattutto aspetti di carattere psicologico a rappresentare un freno allo sviluppo del Cloud Computing in Italia. La paura di perdere il controllo sulle applicazioni affidate a fornitori esterni o il timore di furti e violazioni ai dati aziendali impedisce di riconoscere i reali benefici che le architetture on the cloud possono generare in termini economici, di ritorno sugli investimenti delle risorse IT e di maggiore flessibilità della struttura aziendale.
Le aziende non devono dimenticare, infatti, che è responsabilità loro verificare di quali sistemi di sicurezza dispongono i partner, se si affidano a un efficace sistema di controllo degli accessi a livello di ogni singola applicazione, di un sistema di autenticazione flessibile e non invasivo e se siano in grado di fornire report e documenti di audit completi, che consentono di mantenere la piena visione delle applicazioni on the cloud come se venissero eseguite internamente.  A tal fine, vengono stipulati tra le parti accordi sui livelli di servizio (SLA) che, oltre a garantire la qualità del servizio offerto, assicurano la confidenzialità, integrità e disponibilità dei dati presenti nelle applicazioni gestite esternamente, secondo le aspettative dell’azienda. Altro aspetto da considerare riguarda la sicurezza degli accessi. Ma oggi, sul mercato, esistono sistemi di autenticazione sofisticati ed evoluti che consentono alle aziende clienti di mantenere il controllo sugli accessi e la disponibilità per le proprie risorse. Basti pensare alla Federation ID che permette di accedere alla moltitudine di applicazioni e servizi on the cloud tramite un’unica modalità di validazione. O ancora la strong authentication, o autenticazione a più fattori, che combina ad esempio username e password e, di conseguenza, riduce la possibilità di accessi a persone non autorizzate anche in caso di furto dei dati di login”.

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